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Autore: AlbAM    09/05/2021    14 recensioni
Siamo a Roma in pieno Agosto, gli umani sono in vacanza e quattro demoni annoiati non sanno più come passare le loro giornate. Uno di loro, Azaele, decide di procurarsi un pallone e organizzare una partitina a calcio.
Purtroppo a causa di un tiro decisamente troppo forte il pallone finirà in un luogo proibito ai demoni che ora sono decisamente nei guai. Quel pallone infatti era il pezzo più prezioso della collezione del demone Razel, noto per essere grande, grosso e piuttosto incazzoso! Ora il problema è come fare a recuperare il pallone e tirarsi fuori dai guai.
Per fortuna in aiuto dei demoni arriverà un vecchia conoscenza di Azaele.
"Storia partecipante alla Real Life Challenge indetta da ilminipony sul forum di Efp".
Genere: Comico, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Questa storia si ispira a due esperienze di quando ero bambina. Quella che mi ha dato l'idea per la storia fa riferimento al fatto che, avendo un fratello maggiore, giocavo a pallone con lui e con gli amici del “cortile”. Ovviamente ogni tanto il pallone finiva nei giardini delle villette o dei palazzi intorno (allora abitavo in una via periferica di Cagliari) e con la scusa che “tu sei una bambina, vedrai che non ti sgridano!” spesso mandavano me a chiedere il pallone o peggio a intrufolarmi nei giardini privati o condominiali per recuperarlo.

La seconda esperienza risale anch'essa a quando ero bambina. I miei portarono me e mio fratello a vedere la Cappella Sistina. Avevo solo dieci anni, ma l'emozione provata di fronte a quegli affreschi meravigliosi la ricordo ancora.

Il prompt che ho scelto si riferisce a questa seconda esperienza ed è il numero 17) L'umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.(Fedor Dostoevskij)



Spero che questa mini long ambientata prima di “Un diavolo a Roma” e quattro anni dopo “Una hoha hola hon la hannuccia, horta horta” vi possa divertire come ha divertito me scriverla!





Il pallone autografato da Gattuso


Capitolo 1


Era una afosa domenica mattina di agosto, a Roma. I piccioni cercavano riparo sotto le grondaie, i gatti dormivano beati all'ombra del Colosseo e tre demoni seduti a cavalcioni del parapetto del colonnato di San Pietro osservavano annoiati e accaldati il panorama.

Uno di loro, il più alto, dai capelli rosso scuro, vestito come Will Smith in Man in black, occhiali scuri compresi, sospirò. "Che palle, le domeniche di Agosto sono ancora più noiose dei festivi!"

"Già!" rispose il demone alla sua destra, era un po' più basso e tarchiato e vestiva in modo leggermente più sportivo. Indossava una giacca blu scuro, camicia di cotone azzurrina senza cravatta, jeans blu e scarpe da tennis nere Reebok. "Quando la ditta è chiusa per ferie e tutti i nostri umani sono in vacanza è davvero dura arrivare alla fine della giornata!"

Il terzo demone, il più basso dei tre, era bruno e riccio con una leggera barba nera. Indossava un giaccone nero da marinaio, un berretto anch'esso da marinaio, jeans neri e scarpe Nike Air Jordan bianche e nere. "Beati voi che almeno vi divertite dove lavorate! Io francamente a portare anime giù tutti i santi giorni, mi faccio due palle così da secoli!” commentò malinconico.

"Hai poco da lamentarti Azaele! È colpa tua se sei perennemente assegnato ai ritiri, tra la tua amicizia con Michele e i casini che combini ogni tre per due, sei fortunato se gli Arcidiavoli non ti hanno ancora assegnato al girone degli adulatori!" ridacchiò il demone tarchiato.

"Dai non esagerare Sakmeel, a fare i guardiani delle anime ricoperte di sterco ci finiscono i più tonti di noi! Azaele è casinista, ma almeno è intelligente!" commentò divertito il demone più alto.

"Ahahah, che spiritosi! Non mi pare di essere così casinista!"

"Nooo, figurati. Però se non sbaglio proprio l'altro giorno per andare a prenderti un caffè con Michele hai dimenticato la tua anima in piazza Navona, quella si è infilata in mezzo a un gruppo di turisti Norvegesi e se non fosse stato per Sael che se n'è accorto e ti ha avvertito, a quest'ora sarebbe bella che andata ad abbronzarsi in crociera tra i fiordi di Nærøyfjord!"

"Che colpa ne ho se quegli stupidi Norvegesi sono alti come degli Arcangeli! Se avessero un'altezza normale, quell'idiota di influencer non sarebbe riuscito a nascondersi così facilmente!" rispose irritato Azaele.

"Dai Aza, non prendertela, Sakmeel sta scherzando! Perché non andiamo a berci una birretta fredda?" propose Sael per rilassare gli animi.


#


Yetunde era al settimo cielo! I suoi genitori avevano deciso che una settimana di vacanza a Roma, con le dovute attenzioni, era economicamente affrontabile. Visto che sua sorella Alissa era in giro per l'Europa con i colleghi universitari, il ragazzo aveva chiesto ai genitori se poteva invitare Cathrine, la sua migliore amica dai tempi delle medie.

Fortunatamente sia i suoi genitori che quelli dell'amica avevano approvato la richiesta. Meglio di così non sarebbe potuta andare! Sia lui che l'amica facevano il liceo Classico e la Storia dell'arte era la loro materia preferita.

Yetunde, vista la sua abilità con colori e pennelli, stava anche pensando di studiare per diventare restauratore, per cui non vedeva l'ora di mettersi in fila per visitare i musei Vaticani e poter ammirare la Cappella Sistina!

Mentre frugava nell'armadio per recuperare uno zaino più capiente di quello che usava per andare a scuola, notò una busta di plastica. Incuriosito la aprì, dentro c'erano delle candele rosse mezzo consumate.

"Santo cielo! Credevo di averle buttate via!" rise divertito al ricordo del motivo per cui le aveva comprate. Quattro anni prima, quando era in seconda media, assillato da una banda di bulletti aveva provato a evocare un demone in suo aiuto. Alquanto imprevedibilmente l'evocazione aveva avuto successo e un simpatico demone di nome Azaele aveva dato ai bulletti una lezione tale che avevano smesso per sempre di tormentare i loro compagni di scuola.

In fondo era stato un bene anche per i bulletti, perché da quel giorno si erano messi a studiare seriamente e Marco, il loro capetto, dopo le medie si era iscritto al liceo scientifico. A quanto pare una volta finite le superiori meditava addirittura di iscriversi in Ingegneria!

Yetunde si chiese che fine avesse fatto Azaele e ridacchiò ripensando che quello svampito se n'era volato via dimenticandolo sulla torre di Palazzo Vecchio. Che poi il problema non era stato tanto scendere, aveva trovato facilmente su Google il numero della biglietteria e si era fatto venire a prendere dagli addetti alla sicurezza, quanto spiegare come cavolo aveva fatto ad arrivare fin lassù in orario di chiusura!

Richiuse la busta senza avere il coraggio di buttare via il contenuto e cominciò a riempire lo zaino.


#


"Stai scherzando, vero?" domandò Sael fissando accigliato il pallone da calcio che Azaele stava facendo roteare sull'indice della mano sinistra. Erano entrambi seduti sull'Arco di Costantino, Sael si era tolto la giacca e l'aveva poggiata sulla spalla tenendola con l'indice della mano sinistra.

"No, per niente! O avete voglia di passare una giornata mortalmente noiosa come ieri?" rispose Azaele.

"Tu sei completamente matto! Io non ho nessuno voglia di farmi ammazzare da Razel!" replicò il demone dai capelli rossi.

"Che c'entra Razel?" domandò incuriosito Sakmeel, atterrando dietro di loro insieme ad una demone dai capelli biondi e gli occhi azzurri.

"Indovinate di chi è il pallone che si è procurato Azaele?"

"Di un po'..." esclamò la demone spalancando gli occhi "non l'avrai mica rubato dalla sua collezione di palloni dei Mondiali!"

Le labbra di Azaele si allargarono in un sorriso beffardo "Ovvio, altrimenti parte del divertimento se ne va a farsi benedire!"

"Aspetta un attimo, non sarà mica… quel pallone, di Razel!" intervenne Sakmeel.

"Si, è esattamente quello!" ripeté Azaele facendo fermare la sfera. Davanti ai demoni fece bella mostra di sé una firma impossibile da non riconoscere.

"Oh Santo cielo! É davvero il pallone dei mondiali del 2006, quello firmato da Gattuso!" esclamarono in coro Eowynziel e Sakmeel.

"Appunto! Aza, non so come hai fatto a fregarlo, ma è meglio che lo rimetta immediatamente dove l'hai trovato prima che Razel si accorga di qualcosa!” commentò Sael.

"Oh, avanti ragazzi, sappiamo tutti che Razel è impegnato nella Riunione periodica di avanzamento lavori e non tornerà prima di stasera! Abbiamo tutto il tempo di fare una partitella a quattro con il portiere libero!" insistette Azaele con voce suadente ed un sorriso tentatore.

I tre demoni si guardarono un po' titubanti.

"Bè, in effetti io non ce la posso fare ad affrontare un'altra giornata noiosa come ieri!" sospirò Sakmeel.

"E poi, in fondo basta riportare il pallone al suo posto prima che Razel si accorga di qualcosa!" aggiunse Eowynziel.

"Voi, siete matti! Quello è l'unico pallone sul quale Razel sia mai riuscito a farsi fare un autografo, ci tiene quasi più che ai suoi stivali El Charro!" esclamò Sael.

"Si, però senza di te non possiamo giocare!" sbuffò Azaele.

Tra i demoni si fece il silenzio.

"Allora, giochi o no?" domandò Azaele.

Sael osservò i tre demoni che lo guardavano speranzosi. Alzò gli occhi al cielo, sbuffò e infine emise un profondo sospiro. "E va bene, ma vi avverto… se succede qualcosa a quello stupido pallone, io non vi conosco!"


#


L'angelo dai capelli biondi raccolti in una treccia e dai grandi occhi azzurri, incrociò lo sguardo dei quattro demoni che uno dopo l'altro abbassarono gli occhi imbarazzati come dei bambini beccati a combinare una grossa marachella.

"Quindi mi stai dicendo che stavate solo giocando a pallone?" domandò severo ad Azaele.

Il demone annuì senza alzare lo sguardo.

"E che il pallone con cui stavate giocando era quello dei mondiali del 2006 autografato da Gattuso? Esattamente quello a cui Razel tiene più che al suo gilet di pelle stile I Guerrieri della notte1 e che tu sei stato così imbecille da rubargli?"

Azaele annuì di nuovo.

"E poi senza rendervene conto siete finiti a giocare proprio sopra i Musei Vaticani..." continuò Michele “... e Sakmeel ha tirato un sinistro così potente da rompere, del tutto involontariamente, una vetrata della Cappella Sistina?"

"E… esatto!" balbettò Azaele.

"E quindi avete miracolato la vetrata per rimetterla a posto prima che gli umani si rendessero conto di ciò che era successo. Il pallone è rimasto lì dentro e ora non sapete come recuperarlo, visto che voi ovviamente non ci potete entrare?"

"Ehm...si è andata proprio così" farfugliò Azaele.

"E mi state chiedendo di andare a prenderlo?"

"Ecco… si!"

"Lo sapete vero che noi angeli comuni dobbiamo ottenere un permesso per entrare in Vaticano e che sicuramente non lo otterrei entro stasera, soprattutto adducendo come motivo che devo recuperare il pallone che quel deficiente del mio migliore amico demone ha rubato a Razel per giocare a pallone con i suoi amichetti idioti?"

"Bé, ma non c'è bisogno che dica proprio tutto" azzardò Azaele.

"Quindi mi stai suggerendo di mentire ai miei superiori?"

"No, direi piuttosto che ti stiamo suggerendo di evitare di essere eccessivamente sincero!" intervenne Sael fingendo una baldanza che non aveva.

Michele lo fulminò con una tale occhiata che Sael divenne rosso come una Ferrari Superfast e abbassò di nuovo lo sguardo senza osare aggiungere altro.

"Aza, lo sai vero che in pratica mi stai chiedendo di approfittare della mia natura angelica per intrufolarmi in Vaticano e recuperare quello stupido pallone?"

Azaele strisciò i piedi a terra imbarazzato "Ti prego Miky, non sappiamo come altro fare e Razel ci ammazza se scopre che siamo stati noi a perdere quella stupida palla firmata!"

Michele non disse nulla per qualche istante. Poi si limitò a sospirare spazientito e fissare dritto negli occhi Azaele.

Il demone si rese conto che la sua espressione corrucciata si stava rasserenando e che gli angoli delle sue labbra stavano per distendersi. "Forse, ce l'ho fatta" pensò speranzoso.

Ma proprio in quel momento Eowynziel ebbe la pessima idea di intervenire. "Bé, potresti anche farlo per Yliel, in fondo siamo stati cognati per migliaia di anni e lei non sarebbe certo felice se Razel mi facesse del male!"

Azaele la guardò come se fosse impazzita.

Michele sbiancò e per un attimo i suoi occhi diventarono lucidi al ricordo di Yliel, la sua antica compagna, nonché sorella di Eowynziel.

L'angelo riprese subito il controllo e commentò freddamente "Sono passati molti secoli da allora e non credo che tua sorella approverebbe se io mentissi ai miei superiori o violassi le regole celesti!"

Detto ciò apri le ali e rivolgendosi ad Azaele concluse, secco "Sono certo che troverai il modo per tirarti fuori da questa situazione. E per favore non chiamarmi più per chiedermi di collaborare con voialtri imbecilli!"

Dopodiché spiccò il volo senza voltarsi indietro.

Azaele rivolse a Eowynziel uno sguardo costernato. "Complimenti, è stata proprio una bella mossa ricordare a Michele la storia con tua sorella!"

"Bé, ma che ho detto di sbagliato, scusa?" rispose la demone senza capire.

"Oh niente, figurati, hai solo ricordato a Michele l'unica compagna angelica che abbia mai amato davvero, con la quale è stato insieme per millenni e che da un giorno all'altro ha deciso di mollarlo per accettare di diventare un arcangelo nonostante si amassero ancora! Proprio una mossa vincente, complimenti!" rispose furioso Azaele.

"Bé, ma io che ne sapevo che lui ci soffrisse ancora?"

"Si chiama sensibilità Eowynziel, un sentimento di cui evidentemente non sei particolarmente provvista!" rispose acidamente il demone.

"Oh, insomma Azaele, siamo demoni, essere poco sensibili è una dote mica un difetto!" intervenne Sakmeel difendendo Eowynziel.

"Peccato però che la dote della tua ragazza ci abbia appena messo nei casini, Sakmeel! Adesso come caspita lo recuperiamo il pallone di Razel?" commentò cupo Sael.

I demoni si guardarono in faccia e poi si sedettero sconsolati sul marciapiede con le spalle poggiate al portone dei musei Vaticani, ancora chiuso, osservando la fila di umani che stava cominciando a formarsi davanti a loro.

Improvvisamente Azaele sentì una strana sensazione di familiarità provenire dalla piccola folla in fila. Inizialmente non riuscì a capire a cosa potesse essere dovuta, poi notò un ragazzo sui sedici anni piuttosto alto, tenuto per mano con una ragazzina della stessa età e dai lunghi capelli rossi.

"Non ci posso credere!" esclamò alzandosi in piedi di scatto!

"Che diavolo ti prende Aza?" domandò Sael stupito.

Azaele si voltò con un sorriso trionfante "Ragazzi, credo di aver appena trovato la soluzione al nostro problema!"


#



Yetunde accaldato e annoiato aspettava educatamente in fila tenendo per mano Cathrine, quando un voce vagamente familiare attirò la sua attenzione.

"Hey ragazzino, ma quanto cavolo sei cresciuto?"

Yetunde pensò che il ragazzino in questione non poteva certamente essere lui, visto che a Roma non conosceva nessuno. Invece un attimo dopo si sentì battere su una spalla e la stessa voce domandò allegramente "Di un po', è così che si tratta un vecchio amico?"

Il ragazzo si voltò e per un attimo non riuscì a credere ai propri occhi, Azaele il demone che lo aveva aiutato quattro anni prima, era lì davanti a lui e gli sorrideva allegramente. Stavolta non erano visibili né l'aureola spezzata, né le ali.

"Azaele?" domando stupito.

"Eh, già. Sono proprio io!"

Yetunde si guardò intorno e notò che Cathrine stava osservando il demone incuriosita.

"Lo vedi?" domandò un po' preoccupato.

"Certo che mi vede! Perché non dovrebbe? È la tua ragazza, me la presenti?"

Cathrine e Yetunde si guardarono imbarazzati.

"Siamo solo molto amici!" esclamò lei.

Azaele osservò le mani intrecciate dei due.

"Oh, ok. Uno dei due ha friendzonato l'altro!" commentò divertito.

I due ragazzi imbarazzati lasciarono la presa.

"Senti, ma come mai sei qui?" domandò Yetunde cambiando argomento.

Azaele fece un sorrisetto "Semplicemente perché qui a Roma ci vivo!"

"Oh! Ma allora che ci facevi a Firenze quattro anni fa?" chiese il ragazzo incuriosito.

Azaele fece spallucce "Un favore ad un amico. Senti, a proposito di favori, ti secca lasciare un attimo la fila e parlare a quattr'occhi. Stavolta sono io che ho bisogno del tuo aiuto"

Il ragazzo lo guardò preoccupato.

"Stai tranquillo, non è niente di male, non ho intenzione di mandarti all'inferno!" scherzò Il demone.


#


"Allora, il problema è che io e alcuni miei amici stavamo facendo una partitina a calcio. Uno di noi ha tirato troppo forte e il pallone è finito dentro la Cappella Sistina e tu capisci Yetunde... né io, né i miei amici possiamo entrare per andare a recuperarlo! Per cui… ecco... ti seccherebbe andare a prenderlo e riportarmelo prima delle sette di stasera? Ti prego è piuttosto importante!"

"Ma perché non potete andare voi?" domandò Cathrine perplessa.

"Perché sono un demone infernale e come tale non sono ben accetto in Vaticano!" rispose Azaele candidamente. A Yetunde per poco uscirono gli occhi fuori dalle orbite e la ragazza fece un sorrisetto imbarazzato "Stai, scherzando vero?"

"Non le hai raccontato nulla?" commentò Azaele un po' offeso.

"Raccontato cosa?" domandò la ragazzina più incuriosita che spaventata.

Yetunde lanciò ad Azaele uno sguardo implorante.

"Niente, semplicemente qualche anno fa ho preso a calci nel sedere dei bulletti che infastidivano il tuo amico!" spiegò Azaele per evitare di continuare a mettere a disagio il ragazzo.

"Oh, ma allora sei tu che hai dato una lezione a Marco e gli altri! Sai che Marco è diventato bravissimo e dopo il liceo vuole iscriversi in ingegneria aerospaziale?”

Azaele si guardò intorno per controllare che gli altri demoni non avessero sentito. Fortunatamente gli sembrarono intenti a cercare di far litigare i turisti in fila.

Si, bè, che bello! Però ora possiamo tornare al mio problema?” domandò a disagio.

Scusa ma perché non ti compri i biglietti, entri e recuperi il pallone?"

Yetunde ed Azaele si guardarono imbarazzati, in effetti sarebbe stata la cosa più semplice da fare.

Il fatto è che... Non ci siamo portati abbastanza soldi!” buttò li, Azaele.

Oh, ma se è per questo io e Yetunde possiamo prendere un biglietto in più!”

Azaele sospirò. “Grazie, ma abbiamo anche un problema di tempo! Non possiamo aspettare tutta quella fila!”

Ma hai detto che il pallone lo devi rendere entro le sette di stasera! Ora sono solo le dieci e anche ammettendo di aspettare tre ore per entrare, avresti sei ore per trovarlo!” considerò Cathrine.

Azaele stava cominciando a spazientirsi, la ragazzina aveva una mente un po' troppo logica per i suoi gusti. “Senti, è un problema di religione, ok? Non posso entrare perché la dentro non sono ben accetto! Punto e basta!” concluse irritato.

La ragazza lo osservò perplessa. “Scusa ma non capisco, qui possono entrare tutti i turisti, qualunque sia il credo religioso a cui appartengono!”

Azaele stava veramente per perdere la pazienza, Yetunde se ne accorse e decise di intervenire

"Cathy, non può entrare perché è davvero un demone infernale!” spiegò senza tanti giri di parole.

Alla buon'ora!” commentò Azaele.

La ragazza osservò Yetunde incredula “È la verità, non te ne ho mai parlato perché non volevo che mi prendessi per matto!" sospirò il ragazzo imbarazzato.

Cathrine spostò lo sguardo su Azaele e commentò, ridendo "Dai piantatela con questa storia. Oltretutto con quella faccia lì proprio non sei credibile come demone!"

"Scusa. Cos'ha che non va la mia faccia?" domandò piccato Azaele.

"È una faccia simpatica e per nulla cattiva e poi dove sono corna, coda e ali?"

"Oh, bé se è solo per questo…" commentò Azaele facendo spuntare tutta l'attrezzatura demoniaca, coda compresa, e diventando nero come la pece tranne per gli occhi completamente rossi.

"Holy Jesus!" urlò Cathrine terrorizzata gettandosi tra le braccia di Yetunde.

"Aza, piantala di fare il cretino!" lo sgridò arrabbiato Yetunde

"Ok, ok. Era solo un po' di scena, Cathy, non volevo spaventarti” si scusò il demone riprendendo l'aspetto umano.

"Bé, non sei stato gentile e francamente non vedo perché dovrei rischiare di mettermi nei guai per aiutare un demone che si diverte a terrorizzare una ragazzina solo per vendicarsi di essere stato messo in difficoltà!" rispose offeso Yetunde voltando le spalle ad Azaele e trascinando via l'amica ancora tremante.

Azaele rendendosi conto che stava per perdere la sua unica possibilità di uscire dal guaio in cui si era cacciato, li inseguì disperato "Aspettate, vi prego. Mi dispiace, sul serio, perdonami Cathrine, sono stato un idiota!"

La ragazza si voltò e gli rivolse uno sguardo spaurito continuando a rimanere abbracciata all'amico.

Azaele, ne approfittò per giocare la sua ultima carta. "Sentite, ho davvero bisogno del vostro aiuto, quel pallone è molto prezioso e se non lo rendo entro stasera, il proprietario mi ammazzerà!" supplicò con tono lamentoso e gli occhioni del Gatto con gli stivali di Shrek.

Lo sguardo di Cathrine si addolcì.

Poverino, magari passa davvero un brutto guaio! E poi quattro anni fa, ci ha aiutato entrambi!” commentò tirando la maglia di Yetunde e costringendolo a fermarsi.

Ci sta solo tentando, Cathy!” rispose Yetunde, rendendosi conto che la sua arrabbiatura stava già cominciando a sfumare.

Azaele sospirò mantenendo lo sguardo implorante.

Oh, accidenti e va bene!” si arrese il ragazzo.

Un largo sorriso vincente illuminò il viso di Azaele.




Nota 1: “I guerrieri della notte” di Walter Hill (1979)




   
 
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