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Autore: Magica Emy    23/09/2021    4 recensioni
Lasciarsi andare a quel modo non era proprio da lui, ma Akane era così vicina e il suo profumo talmente inebriante che non era proprio riuscito a resistere...
Genere: Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Ranma Saotome
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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-Ranma? 

Sussurrò, raggiungendolo in cima alle scale quando lo vide uscire dal bagno e richiudersi la porta alle spalle, d'un tratto speranzosa di trasformare quel piccolo attimo fuggente in un momento tutto per loro. Un momento senza intromissioni esterne in cui stare finalmente un po' da soli. Come la sera prima. Arrossì al ricordo di ciò che era successo appena ventiquattr'ore fa nella camera del fidanzato, a luci spente, e… Beh, forse sarebbe meglio dire al ricordo di ciò che NON era successo, che fece di colpo defluire il sangue dalle sue guance, lasciandole di nuovo pallide. Aveva forse sbagliato qualcosa? Era stata colpa sua? Già, proprio quello che cercava di scoprire. Il ragazzo evitò il suo sguardo, palesemente a disagio mentre la mano indugiava sulla maniglia della porta, indecisa se riaprirla per chiudersi dentro e restare il più possibile lontano da lei. 

Sembrava la stesse evitando. 

Oppure stava diventando paranoica. 

Prese un bel respiro, cercando goffamente di placare i battiti impazziti del suo cuore. 

-Ecco - cominciò con voce incerta - io… volevo dirti di aspettarmi sveglio stanotte. So che probabilmente faremo tardi per via del compleanno di mio padre e tutto il resto, ma tu… fallo. Ti prego. 

Ecco. Lo aveva detto. E adesso?

-Non credo sia una buona idea. Voglio dire, mio padre resta a dormire, perciò… 

Adesso avrebbe affrontato la questione con più tatto possib…

Un momento. Cos'è che aveva appena sentito? 

"Non credo sia una buona idea." 

Non credo sia una buona idea? 

Sì, la stava decisamente evitando. 

-Ok - biascicò, stampandosi in faccia un sorrisetto ebete che mal celava la sua improvvisa voglia di sprofondare - allora potresti venire tu da me. 

Lo vide mordersi le labbra e saltellare nervosamente da un piede all'altro, come se stesse cercando di prendere tempo. Di mettere in ordine i pensieri. 

"Sta per darti il benservito." 

Taci, stupida voce interiore dei miei stivali. 

"Forse non gli piaci più." 

No, non è possibile. Non da un giorno all'altro. 

-Vedi - disse lui, dopo un breve momento di silenzio - il fatto è che mio padre potrebbe svegliarsi nel cuore della notte e notare la mia assenza. 

"Chi, Genma Saotome? Sul serio? Ma se non si è svegliato neppure quella volta che per colpa del terremoto è quasi venuto giù il tetto." 

-Inoltre il tuo letto è a una sola piazza e starci in due potrebbe essere un po' scomodo. 

"Eccolo lì, lo sapevo." 

Ti ho detto di tacere. 

"Ma ho ragione." 

Ti odio. 

Sentì l'umiliazione bruciarle dentro come olio bollente. Eppure non le era sembrato si stesse lamentando quando, la notte prima, nel suo futon e a pochi centimetri da lei le accarezzava la pelle sotto il pigiama, facendola fremere di desiderio. Nonostante fossero ufficialmente fidanzati già da tempo in realtà stavano insieme solo da un paio di mesi, e in tutto quel tempo in cui, quando possibile, avevano preso l'abitudine di dormire insieme, quella era stata la prima volta che lei e Ranma si erano avvicinati davvero. Complice la penombra e la dolce atmosfera creatasi mentre parlavano fitto, il ragazzo aveva iniziato a giocare con i suoi capelli. Li avvolgeva in piccole ciocche per poi lasciarli adagiare morbidamente sul cuscino, perdendosi a lungo nei suoi occhi e seguendo con un dito il profilo del suo viso per scendere lentamente giù, verso quelle labbra che, piene e dischiuse, attendevano con impazienza di unirsi a quelle di lui. Se solo chiudeva gli occhi riusciva ancora a sentirne il caldo respiro sulle guance e, quando, inarcandosi contro di lui, aveva lasciato che quelle mani timorose e tremanti scivolassero sotto la sua maglietta… 

-E poi - riprese Ranma, facendo di colpo vaporizzare nell'aria quel dolce ricordo - la tua stanza è vicina a quella di Nabiki. Sappiamo quanto tua sorella abbia il sonno leggero, potrebbe percepire la mia presenza e… no, non mi va di finire nei guai. 

Si riferiva alla questione dei soldi che ancora le doveva per essere stati beccati insieme? 

"Ma certo che no, mia cara. Rifletti." 

Sparisci. Scio`. 

Sospirò arrendendosi all'evidenza, anche se in un angolo remoto del suo cervello iniziava a farsi strada l'inquietante sensazione che il fidanzato stesse solo accampando scuse. 

"Hai centrato il problema." 

Non si tratta di questo. 

"Ah, no? Allora perché ieri…" 

Silenzio. 

"Lui…" 

Non dirlo. 

"Si è…" 

Non voglio ascoltarti! 

"Fermato?" 

Già. Fermato. Si era fermato. Improvvisamente. Per quale motivo era successo? 

"Non gli piaci più." 

Cantileno` la sua voce interiore, facendola nuovamente sprofondare nello sconforto. Tanto da decidere di non insistere oltre. 

-Va bene - disse infatti - Hai ragione tu. Vorrà dire che rimanderemo. Anche se ci tenevo a stare un po' da sola con te. 

Si sollevò sulle punte per posargli un bacio leggero sulle labbra. 

Ranma sussulto`, provando inutilmente a nascondere l'imbarazzo prima di prenderla per le braccia, scostandola da sé in un gesto di dolce fermezza che comunque la lasciò senza parole, confondendole ancora una volta le idee. 

-Ti amo. 

Mormorò in un ultimo, disperato tentativo di attirare la sua attenzione, indugiando su quello sguardo sfuggente di cui non comprendeva il senso. 

-A… Anch'io. 

Lo sentì balbettare distrattamente. Sorrise, ma era un sorriso triste. 

-Non me lo dici mai. 

Considerò, avvilita. 

-Cosa? 

-Non dici mai che mi ami. 

Ranma la fissò come se d'un tratto le fossero spuntate due teste. 

-Ma se l'ho appena fatto. 

La piccola Tendo scosse piano il capo. 

-No. Tu hai detto "anch'io" e non è certo la stessa cosa. 

-Che vuoi che faccia, Akane - replicò, esasperato - sai che queste cose non sono proprio da me. Vuoi che mi costringa a parlare di melense stupidaggini senza senso solo per farti piacere? 

Stavolta toccò ad Akane guardarlo come se non credesse ai propri occhi. 

-Stupidaggini senza senso? Credi davvero che siano stupidaggini? 

-Non ho detto questo. 

-Invece sì. E se la pensi così, io… 

-Intendevo solo… sì, insomma, certe cose si dicono quando è il momento giusto. Quando si è pronti a farlo, ecco, non perché te le chiede una ragazza. 

La interruppe, risoluto. 

L'oscuro senso di inquietudine provato fino a quel momento cominciò lentamente a tramutarsi in rabbia nel cuore della giovane, che ora, con tutto il corpo in tensione, incrociava le braccia come fosse sul piede di guerra. 

-In altre parole mi stai dicendo che non provi niente e per te rappresento una ragazza qualunque, è così? Accidenti, che stupida. E io che credevo di essere la tua fidanzata!

Una grossa vena sulla sua fronte diafana iniziò a pulsare pericolosamente, quasi fosse pronta a esplodere da un momento all'altro. Ranma si grattò la nuca, spaesato. 

-Certo che lo sei - proruppe - cavolo, vuoi smetterla di mettermi in bocca parole che non penso affatto? Non fai che equivocare le cose, sembra che tu abbia un talento naturale in questo! 

La fidanzata mosse qualche passo verso di lui, l'aria, se possibile, ancor più minacciosa. 

-Ah, sì? Guarda un po' in cos'altro ho un talento naturale! 

Gridò, sollevando il braccio a mezz'aria. Lo schiaffo arrivò prima ancora che il ragazzo col codino potesse rendersene conto, abbattendosi con violenza sulla sua guancia sinistra che in un attimo divenne violacea. Lo osservò con disprezzo massaggiarsi vigorosamente il viso dolorante mentre imprecava contro di lei. Fu allora che la voce di Nabiki si insinuò tra loro, mettendo finalmente la parola fine a quella spiacevole discussione. Almeno per il momento. 

-Ehi, voi due - esclamò facendo capolino dal piano di sotto, le mani a coppa intorno alla bocca - venite o no? Di là stiamo per tagliare la torta! 

-Arriviamo. 

Mormorò Akane, lapidaria, voltando le spalle al giovane prima di raggiungere la sorella scendendo velocemente i gradini. 

 

§


Si richiuse la porta alle spalle con un colpo secco, lasciandosi andare a un lungo sospiro rassegnato. 

Maledizione. Se solo ripensava alla notte prima si sentiva avvampare dall'imbarazzo. Lasciarsi andare a quel modo non era proprio da lui, ma Akane era così vicina e il suo profumo talmente inebriante che non era proprio riuscito a resistere. Non era certo sua intenzione far arrabbiare la fidanzata a quel modo (la sua guancia bruciava ancora per la violenza dello schiaffo), ma non aveva avuto scelta. Se avessero dormito insieme ancora una volta, infatti, probabilmente non sarebbe stato in grado di fermarsi e non voleva fare niente che non desiderasse anche lei. Il fatto è che le sue labbra erano così invitanti che una volta iniziato non poteva più smettere di baciarla e, quel che era peggio, ci pensava continuamente. Per tutto il tempo. Qualunque cosa facesse o ovunque si trovasse, la voglia di assaporare quelle labbra morbide era tanto prepotente e disperata da fargli quasi mancare il respiro. Stava diventando un chiodo fisso per lui e quella notte, mentre, bellissima nei suoi capelli scompigliati e con gli occhi lucenti gli parlava sottovoce dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, aveva capito di non poterle resistere oltre. L'aveva quindi stretta in un lungo abbraccio e quando i loro baci si erano fatti via via più appassionati, perdendo il controllo delle mani, aveva preso ad accarezzare sempre più intimamente la sua pelle, morbida e calda sotto le dita. E poi era successo. Uno strano suono era uscito da quelle labbra dischiuse, e lui si era tirato indietro. Quell'improvviso, strano gemito gli aveva restituito un po' di lucidità, riempiendolo di dubbi e preoccupandolo non poco. Le aveva forse fatto male? Si era infastidita in qualche modo? O stava semplicemente… correndo troppo? 

Forse tutte e tre le cose. Che idiota era stato, cosa credeva di fare? Ogni volta che si trovavano così vicini gli sembrava quasi di perdere la testa. Ma era troppo presto. Così, vergognoso e pieno di sensi di colpa, senza avere il coraggio di pronunciare una sola parola si era girato dall'altra parte, tentando invano di addormentarsi. Ignorare la cosa, persino evitarla, forse, sarebbe stato di certo più semplice che affrontare il problema. Del resto, non voleva certo che Akane pensasse a lui come a una specie di maniaco che non sapeva tenere le mani a posto. Adesso però si era arrabbiata perché si era rifiutato di assecondarla in certe stupidaggini da donne, assolutamente incomprensibili. Era davvero necessario usare quelle due inutili parole per esprimere dei sentimenti? Perché sentiva tanto il bisogno di continue rassicurazioni da parte sua? Anche se non si esprimeva mai a quel modo, non significava che non le volesse bene. L'amore che provava per lei era un intenso e impetuoso fiume in piena dal quale a volte finiva per sentirsi sopraffatto. Come poteva anche solo pensare che una semplice frase riuscisse a contenerlo in qualche modo? Immerso com'era in quei pensieri non si accorse della presenza di una figura familiare, nella penombra, fin quando non la sentì parlare. 

-Ni hao, Lanma. Quanto ancora volevi farmi aspettare? 

Ma cosa… 

Languidamente distesa sul futon e coperta dalle lenzuola che ora si impegnava a far scivolare giù, mostrando pian piano le sue generose forme senza veli, gli sorrideva ammiccante. 

-Sha… Sha… Shampoo? Che diavolo ci fai a quest'ora nella mia stanza, e conciata a quel modo, per giunta. Esci immediatamente di qui. 

Balbettò il ragazzo, facendosi di mille colori e coprendosi gli occhi con una mano mentre la giovane amazzone, completamente nuda, avanzava ora verso di lui. Ringraziò il cielo per l'assenza del padre che, dopo i festeggiamenti, ubriaco come una spugna, era crollato sul pavimento del soggiorno insieme a Soun e al vecchio Happosai e lì sarebbe rimasto, probabilmente per il resto della notte. Chissà che finimondo, altrimenti. Ma avrebbe limitato i danni, l'avrebbe fatta uscire di corsa e nessuno si sarebbe accorto di niente. Shampoo ridacchio` divertita. 

-Su, non fare il timido amore, guardami. So bene che mi vuoi esattamente quanto ti voglio io, perciò non perdere altro tempo. Spogliati anche tu e diamo libero sfogo alle nostre fantasie più sfrenate. 

-N… No, gr… grazie. Preferisco che tu vada a casa. 

Rispose Ranma, continuando a tenere gli occhi chiusi anche quando lei gli scostò la mano dal viso, stringendola tra le sue. Avvampo` dall'imbarazzo, cercando goffamente di liberarsi della sua presa per indietreggiare di qualche passo. Anche se abituato ai corpi femminili per via della maledizione delle sorgenti, la sola idea di indugiare con lo sguardo sulle giunoniche grazie di quella ragazza così disinibita lo mandava in confusione, mettendolo profondamente a disagio. 

-Non sto scherzando, Shampoo - riprese, cercando stavolta di imprimere convinzione alla sua voce - mettiti qualcosa addosso e lascia subito questa camera. Intesi? 

Ma anziché obbedirgli la sentì avvinghiarsi a lui, strusciando sapientemente il bacino contro i suoi pantaloni fino a provocargli una "naturale reazione" che la fece sogghignare soddisfatta. 

-Ma che bella sorpresa. Qualcuno qui sotto è felice di vedermi, o sbaglio? Oh Lanma, lo sapevo. Lo sapevo che eri un vero uomo! 

-Smettila. Abbassa la voce o qualcuno finirà per sentirti. 

Biascico`, esasperato. Le sue mani scivolarono pericolosamente su di lui. 

-Che fai? Fermati, togliti di dosso. 

Aggiunse a denti stretti, costringendosi stavolta a tenere gli occhi aperti mentre la spingeva via da sé con fermezza. L'intrepida amazzone però, incurante dell'accorato appello, decise di tornare subito alla carica. Fu proprio in quel momento che la porta si aprì all'improvviso, rivelando un'Akane che, prima sgomenta e poi fumante di rabbia, avanzava minacciosa verso di loro. 

-Che cosa diavolo sta succedendo qui? Così te la fai con lei, adesso? Ecco perché non volevi dormire con me stanotte, voi due avevate un appuntamento! E io che ero venuta per scusarmi, credendo di averti messo sotto pressione prima. E invece… Invece… 

Sentì le parole morirle in gola e il cuore gonfio di dolore. Si morse le labbra con forza, serrando i pugni e le palpebre a un tempo. 

-Non è affatto come pensi, Akane. Lasciami spiegare! 

Replicò Ranma. Stava sudando freddo. 

-Tu volevi dormire con Ranma? Ma fammi il piacere, con quel corpicino tubolare che ti ritrovi non potresti destare il suo interesse nemmeno se fossi l'ultima donna sulla terra! Dico, ma ti sei vista? 

Si intromise intanto Shampoo, scoppiando a ridere. 

Corpicino… tubolare? 

Ok, questo era veramente troppo. 

-Chiudi quella boccaccia e copriti, brutta svergognata che non sei altro. Adesso ti faccio vedere io! 

Un violento getto d'acqua fredda investì il corpo della ragazza dai capelli viola, che annaspando si ripiegò su se stesso fino a sparire, trasformandosi pian piano in una minuscola palla di pelo miagolante. La graziosa micetta saltò subito in braccio a Ranma che, dal canto suo, terrorizzato, cominciò a urlare senza controllo, correndo come un forsennato per tutta la stanza. 

-Aiutoooooo! Qualcuno me la tolga di dosso. Io odio i gatti, non li sopporto! 

-Ben ti sta, schifoso traditore! 

Gridò Akane. 

-Ti prego, non giungere a conclusioni affrettate. Permettimi almeno di… 

-Stai zitto - lo incalzò, inviperita - non voglio neppure ascoltarti. Sparisci subito dalla mia vista. Sparite entrambi! 

E li calcio` via con violenza, spedendoli in orbita mentre gli altri abitanti della casa si precipitavano nella stanza, allarmati da tutto quel caos. 

-Cosa sta succedendo, si può sapere? 

Esclamò Kasumi, scarmigliata e in preda all'agitazione. 

-Già - le fece eco Nabiki, tra uno sbadiglio e l'altro - perché state urlando a quest'ora della notte? 

La piccola Tendo sentì le lacrime salire a bruciarle le palpebre. 

-Chiedetelo a Ranma! 

Fu tutto ciò che disse, la voce spezzata dal pianto, correndo via prima che qualcuno potesse fermarla. 


-Accidenti a te Akane, mi hai fatto davvero male stavolta! E accidenti anche a te, Shampoo, per merito tuo sono pieno di graffi! 

Esclamò, furioso. Dannazione. Che colpa ne aveva se quella maledetta psicopatica non perdeva occasione per intrufolarsi nella sua stanza? L'aveva forse incoraggiata in qualche modo? Certo che no. Allora perché quella stupida di Akane se l'era presa con lui, senza dargli la possibilità di spiegare come stessero le cose? D'altronde non era la prima volta che accadeva, e non era neppure la prima volta che lei reagiva così. Quando si trattava di Shampoo, infatti, Akane sembrava perdere totalmente la ragione, rifiutandosi di ascoltarlo. Sbuffò massaggiandosi la nuca ancora dolorante per il colpo subito, guardandosi intorno, circospetto. Per fortuna era riuscito a seminare Shampoo. Il violento calcio che la fidanzata si era divertita a riservare a entrambi lo aveva spedito fuori dalla finestra e, dopo un lungo volo in orbita direttamente sul tetto, dove, seppur mal ridotto, si era attardato nella speranza che quella gattaccia smettesse finalmente di tormentarlo. Così era stato. Nonostante ciò preferì la compagnia delle fredde tegole sulle quali era seduto piuttosto che quella dei Tendo, cui sapeva comunque di non poter sfuggire per sempre. Fece una smorfia, sollevando gli occhi al cielo in cerca di misericordia. Le stelle sembravano così grandi e luminose, quella notte. 

-Non me ne faccio nulla di una fidanzata che non si fida di me e che non perde occasione per picchiarmi - si lamentò ad alta voce - quello che cerco è una ragazza forte e combattiva, certo, ma anche dolce e femminile. Gentile e soprattutto comprensiva. Qualcuno che mi sostenga sempre, senza darmi addosso in ogni momento e… sì, che mi somigli il più possibile. Qualcuno come me. 

Un'unica stella, sotto il suo sguardo, parve brillare più delle altre. 

 

continua… 

 

 

   
 
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