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Autore: lady lina 77    14/02/2021    3 recensioni
Post S5... Prima di tuffarmi in una fanfiction lunga e drammatica, volevo scrivere qualcosa di leggero che desideravo mettere nero su bianco dalla fine della S5. E così eccovi questa breve fanfiction, pochi capitoli, dove racconterò il ritorno di Ross e Dwight dalla Francia e le vicende delle loro famiglie in crescita che purtroppo la serie BBC ci ha celato. E quindi eccovi Ross, Dwight, Demelza, Caroline, Jeremy, Clowance e i piccoli in arrivo, da Isabella-Rose a Sophie Enys.
Perché in fondo credo che fosse tutto quello che avremmo voluto dalla serie tv, no?
Genere: Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Caroline Penvenen, Demelza Carne, Dwight Enys, Ross Poldark
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Dwight Enys, a cavallo, galoppava a ridosso della scogliera in quel tratto di mare e terra dove mancava da quasi cinque mesi. Da quando era partito per la Francia con Ross Poldark era stato animato da due sentimenti contrastanti e difficilmente conciliabli: il desiderio di accrescere la sua conoscenza medica sulle malattie mentali e la voglia di tornare a casa da sua moglie.
Aveva appreso molto dal dottor Pinel durante il suo soggiorno parigino e allo stesso tempo assieme a Ross aveva svolto lavori di spionaggio per la corona e ora, entrambi, stavano tornando a casa con un lungo resoconto sul riarmamento delle truppe di Bonaparte da portare a Wichman. Ma per non dare nell'occhio, era stato stabilito che partissero in due tempi diversi e così lui si era portato avanti, lasciando Ross a Roscoff per altre tre settimane a redarre il resoconto che poi un uomo di fiducia avrebbe portato a Londra.
Prima di partire Ross aveva chiesto all'amico di andare a Nampara, per prima cosa, per accertarsi che Demelza stesse bene e per darle un supporto medico circa la gravidanza ormai avanzata e Dwight, ridendo, aveva chiesto se questo dovesse essere fatto prima di andare a far visita a sua moglie e l'amico, serio come non mai, aveva detto 'ovviamente'.
Non che lo avesse preso sul serio ma giunto a casa sua, dopo aver galoppato come un forsennato dal porto, aveva scoperto che quel pomeriggio Caroline era uscita ed era andata proprio a Nampara a far visita a Demelza. In effetti non era atteso e il giorno del suo ritorno era stato annunciato in modo vago nelle sue lettere e quindi era fattibile e normale che Caroline non rimanesse in casa tutto il giorno in sua attesa.
E così, volente o nolente, sarebbe stata proprio Nampara la prima tappa del suo ritorno in patria.
Quando giunse a Nampara, una piacevole brezza e un tiepido cielo azzurro quasi primaverile lo accolsero. L'inverno stava finendo e la primavera stava fiorendo in tutto il suo splendore e anche quelle coste fredde e spesso sferzate dal vento sembravano gridare con gioia alla bella stagione.
Dwight scese da cavallo e fu Prudie, nell'aia a dar da mangiare alle galline seguita da Garrick, che lo vide per prima.
La serva spalancò gli occhi, lo guardò come si guarda un fantasma e poi con lo sguardo si mise alla ricerca di qualcun altro. "Giuda... Siete tornati?! Adesso? E il signor Ross?" - chiese in sequenza, allarmata.
Dwight smontò da cavallo, sorridendole. "Sono tornato solo io per ora, Ross, per non destare sospetti sulla nostra collaborazione, tornerà fra tre settimane. Sono stato a casa e mi hanno detto che mia moglie è quì, sono venuto a riprenderla e a porgere i miei saluti a Demelza, insieme a un messaggio di suo marito".
Prudie balbettò qualcosa e poi corse dentro casa. "Signora, signoraaaaa!!!".
Dalla porta sbucò la testolina bionda di Clowance e appena lo riconobbe, la bambina gli corse incontro urlando. "Zio Dwight, zio Dwight!!! Mammaaaaa, c'è zio Dwight!".
Gli volò in braccio e il medico si accorse che era cresciuta di qualche centimetro e di peso e che scoppiava di salute. Era una bellissima bambolina Clowance, forse la bimba più bella della zona e Ross sarebbe stato estasiato dal rivedere la sua principessina... "Hei Clowance, sono davvero contento di vederti".
La bimba lo abbracciò. "C'è il mio papà?".
Spiaciuto di doverla deludere, Dwight le accarezzò i boccoli biondi. "No, ma tornerà fra pochi giorni. Per ragioni complicate che ci inventiamo noi grandi, non potevamo viaggiare insieme".
La piccola sembrò triste ma Dwight le fece il solletico sulla pancia facendola ridere e poi la rimise a terra.
E in quel momento Caroline, vestita con un elegante abito blu all'ultima moda, i capelli raccolti e il fido Horace in braccio, comparve con Demelza alla porta di Nampara.
Gli occhi di sua moglie brillarono e per un attimo Dwight si immaginò che forse per una volta avrebbe dato vita a un momento romantico e per nulla cinico. Insomma, mancava da mesi, si meritava un pò di romanticismo e anche Caroline sicuramente...
La donna gli si avvicinò di alcuni passi con una espressione indecifrabile e infine, dopo avergli dato un leggero pugno sulla pancia, lo abbracciò. "Dottor Enys, stai per caso sperimentando come curare gli infarti facendomene venire uno?".
Dwight rise, era Caroline, sarebbe SEMPRE stata Caroline, cosa si aspettava di diverso? "Un 'Mi sei mancato' sarebbe stato più romantico".
"Ohhh, romantico un corno! Mi hai lasciata sola per mesi, mi sono dovuta consolare facendo compere come se non ci fosse un domani e ora vuoi pure romanticismo?".
"Certo".
"E magari un abbraccio?".
"Certo".
"E magari un bacio?".
"Ovviamente".
"Cinque mesi, dottore...".
"Perdonami" - le disse baciandole prima la mano e poi le labbra quando lei lo raggiunse e poté sentire il suo profumo inebriante nelle narici. Le era mancata come l'aria... "Mi farò perdonare".
Caroline lo abbracciò di nuovo. "Ti conviene, dottore".
Demelza li lasciò soli per alcuni istanti prima di avvicinarsi con Clowance e Prudie. La sua gravidanza era avanzata, era ormai al settimo mese e il piccolo che portava in grembo non sembrava tanto piccolo, viste le dimensioni del suo ventre. "Dwight..." - sussurrò emozionata, contenta di averlo lì anche se inaspettatamente. Era tornato e forse anche Ross...
Il medico la abbracciò e poi la fissò con sguardo clinico. "Sei radiosa, ti trovo davvero in forma".
Demelza si accarezzò il ventre. "Molto in forma, sembro una sfera".
"Significa che va tutto bene, Ross era davvero molto in ansia per la tua gravidanza".
A quelle parole, Demelza divenne seria. "Lui non c'è? Nelle sue lettere era molto evasivo e anche se so che non poteva dire troppo, non sapere come sta realmente e quando tornerà mi ha messa davvero a dura prova".
Dwight le accarezzò il viso. "Purtroppo come puoi immaginare, non potevamo farci vedere a partire insieme, al momento è a Roscoff a compilare scartoffie da inviare a Londra, ma sarà a casa fra al massimo tre settimane".
"Sta bene?" - chiese Demelza.
Dwight le strizzò l'occhio. "Benissimo, in salute e tutto intero. E' quasi diventato accorto e saggio, ci crederesti?".
Caroline rise. "Neanche un ossicino rotto? Santo cielo Horace, Ross Poldark sta diventando vecchio".
"Si dice saggio, mia cara" - la corresse il marito prima di riabbracciarla.
Demelza lo invitò ad entrare per prendere un té e Dwight, stanco per la cavalcata, acconsentì con piacere anche se non vedeva l'ora di andare a casa per stare con sua moglie.
Si sedettero accanto al camino acceso e nell'ora successiva Dwight raccontò del viaggio, dei pericoli corsi e di quelli evitati, di Ross, del cibo francese, del suo lavoro, del clima e della qualità dei loro alloggi. Era incantevole sentirlo parlare con quell'entusiasmo e tutti risero quando parlò dell'ansia di Ross circa la gravidanza di sua moglie.
Demelza sospirò, divertita ed intenerita. "Ross non ha mai avuto un buon rapporto con le mie gravidanze. E' sempre così ansioso".
Dwight, sorseggiando il té, le sorrise. "Temo sia un difetto di tutti gli uomini innamorati".
Caroline lo bloccò. "Oh quante smancerie dottore! Vuoi o no raccontarci anche delle donnine francesi? Non mi dire che non hai mai allungato l'occhio o io stessa ti darei del folle. O del prete bacchettone!".
Dwight la baciò. "E allora sono folle!". Poi le lanciò uno sguardo malizioso... "Ma non un prete...".
Demelza sorrise ancora guardandoli, guardando l'amore, sentendo forte la nostalgia di Ross e la tristezza che non fosse lì anche lui. Ma mancava poco...
Prudie e Clowance portarono dei biscotti e guardandosi attorno, Dwight si accorse che mancava qualcuno. "E Jeremy? Dov'è?".
Clowance sbuffò. "Fuori, coi suoi amici, a pescare in spiaggia. E non mi vuole, non vuole nemmeno Mary Lennex".
Demelza guardò verso la finestra. "Adora pescare e con gli altri bambini della sua età si diverte a farlo, la considera la sua missione per contribuire all'economia domestica ora che Ross non c'è. E ovviamente quando è coi suoi amici, non vuole la sorella fra i piedi".
Dwight accarezzò la testolina di Clowance. "Sono certo che resti la sua preferita".
"E poi" - intervenne Caroline - "Non ti perdi niente, gli uomini quando sono in gruppo tendono a diventare stupidi".
Dwight occhieggiò la moglie, gustandosi quell'aria di casa e famiglia che tanto gli era mancata. "Chi è Mary Lennex?".
Demelza rise. "Oh, la piccola innamorata di Jeremy! Ha dieci anni, è figlia di un sarto di Sawle e adora mio figlio. Dovresti vedere come lo guarda quando si incontrano e a lezione da Rosina... Fanno così tenerezza".
Dwight rise, il tempo scorreva e i bambini crescevano. "E non sei preoccupata?".
Demelza scosse il capo. "No, ha solo undici anni, credo che a parte qualche sguardo sognante, non ci sia nulla di preoccupante da temere. Per almeno qualche anno...".
Dwight ridacchiò.
"Che c'è? Perché ridi?" - chiese Demelza.
"E' il figlio di Ross, un Poldark. Fossi in te non sarei così tranquillo...".
Caroline gli diede un'altra pacca. "Santo cielo, ti sembrano cose da dire a una donna incinta?".
Dwight si alzò dalla sedia, toccando la pancia di Demelza. "Mi sembra che tutto proceda bene e che Ross abbia ottimi motivi per stare tranquillo. Per quanto riguarda Jeremy e la sua spasimante, sicuramente suo padre quando lo saprà, sarà orgoglioso. Tu invece Demelza, tieni gli occhi aperti...".
"Giuda...".
Clowance, stanca di quei discorsi tutti su suo fratello, sbuffò. "Papà mi porterà un regalo?".
Dwight annuì. "Ovviamente".
"E a Jeremy?".
"Ovviamente".
"E a mamma?".
"Ovviamente".
La bimba toccò il pancione col ditino della mano. "E a questo quì?".
"Ovviamente" - rispose ancora Dwight, eruppendo in una ennesima risata.
Demelza strinse a se la sua bambina, sperando di vivere a breve le stesse emozioni col ritorno di Ross. Gli mancava così tanto e anche se aveva cercato di essere forte, sentiva il bisogno di averlo vicino, di appoggiarsi a lui, di stringerlo, di sentire l'odore della sua pelle e il sapore dei suoi baci. "Sta davvero bene? Sta davvero tornando?".
Dwight le accarezzò la mano. "Sta bene e non ha avuto pensieri che per te. Tornerà presto, tornerà anche prima di quel che pensi".
Con gli occhi lucidi, Demelza lo abbracciò. "Grazie".
Dwight le accarezzò la schiena. "E ora su, al piano di sopra. Devo tenere fede a una promessa prima di andare a casa".
"Non vorrai davvero visitarmi?".
"Certo che sì".
Caroline, dal divanetto, sbuffò. "Fallo Demelza o mi darà il tormento da medico represso tutta la sera e io avrei altri piani...".
"Quali piani?" - chiese Clowance, curiosa.
Demelza e Dwight avvamparono ma Caroline non si scompose minimamente. "Lo scoprirai fra qualche anno...".
Dwight sospirò, eccola la sua cinica, amata, esplosiva Caroline. Era a casa, era finalmente a casa...
  
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