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Autore: _Misaki_    30/09/2021    2 recensioni
Tra i grattacieli della moderna Seoul si nasconde l'associazione segreta per cui lavorano Iris, May, Wendy e Lizzy, quattro agenti oberate di lavoro. Al rientro dall'ennesima missione viene subito assegnato loro un nuovo, urgente incarico: recuperare una micro SD che contiene preziose informazioni sulle attività estere di una nota organizzazione mafiosa. All'inizio sembra un gioco da ragazze, ma la situazione si complica quando il nemico, ex collaboratore della loro stessa agenzia, ordina ai propri sottoposti di ucciderle.
Genere: Azione, Commedia, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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 DANGEROUS
 
- Cap. 33 -


 
Erano le due di pomeriggio passate e Dawon ancora non si era fatto vivo. Taeoh e Daeju lo stavano aspettando impazientemente vicino alla macchinetta del piano terra dell’associazione. Di lì a poco si sarebbero dovuti recare in aeroporto per la loro prima missione da agenti a tutti gli effetti. Mentre aspettavano che la macchinetta finisse di riempire il bicchiere con il latte macchiato che Daeju aveva ordinato, le allieve di SolHee, di rientro dal poligono, si accodarono ai due ragazzi per prendere a loro volta qualcosa da bere. O forse solo per avere la scusa di vederli da vicino e interagire con loro neanche fossero delle celebrità. Soprattutto una delle ragazze, Luna, osservava timidamente Daeju senza trovare il coraggio di fare la prima mossa.
«Psst...» Taeoh picchiettò col gomito nel braccio di Daeju per suggerirgli di fare qualcosa. L’amico colse il segnale e decise di buttarsi.
«Oh, ciao Luna.» disse, in modo un po’ goffo «Posso offrirti qualcosa?»
«Ah... eh... dici a me?» la ragazzina andò totalmente in panico.
«Sì, Luna.» rispose lui, in tono confuso. Temeva di aver già sbagliato qualcosa.
«Grazie mille Daeju!» al contrario, Luna provò una gioia immensa per quel piccolo pensiero da parte del ragazzo. Si sentiva come una bambina che aveva appena ricevuto il regalo più bello di sempre.
«Ma figurati, non è niente di speciale...» sminuì il ragazzo, passandosi una mano dietro alla nuca in modo imbarazzato.
«Daeju, ma come facevi a sapere che oggi è il giorno del mio compleanno?»
«A dire il vero io non...» la verità era che non ne aveva la minima idea. Taeoh tirò di nuovo una gomitata a Daeju e pensò che questa fortunata coincidenza lo aveva perlomeno salvato da una rivolta di massa delle altre allieve. «Non lo sapevo fino a oggi! L’ho scoperto per caso, eh sì!» si corrésse immediatamente, dopo il segnale dell’amico. «Allora, cosa scegli?» cambiò discorso. Nel frattempo, il suo bicchiere era pronto, perciò lo spostò da sotto l’erogatore.
«Una cioccolata calda! SolHee non ci permette di mangiare la torta neanche in giorni speciali come questo! Ma grazie a te festeggerò degnamente i miei ventun anni!»
«Che cattiveria...» Daeju inserì i soldi e selezionò la cioccolata.
«Ma, Daeju.» sembrava non poter fare a meno di chiamarlo per nome «Tu quanti anni hai? Cioè, volevo dire, quando li compi?»
Taeoh sogghignava divertito. Erano entrambi imbranati, ma lei sembrava davvero interessata. Chissà come l’avrebbe presa quando avrebbe scoperto che avevano ben otto anni di differenza.
«Ah, io? Tra un bel po’. Il sette di ottobre ne faccio trenta.»
«Sembri molto più giovane!»
«Hehehe grazie!» gli rimase il dubbio: stava pensando che era troppo vecchio? In ogni caso, le passò la cioccolata, che ormai era pronta. Proprio in quel momento, una delle ragazze urlò: «C’è Minho!» e tutte le altre, Luna compresa, si voltarono verso la porta che dava sull’esterno.
L’agente rubacuori più affascinante dell’associazione fece il suo ingresso trionfale accennando un saluto alle ragazzine, che andavano sempre in totale delirio per lui. Dopo la brutta ferita da arma da fuoco che gli era quasi costata la vita a Tokyo aveva passato un periodo molto lungo di convalescenza, ma ora finalmente era pronto a riprendere servizio. Naturalmente Daeju ci rimase un po’ male nel vedersi rubare tutta l’attenzione così.
«Ragazze! Smettetela di infastidire gli agenti! Andiamo!» l’insegnante SolHee richiamò le sue rumorose allieve.
Le ragazze si quietarono all’istante e la seguirono disciplinatamente. Solo Luna si voltò verso Daeju e lo ringraziò nuovamente prima di andarsene.
«Hai fatto colpo amico!» si congratulò Taeoh.
«Caspita... sono davvero vecchio per lei. E ora?»
«Nah, cominciate a conoscervi meglio. Non sempre conta l’età.»
«Mah, se lo dici tu...»
«Ragazzi? Ma che era tutta quella folla?» disse Dawon, spuntando alle loro spalle.
«Ah! Mi hai spaventato.» protestò Daeju «C’era Minho...»
«Alla buon’ora, amico! Partiamo?» lo salutò Taeoh.
«Sono il leader, faccio quello che voglio.» si giustificò lui.
«Sì, sì, come no...»
«Comunque, vado un attimo a cambiarmi, metto due cose in valigia e arrivo.»
«Ok, vedi di non fare tardi. E non portare troppo che il tempo previsto è di cinque giorni.»
«Lo so, lo so...»
Dawon si preparò in velocità e finalmente raggiunse gli altri due colleghi per la loro prima vera missione. Era un po’ come lavorare per Ray ma molto meglio organizzati e con la consapevolezza che non gli avrebbero commissionato omicidi insensati e cose illegali. Era una bella sensazione. I tre lasciarono l’associazione e si diressero all’aeroporto per partire alla volta di Busan.
 
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
 
«Pronto?» rispose al telefono May «Sì... sì, va bene, ho capito... ok, arrivederci.»
«Chi era?» chiese Iris, affacciandosi alla porta della camera dell’amica.
«La segretaria di L. Si riparte.» erano passati solo tre giorni dall’ultima missione. Quel lunedì erano partiti i tre nuovi agenti e l’indomani, di giovedì, sarebbe toccato a lei.
«Dove ti mandano stavolta?»
«A Bali. Sembra che un’idiota abbia rubato una grossa somma di denaro in Corea e sia fuggito a nascondersi lì, quindi non possono inseguirlo.»
«Ohhh, Bali! Se non altro ti farai un viaggetto.»
«Già! E vado con Shion, quindi questa volta mi è andata bene!»
«Alla grande direi!»
«Già, parto domani mattina.»
«Hai bisogno di un passaggio in aeroporto?»
«No, tranquilla, mi passa a prendere lui.»
«Ok! Senti, ti va di andare a mangiare fuori stasera? Ho una voglia incredibile di sushi!»
«Ci sto!»
 
Così le due ragazze si prepararono e uscirono a cena al loro abituale ristorante di sushi. Era uno dei loro luoghi preferiti perché ci andavano spesso quando erano ancora allieve. Mentre Lizzy e Wendy le avevano conosciute solo successivamente, quando si era venuto a creare il gruppo di agenti e si erano improvvisamente ritrovate ad abitare insieme, Iris e May si conoscevano già da prima. Da bambine abitavano nello stesso condominio, in Europa, e anche se avevano due anni di differenza potevano definirsi amiche di infanzia. Entrambe le famiglie si erano trasferite in Corea del Sud per lavoro quando Iris stava per cominciare le medie e May era agli ultimi anni delle elementari. Imparare la lingua era stato difficile, ma anche affascinante. Entrambe erano portate per le lingue straniere e avevano anche diversi interessi in comune. Negli anni il loro legame era andato rinforzandosi sempre più fino a potersi considerare come due sorelle. Avevano frequentato scuole diverse ma alla fine avevano intrapreso entrambe la stessa carriera di agenti, prima Iris e, due anni dopo, May. Non avevano condiviso la stessa insegnante, ma si incontravano spesso per confrontarsi e passare un po’ di tempo insieme. Sapevano di poter contare sempre l’una sull’altra e scherzavano spesso sul fatto che quando si sarebbero sposate avrebbero voluto essere vicine di casa.
La serata volò in fretta tra una chiacchiera e l’altra e il giorno seguente, di mattina, Shion passò a prendere May. La ragazza salutò l’amica e si diresse in aeroporto.
 
«Allora, sei pronta per questa nuova avventura?» le chiese il ragazzo in tono scherzoso.
«Pronta! Ma dici che si arrabbierà L se mi dimentico dell’obiettivo e vado a prendere il sole in spiaggia?»
«Direi di sì!»
«Che peccato, un po’ ci speravo...» continuò scherzando lei. Con Shion aveva instaurato un bel rapporto. Non che prima non stesse bene in sua compagnia, ma da quando stavano insieme anche lui era meno impacciato nei suoi confronti ed erano diventati estremamente complici, una cosa che, al contrario del luogo comune per cui se si ha una relazione o si è innamorati non si lavora bene e si perde la concentrazione, li aveva resi estremamente efficienti, soprattutto nelle missioni di coppia.
Come ogni volta, i due si imbarcarono, pronti a portare a termine il loro incarico, e questa volta sarebbero anche atterrati in un posto fantastico. A May venne spontaneo pensare che faceva una vita frenetica, ma era contenta così. Forse la stabilità non è così semplice da trovare, o forse dipende da cosa intendiamo per stabilità. Mettersi a rincorrere criminali poteva essere pericoloso, ma stare tutto il giorno chiusa in un ufficio sarebbe stato anche peggio, si sarebbe sentita soffocare. E poi in questo modo aveva anche la possibilità di viaggiare il mondo, se era fortunata, con la persona che amava al suo fianco.
Tenendosi mano nella mano con Shion, guardò fuori dal finestrino. Vide le nuvole bianche galleggiare leggere nel cielo azzurro e pensò che era felice. Era quella la vita che voleva.
 
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
 
 
Il venerdì sera era arrivato in fretta. Iris stava sorseggiando una tazza di tè verde mentre osservava dalla finestra della cucina le luci di Seoul. Lungo l’ampio viale su cui era affacciato il suo appartamento era un susseguirsi di auto dirette chissà dove. Dopo tanti giorni di sole si era improvvisamente messo a piovere e l’acqua cadeva sull’asfalto e sugli edifici creando una moltitudine di riflessi colorati. Iris aveva lasciato la luce accesa in salotto, mentre in cucina l’aveva tenuta spenta per poter vedere bene all’esterno. Per un po’ rimase così, nel buio della stanza a contemplare il panorama e a godersi in silenzio lo scrosciare della pioggia. Non era il tipo da disdegnare una buona compagnia, ma anche la solitudine non le era mai dispiaciuta. Dopo gli ultimi mesi di lavoro intenso, i giorni di calma appena trascorsi le erano sembrati una benedizione. Ne aveva approfittato per fare ordine in camera e nei pensieri. In più era la prima volta da Cancún che aveva la casa tutta per sé.
La sua attenzione si spostò dal mondo esterno al proprio riflesso sul vetro. Mosse la testa prima a destra, poi a sinistra, osservando il collo, lasciato scoperto da un maglione bianco con un leggero scollo a V. I lividi bluastri erano migliorati molto e si stavano riassorbendo. Era un po’ come se l’incubo vissuto con la comparsa di Devon stesse finalmente scomparendo, dissolvendosi insieme alle tracce che aveva lasciato sul suo corpo. Iris aveva avuto davvero paura quella volta, ma l’aveva visto talmente miserabile che non provava più né rabbia né risentimento nei suoi confronti.
Qualcuno suonò al campanello, distogliendola dai pensieri. La ragazza andò a controllare il citofono. Non aspettava nessuno. Sullo schermo vide il volto di Taeoh. Era già al ventesimo piano, davanti a casa sua. Gli aprì subito la porta. Non si aspettava che sarebbe venuto a trovarla.
«Ciao!»
«Sorpresa!» esclamò lui, con un sorriso a trentadue denti stampato in volto.
«Entra, non stare lì.» lo invitò a varcare la soglia.
Il ragazzo si tolse le scarpe, lasciandole all’ingresso insieme a quelle di Iris, e si richiuse la porta alle spalle.
«Ti ho disturbata? Che stavi facendo?»
«Ma no, figurati. Stavo bevendo un tè. Vuoi qualcosa?»
«Umm... no, grazie.» Iris si incamminò verso la cucina, dove aveva lasciato la tazza, e Taeoh la seguì.
«Che sorpresa davvero vederti qui! Quando sei tornato?»
«Poco fa, sono passato dal dormitorio a cambiarmi e a lasciare giù la valigia e sono venuto subito qua.»
Iris non poteva fare a meno di sorridere. Si erano detti mille volte di incontrarsi a casa sua ma non c’erano mai riusciti e ora finalmente eccolo lì. Prese in mano la tazza e si appoggiò al davanzale, dando le spalle alla finestra e rivolgendo lo sguardo verso Taeoh. Anche lui rimase in piedi, a pochi centimetri da lei.
«Sta piovendo parecchio, hai i capelli un po’ bagnati.» disse Iris, passando delicatamente le dita sulla frangia del ragazzo. I capelli gli erano cresciuti parecchio negli ultimi mesi. Prima erano davvero corti, ora, invece, aveva una frangia lunga fino alle sopracciglia e li teneva un po’ più tagliati dietro e ai lati.
«Solo poco, non avevo l’ombrello.» Taeoh si sporse appena verso di lei e le stampò un bacio sulle labbra.
«È andato tutto bene a Busan?» gli chiese Iris, finendo di bere il tè.
«Benone direi! Ce la siamo cavata perfino prima del previsto. Sai, a dire il vero come lavoro mi piace molto più di quello di prima. Alla fine a livello pratico non cambia molto, ma almeno sento di star facendo qualcosa di utile e non dei danni.»
«Mi fa piacere sentirtelo dire! Dopotutto è un po’ anche colpa mia se la tua esistenza si è stravolta. Se avessi avuto rimpianti sarebbe stato un guaio.»
«Per merito tuo più che per colpa tua! Se penso al motivo per cui ci siamo conosciuti sono io che mi dispiaccio.»
«È acqua passata. E poi ho sempre avuto la sensazione che non volessi farlo sul serio...»
«Questo è vero... se proprio devo dirla tutta, il boss di prima era un vero idiota e poi più ti conoscevo e più temporeggiavo. Insomma, sarebbe stato troppo anche per me. Non ho mai amato l’illegalità in quanto tale, mi servivano solo soldi per vivere.»
«Non posso darti torto. Non eri certo in una bella situazione.»
Lui annuì.
«Comunque, Busan è molto bella come città. Un giorno potremmo andarci insieme.»
«Mi piacerebbe!»
«Non faccio promesse però, visto che ci sono voluti mesi per venire a trovarti.» rise leggermente.
«Ti va di andare sul divano?» Iris si allontanò dalla finestra, lasciò la tazza vuota nel lavandino e si diresse in salotto.
Taeoh annuì con un cenno del capo e la seguì.
«Vediamo un po’ cosa danno in televisione.» la ragazza prese il telecomando e cominciò a scorrere i canali. «Film deprimenti, documentari, telegiornale, film di spionaggio...» si soffermò per un attimo su quest’ultimo.
«Ehi, non vorrai sentir parlare di lavoro anche adesso che sei in vacanza?» la stuzzicò lui, puntandole un dito nel fianco e facendole venire da ridere.
«Ma ho cambiato canale!» rispose Iris, ricominciando lo zapping.
«Non è vero! Ti ho vista! Ti eri fermata sul film di spionaggio!» continuò lui, prendendo a farle il solletico alla pancia.
«Basta! Basta! Smettila!» protestò Iris tra una risata e l’altra. Non riuscendo a resistere, aveva iniziato a divincolarsi nel tentativo di sottrarsi a quella buffa tortura, ma Taeoh, che rideva a sua volta, non sembrava intenzionato a cedere. Iris riuscì ad afferrare un cuscino e iniziò a difendersi, colpendolo a casaccio, ma un movimento un po’ più brusco degli altri le fece perdere l’equilibrio, facendoli cadere entrambi su un lato del divano, lei sopra di lui. Taeoh smise di farle il solletico e iniziò a fissarla negli occhi. Le sue mani raggiunsero il volto della ragazza. La tirò verso di sé e iniziò a baciarla lentamente. Iris lasciò cadere il cuscino per terra e ricambiò quel bacio che si stava facendo sempre più passionale. Ad un certo punto, Taeoh puntò i gomiti contro il divano, sollevandosi in modo da far tornare entrambi seduti. Interruppe il bacio e le sfilò il maglione, per poi soffermarsi a guardarla. Con una mano le accarezzò il volto.
«I segni stanno andando via finalmente.» disse sollevato, notando che i lividi intorno al collo si erano molto attenuati e sull’addome non c’era più nulla. Non la vedeva dal giorno dopo essere tornati dalla missione che l’aveva messa in pericolo di vita ed era contento di scoprire che si stava riprendendo in fretta.
«Sto molto meglio.» Iris annuì, ma gli occhi di Taeoh continuavano a bruciarle addosso. Non riuscì a resistere e liberò anche lui dal suo maglione, constatando che i segni lasciati dall’ultimo scontro sul suo addome erano scomparsi del tutto. «E anche tu.»
Taeoh le sorrise, facendole definitivamente perdere la testa. Iris si sporse verso di lui e ricominciò a baciarlo, facendo scorrere una mano sulla sua pelle leggermente ambrata. Dal viso scese lungo il collo, attraversò il petto e raggiunse gli addominali, come sempre scolpiti da ore e ore di allenamenti. Taeoh la fermò, prendendo la mano di Iris nella sua, e interruppe il bacio.
«Senti… posso restare da te stanotte?» le chiese timidamente.
Iris si sentì pervadere da un misto di felicità e tenerezza. Per la prima volta le sembrò lui quello ingenuo tra i due.
«L’avevo già messo in conto.» gli rispose, arrossendo leggermente. «Andiamo di là.» aggiunse poi, indicandogli la propria camera. A quel punto, Taeoh si alzò in piedi, stringendo le braccia intorno ai fianchi di Iris e sollevandola dal divano. Lei mise le gambe intorno alla vita del ragazzo, aiutandolo a sorreggerla, e si lasciò portare sul letto. Finalmente, dopo tanta attesa, potevano godersi del tempo da soli e, con un po’ di fortuna, avrebbero passato insieme l’intero weekend.
 
 
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
 
 
Un mese e mezzo dopo.
 
Come ogni mattina, Wendy uscì di casa per recarsi al lavoro. Il tempo era volato, era già inizio aprile. La ragazza respirò a pieni polmoni l’aria primaverile e si godette per un attimo la sensazione del sole tiepido sulla pelle. Lungo la strada notò che i fiori avevano iniziato a sbocciare su molti alberi. Quell’anno le sarebbe piaciuto andare a vedere i ciliegi con Dawon, ma spesso lui era in viaggio e non riusciva più a vederlo di frequente come prima. Sarebbe stato difficile organizzare qualcosa. Lo stesso valeva per le amiche. Abitando da sola difficilmente le incrociava e anche nei weekend si ritrovava da sola, seduta sul divano a guardare la televisione. Una noia mortale. Ogni tanto usciva con il gruppo delle insegnanti dell’associazione, ma non era riuscita a legare molto con loro. Venivano tutte da background molto differenti dal suo, e poi c’era sempre quell’invidiosa di SolHee a rovinare l’atmosfera. Come Dawon e i ragazzi, anche Iris e May erano impegnate con le missioni, mentre Lizzy avrebbe partorito a giorni e la sua agitazione era alle stelle. Ogni tanto la chiamava per telefono ma non aveva idea di come tranquillizzarla. La gravidanza era un’esperienza a lei sconosciuta e sperava lo sarebbe stato ancora per molto tempo.
Da L aveva saputo che Jiho e Minki erano passati dalla loro parte. Non si sarebbe mai e poi mai immaginata che Jiho avrebbe ceduto proprio grazie a Lizzy. Non sapeva se fosse una specie di penitenza o gli interessasse davvero, ma andava anche a trovarla di tanto in tanto e le aveva persino promesso che avrebbe riconosciuto il bambino. Da cattivone per eccellenza a padre modello, insomma. Un bel cambiamento a 360 gradi per uno così. Quando gliel’avevano detto non aveva potuto fare a meno di pensare che il mondo era davvero strano.
Anche lavorativamente parlando, erano mesi che conduceva uno stile di vita tranquillo, se non addirittura monotono. Un mese e mezzo prima aveva iniziato ad allenare un nuovo gruppo di ragazzini e le lezioni procedevano alla rilenta. Era il suo primo vero gruppo di completi principianti dopotutto. Le capitava più e più volte di doversi ripetere e anche nel combattimento le toccava essere fin troppo clemente. Erano molto inesperti. Con un po’ di autocontrollo riusciva sempre a mantenere la pazienza, ma era davvero stancante, per non dire frustrante, vederli progredire così lentamente.
In ogni caso non è che le dispiacesse la vita da insegnante. Se l’era scelta lei e aveva guadagnato quel posto studiando duramente. Però un po’ le mancava l’avventura. Anzi, molto. Giorno dopo giorno usciva sempre allo stesso orario, percorreva a piedi la stessa strada, incontrava le stesse persone e mangiava negli stessi posti. Alla lunga questo stile di vita così ordinario la stava annoiando. Avrebbe voluto di nuovo prendere un aereo, ritrovarsi in qualche inseguimento in auto, scovare i criminali e suonargliele di santa ragione. Il brivido della vita da agente era qualcosa di inestimabile. E poi ogni volta che le sue colleghe venivano mandate in qualche posto esotico si sentiva terribilmente invidiosa. Soprattutto se si trattava di una missione in coppia. Quanto le sarebbe piaciuto andare all’avventura con Dawon un giorno!
Ancora pochi minuti e sarebbe arrivata all’associazione, pensò, passando l’intersezione con una stradina secondaria. In quel momento un uomo incappucciato e completamente vestito di nero corse fuori da quel vicoletto, dirigendosi verso di lei. Non fece nemmeno in tempo a capire cosa stava accadendo che l’uomo le fu addosso e la strinse da dietro in una morsa molto potente, costringendola a star ferma, mentre con una mano premette con forza un fazzoletto imbevuto di una sostanza dall’odore dolciastro contro la sua bocca e il suo naso. Wendy sentì che stava pian piano perdendo conoscenza. Doveva essere cloroformio. Le gambe le cedettero. Era totalmente in balia del proprio aggressore.



Fine cap. 33
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   E siamo giunti alla fine anche di questa parte! Finalmente un po' di gioie per questi poveri personaggi! Ma che sarà successo a Wendy? Chi è questo nuovo, misterioso aggressore che l'ha narcotizzata? E che le vorrà mai fare?
   Abbiamo ancora due capitolo per scoprirlo e risolvere il mistero! :)
   A presto!

   Misa

 
  
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