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Autore: The_Storyteller    10/07/2024    0 recensioni
C'è gran fermento nel regno di Selvardita: a qualche mese dal suo ventunesimo compleanno la principessa Tessa deve trovare marito. La giovane sa che è giusto così, perché è così che vuole la tradizione; eppure, almeno per una volta nella vita, vorrebbe poter decidere il suo futuro.
Ma ciò che era iniziato come uno strano imprevisto cambierà le carte del destino: tra gli antichi boschi si nasconde un segreto secolare, nato dal sangue e dalla magia. Suo malgrado, Tessa si troverà di fronte a qualcosa di inaspettato, tanto affascinante quanto doloroso; e chissà che, quella stessa magia che un tempo aveva portato la morte, possa essere araldo di qualcosa di più bello.
Tra animali fin troppo intelligenti, stanze proibite e un giovane uomo tormentato dal passato, Tessa scoprirà che le apparenze ingannano e che l'amore si può trovare anche nelle circostanze più strane.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Dopo circa mezz’ora gli ospiti e la famiglia reale rientrarono nella sala del trono per la seconda parte della cerimonia. Tessa si sedette sul proprio scranno, cominciando ad annoiarsi per tutto quell’andirivieni continuo. Aspettò che il banditore riprendesse il proprio posto e, con la coda dell’occhio, notò un certo fermento tra i membri del clero lì presenti; a quanto pareva, il prossimo candidato era il loro favorito. 

«Sua Signoria, il barone Giulio Severo Degli Altari.» 

Se in precedenza il marchese aveva colpito tutti per la ricchezza dei suoi abiti, il giovane barone appariva l’esatto contrario: indossava un lucco in taffetà nero, lungo fino al ginocchio, decorato sul petto con piccoli bottoni dorati. Il collo era coperto da un bavero candido e attillato, chiuso da una medaglia d’oro con l’effige di un sole, simbolo della Sacra Signora. I capelli, di un biondastro indefinito, erano tagliati corti all’altezza delle orecchie come i prelati, mentre gli occhi scuri e penetranti fissavano con serietà la principessa. 

Il barone si fermò a pochi passi da lei e, come i suoi predecessori, la salutò con un inchino: «I miei omaggi, Altezza. Che la Dea benedica voi e la vostra famiglia» disse con voce baritonale. Si guardò intorno, studiando con un volto inespressivo la folla lì presente, e senza ulteriori indugi diede il proprio dono alla fanciulla: una statua lignea, alta circa due spanne, della Dea genuflessa in preghiera. 

Tessa osservò con curiosità la scultura, colpita dalla sua semplicità rispetto ai doni precedenti: «Vi ringrazio molto, vostra Grazia. È un’opera di notevole pregio.» 

Si aspettava almeno un sorriso da parte sua, ma il viso del barone rimase impassibile: «Come la Dea si occupa del benessere dei suoi fedeli, spero possa guidarvi nelle decisioni che prenderete nella vostra vita. Come la Dea ama e sostiene il Profeta, che ne declamò le virtù, così possiate trovare la Verità nelle parole di Lui. Come Ella è esempio di pudore, umiltà e spirito di sacrificio verso il suo sposo, che possa donarvi le sue qualità per il vostro futuro marito.» 

La ragazza provò una sensazione spiacevole, una specie di fastidio all’altezza dello stomaco. Studiò il volto imperturbabile del pretendente, notando un lampo di superbia nelle sue iridi. Fu allora che capì il sottotesto delle sue parole: sarai anche una principessa, ma rimani pur sempre una donna sotto il comando di un uomo. 

Strinse con forza la gonna tra le dita, suscitando alcuni mormorii tra il pubblico, e congedò il barone senza perdere altro tempo. 

 

Riunitisi per la terza volta nella stanza privata, Ruggero chiese anche stavolta le impressioni dell’ultimo incontro. 

«Che dire» bofonchiò Ludovico, «Allegro come un funerale in un giorno di pioggia.» 

Ruggero alzò gli occhi al cielo, stufo dei commenti caustici del figlio maggiore. 

Per la prima volta intervenne Caterina: «Non sapevo che i Degli Altari facessero parte dei Rivelatori» disse pensierosa. 

Tessa rimase in silenzio a riflettere: i Rivelatori erano una minoranza religiosa il cui scopo ultimo era quello di elevare la figura del Profeta al pari di quello della Dea; per alcuni, persino a surclassarla come divinità principale. Queste convinzioni erano state palesate in modo indiretto da Giulio Severo, così come il suo maschilismo. 

Aggrottò la fronte, rivolgendosi ai genitori: «In sostanza mi ha detto “Sposami e sii sottomessa”. Davvero odioso, da parte sua.» 

Si aspettò che il re tentasse di cercare un lato positivo, come aveva fatto in precedenza; invece rimase sorpresa nel vedere la delusione sul suo volto: «I Degli Altari hanno forti legami con la Chiesa da secoli, ma forse avrei dovuto scegliere un candidato meno conservatore...» 

Caterina gli mise una mano sulla spalla per rassicurarlo, poi si rivolse ai presenti: «È tempo di tornare di là. Ormai manca l’ultimo candidato.» 

La principessa sospirò, sentendosi sfinita nonostante tutto, e s’incamminò per l’ultima presentazione. 

 

***** 

Per l’ennesima volta, il banditore srotolò la sua pergamena e annunciò con voce squillante il quarto e ultimo pretendente: «Sua Altezza reale, il principe Enrico di Gran Monte.» 

Le parole dell’araldo provocarono brusii eccitati tra il pubblico, e anche i giovani reali rimasero meravigliati dall’annuncio di un ospite così importante. Tutti si voltarono verso l’ingresso della sala, dal quale entrò un giovane dall’aspetto piacevole, con addosso un farsetto di colore chiaro sotto al quale si intravedeva una camicia color crema. Si sistemò la chioma castana, ordinata in un taglio corto, mentre gli occhi azzurri fissavano con elegante sicurezza il percorso davanti a sé. Si arrestò a un paio di passi di distanza dallo scranno della principessa e, dopo il consueto inchino, le si rivolse con un sorriso sincero: «Buongiorno, vostra Altezza. Sono onorato di essere stato scelto per un’occasione così importante.» 

Per la prima volta da quando era iniziata la prova, Tessa rimase positivamente colpita dall’atteggiamento di un candidato: non la stava trattando con sufficienza, né si stava sperticando in lodi o complimenti verso di lei, bensì le si stava rivolgendo come sua pari. 

Inaspettatamente si ritrovò ad abbozzare un sorriso. Si girò appena per vedere la reazione dei suoi famigliari e vide che condividevano con lei il suo ottimismo. 

Interpellò il suo ospite: «Com’è stato il viaggio da Gran Monte? Spero non abbiate trovato difficoltà.» 

Enrico rise: «Nessun imprevisto, per fortuna. È vero, le montagne a confine dei nostri regni sono impervie come sempre, ma i nostri ingegneri hanno migliorato notevolmente le strade.» 

Un chiacchiericcio eccitato riempì la sala. Selvardita e Gran Monte erano alleati da anni, sia da un punto di vista commerciale che geopolitico. Indubbiamente, Enrico aveva un enorme vantaggio rispetto agli altri candidati, anche se era l’ultimogenito dei sovrani di quelle terre montuose. 

Dopo gli ultimi convenevoli il principe chiamò un servo che gli consegnò una scatola piatta e quadrata: «Come omaggio per questa prova, vi dono i migliori prodotti del mio regno» annunciò; quindi, aprì il contenitore e presentò alla ragazza una splendida collana d’oro, con motivi di foglie e fiori, adornata da diamanti finemente lavorati. Cori di voci meravigliate si alzarono da ogni angolo della sala, comprese quelle della famiglia reale. Tessa ammirò stupefatta quel capolavoro di oreficeria dal disegno raffinato e ringraziò con sincerità il principe per quel dono così prezioso. 

 

Una volta congedato il principe, la famiglia reale si ritrovò nel salottino per l’ultimo giudizio. E, per la prima volta, Ludovico non fece nessuna battuta o commento sarcastico: «Enrico è un bravo ragazzo, lo conosco da tempo. Anche se è l’ultimo di sette figli si rende comunque utile nella gestione di Gran Monte.» 

Ruggero approvò quell’osservazione, poi rivolse lo sguardo speranzoso verso la figlia minore. Tessa abbassò lo sguardo, sentendosi inaspettatamente in imbarazzo: «Tra i vari candidati, è quello che mi convince di più...» 

Il re rise di gusto: «Fosse per me, lo dichiarerei già vincitore! Ma è giusto che la prova venga rispettata fino in fondo» esclamò. Aspettò che anche la moglie e la nuora si esprimessero e, una volta appurati i loro giudizi positivi, fece a tutti loro segno di tornare nella sala per segnalare la fine della cerimonia. 

Tessa stava indietro a tutti, colta da uno strano dubbio: si ritrovò a pensare che Enrico era stato il migliore fra i quattro, forse anche troppo. Come se suo padre avesse scelto apposta dei personaggi più scarsi per farlo risaltare ancora di più. 

Scosse la testa, decisa a non pensarci per il momento, e seguì la famiglia nella sala del trono. 

 

***** 

Uno squillo di trombe segnalò ai presenti che stava per esserci un nuovo annuncio. Ruggero porse al banditore un altro cilindro di carta, che aprì per leggerne velocemente il contenuto. L'araldo si sistemò al suo posto e lesse ad alta voce il messaggio del re: «Stimati ospiti, che siate di Selvardita o di altre terre, sua Maestà il re vi ringrazia per la vostra presenza a questa importante cerimonia. Senza attardarsi ulteriormente, si dichiara in via ufficiale...» 

Tutto a un tratto alcune voci concitate interruppero il banditore: dal fondo della sala una figura nera entrò a grande velocità, librandosi senza indugio lungo il passaggio centrale fino a raggiungere la principessa; qui atterrò con grazia e le lasciò ai piedi un sacchetto di tela. 

Tessa rimase immobile, stupita dalla presenza davanti a sé: un grosso corvo, dalle piume scure e lucenti, chinò il capo e gracchiò una volta a mo’ di saluto. 

Mormorii sempre più concitati riempirono l’aria, da chi tratteneva risatine di scherno a chi parlava di imminenti sciagure, ma nessuno riusciva a spiegarsi cosa volesse quella creatura. 

La ragazza osservò con curiosità l’uccello, che la fissava di rimando. E fu allora che notò il colore dei suoi occhi: non le solite iridi scure e impenetrabili, come una notte senza luna, ma un grigio brillante e chiarissimo, luccicante come l’argento. 

«Cos’è, una specie di spettacolo per noi?» domandò Raimondo, beffardo. 

Giulio fece una faccia inorridita: «Bestia immonda, figlia del demonio...» 

Il corvo si girò verso di lui, spalancando le ali e gracchiando un sonoro “Bestia!”, facendo così indietreggiare il barone. 

«Se proprio aveste dovuto farci una sorpresa, avreste potuto scegliere una creatura più graziosa» commentò Ferdinando con spocchia. 

«Che cosa significa tutto questo, Maestà?» chiese Enrico in tono calmo. 

Tessa osservò la reazione dei suoi genitori, turbati quanto i presenti. Le voci si stavano facendo sempre più concitate, tanto che qualcuno suggerì di chiamare le guardie. 

E ancora una volta guardò il corvo, notando il suo continuo guardarsi intorno nervosamente, e le occhiate che le lanciava: si stava certamente sbagliando, ma più guardava quegli occhi argentei e più le sembrava di scorgere una supplica da parte sua, come se la stesse pregando di considerare la sua bizzarra richiesta. 

 

Si alzò dal trono, facendo ammutolire tutti i presenti. Camminò con lentezza fino al sacchetto che le aveva lasciato l’uccello e si chinò per raccoglierlo. 

«Non farlo, Tessa!» tuonò suo padre, allarmato. Si bloccò con la mano a mezz’aria, titubante. Alzò il capo, incrociando gli occhi splendenti del volatile.  

Era come se ci fossero solo loro due, isolati da tutto e da tutti, in un singolare dialogo muto. 

“Che cosa ci fai qui?” gli domandò. 

“Voglio poter amare ed essere amato” le rispose. 

Per un secondo, alla ragazza parve di udire veramente quelle parole immaginate dalla sua fantasia: “Perché io?” 

L'altra voce tergiversò, prima di rispondere con tristezza: “Sei la prima persona, da tanto tempo, a non essere disgustata da me.” 

Si piegò sulle ginocchia e si sedette per terra, sempre tenendo lo sguardo fisso sull’uccello, e con cautela prese il pacchetto che le aveva lasciato, poco più lungo della sua mano. 

«Per l'amor del cielo, allontanati da quella bestia!» l’ammonì il re. 

La principessa lo ignorò mentre si passava il sacchetto tra le dita, studiandolo col tatto: percepì una superficie morbida, come un cuscinetto, al centro della quale avvertì qualcosa di sottile e duro. Guardò le persone lì presenti e le loro molteplici espressioni, da chi appariva più curioso a chi la guardava con durezza, per poi ritornare sul corvo davanti a sé. 

Sentì sulla schiena gli sguardi della sua famiglia, in attesa della sua prossima mossa; la preoccupazione di sua madre e Isabella, l’interesse di Ludovico, il malumore sempre più crescente di suo padre. 

Avrebbe potuto lasciare quello strano regalo a terra, chiamare le guardie e far scacciare quell’ospite indesiderato. Ma dentro di sé sapeva di non volerlo fare. 

Diede un’occhiata furtiva ai quattro pretendenti, persone a cui fino al giorno prima non sarebbe importato granché di lei. Venuti apposta per lei, la principessa, per vincere il suo favore e la sua mano. 

“Perché non posso scegliere io, per una volta in vita mia?” 

 

Sciolse il nastro di seta e, con prudenza, estrasse il contenuto del pacchetto. Non riuscì a trattenere un sussulto di sorpresa, imitata anche da gran parte del pubblico: sopra un cuscinetto azzurro giaceva una preziosa fibula di foggia antica, fatta completamente d’oro e decorata con smalti e pietre preziose. 

I bisbigli della folla si fecero sempre più alti e concitati, somigliando ai ronzii di api impazzite, ma Tessa non se ne interessò: la meraviglia, lo stupore, persino la gratitudine erano le uniche sensazioni che provava in quel momento. E poi sentì qualcos’altro, qualcosa di più forte e ardente, una voglia di ribellione di cui aveva sempre ignorato l’esistenza. 

«Ser Corvo, accetto il vostro dono e, con esso, la vostra candidatura.» 

   
 
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