Anime & Manga > Ranma
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Autore: Valetomlavy    28/04/2021    2 recensioni
In giappone, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l'oro, perchè un vaso rotto può divenire ancora più bello di quanto non lo fosse in origine.
tante storie indipendenti, per un finale comune, tante crepe si insinueranno per creare un nuovo vaso...sarà meglio di prima?
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: ranma/akane
Note: Raccolta | Avvertimenti: Triangolo
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Era lì maestosa e grande. Sembrava succulenta. Aveva immaginato tante volte di ritrovarsela fra le mani per poterla divorare per bene. Ora, finalmente, dopo quella lunga corsa da casa a scuola l’aveva trovata e sarebbe stato il primo e l’unico… per sempre. 
Senza esitazione la sollevò con delicatezza e l'adagiò sul tavolo, pronto come non mai ad assaporarne ogni centimetro.
“Ranma…” sussurrò Akane lentamente.
“NO! Vai via subito! Lasciaci soli…”
“Ma Ramma…Kasumi potreb-“
“Non pensarci nemmeno ad inventare qualcosa. So che l’hai fatta tu. Me l ha confermato Nabiki…in un certo senso”
“Be’ sì, in effetti io… solo che…non puoi toccarla. Non è per te!” Rispose la ragazza agitando le mani nervosamente.
“NON È PER ME?” Urlò isterico.
“Io mangio da anni i tuoi biscotti di pietra! E le zuppe che sanno di terriccio, per non parlare del tuo riso più salato del mare! E se ciò non bastasse, le tue torte sono una combinazione infernale di zucchero, bicarbonato e aceto!”
“Non è …”
“E tu ti metti a cucinare per qualcun altro? Cos’è, con me hai fatto soltanto pratica?”
“Ranma, ascoltami un att-”
“No!” Urlò e alzò la torta come fosse un trofeo da vincere. 
“Questa è mia! Solo mia!” gridò prima di iniziare a divorarla.
Akane spalancò gli occhi incredula e si portò le mani a coprire le labbra: “Oh santi Kami! Cosa diavolo stai facendo baka?”
“Chiamate il dottor Tofu! Chiamate il dottor Tofu!” Prese a correre verso il salone, “quell’idiota sta divorando la mia torta di polistirolo per il progetto scolastico!” 
Ranma riuscì giusto a sentire un sapore che gli parve strano, prima di cadere a terra svenuto.
“Oh cavoli, è davvero geloso sorellina!” Nabiki aveva assistito divertita a tutto il simpatico siparietto.
“Cosa ne sai tu di questa faccenda?” Le domandò l’altra, voltandosi di scatto.
“Be’ so che avete litigato perché Ranma ha accettato il ramen di Shan-Pu dopo scuola”
“Che novità!” Fece del sarcasmo Akane, incrociando le braccia sul petto con un gesto stizzito del capo.
“In effetti… Io scherzavo quando gli ho detto che, se avesse continuato così, tu avresti preparato i tuoi “manicaretti” per qualcun altro. Non credevo che avesse una reazione simile! Era così accecato dalla gelosia da non accorgersi nemmeno che era una torta finta!” 
Poche ore dopo l’arrivo del medico e l’assunzione di potenti farmaci digestivi, Ranma si sentì meglio ma, non volendo incontrare nessuno, salì sul tetto carico di vergogna e di rimorsi.
“Stupido, ti sei ripreso?” Chiese poco delicatamente Akane, dopo averlo raggiunto, sollevata di vederlo di nuovo in forze.
“Sì. Io… Akane, be’…”
“Ok Ranma, non dire nulla. Era facilmente fraintendibile, soprattutto dopo lo scherzo che ti ha giocato Nabiki” disse quasi ridendo.
Ranma divenne paonazzo per l’imbarazzo e accennò un timido sorriso.
“Però sai, mi fa piacere che tu sia così geloso!”
“Io non sono geloso!”
“Ah no?”
“No! Sono per la giustizia… se quella torta era stata cucinata da te, allora doveva essere… mia” sussurrò l’ultima parola.
Akane arrossì e sorrise in quel modo che gli faceva sempre saltare un battito.
“Dai, vieni a mangiare un po’ di riso caldo. Ti aiuterà con lo stomaco” e gli porse la mano per aiutarlo ad alzarsi.
Ranma accettò di buon grado, la sollevò prendendola fra le braccia e scesero insieme dal tetto.
“Io so che vorresti che fossi più femminile, che io…be’ fossi una brava cuoca. Però per ora… forse in futuro… non è che poi non ci provi!” Si fermò a guardarlo. “E forse tu sei troppo schizzinoso…”
Ranma fece per rispondere ma lei proseguì imperterrita: “Comunque, se dovessi mai cucinare una torta, ricorda che sarà sempre per te, baka!” Disse ridendo mentre gli dava le spalle e si dirigeva velocemente in cucina per evitare che lui la vedesse con quel sorriso ebete sul viso.
“Non mi interessa!” Sbottò all’improvviso lui.
Akane si voltò corrucciata, pensava che la faccenda -per una volta- si fosse risolta senza un litigio e invece… sospirò: “Come hai detto, scusa?”
“Non mi interessa che tu non sappia cucinare” chiarì frettolosamente, “non hai bisogno di preparare il cibo per me, posso farlo da solo. Se cucinare non fa per te, non farlo. Non mi importa…sei brava in altre cose” sussurrò quest’ultima frase mentre il viso avvampava.
Lei lo guardò dapprima confusa, poi si irritò: “Non ti interessa perché tanto hai altre opzioni migliori! Giusto? Non mi importa! Se non vuoi che sia io a prepararti da mangiare allora vai pure dalle altre tue fidanzate che sono sicuramente migliori di me!”
“Sei una stupida, lo sai? Fraintendi sempre tutto, non ascolti mai ciò che dico!”
“Hai detto che non ti interessa se so cucinare o meno, e se tu… se tu pensassi a un noi…” replicò mentre sentiva il viso quasi bruciarle per l’imbarazzo, “… ti importerebbe invece! Vorresti che io fossi una brava moglie!”
“ Akane… io… ma che dici! Sei la solita scema!”
“No, qui lo scemo sei solo tu! Io ci provo sai Ranma, più per te che per me… non è detto che una ragazza debba essere per forza una brava casalinga per essere una brava moglie!” Tese le braccia ai lati del corpo stringendo i pugni in un gesto di rabbia.
“E io che cosa ho detto?” Avrebbe voluto replicare lui, ma si limitò solo a scuotere la testa e mormorare “Esatto” prima di uscire dalla stanza.
“Che stupida! Pensa che dovrebbe essere una “donna di casa” per me, senza capire che ciò che amo di lei è proprio che non è affatto una “donna di casa” ma una guerriera!” Pensò Ranma fra sé e sé. 
Non sapeva però di aver dato voce ai suoi pensieri. 
Mentre usciva dalla grande porta finestra del salone diretto verso il dojo, non si accorse che, in un angolo del giardino, la mezzana delle Tendo aveva sentito sia la litigata -data l’altezza dei toni delle loro voci-, sia le ultime frettolose parole che aveva sussurrato senza volerlo.
Evidentemente, era un’abitudine quella di dire che l’amava pensando poi di averlo solo fantasticato nella sua mente.
E fu così che Nabiki seppe.
   
 
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