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Autore: ChrisAndreini    06/07/2021    1 recensioni
Una figlia di papà rigida e viziata
Un insicuro amante dei film d'autore
Una ragazza abile a non farsi notare
Un caotico fervido sostenitore di diritti LGBT+
Una entusiasta e goffa artista
Un musicista appena arrivato in città
Un laboratorio al quale sono costretti a fare gruppo nonostante le marcate differenze
E una tempesta inaspettata che li colpisce donando loro mistici poteri
Il caos è inevitabile, così come i sentimenti
Genere: Fantasy, Romantico, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Colpo di fulmine

 

Quando il laboratorio di filmmaking si riunì per la lezione successiva, l’atmosfera era estremamente disastrosa.

Dovevano lavorare sulle prime scene del cortometraggio, con il professore che sarebbe girato tra i gruppi, distribuiti in esterno, per valutare la loro organizzazione, ma era chiaro che il loro gruppo era quello messo peggio, non solo come idee, ma soprattutto come alchimia.

-Non riesco a credere che abbiate scelto il soggetto senza avvertirmi o chiedere la mia opinione!- si stava infatti lamentando Queenie, appena venuta a conoscenza di ciò che avevano deciso durante la lezione precedente.

-Beh, dovevi pensarci prima di scappare dalla riunione e poi… oh, non venire a lezione!- le fece notare Kenneth, prendendo le difese della cugina, che sembrava davvero a disagio, dato che era stata lei a rivelare il progetto al professore.

-Ero impegnata. Esistono i messaggi, e potevate semplicemente dire al professore che non avevamo ancora deciso a causa di forze maggiori- insistette Queenie, che quel giorno era più nervosa del solito, e lo mostrava sia con la sua gestualità eccessiva che con leggeri fiocchi di neve che comparivano intorno a lei sporadicamente.

-Già, principessa di ghiaccio, potevi scrivere tu un messaggio. E dirlo tu al professore. Senza aspettarti che tutti siano sempre ai tuoi comodi- Kenneth abbozzò un inchino per prenderla in giro.

Anche lui si stava innervosendo parecchio, e i suoi capelli sembravano più rossi e focosi del solito.

-Ero impegnata! Per questo mi aspettavo che foste voi ad intervenire, ma a quanto vedo devo fare sempre tutto io, giusto?- Queenie rigirò la frittata.

-No, non devi fare tutto tu, infatti abbiamo deciso un tema che andava bene alla maggioranza e se dipendesse da noi adesso staremmo lavorando e non perdendo tempo a discutere- Kenneth questa volta prese il coltello dalla parte del manico, e Queenie sembrò parecchio in difficoltà per qualche secondo.

Poi cambiò argomento, perché sapeva che Kenneth aveva ragione ma voleva comunque avere l’ultima parola.

-Sei tu che salta sempre alla prima occasione per discutere, io volevo fare un discorso tranquillo al riguardo, e tu mi aggredisci sempre- 

Di solito a quel punto della discussione, con Kenneth che sembrava in procinto di saltarle addosso e Queenie per niente intenzionata a retrocedere, Aria o Adam intervenivano per separare i due litiganti, ma mente Adam era impegnato a controllare le inquadrature e segnare delle idee su un blocchetto per appunti per fare uno storyboard decente, Aria fissava i due imbronciata, scuotendo appena la testa, ma per niente intenzionata a prendere le difese di Queenie, con la quale era ancora parecchio irritata.

Un leggero venticello le scompigliava i capelli, mostrando le sue emozioni ad un occhio attento.

Noah sarebbe volentieri intervenuto, in realtà, per placare gli animi e non prendendo le parti di nessuno, ma era troppo distratto dal proprio telefono che non faceva che notificarlo di messaggi sempre più pressanti provenienti da qualcuno che, era chiaro dalla espressione del ragazzo, non voleva proprio sentire in quel momento.

E Catherine non sarebbe mai intervenuta neanche se ne fosse andata della sua vita, quindi stava riprendendo tutto come faceva sempre perché così, dato che chiaramente non avrebbero mai lavorato insieme, avrebbe comunque avuto del materiale da utilizzare.

-Sono enfatico, fammi causa! Per me questo è un discorso molto tranquillo, e comunque non c’è bisogno di discutere di qualcosa che è stato già deciso, e che non ti dispiaceva nemmeno tanto, e che quindi possiamo tranquillamente fare senza che tu faccia sempre la primadonna!- Kenneth si scaldava sempre di più, ormai era chiaro che tra i suoi capelli ci fossero davvero delle fiamme.

-Non sono una primadonna! Voglio solo cercare di fare un buon lavoro, ma non posso se continuate ad escludermi!- 

-Sei tu che ti escludi da sola! Non sono stato io a causare i tuoi imprevisti- 

-Chi lo sa?! Magari è vero! Sei così ossessionato da me e dal rovinarmi la vita!- 

-Io?! Sei tu ad avere rovinato la mia! E ti sorprendi se ti odio?!-

-Non è stata colpa mia! Io non ho fatto nulla di male!-

-Esatto, non hai fatto NULLA! Non solo hai…- la discussione, che iniziava a farsi davvero davvero accesa… letteralmente, perché sembrava che Kenneth stesse per andare a fuoco da un momento all’altro, venne interrotta, e sedata, dall’arrivo di una nuova persona.

-Tutto bene, ragazzi? State lavorando?- chiese il professore, senza sapere se rimproverarli o preoccuparsi.

-Sì, stiamo girando una scena- si affrettò a mentire Catherine, prendendo le loro difese e mostrando la telecamera.

-Wow, estremamente professionale come videocamera. Posso vedere il girato fino a questo momento?- chiese il professore, tranquillizzandosi, e avvicinandosi a Catherine, e si ritirò appena portandosi la telecamera al petto, come se temesse che il professore gliela rubasse, ma poi preparò il video girato fino a quel momento e lo mostrò.

-Dobbiamo riprendere la scena anche in punti diversi, e non so se la terremo nel prodotto finale- borbottò, molto tra sé.

-Bella inquadratura, il movimento di macchina è fluido e perfettamente allineato con i soggetti ripresi. L’avete provata più volte? Si vede che c’è lavoro dietro. Non me l’aspettavo, continuate così- dopo aver osservato la ripresa fatta, il professore restituì la telecamera, e passò ad altri gruppi.

Queenie e Kenneth erano senza parole, Catherine fece un profondo respiro per calmare i nervi, che però rimasero a fior di pelle. Anche i suoi capelli sembravano essersi gonfiati.

-Che è successo, mi sono perso qualcosa?- Adam si accorse finalmente della situazione e si avvicinò.

-No, niente… solo che qui c’è qualcuno di davvero professionale, e quel qualcuno non è Queenie!- Kenneth fece una linguaccia verso la reginetta di ghiaccio, che alzò gli occhi al cielo ma questa volta decise di non ribattere, poi il ragazzo si avvicinò ad Adam, per controllare cosa avesse fatto fino a quel momento.

Aria invece si avvicinò a Catherine.

-Sei stata grande prima, con la ripresa. Per fortuna che hai questo hobby- si complimentò, dandole una pacca sulla spalla, e facendola arrossire e irrigidire.

-Non è un hobby. Conosco molto bene Kenneth e so che rischia di fare casini, quindi riprendo per precauzione- la ragazza alzò le spalle.

-Posso vedere la ripresa?- Aria si sporse verso di lei, che si scansò e mostrò la telecamera nel tentativo di togliersela di torno.

-Oh! Scusa! Spazio personale! Capito! Sono espansiva, ahah- Aria capì il suo errore e si allontanò, per non soffocarla.

Catherine accennò un sorrisino. Insieme, e a distanza, le due iniziarono a vedere il video.

Queenie, distante e in un angolo, fissava la scena a denti stretti e con un fastidioso nodo sullo stomaco, ma non commentò, né si intromise, e si limitò a battere nervosamente con le dita sul fianco, rischiando di congelarselo.

Sentiva proprio freddo in quel momento.

-Queenie, tesoro! Tutto bene?! Vi ho visti litigare! Quel Kenneth è davvero insopportabile- da uno dei gruppi vicini, una ragazza dai capelli neri, lisci e lunghissimi, si avvicinò con attenzione, e si rivolse a Queenie con affetto.

Queenie le sorrise, mettendo su la sua migliore maschera sicura di sé, da ape regina.

-Oh, tranquilla, Patty, è sempre il solito, non capisco perché si accanisce contro di me- alzò gli occhi al cielo, agendo come se fosse lui l’unico responsabile del litigio, e lei non avesse minimamente contribuito ad alzare i toni.

-Non lo capisco neanche io! Tu sei perfetta! Probabilmente quel ragazzo è solo invidioso perché sa che non potrà mai eguagliarti- Patty iniziò ad elogiarla e ad abbattere Kenneth.

Queenie si sentì meglio. Era comodo che il suo braccio destro nel consiglio studentesco, e migliore amica dalle elementari, fosse così lecchina.

-Sei un tesoro, Patty- si sistemò i capelli, lusingata dall’attenzione.

Ah, se solo avesse potuto lavorare nel gruppo con lei! Sarebbe stato tutto molto più facile.

Purtroppo la prima cosa che il professore aveva detto appena iniziato il corso era stato “Non provate neanche a chiedere di cambiare gruppo. Nell’industria ci si troverà sempre a lavorare con persone che non piacciono, meglio imparare già da adesso”.

Queenie sperava davvero che fuori da lì non avrebbe mai dovuto lavorare con nessun membro di quel gruppo, soprattutto con Kenneth!

-Yo, Pats, che ci fai in territorio nemico?- sentendosi chiamare in causa, Kenneth si avvicinò alle due, accompagnato da Adam, che sembrava voler controllare alcune possibili inquadrature da fare in quella zona. 

Okay, forse Adam era qualcuno con cui sarebbe stato possibile lavorare. Se non fosse stato amico di Kenneth.

Patty si raddrizzò, pronta a difendere l’onore di quella che considerava da sempre la sua migliore amica.

-Mi assicuro che tu non crei grattacapi a Queenie, che è un angelo e non se li merita- rispose, prendendo la citata sottobraccio per dimostrare che sarebbe sempre e per sempre stata dalla sua parte.

I suoi gesti però contraddicevano ampiamente le emozioni che si leggevano nella sua faccia, perché all’arrivo di Kenneth era arrossita in viso, e lo guardava con occhi quasi adoranti.

In effetti c’era un lato molto negativo di Patty, dal punto di vista di Queenie.

Era chiaramente, perennemente e imbarazzantemente innamorata di Kenneth dalla prima elementare.

E sembrava non voler accettare che fosse estremamente gay.

Ogni volta che Queenie vedeva quell’espressione sul suo viso, le venivano i brividi di disgusto.

-Credo che una gara di urla ha bisogno di due concorrenti, quindi ammetto di aver creato grattacapi a Queenie la splendida, ma anche lei a contribuito- Kenneth rispose senza esitazioni e senza vergogna.

Patty si morse il labbro inferiore, rapita dal suo ragionamento, ma si mise subito a difesa dell’amica.

Almeno la cotta non le impediva di essere coerente.

-Beh, di certo non è stata lei a cominciare. Si è solo difesa dai tuoi attacchi ingiusti- strinse più forte il braccio di Queenie, che sorrise soddisfatta dalla protezione, ma si rabbuiò quando per un secondo il suo sguardo incontrò quello di Aria, che scosse appena la testa, delusa, prima di tornare a guardare i video dalla telecamera di Catherine.

-Si vabbè non mi va più troppo di litigare, sono solo venuto per chiederti se ti va bene utilizzare la meravigliosa scena girata da Catherine, che ci ha salvato un sacco, tra parentesi, per il cortometraggio- Kenneth ignorò Patty e si rivolse a Queenie cercando di non infiammarsi davanti a testimoni che non erano a conoscenza dei suoi poteri.

-Ovviamente no, anzi, gradirei che venisse immediatamente cancellato- Queenie non perse tempo a rispondere, fredda ma cercando a sua volta di controllarsi in modo da non congelare letteralmente Patty. Tutto voleva fuorché far capire alla più pettegola dell’istituto che aveva dei poteri di ghiaccio.

-Solita regina di ghiaccio- il commento di Kenneth per poco non le fece congelare tutto, in ansia che Patty scoprisse tutto quanto, ma lei non sembrò capire la freddura (ah, freddura, ghiaccio, sono troppo divertente).

-Patty, il tuo gruppo ha bisogno di aiuto?- Queenie cercò di cambiare argomento, rivolgendosi all’amica, che annuì vistosamente.

-Siamo poco organizzati, avremmo proprio bisogno di una leader che ci aiuti almeno un po’- subito si mise a disposizione, tornando a fare la lecchina.

-Ehi, ehi, ehi. Non si possono cambiare i gruppi… purtroppo- le ricordò Kenneth.

-Infatti do un aiuto esterno, dato che sembra che voi non vogliate farmi fare nulla- lo provocò Queenie.

Kenneth strinse i denti.

-Guarda che sei tu che…- iniziò ad infiammarsi, ma Adam gli mise una mano sulla spalla, e lo interruppe prima che le cose potessero prendere una brutta piega.

-Forse è meglio parlare con il gruppo delle riprese?- propose Adam, cambiando argomento e incoraggiando l’amico ad andare in direzione di Catherine, Noah e Aria.

Kenneth si rilassò immensamente al suo tocco, che sembrò spegnere le sue fiamme incombenti, e gli sorrise, tornando rilassato.

-Buona idea, prima che il professore capisca che siamo quelli con le idee meno chiare- l’occhiataccia che lanciò verso Queenie sembrava aggiungere “per colpa di una certa persona”.

Queenie gli rispose con uno sguardo che aveva il chiaro sottotesto “hai ragione, e quella persona sei tu”, e prese nuovamente Patty sottobraccio, approfittando che Aria si fosse girata nuovamente a guardarle.

-Andiamo, tesoro. Vi do un aiuto- la incoraggiò ad allontanarsi, osservando di sottecchi che Aria, al nomignolo, aveva storto in naso.

Queenie non utilizzava mai nomignoli affettuosi con le sue amiche… se per questo neanche con il suo ragazzo, o con nessun altro, in generale. Non voleva rischiare che le persone fraintendessero l’affetto estremamente platonico che provava per le sue amiche… cioè, non che provasse aspetto platonico per il suo ragazzo, ma… insomma, i nomignoli non le piacevano.

E non sapeva nemmeno lei perché avesse ricambiato quello di Patty.

E sebbene in un primo momento fu soddisfacente osservare la reazione chiaramente infastidita dell’amica che le aveva, nella visione di Queenie, voltato le spalle, subito iniziò a farsi mille paranoie su come quello scivolone di lingua sarebbe potuto essere frainteso.

Probabilmente avrebbe inavvertitamente congelato tutto, se non fosse stata salvata da un’improvvisa folata di vento che la spinse a lasciare Patty per proteggersi i capelli.

L’amica non fu fortunata, e il fermaglio che glieli teneva in ordine volò in aria.

-Oh, no!- esclamò la ragazza, cercando di recuperarlo.

Queenie lanciò un’occhiata accusatoria verso Aria, che sembrava confusa e leggermente colpevole, e si affrettò a tornare alla videocamera, che ormai aveva praticamente rubato dalle mani di Catherine, che guardava la scena con il solito sguardo indifferente che sembrava giudicare tutti quelli che le stavano attorno.

Per fortuna di Patty, il suo fermaglio venne afferrato al volto da Adam, che si affrettò a riconsegnarglielo con un sorriso cortese.

-Ecco- 

Patty arrossi vistosamente, e lo prese un po’ imbarazzata, cercando di sistemarsi i capelli ancora leggermente mossi dal vento.

-Grazie mille, sei un vero salvatore- flirtò, civettuola, sbattendo le lunghe ciglia.

La discrezione non era proprio il suo forte. Non che a Queenie importasse se si prendeva una cotta per Adam. Anzi, molto meglio Adam rispetto a Kenneth.

-Oh, figurati, non è niente- Adam agitò la mano come a surclassare la questione, un po’ a disagio.

Sembrava a tutti gli effetti la scena di un film romantico.

Se non ci fosse stato il terzo incomodo.

-Beh, Adam, meglio lavorare prima che scada il tempo. Patty, buon lavoro anche a te. Queenie, se non torni nel gruppo mi fai un piacere. Andiamo!- Kenneth infatti, non li lasciò parlare oltre e prese Adam sottobraccio, trascinandolo via dalla conversazione.

-Buon lavoro!- li salutò Patty, presa molto de entrambi, e facendosi poi trascinare da Queenie via da lì.

Adam, a contatto così diretto e improvviso con Kenneth, era arrossito vistosamente, e si era irrigidito appena.

Kenneth, completamente ignaro dell’effetto che aveva sul suo compagno di stanza, lo interpretò come un segno che Patty gli piaceva.

-Amico, fidati, Patty non è la ragazza giusta per te- gli sussurrò all’orecchio, in tono confidenziale, mentre superavano Catherine e Aria per avvicinarsi a Noah e soprattutto allontanarsi dalle due ragazze ormai dirette in un altro gruppo.

Adam cadde dalle nuvole.

-Uh? Patty?- chiese, confuso dalla supposizione.

Le aveva solo recuperato il fermaglio, non ci vedeva niente di strano e soprattutto romantico.

-Fidati. È carina… credo. Insomma, per un etero suppongo che sia carina. Ma ha una pessima personalità. Non è un caso che Patty Batcher sia soprannominata da tutti Petty Bitch- lo mise in guardia, scuotendo appena la testa.

-Peggio di Queenie?- indagò Adam, sorpreso che Kenneth avesse preso una tale posizione. Di solito era molto tranquillo riguardo le altre persone, Queenie esclusa.

-Non esageriamo! Ma Queenie è un altro discorso. Patty è abbastanza inaffidabile, sempre attaccata a chi le può dare di più, e… non dico che sia cattiva, okay. Ma tu meriti di meglio. E ti troverò una ragazza fantastica, promesso. Solo non Patty, okay? Perché dopo Queenie, è la ragazza peggiore che ti potrebbe capitare- mentre parlavano e camminavano, ormai arrivati dove Noah era ancora intento a scrivere sul telefono e sembrava sempre più seccato, Kenneth non aveva lasciato il braccio di Adam neanche per un secondo, e il ragazzo non riusciva a non essere sempre più consapevole della cosa.

Sentiva già i fiori iniziare a crescere. E la terra fremere sotto i suoi piedi. Doveva distrarsi.

E soprattutto doveva fermare gli interventi da matchmaker dell’amico perché rischiavano di farlo impazzire.

-Kenneth, riguardo al trovarmi una ragazza, non devi…- provò ancora una volta a farlo recedere dall’accoppiarlo, ma Kenneth, pensieroso, lo interruppe senza neanche aver notato che aveva cominciato ad obiettare qualcosa.

-Anzi, no! Dopo Queenie la ragazza peggiore è senz’altro Carrie. Carrie è terrificante- si corresse, pensando alla figlia del preside, dell’assistente del sindaco e figliastra del sindaco dopo che aveva sposato la sua assistente.

Insomma, una ragazza che aveva nel palmo della sua mano l’intera città.

Senza contare che suo zio era magistrato.

-Non me ne parlare- arrivò il tono depresso di Noah, che non aveva distolto lo sguardo dal telefono ma aveva ascoltato tutta la conversazione, soprattutto quando aveva sentito nominare Carrie Jenner.

-Wo. Ti sta ancora addosso?- chiese Kenneth, lasciando andare il braccio di Adam (che ricominciò a respirare) e avvicinandosi al ragazzo, interessato e già preoccupato.

-Non mi lascia in pace! Ho provato ad allontanarmi ma non ho abbastanza scuse da rifilarle, e non ho abbastanza amici da aggiungere scuse, e ugh… mi sembrava simpatica all’inizio, ma non avrei mai pensato fosse così ossessiva- si lamentò Noah, armeggiando con il telefono irritato. Sembrava in procinto di gettarlo a terra da un momento all’altro.

Kenneth gli fece pat pat sulla spalla per confortarlo, e lanciò un’occhiata in direzione di Catherine, che incrociò il suo sguardo, ma fece finta di non essere interessata a ciò che Noah stava dicendo.

E per una persona normale, poteva davvero sembrare che non fosse interessata, dato che era impassibile, immobile, e intenta ad ascoltare Aria che commentava con interesse sempre crescente anche i precedenti video che Catherine aveva girato delle loro riunioni, e alcuni anche alla festa di inizio anno.

Ma Kenneth conosceva benissimo sua cugina, e poteva notare con chiarezza che non stava perdendo una parola, e che sembrava anche parecchio irritata, come mostrava il suo ginocchio leggermente ballerino, e il suo torturarsi molto discretamente le unghie.

-Amico, vorrei aiutarti, ma Carrie spaventa anche me, quindi posso solo farti le mie condoglianze- lo guardò come se fosse già morto.

-Dai, non è così grave. Prima o poi si stancherà- Noah provò ad essere ottimista, anche se l’ennesimo messaggio mise a dura prova i suoi nervi.

-Sì, si stancherà e poi finirai davvero nella tomba- borbottò Adam.

Era così strano che fosse Adam a parlare male di qualcuno, che Noah iniziò a spaventarsi davvero.

-Stai scherzando, vero?- chiese per sicurezza, consapevole che sicuramente era uno scherzo, perché era impossibile che fosse serio riguardo ad un possibile omicidio. Anche se Adam non sembrava tipo da scherzi.

-No, non scherza. Carrie è chiamata la “vedova nera” in città. Anche se lei si considera solo molto sfortunata, e la considera molto sfortunata anche il suo zio magistrato- spiegò Kenneth, mortalmente serio.

-Tsk, privilegio dei bianchi- borbottò Adam, scuotendo la testa seccato.

-Concordo pienamente da bianco- gli diede man forte Kenneth, annuendo solennemente.

Noah iniziava a preoccuparsi sul serio.

-Cosa è successo, esattamente?- chiese, non del tutto certo di volerlo sapere.

-Da dove comincio… allora, il suo primo ragazzo delle scuole elementari è stato bocciato… alle elementari, perché lo avevano beccato a rubare oggetti alle compagne di classe. Ha sempre costantemente negato, e so che adesso è dallo psicologo per superare il trauma infantile che l’ha reso cleptomane- cominciò Kenneth, sollevando un dito per elencare sulla mano tutti gli ex di Carrie che ricordava.

Noah era già a bocca aperta, e forse era uno dei crimini meno peggiori che Carrie aveva commesso.

-Poi, ricordo che c’era un tizio alle medie che è stato espulso e quasi arrestato perché sul suo cellulare erano state trovate foto, diciamo, compromettenti, scattate a studentesse- continuò Kenneth.

Noah impallidì.

-Alle superiori, dopo aver mollato un ragazzo, questi è stato arrestato per possesso e spaccio di droga e condannato al riformatorio. La sua ex ragazza con lui, anche se non si sentivano da parecchio tempo, ormai- Kenneth era tranquillo mentre elencava. Adam annuiva. Kenneth aveva fatto il riassunto anche a lui, il primo semestre di università, quando Adam aveva osato commentare che quella ragazza all’uscita dell’università intenta ad aspettare il fratello maggiore fosse carina. Quella sera Kenneth gli aveva raccontato un film dell’orrore.

Per fortuna Carrie non l’aveva puntato prima che loro due diventassero amici e Kenneth potesse metterlo in guardia.

Noah, a quanto pare, non era stato così fortunato.

Povero Noah.

-In realtà ce ne sono un’infinità che hanno avuto problemi con la legge per qualche crimine minore o maggiore, alcuni sono stati accusati anche di violenze, e non da lei, niente può risalire a lei, è metodica e perfezionista- Kenneth intanto stava continuando la sua favoletta horror.

Noah era sempre più pallido.

-E non può essere solo una terribile coincidenza? Tipo che lei è attratta solo dai cattivi ragazzi, e io sarò un’eccezione a cui non capiterà niente di male perché il mio unico sogno è comporre colonne sonore?- provò a sperare, con ben poca sicurezza.

-Potrebbe anche essere, se non fosse che molti dei suoi ex, o ragazzi che l’hanno respinta, o ragazze che ci provavano con i suoi ex o con i ragazzi che l’hanno respinta… sono finiti coinvolti in parecchi incidenti- Kenneth ruppe le sue speranze.

-Incidenti?- Noah aveva il tono così acuto che probabilmente poteva essere udito solo dai pipistrelli.

Kenneth a quanto pare era un pipistrello.

-Sì, non scenderò nei dettagli perché sennò potresti svenire, ma l’ultimo ragazzo che ha avuto, questa estate, ha avuto un incidente d’auto che l’ha ferito parecchio gravemente. Penso che stia ancora in ospedale, e ha rischiato di restare paralizzato dalla vita in giù- Kenneth assunse un’espressione molto triste. Era chiaro che non stesse esagerando.

-Cavolo, l’ultima vittima mi era sfuggita- commentò Adam, portandosi una mano alla bocca, sconvolto.

Mai quanto lo era Noah, che iniziava davvero a rasentare il panico, e pregava che fosse tutto un elaborato scherzo, che magari Catherine stava riprendendo per includerlo nel corto.

Ma la telecamera di Catherine era ancora in mano ad Aria, l’unica non intenta ad ascoltare la storia.

-Scusa, ma se… se ha fatto tante vittime, come mai non è mai stata accusata di nulla?- chiese, sperando fosse tutto un enorme equivoco.

-Privilegio bianco- risposero in contemporanea Adam, Kenneth, e anche Catherine, più sottovoce.

Noah, che era di etnia latino americana, era completamente fregato.

-Cavolo… cavolo… cavolo!- iniziò a borbottare tra sé, preoccupato, e tenendo il telefono in mano come se fosse una bomba.

-Dai, magari non è così interessata, e se si disinteressa in fretta potresti anche non avere un impatto così forte su di lei da farla vendicare- provò a consolarlo Kenneth, ma era chiaro che non ci credeva neanche lui.

All’ennesimo messaggio sul cellulare, che oltretutto smentì l’ipotesi che Carrie non fosse poi così interessata a lui, Noah agì di puro istinto impanicato.

Ovvero lanciò il cellulare a terra.

Solo che non prese bene la mira, e colpì il bordo della panchina.

E ottenne uno stranissimo effetto rimbalzante.

Che portò il telefono a finire dritto in faccia a Catherine.

Fu questione di un singolo istante pieno di sfiga.

Catherine sollevò la mano per proteggersi.

Aria si scansò con la telecamera stretta al petto a qualche metro di distanza grazie a una folata di vento.

E il cellulare esplose per una specie di scarica elettrica proveniente da Catherine, lasciando solo una carcassa fulminata e chiaramente non più funzionante.

Per fortuna il resto dei gruppi erano troppo lontani per accorgersi di tutto, perché fu davvero spettacolare.

E dopo un istante di sbigottimento generale, Catherine e Noah si alzarono di scatto, nello stesso istante, e si diressero l’uno verso l’altra.

-Mi dispiace tanto!- esclamarono insieme, la prima cercando di recuperare il telefono, il secondo prendendole il volto per controllare che non si fosse fatta niente di male.

Adam, Kenneth e Aria erano di sasso e guardavano la scena sconvolti.

-No, ma che dici?! Dispiace a me!- continuarono a dire i due coinvolti nell’incidente, nello stesso momento.

-Giuro che ti ricomprerò immediatamente un nuovo telefono. Non l’ho fatto apposta!- Catherine controllò il cellulare per vedere se ci fosse qualcosa da salvare, e per fortuna la sim sembrava intatta.

-Non mi interessa il telefono. Tu come stai? Ti sei fatta male? Non ti ha colpito nessun pezzo, vero?- Noah era molto più interessato a lei che a un pezzo di metallo bruciacchiato.

Aveva brutte esperienze con ragazze che finivano colpite da pezzi taglienti.

-Sto bene, sto bene, la sim è recuperabile. Domani ti porto un nuovo telefono, te lo prometto. Mi dispiace così tanto!- Catherine sembrava davvero in procinto di un attacco di panico. I suoi capelli ricci erano così gonfi da sembrare nuvole temporalesche, e probabilmente portavano davvero con loro dei fulmini.

Un nuovo potere, l’ultimo, da quello che i sei del laboratorio di filmmaking potevano supporre, era stato rivelato. 

-Non devi ricomprarmi il telefono. Mi basta che tu stia bene. Non dovevo lanciarlo così, è solo colpa mia- continuò ad insistere Noah, con priorità ben diverse.

-No, ti prego! Insisto nel ricomprartelo. Non intendevo farlo esplodere, ma mi hai preso alla sprovvista e…- Catherine aveva le lacrime agli occhi, e mandava letteralmente scintille, nervosa.

Noah la prese per le spalle, cercando di calmarla, e la guardò negli occhi.

-Va bene, va bene, se ti fa stare meglio. Ma davvero non mi interessa del telefono, ma solo della tua salute- cercò di farle capire il suo punto di vista, e la ragazza arrossì, e inavvertitamente gli fece prendere la scossa. Noah si ritirò, massaggiandosi le mani.

Catherine sbiancò nuovamente, e ricominciò a scusarsi a profusione, nonostante Noah l’avesse presa quasi con divertimento.

Kenneth fu il primo dei tre spettatosi a sbloccarsi, e si rivolse ad Adam con sguardo furbetto.

-Non so tu, ma…- cominciò.

Adam capì immediatamente dove volesse andare a parare.

-No, non ci provare- tentò di fermarlo, senza alcun successo.

-…tra quei due è proprio…- continuò infatti Kenneth.

-Kenneth ti supplico, no!- Adam mise le mani sulle orecchie, ma niente gli avrebbe potuto fare da scudo impedendogli di sentire quelle parole.

-…scoccata la scintilla!- concluse Kenneth, con soddisfazione.

-Nooo- Adam scosse la testa, rabbrividendo alla battuta.

-Anche se non sono…- continuò Kenneth, pensieroso.

-Cosa adesso?-

-…proprio sulla stessa lunghezza d’onda-

-Oh santo cielo-

-Ma sono certo…-

-Ancora?!-

-…che hanno avuto…- 

Questa volta Aria avvicinatasi ai due durante il fiume di battute, concluse insieme a lui, capendo perfettamente come finire la frase.

-…un colpo di fulmine!- dissero insieme, prima di darsi il cinque.

Adam se ne andò tenendosi le mani sulle orecchie, incapace di sopportare oltre.

Ancora una volta, il laboratorio di filmmaking non aveva fatto nulla durante le ore di lezione.

 

Quella sera, verso le dieci, Noah era finito, non sapeva ancora come, in un pigiama party con Kenneth e Adam.

Beh, in realtà sapeva come, dato che non aveva più un telefono e Kenneth aveva messo a disposizione il proprio in modo che riuscisse a contattare sua madre.

Poi dormiva nella stanza accanto quindi non era troppo strano socializzare.

E probabilmente entrambi i vicini di stanza avevano deciso di rendergli i suoi ultimi giorni di vita il più piacevoli possibili, dato che senza telefono non poteva rispondere ai messaggi di Carrie, e questa sembrava una strada a senso unico verso la morte.

Anche se… era piacevole non ricevere messaggi ogni dieci secondi. Si era quasi dimenticato cosa si provasse ad avere una vita tranquilla e privacy.

E stavano vedendo anche un bel film, tutto sommato, nonostante fosse obbligatorio per il programma di storia del cinema.

Adam e Kenneth, che avevano già fatto l’esame, sembravano conoscerlo a memoria, e ogni tanto recitavano le battute o cantavano le canzoni.

Kenneth aveva tirato fuori parecchie birre da non si sapeva dove, e avevano ordinato delle pizze che avevano mangiato quasi interamente.

Noah non si ricordava l’ultima volta che aveva passato una serata in compagnia di alcuni amici… in realtà non era certo di aver mai passato una serata in compagnia di alcuni amici, almeno non in quel contesto, con confidenza, tranquillità, e senza pressioni sociali.

Una volta finito il film, Kenneth era parecchio brillo, Adam era parecchio sobrio, e Noah si considerava leggermente alticcio, abbastanza da non pensare alla sua morte, ma non troppo da agire in maniera strana o sentirsi male.

-Allora, che si fa adesso? Oh! Adam!- Kenneth tolse il film, e prima si rivolse a tutti e due, poi sembrò ricordarsi una cosa, e si concentrò sul suo coinquilino.

-Cosa c’è?- chiese Adam, con un certo timore, ritirandosi e arrossendo leggermente.

Noah aveva notato da un po’ che Adam sembrava sempre molto consapevole e imbarazzato quando Kenneth si avvicinata troppo, o quando gli dedicava la sua attenzione.

E c’era anche parecchia alchimia tra i due.

Non è che…

-Ti ho preso un regalo! Volevo dartelo prima ma me n’ero dimenticato- Kenneth si alzò con una certa difficoltà e si avviò verso la sua borsa, che aprì per poi tirarne fuori una piantina molto carina -Oh, cavolo! È appassita- commentò poi, notando come in assenza di luce si era piegata un po’ su sé stessa.

La porse comunque verso Adam, con reverenza, come se gli stesse chiedendo la mano in matrimonio, e immediatamente la piantina si rivitalizzò completamente, crebbe, e ne spuntarono altre due uguali intorno.

-Wo! Sei già pazzesco con i tuoi poteri!- esclamò Kenneth, riprendendosela e osservando la crescita con occhi brillanti.

Adam si prese il volto tra le mani, imbarazzato.

-Perché mi hai preso una pianta?- chiese, sottovoce, ma facendosi sentire perfettamente da entrambi.

-Per esercitarti! Io non posso troppo farlo perché rischio di bruciare tutto, ma tu puoi esercitarti con i tuoi poteri con questa piantina- spiegò Kenneth, molto soddisfatto per la sua pensata.

-In effetti è un’ottima idea. Dovremmo imparare a controllarli, dato che non sappiamo per quanto li avremo, se aumenteranno, e di certo non è il caso che vengano scoperti- gli diede man forte Noah, pensieroso, e provando a muovere il liquido della bottiglia di birra mezza piena.

Non sembrò ottenere molti risultati.

-Beh, suppongo di sì- Adam cedette e prese la piantina, facendo particolare attenzione a non toccare le dita di Kenneth mentre avveniva il passaggio.

-Yay! E ora che la mia buona azione giornaliera è compiuta… che facciamo di bello? Non ho ancora voglia di andare a dormire- Kenneth si buttò a terra, e sbadigliò sonoramente.

-Dovremmo, però. Domani abbiamo lezioni- gli ricordò Adam, come sempre molto logico e responsabile.

-Ma è il nostro primo pigiama party con un ospite. Che penserà di noi Noah se non nostriamo… no, aspetta, mostriamo, con la m… mi sto impappinando- Kenneth non era solo brillo, ma davvero ad un passo dall’ubriacatura -Il pavimento è scomodo- commentò, per poi trascinarsi verso Adam e mettere la sua testa sulle sue gambe -Molto meglio, commentò, con un sorrisino soddisfatto.

Sembrava un gatto in cerca di coccole.

E a Noah non sfuggì che alla piantina era nato un ulteriore fiorellino.

Ridacchiò leggermente tra sé.

-Allora, che si fa di solito in un pigiama party?- chiese, cercando di togliere Adam dall’imbarazzo della situazione.

Kenneth non si mosse.

-Beh, si parla di roba, si vedono film, si mangiano schifezze e si beve. Oh, si potrebbero fare dei giochi, ma in tre è noioso- spiegò con tono impastato e occhi chiusi, che poi aprì di scatto -Io so che fare!- esclamò con sicurezza e gioia.

-Ah, sì? Cosa?- chiese Noah, un po’ preoccupato.

-Parliamo di ragazze! Cioè, voi due etero parlate di ragazze, e io di ragazzi. Ma prima voi due, anzi, soprattutto tu, Noah!- indagò, con sguardo cospiratore.

Noah distolse lo sguardo, imbarazzato, poi si rese conto della scelta di parole usata.

-Un momento, Adam è etero?- chiese, sorpreso.

Era convinto che fosse quantomeno bisessuale.

Insomma, agiva proprio come se avesse una cotta per Kenneth.

E Kenneth…

-Sì sì, è super etero- confermò Kenneth con sicurezza, mettendosi più comodo sulle sue ginocchia, completamente inconsapevole che in quel momento lo sguardo e i movimenti di Adam erano tutto fuorché etero.

Ma non lo contraddisse.

Forse parlare di ragazze e ragazzi non era proprio una cattiva idea.

Noah non era tipo da farsi i fatti degli altri, ma iniziava ad essere abbastanza curioso.

-Beh, non credo di avere un tipo di ragazza particolare…- cominciò, mettendosi in gioco.

In effetti non ci aveva mai pensato a fondo.

Sì, probabilmente aveva qualche piccola preferenza generale, ma l’aspetto esteriore contava molto poco in una ragazza, per lui.

-Dai, non fare il buonista. Cosa ti piace in una ragazza?- Kenneth lo incoraggiò a lasciarsi andare.

-Beh, mi piace se siamo sulla stessa lunghezza d’onda, se le piace la musica. Di certo mi piacerebbe se anche lei fosse una fan di Black Cat, o che quantomeno non la considerasse per bambini- aveva avuto esperienza con ragazze che gli avevano riso in faccia quando avevano scoperto che Noah era un blackitten convinto.

-Eh eh- Kenneth ridacchiò con aria di chi la sapeva lunga a quel commento. Noah cercò di non farci caso, e continuò.

-…poi non so mi piacerebbe una persona gentile, e simpatica. Onestamente, sul serio, non ho particolari ambizioni, mi basta solo trovarmi bene con lei e conoscerla poco a poco- Noah era un vero romantico, sotto sotto.

-Sì, okay, molto interessante, ma di aspetto? Avrai pur qualche preferenza?- Kenneth insistette sul lato estetico, ed effettivamente Noah, come un po’ tutte le persone del mondo tranne aromantici e asessuali, probabilmente, aveva delle preferenze.

-Beh, mi piacciono le lentiggini- ammise, ricordando una sua ex con lentiggini in tutto il corpo davvero adorabile -… e i capelli ricci- aggiunse poi. Erano così belli, come una nuvola.

-Wo! Amico, non pensavo di essere il tuo tipo- scherzò Kenneth, che effettivamente aveva sia lentiggini, anche se giusto qualcuna sul naso, che capelli ricci.

-Castani! Mi piacciono i capelli castani… e le ragazze- Noah lo contraddisse in fretta, facendolo scoppiare a ridere.

-Ah, beh, non sai che ti perdi. Ma sappi che neanche tu sei il mio tipo- Kenneth gli fece una linguaccia di scherno.

-Chi è il tuo tipo?- indagò Noah, lanciando uno sguardo complice ad Adam, che però sembrava più che altro spaventato da quella domanda.

-Mmmmm, se proprio devo dare preferenze, direi un ragazzo forte e possente, un po’ particolare. E ovviamente con attributi di un certo livello- Kenneth sembrava avere una sola cosa in mente -Purtroppo tutti quelli migliori si rivelano sempre essere etero in cerca di conferme- aggiunse poi, in tono più serio -Ma onestamente mi va più che bene. Rende tutto sempre privo di qualsiasi attaccamento emotivo, che è il mio ideale di relazione- concluse, sistemandosi più comodamente sulle ginocchia di Adam, che si era morso il labbro inferiore e cercava di non dare a vedere quanto quelle parole l’avessero ferito.

La sua pianta si era accasciata su sé stessa, sofferente.

-Okay… non giudico le tue scelte di vita. Ma se dovessi scegliere qualcuno con cui condividere dei sentimenti, ipoteticamente, che tipo di persona ti piacerebbe?- chiese Noah, con nonchalance, cercando di non sembrare troppo curioso o indagatore, e lanciando ad Adam un’occhiata incoraggiante.

Adam gli rispose con uno sguardo dal chiaro sottotesto “Ti prego cambiamo argomento mi stai uccidendo” che però Noah non colse.

Forse era più brillo di quanto pensasse.

-Non ci ho mai pensato in realtà… sono anni che non intrattengo una relazione- borbottò Kenneth, pensieroso.

-Anche cose molto generiche…- lo incoraggiò Noah.

La pianta di Adam soffriva parecchio durante quel discorso.

-Beh, intelligente, così da intrattenere dei discorsi piacevoli. Rispettoso, e gentile, immagino, che sono le basi, ma non si trovano spesso. E poi calmo, in modo che mi bilanci quando sono un casino. Ma credo di non poter pretendere che qualcuno stia dietro ai miei casini, quindi dubito che una persona così potrebbe mai interessarsi a me. Poi mi piacerebbe avere complicità… tipo poter dire quello che voglio e sapere che lui capirebbe cosa intendo, o avere delle battute personali, e in generale sentirmi bene con questa persona. Vorrei un amico, più che un ragazzo- Kenneth, dopo aver affermato di non avere idee, si lanciò in una descrizione precisa di Adam, e del rapporto che già aveva con Adam, finendo per buttarlo nella friendzone.

Adam sospirò, rassegnato, e prese un sorso di birra perché era troppo depresso per restare completamente sobrio.

-E tu, Adam?- Noah provò ad indagare anche per lui, improvvisandosi matchmaker.

Adam aprì la bocca per rifiutarsi di rispondere, ma Kenneth fu più veloce.

-Adam vuole qualcuno che lo accetti per quello che è, studioso, e che lo faccia ridere- ripetè, come recitando un mantra.

-Kenneth…- provò a lamentarsi il chiamato in causa, seppellendo il volto tra le mani ormai ad un passo dal tracollo.

-Che c’è? Sei stato tu a dirmelo, quando mi hai chiesto di aiutarti a trovare una ragazza, l’anno scorso- ricordò Kenneth.

Uhh, la trama si infittiva, per Noah.

-Perché qualcuno che lo accetti per quello che è?- chiese però, non trovando granché di inusuale in Adam. Era un bel ragazzo, era molto tranquillo, studioso, e sembrava davvero boyfriend material.

E Noah lo pensava da completo etero, badate.

-Per la vitiligine. Sai, un sacco di persone pensano dia malato- spiegò Kenneth, indicando le macchie bianche che gli avevano schiarito simmetricamente la pelle scura, nelle mani e attorno alla bocca.

Oh, giusto! 

Noah non ci aveva praticamente fatto caso. Non che fosse cosa di tutti i giorni vedere una persona affetta da vitiligine, ma si era abituato molto in fretta, e sapeva perfettamente che non fosse una malattia contagiosa, ma solo una condizione della pelle.

-E l’ignoranza le ferma? Eppure Adam è proprio un bel ragazzo- si indignò Noah, chiaramente molto più brillo di quanto pensasse.

-Esatto! È quello che gli dico sempre! È proprio attraente. Se non fosse etero e se non fossimo amici me lo sarei portato a letto da parecchio- con una certa innocenza, di chi non ha la minima idea di cosa una frase del genere potrebbe scatenare nel cuore della persona a cui è rivolta, Kenneth complimentò l’amico, prendendogli la mano con forza e dandogli un leggero bacio su una delle macchie chiare.

Questo fu troppo per Adam, che ritirò immediatamente la mano, e scansò Kenneth dalle sue ginocchia.

-Ora basta!- esclamò, con voce rotta. Sembrava quasi avere le lacrime agli occhi, o forse era solo un’impressione di Noah.

-Che ho detto di male?- chiese Kenneth, sinceramente confuso.

-Niente, solo… dobbiamo andare a dormire, domani abbiamo lezione, e io devo andare in bagno!- Adam si alzò in fretta e scappò in bagno, nervoso.

-Che ho detto di male?- chiese nuovamente Kenneth, questa volta verso Noah, che non sapeva bene come rispondergli.

La piantina da lui regalata al coinquilino era ormai un fusto morente.

Noah si avvicinò e riuscì con un po’ di concentrazione ad aiutarla con dell’acqua, sperando di ritardare la sua inevitabile dipartita.

-Forse è solo stanco- mentì, cercando di non immischiarsi oltre. Forse aveva esagerato con la curiosità.

Solo che… li vedeva davvero bene insieme.

-Capisco… oh, aspetta!- Kenneth sembrò capire qualcosa, e si mise di scatto a sedere, colto da un fulmine.

Noah pensò che avesse effettivamente capito, e si aspettò una qualche dichiarazione di amore.

Ma il fulmine aveva mancato di parecchio il bersaglio giusto.

-Probabilmente è a disagio perché pensa che gli stia facendo della avanches, ma non era mia intenzione. Non ho assolutamente alcun interesse romantico verso di lui. Vado a chiarire il malinteso- Kenneth si alzò con sicurezza e soddisfazione, e Noah fece altrettanto, per niente ansioso di assistere ad un “chiarimento” che avrebbe portato solo maggiore disperazione al povero Adam.

Non si aspettava che Kenneth fosse così ignaro dei sentimenti che altri provavano per lui.

-Io torno in camera a dormire, domani ci vediamo alle nove?- chiese, adocchiando la via di fuga.

-Sì, alle nove davanti all’entrata, ti starò attaccato finché Cathy non ti restituisce il nuovo cellulare- Kenneth gli fece cenno con la mano per salutarlo, e sparì nel bagno dove Adam si era ritirato a disagio e nervoso e probabilmente in gay panic, per dirgli che rispettava la sua eterosessualità e non ci voleva provare con lui.

…c’era un modo in cui le cose potevano andare peggio?

Noah sapeva solo di non voler essere lì quando tutto avrebbe preso fuoco, quindi si affrettò a raggiungere camera sua sentendosi un po’ in colpa e promettendosi di non interferire più con la vita romantica dei suoi due nuovi amici.

Vi risparmio la conversazione avuta in bagno tra Adam e Kenneth, perché si concluse come tutte le conversazioni che avevano su quell’argomento.

Con Kenneth soddisfatto di aver chiarito, e un Adam sempre più sconsolato per i sentimenti che si facevano sempre più incontrollabili dentro di lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Perché io mi creo problemi scrivendo ventimila storie diverse.

È ovvio che poi le aggiorno con enorme distanza un capitolo dall’altro!

Uff, sono pessima.

Comunque ora che ho finito la sessione d’esami (è stato faticoso da morire) posso concentrarmi nuovamente sulla scrittura, quindi spero di aggiornare ogni storia un po’ più in fretta.

Intanto sappiate che questo capitolo l’ho scritto praticamente tutto oggi dopo aver dato l’esame. Se non è devozione questa… e poi non vedevo l’ora di scrivere scene con Kenneth.

E si introduce anche un nuovo personaggio, Patty.

E nuovi dettagli sui personaggi.

E il potere di Catherine.

Insomma, capitolo parecchio pieno, spero vi sia piaciuto nonostante la lunga attesa :D

Un bacione e alla prossima :-*

 

 

 

 

 

 

Nel prossimo episodio: Carrie indaga sul laboratorio di filmmaking. Queenie e Jack cenano insieme

   
 
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