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Autore: Giorgi_b    10/10/2022    8 recensioni
Non avevano mai più parlato di cosa era successo in Cina, fatta eccezione, il giorno del matrimonio andato a monte, per la “velata allusione” a quello che lui aveva detto o meglio: a cosa lei credeva che lui avesse detto ma che in realtà non aveva detto, e che - in tutta sincerità - non avrebbe mai voluto averlo nemmeno pensato, perché dal momento in cui quella gigantesca verità si era fatta strada prepotente e rumorosa tra i suoi pensieri, nulla era più stato lo stesso. E lui detestava i cambiamenti.  
(...) Quanti anni relativamente felici erano già passati in questa maniera? Uno? Due? Dieci?! Secondo il suo modo perverso di vedere le cose, avevano trovato un equilibrio perfetto in questa eterna adolescenza, dunque perché complicare tutto dicendo parole che avrebbero avuto il peso di bombe atomiche radendo al suolo la loro - la sua - tanto cara isola felice?
Genere: Fluff, Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Kasumi Tendo, Ranma Saotome, Ryoga Hibiki, Tofu Ono
Note: Missing Moments, Raccolta, What if? | Avvertimenti: nessuno
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DIRE sempre la cosa sbagliata
 
Akane sbirciò alla sua destra. 
Ranma guardava il cielo con un’espressione imperscrutabile. Sembrava quasi deluso, eppure poco fa le aveva detto che gli piacevano quei fuochi d’artificio, anzi, che li amava, addirittura! Che cretino… Le sfuggì un sorriso che nascose in fretta dietro lo zucchero filato che lui le aveva appena restituito.
Indubbiamente: “sono bellissimi, li amo”, era una frase un po’ bizzarra da dire, ma se avesse dovuto elencare tutte le stranezze del suo… del suo fidanzato… una scintilla di tenerezza le accese un piccolo incendio nelle vene e lo guardò di nuovo. 
Mancavano pochi giorni al loro anniversario, constatò. Certo che in due anni ne erano successe di cose. E quante altre non ne erano successe…
Akane ripensò agli ultimi mesi, a Jusenkyo, alla sua quasi morte, al matrimonio saltato e, soprattutto, al “ti amo” ritrattato. Ovvero: quello che, a detta di Ranma, lei avrebbe voluto ascoltare e per questo aveva immaginato che lui lo avesse detto, ma, in realtà, lui non lo aveva mai nemmeno pensato, figurarsi! Sarà… ma questa storia continuava a non convincerla del tutto.
Sospirò così rumorosamente che la causa di quello sconforto si voltò a guardarla incrociando il suo sguardo.
Rimasero così per un po’, occhi negli occhi, mentre intanto la notte esplodeva su di loro.
Poi, mantenendo fisso lo sguardo su di lei, Ranma si chinò, le strinse la mano che reggeva il watagashi e se lo portò alla bocca dando una leccatina a quella nuvola azzurrina. 
Akane sperò con tutta se stessa che lui non si accorgesse dello strato di sudore freddo che l’aveva ricoperta da cima a fondo. Ma non ebbe nemmeno finito di fare questo pensiero e di calmare il suo cuore che Ranma, con un boccone che avrebbe reso fiero persino Picolet Chardon II, ingurgitò quello che rimaneva dello zucchero filato.
E le sfiorò le dita con labbra bollenti, morbidissime e umide. 
Akane trasalì a quel calore, batté le palpebre e le sfuggì un gemito, maledicendosi subito dopo.
«Ehi!» bofonchiò lui con la bocca piena, «Non guardarmi con quella faccia, l’ho fatto per te, non vorrai mica diventare più grassa di così?!» 
Come un riflesso incondizionato, più veloce dei suoi stessi pensieri, Akane caricò il pugno mentre era ancora stordita dal batticuore e dalle labbra di Ranma. 
 
Ranma, invece, riprese conoscenza solo qualche ora dopo, in piena notte, tra i rami di un albero in un parco dalle parti di Shinjuku, senza ricordare come vi fosse arrivato. 
 
FARE l’amore
 
Il Dottor Tofu giaceva sul futon in un assoluto e totale stato di grazia, i capelli spettinati, il respiro accelerato, gli occhi chiusi e, al suo fianco, poggiati sul tatami, gli occhiali e il proprio kimono blu perfettamente piegato da Kasumi, da poche ore la sua incantevole, dolcissima sposa.
Non poteva ancora crederci, ma ci era riuscito, non si era appannato, non aveva perso il lume della ragione come si sarebbe aspettato: tenendo gli occhi chiusi e concentrandosi sul proprio ki, aveva appena fatto l’amore con la donna della sua vita, la sua anima gemella, il suo sole di mezzanotte, la sua… 
«…ossima volta?»
Il cuore ancora gli batteva così forte nel petto e nelle orecchie che non riuscì a capire nulla di quello che lei gli aveva appena detto. 
Con gli occhi serrati girò la testa verso di lei, accoccolata stretta a lui con il capo poggiato sul suo petto e le chiese di ripetere. Era così minuta, così delicata e leggiadra…
«Dicevo, tesoro, non potremmo rimanere da soli, la prossima volta?!»
Tofu strinse a sé l’esile corpicino della donna che amava, la nebbia era lontana ed era solo il primo giorno del resto della loro vita insieme. Esisteva qualcuno più fortunato di lui?
«Voglio dire… tu sei magnifico e io… io adoro Betty, ma… Anche solo il fatto che, beh, ecco, sia fluorescente al buio è un po’ inquietante, non credi? E poi la sua esuberanza in certi momenti mi mette leggermente a disagio… quando per esempio, poco fa, ti incitava mentre stavamo… beh, lo sai…» abbassò la voce con un adorabile tono imbarazzato, poi si schiarì la gola e riprese: «Inoltre non trovi sia ingombrante? Mi vergogno a dirlo, ma a un certo punto ho scambiato il suo femore per… ehm… Insomma, Ono, in quei momenti mi piacerebbe avere un po' di privacy!»
Tofu rise di gusto, le prese le dita e le baciò una ad una teneramente: «Certo Kasumi-chan, mia adorata, tutto quello che desideri, Betty capirà!»
Le posò le labbra sulla fronte e fece un sospiro soddisfatto mentre con il pollice le accarezzava la spalla. Non si capacitava di come si potesse essere così felici, appagati e commossi nello stesso momento. 
«E poi Ono, caro, c’è un’altra cosa» 
La voce di Kasumi era una carezza, sempre leggera e gentile come un battito d’ali. 
«Mmm...?» Tofu strinse ancora di più le palpebre e sorrise raggiante, sopraffatto dall’amore per sua moglie. 
«Col rischio di apparire gelosa, potrei essere coccolata anche io da mio marito?!»
Gelosa?
Il dottore corrugò fronte e sopracciglia poi finalmente spalancò gli occhi e vide il cranio perlaceo di Betty sul suo petto, i denti scoperti in un ghigno sardonico, le cavità oculari profonde e vuote che lo fissavano, le falangi sottili e fredde strette nella sua mano. 
«Qual è il colmo per un dottore?» Sobbalzò al trillo della voce distorta e acuta di Kasumi: «Avere una moglie paziente!»  
Ono scattò a sedere guardando incredulo prima Kasumi e Betty, poi Betty e Kasumi. 
Questa donna incredibilmente bella, gentile, indulgente e perfino spiritosa, questa benedizione del cielo - che nemmeno in cento vite sarebbe riuscito a ringraziare abbastanza i kami per averla fatta diventare sua moglie - questo stupefacente miracolo seduto al suo fianco, gli posò una mano sulla spalla, con l’altra si coprì la bocca e cominciò a ridere a crepapelle. Aveva i capelli sciolti e un po’ in disordine, lo yukata aperto che mostrava la pelle lattea, i seni sodi, il ventre piatto, le cosce tese… la soverchiante bellezza di Kasumi era troppa da gestire tutta insieme e Tofu smise di resisterle: mentre iniziava a ridere anche lui, i contorni di ciò che lo circondava si sciolsero nella luce con dolorosa dolcezza riempiendo i suoi occhi, la sua testa, il suo cuore, i suoi polmoni ed infine tutta la stanza che, intanto, defluiva in un caleidoscopio di forme e colori. 
 
BACIARE e tacere
 
“Vedere le stelle”.
Prima di questo momento Ranma non pensava che fosse un modo di dire così letterale.
«Oh, (flash) santissimi (flash) kami! (flash) M-mi (flash) dispiace (flash) Ranma…» 
Ogni parola è un’esplosione nell’oscurità dietro le proprie palpebre chiuse.
«Scusa…(flash) io… (flash) non (flash) volevo (flash)…» 
Ranma è stordito, apre e chiude gli occhi più volte, i raggi che filtrano tra le foglie trapassano le sue iridi come frecce incandescenti. 
Stenta ancora a crederlo, ma è proprio così: quel maschiaccio violento e crudele di Akane gli ha appena tirato una capocciata degna di un wrestler americano. 
Quando finalmente si abitua alla luce si guarda intorno. Sono sempre sotto il ginkgo nel giardino del Furinkan, non c’è nessuno tranne loro, la campanella sta suonando, il gruppo di ragazze del secondo anno, che fino a poco fa stava pranzando poco più in là, deve essere già rientrato in classe. 
Ha un gran mal di testa, si pizzica le narici e due strisce di sangue gli rimangono sulle dita. Alza gli occhi e, stagliata contro la chioma dell’albero, le mani a coprire la bocca, lo sguardo inorridito e preoccupato, Akane sembra sul punto di scoppiare a piangere. 
Ranma si tira su a sedere e in maniera assolutamente inaspettata e, forse, anche un po’ isterica, gli viene da ridere al pensiero che questo gorilla sgraziato e maldestro, che i kami hanno messo sulla sua strada per punirlo di chissà quale colpa, riesca sempre a coglierlo alla sprovvista. Pochi secondi prima era davvero convinto che lei stesse per baciarlo - che baka! - che avesse apprezzato il suo gesto - che illuso! - che avesse capito finalmente cosa volesse dirle con quella margherita… - ma figurati! - invece… invece lo aveva preso per la casacca tirandolo a sé assestandogli la testata peggiore della sua vita. 
Akane si accovaccia al suo fianco e l’istinto di Ranma gli dice di mettersi sulla difensiva coprendosi con un braccio. Non sentendo arrivare alcun colpo, sbircia da sotto il gomito e, se non fosse ancora scombussolato e arrabbiato, penserebbe che in questo momento Akane è adorabile con quell’espressione da bambina mortificata e gli occhi pieni di lacrime.
«Ti giuro, Ranma, non era mia intenzione farti del male, io…» riprende con voce tremula.
«Per fortuna che non volevi farmi del male!» ribatte sarcastico mentre le mostra il sangue sulle dita. 
Lei reprime un singhiozzo e si asciuga gli angoli degli occhi con un gesto estremamente tenero che gli stringe il cuore facendolo uggiolare. A cuccia, tu!
«Dico sul serio, Ranma… io volevo ba-bac… ehm, cioè avrei voluto… insomma, pensavo che sarebbe stato sufficiente partire e poi tu… ecco, in tutti i film che ho visto, di solito è lui che si avvicina mentre lei inclina la testa… ma visto che tu… tu non ti decidevi… ho preso io l’iniziativa… e mi sono lanciata, ecco!»
«Mi... mi stai forse paragonando a quelle… quelle stupide ragazzine di quegli stupidissimi filmetti romantici che ti piacciono tanto?! Per tutti i kami, io sono l’uomo, Akane!»
Senza lasciarle il tempo di rispondere la strattona per il polso, le passa una mano tra i capelli sulla nuca e la trascina a sé, stampandole un bacio sulla bocca. 
«Lo vedi… - il tipico sorriso arrogante che sa bene di sfoggiare quando vince un confronto gli si spegne sulle labbra mentre realizza cosa ha fatto - …A-Akane?!… - lei ha gli occhi d’oro fuso delle grandi occasioni, quelli che gli riducono in pappa il cervello - ...È così c-che… che… - deglutisce sonoramente - …si f-fa…»
Si studiano parlandosi muti in un idioma di occhi increduli, sorrisi accennati e respiri corti. 
Ce l’ho fatta? 
Ce l’hai fatta. 
Ti ho baciata? 
Mi hai baciata
La mano lascia il polso di Akane e va ad accarezzarle il viso, lei chiude gli occhi per un attimo abbandonandosi al suo tocco. Ranma smette di respirare e, dandole il tempo di arrossire e reclinare di poco la testa come nei film che le piacciono tanto, gustandosi tutto il viaggio fino ad Akane che stavolta - giura a se stesso - non sarà un’altra occasione persa, ma una promessa di felicità che si realizza adesso, si posa delicatamente sulla sua bocca.
Oh, kami! Esiste qualcosa di più soffice? 
Non è una domanda retorica, Ranma se lo chiede davvero nel momento in cui, staccandosi da quelle labbra, ne sente già la mancanza. 
È un sogno?
In effetti potrebbe essere uno di quelli che fa ogni tanto e che gli lasciano una sensazione sublime di calore al mattino… se non fosse per il trambusto che sta facendo quel cagnaccio traditore del suo cuore. Cuccia, ho detto! E per un attimo lui - povera bestiolina - prova a calmarsi, ma poi Akane si avvicina, timidamente prende il volto di Ranma tra le mani, sorride, lo bacia su una guancia e sull’altra, sorride, prosegue sul naso e sui bernoccoli che gli ha fatto con il libro e con la testata, sorride, chiude gli occhi, sorride e, finalmente, lo bacia. 
E lo bacia ancora, mostrando un’intraprendenza del tutto nuova che non gli dispiace affatto, pensa sopraffatto mentre lei lo assapora indugiando e Ranma non può nemmeno soffermarsi un secondo sulla sensazione magnifica che sta provando che dentro di sé, in un tripudio di ululati, uggiolii e scodinzolii, il suo cuore ubriaco di felicità continua a correre da un braccio all’altro e lui, accontentandolo, la stringe tuffandosi in quel bacio umido, goffo e perfetto nella sua imperfezione.
Quando riemerge, si allontana alla giusta distanza per continuare a scambiarsi il respiro, per permettere alle loro fronti di toccarsi, ai loro battiti di confondersi. 
Perché ci abbiamo messo così tanto, si chiede con rammarico, non si è mai sentito meglio di così; non si è mai sentito migliore di così. 
Decide di dirglielo, deve dirglielo. 
Resistendo con immensa fatica alla voglia di baciarla di nuovo, apre gli occhi e la guarda. 
Akane ha il respiro corto e le guance arrossate; il sole che filtra tra le foglie dell’albero sopra di loro la illumina a intermittenza evidenziando le sue iridi talvolta di caramello con pagliuzze dorate e miele, talvolta nocciola e ambra, a seconda della luce. E sorride contro le sue labbra, sorride un sorriso contagioso, un sorriso assoluto, liberatorio, senza fronzoli, un sorriso che in questo momento - no: dalla prima volta che l'ha visto - è il centro del suo mondo. 
Gli fa quasi male al petto ammettere che il maldestro maschio mancato tra le sue braccia sia, senza alcun dubbio, la ragazza più carina su cui abbia mai posato lo sguardo. Ma deve rimanere concentrato, non vuole e non può farsi confondere, vuole andare per ordine e dirle finalmente tutto, partendo dalla felicità che sente scorrergli dentro, così calda, intensa, potente. 
Deve dirle che questo bacio ha cambiato la sua vita. 
«Akane, io… io vo-vorrei d-dirti che… ehm, ecco…» 
D’accordo. Sarà pure cambiata la sua vita, ma la sua timidezza e incapacità ad esprimersi, purtroppo, sono rimaste esattamente le stesse. Sono proprio un baka! 
Lei, allora, le braccia intorno al suo collo, gli tira un po' il codino e con un impercettibile gesto del capo lo incoraggia a proseguire. Ranma deglutisce e ricomincia: «Que-questo ba-ba-bacio… oh, kami, Akane, l-la tua bo-bocca… ehm… co-come posso spiegarti… Quella volta che Shampoo mi ha baciato, ti ricordi?! Le sue lab…»
Stavolta non lo sente nemmeno arrivare. 
 
La mattina seguente Ryoga lo ritrova a girovagare in stato confusionale per le strade di Shibuya, con un sorriso da ebete ed evidenti segni di percosse. Riconosce subito nei lividi netti e precisi la firma di Akane e mentre se lo carica su una spalla, si chiede cos'avrà mai combinato quell’idiota stavolta per farla arrabbiare così tanto. Ma poi, ha importanza? Akane avrà certamente bisogno di essere consolata e chi potrebbe farlo meglio di P-chan accoccolato tra i suoi seni morb… ehm, tra le sue braccia?
 
LETTERA P come…
 
Akane era ferma sulla porta della propria stanza, i mobili e tutti i suoi averi erano spariti, c’era solo un’alta culla di legno chiaro dalla cui sommità si intravedevano corte gambine e braccette cicciottelle agitarsi nervose. Risatine e gorgoglii riempivano l’aria facendo sciogliere Akane di tenerezza. Attirata come un’ape da un fiore, fece qualche passo e si affacciò emozionata sulla culla. 
Il piccolo era semplicemente bellissimo, aveva occhi penetranti di ghiaccio e sulla testa una soffice peluria scura con un vago riflesso ceruleo. 
Suo figlio la riconobbe non appena la vide e subito le sorrise con due rosee gengive bavose facendola commuovere. Aveva un profumo irresistibile e, quando si chinò per annusarlo, con una delle sue manine paffute le agguantò un dito e strinse con forza: è proprio il nostro bambino, pensò ridendo, stranamente libera da ogni timidezza. 
Con tutta la dolcezza del mondo lo prese in braccio e la cappa nella quale era avvolto scivolò nel lettino. 
La guardò prestandole attenzione per la prima volta e un brutto presentimento le strinse lo stomaco. Era di pelle nera e ad una delle estremità penzolava uno straccetto arricciato che le ricordava… una coda?! 
Un sottile velo di sudore freddo le coprì la fronte. Con una mano tremante voltò un lembo del cappuccio rivelando quelle che… fo-forse erano d-due o-orecchie e… e… po-poco più giù un… mu-musetto?!
 
Si svegliò di soprassalto con un urlo represso in fondo alla gola. Sentì grufolare, abbassò lo sguardo e sorrise: P-Chan era vivo, appollaiato sulle sue gambe che la guardava preoccupato. Fortunatamente era stato solo un orribile incubo. 
“Uno psichiatra cosa direbbe dei tuoi sogni, Akane?” 
Ma, santissimi kami, non ti prendi mai una pausa? Chiese stizzita alla voce della sua coscienza.
Guardandosi intorno si rese conto che si era addormentata dopo cena con la testa sul tavolo, davanti a un film che aveva tanto insistito per vedere e che Ranma invece aveva catalogato come una palla. Ovviamente c’era stata una lite, che si era conclusa con il telecomando nelle sue mani. 
«Bello il film, eh?» Ranma e il suo sarcasmo erano sdraiati vicino a lei sul fianco sinistro, una mano a sorreggere la testa, l’altra un manga. Quel sorriso da schiaffi al solito la indispettì e al tempo stesso le fece sciogliere le viscere. Akane ripensò al loro splendido bambino e il suo cuore accelerò.
“Adesso chi ha il coraggio di dirgli che aveva ragione lui?” 
Nessuno. Taci.
«Sì, bellissimo», mentì e per dissimulare il rossore prese il maialino tra le braccia e lo baciò sulla testolina ispida. «Tu sei bellissimo, mio piccolo, adorabile P-Chan!» 
«Oh, nostro piccolo, adorabile P-chan, per fortuna che ci sei tu!» le fece il verso, poi lanciò un’occhiata torva al maiale che gli ringhiò di rimando e proseguì, quasi tra sé: «Comincio a pensare che la P di P-Chan non stia per porcellino ma per paracu…” 
«La tua scurrilità e il tuo sarcasmo gratuito nei confronti di un animaletto indifeso denotano quanto tu sia immaturo, Ranma Saotome!» lo interruppe Akane stizzita, strizzando ancor più il maialino tra i suoi seni.
“Anche se vederlo geloso ti fa sempre piacere, dì la verità…”
Ti ho detto di tacere!
Ranma si rabbuiò e si tirò su a sedere nascondendosi dietro al suo fumetto. Dopo qualche secondo borbottò a voce abbastanza alta per farsi sentire: «Vorrei proprio sapere cosa avesse in quella testolina bacata da suino quando poco fa è scappato a gambe levate sotto la pioggia per poi tornare subito dopo...» 
«E a te cosa importa?!» ribatté Akane aggressiva, «L’importante è che sia tornato! Anche tu avevi previsto che lo avrebbe fatto, prima o poi: meglio prima che poi!» 
Ranma abbassò lentamente il suo manga, rivelando un bagliore soddisfatto negli occhi e un sorriso assassino. Si allungò avvicinandosi ad Akane e sussurrò: «Un momento, maschiaccio, stai forse ammettendo che avevo ragione io?» 
“Allarme rosso!” la voce gridò eccitata.
Akane, colta in contropiede, nell’ordine: deglutì, arrossì e smise di respirare. Lui si sporse ancora un po’, abbastanza per permetterle di ammirare le piccole lentiggini e le leggere cicatrici che anni di duri allenamenti sotto il sole e i combattimenti avevano lasciato sul suo viso. Ripensò alla pelle liscia del bambino, al suo profumo inebriante e in momento di inconcepibile e imperdonabile distrazione lo immaginò in braccio a Ranma. A torso nudo.  
«Coraggio, dillo: dì che avevo ragione io!»
“Allarme rosso! Allarme rosso! Troppo vicino!” l’eccitazione della voce salì di due ottave.
Presa dal panico lo colpì talmente forte che il manga che aveva in mano non era ancora caduto in terra, che lui era già un puntino lontano nel cielo di Tokyo. 
Si alzò rossa come un pomodoro, con le ginocchia che ancora tremavano e salendo le scale mormorò: «E guai a te se non insegnerai ai nostri figli a trattare con rispetto P-Chan, Ranma Saotome! Giusto, piccolo mio?» Si bloccò davanti agli occhietti pieni di lacrime del maialino. «Che ti prende adesso? Oh, poverino, non fare così, ti prometto che è l’ultima volta che quel buzzurro ti fa piangere!» 
 
Ranma si risvegliò alle prime luci dell'alba con la testa incastrata tra le tegole di un tetto di Toshima, con un bruttissimo raffreddore e con la vivida sensazione di aver sognato di scuoiare P-chan. 
 
TESTAMENTO già pronto, Saotome?!
 
Il primo pensiero di Ryoga, entrando con Mousse nel furo della guida di Jusenkyo, vedendoli sul pavimento, molto vicini, molto intimi e soprattutto, molto, molto svestiti, fu, senza mezzi termini: ti ammazzo, Ranma Saotome.
Il secondo si concentrò sulla pelle candida di Akane, provocandogli una fitta al cuore talmente intensa che gli vennero le lacrime agli occhi.
Il terzo cercò di negare tutto: non devi crederci Ryoga Hibiki, è un’illusione. È una ragazza pura, non si comporterebbe mai in questo modo.
Il quarto e il quinto, prepotenti e furiosi, persino troppo feroci per la sua mente di ragazzo semplice e di buon cuore, si potrebbero riassumere in: morirai tra atroci dolori, Ranma Saotome.
Il sesto inciampò sulla linea del collo di Akane, la curva morbida che diventava spalla poi braccio, continuava fino al gomito, risaliva sul fianco e infine si arricciava, impertinente e sbarazzina, nel seno più tondo e perfetto che avesse mai visto.
Il settimo fu una considerazione rapida: Akane non sarà mai mia.
L’ottavo si concentrò indispettito sulle mani di Ranma che, pur avendone la possibilità, non stringevano la ragazza dei suoi sogni, avvinghiata a lui, ma girovagavano imbarazzate nell’aria.
Il nono pensiero, allora, pianse di rabbia constatando che avrebbe barattato volentieri cinque anni della sua vita con soli cinque minuti da Ranma Saotome.
Qualche secondo prima che distruggesse il furo con uno bakusai tenketsu da manuale, al grido di “Una scena del genere non può esistere nella realtà!”, una furia cieca e dolente esplose nel suo decimo pensiero: maledetto bastardo, preparati a morire!
 
 
*****


GLOSSARIO

Furo è la stanza da bagno. L’ultima appendice fa riferimento al capitolo 398 “La fuga di Akane”



*****
 
Carissimi, grazie per essere arrivati fin qui! Ho scoperto che “pugno sotto il mento, tortura cinese, tortura giapponese” sono altre penitenze aggiunte negli ultimi anni al gioco originale: non mi è chiarissimo in quali atroci sofferenze consistano (a parte la prima XD!), in ogni caso, le ho trovate incredibilmente calzanti e ho colto l’occasione per buttare giù una sorta di appendice a ciascuna delle storie che avete letto. Un ringraziamento speciale va a Meddy80 che mi ha suggerito lo spunto per l’episodio dedicato a Kasumi e Tofu: “FARE l’amore”. GRAZIE!
Un enorme grazie a Moira78 e Tiger Eyes che hanno letto e (betaletto) per prime: grazie ragazze, siete fantastiche!
 
Mi imbarazza un po’ farlo, ma vorrei cogliere l’occasione per pubblicizzare un piccolo progetto a tre a cui tengo tantissimo, scritto, per l’appunto, con Moira e Tiger: The pursuit of love, pubblicato con l’account multiautore RanmaFanwriters. Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio di leggerlo! Fateci poi sapere se vi è piaciuta! 
Grazie ancora a tutti! <3
 
A presto!
 
 
   
 
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