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Autore: Doctor Nowhere    17/11/2023    1 recensioni
Uro è un minotauro che si è votato a Nemesi, dea della vendetta, per portare giustizia dovunque lo porti la sua strada.
Un giorno, in una taverna, incontra Amalia, una vecchia barda, che gli propone di accompagnarla in un'importante missione, per salvare una povera donna incapace di trovare conforto e riposo persino nella morte...
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Nella Sala del Trono era ormai quasi calata l’oscurità. Gli ultimi raggi del Sole si riflettevano contro uno spicchio della parete Est sempre più piccolo. Il tempo era agli sgoccioli.

Uro segnò con la spada l’ultima linea sul pavimento. Fece qualche passo indietro. Storse il naso. La bilancia di Nemesi che aveva tracciato era venuta molto peggio di quanto si aspettasse. Storta e asimmetrica.

“C’è da auspicare che la tua dea sia disposta a transigere sulla perfezione formale” disse acida Klitandra. Avviluppò i tentacoli attorno alla statua di Nahor e la trascinò sul piatto di destra.

Uro sbuffò, conficcò la spada al centro della bilancia e si diresse verso Amalia.

La gorgone fece qualche bracciata verso l’alto: “Sei sicuro che funzioni?”

Il minotauro sollevò la cantastorie. Piegò le ginocchia sotto tutto quel peso. “No, per niente” strascicò gli zoccoli verso il simbolo sacro “Ma se mi sbaglio possiamo sempre farci a pezzi fra qualche minuto.” appoggiò la statua, con tutta la cura possibile, accanto a quella del ragazzo.

Trasse un profondo sospiro: “Se per caso dovesse funzionare, però… ci sarà un prezzo da pagare. E quello spetterà a te.”

La gorgone si mise le mani sui fianchi: “Te l’ho già detto. Se significa salvare il mio Nahor, sono disposta a pagarlo. Qualunque esso sia.”

Uro alzò la testa, e incontrò gli occhi luminosi di lei: “E sei disposta a rinunciare alla tua vita?”

La donna-mostro fece una smorfia: “Ai miei occhi, l’eternità di questa vita, se così si può chiamare, non vale un solo giorno di quella di mio figlio”

L’Occhio Indagatore non si era attivato. Era la cosa più vicina a una confessione di pentimento che potesse ottenere. Poteva solo sperare che per Nemesi fosse sufficiente. Il Cavaliere annuì: “Avevo bisogno di sentirmelo ripetere”

Raccolse la sua spada e si posizionò al centro del simbolo, sul fulcro della bilancia, uno zoccolo da una parte, uno dall’altra. Emise un lungo sospiro, sciolse le spalle e rilassò il collo: “Sono pronto.”

La gorgone nuotò nell’aria, a comporre un cerchio sopra la testa del minotauro: “Ripetimi ancora una volta perché dovrebbe funzionare.”

Uro chinò il capo: “Non te lo nascondo, è un’interpretazione che si distacca molto dal canone che mi hanno insegnato, e per questo potrebbe facilmente essere un errore, però…”

La statua di Amalia era voltata nella sua direzione, sul suo volto pietrificato svettava ancora il suo sorrisetto compiaciuto.
“Nemesi dà sempre a ciascuno ciò che si merita. I Cavalieri l’hanno sempre inteso come punizione, ma se avesse anche un altro significato? Se occhio per occhio non valesse solo per strappare e ripagare, se potesse anche voler dire… donare?L’unica cosa di cui sono certo è che, per avere anche solo una minima possibilità di funzionare, deve esserci un pegno, un costo. Nemesi non si muove per niente. Ora, sei pronta?”

Klitandra si accarezzò la tempia “Inizio a sentire i sussurri. Se non funziona, sarò costretta a saltarti addosso in preda alla furia” e si adagiò sul piatto vuoto.

Uro sollevò la spada e protese il braccio sinistro. Da lì non si tornava indietro.

Portò la lama sulla prima vena del braccio e incise un taglio perpendicolare. Il dolore lo travolse e lo fece barcollare per un istante. Un fiotto di sangue sgorgò sul pavimento, sul simbolo della dea della vendetta. Uro strinse forte l’elsa e levò in alto la spada: “Divina Nemesi, che mai ignori il sangue versato, ascolta la mia supplica! Una donna, divenuta un’arma nelle crudeli mani di un Proibito, cerca la redenzione attraverso la tua sacra giustizia!”

Schizzi di sangue gli imbrattarono gli zoccoli e la veste. Uro strinse le labbra: “Ella accetta il tuo giudizio, e offre la sua vita in cambio di quella delle sue vittime. Saggia Nemesi, che dai a ognuno ciò che si merita, riconosci la sua sofferenza!”

L’ultimo raggio del Sole abbandonò la sala. Klitandra digrignò i denti, strinse forte gli occhi, si afferrò la testa con entrambe le mani e si piegò in avanti. Non c’era più tempo!

Il minotauro abbassò la voce: “Ti prego, mia signora. Quando ero nel mio momento più buio, uno dei tuoi servitori ha impedito che io diventassi un mostro. Sono arrivato troppo tardi per fare lo stesso con Klitandra, sono nato troppo tardi per impedire i suoi crimini… ma, se mi aiuti, non sarò giunto troppo tardi per salvarla.”

Alzò lo sguardo. Il braccio della gorgone stretto nella morsa del gioiello d’argento sanguinava. Sulla destra le due statue si ergevano immobili. Una lacrima solcò il volto taurino: “Per salvare tutti loro. Ma io non ho il potere di farlo. Io non posso sciogliere la maledizione di un Proibito. Devi essere tu. Ti prego… ti prego…”

La gorgone emise un grido. Afferrò il pavimento, i muscoli tesi di sofferenza. Il suo volto si contorse in una smorfia che non aveva più nulla di umano. Era troppo tardi? Se lo avesse attaccato… sarebbe riuscito a difendersi, col braccio in quelle condizioni?

La spada si accese di un fuoco bianco e brillante. Non era mai stata così luminosa! Le fiamme si propagarono lungo le linee scavate nel terreno, fino ai due bracci della bilancia, le due statue e Klitandra, e li avvolsero tutti nel loro abbraccio. La luce crebbe, abbagliante e fortissima, e costrinse Uro a chiudere gli occhi.

Un boato scosse la terra, Uro perse l’equilibrio e cadde carponi.

Un urlo furioso risuonò tutto intorno, una voce abissale, tremenda. Il minotauro lasciò cadere la spada e si coprì le orecchie.

Poi, tutto tacque.

Uro si levò sugli zoccoli. Il sangue per terra era sparito, come se non ci fosse mai stato. Si tastò il braccio. Dove si era tagliato la carne, al posto della ferita era impressa a fuoco la bilancia che reggeva un occhio su ogni piatto, simbolo di Nemesi. Ma il dolore era scomparso. Voleva dire… voleva dire…

Dei colpi di tosse, a destra. Due figure si mossero a tentoni nell’oscurità.

“Amalia!” gridò il minotauro.

“Nahor!” chiamò una debole voce di donna. Klitandra!

Era distesa per terra, avvolta nel suo straccio bianco, da cui sporgevano le gambe umane. Il suo respiro era lento, flebile.

Suo figlio corse al suo fianco, si inginocchiò accanto a lei e resse la sua testa “Mamma!”

“Oh, mio dolce Nahor” sospirò lei “Avevo ormai perso le speranze di poter udire ancora la tua voce. Perdonami… per tutto ciò che ti ho fatto…”

Il ragazzo singhiozzò: “Non dire niente, mamma, conserva le forze!”

Lei gli sorrise, poi il suo sguardo si posò sul minotauro: “Grazie, nobile Cavaliere. Grazie”

Uro strascicò uno zoccolo: “In realtà non sono nobile. Sono stato allevato in un orfanotrofio…”

Gli arrivò una gomitata in pieno petto “Stattene zitto, ogni tanto!” sussurrò Amalia.

Klitandra emise un flebile sospiro: “Nahor… adesso dovrò pagare il prezzo per le mie colpe.” gli carezzò il viso “Però sappi che veglierò sempre su di te. Sii libero, figlio mio. Libero, in ogni istante… della tua… vita” la mano ricadde a terra, e la sua testa si rovesciò all’indietro.

“Mamma!” Nahor la strinse forte a sé “Mamma!”

Amalia poggiò una mano sul braccio di Uro “Diamogli un momento da solo”

Uro annuì, e si allontanarono di qualche passo.

“Comunque…” riprese lei: “Sei stato bravo”

Uro si grattò il collo taurino: “Ho solo compiuto la volontà di Nemesi.”

Amalia roteò gli occhi: “E impara ad accettare un complimento, testone!”

Il minotauro incrociò le braccia: “Non farmi pentire di averti riportato in vita, cantastorie.”

La barda scrollò le spalle: “Tecnicamente non sono mai morta, ma è un discorso spinoso” si prese una ciocca di capelli tra le dita “Quindi… hai scoperto se c’era davvero un Proibito dietro alla caduta del regno di Achis?”

Uro sbuffò: “C’era innanzitutto la prepotenza del re. Però sì, nella trasformazione di Klitandra era invischiato il culto di Dagon.”

“Dagon…” la barda si accarezzò il mento “Beh, sappi che non ti libererai di me finché non mi avrai raccontato tutto, nei minimi dettagli”.

Uro sorrise. Beh, avrebbe dovuto prevederlo.

“Scusate…”

I due si voltarono. Nahor era dietro di loro, la testa bassa e le braccia nascoste dietro la schiena “Io… non so bene cosa fare, adesso. Mia madre vi ha ringraziato, Cavaliere, quindi presumo che sia a voi che devo la vita…”

Uro sollevò la mano “Ho solo svolto il mio dovere di servitore di Nemesi. Non mi devi niente.”

Il ragazzo si portò una mano sul cuore “Vi sarò sempre grato, Cavaliere. Consentitemi di presentarmi come si deve, io sono Nahor, del popolo dei Vagabondi.”

Il minotauro chinò il capo: “Io sono Uro, Cavaliere e sacerdote di Nemesi, da Cidonia. E la più grande spina nel fianco che io abbia mai avuto, qui, si chiama Amalia, del culto di Veritas, dell’Impero Saturniano.”

“È un piacere fare la vostra conoscenza” Nahor si morse un labbro: “Perdonatemi, so di dovervi già molto, ma sono costretto a chiedervi un altro favore” fece un passo di lato e indicò il punto dove giaceva Klitandra.

   
 
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