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Autore: Alarnis    25/11/2021    2 recensioni
"Quel giorno fu lei a restare ferita, solo ora se ne rendeva conto."
Genere: Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Due giorni o poco meno…

 
“E così hai aiutato Ludovico!” esordì Braccioforte arrivandogli accanto, la sua voce aveva un timbro orgoglioso, come se Moros avesse fatto la migliore delle scelte possibili.
Personalmente non lo credeva. “Una scelta stupida, vorrai dire?” piegò il labbro superiore in una smorfia di delusione. “Accidenti!” sfogò la propria rabbia con il primo sasso a portata della punta del suo stivale destro, facendolo volare lontano. Malia intanto aveva preso a strofinarsi le braccia per ristorarle dal freddo che iniziava a farsi sentire; via via che i raggi del sole, sempre più obliqui, venivano schermati dagli alberi della foresta non riuscivano a penetrare nel suo fogliame.
Braccioforte calcò nuovamente la pesante mano sulla spalla di Moros “Torniamo alla locanda di Malia, ti va’?” annunciò, suggerendo non ci fosse null’altro da poter fare a breve.
“Ahh, voi due!” sembrò dare in escandescenza Malia, tutt’altro favorevole a quell’avviso.
Le avrebbero portato guai, rifletté Moros, mentre Braccioforte cercava di rassicurarla, alzando il palmo delle mani in segno di tregua.
“Devo spiegarvi proprio tutto?” si lasciò andare nervata la donna: la bocca mezza storta e le braccia cadenti, con la voce che assunse un tono gracchiante. Infine ribadì il suo cavallo di battaglia “Certi lavori non si possono commissionare. Vanno affrontati da soli!”.
Moros l’assecondò “Troverò un altro modo per entrare.” ma il suo viso deluso non poteva di certo sprizzare l’ottimismo che, al momento, non aveva.
Malia si diede una pacca sulla fronte con il palmo della mano destra “Ed io allora a cosa servo?”. In tutta onestà li lasciò imbarazzati più che curiosi, perché allargato il  mantello con le braccia aveva favorito involontariamente il seno sodo e prorompente, che loro non poterono non fissare.
Moros e Braccioforte restarono muti, cercando entrambi di controllare il genuino impulso a cui quella vista procace li aveva sottoposti.
Lei lì guardò con gli occhi sgranati, stringente di incitarli ad una conferma che non le davano.
Braccioforte picchiettò con il gomito al braccio di Moros: era lui a dover parlare! O almeno, a trovare il coraggio di farlo. Moros inghiottendo la saliva che gli si era fermata in gola si fece coraggio, ma l’unica cosa che gli uscì fu’ un deludente “Sarebbe?”, la mano alle tempie confuso, spostandosi il ciuffo di capelli scuri che prese a massaggiarsi nervosamente, quasi spalmandolo sulla fronte.
“Sei senza speranza…” lo apostrofò Malia dondolando il capo, come rimproverasse un garzone di bottega troppo zuccone.
Prima che lo punzecchiasse ulteriormente, Braccioforte intervenne come un diversivo, prendendo le redini del discorso “Invece di intralciarci, non potresti darci un suggerimento sul piano di Ludovico?”, brontolò.
La risposta pronta di Malia non tradì l’opinione che Moros si era fatto di lei “E chi vi dice che sarebbe la verità?” imbrogliò l’enigma, lisciando il petto di Braccioforte con il dito indice.
Era lei a condurre il gioco. “Comunque inizia a fare freddino…” appuntò massaggiandosi ancora le braccia e, accollandosi il mantello addosso “Ritorniamo alla locanda!” annunciò spiccia, pronta a non tergiversare ed intraprendere la solita camminata decisa.
“Aspetta!” la rincorse Moros, calcandole addosso il mantello di cui si era velocemente privato, lasciandola per la prima volta immobile e muta, come una statua.
Le mani di Malia si portarono timide all’indumento.
La vide accarezzarne e saggiarne la morbidezza con i polpastrelli delle dita. Piano se lo sistemò addosso, per poi quasi nascondervisi dentro con la passione con cui probabilmente abbracciava un uomo; quasi sollevandosi sulle punte mentre alzava leggermente le spalle in un moto di godimento estremo.
La vide assaporarne il calore, “Com’è caldo.”: la voce quasi d’una bambina non avvezza ai regali e proprio per quello così manifestamente grata.
Malia inclinò il collo per lisciare la guancia sul tessuto, annusandolo “Sa di te.” lo imbarazzò, facendolo arrossire.
“Morbidoooo.” sussurrò estasiata: gli occhi semichiusi come si trovasse su una soffice nuvola.
“Puoi tenerlo, se ti piace così tanto!” sorrise Moros, pago di vederla così felice, rovistando nella sacca da viaggio per tirarne fuori il secondo più logoro, che agganciò veloce al collo a sua volta.
Malia ristette alla proposta e gli calò gli occhi addosso, quasi in attesa. “Questo è nuovo…” ammise con voce diffidente. La sua voce meditava su di un inganno e il suo volto aveva riassunto un’aria pericolosa.
“E questo è un regalo!” la rimproverò lui scherzoso, dando aria al mantello con una scrollata di spalle. Gli calzava perfetto, come se gli fosse stato cucito addosso e, lungo dal collo lo accarezzava fino alle caviglie.
“Ancora quel mantello tarmato!” si allontanò lei, memore del loro primo incontro, ma sembrò convincersi della sua liberalità.“Scommetto che è un regalino del tuo Nicandro, per quello non te ne separi?” lo sbeffeggiò seccata, col dito indice inquisitore.
“No!” rispose lui prontamente “Ma ci sono affezionato!” le fece l’occhiolino per accattivarsela.
Malia arricciò il naso e il labbro superiore “Non fare lo sbarazzino, moccioso-taglialegna!” lo apostrofò con occhi impertinenti.
“Volete perdere altro tempo o rincasare? Fra poco sarà buio!” li interruppe Braccioforte circospetto. La foresta di notte non era sicura e incamminarsi al buio imprudente.
“Hai ragione!” confermò Moros, facendo l’atto di seguirlo nella direzione da cui erano venuti .
“Ragione un corno!” li frenò Malia con voce decisa. “Se vuoi entrare alla Rocca non hai tempo da perdere!”.
Moros si fermò su due piedi, in attesa.
“Da qui a meno di due giorni, i contadini entreranno al castello.” ammise. “Sono schierati dalla parte di Ludovico e avranno parte nel suo disegno.” disse con voce fredda.
“Come?” fu spontaneo nell’interrogarla; incalzato da Braccioforte che ipotizzò“Centra un veleno?”.
Malia pose le mani avanti “Ho detto che vi farò entrare. Il resto è affar mio!” precisò. Non avrebbe tradito Ludovico.
“E quindi?” fu più cauto Moros. Una domanda gli uscì spontanea “Come?” inclinò il bel volto di lato.
“Credo sarà facile…” ipotizzò sospesa Malia sorprendendoli, prima di ammettere “Ma prima devo verificare una cosa…” , la voce più bassa di un tono.
“Facile?” richiesero in coro lui e Braccioforte in attesa: il volto dubbioso e corrucciato, stentati di crederle.
Malia si umettò il labbro superiore con la lingua che si volse all’insù, valutando le parole da usare, mentre la tensione irrigidiva Moros. Anche l’amico guardingo di udire piani troppo folli e  irrealizzabili.
Malia portò un dito sulle labbra, come pensasse, calcolasse, quasi corteggiasse un’idea.
“Se mancano due giorni non ho molto tempo!” azzardò Moros, quasi spazientito dal suo silenzio di protagonismo.
“Ti trasformerò in un uccello!” ammise Malia di botto, sprizzando allegria dagli occhi, mentre apriva di colpo la mano sinistra che aveva stretta a pugno e con la destra faceva un rapido cerchio col dito indice, nella direzione del giovane.
La spontaneità con cui fece quel movimento, fece balzare istintivamente Moros di qualche passo indietro, nel tentativo di evitare chissà quale maleficio. Inciampò al grido quasi isterico di “Non so’ volare!”; finendo rovinosamente addosso a Braccioforte che lo trattenne in piedi davanti a lui, quasi lo volesse piantare a terra.
La risata screanzata di Malia lo riportò alla realtà come il rimprovero di Braccioforte che le suggeriva “Non prenderlo in giro, sciagurata!”.
Malia si batté le mani sulle ginocchia, piegandosi sulla pancia “Scusami, ma era troppo divertente!”.
Moros indignato si rimise diritto “Come divertente?”.
Malia, dalla risposta sempre pronta, ridimensionò “Non ti ho forse detto che dovevo verificare una cosa?”.
Il suo coraggio, probabilmente. Malia sorrideva quanto lui era rimasto stupito e in fondo al cuore amareggiato non avesse tutti i torti per prenderlo in giro.
“Non fare quella faccina triste.” continuò lei “Tu vuoi incontrare Nicandro fra due giorni! Quindi scusami, ma ti ci vorrebbero settimane per imparare!” come se avesse potuto veramente riuscire in quel bizzarro incantesimo.
Si voltò civettuola “E poi ti preferisco bellino, come sei!” gli strizzò l’occhio. Agitò le mani mimando“Con le alette, il becco e tutto il resto…” scherzò.
“Grazie del pensiero, allora!” rispose comico pure lui, dondolando il capo.
Malia, siamo al punto di partenza! rifletté snervato, ma questa volta la donna concluse il suo gioco.
“Per entrare in un labirinto basta conoscere la strada giusta.” scherzò definitiva “E si dà il caso che io la conosco!” parve cercare di tranquillizzarlo. Negli occhi di Moros lo sbigottimento fosse rimasta viva per raccontarlo.
“ Frequentavo Iorio Chiarofosco… perciò conosco il passaggio per la sua stanza.” sorrise pepata ai dubbi di Moros, sul rischio che aveva corso nel partecipare a quel segreto.
“Per me fece un’eccezione.” sorrise lei “E anche il suo pargolo!” concluse rivolgendogli una boccaccia con la lingua in fuori; il più recente attaccamento al principe forse il motivo più valido fosse ancora con i piedi sopra la terra.
“Mi sarei stupido del contrario!”  si comportò altrettanto monello lui, come davanti ad una sorella maggiore che l’aveva tenuto in scacco fino a quel momento.
Pure lei si dimostrò indulgente… “Sei stato in gamba, a spalleggiare il principe.” si congratulò lei per azzardare “Sappi che Ludovico non è lo spocchioso che sembra!”.
Moros sembrò incerto di confermarlo.
“Ha conti in sospeso con i Montetardo. Tuo cugino non sarà in pericolo… Non ha tempo di badare a servi, paggi o prigionieri di merito.” spiegò pratica. “Tolti di mezzo i Montetardo, vedrai che ritroverai Nicandro!” confermò.
Oddioooo, non ci aveva minimamente pensato. Agitò la testa a destra e sinistra. Il viso vuoto e perduto, meritandosi il volto interrogativo di Malia.
“Non ho mai nominato con Ludovico il nome Nicandro.” si colpevolizzò, sostenuto dall’indagine di Malia “E con questo?”.
“E’ un Montetardo!” rivelò a denti stretti “Mio cugino ne porta il nome.” rivelò confuso, conscio che la cosa fosse complicata.
“Come… un Montetardo?” lo rimproverò Malia.  A che gioco state giocando?
Indignata e furiosa di una verità che decisamente non si aspettava quasi balbettò incredula “Lui? Tu?” prima di dominarsi “Hai da spiegarmi parecchie cose, moccioso e vedi di non tralasciare nulla questa volta!”.
 
   
 
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