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Autore: Intissar    25/02/2021    0 recensioni
[[Tosho Daimosu/General Daimos]]
Quando sarò morto, potrò darti il rispetto e le premure che meriti.
Una debole serenità spira nel mio animo. Tutto il mio mondo sta crollando, ma non mi importa.
Presto, questo supplizio avrà fine.
Genere: Introspettivo, Malinconico, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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I guardiani di Olban, servendosi delle loro armi, mi guidano all’esterno.
Non ho paura di morire.
Ai piedi del palazzo, scorgo il tuo corpo privo di vita, Laiza.
Non sei riuscita a uccidere Olban.
Ti guardo ancora. Ti sei battuta con onore e sei stata degna del tuo titolo di generale.
Hai lottato con ogni mezzo e questo conta ai miei occhi.
Ti sei rivelata una valorosa combattente.
Non si piange per chi muore compiendo il proprio dovere.
Riderei, se non mi sentissi così stanco. Non ho diritto di soffrire per te.
Io, Rikiter, incurante della tua devozione, ti ho trattata come un giocattolo nelle mie mani.
Non ho esitato a colpirti, indifferente alle tue lacrime, pur di nascondere i miei sentimenti verso di te.
Per me, tu eri importante, ma temevo il potere dell’amore.
Avevo paura di essere debole e sfogavo tale angoscia su di te.
Ma questa non è una valida ragione per il mio ignobile comportamento verso di te.
Tu non eri colpevole di amarmi, ma a me questo non importava.
Vedevo solo le mie esigenze e le mie angosce.
Eppure, il tuo cuore non ha ceduto.
La tua devozione, malgrado la mia rabbia capricciosa, si è mantenuta inalterata.
E ora è troppo tardi.
Con la tua tragica scomparsa, i sogni per me sono svaniti e la mia mente sta precipitando nella tenebra.
Ogni speranza di riscatto dall’ignobile tirannia di Olban e dei suoi seguaci è perduta.
Il nostro pianeta natio è condannato ad un’orrida fine, nel sangue dei suoi abitanti.
Gli innocenti baamesi saranno immolati sull’altare della crudeltà di Olban.
Mantengo un’espressione statuaria e mi avvio verso la morte. No, quel demonio non mi vedrà piangere.
Non supplicherò e non mi abbasserò ai suoi piedi.
E’ meglio morire in piedi, rivestiti del proprio onore, che vivere in ginocchio.
Laiza, presto saremo di nuovo insieme.
Quando sarò morto, potrò darti il rispetto e le premure che meriti.
Una debole serenità spira nel mio animo. Tutto il mio mondo sta crollando, ma non mi importa.
Presto, questo supplizio avrà fine.

P.S.: sinceramente, Rikiter e Laiza non è che mi piacciano. Però, ammetto che la morte di lei è triste. (E Olban è parecchio odioso… Ci provano in tre ad ucciderlo, ma solo Rikiter ce la fa al secondo. Ed Erika e Margarete, che provano ad usare armi vistose, mi fanno gridare ad un “Eh? Ma lo credete così pirla?!)
Lui, in molti momenti, la colpisce a casaccio (anche se lei avrebbe ragione) e lei non fa altro che piangere e ritenersi una sorta di pedina sacrificale? Tesoro, capisco la fedeltà al re, ma l’uomo Rikiter è un pochino troppo umorale e violento . Per quanto mi piaccia, in un what if con entrambi vivi, Rikiter dovrebbe prendere coscienza di averla trattata male senza alcun motivo (tranne quando dice che Daimos è comandato da un perfetto meccanismo, superiore a quello che usano loro… Lì è d’un Capitan Ovvio così irritante da meritare una sberla, ma Rikiter, genio, non dice niente, anzi ascolta compiaciuto, come se lei avesse fatto chissà che ipotesi sensata)
Comunque, erano pur sempre altri tempi e questa resta una mia interpretazione dei pensieri di lui quando ha veduto il suo cadavere.
Anche qui, mi è sembrato opportuno usare la splendida frase di Emiliano Zapata “è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”.




   
 
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