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Autore: kanejvibes    03/05/2021    0 recensioni
In un mondo post apocalittico, dove il controllo è stato preso con la forza da una grande corporazione, Nina si ritrova a dover lottare per sopravvivere e proteggere i suoi fratelli minori, mentre il suo gemello è scomparso. E proprio quando pensa di essere al sicuro, un misterioso sconosciuto entra nelle loro vite, scombussolandole.
Tratto dal testo:
"Mi dispiace che tu abbia perso tuo fratello, ma almeno ti restano Richard e Annabelle. Non tutti qui sono così fortunati", disse James, guardandola.
Nina scosse la testa, avvicinandosi ancora.
"No. Tu non capisci. Mio fratello è qui. Lo sento".
Jaime alzò un sopracciglio, e rise con finto divertimento.
"Lo senti? Cos'altro senti? Perché avrei davvero bisogno di una sensitiva", sbottò, scettico, facendo uno sbuffo sprezzante.
Nina assottigliò gli occhi, lanciandogli uno sguardo tagliente.
"Non sono una sensitiva".
"Giusto. Perché tutto questo è ridicolo! Sarete anche gemelli, ma non c'è una connessione angelica. Se non l'hai notato, questo non è il paradiso. Se è qualcosa, è l'inferno. Hai perso tuo fratello. E' morto".
Genere: Commedia, Romantico, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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Capitolo 12

Per la prima volta, Dean la guardò.
Gli occhi verdi identici ai suoi le fecero tornare in mente un milione di ricordi.
James stava urlando, scalciava, si dimenava, ma Lucien se n'era andato, Dean era un deeta e l'energumeno sulla porta aveva la stessa espressione disinteressata di Dean.
Nina si rilassò, cullata dai ricordi.
Se doveva morire, quello era un bel momento per farlo. Aveva avuto l'occasione di rivedere suo fratello, cosa che non era accaduta nemmeno nei suoi sogni più belli.
Era in pace con se stessa.
Dean fece qualche passo verso di lei, alzò il coltello e si fermò per un attimo quasi impercettibile. In quell'istante, sentì le emozioni del fratello avere un picco e poi il coltello si andò a piantare nella gola della guardia sulla porta. L'uomo si portò una mano sul collo, come se ciò avesse potuto fermare il sangue che spillava a fiumi lungo il suo petto, poi cadde all'indietro scivolando lungo il muro e con un rantolo emise il suo ultimo respiro.
James e Nina osservarono la scena a bocca aperta, mentre Dean era corso verso il cadavere per cercare qualcosa nelle sue tasche.
Quando si rialzò, aveva in mano un mazzo di chiavi.
Velocemente, raggiunse la sorella per toglierle le catene.
Nina lo scrutò incredula: non sapeva cosa dire.
Quando fu libera e cadde tra le sue braccia vide chiaramente che gli occhi di lui erano tornati a brillare.
"Dean...come...?", chiese, prendendogli il viso tra le mani.
Lui sorrise appena, ma poi si distaccò, passando alle catene di James.
"Dobbiamo muoverci...Lucien si aspetta che faccia ritorno da lui il prima possibile, se non  mi vedrà, inizierà a sospettare qualcosa", disse, liberando il primo braccio del lupo.
"Dean?", fece sua sorella, mentre cercava di far tornare la circolazione nelle braccia.
Lui la ignorò.
"Dobbiamo essere lontani da qui prima che succeda", disse, sganciando anche l'altra catena e mettendo in mano a James il coltello insanguinato che aveva usato per uccidere la guardia, poi corse verso il corpo e prese anche il suo fucile e la tessera di riconoscimento.
"Dean?".
Nina era bianca come un fantasma.
"Non sarà semplice uscire, ma con questa avremo le cose facilitate", continuò il ragazzo, sventolando la carta.
"Dean!", esclamò lei con rabbia, avvicinandosi e tirandolo per un braccio.
Lui la guardò, sospirando, quando i loro occhi si incontrarono. La ragazza non trattenne le lacrime e gli saltò al collo.
"Non abbiamo tempo...", blaterò lui, ma non riuscì a non ricambiare l'abbraccio.
"Pensavo fossi morto...pensavo che non ti avrei più rivisto", singhiozzò lei, stringendolo.
"Ok, tuo fratello ha ragione, dobbiamo andarcene", intervenne James, appoggiandole una mano sulla spalla.
Nina lasciò andare Dean e indietreggiò, asciugandosi le lacrime.
"Fai strada", disse, risoluta.
Il ragazzo non esitò per un secondo, fece scattare la serratura della cella con una delle chiavi che gli tintinnavano ancora tra le dita e aprì la porta, che produsse un suono stridulo.
Nessuno dei tre ragazzi osò uscire dalla cella per qualche attimo, poi, dopo aver preso un lungo respiro, Dean si affacciò, spingendo un braccio indietro per dire agli altri due di aspettare. Il corridoio delle prigioni, stretto e malconcio, era deserto. Non c'erano guardie, anche perché i prigionieri non duravano a lungo lì dentro.
La lampada giallognola proprio fuori da quella cella si accendeva e spegneva ritmicamente.
Dean fece un passo in avanti e si guardò intorno con attenzione, cercando di capire se stesse arrivando qualcuno, ma a parte il respiro dei tre ragazzi e il cuore che gli martellava nel petto, non c'era alcun suono da sentire.
Si precipitarono lungo il corridoio, cercando di fare meno rumore possibile e quando si ritrovarono davanti ad una porta di ferro, Dean li fece fermare.
"Non credo ci siano guardie, ma c'è una telecamera piantata verso la porta", disse, senza guardarli.
"Fate uscire prima me, la disattivo e poi torno a prendervi", concluse e, senza dar loro il tempo di rispondere, era sparito dietro il ferro arrugginito.
Nina sospirò, chiudendo gli occhi, mentre si appoggiava al muro.
Era distrutta e dolorante e ancora non poteva credere di aver ritrovato Dean; aveva mille domande che le balenavano in testa, ma la più pressante si chiedeva se suo fratello stesse bene.
Riusciva in qualche modo a sentire alcune emozioni che lui provava, anche se deboli, ma per qualche motivo era convinta che quella sensazione si stesse facendo sempre più lontana. 
Dopotutto, Lucien li aveva iniettati di una sola dose, no? E ne era stato deluso.
Non le dispiaceva condividere le sue emozioni con il fratello, anche perché era sempre stata un libro aperto per lui, ma conoscere le sue la terrorizzava. Sapere che Dean, il sempre perfetto e sorridente Dean, l'impavido e coraggioso Dean, potesse provare paura in quel momento stava distruggendo gran parte della speranza che aveva di uscire da quel posto. In più, non sopportava di sentirlo così.
"Nina, stai bene?". La voce di James la riportò alla realtà.
"Mmh? Sì, sto bene", rispose, distratta, rimettendosi dritta e schiarendosi la voce con imbarazzo. Si era completamente dimenticata di James e se aveva assunto certi comportamenti per mostrarsi in un certo modo con lui, in quel momento li aveva abbandonati. E quella realizzazione la fece arrossire. Non voleva sembrare una bambina spaventata ai suoi occhi.
"Tu stai bene?", gli chiese, per allontanare l'attenzione da se stessa.
"Benissimo", ribatté lui, voltandosi ad osservare un punto indefinito del corridoio dietro di loro. Non era vero, altrimenti avrebbe sostenuto il suo sguardo.
La cosa la fece sorridere appena. 
Erano entrambi in una situazione che avrebbe fatto accapponare la pelle a chiunque e la cosa di cui avevano più paura era mostrarsi vulnerabili l'uno all'altra.
Lui si accorse della sua reazione e aggrottò la fronte.
"Che c'è?", chiese, forse anche per avere una buona distrazione.
Nina alzò le spalle, scuotendo la testa.
"Non sto bene, sono terrorizzata. Non voglio morire o, ancora peggio, non voglio che mio fratello sia costretto a uccidermi. Non voglio essere connessa a lui perché odio sentire quello che sta provando adesso e...la cosa ironica è che più di tutto non voglio che tu sappia queste cose. Ma le sapevi già, no?", sbrodolò, tutto d'un fiato, stringendosi tra le braccia.
Jaime tornò a guardarla. Aveva gli occhi carichi, determinati, le sue iridi chiare riflettevano il viso preoccupato di lei.
"Facciamo un patto: io farò finta di credere che tu stia bene e non sia spaventata se tu farai altrettanto con me", disse, scompigliandosi i capelli.
Nina annuì appena con la testa.
"Affare fatto".
Entrambi si voltarono di nuovo verso la porta delle prigioni, in silenzio, poi Nina parlò di nuovo.
"Quindi hai paura anche tu?", chiese, senza guardarlo.
"No", ribatté lui.
"Non secondo il nostro patto", aggiunse un attimo dopo, facendo un mezzo sorriso.

Dovettero aspettare ancora una decina di minuti prima che Dean tornasse. Era affannato perché aveva corso, ma sembrava un pochino più tranquillo.
"Ok, dobbiamo andarcene. Non abbiamo molto tempo prima che si accorgano che le telecamere sono in loop", disse, mentre con un braccio teneva la porta aperta. Poi si fece strada lungo il nuovo corridoio e i due ragazzi lo seguirono.
Per Nina, era difficile stare al passo. Era stanca e la spalla le pulsava in modo incontenibile, ma non osò lamentarsi, voleva andarsene il prima possibile.
"Quindi conosci un'uscita sicura?", chiese James.
"Non è proprio sicura, ma è l'unica da cui abbiamo la minima possibilità di uscire", ribatté l'altro senza guardarlo. 
Nonostante l'avesse detto con quanta più sicurezza possibile, Nina riuscì a captare un accenno di dubbio.
E quando arrivarono a quell'uscita capì perché.
Nel tragitto non avevano incontrato alcuna resistenza, se non per un paio di guardie in pausa che erano riusciti a sopraffare con facilità.
Il corridoio aveva telecamere tappezzate qua e là, ma la via era libera.
L'ultima porta che Dean fece scattare con la tessera di riconoscimento conduceva fuori, ma non come James e Nina se l'erano aspettato.
Era come se si trovassero all'uscita di una caverna, ma questa dava su uno strapiombo di almeno cinquanta metri. Il sole colpì in pieno i loro occhi, accecandoli, e lasciandoli speranzosi per un attimo.
Nina si affacciò dalla ringhiera, mentre i capelli le venivano spediti in faccia dal vento, e per poco non vomitò quando gli occhi si abituarono alla luce.
"Stai scherzando, vero?".
Dean la ignorò, indicando verso destra delle scalette arrugginite che sembravano provare a scendere lungo il pendio.
"Una volta le scale venivano utilizzate per raggiungere la diga sotto di noi, ma ormai sono in disuso", disse, mentre vi si avvicinava.
"Mi chiedo come mai", ribatté lei sarcastica, seguendolo.
James si stava sporgendo dalla ringhiera per osservare sotto, ma non aveva detto una parola e lei si chiese se potesse avere il suo appoggio.
"Non c'è un'altra via?", chiese Nina, fermando il gemello, quando stava già per mettere il piede sul primo gradino.
"Non una da cui possiamo passare senza essere catturati".
"Possiamo combattere", aggiunse lei, guardando James, speranzosa, ma lui era completamente estraniato.
"Nina, non so te, ma io preferisco schiantarmi contro una roccia che dare a quei mostri un'altra possibilità di farmi tornare un burattino nelle loro mani", sbottò Dean e lei vide chiaramente il terrore balenargli negli occhi. Lo sentì anche.
Deglutì a fatica, dando un'altra occhiata allo strapiombo, il suo piede fece scivolare della ghiaia, che produsse dei piccoli rumori mentre rotolava lungo le rocce irte.
"Non ce la faccio", commentò lei, con la voce rotta.
"Sì, invece", mormorò Dean, afferrandole le mani per darle coraggio. Le aveva sempre dato coraggio in quel modo, ma quella era una situazione che non si era mai trovata ad affrontare.
Soffriva di vertigini da quando era bambina e se qualcuno aveva provato a spingerla a salire su un albero, sulle montagne russe o perfino su uno ski lift Dean l'aveva sempre protetta, evitandole di dover provare quella sensazione di nausea e paura.
Ma, in quel momento, era proprio lui a spingerla.
"Dean...", pregò lei, con le lacrime agli occhi.
"Ci sono io, ok? Non ti lascio...", sussurrò il ragazzo.
Nina cercò inutilmente di calmare il respiro affannoso, poi annuì a malincuore.
"Ok, dobbiamo andare", si intromise James, facendosi spazio tra i due ragazzi per mettere un piede sulla scala. Quella vibrò e produsse un suono stridulo.
Nina chiuse gli occhi, gemendo appena, ma James non si fece intimorire e continuò ad avanzare.
"Se regge me, regge anche te", disse, dopo aver fatto alcuni gradini. Sorrise incoraggiante e riprese la discesa.
Nina mugolò, ma poi si fece coraggio e si lasciò trascinare da Dean.
La scala continuava a muoversi e cigolare e lei era sempre più nervosa, fu quando mise male un piede e scivolò che pensò che tutto fosse finito. Per un attimo, la paura la abbandonò e fu sostituita da un senso di pace e rassegnazione.
Ma finì tra le braccia di Dean, che non era altrettanto deciso ad arrendersi.
La strinse a sé, forte.
"Ci sono io, ricordi?", le sussurrò, scostandole una ciocca di capelli dal viso.
Lei annuì e ripresero a scendere.
James toccò terra per primo, tirando di nascosto un sospiro di sollievo si guardò intorno.
Erano in una specie di canyon con un piccolo torrente che vi scorreva al centro.
Si voltò a guardare Dean che aveva fatto l'ultimo gradino con Nina tra le braccia.
"Dove siamo? Dobbiamo tornare in città".
"Non siamo molto lontani. Un giorno e mezzo di cammino. Forse due o tre date le vostre condizioni", rispose Dean, accarezzando la schiena di Nina.
"Stiamo benissimo. Un giorno e mezzo è anche troppo", concluse James, avviandosi lungo il fiumiciattolo.
Dean alzò un sopracciglio e guardò Nina tra il divertito e l'irritato.
"E' un po' stronzo il tuo ragazzo, eh", ridacchiò, avviandosi per seguirlo.
Nina sbuffò.
"Non è il mio ragazzo", sibilò, a denti stretti.

  
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