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Autore: Alys_90    27/07/2018    4 recensioni
"Li avevo rivisti. Il mio unico grande amore e la mia ex migliore amica. Insieme, di nuovo.".
Sana Kurata, dopo ben otto anni trascorsi a New York, decide di tornare a casa, in Giappone.
Ha scelto di frequentare l'università a Tokio e di abbandonare per un po' la carriera artistica.
Ma che cosa sarà successo ai vecchi amici? Che strade avranno intrapreso?
Il rapporto tra Akito Hayama, l'amore della sua vita, e Fuka Matsui, l'amica di un tempo, sarà rimasto intatto?
Nuove coppie, nuovi incontri, intrighi d'amore, discussioni e gelosie sono dietro l'angolo!
Questa è la mia seconda Fanfiction su questo meraviglioso manga/anime! Spero vi piaccia! ♥
Dedicata con grande amore a Cristian. ♥
Genere: Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akito Hayama/Heric, Fuka Matsui/Funny, Naozumi Kamura/Charles Lones, Sana Kurata/Rossana Smith, Un po' tutti | Coppie: Akito/Fuka, Sana/Akito
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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-Sbam!-. Chiusi il mio armadietto con una tale rabbia da far sobbalzare un piccolo gruppo di atleti che confabulavano lì vicino.

La sera prima era stata un vero e proprio casino. Un casino enorme, per dirla tutta.

Io e Fuka avevamo comunicato ai nostri amici la grande notizia, ossia che di lì a qualche mese sarei diventato padre. Una notizia che mi aveva sconvolto, che aveva rimesso in disussione ogni cosa, che aveva smosso gli equilibri creati.

L'avevo ferita, annientata dentro, uccisa interiormente. L'avevo di nuovo fatta piangere, le avevo provocato una sofferenze immane.

Le avevo detto che l'amavo, che l'amavo da impazzire. Avevo sentito distintamente il battito del suo cuore contro il mio, i suoi sentimenti combaciare alla perfezione con i miei.

L'avevo baciata, l'avevo stretta forte a me, un'ultima volta. Avevo cercato di convincerla a starmi vicino, senza risultati, senza speranze.

Come biasimarla dopotutto? Si era sentita ingannata, presa in giro, usata.

-Hey Hayama!-. Eisen mi passò accanto, dandomi un'amichevole pacca sulla schiena.

-Stasera ci sei, vero?-

Ritornai alla realtà, tralasciando per un attimo i miei pensieri contorti e rivolgendo l'attenzione a quel ragazzo che era diventato uno dei miei migliori amici.

-Co... come? Dove?-

-Alla mia festa di compleanno! Ricordi? Ti vedo strano... Che succede?-

-Niente, tranquillo. Questioni di famiglia-. Mentii, sentendomi terribilmente in colpa. Con Eisen era sempre stato facile parlare, mi confidavo spesso con lui, ma in quel momento la mia testa mi diceva di tacere. Gli avrei rivelato la mia paternità a tempo debito, quando tutto o, per meglio dire, almeno qualcosa, si sarebbe quantomeno sistemato.

-Cavolo, oggi è il tuo compleanno! Scusami, sono un idiota! Tanti auguri vecchio mio!-. Lo abbracciai, consapevole della figuraccia appena fatta. Mi ero completamente scordato che Eisen quest'oggi avrebbe compiuto vent'anni, preso troppo dai miei problemi e dalle continue situazioni difficili che avevo dovuto fronteggiare.

-Grazie e non ti preoccupare. Capita a tutti di avere delle giornate no- disse, staccandosi dal mio abbraccio e sorridendomi. -Ma-, riprese, puntandomi il dito, -stasera esigo che tu sia presente, chiaro?-

-Oltre a condividere il lavoro e la palestra, condividiamo anche una forte amicizia, per cui come potrei mancare?!- escalmai, issandomi la borsa sulla spalla.

-Perfetto, ti aspetto a casa mia per le nove!-

-Va bene, a più tardi!- risposi, avvaindomi verso l'uscita.

Mentre stavo per uscire, però, Eisen mi richiamò. -Hayama!-. Voltai il capo nella sua direzione.

-Ci sarà anche Evan-.

Feci un respiro profondo, sentendo una sensazione di forte ira invadermi da capo a piedi.

Eisen abbassò lo sguardo e si voltò, diretto nella sua sala esercizi.

Evan. Una delle tante persone che avevo aggiunto nella mia lista nera.

 

- - -

 

Sprofondai nel divano di pelle di Gomi, tenendomi le tempie tra le mani.

Dalla sera precedente la testa non aveva fatto altro che pulsare incostantemente.

Akito aspettava un bambino da Fuka. Sarebbero diventati genitori. Avrebbero avuto un figlio.

Dovevo ancora capacitarmene, tanta era l'incredulità che mi aveva avvolto.

Come se non bastasse Akito aveva cercato di persuadermi a stare con lui, a vivere il nostro amore nonostante il suo essere padre, ma come avrei potuto farcela?

Lo amavo oltre ogni cosa possibile, oltre tutto, ma non sarei mai stata in grado di far finta di niente, di vederlo diviso tra me e Fuka, di occuparsi di un piccolino che non era il nostro.

-Principessa, mi dispiace tanto-. Gomi si sedette sul tavolino di vetro di fronte a me, osservandomi con espressione triste.

-Non devi dispiacerti Gomi, non è colpa tua. Sono stata io a voler venire, sono stata io a voler sentire cosa aveva da dire, sono stata io a incasinarmi la vita!- gridai, versando qualche lacrima che andò a bagnarmi il viso.

Gomi mi lasciò piangere, in silenzio. Sentivo il suo respiro, la sua amarezza aleggiare nell'aria.

-Scusa se sono scoppiato in quel modo con lui, ma non potevo permettergli di farti ancora del male- sentenziò, poggiando le braccia sulle ginocchia.

Alzai il capo e lo guardai. Gomi cercava sempre di proteggermi, da chiunque avesse voluto ferirmi, da qualsiasi cosa mi avrebbe recato danno.

-Sei una persona speciale, Gomi-. Mi alzai e lo strinsi a me. La sua testa poggiata sul

mio ventre, le mie braccia attorno alle sue possenti spalle.

Dopo qualche secondo ricambiò l'abbraccio, avvinghiando le sue braccia attorno al mio girovita. -Sei così coraggiosa, Sana-.

Mi scappò una piccola risata. -Ho solo imparato a combattere il dolore-

-Vieni qui- sussurrò piano, portandomi a sedere sulle sue gambe. Mi scostò una ciocca di capelli, portandola dolcemente dietro l'orecchio.

-Come ha potuto farsi scappare una ragazza come te?-

Mi morsi le labbra e lo fissai dritto negli occhi. -Non tutti si accorgono dell'importanza di chi ci sta accanto e altri se ne rendono conto troppo tardi-

Gomi emise un breve sospiro, sostenendo il mio sguardo affranto e privo di gioia.

Poggiò poi la fronte contro la mia, sentenziando giocosamente: -Se non fossi impegnato con Hisae, ci proverei io con te-

-Ma smettila, scemo!- esclamai, ridendo.

-Meriti una persona che ti ami in ogni tuo aspetto, che ti ponga al primo posto, che ti consideri la sua priorità-.

Gomi mi posò un leggero bacio sul naso, provocandomi un brivido.

Abbozzai un altro sorriso. -La troverò, vedrai. Ora devo solo andare avanti e dimenticarmi di Hayama-

Gomi rise a sua volta, condividendo il mio pensiero. -Hai ragione, piccola principessa! Ce la farai, fidati di me-

La nostra conversazione venne interrotta bruscamente dal suono di una notifica arrivata sul mio cellulare.

Lo presi dalla tasca dei jeans e aprii il messaggio su Facebook.

Hey, ciao bellissima! Stasera alle nove a casa mia darò la mia festa di compleanno! Ti va di venire? Puoi portare anche Gomi! :D

Ci saranno anche i miei amici che hai conosciuto in discoteca. (Avery ed Emi comprese :P).

Lo lessi più e più volte e guardai fugacemente il nome del destinatario: Eisen Ikedai.

-Chi è?- mi chiese Gomi, notando la sorpresa dipinta sulla mia faccia.

-Eisen- risposi, entrando nel suo profilo. -Mi ha scitto se stasera andiamo alla sua festa di compleanno-

Gomi mi scostò con delicatezza, proferendo: -Sai che non mi piace per niente quel tipo-

-Lo so, ma non è un cattivo ragazzo. Vedilo da un'altra prospettiva-

-Mmm... Tra lui e il fratello non so chi sia il più coglione!- esclamò, lasciandosi andare sulla poltrona.

-Gomi!-

Lui alzò le mani al cielo, sbarrando i grandi occhi castano scuro. -Che c'è? È la verità!-

-Mi ha pure inviato la richiesta di amicizia-

-Non accettare- proferì serio.

-Ci saranno anche Averi ed Emi- dissi, facendogli l'occhiolino.

-Oh no, quelle due pazze mi trascineranno ancora a ballare, lo so!

Mi alzai contenta, saltellando da una parte all'altra della stanza. -Allora andiamo!-

Gomi si alzò, rincorrendomi per l'intero salone. -Hey, non l'ho mai detto, principessa!-

Corsi ad abbracciarlo e nella foga cademmo a terra sul morbido tappeto a fantasia.

-Scusami...- dissi, cercando di alzarmi. Gomi, però, mi trattene sul suo caldo ed accogliente petto.

-Per un momento ho rivisto la Sana bambina. La Sana allegra, felice e spensierata-

-Per un momento- ripetei, ricordando per l'ennesima volta quel giorno la persona che mi aveva accoltellato il cuore.

-Considera la possibilità che lui ci sia, Sana-

-Sì...- risposi, annusando il profumo intenso del suo maglione di cotone.

-Sei ancora sicura di andare, nonostante quest'eventualità?-

La mia vita doveva continuare, dovevo cercare di tirarmi fuori da quel grande turbine di emozioni negative e concentrarmi sulla ricerca di un nuovo amore.

-Sì, Gomi. Più che sicura-

Mi ersi in piedi, prendendo la borsa e mettendo il giacchetto di pelle. -Ora devo andare. Ho lezione tra un quarto d'ora-

Gomi si rotolò sul tappeto, provocandomi una risata che mi fece persino male alla pancia. -Che fai, scemo?-

-Mi annoio. Buona lezione, princess-

-Thanks, best friend!- prorompei, schioccandogli le labbra sulla sua chioma morbida.

 

 

Uscii all'aria aperta e mi godei la luce del sole.

Presi il cellulare e digitai una semplice frase:“Ci saremo. Grazie per l'invito e tanti auguri Eisen!”.

 

- - -

 

-Devi proprio andare?

Fuka stava seduta a gambe incrociate sul letto, leggendo qualche rivista femminile.

-Cos'è? Non posso nemmeno più uscire senza il tuo permesso?-

Lei si rabbuiò e, in silenzio, ritornò a concentrarsi sui suoi stupidi giornali.

Non l'avevo ancora perdonata e, con ogni probabilità, non l'avrei mai fatto. Mi aveva tenuta nascosta una cosa troppo importante, troppo grande.

Inoltre, il mio sentimento per Sana era ancora ben vivo dentro di me e al solo pernsiero di doverla cancellare per sempre dalla mia vita, stavo male a dir poco.

Sarei stato un padre presente, premuroso ed attento ed avrei donato tutto l'amore che avevo a mio figlio, ma non potevo voler bene a Fuka, non più.

Indossai una maglia a righe bianca e nera e un paio di jeans strappati. Mi fiondai in bagno e mi lisciai il ciuffo.

Andai in salotto, aprii l'anta dell'armadio e presi la mia giacca preferita. Me la infilai velocemente, agguantando le chiavi della macchina sopra la credenza in entrata.

-Io vado- dissi con tono piatto a Fuka.

Lei si precipitò a darmi un sonoro bacio sulla guancia, proferendo: -Ci vediamo dopo. Salutami Eisen-

Annuii, sfiorandole con dolcezza la pancia. Mi abbassai e, poggiandoci sopra la bocca, bisbigliai: -Ciao piccolino. Fai il bravo-

Fuka mi carezzò i capelli affettuosamente. -O la brava-

-O la brava- confermai, uscendo e dirigendomi verso la macchina.

 

- - -

 

Eisen abitava al quinto piano di uno dei numerosi grattacieli di Tokyo, nel cuore della città.

Dopo aver preso l'ascensore, suonammo al campanello e un ragazzo biondo e ricciolino venne ad aprirci. -Ciao ragazzi! Come state?-

Kilian, l'amico posato e tranquillo di Eisen, ci accolse e ci fece entrare.

Mi guardai attorno, rimanendo a bocca aperta. La casa di Eisen era una vera e propria meraviglia, degna di essere abitata da una star del cinema.

Cucina e salotto erano uniti in un'unica grande stanza, con enormi vetrate che davano sulle cospicue luci della città. Vari quadri anni Sessanta stavano appesi alle pareti e due enormi lampadari moderni troneggiavano dal soffitto, emanando un'intensa luce bianca.

-Sana, Gomi, siete venuti!-. Vidi Eisen venire verso di noi con un bicchiere di birra rossa in mano.

-Ciao Eisen! Tanti auguri ancora!- esclamai, dandogli due baci sulle gote arrossate.

-Auguri- pronunciò Gomi adirato, porgendo la mano.

Eisen la strinse, senza far scomparire il suo bellissimo sorriso, nonostante la diffidenza di Gomi.

-Venite pure, accomodatevi con gli altri!-

Lo seguimmo verso il grande e spazioso divano rosso magenta e ci sedemmo accanto ad Averi, Emi e Kilian.

-Chi si rivede!- proruppe con entusiasmo Avery.

-Sana e Gomi, ciao ragazzi!-. Emi si alzò e corse a darci un fugace abbraccio.

Kilian scosse la testa, ridendo per l'esuberanza della sua amica che io, personalmente, adoravo.

-Volete qualcosa da bere?- ci chiese Eisen, sbattendo le mani.

-Sì, grazie- pronunciammo all'unisono io e Gomi.

-Aranciata, birra, vodka?- elencò, avviandosi verso la cucina.

-Per me un cocktail alla frutta- dissi, ringraziandolo.

-Birra- sentenziò Gomi, alzando il pollice.

-D'accordo, arrivo subito!-

Osservai i presenti e, mio malgrado, ero certa di non conoscere nessuno.

-Ma guarda un po' chi c'è. La piccola star e il suo accompagantore-. Una voce sensuale e leggermente roca mi costrinse a voltarmi.

Dietro di noi si stagliava la figura imponente di Evan. I suoi occhi blu risaltavano alla luce dei lampadari, mandandomi in iperventilazione.

Indossava una felpa grigio scuro e dei pantaloni a quadretti neri. I capelli, ben ordinati, gli ricadevano appena sul viso.

Lo guardai accerchiare il divano e raggiungere la nostra posizione. Si sedette vicino ad Avery, di fronte a me.

-Evan, giusto?- chiese all'improvviso Gomi, irritato.

-Giustissimo- rispose Evan con lo stesso tono.

-Hey ragazzi, che ne dite di ballare?-. Emi cercò di stemperare la tensione, ergendosi in piedi e abbozzando un tenero sorriso.

Gomi si mosse nella pelle del divano, senza staccare gli occhi da quelli di Evan.

-Sì, dai, andiamo!- enfatizzò Avery, affiancando Emi.

Presi l'iniziativa e trascinai Gomi al centro della stanza, dove un dj, al timone di una luccicante consolle, faceva rimbombare la musica sulle pareti.

 

Secret, hidden underneath it
Trying hard to keep it
Safely out of reach
Creeping, I can feel it breathing
Calling to the surface
Finally in my dreams

Sweet despair feel you devour me
Silently, oh won't you carry me
Home

-Gomi, cerca di contenerti- gli dissi, circondando il suo collo con le braccia.

 

-Cercherò- rispose, stringendomi in vita.

 

Taken down I give into what I can't disguise
I surrender, I surrender
Broken down, I give into what I can not have
I surrender, I surrender

 

Cominciai a ballare con lui, muovendomi seguendo il ritmo lento della musica.

Locked in, buried under my skin
Riding on the whispers, restless in the wind
Hunted, I can feel it coming
Keep me under cover in what could of been

Poggiai il capo sulla sua spalla, lasciandomi cullare armoniosamente.

Sweet despair feel you devour me
Silently, oh won't you carry me
Home

Mi piaceva stare tra le braccia di Gomi, senza pensare a tutto ciò che era successo fino a quel momento.

Taken down I give into what I can't disguise
I surrender, I surrender
Broken down, I give into what I can not have
I surrender, I surrender

D'un tratto, incrociai il volto di Eisen, che era tornato dalla cucina con il vassoio delle nostre bevande.

Mi fece un cenno con la mano e io gli sorrisi, ma, un secondo dopo, una nuvola oscura mi travolse appieno.

Akito soppraggiunse accanto ad Eisen, reggendo un pacco regalo incartato di un bel blu acceso.

Glielo porse ed Eisen lo prese, dandogli una fuggevole stretta.

 

Don't make a sound now
Don't make a sound now
Maybe it won't find us after all

Carry, me, home

Quant'era bello. Era vestito in maniera impeccabile e i capelli ambrati gli ricadevano appena sul viso.


 

Taken down I give into what I can't disguise
I surrender, I surrender
Broken down, I give into what I can not have
I surrender, I surrender

Sprofondai sulla camicia di Gomi, cercando di non farmi vedere.

-Che cos'hai Sana?-

-Niente...- mormorai, tentando di mantenere calma la voce.

 

Don't make a sound now
Don't make a sound now
I surrender, I surrender

Don't make a sound now
Don't make a sound now
I surrender, I surrender

Lo sbirciai ancora e quasi persi l'equilibrio.

Mi stava fissando intensamente, serio, impassibile, inespressivo.

 

Broken down I give in, I give in
I surrender, I surrender*

 

Si stava avvicinando a passo lento nella nostra direzione e non seppi come reagire. Gomi non si era ancora accorto di nulla e, cogliendo l'occasione, lo tirai con un po' troppa violenza verso la zona notte.

-Sana, ma che succede?!-

-Ssshhh!- gli intimai, procedendo a passo spedito verso una delle tante camere che la casa di Eisen possedeva.

 

Guardai dietro di me, ma di lui nessuna traccia.

Aprii una porta a casa e mi ritrovai in una grande camera con un letto disfatto e vari cd sparsi a terra.

Dev'essere la stanza di Eisen”pensai.

Chiusi velocemente la porta alle mie spalle e mi ci appoggiai con la schiena, tirando un sospiro di sollievo.

Gomi mi squadrò come se fossi impazzita, in attesa di una spiegazione.

-Bhè?-

-Ho visto Akito- sentenziai, sedendomi a terra con un tonfo.

Gomi si coprì il viso con le mani, sedendosi sulle coperte in disordine del letto.

-Sana, non dirmi che non ti avevo avvertita!-

-Mmm! Sono una stupida!- esclamai, dandomi piccoli colpetti sulla fronte.

-Già, sei una stupida. Ma... una stupida carina, però- proferì Gomi, facendo segno di raggiungerlo sul letto.

Mi alzai a fatica e mi lasciai andare su quel groviglio di tessuto intriso di colonia.

-Se Eisen scopre che siamo qui...-. Non feci in tempo a terminare la frase che un sonoro “bum” mi fece sobbalzare in piedi.

Strabuzzai gli occhi non appena vidi Evan con una ragazza dai lunghi capelli biondo platino entrare rabbiosamente nella stanza.

-Che cazzo ci fate nella mia camera?!- sbraitò, guardandoci in cagnesco.

-Ehm... Scusaci, noi...-

-Se volete stare soli soletti andate da un'altra parte- ringhiò, avvicinadosi a me.

-Lasciala stare- proferì Gomi, interponendo un braccio tra me ed Evan.

-Non sapevamo che fosse la tua stanza- dissi, riprendendo un po' di sicurezza.

Evan incrociò le braccia, alternando gli occhi da me a Gomi.

-Hai visto chi c'è di là?- mi chiese.

Il mio cuore sobbalzò e feci finta di nulla. -No- risposi.

Ormai era a pochi centrimetri dal mio viso. -Il tuo caro ex ragazzo- mi sussurrò all'orecchio.

Le lacrime mi appannarono la vista e cercai di cacciarle, invano.

-Tu... brutto...!-

-Gomi, no!-. Lo bloccai, rassicurandolo. -Ignoralo, ti prego. Non importa-

Gomi mi diede ascolto e mi prese per mano, trascinandomi verso il corridoio.

-Sana! Ti ho cercata ovunque! Dov'eri?-. Eisen mi si parò davanti, con ancora le bevande colorate in mano.

-Senti, forse è meglio che vada. Tieni-. Frugai in fretta nella borsa e gli porsi una piccola confezione. -È il tuo regalo, spero ti piaccia-

-Ma...-

-Hey stronzo!-. Gomi prese la parola e prese Eisen dal colletto. -Tieni a bada tuo fratello, chiaro?-

Eisen si corrucciò, annuendo impercettibilmente. -E non provare a fare il cascamorto con Sana. L'hai invitata sapendo benissimo che sarebbe venuto anche Hayama. Ma che razza di uomo sei?-

Lo scaraventò sul pavimento, attirando l'attenzione di quasi tutti gli invitati.

Una testa oro fece capolino tra la folla. Akito guardò me e Gomi, incredulo, per poi poggiare lo sguardo su Eisen, che si stava rialzando.

-Sana...-. La sua voce mi penetrò dentro e mi fece innamorare per l'ennesima volta.

-Andiamo- ordinai a Gomi, prendendolo sotto braccio.

Passai accanto ad Hayama, ineriandomi della sua fraganza.

Non potei andare tanto lontano, perchè una presa salda sul polso mi costrinse a fermarmi.

-Lasciami Akito- dissi, senza girarmi verso di lui.

-Perdonami-

Una fitta potente mi fece contorcere lo stomaco. Finalmente mi voltai e con le lacrime agli occhi, gli risposi: -Lo vorrei, ma non posso, non ce la faccio, Akito-

-Uuuhhh, che scenetta romantica!-. Evan interruppe il nostro discorso, assistendo con le braccia conserte.

-Akito Hayama... Ci si rivede- proferì.

Akito mi lasciò, oltrepassandomi senza dire una parola.

Mi voltai verso Evan e, con espressione odiosa, lo scrutai socchiudendo gli occhi.

-Si può sapere qual è il tuo problema?- gridai, arrabbiata.

Evan sorrise piano, venendo verso di me ed abbassandosi, in modo da avere il suo viso pericolosamente vicino al mio. Sentii le gote diventare di fuoco.

-Tu sei il mio problema-

-Co... Cosa?-

-Vuoi la verità?- mi chiese, alzandosi bruscamente.

Non risposi nemmeno. La situazione era talmente insolita che la voce non ne voleva sapere proprio di uscire.

-Il tuo caro ex ha fatto qualcosa che non doveva assolutamente fare-

-Cioè?-

-Ora basta! Evan finiscila!-. Eisen intervenì, cercando di dare fine alla conversazione.

-No fratellino! È giusto che la nostra star sappia-

-Non chiamarmi così!- sbraitai.

-Vieni-. Mi prese per mano, riportandomi nella sua stanza.

-Sana!-. Sentii Gomi chiamarmi a squarciagola, battendo nervosamente i pugni sulla porta che Evan aveva accuratamente chiuso a chiave. -Apri questa maledetta porta! Sana, tutto bene?!-

Evan si avvicinò nuovamente e mi persi nelle sue iridi blu cobalto.

-Lo so che non ti sono indifferente, che provi una forte attrazione fisica nei miei confronti- pronunciò sottovoce.

-Evan, finiscila. Non ti conosco nemmeno-

Mi superò, sedendosi sulla sedia in legno della sua scrivania.

-Forza, accomodati. Ti spiegherò ogni cosa-

Titubante, mi risedetti sul letto, incrociando le gambe. -D'accordo, ti ascolterò-.

*Digital Daggers - I Surrender


Spazio autrice

Ciao a tutti/e!

Quanto tempo! Come state?

Erano ben tre anni che ero assente dal sito e che non aggiornavo la storia, ma purtroppo ci sono stati alcuni problemi relativi alla mia vita personale, perciò avevo perso qualsiasi ispirazione ed interesse. :(

Ma ora, come potete notare, sono ritornata con ancora più voglia di scrivere e di trasmettervi forti emozioni attraverso le mie storie! ♥

Aggiornerò spessissimo, continuerò e terminerò la storia, per poi concludere anche le altre.

Spero che, nonostante la mia lunga assenza, continuiate a supportarmi e a farmi sapere le vostre opinioni, visto che per me costituiscono una fonte importantissima.

Che dire... SONO FINALMENTE TORNATA! ♥

E un grazie speciale anche a chi legge soltanto. ♥

Ci leggiamo alla prossima! Baci. :*

 

Alys_90

 

  
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