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Autore: daffodil_damask    20/03/2021    0 recensioni
«Qui Benzene.
Se siete gli stronzi della I-corp, vaffanculo. Non c'è nulla di interessante per voi qui. ...Se non lo siete, allora sapete dove mi trovo. Rifugio 6F a nord-est, ho informazioni. So cosa è successo all'Accademia Militare Centrale di Demos.
Oh, e portate una bottiglia di Red Seth quando arrivate, grazie. Passo e chiudo.»
.
| Sci-fi | Azione | Introspettivo |
[Raccolta di storie autoconclusive in ordine cronologico degli eventi, collegate tra loro dai personaggi che le animano.]
Genere: Azione, Dark, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna, Het
Note: Lime, Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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Click, clack, click-

 

 

È quasi fatta.

Sono arrivati tutti e quattro in quella stanza sterile e metallica, riuscendo grazie a chissà quale divinità ad uscire quasi indenni dal mare di proiettili che gli era stato scaricato addosso. Carven ha appena stretto una fasciatura improvvisata alla caviglia, Gotung sta controllando quanti proiettili gli rimangono nel caricatore. Argon spedisce una testa mozzata contro una delle pareti causando un cupo rimbombo metallico. Sei uomini in divisa mimetica sono a terra, Reju ne ha appena messo K.O. un altro. Ne manca solo uno, è quasi finita.

 

Fzz.

Un rumore metallico, aspro e dissonante, fa congelare il respiro.

«Bene bene bene, vedo che qui la festa è iniziata senza di me?»

Il ticchettio metallico dei tacchi di Tox Mckie risuona sul pavimento, accompagnando la sua secca risata. Il cappello da cowboy, la camicia con le frange, tutto contrasta con il suo aspetto ibrido tra umano e squalo. Le fedeli pistole vengono fatte roteare con maestria attorno alle sue dita. «Che scortesi.»

Clack-boom. Il primo colpo vola senza che nessuno possa nemmeno aprire bocca.

Carven fa appena in tempo a recuperare il proprio coltello, ma è troppo vicina per evitare il proiettile che le taglia la pelle dell'avambraccio. «Figlio di puttana...!»

«Grazie del complimento,» ghigna lui, scoprendo i denti affilati e sporchi.

Argon, in risposta, alza la propria arma e, con un ringhio terrificante, la cala sul petto dell'uomo pesce, ferendolo. La fiamma brucia il tessuto, lacerandolo e annerendolo fino a mostrare la pelle squamosa. 

Trionfante, l'androide tenta un altro attacco e riesce a cogliere di sorpresa l'avversario, danneggiandolo ancora. Mckie sembra aver perso la patina di superiorità con cui si era coperto, almeno quando guarda Argon; quando punta le pistole contro Reju, Gotung e Carven, invece, sembra giocare al tiro a segno con delle mosche. Clack-boom. Clack-boom. Clack-boom.  

 

Reju, sistemato l'ultimo tirapiedi, dirige la sua spada contro Tox Mckie. Mentre si avvicina ha premura di ricordarsi ciò di cui quell'essere si è macchiato, della disperata richiesta di aiuto avanzata dalla sacerdotessa degli uomini scimmia, del genocidio di cui ha visto gli effetti. La rabbia si rafforza da sola e le dà lo slancio di alzare la propria arma e colpire ancora e combattere per ciò che ritiene giusto.

Non tutti i colpi vanno a buon fine, e Tox Mckie sembra saperne una in più del diavolo. I suoi colpi sono precisi e pericolosi ed evitarli non è affatto facile. «Deboli, siete troppo deboli per vincere!»

Ormai gli insulti non scalfiscono più la determinazione di Reju. Nonostante i colpi che lui para lei continua a combattere, a colpire, ad attaccare con tutta la sua forza.

 

Non può però funzionare all'infinito. Un colpo particolarmente ben assestato le buca il polpaccio, perforandole il muscolo da parte a parte. Con un lamento si sbilancia all'indietro, riesce a mantenere l'equilibrio giusto il tempo di arrancare fin dietro alla colonna più vicina. 

I nervi urlano, la ferita sanguina ed è difficile non andare nel panico. Reju inspira ed espira, ancora e ancora, fissando un punto fisso e sperando di non perdere i sensi. La visione periferica è sfocata, battere gli occhi sembra richiedere un'infinità di tempo.

La mano ancora stretta sull'elsa trema di adrenalina, come tutto il resto del corpo. La donna prova a richiamare qualche nozione che la aiuti a controllarla ma gli spari continuano, è impossibile concentrarsi, non ha idea di come-

 

Gotung le si para davanti, o meglio, Reju riconosce la luce emanata dal suo visore. Sente due fresche mani appoggiarsi sulle sue guance e una litania incomprensibile pronunciata sottovoce. Man mano che le parole scorrono, la visione di Reju si fa più nitida e il dolore meno intenso. È come sentire acqua gelida gettata sulla ferita, solo che quando scivola via si porta con sé anche il dolore.

Alla fine, rimane solo un leggero fastidio; non è guarita del tutto, ma quella che prima era una ferita da trapasso ora sembra una banale sbucciatura. «Grazie» mormora, riconoscente.

Il simbolo arcano smette di ruotare e svanisce dal visore dell'androide, lasciando tornare il famigliare occhio fatto di pixel. «Di nulla. Va',» le risponde Gotung, togliendo le mani dal suo viso e rimettendosi al riparo dietro l'angolo del muro.

La ragazza gli sorride appena, mentre si rimette in piedi e rinsalda la presa sulla propria arma.

 

«Ah! Cazzo!» Si sente Carven imprecare mentre il suo coltello sorvola la testa di Mckie, andando a finire chissà dove. Lui non la degna nemmeno di un insulto, dirige la propria attenzione soltanto all'androide che ha davanti. Sono entrambi coperti di ferite, Mckie più che Argon.

 

Chk-boom.

Il cappello da cowboy fa una capriola in aria e atterra dolcemente, come se cadesse al rallentatore. Mckie lo segue con occhi sbarrati, poi si volta e ringhia contro l'autore di quel gesto sconsiderato. Le branchie ai lati del suo viso si gonfiano con un sibilo soffocato, facendo sembrare il suo volto ancora più deforme. Le squame blu e verdi sopra un cranio ibrido non erano abbastanza. 

«Stai molto meglio senza!» Commenta Carven da dietro una colonna, guadagnandosi un'occhiataccia da parte di Gotung.

«Vediamo come starà il tuo cadavere,» replica Mckie, abbandonando ogni convenevole e sparando a raffica su quella ragazza tanto incosciente.

 

Lo scontro si inasprisce con allarmante velocità. Mckie ha perso parte della sua precisione, ma continua a fronteggiare dignitosamente tre avversari. Argon colpisce con la furia cieca del guerriero in battaglia, Reju porta a segno i colpi come se la spada fosse estensione del suo stesso braccio, Gotung tiene sotto controllo la situazione da una distanza di sicurezza, in mano una piccola sfera di luce pronta a venire scagliata. Carven è lontana, impegnata a cercare di aprire una porta che non ne vuole sapere.

«Ora basta!» erompe Mckie, dopo aver parato l'ennesimo colpo di lancia energetica che Argon prova a infliggergli. Sta sanguinando copiosamente, rivoli di liquido rosso scuro gli macchiano le vesti lacerate e le squame graffiate dalla lotta. Le pistole portano sui fianchi i segni delle parate, sottili tagli intaccano la bellezza del metallo decorato. La situazione sta precipitando velocemente.

 

Non possiamo morire adesso, è questo il pensiero ricorrente di Carven. Mentre è concentrata sulla battaglia una piccola parte di lei, forse il senso di colpa, le ricorda che vuole fare tutto questo per aiutare la gente che abita questo mondo. Lo fa perché, per una volta, vuole fare la cosa giusta.

È la cosa giusta soprattutto quando le pupille verticali di Mckie si piantano su Argon e dirigono entrambe le pistole contro la sua fronte.

Succede tutto in un attimo. Reju stacca coi denti una spoletta e una densa nebbia arancione riempie la visuale. Carven si abbassa sugli occhi un visore viola e rinsalda la presa sul fucile.

 

«Hai ragione, Mckie. Ora basta

 

Un rumore di osso perforato e una risata che si spegne di colpo. Null'altro, prima del tintinnio metallico delle pistole che rimbalzano a terra.

   
 
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