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Autore: clay97    21/11/2022    0 recensioni
Bryon e Ludwig. Un ladro e un principe. Due eterni rivali i cui destini, da sempre in conflitto, sembrano convergere nello stesso futuro. Un avvenimento sconvolge la vita di entrambi: la morte di Loren Di Wintergreen, fratello di Bryon e migliore amico di Ludwig. Il ladro, convinto sia stato proprio il principe a togliere la vita a Loren, torna in patria per mettere la parola "fine" al loro continuo e storico scontro. Una volta arrivato però, si ritrova all'interno di qualcosa di più grande: una pericolosa e sadica ragnatela politica che lo porterà a collaborare proprio con Ludwig...
Genere: Avventura, Fantasy, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Prologo



Attorno a sé non vide altro che oscurità.

"Apri gli occhi" si disse "Aprili!". Tuttavia, come per le volte precedenti, anche aprendoli non vide nulla di più che quel buio senza fine.

Era forse divenuto cieco? Il colpo ricevuto era stato talmente forte da avergli compromesso la vista?

No. Niente di tutto ciò. Semplicemente davanti a sé, posato con delicatezza sugli occhi dal colore delle foglie, c'era un panno soffice e piuttosto umido.

Fu solo in quel momento che, nonostante i pensieri ancora nebulosi, comprese di avercela fatta, di avere finalmente portato a termine la propria missione. Nonostante la realtà si materializzò nella sua mente sotto forma di frammenti confusi, ricordò di come era stato colpito alla testa e di come di era risvegliato più e più volte in quella stessa circostanza. Probabilmente aveva vissuto uno stato di dormiveglia molto lungo; e così, poco per volta, recuperò lucidità e si risvegliò senza avere nausea o vertigini.

Con ogni muscolo del corpo tremante, cercò di togliersi la benda ma non ci riuscì: era immobilizzato, completamente. A quel fallimento il cuore cominciò a battere più forte.

Innanzitutto, a giudicare dai muscoli intorpiditi, dalle gambe rigide e dalla carne scavata che bruciava attorno a polsi e caviglie, dovevano essere passati alcuni giorni. Due o tre al massimo. Secondariamente, nel momento in cui aveva tentato di alzare le braccia, non aveva sentito il tintinnio di una catena. Era dunque logico pensare che ciò che lo teneva in quella posizione non erano catene ma corde. Forse di canapa, forse di cuoio.

"Ma che importa!" pensò scrollando la testolina ricciola e corvina "Ce l'ho fatta! Ce l'ho fatta davvero!". Lui, che timido e silenzioso aveva passato diciotto anni della sua vita rinchiuso in una scuola, era riuscito dove anche il grande principe Ludwig aveva fallito; era riuscito a trovare la famigerata "Corte della notte" o meglio, era riuscito a farsi catturare. 

In meno di un mese aveva lasciato Vogel, attraversato i regni nemici ed era giunto alle Lande Desolate. E così, proprio come gli era stato detto, aveva trovato chi stava cercando. Ovviamente, se non fosse stato per quelle informazioni, non avrebbe mai impiegato quel tempo così minimo. Anzi, a ben vedere se non fosse stato per determinate circostanze, non avrebbe mai accettato quella mansione così insana.

Ma proprio lui, nonostante l'aspetto mediocre e l'animo codardo, non si era tirato indietro e non si era mai dato per vinto. Nemmeno per un minuto.

D'improvviso, il cigolio di una porta che si apriva lo riportò alla realtà: qualcuno stava entrando. Il corpo appena rilassato s'irrigidì nuovamente e divenne un fascio di nervi. Trattenne il fiato, contò i secondi, si morse un labbro e aspettò che il nuovo arrivato dicesse qualcosa. Tuttavia, chiunque fosse entrato, non dava cenno di voler far rumore. I passi felpati erano stati talmente rapidi e silenziosi che nessuno, neppure una persona paranoica come lui, avrebbe potuto sentirli.

Con il cuore impazzito e il respiro anche troppo veloce, cercò di riprendere la calma...almeno parzialmente.

Nonostante il nome lo richiamasse, Leon non aveva certo un cuor di leone, tuttavia, grazie agli Dei, aveva almeno uno spiccato senso di osservazione. Il profumo emanato dal carceriere era inconfondibile. Lo aveva sentito molte volte durante gli ultimi tempi: l'essenza di Rosa della famiglia Von Aber.

Syrilla Von Aber, colei che lo aveva colpito alla locanda, era di sicuro la persona appena entrata.

D'improvviso la porta  fu richiusa. Leon non aveva ancora visto dove fosse, tuttavia, dopo aver ripreso conoscenza, non aveva impiegato che un minuto per costruirlo nella sua mente. Innanzitutto c'era odore di umidità, di stantio; secondariamente c'era quel puzzo di sangue e di piscio tipico delle prigioni. Tutti odori che aveva imparato a conoscere da quando aveva accettato il suo ruolo in quella storia. Tastando il suolo con gli stivali nuovi ormai logori si era accorto di come non fosse regolare. Probabilmente un terriccio misto a ciò che rimaneva di un'antica pavimentazione.

D'improvviso una luce cominciò a filtrare attraverso la benda.

«C-c-chi s-s-s-siete?» domandò tremante «S-siete vo-vo-voi Syril-»

Fu colpito. Un pugno sul volto.

La persona si era avvicinata con una velocità impressionante e si era accostata talmente tanto al prigioniero che alcuni soffici ciuffi toccarono le guance cadaveriche.

«La vera domanda è: chi sei tu?» esordì la voce pacata di una ragazza.

Leon, paralizzato per la paura, non comprese il perché di quella farsa. Si conoscevano da tempo, da un'eternità, tuttavia, capendo che quella messinscena non era altro che una parte della missione, serrò i pugni. «V-v-ve l'ho già-già-già detto! Mi chiamo L-Leon De Lishy e sono un-un-un» deglutì prendendo coraggio «sono un maggiordomo della Casata Di Wintergreen... del regno di Vogel»

Vedendolo tremare come una foglia nel bel mezzo di una tempesta, la ragazza lo colpì una seconda volta. «Perché dovremmo crederti?»

Leon, con entrambe le guance pulsanti, si ricompose sulla sedia. "Contano su di me" pensò "Non posso fallire". Prese coraggio. «Ve-ve l'ho detto. Ho una lettera p-p-per Wolfram da-da-da p-parte di suo padre»

Non vi fu risposta. La ragazza si raddrizzò e sembrò voltarsi nuovamente verso la porta. «Lyam, chiamalo»

Sentendola rivolgersi ad una terza persona, Leon sentì il proprio cuore fermarsi. Da quando era entrato? Perché non aveva mai parlato? Perché non aveva sentito nemmeno il suo respiro o un suo movimento?!

«Hai capito?» domandò lei con disgusto «Chiama subito Bryon»
 

***
 

L'uomo dall'aspetto tenebroso alzò la testa. Leon, davanti a questi, era stato liberato dalla benda; di conseguenza la sua mente fu subito svuotata da ogni macchinazione. Non doveva più immaginarsi cosa potesse succedere, vedeva tutto chiaramente e senza alcun filtro.

L'uomo chiamato Bryon era entrato con velocità e si era seduto davanti a lui con altrettanta foga. Da quel momento in poi, ogni cosa sembrò prendere una piega particolarmente lenta.

Erano in quella posizione da almeno mezz'ora e nessuno dei due sembrava aver voglia di aprire la conversazione. Il maggiordomo era troppo impaurito per poter farlo senza permesso; il secondo al contrario non mostrava alcuna debolezza: guardava il ragazzino con due occhi scarlatti pronti ad inghiottirlo.

Ma Leon non era in quello stato solo ed esclusivamente per il terrore che lo abbracciava. C'era qualcosa in quell'uomo, qualcosa di famigliare. Anzi, per un momento aveva addirittura pensato che potesse essere... "No" si disse ripensandoci. Però, nonostante le minime differenze, Bryon era molto simile al suo padrone. Tuttavia, se i Di Wintergreen avevano sempre uno sguardo gentile e dolce, non si poteva certo dire la stessa cosa per il suo.

Quello sguardo freddo, profondo e tagliente sembrava dire "ti voglio scuoiare qui e ora". Non c'era altra traduzione possibile. Eppure, nonostante quella sensazione di disagio, più scrutava gli occhi dell'uomo, più riusciva a comprendere quanto quelli nascondessero una profonda tristezza inespressa.

«S-signore» esordì Leon «ve-ve-ve lo ripeto... io sono qui per consegnare una lettera a Wolfram, la vostra...il vostro...insomma... al capo»

Nessuna risposta, solo un'alzata arrogante di sopracciglia.

«V-v-v-» strinse le gambe per non farse addosso, prese un profondo respiro e si ricompose «Vi prego, è da parte del mio padrone, Lord Gunter Di Wintergreen»

Bryon lo guardò con freddezza. «Probabilmente i miei sottoposti non ti hanno introdotto questo posto nel migliore dei modi. Dunque, lascia che ti dica almeno dove ti trovi. Ti do il Benvenuto alla Corte della Notte... ecco, ora che le presentazioni sono finite dimmi, come hai detto di chiamarti?»

Quel discorso lasciò Leon con occhi sgranati. Quella voce era stata così calda e profonda; eppure, così tagliente e pericolosa.

Il povero maggiordomo aveva gocce di sudore che scendevano ovunque, alcune erano cadute sulle lunga ciglia e avevano cominciato a dargli decisamente fastidio. 

«Non voglio dovermi ripetere, per favore. Come hai detto di chiamarti?»

«L-l-leon De Lishy, signore»

Ci furono alcuni secondi di silenzio duranti i quali Bryon sembrò ragionare con attenzione su cosa domandare. Infine, vinto da ragionamenti forse troppo contorti, espirò. «Se sei veramente chi dici di essere allora hai conosciuto Loren e Günter Di Wintergreen, dico bene?»

Leon, con la fronte zuppa di sudore, annuì.

«Allora dimmi, quanti membri ha la famiglia?»

«Rispondere alla domanda, signore, mi è difficile» affermò quello senza sbattere più i denti per la paura «Se intende quanti fossero allora la risposta è semplice: quattro»

Sentendo quelle parole, Bryon estrasse un coltello.

Leon negò velocemente con la testa riccioluta. «No no no! Aspettate, aspettate! Se contiamo i due figli, il mio padrone e sua moglie allora allora allora sono sono sono q-q-quattro!»

Bryon si fermò ad ascoltare.

«Tuttavia, di recente ho scoperto esserci una figlia illegittima. E dal mio padrone, Lord Günter, mi è stato chiesto di venire a cercare Wolfram. Dunque, ho pensato che forse...in realtà...le due persone non fossero altro che la stessa...»

Un coltello si ritrovò sotto la sua gola!

Non lo aveva visto! Era stato talmente veloce, i movimenti così rapidi da sembrare invisibili.

«Quindi la lettera è per Wolfram, giusto?» domandò Bryon facendo una leggera pressione sulla pelle.

«S-s-si!» urlò Leon tirando il collo più indietro che poteva.

«Perché è così importante?»

Leon, con il volto rosso e sudato, si tirò ancora più indietro.

«Non ho tutto il giorno» disse l'altro cominciando a penetrare la pelle con la punta seghettata.

«Non non non dirò n-n-niente! Devo solo consegnare questa alla figlia del mio padrone!»

Bryon, sentendo quella risposta, spinse la punta ancora più in profondità e un filo di sangue cominciò a sgorgare. «Dunque sono queste le tue ultime parole?»

Il ragazzo chiuse gli occhi e deglutì. Non rispose.

A quel punto, il carceriere dagli occhi scarlatti si limitò a sorridere e sollevò la lama.


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Ciao a tuttie! Questa è la prima volta che scrivo una storia che non sia una fanfiction... ho tante idee in testa e spero che alla fine possano portare ad una storia godibile.
Se vi interessa ho cominciato a pubblicarla su Wattpad... quindi boh, al massimo ci si vede anche dall'altra parte! :D
Fatemi sapere cosa ne pensate XD 
Ciaooooooo

   
 
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