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Autore: Ale Villain    03/05/2021    0 recensioni
Giovanni aveva sempre pensato che la vita di sua sorella, Ambra, fosse piuttosto monotona. Anche se avevano origini diverse, le differenze tra loro non erano mai uscite più di tanto allo scoperto. Fino a quel giorno.
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Il ragazzo sorrise malizioso tra sé e sé, prima di dare un leggero bacio sulla fronte alla amata e rimettersi sotto le coperte.
Il gioco era iniziato.

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“Dillo” insistette ancora.
“N-Non…” farfugliò, la voce ridotta ad un sussurro.
I.V fece rapidamente roteare gli occhi al cielo. Non aveva più intenzione di cavarle le parole di bocca.
“Cazzo, Ambra!” esclamò, avvicinandosi appena “Se vuoi stare rintanata qui, io resto con te; se vuoi tornare a casa, ti proteggo fino al cancello. Ma abbi le palle di chiedermelo!"
[...]
“Dammi un motivo per cui non dovrei farlo” fece ancora lei. La soddisfazione di vederla cedere non gliel’avrebbe data.
Non subito, almeno, pensò un istante dopo. Lo sguardo di I.V sembrava ipnotizzante.
I.V si avvicinò di qualche passo.
“Fallo per me”
Genere: Azione, Mistero, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Violenza
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Capitolo XII: Va “Pensieri”
 
 
 









 
H 14.31
Ambra era stranamente agitata.
Continuava a pensare a come rispondergli ad eventuali domande, perché era sicura ce ne sarebbero state. Continuava a pensare a come approcciarsi a lui, se doveva fiondarsi a baciarlo oppure doveva aspettare prima una sua mossa.
Forse, allora, non era così strano che fosse agitata. Si stava facendo mille pare solamente perché doveva incontrare il suo ragazzo. Cavolo, il suo ragazzo! Non qualcuno a caso. Era ovvio che avrebbe potuto baciarlo subito, era ovvio che doveva aggiornarlo almeno in parte riguardo tutto quello che era successo in quelle settimane.
Richard, tra le persone strette che aveva, era quello che sapeva meno. Sarebbe stato legittimo da parte sua essere curioso, essere arrabbiato.
Ambra sospirò, mentre aspettava pazientemente seduta sulla panchina del parco. La temperatura era scesa di qualche grado, perciò aveva optato per un cappotto un po’ più lungo nero e un basco. Sotto, un abitino blu che gli arrivava alle ginocchia e gli stivaletti.
Si era vestita bene per lui, si stava ripetendo da quando era uscita di casa. Sentiva il bisogno di ripeterselo, perché automaticamente aveva passato buona parte della strada da casa al parco guardandosi intorno, continuando a domandarsi la stessa cosa: I.V mi starà controllando anche oggi?
Scosse la testa rapidamente e si guardò intorno qualche istante. Finalmente lo vide comparire dal fondo della strada, per poi imboccare il sentiero che portava direttamente dentro il parco.
Si alzò in piedi e, dopo essersi data una rapida sistemata a cappello e vestito, gli andò incontro.
Lui si fermò non appena furono di fronte all’altra.
“Ambra…” sospirò lui, mentre accennava un sorriso e si avvicinava.
Eccolo, ci siamo pensò lei tentando ricambiare il sorriso Adesso mi dice che mi deve parlare o che è arrabbiato.
Si guardarono negli occhi qualche istante. Lui le prese delicatamente il viso tra le mani e le diede un bacio sulle labbra leggero, delicato. La rossa chiuse gli occhi, godendosi quel momento. Si rese conto di quanto le fossero mancati quei baci.
“Ti devo chiedere scusa” le disse, non appena si furono staccati.
Ambra corrugò la fronte. Tutto si aspettava, tranne che delle scuse da parte sua.
“Per cosa?” gli domandò, sinceramente curiosa.
“Sono sempre assente, amore” le disse, carezzandole piano il viso con l’indice della mano “E mi dispiace tanto”
Ambra si sciolse al suo tocco e alle sue parole. Si sentì, inoltre, molto più rassicurata; poteva spiegargli cos’era successo con più tranquillità, anche se si era ripromessa di omettere certi dettagli.
Anche con Giovanni non era stata del tutto sincera; aveva, di nuovo, tralasciato il dettaglio forse più importante della storia, ovvero Fabian. Ma le faceva così paura, che al solo pensarci un brivido le attraversava la schiena. E allora, sentendo questa spiacevole sensazione semplicemente pensandolo, come poteva anche solo nominarlo davanti a qualcuno?
“Ma figurati” gli rispose lei “Stai lavorando sulla tesi, ti stai preparando per questa laurea e fai bene”
Richard le diede un bacio sulla testa.
“Sì, anche”
Ambra lo guardò stranita. Non fece in tempo a dire altro, che il ragazzo la prese per una mano e cominciò a camminare nella direzione da cui era venuto.
“Dove stiamo andando?” gli chiese, mentre gli si affiancava.
“A casa mia”
“Ah” fu l’unica cosa che riuscì a dire lei. Però forse era meglio così, almeno potevano parlare in un posto più isolato, lontano da orecchie indiscrete.
Richard si girò verso di lei, forse intenzionato a dirle qualcosa, ma si rigirò in fretta davanti a sé.
La rossa lo aveva osservato con la coda dell’occhio, insospettita.
“Tutto bene?” gli domandò.
“Sì, certo” rispose il ragazzo con sicurezza “Solo mi aspettavo una reazione diversa, tutto qua” ridacchiò poi.
Ambra continuò a guardarlo, cercando di capire dove volesse andare a parare.
Richard scosse appena la testa.
“Ti sto dicendo che stiamo andando a casa mia…” cominciò a spiegare, con tono allusivo “Io e te da soli… E non ci vediamo da tanto”
Ambra rimase a labbra socchiuse per qualche istante. Poi sorrise appena, abbassando lo sguardo imbarazzata. Non sapeva neanche perché si sentiva così in imbarazzo; in fondo stavano insieme da un po’, non era di certo la prima volta.
Però ultimamente tutto quel mood era svanito; stavano discutendo più del solito, Richard non aveva quasi mai tempo per lei e lei stessa stava avendo una serie problemi al momento molto poco risolvibili, ma assai importanti e che le portavano via la maggior parte del tempo, oltre che occupare la sua mente.
Ambra si schiarì la gola, come per riportarsi da sola al presente.
“Non ti va?” mormorò Richard, abbassando volutamente la voce.
Ambra si girò appena verso di lui.
“Sì, mi va… Solo che io avrei diverse cose di cui parlare con te”
Richard fece un verso di lamentela.
“Eddai, Ambra” disse, tirandola poi con la mano verso di sé e circondandole la schiena con l’altro braccio “Puoi dirmele dopo”
“Ma sono importanti…” insistette lei ancora. Doveva assolutamente parlargli, anche perché finalmente Richard aveva trovato del tempo da dedicarle e ciò voleva dire che se lei spariva per motivi legati a quella lettera, lui doveva esserne al corrente.
“Dopo” tagliò corto lui, abbassandosi verso di lei e dandole un piccolo morso sulla guancia “Anche perché ti conosco: in queste settimane non avrai messo piede fuori di casa neanche una volta”
Ambra si sentì colpita da quella frase. Davvero pensava che il suo mondo ruotasse unicamente attorno a lui?
“Cosa intendi?” gli domandò, facendosi più seria.
Richard alzò appena gli occhi al cielo.
“Ecco, lo sapevo” sospirò “Non ti sto offendendo, tranquilla. Dico solo che oltre a me non hai una granché vita sociale… Però io non mi sono mai lamentato di questo, lo sai”
Ambra aveva percepito l’ultima frase come a voler giustificare il suo pensiero.
“Guarda che io vado in università” gli ricordò. Non era di sicuro l’unico che tra i due si sarebbe laureato.  
“Ma andiamo Ambra, salti quasi tutte le lezioni”
“E quindi?!” esclamò lei “E poi non è vero che le salto quasi tutte! Ultimamente ci sto andando praticamente tutti i giorni”
“Non è anche perché non ci sono io?” andò avanti lui, come se le parole di lei non contassero nulla.
“Mi fai arrabbiare quando fai così” rispose Ambra “Ho degli interessi oltre a te”
“Del tipo?” le domandò lui.
Ambra aprì bocca per rispondere, ma si rese conto che non sapeva minimamente cosa dire. Non faceva sport, non seguiva serie tv, non era una divoratrice accanita di libri. Forse Richard aveva ragione, la sua vita era praticamente vuota senza di lui. Ma non poteva essere vero; insomma, non aveva solo il suo ragazzo. Aveva suo fratello, aveva delle amiche.
Già, ma oltre ai suoi affetti più cari lei cos’aveva?
Fu un pensiero che la tormentò per tutta la strada fino a casa del ragazzo.
Quest’ultimo si era accorto che c’era qualcosa che la stava turbando. Ma sapeva anche di aver fatto centro.
“La riprova che hai bisogno anche tu di sano sesso”
Ambra boccheggiò qualche istante, mentre lui apriva la porta di casa e la faceva entrare. Richiuse la porta dietro di sé, senza premunirsi di chiuderla a chiave.
La rossa si tolse il cappello e lo poggiò sul tavolo del salotto, ancora meditando sulla sua – inutile – vita. Era così lei: niente di più che una studentessa dalla vita semplice, circondata da pochi affetti e con un passato misterioso, ma che ormai per lei non rappresentava che un ricordo. Era così lei, da quando era in quel mondo: ma per quanto ancora le sarebbe andato bene?
Immersa nei suoi pensieri, non si era accorta che Richard aveva mosso dei passi nella sua direzione e si era posizionato dietro di lei. Aveva poggiato le mani sui suoi fianchi e cominciato a passare il naso sul collo.
Ambra sentì un leggero brivido sulla pelle. Si sentiva però frenata rispetto al solito. Le sue parole l’avevano colpita, forse più del dovuto.
“Richard, io… Io vorrei raccontarti, a dire il vero” provò lei, mentre sentiva le labbra del ragazzo poggiarsi sul collo “Sono successe un po’ di cose”
“Mh-mh” fece lui, senza però prestare veramente attenzione a quello che stava dicendo.
“Richard….”
“Me lo dici dopo” disse con voce roca, mordendole appena il collo.
Ambra rinunciò ad insistere. Era inutile, ma quel senso di inadeguatezza non la voleva abbandonare, nemmeno durante quel momento, in cui sarebbe stato bello avere la testa completamente sgombera da pensieri.
Non riusciva a togliersi di dosso quel senso di incompletezza, neanche quando Richard la fece voltare e la baciò con passione. Neanche quando la lingua del ragazzo prese a cercare con foga la sua, quando le sue mani cominciarono a spogliarla del cappotto, quando le carezzò le cose e strinse i glutei tra le sue mani.
“Salta” le disse con voce bassa e roca, mentre l’afferrava nuovamente le cosce e lei eseguiva quando richiesto; la mise sul tavolo e le divaricò le gambe.
Ambra stava cercando di ricambiare quelle carezze con quanta più passione poteva, ma sentiva di non avere lo stesso bisogno che invece lui bramava.
Le mani di Richard l’aiutarono a disfarsi del vestito, per poi riprendere a baciarla sul collo e scendere fino ai seni, ancora coperti dal reggiseno. Se ne sbarazzò in fretta e prese a torturarla piacevolmente con lingua e denti.
Ambra buttò la testa all’indietro chiudendo gli occhi, costringendosi a lasciare da parte i pensieri negativi.
 



 
***


 
 
H 19.01 
Ambra si riguardò ancora un paio di volte nel riflesso della portineria del suo palazzo. Aveva sempre vergogna a tornare a casa dopo essere stata da Richard, se poi si doveva interfacciare con Giovanni. Non che fosse stupido e non sapesse, ma con lui c’era sempre quel senso di vergogna dato dal fatto che fosse il fratello maggiore. E poi, ultimamente, ogni volta che gli nominava Richard lui faceva un’espressione strana.
“Non ti cerca mai” le aveva detto una volta “Non ha mai tempo per te”
Ambra, ripensando a quella frase, constatò quanto avesse ragione. Ma poteva comunque spezzare una lancia a suo favore: lei, ultimamente, non faceva altro che dormire e andare in università. Non si stava di certo impegnando molto più di lui.
Quel pomeriggio passato a casa sua le aveva fatto bene, sicuramente. Sentiva di aver in qualche modo scaricato lo stress. Il problema iniziale, però, era rimasto: con Richard era difficile parlare. Ogni volta che aveva provato ad introdurre l’argomento, lui aveva sviato o direttamente sminuito la cosa. Capiva che per lui poteva risultare difficile credere a poteri, elementi e cacciatori, ma come ci era riuscito suo fratello, poteva riuscirci anche lui.
Dopo aver constatato di essere apparentemente in ordine, si avviò verso la porta di casa. Aveva una fame da lupi, perciò sperava che Giovanni si fosse già messo a cucinare.
Mosse un passo sullo zerbino mentre tirava fuori le chiavi, ma si rese conto di aver pestato qualcosa di rumoroso. Guardò in basso: sotto il suo stivaletto nero, c’era un foglio rosso dalle scritte gialle, tutto spiegazzato.
Lo raccolse e diede uno sguardo a cosa ci fosse scritto, anche se continuava a pensare che si trattasse di pubblicità.
 
 
A caccia di… Feste!
Una serata per mangiare, bere, divertirsi e conoscersi
Possibilità di portare un invitato a persona
ATTENZIONE:
Solo i veri cacciatori di feste sanno chi può partecipare
SEGNATEVI LA DATA: 26/04/2017

 
 
 
A caccia di feste… Cacciatori…
“Non è che…?”
La porta di casa si aprì di scatto.
“Gio!” esclamò lei, sobbalzando.
“Am!” ripeté lui, con tono divertito “Ti ho visto arrivare dal balcone, ci hai messo una vita a fare dal portone a qui”
Ambra annuì, diventando appena rossa sulle gote.
“Sì, scusa” mormorò, per poi superarlo ed entrare in casa.
“Ho deciso che per stasera mangiamo pollo…” cominciò a raccontare Giovanni, mentre chiudeva a casa la porta di casa e si dirigeva in cucina. Ambra annuiva nella sua direzione ogni tanto, ma non lo stava veramente ascoltando.
Non stava capendo come mai si fosse ritrovata davanti casa quel foglio. In un periodo qualunque della sua vita, avrebbe potuto pensare si fosse trattato di un errore. Visti gli ultimi avvenimenti però, era piuttosto certa che qualcuno ce lo avesse messo lì di proposito. Ma perché poi darlo a lei? Se questa festa era veramente di quella tipologia che pensava, c’era comunque qualcosa che non andava. Lei non era un cacciatore, era un elemento.
Ambra sospirò, poggiando il foglietto sul tavolino dell’ingresso. Si tolse cappotto e capello, continuando a pensare al farsi; mentre appendeva il cappotto all’appendiabiti, sentì una vibrazione proveniente dalla tasca.
Giusto, Richard. Le aveva chiesto di scrivergli appena arrivata a casa.
Tirò fuori dalla tasca il telefono, ma non appena accese il display rimase sorpresa.
 
From [Numero sconosciuto] To Ambra H 19.06
Hai visto l’invito? È una festa per cacciatori, ma io ti ci farei imbucare. È la cosa più utile per te. I.V
 
 
Ambra rilesse il messaggio più volte. Aveva una sfilza di domande da fargli. Salvò rapidamente il suo numero, poi riaprì la sezione messaggi.
 
From Ambra To I.V H 19.08
Sono un elemento, perché dovrei partecipare? Quando hai messo il foglio sul mio zerbino? E poi dove caspita hai preso il mio numero?
 
 
Ambra rimase ad osservare lo schermo fino a quando non lo vide illuminarsi nuovamente, ma stavolta non era un messaggio. Era direttamente una chiamata.
Ambra cominciò ad agitarsi, senza neanche sapere perché. Corse in camera sua, si chiuse la porta dietro di sé e si schiarì la voce.
“S-Sì?”
“Vado con ordine” cominciò I.V. Ambra deglutì: la voce di I.V era profonda anche al telefono “Per te è utile sapere chi sono i cacciatori che vivono nella tua zona, il foglio l’ho messo nel primo pomeriggio appena ti ho vista uscire di casa e, terzo, ti ricordo che abbiamo tenuto il tuo telefono per qualche ora. Lo abbiamo usato per chiamarci e avere il tuo numero”
Ambra rimase in ascolto. Prese parola solo quando sentì che anche lui era in silenzio. C’era una cosa in particolare, tra tutte quelle che lui aveva detto, che le era rimasta impressa.
“Mi hai visto uscire?”     
“Sì” rispose lui, diretto.
Ambra strinse le labbra.
“Beh?” fece ancora lui, in attesa. Ambra già se lo immaginava con un sopracciglio alzato.
Con quel pensiero, si ricordò del piercing.
“Come va il sopracciglio?”
“Ho tolto il cerotto e non sanguina più” spiegò brevemente lui “Quindi ho rimesso il piercing”
Ambra si fece andare bene quella spiegazione raffazzonata.
“Comunque, io… Non credo di voler andare ad una festa di cacciatori”
“Lo so” fece lui tranquillamente “Ma devi imparare a conoscere di quali cacciatori puoi fidarti e quali no”
Ambra meditò sul da farsi.
“Cosa intendi con puoi fidarti?”
Lo sentì sospirare appena. Subito dopo, percepì un rumore strano dall’altra parte del telefono. Probabilmente I.V si era appoggiato da qualche parte, forse una sedia che poi aveva strusciato per terra.
“Gente che noi conosciamo e di cui ci fidiamo”
Ambra doveva aspettarselo. Se li conoscevano loro, potevano essere affidabili. Il problema era che fidarsi tra cacciatori era un conto; la fiducia tra un cacciatore ed un elemento era più difficile.
“Sinceramente… Non mi fido molto dei cacciatori” esternò Ambra.
Ci fu un momento di pausa.
“Di me ti fidi?”
La domanda di I.V la lasciò basita qualche istante. Non lo sapeva davvero neanche lei.
“Non lo so… Credo di sì” rispose, mordendosi un labbro “Ma solo perché mi hai protetto e aiutato”
I.V sospirò nuovamente.
“Allora ti farebbe stare più tranquilla sapere che verrei con te?” domandò, abbassando appena il tono di voce.
Ambra trattenne il respiro qualche istante. Lasciò andare il labbro inferiore che stava continuando a torturarsi. Non andava bene quello che stava sentendo all’altezza del petto in quel momento.
“Credo… Credo di sì” ripeté comunque, con tono incerto. Almeno su questo voleva evitare di mentirgli.
I.V stava per dire altro, ma Ambra lo interruppe, prendendo parola nuovamente.
“Ma quindi sarei io l’invitata che porteresti?”
I.V si bloccò qualche istante.
“Se vuoi metterla così” rispose vagamente.
“Dammi del tempo per pensarci”
“Non prendertene troppo”
Fu così che si concluse la chiamata.
Ambra rimase ad osservare il display accesso sullo sfondo del cellulare ancora per qualche secondo.
Aveva appena parlato con I.V al telefono, il quale le aveva chiesto di partecipare ad una festa esclusiva per cacciatori. Roba da matti.
Il problema, però, era un altro: come lo diceva a Richard?

























Angolo Autrice
Eccoci qua! Ammetto che questo capitolo mi piace parecchio. Dimostra, secondo me, abbastanza bene come si sta svolgendo ormai la doppia vita di Ambra, divisa tra un ragazzo che ormai non la capisce più come dovrebbe e un cacciatore che apparentemente la sta in qualche modo aiutando.
Spero la storia vi stia piacendo. Sono contenta di vedere sempre tante visualizzazioni.
Un grazie enorme a tutti dunque!!
  
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