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Autore: EleAB98    13/03/2021    1 recensioni
Può una serata al chiaro di luna trasformarsi in un qualcosa di veramente speciale?
Genere: Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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La costante, assordante e fastidiosa melodia che attanagliava villa Alcott cominciava proprio a dargli sui nervi. Quell'ascolto coatto di musica house, abbinato all'angosciante tormento interiore che, ormai da mesi, stava pericolosamente attanagliando la scorza dura costituente il suo impenetrabile spirito, spinse Thomas Hunt ad allontanarsi in via definitiva da quel marasma. Con aria nervosa e altrettanto annoiata, infilò ambedue le mani affusolate nelle tasche dei suoi pantaloni classici preferiti; poi fece per allentarsi la cravatta ma, con sua somma sorpresa, si accorse di non averla indossata. Non quel giorno. Il moro scosse la testa, l'ombra di un asimmetrico e affascinante sorriso gli illuminò il volto magro e allungato accentuandogli la fossetta di destra, per poi tornare a tingersi di una serietà del tutto contrastante con lo scenario da Paese dei Balocchi che aveva dinanzi. Vestirsi in modo decisamente più casual non faceva proprio per lui, ma d'altronde il suo tratto distintivo non risiedeva di certo nel suo abbigliamento. Regista di fama mondiale, insegnante affermato, stimato e rispettato quanto temuto, ricercatore a tempo perso... Thomas Orson Hunt era tutto questo e, per certi versi, persino di più. O almeno questo era quanto asserivano i tabloid americani. Nessuno, però, poteva asserire di conoscere il Thomas uomo, tantomeno ciò che albergava realmente nel suo animo, i suoi sogni, le sue speranze per il futuro... il tutto imbellettato dal suo segreto più scottante.

Thomas estrasse un sigaro svizzero dal taschino della sua camicia bianca, quindi lo accese e ne aspirò avidamente una lunga boccata. Quasi immediatamente, si sentì invadere dal dolce sapore della nicotina che gli inebriò i sensi quasi quanto quella ragazza con la quale si era intrattenuto, molto spesso, a parlare della sua più grande passione: la cinematografia, appunto. A quella sorda constatazione, il moro si allontanò maggiormente dalla cospicua massa di alunni che popolavano il terrazzo della villa cui erano incappati soltanto una settimana prima. Gli studenti più promettenti del suo corso, avendo vinto il tanto agognato concorso annuale inerente la creazione di una sceneggiatura, erano stati ospitati dal famoso Logan Alcott, organizzatore dello stesso. Logan, un uomo piuttosto stravagante sulla sessantina, era uno dei più famosi registi di tutto il mondo. Una settimana di permanenza in una casa come quella equivaleva a visitare un prestigioso museo senza nemmeno pagare il biglietto; ogni singola stanza racchiudeva in sé la personalità di un artista tanto geniale quanto folle ed eclettico. 

L'uomo percorse, a grandi passi, il piccolo labirinto verde situato all'esterno dell'abitazione, alla vana ricerca di un posto tranquillo. In verità, avrebbe tanto voluto farsi una bella nuotata e rilassare i propri muscoli tesi ma, dall'altro lato, avrebbe dovuto sorvegliare i suoi studenti che, tra alcol e sigarette, non sembravano poi troppo avvezzi a comportarsi al meglio delle loro possibilità. Per un momento, osservò quanto lo circondava. Delle maestose siepi di forma quadrata accentuavano la grandiosità del misterioso tragitto che stava compiendo, alle luci della luna. A tratti, quasi gli sembrò di incarnare Alice nel Paese delle Meraviglie. Thomas si fermò di scatto, sedendosi su una piccola panchina situata in un angolino del labirinto.

Chissà dov'era lei, si chiese, quasi inconsapevolmente. Magari starà già dormendo, non mi sembra di averla vista di là, rifletté, un'altra nuvola di fumo si dissolse nell'aria tiepida di una notte di mezza estate. L'anno accademico è quasi finito, continuò ancora. Probabilmente non la rivedrò mai più, o meglio... incrocerò il suo sguardo tra i corridoi dell'università, mi limiterò a chiederle come stia procedendo la sua vita, come stiano andando i suoi studi, quale percorso intenderà intraprendere al termine della laurea quadriennale. E poi? Cos'altro potrei dirle, poi?

Thomas si ammonì mentalmente. Quella ribelle, brillante e impertinente ragazzina, per lui, non rappresentava niente.

Assolutamente niente.


 
*


Nel momento in cui raggiunse la piscina, il suo arido cuore perse un battito. Tutte le volte che l'aveva incrociata e si era trovato a parlare con lei c'erano stati dei sonori battibecchi, ma altrettante conversazioni stimolanti, che lo avevano portato a credere che l'ammirazione esclusiva del suo talento fosse stata l'unica caratteristica ad averlo colpito, nonché spinto a sceglierla come sua personalissima collaboratrice alla creazione di Ricominciare, che aveva sancito il suo ritrovato successo come regista. Soltanto al termine della loro fruttuosa collaborazione, però, l'uomo si era scoperto terribilmente innamorato di lei. Sì, ne sono proprio innamorato, si era detto qualche mese prima guardandosi allo specchio, una luce nuova e penetrante gli aveva colorato il viso. Lui amava quella bellissima ragazza, ne amava ogni più piccola sfaccettatura. E adesso che la ragazza si trovava lì, a pochi passi dall'acqua  indossava un magnifico costume smeraldino che fasciava perfettamente le sue forme discrete e affascinanti – l'uomo ebbe la sorda tentazione di avvicinarsi a lei e stringerla forte a sé, affondare le sue labbra sul suo collo e confessarle un silente ma percepibile Ti amo nell'orecchio. E poi, magari...

«Signorina McMiller! Cosa ci fa qui a quest'ora?» 

Il quesito uscì spontaneamente dalla sua bocca; allontanare la tentazione o stemperare la tensione che albergava nel suo cuore in galoppo gli parve essenziale per non cadere in quella trappola mortale di nome Jane.

La ragazza si voltò di scatto, spaventata, ma nel farlo storse un piede e cadde nella piscina. Thomas sghignazzò in sordina coprendosi la bocca e l'altra gli regalò un'occhiata velenosa che, ben presto, si trasformò in uno sguardo terribilmente sofferente. Jane cacciò un grido e l'uomo capì nell'immediato la gravità della situazione. La piscina era alta circa cinque metri e lei cercava, a stento, di rimanere disperatamente a galla; un forte crampo doveva averle causato un dolore lancinante. Senza pensarci due volte, Thomas si sbottonò la camicia e si tuffò in acqua.


«Signorina, resista!» gridò l'uomo, con pochissime bracciate la raggiunse e la ragazza gli si accoccolò per le spalle. Thomas fremette e, mentre la trasportava sugli scalini, un brivido gli corse lungo tutta la spina dorsale. Appena il regista la fece sdraiare, con estrema cautela, sul mattonato della piscina, le sue mani tremanti si posarono sul polpaccio destro della giovane. L'uomo esercitò su di esso una decisa quanto leggera pressione, che contrastava del tutto con il fuoco che ardeva nella sua anima.

«Va meglio così?»  le domandò, del tutto rapito dai suoi occhi blu, che risplendevano nelle luci della luna.

Quanto avrebbe voluto avvicinarsi a lei e rubarle un bacio!

«Se lei potesse darmi un bacio adesso, in questo preciso istante... andrebbe decisamente meglio», osò proferire la ragazza, dando piena voce al desiderio che stava consumando il regista. 

«Signorina McMiller... sa benissimo che non posso...» rispose lui, cercando di non tradire quanto bramasse insinuarsi dolcemente tra le sue labbra. Con leggerezza, continuò a massaggiarle il polpaccio incriminato scostando lo sguardo dal suo meraviglioso viso. Ma le pieghe del suo gentil seno, i suoi fianchi, le sue splendide e sinuose gambe da modella... Tutto questo era troppo per lui. Decisamente troppo.
«Sta meglio?» le domandò nuovamente, soccombere del tutto all'estremo piacere di ritrovarsi a contemplare quella bellezza venerea che aveva dinanzi e, non da ultimo, saggiarne con garbata discrezione e smisurato ardore ogni singola parte, sarebbe stato a dir poco fatale.

Jane gli sorrise. 
«Molto meglio, sì. La ringrazio di cuore per avermi soccorsa», rispose poi, rimanendo distesa. «Non mi ha ancora dato un bacio, però...» avanzò, imperterrita.

L'uomo scosse leggermente la testa e posò entrambe le mani a bordo piscina. «Lei non è del tutto in sé, signorina McMiller. E non esiterei a trasportarla nella sua camera affinché possa del tutto riprendersi, se soltanto non ci fossero gli altri studenti di là», constatò, senza smettere di guardarla negli occhi.

«Allora mi lasci pure qui da sola, professor Hunt... Mi riprenderò presto, non si preoccupi», gli disse, a malincuore. «In fin dei conti, ho bevuto soltanto un paio di mojito... E non sono certo stati quelli a rinnovare in me il desiderio di ricevere un suo bacio. Vede, professore, io... io lo desidero dalla prima volta che l'ho vista.» La giovane alzò gli occhi al cielo. «Lo so, forse le sembrerà stupido, un capriccio adolescenziale, ma... è quello che sento e che ho sempre sentito, dentro di me. E adesso che la vedo così, insomma... Dio, il mio sogno si è appena avverato!» sputò con leggero imbarazzo, alludendo al fatto che l'uomo si trovasse a torso nudo e che, nel contempo, stesse pendendo dalle sue labbra.
 
L'altro non proferì parola, ma avrebbe tanto voluto condividere quanto la sua studentessa aveva appena detto. Magari, se avesse bevuto qualche bicchierino in più, avrebbe cominciato a straparlare anche lui. Perché il desiderio di stringere a sé quel corpo, coniugato al bacio che lei avrebbe voluto dargli, era mutuale. 

«Cos'è, non ha niente da dirmi? Ma questo è... è davvero incredibile. L'ho davvero lasciata senza parole?»

Thomas sorrise. «Con lei è sempre molto difficile avere la battuta pronta», ammise l'uomo, sinceramente ammirato dalla sua profonda spontaneità. L'incoscienza dei suoi vent'anni, il suo sguardo così intenso, il suo respiro così regolare, il suo seducente corpo alla sua mercé. Era stupenda.

«Dice davvero?»

«Mi sta forse dando del bugiardo, signorina McMiller?»

L'altra si lasciò andare a una breve e contagiosa risata. 

«Avanti, usciamo da qui, prima che si becchi un bel raffreddore», riprese l'uomo, rompendo quel pericoloso gioco di sguardi cui stavano abbandonandosi.

Jane annuì prontamente e l'uomo la condusse su un confortevole sdraio pieghevole. Thomas la scrutò appena, non avrebbe potuto perdersi troppo nell'immaginare cosa avrebbe provato se avesse anche solo tentato di abbracciarla. Il suo stesso corpo stava già andando a fuoco, benché fosse zuppo fin sopra le mutande.

«Mi aspetti qui, signorina. Torno subito», le disse, non mancando di notare che la giovane non smetteva di guardare il suo torace completamente glabro. Non avrebbe mai pensato di potersi guadagnare l'attenzione di una ventenne – tra l'altro, non una qualsiasi –, e se questo, da un lato, lo lusingava alquanto, dall'altro lo spingeva a respingere l'impulso di alimentare quell'attrazione fatale. Per un momento sparì dalla sua vista, dopodiché torno con un asciugamano bianco tra le mani. Con un gesto silenzioso, le coprì le spalle. A quel contatto tanto leggero quanto proibito, Jane sussultò. Thomas, per tutta risposta, si sedette di fronte a lei. Nella foga del momento aveva dimenticato di prendere un asciugamano per sé, ma si accorse che non gli importava. Lo sguardo di Jane gli regalò una sensazione così intensa, che per un istante pensò davvero di fiondarsi su di lei al fine di appurarne sinceramente l'entità. Che il regista fosse attratto fisicamente da lei non era affatto un mistero, vederla in quel modo aveva acceso in lui il fervido desiderio di confessarle tutto quello che provava nei suoi riguardi, e non solo. Baciare quelle labbra, farsi lentamente ma risolutamente strada tra le sensuali pieghe del suo giovane corpo, analizzare ogni singola reazione che lei stessa avrebbe avuto di fronte al calore dei suoi baci, alla delicatezza del suo tocco... aveva accecato quasi del tutto il raziocinio cui si era sempre appellato a livello professionale. 

«Perché mi guarda così?» avrebbe voluto chiederle. Scostare lo sguardo da lei sarebbe stata la cosa migliore, ma una parte di lui non riusciva proprio a farlo. Tutt'a un tratto, la mano della ragazza si posò sul suo torace. Del tutto inaspettatamente, quella piccola ma volitiva mano si appropinquiò al suo pettorale sinistro.

«Le batte forte il cuore, professore», sussurrò la ragazza, con gli occhi lucidi. «E anche il mio sta correndo al suo stesso ritmo.» 

«Cosa ci faceva qui tutta sola?» domandò il docente, sfiorandole di sfuggita la mano con i polpastrelli. 

La giovane si strinse nelle spalle. «Vuole la verità? Pensavo al fatto che io e lei... sì, insomma io non... io non la vedrò più a lezione, professore. Non vedrò più quella passione che arde nei suoi occhi ogni qualvolta mi parla della cinematografia. Non avrò più l'opportunità di lavorare con lei, fianco a fianco. So che per lei questa cosa non farà alcuna differenza, però, ecco... lei mi mancherà. Tutto di lei mi mancherà. Persino vederla così», concluse poi, ridendo amaramente.

«Signorina, mi ascolti...»

La giovane continuò a guardare il riflesso della luna nell'acqua. Sembrava non avesse il coraggio di voltarsi verso l'oggetto del suo più segreto desiderio.

«Jane, ascoltami...»

A quelle parole, la ragazza strabuzzò gli occhi.

«Io di te sento la mancanza ogni singolo giorno», le disse di getto, quasi non riuscì a rendersi conto di quanto le aveva appena confessato. Come fosse in uno stato di trance, l'uomo si inginocchiò vicino a lei prendendole entrambe le mani. «Quando sono vicino a te, non riesco a decrifrare per bene le mie emozioni perché queste sono talmente grandi da non poter essere quantificate. Ogni singola volta che ti vedo, il mio cuore sussulta come mai prima d'ora. Dio, quanto vorrei baciarti, Jane...» le disse poi, percorrendo con le dita il profilo delle sue labbra ancora bagnate.

«Allora lo faccia, prima che lei possa cambiare idea...» lo incalzò la ragazza, sorridendo appena.

Questa volta, il regista non si lasciò scappare una simile opportunità. Con leggerezza e altrettanta aspettativa, si buttò a capofitto su quelle labbra rosee e un multiverso di sensazioni piacevoli si fece strada in ogni angolo del suo corpo. La sua mente, invece, volava. Stava volando sulle dolci note di una canzone sconosciuta ma, nel contempo, terribilmente familiare. E non appena quelle stesse, meravigliose labbra si schiusero per lui, una danza sensuale e dolcissima catturò entrambi in una morsa dai tratti sublimi e indefinibili. Troppa era l'emozione, troppe erano le sensazioni incredibili che il moro, alla veneranda età di trentacinque anni, stava provando. Con una ragazza di dodici anni anni più giovane di lui, tra l'altro.

«Può bastare?» le domandò, non appena si staccò da Jane. Mai avrebbe pensato di capitolare a seguito di quell'appassionata dichiarazione che gli aveva riservato, ma mai come in quel momento provò una felicità senza eguali.


«Può fare di meglio, professore», replicò lei, con un sorriso malandrino. «Ma potrei anche accontentarmi per oggi...»

L'altro ridacchiò, poi si fiondò ancora una volta sulle sue labbra. Dopo un paio di minuti, colto da una smania profonda, si avventurò nell'incavo del suo collo. Il sospiro che Jane rilasciò lo spinse a procedere oltre. Si alzarono entrambi e, nel mentre, si avviarono ancora una volta a bordo piscina. Non appena si sedettero, Thomas continuò a dispensarle numerosi baci sulle spalle e, nel frattempo, le sue calde mani si posarono sulla schiena liscia e perfetta di lei. Jane gli cinse le braccia al collo e, nel farlo, cadde nuovamente in acqua, trasportando il professore con sé. Scoppiarono entrambi in una sonora risata; una risata che sfociò in un acceso e silenzioso confronto. Nessuno dei due voleva smettere di assaporare le labbra dell'altro. Con un gesto deciso, Thomas sollevò leggermente la ragazza senza smettere di baciarla. Quando prese a sfiorarle il décolléte, Jane ansimò ancora più forte e l'uomo, a seguito di quel muto incoraggiamento, le slacciò il reggiseno. Il soave e dolce tocco del regista rappresentò per lei l'esperienza più estatica che avesse mai provato in vita sua. Intrecciando le sue gambe al petto di lui, gli permise di continuare a saggiare uno dei seni con le labbra, mentre l'altro fu vezzeggiato dalle sue dita che titillavano il capezzolo con ammirevole disinvoltura, provocandole una sensazione di appagamento che mai aveva sperimentato in tutta la sua giovane vita.

Soltanto un grande tonfo li ridestò da quella condizione idilliaca. Gli altri ragazzi stavano per raggiungerli e, di lì a poco, li avrebbero scoperti. 

«Thomas...» 

«Lo so, stanno per arrivare... avanti usciamo subito di qui», le sussurrò. In men che non si dica, uscirono fuori dall'acqua e corsero a perdifiato verso la villa Alcott. Non appena raggiunsero il retro della casa, entrambi sospirarono di sollievo.

«L'abbiamo scampata bella», proruppe il regista, stringendola forte. L'asciugamano bianco le copriva a malapena quel seno che poco prima stava torturando e lo sguardo di lei era tuttora sospeso tra l'incredulità e la meraviglia di quanto avevano appena vissuto. 

«Hai ragione», rispose lei, dandogli un altro bacio. «Ma non si può dire lo stesso del mio reggiseno...»

Il moro le regalò uno sguardo confuso. «Che intendi dire?»

«Intendo dire che... avanti, non ci arrivi proprio?»

Thomas scoppiò a ridere e l'altra fece lo stesso. «Non dirmi che...»

«Ragazzi, guardate!!!» urlo Gerry Trainor, il cretino della classe. «Quello è un reggiseno!!! Lo avete visto??? C'è un reggiseno che galleggia a pelo d'acqua!»

«Ma guarda un po'!» disse un altro in tono di scherno. «Non dirmi che non ne hai mai visto uno!»

«Ma certo che l'ho visto, idiota! Soltanto che avrei preferito trovare una ragazza nuda al posto di un banalissimo reggiseno, non trovate anche voi?»

A quelle esternazioni urlate a squarciagola, Thomas e Jane scoppiarono nuovamente a ridere. Non avrebbero mai potuto dimenticare quella serata. «Be', carissimi studenti... mi dispiace per voi, ma la studentessa qui presente è solo e soltanto mia», biascicò l'uomo, tra una risata e l'altra.

«Scusami, cos'hai detto?»

«Niente, tesoro mio. Ho soltanto detto che sono un uomo fortunato e che ti amo da impazzire»
, le rivelò, senza concederle alcun diritto di replica. Un semplice quanto appassionato bacio, almeno per quella serata, poteva senz'altro bastare a suggellare il tutto.
   
 
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