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Autore: lolloshima    22/01/2023    0 recensioni
Esiste un negozio che alle 00.05 si materializza in un luogo sempre diverso.
Di giorno sembra un negozio normale, frequentato da gente normale.
Ma se una persona alle 24.00 precise spende una certa cifra, ha diritto ad un desiderio.
*
Questa storia partecipa alla challenge #CardsOnTheTable
e alla challenge #ifitbleeds
del Gruppo facebook NonSoloSherlock eventi Multifandom
Genere: Dark, Mistero, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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PROLOGO

Narra una leggenda metropolitana che esista un negozio, aperto 24 ore su 24, che ogni giorno, alle 00.05 si materializza in un luogo diverso. Una Nazione, un continente, una città, sempre completamente diversi.
Di giorno, sembra un negozio come tutti gli altri, frequentato da normali clienti.
Ma se una persona, alle 24.00 precise spende una di queste cifre: 6,66, 66,60 o 666,00, la cassiera offrirà alcune alternative di pagamento: “Carta, contanti o anima?”
Se il cliente decide di pagare con l'anima, gli restano 5 minuti per firmare lo scontrino con il proprio nome.
Se lo farà, ha diritto ad esprimere un desiderio, che dovrà essere proporzionato alla somma pagata.

Se la cifra è 666,00, il cliente può esprimere qualsiasi desiderio.

* * *

PROMPT CAPITOLO 1:

- America
- Fuori città
- Ad X viene affidato qualcosa di importante
- X è una persona appassionata del proprio lavoro

*

Anche quella sera James aveva fatto tardi al lavoro.

Dylan si sarebbe arrabbiato moltissimo. Si arrabbiava sempre quando si tratteneva fino a tardi in ufficio, e trascurava la sua salute e la sua vita privata. Già, Dylan...

La riunione era durata più del previsto, e l'aereo privato aveva dovuto modificare il piano di volo, nel rispetto del traffico in partenza da New York.

James era atterrato nel piccolo aeroporto di Roseburg, nell'Oregon, solo alle undici passate, e così aveva irrimediabilmente perso la cena per festeggiare l'anniversario di matrimonio dei suoi genitori.

D'altra parte, non avrebbe potuto certo disertare quell’importante incontro d’affari per una stupida cena in famiglia.

Anche di questo, Dylan non sarebbe stato contento. Diceva sempre che c'erano cose più importanti della carriera e del denaro, e una di queste era la famiglia. E lui lo sapeva bene, visto che era cresciuto senza una madre e aveva perso il padre troppo presto.

Ma James era pur sempre il proprietario della società che portava il suo nome, oltre ad esserne l'unico amministratore, e certe decisioni spettavano solo a lui.

La Cannon Corporate, società da milioni di dollari, con centinaia di dipendenti e sedi in tutti gli Stati Uniti, era una sua creatura.

L'aveva fondata cinque anni prima, non ancora trentenne, grazie ad un'intuizione geniale nel campo dell'energia alternativa, e da allora era in costante crescita.

Dalla prima sede a Roseburg, sua città natale, dove aveva mosso i suoi primi passi nel campo societario, aveva ben presto trasferito il quartier generale a New York, dove dirigeva l'intera azienda.

Molte persone dipendevano da lui.

Capitava regolarmente che si trattenesse fino a notte fonda in ufficio, e che saltasse i pasti.

I pasti. Ecco un’altra cosa alla quale Dylan teneva particolarmente.

Ti devi nutrire come si deve, non maltrattare il tuo fisico. Se non ti prendi cura tu di te stesso, chi altri può farlo?

Scacciò dalla mente quel triste pensiero. Dylan apparteneva al passato, doveva smetterla di tormentarsi così, erano passati quasi due anni, perdio!

Una volta per tutte doveva rassegnarsi al fatto che Dylan era uscito dalla sua vita e non ne avrebbe mai più fatto parte. Ed era stao proprio lui, a lascialo andare.

Troppe verità, tutte insieme, possono far paura.

Ne era bastata una, di verità. Quella che James nascondeva da troppo tempo, e che Dylan non era pronto a sentire. E così se n'era andato, per sempre, dall’altra parte del mondo, a vivere la sua vita con un'altra persona.

Si impose di non pensarci e si sistemò meglio sul sedile posteriore della Maserati, cercando di guardare attraverso il finestrino. Il buio della notte gli restituì solo l’immagine del suo stesso volto, rigato da mille gocce di pioggia che scorrevano sul vetro.

“Ci mancava anche il temporale, adesso...” brontolò tra sé, mentre toglieva i guanti di pelle e apriva i bottoni del cappotto scuro.

“Carlos, devo rivedere l’agenda per domani” disse distrattamente poco dopo, rivolgendosi al suo autista. “Andremo più tardi in azienda, e dovrò far slittare il volo. Prima è il caso che passi dai miei genitori, per scusarmi, visto che ho disertato la cena per il loro anniversario.”

“Certo, signore, mi sembra una buona idea. Ci penso io.”

“Già li sento. Il Giudice Cannon sentenziare sull’inaffidabilità del suo indegno figlio, e mia madre lamentarsi di essere stata abbandonata dal suo piccolo…”

“Non si preoccupi, capiranno. Potrebbe, signore, magari portare loro un bel regalo.”

Già, il regalo.

Non aveva tempo per mangiare, figurarsi se poteva andare per negozi.

“Carlos... lei per caso se ne intende, di regali?”

“Spiacente, signore, no. Di solito di queste cose se ne occupa mia moglie” rispose sorridendo l'autista.

“Nel mio caso se ne occupa Jennifer.” Si maledisse mentalmente per non aver incaricare la sua assistente di provvedere al regalo nei giorni precedenti.

“E' quasi mezzanotte! Dove diavolo trovo adesso un negozio aperto in questo posto sperduto nel nulla?” estrasse il cellulare, certo di trovarvi ogni risposta.

“Non ci posso credere! Non c'è neppure campo! Non posso pensare di aver trascorso la mia infanzia in un posto tanto arretrato!”

James gettò sconsolato la testa bruna all'indietro.

“Signore, se mi permette... potremmo cercare un market aperto 24 ore”.

“Un market? E cosa mai potrebbe esserci in un supermercato per le emergenze che sia adatto ad un giudice dispotico e ad una snob capricciosa?” sbottò. “Mamma, papà, buon anniversario! Godetevi questa bella confezione di pizza surgelata e questa cesta di carote biologiche!” continuò con una vocina cantilenante, sentendo la frustrazione crescere.

Dylan avrebbe saputo cosa fare. Lui sapeva sempre come toglierlo dai guai. E come fargli vedere uno spiraglio di luce anche nelle situazioni più disperate.

Accidenti, stava ancora pensando a Dylan! Si concentrò di nuovo sul finestrino, oltre al quale c’erano ancora solo buio e pioggia.

“Pensavo piuttosto ad una bottiglia di vino, o ad un liquore” continuò calmo l'autista, incurante del tono sarcastico del suo titolare. “In genere i padri lo apprezzano. E so per certo che ad una signora potrebbe far piacere ricevere un profumo, o qualche infuso particolare”.

“In effetti sarebbe un regalo perfetto per loro due! Un goccetto ogni tanto per sopportare mia madre e una buona tisana per non farsi venire l’ansia a causa di mio padre” ridacchiò James.

“Questo l’ha detto lei, signore” ribattè sorridendo Carlos. “Ad ogni modo è bello vederla ridere, signore. Era da tanto tempo che non capitava.”

Da quando Dylan...

Sbuffò tornando subito serio. “Lascia stare, chiederò in hotel di farmi avere qualcosa per domani...”.

“Come vuole, signore.”

L'auto avanzava nella pioggia e i fari tagliavano il buio della notte. Carlos svoltò in una laterale in direzione dell’hotel. Dopo poche centinaia di metri, nel buio più totale, improvvisamente sul lato destro della carreggiata si materializzò un'insegna che James non aveva mai notato, nonostante fosse già stato varie volte in quella zona.

I mille desideri – Liquori rari e prodotti naturali – Aperto H24”.

“Accosta” ordinò d’istinto. Odiava fare acquisti, e di solito non se ne occupava, per quelle cose c'erano assistenti e domestici. Eppure, era stranamente attratto da quell’insegna e incuriosito dalla incredibile coincidenza. Quel posto faceva proprio al caso suo.

Carlos si fermò poco distante dall'entrata del negozio. “La aspetterò fuori, signore.”

“No, Carlos, è quasi mezzanotte. Ho approfittato di te anche troppo. Vai a casa, il mio hotel è a due passi. Mi farà bene camminare un po'”.

“Ne è sicuro, signore?”

“Sicuro. Piuttosto, chiama l'agenzia. Fammi trovare in camera uno di quei ragazzi...”.

“Certamente. Qualche preferenza?”

“No, nessuna. Basta solo che non sia...”

“Basta che non sia biondo. Lo so, signore.”

Da quando Dylan era uscito dalla sua vita, non era più riuscito ad innamorarsi.

Preferiva pagare le sue avventure sessuali, sfogarsi senza avere alcun legame né alcun coinvolgimento sentimentale.

Ordinava, usava e pagava. Nient'altro.

Ma anche in questo modo, non riusciva più a fare sesso con i ragazzi biondi. Gli ricordavano Dylan. L'ultima volta, era scoppiato a piangere nel bel mezzo di una sessione di dbsm. Il suo partner allora aveva certamente pensato che fosse frutto della sua sadica punizione, e ne era rimasto lusingato. Ma in realtà, vedere quella testa bionda tra le sue gambe e infilare le dita tra i ciuffi morbidi e dorati gli aveva fatto ripensare all'unica persona che aveva mai amato. E che gli aveva spezzato il cuore.

“Altro?”

“Accertati solo che domattina se ne vada prima che mi svegli. Grazie, Carlos.”

“Certamente, come al solito. Troverà i suoi bagagli in camera. Insieme al ragazzo. Verrò a prenderla domani mattina per portarla dai suoi genitori. Ah, la prego, prenda il mio ombrello. Piove. Me lo restituirà domani”.

James afferrò l’elegante ombrello nero che Carlos gli porgeva e scese dall'auto.

Un campanello trillò quando aprì la pesante porta di vetro del negozio.

Quando fu dentro, appoggiò l'ombrello ancor chiuso in un angolo. Non lo aveva neppure aperto, scendendo dalla macchina, per percorrere il breve tragitto che lo separava dall’ingresso del locale. Si scrollò dalle spalle del cappotto alcune gocce di pioggia e passò una mano tra i capelli scuri bagnati.

All'interno, la stanza era molto più ampia e luminosa di quanto ci si poteva aspettare guardando dall’esterno, e i prodotti erano esposti con eleganza e gusto su scaffali di legno chiaro.

All'interno non c'era anima viva. James si guardò intorno, gettando lo sguardo in tutte le corsie.

“Benvenuto” disse alle sue spalle una voce glaciale, che lo fece sussultare.

Dietro ad un ampio bancone, posto davanti all'ingresso, era comparso dal nulla un commesso, molto alto, con capelli biondi e corti e due occhi color ambra incorniciati da un paio di occhiali dalla montatura scura. Indossava un completo elegante e una cravatta gialla, impeccabile. Aveva un aspetto decisamente piacevole.

James era sicuro di non aver visto nessuno, quando era entrato. Evidentemente era proprio stanco, altrimenti avrebbe sicuramente notato un uomo tanto bello. Una targhetta all'altezza del cuore indicava che il ragazzo rispondeva al nome di Kei.

“Buonasera” esordì confuso. “E' aperto?” chiese senza una vera ragione, dal momento che il logo del negozio appariva ovunque e ribadiva, togliendo ogni dubbio, che si trattava di un negozio aperto 24 ore su 24. Oltre al fatto evidente che lui ci era appena entrato.

“Certo signore. Però la avviso che sono le 23.55. Le restano 10 minuti. Desidera?”

James decise di ignorare quella evidente contraddizione, non aveva nessuna voglia di iniziare una conversazione inutile.

“Guardi, farò presto. Vorrei il liquore più costoso che avete. Ah, e anche una confezione di tisane. Roba buona, naturale, mi raccomando. Non le solite cose commerciali.”

“E' nel posto giusto. Ecco.” Sul piano del bancone, tra le mani del commesso, erano comparse una bottiglia di cristallo lavorato a forma di mezza luna, contenente un liquido ambrato, ed una scatola di legno intarsiata. Il coperchio era sollevato e all'interno erano ordinatamente posizionati numerosi sacchettini di yuta colorata. L’aroma che sprigionavano era intenso e piacevole, e invase tutta la stanza.

James non si era neppure accorto che il commesso si fosse spostato. Imputò anche questa stranezza ad una sua distrazione dovuta alla stanchezza.

Ammirò gli oggetti eleganti che gli venivano proposti, e annotò mentalmente di tornare quanto prima in quel negozio, dove i commessi erano tanto efficienti. Ed affascinanti.

“Vanno benissimo, grazie. Me li può incartare?”

“Non vuole sapere il prezzo?”

“No no. Il costo non è un problema per me. Mi dica solo quanto le devo”

“Mi sento in obbligo di avvertirla che questo non è il whisky più caro che abbiamo. Costa 600,00 dollari. Ma è una produzione limitata, imbottigliato esattamente oggi, 50 anni fa...”

Il giorno del matrimonio dei miei genitori.

“Va bene, va bene, non importa” tagliò corto, senza far trasparire il suo stupore per quella incredibile coincidenza.

“...Le tisane costano 64,00 dollari. Le essenze sono estratte da piante che crescono esclusivamente in una piccola zona alle pendici dell'Etna. E' un vulcano che si trova in Sicilia, in Italia.”

La Sicilia, la terra d’origine della famiglia della mamma.

Dylan sarebbe stato affascinato da queste coincidenze, ne avrebbe parlato per ore. Ma Dylan non c'era. Non c'era più.

“Se vuole anche il biglietto, sono altri due dollari” continuò il commesso. “Le faccio presente che è mezzanotte”.

“Le ho detto che va bene, faccia pure” rispose distrattamente, ma quando abbassò lo sguardo, si stupì nel vedere i due pacchetti già confezionati. Un sacchetto di velluto verde con un nastro dorato e una carta pregiata impreziosita da un fiocco di seta rosa.

Una busta color avorio conteneva un cartoncino. Lo estrasse e lesse la dedica vergata in elegante corsivo: “Dalla casualità di un incontro, può cambiare un’intera vita”.

Decisamente ci doveva tornare, in quel market.

Mezzanotte.

“Sono 666,00 dollari. Contanti, carta o... anima?”

“Bella questa... anima! Perchè, c’è chi ne possiede ancora una?” ironizzò James.

“Perfetto signore, come vuole. Ha diritto ad un desiderio.”

Dylan.

Perchè diavolo aveva pensato a lui?

“Come ha detto, scusi?” chiese James, pensando di aver capito male.

“E' mezzanotte, e lei ha speso 666,00 dollari. Può esprimere qualsiasi desiderio.”

Dylan.

Perché era la cosa che desiderava di più al mondo, ecco perché.

“Lei è davvero simpatico, ma sono molto stanco. Vorrei solo pagare a andarmene in camera a finire la mia serata.”

“Prego, firmi qui, per favore”.

Il commesso aveva allungato sul banco una penna d’oro e uno scontrino, che James firmò meccanicamente. Era talmente esausto che non ricordava neppure di avergli consegnato la carta di credito. Una bella serata di sesso estremo era proprio quello che gli ci voleva quella notte. Gli avrebbe conciliato un buon sonno. La mattina dopo doveva ricordarsi di controllare che non ci fossero strani movimenti sul suo conto.

Alzò lo sguardo per salutare, ma Kei non c'era più.

Uscì dal negozio con il sacchetto contenente quei singolari regali e si incamminò lungo la strada buia in direzione del suo hotel.

Era stanco, e gli mancava maledettamente Dylan. Ma almeno aveva smesso di piovere.

Attraversò distrattamente la strada, quando fu assalito da un pensiero improvviso.

L'ombrello di Carlos!

Lo aveva dimenticato nel negozio. E chi avrebbe sentito l'autista, il giorno dopo!

Ancora in mezzo alla strada, tornò repentinamente sui suoi passi, beccandosi una suonata di clacson da un'auto che gli stava passando accanto, proprio nel momento in cui lui aveva inaspettatamente cambiato di direzione.

Imprecò, e con grandi falcate raggiunse di nuovo il negozio.

Era irriconoscibile. L'insegna era spenta, l'unica vetrina era scura e ricoperta da brandelli di pagine di vecchi quotidiani. La porta era sbarrata e impolverata.

James guardò l'orologio. Mezzanotte e sei.

Sembrava impossibile che quella catapecchia abbandonata, fino a pochi minuti prima fosse un negozio caldo e accogliente, ricolmo di prodotti ricercati, e di ogni ben di Dio.

E meno male che era un negozio aperto 24 ore, pensò irritato.

Un'altra seccatura si aggiungeva a quelle del giorno seguente. Avrebbe dovuto ritornare per recuperare l'ombrello di Carlos prima del suo arrivo.

Mentre si lamentava tra sè, alle sue spalle sentì un rumoreggiare crescente. Le poche persone in giro a quell'ora si erano radunate attorno all'incrocio poco distante, e da lontano si sentiva la sirena della polizia che si avvicinava.

Questa serata non finirà mai! Che succede ora?

Cercò di stare il più possibile alla larga dalla piccola folla, ma era impossibile, visto che era costretto ad attraversarla se voleva raggiungere l’hotel.

Non poteva essere più infastidito. I suoi occhi scuri lanciavano saette, era pronto a fulminare chiunque gli si parasse davanti.

Nell'assembramento generale, tra il grigiore confuso di tutte le altre persone immerse nel buio della notte, i suoi occhi furono catturati da un punto di luce. Una chioma bionda.

Il cuore si fermò. Succedeva ogni volta che vedeva una testa chiara, o qualcuno che gli ricordasse Dylan, ma questa volta...

Il sorriso largo, il ciuffo che ricadeva su un lato del volto, la camicia bianca aperta sul petto ampio e muscoloso... era esattamente come lo ricordava, non potevano esserci dubbi.

Dylan!

 
   
 
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