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Autore: BluCamelia    11/07/2024    0 recensioni
Berlino, 2064. Il mondo si sta lentamente riprendendo da una crisi che ha sconvolto l'economia e la scienza. Secondo gli analisti una crisi ancora peggiore è alle porte, e i diversi partiti si preparano come possono.
Purtroppo per le analisi economiche più sofisticate bisogna rivolgersi ai matematici, e si sa che sono tipi strani: c'è chi si è fatto soprannominare come una marca di whisky, chi sogna uno spogliarello del professor Palladino, chi schiaffeggia i colleghi nei corridoi... e perché il professor Wunderlich tiene una pistola nel cassetto della scrivania?
Genere: Commedia, Mistero, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Novembre 2060


Wunderlich sobbalzò ai colpi improvvisi e alzò lo sguardo dal computer.

I vetri della finestra erano appannati e ricoperti di goccioline, ma l'altezza, i capelli troppo lunghi rispetto alla moda e il cappotto nero fino alle caviglie, che nella visione confusa dalla pioggia sembrava uno stupido mantello, tradivano la presenza di Jochen. Del resto nessun altro si sarebbe presentato in modo così ridicolo.

Aprì la finestra. «Sul serio? Se davvero credi che la polizia non ci segua, non puoi suonare il campanello come tutti?»

Jochen scavalcò il davanzale, chinandosi per non sbattere la testa. «In generale sì, purtroppo sulla porta degli appartamenti universitari c'è una telecamera di sorveglianza.»

Wunderlich si sentì per un attimo imbarazzato per non aver mai controllato quel particolare, ma non ci aveva pensato perché normalmente si incontravano a casa di Anja. Se Jochen era venuto a casa sua significava...

«Ci sono novità?»

«Ci sono novità?» ripeté l'altro con lo stesso tono.

Per la millesima volta Wunderlich provò l'impulso di schiaffeggiare quel ragazzaccio, ma rispose in tono calmo: «Lo sai che se ce ne fossero ti avrei avvertito.»

Jochen si tolse il cappotto fradicio e si guardò attorno.

«L'attaccapanni naturalmente è nell'ingresso» disse Wunderlich, come per rimarcare la bizzarria di quell'entrata.

Jochen buttò il cappotto sulla poltrona in pelle, peggiorando l'umore dell'altro. «Purtroppo il nostro margine di manovra si sta accorciando. Secondo i nostri analisti la crisi potrebbe scoppiare entro tre anni.»

«Potrebbero volercene dieci per completare il lavoro.»

Jochen scosse la testa come un maestro indulgente davanti a un ragazzino ribelle. «Questo non ci aiuta. Il nuovo sistema deve partire appena prendiamo il potere e cogliere tutti di sorpresa, non possiamo aspettare tanto. Il minimo sospetto sulle nostre vere intenzioni ci porterà in casa tutti gli eserciti della Zona Economica Occidentale.»

«Lo so benissimo, ma non puoi adattare la matematica ai tempi politici.»

«La matematica no, ma i matematici sì... non puoi trovare altri aiutanti?»

«Gli aiutanti sono utili solo per i lavori di manovalanza, è difficile che se ne escano con idee rivoluzionarie. Soprattutto perché ho dovuto scegliere più persone fidate che menti geniali.»

«Non puoi trovare qualche scorciatoia tecnica?»

«Stiamo parlando di sostituire il nostro amato turbocapitalismo virtuale cinese con un sistema completamente nuovo, che possibilmente non ci getti in qualche dannata crisi finanziaria ogni cinque anni. Non credo che le scorciatoie siano una buona idea quando si tratta di sostenere un terzo dell'economia mondiale.»

«Devi trovare un modo. Senza la nuova versione dell'Autoregolazione potremmo anche sciogliere il partito, tutto il nostro lavoro non ha senso.»

«Come se non lo sapessi. Ma questo non cambia i fatti.» Jochen dimenticava che Wunderlich era membro del partito quando lui era ancora alle elementari. Al solito. La carriera veloce gli aveva dato alla testa. E dire che all'inizio era stato così contento di delegare la parte organizzativa a quei due giovani brillanti e dedicarsi solo alla matematica!

Jochen raccolse dalla sedia il cappotto, che naturalmente era ancora fradicio. «La parte matematica la lascio a te, non voglio metterti sotto pressione.»

Wunderlich lo guardò bene in faccia, ma l'espressione di Jochen non rivelava la minima traccia di ironia.


*


Dicembre 2063


«Perché tutti i tipi strani capitano da noi?» chiese Mareike. Lei e la sua compagna erano appena uscite dalla facoltà e si stavano incamminando in direzione della mensa lungo un ampio viale alberato, quindi l'interessato era fuori portata d'orecchio.

«Perché siamo il dipartimento di matematica» rispose Bettina. «Quelli belli studiano lettere. Ma non preoccuparti per Markus, frequenterà le lezioni del primo anno, e ti garantisco che Wunderlich non lo metterà a lavorare con noi.»

«Ci mancherebbe altro.» Mareike rabbrividì. «Ma non credo che questo lo fermerà, con la scusa che è nuovo mi si è attaccato come una zecca chiedendo le informazioni più ridicole.

«Fai finta di stare con Uli, così si scoraggia. A proposito, perché non ci stai davvero? Lui non è uno sfigato.»

Se qualcun altro avesse fatto quella domanda Mareike l'avrebbe presa per una battuta, ma conoscendo Bettina sapeva che era capacissima di chiederlo seriamente. Scartò l'argomento sentimentale, che la sua amica avrebbe di certo disdegnato, e rispose: «Perché le coppie litigano spesso, e non posso permettermi di litigare con tuo fratello. Probabilmente noi tre lavoreremo insieme per tutta la vita.»

«Non è detto che sia un periodo lungo.»

«Bettina, certe volte rompi veramente con questa storia della matematica mezza autistica che non capisce le emozioni. Non devi dire queste cose.

«Specialmente in pubblico» disse una voce minacciosa alle sue spalle. Mareike sentì qualcosa di freddo premerle sul collo, ma non si scompose. Nonostante il tono alterato aveva riconosciuto la voce di Uli. «Ah ah.» Si girò e lo vide sorridere, il comunicatore ancora puntato come una pistola.

«Comunque sono contento che tu non sia innamorata di me, perché vorrei provarci con qualcun altro» disse Uli in fretta, come per cambiare discorso.

«Petra?» chiese Bettina, con scarso interesse.

«È un segreto, sorellina. Ma se vieni nella stanza dei ricercatori con me potresti riuscire a strapparmelo.»

«D'accordo, ci vediamo dopo la pausa pranzo.»

«Adesso. Perché credi che sia venuto a cercarti? Wunderlich mi sta tartassando.»

Bettina non sembrò particolarmente seccata, mentre Mareike alzò gli occhi al cielo e disse: «Ho capito, oggi pranzo da sola. Speriamo almeno che alla mensa non ci sia Markus, o non me lo scollo più. A più tardi.»



*



«Bel casino, eh?»

Mareike sollevò lo sguardo dal piatto e si trovò di fronte una faccia tonda dall'aria ingannevolmente simpatica, rovinata da due occhi dallo sguardo pungente.

Tulloch. E dire che si era preoccupata per la presenza di Markus! Almeno lui era un dottorando e quando rompeva le scatole poteva dirgli la sua, ma Tulloch era un professore. Si chiese come levarselo di torno senza essere scortese. Rimpianse l'assenza di Bettina, lei era molto più brava in situazioni del genere.

«Di cosa stai parlando?» chiese, vagamente allarmata.

Tulloch accennò con la testa al televisore che trasmetteva le ultime notizie, una delle caratteristiche della mensa che Mareike odiava di più. «La crisi dell'Autoregolazione.»

Lei si guardò bene dall'esprimere la sua vera opinione. «Rientrerà, come sempre.»

«Ma non pensi che sarebbe interessante, anzi, direi proprio necessario, averne un valido modello matematico?»

Per poco non le cadde la forchetta di mano.

«Un po' difficile, visto che tutti quelli che ci capivano qualcosa sono morti.» Con grande sforzo riuscì ad assumere un tono sarcastico.

«Ci sono gli scritti di Zhu Yilun.»

«Certo. In cinese.»

«Non si tratta di fondare una colonia su Alfa Centauri, è solo uno stupido libro. Esistono i traduttori.»

«Ah sì, quando il governo cinese smetterà di tenere quei libri sotto chiave i traduttori faranno di sicuro i salti di gioia... cos'è questa strana idea?»

Lui allungò una mano come per prenderle una patatina dal piatto ma si fermò, forse rendendosi conto dell'eccessiva confidenza. «Volevo solo parlare dell'importanza del modellismo.»

Sospiro di sollievo interiore. «Ne sono perfettamente convinta.»

«Non ti piacerebbe lavorare nella nostra squadra?»

«No, grazie. Lo so che non vai d'accordo con Wunderlich, ma io mi trovo benissimo con lui.»

Tulloch inarcò le sopracciglia con un tale scetticismo da far dubitare a Mareike di aver frainteso tutto. Non c'era mica dietro una proposta personale?

«Pensaci.» Tulloch cedette alla tentazione, rubò una patatina e si allontanò.



FINE SECONDA PARTE

   
 
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