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Autore: dragun95    06/12/2021    2 recensioni
Le Terre dimenticate, sono un luogo ostile e molto pericoloso. Tanto che anche la Chiesa se ne serve per esiliare
chi ritiene un eretico o le creature troppo pericoloso.
Ma in questo luogo vive anche una delle razze Ancestrali. Giran è un membro dei Brashak che da tempi antichi vivono
in quelle terre, per lui la vita è un semplice tiro di dadi. Ma quando la sua tranquilla routine viene interrotta, sarà costretto
a scendere a patti con i suoi rimpiatti e affrontare il suo passato.
Genere: Azione, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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- Questa storia fa parte della serie 'The Thorn Cronicles'
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PROLOGO
 
 
La calura del sole sembrava non dare tregua, ma per Giran questo non era un grandissimo problema, mentre se ne stava seduto esponendosi agli intessi raggi solari.
Si portò una mano davanti al viso per farsi un po’ di ombra sugli occhi color ametista. Sistemandosi meglio sopra alla carcassa dello scorpione viola, le cui dimensioni erano della grandezza di un cavallo. L’aracnide presentava molti squarci e la coda era stata strappata via.
 
Sbadigliando portò la mano a grattarsi i lunghi capelli color ossidiana tenuti in modo selvaggio. Il suo stomacò si mise a brontolare reclamando del cibo e per sua fortuna ne aveva a portata di mano.
 
Afferrò la grossa coda portandola alla bocca e strappando via un pezzo di carne con i denti, sentendo un sapore simile al granchio che gli invadeva le papille gustative.
Non era di certo un piatto gourmet, ma in quel posto qualsiasi fonte di sostentamento era d’obbligo per tenersi in forze.
 
“Dovrei farlo essiccato o sottosabbia?” si chiese pensando al modo migliore per conservarlo.
Mentre ci stava pensando sentì un sibilo nel vento ed alzò la mano fermando una freccia in volo prima che lo colpisse. Spostò gli occhi sulla freccia assottigliando lo sguardo guardando chi l’aveva scagliata, non trovando nessuno.
 
-Vuoi giocare a nascondino? Va bene!- si alzò in tutta la sua stazza di ben due metri e mezzo o poco più. Annusò l’aria sentendo tutti gli odori intorno a se individuando qualcuno dietro ad una roccia nelle sue vicinanze. Espiro l’aria per poi fare forza sulle gambe lanciandosi contro la roccia e mandandola in frantumi con un pugno scoprendo chi vi si nascondeva dietro.
Dalla stazza notevole di due metri, unito alla carnagione azzurra e ai due corni sulla fronte di cui uno era lungo e l’altro più corto, capì che si trattava di un Oni. In mano aveva un arco con una faretra piena di frecce e una spada al fianco.
 
-Cosa credevi di fare?- chiese spostando la testa di lato, quando l’altro gli puntò contro un’altra freccia. Dal fisico prestante e abbastanza muscoloso ma non troppo capì che doveva trattarsi di un cacciatore.
 
-Dammi la tua preda, se non vuoi che ti usi come bersaglio per frecce!- affermò, mentre le sue mani tremavano per la paura e la presenza schiacciante di chi gli stava davanti.
 
Giran in confronto all’Oni, era alto ben due metri e mezzo con un fisico muscoloso con le spalle larghe. Il viso dai lineamenti marcati era incorniciato da dei lunghi e selvaggi capelli neri come il carbone lunghi fino a metà schiena, tra cui spuntavano le orecchie leggermente appuntite sulla parte superiore, come una foglia.
Ma i suoi tratti distintivi erano di certo i simboli ramificati come le radici di un albero che risaltavano sul suo corpo poiché di colore neri e che ricoprivano tutto il corpo incluso il volto.
 
Quella minaccia non lo turbò minimamente, anzi sembrava annoiarlo. Dato che alzò la mano per guardarsi le unghie nere, le quali erano più simili ad artigli per quanto erano lunghe ed appuntite
 
-Il forte mangia il debole. Questa è la legge delle Terre dimenticate!- così dicendo gli lanciò uno sguardo che fu più che sufficiente per far cadere in ginocchio l’Oni ansimante. L’intimidazione che aveva esercitato con la sola vista, aveva avuto lo stesso effetto di un pugno allo stomaco, che uccise immediatamente la sua sicurezza.
Il corvino continuò a guardarlo per poi lasciargli la coda dello scorpione, così che potesse avere da mangiare. Ma quel gesto di carità e altruismo ottenne solo l’effetto di far infuriare l’Oni che si sentì umiliato. Appena l’altro gli diede le spalle, afferrò la spada estraendola verso il suo collo.
 
“Muori dannato mostro” pensò sicuro di riuscire ad ucciderlo, ma il cacciatore sgranò gli occhi quando lo vide girare la testa di scatto e fermare la spada con i denti.
Una vena iniziava a pulsarsi sulla fronte di Giran, mentre i marchi sul suo corpo emanavano una lieve luce, segno che si stava innervosendo. Aumentò la forza del morso fino a spezzare la lama con i soli denti e sputare i frammenti rimastegli in bocca a terra.
 
“Sono stato un pazzo a sperare di uccidere un Brashak” fu l’unica cosa che il cacciatore riuscì a pensare rassegnato, prima che la sua testa venisse staccata di netto dal collo, dalle unghie del corvino.
Gli aveva dato la possibilità di andarsene con del cibo e lui l’aveva rifiutata, sfidandolo, aveva scelto il suo destino da solo. Scosse la testa dando le spalle al corpo e agitando le dita sporche di sangue imbrattando lievemente la sabbia con un sospiro.
 
 
Le Terre dimenticate erano in breve un deserto roccioso con scarsa vegetazione, insieme ad una fauna coriacea quanto il posto in cui viveva.
 
Nonostante questo il Brashak non aveva problemi, dato che si era praticamente adattato a vivere in quella distesa di morte e sopravvivenza per la vita. Con le corde in spalla si stava trascinando dietro la carcassa dello scorpione, ad occhio e croce sarà stato lo stesso peso di un cavallo, ma per lui era una piuma.
Mentre si dirigeva verso la sua dimora notò però un gruppo di avvoltoi dal becco argentato che volavano in circolo.
 
Voleva significare solo una cosa: preda in vista.
 
Sicuramente una carcassa, vista la natura spazzina di quegli uccelli.  Qualcosa di già morto non era di suo interesse, al massimo solo se c’era carenza di prede.
Quando sentì una vibrazione sotto i suoi piedi e la sabbia che iniziò a sprofondare. Subito saltò per uscire da lì ma il corpo della sua preda venne afferrate dalla grande mandibola di una grossa lucertola che non appena prese il bottino si inabissò di nuovo.
 
-Fottuto drago della sabbia- ringhiò il corvino battendo il pugno contro la sabbia in un impeto di rabbia. Ma non poteva farci niente, per quel giorno era andata così.
 
“A questo punto vediamo cos’hanno trovato” si disse sospirando andando dove volavano gli avvoltoi.         
                 
Quando arrivò, vide che si trattava di una gabbia sferica. E al suo interno c’era una persona. Alzò un sopracciglio sporgendo la testa contro le sbarre per vedere meglio.
 
Si trattava di una donna dall’aspetto doveva avere venticinque o trent’anni. Aveva un fisico slanciato e prosperoso con una carnagione color del miele, la testa era rasata a zero anche se il viso aveva lineamenti graziosi e delle labbra leggermente carnose e rosee.                             
 
-Il mare- sussurrò sentendo su di lei l’odore salmastro, forse viveva vicino all’oceano.
 
Si chiese perché fosse chiusa in una gabbia. E dalla tunica, unico abito che indossava capì che si trattava di un’Esiliata. Sull’indumento c’era cucita una croce rossa e sulla mano sinistra era presente un marchio a fuoco, rappresentante una. Era opera della Chiesa.
 
-Perché non li uccidono e basta, invece di mandarli qui?- sospirò, sentendo un mugugno provenire dalle labbra di lei. Afferrò le sbarre, piegandole come carta per aprirsi un passaggio ed entrare ed abbassarsi su di lei.
 
-Sei viva?- lei aprì lievemente gli occhi, abbastanza perché potesse vedere che fossero di colore azzurro. Sembrava disidratata e stanca. Allungò la mano al suo collo per sentirle le pulsazioni, c’erano ma erano deboli.
Notò inoltre che era incatenata alla gabbia tramite una manetta di spine di ferro che si chiudeva sulla mano destra. Talmente stretta che la mano era diventata pallidissima.
 
“Ormai è andata!” sospirò vedendo che l’arto era privo di circolazione. Gli legò un laccio di pelle al di sopra della, estraendo dalla cintura una lama ossea, ricavata dalla mascella inferiore di qualche animale. La sollevò sopra alla testa un’istante prima di calarla in basso.
 
 
Correre sulla sabbia per lui era il modo più veloce per spostarsi, anche se non si sarebbe detto riusciva a muoversi agilmente senza affondare. Gli bastava fare passi leggeri e veloci.
Diede uno sguardò alla sua “Ospite” che portava sulla schiena. Lasciarla lì fuori a morire non gli sembrava giusto e conosceva il luogo perfetto dove portarla.
 
-Meglio che mi sbrighi- fece forza sulle gambe correndo più velocemente, la sua destinazione era vicina, ne sentiva l’odore.
In lontananza vide delle alte mura di pietra circolari: La Cittadella.
E sua destinazione.
 
“Eccomi qui” arrivò alle mura alzando la testa, che saranno state alte almeno quindici metri o poco più. Appena si avvicinò, alzò di scatto la mano fermando una feccia a pochi centimetri dalla sua faccia.
 
-Fermo dove sei- disse una voce sopra alle muro, doveva trattarsi delle sentinelle che controllavano la zona dall’alto. Non sarebbe stato un problema per lui saltare fino a loro, ma non era questo il suo intento. Si scoprì la parte superiore del corpo così da mettere in evidenza i simboli, che iniziarono a illuminarsi di nero come a dargli un segnale.
 
-E’ Giran!- appena capirono chi fosse, abbassarono tutti le armi. Un elevatore azionato da corde e carrucole venne fatto scendere fino a terra insieme a due sentinelle.
 
-Ci dispiace di averti attaccato-
 
-Si, non ti avevamo riconosciuto- rispose il secondo sudando freddo, per l’affronto che gli avevano fatto. Ma a lui questo non interessava per niente.
 
-Ho trovato una nuova Esiliata. L’affido a voi!- disse adagiandola sulla sabbia, prima di lanciarle un ultimo sguardo.
 
-Benvenuta nelle terre dimenticate- gli disse lasciandola nelle mani delle sentinelle e facendo dietro front per tornare a casa.
 
 
 
 
 
 
Note dell’Autore
 
Nuova storia con un nuovo personaggio. Faccio la premessa che questa storia è ambientata nello stesso mondo dell’altra mia storia: The Thorn plague: White Crow.
Ci saranno nuovi personaggi e un nuovo protagonista. Il periodo temporale si svolge dopo White Crow e saranno presenti riferimenti alla storia e razze già apparse in White Crow.
 
Spero abbiate apprezzato il cambio di scenario. Da una città industriale ad un mortale deserto.
Dato che è il prologo, abbiamo fatto la conoscenza del protagonista: GIRAN. Il quale è un Brashak. Un antica razza, già citato nella storia precedente.
Vediamo che la vita è dura nelle Terre desolate, e anche che il nostro protagonista salva una Esiliata. Dopotutto non è un’animale.
 
Spero che vi abbia incuriositi, ci vediamo al prossimo capitolo a presto.
  
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