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Autore: MeliaMalia    29/01/2018    10 recensioni
“Dimmi dove ti trovi” la incitò nuovamente.
Rey lo fissò con tutto il disprezzo di cui era capace. Assunse un’espressione determinata e tornò a sollevare il braccio, richiamando un oggetto davanti a sé. Forse la spada laser?
Il suo corpo venne travolto, sollevato e gettato a terra da qualcosa che lui non vide. La sentì urlare per il dolore, un suono che scese fin nei crepacci più profondi del suo animo oscuro e lì si depositò sotto forma di un incubo nuovo di zecca.
Il collegamento s’interruppe e lui rimase a fissare il pavimento di freddo metallo, teso come una corda di violino. Sudava freddo.
Genere: Fantasy, Sentimentale, Suspence | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Kylo Ren, Principessa Leia Organa, Rey
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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EPILOGO

Accorsero tutti a vedere. Kylo Ren discese dalla navetta come una fiera in catene, una belva resa mansueta da una resa che nessuno riusciva ancora a spiegarsi. Un mostro oscuro dal volto celato, che spaventò i più giovani. Sovrastava i ribelli che lo tenevano sotto tiro con l’altezza e il carisma, le spalle dritte e il petto in fuori. Non sembrava minimamente spaventato, o impensierito da ciò che stava accadendo. Quello era il destino che lui aveva scelto e vi stava andando incontro senza esitazione.
La nave con la quale Rey lo aveva condotto lì era piena di cadaveri nemici. Compreso quello di un altro cavaliere di Ren. I ribelli non rimasero tanto stupiti di come la ragazza fosse conciata – piena di lividi e ferite – quanto del fatto che fosse uscita viva da uno scontro come quello.
Fu allestito un piccolo tribunale, in una zona limitrofa al campo base. Leia Organa, saggia e composta, lo attendeva lì, seduta dietro un grosso tavolo in legno scuro. Alla sua destra, Poe Dameron. Alla sua sinistra, Maz Kanata.
Rey era la più vicina al mostro. Lo teneva sotto tiro con la spada laser, e aveva, attaccata alla propria cinta, l’elsa di quella di lui. Gli occhi lucidi, l’espressione dissoluta, la donna lo condusse laddove le persone in attesa di giudicarlo lo attendevano.
Il Generale Organa non batté ciglio, quando egli venne introdotto alla sua presenza. Dameron le lanciò un’occhiata di sottecchi, ma non vide alcuna esitazione sul suo volto. Solo, attentamente nascosto nel suo sguardo, un profondo e terribile dolore. Misto a rimpianto.
Vennero letti diversi capi di accusa. Terribili. L’omicidio di Han Solo non faceva parte di quell’elenco. Una parte di Rey si soffermò su quel dettaglio, cercando di comprenderne il significato. Ma non vi riuscì. Kylo Ren ascoltò quell’elenco con la fierezza di un leone, senza mai battere ciglio.
“L’imputato ha qualcosa da dichiarare?” volle sapere infine il Generale Organa, la voce monocolore, priva di qualsivoglia sentimento
Kylo Ren esitò, per la prima volta. Alzò la maschera che gli copriva il volto, svelando quei suoi occhiacci neri e colmi di dolore. La fissò per un istante che parve eterno.
Poi disse soltanto due parole: “Mi dispiace.”
“Lo so” rispose lei.
Il Generale Organa dichiarò sospesa la seduta e radunò presso di sé una piccola delegazione di ribelli, con i quali discusse la questione. Rose era tra loro.
Infine, dopo una breve consultazione, la principessa di Alderaan si alzò fieramente in piedi e pronunciò a piena voce la condanna scelta dalla maggioranza: “Morte.”
Vi fu un brusio di approvazione da parte dei presenti e Rey batté le palpebre un paio di volte, per scacciare le lacrime. Morte. Non vi era un’altra sanzione possibile. Un mostro come Kylo Ren meritava di essere cancellato dalla galassia.
“Tuttavia, valutato il fatto che tu abbia deciso di costituirti ed arrenderti di tua spontanea volontà” proseguì sua madre. “Ti consento di scegliere l’arma.”
“Allora” replicò Kylo Ren, la morbidezza della voce resa sferzante dalla vena d’ironia con la quale lui le rispose. “Considerata la vostra benevolenza, Generale, credo avrò la sfrontatezza di decidere anche il boia”
Indicò Rey con un secco cenno del capo. La ragazza sentì l’elsa tremarle tra le dita. Si concentrò e tornò ad avere una presa salda, annuendo. Il Generale Organa fece un cenno d’assenso.
Le gambe della giovane Jedi la ressero a stento. Lei avanzò sotto lo sguardo di tutti, raggiungendo Kylo Ren. Alzò il viso e studiò la maschera che lui aveva alzato sulla fronte, l’immagine del mostro che aveva terrorizzato una galassia intera. Prese fiato.
“Mira bene” disse soltanto il cavaliere di Ren, con voce bassa.
Affondò la lama di luce nel suo petto. Attese. La estrasse. Il corpo di Kylo Ren resse un paio di secondi, fiero e dritto come un vero guerriero. Poi, semplicemente, egli si accasciò al suolo.
“Bruciatelo” disse soltanto il Generale Organa, giocherellando sovrappensiero con l’anello adornato da pietre blu che portava da sempre all’indice destro. “Bruciatelo e disperdete i resti. Non deve restare nulla di lui.”
Rey si voltò, fissandola. Vide il luccicare delle sue lacrime a stento trattenute e dovette mordersi il labbro inferiore per non scoppiare a piangere. Spense la spada, riponendo l’elsa ad un gancio della propria cintura. La sentì cozzare contro quella affidatagli da Ben e il cuore le si incrinò.

Incontrò il loro Generale poche ore dopo, in privato. Maz Kanata fu l’unica testimone di quella riunione, la quale avvenne nei campi a ridosso la base della Resistenza poco prima del tramonto.
Una fredda brezza soffiava, piegando gli alti steli d’erba di quel luogo e portando un’atmosfera di pace. Leia rabbrividì nel sentire quell’arietta frizzantina e si strinse nella giacca scura che aveva indossato, rivolgendo un sorriso colmo di tristezza a Rey.
“E adesso?” sussurrò la Jedi, dopo averla abbracciata con forza, bisognosa del suo calore materno, della sicurezza che lei riusciva a trasmetterle anche solo con sfiorandola.
“Adesso il Primo Ordine è indebolito. I cavalieri di Ren si sono resi irrintracciabili, tutti fuorché uno, il quale al momento siede sul trono. Certo, non posso dire che la guerra sia finita. Ma una risoluzione è molto vicina.” la donna parlò con calma e compostezza. Esitò, prima di aggiungere: “Lui sta bene?”
“Lo spero” bisbigliò Rey, con il cuore in subbuglio. “Non potevamo fare altro. Usare l’espediente di Luke. Mostrare un corpo fittizio. Ho cercato di colpirlo in modo… come dire… insomma... non mortale, ma… non sono nulla.”
L’idea era balenata in mente proprio a Ben. Ironico, che la vittima di quel trucchetto avesse pensato di usarlo a proprio vantaggio. Luke, nuovamente apparso ai suoi allievi come il dannato fantasma della dannata fata madrina, era stato prodigo di spiegazioni su come farlo.
Quella che Rey aveva infilzato era stata un’immagine di Kylo. Il quale, seppur gravemente ferito attraverso la sua proiezione creata con la Forza, era stato immediatamente soccorso dai Cavalieri di Ren rimasti con lui. Di una cosa Rey era certa: era sopravvissuto. Altrimenti, l’immagine del suo corpo sarebbe svanita nel nulla. I ribelli lo avevano bruciato e avevano sparso i resti nel vento. Il tutto con fiumi di alcool e urla di giubilo.
Né lei né Leia erano riuscite a guardare.
Il Generale sfilò l’anello che portava al dito. Lo guardò e sorrise tristemente. “Alderaan venne fatto esplodere” raccontò, pensierosa. “E per uno scherzo del caso, la mia pietra preziosa preferita veniva estratta proprio nelle sue miniere. Han lo scoprì.” Ridacchiò piano. “E divenne pazzo, per trovarne qualcuna. Venuto a mancare il loro pianeta d’origine, erano divenute rarissime. Oltre che eccezionalmente costose. Mi donò quest’anello poco prima dell’arrivo di Ben. Due gemme blu di Alderaan. Disse che ci raffigurava. Vedi come sono lontane tra loro, eppure sempre in contatto? Secondo lui, ci rappresentava alla perfezione.”
Rey temette di vederla scoppiare in lacrime. E la cosa la terrorizzava tantissimo perché, se ciò fosse avvenuto, lei l’avrebbe seguita. Aprendo un rubinetto che difficilmente sarebbe riuscita a chiudere: era esausta, sia emotivamente che fisicamente. Oltre che in ansia per Ben.
Leia le mise l’anello in mano. Sospirò, guardando un’ultima volta, poi la costrinse a chiudere le dita sul gioiello, celandolo alla propria vista.
“Portalo a mio figlio e digli che adesso appartiene a lui.”
Una lacrima solcò il volto di Rey. Poi una seconda e una terza. La giovane jedi trattenne un singhiozzo, stringendo forte il monile e annuendo una volta soltanto.
Maz Kanata piegò le labbra in una smorfia. Raggiunse Rey e le tirò le mani, costringendola ad abbassarsi alla sua altezza. L’abbracciò forte, con affetto.
“Sei una brava bambina” le disse soltanto, una frase che voleva dire tutto e niente.
“Mi hai mandato a morire, sai?” Rey rise singhiozzando, staccandosi da lei e asciugandosi il volto. “Quel tizio… e… il pianeta…”
“Ha soltanto sveltito le cose” Maz le fece l’occhiolino. “Cosa dirai agli altri?”
“Non ne ho idea” ed era vero. Stava per abbandonare tutto. Tutti. La guerra era sul finire, ma non certo terminata. Forse qualcuno di loro sarebbe morto. Forse avrebbero perso. Ma il suo posto non era più lì. Ben aveva bisogno di lei per rimanere lontano da Kylo Ren. Dal Primo Ordine.
L’aliena dalla pelle arancione si girò verso Leia. Le posò una pacca sul braccio, e sorrise nel vedere i suoi occhi arrossati e contriti. “Potresti andare a trovarlo, di tanto in tanto.”
“Oh, non credo” confessò la donna, dispiaciuta. “Sono una persona… importante. Se mi seguissero… se scoprissero…”
“Puoi chiamarlo, allora” insistette la piratessa spaziale.
“Non credo avrebbe piacere a vedermi, né a sentirmi.”
Rey scosse il capo, negando quell’ipotesi. “Lo costringerò” balbettò, la voce ancora rotta dal pianto. “Lo costringerò a chiamarti. Spesso. Vuole vederti, vuole sentirti, e non importa quanto possa farvi male, all’inizio, io vi costringerò a farlo. Perché entrambi ve lo meritate.”
Leia sorrise commossa e le donò un ultimo abbraccio.

Le ci vollero due giorni di viaggio, prima di giungere alle coordinate indicatele da Syz. Esse la condussero a un pianeta eccezionalmente grande, all’interno di un sistema solare a due soli. La donna si affacciò, ammirando il paesaggio dove stava atterrando: oceani, continenti e vegetazione abbondante. Avvicinandosi al suolo, notò una fauna ricca e variegata. E resti di antichi insediamenti ormai abbandonati da secoli.
“Ho scoperto questo pianetucolo per caso” si era vantata Raza, quando aveva lanciato loro quella proposta. “Una vera oasi. Pare che la popolazione originaria sia morta per una qualche infezione, o qualcosa del genere. Che importa?”
“A me importa. Se c’è un pericolo biologico…” aveva obiettato lei.
“Pericolo biologico, quello? Si vede che non sei mai andata al bagno dopo Stermo.”
Il mezzo non aveva ancora toccato terra, che già Elthyenne era giunta ad accoglierla. Le fece cenno non appena ella discese dal vettore, con quel suo solito sguardo annoiato dalla galassia intera. Sorrideva.
“Sta bene” la precedette, alzando le mani e anticipando la domanda con la quale Rey aveva intenzione di salutarla. “C’è quasi rimasto secco, ma eravamo vicini a lui e pronti a curarlo. Sta riposando. Ci siamo sistemati nel rudere di un vecchio palazzo, per il momento. Stermo sta studiando un modo per portare l’acqua potabile da un fiume qua vicino. Syz ha già riattivato le batterie a energia solare. Non siamo in un ritrovo di lusso, ma neppure nell’ultimo dei tuguri. Seguimi.”
L’accompagnò in quel nuovo paesaggio. Salirono scale di pietra antiche di secoli, raggiungendo una costruzione bassa e allargata, piuttosto grande. L’interno era suddiviso in parecchie stanze, alcune prive di tetto, altre dotate di un canale per il passaggio dell’acqua piovana. Era un luogo semplice ma incredibilmente bello.
Infine, dietro una porta in legno vecchio e consumato, trovò Ben. Lo avevano adagiato su una branda prelevata dal mezzo con cui erano giunti lì e posato a terra, in modo che riposasse. Era a torso nudo – ovviamente.
“Come Skywalker ci aveva detto” mormorò Elthyenne, attenta a non disturbarlo. “Il tuo colpo si è riflesso sul suo corpo reale, seppur con minor gravità. Invece le fiamme con cui hanno bruciato il corpo non sono riuscite ad apportare alcun danno. Forse perché aveva già perso i sensi, chissà”
“Credo, più semplicemente” Rey sorrise debolmente nel dirlo. “Che la Forza volesse questo.”
Elthyenne la guardò dall’alto in basso, inarcando un sopracciglio argenteo. “Non cominciare a blaterare stronzate sulla Forza. Già mi sei poco simpatica” l’ammonì. “Vi lascio soli. I ragazzi hanno bisogno d’aiuto. E io odio gli sbaciucchiamenti.”
Riuscì a farla arrossire. Se ne andò prima che Rey potesse mentire sul fatto che non vi sarebbe stato nessuno sbaciucchiamento e, con un sorriso mesto, la giovane jedi raggiunse il sith dormiente. Gli avevano fasciato il petto. Là, sotto le bende, vi doveva essere una cicatrice nuova di zecca. L’ultima procuratagli da lei. O almeno, così si augurò.
Ben si risvegliò dopo parecchie ore. Quando si accorse della sua presenza, le rivolse un sorriso sghembo, orgoglioso dell’impresa in cui era riuscito. Alzò una mano, sfiorandole il volto. Rey andò incontro a quella carezza con un singhiozzo di gioia, tenendo le dita di lui contro il proprio viso e rimirando l’uomo davanti a lei con occhi commossi.
“Sei morto” scherzò, la voce rotta.
“Sono rinato.” La corresse lui, accogliendola con calore quando la donna si abbassò, baciandolo dolcemente.
Rey gli mise in mano l’anello della madre, gli parlò del suo desiderio che loro rimanessero in contatto. Non ricevette risposta. Ben glissò e sorrise debolmente, criticando il modo in cui lei gli aveva sferrato quel colpo quasi mortale. Riuscì a farla arrabbiare e a farle dimenticare l’argomento principale.

I mesi passarono e le cose iniziarono a girare per il verso giusto. Kylo Ren divenne soltanto Ben, un anonimo Ben dalle spalle larghe e dai muscoli tesi, facente parte del primo tempio dedicato ai Jedi grigi. Un credo nuovo, acerbo e ancora da definire.
L’intenzione di Syz era quella di raccogliere giovani sensibili alla forza e insegnare loro non come affrontare la condanna dei propri poteri, ma come convivere con essi e con il resto della galassia senza forzatamente finire a compiere un dannato patricidio.
Elthyenne non vedeva l’ora di avere nei pupilli cui urlare addosso e Syz si era già messa nell’ottica di dover urlare addosso a lei per difenderli. Raza aveva già iniziato a urlare contro entrambi, perché in disaccordo con tutt’e due. Sosteneva che il tempio sarebbe stato perfetto senza ragazzini rompiscatole e che era necessario reclutare nuovi adepti solo quando essi fossero stati adulti. Possibilmente adulti, muscolosi e carini. Tentò di persino di mettere la cosa ai voti, ma ebbe solo l’appoggio di Stermo. Dietro minaccia.
“Cerca d’ingelosire Elthyenne” le spiegò Ben, la sera della votazione. Rey annuì e finse di capire.
La poveretta, in effetti, faticava a inserirsi nel gruppo. Non erano come i membri della Resistenza, così pieni di ottimismo e di sfrontatezza. Quei ragazzi avevano patito e sofferto scelte difficili e sembravano uno specchio nero dei ribelli: cauti, ombrosi e spesso pessimisti.
Ma avevano un’idea in comune. E questo era un ottimo collante.
Infine le cose iniziarono ad andare meglio.
Lei e Ben non erano inseparabili. Dormivano insieme, certo, e si cercavano, ovviamente. Erano pur sempre due giovani innamorati. Ma ognuno rispettava lo spazio dell’altro.
Lui spesso si ritirava in solitudine, talvolta anche per ore intere. La giovane Jedi glielo concedeva senza mai emettere un lamento: sapeva che il silenzio e la riflessione erano divenuti indispensabili per l’ex Kylo Ren. Un modo per espiare, per purificarsi. Avrebbe dovuto trascorrere il resto dei suoi giorni facendo i conti con la propria coscienza. Come tutti i cavalieri di Ren. Beh, tranne Elthyenne. Sosteneva di non avercela, la coscienza.
Quella volta, il principe di Alderaan tornò da uno dei suoi ritiri individuali sull’imbrunire, trovandola intenta a discutere con Elthyenne e Raza.
“Non puoi farlo” stava dicendo Rey, scuotendo il capo divertita. “Non è semplicemente possibile”
“E invece sì. So farlo” replicò la donna dagli occhi di ghiaccio.
“Può farlo” le fece eco l’altra. “Falle sentire, Raz.”
“Ora te lo faccio sentire.”
Iniziò a cantare l’inno di Rukkyd, un pianetino lontano e dimenticato, la cui canzone simbolo conteneva parole così lunghe che richiedevano almeno cinque minuti per essere pronunciate per intero. Raza la enunciò tutta ruttando.
Rey sorrise meravigliata. Elthyenne annuì, orgogliosa della sua ex fiamma. Kylo Ren, rimasto in disparte, applaudì un paio di volte, con approvazione.
Vedendolo, Rey si alzò in piedi e lo salutò con un cenno del capo. Le era mancato, come ogni volta in cui cercava la solitudine. Le due rimaste a terra si fissarono per un breve istante.
“Vi lasciamo soli, piccioncini. Sbaciucchiatevi quando sarò lontana” proclamò poi Elthyenne, strappando una risata a Raza. Essendo Rey e Ben l’unica coppia del pianeta, prenderli in giro era il loro sport favorito.
Si alzarono a loro volta e se ne andarono, lasciandoli soli.
Rey si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio – aveva preso a tenerli sciolti, ma non perché a lui piacessero di più, piacevano di più anche a lei, ecco. Solo per quello... – e lo avvicinò con un sorriso prendendogli una mano tra le proprie.
Ben la costrinse ad alzarle, soffiandovi sopra un bacio. Si specchiò nei suoi occhi neri e si chiese quand’è che la cotta le sarebbe passata. Ci sarebbe stato un momento dopo il quale guardarlo avrebbe smesso di farle esplodere il muscolo cardiaco? Perché altrimenti non sarebbe vissuta a lungo.
“Mi sei mancato” confessò, pentendosene subito dopo. Non voleva fargli pesare nulla, neppure quelle ore che lui prendeva per se stesso.
Ma l’uomo che era stato Kylo Ren non parve prendersela a male. “Tu anche.” Mormorò. “Ah, a proposito” gli venne in mente, frugando nelle tasche dei pantaloni. Estrasse qualcosa, che le mise in mano. “Questo non mi serve. Tienitelo.”
Era l’anello di Leia. Rey aggrottò le sopracciglia nel guardarlo, dispiaciuta.
“Ben, ha espressamente richiesto che lo avessi tu.” Glielo restituì.
“Cosa vuoi che me ne faccia?” il principe di Alderaan lo rimise tra le sue dita. “Si vede che è un anello da donna.”
La giovane non l’accettò, rimandandolo al mittente, e questi sbuffò vigorosamente scuotendo il capo.
“Non intendi rendermela facile, vero?” borbottò a mezza voce.
“Renderti facile cosa?”
Lo vide inginocchiarsi. Alzare il gioiello. La fissò e Rey pensò che l’avrebbero trovata lì, morta disciolta, una pozzanghera che un tempo era stata un Jedi.
“Voglio questo anello al tuo dito.” Fu la dichiarazione di Ben, pronunciata con voce scandita e persino intimidatoria. “Ti prego” aggiunse, più incerto.
E quella volta non poté proprio rifiutare.
Ed eccolo qua, il nostro epilogo. Un epilogo che non è esattamente un epilogo. La galassia non ha trovato la pace, i cavalieri di Ren stanno organizzando un nuovo credo. Nulla è pacifico e tutto è ancora in fermento. Possiamo definirlo un finale? Certamente no.
Questo è un crocevia per un nuovo inizio. Un'apertura per nuove storie. Ma al momento io mi fermo qui. Avevo intenzione di concentrare la mia attenzione su Ben e Rey e questo ho fatto; mi sono divertita. Anche voi, magari?
Se a qualcuno è piaciuto come scrivo può provare ad aprire questo link: https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&field-author=Suellen+Regys&search-alias=stripbooks
Sono i miei libri. Dico solo: le prime pagine sono gratuite. Provateli. Tra i protagonisti c'è amore/odio/tensionesessuale/odio/odio come tra il nostro Ben e la nostra Rey, potrebbero piacervi, sapete.
Ringrazio Elettra che mi ha parlato dell'anello di Leia (che avevo già notato nel film, ma le nozioni fornitemi da lei sono state fondamentali) e tutti coloro che mi hanno lasciato un commento.
Rispondo:
Instabilmente: Tu, mia cara, sai troppe cose. Finirò col farti fare la fine dell'uccellino. Per proteggere i miei segreti.
Morganaetc: sei stata molto gentile ad avermi seguita fino a qui!
Loki: Sempre onorata di ricevere commenti dal fratello del mio biondino preferito e grazie d'avermi rammentato il nome dell'arma di Kylo, mi sfuggiva da giorni!
Tamani: Dai, siamo arrivati in fondo con le coronarie tutte intere (o quasi)!
scsforever: Te l'avevo detto che sono Miss Happy Ending :)
PillyA: Tesoro, per me è un dolore dividerci. Seguimi su faccialibro, davvero, stay with me! XD
Angel of Fire: Come avevo detto addietro, avevo una trama molto ad ampio respiro, che prevedeva anche Hux e Yazuuz e tanti altri casini, ma avrebbe richiesto almeno un anno di lavoro. Per adesso mi fermo qua. Potrei continuare. Anche se al momento è difficile.
Vi saluto tutti, è stato piacevole scrivere per farvi divertire.
Onestamente credo che questa ship non sarà canon e, se lo sarà, finirà nel sangue. Ma ehy lasciarsi cullare dalla fantasia è stato bello.
E se sei arrivato sino a qua senza aver chiuso, grazie molto!
   
 
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