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Autore: _Misaki_    05/06/2021    1 recensioni
Tra i grattacieli della moderna Seoul si nasconde l'associazione segreta per cui lavorano Iris, May, Wendy e Lizzy, quattro agenti oberate di lavoro. Al rientro dall'ennesima missione viene subito assegnato loro un nuovo, urgente incarico: recuperare una micro SD che contiene preziose informazioni sulle attività estere di una nota organizzazione mafiosa. All'inizio sembra un gioco da ragazze, ma la situazione si complica quando il nemico, ex collaboratore della loro stessa agenzia, ordina ai propri sottoposti di ucciderle.
Genere: Azione, Commedia, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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 DANGEROUS
 
- Cap. 28 -



 
  



   Wendy e Dawon avevano passato la giornata ad allenarsi al poligono. Non c’era molto altro che potessero fare, ma mancava ancora un’ora alla fine degli allenamenti, così avevano deciso di tornare in palestra per le consuete esercitazioni corpo a corpo. Daeju non si era ancora ripreso e non avrebbe potuto prendere parte alle lezioni per un po’, mentre Taeoh era in missione con Iris, quindi Dawon e Wendy per qualche giorno sarebbero rimasti da soli.
   «Dobbiamo proprio? Sono stanchissimo!» provò a lamentarsi Dawon, ma fu subito zittito dalla sua insegnante.
   «Anche io, ma non mi lamento. Prima iniziamo, prima finiamo.»
   «Ok…» Dawon si preparò allungando un po’ i muscoli con dello stretching. «A te la prima mossa.»
   «Paura?» lo stuzzicò Wendy.
   «Tzk per nulla.»
   «Ti si legge in faccia…»
   «Dai, attacca, vediamo se ce la fai a sconfiggermi!» Dawon era sicuro che avrebbe vinto. Anche se tecnicamente erano sullo stesso livello, aveva dalla sua parte una maggiore forza fisica. Wendy attaccò Dawon. Lui all’inizio risparmiò le energie, impegnandosi principalmente sulla difesa, mentre Wendy puntava a stancarlo attaccandolo velocemente da diverse direzioni.
   «Tutto qui?» la provocò lui.
   «E tu?»
   «Io posso fare ancora di meglio!»
   «Sure… la pancia però non aiuta la tua velocità.»
   Dawon ci mise più energia e fece cadere Wendy, bloccandola sul pavimento, sotto di lui. Nulla di diverso dal solito se non fosse che quella volta erano soli. La teneva ferma per i polsi, senza stringere troppo. Trattandosi solo di un allenamento non voleva farle male. Lei cercò di liberarsi ma senza successo. Anzi che rialzarsi subito come faceva di solito, Dawon indugiò per un attimo. Il suo viso era a pochi centimetri da quello di Wendy. Lei aveva smesso di cercare di liberarsi, ma sembrava divertita. Il sole del tramonto entrava dalla finestra illuminando il suo sorriso e i suoi occhi verdi. Le labbra risaltavano in contrasto con l’incarnato bianco e le sue guance si erano tinte di un lieve rossore. Dawon non riuscì a resistere e la baciò. Wendy rimase a dir poco sorpresa, ma ebbe la prontezza di respingerlo immediatamente. Il ragazzo si rese allora conto dell’errore che aveva appena commesso. Era un suo allievo, doveva rimanere al proprio posto, specialmente durante gli allenamenti. Si alzò immediatamente, lasciandola libera.
   «Scusa... sono andato troppo oltre.» le porse una mano per rialzarsi, ma lei lo ignorò.
   «Per oggi è abbastanza, puoi andare.» disse Wendy in modo secco, affrettandosi a lasciare la palestra.
 
 
 
 
 
   Seoul, 8:00 AM.
 
   Come ogni mattina, Dawon aveva lasciato il dormitorio per recarsi agli allenamenti. Arrivato in palestra, aspettò qualche minuto, ma vedendo che la sua insegnante era in ritardo cominciò a fare qualche esercizio di stretching per riscaldarsi mentre la aspettava.
Wendy invece era ancora per strada e camminava quanto più lentamente possibile per allungare il tragitto verso la palestra. Quello che era successo la sera prima continuava a tornarle in mente e la tormentava. Prima di entrare fece diversi respiri profondi nel tentativo di calmarsi, ma non funzionò, continuava a sentirsi più tesa di una corda di violino. Rassegnata, aprì la porta e salutò il suo unico allievo presente.
«Buongiorno.» Dawon ricambiò il saluto nel modo più formale possibile. Era palese che lei volesse mantenere una certa distanza e non poteva darle torto. Era stato troppo avventato la sera precedente e, anche se non credeva, ora che Wendy si trovava davanti a lui si rese conto di essere piuttosto agitato. Avrebbe voluto scusarsi di nuovo, ma temeva di risultare inopportuno, quindi alla fine si limitò ad aspettare che Wendy gli desse degli ordini.
   «Vedo che hai già iniziato il riscaldamento.»
   «Sì, sono pronto per l’allenamento di oggi.»
   «Perfetto...» Wendy era riuscita a sembrare fredda e impassibile fino a quel momento, ma improvvisamente i pensieri le avevano di nuovo affollato la mente e senza rendersene conto era rimasta in silenzio a fissare il vuoto.
   «Tutto bene?» le chiese Dawon.
   «Ah?»
   «Cosa posso fare oggi? Proseguo con i soliti esercizi da solo?» cambiò subito discorso lui, per non chiederle quale fosse il problema, anche perché temeva di esserne la causa.
   «Oggi... ehm... le armi… sì, andiamo di nuovo al poligono.» la ragazza tornò in sé. Il poligono era la soluzione migliore per evitare il contatto fisico. «Proveremo diverse armi nuove.»
   «Ok, perfetto.» Dawon tirò un sospiro di sollievo. Anche lui non avrebbe saputo come comportarsi in un altro scontro corpo a corpo. I due presero i propri oggetti personali e si incamminarono velocemente al poligono.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
 
 
   Macao, 12:10 AM.
 
   A Macao era già passato mezzogiorno. Iris e Taeoh stavano ancora dormendo, abbracciati l’uno all’altra. Le tende erano chiuse per impedire alla luce del giorno di entrare e tutto sembrava finalmente tranquillo, ma la pace non durò a lungo, perché il cellulare di Iris cominciò improvvisamente a squillare. La ragazza allungò il braccio verso il comodino, constatando che era troppo distante per poterlo raggiungere dalla sua parte del letto.
   «Taeoh?» mugugnò, con la voce ancora impastata dal sonno «Mi passi il telefono per favore?»
   «Umm» annuì lui, facendole capire di aver recepito il messaggio. Allungò il braccio verso il comodino, tastando qua e là senza aprire gli occhi. Dopo qualche tentativo trovò il telefono e lo passò a Iris.
   «Pronto?» rispose lei, dopo essersi portata il cellulare all’orecchio.
   «Ora che la missione di Macao si è conclusa, ti invio i dettagli per la prossima, perché il tempo è davvero pochissimo.» era L «Stavolta la missione è a Sidney. Il volo è prenotato per domani mattina alle 5.»
   «Cosa? Ma torno stasera da Macao…»
   «Mi spiace, ma non possiamo permetterci di rallentare i ritmi. È urgente.»
   «Ok, ok, controllerò i dettagli al più presto.»
   «Perfetto. Buon rientro.»
   Iris lasciò il telefono sul letto e fece per alzarsi, ma un calo di pressione la costrinse a sdraiarsi di nuovo.
   «Tutto bene? Sei un po’ pallida.» le fece notare Taeoh.
   «L ha detto che appena rientro devo andare a Sidney per un’altra missione, ma mi sento così stanca… non ce la faccio nemmeno a tirarmi su.»
   Taeoh appoggiò il dorso della mano sulla fronte di Iris.
   «Ma tu scotti! Hai la febbre! Non puoi andare in missione conciata così, né tantomeno prendere un aereo...»
   La ragazza fece la stessa cosa. In effetti aveva la fronte molto calda rispetto alle mani e sentiva freddo.
   «Avrò qualche linea... non so dove andare a prendere un termometro per controllare.»
   «Rimani qui, lo cerco io.» Taeoh si alzò, si sistemò sommariamente e uscì a procurare un termometro e delle medicine. Fortunatamente c’era una farmacia vicino all’hotel e non gli ci volle più di un quarto d’ora per prenderle e tornare.
 
   «Non ci voleva…» disse Iris, dopo aver misurato la febbre. Aveva 39°C.
   «Direi che non è solo qualche linea... speriamo non si alzi.» Taeoh le prese il termometro di mano e le passò un bicchiere d’acqua con la medicina «Chiamo L e le dico di assegnare la missione ad altri. Tu da qui non ti alzi finché non starai bene.»
   «Grazie.» Iris tornò a raggomitolarsi sotto le coperte, mentre Taeoh si mise in contatto con il quartier generale.
   Fortunatamente, L sembrò capire la situazione e decise di affidare la missione ad altri. Iris e Taeoh sarebbero rimasti a Macao fino a quando la febbre della ragazza non fosse scesa, poi la segretaria di L avrebbe prenotato loro un volo di ritorno.
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
 
   Seoul, 12:30 AM.
 
   A Seoul, May e Shion si stavano godendo il loro giorno libero, quando improvvisamente squillò il telefono.
   «Pronto?»
    «Ciao May! Abbiamo un problema. Domani mattina alle 5 qualcuno deve partire per Sydney, ma non ho più agenti disponibili. Potresti andare tu? È una missione in coppia con MinHyuk. Ti invio come sempre i dettagli per e-mail.» L disse tutto velocemente senza fare pause per paura che May rifiutasse l’incarico. «Ovviamente sono straordinari pagati…» si premurò di precisare.
May ci pensò un attimo.
   «E va bene, posso andare. Quanto durerà la missione?»
   «Circa una settimana.»
   «Umm. È un po’ improvviso, ma se proprio non c’è nessun’altro...» pensò bene di rimarcare il concetto che si trattava di una situazione straordinaria prima che a L venisse in mente di chiamarla ogni volta per fare straordinari anzi che assumere nuovi agenti.
   «Perfetto, May, conto su di te!»
 
   «Chi era?» chiese Shion appena May riattaccò.
   «L. Ha detto che devo sostituire un’agente per la missione di Sydney.»
   «Quella cicciona… non poteva rimandare?» commentò, per nulla contento.
   «Sembra di no, perché è successo tutto all’improvviso e non c’è altro modo.»
   «Quando devi partire?»
   «Domani mattina alle 5.»
   «Che palle… comunque, ti accompagno all’aeroporto!»
   «Grazie!»
   Ai due non rimase che mettersi insieme a studiare i dettagli del caso entro la sera.
 
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
   Seoul, 6:47 PM.
 
   Nel frattempo si era fatta sera. Wendy e Dawon avevano passato l’intera giornata al poligono e stavano rientrando a piedi al quartier generale, quando improvvisamente sentirono una voce chiamarli da lontano.
   «Ehi! Ehiii!!!» I due si girarono e videro SolHee correre loro incontro. Una volta raggiunti, la ragazza si piegò in avanti, mettendosi le mani sulle ginocchia e fingendo di dover riprendere fiato da uno sforzo eccessivo.
   «Ciao.» la salutò Dawon per educazione.
   «Da dove venite?» attaccò subito bottone SolHee, improvvisamente ripresasi.
   «Dal poligono ovviamente...» non c’erano altre strutture dell’associazione nei paraggi.
   «Oh… anch’io so usare bene le pistole… la prossima volta se vuoi ci alleniamo insieme… Wendy non la portiamo perché sarà sicuramente più brava di noi ormai!»
   «Ti serve qualcosa SolHee?» chiese Wendy, che fino a quel momento era rimasta in silenzio.
   «No, non mi serve niente.»
   «Beh in realtà siamo allo stesso livello.» riprese ingenuamente il discorso Dawon «Io e Wendy intendo... sai ero piuttosto bravino già di mio prima di venire assunto da L.»
   «Oh, che uomo che sei!» esclamò SolHee avvinghiandosi al braccio del ragazzo «Allora insegnami!»
   «Ma sei tu un’insegnante... dovresti già saperlo fare.» rifiutò lui, sfuggendo alla presa.
   “Ha appena ammesso che sono la migliore.” Pensò tra sé e sé Wendy. Ciononostante, decise di defilarsi in silenzio senza salutare nessuno per non essere costretta ad assistere alla patetica scena di SolHee che ci provava con Dawon.
   «Ah, io domani vado ad allenarmi in piscina.» continuò SolHee «Quando stacchi puoi venire con me... ti aspetto!»
   «Vedrò...» Dawon rimase sul vago. Il ché equivaleva a un no. «Ora scusa, ma sono stanco, torno al dormitorio.»
   «Ora che se ne è andata Wendy...» continuò la ragazza sottovoce, seguendolo «Sei molto sexy...»
   Lui si limitò a guardarla con espressione perplessa.
   «Ok, se vuoi compagnia chiamami!» gli porse il biglietto da visita con il suo numero di cellulare.
   «Allora ci si vede in giro eh... sai, sono un po’ di fretta.» Dawon si infilò il biglietto in tasca e si allontanò velocemente.
   «Ciao!» lo salutò lei da lontano, sperando che l’avrebbe chiamata.
 
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
 
   Seoul, 4:25 AM.
 
   Per May era arrivato il momento di partire. Shion l’aveva accompagnata all’aeroporto e la stava salutando prima che si imbarcasse.
   «Sono più stanca di quando sono andata a letto…» si lamentò lei.
   «Uff... L ci ha rovinato il giorno libero.» continuò Shion.
   «Già, dopo questa missione spero avremo almeno un weekend libero da passare insieme!»
   «Comunque, mi raccomando, stai attenta e torna sana e salva!» la abbracciò.
   «Contaci!» rispose lei, indugiando un po’ tra le braccia del ragazzo e ricevendo da lui un tenero bacio. «Shion… è imbarazzante farci vedere così in aeroporto…» il collega con cui May sarebbe partita era già lì con loro.
   «Hai ragione, scusa… mi mancherai!»
   «Anche tu! Ci sentiamo appena arrivo!»
   «E tu, MinHyuk!» cambiò discorso Shion, sciogliendo l’abbraccio. «Stai attento! Se si fa male per colpa tua ti picchio!»
   «Certo, certo…» non poté che rispondere il povero malcapitato.
   «Haha, povero, è un professionista anche lui!» lo difese scherzosamente May. In quel momento gli altoparlanti sollecitarono i viaggiatori a fare il check-in.
   «Il volo parte tra poco, dobbiamo imbarcarci.» disse MinHyuk.
   «Ok, ci vediamo presto, Shion!» May lo salutò un’ultima volta e poi si avviò con il collega di missione verso il check-in.
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
   Seoul, 6:52 PM.
 
   Erano passati due giorni da quel bacio rubato, ma la situazione tra maestra e allievo continuava a non essere delle migliori. La sera, tornando al dormitorio dopo l’allenamento, Dawon si accorse di non avere con sé le chiavi della propria stanza condivisa. Taeoh era ancora a Macao, mentre Daeju era sotto osservazione nell’infermeria dell’associazione, quindi non c’era nessuno che gli potesse aprire. Decise di fare un tentativo e di tornare in palestra a cercarle, ma dopo un’ora di ricerche si arrese e si rassegnò a chiamare Wendy. Gli metteva un po’ di pensiero disturbarla a quell’ora, era abbastanza sicuro che non avrebbe gradito. Inserì delle monete nel telefono del dormitorio e compose il suo numero. Essendo ancora in prova non aveva un cellulare personale, solo per le missioni L gliene avrebbe fornito uno, ovviamente estremamente controllato. Ci sarebbe voluto ancora del tempo prima di riuscire ad accattivarsi la sua fiducia.
 
   Quando le squillò il cellulare, Wendy stava cucinando la cena e, intenta com’era a curare le pentole, le venne automatico sollevare la cornetta e rispondere senza farsi troppi problemi.
   «Pronto?»
   «Ciao Wendy, ehm... per caso hai visto le mie chiavi?»
   «Dawon?» La ragazza fu piuttosto sorpresa di sentire la sua voce dall’altro capo del telefono. «Ehm, sì, credo. Ne ho trovato un mazzo in palestra stasera.» prima di tornare a casa Wendy era tornata a controllare che l’aula fosse in ordine e aveva trovato un piccolo mazzo di chiavi cadute in un angolo della stanza. Aveva ipotizzato fossero di Dawon, ma non aveva la minima intenzione di andare a cercarlo vista la questione che avevano in sospeso, così le aveva prese e portate a casa, decisa a ridargliele il giorno seguente a lezione. Naturalmente non credeva che lui non ne avesse un’altra copia o che non potesse chiedere a qualcun altro di aprirgli.
   «Menomale! Credevo di averle perse!» esclamò il ragazzo, estremamente sollevato «Sei a casa ora?»
   «Sì, perché?»
   «Passo a prenderle allora. Sono lì tra 10 minuti.»
   «Ah... o-ok.»
 
   Dawon si mise subito in marcia e dopo dieci minuti esatti suonò al campanello dell’appartamento di Wendy. La ragazza aveva di nuovo cominciato a sentirsi nervosa al pensiero del bacio rubato e appena sentì il suono del campanello sobbalzò.
   «Wendy? Sono io.» disse Dawon dopo un po’, non avendo ricevuto risposta. Wendy si fece forza e andò ad aprire controvoglia, cercando inutilmente di mantenere la calma.
   «C-ciao… ecco le tue chiavi.» balbettò, porgendogliele sull’uscio della porta.
   «Grazie! Menomale che le avevi tu! Temevo che sarei rimasto fuori stanotte! Ad un certo punto ho sospettato pure che me le avesse rubate quella pazza di SolHee! Invece sono solo stato sbadato…» Senza fare troppi complimenti, Dawon entrò e si richiuse la porta alle spalle.
   «Già, ora puoi dormire al caldo... Ehi, aspetta!» Wendy non lo aveva invitato a entrare, perciò era stata presa alla sprovvista.
   «Che c’è?»
   «Anche SolHee vive in questo condominio ed è meglio non farsi vedere insieme. Quindi dovresti andartene.»
Wendy aveva ragione, ma Dawon sentiva di non riuscire più ad aspettare. Decise che era il momento di prendersi di coraggio e parlare chiaro, altrimenti la situazione tra di loro avrebbe continuato ad essere tesa e non avrebbero fatto altro che evitarsi sempre più giorno dopo giorno.
   «Senti, per quello che è successo in palestra… il bacio intendo. Mi dispiace di essere stato inopportuno. Avrei dovuto restare al mio posto e invece ho rischiato stupidamente di metterti in difficoltà. Però devo confessarti una cosa. Non riesco più a tenermi dentro quello che provo per te. In tutti questi mesi non ti ho dimenticata, mi piaci ancora!»
   «Io… ehm… ecco» Wendy rimase senza parole per un attimo. «Vedi, ora sono la tua insegnante e non...»
   «Non mi aspetto che tu mi risponda ora. So che sei in una posizione difficile. Però pensaci.»
   «Io… non... io non ci devo pensare.» Wendy si decise a gettare la spugna. Come era difficile per lui tenersi tutto dentro, così lo era anche per lei e non voleva perdere l’ennesima occasione e allontanarlo di nuovo. «Tu mi piaci! Mi piaci da quando ho iniziato a venirti a trovare ogni giorno in ospedale! Ma prima eri un criminale e mi hai mentito spudoratamente e ora che fai parte dei buoni sei un mio allievo e non posso semplicemente innamorarmi di te. Non voglio essere licenziata perché esco con un mio studente. E poi… ho paura che mi spezzerai di nuovo il cuore.»
   «Io... a dire il vero temevo di non piacerti affatto.» disse lui, non riuscendo a trattenere un sorriso. Certamente si trovavano in una situazione complicata, ma almeno ora sapeva di essere ricambiato. Vedendola così agitata, cercò di rassicurarla.
   «Se è questo il problema sono disposto ad aspettare fino a quando sarò un agente a tutti gli effetti. E prometto che non ti deluderò se sceglierai di dirmi di sì… anche se all’inizio mi sono avvicinato a te per quello stupido compito assegnato da Ray, ho scelto di non portarlo a termine... e c’è solo un motivo per cui non l’ho fatto. Perché mi sono innamorato di te.»
   A quel punto nemmeno Wendy riuscì più ad aspettare, mise le braccia attorno al suo collo, tirandolo verso di sé e lo baciò. Dawon rimase a dir poco sorpreso dal gesto improvviso, ma ricambiò il bacio in modo appassionato. Ciò che stava aspettando da mesi era finalmente diventato realtà. Quando le loro labbra si separarono era ancora incredulo.
   «Immagino sia un sì...»
   Wendy arrossì vistosamente.
   «Mmh… ma ricordati che so usare la pistola…»
   Nonostante la minaccia velata, in quel momento Dawon si sentiva l’uomo più felice della terra.
   «Prometto che rimarrà un segreto assoluto fino a che non sarò diventato un agente! Allora ci vediamo domani per gli allenamenti, coach
   «Ok, a domani.» rispose lei, sorridendo. Dawon stava per uscire, ma all’improvviso tornò indietro e la strinse a sé, stampandole un altro bacio sulle labbra. Poi dovette cedere al proprio ruolo di allievo e tornare al dormitorio prima che qualcuno potesse scoprirli.



Fine cap. 28
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   Eccomi qui! Sono tornata prima del solito! ;) Anche perché altrimenti alla fine non ci arriviamo più. Mi è venuta l'ispirzione per scrivere finalmente un paio di extra su come le ragazze sono diventate agenti e i ragazzi sono entrati nella mafia di Ray. Uno è pronto, l'altro non ancora, ma in ongi caso li pubblicherò in coda, quindi c'è ancora parecchio tempo.

   Ad ogni modo, e così anche l'ultima coppia ce l'ha fatta! Finalmente Wendy ha ceduto, stava diventando una battaglia inutile!
   Iris invece ha avuto un crollo, dopo tutto questo tempo era inevitabile, ma niente paura, perché May è pronta a sostituirla! :)

   Come sempre ringrazio chiunque stia seguendo questa storia! <3
   A presto!

   Misa

 
  
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