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Autore: Made of Snow and Dreams    12/12/2020    1 recensioni
Margareth è un soggetto nevrotico e mentalmente instabile, intenta a scrivere il romanzo della sua vita, 'L'intruso ', un home-invasion a tinte gotiche e horror. Quello che non sa, però, è che l'assassino è pronto ad invadere la sua sanità mentale per uscire dal libro, costringendola a fare i conti con il passato e a superare i suoi limiti.
Genere: Introspettivo, Mistero, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Incest, Non-con
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Capitolo 3


 


 

Osservò con orrida fascinazione il corpo dilaniato della bestia, la gola foderata di rosso scuro e un'espressione di umana incredulità incastonata negli occhi brulicanti e lattigginosi. Si riscosse quando una mosca si posò sulla pelle increspata del suo braccio, e fu allora che la primitiva movenza di scacciarla le fece realizzare di essere rimasta a rimirare il terribile scenario per cinque minuti interi.

Non va bene, pensò, e strizzò le palpebre in un drammatico tentativo di cancellare l'immagine che si era già fatta strada come un serpente velenoso tra i suoi ricordi più impellenti.

(Gli ansiti, i baci amari e le lacrime che rotolavano lungo le guance polpose di una ragazzina mentre il mostro la divorava viva, distruggendo e monopolizzando ogni centimetro del suo corpo come un abile burattinaio.)

Quando li riaprirò la lepre non ci sarà più!, e quando schiuse gli occhi, ovviamente, la povera bestiola era ancora lì, adagiata sull'erba, come se essa stessa si aspettasse di essere trovata.

(Lei, muta e bella mentre giaceva inerme, ormai spoglia e prosciugata di ogni frammento di felicità sulle lenzuola candide, gli occhi fissi sul soffitto e il desiderio di piangere sostituito da quello di restare seppellita nel buio tombale della sua camera per l'eternità.)

E ora che faccio? La lascio stare o l'allontano? Diamine, sono sicura che l'odore resterà per giorni, insieme a queste... cose... e fissò con aperto disgusto la massa movente.

('Rimarrà l'odore?'

Si lavava ovunque, sul seno, tra le cosce, infilava lo spazzolino nella caverna vellutata che era la sua bocca e non importava quante volte strofinasse la spugna fino ad irritare la pelle giovane e fresca, lei riusciva a vedere le impronte del tocco di Christ, il luccichio della saliva di Christ, odorare il sentore di sudore e ormoni di Christ, e continuava a strofinare e strofinare, imperterrita, impanicata che qualcun altro, oltre lei, potesse sentirlo.)

La casa era provvista di un ripostiglio per gli attrezzi da giardino scolpito direttamente nel legno, appartenuto al precedente proprietario della bicocca, che lei non aveva mai voluto visitare per la profusione di muffe e aracnidi.

('Guardi qui. Non è normale. Ha anche delle bolle in quel punto... lei capisce, vero?'

'Sembrerebbe un'eruzione cutanea causata da eccessivo sfregamento. Indossi pantaloni aderenti, Margareth? E' una probabile causa. Ho intenzione di prescriverti una crema lubrificante... Margareth? Perchè piangi? ' )

Tuttavia sapeva che quel disbrigo contenesse il fabbisogno per il giardinaggio, e sapeva anche che tra gli articoli v'era una pala da giardino col manico lungo, in ferro battuto, con una vanga ampia, arrugginita e pericolosamente affilata: durante una serata trascorsa sotto al portico, una folata di vento solitaria aveva spalancato la porta della stanza ignorata con un sonoro scricchiolio, costringendo la proprietaria corrente a munirsi di torcia e un coltello da cucina per le evenienze; quando fu sufficientemente vicina da percepire un nodo in gola e il sudore freddo che gocciolava a rivoli sull'erba incolta, aveva visto quell'arma improvvisata alla sinistra di un tagliaerba impolverato, e si era ripromessa di non addentrarsi mai più in quell'antro, se non per le emergenze.

('Da oggi in poi il bagno sarà inaccessibile per te, Maggy. Dovrai chiedermi il permesso prima di entrare, anche perchè ho io la chiave. Mi spiace. Non so cosa ti stia prendendo ultimamente, davvero. Christ, tu sei libero di entrarci quando vuoi. '

'D'accordo, mamma. Maggy, se hai bisogno di parlare con qualcuno di questo problema, io ci sono. '

Lo sguardo famelico che le rivolse bastò a soffocare la furia inespressa che montava, pronta a straripare per demolire l'intera famiglia in un soffio.)

E poi fu paura. Si fermò guardinga, incurante nel fetore, voltandosi verso la facciata della casa che pareva fissare la scena di rimando, le finestre incastonate nel muro a formare un'espressione di totale sbigottimento.

'Devo proprio, eh? ' mormorò, e la sua voce si disperse nella brezza vicina.

'Pensa alle conseguenze se decidessi di lasciarla lì. Attirerebbe altri animali dal bosco. Le formiche mi assalirebbero, ed è una faticaccia toglierle. Quell'odore ristagnerebbe per giorni. Un animale di quella mole impiega almeno una settimana a decomporsi totalmente, e vuoi mettere lo scenario? Dopo le mosche, le larve e le formiche ti resterebbero ciuffi di peli e uno scheletro in bella vista. Non esattamente rassicurante. Ti ricordo che sono stata costruita nella foresta, non in una profumata, linda e civilissima città. ' rispose la casa, la voce cavernosa a risuonare nella testa come una campana.

'Ho capito, ho capito... ' sbuffò lei. 'Tocca sempre a me fare il lavoro sporco. ' concluse, dirigendosi con ampie e calcolate falcate verso il magazzino degli attrezzi.

'E' il lato positivo di essere un oggetto costruito dagli umani. Uno dei pochi, almeno. ' rispose la casa, rivolgendole un gran sorriso. 'Se voi curaste le vostre abitazioni come se noi fossimo vive, vi risparmieremmo un sacco di problemi. Dimmi, da quanto tempo è che non entri nel ripostiglio? E dire che ha tutte le carte in regola per diventare un ottimo nascondiglio. '

'Un ottimo nascondiglio? E da chi dovrei nascondermi? Siamo in una maledetta foresta, tu ed io. Inoltre questa è una zona poco frequentata. Devo togliere quella roba prima che venga la mia amica Lea. '

'Lo fai per lei? Che spreco di tempo. Non lo noterebbe neppure. '

'Ha un ottimo olfatto, cara. Non sottovalutarla. '

'Come vuoi, come vuoi... ' disse la casa, e smise di parlare.

Le bastò picchiettare l'indice e il medio sul legno fradicio. Nonostante la serratura rotta, la porta non si aprì.

'Non dirmi che... ', e inspirò profondamente prima di lasciar aderire il palmo della mano destra sulla superficie dell'uscio: era gelido, talmente morbido che in un guizzo le si paventò davanti agli occhi l'immagine ammorbante di intere colonie di tarme a divorare il legno imputridito. Ritrasse la mano istantaneamente, preda della nausea crescente: le erano rimasti incollati sulla pelle dei granuli scuri e appiccicosi, e l'odore di materiali guasti e avariati era divenuto pungente, insopportabile. 'Dannazione, è pure bloccata! ' sbottò, lesta come una serpe.

'Controlla in cucina, ' tornò a dire la casa, 'un coltello da macellaio potrebbe fare al caso tuo. Quand'è che dovrebbe arrivare la tua compagna di giochi? '

'Gelosa, eh? ' sussurrò lei, soffocando a stento una risatina amara. 'Credo verso mezzogiorno. '

'Hai tutto il tempo per rimuovere la carcassa dai miei piedi. E sei fortunata che sia pure mattina! Coraggio, torna dentro e prendi il coltello. Ti aspetto. Hai lasciato la porta aperta. '


 

'Tanti auguri a teeee, tanti auguri a teeee, tanti auguri a Chriiiiist, tanti auguri a teeee! ' intonava la loro madre, il suo canto più simile ad un muggito privo di espressività, totalmente anonimo. Lei era quieta e docile nella sua immobilità, celata dalla figura massiccia e pesante della genitrice che batteva le mani, fletteva il ginocchio sinistro per accennare un passo di danza e scuoteva i lunghi capelli castani senza accorgersi del sorrisetto imbarazzato del figlio, il bastone da passeggio abbandonato lungo la poltrona sgualcita, le mani giunte in preghiera. Era presente anche il loro padre, una bizzarra e timida presenza che si limitava a sorridere costantemente, ma il sorriso sembrava essere stato calcato su una maschera di cera che niente più aveva di umano, nemmeno l'amore per la propria prole o l'affetto per, oramai, l'ex-moglie.

'Con questo siamo a ventiquattro anni suonati. Congratulazioni, piccolo mio! Charlie, dì qualcosa anche tu, coraggio! '

'E'... è bello vederti così, Christ, sano e cresciuto. Tantissimi auguri, figlio mio. ' aveva risposto il loro padre, una nota d'imbarazzo ad aleggiare furtivamente tra le sue parole.

'E tu, Margareth? Vuoi dire qualcosa a tuo fratello? '

Teneva i capelli legati, una ragazza con la leggiadria che solo una donna in fiore può mostrare, un abito di un rosa molto pallido a fasciarle il corpo un po' più gracile, un po' più smagrito. 'B-buon compleanno... sì, buon compleanno. ' era poi riuscita a balbettare – quando mai lo aveva fatto prima? - per poi chinare la testa un attimo dopo.

Sapeva che Christ aveva fissato il suo sguardo penetrante sulla sua persona, sapeva del suo tono inquisitorio e sospettoso, sapeva che non sarebbe riuscita a scappare e che il regalo di compleanno, per quell'anno e così come nei precedenti, sarebbe stato lei.

Perchè lui, di lei, non si sarebbe mai stancato.


 




Continuò a scrivere, sconvolta e babelica, per tutto il giorno, fino a quando non collassò su Charlotte. Non si accorse che l'impatto fece saltare via il tasto dell'h, che si depositò a meno di un metro da lei.

  
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