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Autore: J85    18/11/2022    0 recensioni
Quinto ed ultimo capitolo del pentagono di racconti con protagonista Sara Silvestri.
Nello specifico, si tratta di una mia personale rivisitazione del manga "Cyborg 009", in cui la storia è stata decisamente modificata.
Inoltre, questa storia a capitoli servirà ad esplorare il mio personale universo narrativo, sviluppato durante tutti questi anni di passione per tutti questi anni di scrittura e immaginazione.
Per uno strano scherzo del destino, nove persone, di varie nazionalità e professione, si ritrovano con la propria vita totalmente stravolta dall'essere stati trasformati in mutanti, ognuno con un suo potere specifico.
Ad aiutarli, arriverà proprio la nostra Sara che li addestrerà per affrontare al meglio l'organizzazione criminale nota come Spettro Bianco, in tutta una serie di avventure, compresi what if e crossover.
Genere: Avventura, Azione, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Cross-over, Raccolta, What if? | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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CAPITOLO 9

Benvenuti nella Twilight Zone”




Nel giro di un attimo, i bagliori azzurri scomparvero. Il piccolo corpo di Igor Wansa giaceva raggomitolato su di un prato verde. Improvvisamente, un urlo metallico rimbombò nell’aria, destando il ragazzino russo. Quest’ultimo, come una molla, scattò in piedi, trovandosi davanti una distesa erbosa di color smeraldo, tutta sormontata da un sinistro cielo violaceo.

Ancora stupefatto da quel singolare ambiente, si accorse, a qualche metro di distanza, di un veicolo in movimento davvero particolare: un camion parecchio arrugginito dalla forma stretta e allungata.

Ancora rapito da quel mezzo di trasporto, un tuono assordante lo portò a guardare verso l’alto. Dalle nubi violacee iniziò a comparire una figura ancora più inquietante: un gigante con la testa da asino, le ali da pipistrello e serpenti presenti in tutto il corpo, compresi due enormi avvolti attorno alle gambe.

“Ma cosa sta succedendo?”.

Il Soggetto N. 1 fissava quell’orrendo spettacolo ad occhi sgranati, finché un ringhio ne riportò l’attenzione al suolo. Un grosso quadrupede, dal folto pelo scuro e gli occhi infuocati dritti verso di lui. Ora Igor era davvero terrorizzato. Senza nessuno dei suoi compagni a dargli una mano, una volta scoperto che i suoi stessi poteri telepatici non sortivano effetto contro quell’orrenda creatura, l’unica soluzione fu la fuga immediata.

Il respiro del russo si faceva sempre più affannoso, mentre rimanevano ben udibili i passi pesanti e ritmati del Cane Nero alle sue spalle.

“A cuccia, Bobby!”.

Una giovane donna, vestita con un completo rosso, diede quell’ordine perentorio all’orrenda creatura, che le obbedì mugugnando contrariata. Igor ne approfittò per rifiatare un attimo. Poi, concentrando la sua attenzione sui lineamenti della sua salvatrice, notò qualcosa di altrettanto inquietante: due corna che le partivano da entrambe le tempie.

Il ragazzino fece per allontanarsi di nuovo quando, di fronte a lui, vide spuntare da un cespuglio una figura davvero buffa. Essa aveva il corpo di una gru, con testa e zoccoli di cavallo, una lunga coda e, attaccate alle esili spalle, due possenti ali da pipistrello. L'essere, appena notato l'umano, si alza in volo emettendo un grido stridulo e fiamme dalla bocca.

“Quello era un Diavolo del Jersey” la diavolessa si avvicinò ad Igor “Io mi chiamo Zaras, posso sapere il tuo nome?”.

L'interpellato, sebbene ancora titubante, decise di risponderle “M-Mi chiamo Igor Wansa. Q-Quell'enorme creatura in cielo, cos'è?”.

“Quello è Tifone. È grosso sì, ma dovresti vedere il Kraken…” gli rispose Zaras.

Tutta questa presentazione avveniva sotto lo sguardo di una presenza aliena ed invisibile, come Soggetto N. 1 si accorse grazie ai suoi poteri psichici.

“Oppure il Lindworm là!” concluse la donna demoniaca, indicando un punto a poca distanza dai due.

Un incrocio tra un drago e un serpente, con solo un paio di zampe a sorreggerne la forma vermiforme, riposava tranquillo e beato. Distratto da quella nuova sconvolgente creatura, il russo non si accorse che il suo corpo veniva avvolto da quella che, a tutti gli effetti, sembrava una gigantesca ragnatela. Una volta ritrovatosi inaspettatamente a testa in giù, cacciò un nuovo urlo.

“Ma che?” Zaras guardò in alto, sulla chioma di un albero “Biliku, lascia andare il ragazzino. Non è di certo una minaccia per noi”.

A quelle parole, l'intreccio di tele si sciolse in breve tempo e, di conseguenza, il mutante ricade al suolo in maniera scomposta.

“Tutto bene?” gli domandò la donna.

“S-Sì” le rispose sbrigativo il ragazzino, mentre scuoteva di dosso la terra “Ma si può sapere dove sono finito?”.

“Ah, giusto. Benvenuto alla Twilight Zone” fece Zaras, spalancando le braccia con fare teatrale. Nel contempo, un gigantesco Roc bianco si librava fiero nel cielo viola.


Apparentemente nella stessa location e nella medesima situazione di Soggetto N. 1, si trovava pure il N. 2.

“Mai che si possa stare tranquilli, da quando sono un mutante!” ragionava tra sé e sé.

Di colpo, a bloccare questi suoi pensieri, giunse un grugnito selvatico alle sue spalle. Con gli occhi già sgranati dal terrore, il dandy si voltò lentamente, per infine trovarsi di fronte un gigantesco cinghiale dallo sguardo furioso, che sbuffava grandi quantità di fumo dalle narici inquietanti.

Poi, repentinamente, l'inglese mise in atto una fuga disperata, urlando a squarciagola. Passando tra varie frasche, con le gambe che si facevano sempre più pesanti, si trovò di colpo ad avere la vista oscurata da qualcosa. Con uno scatto della mano destra si tolse ciò che aveva in faccia e, ancora più stupefatto, si trovò a tenere in mano un esserino, alto circa venti centimetri, vestito con scarpe dalla punta molto pronunciata, calzoni di stoffa marroni tenuti su da una cintura con fibbia dorata, una maglia di lana blu e, sulle sommità del suo capo, un cappello rosso a punta. A quel nuovo shock, il mutante spiccò il volo, gettando via lo gnomo che, fortunatamente, fu raccolto al volo da una figura alquanto simile a lui, compreso nel vestiario: un nano.

“Tutto bene, Parf?” chiese il più grande dei due.

“Sì, Zenzero. Mi chiedo solo chi diavolo sia quello straniero. Per fortuna ha evitato per un pelo la zona del Basilisco!”.

Arrivato ad un'altezza considerata da esso sicura, Jack si fermò, cercando di rifiatare il più possibile. Approfittando della situazione, scrutò il paesaggio attorno a lui. Un'immensa distesa verde sormontata da quell'inquietante cielo violaceo. Ad ore 13, avvistò un laghetto dove, dopo pochi secondi, atterrò. Una volta al suolo, la sua attenzione fu subito catturata da un lieve fruscio nell'erba. Da essa, spuntò una piccola creatura anfibia.

“Che carina! Una salamandra!”.

La bestiola, appena notata la presenza umana, prese incredibilmente fuoco, rimanendo comunque impassibile. Il sobbalzo provocato da ciò, portò il britannico sull'orlo del lago. Voltatosi verso la superficie liquida, vi vede riflessa una creatura aveva un volto allungato, simile a quello di un serpente, e due occhi corrucciati e minacciosi.

Nuovo sobbalzo e, questa volta, Lincon si trovò ad urtare un recipiente tubolare con, scritto su di esso, la sigla C.H.U.D.

“Buongiorno, come posso esserle d'aiuto?”.

All'udire quella voce cavernosa, il Soggetto N. 2 si voltò di scatto verso una montagna pelosa e parecchio puzzolente. Attaccato ad essa, vi era un testone dalle medesime caratteristiche.

Notando la sua espressione tranquilla, l'umano provò a comunicare “B-Buongiorno a lei. Posso gentilmente sapere dove mi trovo?”.

“Questa è Twilight Zone”.

“B-Bene...” il dandy si strusciava nervosamente le mani “E lei sarebbe?”.

“Orco”.

“Non ne avevo dubbi…” sussurrò l'inglese, mentre la sua attenzione era ora rivolta verso una cerva, dalle corna d'oro e dagli zoccoli di argento e bronzo, appena giunta al laghetto per rifocillarsi “Sa per caso come sono arrivato qui?”.

“No”.

Vista la poca collaborazione della creatura, Jack sospirò “Speriamo almeno che gli altri Humana stiano bene…”

“Se posso permettermi…”.

il mutante si voltò verso quella nuova voce, sbiancando all'istante.

“Per quel che ne sappiamo noi Blemmi, solo il Voltar può far entrerà qualcuno qui da noi”.

A parlare fu un essere umano la cui particolarità era la totale assenza della testa, mentre il volto era tutto posizionato sul torace della persona. Soggetto N. 2 cacciò un urlo spaventoso.


La vista di Frédérique era ancora annebbiata, mentre riguadagnava faticosamente la posizione eretta. Eppure, ciò che aveva davanti era proprio una confezione tubolare di gelato, con l'etichetta “STUFF”, poggiato su un tronco mozzato. La francese gli si avvicinava lentamente.

“Per favore, non prenderlo”.

Dopo il doveroso sobbalzo, la mutante si voltò, vedendo una figura femminile, vestita con un elegante kimono coperto dai suoi lunghi capelli, che le dava le spalle.

“C-Chi sei tu?” le domandò il Soggetto N. 3.

“Gotta catch 'em all!”.

La ballerina si voltò di scatto verso la sua destra, trovandosi di fronte una figura nota, benché più oscura.

“Ash? Tu sei Ash dei Pokémon!”.

“No” intervenne nuovamente la donna in kimono “è solo una sua rappresentazione malvagia. È Lost Silver”.

Lo sguardo dell'umana passò rapidamente da una parte all'altra, utilizzando infine il suo superpotere verso il maschio. Con suo sommo stupore, capì che non aveva consistenza fisica, infatti scomparve all'istante.

“Attenta alla lumaca vicina al tuo piede destro” riprese a parlare l'altra.

La donna in rosso e giallo abbassò lo sguardo per constatarne la presenza.

“È carnivora…”.

La bionda, schifata, si spostò lateralmente saltellando, facendosi più vicina alla sua interlocutrice. Udì un verso dolce e questa volta si trovò accanto una specie di lontra, se non fosse che aveva un ulteriore zampa al posto della coda.

Lì per lì era pronta a coccolarla fino allo stremo, poi la sua espressione si fece corruciata.

“Non dirmi che anche questa è carnivora?” voltandosi verso la donna ancora di spalle.

“Esattamente. Si chiama Ahuizotl”.

“Anche questa?! Possibile? Ma dove cavolo sono finita?”.

Quella che, a tutti gli effetti, era una bambola, comparve facendosi largo fra i cespugli.

“Puoi chiamarla Twilight Zone. Ma meglio ancora sarebbe chiamarla inferno!”.

Gli occhi di Arone si spalancarono “Io ti conosco! Tu sei Chucky, la bambola assassina!”.

Il pupazzo rise satanicamente “Che bellezza! Una mia fan! Ecco cos'era tutto questo trambusto…”.

“Allora questo… è un parco a tema!”.

Il balocco la squadrò inebetito “Perché? Hai per caso pagato il biglietto?”.

Nel frattempo, la specie di lontra si era messa a lottare con una specie di vipera.

La mutante non disse nulla e tornò a fissare l'altra donna.

“Quello è uno Tsuchinoko. Viene dal Giappone, come me”.

“E dunque tu chi sei?”.

Chucky scuoté la testa “Pessima domanda”.

Noncurante dell'avvertimento, la francese si fece sempre più vicina alla giapponese. Poi la terra iniziò a tremare. Tutti e tre finirono per terra, mentre gli animali si dileguavano. Fortunatamente, la scossa durò solo pochi minuti.

“Pure un terremoto?” sbraitò infastidita la mutante.

“Probabilmente un Graboid che passava nelle vicinanze” spiegò la bambola, mentre si tirava su e si puliva il vestito da infante, mentre una piccola bambola voodoo le passò rapidamente alle spalle.

Frédérique cercò di mantenersi lucida e tornò a fissare la donna in kimono che, nonostante tutto, aveva ancora il volto coperto dai lunghi capelli corvini. La afferrò delicatamente per una spalla.

“Fermati, ti prego, io sono...”.

Il Soggetto N. 3 la voltò con violenza.

“Una Kuchisake-onna!” esclamò, mostrando la sua mostruosa bocca che partiva e terminava letteralmente da orecchio ad orecchio.

L'urlo delle ragazza fu coperto parzialmente dal ruggito di un altro animale leggendario, una Leucrotta.


Chi invece era subito pronto ad affrontare qualsiasi minaccia era il Soggetto N. 4. Di fatti, la sua mano si era già tramutata in una pistola carica e pronta a sparare. Una sinistra risatina rasoterra e il colpo era già partito, andando a spappolare un semplice pomodoro.

“Fanculo!”

Altro rumore sospetto, questa volta sui rami, e il soldato era di nuovo pronto a far fuoco. Il bersaglio mobile era questa volta uno strano scoiattolo, senza coda ma dal volto umano.

“Uno Squasc?”

“Io sono il possente Sobek. Come osi profanare la quiete di questo posto?”.

A parlare era stato un essere umano vestito da antico egizio, come una sorta di deja-vu, caratterizzato dal viso di coccodrillo.

“Di nuovo voi stronzi egiziani!” replicò l'italiano.

Di lato ai due contendenti, si fece avanti un toro, con una criniera di cavallo sul collo e le corna rivolte all'indietro.

Sobek riprese a parlare “I miei compagni divini mi avevano avvertito che sareste potuti giungere anche qui”.

Nel mentre, qualcos'altro balzò vicino al mutante. Quest'ultimo sparò, vedendo la propria pallottola passare attraverso il corpo di un canguro.

Inaspettatamente, un accento romagnolo “Come pensi di poter uccidere così un canguro fantasma? Sei proprio un italiano, buono solo a scopare!”.

Andrea si voltò di scatto, trovandosi di fronte un folletto che era un incrocio tra un gatto, una scimmia e un coniglio “E tu che cazzo sei?”.

“Non lo vedi? Sono un Mazapégul. Ignorante!”.

Un grido acuto proveniente dal cielo. Alberti scrutò in aria “Un grifone?”.

“No, uno ziz. Ignorante!” replicò il Mazapégul.

“Che cazzo! Vuoi fare il fenomeno, eh?” accettò la sfida il mutaforma “Allora dimmi cos'è quel mostro là?” indicandogli un altro drago-serpente, ad almeno cento metri di distanza.

“Un Pitone. Ignorante!”.

“Ma fammi il favore! I pitoni che conosco io sono ben diversi!”.

“Qui sei nella Twilight Zone, ignorante!” lo informò l'esserino.

“Cosa?”.

“Esatto” riprese parola l'egiziano “qui le cose sono ben diverse dalla tua realtà”.

“Vogliamo finirla!”.

Una donna in topless, con la parte inferiore del corpo identico ad un enorme coda serpentina, scostò il Bonaco, infuriata.

Mentre il Soggetto N. 4 puntava la sua pistola, il folletto si esaltò “Oh, ora si ragiona!”

la Lamia fissò tutti i presenti con sguardo assassino “Possibile che non si possa riposare in pace nemmeno qui!”.

“Mi ricorda tanto un manga hentai...” sussurrò il Mazapégul.

“Cosa?” ripeté Andrea.

“Niente più pace” scuoté l'enorme capo Sobak.

“Questo dovrei dirlo io!” ribatté la Lamia.

Con la mano tornata umana, il mutante si sfregò ripetutamente il volto “Ci doveva essere qualche droga in quel cibo atlantideo…”.

“Buona! Ne hai portata un po'?” gli domandò l'esserino.

“Ma certo!” ripartì la Lamia “mettiamoci tutti a fare gli hippy e dedichiamoci alla pace nel mondo”.

Mentre inneggiava ciò, la donna prese da terra un Serpente Arcobaleno e, piegandolo ad arco, diede molta enfasi al suo discorso.


Geran aveva camminato per molto tempo. Finché, appena lo vide, lo riconobbe subito: un cimitero indiano. All'ingresso vi era la scritta “PET SEMATARY”. Erano già parecchi minuti che era seduto in contemplazione, quando lo spirito gli comparve davanti. Esso aveva la forma di uno scheletro umano.

“Allora aveva ragione Benji, ci sono degli intrusi nella Twilight Zone!”.

Il Soggetto N. 5 non gli rispose.

“Come vuoi” si stufò presto il non morto “Comunque, il mio nome è Johnny”.

Ancora nessuna risposta. Poi la sua attenzione fu totalmente rapita da una creatura leggendaria che lui conosceva bene: il Piasa. Una creatura dal capo umano, con corna di cervo e barba, ali da pipistrello, arti d'aquila e coda pinnata.

Il teschio si spostava rumorosamente tra i due “Conosci quell'affare?”.

“Johnny!”.

Lo scheletro si voltò e accolse festante il nuovo arrivato: Frankenstein Boy, membro originale del Monster Commando.

“Non mi dire che è collassato così a causa delle tue parole?”.

“Macché, Bob, io l'ho trovato che era già in blocco”.

Così, erano in due ad osservare in silenzio il nuovo arrivato. Dopo minuti che sembravano interminabili, Kaufman voltò leggermente il capo.

“Ehi, Johnny” richiamò l'attenzione dell'amico “Quello laggiù è Louis?”.

L'interpellato guardò a sua volta, mentre con aria triste annunciava “Magari fosse lui…”.

Di colpo, un umanoide peloso assaltò quest'ultimo, al grido di “Sei tu il mio scheletro!”.

Bob fissava la scena allibito “E questo chi è?”.

“Si chiama Blutsauger. In pratica un altro disadattato come noi” riuscì a rispondergli appena Johnny, mentre cercava alla meglio di rispondere all'assalto.

Improvvisamente, una donna si unì allo spirito bosniaco nel torturare la struttura ossea parlante.

Kaufman, sempre più sorpreso “E questa chi è?”

“Dice di chiamarsi Psychopathic Cynthia. Glielo avevo detto a Benji di non accettare anche le Creepypasta!”

“Cosa?” Bob era sempre più spazientito “Ma cos'è? Uno scherzo d'aprile?”.

A quelle parole, un uomo, camuffato da jolly delle carte, si avvicinò saltellando “Di quelli me ne occupo io!”

“Sì, lo sappiamo, Jolly Boy” tagliò corto Frankenstein Boy, seccato.

“Fermi tutti!”.

Al suono di quella voce, tutti si bloccarono. In pochi secondi, il proprietario di essa si rese letteralmente visibile e si inginocchiò vicino all'indiano. Tutto il gruppo si bloccò ad osservare.

“Questa divisa la conosco. Sono quel nuovo gruppo di mutanti: gli Humana”.

“Davvero?” domandò sorpreso Bob “Beh tu sei Ragazzo Invisibile degli Heroes, voi vi conosco, ok. Ma questi Humana… proprio non li ho mai sentiti!”

Nel frattempo, dall'ingresso principale del cimitero fece la sua comparsa un altro uomo peloso, ma più grosso e più curvo.

“Uno Yeti” esclamò Kaufman.

“Un Bigfoot” lo corresse Johnny lo Scheletro.

“No, è un Alma” ebbe infine ragione Oscar Charles.

La creatura si avvicinò tranquilla a Giunan, per poi poggiargli delicatamente una mano sulla spalla destra. Il mutante si accorse di lui e si alzò al suo fianco.

Dalle vicinanze, apparve un terzo uomo peloso.

Johnny lanciò un'occhiata di disprezzo al giovane scienziato “Avanti sapientone, dimmi cos'è quello...”

“Un Vanara” fu la rapida risposta.

Nel mentre, il Soggetto N. 5 volse il suo colossale corpo verso la strana combriccola.

“Portatemi dal vostro capo”.


“Bene. Così dovrebbero bastare…” affermò il Soggetto N. 6 mentre, in maniera un po' goffa, poggiava per terra qualche ramoscello secco trovato nelle vicinanze. Ispirò profondamente, ma la legna prese fuoco prima della suo soffio termico.

“Era questo che volevi?” gli si fece vicino un uomo dai lunghi capelli neri, una felpa rossa e un paio di jeans consumati.

“Esatto. Chi sei tu?”.

“Gli umani mi chiamano Vampa. Sono l'elementare del fuoco, e tu?”.

“Il mio nome è Chang Yu, Onorevole Vampa. Faccio parte degli Humana. Ora stavo cercando di prepararmi un lauto pasto”.

“Spero tu non voglia cucinare una delle vacche di Gerione, anche perché hanno Ortro a sorvegliarle…” gli sorrise il nuovo arrivato.

“Assolutamente no. Volevo solo essiccare qualche erba. D'altronde, non posso nemmeno cibarmi di sogni come il Baku…”.

“Baku? Dov'è il Baku?” un gatto mostruoso, uscì da dietro un albero, iniziando ad andare avanti-indietro su due zampe, come fosse impazzito.

“Un Bakeneko!” esclamò stupefatto il cinese.

Lo spirito felino, visto il fuoco appena acceso, tirò fuori da un cespuglio una tavoletta Ouija.

“Alimentiamo il fuoco!”.

“Fermo!” gli urlò contro Vampa.

La tavoletta volò via dalla presa del Bakeneko e finì tra le fauci di una specie di coccodrillo.

I presenti rimasero in blocco.

“Quello cos'è?” chiese il mutante.

“Un Buru, proviene dalle regioni indiane.” informò Vampa.

Lo yokai si avvicinò con sguardo folle e unghie sfoderate “Lasciate che me ne occupi io...”.

“Fermo lì! Lascia stare quel rettile!”.

Tutti si voltarono per trovarsi davanti un uomo-lucertola, tutto rivestito con un armatura futuristica di stile spaziale.

“Sono Alien Hunter, un rettiliano. Mi hanno avvisato che c'erano degli intrusi qui alla Twilight Zone”.

Nel mentre, un nuovo gatto mostruoso, dal pelo irsuto e rosso, era riuscito, con grande rapidità, a togliere la Ouija dalla presa delle potenti mascelle del Buru.

Chang si girò di colpo “Un altro Bakeneko?”.

Gli rispose Vampa “No, questa è una creatura italiana: la chiamano Gata Carogna”.

I due felini si misero a litigare fra di loro, provocando di conseguenza un gran baccano.

Il cuoco sorrise mestamente “Questo mi fa tornare in mente una cosa: anche in Italia dicono che noi cinesi mangiamo i gatti…”.

“Sarebbe la soluzione migliore!” disse l'alieno, mentre scrutava con sguardo omicida i due litiganti animali, leccandosi le labbra squamose con una lingua biforcuta.

A quelle ultime parole, i due strambi gatti si placarono, sedendosi quieti uno accanto all'altro.

“Quindi” riprese la parola l'elementare “Ci sono altre persone nel nostro territorio?”.

“Così mi hanno informato dal quartier generale” gli rispose Alien Hunter.

Mentre ascoltava i ragionamenti di entrambi, l'asiatico vide per terra una console portatile. Inizialmente stupito, la raccolse dal suolo. La accese.

“Se davvero non posso mangiare, spero mi sia concesso almeno svagarmi un pochino”.

Una volta acceso il piccolo display luminoso, si trovò faccia a faccia con un avatar, graficamente disegnato in stile “Minecraft”, che fissava il mal capitato con degli inquietanti occhi completamente bianchi.

“Herobrine!” urlò terrorizzato il Soggetto N. 6.


“Madre de dios!” ripeté per l'ennesima volta il Soggetto N. 7, mentre era in fuga disperata da una figura volante che lo inseguiva: una vecchia in sella ad un mortaio.

“Dove scappi? Fermo!”.

Preso dalla foga, il messicano inciampò e cadde rovinosamente al suolo.

“Tutto bene?” gli chiese una figura ammantata.

Il baffuto scosse il capo e, una volta ripresosi, si alzò fulmineo per poi cambiare aspetto.

“Non ti muovere! Io sono un campione di karate!”.

L'altro, coprendosi per pochi istanti con il mantello scuro che indossava, mutò a sua volta “E io sono il gobbo di Notre Dame!”.

“Allora io sono un cavaliere!”.

“E io il fantasma dell'opera!”.

“Però io sono un soldato!”.

“E io… un tizio inquietante con il cilindro”.

Dopo questo assurdo scambio magico, Bernardo tornò alla sua forma originale “Ma sei un mutaforma come me?”.

“Una specie”.

Improvvisamente, Borghi si sentì afferrare una gamba. Guardò in basso e vide un esserino peloso, dagli occhi rossi e i denti aguzzi, avvinghiato al suo stinco.

“Ma che ca…” calciò via la creatura “Si può sapere dove diavolo sono finito?”.

“Sei nella Twilight Zone, amico mio. Qui potrai trovare tutti i tipi di mostri che più ti aggradano!”.

“Come il Mostro di Tecolutla? O quello di Montauk?”.

“Penso ci siano anche loro. Che tipo di mostri sono?”.

“Acquatici”.

“Può darsi. Però, per sicurezza, dovresti chiederlo a Fisherboy” gli indicò un uomo vestito con un impermeabile scuro da pescatore.

Quest'ultimo non proferì parola, ma diede un biglietto a Bernardo con su scritto “PUOI TROVARLI NEL LAGO CENTRALE”.

Mentre era intento a leggere quel documento improvvisato, un serpente dalla testa enorme gli strisciò accanto.

Il messicano sobbalzò “Merda! Pure i serpenti!”.

“È un Serpente Regolo. È innocuo” lo tranquillizzò Triple Boy.

Improvvisamente si iniziò ad udire un sinistro rantolio. Il Soggetto N. 7 era terrorizzato.

“Eh no! Questo film lo conosco! Oh sacra Coatlicue, aiutami tu!”.

Nonostante tali raccomandazioni divine, con la stessa divinità presente in quella zona ai confini della realtà, il corpo del mutante iniziò ad essere avvolto da lunghi e animati capelli corvini.

Vicino a lui fece la sua comparsa una donna asiatica, dal passo dinoccolato e la pelle pallida come un cadavere.

“Oh no, vi prego! Io vi avverto: se guardo “The grudge”, io me la faccio sotto!”.

“Fermi tutti!” un comando proveniente dall'alto.

La stessa vecchia che poco prima lo inseguiva, ora stava atterrando delicatamente vicino a quel gruppetto assurdo.

“Quel bel baffetto è mio! Voglio che entri a far parte dei miei servi invisibili!”.

Nonostante quell'avvertimento, quella versione di Kayako Saeki non sembrava di certo disposta a lasciare la presa sull'uomo.

“Mi secca deludervi entrambe, signore” comparve un altro losco figuro, dal cappello logoro, la giacca consunta, i pantaloni bucati e le scarpe finite “Ma quello straniero viene con me dritto all'Amityville Headquarter”.

“E tu chi saresti?” gli domandò il ragazzo con il mantello.

“Fidati, figliolo, sono qui da più tempo di te. Mi chiamo Mortimer. Se non mi credi, chiedi pure a tuo fratello Louis” gli rispose il vecchio, accompagnando il tutto con un sorriso sdentato.


Nell'enorme lago di quel posto assurdo, una nuova creatura si sta abbeverando pacifica. Il suo normale corpo taurino terminava però in un'enorme coda di serpente. L'Ofiotauro fu però spaventato da qualcosa che comparve da sotto la superficie dell'acqua.

Di nuovo sulla terra ferma, il Soggetto N. 8 fu sorpreso di vedere, sdraiato sulla riva, un gigantesco gorilla, come mai ne aveva visti nemmeno in Africa. Mentre era ancora incantato da tale visione, un ectoplasma comparve vicino a lui.

“Oliver tesoro, avevi ragione te. Ho trovato un altro degli Humana!” disse esso.

“Non chiamarmi “Oliver tesoro”, Mark. Appena puoi cerca di comunicare con lui e spiegagli dettagliatamente al situazione, senza ovviamente farlo andare nel panico totale”.

“Ok… Oliver tesoro” chiuse la comunicazione il fantasma, mentre riprendeva consistenza corporea.

Juna già lo squadrava con occhio che fulmina.

“Ciao” lo salutò levando la mano al cielo “io sono Ghost degli Heroes. So che fai parte degli Humana e, tranquillo, non sono qui per farti alcun male. Ti prego solo di seguirmi al nostro quartier generale. Che poi non è nostro, ma del Monster Commando, però…”.

Il mutante non attese nemmeno che l'altro ebbe finito ma tentò subito una fuga.

“Einherjar!” urlò Ghost.

Davanti all'africano, si materializzò un soldato in armatura vichinga.

“Ti giuro, non sono tuo nemico!” provò a spiegarsi il supereroe in bianco, mentre quello in rosso e giallo si rituffava nel lago.

Appena sott'acqua, però, un feroce squalo bianco sfiorò appena il mutante che, in poche bracciate, fu di nuovo a riva.

“Mi chiedo ancora come faccia Jaws a vivere in un lago” Ghost si accovacciò vicino al Soggetto N. 8 “Di certo e più nervoso rispetto a Kong” indicò l'enorme gorilla “O a Talo” indirizzò il suo indice verso un gigante di bronzo a una decina di metri da loro.

L'originario della Repubblica Democratica del Congo riprendeva fiato, puntellandosi con i gomiti sul terreno. Nel mentre, una creatura a metà tra uomo e pesce emerse dalle acque scure.

Lì per lì, il membro degli Heroes sembrò sorpreso “Pensavo fosse Bill, invece è solo un Quinotauro”.

“Dove mi trovo?”.

Appena terminata la domanda, il verso rombante del serpente piumato Quetzalcoatl, che librava libero in cielo, riempì l'aria.

“Sei nella Twilight Zone. Non certo un posto molto raccomandabile…” l'altro, palesemente omosessuale, gli poggiò una mano delicata sulla spalla.

Intanto, la superficie dell'acqua iniziò a incresparsi. Come c'era da aspettarsi, da essa iniziò ad emergere qualcosa.

I due rimasero alquanto sorpresi dagli esseri che si trovarono di fronte.

Un toro gigantesco, con una miriade di occhi, bocche, orecchie, narici e zampe sparse in tutto il suo corpo animalesco. Ma ancora più sorprendente era dove questa creatura si trovava: la schiena di un altrettanto enorme pesce. Il muso di tale animale, ricordava però più quello di un ippopotamo o di un elefante.

“Dunque… quelli dovrebbero essere un Kuyutha e un Bahamut” spiegò il supereroe in bianco.

“Come sono finito qui?” domandò il mutante, tornando a fissare l'umano.

“Beh ecco...” l'interpellato iniziò a fissare per terra, disegnando con la punta del dito dei ghirigori invisibili sul terriccio “Per il momento, questo non lo sappiamo nemmeno noi”.

“Almeno i miei compagni stanno bene?”.

“È per questo che ti devo portare all'Amityville Headquarter. Lì, sono sicuro, ogni cosa verrà chiarita”.

A quelle ultime parole, Juna si rimise in piedi “Allora andiamo!”.


Era da almeno un'ora che correva a tutta velocità, come solo il Soggetto N. 9 sapeva fare, sotto quel cielo violaceo. Ma niente, dei suoi compagni non vi era alcuna traccia.

Di colpo si fermò vicino ad un albero, giusto in tempo per sentire un grido acuto provenirne dalla sommità. Su di essa difatti era appollaiato un uccello gigantesco.

Poi l'attenzione dell'americano fu catturata da una possente giumenta, che galoppava elegante per la prateria. Proprio mentre seguiva la traiettoria di tale galoppata, notò una donna in kimono che gli si avvicinava. In un attimo, Johnny gli fu di fronte.

“Ciao bella. Non pensavo di trovare qualcuno in questo posto assurdo! Io mi chiamo...”

“Tu sei uno degli Humana” disse una voce, nonostante le labbra della fanciulla rimasero chiuse.

Il mutante rimase spiazzato “S-Sì. E tu?”.

Lei si voltò, rivelando un ulteriore bocca posta sulla propria nuca “Io sono una Futakuchi-onna”.

L'uomo sbiancò “Ma che cazzo?”.

Tuono e lampi comparvero dal cielo, comandati da un altro enorme rapace, un Uccello del tuono. Come richiamato da una forza invisibile, il mutante si voltò alla sua sinistra e vide una divinità che riconobbe subito.

“Cthulhu!”.

“Complimenti, figliolo” a parlare fu una vecchia megera totalmente verde, compresi pelle, capelli e denti.

Il velocista la fissò impaurito “Ho sentito parlare di te. Sei Jenny Dentiverdi”.

“Bene. 100 punti al giovane!” lo schernì Jenny.

Il biondo, stufato di tutta quell'assurdità, stava per ripartire a gran velocità, ma una voce lo bloccò.

“Ti prego, aspetta”.

Una donna splendida, illuminata da una luce eterea, lo guardava seducente.

“E te chi sei? Una ninfa?” le chiese lui.

“Quasi” le sorrise lei “Sono un'anguana”.

“Dove mi trovo?”.

“Questo territorio si chiama Twilight Zone ed è il rifugio del Monster Commando. Non so se ne hai sentito parlare?”.

Wayne scuoté negativamente il capo, mentre fissava una specie di drago che si era seduto accanto a Cthulhu, tornato in versione pacifica.

“Quello è un Ninki Nanka. Viene dall'Africa”.

“Come sono finito qui?”.

“Per quello, dobbiamo recarci all'Amityville Headquarter” la Futakuchi-onna aveva ripreso a parlare con la seconda bocca.

“E dove sarebbe?” proseguì con le domande il Soggetto N. 9.

Nel frattempo, si era avvicinata un'altra creatura assurda. Questa aveva il corpo simile ad una tartaruga a sei zampe, sul carapace erano presenti vari aculei e una cresta centrale, infine la testa era alquanto somigliante a quella di un leone.

“Quello è un Tarrasque. Viene dalla Francia” aggiunse l'anguana.

“Oddio! Possibile che con il mio gruppo dobbiamo finire da un posto assurdo all'altro!” si lamentò ad alta voce lo statunitense.

“Se è per quello, bel biondino, nessuno ti ha invitato a romperci le palle!” controbatté seccata la donna in verde.

Mentre i due proseguivano con il battibeccare, dal cielo discese lentamente una figura umana, se non fosse per la presenza di due braccia aggiuntive e di un becco da uccello al posto dell'umana bocca.

“Io sono Garuda. Sono qui per accompagnarti al nostro quartier generale” si presentò.

L'umano alzò le mani, quasi in segno di resa “Ah no, grazie. Preferisco decisamente la via terrestre. Te fammi strada che io ti seguo a tutta birra!”.

Il nuovo arrivato sembrò sorpreso da tale reazione, poi acconsentì “Come desideri” e si librò in volo.

“Ci vediamo gente!” salutò rapido i presenti il Soggetto N. 9, prima di sparire in una macchia indistinta rossa e gialla.


Amityville Headquarter

“… Quindi, a far funzionare tutta questa casa, è una fonte elettrica senziente di nome Pulse?” riassunse una tranquilla Sara Silvestri.

“Esattamente” le confermò un ragazzo tutto vestito in nero, con capelli scuri tirati su con il gel e canini appuntiti che spuntavano da sotto il labbro superiore: Benjamin Luhan.

I due passeggiavano tranquilli dentro un'enorme stanza vuota e spoglia. Dopo poco, una ragazza, con indosso un costume richiamante lo stile delle streghe, si affiancò a Vampire Boy.

“Amore, i nostri ospiti sono pronti ad entrare” Gli sussurrò all'orecchio.

“Bene, Laura. Falli pure entrare” acconsentì lui.

Colei conosciuta anche come Witch Girl alzò il palmo aperto della mano, puntandola verso una delle quattro pareti della sala. Magicamente, parte di quella parete scomparve, permettendo così di constatare, dall'altra parte, la presenza dei nove Humana. Ai loro lati, vi erano altre due creature leggendarie. A sinistra, un Tengu, nella sua forma di corvo umanoide, mentre a destra vi era un Redcap, il goblin con l'immancabile berretto rosso sangue.

“Entrate pure, ragazzi” li invitò Sara.

I mutanti, seppur titubanti, si avviarono al centro della stanza. Durante il loro breve cammino, un topo sfrecciò da una parte all'altra del locale.

“Che schifo, un topo!” strillò inorridita la bionda.

“Tranquilla” la rassicurò Luhan “È il nostro piccolo Ben”.

Intanto, gli eroi in rosso e giallo erano giunti di fronte al trio.

“Bene, ragazzi” esordì Sara “Come avrete ormai già intuito, per uno strano scherzo del destino, o meglio della pietra di Atlantide, ci siamo ritrovati ospiti inattesi del gruppo conosciuto come Monster Commando”.

I nove la ascoltavano in silenzio.

“Personalmente ne avevo già sentito parlare da un mio amico americano, Jobe Cunniven. Però, trovarmi realmente qui, è davvero sconvolgente”.

Da un'altra entrata, fece la sua comparsa un maiale antropomorfo con in mano un invitante panino strapieno. L'attenzione di tutti fu catturata da esso.

“Jimmy Squarefoot!” lo chiamò Laura MacBean “Potresti scusarci? Abbiamo una riunione in atto”.

L'essere appena richiamato si allontanò, sebbene alquanto seccato, emettendo un sonoro grugnito.

“Comunque” riprese la parola la stessa giovane strega “Dopo aver analizzato il vostro particolare caso, credo proprio che riuscirei a farvi tornare indietro, utilizzando un potente incantesimo di teletrasporto...”.

Mentre la ragazza proseguiva, Redcap si era messo a discorrere animatamente con un troll propriamente detto.

La maga fulminò entrambi con uno sguardo “Mi basta solo un po' di calma!”.

I due, zittiti all'istante, si allontanarono dalla zona, insieme anche al Tengu.

Con il ritrovato silenzio, Witch Girl chiuse gli occhi, cercando tutta la concentrazione possibile per eseguire quell’incantesimo telecinetico di massa alquanto impegnativo. Nel mentre, il suo fidanzato le teneva una mano delicata sulla spalla sinistra, più per conforto che per reale utilità.

Mentre tra gli Humana iniziava a serpeggiare un po’ di tensione, lei si mise a pronunciare parole di una lingua sconosciuta e misteriosa, alzando al contempo entrambe le sue mani aperte.

Improvvisamente, una luce accecante comparve su di loro e, nel giro di pochi secondi, scomparve, portandosi via anche la particolare decina. Laura abbassò le braccia e si appoggiò, esausta, a Benjamin. Una bambina di circa cinque anni, con i capelli biondicci e gli occhi di un azzurro intenso, si avvicinò a lei.

“Tutto bene, Laura?” le chiese.

Sì, Helen. Spero per loro che sia andato tutto bene.”

  
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