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Autore: Artemide_Nigntmare    27/04/2021    0 recensioni
"L'origine di noi si cela tra le pagine di un libro. Uno sciocco scrittore, un povero pazzo, che narra la sua versione della storia di ciò che è stato dimenticato, ci usa come colpa, come condanna senza conoscerci. Adesso è il nostro turno di raccontare la storia, di raccontare ciò che accadde dopo l'esilio dal paradiso, di mostrare hai terreni le origini."
Genere: Drammatico, Sentimentale, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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-INVIDIA-



 
" Dio impiegò sette giorni per creare il mondo, e a nostro padre bastarono sette secondi per distruggerlo. Lui venne esiliato dall'Eden per il frutto colto; noi progenie di Adamo fummo cacciati, rinnegati da lo stesso padre e confinati nel mondo mortale, sotto nome di Vizi Capitali."



 
 CAPITOLO I



 
Vagammo sulla terra per migliaia di anni, sperduti e disorientati da un luogo a noi sconosciuto. Più gli anni passavano più i ricordi sbiadivano diventando cenere che volava via col vento, dimenticammo perfino i nostri nomi.

Ci facevamo forza l'un l'altro, ci scaldavamo e consolavamo a vicenda, mentre l'uomo ci denigrava e scherniva ... Non capivamo il loro astio e disgusto nei nostri confronti.

Perché covare tanto odio e rancore per chi non si conosce... mi chiedo ancora come potevamo, come potevo, provare paura e sofferenza per qualcosa, e qualcuno, di così fragile e stupido.

Come un uccellino dall'ali ferite, passavamo tra le vie e le strade della città con lo sguardo basso ed il timore ci accompagnava ad ogni nostro passo, fino all'arrivo di quel giorno. Non ricordo con esattezza cosa accade o per quale motivo , ero solo un bambino, il più giovane tra i miei fratelli e le mie sorelle. Fu proprio quel giorno che vidimo per la prima volta la verità. Non eravamo noi ad essere deboli , non eravamo noi che dovevamo avere paura e non eravamo noi quell'uccellino ferito spaventato da ciò che lo circondava.

Quel giorno, mentre giravo per le vie della città con i miei fratelli venni distratto da un suono a me sconosciuto, lasciai il branco e seguì quel rumore, che lascivamente mi seduceva e trasportava verso di lui.  Un suono così melodico come una dolce e amara canzone.  Ella mi porto hai piedi del giardino di una reggia, il verde di quel prato mi circondava ,e a quella visione associai il mio colore, la mia persona. Ero perso nei miei pensieri a contemplare ciò che portava con se ricordi nostalgici, ciò che mi ricordava casa, quando venni riportato alla realtà da quella melodia. Essa echeggiava nell'aria, nelle mie orecchie e la seguì ancora una volta. Quel che vidi provocò in me un sentimento di astio dimenticato moto tempo fa, il sentimento nato dalla visione di quella donna.

Come osano, tali bestie, creare dolci melodie, ridere e gioire d'innanzi a me, come possono dopo tante crudeltà verso noi e loro stessi, provare ancora amore e felicità. Il suono di quelle risate, i loro sguardi pieni di pace e i lori visi , con quelle ridicole e disgustose espressioni stampate sui loro volti, fecero riemergere quelle sgradevoli sensazioni.

Disgusto, forse odio, all'inizio lo chiamai con questi nomi, più guardavo più quel sentimento, simile alla bile, si bloccava in gola.Era nauseante e mi sentì come se soffocassi ad ogni respiro.

Fu allora che tutto prese colore, e i ricordi riaffiorarono poco a poco, come ciò che fu dimenticato. Il mio nome, il mio desiderio e la mia più grande colpa.

Sentì il mio volto mutare in una nuova espressione, dolorosa eppure così piacevole, familiare e nostalgica. Non fui l'unico a cambiare, le loro espressioni diventarono simili a quelli di una lepre in trappola, la paura sul loro volto e il suono del mio nome pronunciato a qualche passo dietro di me,  fu l'ultima cosa che ricordo prima che tutto si tingesse di rosso.  
   
 
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