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Autore: piratatommy    03/02/2020    2 recensioni
La città dell’immaginazione è un luogo famoso eppure nascosto. C’è chi ci abita e c’è chi non c’è mai entrato, ma sono pochi quelli che una volta fuori conoscono la strada per ritrovarla.
Genere: Fantasy, Introspettivo, Poesia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La città dell’immaginazione è un luogo famoso eppure nascosto. C’è chi ci abita e c’è chi non c’è mai entrato, ma sono pochi quelli che una volta fuori conoscono la strada per ritrovarla.
D’altra parte esternamente appare di modeste dimensioni.
È circondata da un folto bosco scuro e ostile e un versante si affaccia sul mare. È protetta da mura che possono anche cambiare aspetto a seconda di chi le incontra, ma soprattutto da delle enormi porte; vengono aperte soltanto in determinati orari ed è molto difficile che qualcuno venga fatto entrare se non desiderato o degno. Ma appena entrati ci si accorge di una realtà di tutto differente: la città appare immensa e luminosa, e pochi ne conoscono tutti i meandri.
In genere chi ci abita non fa caso a tutto ciò, tanto è immerso nell’ambiente che lo circonda, e solo chi ne è stato esiliato volgendosi indietro si rende conto di ciò che ha perso. È raro che qualcuno ritrovi la strada e torni.
Solitamente si ha la possibilità di viverci tranquillamente durante l’infanzia e qualcuno resta anche dopo, ma in genere la maggior parte delle persone una volta sulla via della maturità se ne vanno o sono costrette a farlo, spesso e purtroppo per non tornare. Io stesso ho dovuto andarmene improvvisamente e forse è stato per pura casualità che sono riuscito a ritrovare la città.
Nonostante fossi esule mi è stato concesso di trovare le porte aperte, solo per un breve periodo; inizialmente distratto, stavo per perdere l’occasione ma sono riuscito ad intrufolarmi per un pelo nonostante le porte fossero ormai socchiuse: in ogni caso sapevo che il mio permesso di restare sarebbe durato soltanto fino al calar del sole, poi sarei dovuto andarmene per non rovinare tutto.
È un luogo speciale, che cresce e cambia nel tempo eppure si adatta sempre ai suoi abitanti o visitatori in base alla loro creatività, è un’influenza reciproca che prende vita.
Una volta per le sue vie mi sono emozionato rendendomi conto di quanto mi fosse mancata, e di quanto fosse cambiata, restando tuttavia uguale a come la conoscevo tanti anni prima. Ero solo un viandante di passaggio e vedevo tutto come un esterno, eppure mi sentivo a casa.
C’erano quartieri di tutti i generi, più o meno simpatici ma liberi e soprattutto tutti pieni di vita: dalle grandi aule e biblioteche e piazze dove si trovavano per discutere i veterani, gli abitanti più illustri o i più produttivi ai locali o alle bettole dove si trovava di tutto, da strani personaggi ai cittadini più cupi, dalle guardie della città ai pochi vagabondi come me, chi più malinconico e spaesato, chi più felice.
Io personalmente appartenevo alla seconda categoria: per un attimo davvero lontano dal resto del mondo, mi sono sentito di nuovo libero come non lo ero da tempo, e me ne andavo per i viottoli respirando l’aria fresca, scorgendo in lontananza, al termine della strada maestra, la spiaggia, e il sole che lentamente iniziava a chinarsi verso il mare.
Quel giorno però avevo chiaramente da fare, infatti sentivo che se ero riuscito ad entrare c’era una ragione, e dovevo riuscire a raggiungere il mio obiettivo nel tempo che avevo a disposizione; quando uno viene esiliato infatti significa che non è più capace di vivere in quel luogo serenamente, in armonia con il resto, con se stesso. Io quindi ero solo di passaggio e non avevo intenzione di sprecare quell’opportunità.
Mi sono diretto perciò dove sentivo di dover andare e lì, in un vicolo buio e in ombra ho trovato una vecchina seduta davanti ad una porta di legno, nel silenzio, sotto una piccola lanterna: doveva raccontarmi una storia. Ho ascoltato con attenzione i suoi sussurri per non perdere niente e alla fine, grato di quel regalo me ne sono andato, quando ormai il sole si era immerso tra le onde.
Sono uscito dalla città giusto in tempo, mentre questa si preparava per la sua vita notturna, dolce e segreta; mi sono voltato, ho dato un rapido, ultimo sguardo alle sue mura illuminate dalle stelle e me ne sono andato, i portoni chiusi e scuri alle mie spalle. Nella città dell’immaginazione infatti gli stranieri se non autorizzati non possono restare di sera: solo quelli che già ci vivono hanno la fortuna di poter disegnare le stelle e respirare le musiche e i profumi che porta la luna. Nel mentre tra le pietre delle strade ancora tiepide soffia una brezza dolce e delicata che sussurra sogni ai dormienti ed illumina gli occhi di coloro che, ancora alzati nei grandi saloni, sfruttano la pace e il silenzio per creare, scrivere e immaginare fino a tarda notte. Nascono realtà intense, passioni e crudeltà, storie e poesie che traboccano dalle finestre illuminate e vanno a posarsi sui tetti e sulle strade come nastri di seta color perla, delicati come castelli di carte.
Lì alla fine trovano riposo, e con il sorgere del sole entrano a far parte della città stessa.

  
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