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Autore: Swan Song    02/07/2024    4 recensioni
«E ora che fai?»
«Secondo te che faccio? Mi cambio per l’incontro con quel poliziotto. L’hai sentito detective Scemo, no?»
«Non sono sicuro sia il suo cognome.» ironizzò il marine.
«Abbiamo una scena del crimine da visionare.»
Steve ricambiò con un sorriso vittorioso «Ti voglio bene.» l’aveva detto.
«Io invece ti odio.» disse Price, aggiustandosi il colletto «Ti odio profondamente.»
Quel sorriso sul volto di Sheppard si allargò.
-
In un tranquillo paesino di montagna, nel Vermont, il sole di luglio splende alto nel cielo, baciando le maestose cime che circondano il luogo.
L'atmosfera è apparentemente immutata e sonnolenta, ma Steve e Jonathan lo sanno bene: anche nei posti più tranquilli aleggiano ombre inquietanti.
[Indagine di Steve Sheppard e Jonathan Price, introdotti nel racconto "The Windsor Chalet". Bromance come se piovesse in un'ambientazione Cozy Mystery.]
Genere: Comico, Mistero | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'THE 1950s'
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Ultimo Passo







«Dovrei sapere chi diavolo è?» disse Colin Hatman, il turista inglese, seduto nella sala interrogatori della centrale, fissando una foto della vittima.
«Sì, dovrebbe, dato che l’ha strangolato con una corda da barca.» rispose Jonathan Price, incrociando le braccia al petto.
L’uomo sospirò ed abbassò lo sguardo «Sentite...»
«Una serie di sfortunate coincidenze. Gli edifici tutti uguali, i capelli di Rose e di Sheldon che sono entrambi biondi, i loro corpi mingherlini...un ubriaco vede doppio, figurarsi se riesce a distinguere due persone che girate di schiena solo molto simili.» aggiunse Steve.
«Il barista l’ha riconosciuta immediatamente.» proseguì Jonathan «Abbiamo dovuto girare un po’ di locali, prima di trovare quello giusto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Inoltre, Rose ha confermato che indossava i guanti quando si è recato alla reception. Ha pensato avesse freddo, anche se è estate. Invece...»
L’uomo ringhiò «Ho delle cicatrici da bruciature. Ma non è questo il punto, immagino.»
«No, infatti.»
Colin scosse le spalle «Quella stupida vecchia. Doveva trovarmi una stanza anche se non c’era. Lo sapete chi sono io? Sono il figlio di...»
«Può essere anche il figlio del presidente, non m’importa. È un assassino.» ribatté Steve «E pure dei più viziati.»
Dietro lo specchio, il detective Ascanio Inutile se ne accese una «Mi ha mandato in quel posto, ma devo ammettere che ha stile.»
La sua assistente, al suo fianco, portò una mano al petto e respirò pesantemente «Che uomo affascinante.»
«Per l’amor del cielo, Teresa, sei in servizio.»
«E’ stato cresciuto così, vero, Colin?» andò avanti Steve «Un viziato figlio di papà che pretende di avere tutto subito. Non poteva sopportare un rifiuto. Lei è un uomo forte, ed è stato zittito da una donna. Doveva fare qualcosa. Quindi, dopo essersi affogato nell’alcol, si è recato al lago e ha preso una delle corde. Doveva far tacere quella vecchia befana
«Però era troppo ubriaco per accorgersi che era l’edificio sbagliato. Appena Sheldon è uscito dalla struttura, l’ha aggredito con la corda.» disse Price, respirando pesantemente.
L’inglese strinse i denti, Steve Sheppard concluse «Ha ucciso un ragazzo che non aveva mai visto prima.»

Il sole sorgeva lentamente dietro le cime delle montagne, tingendo il cielo di sfumature calde di arancione e rosa. L’aria fresca e frizzante del mattino si mescolava con l’odore di pino e di legna bruciata proveniente dai camini dell’hotel.
Era il 4 luglio, e l’atmosfera era carica di eccitazione.
Hugo, con i suoi occhi curiosi, era già all’opera. Aveva appeso bandierine rosse, bianche e blu lungo la veranda dell’hotel. Le stelle e le strisce ondeggiavano al vento, creando un’atmosfera festosa. Rose, sua zia, lo osservava con affetto mentre sistemava i cestini di picnic sul tavolo.
«Non vedo l’ora che inizino i fuochi d’artificio, stasera.» disse il ragazzo, stringendo una bandiera tra le mani «Sarà spettacolare!»
Rose annuì, sistemando una ghirlanda di luci intorno alla porta d’ingresso «Questo posto è perfetto per festeggiare il 4 luglio. L’aria fresca, la vista mozzafiato e l’atmosfera rilassata…non potrebbe esserci di meglio.»
Hugo si chinò per raccogliere alcuni petali di fiori caduti e li mise in un vaso di vetro «Spero che tutti si divertiranno, perché li ho invitati all’hotel.»
Rose sorrise «Siamo una grande famiglia qui. Tutti si conoscono e si aiutano a vicenda. È proprio come i vecchi tempi.»
«Scommetto che nel futuro diranno che siamo noi, quelli dei vecchi tempi!»
La donna sorrise ancora.
Mentre sistemavano le decorazioni, si unirono a loro alcuni abitanti del paesello.
C’era Sarah, la giovane artista con i capelli sempre in disordine, che stava disegnando un grande murales sulla parete esterna. Poi c’era Tom, il vecchio pescatore con la barba grigia, che stava preparando una grigliata di pesce fresco per la cena.
Hugo si avvicinò a Rose, notando la sua espressione preoccupata «Zia», disse con voce calma, «so che questa situazione è spaventosa, ma siamo al sicuro ora. L’assassino ha sbagliato bersaglio, e tu sei ancora qui con me.»
Rose annuì, stringendo la mano del ragazzo «È solo che…non riesco a smettere di pensare al fatto che quel turista voleva uccidermi.»
«Alcuni non sanno accettare un rifiuto.»
«Non è comunque giusto, Hugo. Non c’è da festeggiare lo sbaglio dell’assassino. Una persona è morta, una persona molto più giovane di me, che aveva tutta la vita davanti.»
«Lo so. Ma se sei qui, forse è perché il destino ha voluto così.»
Rose si asciugò una lacrima «Grazie, tesoro. Sei un bravo ragazzo.»
Hugo sorrise «E tu sei una donna coraggiosa. Sei d’ispirazione.»
«Coraggio. Dimostriamo a quei detective di cosa siamo capaci.»
«Li stupiremo.»

Steve e Jonathan si ritrovarono in riva al lago, seduti sulle sedie, scalzi. L’imbrunire avvolgeva il paesaggio, e il fuoco scoppiettante danzava fino in cielo.
L’orizzonte si tingeva di sfumature dorate mentre il sole si nascondeva dietro gli alberi.
I due si scambiarono uno sguardo complice, senza bisogno di parole. Il lago, immobile, rifletteva una meraviglia unica. Il fruscio delle foglie sugli alberi era l’unica melodia che rompeva il silenzio.
Era un momento prezioso, ma Steve decise d’impreziosirlo ancora di più.
Si guardò intorno, i piedi nudi appoggiati alla pietra che componeva il pavimento «Jonathan», disse, la voce calma ma carica di significato, «sai, gli Sheppard sono cresciuti così. L’educazione che ho ricevuto è stata rigida, ligia. Non c’era spazio per le emozioni, solo per il dovere e la disciplina.» inspirò profondamente, come se cercasse di trovare le parole giuste «Ma a volte, mi chiedo se ho perso qualcosa. Se ho rinunciato a una parte di me stesso per adattarmi a quel modello.» Price lo guardò, gli occhi penetranti «Io penso che non ci sia nulla di sbagliato nell’essere umani. Le emozioni non ci rendono deboli, ci rendono autentici.»
Steve annuì, sentendo il peso delle parole del suo amico «Forse hai ragione.» ammise «Ma tu come fai? Ad aprirti con questa facilità?»
«Non è sempre stato facile per me. Anche io ho avuto le mie battaglie interiori.» Price si fermò un istante, come se cercasse di raccogliere i ricordi sparsi «Ma sai cosa mi ha aiutato?»
Steve scosse leggermente la testa «Cosa?» chiese.
Jonathan sorrise, un sorriso che raggiunse gli occhi «La fiducia.» rispose «La fiducia che ho in te, in noi. Quando ho capito che potevo confidarmi con te senza giudizio, senza paura di essere respinto, ho iniziato a sciogliere i nodi dentro di me.»
Steve lo guardò, colpito «E come hai fatto?»
«Ho imparato a lasciare andare.»
L’altro restò in silenzio, e questo gli permise di proseguire «A smettere di temere le mie stesse emozioni. Perché, alla fine, sono parte di chi sono.»
Steve si unì a lui vicino al fuoco e poggiò le mani ai fianchi, guardandolo fiero «Allora vorresti conoscere il mio piatto preferito?»
Le labbra del Maggiore sorrisero «Sì, Steven, mi piacerebbe molto.»

Nell’hotel di un piccolo paesino, i visitatori si stavano scambiando storie e risate.
Un vecchio veterano della Seconda Guerra Mondiale raccontava di quando aveva visto i fuochi d’artificio a New York nel 1945, quando la guerra era finalmente finita.
I giovani ascoltavano con occhi sognanti, immaginando le luci colorate che erano esplose nel cielo notturno.
Molly Lancaster sollevò il calice di vino «Devo ringraziarla, Sheppard. Mi ha dato lo spirito giusto per continuare il mio libro.»
L’uomo sorrise «Lietissimo, signora. Ma non mi inserisca, mi raccomando.»
Molly fece la misteriosa «Assolutamente no.» concludendo con un occhiolino.
La sua assistente, Patty, abbassò timidamente lo sguardo quando incrociò quello di Price; pensò che sua moglie fosse davvero una donna fortunata, e sperò anche lei, un giorno, di vivere la propria storia d’amore.
«Ha richiamato Susan?» domandò il Maggiore, curioso.
«L’ho richiamata io e l’ho aggiornata.» Steve poggiò una mano sulla spalla dell’amico, esercitò una leggera pressione e lo guardò con affetto «Domani si torna a casa.»
«Lo sai, io spero sia un maschio.»
«Tuo figlio?»
«Sì. Così Susan sposerà lui, una volta cresciuto, e non quel Chuck.»
Steve portò indietro la testa e rise di gusto «Ma come ti vengono? No, sul serio, sei da brivido.»
«Non capisco il problema. Le donne sposano sempre un uomo più grande di loro.»
Il marine sgranò gli occhi «Non così grande.»
«Lo dici tu.» l’occhiata di Price fu totalmente rivolta a Leonardo Valentine e la sua giovane compagna.
«E poi sarebbe il contrario, sarebbe tuo figlio quello più piccolo, perciò...»
Jonathan fece spallucce «E bè? E’ vietato? Non ho capito.»
Hugo, che li aveva ascoltati, si schiarì la gola dopo essersi sporto verso la sua vicina, la giovane Margot «Sul serio, perché non lasci quel vecchio e fai un pensiero su di me?»
Margot lo squadrò bene, e poi, quasi con disprezzo, rispose «Tu non sei ricco.»
Hugo abbassò lo sguardo, sconsolato. Era come temeva. Era sempre come temeva «Hai la profondità di una pozzanghera, tu.» borbottò tra sé e sé.
«Quindi io dovrei far lasciare mia figlia e Chuck per fa subentrare tuo figlio.» andò avanti Steve.
«Non hai capito, come sempre, zucca vuota. Non nell’immediato, ma quando mio figlio avrà almeno sedici anni.»
«Adesso mi spaventi sul serio. Voglio sapere da dove ti è uscita questa idea, e soprattutto quando
«Steven...»
All’improvviso, si sentì un ronzio lontano. Tutti si alzarono e sollevarono gli occhi al cielo.
Nel buio, si videro le prime scintille: sembravano stelle cadenti che si alzavano verso l’alto.
Poi, con un fragore, i fuochi d’artificio esplosero sopra le vette delle montagne.
Il rosso, il bianco e blu, come la bandiera americana, illuminavano la notte. Le esplosioni di luce si susseguivano nel cielo notturno, creando un balletto di colori e forme. I rossi ardenti si fondevano con i bianchi scintillanti, mentre il blu profondo si diffondeva come un velo di mistero.
Ogni detonazione era un’opera d’arte temporanea, un momento di meraviglia che catturava gli occhi e i cuori di chi guardava.
I bambini alzarono gli sguardi, le mani tese verso l’alto, cercando di toccare quelle stelle cadenti create dall’uomo.
Gli adulti sorridevano, ricordando le feste passate e i momenti di gioia condivisa. Le coppie si stringevano l’una all’altra, mentre gli anziani si perdevano nei ricordi di tempi lontani.
Ogni esplosione era un’ode alla libertà, alla speranza e alla forza di un popolo.





 
FINE







 
Ringraziamenti:

Carissimi, eccoci giunti all'epilogo di questa mini indagine. ^^
Ringrazio tutti voi per avermi seguita fin qui, soprattutto chi mi ha aggiunta tra gli autori preferiti! E' stato il massimo. <3
Un chiarimento: Frank Reyes aveva ammesso la colpevolezza per una pura questione di "sconto di pena", com'è riportato più volte nei capitoli. In America si è soliti dichiararsi colpevoli anche se così non è, per patteggiare ed ottenere uno sconto di pena. Qualora ci si reputasse innocenti, si affronterebbe il processo col rischio di beccarsi molti più anni.
Un sistema che, sinceramente, non approvo per niente. 

Anche quest'avventura è finita, e mi sembra assurdo che sia già la quarta: tutto è partito nel periodo natalizio, in un certo chalet pieno di segreti, e allora pensavo sarebbe rimasta una storia unica. E invece eccoci qui.
Lo so, lo so, probabilmente la prossima festività è Halloween, e... chissà che io non torni proprio per quell'occasione.
Non ho ancora niente in mente, ma...tempo ne ho ;)

Alla prossima avventura!

SwanXSong


 
  
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