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Autore: LuciaDeetz    29/09/2021    5 recensioni
Comincia sempre con il tocco di piuma di una mano a scacciarti via i capelli dalla fronte. La prima goccia che si infrange sul fondo in legno di betulla, l’altra mano al tuo orizzonte.
[Loki/Sigyn, mitologia norrena]
Genere: Angst, Drammatico, Poesia | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Uroboro

Comincia sempre con il tocco di piuma di una mano a scacciarti via i capelli dalla fronte.
La prima goccia che si infrange sul fondo in legno di betulla, l’altra mano al tuo orizzonte.
È solo una tregua scandita da carezze a senso unico, il respiro che precede l’immersione,
perché poi c’è solo il veleno opaco che trasuda e stilla ad accecarti il senso della visione.
Nelle orecchie hai piedi che si allontanano e urla e il sibilo della marea che ti sommerge,
poi è finita, almeno per il momento, Sigyn è di nuovo con te, e il bianco della ciotola riemerge.
Annaspi verso quella luce in superficie, ma mentre lasci che il rombo della terra si estingua[1],
qualcosa brucia all’angolo delle tue labbra schiuse e catturi il sale sulla punta della lingua.
Lo stillicidio scende caldo sulle piaghe del tuo viso, ma provoca ben altro tipo di affanno,
quello per lei, luminosa fedeltà, catturata per sempre dall’orizzonte cupo del tuo inganno[2].
Alzi un dito freddo ad anticipare la lacrima che lei tiene ancora appesa a un ciglio,
ma nel tintinnio delle catene che trascini risuona, crudele, la risata di vostro figlio[3].



Angolino d’autrice:
L’uroboro è il serpente che si morde la coda, simbolo di un cerchio senza inizio né fine, come lo è un po’ la tortura ciclica del serpente per Loki e Sigyn.
Negli ultimi tempi sto dando una rilettura a I miti Nordici di Gianna Chiesa Isnardi in preparazione di una long destinata al fandom di Thor che sto pianificando da tanto, troppo tempo. Oltre ad accusare un colpo al cuore nel constatare che il volum(on)e sta mostrando i primi segni di usura - io che sono sempre così attenta e maniacale nel maneggiare la carta, sigh T.T - stavolta a conficcare un altro chiodo nella mia tenera carne c’è stato il brano “Baldur” di Osi and the Jupiter. Consiglio di andarlo ad ascoltare, perché merita e sul suo violoncello ho abbozzato tutti i versi di questa poesia. Credo che stanotte sarò tormentata da incubi angoscianti.
Spero vi piaccia! :)

[1] I vichinghi attribuivano il fenomeno del terremoto ai tentativi di Loki di eludere le gocce di veleno. Scuotendosi sulla lastra di pietra che lo imprigionava, il dio scuoteva la terra stessa.

[2] Fa riferimento all’orizzonte degli eventi di un buco nero, che non è altro che il confine oltre il quale nulla può fuggire perché la forza di gravità del buco glielo impedisce. Questo nulla include anche la luce che, nonostante sfrecci per lo spazio all’oscena velocità di 300.000 km/s, una volta sfiorato questo orizzonte ne viene attratta ed è destinata a rimanere intrappolata per sempre dal suo campo gravitazionale. Insomma, i buchi neri sono gigantesche trappole insaziabili che adescano qualsiasi tipo di materia che abbia la sfiga di fare un incontro ravvicinato con loro nel vuoto siderale dell'universo.

[3] Dopo la morte di Baldur, Odino ordinò che i figli di Loki scontassero la pena insieme al padre. Vali fu trasformato in un lupo e sbranò suo fratello Narfi, dalle cui interiora gli dèi ricavarono i lacci con cui imprigionarono Loki su una lastra di pietra. Cose allegre e virtuose, insomma.

   
 
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