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Autore: Khailea    28/07/2022    0 recensioni
Un'avventura action con trame avvincenti e personaggi unici e caratteristici!
Saghe appassionanti e ricche di colpi di scena, special divertenti e di ogni genere!
Unisciti alle stravaganti avventure degli studenti della Werewolf Shadow!
I personaggi di cui si parla in queste storie sono inventati da un gruppo di role chiamato Werewolf's Shadow 2.0.
Questo è il secondo progetto di fiction scolastica del gruppo fatto con l'approvazione dei suo componenti.
Non ci sono collegamenti con il precedente progetto e la trama é molto diversa.
Il logo del lupo appartiene al nostro gruppo esattamente come i personaggi e l'ambientazione.
Se volete unirvi a noi potete fare richiesta qui https://www.facebook.com/groups/660949357417726/members/
Genere: Azione, Comico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi, Yuri
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Personaggi in questo capitolo: 
Jack
Daimonas 
Ailea
Khal 
Lighneers 
Zell 
Astral 
Lacie 
Hope 
Grace 
Milton 
Seraph 
Alexander 
Johanna 
Samantha 
Nadeshiko 
Ayame 
Ryujin
Yume
Cirno
Vladimir
Annabelle
Wyen
 
 
 
 
 
 
 
 
-Ma che diamine è sta roba?-
-Si può sapere cosa stai guardando Zell?-
Tra tutti i borbottii dell’amico Nadeshiko cominciava ad essere curiosa di cosa l’avesse colto così di sorpresa, e si era avvicinata sbirciando il giornalino scolastico.
Una risata proruppe per l’intero corridoio, attutendo addirittura il rumore della campanella che segnava l’inizio dell’intervallo.
-Che le è preso?- chiese confusa Ailea.
-Ahahahahaha, niente di che. Ehi Grace, complimenti comunque per la tua carriera.- rispose l’altra stringendosi la pancia dal ridere.
Grace, che fino a quel momento l’aveva ignorata senza prestarle alcuna attenzione, si voltò guardandola torva.
-Scusa?-
-Campionessa imbattuta, non è così? Certo che dove trovi il tempo per fare queste cose?-
Asciugandosi le lacrime Nadeshiko prese il giornale dalle mani di Zell, mostrandolo a tutti.
In prima pagina si poteva leggere a caratteri cubitali il titolo “La vita segreta della potentissima El Tigre!”, e di seguito un lungo articolo che Grace iniziò subito a leggere ad alta voce.
-“La grandissima El Tigre, campionessa indiscussa dei più grandi tornei mondiali di wrestilng, si cela tra noi in veste di una normalissima studentessa delle superiori. Conosciuta per i suoi formidabili scontri contro Undertaker, Hulk Hogan ed addirittura Dwayne Johnson, El Tigre si è recentemente allontanata dalle scene per una breve pausa. Nessuno è riuscita a trovarla, almeno fino ad oggi! I suoi inconfondibili capelli rossi ed i modi rabbiosi lo provano, la studentessa Grace della Werewolf’s Shadow è la nostra indomabile lottatrice”…-
La ragazza smise di leggere, fissando il giornale stringendo sempre più forte.
Gli altri rimasero in silenzio, confusi ed in parte divertiti da quel racconto, ma attirare le ire di Grace non era mai una buona idea.
Metabolizzando quanto aveva letto la ragazza strappò in due il giornale, buttandolo a terra.
-Che mucchio di cretinate.-
-Ehi Grace! Mi fai un autografo?- sorrise divertita Cirno frugando nello zaino alla ricerca di un foglio.
-Nemmeno tu puoi credere seriamente che quella roba sia vera.- la fulminò l’altra con lo sguardo.
-Quindi non lo è?-
-Certo che no! Ti sembro un imbecille che se ne va in costume a lottare?!-
-Sarebbe stato figo però.- sogghignò Vladimir all’idea.
-Chiunque abbia scritto quella roba passerà un brutto quarto d’ora.-
Pestando i piedi Grace procedette spedita lungo i corridoi della scuola, pronta a scovare chiunque avesse inventato quelle stupidaggini.
-È meglio che vada con lei…- sospirò Hope affrettando il passo per raggiungerla, seguita da Johanna ed Alexander.
Gli altri le lasciarono andare, sperando almeno nel quarto d’ora dell’intervallo di avere un po’ di pace.
-Grace, rallenta, non riusciamo a starti dietro!- protestò Johanna, tra i tre quella più indietro, l’amica però non l’ascoltò.
-Grace, dove vuoi andare?- chiese stavolta Hope.
-A trovar l’idiota che ha scritto quella roba.-
-Ma non sai nemmeno chi è stato.-
-È il giornalino scolastico, centrerà il club giornalistico.- affermò sicura Grace.
C’erano molte attività extrascolastiche che gli studenti potevano seguire, come ad esempio Annabelle con l’arco.
-Non era niente di che. Non vale la pena scaldarsi tanto.- commentò Alexander annoiato da quella faccenda, irritando solo Grace ancora di più.
-Già, non è niente di che perché non riguarda te.-
-Anche se fosse era una cosa talmente stupida da essere perfettamente ignorabile.- continuò il ragazzo.
-E allora ignorala e vattene da qualche altra parte.- ringhiò Grace, procedendo per i corridoi fino ad arrivare di fronte alla sala insegnanti.
Non fu difficile trovarne vari impegnati a correggere compiti, e tra questi la ragazza puntò direttamente ad una delle Mustang, che a giudicare dal suo sguardo corrucciato era quella perennemente di cattivo umore.
-Prof, dov’è il club giornalistico?-
La donna non rispose, continuando a concentrarsi sui fogli che aveva davanti.
Grace fece lo stesso, rimanendo rigidamente in piedi davanti a lei.
-Mh? Sei ancora qui?-
-Dov’è il club giornalistico?-
-In classe stai zitta tutto il tempo ed ora ti metti a fare domande? Hai proprio una bella faccia tosta signorina. Fuori da qui, prima che vi cacci in punizione a calci nel sedere.-
-Ci scusi professoressa, ma qualcuno ha fatto una notizia falsa su di lei…-
-Tsk, che razza di idiota si lascia trascinare in questo genere di cose.- rispose la professoressa linciando Grace, il cui viso divenne rosso dalla rabbia.
Dopo qualche istante la donna sfogliò alcuni fogli sulla sua scrivania. -Il club è in fallimento, il presidente si è dimesso. Non possiamo sapere chi è stato a pubblicarlo.-
Era piuttosto incredibile si fosse presa la briga di risponderle, ma non era stata comunque d’aiuto.
-Allora bloccate le copie.-
-Sei sorda oltre che stupida? Non siamo stati noi a pubblicare qualsiasi giornale hai letto oggi. Qualunque cosa sia è esterno alla scuola.-
-Quindi ve ne lavate le mani?-
-Sorda, stupida, e pure in punizione oggi.-
-Professoressa…- tentò di protestare Hope, ma la donna le puntò contro una matita affilata.
-Zitta, o andrai con lei.-
Non ci furono altre risposte, i quattro furono costretti ad uscire, e Grace era ancora più furiosa di quando era entrata.
-Chi diamine si inventerebbe una storia tanto stupida!?-
-Nessuno ci crederà…- la rassicurò Hope.
-Non mi importa! Sei un deficiente per fare una cosa simile!- sbottò la rossa tirando un calcio al muro.
-Se ne dimenticheranno tutti presto.- tentò anche Johanna, ma ogni loro parola non faceva altro che irritarla di più.
Purtroppo al momento non avevano modo di raccogliere altre informazioni, l’intervallo non sarebbe durato per sempre, ed a prescindere la ragazza era troppo frustrata per riflettere lucidamente.
La maggior parte del resto del gruppo si era già spostato nel giardino esterno alla scuola, stendendosi sul prato mentre Annabelle ed Astral usavano delle lattine prese dai distributori come tiro a bersaglio.
Astral naturalmente faceva sempre centro, ma anche Annabelle sbagliava molto raramente.
-Niente male, potresti passare alle pistole presto.- disse Astral quando l’ennesima freccia attraversò una lattina.
-Grazie, ma non credo di volerle usare. Non mi troverei molto a mio agio.-
-Perché? Sono funzionalissime, precise, potenti e facili da trasportare.-
-È vero, ma esteticamente preferisco l’arco, e mi fa meno impressione sinceramente.-
-Se devi colpire qualcuno il risultato è lo stesso.- obbiettò l’altro.
-Già, non hai tutti i torti, ma comunque sto bene così, almeno per il momento.-
Le ci erano volute parecchie settimane di allenamento per migliorare e diventare quantomeno decente, difficilmente avrebbe cambiato arma tanto presto per ricominciare da capo.
Quel piccolo gioco almeno le stava dimostrando stava facendo dei progressi, ed aiutava anche gli altri a passare il tempo, anche se molti erano persi nei propri pensieri.
-Che palle… che diamine voleva la polizia da noi?- mormorò Ailea sdraiata nell’erba assieme a Khal.
-Le lotte con quei mostri non passavano certo inosservate.- rispose Khal.
-Purtroppo ha ragione, se le telecamere della scuola ci hanno filmati sarà facile per loro capire siamo i colpevoli.- annuì Seraph.
-Colpevoli di cosa? Di avere cercato di non farci ammazzare?- protestò Zell.
-Colpevoli di avere partecipato agli scontri che hanno danneggiato la scuola.- rispose la ragazza.
-Di questo non dovete preoccuparvi.- disse Vladimir. -Ho già controllato tutti i video, e sembra che qualcuno li abbia già eliminati per noi.-
-Dici è stato Rotsala? Voglio dire… Alastor?- chiese Zell.
-Sicuro. Al posto suo anche io non vorrei attirare l’attenzione.-
-Con una forza come la loro non vedo perché dovrebbe tenere un profilo basso…- ammise Zell cercando di non pensare più a tutto ciò che avevano passato.
-Ha sicuramente i suoi motivi, inoltre così può agire indisturbato. È stato nella nostra scuola da inizio anno.-
-Il pensiero che un mostro simile era a pochi metri da noi… è terrificante.- sussurrò Seraph.
-Ma che terrificante e terrificante! Ci sono io qui con voi a proteggervi, per questo non si è azzardato ad alzare un dito!- esclamò Cirno totalmente convinta.
-Certe volte non so se sei stupida o imprudente.- sbuffò Zell senza minimamente scalfire l’ego di lei.
-Sono meravigliosa, niente di meno e tanto di più.-  
Almeno riusciva sempre ad essere di buon umore, cosa che per altri non era sempre così facile.
Jack era venuto in giardino assieme a tutti gli altri, ma rispetto a loro era leggermente più lontano.
Fissava in silenzio Daimonas seduto con la sorella sotto un albero all’ombra, pensando a cosa fare, tanto ormai la faccenda dei demoni era conclusa, e nonostante di tanto in tanto provasse ancora una leggera paranoia cercava di non pensarci.
Lui e Daimonas non erano tornati insieme, ma almeno non c’era astio tra loro.
Forse una possibilità l’aveva ancora, ma doveva giocarsela per bene.
Voleva capire cosa aveva sbagliato e come migliorare, non sapeva però da dove cominciare, e così si ritrovava a rimuginare da solo strappando di tanto in tanto i fili d’erba.
-Ehi Jack nya, come mai stai tutto solo?-
Il ragazzo si era talmente immerso nelle proprie tribolazioni da non accorgersi che Lacie si era avvicinata, ed assieme a lei anche Ryujin e Sammy.
-Ehi ragazzi, stavo solo prendendo il sole.- rispose Jack abbozzando un sorriso.
-Ti spiace se ci uniamo a te?- chiese Ryujin, mentre Lacie si era già sdraiata.
-Nessun problema.- annuì Jack, rimanendo in silenzio per qualche minuto assieme a loro prima di cercare di parlare. -… secondo voi quali sono i miei difetti?-
-Non li hai!- rispose Sammy dolcemente.
-Perché ce lo chiedi?- chiese Ryujin curioso.
-Beh…- perché a causa loro si era lasciato con il suo ragazzo, perché l’aveva fatto soffrire. -Per migliorare, direi.-
-Capisco, sei però una bravissima persona, non penso dovresti arrovellarti su…-
-Sei testardo nya. E pretendi di avere ragione su come altri si sentono nya.- la frase di Lacie spiazzò completamente tutti, e fece provare una certa vergona a Jack. -Ce lo stai chiedendo per quello che è successo con Daimo nya, vero?-
Con quel suo modo di fare giocoso e spensierato spesso perfino i suoi amici dimenticavano che Lacie era tutto tranne che stupida.
-… sì…- Jack abbassò lo sguardo, strappando altri ciuffi d’erba. -Non mi sembra però di costringere gli altri a fare nulla.-
-Non gli altri nya, Daimonas. Ogni volta che discutevate ti comportavi come se lui avesse dovuto agire come volevi te nya.-
-Aspetta un momento, questo non è vero.- poteva anche dargli del testardo, ma non accusarlo ingiustamente, Lacie però sembrava sicura delle sue parole.
-Pretendevi di sapere come stava anche se ti diceva il contrario nya. Se lui voleva fare una cosa che a te non andava bene non avevi alcuna flessibilità nya.-
-Stai parlando di quando metteva in pericolo la sua vita per qualcun altro? Come dovrei essere d’accordo con lui?-
-Non è questione di essere d’accordo nya, ma di rispettarlo. Non vi siete venuti in contro su nulla nya.-
-Lacie, vacci piano…- l’ammonì Ryujin, ma ormai le sue parole cominciavano a fare un certo effetto su Jack.
-Quindi cosa avrei dovuto fare, lasciare si facesse male?-
-Non dovevi tenerlo in una gabbia nya. Guarda però che micca sto dicendo lui ha ragione, avete sbagliato entrambi perché non vi siete messi ad ascoltarvi a vicenda nya.-
Jack non rispose, non voleva ammettere avesse ragione, però effettivamente era proprio quello il motivo per cui le cose erano precipitate.
Aveva bisogno di un po’ di tempo per riflettere, e per capire se potesse veramente fare qualcosa a riguardo.
Sospirando spostò nuovamente lo sguardo su Daimonas, chiedendosi cosa stesse pensando.
In quel momento in verità il ragazzo era piuttosto sereno, lui e la sorella si stavano semplicemente riposando, e ne stavano approfittando per spiegare chi erano quelle persone.
-Quelli erano poliziotti, sono come guardie. È un lavoro che si può trovare in ogni dove.-
-Sono al servizio di un signore?-
-No, non esattamente. Devono proteggere le persone, c’è una gerarchia ma non è come quella nel castello. Ciascun distretto ha delle persone in cima, e se ci sono dei problemi collaborano tra di loro.-
-Capisco… grazie.-
-Di nulla. Non farti mai problemi a chiedermi qualcosa.- sorrise gentilmente Daimonas.
Teoricamente era lui il fratello minore, ma si sentiva felice nel prendersi cura di Wyen aiutandola a capire il nuovo mondo che aveva di fronte.
In lontananza il ragazzo notò Milton avvicinarsi, tenendo tra le mani tre succhi di frutta.
-Ho fatto un salto alla mensa. Vi vanno?- chiese la ragazza porgendoli ad entrambi.
-Certo Milton, grazie.-
-Grazie.-
-Di nulla.- sorrise Milton sedendosi di fronte a loro. -Allora Wyen, come ti stai trovando?-
Non ci aveva parlato molto, in verità non poteva nascondere di avere avuto alcuni sospetti sulla ragazza all’inizio, ma se era veramente la sorella di Daimonas voleva darle una chance.
-È tutto nuovo per me, grazie per la vostra pazienza.-
-Figurati, ti ambienterai in fretta, e non sarai da sola.-
-Purtroppo la nostra scuola è tutto tranne che normale.- mormorò il ragazzo. -Ci sono molti pericoli dietro ogni angolo, alcuni più subdoli di altri.-
Dopo che aveva smesso di nascondere le corna e la coda gli erano arrivate alcune occhiatacce dai ragazzi che un tempo lo bullizzavano, e temeva potessero tentare di fare qualcosa anche a Wyen.
Per il momento non la lasciava mai sola, prima o poi però avrebbe dovuto darle i suoi spazi.
Milton era ancora molto stanca dopo tutto quello che era successo e la mattinata turbolenta, perciò si appoggiò al tronco dell’albero sotto cui stavano chiudendo gli occhi, addormentandosi dopo pochi minuti.
-Quel fiore… l’hai creato tu?- sussurrò Wyen al fratello.
L’aveva intuito dall’aura che emanava.
-Sì, tanti anni fa. Volevo che anche da lontani fossimo sempre uniti, se sto bene il fiore è così, se sto male peggiora come me.-
-Interessante. Dovete essere molto legati.-
-Sì, è così.-
Gli fu difficile ammettere quella cosa di fronte alla sorella, in una vita normale il legame che unisce fratelli e sorelle è il più forte al mondo, ma la lontananza da Wyen per tutti quegli anni gli aveva impedito di provarlo.
Milton era stata la cosa più vicina ad una sorella che avesse mai avuto, ma non voleva dirlo ad alta voce per paura di ferire l’altra.
Sperava solo che con il tempo raggiungessero un legame simile.
Ormai l’intervallo era agli sgoccioli, e presto sarebbero dovuti tornare in classe, ma c’era comunque qualcuno che non si era preso un attimo di pace.
Non appena Lighneers si era allontanato dal gruppo Ayame l’aveva subito seguito, ed a loro volta anche Nadeshiko e Yume avevano fatto lo stesso, nella speranza di convincere l’amica a lasciare perdere.
-Andiamo Ayame, potevamo truccarci in tutto questo tempo…- protestò Nadeshiko stufa di dovere continuare a muoversi.
-Voi andate, io voglio stare da sola con il mio Lighuccio!-
-Mi sembra che lui abbia altri piani.- commentò Yume guardando il ragazzo affrettare sempre di più il passo.
Naturalmente le aveva notate inseguirlo, ma aveva preferito ignorarle procedendo spedito fino ad arrivare di fronte alla porta dell’ufficio del preside.
Perfino Ayame si era fermata all’inizio del corridoio vedendolo lì, confusa su ciò che volesse fare.
-Dite si vuole ritirare?- sussurrò Nadeshiko, ricevendo un’occhiataccia da Ayame.
-È più probabile il mio amore voglia sfidare il preside per conquistare la scuola.-
-Non so quanto sia vero.- ribatté Yume, venendo ignorata.
Lighneers nel frattempo bussò con insistenza, aspettando un paio di minuti prima che la porta si aprisse.
La stanza era grande quanto una classe intera, ma la totale assenza di finestre la rendeva più piccola di quanto fosse in realtà. L’arredamento si riduceva alle librerie appoggiate ai muri, riempite di una moltitudine di libri, ed alla scrivania oltre la quale il preside osservava inespressivo l’ingresso di Lighneers.
Ogni cosa era assolutamente immobile, perfino il gruppo di doberman dell’uomo, che puntava minaccioso il ragazzo.
-Posso fare qualcosa per te?-
La roca voce dell’uomo produsse un brivido lungo la schiena di Lighneers.
-Voglio essere addestrato da lei.-
Ci aveva riflettuto a lungo nell’ultima settimana.
La sua inettitudine e la completa impossibilità nello sconfiggere i demoni l’avevano duramente provato. Era stato un vero smacco per il suo orgoglio, ma gli aveva anche fatto aprire gli occhi su come il mondo fosse decisamente più grande di quanto potevano immaginare.
Aveva bisogno di crescere, e l’unica persona alla quale poteva affidarsi era il preside della scuola.
Per quanto quel posto fosse squallido, sia lui che i professori avevano un codice d’onore nei confronti degli studenti, ed era sicuro non lo avrebbe rifiutato facilmente, inoltre tutti sapevano quanto grande fosse la sua forza all’interno della città.
Dall’altra parte della porta le tre ragazze si erano decise ad avvicinarsi, appoggiando le orecchie allo spesso portone cercando di sentire qualcosa.
-Cosa stanno dicendo?-
-Se parli non sento Nade…- sibilò Ayame irritata. -Questa porta è troppo spessa…-
All’interno della stanza il preside era ancora in silenzio.
Il modo in cui lo fissava fece venire voglia al ragazzo di andarsene all’istante.
-Non posso aiutarti. Ma forse qualcuno potrebbe.-
-Di chi parla?-
-Sei proprio sicuro di volerlo sapere?-
-Certo, mi dica il nome.-
Le labbra dell’uomo formarono un piccolo sorriso. -Il professor Zero.-
-Ghn!-
No, chiunque tranne quel pazzo. L’avrebbe annientato piuttosto che aiutarlo.
-Qualcuno mi ha chiamato?-
Il professor Zero assieme alla sua assistente Reika comparvero alle spalle di Lighneers, senza che la porta fosse stata aperta o un filo d’aria fosse mosso.
Perfino i cani sembravano intimoriti dai due, uggiolando spaventati.
-Questo ragazzo vorrebbe che lo allenassi.- disse il preside tranquillamente.
-U-un momento!-
Lighneers cercò di allontanarsi, ma Zero lo bloccò mettendogli entrambe le mani sulle spalle, avvicinandosi con un sorriso divertito.
-Bene piccolo verginello. Ci divertiremo tanto insieme. Non ti dirò né come né quando. Ma stai pronto, perché sarà l’esperienza più brutta, traumatica e dolorosa della tua intera esistenza.-
Aveva l’aria di essere una promessa in tutto e per tutto, una promessa dalla quale Lighneers non poteva più sfuggire.
-Bene, ci vediamo!-
Allegramente l’uomo si voltò salutando con la mano il ragazzo e dirigendosi verso la porta, spalancandola con un calcio talmente forte da fare rotolare via Ayame, Yume e Nadeshiko dall’altra parte.
-Aaaaah! È Zero! Via!-
Correndo a quattro gambe Nadeshiko scappò via il più velocemente possibile, mentre Yume ed Ayame rimasero immobili di fronte al passaggio del professore.
Ayame fu la prima a riuscire a muoversi, guardando all’interno dell’ufficio il viso teso di Lighneers.
-L-Ligh…-
Per qualche istante la mente del ragazzo si era totalmente rabbuiata, poi finalmente riprese il senno di sé.
Zero era l’uomo più folle che avesse mai incontrato, ma era indubbiamente abbastanza potente da schiacciare chiunque gli capitasse a tiro.
Se lo avesse addestrato, se fosse riuscito a sopravvivere, avrebbe guadagnato più di quanto potesse desiderare.
Il suono della campanella che segnava l’inizio della quarta ora chiuse la sua conversazione con il preside, e tutti gli studenti tornarono rapidamente alle proprie classi.
 
 
 
 
 
 
 
 
La maggior parte della classe si era già sistemata quando il professor Anshu entrò in classe.
Quel giorno la lezione sarebbe stata piuttosto tranquilla, perciò i ragazzi potevano permettersi di rilassarsi e di ascoltare senza dovere prendere appunti.
Grace entrò già sfinita da quella giornata, andandosi subito a sedere, ma delle risatine non molto distante da lei la fecero voltare.
Immediatamente si spensero, e la cosa destò ancora più sospetti.
-Non ci badare.- le disse Hope.
-…-
Grace si chiese di quanti avevano già letto il giornale, e quanti credessero a quelle idiozie.
No, non era nemmeno quello il problema, pur sapendo fosse una bugia potevano benissimo prenderla in giro a prescindere, rovinandole le giornate.
Perché proprio su di lei avevano dovuto scrivere, e se non era stato il giornalino scolastico allora chi?
Non riuscì nemmeno ad ascoltare la lezione in quel modo, e non sentì nemmeno il suono della campanella.
-Grace nya? Grace nya?-
-Mh? Cosa?-
Lacie la stava punzecchiando con un dito, il fatto non avesse risposto subito però aveva preoccupato le sue amiche.
-Stavi fissando il vuoto nya. C’era qualcosa della lezione che non ti è chiaro?-
-No… no nulla.-
-Beata te nyahah. Io non ci ho capito niente, quasi quasi mi facevo un pisolino nya.-
-Va tutto bene Grace?- chiese Annabelle aspettandola assieme ad Hope e Johanna.
-Sì, sono solo stanca. Che lezioni abbiamo adesso?-
-Solo ginnastica, dovremmo essere in piscina.- rispose Johanna.
Almeno come ultime due ore di lezioni erano piuttosto tranquille. Era una di quelle giornate in cui la professoressa non aveva voglia di fare nulla, ed aveva lasciato agli studenti le chiavi del magazzino per prendere tappetini e galleggianti.
Nadeshiko ne aveva approfittato per prenderne uno per sé in modo da potere stare a mollo senza pensieri ed uno per Sammy, che con Yume e Cirno voleva migliorare nel nuotare.
-Sei bravissima amore, continua così.- la incitò Yume rimanendole vicino in caso di bisogno.
-Sì, te la stai cavando bene. Presto potrò insegnarti le mie tecniche del tuffo a bomba.- sorrise Cirno entusiasta, rallegrando anche Sammy.
-Non vedo l’ora!-
A bordo piscina Johanna le stava facendo alcune foto da mandare a Mattia, organizzando una piccola videochiamata per dopo.
-Allora, come sta andando con il tuo ragazzo?- chiese Yume curiosa.
Johanna arrossì addolcita. -Bene… molto bene.-
Si scambiavano tantissimi messaggi carichi di dolcezza, ogni giorno si sentivano ed erano più legati che mai.
-Ed avete già fatto un po’ di phone sex?-
-Eh?-
La domanda era stata posta con una tale naturalezza che Johanna in un primo momento non l’aveva nemmeno capita, ma presto il suo intero viso divenne rosso. -M-ma che dici!-
-Non c’è niente di male tesoro. Hai un corpo molto bello, sono sicura anche lui lo pensa.-
Johanna non rispose, nascondendo il viso tra le ginocchia.
Non diceva di non averci mai pensato a cosa Mattia pensasse del suo corpo, ed ogni tanto lei pensava al suo, tuttavia ammetterlo era sempre imbarazzante e certo non era pronta per parlarne ad alta voce.
Però, Mattia la trovava attraente in quel modo? Sperava fosse così…
-Nya Astry, non farmi cadere in acqua!-
Le urla di Lacie si sentivano anche dall’altra parte della piscina. Si era rifiutata di tuffarsi in piscina, ma aveva comunque voluto giocare con i suoi amici, e così ora era sulle spalle del fratello, impegnata a cercare di fare cadere in acqua Zell ed Annabelle davanti a loro.
Era una sfida davvero agguerrita, nessuno dei due ragazzi voleva darla vinta all’altro.
-Non ti senti stanco Zell?-
-No grazie Astry, potrei andare avanti tutto il giorno.- rispose Zell con un ghigno.
-Pure io. Andremo avanti per le lunghe allora.-
La sfida li aveva riempiti di energia, ed offriva una divertente scenetta ad Ailea, Khal, Ryujin e Seraph, che li osservavano pochi metri più in là.
-Secondo voi chi vince?- chiese Ailea abbracciata a Khal.
-Astral è molto forte, e sua sorella non scherza.- osservò il ragazzo.
-Sì, è probabile vincano.- annuì Seraph.
-Tu sei un po’ di parte però.- scherzò Ailea.
-No, io sono sempre oggettiva.-
Questo però non le impediva di tifare per il suo ragazzo, ogni volta che lo vedeva sul punto di vincere sentiva l’impulso di scattare in piedi, e l’emozione crescere nel petto.
-Secondo me è molto probabile finirà in un pareggio.- ipotizzò Ryujin.
-Effettivamente Astral e Zell sono talmente testardi che potrebbero continuare all’infinito anche con le gambe rotte.- annuì Ailea.
La sfida tra i quattro procedeva senza sosta, ma c’era anche chi al contrario voleva solo restare in pace.
Dopo quello che il preside gli aveva detto Lighneers si era completamente isolato dagli altri, fumando tre sigarette in pochissimo tempo.
Sentiva l’ansia salirgli lungo la schiena, ed invadergli il cervello.
Perfino Ayame non riusciva ad avvicinarsi, l’espressione del ragazzo era talmente tesa da farle capire era meglio lasciarlo in pace per il momento, per quanto fosse difficile.
Non era difficile notare la situazione, perfino Jack ci era riuscito, e preso da un impeto di compassione si avvicinò alla ragazza.
-Vorresti andare da lui e togliergli tutti i suoi problemi eh?-
Ayame non ci aveva fatto caso quando si era avvicinato, ed ancora non lo guardava. -Sì.-
-Perché non vai?-
Al suo posto si sarebbe subito fiondato, l’aveva sempre fatto quando in Daimonas c’era qualcosa che non andava, Ayame però rimase immobile.
-Perché in questo momento non lo aiuterei.-
-Come fai a saperlo?-
-Quando ami una persona capisci anche quando vuole stare sola.-
La risposta della ragazza lo travolse come un camion.
Lui era in grado di capirlo? Perché una come Ayame ci riusciva?
-Sei proprio sicura abbia bisogno di stare da solo? Forse invece è proprio il momento in cui ha più bisogno di qualcuno.-
Perché voleva farle cambiare a tutti i costi idea? Non aveva bisogno di pressarla in quel modo, eppure desiderava convincerla.
-Lo so e basta. Tu non lo capivi con Daimonas? Forse è per questo che non è andata bene.-
Dannazione, non voleva sentirsi dire proprio da una stalker quelle cose.
Jack rimase in silenzio, guardando istintivamente Daimonas in acqua assieme alla sorella, provando un impulso di gelosia nei suoi confronti.
Una volta era lui la persona più vicina al ragazzo, mentre ora sembrava pensasse solo a lei.
Daimonas si era preoccupato la sorella non sapesse nuotare, invece se la cavava egregiamente, a qualsiasi profondità.
-Sei veramente brava Wyen.- disse a sua volta Milton, sorpresa dalla sua bravura.
-Al castello avevamo una piscina, ma di solito ero sola…-
La ragazza era completamente immersa nel tentativo di scacciare l’imbarazzo che provava. Quando aveva nuotato nella piscina del castello normalmente lo faceva da sola, e senza alcun costume, ora invece aveva dovuto indossare il pezzo intero che rimaneva scomodamente aderente al corpo intero, e per giunta di fronte a tutti quei ragazzi.
Aveva cercato di uscire per ultima quando tutti erano saltati in piscina, ed aveva raggiunto l’acqua coprendosi con un telo, l’imbarazzo però era sempre troppo.
-Ciao ragazzi, possiamo unirci a voi?-
La voce di Hope chiamò i tre.
Dopo un’intera settimana di occhiatacce e sguardi sospetti da parte degli altri la ragazza si era sentita profondamente in colpa di non avere cercato di fare prima uno sforzo nei suoi confronti, e desiderava conoscerla meglio per dimostrare a tutti potessero fidarsi.
Era riuscita a convincere anche Alexander e Vladimir a seguirla, ma solo quest’ultimo era della sua stessa idea che un’occasione fosse doverosa.
Alexander era ancora diffidente nei confronti di Wyen, e così anche per Daimonas.
Non aveva certo dimenticato fosse tornato con la divisa di quei mostri.
-Venite pure, avete visto quant’è brava Wyen?- sorrise Milton, mentre l’altra si immerse ancora di più nel tentativo di nascondersi alla vista di Vladimir ed Alexander.
-Da Olimpiadi.- confermò Vladimir. -Io sto bene all’asciutto.-
Alexander non disse nulla, sedendosi accanto ad Hope fissando silenzioso Wyen.
Daimonas percepì il suo astio, e ricambiò lo sguardo.
Sapeva che c’erano molti attriti tra lui e tutti gli altri, ma non per questo avrebbe permesso loro di trattare la sorella.
Avrebbe cercato di riguadagnarsi la loro fiducia ed il loro affetto, ma desiderava quantomeno li trattassero dignitosamente.
Milton, Hope e Vladimir quantomeno sembravano essere su questa lunghezza d’onda.
Nel mentre loro parlavano Grace si era spostata verso uno dei trampolini della piscina, preparandosi a tuffarsi nel punto più profondo.
L’acqua le avrebbe schiarito un po’ le idee, e forse l’avrebbe aiutata a dimenticare quella stupida faccenda del giornalino, o almeno era questo che sperava poco prima che un coro di voci la chiamasse.
- El Tigre! El Tigre! El Tigre!!-
-Ma che…?!-
Il coro la distrasse non appena fece il primo salto, e di conseguenza non fece abbastanza attenzione a come metteva i piedi, scivolando malamente sulla tavola venendo scaraventata in acqua a testa in giù.
Le risate esplosero tra i compagni, che ormai non tentavano nemmeno più di nascondersi.
Uno di loro stava addirittura registrano la scena con il telefonino.
-Grace! Stai bene?-
Hope corse preoccupata verso di lei, ma l’amica nemmeno la sentì. Digrignando rabbiosamente i denti uscì dall’acqua, muovendosi rapida verso il ragazzo afferrandogli il polso.
Bastò un solo movimento per lanciarlo in acqua, lui ed il telefonino, che certamente non avrebbe potuto usare tanto presto.
-Ehi! Ma sei deficiente?!- protestò il ragazzo riemergendo, zittendosi vedendo l’espressione dell’altra.
-Prova ancora a ridere di me. Coraggio, fallo.-
Nessuno disse nulla, gli sguardi intimoriti rivolti verso la ragazza non mancarono, ma così anche alcuni commenti.
-Ma quindi è veramente una famosa wrestler?-
-Hai visto quella mossa… non può certo essere una novellina.-
-Cavolo, allora era vero!-
-Voglio un autografo!-
-Anche io voglio essere scaraventato via!-
Grace era senza parole, gli sguardi timorosi ora erano diventati curiosi e pieni di ammirazione.
Stavano davvero prendendo sul serio le idiozie di quello stupido giornalino?! E lei aveva dato addirittura un motivo per crederci!
-Dannazione!-
Non intendeva restare lì un minuto di più. La lezione poteva anche essere appena cominciava, ma aveva tutta l’intenzione di trascorrerla nello spogliatoio, almeno finché all’intera scuola non fosse tornato il buonsenso.
   
 
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