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Autore: E_AsiuL    13/04/2021    1 recensioni
Il rapporto tra il medico legale Tessa Beale e il detective Gabriel Giuliani non è mai stato idilliaco. Ma le cose potrebbero cambiare per via di un serial killer, il cui operato toccherà Tessa un po' troppo da vicino.
Genere: Introspettivo, Noir, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Ma buonasera! Ci sono ancora, giuro. È che faccio un lavoro bellissimo ma che mi brucia i neuroni e ho delle scadenze che mi portano a stare tipo 23 ore al giorno al computer, un occhio allo schermo e uno che va al quaderno su cui sto scrivendo questa storia. E tra un po' dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) cominciare i corsi per l'abilitazione all'insegnamento (mi ci vedete a insegnare l'italiano come lingua straniera?) e che ve lo dico a fa'... Ma vi giuro che alla fine ci arriviamo. Più lentamente di quanto preventivato, ma ci arriviamo. Voi non abbandonatemi, però eh. E fatevi vivi! Lo so che ci siete u.u
 

12
Quando Alex uscì dall’istituto di medicina legale, Gabriel lo stava già aspettando accanto all’auto. Giuliani aprì la bocca per commentare sul tempo impiegato, ma l’espressione del suo partner – cupa, tempestosa – gli fece cambiare idea. Alex gli lanciò le chiavi e girò intorno all’auto senza dire una parola.

«Ok, guido io» bofonchiò Gabriel, sedendosi al posto di guida, mentre l’altro entrava dal lato passeggero, sbattendo la portiera con più forza del necessario. Non disse nulla nemmeno mentre Gabriel metteva in moto e usciva dal parcheggio. Rovistò nella tasca del giubbotto, tirandone fuori sigarette e accendino. Abbassò il finestrino e ne accese una.

Gabriel lo guardò con la coda dell’occhio. «Sul serio? Nell’auto di servizio, Alex?»

«Chiudi il becco, Gabriel».

«Ah, ma allora parli ancora!» lo prese in giro.

«Fanculo» sbottò Alex, senza guardarlo.

«Che hai, ti girano?»

«Colpa tua» ritorse il partner. Gabriel frenò di colpo per non tamponare l’auto davanti a loro.

«Mia? Cazzo ho fatto?» sbottò, ad occhi sgranati.

«Era strettamente necessaria l’analisi del feto?» gli chiese Alex, a denti stretti.

«Tsk. Ovvio che c’entra la Beale. Che c’è, ha piagnucolato che sono brutto e cattivo?» Gabriel scosse la testa. Quella lagna della Beale gli avvelenava i rapporti col partner giusto per rovinargli ancora di più la giornata. «Almeno ti ha detto quando sarà pronto il rapporto?»

Alex scosse la testa. «Te lo vai a ritirare da solo» sbuffò. «Non chiedermi di accompagnarti dalla Beale a prenderlo» aggiunse. A quell’uscita, Gabriel fischiò.

«La Beale? Cos’è successo a Tessa-puccipu? Ora prendi le distanze?» lo stuzzicò. Prima o poi, avrebbe cantato.

«Quante volte vuoi essere mandato a fanculo, Gabriel?» fu l’unica risposta di Alex.

Giuliani spense l’auto, arrivato ormai ai loro garage. Tirò il freno a mano e bloccò le portiere.

«Tu di qui non esci senza darmi una spiegazione accettabile, Hasler. E non prendermi per il culo. Che è successo tra te e la Beale, oggi?» fissò il partner, gli occhi verdi che sembravano scavargli nel cervello. Alex sospirò, buttando il mozzicone dal finestrino.


«Quando Thomson è andato in pensione ed è stato sostituito dalla Beale, abbiamo iniziato ad uscire insieme».

«Spero con la Beale. Thomson non mi sembra il tuo tipo» scherzò Gabriel. Alzò le mani in segno di resa quando Alex lo fulminò con lo sguardo.

«Per un po’ siamo andati a letto insieme» inutile dirgli che l’amava. Inutile dirgli che aveva pensato di sposarla. «Ad un certo punto, è rimasta incinta» s’interruppe.

Gabriel lo guardò, perplesso. Stava davvero dicendo che tra loro era stato solo sesso? Credeva fosse così scemo? Poi rifletté sull’ultima parte. «La Beale non ha figli». Se ne sarebbe accorto persino lui. Che ne era stato, di quel bambino?

«Lo ha perso a undici settimane».

Gabriel imprecò. Tutti i pezzi del puzzle si incastrarono. Il fatto che Alex avesse detto con precisione a che settimana era la vittima. Il rifiuto del medico legale e la sua fuga. La faccia di Alex.

«Mi dispiace, amico» disse. Ed era vero. Alex sospirò.

«Poco dopo, abbiamo rotto. Abbiamo mantenuto rapporti civili, fino ad oggi» concluse.

Gabriel rifletté, studiando le crepe sullo sterzo. «Tu quella pazza la ami» affermò. Alex non rispose. «Sotto c'è dell’altro che non mi dici, lo so. Fingerò di farmelo bastare. E andrò a prendermi da solo quel cazzo di rapporto da seimila pagine, quando la tua ex finirà di stilarlo» sbottò, sbloccando le portiere. Alex uscì dall’auto senza fiatare.

«Stasera, comunque, tu esci. Non posso permetterti di restare a casa a deprimerti» riprese Gabriel, arrivati all’ascensore. Alex sospirò, pronto a protestare.

«Non ammetto un no come risposta. Andiamo a bere qualcosa. Magari ti sbronzi» insisté.

Entrando in ascensore, Alex abbozzò un sorriso poco convinto, stringendo la mano sull’anello che aveva in tasca.

 
Maledizione. Non avrebbe dovuto accettare di uscire con Gabriel, la sera prima. Avrebbe dovuto mandarlo al diavolo e chiudersi in casa, almeno quella volta. Era una settimana di fila che lo portava in giro per locali ed era una settimana di fila che Giuliani prendeva servizio fresco come una rosa – come cazzo faceva? – e lui sembrava uscito da un film sugli zombi di serie B. O anche Z.

Alex si scolò quel che restava del pessimo caffè, accartocciò il bicchiere di plastica, prima di gettarlo nel cestino, mancandolo. Con una smorfia, si chinò a raccoglierlo e lo buttò.

«Nottataccia, detective?» lo apostrofò Sally, distribuendo la posta.

«Non hai idea, Sally…» bofonchiò Alex, prendendo la busta che gli porgeva. «Non c’è il mittente» aggrottò le sopracciglia, rigirandosela fra le mani.

«Credi che dovremmo preoccuparci?» Gabriel gliela sfilò di mano, mettendola in controluce. Una busta da lettera ordinaria, dentro sembrava esserci solo un biglietto. L’indirizzo del destinatario era scritto a penna in uno stampatello generico e senza nessuna indicazione.

«Ne dubito» Alex si riprese la busta. La falda non era nemmeno incollata, ma solo infilata all’interno. La aprì, prendendo il biglietto – un foglietto strappato da un taccuino a quadretti – e lo fissò. C’era solo un numero: 2400. Scritto con una precisione che aveva visto solo in due persone: la sua insegnante di matematica delle superiori e… Tessa. E dubitava seriamente che la professoressa Taylor potesse mandargli messaggi criptici.

«Duemilaquattrocento?» gli chiese Gabriel, perplesso. «Cos’è, il conto del bar?»

Alex scosse la testa, mettendosi il biglietto in tasca. «Non ne ho la più pallida idea…»
 

Ho tentennato per un po', perché non sapevo se continuare o fermare qui il capitolo. Poi ho deciso che andava bene anche così.
La cosa diventa preoccupante, mi sto affezionando a Gabriel. E finalmente sto poveraccio ha la conferma dei suo sospetti. 
Giuro che ve lo dico, più in là, che cos'è quel 2400. Ma se avete delle teorie, sono ben accette. Ovviamente, non confermo né smentisco XD
Alla prossima.

 
  
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