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Autore: LawrenceTwosomeTime    09/10/2020    0 recensioni
Marla potrebbe essere morta, o stare morendo. Marla potrebbe avere un'ultima chance di riprendersi la sua vita. L'unica certezza, per Marla, è che niente è come sembra. Un thriller metafisico che parla di angosce sepolte, sentieri male illuminati e bizzarre amicizie.
Genere: Dark, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Marla riprese conoscenza in un letto sconosciuto, dentro una stanza che non aveva mai visto.
Il suo cervello impiegò qualche secondo per mettere a fuoco il soffitto color candeggina, l’armadietto spartano sistemato sotto la finestra, le pareti spoglie.
Che si fosse fatta rimorchiare la notte precedente?
No, non era nel suo stile.
Scostò da un lato le coperte e scoprì di avere addosso un lungo camice di cotone ruvido, di quelli che indossano i pazienti degli ospedali.
L’angoscia cominciò a montarle in petto mentre si sollevava con cautela, temendo di non riuscire ad alzarsi, e invece – con sua grande sorpresa – era perfettamente capace di stare in piedi.
Nessuno stordimento, niente ossa rotte. Solo un leggero mal di testa.
Se aveva avuto un incidente di qualche tipo, doveva far sapere ai suoi che stava bene.
Aprì la porta della camera e si ritrovò in uno stretto corridoio dal soffitto basso che si estendeva in entrambe le direzioni. Pareva deserto.
Una serie di lampade a soffitto gettavano una luce giallastra e sfrigolante sull’impiantito.
Avanzando scalza nel suo camice leggero, Marla provò uno strano senso di tranquillità: come se ogni problema le fosse stato aspirato fuori dalla testa.
Eppure non poteva fare a meno di osservare con circospezione le porte tutte uguali allineate lungo il corridoio, le sedie di acciaio temprato, gli anonimi vasi di fiori disposti tra un ingresso e l’altro.
Probabilmente si era appena ripresa da un trauma molto grave… ecco perché si sentiva così leggera.
I ricordi stazionavano nella sua mente, a portata di mano, familiari ma non del tutto identificabili.

“C’è nessuno?”, chiese ad alta voce sentendosi un po’ stupida.
La domanda le uscì in un rantolo gracchiante – chissà da quanto tempo non parlava – ben consapevole che non sembrava esserci anima viva; e ancor più del fatto che la cosa suonasse davvero ambigua.

Giunse al banco dell’accettazione, che dava su un’ampia sala provvista di vetrata panoramica (in cosa consistesse il panorama, francamente era difficile stabilirlo: i vetri erano luridi).
Fece il giro intorno al mobile ovale che avrebbe dovuto essere custodito da un’infermiera o da un addetto alle visite, e scoprì un vecchio telefono a disco abbandonato in un angolo.
Sollevò il ricevitore. Non c’era linea.
Nel preciso istante in cui lo rimise giù, la stanza cominciò a evaporare.
Marla ebbe l’impressione di essere attratta da una forza che veniva dal sottosuolo, la sua esile figura immortalata in una sequenza di diapositive che si estendevano dalla superficie del pavimento piastrellato sino alle più oscure propaggini della terra.
Per la prima volta da quando si era svegliata, avvertì un moto di vertigini, perse l’equilibrio e sbatté la faccia contro un suolo polveroso ricoperto di aghi di pino.
Il mondo continuava a ondeggiare, ma dopo un po’ capì che intorno a lei non succedeva più nulla: le orecchie cercavano di aiutarla a recuperare l’equilibrio perduto, e tuttavia non era facile scendere a patti con l’idea che si sentisse frusciare il vento.
Dopo un po’ si sforzò di sollevare il capo e provò a guardarsi intorno.
Le si dilatarono le pupille dallo shock.

Si trovava in una foresta.
Si trovava in una foresta, ed era equipaggiata di tutto punto per una scarpinata in montagna.



  
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