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Autore: Chiara PuroLuce    04/03/2021    10 recensioni
Marta Brambilla è un'investigatrice privata, ha quarant'anni e vive nella verde Brianza lecchese. Zona tranquilla, dite? No, perchè nel Convento di Nostra Signora delle Lacrime... qualcosa non quadra.
La sua migliore amica Samanta, è solo una delle ragazze sparita in quella zona e mai più ritrovata. Ora, a distanza di dieci anni, una nuova scomparsa porta Marta a riesaminare tutto, per riavere a casa la sua amica e non solo lei. Le indagini la riconducono in quel luogo che non brilla certo per tranquillità e serenità, come dovrebbe essere e dalla sua nemica storica, Madre Ernestina, la superiora. Marta rivuole Samanta e sarà disposta a tutto pur di avere successo. Ma quale segreto nasconde quel convento con le sue abitanti?
Genere: Drammatico, Sentimentale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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«Marta! Marta, aiutami per favore.»

«Samanta? Ma… ma dove sei, non ti vedo.»

«Ho paura, Marta. Fa freddo qui, è buio e non si respira.»

«Resisti, amica mia, aspettami e non muoverti da lì. Dimmi solo dove devo venire a prenderti.»

«Aiutami» ripeté la voce sempre più flebile «fai in fretta.»

«Samanta!»

Urlo quel nome con tutta la forza che ho in corpo. Mi guardo in giro, ansante. Dio, ancora quell’incubo. Sono anni che mi perseguita e mi lascia con un senso di impotenza e di vuoto infinito, nel cuore e nell’anima.
Samanta Capello era la mia migliore amica ed è sparita misteriosamente dieci anni fa. Alta, longilinea, con lunghi capelli biondi che mettevano in risalto i suoi bellissimi occhi verdi, naso alla francese e labbra sottili. Samanta aveva un carattere solare e sempre ottimista, anche nei momenti di difficoltà riusciva a trovare il lato positivo. Era bellissima. Il mio opposto, in poche parole.
Lei, Marta Brambilla, toccava a stento il metro e mezzo, era molto in carne, capelli corti e neri come la pece, occhi ancora più scuri nascosti dietro un paio di occhiali verdi. Le sue labbra erano carnose e il naso che le sovrastava era importante, un tratto di famiglia che suo padre poteva fare a meno di passarle. Insomma, non era questa gran bellezza e lo sapeva bene, ma Samanta non ci aveva mia fatto caso.
Avevano stretto amicizia alle elementari, quando lei la salvò da un paio di bulli che le davano il tormento per il suo aspetto – i bambini sapevano essere tremendi in gruppo – spintonandoli lontano da lei e guardandoli con sguardo bellicoso. Quella, era stata l’unica volta che Marta aveva visto la sua amica in modalità arrabbiata.
Inutile dire che avevano legato subito.
In seguito, Samanta si dimostrò essere molto sensibile e si diplomò alle Magistrali, iniziando poi la carriera di maestra d’asilo – oh, pardon, di insegnante di scuola materna, meglio essere precisi o c’è gente che si offende, e non scherzo – diventando presto la beniamina dei bambini.
L’ultima volta che la vidi fu in occasione della sua partenza per un pellegrinaggio solitario per i santuari più famosi della zona. L’ultimo ricordo che ho di lei mi invade la mente e, come accade sempre quando ci penso, mi salgono le lacrime agli occhi.
 

 
«Devo andare a ringraziare la Madonna per la grazia immensa che ha fatto alla mia famiglia, salvando mamma dal cancro al seno. Gliel’ho promesso e devo mantenere la parola data.»

«In teoria, se vogliamo dirla tutta, sono stati i medici a salvarla» ribatto.

«Sì, hai ragione, ma guidati da Lei.»

Ah, Samanta e la sua fede incrollabile e, a volte, estremista. Siamo appena entrate negli “enta”, ma lei ha le idee molto più chiare delle mie sull’argomento religione. Lei crede e basta, io credo, ma sono più simile a San Tommaso.
 
«Da sola? Fammi almeno venire con te. È vero, non sono religiosa come te, ma posso sempre farti compagnia e salvarti dalla noia.»

«Grazie, ma è una cosa che devo fare da sola. Andiamo, Marta, ho trent’anni e la testa sulle spalle. Non sto partendo per un anno sabbatico in giro per il mondo. Non uscirò nemmeno dalla Brianza.»

«Ok, ma… può essere pericoloso lo stesso.»

«Ti assicuro che non mi accadrà nulla. Ho trovato alloggio presso il bed & breakfast “Il cigno d’oro” e, se sei più tranquilla, ti lascio il loro numero di telefono. Poi dai, sarà solo per una settimana. Durante la giornata mi tratterrò nei vari santuari e avrò il cellulare spento, ma dopo cena potrai chiamarmi e riempirmi di domande, da brava investigatrice privata quale sei.»

«E va bene» capitolo «ma se cambi idea, chiamami e io corro da te. Pregherò, sentirò qualche Messa, mi farò parecchi esami di coscienza, mi confesserò e farò anche la Comunione… ma almeno saremo insieme.»

«Starò bene, non preoccuparti.»

Poi ci siamo abbracciate, salutate e… e mai più riviste.
 

Quell’incontro me lo ricordo ancora bene, come ricordo che quella mia uscita la fece ridere a crepapelle. Forse perché sapeva che se fossi entrata in un confessionale, non ne sarei uscita prima di un’ora visti i numerosi arretrati sulla mia coscienza.
La sentii per tre sere di fila, ma la quarta saltò e così la quinta. A quel punto ero molto preoccupata e con me i suoi genitori.
Quando la polizia – il giorno che doveva coincidere con il suo rientro – li chiamò per informarli che Samanta era svanita nel nulla e che l’albergatore ne aveva denunciato la scomparsa, il loro mondo era finito.
La camera era stata posta sotto sequestro preventivo e quindi tutti i beni di Samanta erano al commissariato di zona. Qualcuno doveva andare a ritirarli. Loro mandarono me. Non se la sentirono.
Fu straziante, riconoscere gli effetti personali di Samanta. Chiesi come mai avessero già iniziato con le indagini e il commissario mi disse testuali parole:
 

 
«L’ultimo contatto con la Capello è stato vicino al Convento di Nostra Signora delle Lacrime. Non è la prima volta che avviene una sparizione in quella zona e abbiamo un fascicolo aperto. Purtroppo, non abbiamo raccolto prove che siano collegate a quel luogo, ma un forte sospetto c’è.»

«Posso fare qualcosa per aiutarvi? Sono un’investigatrice privata» domandai a quel punto, palesandomi.

«Saremo felici di avere un aiuto in più. Avrà libero accesso ai fascicoli, ma dovrà fare capo a me nel caso trovasse qualcosa che ci è sfuggito. Sono stato chiaro?»

«Chiarissimo, Commissario Sala. Aprirò un’indagine parallela e sarò in stretto contatto con lei per gli aggiornamenti.»
 

Mai credere a tutto quello che ti dicono. Non voleva avermi tra i piedi, ecco la verità. Dopo il primo mese di collaborazione, quell’idiota mi estromise dalle indagini – sequestrandomi tutto il materiale che avevo raccolto e fotocopiato – e dopo un altro mese, archiviò il caso come irrisolto. Per lui, ma non per me.
Per fortuna mi ero stampata delle copie dell’intero plico e ho proseguito la ricerca di Samanta a modo mio. Ricerca che – nel frattempo – si era estesa anche ad altre cinque ragazze, scomparse prima di Samanta e accumunate dallo stesso triste destino della mia migliore amica.  
In più a quello, mi avvalsi anche del suo quadernetto. Lo trovò un poliziotto nella camera di Samanta. Il commissario era convinto che potesse fare un po’ di luce sulla sua scomparsa, ma così non fu.
Sfogliandolo, quel primo giorno, notai subito che era la sua calligrafia. La mia amica aveva redatto ogni giornata, nero su bianco. Non era da lei dimenticare certe cose in giro. Forse era uscita di fretta. Forse le si era sfilato dalla borsa. Forse le era caduto da qualche parte in camera e non se ne era accorta o forse… forse niente, non era da lei. Punto.


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Mi
 asciugo le lacrime silenziose e mi costringo a scendere dal letto. Ripercorro il sogno nella mia testa, ancora e ancora e ancora, come un mantra.
Ho cercato Samanta ovunque. Ho ripercorso i suoi spostamenti grazie a quel quadernetto. I suoi me lo hanno lasciato sia per investigare, che per ricordo, oltre a una catenina d’oro con la Medaglia Miracolosa che da allora non mi tolgo mai.
 

 
«Ha voluto lasciarla qua. Ci ha detto che preferiva indossare la Croce di San Francesco per questo pellegrinaggio solitario. Tienila tu, Samanta ne sarebbe felice» mi dissero i suoi genitori, distrutti e improvvisamente invecchiati di vent’anni.
 

Una volta al mese i suoi mi invitano a pranzo la domenica e io ci vado volentieri. Non se ne fanno ancora una ragione – e non se la faranno mai – ma almeno, con l’associazione non a scopo di lucro che hanno fondato, sono molto occupati e tengono viva la memoria della figlia. Ascoltano e aiutano genitori come loro, che hanno subìto la stessa perdita e li fanno sentire meno soli.
Guardo l’orologio della cucina. Le 5.00 del mattino? Oh, ok. Ho dormito tre ore. E dire che sono in ferie. Dopo il terzo caso di fila risolto in un mese, mi sono presa un paio di settimane di stop. È bello avere la propria agenzia. Non sono il classico tipo che ama lavorare in team e aprire la MB Investigazioni, è stato un mio piccolo grande colpo di genio.
MB… Marta Brambilla, cioè io, non Monza Brianza, intendiamoci. Anche perché io vivo in un paesino nella provincia di Lecco. Sì, certo, potevo cercarmi un nome più estroso, ma sono sempre stata un tipo pratico e – visto che rispondo da sola al telefono – non ho tempo per ricordarmi ogni volta il nome della mia agenzia, così ho puntato sullo scontato, ma efficiente.
Decido di iniziare ugualmente la giornata e mi preparo la colazione. Cereali classici con latte e ovomaltine. Veloce, ma rigenerante.
Accendo la radio – non sono un’amante della televisione – la sintonizzo su Ciao Como e parte il telegiornale sintetizzato in un minuto, cosa che apprezzo visto che evitano chiacchiere inutili e il mio mondo viene capovolto per la seconda volta in dieci anni.

 
«Edizione straordinaria del nostro tg mattutino...»

Come? Che diamine è successo di così grave da meritarsi tanto risalto?, mi chiedo incuriosita e allarmata allo stesso tempo. Non so perché, ma la cosa mi mette in allarme.
Mi costringo ad ascoltare la speaker.

 
«Misteriosa scomparsa di una giovane donna. Il cellulare di Ivana Motto, venticinque anni, ha agganciato per l’ultima volta il segnale del ripetitore nei pressi del Convento di Nostra Signora delle Lacrime, nella Brianza lecchese. Ancora non è chiaro cosa ci facesse in quella zona così isolata e impervia, da sola e a sera inoltrata. La Motto sembra sparita nel nulla. Il caso ricorda quello di altre sei ragazze sparite in quella stessa zona negli anni scorsi. Il più noto alle cronache è quello ormai decennale della povera Samanta Capello scomparsa, senza lasciare tracce, e mai più ritrovata. I genitori della Motto…»

Spengo la radio, inebetita.
È successo ancora. Oddio, non è possibile. Perché ora. Perché dopo quel sogno orribile. Perché dopo dieci anni. Perché proprio lì.
Quelle suore, quelle dannate suore!

 
«Maledette. Siate maledette voi e il vostro abito che non rispecchia il vostro credo. Voi non servite Dio, ma quell’altro essere immondo. Bastarde schifose, voi non me la raccontate giusta e ora non vi mollerò più fino a che non vi avrò annientate, tutte quante. Madre Ernestina, si prepari, perché sto tornando e questa volta sarò il suo incubo peggiore.»

Finisco la colazione, mi preparo e in meno di mezz’ora – un record per me – sono già in auto per raggiungere quel luogo nefasto.
 

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Ore 7.00, Convento di Nostra Signora delle Lacrime
 

 
«Madre Ernestina, ci sono dei giornalisti alla porta che chiedono di parlarle. Cosa devo dire?»

«Che questo è un convento, non un salotto televisivo» rispose quella, lapidaria.

«Ma… non è meglio che dica loro due parole, giusto per tranquillizzarli e mandarli via?»

«Madre Silvia, la smetta subito di dire scemenze. Prima o poi si stancheranno e se ne andranno via da soli. Ora, raduni le altre consorelle che dobbiamo andare a Messa nella cappella, Padre Stefano ci sta aspettando.»

«E cosa ne facciamo di…»

«Non ora, c’è tempo per quello. Ma… è ancora qui? Si muova!»

Madre Silvia, una donnona di un metro ottanta che superava il quintale di peso, faccia mascolina con tanto di baffetti scuri, lunghi e spessi – che ci fosse nata così? – finalmente uscì.
Madre Ernestina guardò la porta chiusa e sospirò.

 
«Tanto fedele quanto imbecille. Meglio per me, peggio per lei» sentenziò.

Lei, piccoletta, magra, amava tenersi bene e, in barba alle regole dell’ordine, dedicava un paio d’ore alla settimana alla minuziosa cura del suo corpo.
Era stata costretta a farsi suora per uno scandolo giovanile che la sua famiglia aveva mal digerito, chiudendola in convento. Aveva fatto buon viso a cattivo gioco nel corso degli anni. Aveva indurito il suo cuore e si era presa il posto di superiora, dopo un piccolo incidente accorso a colei che l’aveva preceduta. Non era colpa sua se Madre Clelia era inciampata per le scale e si era rotta l’osso del collo. Dopotutto aveva già una bella età – ottantacinque anni – e spesso la vista le giocava brutti scherzi. Lei, Ernestina, si trovava solo lì vicino e aveva cercato di aiutarla, ma… no, era proprio morta sul colpo.
Che peccato.
Il piccolo campanile del monastero prese a suonare, doveva andare, il dovere chiamava. Sperava solo di non addormentarsi durante la predica.


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Angolo Autrice

Ciao a tutti. In genere non scrivo mai questo angolo, ma questa volta credo proprio sia dovuto. 
Ho scritto questa Storia Originale facendola partire come un Horror, ma... ops, alla fine si è tramutata in un Giallo. Chissà, magari andando avanti si trasformerà di nuovo. È la prima volta che scrivo qualcosa del genere e speriamo di riuscire a fare un bel lavoro.
L'ho ambientata nella mia zona - la Brianza lecchese - ma non ho voluto mettere un luogo preciso per non legarla troppo a un luogo e poi qui, i paesini e i paesaggi, si assomigliano un po' tutti e sono magnifici. Ispirano a qualche storia di mistero.
Marta non è la solita eroina perfettina, un po' stronza e gnocca... lei ha un fisico comune, ha mille difetti, è svampita ed è una forza della natura. Anche se si tratta di un racconto insolito per me, farò in modo di alleggerire un po' la trama con la simpatia di questa donna che, vedrete, vi conquisterà. 
Spero sia di vostro gradimento. Leggete, commentate, criticate... ogni vostra parola mi sarà molto utile per migliorare qualcosa che... sì, che mi è comparsa in testa dal nulla e non so proprio come potrà finire. Solo una cosa so... che Marta alla fine prenderà il controllo della storia e mi darà del filo da torcere.
Se vi fa piacere, farò un mio piccolo angolo alla fine di ogni cap... grazie a tutti coloro che daranno una possibilità a questo delirio. Ciaoooo Chiara.



 
   
 
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