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Autore: Hisae Nihil    31/10/2021    1 recensioni
"Corri con tutte le tue forze, spera di salvarti piccola scintilla di vita senza nome"
In principio era così, niente sorrisi né onore.
All'inizio di tutto, un nome. Nient'altro.
Genere: Angst, Dark | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Età vittoriana/Inghilterra
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 "Questa storia partecipa alla Samhain Eriee Night Run del forum Piume d'Ottone (crossposting con  Spooktober del medesimo sito) https://piumedottone.forumcommunity.net/ "
 

Le luci dei lampioni tremolavano nella loro danza scostante, cercando come meglio potevano d'illuminare le strade oscurate dalla notte.
Una notte comune come molte prima d'allora, con solo il mezzo sorriso della luna a capitolare in un cielo ebbro di stelle.
Tutto era silente, come in un dipinto dall'autore ignoto, ma il buio delle tenebre aveva appena iniziato a lambire gli anfratti delle strade di Londra. Vento freddo sferzava silenzioso per le strade di quella città, smuovendone la polvere di un giorno ormai finito, facendo rabbrividire i colori di quel luogo, i quali a stento cercavano di rifugiarsi tra le trame dei colori caldi che le fiammelle dei lampioni cercavano di proiettare sotto di loro.
Freddo e oscurità, in una notte autunnale ove solo dei fantasmi avrebbero potuto trovar un appagante rifugio.
Ma l'autunno, stagione di foglie secche e venti gelidi, di cieli grigi e nebbie persistenti, portava con sé anche l'acre odore della caccia, senz'arte e senza onore, priva di tutto se non del retrogusto amaro del selvaggio.
Però quelle falcate che parevano voler scavare la terra coperta di ciottoli e freddo lastricato, non appartenevano ad un animale, quella fuga disperata e senza voce, di chi di voce non ne aveva da sprecare se non per i propri respiri, apparteneva a tutt'altro.
Correva senza quasi toccar il suolo per le strade di una città che aveva dimenticato d'esser viva, gli occhi impregnati di paura ed imbevuti di sangue guizzavano da un angolo all'altro alla ricerca di un rifugio, una scappatoia. Qualsiasi cosa pur di riprender fiato.
Il suo abito era in parte strappato ed unto di sangue, la paura aveva un odore pungente su di lei ma il suo naso era troppo debole per captarne anche solo una lieve nota, figurarsi rendersi conto della scia che la seguiva.
Scappava, correva, incespicava, la gola arsa ed il corpo sudato, il vento che spostava con la sua figura, andandoci incontro carica di disperazione e paura, gli feriva la pelle con fredde ed invisibili lame fatte di niente, creando su di lei graffi inesistenti dai quali alcuna goccia di sangue sarebbe uscita. Ed i suoi capelli, dapprima raccolti con distratta cura, in quel momento selvaggi sferzavano l'aria, cercando un loro ordine in quella fuga disperata. Eppure, per quanto corresse veloce, i passi del suo inseguitore le rimbombavano nelle orecchie, calmi in una passeggiata infernale. Li udiva riecheggiare, come le lancette di un orologio quando giungeva l'ora esatta, lei troppo spaventata per voltarsi indietro, il cuore le batteva così velocemente da far male, ma aveva mai battuto il suo cuore?
Svoltò l'angolo rischiando di scivolare sui suoi stessi passi, agli angoli degli occhi le prime lacrime rosate s'erano già raggruppate, pronte a cadere, trattenute dalla lieve speranza di trovare una luce che le avrebbe garantito la salvezza. E la cercò, doveva esserci, quella fiamma che avrebbe estinto l'oscurità che la stava seguendo per rinchiuderla tra le sue trame, pregava di trovarla, prometteva mentalmente cose ad un'entità che non l'avrebbe udita, implorava pietà, nelle sue parole mai pronunciate. Prometteva che non avrebbe più fatto niente di ciò che l'aveva portata a quel punto, vendeva le sue parole pur d'avere quella piccola scintilla di salvezza, non aveva fatto niente di male, era solo stata costretta a sopravvivere...
Respirare iniziò a divenir faticoso, e quei passi ancora li udiva, troppo vicini per esser reali, sentiva le forze iniziare a mancarle
“Non conoscevo altro modo, ti prego!” Gridò disperata nella sua mente, boccheggiando alla ricerca d'altra aria, come se quella notte ne avesse altra da offrirle “Tic Tac” Come rintocchi di un vecchio orologio, gli aliti di quella sera le portarono alle orecchie nuovamente quel suono. Sempre costante, privo di fretta; non avrebbe potuto raggiungerla, aveva corso con ogni fibra del suo essere, il suo inseguitore stava semplicemente camminando. Un passo dietro a lei, sempre un passo dietro a lei...
Perché?!
La condensa del suo respiro sfumava ogni qual volta che se ne aggiungeva un altro, mentre la nebbia lentamente iniziava a salire, lambendole dapprima le caviglie, per poi accarezzarle la pelle d'oca dovuta alla paura, lasciando su di essa alcune goccioline d'acqua invisibile. Quella povera anima continuava disperata una corsa che pareva non volerla portare da alcuna parte, i piedi le dolevano, ma non poteva fermarsi, non doveva farlo. I suoi occhi, avidi cercavano ancora quella luce, quasi la sua esistenza fosse certa, come se quella salvezza che andava cercando le dovesse qualcosa, una speranza basata su delle promesse disperate.
Scivolò, quasi cadde, annaspava aggrappandosi ai respiri che aveva esalato, graffiando le tenebre con la sua pelle, con quelle mani che parevano nuotare in quel mare oscuro, cercando e cercando, sperando di non aver scelto la strada sbagliata, avvertendo il sapore rugginoso del sangue sulle sue labbra. A stento batteva le palpebre, come se temesse che nel farlo potesse perdersi, perdere la sua fantomatica salvezza, venir rapita da quel dannatissimo oblio che la stava inseguendo.
Le sue iridi scavarono tra la nebbia ancora lieve, graffiarono le lacrime che le stavano annacquando la vista, si tradì, sbatté gli occhi, sospirò per riacciuffare il proprio respiro, tremò.
Era durato un istante a dir poco breve, fulmineo come un lampo nel cielo, si era forse persa per così poco? Aveva ceduto proprio alla fine di qualcosa che pareva non averne?
No.
A qualche metro da lei, quella luce che andava cercando si palesò, un lampione più luminoso degli altri pareva richiamare il suo nome. Un sorriso le increspò le labbra, mentre continuava a correre, macinando la strada sotto ai suoi piedi, un metro, poi un altro, ancora poco e sarebbe stata al sicuro, salva, i passi alle sue spalle erano svaniti.
Allungò una mano, uscendo dalle tenebre, sfiorando quella luce che la stava aspettando...
Eppure il suo corpo la tradì, le sue gambe cedettero di colpo, facendola cadere a terra. Cercò rapida di rialzarsi, di sfiorare quella calda aria dorata, era arrivata a destinazione era-
Si sentì trascinare all'indietro, non mani l'afferrarono, ma il tetro buio che vestiva quella cittadina, urlò, o perlomeno ci provò, la voce non le abbandonò la gola, cercò d'afferrare quell'aria calda come se fosse stata un solido appiglio, ma essa le sfuggì tra le dita, divampando sempre più lontana dai suoi occhi.
E pianse disperata, pianse, cercò di liberarsi.
Ma quei passi non erano mai stati dietro di lei.

 

Parvero ali di un pipistrello quelle che il vento fendette, innalzando un cappotto nero tenebra, mentre una figura si rialzava in piedi con una tranquillità quasi agghiacciante, fermandosi a guardare quegli occhi spenti puntati verso il cielo nero sopra di loro, le lacrime ghiacciate ancora ai lati degli occhi, altre avevano lasciato un invisibile solco su quel viso unto di polvere.
Li guardò mentre si spegnevano ancora di più, con quel vestito strappato ed unto di sangue, le labbra rosse spalancate per dar voce ad una notte che non ne aveva, imprigionata in un incubo senza scampo, quella donna giaceva in un angolo buio del mondo, vestita solo di paura, morte e sangue.
Con una collana scarlatta al collo, donata da lui, un taglio netto e preciso, impresso con crudeltà sulla sua candida pelle.
Povera anima senza più speranza.
Quella figura vestita di nero la guardò un ultima volta insofferente, liberando un sospiro che divenne una nuvoletta di fumo.
Faceva freddo quella notte, avrebbero trovato quel cadavere con ancora le sue speranze attaccate alla pelle, il corpo dilaniato senza alcuna remora.
La lama che aveva compiuto quello scempio era già stata ripulita su quell'abito che un tempo possedeva il colore del cielo.
Poi come un'ombra iniziò ad allontanarsi, senza fretta in una passeggiata tranquilla, vestito di tenebra ed ammantato da spiriti inquieti, di chi si era visto strappar la vita senza alcuna colpa. Lui portava la morte per quelle strade, come una macabra arte di una danza oscura.

 

Un cacciatore ch'era sempre un passo avanti alle sue prede. Crudele signore della notte.

   
 
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