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Autore: heliodor    14/10/2021    0 recensioni
Valya sogna di diventare una grande guerriera, ma è solo la figlia del fabbro.
Quando trova una spada magica, una delle leggendarie Lame Supreme, il suo destino è segnato per sempre.
La guerra contro l’arcistregone Malag e la sua orda è ormai alle porte e Valya ingaggerà un epico scontro con forze antiche e potenti per salvare il suo mondo, i suoi amici… e sé stessa.
Aggiunta la Mappa in cima al primo capitolo.
Genere: Avventura, Fantasy, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Cronache di Anaterra'
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Nemmeno tu mi conosci

 
“È rovente” esclamò Nykka scuotendo la mano. Si guardò il palmo con espressione perplessa.
“Sei ferita?” le domandò Valya con apprensione.
La strega scosse la testa e le mostrò il palmo della mano. Era liscio e bianco.
“È stata la sensazione più spiacevole che abbia mai provato” disse Nykka.
“Quando l’ho toccata io” disse Ros. “Sono quasi svenuto.”
Valya fissò la spada con sguardo assorto e la mente in confusione.
“Vuoi provare tu?” le domandò Nykka.
“Sì” disse. Si avvicinò alla spada e la raccolse con la mano destra. La sensazione di averla nel palmo le trasmise delle piacevoli ondate di energia. Le forze sembrarono rifiorire ed ebbe la sensazione di essere più veloce, più resistente. Persino il buio sembrò rifulgere di una luce innaturale che rendeva più netti i contorni delle figure.
“Tutto bene?” le chiese Nykka.
Valya annuì con vigore. “Il potere” disse con un filo di voce. “È tornato.”
“Sul serio?” fece la strega. “Come prima?”
Annuì di nuovo.
Più di prima, pensò. Meglio di prima. Più forte. Potrei abbattere le mura di questa caverna se lo volessi, anche se finirei per morire seppellita dalle rocce. Ma potrei farlo. Potrei…
Scosse la testa per scacciare quel pensiero.
Nykka guardò Ros. “Tu che ne pensi?”
Lui si strinse nelle spalle. “Ti ripeto che non so niente di spade magiche.”
“Quando saremo fuori di qui, dovremo provare a saperne di più, non trovi? Ci sarà pure qualcuno che possa spiegare tutto questo.”
A Valya non interessavano le spiegazioni. Aveva di nuovo la sua spada magica, con i poteri e la forza che le trasmetteva. E ora sapeva di poter fare tutto ciò che voleva. Era invincibile.
Guardò Nykka. “Torniamo di sopra?”
La strega annuì. “Hai finito con quei simboli?” chiese a Ros.
Lui le mostrò un foglio di pergamena. “Li ho trascritti qui sopra, ma li dovrò tradurre.”
“lo farai dopo che saremo tornati di sopra e avremo fatto uscire tutti da questo posto. Qui abbiamo finito. Andiamo.”
Nykka si incamminò davanti a loro, la lumosfera che ondeggiava sulla sua testa illuminando il percorso. Dietro di lei, Valya la seguiva a testa bassa, la mente immersa nei suoi pensieri.
Poteva avvertire la presenza di Ros alle sue spalle, qualche passo più indietro. Non osava guardarlo. Non osava nemmeno pensare a lui.
Dopo aver superato la sala del pozzo senza riuscire a guardarlo, presero la strada per quella delle casse distrutte. Solo allora Valya si voltò per guardare Ros.
Lui stava leggendo qualcosa dalla pergamena che aveva usato per tracciare i simboli sotto la statua della donna.
“Non ti avrei colpito sul serio.”
Ros alzò la testa d scatto. “Come dici?”
“Non ti avrei colpito.”
Lui rimase in silenzio a osservarla.
“Dico davvero.”
“Sembravi molto determinata.”
Valya arrossì. “Non so a cosa stessi pensando. Ero confusa.”
“È quella spada. Nykka ha ragione.”
“Perché? Che cosa ti ha detto?”
“È maledetta” disse Ros. “Dovresti liberartene.”
“Mai” disse con decisione. La sua mano corse d’istinto all’elsa.
“Visto?”
Valya allontanò la mano. Le tremava e non riusciva a fermarla. “Io non posso rinunciare a lei.”
“Invece sì” disse Ros avvicinandosi di un passo. “Quella spada ti ha fatto qualcosa. Quando la usi non sei più la Valya che ho conosciuto a Cambolt.”
“Allora ero debole.”
“Ma non avevi paura di sfidare Rezan.”
“Ora non sarebbe più un problema per me. Potrei… potrei…” Esitò davanti allo sguardo di Ros.
“Potresti ucciderlo facilmente. È questo quello che volevi dire?”
Valya tacque.
“A Cambolt non avresti mai pensato una cosa del genere.”
“Tu non sai a cosa pensavo quando vivevamo a Cambolt. E non sai a cosa sto pensando adesso.”
“È vero, ma posso intuirlo. Da quando hai quella spada…”
“La questione qui non è la spada” esclamò alzando la voce. “Tu non sai niente di me, Ros. Non sai come vivevo a Cambolt. Mentre tu te ne stavi rinchiuso nella tua bella casa, servito e accudito da servi e ancelle, io dovevo lavorare alla forgia per aiutare mio padre. E se non fosse stato per tuo padre che ce la voleva portare via ingiustamente…”
“Eravate pieni di debiti” disse Ros.
“Per colpa di tuo padre. Lui metteva in giro voci cattive su mio padre.”
“Tuo padre cacciava via i clienti o li spaventava” ribatté lui. “Più di una volta venivano al villaggio a lamentarsene.”
“Non è vero” disse Valya. “Stai mentendo. Tu… tu…” La mano corse di nuovo all’elsa e lei notò qualcosa nello sguardo di Ros.
Non era spaventato né atterrito. Sembrava divertito.
Si sta prendendo gioco di me? Si chiese. Mi sta provocando di proposito?
Allontanò di nuovo la mano. “Non ti minaccerò più con la spada” disse con tono solenne.
Ros la guardò con espressione scettica.
Valya poggiò la mano sul petto. “Te lo giuro. Mano sul cuore.”
Lui ghignò. “Ti credo” disse Ros. “Ma non alla persona che usa la spada. Di quella non riesco proprio a fidarmi.”
Valya stava per replicare piccata quando Nykka disse: “Avete proprio voglia di parlare voi due, vero? Ci aspetta almeno mezza giornata di cammino e sarà tutta in salita. Che ne dite di stare un po’ zitti e pensare a camminare?”
“Scusa” disse Valya.
Con la coda dell’occhio lanciò un’occhiata a Ros che si era rimesso a leggere la pergamena.
Dopo aver superato un altro livello Nykka decise che potevano concedersi una pausa. “Siamo tutti stanchi” disse. “Ma se non ci fermiamo ogni tanto rischiamo di crollare ed essere costretti a soste più lunghe in seguito.” Lasciò cadere la borsa a tracolla sul pavimento di pietra. Si trovavano poco oltre il livello con le casse distrutte, dove i cunicoli e sale si alternavano con regolarità ed erano tutti vuoti, a parte qualche panca intagliata nella roccia e quello che sembrava un focolare.
Ros ne sembrò subito attratto e si mise a osservarlo da vicino.
Nykka sbuffò. “Fa sempre così?”
Valya si strinse nelle spalle.
“Io voglio solo andarmene e lui ha ancora voglia di esplorare queste pietre” si lamentò la strega. “Scommetto che se ne avesse la possibilità, rimarrebbe qui a vagare per questi cunicoli.”
Valya ghignò.
“Però su una cosa ha ragione” disse lei tornando seria. “Quella spada ti rende diversa.”
“Io non mi sento diversa.”
“È la stessa cosa che capita anche a noi” disse Nykka. “La prima volta che scopriamo di avere i poteri ne siamo terrorizzati, abbiamo paura di ferire per sbaglio le persone a cui teniamo e alcuni rifiutano di usarli per intere Lune. Ma quando impariamo a usarli, abbiamo voglia di scoprire fin dove ci possiamo spingere, di andare oltre i nostri limiti.”
“Succede anche a me” disse Valya. “Mi basta sfiorare la spada per sentirmi forte. Potrei fare qualsiasi cosa. Una volta ho quasi volato.”
Nykka si accigliò.
“È successo dopo che ci siamo separati, quando Zane e io abbiamo trovato l’armata e ci siamo diretti a Charis” spiegò. “Astryn e altri andarono in esplorazione e portarono anche me. Pensavamo che si trattasse di una missione semplice e invece ci imbattemmo nei rinnegati.”
“Ti riferisci alle Zanne di Gandum?”
Valya annuì. “Esatto.”
“Astryn me ne parlò dopo essere arrivata a Charis. Mi disse che ti aveva ordinato di restare al sicuro e che ignorasti il suo ordine.”
Valya arrossì. “L’ho fatto per aiutarli.”
“E che saresti morta se lei non ti avesse soccorsa.”
“In verità sono stato io a salvarla” disse Ros.
Nykka sgranò gli occhi. “Posso sapere come? Da quello che ho capito la strega che avete affrontato era di rango elevato.”
“Ros usò una pozione” disse Valya. “Come si chiama?”
“Nebbia urticante.”
“Che nome stupido” esclamò Nykka. “Ma comunque efficace. E la strega che hai sconfitto che fine ha fatto?”
“È morta soffocata” disse Ros con tono secco.
Valya quasi sussultò sentendolo usare quelle parole. “Sì, è vero” disse. “Ci fu un incidente mentre eravamo fermi e lei morì.”
“Peccato” disse Nykka. “Avrebbe potuto darci delle informazioni interessanti.”
“Zane disse lo stesso.” Guardò Ros che aveva girato la testa dalla parte opposta come se volesse evitare i loro sguardi.
“Riposiamo un altro poco, mangiamo e beviamo qualcosa e rimettiamoci in marcia” disse Nykka.
Valya prese della carne secca e la masticò con calma, in modo da farla durare di più e calmare i morsi della fame. Ros invece rimase seduto in silenzio a fissare il vuoto. Quando ebbe finito il suo pasto, andò a sedersi accanto a lui.
“Niente spada” disse notando la sua espressione allarmata. “Ho promesso.”
Rose sembrò rilassarsi.
“Secondo te cosa mi è successo, lì nel pozzo?”
“Non lo so” rispose. “Sarò sincero con te, Valya, ma stanno accadendo troppe cose strane da quando mi sono unito all’armata di Lormist. Non parlo solo della tua spada ma anche di Shi’Larra e di quello che è accaduto a Charis.”
“Cosa c’entra quello che è accaduto qui a me?”
“Non so nemmeno questo” rispose. “Ma il fatto che non sappia spiegarmelo non mi impedisce di pensare che sia tutto collegato.” Sospirò. “Vorrei aver studiato di più e saperti dare una risposta.”
“Dici sul serio?”
Annuì.
“Sei la persona più intelligente qui” disse Valya. “E non parlo sono di questa fortezza, ma di tutta l’armata, anche quella di Hadena.”
“Posso non essere d’accordo?”
“Sai guarire le persone, sai leggere quegli strani simboli e sai creare quelle strane pozioni. È più di quanto sappia fare chiunque altro io conosca.”
“Tu non conosci tutti” disse Ros.
“Da quando ho lasciato Cambolt ho conosciuto un mucchio di persone” disse.
“A proposito di quei simboli.”
Valya si fece attenta.
“Ci sono delle cose che voglio dirti da quando abbiamo lasciato Charis, ma non ne ho mai avuto l’occasione.”
“Si tratta di qualcosa di importante?”
“Sì. Credo.” Esitò. “Non lo so. A Charis parlai con Toralmir e Ofor prima dello scontro con Patyna e i suoi. Toralmir parlò di una strana profezia che Shi’Larra aveva fatto poco prima che il comandante Stanner partisse.”
“Non capisco.”
“Parte di quella profezia” fece Ros. “È incisa sulla tua spada.”
Valya si accigliò.
“Non chiedermi il perché, non saprei dirtelo nemmeno io, ma Shi’Larra ha fatto una profezia e Toralmir l’ha trascritta e cercato di interpretare. Nel frattempo, ho tradotto parte dei simboli sulla tua spada. Li ricordi?”
Lei annuì con vigore.
“Sono uguali, Valya. Non parola per parola perché non sono ancora in grado di tradurre tutte le sfumature nella lingua dei simboli e forse mai lo sarò, ma il significato è il medesimo.”
“Come è possibile?”
“Non lo so, ma mi spaventa molto.”
“Hai paura?”
“Non per me, Valya. Per te.”
“Io ho la mia spada” disse con tono sicuro.
“A cosa ti servirebbe? Shi’Larra è stata capace di far combattere tra loro centinaia di persone che avevano giurato di proteggersi. Potrebbe costringere te a usare la spada contro di me.”
“Ti ho giurato che non lo farò” disse con veemenza. “Non potrei mai.”
“Ma potrebbe costringere me a fare del male a te” disse Ros. “E questo non potrei sopportarlo.”
“Tu non ne saresti capace” disse Valya per rassicurarlo. “Sei un guaritore, non un assassino.”
Ros abbassò gli occhi. “Nemmeno tu mi conosci, Valya Keltel.”

 
  
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