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Autore: Sinden    25/01/2023    2 recensioni
Aggiunta spin-off della storia “La ragazza di Shanghai”
Per Marty la vita a Tokyo sembra essersi messa bene: un posto nella squadra di volley della Toho Academy, progetti, sogni e continue novità.
Solo il cuore non è in pace.
Chi è il protagonista dei suoi desideri, e quale nuovo incontro allontanerà un buon amico da lei?
🎋
Personaggi dell’anime “Holly e Benji”, uso dei nomi anglosassoni.
Nuovi caratteri di mia invenzione.
Liberamente ispirata al mondo di Y. Takahashi.
Presenza di turpiloquio a tratti.
Genere: Azione, Romantico, Sportivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Danny Mellow/Takeshi Sawada, Ed Warner/Ken Wakashimazu, Kojiro Hyuga/Mark
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Le due amiche fecero un piano preciso per il giorno seguente: mentre Marty era a scuola, Maylin avrebbe visitato la città. Poi la ragazza cinese sarebbe andata ad assistere agli allenamenti di  pallavolo, e finalmente avrebbe conosciuto Kibi e le altre, cosa a cui Marty teneva particolarmente.

 

Non vedeva l'ora che i suoi due capitani si incontrassero, anche perchè avevano una personalità simile. Avrebbero potuto odiarsi o starsi simpatiche, era curiosa.

 

Ma soprattutto, non vedeva l'ora che Maylin conoscesse Ed e Mark.

 

Mentre era in macchina con il portiere, che era passato a prenderla di mattina, la giovane irlandese si era improvvisamente preoccupata. 

"Non sono tranquilla all'idea di presentarti May." aveva detto, guardando fuori dal finestrino. "È bellissima...e se ti piace più di me?"

 

"Non fare la sfigata." aveva replicato lui. "Dovresti sapere cosa desidero in una ragazza, ormai."

 

"Cosa?" gli aveva chiesto.

 

"Rispetto, ascolto, gentilezza...e un po' di lussuria." aveva ribattuto sorridendo Ed. "A proposito: non staremo insieme da soli per un bel pezzo. Io sono tornato con i miei, e i tuoi non credo se ne vadano a fare un altro week end lontani tanto presto."

 

"Potremmo andare in un albergo...ehm, sai quegli hotel che avete qui in Giappone...quelli per coppie..." aveva proposto Marty.

 

"I love hotel? Ma tu vuoi scherzare. Non ti porterei in un posto laido come quello per nessun motivo. Poi non mi va che mi vedano." aveva replicato Ed. 

 

"Chi ti dovrebbe vedere?" aveva indagato lei.  

 

"I giornalisti. Io faccio parte delle Nazionale giovanile, sono già finito sulle riviste di settore. Ti immagini se qualcuno mi fotografasse e mettesse la foto di me e te su qualche social?" chiese Ed.

 

"Non tirartela, non sei una celebrità...per ora. Ma a parte questo non ho proposte. Altrimenti addio intimità fra me e te. Ci toccherà aver pazienza..." aveva sospirato Marty. 

 

"Manca poco alla fine della scuola. Cioè, per noi nazionali. Poi andremo in ritiro lontano da Tokyo. Tu non potrai raggiungermi, le lezioni per te proseguiranno. Due mesi e mezzo, ancora." disse Ed. "E poi, lontani. Che seccatura." 

 

"Già. Ci siamo appena messi insieme e subito ci separiamo...Finito il mondiale, che farai?" chiese lei.

 

"Un po' di vacanza a luglio, e poi in agosto dovrei iniziare col professionismo. Se firmo con i Flügels ci sarà il pre-ritiro a Yokohama." disse lui. "Magari a luglio riusciamo ad andarcene da qualche parte, io e te insieme."

 

"Sììì!! Mi piacerebbe un sacco! Al mare?" si entusiasmó la ragazza.

 

"Vorrei tanto portarti a Kamakura, è una città famosa per la statua del Grande Buddha e per i templi shintoisti, ma c'è anche una spiaggia bellissima e il mare turchese. Lì si respira l'essenza del vero Giappone, quello che dovresti conoscere. Mio padre ci ha portati in vacanza diverse volte." spiegó Ed.

 

"Tokyo non ti piace? A volte ho questa impressione." osservó lei.

 

"Tokyo è fin troppo moderna. Non ho nulla contro i grattacieli, anzi, amo le metropoli. Peró con tristezza noto che ora è quasi tutta artificiale. Vogliamo competere con l'Occidente in quanto a tecnologia e innovazione, e ci dimentichiamo di quanto sia bello fare una semplice passeggiata nei boschi.  Per questo mi alleno a Karate in mezzo agli alberi: la Natura mi rilassa e mi ispira." spiegó Ed. "Nello Shintoismo è insegnato che la natura contiene tutte le forze vitali di cui abbiamo bisogno. Ma se le soffochiamo con l'industria, non ci aiutano." 

 

Marty ascoltava, ammirata. "Caspita, che saggezza. Sembri uno di quei monaci tibetani. Bello che tu creda in questo."

 

"Sono su un livello spirituale del tutto superiore al mio. Ho molta ammirazione per loro. Il Tibet è un altro posto che visiterei... e poi la Cina...l'Indonesia, la Cambogia, il Vietnam..." seguitó lui. 

 

"Il Vietnam non mi ispira.  Forse per la faccenda della Guerra. Lo collego a tutti quei morti." replicó Marty. 

 

"...morti provocati dal Governo americano." aggiunse Ed. "Come quelli di Hiroshima e Nagasaki."

 

"Sì, ma anche dai Vietcong...dalle forze comuniste dietro di loro." replicó Marty. "Poi, Ed, ti ricordo Pearl Harbor."

 

"Quello fu un atto d'onore." disse freddamente lui. "Chi si immoló fu un eroe."

 

"A me non è stata spiegata così la Storia." fu la risposta di lei. 

 

"Lo posso immaginare come ti è stata spiegata la storia.  Conosci l'affondamento della corazzata  Indianapolis?" domandó Ed, sbuffando per i troppi semafori rossi.

 

"Era un incrociatore americano. Fu colpito da un sommergibile giapponese con due siluri. Finirono tutti in mare, e molti vennero divorati dagli squali. Questo so." ribattè Marty.

 

"E che fu il capitano del sommergibile giapponese a lanciare l' SOS per i marinai americani non lo sapevi, eh?? Il governo di Washington li lasció affogare e morire in mare...perchè la missione era segreta. L'Indianapolis portava pezzi della bomba di Hiroshima. Dopo averli consegnati, i militari americani divennero merce sacrificabile. Questo è il modo di ragionare dell'Occidente.  Fa guerre, devasta territori, uccide civili, uccide i suoi stessi figli...e per cosa? Per una supremazia mondiale che è solo un'illusione." spiegó Ed.

 

"Sembra di sentire tuo padre.  Certo che ti ha proprio influenzato con i suoi discorsi..." sospiró Marty. "Non diventerai anche tu un razzista?"

 

"Non sono razzista e non lo è mio padre. È solo che vede le cose a modo suo, e delle volte questo è anche il mio modo. Non sono un pupazzo nelle sue mani." disse Ed, seccato. "Ho un mio cervello."

 

"Lo spero, perchè questa mentalità è antiquata e anacronistica. Ieri, quando ero da voi,  non ho potuto fare a meno di sentirmi a disagio. Tua madre è adorabile, ma tuo padre mi tratta come fossi un insetto, anzi peggio.   Avevo giurato di non visitare più la vostra casa, mi hai convinta tu. Ma se questa faccenda prosegue dovremo seriamente parlare, io e te." gli disse Marty. 

 

"Come figlio, devo rispettare mio padre. Almeno finchè vivo con loro. E non c'è nulla di cui parlare, a questo proposito. È così e basta." taglió corto Ed.  

 

Arrivarono al parcheggio della scuola. Ed spense la macchina e subito una selva di occhiate si riversó sulla nuova coppia. Molte ragazze ci rimasero di sale.

 

"Tuo fratello è scappato a Osaka, vero?" continuó Marty. "È scappato perchè non ne poteva più dell'atmosfera a casa vostra."

 

"Non fare commenti sulla mia famiglia." l'ammonì Ed. "So io come comportarmi con i miei."

 

Scesero dal fuoristrada, un po' nervosi uno con l'altro. 

 

"Ci vediamo dopo allora? Ti devo presentare May, ricorda." gli disse Marty. 

 

"Sì, sì." rispose Ed senza voltarsi, poi chiuse la macchina e si allontanó. 

 

Ah che bellezza. 

È solo il quarto giorno che stiamo insieme e già fa lo scocciato.

 

Vide Mark passare, con la cartelletta su una spalla e la solita aria noncurante. 

 

Le venne l'istinto di alzare una mano e chiamarlo, ma si fermó. 

Ed Warner era ancora nei paraggi e Joanne Laughton non aveva allevato una figlia scema.

 

🎋🎋🎋

 

"Ragazze, oggi è una giornata emozionante, per me. Vi presento una persona molto, molto importante nella mia vita." disse più tardi Marty alle compagne di squadra, agli allenamenti. Tutte si erano radunate attorno a lei e Maylin.

 

"Questa è Maylin Sun. È venuta a trovarmi da Shanghai!    È il mio vecchio capitano della squadra di pallavolo della Zhidāo!" annunció, felice. Le atlete guardarono incuriosite la visitatrice cinese. Erano impressionate dalla sua altezza. May superava il metro e ottanta. 

 

"Ciao a tutte, ragazze. Siete una bella squadra." disse in inglese May, perchè tutte capissero. Non parlava una parola di Giapponese, ovviamente. 

 

"...ed è la nuova stella del Sichuan, una squadra professionistica della Chinese Super Volley League. Un grande successo per qualsiasi giocatrice ." raccontó Marty.

 

"Tu sei la strepitosa schiacciatrice di cui ci ha parlato fino allo sfinimento?"  scherzó Kibi. Poi allungó una mano. "Onorata di conoscerti. Sei un fenomeno, ho saputo."

 

"Faccio quel che posso. Tu invece sei a quanto pare un'ottima regista e alzatrice.  Marty dice che sei anche l'anima della squadra." rispose May.

 

"Credo che la tua amica bionda mi abbia rubato il posto. I tifosi l'adorano." replicó Kibi.

 

"Hey May!! Perchè non fai vedere a tutte cosa sai fare? Facci un'azione d'attacco, io provo a ricevere! Magari Kibi puó alzare per te!" esclamó Marty.

 

"Ho indosso i jeans e gli scarponcini, come faccio a saltare secondo te?" le disse May. "Poi non sono un fenomeno da baraccone!" 

 

"Ma alle ragazze serve vedere una professionista.  Clara e Sandy farebbero tesoro di una dimostrazione. Noi abbiamo un po' di problemi con le schiacciate!" la pregó Marty.

 

"Non insistere." s'intromise Kibi. "Se non se la sente, non se la sente. Io riuscirei a giocare anche sui tacchi, ma per altre non è così facile." 

 

Marty colse il sarcasmo. 

Ma Kibi non aveva fatto i conti con Maylin, una che il sarcasmo se lo mangiava a colazione.

 

"Sai fare andare la lingua, tu...ma sai anche giocare?" la provocó May. "Non vorrai fare incazzare un'ospite cinese? Non è una bella idea."

 

"Voi cinesi sapete tessere la seta e allevare grilli. Ma in quanto a tirare fuori gli attributi, non siete altrettanto ...abili. O mi sbaglio?"  continuó Kibi, con un sorrisetto.

 

"Mettiti...in...posizione, lingua lunga." sibiló Maylin. "E alza più che puoi."

Aveva accettato la sfida.

 

Le altre si misero a bordo campo, emozionate da quel che stavano per vedere. L'abilità delle Cinesi nel volley derivava anche dalla loro importante altezza, e l'amica di Marty ne era un ottimo esempio.

 

"Sì!! Dai, io ricevo. Come ai vecchi tempi, May!!" esclamó Marty, correndo dall'altra parte della rete.

 

La ragazza cinese prese la rincorsa e Kibi alzó la palla altissima.

 

"Beccati questa!" gridó May. Saltó più su della rete, molto più su, e colpì con una forza devastante la sfera. 

Si udì un boom!! energico e poi la palla divenne quasi invisibile, tale era la velocità con cui viaggió diretta su Marty. 

La giovane provó il bagher, ma in mezzo secondo si trovò con le natiche a terra e le braccia rosse e doloranti.   

 

"Aaahh..." si lamentó lei. "Non ricordavo più la tua violenza, stronza."

 

Le altre ragazze, Kibi inclusa, erano esterrefatte. Quel genere di azione, così pulita, precisa e travolgente, l'avevano vista solo in TV, durante le partite delle Nazionali.    

 

Decisamente Maylin era su un altro livello.

 

"Così batte una che fa sul serio." disse la giovane cinese. "Non esistono mezze misure nello sport. O dai tutto, o te ne stai a casa. Se proprio devo insegnarvi qualcosa, è questo. Fatene tesoro." 

 

Marty si rialzó e corse ad abbracciare la sua amica.  "Se ti vedesse Nolan, avrebbe un orgasmo!" e rise. "Una come te ci farebbe stravincere." 

 

"Ragazze! Tutte schierate!" urló Kibi alle compagne.

 

Le altre si misero in linea, sotto gli occhi sorpresi di Marty e Maylin.

 

"Inchino." fece Kibi.

Lei e le altre si piegarono nel classico gesto di riverenza giapponese. "Onore a una grande atleta."

 

Marty sorrise e le diede di gomito. "Visto che i Giappo non sono tanto male?" sussurró.

 

"Tutta scena." bisbiglió May. "Non ci casco."

 

Ma si vedeva che era piacevolmente colpita. 

Forse perchè era abituata alla freddezza dei suoi allenatori cinesi, per i quali complimenti e lodi erano solo una ridondante esagerazione, e non si ricordava nemmeno più la sensazione di essere davvero ammirata da qualcuno. In Cina si doveva vincere, e basta, e poi tutte sotto alle docce. 

 

"Hey...qui sono di troppo. Vado sugli spalti, vi lascio allenare in pace." disse infine. Era arrossita. 

 

"Finiamo alle otto. Aspetti lì tutto il tempo?" chiese Marty.

 

"Sì. Così vi osservo e capisco come giocate. Chissà che in futuro non mi sarà utile per una finale mondiale Cina-Giappone." sorrise May.

 

"E tu pensi di entrare in nazionale?" la provocó Marty.

 

"Io??!" rispose May, puntandosi un dito al petto. "Io saró la stella. Se non giochi per entrare in nazionale, giochi per hobby. Segnati anche questa, Yuchi."

   
 
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