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Autore: la luna nera    27/05/2021    2 recensioni
La Duke of Kent Music Academy è una delle più prestigiose scuole di musica dell'intero Regno Unito. Per Charlotte e Sophie, selezionate per un semestre di studi, è un'occasione unica e partono assieme all'insegnante per questa avventura. Ma l'Accademia non è solo musica e melodia, è anche un luogo in cui esistono storie inghiottite dallo scorrere del tempo.
Genere: Mistero, Sentimentale, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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L’ultima camionetta dei Vigili del Fuoco si allontanò nella notte, fortunatamente il loro tempestivo intervento aveva impedito alle fiamme di propagarsi nella biblioteca e causare danni irreparabili. Il direttore Cowen aveva ancora gli occhi incollati alla finestra e dava le spalle ai sei ragazzi salvati dalle fiamme grazie all’allarme dato dalla professoressa Stanford, anch’essa presente nella stanza. Nessuno era rimasto ferito, i danni erano rimasti circoscritti a quell’ambiente del quale quasi tutti ignoravano l’esistenza, ma lo spavento era stato enorme. Oltretutto la medium se l’era data a gambe levate appena le fiamme avevano incenerito la tovaglia ed avevano iniziato ad espandersi ovunque con una velocità spaventosa. I ragazzi si erano insomma ritrovati in trappola, da soli e senza avere la minima idea di come poter fare per salvarsi la pelle.
“Signori, avete idea di quello che sarebbe potuto accadere?” L’uomo finalmente si voltò verso le loro facce ancora spaventate. “E’ un miracolo, avete seriamente rischiato il peggio se la professoressa non avesse dato l’allarme.”
Tutti si guardarono in faccia leggermente sorpresi ma ancora frastornati dall’accaduto.
“Quello che non capisco e che francamente mi lascia stupito è cosa ci siete andati a fare in quell’ambiente nascosto. E come sapevate della sua esistenza?”
“Come… Come dice?” Ethan parve destarsi dal torpore.
“Nessuno era a conoscenza dell’esistenza di quella stanza, nessuno tranne pochissime persone.” Rispose il direttore. “E da quanto ne so gli studenti non rientrano fra esse. E dunque voi come ne siete venuti a conoscenza?”
“E’ stata la professoressa qui presente a guidarci fin lì.” Ribatté il ragazzo alzandosi in piedi. “Noi ignoravamo totalmente che dietro gli scaffali della biblioteca ci fosse un ambiente segreto.”
“Signor Foster, la invito a portarmi rispetto.” Intervenne diabolica la Stanford. “Quello che ha appena detto è grave, sta incolpando una sua insegnante, la sta accusando di essere stata lei a invitarvi in quel luogo. Una simile calunnia potrebbe costarle molto cara.”
“Sto solo dicendo la verità.” Il ragazzo si rimise seduto cercando di domare la rabbia.
“Gliela dico io la verità, signor Foster.” Proseguì la donna. “Lei, assieme agli altri signori qui presenti, è stato salvato da un incendio scoppiato in un locale nascosto per cause sconosciute, un locale in cui lei ed i suoi amici vi eravate recati chissà per quale motivo e per colpa della vostra negligenza la biblioteca come tutta l’accademia ha rischiato di scomparire fra le fiamme. In più sta accusando un’insegnante verso la quale dovrebbe portare rispetto! Sa cosa si merita lei e tutti i suoi amici?”
“Va bene, va bene, calmiamoci un po’ adesso.” Il direttore intervenne prontamente per placare gli animi. “Professoressa, lei è stata davvero determinante per salvare la situazione e la biblioteca, riguardo gli eventuali provvedimenti disciplinari ci penso io, non si preoccupi.” Sorrise serenamente, vedendo l’espressione meravigliata dell’altra. “Lei ha già fatto più di quanto doveva. Ora si vada a riposare, con i ragazzi me la vedo io.”
“Ma direttore, io ritengo che…”
“Grazie ancora del suo aiuto. Se non sbaglio ha altro di cui occuparsi.” La fissava negli occhi, non era il caso di ribattere e quello sguardo era più eloquente di mille parole.
La Stanford, visibilmente contrariata, girò sui tacchi e se ne andò senza dire una sola parola sbattendo la porta.
“Ragazzi…” Il direttore tirò un sospiro e si mise seduto al suo tavolo. “State tranquilli, non sarete espulsi dall’accademia. Anzi, vi porgo le mie scuse per quanto causato dalla professoressa. Che poi una professoressa non è, so che ne siete al corrente.”
Tutti parvero destarsi dal torpore per le parole dell’uomo.
“Beh, sì, sappiamo che è una medium.” Gary biascicò qualche parola. “Ma… chiedo scusa direttore, perché dovrebbe scusarsi?”
“Perché sono stato io a convocare qui Sandra Stanford non appena mi sono reso conto del ritorno degli spiriti che da decenni vagano per i corridoi della Duke of Kent. Ci ha dato una mano varie volte in passato, così come sua madre e sua nonna prima di lei limitatamente nel tenere a bada queste entità e proteggere l’incolumità di tutte le persone presenti in accademia. Purtroppo stavolta la cosa ha preso una piega diversa dal solito, sono subentrati dei fattori maggiori che hanno stravolto i piani, senza contare la vostra intraprendenza.”
“Dunque lei sapeva?” Chiese Oliver.
“Sì, ho seguito tutti i vostri movimenti restando nell’ombra e devo dire che siete stati davvero in gamba. Purtroppo però ci sono dei limiti che non possono essere superati, bisogna aspettare il momento opportuno per evitare i pericoli. Avete visto coi vostri occhi cosa è in grado di fare Arthur e quindi vi suggerisco di non infastidirlo oltre.”
“Non siamo stati noi, direttore, mi creda.” Charlotte intervenne. “E’ stata la professoressa ad invitarci a prendere parte alla seduta spiritica. Forse avremmo dovuto rifiutare, tuttavia….”
“Basta così.” L’uomo appariva tranquillo. “Due giorni, ragazzi. Due giorni e tutto sarà finito. Una volta concluso il concerto finale ogni cosa tornerà a posto. Ciò che ancora non sapete, vi verrà rivelato al termine dell’evento.”
“Quindi c’è dell’altro?” Mormorò Charlotte.
“Sì, ma dovete avere pazienza ed attendere i tempi giusti. Resterete nelle vostre stanze fino alle prove generali, così nessuno correrà ulteriori rischi. Ora andate e cercate di rilassarvi.”
“E la professoressa Stanford?”
“Oh, la professoressa Stanford ha un impegno che dovrà assolutamente onorare. Me ne ha parlato giusto ieri ed ho ritenuto opportuno congedarla immediatamente: al Castello di Windsor c’è bisogno di lei e delle sue facoltà medianiche. Non si può far attendere Sua Maestà, non vi pare?”
 
 



 
 
Mancava mezz’ora all’inizio del gran concerto finale. I ragazzi avevano avuto modo di riabbracciare i propri familiari prima di rientrare nei camerini allestiti per l’occasione. La tensione era davvero alle stelle, la voglia di suonare era enorme così come le aspettative per quell’orchestra composta di giovani talenti. Sophie aveva appena finito di sistemarsi i capelli, li aveva raccolti tutti in uno chignon di modo che non le finissero in faccia durante l’esecuzione dei brani. Ancora poche ore e Mathilde sarebbe stata libera di ricongiungersi all’amato Arthur dopo più di un secolo. E lei? Mamma mia, poteva davvero smettere di nascondersi? Poteva davvero iniziare a vivere quella storia d’amore alla luce del sole, come la sua amica Charlotte che, in barba ai gufi, era sempre più felice? Già, Charlotte… Chissà come avrebbe reagito nel venire a sapere tutto quello che le aveva nascosto? Si guardò allo specchio cercando di capire se la sua immagine lasciava trapelare felicità o preoccupazione, anche perché non aveva la minima idea di come sarebbero potute andare le cose. Fece un profondo respiro, si alzò e davanti a lei comparvero Emily e Charlotte.
“Sei una strafiga, amica mia.”
“Anche voi non siete da meno.”
“Ammetto che queste divise non mi sono mai piaciute, però… non lo so, ho la sensazione che mi mancheranno pure loro.” Emily guardava la sua uniforme. “Vi sembro scema?”
“No, anzi. Tutto questo mancherà a ognuno di noi.” Rispose sorridendo Sophie. “E stasera dobbiamo dare il meglio di noi.”
“Ci puoi scommettere.” Charlotte abbracciò entrambe le amiche. “Andiamo a vedere se i ragazzi sono pronti?”
Uscirono dai camerini e raggiunsero il corridoio. Qua e là gli altri studenti parlavano fra sé, qualcuno provava qualche accordo, qualche nota, qualcuno stringeva fra le mani il tablet mimando i gesti. C’era poi qualcuno che andava giù e su a piccoli passi con le cuffiette alle orecchie, chi giocherellava con il cellulare e chi scattava qualche selfie con i quasi ex compagni di accademia.
“Ragazze, ma ci pensate che questa è l’ultima volta che suoniamo assieme?” Emily si stava facendo prendere dalla nostalgia.
“Motivo in più per rendere la serata memorabile.” Ethan sorprese le ragazze alle spalle sopraggiungendo assieme ad Oliver e Gary.
“Sapete, nonostante tutto mi mancheranno le nostre serate, le nostre indagini… Mi mancherà tutto questo insomma.” Oliver si guardava attorno, anche lui preda di un pizzico di nostalgia.
“Già.” Confermò Gary. “Questo non significa che ogni cosa finirà con il concerto di stasera. Sarà piacevole rincontrarsi in futuro, andare a mangiare una pizza, bere qualcosa insieme. Che ne dite?”
“Sarebbe bellissimo.” Charlotte si avvicinò a lui e gli strinse la mano.
“Piccioncini, non credete di tagliarci fuori che se organizzate qualcosa, veniamo tutti.”
“Oh, non ti preoccupare Ethan.” Rispose l’altro. “Quando ho voglia di organizzare qualcosa solo per me e lei, stai sicuro che non ti dirò un bel niente.”
“Bell’amico che sei!”
“Ti ho mai disturbato durante le uscite clandestine con le tue fidanzate più o meno occasionali?”
“Ragazzi, andiamo!” La voce imperiosa del direttore d’orchestra Brown richiamò tutti: lo spettacolo stava per cominciare.
Un abbraccio finale di incoraggiamento e si diressero con gli altri studenti verso il backstage per poi raggiungere le loro postazioni e dare inizio al gran concerto finale.
 





 
 
Dire che era stato epocale sminuiva l’entusiasmo sia dei ragazzi che di tutti gli spettatori. Anche gli insegnanti avevano la pelle d’oca e qualcuno pure gli occhi lucidi, tanta era stata l’emozione provata. Quei ragazzi ci avevano messo l’anima, cosa essenziale per chi della musica vuole farne il futuro. Molti si considerano cantanti o musicisti, tentano la carriera artistica sperando di acciuffare la fama ed il successo. Sì, questo può arrivare se indovini il brano giusto che fa presa sul pubblico, ma se non metti l’anima in ciò che fai, in ciò che proponi, tutto passa come un soffio di vento e finisce per essere dimenticato. Se invece riesci a trasmettere a chi ascolta la passione, l’emozione e l’amore che arde dentro di te, qualcosa resta e quel qualcosa resisterà anche allo scorrere del tempo. Ecco: il grande parco della Duke of Kent, per l’occasione trasformato in teatro all’aperto, era saturo di passione, di emozioni e di tutto ciò che la musica eseguita dagli studenti era stata in grado di creare. C’erano riusciti, le lunghe settimane di studio, prove, esercizi e test li avevano fatti diventare delle vere e proprie promesse pronte a decollare nel mondo della musica di altissimo livello.
“Bravi ragazzi.” Il direttore Cowen raggiunse il podio del direttore d’orchestra mentre tutti pian piano smettevano di battere le mani, mettendo fine ad un applauso che andava avanti da quasi un quarto d’ora. “Devo dire che siete riusciti ad emozionarmi come raramente accade. Il semestre di studi è stato impegnativo e so che molti di voi hanno attraversato momenti di sconforto, tuttavia avete dimostrato un’enorme forza di volontà, una grinta sempre crescente che vi ha permesso di rialzarvi in ogni momento. Auguro ad ognuno di voi di non mollare mai, di non perdere mai la speranza, di credere sempre in voi stessi: solo così sarete in grado di trasformare i vostri sogni e i vostri desideri in realtà.” E scoppiò un altro fragoroso applauso. “A questo punto non mi resta che consegnarvi i diplomi, per cui vi invito ad avvicinarvi per la cerimonia e le foto di rito prima di passare al buffet.” Scese dal podio, avvicinandosi agli addetti che avevano preparato i diplomi, tutti arrotolati e fermati da un elegante nastro azzurro al quale era fissata una medaglietta recante lo stemma dell’accademia e sull’altra faccia il nome dello studente, disposti su un tavolo ai lati del quale troneggiavano due eleganti composizioni floreali. Man mano che il direttore chiamava, gli studenti si avvicinavano ordinatamente a ritirare il prestigioso riconoscimento e posare per la foto di rito.

“Bene, posso dichiarare che questo semestre è ufficialmente chiuso.”

Come il direttore ebbe terminato di pronunciare quelle parole, la campana posta sulla torre dell’accademia iniziò ad oscillare e suonare in completa autonomia, nessuno si trovava lassù a spingerla, non c’erano corde ma solo un martelletto che scandiva le ore. E non era certo stato lui! All’improvviso i due cigni del laghetto si alzarono in volo e, fatto piuttosto inusuale data la stazza dei due uccelli, raggiunsero la sommità della torre e presero a girare attorno ad essa per poi posarsi ai piedi della campana che lentamente stava ritornando ferma. Fra i presenti lo stupore e la paura cresceva attimo dopo attimo perché lassù iniziava a formarsi una nebbia, sembrava che i due uccelli, muovendo le ali, generassero del vapore o comunque qualcosa di impalpabile. L’aria attorno era immobile e totalmente silenziosa, non si udiva niente di niente, tutto pareva assorbito da quanto stava accadendo lassù.
Sophie sapeva, sapeva che la sua amica Mathilde stava per riacquistare la libertà, la sua schiena era un brivido continuo, percepiva una fortissima attività generata dallo spirito della ragazza e molto probabilmente Thomas stava vivendo le sue stesse sensazioni all’origine delle quali c’era Arthur. Sentì gli occhi inumidirsi, doveva resistere e aspettare il segnale della definitiva liberazione, non si sarebbe mai perdonata se per una sua leggerezza qualcosa fosse andato storto. Charlotte, Emily, Oliver, Gary ed Ethan erano lì con lei, con gli occhi incollati alla cima della torre in attesa di vedere cosa sarebbe accaduto. Erano tutti certi che si trattava dei due fantasmi che tanto avevano cercato, sicuramente le risposte alle loro domande stavano per arrivare e, come aveva preannunciato il direttore, avrebbero scoperto ciò che ancora non sapevano.
Progressivamente quella sorta di nebbia che pareva generata dalle ali dei cigni iniziò ad assumere sembianze antropomorfe, a danzare nell’aria, a volteggiare come sospinta da una brezza inesistente. Si distinguevano in modo sempre più netto le braccia e la testa di due figure, gli arti inferiori erano meno delineati e confusi nella fischia. Poi dal pianoforte che Gary aveva suonato fino a poco fa uscì una struggente melodia, con i tasti che si azionavano da soli. E quei due spiriti danzavano, danzavano nell’aria mentre la folla spaventata iniziava ad andare via, esortando i propri figli a seguirli e lasciare immediatamente quel luogo. I sei amici non ne volevano sapere, si tenevano per mano e fissavano quella scena incredibile. Nessuno li avrebbe portati via fino a che quello spettacolo sospeso fra le nebbie avrebbe avuto termine.
Laggiù, oltre l’orizzonte, il sole iniziava a scendere dietro le dolci colline della campagna inglese: la notte stava calando e, si sa, la notte appartiene alle anime in cerca di pace. Infatti non appena l’ultimo raggio di sole fu scomparso, i due spiriti che mai avevano smesso di danzare e volteggiare in aria, si diressero con grazia e leggiadria verso il laghetto, seguiti dai cigni che con altrettanta eleganza planarono sul filo dell’acqua. Solo i sei ragazzi assieme al direttore e qualche intrepido insegnante fra cui O’Connor, erano rimasti ad assistere a quello spettacolo, nel parco dell’accademia non c’era rimasto più nessuno. I due spiriti si fermarono davanti al monumento, posarono i piedi (o quello che erano) a terra e le piante di roso si sposarono per fare spazio e permettere ad Arthur e Mathilde di piegarsi ed immergersi nel terreno. Come furono scomparsi, i rosi non ripresero le loro posizioni abituali, ma lasciarono ben in evidenza il basamento del cenotafio dove, al posto delle due iniziali, ora si leggevano i nomi completi incluse le date di nascita e di morte di Arthur Chapman e Mathilde White.

“Finalmente sono liberi.” Sussurrò il direttore. “Ora riposano in pace e sono liberi di vivere il loro amore.”
Sophie si voltò. “Dice davvero?”
“Sì.” Rispose l’uomo. Gli altri cinque ragazzi si voltarono verso di lui, desiderosi di scoprire ciò che ancora non conoscevano. “E non vi nascondo che sentirò la loro mancanza, dopotutto sono stati fra queste mura per anni e anni. Ma allo stesso tempo sono felice, la maledizione che li condannava a restare qui è stata finalmente spezzata.”
“Di che maledizione si tratta?” Chiese Oliver con voce bassa e rispettosa.
“Come già sapete Mathilde era una studentessa della Duke of Kent e Arthur un insegnante. Si innamorarono e questo amore non era concepibile all’epoca, per di più la famiglia della ragazza aveva già deciso del suo futuro che prevedeva l’ingresso in convento. Quando furono scoperti, scoppiò un gravissimo scandalo che portò la ragazza a suicidarsi. Poche settimane dopo anche Arthur fu trovato morto nel suo letto qui in accademia. Non è mai stata chiarita la causa del decesso, nemmeno con l’autopsia il cui referto si trova nella cassaforte del mio ufficio, quella cassaforte che voi avete imprudentemente cercato.”
Ethan ed Oliver si guardarono in faccia capendo che il direttore sapeva molto più di quanto loro avessero mai immaginato.
“Ebbene” Proseguì l’uomo “Dopo circa un anno dal loro decesso iniziarono a manifestarsi delle entità fra le mura dell’accademia, in particolar modo nel sottotetto dove alloggiavano gli insegnanti e sulla torre, sempre in concomitanza con le notti di plenilunio e saltuariamente con la luna in ultimo quarto.”
“E c’è un motivo particolare?” Chiese Ethan.
“Sì, perché Mathilde è morta in una notte di luna piena, mentre Arthur in una notte di ultimo quarto.” Fece una breve pausa. “Chi ha diretto l’accademia prima di me ha sempre cercato di tenere nascosta questa triste vicenda perché la presenza di spiriti avrebbe potuto ledere il buon nome della Duke of Kent ed ogni volta che si verificavano eventi paranormali si faceva intervenire una medium così da tenere sotto controllo le entità ed evitare problemi.”
“Come ha fatto lei con la professoressa Stanford, giusto?”
“Esatto. Discende da una famiglia di sensitivi e già sua madre, sua nonna e la sua bisnonna ci hanno dato aiuto. Di solito era Mathilde a manifestarsi perché era sicuramente una ragazza sensibile e romantica ed ha seguito le scie emozionali di molti studenti e studentesse innamorati. Ma il violento ritorno di Arthur, cosa verificatasi forse un paio di volte prima d’ora, significava solo una cosa: si stava ripresentando la stessa situazione che ha portato alle loro morti violente e misteriose.”
“Cioè durante questo semestre c’è una studentessa innamorata di un prof e… un prof innamorato della studentessa.”
“Eh già. La Stanford ha avuto molti sospetti, ma i due spiriti le hanno spesso messo i bastoni fra le ruote perché se i due innamorati clandestini fossero giunti al termine del semestre senza essere scoperti, li avrebbero liberati dalla maledizione ed avrebbero permesso loro di amarsi.”
“Ora dunque Arthur e Mathilde sono liberi?” Chiese Sophie con un filo di voce.
“Sì, finalmente sono liberi. Infatti i loro nomi sono comparsi nel luogo in cui sono stati frettolosamente sepolti per cancellare ogni traccia dell’accaduto. Non hanno ricevuto il rispetto dovuto, anzi, sono stati nascosti come se fossero colpevoli di chissà cosa e questo ha impedito loro di trovare la pace. Pace che adesso finalmente hanno raggiunto.”  Restò lì per una decina di secondi, poi salutò gli studenti e si incamminò verso l’accademia. Come lui anche gli insegnanti rimasti all’esterno stavano rientrando, chi per ultimare i preparativi per la partenza, chi per rilassarsi dopo il gran concerto.
Sophie chinò la testa, sentiva già le prime lacrime di gioia inumidirle gli occhi: c’erano riusciti, lei e Thomas erano riusciti a liberare Arthur e Mathilde e questo per loro ripagava tutti i momenti difficili vissuti prima e durante la loro permanenza alla Duke of Kent.
“Ehi, tutto bene?” Charlotte aveva notato l’amica visibilmente toccata da quanto appreso.
“Sì. Sì, tutto benissimo.”  Alzò lo sguardo e vide Thomas appoggiato ad uno degli alberi del parco: comprese che era arrivato il momento di uscire allo scoperto.
“Sei rimasta molto colpita dalla storia dei due fantasmi, non è vero?” Sorrise all’amica. “Beh, adesso è tutto finito e grazie a due misteriosi innamorati...” Notò che il suo sguardo non era rivolto verso di lei, ma in avanti. Si voltò e riconobbe il professor O’Connor a poche decine di metri: e quel dubbio che già da un po’ si era affacciato nella sua mente iniziò a consolidarsi attimo dopo attimo. “Sophie… non dirmi che…”
Gli occhi dell’altra si gonfiarono di lacrime. “Perdonami Charlotte, cerca di capirmi… io non potevo…” Non riusciva a trattenere i singhiozzi. “Io non potevo dire che…”
 Scoppiò in un pianto liberatorio, da troppo tempo desiderava liberarsi da quel macigno, raccontare il pesante segreto alla sua migliore amica, non doversi più nascondere come una ladra, ma allo stesso tempo ne temeva la reazione. Charlotte dal canto suo l’aveva presa malissimo. Si sentiva stordita, come se fosse stata colpita da qualcosa di enorme, qualcosa che le era piombato addosso e che quasi le toglieva la forza di respirare: un conto è avere il dubbio che può rivelarsi pure infondato, un conto è avere la certezza servita lì davanti ai suoi occhi su un piatto d’argento.
“Charlotte, ascolta…” O’Connor si avvicinò alla ragazza sconvolta.
“No professore, scusi, non ora." E si allontanò con la testa abbassata con Gary che la seguiva in silenzio.
Anche tutti gli altri erano rimasti in silenzio, stupiti e allo stesso tempo sorpresi per aver cercato una persona che in realtà avevano avuto al loro fianco sin dal principio.
“Ragazzi, almeno voi ascoltatemi per favore.” Il giovane insegnante fece qualche passo verso di loro. “Cercate di capire la situazione, vi prego. Quello che è nato fra me e Sophie non è un qualcosa di effimero, non lo è mai stato. Però nella nostra posizione la storia era improponibile e lo sarebbe rimasta tale fino a che non saremmo più stati insegnante e allieva. Quando questo stava per accadere ci si è presentata l’occasione della Duke of Kent, un’occasione irrinunciabile per lei come studentessa che per me come insegnante, così abbiamo dovuto continuare a nasconderci. E poi è subentrata la storia dei due fantasmi.” Guardò Sophie che sembrava iniziasse a calmarsi.
Nessuno voleva parlare. Sicuramente era stato difficilissimo ed estremamente duro far finta di niente.
“Ora che tutto è finito io e lei ce ne andremo.” O’Connor proseguì, attirando di nuovo l’attenzione su di sé. “Ho ricevuto una proposta di lavoro in una scuola di musica a Liverpool, proposta che ho accettato, così ho preso un appartamento in affitto nel quale andrò a vivere con lei. Spero così di dover smettere di nasconderci come due delinquenti, come se fossero gli altri a dovermi dire di chi posso innamorarmi. So che probabilmente la sua famiglia non la prenderà troppo bene, ma sono pronto a dimostrare al mondo intero che ho intenzioni serie.” Si avvicinò alla ragazza che si lasciò abbracciare e che ricambiò l’abbraccio dopo qualche attimo di esitazione. “Vedrai che si sistemerà tutto, abbi fiducia. Charlotte è una ragazza intelligente e capirà.” Poi si rivolse agli altri che ancora non avevano aperto bocca. “Ragazzi, spero comprendiate la situazione e che non portiate rancore verso di lei.” La sua preoccupazione principale riguardava Sophie.
Si guardarono in faccia, non sapevano cosa rispondere: effettivamente la situazione era tutt’altro che semplice e ben capivano i motivi del loro silenzio. Tuttavia Sophie, se davvero si considerava una sorella per Charlotte, avrebbe dovuto parlarne almeno con lei. Ma era meglio restarne fuori e lasciare alle due ragazze il modo di chiarire ogni cosa.
“Vi auguro buona fortuna.” O’Connor salutò gli oramai ex allievi e si allontanò assieme a Sophie.
“E dunque siamo arrivati alla fine.” Mormorò Ethan.
“Già, pare proprio di sì.” Confermò Oliver.
Emily, sempre silenziosa, si avvicinò al monumento funebre dei due sfortunati amanti. Fissava i loro nomi con gli occhi colmi di tristezza. “Spero adesso siano liberi di fare ciò che è stato loro impedito quando erano in vita.” Si fece il segno della croce e si incamminò a passi lenti verso l’edificio, seguita dagli altri due.
Davanti all’ingresso dell’ala adibita a dormitori c’era Jason pronto per la partenza assieme al suo violoncello e ad un bagaglio di medie dimensioni. “Ciao Em, che è successo? Hai una faccia spenta, non è da te.”
Sorrise forzatamente, Jason non sapeva nulla della storia dei fantasmi. “Stress post concerto.”
“Beh, oramai è finita. Sei stata molto brava.”
“Anche tu, ma lo sai meglio di me.”  Sorrisero entrambi. “Quando parti?”
“Domani a mezzogiorno ho il volo per Los Angeles, fra due ore ho il treno che mi porterà direttamente all’aeroporto di Londra, ho prenotato una camera per stanotte proprio di fronte ad esso.”
“Non potevi restare qui?”
“Ho preferito di no.” Raccolse il suo bagaglio. “Tutti mi associano alle tenebre ed io me ne voglio andare con le tenebre.”
“Abbi cura di te, amico mio.” Si lasciò abbracciare da Jason sotto lo sguardo divertito di Oliver e quello meno divertito di Ethan.
Il ragazzo sciolse l’abbraccio, recuperò il violoncello e salutò l’amica allontanandosi con la consapevolezza che avrebbe sentito la sua mancanza. Vide Oliver ed Ethan,
li salutò con un cenno di mano, passò oltre poi si fermò e si voltò. “Ehi Foster, ti è rimasto poco tempo per fare quello che sai di dover fare. Non perderne altro.” Detto questo, scomparve nella notte.
“Ma che ha detto? Che devi fare?” Oliver non aveva capito nulla.
L’altro non rispose, seguiva solo il “vampiro” con lo sguardo fino a che non lo vide scomparire dietro l’angolo.
 




 
Charlotte aveva il viso bagnato di lacrime con le quali aveva inzuppato la camicia di Gary che la stringeva forte cercando di tranquillizzarla. La ragazza non aveva ancora aperto bocca, singhiozzava e stringeva il fazzoletto. Dentro di lei si era scatenato un conflitto devastante perché se da un lato desiderava andare da Sophie, parlarle e chiarire, dall’altro si sentiva pugnalata alle spalle da quella che considerava una sorella, non solo un’amica. Si sentiva frastornata e l’unica luogo in cui si sentiva tranquilla e protetta erano le braccia di Gary.
“Perché non me l’ha detto?” Finalmente Charlotte aveva rotto il silenzio. “Chissà da quanto va avanti la loro storia… Chissà da quanto tempo tradiva la mia fiducia…”
“Abbi fiducia, vedrai che troverete il modo di chiarire tutto, ma a tempo debito. Adesso tu sei troppo scossa e sicuramente anche lei non se la starà passando bene. Anzi, ti dirò di più: Sophie avrà bisogno anche di te quando dovrà affrontare i suoi genitori e tutte le malelingue che spunteranno come funghi attorno a lei e al prof. So che ti senti tradita dalla tua migliore amica, lo capisco benissimo ed hai tutte le ragioni del mondo, ma vedrai che superata la botta iniziale riuscirai a vedere la situazione sotto una luce diversa e a fare pace con lei.”
“Non lo so.”
“Sì che lo sai. Sei una ragazza forte, altrimenti come faresti a stare ancora con me?”
Le strappò una risata, solo lui aveva il potere di ridonarle il sorriso anche nei momenti più bui. “E come faresti tu senza di me?”
Si regalarono un veloce bacio, lui le asciugò l’ultima lacrima e raccolse le mani nelle sue. “Dai, è ora di andare, i nostri genitori ci staranno aspettando già da un po’.”
 




Emily chiuse la porta di quella che per sei mesi era stata la sua camera, guardò con un pizzico di nostalgia quel corridoio che, se all’inizio le metteva leggermente ansia, adesso era diventato un luogo talmente familiare che un po’ le dispiaceva lasciarlo. Fece un profondo sospiro, prese il trolley e si incamminò verso le scale che l’avrebbero portata al piano terra e da lì, attraversando il porticato sarebbe giunta nel piazzale antistante l’edificio principale dove i suoi genitori la stavano aspettando. E proprio mentre stava sotto i portici, vide Ethan venire dall’ala maschile anche lui con il suo bagaglio e la custodia del violino. Ethan… quanto l’aveva fatta tribolare! Si era presa una bella cotta per lui, per quel faccino da affascinante mascalzone rubacuori. Se ne era probabilmente reso conto e in più di una occasione aveva fatto il piacione nei suoi confronti, omaggiandola con complimenti di circostanza volti solo a metterla in imbarazzo. Adesso quella cotta le era passata, non del tutto, ma le era passata sebbene continuasse a considerarlo pericolosamente figo.
“Ciao Em, anche tu sei in partenza stasera?”
“Sì, lo siamo un po’ tutti.” Si sentiva leggermente in imbarazzo.
“Sai una cosa? I capelli slegati ti donano moltissimo.”
Avvampò all’istante. “Oh, beh… Non ho avuto il tempo di farmi la treccia, dovevo ancora finire di preparare alcune cose. Comunque… Ti ringrazio.”
“E’ un bene secondo me.” Sorrise pensando a quello che stava per dirle nonostante dentro di sé percepisse un grande nervosismo. “Senti… Ci rivedremo in futuro, vero?”
“Naturalmente! La nostra amicizia non potrà certo finire qui. Sì, dovremo ancora metabolizzare il fatto di Sophie e il prof ma credo che con un po’ di tempo tutto si aggiusterà. E poi…”
Non terminò la frase perché le labbra di Ethan posate sulle sue glielo impedirono.
“Ethan ma cosa…?” Biascicò il nome del ragazzo che l’aveva appena baciata.
“Io non intendevo una rimpatriata con gli altri. Sì, certo, anche quella mi sta a cuore ma intendevo tu ed io.”
“Tu ed io in che senso?” Aveva capito, ma le pareva talmente assurdo da volerlo sentire con le sue orecchie.
“Mi piacerebbe uscire con te perché mi piaci Emily e penso che potremo stare bene insieme.”
Glielo aveva detto, quello che pensava fantascienza glielo aveva detto. Abbassò lo sguardo, aveva pochissimo tempo per riflettere prima di dargli una risposta e quella risposta doveva essere giusta, senza farsi trascinare troppo né dal cuore né dalla mente.
“So che non mi sono comportato in maniera impeccabile con te, ma questa esperienza in accademia mi ha permesso di crescere sia come musicista che come persona ed io ora mi sento diverso, credo di sapere quello che voglio. E sei tu.”
Lei alzò lo sguardo e lo fissò negli occhi: le parevano sinceri e non c’era quel luccichio del conquistatore che spesso aveva notato. “No, non credo possa funzionare. Tu ed io siamo troppo diversi. A parte il fatto che non credo di essere più tanto sicura di ciò che sento per te, io non mi voglio impegnare con uno che tempo un mese va a correre dietro alla bellona di turno.”
“Credi che sia così?”
“Fin ora l’Ethan che ho conosciuto si è comportato in questo modo.”
“Allora permettimi di farti conoscere il nuovo me stesso, ti dimostrerò che sono cambiato.” Lei però non rispondeva. “E’ per via di Jason? Sei innamorata di lui?”
“No, non lo sono mai stata. Ma lui si è dimostrato molto più coerente di te e mi è stato molto di aiuto per togliermi di dosso paure e insicurezze.”
“Ti prego Emily…”
“Mi dispiace, ma non me la sento.”
Prese di nuovo il trolley e se ne andò, lasciandolo da solo con la consapevolezza di essere stato per la prima volta rifiutato.
 
 
 
 





Gli studenti avevano fatto ritorno alle loro abitazioni così come accadeva alla fine di ogni semestre. Il direttore Cowen ricontrollò i registri dei vari corsi di musica scorrendo i nomi di tutti gli allievi: poteva andare fiero di loro perché avevano conseguito ottime valutazioni e il livello acquisito era stato davvero notevole. Ogni volta che un semestre terminava era sempre la stessa sensazione a fargli compagnia: il silenzio che si udiva per quei corridoi, per quelle sale e nel parco era insopportabile. Ma quella volta gli sembrava ancora più pesante perché se presto sarebbero arrivati nuovi studenti a fronte delle molte iscrizioni già pervenute, due persone che da anni tenevano compagnia a chi in accademia trascorreva gran parte del suo tempo non c’erano più e non sarebbero mai più tornate. Arthur e Mathilde se n’erano andati definitivamente e non ci sarebbero state più luci accese all’improvviso, spartiti che cadevano da soli, il pianoforte che suonava in autonomia, lamenti e scricchiolii notturni. Sapeva che ne avrebbe sentito la mancanza, doveva farci l’abitudine e prendere consapevolezza che ora erano felici. Chiuse i registri, ripose la penna nel portapenne e si alzò dalla sua scrivania avvicinandosi alla finestra: era tutto vuoto. Nel parco non c’era nessuno, non si vedevano neanche i due cigni del laghetto, ma si vedeva la tomba dei due sfortunati amanti. Sorrise, tirò la tenda ed uscì dal suo ufficio per tornare a casa prima di iniziare un nuovo semestre con nuovi studenti e nuove avventure da raccontare.
 
 
 
 

 
Termina qui, dopo lunghi mesi difficili, l’avventura di sei ragazzi incontratisi in un’elegante accademia inglese. E’ stato un viaggio lungo, resomi difficile dalla pandemia che ci ha stravolto la vita ma dalla quale ora forse possiamo iniziare ad uscire davvero. Non so se sono riuscita ad emozionarvi, tenervi con il fiato sospeso o a farvi immaginare quei luoghi con la musica di sottofondo, ma sappiate che ce l’ho messa tutta per non lasciare il lavoro a metà. E forse un po’ in sospeso il finale lo è davvero perciò ecco un piccolo epilogo di come ho immaginato i sei studenti a qualche mese di distanza.
 
 
 

 

GARY & CHARLOTTE
 
La storia nata fra Gary e Charlotte va avanti fra alti e bassi come in tutte le coppie. Dopo mesi Charlotte riesce a parlare con Sophie e a riallacciare i rapporti con lei e nonostante non si fidi più di lei come prima, la loro amicizia non è andata perduta. Gary ha iniziato la carriera di compositore e riscuote discreti consensi un po’ ovunque. Non ha un percorso semplice davanti a sé perché il cognome che porta è pesante e su di lui ci sono moltissime aspettative.

SOPHIE & IL PROF

I due innamorati oramai usciti allo scoperto si trasferiscono a Liverpool, dove O’Connor ha trovato lavoro come insegnante in una scuola di musica. Sophie lo ha seguito, ha deciso di seguire il suo cuore rendendo sempre più freddi i rapporti con la sua famiglia che non ha ben accettato la sua relazione con l’insegnante (anche se adesso ex) un po’ troppo grande per i loro gusti. Fortunatamente l’aver riallacciato i rapporti di amicizia con Charlotte è stato provvidenziale per non aver più il deserto attorno a sé.

OLIVER

Lo 007 del mistero ha creato un suo blog personale sui fantasmi in cui propone dei brevi brani musicali di sua creazione che accompagnano i filmati e i brevi documentari che lo hanno reso discretamente popolare in rete. Accanto a lui sempre l'affidabile Brenda.

EMILY & EHTAN: CHE SUCCEDERA’?

Emily ha trovato lavoro in una scuola per l’infanzia dove collabora con le insegnanti occupandosi di avvicinare i bambini alla musica. E’ rimasta in contatto con Jason che sta piano piano iniziando la sua nuova vita negli Stati Uniti ed ha già preso parte a vari musical ricevendo pareri positivi. Ma ogni tanto la ragazza dai capelli rossi ripensa alla sua spina nel fianco: Ethan. Ha saputo da Charlotte, Oliver e Brenda, la sua ragazza, che ha davvero messo la testa a posto: lavora un negozio di strumenti musicali e ogni tanto suona per concerti, eventi e cose simili. Nonostante molte ragazze gli ronzino attorno, non ha mai accettato le avances di nessuna di loro. Così, spronata dagli amici, dopo il grande concerto di Natale tenutosi nell’Abbazia di Westminster alla presenza di Sua Maestà, ha deciso di dargli quella possibilità che gli aveva negato alla fine del semestre. E se in un primo momento non era del tutto convinta, ora sa di aver fatto la scelta giusta.



 
 
 
Basta, adesso è davvero finita. Chiedo scusa per la lunghezza forse eccessiva, ma creare un ulteriore capitolo significava ulteriori tempi biblici per aggiornare.
Ringrazio ognuno di voi, in particolare i recensori costanti alessandroago_94, Emmastory e Giadastales, grazie anche ai lettori silenziosi e occasionali.
Grazie di tutto cuore!
 
Buona Estate a tutti! Che sia l’estate della rinascita
 
Un Abbraccio
La Luna Nera

 
  
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