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Autore: MiRan_90    17/08/2016    3 recensioni
Non solo Kim Kibum era in grado di destreggiarsi con l’energia pura, un’abilità innata estremamente rara, ma era anche la chiave d’accesso al trono di Chosun. Cose che un ambizioso e scaltro come Heechul non poteva ignorare.
(dal prologo)
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- Io…mi sento vuoto. – disse semplicemente.
Vuoto? Non c’era niente di vuoto in quello sguardo ammaliante, in quelle labbra del colore dei fiori di ciliegio, in quegli sguardi decisi e al contempo imbarazzati. Come poteva essere vuoto, Key, quando era tutto il suo mondo?
Sopra di loro le nubi si stavano aprendo, rivelando sprazzi di un cielo puntellato di stelle. Jonghyun fissò gli occhi neri e profondi di Key, insondabili e affascinanti quanto la notte più misteriosa. Così belli che anche le stelle avevano decisi di specchiarvisi.
-Tu non sei vuoto, Key - disse Jonghyun, -io vedo l'universo nei tuoi occhi. - (dal capitolo 9)
jongkey, accenni 2min
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Jonghyun, Key, Minho, Onew, Taemin
Note: AU, Lime | Avvertimenti: nessuno
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Ciao a tutti! Allora…premetto che questa è la prima fanfiction che scrivo sugli shinee e ho buttato giù questa “cosa” in un pomeriggio noioso, anzi, noiosissimo. Detto ciò abbiate pietà e chiudete la pagina finché siete in tempo XD mi scuso in anticipo per possibili errori e buona lettura!
 
PROLOGO
 

Il giovane lord picchiettò le punte delle dita affusolate sul calice cristallino che si dilettava a reggere elegantemente. Seduto comodamente su un divano foderato di velluto rosso, osservava di sottecchi la figura robusta e severa dell’imperatore di Chosun. L’imperatore l’osservava a sua volta ed il lord lesse in quegli occhietti freddi la stessa smaniosa aspettativa che pervadeva lui stesso. Entrambi agognavano qualcosa l’uno dall’altro ed il lord non poté a fare a meno di chiedersi chi dei due fosse più ansioso.
Il giovane portò il calice alle labbra gustandone l’ottimo contenuto. Sorrise tra sé, per quanto quei pochi minuti di convenevoli e sguardi fossero estenuati, lui era pronto a sopportarli altre cento volte se ciò significava raggiungere i propri obiettivi. Un leggero sorriso languido gli sfuggi dalle labbra carnose al pensiero dal giovane principe Kim Kibum. Se le sue intuizioni erano giuste, nemmeno il difficile caratterino del principe avrebbe più potuto tenerlo lontano da ciò che desiderava.
-Heechul, spero che il vostro viaggio non sia stato troppo faticoso-  disse re, fissando il lord senza mutare espressione.
Heechul scosse il capo. – E’ sempre un onore giungere in visita a palazzo. Soul è splendida, come sempre.-
L’imperatore annuì. – Sono lieto che non abbiate avuto problemi, le strade stanno diventando pericolose.-
-Mi è giunta voce di banditi – disse Heechul, quasi con noncuranza. Banditi, pensò, questo è quello che vuoi far credere, ma la gente sveglia sa che si tratta dei Ribelli.
L’imperatore Kim non era certo un sovrano amato dal popolo, per quindici anni, dalla morte della moglie, la legittima erede al trono di Chosun; aveva fatto il bello e il cattivo tempo del regno, inaugurando un regime dispotico a favore della più alta nobiltà.
-Mi è stato detto che siete diventato ancora più forte. –
Heechul sorrise, ecco che la conversazione prendeva una svolta interessante. Agitò la mano libera e una fiamma scarlatta danzò aggressiva sul suo palmo.
Nel regno di Chosun esistevano persone dotate di abilità speciali che nei secoli, grazie ad un fitto e talvolta complesso reticolo di alleanza, erano andate a formare la casta nobiliare. Per questo la gente comune era quasi del tutto priva di tali abilità, i pochi che ne erano provvisti non poteva comunque competere con il grande potere dei nobili che avevano attentamente selezionato le loro unioni, sia matrimoniali che di fratellanza[1].
L’imperatore rise. – Avete sempre preferito i fatti alle parole, non è vero?-
-E’ vero. –
-E’ una delle tante cose che ammiro di voi. Siete deciso, coraggioso, forte e talvolta privo di scrupoli, tutte doti importanti quando si deve occupare una posizione di potere. – Il volto dell’imperatore era tornato serio e ora scrutava Heechul come fosse una preziosa lama a doppio taglio.
-Il principe è sempre stato molto forte, sin da piccolo, ha avuto i migliori maestri, ma il suo carattere mi preoccupa. Temo sia troppo tenero. –
-E’ giovane- disse Heechul, - probabilmente avrà solo bisogno di tempo e della guida giusta al suo fianco. -
L’imperatore annuì, scrutandolo. – Qualcuno come voi sarebbe perfetto, non trovate? –
Heechul sbarrò gli occhi fingendosi sorpreso. Ci siamo!, pensò.
-Io?-
L’imperatore si alzò dalla preziosa poltrona, spostandosi a grandi passi verso la grande vetrata dall’intelaiatura dorata che dava sulla corte centrale del palazzo dei Kim. I raggi rosati del tramonto delinearono la sagoma dell’uomo, un monte roccioso posto a sbarrare l’orizzonte.
Osservandolo, il lord si ritrovò a pensare quanto fosse difficile associare la figura robusta e piazzata dall’imperatore con quella del principe, così esile ed aggraziata. Ma, dopotutto, il principe Kim Kibum era il ritratto sputato di sua madre, bastava imbattersi in un ritratto dell’imperatrice defunta per rendersene conto.
L’imperatore fece segno al lord di avvicinarsi ed Heechul non se lo fece ripetere una seconda volta. Con il passo guardingo ed astuto di una volpe, i passi leggeri sul pavimento marmoreo dagli intarsi fantasiosi, raggiunse la vetrata.
-Le nostre famiglie sono alleate da secoli, oltre a vantare una lontana parentela ed una purezza[2] pressoché intatta. Ritengo che un vincolo di fratellanza per rinsaldare questi antichi legami possa rivelarsi un grande vantaggio. Che cosa ne pensate? – chiese senza troppi preamboli.
L’imperatore era sempre stato un uomo pratico, ma Heechul lesse anche urgenza in quella richiesta. È preoccupato dei Ribelli sino a questo punto? O non ritiene il figlio capace di succedergli? Heechul decise di mettere da parte la propria curiosità, almeno per ora, non poteva distrarsi in un momento simile.
-Mio signore, voi mi lusingate oltre ogni dire. –
-Nessuna lusinga. Datemi una risposta. –
L’imperatore non avrebbe mai accettato una risposta negativa, tanto meno il lord era intenzionato a dargliene una.
Heechul si profuse in un semplice, ma deferente inchino. – Sarà un onore, mio signore. –
 
 
 
Heechul percorse i corridoi del palazzo apparentemente deserto, i suoi alti stivali riecheggiarono all’intorno in quella solitudine di marmo e oro. Quella poteva definirsi la giornata migliore della sua vita, se solo si fosse conclusa in quel preciso momento, dato che l’imperatore gli aveva conferito l’onore e l’onere, di comunicare al principe il loro fidanzamento che da lì a poco sarebbe stato ufficializzato. Sospirò infastidito. Un semplice dialogo con il principe in quel senso sarebbe stato sufficiente a guastare la giornata. Kim Kibum non aveva mai avuto una grande simpatica nei suoi confronti e d’altra parte lo stesso carattere del principe non aveva contribuito a migliorare la situazione.
Cuore tenero, pensò, di certo non l’ha mai riservato a me, pensò Heechul arricciando il naso. Ma il lord capiva perfettamente ciò che l’imperatore intendeva con “cuore tenero”.
Kibum gli avrebbe riservato dei commenti sprezzanti sputandogli addosso tutto il disgusto che provava nei suoi confronti. Forse Heechul era masochista, ma non gli importava, desiderava quell’unione con il principe da quando erano bambini. Non solo Kim Kibum era in grado di destreggiarsi con l’energia pura, un’abilità innata estremamente rara, ma era anche la chiave d’accesso al trono di Chosun. Cose che un ambizioso e scaltro come Heechul non poteva ignorare. Anni addietro, il lord avrebbe accettato la proposta anche per il solo desiderio di potere, ma negli ultimi due anni le cose erano cambiate. Il principe era diventato sempre più bello, al punto da convincere Heechul del fatto che, se anche Kibum fosse stato uno sguattero avrebbe desiderato prenderlo come amante. L’unica nota negativa era il principe stesso, domarlo non sarebbe stata un’impresa semplice. Heechul ne era tristemente consapevole, ma riteneva una sfida di tale portata divertente e, al contempo, era certo di poterne uscire vincitore.
Preziose stanze marmoree e dagli arredi altrettanto invidiabili scivolarono dietro di lui mentre la corrente dei suoi pensieri lo conducevano al giardino privato dell’erede al trono, luogo in cui era certo di trovare Kibum.  Non appena uscì all’aria aperta i caldi raggi del tramonto estivo lo investirono, costringendolo a schermarsi gli occhi con la mano. Il giardino era un labirinto di aiuole fiorite e roseti blu e bianchi, al centro sorgeva un laghetto abitato da grasse carpe dalle macchie rosse e nere, attraversato da un ponticello di legno laccato di blu. Un grosso salice sorgeva ai margini dello specchio d’acqua facendo oscillare i rami sottili sui flutti, sospinti dalla leggera brezza estiva. Heechul si diresse sicuro di sé verso il salice.
-Quando pensi di tornartene all’aria salmastra di Busan?- fece una voce tra i rami.
Hecchul sbuffò. Iniziava bene.
-Non molto presto, anzi…- rispose con una punta di soddisfazione. Heechul guardò sopra di sé, ma non riuscì a vedere nessuno. –Dove diavolo…? –
-Qui – fece una voce squillante dietro di lui.
Il lord sobbalzò, trovandosi di fronte il principe. Il cuore di Heechul perse un battito. Bello non era la definizione giusta per descrivere Kibum. Forse lo era lo scorso anno, ora pareva un angelo vestito d’abiti mortali. La sua figura aggraziata era fasciata da aderenti pantaloni neri infilati in comodi stivali che scivolavano morbidi lungo i polpacci, mentre la parte superiore del corpo era drappeggiata da una camicia di lino la cui unica nota d’eleganza era relegata al merletto sui polsi. Il collo lungo era in bella mostra, quasi con aria provocatoria, mentre il volto pallido incorniciato da morbidi capelli corvini ospitava invitanti labbra a cuore atteggiate in un sorriso irriverente e sottili occhi felini. Il lord lasciò scorrere gli occhi sulla figura dell’altro, estasiato. Lo desiderava terribilmente, mai come in quel momento ne aveva avuto una tale consapevolezza. Kibum si morse il labbro inferiore, alzò un sopracciglio e spostò il peso sulla gamba destra.  Heechul conosceva quella posa, era come vedere un gatto irritato perché messo alle strette. Era sempre così tra di loro, eppure Kibum sapeva essere il più tagliante.
-Da dove sei spuntato?– chiese Heechul ritrovando le parole.
Kibum indicò i rami dell’albero. –Sei lento – sentenziò.
Insulto numero due, fece il conto l’altro.
-Ebbene? Il gatto ti ha forse mangiato la lingua?–
-Ebbene – proseguì indispettito, - c’è una questione molto importante che ho l’onore di riferirti. –
-E io che iniziavo a sperare che ti fossi perso. –
Heechul sogghignò. – Ridi pure, ma presto le cose cambieranno non appena il nostro fidanzamento verrà annunciato pubblicamente. –
Kibum si irrigidì diventando, se possibile, ancora più pallido. Heechul fu certo di avere appena segnato un punto a suo vantaggio. Ora chi è che mangia la lingua a chi?, pensò soddisfatto.
- Sei sorpreso, non è vero? – disse notando l’assenza di reazione da parte dell’altro. – Eppure una testolina intelligente come la tua avrebbe dovuto comprendere da tempo la logica possibilità di una nostra unione, no?-  Aggiunse picchiettando un pugno sulla testa del più piccolo.
- Non mi toccare – fece Kibum premurandosi di scandire bene ogni singola parola.
Heechul si chinò leggermente avvicinandosi all’orecchio dell’altro. – Mio dolce micetto, temo di avere tutto il diritto di farlo.–
-No se ci sono io nei paraggi.-
Heechul alzò gli occhi trovando puntati su di sé una lama e lo sguardo di ghiaccio della guardia del corpo del principe. Maledizione, imprecò tra sé.
-Siwon, abbassa l’arma, se lo ferisci il sangue velenoso di quel serpente potrebbe corroderti la lama – disse Kibum, ostentando una calma glaciale.
La guardia del corpo eseguì rinfoderando la spada, ma senza staccare gli occhi dal lord.
-Bhe, dubito che potrai essere presente alla nostra prima notte – disse Heechul senza nascondere la propria malizia o distogliere gli occhi dal principe.
La mano di Siwon scattò per istinto all’elsa della spada. A Kibum bastò un’occhiata sottile per fermarlo e la guardia abbassò il capo.
-Perdonatemi, signorino. Se non mi è concesso tagliarlo a metà, ho l’ardire di chiedervi il permesso di insultarlo a dovere e, in tal caso, avrei l’altrettanto ardire di suggerirvi di tapparvi le nobili orecchie. -
Kibum rivolse un sorriso, quasi intenerito, verso la guardia del corpo.
Ecco ciò di cui l’imperatore parlava, tenerezza verso la plebe, pensò Heechul con disgusto.
-Fossi in te non sprecherei parole per lui. –
-Come desiderate – disse l’altro, rassegnato.
Ma dal suo sguardo, Heechul comprese che, se Siwon l’avesse incontrato solo per i corridoi del palazzo l’avrebbe appeso a testa in giù e colpito come un sacco di paglia.  
Kibum tornò a rivolgere il proprio sguardo a quello che, ormai, era il suo promesso. – Vattene – disse quasi soffiando.
Heechul simulò un inchino, troppo profondo per non essere un chiaro gesto di sfida. – Come desideri. –
Kibum guardò l’altro allontanarsi e sparire oltre le aiuole in fiore del giardino. Quando fu scomparso dalla sua vista tornò a rilassare i muscoli.
-Siwon – disse.
-Mio signore? –
-Dobbiamo rivedere i nostri piani. –
-Mi date il permesso di ucciderlo? Dopo una tale irriverenza…–
-Temo di no. –
Kibum si voltò verso la guardia del corpo. – Partiamo sta notte. –
 
[1] Contratto vincolante stipulato tra due membri di famiglie nobili allo scopo di accrescere la propria capacità innata ed usufruire di quella del compagno o compagna. A differenza del matrimonio vero e proprio può avvenire anche tra membri dello stesso sesso.
[2] Famiglie che nei secoli si sono unite solo con altri soggetti dotati di abilità innate. Purosangue. 
   
 
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