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Autore: Tubo Belmont    15/06/2024    9 recensioni
Una donna con evidenti problemi mentali e uno degli spettri vendicativi più famosi di tutto il Giappone passano una nottata a dare la caccia a Serial Killer morti.
Va tutto bene.
Genere: Generale, Horror, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Etsuko Emiya era quel tipo di persona che amava andare a passeggio, in completa solitudine, per borghi di periferia nebbiosi ed inquietanti. A notte fonda.
Non che dovesse aver troppa paura che un malintenzionato le potesse sbarrare la strada, siccome quest’ultimo si sarebbe trovato di fronte una donna alta, forse anche più del normale, dai lunghi capelli neri che le arrivavano fino alla vita, con due frange d’ebano e lucide come fili d’ossidiana che le scendevano fino ai lati del seno, dal volto ovale dalla pelle dello stesso colore delle carcasse e due enormi occhi enormi rossi come il sangue, dall’aria stanca permanentemente stanca ed una boccuccia dalle labbra sottili piegate in un sorrisetto che tradiva almeno una dozzina di corpi fatti su nella plastica nascosti nel seminterrato.
Persino i peggiori avanzi di galera si sarebbero tenuti alla larga da una creatura simile.
Malgrado il bellissimo viso e il portamento regalmente posato, accentuato dall’elegante vestito bianco ornato di merletti e bottoni dorati, collegato alla lunga gonna nera che quasi strisciava al suolo, a fare pendant con i guanti scuri con cui copriva le mani giunte sotto al petto, l’aura che la circondava la faceva assomigliare in tutto e per tutto ad un fantasma.
E in quella precisa notte senza stelle, tra viali silenziosi dove il rumore dei suoi tacchi riecheggiava nel nulla e con la luce dei lampioni soffocata dalle spesse mani della nebbia, questo fattore era ancora più accentuato.
Eppure… nonostante questo….
Etsuko avanzò per qualche altro metro, per poi abbassare lo sguardo sul marciapiede e allargare appena il sorriso, ricevendo chiaramente alle proprie orecchie il rumore lieve di passi. Altri passi, che si sovrapponevano quasi alla perfezione ai suoi.
Oh… a quanto pare… qualche malintenzionato c’era veramente in giro, questa notte.
E mentre la nebbia si faceva ancora più fitta, quasi assumendo la forma di spettrali tentacoli, che le avvolgevano le braccia, la gonna e i capelli, Etsuko si bloccò di colpo, voltandosi del tutto e puntando lo sguardo vermiglio alle sue spalle.
I passi si fermarono
“Mi auguro di non aver interrotto nulla, mia cara.” La sua voce era suadente. Tanto da poter mettere a dormire un Oni particolarmente violento.
Un sospiro terrificante – e palesemente rassegnato – si palesò dal mare di nebbia.
Mentre, inesorabilmente, una figura umanoide ne emergeva dai candidi abissi, avanzando con lentezza.
La prima cosa notabile era l’elegante soprabito scuro, lercio di macchie nere e dalla non esattamente precisata origine.
Poi si notava il colore della pelle grigia e solcata da venature violacee del volto, su cui scendevano alcune frange dei lunghi e umidi capelli neri e dove stavano incastonati due occhi azzurri così chiari da tendere al bianco, e dove la bocca era celata da una mascherina medica, sporca a sua volta.
In conclusione, si notavano le comicamente larghe cesoie per potare la siepe, tenute dalla mano destra – la sinistra era celata in una tasca dell’abito – e puntate, per fortuna, verso il basso.
Forse non ancora per molto pensò la giovane donna, incrociando le braccia sotto al seno e guardando con un miscuglio di soddisfazione e dolcezza la nuova arrivata.
“… tu che dici?” sibilò una voce infastidita da sotto la mascherina, mentre gli occhi della sua proprietaria diventavano fessure irritate e le cesoie arrugginite scattavano più volte, tagliando l’aria.
“Sembri stressata questa sera. Più del solito quando mi vedi, intendo.”
“MI PARE OVVIO.” Esclamò la donna, puntandola con l’arma “stavo andando a spaventare un manipolo di mocciosi che hanno avuto LA BELLISSIMA IDEA di mettersi a giocare a quest’ora CON QUESTA CAZZO DI NEBBIA. Cosa succederebbe se passasse un qualche pirata della strada? I genitori dove diavolo sono!?” si passò una mano dalle dita avvolte da cerotti sulla faccia “e ovviamente… la più DIVINA delle rompicoglioni di tutto il Giappone doveva venire a sbarrarmi la strada!”
“Awe… amo quando dimostri il tuo affetto nei confronti degli umani, Kuchi-chan!”
Etsuko chiuse gli occhi e ridacchiò come una bambina, portandosi una mano alla bocca, per poi tornare a guardare la donna mascherata con il suo sorriso inquietante, scrutandola dall’alto verso il basso.
La donna mascherata le arrivava appena appena al petto.
Come se non bastasse, sentì anche un cazzo brivido lungo la schiena.
Porca miseria… con quell’altezza, quegli occhi e quell’espressione da psicopatica, era difficile distinguere QUALE DELLE DUE fosse l’effettivo fantasma.
“Non mi fai la tua domanda, Kuchi-chan?” domandò con il tono di una mocciosa del cazzo Etsuko, inclinando appena la testa di lato e portandosi le mani dietro la schiena “Sai quanto ci tengo a vedere quel tuo bel faccino tutto imbarazzato quando ti rispondo ‘se mi dai un bacio, te lo dico.’ ”
La Kuchisake-Onna era uno degli spettri più antichi, spaventosi e pericolosi del Paese.
E per questo non dovrebbe né arrossire né digrignare rumorosamente i denti per l’imbarazzo.
Fece entrambe le cose.
“Si può sapere che cazzo vuoi oggi!?” domandò aggressiva, fulminandola con lo sguardo.
Da quando quella completa scellerata l’aveva scoperta – anche se, doveva ammetterlo, al colpa per lo più era sua (ma perché doveva prendere PROPRIO quella via, quel giorno?) – la sua placida vita da fantasma vendicativo era stata totalmente scombussolata: da quando si conoscevano, quella maledetta investigatrice privata aveva cominciato a perseguitarla, chiedendole di darle una mano in tutti quei casi che comprendessero situazioni al di fuori della normalità. O anche presunti casi, che alla fine si rivelavano soltanto uno stalker o due con particolari abilità nel risultare inquietanti.
Ma che diavolo… era un fantasma! Che c’entrava lei con sparizioni e situazioni ai confini della realtà? Una donna morta tornata come spettro vendicativo non ci azzeccava nulla con un fottuto omicidio rituale! O con una branca della Yakuza che trova particolarmente interessante il collezionismo di oggetti maledetti. Trovava questo tipo di coinvolgimento nei misteri del Giappone da parte di quell’altra donna un po’ razzista.
Lo giuro. Se è un’altra delle tue dannatissime stronzate…
Etsuko chiuse gli occhi, batté le mani vicino al viso e inclinò la testa di lato “Si tratta di un serial killer!”
“Addio.” Kuchisake le aveva già voltato le spalle, ficcato una mano in tasca e fatto un saluto con quella che reggeva le cesoie, avviandosi verso la parte opposta della strada.
“ASPETTA!” esclamò l’investigatrice, preoccupata, sollevando la mano verso l’altra “È-è un caso di estrema importanza! Ho assolutamente bisogno di protezione e chi può essere meglio per proteggermi di uno Spirito Maledetto?”
“Stammi a sentire, spilungona” il fantasma era scomparso per poi riapparire a pochissimi centimetri dal viso dell’altra donna, con un dito alzato e l’espressione di chi sta per sculacciare una mocciosa che fa i capricci “primo: Spirito Vendicativo, non Maledetto” proprio non ne voleva sapere di entrargli in testa “secondo, non sono una guardia del corpo. Sono una ONRYO! Non mi va di fare la bambinaia ad una psicopatica che entra per sport nelle case di un palese squartatore di more per poi rischiare di ritrovarsi le cervella spalmate sul muro d’entrata!”
“Oh andiamo…” mormorò Etsuko, mogia “è successo solo una volta! Non avevo visto lo spago a terra…”
“Inoltre, le questioni dei viventi non m’interessano, e lo sai benissimo.”
“M-ma se uccidi un sacco di uomini viventi!”
“Ho degli standard. Uccido solo chi merita di morire.”
“E un serial killer non è abbastanza meritevole delle tue adorabili forbici mortali, Kuchi-baka?”
“Le tue lusinghe non attaccano con me, stronza” un po’ sì “Senti… non siamo diverse, ok? Tu mandi al gabbio i mascalzoni, io all’Inferno. Però non posso aiutarti ogni dannatissima volta che la tua palese vena suicida emerge! Scommetto che questo pazzo prende di mira solo le tipe di bell’aspetto e coi capelli neri, vero? Lo fa?”
L’investigatrice non rispose, guardando verso destra.
“LO FA?”
“… L-lo fa…”
Kuchisake si passò una mano sul viso, sospirando esasperata “Ma perché non potevi dedicarti ad un mestiere più sicuro? Tipo andare a giocare a campana sulle piste d’atterraggio degli aeroplani?”
A quella frase, Etsuko tornò a sorridere, socchiudendo appena gli occhi “… ti preoccupi per me?”
“IO MI PREOCCUPO PER ME! Per la mia immagine!” s’affrettò a ruggire lo spettro. Era morta da parecchi anni, ma per qualche motivo le sue guance potevano ancora colorarsi di porpora “Hai idea di quanto sia imbarazzante? Hanako-san non la smette di dire che ‘formiamo una bella coppia’ e quello stronzo di Aka-Manto mi tratta come se fossi il cazzo di animale da compagnia di un’umana.” Aprì e chiuse le cesoie in una rapida sequenza. Decisamente utili in mancanza di palline anti-stress “E non farmi ripetere quello che mi dice Kashima-Reiko… fottuta infoiata che non è altro, sempre a pensare a… a…” fece cadere l’oggetto che aveva in mano e soffocò un urletto imbarazzato tra le mani, che ora le coprivano tutto il volto.
S’inginocchiò a terra, piagnucolando impercettibilmente.
Wow, pensò Etsuko, la non-vita di un fantasma… non era poi così diversa da quella di un essere umano.
“… allora perché non ti sei mai rifiutata di accompagnarmi? Nemmeno la prima volta che lo hai fatto?” domandò con finto sospetto, piegando le gambe e ponendosi alla stessa altezza dell’interlocutrice.
“Perché sei una dannatissima stronza, ecco tutto.” Sibilò Kuchisake, raccogliendo le cesoie “una strega che mi ha sicuramente fatto una specie di maledizione. E che per qualche motivo, se dovessi andare a metterti nei casini da sola e a morire in un cazzo di buco, mi sentirei pure in colpa…!”
Senza che se ne accorgesse, la spilungona si era piegata in avanti. I loro nasi si stavano sfiorando.
Razza di…
Arrossì di nuovo.
“Dunque… mi accompagnerai lo stesso?” domandò innocentemente la donna, sorridente.
“… cambierebbe qualcosa?” sbuffò sconfitta l’altra, allontanandosi bruscamente e facendo rimbalzare le cesoie in una mano “ormai la mia immagine da spettro spaventoso è rovinata comunque…”
“Grazie!” esclamò Etsuko, tutta contenta – con Kuchisake che aveva così tanta voglia di sparecchiargli la faccia con una testata – per poi avviarsi dalla parte opposta da cui era arrivato il fantasma.
“Dunque… dove si trova il ‘cattivo’?”
“Oh, e qui.”
“… qui?”
Kuchisake si bloccò, guardando le spalle dell’investigatrice, fermatasi a sua volta.
Rimasero in silenzio per qualche secondo.
“Oh, ti ho spaventata?” l’umana si voltò, sorridendo smagliante “No tranquilla, non sei tu.”
Giuro che uno di questi giorni ti allungo il collo come quello di una gallina.
“Ma possiamo considerare il nostro incontrarci nello stesso luogo dove si trova anche il nostro ‘bersaglio’ un autentico esempio di fortuna, inoltre” all’improvviso, la voce di Etsuko si fece molto più sinistra. E il fantasma sentì quello stesso brivido di poco tempo prima “questo caso potrebbe avere molto più a che fare con te di quanto pensi, in un certo senso” sorrideva ancora, mentre parlava con quella voce non più suadente, ma grave come quella di una narratrice di storie dell’orrore.
Il fantasma scosse la testa, riprendendosi da quel momento di angoscia.
“Con questo esattamente intendi che…?”
“Ecco vedi: questo serial killer… è morto cinque anni fa.”
 
“Wow. Un Serial Killer fantasma. Sul serio. ”
“Già.”
“Quindi adesso… hai deciso di rompere il cazzo pure a quelli trapassati?”
“Esatto!”
“… Devi trovarti un hobby diverso.”
Lo spettro non aveva mai percepito nulla di strano.
Ok, era anche vero che si trovasse in quel paesino di periferia da poche settimane, ma se uno spettro malvagio in grado di uccidere la gente in modo così brutale era in circolazione, se ne sarebbe dovuta accorgere. I suoi simili si lasciano dietro le tracce di ogni singolo atto che compiono sul mondo dei viventi, ma questo stronzo era veramente bravo a nascondere le proprie.
Indubbiamente derivava dal fatto che fosse stato beccato come un imbecille quando ancora era in vita (forse far fuori le tue vittime e nascondere nel laghetto di un parco pubblico e piuttosto frequentato non era stata la sua idea più… intelligente, ecco. Ma cosa ne sapeva lei, d’altronde).
Detto questo, quel parco pubblico era uscito fuori da un film di Ju-On: superato un torii dalla vernice rossa increspata e rovinata, le piante avvolgevano come una scura recinzione un estesissimo prato verde, chiazzato in modo non omogeneo da almeno otto piccoli specchi d’acqua che ricordavano gli schizzi sulla tela di un pittore, recintati da una bassa ringhiera nera. sul prato, più di preciso attorno al largo laghetto centrale, c’erano diverse e graziose panchine, un paio di scivoli, un’altalena e qualche dondolo a forma di anatroccolo. Al centro del laghetto, su di un piccolo isolotto pieno di fiori colorati e lunghi fili d’erba, sorgeva un piccolo santuario di legno verde, sorvegliato da una coppia di volpi di pietra..
Il ‘Parchetto delle Anatre’ era famoso per ospitare una gran varietà di quegli animali. E tuttavia, di quegli stessi non vi era la minima traccia quella notte. Forse si erano nascoste dopo aver percepito l’arrivo di Kuchisake. O forse il motivo era un altro. Restava il fatto che, come sempre, un luogo che dovrebbe ospitare la vita, visto così tetro e silenzioso e con la consapevolezza di quali orribili crimini fossero stati commessi al suo interno, faceva correre un lunghissimo brivido lungo la schiena.
Un altro, durante tutta quella serata.
Questa me la paghi, Etsu-baka.
 “Ma nel caso dovessi finire in fondo a quello” il fantasma indicò il lago “c’è qualcuno che sa dove ti trovi?”
Pronto? Sì! sono io! No guarda, sono qui con la mia amica fantasma per ammazzare un altro fantasma, che non è mio amico. Non dovessi tornare, sai dove trovarmi.” Abbassò la cornetta immaginaria e si voltò verso Kuchisake, sorridente.
Quell’altra alzò gli occhi al cielo e tornò a guardare il lago “Ok, ok, va bene, ho capito…” si portò le cesoie sulla spalla “Innanzitutto, come pensi di essere sicura che si presenterà qui?”
“Ho provveduto a tutto!” esclamò l’investigatrice privata, tirando fuori una… radiolina?
“E quella da dove…?”
Etsuko appoggiò lo strumento in terra e premette sul pulsante di avvio. Subito, una registrazione in loop degli schiamazzi dei bambini spezzò il silenzio della notte.
La cosa non contribuì nel rendere l’atmosfera del parco più rassicurante.
“In questo modo, sicuramente verrà fuori a chiedersi chi diavolo è che rompe i coglioni a quest’ora della notte.” Spiegò l’umana, tutta esaltata “Poi ovviamente, appena vedrà che ci sono due ‘ignare e giovani ragazze’ , si sfregherà le mani da assassino e non perderà tempo ad attaccarci.”
“Se non altro usi entrambe come esca…” Kuchisake sbuffò, giocherellando con le sue cesoie “poi fammi indovinare: vuoi che me ne occupi io, giusto?”
I fantasmi non possono morire, ovviamente. Ma capita che si scontrino tra loro ed è possibile che, se le due entità sono abbastanza violente, una delle due possa annientare il corpo spirituale dell’altro, facendolo smettere di esistere per sempre.
Il rischio di fare quella finaccia non la spaventava: si trattava pur sempre della Kuchisake-Onna, dopo tutto.
“uhm… non esattamente.”
Quella frase sorprese lo spettro, che si voltò verso la compagna. Inarcò un sopracciglio, vedendo che adesso quella reggeva tra l’indice e il medio della mano destra un rettangolo di carta rossa, su cui erano riportati dei kainji scuri che non aveva mai visto prima.
“Questo me lo ha dato una mia conoscente” La guardò con un sorrisetto furbo “conosco un sacco di gente interessante, da quando mi occupo di questi casi!”
Kuchisake, che non aveva mai visto un amuleto simile nemmeno nelle mani dei medium più famosi, lo puntò con il dito guantato di nero “che diavolo è quello?”
“Ecco… si tratta di un sigillo che, applicato al corpo di uno spettro, lo annienta direttamente senza che siano necessarie ferite spirituali. Ma non è questo il bello” Etsuko prese l’oggetto con due mani, osservandolo intensamente mentre un’ombra scura calava sul suo volto “l’amuleto distrugge il corpo spettrale… ma non l’anima. Questa viene imprigionata all’interno di un infinito limbo infernale e senza uscita, dove sperimenterà diversi tipi di morte. Per l’eternità. Ed è esattamente dove ho intenzione di far finire lo spettro del ‘Nutri-Anatre’.” Si voltò verso la compagna “Ovviamente, devo mettermi un secondo a prepararlo con qualche rituale – trovato su internet – perciò ti ho chiamata per coprirmi le spalle. È mono uso, e se manco l’obbiettivo è finita.”
Kuchisake la guardò, sbattendo le palpebre esterrefatta.
Guardò poi l’oggetto nelle sue mani con più angoscia rispetto a prima.
“H-hai intenzione di usare qualcosa di simile per un fantasma come quello?” domandò lo spettro, con voce tremante.
Quanto Etsuko si voltò verso di lei, non stava sorridendo. Le ombre ricoprivano la parte superiore del suo volto, e gli occhi sanguigni s’illuminavano in mezzo al buio come quelli di un predatore. La bocca una linea dura e retta “Un maiale che toglie ai bambini le proprie madri e padri e ai genitori i propria figli… non merita Paradiso, o Inferno. Nemmeno il nulla assoluto. Persino la sua condanna a morte sarebbe stata una fine troppo dignitosa per un uomo simile. Visto che si divertiva così tanto a terminare la vita di persone innocenti, la sua terminerà e ricomincerà in eterno. Per il resto del nulla che lo attende.”
Kuchisake rabbrividì “M-ma scusami…” deglutì a vuoto “E… e allora io cosa…?”
Per tutta risposta, Etsuko le schiacciò il naso nascosto dalla maschera con un dito, sorridendo pacatamente “Tu non ammazzi persone innocenti, mi pare?”
“Questo non cambia che-”
“E mi stai simpatica.” La interruppe quell’altra, allontanandosi ridacchiando “Inoltre, dovresti già averlo capito prima, mia cara Kuchi-chan: io sono la regina degli ipocriti.”
Aveva provato a studiarla, per tutto il tempo che si conoscevano. A capire che cosa si nascondesse dietro a quel sorriso da dea. Da dea, perché oltre a renderla ancora più bella di cime già era – Kuchisake si morse la lingua - quel sorriso ricordava lo stesso di una creatura così tanto più superiore e potente di qualsiasi altro insetto presente sulla faccia della Terra.
Esattamente come quello di una creatura divina.
Si diceva che i fantasmi potessero comprendere segreti che gli umani non comprendevano… ma i fantasmi stessi erano umani un tempo, giusto? E quella donna era uno di quei segreti che avrebbe dovuto comprendere, ma che forse non avrebbe mai compreso.
La intrigava e inquietava allo stesso tempo.
E forse era anche questo il motivo per cui continuava a starle attaccata al culo.
Ma non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, sicuramente non in sua presenza.
“Sei… veramente strana, spilungona.” Mormorò lo spettro, portandosi le cesoie sulle spalle.
Ufufu… ci provo.”
Un improvviso schiamazzare di anatroccoli attirò la loro attenzione, interrompendo il momento.
Quando voltarono lo sguardo in direzione del suono, videro una mamma anatra con il suo seguito di pulcini che attraversava il praticello umido.
Scena adorabile, non fosse stato per un unico particolare.
“Kuchisake…”
“Lo vedo.”
Ogni singolo animale era stato decapitato.
Il sangue gocciolava dal moncone del collo sull’erba.
Eppure muovevano tutti le zampette come se quello non fosse un problema.
E tuttavia… quegli schiamazzi non potevano certo arrivare da colli senza testa: guardandosi intorno, videro gli specchi d’acqua increspati dalla presenza di altri animali, coi corpi in avanzato stato di decomposizione  e sangue nero come la pece che usciva dagli occhi vitrei, dal becco starnazzante e da alcune ferite presenti sul corpo piumato, intente a nuotare in circolo dementi.
Lo starnazzare coprì le voci registrate.
“… penso manchi poco.” Mormorò lo spettro, mettendosi in guardia.
“No, adorabile Kuchi-chan.” rispose l’investigatrice, avvicinandosi alla compagna “Lui è già qui.”
Una larga e altissima ombra alle loro spalle, in tutta risposta, sollevò il manico marcio di un’ascia da pompiere, calandola pesantemente su di loro.
“GIU’!” gridò Kuchisake, che si era voltata appena in tempo accorgendosi del pericolo, spingendo l’altra donna verso il basso. La lama dell’ascia le sfiorò il braccio, procurandole una ferita fortunatamente non troppo profonda. Il sangue nero zampillò sul prato, mentre lei masticava una bestemmia.
Fortunatamente Etsuko non era rimasta ferita.
Atterrarono sulle natiche, ed insieme sollevarono lo sguardo verso il loro imponente assalitore: alto più di due metri, con in mano una gigantesca ascia da pompiere di dimensioni comiche esattamente come le forbici di Kuchisake, indossante un abito da operaio con bretelle e pantaloni sporchi di olio scuro e due stivaloni lucidati di nero, il Nutri-Anatre, il serial killer rovina famiglie, aveva fatto la sua apparizione.
O perlomeno, il suo fantasma lo aveva fatto.
L’essere restituì lo sguardo delle due donne, guardandole dall’alto, da dietro la larga maschera di gomma d’anatra sorridente. La caricaturale dentatura umana dentro al becco che formava quel ghigno allucinato faceva colare un liquido nero e maleodorante dalle sue fessure, così come lo stesso materiale non identificato colava dagli occhi neri del travestimento.
Il tempo di renderle partecipi della suo ‘meraviglioso aspetto’, poi il Nutri-Anatre rilasciò un aberrante suono che era un miscuglio tra una risata e lo starnazzare di un uccello morente, afferrando l’arma a bimane e caricando un nuovo attacco, dall’alto.
Fu Kuchisake a scattare in piedi, ponendo per traverso le proprie cesoie e bloccando il colpo del nemico, detonando un piccolo scoppio di scintille “Spilungona! Se devi fare quel cazzo di rito CONSIGLIO VIVAMENTE DI FARLO ADESSO!”
Liberò le cesoie dall’arma del nemico, spingendolo lontano. Quello barcollò appena all’indietro, ma si rimise subito in guardia. Ripartì all’attacco con un altro starnazzo, incrociando la propria lama con quelle dell’altro spettro. Un’esplosione di scintille illuminò la notte per un microsecondo.
Con il sottofondo dei versi delle altre anatre cadaveriche, i due fantasmi si fecero battaglia senza esclusione di colpi: metallo arrugginito contro metallo insanguinato, scintille e schizzi neri come la pece s’incontrarono sull’erba, mentre sempre più tagli sanguinanti e lacerazioni apparivano sull’abbigliamento dei due mostri.
Ma questo non era altro che una piccola scazzottata per un fantasma come lei: in un certo senso, chi aveva davanti non era altro che uno stupido moccioso. E non era nemmeno il primo spettro violento che incontrava ed affrontava: prima che diventassero amici, lei ed Aka-Manto si erano scontrati per una notte intera.
Ed il suo corpo spirituale aveva portato molte più ferite rispetto a quei taglietti.
Il Nutri-anatre, a differenza sua, era già ricoperto di tagli terribili su tutto il corpo. Sembrava un palloncino pieno d’acqua a cui erano stati applicati una serie di fori, con tutto il liquido all’interno del suo corpo che ora stava colando a terra.
Doveva riconoscergli una cosa, però: il pezzo di merda era tenace.
Sembrava che la sua volontà di farla a pezzi con quell’ascia superasse il ‘dolore’ provato in quel momento.
E dopo ogni attacco, che si faceva man mano sempre più brutale e rabbioso, aumentava anche l’intensità nei suoi starnazzi umanoidi.
La prova decisiva che no, quella non sarebbe stata una nottata breve, arrivò quando Kuchisake, dopo aver aperto lo stomaco del nemico facendo vomitare le sue budella al suolo, se lo vide correre incontro come un fottuto rinoceronte zombie, ignaro di qualsivoglia tipo di dolore stesse provando al momento.  
La donna mascherata masticò una bestemmia colorita sollevò la mano disarmata per bloccare l’attacco dell’ascia, la cui lama lacerò la pelle in profondità. Fece fronte al dolore bruciante e strinse la presa sull’arma nemica, per poi fare lo stesso con il manico delle cesoie e facendole scattare in avanti, facendo sparire entrambe le lame nel collo del nemico per metà. L’essere muggì baritono, portandosi una mano alla zona ferita – questo l’hai sentito eh, brutto bastardo? – per poi essere centrato in pieno stomaco da una pedata della donna, che lo aveva attaccato non appena aveva liberato le lame arrugginite dal corpo nemico.
Il Nutri-Anatre barcollò all’indietro fino alla riva del lago.
Per poi inciampare all’indietro e finirci dentro.
Mentre lo schizzo d’acqua si abbassava, Kuchisake si voltò verso la compagna con un’espressione esasperata “ABBIAMO FINITO QUA!?”
Sgranò gli occhi, scoprendola inginocchiata a terra, con il cellulare in mano alzato verso l’alto e il talismano rosso davanti a lei “Non mi ricordo una frase particolare… sto cercando su internet, ma non sembra esserci campo...”
La donna fantasma stava per alzarla da terra a suon d’insulti, ma il rumore di qualcosa di grosso che emergeva dall’acqua la distrasse. Voltandosi, vide il gigante sbudellato ricoperto d’acqua e sangue, che reggeva in una mano il manico della propria ascia, e nell’altra… un cartello di ‘diritto alla precedenza’?
“… ma che ci butta lì dentro la gente?” gli umani la sconvolgevano davvero, alle volte.
Mentre lei si poneva legittime domande, però, il nemico sollevò il triangolo di metallo sopra la propria testa e lo scagliò in avanti come una palla da bowling. Notando la traiettoria del cartello, il fantasma sgranò gli occhi e si buttò verso Etsuko, ancora distratta dal cellulare. Il segnale – quello di ferro – penetrò nella sua schiena, uscendo con la punta dall’altra parte e bagnando di sangue il vestito candido dell’investigatrice. Kuchisake tossicchiò sangue che le sporcò la mascherina.
“Oh! Adesso ho segnale!” esclamò l’altra, senza rendersi conto della donna agonizzante lì a fianco.
Sei veramente la regina di tutte le puttane…” sibilò Kuchisake, fumante di rabbia, mentre estraeva con un rumore scalpicciante e carnoso il cartello dal proprio corpo.
Il Nutri-anatre intanto scavalcò la piccola recinzione del lago, per poi ripartire all’attacco sollevando l’ascia sopra la propria testa. Lo stesso fece l’altro fantasma, puntando le proprie lame verso sinistra. Lo scontro che ne seguì generò un’onda d’urto che mosse qualche filo d’erba e l’acqua dei laghetti. Forse a causa dell’ultimo attacco, tuttavia, Kuchisake sentì le proprie gambe che venivano a mancare e si ritrovò a barcollare appena in avanti. Cosa di cui il killer s’approfittò, sferrando una poderosissima ginocchiata in mezzo alla nuova ferita aperta nel corpo della donna.
Quella sgranò gli occhi, mentre il suo corpo si alzava appena da terra, per poi essere colpito dall’alto verso il basso dal manico dell’ascia, che la fece schiantare al suolo.
Kuchisake, dolorante, fece per risollevarsi e afferrare le cesoie, cadute a poca distanza dalla sua testa dopo quella violenta sequenza di attacchi, ma non riuscì a fare molto: lo stivale del Killer le schiacciò la testa, bloccandogliela sull’erba. Con l’altro piede, invece, calciò lontano le cesoie.
Figlio di puttana! Bastardo!
Lo spettro tentò più che poteva di liberarsi, senza riscontrare troppo successo. Quel maledetto gigante era estremamente più forte di lei… o almeno questo era ciò che voleva credere. In verità, era tutta colpa di quell’altra maledetta stronza: non si fosse gettata per bloccare quel maledetto segnale stradale, sicuramente gli avrebbe fatto il culo.
Dannazione… sarebbe davvero sparita dando ragione ad Aka-Manto?
Mentre il gigante sollevava l’ascia, non sentì la voce nota che la chiamava con preoccupazione. Si accorse di quello che stava succedendo solo quando, dopo aver percepito il peso del piede del nemico abbandonarle la testa, sollevò lo sguardo incontrando il corpo minuto dell’umana che spingeva lontano quello del Nutri-anatre, dando prova di una forza che non pensava avesse.
“Etsu…”
Si sollevò da terra tremante, afferrando le cesoie da terra.
“ETSUKOOOOO!!” il suo insulto si tramutò in un grido disperato.
Intanto, l’ascia del Nutri-Anatre, che si era liberato della debole presa della donna, sfondava la schiena della sua compagna.
Etsuko Emiya, con un muto urlo, cadde in avanti, dopo che quello aveva liberato l’arma con una poderosa pedata contro di lei.
Persino mentre moriva, la sua eleganza risultava quella di una principessa venuta da un’altra epoca.
Con occhi sgranati ed un rinnovato vigore portato dall’odio, dalla rabbia e dalla disperazione, Kuchisake scattò verso il nemico prima che questo potesse voltarsi verso di lei. Gli salì sulle spalle e, con tutto il furore che aveva in corpo, tempestò il suo collo e gli incavi delle sue spalle di pugnalate. Ad ogni colpo gridò, mentre il sangue volava e sporcava ogni angolo del suo corpo, coprendole persino gli occhi spiritati. Il Nutri-anatre s’inginocchiò a terra, cominciando a cadere di schiena.
Lo spettro saltò giù appena in tempo, prima che il colosso rovinasse a terra.
Si ripulì il volto e prese dei rapidi respiri, ma solo per poco.
Partì alla volta del corpo dell’investigatrice, riversa a terra di pancia con un enorme buco gorgogliante in mezzo alla schiena.
“E-Ets-” abbandonò le forbici e s’inginocchiò davanti a lei, alzandola da terra e girandola verso di se “No… no, no, no… non farmi queste cazzate, per favore…”
La donna, debolmente, aprì gli occhi. Un rivoletto di sangue le scendeva sul lato sinistro del mendo “Kuchi-baka…?”
“Sono qui! Sono qui” esclamò speranzosa Kuchisake, tenendole la testa tra le mani “Sei… sei una stupida! Non sarei mai potuta rimanere distrutta in uno scontro simile! Imbecille… che diavolo ti è saltato in mente…”
L’altra sorrise dolcemente, alzando debolmente la mano verso di lei e passandole un dito sugli occhi “N-non… non pensavo che i fantasmi potessero anche piangere lacrime normali… ho letto che piangono solo sangue…”
“Idiota… stupida nerd che non sei altro…!”
L’investigatrice tossì, vomitando sangue.
“Etsuko!”
“M-mi dispiace… guarda come sei ridotta…” la mano della donna scivolò dalla guancia dello spettro, che cominciò a negare l’evidenza con tutte le forze che aveva “… non avrei mai… dovuto… coinvolgerti…”
Chiuse gli occhi.
E la sua pelle divenne gelida.
“… non prendermi per il culo…” la scosse piano. Poi più violentemente “NON DIRE CAZZATE! NON PUOI LASCIARMI COSI’! P-perché… perché devi sempre trovare un nuovo modo per farmi star male… non ti è bastato farmi…” appoggiò il capo sul seno della donna, singhiozzando “… idiota… potevi almeno aspettare che te lo dicessi…”
Nel frattempo, il Nutri-anatre si stava risollevando da terra. Nonostante le ferite, nonostante il sangue che zampillava ovunque come l’acqua da una tubatura idraulica guasta, quel bastardo ancora scalciava. Kuchisake lo percepì, perché strinse l’impugnatura delle sue cesoie con tanta forza da farsi addirittura male.
“Maledetto… BASTAR-” si alzò di scatto, ma l’ascia fu più rapida di lei.
La mano che reggeva le cesoie esplose in un rumore scalpicciante e disgustoso. Le dita caddero a terra come larve gigantesche. Prima che potesse reagire, Kuchisake si ritrovò l’ascia conficcata nell’incavo della spalla destra. Come questa venne estratta, la donna s’inginocchiò a terra, lo sguardo basso. Oltre alla sua mano, se n’era andata anche la sua voglia di continuare a lottare. Nonostante tutti i suoi amici che l’aspettavano in quel ristorante abbandonato, probabilmente pronti per prenderla in giro sul suo rapporto con quella maledetta umana, sentì che non valeva la pena di continuare a lottare.
Non dopo che la sua Etsuko le era stata portata via.
Sollevò lo sguardo, ricco di odio e rabbia, negli occhi neri della maschera d’anatra.
“… fa del tuo peggio.” Sibilò.
Il Nutri-anatre starnazzò.
Avvicinò la lama al collo della donna, quindi caricò il colpo.
Ma l’ascia… beh, non si mosse di un millimetro.
Qualcuno la stava tenendo con tre lunghe ed esili dita pallide.
Con la stessa facilità con cui si regge in mano una piuma.
“Ehi, bell’imbusto…” una voce suadente ed angelica proruppe dalle spalle del killer “Lo sai che questa è la mia donna fantasma?”
Sconvolta, Kuchisake osservò il corpo del colosso volare per diversi metri verso sinistra, dopo essere stato colpito in faccia da un rovescio coperto da un guanto nero. La donna mascherata sgranò gli occhi, non riuscendo a trovare il coraggio di pronunciare il nome che aveva sulla punta della lingua.
“Sorpresa!” esclamò Etsuko, alzando le mani al cielo.
L’altra guardò il corpo dell’amica coricato a terra, poi l’altro che si trovava davanti a lei, sorridente.
E vivo.
“C-come può… tu non sei un…”
“Non sono un’onryo? Tecnicamente no. maaaa…” sollevò la mano destra, ed il cellulare, appoggiato a terra vicino al foglietto rosso, volò nella sua mano “w-woah, ho sempre voluto usare il potere di un poltergeist… comunque: TA-DAAAA!”
Completamente senza parole, Kuchisake lesse la pagina aperta sul dispositivo.
Non voleva assolutamente credere ai suoi occhi.
 
“Come diventare uno spettro rancoroso morendo senza rancore.
100% successo garantito! *edizione Eldritch Horror*”
 
“… questo non sta succedendo davvero.” mormorò a voce bassissima la donna mascherata.
Non sapeva se essere più stralunata per il fatto che quell’idiota avesse seguito un tutorial su internet per diventare uno spettro senza porsi domande o se per il fatto che suddetto tutorial avesse funzionato.
“E il talismano? In realtà è un coso che ho comprato a poco prezzo su Craiglist. Me lo son fatto spedire per posta, ovviamente. Non potevo certo rischiare di morire prima di oggi… oh?”
Le due donne fantasma si voltarono in direzione di dove era finito il killer, che adesso si stava rialzando barcollante.
Oh cielo? Qualcuno qui si sente escluso dai calci in culo?” si voltò del tutto verso il nemico “Adorabile fantasmina, riposati un po’. Adesso con il maiale ci gioco io.”
E si allontanò sotto lo sguardo basito di Kuchisake.
Facendo roteare il braccio destro come un fottuto pugile, per poi scrocchiarsi il collo con un rumore piuttosto preoccupante.
Il killer scattò verso di lei, rabbioso.
Sollevando l’ascia sopra la testa.
“Pessima mossa.”
In un battito di ciglia, Etsuko si trovava esattamente di fronte a lui. Il braccio destro piegato dietro la schiena e le dita della mano serrate in un pugno “Così lasci il tuo bel pancino tutto scoperto.”
Il colpo lo centrò in pieno stomaco. L’impatto si ripercosse perfino verso l’esterno della schiena sotto forma di piccola onda d’urto. Il Nutri-anatre si piegò appena in avanti, l’ascia caduta a terra. Nonostante ciò, quello fu ben lontano dall’essere l’unico attacco dell’investigatrice rediviva. Dopo il primo attacco, seguì una sfilza di altri micidiali dritti, che ricoprirono tutto il corpo del gigante nella sua interezza di abrasioni e lividi. Ai pugni si aggiunsero anche i calci, rapidi e micidiali, talmente forti che addirittura gli indumenti insanguinati del killer cominciarono a esplodere sotto la tempesta di attacchi.
“Ehi, aspetta.” Come se ne fosse accorta solo adesso, Etsuko afferrò le budella sporgenti dello spettro “Queste a che ti servono?”
Senza aspettare una risposta, la donna tirò con tutta la sua forza. Le interiora della creatura si riversarono tutte al suolo, assieme a sangue e altro schifo non identificabile. In vita – come le piaceva pensare ‘in vita’. Elettrizzante! – non aveva mai studiato biologia o il corpo umano. Una volta finito di estrarre ogni singolo organo interno dal corpo del killer, l’investigatrice fece arrotolare le budella che aveva in mano attorno al proprio corpo, come fossero state una specie di sciarpa. 
Il Nutri-anatre crollò sulle ginocchia, nudo e pieno di lividi e tagli.
La donna davanti a lui si abbassò, afferrandogli il becco di gomma e costringendolo a guardarla negli occhi.
Quegl’interminabili pozzi rossi come il sangue, che sembravano assorbire ogni cosa su cui si posassero.
“Sai, non sarebbe male esistesse un Inferno simile… che ti fa provare tutte le più orribili e terrificanti morti mai provate dall’uomo” Etsuko sorrise “… mi accontenterò della tua certezza di essere stato consumato dal terrore e dalla vergogna, prima di sparire nel nulla.
Lasciò il becco, spingendolo a terra.
Il Nutri-anatre alzò lo sguardo, mentre la donna si voltava e gli dava le spalle, mettendo in bella mostra lo squarcio insanguinato di nero aperto sulla schiena.
“Te lo ricordi? Lo hai creato tu.” Ridacchiò “ in un certo senso, sei l’artefice della tua stessa fine.”
Kuchisake sgranò gli occhi, sconvolta da quello che accadde dopo: la schiena di Etsuko esplose in una cacofonia di suoi disgustosi, rivelando una decina di gigantesche vertebre che ricordavano le zampe di un ragno. In mezzo a queste vertebre, una decina di corpi interamente fatti di sangue e budella, privi di occhi, con due puntini al posto del naso ed una bocca priva di labbra che metteva in mostra una chiostra di denti affilatissimi e candidi. Questo accadeva tutto sulla schiena della donna che, benché il processo sembrasse estremamente doloroso, aveva il viso di una che stava provando il piacere più intenso della sua vita.
Il contrario si poteva decisamente dire per il Nutri-anatre che, per la prima volta in tutta la serata, emise un mugugnato di terrore.
Si voltò e prese a strisciare rapidamente sull’erba, lasciandosi dietro una scia di sangue nero come la pece, ma fu tutto inutile. I corpi di sangue, che parevano attaccati al resto di Etsuko da appendici serpentiformi composte da intestini, cuori pulsanti e vene blu, scattarono con le mani tese verso il killer, artigliandolo e azzannandolo. Il colosso tentò più che poteva di liberarsi dalla presa ferrea di quei mostri.
Ma non ci riuscì.
Venne tirato via di peso e brutalmente sbranato dalle creature, che non ne lasciarono nemmeno un pezzettino.
Fu uno spettacolo vomitevole persino per Kuchisake, che si coprì la faccia con le mani, spiando comunque da in mezzo alle dita.
E’ questa l’edizione Eldritch Horror!?
Poi, così come era iniziato, il banchetto si concluse. Le creature rosse si rintanarono nella schiena di Etsuko, e lo stesso fecero le gigantesche vertebre. La gigantesca ferita si richiuse, tornando di dimensioni normali, e l’investigatrice sollevò lo sguardo.
Le gote erano arrossate e la bava le colava dalla bocca.
“Ah… saporito. Sapeva di mascolinità tossica e sogni infranti…”
Si pulì il viso e si voltò verso l’altro spettro, sorridente. La scoprì in piedi, che la fronteggiava. Con gli occhi bassi.
“Ehi! Kuchi-chan! Hai visto?” fece il segno di vittoria con la mano destra “Son sicura che tu non sei in grado di farla una cosa simile… vero?”
L’altra non rispose.
“K-Kuchi-chan?”
Poi il sorriso divenne un’espressione di puro terrore, quando quell’altra si scagliò contro di lei con un urlo rabbioso e le lacrime agli occhi.
 
“Mi hai usata.”
“… scusa.”
“Mi hai ingannata.”
“… scusa.”
“… e mi hai spezzato il cuore.”
“… perdonami.”
Essendo un fantasma, le ferite di Kuchisake si rimarginavano in poco tempo. Certo, certo… c’erano gli ospedali infestati, benché non servissero praticamente a nulla, ma le ferite solitamente si ricucivano da sole, senza il minimo problema. Ok, forse la mano esplosa dopo l’impatto con l’ascia del Nutri-anatre ci avrebbe messo più tempo, ma ci voleva. Quelle che sperava ci avrebbero messo più tempo a rimarginarsi erano le varie abrasioni, i lividi e il bernoccolo sulla testa della neo-spettrale Etsuko, seduta al suo fianco sulla panchina con un’espressione abbattuta e le lacrime agli occhi.
A suon di calci e pugni, si era fatta dire tutto.
Tutto.
Il suo piano per fregarla.
Lo scherzetto che aveva organizzato assieme ad Aka-Manto (brutto bastardo… nemmeno sapeva si conoscessero già! Le avrebbe suonate pure a lui una volta che lo avrebbe rivisto) tutto pianificato per filo e per segno solo per diventare un cazzo di fantasma a sua volta.
Era così arrabbiata con lei per averla ingannata.
Era così felice di essere stata ingannata.
Odiava sentirsi in quel modo.
Dannazione, le venne voglia di darle uno scappellotto in più, ma poi si trattenne.
Non voleva spaventare le anatre fantasma che, adesso, dopo lo scontro, si erano raccolte attorno alle due. La madre decapitata si era pure accoccolata sulle gambe di Etsuko, mentre sulla sua testa uno dei suoi pulcini stava zompettando allegramente.
“D-dai, non essere arrabbiata! Puoi davvero biasimare la mia voglia di diventare un fantasma?”
“Sì, stupida nerd.”
“Z-Zero Esitation!” esclamò l’investigatrice, portandosi una mano alla bocca e facendo svolazzare via una delle anatre, che poi si riavvicinò timidamente.
“Hai idea di che rischio hai corso!? Se non fosse andato tutto come speravi, a quest’ora saresti… ah, al diavolo…”
Kuchisake sospirò e chiuse gli occhi, appoggiando il mento su di una mano “Onestamente, sono incazzata anche un po’ con me stessa: me lo sarei dovuto aspettare. Ma… davvero? Usare le mie emozioni per farti tornare come fantasma? Disgustosa, davvero…”
Etsuko, nonostante l’accusa, sorrise “Non nego di averlo fatto… ma son contentissima che abbia funzionato.”
“Tsk… ti sarai fatta una grandissima risata mentre io piange-”
“Adesso ho la certezza di quanto tu tenga veramente a me.”
Kuchisake sbatté le palpebre, poi si voltò verso la donna “C-cosa?”
Quando scoprì che anche l’altra la stava guardando, arrossì ulteriormente.
“La rabbia di una persona che ti ama, quando ti vede morire, può riportarti in vita… è tutto scritto sul sito.” Si mise a guardare il cielo “Sono tornata in vita, come fantasma. Ma son tornata in vita.”
N-non è come pensi?
Idiota, chi ti credi di essere!?
Non sei importante per me!
Vuoi ri-moririre!?
Aka-Manto, questa è tutta colpa tua!
Diverse erano le frasi che avrebbe voluto dire all’altra… non ne uscì neanche mezza.
Si limitò a guardare assieme a lei il cielo notturno che, lentamente con l’alzarsi della nebbia, pareva starsi riempiendo di stelle.
“Ehi.”
“Cosa vuoi ancora?”
“… ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrate?”
Kuchisake sentì un brivido lungo la schiena.
“…N-no…”
“Mi hai chiesto se ti trovavo bella. Ho detto sì.”
“N-non dire altro…”
“Poi ti sei tolta la maschera.”
“F-finiscila!”
“… mi hai rifatto la domanda e…” Etsuko si pungolò la guancia con un dito, fingendosi pensierosa “Uh? Non mi ricordo la risposta. Mi rinfreschi la memoria?”
“LA VUOI PIANTARE!?”
“Eddai…” la guardò di nuovo, sorridendo beffarda “… so che tu hai una memoria migliore della mia…”
“… non la smetterai finché non ti avrò dato una risposta, vero?”
Etsuko accentuò il sorriso.
“E VA BENE!” esclamò, il pulcino che le cadde dalla testa “HAI DETTO CHE MI AVRESTI BACIATA! Sei contenta ade-”
Voltò nuovamente lo sguardo verso di lei. Pessimo errore.
Rapidissima, Etsuko avvicinò il proprio viso al suo, le levò la mascherina e premette le proprie labbra sulle sue. Sapevano un po’ di sangue, ma le trovò comunque deliziose.
Rimasero ferme così, per un po’.
Fu Etsuko la prima a staccarsi, umettandosi le labbra con le gote infiammate “… finalmente ci sono riuscita.” Disse, portandosi una mano davanti alla bocca sorridente osservando le cicatrice lungo le guance dell’altro fantasma, che tuttavia non intaccavano la bellezza del suo viso “finalmente ho baciato la Kuchisake-Onna! Lo spirito più spaventoso del Giappone!”
“… chiudi quella fogna.”
Ma fu lei, in realtà, a richiudergliela. Con un altro bacio.
Avrebbe avuto tempo per avercela con lei, onestamente, lungo tutta l’eternità.
Per il momento, si sarebbe goduta quell’attimo di pace.
“E vediamo di seppellire quel cazzo di cadavere. Mi mette i brividi.”
   
 
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