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Autore: coopercroft    06/11/2020    0 recensioni
I Cooper sono ufficiali dell’esercito da generazioni. O diplomatici votati alla politica. Edward il primogenito ha avuto un dovere ingrato da compiere. Mantenere uniti i propri fratelli quando la sua famiglia è venuta improvvisamente a mancare. Ma le difficoltà personali, lo portano col tempo a scontrarsi con loro in maniera dolorosa. Tra obblighi morali e fratellanza, cerca con difficoltà di ricucire quello che si è irrimediabilmente rotto…
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il pallido sole di Londra illuminò la finestra della stanza spartana di Steve. Aveva dormito come accadeva spesso nella sua camera che gli era stata assegnata nell'ala degli ufficiali, piuttosto che tornare alla magione di famiglia. I troppi ricordi lo infastidivano, e spesso preferiva fermarsi lì anziché tornare a Roses House.

Si alzò sbadigliando ancora assonnato, stava per iniziare un'altra giornata. Si lavò e rasò velocemente indossò la divisa pulita mentre osservava dalla finestra il parco interno della Cittadella, la struttura era un posto unico nel suo genere.

Solo passandoci davanti si poteva notare quanto fosse vasto il complesso di edifici parchi e piste di atterraggio degli elicotteri militari che erano custoditi negli Hangar. L'accesso alla struttura era controllato dai sorveglianti armati che consentivano il passaggio solo a chi disponeva del pass o di un permesso valido. Era una struttura militare ben vigilata.

Il maggiore Steve Cooper si staccò dalla finestra e uscì. Percorse il lungo corridoio con passo veloce, tutta la Cittadella era già in fermento. Dalle finestre dell'atrio vide il parco con l'erba rasata di fresco, con gli alberi alti, le siepi curate. Amava quel posto, era sicuramente la sua casa. Essere un militare per Steve era una missione, una priorità

A quell'ora c'era il via vai di soldati e ufficiali già in servizio.

Presto avrebbe dovuto raggiungere i militari che arrivavano dai vari dipartimenti dello stato. Li avrebbe esaminati e affiancati ai vari sergenti. Di solito si fermavano per un periodo di sei mesi, si specializzavano in base alle loro attitudini e poi ritornavano ai reparti di appartenenza.

Ma il suo compito era anche quello di addestrare le reclute che invece erano novellini che volevano provare la vita militare. Alcuni di loro avrebbero seguito il corso ufficiali.

Ridacchiò tra sé al pensiero delle facce attonite che si ritrovava davanti ogni volta che li passava in rassegna. Scosse la testa e accelerò il passo. In mattinata aveva un'incombenza nuova, accogliere l'arrivo del nuovo medico. Allungò il passo per non arrivare in ritardo all'appuntamento. Il vecchio dott. Willis era andato finalmente in pensione, non che gli fosse mai stato particolarmente simpatico.

Si ritrovò a riflettere infastidito sul nuovo arrivo senza sapere bene il perché.

Sperava che il nuovo medico fosse affidabile, visto che avrebbero collaborato insieme. Avere rispetto reciproco lo trovava importante, cosa che invece era totalmente mancato col vecchio dottore.

Steve uscì dalla porta centrale e si avviò verso la direzione.

Incrociò un collega e lo salutò cordialmente. Con i suoi occhi castani, osservava metodicamente gli ufficiali che incrociava con cui scambiava un breve saluto. Era affabile anche con i suoi sottoposti che lo rispettavano. Non ci teneva a mantenere troppo le distanze.

Chi lo conosceva poteva affermare che il maggiore Cooper fosse un buon ufficiale, attento alla sua immagine, rispettava una certa qualità di vita, per dare l'esempio. Era attento al suo aspetto che era curato e ben definito. Alto a asciutto si manteneva in salute correndo spesso nei campi di addestramento, insieme alle sue reclute. Perciò teneva i capelli neri sempre corti. Li trovava comodi, il volto pulito e sbarbato.

Giunse assorto nei suoi pensieri al suo studio e consultò gli appuntamenti. Il nuovo dottore doveva essere già arrivato. Fu rapido a raggiungere l'ingresso, dove avevano appuntamento, lo vide arrivare dopo pochi minuti.

Era un capitano medico, un uomo snello e alto poco meno di Steve. Con i capelli corti di un castano chiaro. Avanzò lentamente guardandosi intorno. L'ingresso, che portava agli uffici dirigenziali della Cittadella, colpiva per la sua maestosità, bianche colonne, volte intarsiate e la scalinata di marmo bianco erano tipici di una antica villa vittoriana. Il dottore rimase sorpreso e titubò, poi prese coraggio e appoggiò la sacca militare a terra. Steve lo aveva osservato attento, scese le scale rapidamente e si presentò.

"Quindi lei è il nuovo sostituto." Si rivolse cordialmente al nuovo arrivato, "Sono il maggiore Steve Lawrence Cooper, probabilmente suo nuovo collaboratore."

"Piacere Maggiore, sono il nuovo capitano medico John Miles Roberts" strinse forte la mano a Steve fissandolo con occhi acuti dal caldo grigio chiaro. Lo studiò rapidamente, e gli parve simpatico.

"Bene mio caro dottore dovrò fare gli onori di casa." Steve accennò un breve sorriso, "Mio caro capitano, il vecchio dottore non riscuoteva grandi consensi. Diciamo che ci voleva un cambio di vedute. Venga le faccio vedere i suoi alloggi, la clinica e quanto altro." Steve lo prese in consegna con decisione.

John afferrò la sua sacca e segui Steve fino ai suoi alloggi dove le lasciò. Tutte le stanze degli ufficiali erano al piano superiore. Anche quella del Maggiore si trovava poco oltre quella del dott. John. La stanza era spoglia ma funzionale, pulita e ampia. Una luminosa finestra dava sul cortile interno. John notò che c'erano due letti.

"Sono per accogliere qualche familiare, lasciamo un letto in più." Steve aveva visto la perplessità sul volto del medico e aveva dato subito spiegazioni.

John annuì, assorto dalle tante novità. Seguì silenzioso Steve, che lo condusse alla clinica al primo piano e lo presentò ai colleghi con cui avrebbe lavorato e assunto la direzione. La piccola, ma ben organizzata struttura contava altri tre medici e circa otto infermieri. Alcuni specialisti si alternavano nella zona riservata alla traumatologia e riabilitazione. Altri ambulatori erano gestiti dal esterno e collegati all'ospedale Saint George di Londra. La clinica contava un buon numero di letti ed era ordinata e ben gestita. Ottima per prendersi cura della salute dei militari. Il dottore Roberts ne fu piacevolmente colpito.

Steve sorrise vedendolo sorpreso, lo trovò quasi disarmante. Abbassò il capo e ridacchiò soddisfatto.

"Venga Capitano, la porto nel suo studio, dove passerà buona parte del suo tempo." Steve si incamminò senza fretta. Scesero le scale e percorsero il lungo corridoio, che era esattamente all'opposto di quello che portava agli uffici della dirigenza. Camminarono affiancati gettando entrambi lo sguardo verso le ampie vetrate che davano sul bel parco all'entrata. John lo seguiva taciturno, ma incamerava tutto rapidamente già conquistato da quel luogo insolito. Giunsero allo studio del dottore, che era di fronte a quello di Steve.

"Bene Roberts adesso la lascio, qui di fronte c'è anche il mio studio se ha bisogno di chiarimenti mi troverà lì."

Detto questo si congedò. Poi si ricordò qualcosa e si girò dicendo.

 "Ah. dottore nel suo ufficio troverà le note che le ha lasciato il suo predecessore, in caso chiami la clinica. Buon inizio e a presto".

John era rimasto un pò confuso da quell'accoglienza frettolosa, ma il Maggiore nella sua schiettezza gli risultò simpatico. Certo questo nuovo incarico come medico era tutto da scoprire, ma si sentiva tranquillo, Cooper sembrava una persona cordiale e disponibile. Rifletteva tra sè che doveva trovare la giusta collaborazione altrimenti avrebbe fatto fatica a inserirsi, lui non si era arruolato da giovane, era stata, come dire, una necessità. Si ritrovò a pensare alla sua casa in Scozia e si fece malinconico, gli mancavano le distese verdi, che lo avevano visto crescere, e la sua famiglia, specialmente suo fratello Neville. Londra gli sembrò improvvisamente nemica.

Osservò il suo nuovo ufficio con curiosità. C'era un'ampia scrivania con due comode poltrone sistemate di lato. Dietro, una libreria provvista di numerosi libri di medicina mentre di lato una porta a vetri portava nel retro dove c'era un piccolo ambulatorio con un lettino e una dispensa con vari medicinali, e sotto la finestra in fondo alla stanza, un comodo letto dove poteva prendersi qualche pausa.

Soddisfatto, si lavò le mani nel piccolo bagno attiguo e si mise al lavoro. Si sedette alla scrivania coperta di faldoni e cominciò a studiare le carte del suo predecessore. Avvertiva la stanchezza del viaggio, ma si diede da fare senza pensarci troppo. Si passò le mani nei capelli castani e si mise a leggere attento. Ma era distratto dal pensiero di Steve, che l'aveva colpito per i suoi modi cortesi, non certo quelli rigidi di un militare. Si chiese se la loro collaborazione sarebbe stata sempre onesta e sincera, perché in quell'ambiente non era tutto così solare. Molte volte si era scontrato con ottusi comandanti, presi dall'orgoglio e incuranti del benessere dei sottoposti. Sbuffò seccato pensando al lavoro accumulato sulla scrivania.

 

   
 
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