Crossover
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Autore: PGV 2    21/12/2021    3 recensioni
Anno 1943: i fratelli Lorenzo e Danilo Ferraro, di origine italiana, stanno scappano insieme ad altri deportati dai Nazisti che li hanno resi prigionieri durante la Seconda Guerra Mondiale, e finiscono per rimanere gli unici sopravvissuti.
Durante la fuga, entrambi si ritrovano nella cosiddetta "Comunità", una società che vive nel sottosuolo della Terra e dove vivono e prosperano i personaggi provenienti dalle svariate opere esistenti nell'epoca nostra.
Apparentemente sembra un Paradiso questo luogo, e la sua gestione quasi perfetta affascina i due ragazzi... ma ombre oscure circondano la Comunità e i due fratelli, insieme ai loro nuovi compagni, dovranno lottare per la sopravvivenza non solo della Comunità... ma della Terra stessa!!
Scoprite i risvolti e i colpi di scena in quella che sarà a tutti gli effetti l'ultima fic che scriverò qui su EFP!! Spero che la lettura sia di vostro gradimento :).
Genere: Avventura, Azione, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai | Personaggi: Anime/Manga, Film, Fumetti, Giochi di Ruolo, Videogiochi
Note: AU, Cross-over, OOC | Avvertimenti: Spoiler!
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'The Community!'
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Ebbene ci siamo.
Il momento tanto atteso ed al tempo stesso tanto temuto è arrivato.
Oggi si chiude tutto.
Ma prima passo immediatamente all’Angolo dei Commenti.
Preferisco rispondere prima a tutti i vostri commenti e poi parlare.
Quindi procedo immediatamente:

Fenris: Ciao Fenris :). Sono davvero molto contento che hai trovato lo scorso chap ben costruito *_*. Era la seconda parte del Capitolo 78, dato che come ormai ben sai dovevano essere un unico chap quei due, quindi la prima parte ha ripreso direttamente da dove c’eravamo fermati alla fine del Capitolo 78, ma sono comunque contento che alla fine sia venuto fuori tutto bene *_*. Di miglioramenti dei personaggi ce n’erano parecchi da mostrare, per questo alla fine un unico chap non era sufficiente, ed anche se so che così rischiava di essere monotono io ci tengo a mostrare dettagliatamente ogni mio singolo pg, perché sono del parere che se non si ha tempo per mostrare alcuni personaggi allora tanto valeva o fargli fare le comparse oppure non mostrarli proprio :). Felice quindi di essere riuscito sia a dare a tutti il loro spazio che a mostrare bene le varie sfumature di ognuno di loro, soprattutto rispetto a com’erano prima della Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale *_*. Spero a questo punto che il finale qui sotto ti piaccia alla fine :) e se la tua intenzione è quella di fare una mega rilettura generale della fic, posso darti un suggerimento. Qualora volessi davvero farlo, il mio consiglio è di partire dal primo Capitolo di questa fic ed arrivare al chap 43, a quel punto leggere i 25 Capitoli che compongono la fic prequel e poi riprendere questa fino alla sua conclusione di questo Capitolo ;). Non è la rilettura più veloce, perché si tratta comunque di 25 Capitoli in più rispetto al “normale”, ma è come avevo concepito la storia inizialmente, difatti alla genesi di tutto la fic prequel doveva essere un immenso Flashback piazzato tra il Capitolo 43 ed il Capitolo 44, che avrebbe reso di conseguenza questa fic lunga 105 Capitoli complessivi ;). Alla fine ho optato per una fic separata per non spezzare troppo il ritmo della lettura, ma se volessi fare una rilettura generale della fic questo è l’ordine con cui posso suggerirti di provarci :). Ti ringrazio nel frattempo davvero tantissimo per tutti i tuoi complimenti e per avermi supportato in questa parte finale della fic, e di conseguenza non mi rimane altro da fare che salutarti e sperare che anche l’ultimissimo chap qui sotto ti piaccia come gli altri venuti prima :). Ciao e grazie di tutto!!! *_* Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche l’ultimo chap possa piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

Ash Visconti: Ciao Ash Visconti :). Sono davvero tanto contento che anche lo scorso chap ti sia piaciuto molto nonostante fosse direttamente collegato al 78 essendo praticamente la sua seconda parte *_*. Fortuna voleva che solamente la prima metà si ricollegasse direttamente ad essa, la seconda può essere considerata a parte dato che ha cambiato totalmente tutto quanto, e quindi sono felice di aver reso tutto bene :). Ho mostrato negli scorsi due chap soprattutto i personaggi che avevano qualcosa da dire nell’immediato, qui sotto tratterò tutti quanti nessuno escluso, ma prima di salire in Superficie mi sono concentrato solo su chi è cambiato maggiormente, quindi il focus solo su di loro aveva un senso, e mi fa piacere che come parte sia stata apprezzata :). Sfortunatamente il cambio di residenza è stato necessario, senza il Generatore non possono più vivere sottoterra perché finirebbero per morire di fame e stenti, e di conseguenza andare in Superficie era l’unico modo per salvarsi T_T. Ma chissà, magari alla fine sono riusciti ad ambientarsi, in questo caso è meglio non fasciarsi la testa prima di essersela rotta :) anche se… no, non anticipo nulla, goditi il Capitolo qui sotto e lo vedrai tu stesso ;). Non hanno avuto scelta con Capitan America e Teschio Rosso, essendo persone abbastanza famose in Superficie entrambe le fazioni della Seconda Guerra Mondiale li avrebbero cercati, e se se li tenevano rischiavano che li scoprissero prima del tempo, e questo non potevano permetterlo, per questo hanno deciso di abbandonarli T_T ma credo che abbiamo visto abbastanza prodotti Marvel per sapere come andrà a finire, di conseguenza non c’è bisogno di preoccuparsi in merito u.u XD ;). L’unico modo per liberare Raichi era un attacco congiunto che permettesse di togliere lo scienziato dalla bomba e lanciarla via prima che esplodesse, e i membri della Scuola di Hokuto erano gli unici abbastanza veloci da poterci riuscire, di conseguenza sono contento di essere riuscito a privarlo di quell’arma senza creare forzature :). Infine, sui problemi di Nunnally e Nina risolvibili Raichi l’avrebbe scoperto molto tempo prima se solo il Concilio gli avesse permesso di studiare meglio i casi in cui si verificavano effetti collaterali, ma per Xehanort chi li subiva era solo un guerriero difettoso che andava buttato e non ne valeva la pena, e Raichi non poteva neanche fare ricerche di nascosto a causa del dispositivo impiantato in testa, per questo solo adesso Raichi l’ha scoperto, ma per fortuna è ancora in tempo e quindi Nunnally e Nina possono essere curate :). Eh già, questo chap è il gran finale di tutto quanto, ci siamo… tu mi hai sostenuto praticamente per tutta questa fic e quelle passate, e di questo ti ringrazio tantissimo, spero di averti divertito con le mie storie ed anche che ti godrai appieno questo Capitolo finale :). Ma bando alle ciance, buona lettura e spero che questo Capitolo, seppur lungo, ti piaccia alla fine ;). Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche l’ultimo chap possa piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

Lelec6: Ciao Lelec6 :). Mi fa molto piacere risentirti qui su EFP per il gran finale della mia fic, e ti ringrazio veramente tantissimo per le tue belle parole *_*. Qui se c’è qualcuno che deve ringraziare qualcuno sono io, e vi ringrazio dal più profondo del mio cuore per tutto quanto. Il tempo che avevo si riduceva sempre di più, e piano piano anche la voglia di scrivere stava iniziando a scomparire dopo quattordici anni di seguito in cui scrivevo, ma se sono riuscito ad arrivare a questo punto è perché mi avete supportato fino alla fine dandomi la spinta necessaria per completare anche questa fic e questo immenso viaggio con tutte le storie che ho scritto :). È stato lungo e complicato, ma anche molto soddisfacente per quanto mi riguarda, e sono felice che le mie fic vi siano piaciute alla fine e che vi abbiano molto divertito alla fine *_*. Esse rimarranno sempre qui su EFP, non intendo cancellarle perché sarebbe un modo per cancellare il passato, e non voglio farlo dato che questi quattordici anni qui su EFP fanno parte di me ed è giusto ricordarli sempre e comunque :). Le storie saranno sempre su EFP a vostra disposizione, qualora voleste rileggerle o aveste voglia di ricordare i tempi in cui pubblicavo i vari chap le troverete per sempre qui, così come le avevo lasciate :). Un immenso ed enorme ringraziamento per tutto quello che avete dato sia te che tutti gli altri a me ed alla mia storia, ed il minimo che posso fare per ripagarvi è cercare di darvi un finale degno di tale nome, di conseguenza spero che il Capitolo finale della fic vi piaccia alla fine *_*. Ma ora basta tergiversare, ti lascio alla lettura del Capitolo qui sotto, sperando che ti piaccia la conclusione di tutto, e grazie mille davvero per tutto quanto!!! ;) Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche l’ultimo chap possa piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

AlanKall: Ciao AlanKall!! :) Sono molto contento che sei riuscito a metterti in pari completamente prima del gran finale della fic che ho appena pubblicato, apprezzo davvero tantissimo tutto quello che hai fatto per me in questi anni, e non ti ringrazierò mai abbastanza per questo *_*. Sì, ho riservato la prima parte del Capitolo al completamento di quanto accaduto nel 78, essendo due parti dello stesso Capitolo credo si sia notato che proseguiva dove l’altro si era interrotto, spero di non aver spezzato troppo il ritmo narrativo in questo modo, ma da quello che ho capito non è successo e la cosa mi fa molto piacere *_*. Elsa è una di quelle che andava mostrata obbligatoriamente, sia per qualcosa che mostrerò direttamente in questo Capitolo di molto importante e sia perché dovevo mostrare come ormai si è lasciata il passato alle spalle ed è diventata quasi un pg totalmente nuovo, cosa che alla fine hanno notato tutti quanti :). Ed effettivamente è vero che il suo rapporto con Trunks sembra migliorato molto, anche Jack ed Anna sembrano averlo notato, quindi chissà cosa succederà in futuro… u.u XD ;) La notizia che Nina e Nunnally possono essere guarite dai loro handicap ottenuti a causa degli esperimenti falliti era necessario mostrarlo adesso, anche solo per far capire come le due stessero soffrendo e la possibilità di poter tornare alla vita di prima per una ed evitare di diventare cieca per l’altra le abbia rese contentissime :) e non solo loro, dato che anche Lelouch e Favaro sono molto contenti, ed anche giustamente direi *_*. Ho lasciato un po’ misterioso come Raichi si sia salvato dalla bomba perché volevo tenermelo per un mini Flashback, che ho alla fine mostrato nello scorso Capitolo, visto che farlo spiegare direttamente da lui non sarebbe stato facile viste tutte le azioni che sono state necessarie per liberarlo :). Raichi ha anche accettato di buon grado quella nuova vita, nonostante ritenesse di non meritarsela, proprio grazie alle parole di Nami, che l’hanno smosso interiormente facendogli capire che poteva ancora ricrearsi una vita :) è probabile che se Lelouch e Nunnally gliel’avessero detto all’epoca l’avrebbe capito molto prima, ma entrambi erano accecati dalla vendetta e non vedevano quanto Raichi stesse soffrendo, specialmente Lelouch T_T. Confesso che il pezzo di Goku è servito per trarre in inganno, non ho mostrato nessuna sua reazione ai Grim al Palazzo Presidenziale apposta per arrivare a questa scena, ben consapevole però che essendo una citazione a Mulan chi ha visto il film avrebbe capito come sarebbe andata a fine, ma era una scena-tributo che ritenevo essenziale, ed ecco perché l’ho fatta così :). Effettivamente gli abitanti della Comunità potevano opporsi alla decisione di Lorenzo di andare in Superficie, questo è vero, ma hanno volutamente scelto di seguirlo senza quasi battere ciglio perché anche loro avevano compreso che era l’unica soluzione, o facevano così o morivano di fame e stenti nella Comunità, quindi la scelta era abbastanza ovvia a questo punto T_T. Ma fortunatamente è andato tutto bene, anzi di più dato che è bastato che vedessero il cielo in tramonto per fargli capire che avevano fatto la cosa giusta, per chi ha vissuto sottoterra per tutta la sua vita uno spettacolo come il tramonto è qualcosa di magnifico, ed è per questo che sono rimasti affascinati anche se avevano letto di esso nei libri della Comunità :) (Mi dispiace davvero per loro… N.d. Nami) (Già, non deve essere stato facile non vedere il cielo per tutta la loro vita… N.d. Sakura) (Ma ora sono riusciti a vederlo, e questo basta e avanza per quanto mi riguarda :)! N.d. Lucinda) (Miria e Irene hanno ragione sotto questo punto di vista! :) N.d. Gohan) (Beh dai, sto anche pensando se riportare Sasuke, Larxene e Xehanort in vista del gran finale. Voglio essere buono almeno questi ultimi Capitoli! :) N.d. PGV 2) (Il che NON significa che puoi fare quello che vuoi, Cell! N.d. Malefica) (Ne sono consapevole, ma tanto è la penultima volta che rimango qui, quindi non ci sono rischi… N.d. Cell) (Già, la penultima… N.d. Sora) (Sto già piangendo… T_T N.d. Luffy) (Non disperiamoci adesso, c’è ancora quest’ultimo Capitolo suvvia! N.d. Goku) (Giusto, piangeremo quando sarà il momento, anche se… T_T N.d. Naruto) (Diciamo che scrivo anche da molto più tempo, almeno dal 2005, ma è da quattordici anni che sono iscritto qui su EFP! :) N.d. PGV 2) (Quattordici lunghi anni, mamma mia… N.d. Heiji) (Eddai, non è ancora il momento di deprimersi… N.d. Conan) (Anche a me ha fatto molto piacere leggere i tuoi commenti alle mie fic, non ti ringrazierò mai abbastanza per questo! *_* N.d. PGV 2) (Sarà dolceamaro salutare tutti… N.d. Tivan) (Vero, Maestro… N.d. Lloyd) (Meglio di no Riful, non si sa mai O_O! N.d. Ash) (Wow, per una volta hai detto una cosa sensata!! N.d. Misty) (Però così sei cattiva… T_T N.d. Ash) (… Sì, forse sono gli unici che ci mancheranno, seppur una parte di me sarà dispiaciuta nel non poterli più sgridare… N.d. PGV 2) (Ma allora ti mancheremo!! N.d. Barbanera e Madara) (No, non è vero u.u! N.d. PGV 2) (Uff, che noia che siete… -_-‘ N.d. Freezer) (Però hanno ragione, fratello u.u! N.d. Cooler) (Tu taci che è meglio -_-‘! N.d. Freezer) (Ma certo che rimarremo qui con voi!!! *ç* N.d. Brook, Gold, Brock, Kogoro, Issei e Kaiohshin il Sommo) (… Non era esattamente ciò che intendevano, a dire il vero… N.d. Yamcha) (Lasciali perdere, sono fatti così ed ormai lo sappiamo… N.d. Kiba) (Povera mia controparte… N.d. Goten) (Grazie mille Teresa, davvero… T_T N.d. Danilo) (Mai!!! N.d. Tutti i Villain) (Credo sia inutile provarci, non cambieranno mai! N.d. Edward) (Già, purtroppo… N.d. Alphonse) (Dai, direi che si può chiudere qui il siparietto con i miei pg, rimandando il tutto al gran finale nella prossima risposta!!! :) Ciao ed alla prossima!!! ;) N.d. PGV 2). Non ti preoccupare e leggi pure con calma quest’ultimo chap, essendo la conclusione non pubblicherò altro dopo questo, ed anche se ti ci vorranno anni per leggerlo non è affatto un problema ;). Ti ringrazio già adesso per tutti questi anni passati insieme, ed a questo punto spero davvero con tutto il cuore che questo finale ti soddisfi alla fine, l’ho scritto col cuore e spero piaccia a tutti alla fine :). Di conseguenza, senza ulteriori indugi, ti rimando alla lettura del Capitolo qui sotto, sperando che ti piaccia ;). Ciao e grazie!!! :) Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche l’ultimo chap possa piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

Ed adesso, direi di non perdere ulteriore tempo.
Questo è l’ultimo Capitolo di “The Community”, ed anche l’ultimo Capitolo che mai scriverò in vita mia. Vi anticipo immediatamente che è lunghissimo, 160 pagine di Word per la precisione, ma non volevo tagliare nulla.
Volevo raccontare tutto quanto ed al tempo stesso non spezzettare nulla per non rendere la lettura troppo ripetitiva (ed anche per mantenere il numero tondo di ottanta Capitoli, lo ammetto), e quindi ho preferito fare un unico Capitolo parecchio lungo.
In fondo è l’ultimo chap della storia, quindi anche se è lungo potete metterci tutto il tempo che vi serve sia per leggere che per commentare ;).
Sul contenuto della storia, posso solo dirvi che spiegherò come si sono sistemati i vari pg e chiuderò tutte le vicende rimaste in sospeso… prima di passare al saluto vero e proprio…
Ve ne sarete accorti scorrendo il Capitolo fino in fondo, ed in caso contrario ve lo dico subito: non ci saranno le note finali stavolta!!!
La parte finale del Capitolo è già abbastanza una nota finale e non ho bisogno né di spiegare nulla né di aggiungere altro. Ritenevo che scrivere qualcosa alla fine avrebbe rotto la magia, e spero che concorderete con me appena avrete letto tutto il Capitolo.
Dopo aver letto capirete anche come mai ho insistito affinché questa storia fosse l’ultima che avrei mai scritto, e perché dopo questo Capitolo finale non intendo scrivere più altro.
Perciò no, nessun ripensamento né adesso né in futuro.
Con oggi si chiude tutto.
L’unica cosa che posso dire è che è stato un vero onore poter stare quattordici anni su questo sito e scrivere Fan Fiction per anche più tempo. Il tempo è volato da tanto mi sono divertito, e spero di aver fatto divertire anche voi.
C’è chi mi segue fin dall’inizio, letteralmente, e chi invece si è unito strada facendo, ma tutto quello che ho fatto su questo sito e con le mie storie è anche grazie a voi, che quando rischiavo di perdere l’ispirazione mi avete supportato fino alla fine.
Se sono riuscito ad arrivare fino a qui è per merito vostro, e non vi ringrazierò mai abbastanza per questo :).
Questo Capitolo finale è per voi, spero che ve lo godrete completamente e, una volta finito, qualcosa della mia fic ed in generale di tutte le mie storie rimanga in voi tanto quanto voi tutti rimarrete con me.
Anche se ci saluteremo adesso, potrete sempre contattarmi tramite EFP (rimarrò per leggere e commentare qualche storia, non preoccupatevi) o Facebook (ho un account lì, chi vuole il mio indirizzo deve solo chiedermelo tramite MP), e quindi non me ne andrò mai via completamente, state tranquilli ;)…
Però a livello di scrittura non vedrete mai più una mia storia, né qui né da altre parti. Le mie fic rimarranno sempre sul sito, così quando avrete voglia di rileggerle saranno sempre a vostra disposizione fino a quanto durerà il sito, ma non vedrete più nessuna mia storia nuova…
Un’ultima cosa prima di chiudere tutto: risponderò alle vostre recensioni qua sotto, prima che inizi l’ultimo Capitolo.
Ho scelto così per lo stesso motivo per cui non ho scritto nessuna nota finale: l’ultima cosa che dovrete leggere di me, sia voi veterani che voi neofiti, devono essere le ultime frasi di questa fic, e quindi per evitare ciò risponderò ai commenti direttamente qui.
La risposta alla vostra recensione arriverà appena riuscirò a completarla ed a pubblicarla (dipenderà molto da quando arriverà la recensione e dal tempo a mia disposizione, ovviamente T_T), e vi manderò un mp qui su EFP appena ci sarò riuscito per avvisarvi che la risposta alla vostra recensione è disponibile in questo Capitolo poco più sotto ;).
Naturalmente saranno risposte ai Commenti piene di SPOILER in quanto ci saranno anche elementi del Capitolo qui sotto, quindi leggeteli solamente dopo che avrete terminato la lettura del Capitolo, per non rovinarvi la sorpresa ;).
Ora però passo all’ultimo Angolo dei Commenti di tutta la mia carriera da scrittore di Fan Fiction…

Fenris: Ciao Fenris!!! :) Grazie davvero tantissimo per i complimenti sull’enorme traguardo raggiunto, non è stato facile dato che ho rischiato di perdere l’ispirazione in un paio di momenti, ma alla fine la mia perseveranza ha avuto la meglio e sono riuscito a concludere tutte le storie che avevo intenzione di finire, è stato un viaggio molto lungo ma anche molto soddisfacente *_*. Non è stato semplice piazzarli tutti quanti dando ad ognuno il suo spazio ed al tempo stesso bilanciando la lunghezza, difatti mi sa che ho reso il Capitolo troppo lungo, e ne sono consapevole O_O. Ma non volevo tagliare nulla, non l’ho mai fatto e non volevo farlo proprio con il mio Capitolo finale, mi sarei pentito amaramente in futuro di averlo fatto se avessi tagliato qualcosa, e di conseguenza a costo di rendere il Capitolo troppo lungo ho voluto scrivere tutto quanto, in fondo essendo l’ultimo chap si può leggere con tutta la calma di questo mondo per fortuna :). Bene o male ho rimarcato quasi tutti gli eventi della fic che ci sono stati per questo Epilogo, come una specie di tributo a tutto quello che è stato, e sono contento che alla fine ti sia piaciuto *_*. Idem mi fa piacere che hai gradito il modo in cui ho trattato la decisione di Lorenzo e Danilo, fosse stato per loro sarebbero rimasti a Community Island dove si sentivano a casa, ma erano ricercati ed il rischio che l’isola fosse scoperta prima del tempo a causa loro era troppo grossa, quindi hanno dovuto prendere la decisione spezzacuore di abbandonare Community Island ed i suoi abitanti, seppur non avrebbero mai voluto T_T. Il messaggio di speranza c’è ed è vero, ma c’è anche il messaggio del sacrificio, dove i due fratelli hanno rinunciato alla felicità che avevano per il bene delle persone a cui tenevano, un finale dolceamaro nonostante abbia tutte le premesse del lieto fine, ma va beh io sono solito fare finali abbastanza agrodolci, di conseguenza non è una novità nei miei vari lavori XD ;). Descrivere le emozioni proprio qui, in questo preciso momento, sembra essere stato difficile ma in realtà non era così, bene o male la parte finale di questo Capitolo è come se fosse metanarrazione, dove sono io a dire addio alle mie storie su EFP e poi a salutare tutti voi che mi avete seguito fino a questo momento, di conseguenza potrei quasi dire che, ben contestualizzate alla storia naturalmente, le parole siano uscite fuori quasi istintivamente, perché era esattamente ciò che pensavo nel bene e nel male T_T. Molto gentile per l’augurio, adesso ho guadagnato diverso tempo avendo terminato tutte le mie storie, e cercherò di usarlo nel migliore dei modi, e non posso fare altro che ringraziarti davvero tantissimo per questo in bocca al lupo che mi hai fatto e, soprattutto, per il tuo sostegno in tutto questo tempo. È anche grazie a voi se ce l’ho fatta a raggiungere questo enorme traguardo, ed il minimo che possa fare è riservarvi i miei più sentiti ringraziamenti in eterno. Spero che anche voi possiate avere tutte le soddisfazioni dalla vita che desiderate, ma adesso è arrivato il momento di congedarmi, di conseguenza grazie mille ancora per tutto quanto, e buona fortuna per tutto il resto della vostra vita!!! *_* Davvero un enorme ringraziamento per tutto il tuo supporto in questi anni che ho passato qui su EFP, un enorme augurio di buona fortuna per tutto quanto nella tua vita da questo momento in avanti, e ti porgo un enorme arrivederci!!! Ciao, ed alla prossima!!! :)

David Burger: Ciao David Burger!!! :) Certo che mi ricordo di te, bene o male mi ricordo di tutti i recensori delle mie storie che hanno lasciato anche solo una piccola recensione alle mie storie, magari possono sfuggirmi di mente per un certo periodo, ma poi me li ricordo sempre *_*. E mi fa davvero tanto piacere risentirti dopo tutto questo tempo!!! *_* Come stai? Spero tutto bene :). Io tutto sommato non mi posso lamentare, ho affrontato alcuni periodi abbastanza complicati, ma ora sto piuttosto bene e me la sto cavando abbastanza alla grande ;). Giuro che anche io devo ancora raccapezzarmici del fatto che ormai ho finito di scrivere, ho guadagnato in questo modo un’ora al giorno più o meno (più mezz’ora a voler essere precisi) e mi sento quasi vuoto dato che erano quattordici anni che scrivevo quasi senza sosta T_T. Però al tempo stesso mi sento molto appagato da ciò che ho fatto, ho raggiunto tutti i miei obiettivi come scrittore di Fan Fiction e non mi posso di certo lamentare :). Già quando ho iniziato The Community ero convinto di finire dopo questa storia, e man mano che passavano gli anni la decisione veniva sempre più confermata a causa del tempo che diminuiva sempre di più, quindi anche se le idee per nuove storie ci sono diciamo che non ho avuto altra scelta se non finire qui T_T. Ecco perché, ben sapendo come sarebbe andata a finire, ho scelto di chiudere con questa storia, l’intera parte finale è una metanarrazione dove prima saluto le mie storie e poi tutti voi che mi avete seguito fino a questo momento, era la scelta perfetta per chiudere la mia intera carriera da scrittore di Fan Fiction T_T. Mi sento davvero onorato di sapere che le mie storie sono riuscite ad intrattenerti anche quando non te la passavi bene, credo sia il potere delle storie, da qualunque opera esse derivino, riuscire a farci dimenticare per un momento le difficoltà della vita, anche io l’ho sperimentato e so quanto è vero, quindi se le mie fic sono riuscite in questa impresa non posso che essere davvero fiero di ciò, sia per come sono venute fuori le mie storie e sia per essere riuscito a regalarvi qualche momento di gioia, sul serio :). Ti ringrazio tantissimo per gli Auguri, ti ho ricambiato tramite mp e spero che questo Natale e questo Capodanno tu li abbia passati o li stia passando nel migliore dei modi nonostante tutto *_*. Grazie mille anche per tutti gli auguri sulla mia vita che mi hai fatto, non posso che augurarti la stessa identica cosa, sperando che la vita ti sorrida da questo momento in poi e che tu riesca ad attraversare tutte le difficoltà che avrai :). Con questi auguri mi congedo da te, ringraziandoti ancora moltissimo per tutto il tuo sostegno e sperando che da adesso in poi tutto ti vada bene. Grazie mille per tutto!!! *_* Davvero un enorme ringraziamento per tutto il tuo supporto in questi anni che ho passato qui su EFP, un enorme augurio di buona fortuna per tutto quanto nella tua vita da questo momento in avanti, e ti porgo un enorme arrivederci!!! Ciao, ed alla prossima!!! :)

Ash Visconti: Ciao Ash Visconti!!! *_* Sono davvero tanto contento di risentirti un’ultima volta qui, all’interno della mia ultima storia *_*. E giuro, non ricordavo che il 10 Gennaio cascasse l’anniversario della mia storia, ed addirittura che fosse il quinto O_O. Cavolo, ricordavo solo che fosse iniziata ai primi di Gennaio di qualche anno fa, la mia memoria fa cilecca e non ricordavo proprio l’anno esatto o il giorno preciso in cui l’avevo iniziata, me ne vergogno T_T. Hai una memoria decisamente migliore della mia, complimenti davvero tantissimo!!! :) Mi fa piacere che hai trovato bello questo lungo viaggio, ma non solo quello di questa storia ma proprio in generale di tutta la mia carriera da scrittore di Fan Fiction :). Se il tempo e la voglia me ne avessero dato l’opportunità sarei andato avanti, ma purtroppo in cinque anni la situazione non è migliorata, anzi è peggiorata, di conseguenza non ho avuto scelta T_T. Comprendo che l’ultimo chap è stato effettivamente molto lungo, 160 pagine di Word il che è tutto dire O_O, ma con la consapevolezza che sarebbe stato l’ultimo ho voluto dedicare ad ogni singolo personaggio lo spazio che gli serviva per chiudere adeguatamente la sua storia :). Sono dell’opinione che se si vuole dare un nome ad un personaggio bisogna avere a mente inizio, percorso in mezzo e fine per lui, altrimenti non gli si dà un nome e lo si tratta come semplice comparsa e basta :). È vero che The Community è stata particolare perché ho fatto un percorso simile anche con pg senza nome (tipo la spia di Doflamingo negli ADAM), ma a tutti quelli a cui ho dato un nome volevo dedicare lo spazio necessario per mettere la parola fine al loro percorso, ed anche se ci sono volute tantissime pagine ho preferito scrivere tutto così come volevo anziché tagliare e poi magari tra qualche anno pentirmi di non aver realizzato una scena come avrei voluto… e credimi, mi è già capitato per fic molto passate, prima di EFP T_T. Che la storia fosse un racconto in terza persona di qualcun altro l’avevo già accennato proprio nel primissimo Capitolo, fin dall’inizio sapevo che era Lorenzo a raccontare tutto, e difatti se si nota gli stacchi da lui sono molto pochi (ad eccezione della Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, naturalmente) proprio perché è lui a raccontare le vicende del romanzo, e per le altre si basa solamente su quanto ha sentito o sui racconti dei diretti interessati stessi ;). Il finale di Yugi invece mi è sembrato quello più consono ad un cacciatore di taglie che sa fare solo quello e vive in una società senza più criminali (almeno per il momento): non sapendo più che cosa fare, decide di andare a cercare fortuna altrove, se fosse rimasto a Community Island non sarebbe mai riuscito ad adattarsi alla nuova vita, e proprio per questo ritiene Favaro e Nina superiori a lui nonostante come cacciatori di taglie siano un disastro XD ;). Sulla tua domanda, il Valkyrie del bar è un riferimento generale alla Mitologia Nordica (tramite il nome delle Valchirie ovviamente), ed al tempo stesso un omaggio a due opere in particolare che sto apprezzando negli ultimi tempi: Honkai Impact 3D (le Valchirie sono il gruppo di protagoniste principali, seppur NON siano quelle della Mitologia Norrena) e Record of Ragnarok (dove le Valchirie sono tra i personaggi principali). Ho voluto omaggiare tutti e tre in un colpo solo con un unico nome ;). Sì, anche se ho smesso di scrivere sono rimasto su EFP, ed almeno per il momento non intendo lasciarlo dato che ho ancora diverse cose da portare a termine, e questo non è un addio definitivo :)… ma ammetto che mi mancherà comunque scrivere i Capitoli, pubblicarli e sentire il vostro parere T_T. Mi avete tenuto compagnia per anni, supportandomi come meglio potevate, e di questo ve ne sarò per sempre grato, mi avete aiutato più di quanto possiate anche solo immaginare, e per questo vi ringrazio dal più profondo del mio cuore T_T. Con la speranza che anche da voi vada tutto bene negli anni a venire, saluto sia te che tutti gli altri augurandovi il meglio dalla vita!!! Ciao e grazie ancora per tutto quanto!!! *_* Davvero un enorme ringraziamento per tutto il tuo supporto in questi anni che ho passato qui su EFP, un enorme augurio di buona fortuna per tutto quanto nella tua vita da questo momento in avanti, e ti porgo un enorme arrivederci!!! Ciao, ed alla prossima!!! :)

Ok, credo però di essermi già dilungato abbastanza.
Ho detto tutto quello che dovevo dire ed ho aperto il mio cuore a tutti voi, di conseguenza senza ulteriori indugi procedo.
Ed ora, per l’ultima volta, ecco a voi l’ottantesimo ed ultimo Capitolo della fic, nonché il mio ultimo Capitolo in assoluto di qualsiasi Fan Fiction.
Buona lettura a tutti quanti.
E con questo vi porgo i miei ultimi saluti.
Possiate passare un Buon Natale, un Felice Anno Nuovo, ed in generale una vita piena di soddisfazioni e benessere.
Addio a tutti.
È stato bello finché è durato.
Statemi bene, tutti quanti…


CAPITOLO 80 – ADDIO A TUTTI!



Community Island, Oceano Pacifico, 13 Febbraio 1944:
Passarono solo alcuni mesi, ma per tutti gli abitanti della Comunità sembrò letteralmente un’eternità.
Una volta emersi in Superficie, tutti si accordarono sul fatto che dovevano trovare una nuova casa, dove avrebbero potuto vivere felicemente e senza avere paura che i Grim potessero braccarli a causa delle loro conoscenze e delle loro capacità.
Avevano appurato che non era ancora il momento di mostrarsi a loro, perché il mondo era ancora in guerra e nessuno di loro era ancora pronto alla tremenda verità sulla vita che avevano appreso mentre si trovavano ancora sottoterra…
Certo, c’era da dire però che le cose erano cambiate sulla Terra da quando erano emersi in Superficie, e questo perché ormai la Seconda Guerra Mondiale sembrava in procinto di concludersi!!
Da quando il Concilio dei Sette era stato smantellato e Xehanort aveva trovato la morte, Hitler aveva perso la mente che lo aiutava nei suoi piani, ed anche il braccio armato che guidava la divisione scientifica dei Nazisti, Johann Schmidt.
Senza più loro due, sembrava quasi spaesato e non sapeva più che cosa fare. Se era riuscito a mantenere un certo vantaggio nella guerra era anche per via delle tattiche di quei due, da quando i Grim erano arrivati nella Comunità la loro presenza in Superficie era sempre diminuita…
Fino a quando non scomparvero del tutto.
Adolf non seppe mai che cosa fosse successo loro, sapeva solamente che erano come svaniti nel nulla, e questo lo mandò nel panico dato che non seppe più che cosa fare, con un’intera divisione senza più un leader ed allo sbando.
Gli Alleati, alla luce del 13 Febbraio 1944, stavano lentamente riconquistando i vari territori occupati dai Nazisti, era solo questione di tempo prima che la Seconda Guerra Mondiale finisse ed il dittatore venisse spodestato.
La spada di Damocle verteva sulla sua testa, ed aspettava solo il momento migliore per cadere…
Non furono però le uniche conseguenze che la Superficie subì a causa della battaglia combattuta sottoterra. A seguito della distruzione della zona del Palazzo Presidenziale, si era creata un enorme voragine sulla Terra.
Fortuna voleva che si trovasse in una zona della Russia poco abitata, contenuta nella sua enorme parte asiatica, e questo aveva impedito che ci fossero delle vittime. Questo però non cambiava che la voragine aveva rischiato di rivelare il segreto della Comunità al mondo intero…
Però questo non accadde mai, dato che l’edificio e tutto ciò che si trovava lì rimasero seppelliti sotto un cumulo di macerie che finirono per creare una specie di strato di rocce attorno all’ex zona del Palazzo Presidenziale.
Chiunque avesse transitato in quella zona in Superficie, avrebbe visto unicamente una voragine piuttosto profonda e che culminava in una specie di montagna di rocce che, col tempo, avrebbe finito per diventare duro abbastanza da impedire a chiunque di distruggerle.
Ed anche se un giorno qualcuno avesse sviluppato anche in Superficie una tecnologia tale da poterla distruggere svelando così i resti dell’edificio sotterraneo, ormai sarebbe stato troppo tardi e tutto ciò che si trovava lì sarebbero state ceneri e muffa… ciò che dovevano essere.
Con questa consapevolezza e con un nuovo inizio in testa, la prima cosa che fecero tutti quanti fu di raggiungere il Mar Mediterraneo, che per quanto distante non era così lontano dal Puy de Sancy come ci si poteva immaginare.
Una volta lì, il Ferraro maggiore adoperò i suoi poteri per materializzare una nave abbastanza grande per poter contenere tutti gli abitanti della Comunità e, con essa, presero il largo, alla ricerca di un luogo sicuro.
Sapevano che tutti i pezzi di terra appartenevano all’uomo, e proprio per questo dovevano cercarne uno che si trovasse su di un’isola deserta, mai scovata da occhio umano e rimasta incontaminata dalla loro influenza.
Non sarebbe stato facile e lo sapevano bene, ma valeva la pena di tentare visto che era la loro unica possibilità…
E per il pericolo di navi e sottomarini della Superficie non c’erano problemi, dato che il castano sfruttò il suo controllo dell’antimateria per rendere l’imbarcazione invisibile agli occhi di tutti coloro che non si trovavano su quella nave.
Fu grazie a questo trucco che i cittadini poterono attraversare il Mar Mediterraneo quasi senza correre nessun pericolo e, successivamente, superare lo Stretto di Gibilterra arrivando in questo modo nell’Oceano Atlantico!!
In quel momento, tutti decisero di “sbarazzarsi” di Capitan America e di Teschio Rosso, proprio come aveva suggerito Lorenzo prima della loro partenza.
Era crudele lasciarli in mezzo all’Oceano e lo sapevano bene, ma era l’unico modo per fare in modo che venissero ritrovati il più tardi possibile e che nessuno si ponesse domande su come mai erano spariti per così tanto tempo.
Ad alcuni lì in mezzo pianse il cuore a dover prendere una decisione del genere, come ad esempio Danilo che era un fan accanito di Steve Rogers o Elsa che era consapevole che il Capitano era finito in quella situazione a causa sua, ma alla fine anche loro compresero che era la cosa migliore.
Jack Frost creò in questo modo una specie di piccolo iceberg in mezzo all’acqua ed i due corpi congelati vennero lasciati lì. Mentre la nave si allontanava, loro poterono vedere Capitan America e Teschio Rosso allontanarsi a loro volta in un’altra direzione.
Fu davvero difficile assistere a ciò, soprattutto perché uno dei due li aveva aiutati a sventare la minaccia del Concilio dei Sette, ma il ghiaccio di Elsa li avrebbe sicuramente protetti, dato che era stato creato per resistere agli impatti più duri per molti anni e li avrebbe conservati fedelmente.
Confidarono anche che un giorno, non molto vicino ma neanche troppo lontano, qualcuno potesse trovarli e scongelarli. Prima o poi sarebbe sicuramente successo, forse bisognava attendere la fine della guerra affinché le ricerche di entrambi divenissero più frenetiche.
Qualcuno li avrebbe trovati un giorno, ed avrebbero dovuto solamente attendere quel momento mentre dicevano addio per sempre a tutti e due…
Dopo quello, il loro viaggio durò diverso tempo, forse addirittura due mesi abbondanti.
Fortuna voleva che la nave creata da Lorenzo fosse abbastanza veloce e che la convivenza fosse piuttosto tranquilla, l’esperienza della guerra li aveva resi una specie di unica e grande famiglia e riuscivano tutti ad andare d’accordo più o meno.
Anche grazie a questo la traversata non fu particolarmente impegnativa dato che c’era sempre da fare o qualcuno con cui parlare… nonostante ciò, percorrere tutto l’Oceano Atlantico fino allo Stretto di Magellano per arrivare così nell’Oceano Pacifico richiedeva lo stesso parecchio tempo di navigazione.
Anche una volta superato quello stretto, ci vollero altri dieci giorni di navigazione, giorni in cui alcuni iniziarono addirittura a perdere la speranza di trovare un posto incontaminato dai Grim dove avrebbero potuto vivere in pace…
Ma poi, quasi come per miracolo, ecco che apparve davanti ai loro occhi!!
Quasi al centro dell’Oceano Pacifico, circondata solamente dall’acqua salata, c’era un’isola, una semplice e piccola isola.
Oddio, piccola fino ad un certo punto dato che sembrava comunque grande quanto la vecchia Fantacity, ma sembrava disabitata, dato che era circondata solo da sabbia e da vegetazione, come se la mano dell’uomo non l’avesse mai raggiunta.
Per esserne certi, alcuni volontari scesero a terra ed ispezionarono l’isola, notando in questo modo che effettivamente era vuota, non c’erano neppure forme di animali di qualunque genere, come se fosse sempre stata lì… e basta.
Grazie a ciò, tutti concordarono su una cosa: era il posto perfetto dove poter ricominciare una nuova vita!
Non avrebbero disturbato nessun animale, avrebbero potuto costruire la loro civiltà attorno alla vegetazione ed al tempo stesso si sarebbero tenuti alla larga dai Grim fino a quando le acque non si fossero calmate.
Meglio di così non poteva andare!!
Stavolta non vollero però commettere lo stesso errore fatto sottoterra e la prima cosa che fecero fu di dare un nome all’isola, abbandonando quei Fantacity, Palecity e tutti gli altri nomi creati centocinquant’anni prima da qualcuno con evidente poca fantasia.
Optarono stavolta per un nome più semplice. Un nome che dicesse chi erano davvero.
Un nome che rappresentasse il loro passato ed al tempo stesso il futuro. Un nome che non gli facesse dimenticare le loro origini. Un nome che ricordasse da dove erano partiti e fin dove erano arrivati.
La chiamarono… Community Island!!
Tutti approvarono quel nome quasi senza nessuna lamentela. Era molto semplice come già detto, forse alla stregua dei nomi della vecchia Comunità, ma non ce n’era uno migliore che potesse andare bene per la loro isola secondo loro…
Quello che avvenne dopo fu decisamente più semplice, visto che Lorenzo adoperò i suoi poteri per creare i primi edifici all’interno dell’isola, facendo attenzione a non deturpare la vegetazione che ricopriva l’isola dato che tutti erano concordi sul lasciarla intatta così com’era.
Una volta costruite le prime strutture, il castano passò alla parte più difficile e, con l’approvazione di tutti, erse una grande muraglia che potesse circondare l’intera isola!
Era una pratica necessaria, in modo che l’isola potesse rimanere nascosta alla vista dei Grim almeno fino a quando non sarebbe stato il momento. Il muro era di colore bordeaux, era fatto d’acciaio spesso ed era alto circa un chilometro, l’altezza necessaria per coprire i palazzi più alti che erano già stati creati dal ragazzo.
Le uniche cose che furono lasciate “fuori” dalla muraglia furono un piccolo tratto di sabbia dall’altra parte rispetto a dov’erano arrivati, che sarebbe poi stata trasformata in una spiaggia turistica quando i lavori sarebbero stati ultimati, ed il porto, costituito da un unico molo di legno e creato là dove erano sbarcati.
La nave con cui erano arrivati fu fatta sparire da Lorenzo, in quanto non doveva esserci traccia di mezzi al di fuori delle mura ad eccezione del piccolo molo, e dopo aver compiuto tale azione il giovane dovette stoppare la sua manipolazione della materia…
Perché? Si era reso conto che stava esagerando!
Credeva che le sue capacità limitate dopo il risveglio fossero dovute alle ferite dello scontro con Xehanort che non si erano del tutto rimarginate, ma dopo mesi in mare in cui si era ripreso aveva capito che così non era affatto.
Aveva ottenuto un grande potere, ma aveva anche un prezzo enorme. Non poteva sfruttarlo per troppo tempo, altrimenti avrebbe finito per consumarlo fino ad ucciderlo. Ecco perché si era dovuto fermare di colpo, aveva capito di aver raggiunto il limite con quelle poche strutture che aveva già creato…
Ciò che aveva fatto però fu più che sufficiente per tutti gli abitanti: ritenevano avesse già fatto abbastanza e che non l’avrebbero mai ringraziato abbastanza per la gentilezza che aveva dimostrato sfruttando il suo potere per aiutarli.
Inoltre, molti ritenevano che, visto che la parte commerciale ed alta della città era già stata costruita in un attimo dal Grim, potessero occuparsi loro delle strutture più piccole e personali, in modo da tenersi in allenamento e contribuire anche loro alla costruzione della loro nuova casa.
Tutti quanti si misero al lavoro, senza sosta e senza riposare, in modo da avere entro pochi mesi un posto da poter definire la loro nuova casa. Anche loro costruirono attorno alla vegetazione, facendo in modo di creare intorno agli alberi per non danneggiarli più di tanto.
Nessuno aveva nulla da ridire, sarebbe stato un buon modo per vivere in mezzo alla vegetazione, dopo che per oltre un secolo avevano vissuto sottoterra. Stare a contatto diretto con la natura sarebbe stato fantastico, e questo lo pensavano tutti.
Si misero al lavoro molto diligente, ed il tutto durò diversi mesi… fino a quando, all’alba del 24 Febbraio del 1944, completarono tutto!!
Ciò che andava creato su Community Island era stato ultimato quella mattina, e nel giro dei venti giorni successivi anche tutto il resto fu sistemato.
I cittadini si organizzarono per i vari lavori, scegliendo dirigenti, impiegati e semplici lavoratori, e le cariche amministrative furono scelte tramite voto popolare, che si tenne pochi giorni dopo che la nuova metropoli fu costruita.
Sì, perché al termine dei lavori Community Island divenne una metropoli a tutti gli effetti!!
Dall’alto si poteva vedere l’immensa muraglia che circondava l’isola, ad eccezione del piccolo molo e della spiaggia già addobbata a turistica, ed al suo interno, partendo proprio dai bordi delle mura, tutte le case e i grattacieli creati.
Ricoprivano tutta l’area dell’isola, facendo ben attenzione a stare attorno agli alberi che erano presenti ben prima del loro arrivo, e mentre verso l’esterno si trovavano le strutture più semplici e “modeste”, andando verso il centro si arrivava ai grattacieli più alti e più lussuosi, un po’ come era la vecchia Fantacity.
Così, alle 07:00 del 13 Febbraio del 1944, tutti poterono partire con i loro lavori, la metropoli si attivò finalmente… e Community Island nacque ufficialmente!!
Ed in tutto questo… come si erano sistemati i cittadini?

“Che palle…”
Come già spiegato, Community Island era circondata da un’immensa muraglia che sovrastava l’intera isola e copriva tutto ciò che si trovava all’interno, in modo che nessuno proveniente dal mare potesse vedere quello che si trovava lì dentro.
In tutto ciò, solamente due cancelli erano stati lasciati “aperti”, in modo che degli sbocchi verso l’oceano rimanessero comunque, ed esattamente come accadeva nella Comunità qualcuno doveva rimanere di guardia lì.
Anche se avevano preso tutte le precauzioni possibili, gli abitanti dell’isola erano consapevoli che con una guerra in corso c’era il rischio che qualche nave da guerra capitasse in quelle acque, ed anche in tempo di pace c’era questo rischio pure con navi mercantili comuni.
Non potevano correre grossi rischi, e proprio per questo decisero di istituire delle Guardie di Confine non molto dissimili da quelle che c’erano sottoterra, furono anche equipaggiate con le stesse lance tecnologiche che avevano all’epoca.
Stavolta però, fu permesso loro di tenere un cellulare sul posto di lavoro a differenza che come negli ultimi anni in società. Molte Guardie di Confine durante la grande battaglia furono uccise dai compagni traditori anche perché non ebbero modo di avvertire nessuno.
Lo stesso Envy tardò ad avvisare Shun che Agatha era una traditrice a causa di quella dannata legge creata solo perché le guardie si distraevano troppo con i cellulari, e tutti erano d’accordo che quell’errore non andava più commesso, anche solo per pura precauzione.
Anche il numero di guardie di confine da sfruttare fu molto limitato, decisero di adoperarne solamente quattro, due per ogni cancello della muraglia, e di adoperare solamente persone fidate e di cui erano certi dell’ottimo lavoro che avrebbero svolto.
Le due guardie scelte per sorvegliare la spiaggia turistica, poste quindi davanti al cancello che dava allo stabilimento balneare, erano due ex Soldati Presidenziali che non avevano mai fatto parte del Concilio dei Sette.
Alcuni di loro si erano dimostrati dei traditori, ma quei due non avevano mai voltato le spalle alla Comunità così come altri loro colleghi, ma essendo quell’uomo e quella donna i migliori subito dopo Hans e Kallen, ed alcuni soldati traditori, furono scelti loro per presidiare quello sbocco verso l’Oceano Pacifico.
Era meglio metterci dei guerrieri perché non si sapeva mai che cosa potesse succedere, e per qualsiasi evenienza almeno le guardie di confine sarebbero state pronte a combattere in attesa dell’arrivo dei soccorsi e degli aiuti.
Invece per sorvegliare il molo presente dall’altra parte dell’isola furono scelti Envy, per via dei suoi meriti durante quel fatidico giorno che aveva cambiato per sempre la sorte di tutto il mondo, e… beh, qualcuno di parecchio particolare…
“Tutto ciò è fantastico!!!”
Si trattava di Rock Lee, uno degli allievi della Scuola di Hokuto!!
Si era offerto volutamente di presidiare il confine dell’isola, e dato che era un guerriero eccellente nessuno ebbe nulla da ridire, anche se a causa del suo nuovo incarico dovette rinunciare per sempre alla sua posizione nel dojo…
Per il nero fu difficile doverlo accettare, ma spronato anche da Gai comprese che il dovere veniva prima di tutto, e proprio per questo rassegnò le sue dimissioni alla fine con gioia e si mise sotto per svolgere al meglio il proprio lavoro.
I due in quel momento si trovavano oltre il cancello, costituito da un enorme portone alto 200 metri e largo 50 metri e fatto di legno marrone, il verde era posizionato a sinistra rispetto al molo ed il sopracciglione era a destra rispetto al molo.
Davanti a loro avevano delle scale d’acciaio bordeaux simile a quelle della muraglia che scendevano di circa cinque gradini fino al pontile, che era costituito da un’unica passerella di legno che si estendeva in avanti per circa un chilometro intero.
L’ingresso e le scale avevano anche un piccolo muretto alto circa un metro e mezzo che accompagnava il tratto fino alla fine del quinto gradino, dopo il pontile proseguiva senza nessuna protezione e con solo giusto un paio di pali di legno alti al massimo cinquanta centimetri posizionati due a metà del pontile e gli altri due in fondo.
Basta, non c’era altro.
L’unica cosa a cui dovevano fare la guardia era solo un piccolo pezzo di legno lungo ed un vasto oceano che nelle giornate tranquille era fin troppo monotono e che nelle giornate tempestose era fin troppo pericoloso.
Per Envy però questo non era un problema, era abituato a situazioni ben peggiori e ben più noiose nella Comunità, visto che almeno lì il panorama era bello e non solo una montagna di sassi come avveniva invece sottoterra.
Il vero problema era un altro… la fin troppa energia del suo compagno!!
“Ti rendi conto del compito che abbiamo?!” dichiarò intanto Rock Lee, che si trovava abbastanza vicino al muretto alla sua sinistra, con il pugno sinistro sollevato fino al collo e gli occhi sbrilluccicanti “La sicurezza dell’intera isola dipende da noi. Non ci pensi? Quanto siamo fortunati ad avere così tanta responsabilità addosso!!”
Dal suo canto, il verde si trovava seduto sul muretto alla sua destra, con la gamba sinistra che penzolava, quella destra poggiata a mo’ di accavallato sulla cima del muretto ed il gomito sinistro poggiato sul piede sinistro, mentre si teneva la mascella con la mano sinistra.
Aveva un’aria visibilmente stanca e frustrata. Il suo collega blaterava continuamente, non stava zitto neanche per un momento, e questo alla lunga si rivelava fin troppo pesante, soprattutto quando voleva rilassarsi senza nessun rumore attorno.
Erano circa le 14:00 del pomeriggio, e dato che l’ex compagno d’addestramento di Franky parlava senza mai fermarsi gli era scappata quell’affermazione di poco prima, anche perché arrivati a quel punto quasi non ce la faceva più…
“Tutto il mio addestramento alla Scuola di Hokuto è servito a prepararmi a questo grandioso momento!!!” asserì nel frattempo il ragazzo, sollevando la lancia tecnologica che reggeva con la mano destra al cielo.
Dall’altro lato però, ad Envy scappò un piccolo pensiero istintivo *Quasi quasi rimpiango Hughes…*
Rimaneva un pezzo di merda, come lo definiva lui, che aveva cercato di ucciderlo e per questo si meritava la pallottola che gli aveva piantato in testa… ma almeno non era logorroico come Lee, e considerando che Maes era parecchio logorroico era tutto dire…
Arrivati ad un certo punto al verde venne da domandare “Ma devi proprio continuare a parlare così? Ho capito che sei entusiasta del nuovo lavoro, ma puoi anche frenare la tua eccitazione adesso…” sempre rimanendo nella stessa posizione di prima.
Non metteva in dubbio che fosse un bravo ragazzo, ma se avesse dovuto passare tutta la sua vita a continuare a sentire parlare a ripetizione quel giovane non sapeva come sarebbe arrivato alla pensione… se ci fosse arrivato, ovviamente…
Di tutta risposta, Rock Lee si voltò a guardarlo e dichiarò “Eccitato? Questo è il mio comportamento normale! Non sono né più né meno felice di quanto lo sono normalmente!!”
… EH?!
Appena ebbe udito quell’uscita, Envy tolse la mano sinistra dalla sua mascella e sollevò il volto, girandolo verso di lui strabuzzando gli occhi e spalancando leggermente la bocca. Stava dicendo… che lui si comportava sempre così?!
“V-Vuoi dire… che questo è il tuo comportamento normale?!” domandò a quel punto a dir poco perplesso.
“Certamente!!” affermò allora Rock, chiudendo il pollice e l’indice sinistro a mo’ di cerchio e portandoseli davanti all’occhio sinistro, il tutto mentre sollevava al cielo la lancia tecnologia e distendeva lateralmente la gamba sinistra.
A quel punto, quasi a rassegnarsi, il verde sollevò la faccia al cielo, assumendo un’aria a dir poco abbattuta e depressa, e gli scappò un “Oddio. Qualcuno mi uccida, per favore…”
Ciò significava che per davvero avrebbe dovuto sopportare quel comportamento di quell’ex allievo della Scuola di Hokuto per il resto della sua carriera lavorativa… ma non aveva già sofferto abbastanza quando aveva rischiato la vita e temeva che Agatha facesse una strage?!
“Suvvia, non essere così catastrofico!” lo incoraggiò tuttavia Rock Lee, adoperando il suo classico ottimismo ed aggiungendo subito dopo “Ci aspettano degli anni fantastici!!” il tutto esagerando come suo solito.
Oddio, fantastici si faceva per dire, perché se doveva comportarsi in quella maniera per tutto il tempo Envy sarebbe durato davvero molto poco. C’era anche solo una piccola possibilità che si comportasse come una persona civile?!
Il verde decise di provare a domandarglielo e, rimanendo nella stessa posizione di prima, abbassò il volto per rivolgerlo al ragazzo e gli domandò con un’aria quasi rassegnata “Non potresti quantomeno provare ad essere serio? In fondo questo incarico è importante, non mi sembra il caso di essere così… così te!”
Sapeva che il suo era un tentativo praticamente inutile, se ne era accorto già solo per come si stava comportando il giovane… ma il mondo gli cadde addosso quando udì l’ennesima risposta dell’ex allievo della Scuola di Hokuto.
Difatti il sopracciglione, mettendosi nella classica posa di Franky con entrambe le braccia unite sopra la testa, nonostante reggesse la lancia tecnologica con la mano destra, rispose solo “Io sono sempre serio. In ogni occasione!!”
… Era sempre serio? Davvero? Anche in quel momento?!
Ecco, quella notizia buttò letteralmente a terra il povero Envy, che sospirò ancora più rassegnato di prima ed abbassò il volto mentre chiudeva gli occhi. Il compagno era visibilmente contento del lavoro e del collaboratore che aveva ottenuto, lui un po’ meno…
Certo, sapeva che con lui al fianco sarebbe stato più al sicuro e non avrebbe dovuto più temere un attacco come quello di Hughes, ma era inutile negare che la stramberia di quel giovane avrebbe reso il lavoro piuttosto pesante.
E l’unica cosa a cui poteva pensare in quel momento fu… *Voglio morire…*
Gli sarebbero aspettati anni molto duri…

Rock Lee però non era l’unico allievo della Scuola di Hokuto che aveva deciso di ritirarsi dal dojo…
“Oh, ecco fatto!!”
Anche qualcun altro, un uomo per la precisione, aveva compreso qual era la sua vera vocazione, ed aveva deciso di abbandonare gli studi di lotta per concentrarsi unicamente sul suo lavoro, che era anche la sua passione…
Si trattava di Cutty Flam, meglio noto come Franky!!
L’azzurro, da quando erano giunti a Community Island, aveva iniziato a riflettere su ciò che avrebbe fatto quando tutti i lavori sarebbero stati ultimati, anche considerando che quel fatidico giorno si era accorto di un dettaglio per nulla indifferente.
Per rendere il treno che avevano rubato il più accessibile possibile a chiunque, aveva dovuto apportare dovute modifiche aggiungendoci anche quella carriola gigante e rendendo il treno ad un solo vagone abbastanza grande da farci stare tutti.
Sembrava una sciocchezza, ma doveva ammettere che quel lavoro era stato… appagante.
Conosceva le sue doti da riparatore da molto tempo, in fondo quando il dojo veniva danneggiato o semi distrutto era lui a ripararlo, ed anche a tempo record, però non si era mai sentito soddisfatto come in quell’occasione.
Forse perché con la Scuola di Hokuto era quasi un obbligo, dato che era l’unico che poteva fare riparazioni del genere in letteralmente pochi secondi, mentre con il treno era stata una scelta personale senza che nessuno lo obbligasse.
Non escludeva fosse per quello, preferiva non escludere nulla arrivati a quel punto, ma fatto stette che ebbe ciò che desiderava da quell’esperienza, qualcosa di stimolante che mettesse alla prova quella che lui definiva la sua vena artistica.
Ci aveva riflettuto parecchio sulla cosa da quando erano giunti sull’isola, e mentre i lavori di costruzione procedevano Franky ebbe una semi conferma dei suoi dubbi… quando si accorse di essere il più veloce di tutti in generale!
Lorenzo aveva fatto il grosso del lavoro, vero, ma quando si era passati al lato pratico dei cittadini era lui quello che riusciva a costruire gli edifici e tutto il resto nel minor tempo possibile, certe volte addirittura in meno di una giornata da tanto andasse veloce.
Aveva sbalordito tutti quanti, dal primo all’ultimo, ma al tempo stesso non poté negare che, una volta conclusa la costruzione della città, ebbe finalmente capito per che cosa era nato e quale fosse la cosa che desiderasse di più in assoluto…
Voleva fare il carpentiere!!
Proprio per questo, il giorno stesso in cui i lavori a Community Island furono ultimati, Cutty Flam rassegnò le sue dimissioni da allievo della Scuola di Hokuto, dimissioni che furono accolte senza controbattere, dato che sapevano che ognuno doveva seguire i suoi sogni e non doveva affatto sentirsi obbligato ad allenarsi nel dojo se non voleva.
Dopo averlo fatto, l’azzurro si mise al lavoro e, nel giro di una giornata al massimo, ultimò quella che sarebbe stata la sua officina da quel momento in poi!
Non era niente di ché, anzi era una struttura molto modesta, proprio come lo era anche la Scuola di Hokuto dato che come suo ex allievo aveva imparato che non erano necessari abbellimenti inutili solo per essere più appariscenti.
Lui era un bravo carpentiere, e tutti se ne erano accorti il giorno della battaglia e quando avevano costruito Community Island, quindi sapeva che poteva avere come officina anche uno stupido magazzino che non sarebbe cambiato nulla.
Il suo talento era ineguagliabile, e tutti lo sapevano bene.
Al punto tale che ci volle davvero molto poco prima che i primi clienti si presentassero, ed una volta soddisfatti ne arrivassero altri ancora, e poi altri ancora, tutti raccomandati dai precedenti clienti rimasti completamente soddisfatti.
Per lui era certamente un’ottima notizia, significava sempre più lavoro, che comportava sempre più affari e di conseguenza sempre più reddito con cui pagare gli affitti e tutti i beni primari necessari per sopravvivere.
Sembrava veramente aver fatto la scelta giusta.
Proprio in quel momento aveva appena ultimato la riparazione di un motorino, il mezzo principale con cui gli abitanti si muovevano sull’isola, e dopo aver lanciato quell’affermazione si alzò in piedi, passandosi il braccio sinistro sulla fronte.
La sua officina era costituita da una casetta color marrone chiaro, ad eccezione del tetto rosso scuro, fatta di legno duro e di circa cinquecento metri quadri sia in larghezza che in altezza, ma all’interno non c’erano né uffici né tantomeno piani. Era più una baracca ad un’unica stanza, quella dove lavorava.
Non c’erano porte, solamente una serranda di metallo grigia che andava tirata giù quando l’orario lavorativo si concludeva, ed all’interno non c’era letteralmente nulla, solo gli strumenti di lavoro ed i vari oggetti che doveva riparare, o i progetti di ciò che doveva costruire o riparare lontano dall’officina.
Gli oggetti, che andavano da semplici giocattoli a mensole per arrivare poi addirittura ad armadi interi, si trovavano tutti sull’angolo destro dell’officina in fondo, mentre tutti i vari progetti si trovavano sull’angolo sinistro in fondo.
Gli strumenti da lavoro invece erano sempre in fondo, ma al centro. L’interno, nonostante fosse fatto di legno, era coperto quasi di paglia tutto il muro ed il soffitto, tranne il pavimento che era sempre di legno, ed infine era presente un’unica finestra, al centro del muro parallelo all’ingresso dell’officina.
Era molto semplice come struttura, dato che a parte tutto ciò non c’era altro al suo interno, ma a lui andava bene così, e questo anche perché sentiva di concentrarsi meglio quando non aveva niente e nessuno attorno, forse anche per questo riparava più volentieri lì che alla Scuola di Hokuto, e per il momento questa sensazione non era stata smentita.
“Davvero un lavoro con i fiocchi!” dichiarò a quel punto Franky con un sorriso a trentadue denti.
Indossava i suoi classici abiti e reggeva con la mano sinistra un martello, mentre con l’altra mano aveva un paio di chiodi, che aveva dovuto adoperare per riparare il manubrio del motorino che si era guastato.
Era certo che fossero sufficienti per tenerlo buono senza farlo traballare, normalmente ciò sarebbe stato semi impossibile, ma le sue capacità di carpentiere avevano reso questo possibile, e quindi il suo proprietario poteva stare tranquillo.
Dopo aver ammirato il suo lavoro per almeno cinque secondi con il sorriso sulle labbra, Cutty Flam pensò *Sono un mago delle riparazioni, l’ho riparato in un batter d’occhio!*
Pareva veramente soddisfatto di ciò che aveva fatto, e, continuando a sorridere felicemente, finì per osservare fuori dalla sua officina, però con lo sguardo rivolto verso il cielo e con entrambe le mani chiuse a pugno e poggiate sui fianchi.
La metropoli che avevano costruito era molto simile a Fantacity, con l’unica differenza che gli alberi si trovavano dappertutto visto che non li avevano voluti toccare per la maggior parte, ma l’azzurro in quel momento non stava guardando la città.
Come già detto, stava guardando verso l’alto il cielo. Quella era una giornata splendida, nessuna nuvola in cielo ed il Sole picchiava forte, di conseguenza era il momento perfetto per ammirarlo senza nessun intralcio.
Doveva ammettere che stava iniziando a comprendere perché alcuni come Nami desiderassero vederlo più di ogni altra cosa. Era davvero bello, e non avrebbe mai pensato che avrebbe cambiato la sua vita proprio sotto il cielo della Superficie.
*Certo che in questi ultimi mesi sono cambiate parecchie cose…* fu il suo pensiero istintivo.
Gli era venuto quasi naturale domandarlo. Avevano dovuto attraversare molti pericoli, compreso il completo annientamento, ma alla fine erano riusciti a salvarsi ed avevano fondato una nuova società nella Superficie che un tempo tanto disprezzavano o temevano.
Sarebbe stata molto dura adattarsi per alcuni, e lui lo sapeva bene dato che gli era capitata la stessa cosa. Adattarsi a quella nuova vita non era stato semplice, gli faceva ancora molto strano non potersi più allenare come un tempo.
Naturalmente la sua mente viaggiò verso i suoi compagni di allenamento, o meglio ex compagni, facendogli domandare che cosa stessero facendo in quel momento e come intendevano portare avanti i precetti dei loro Maestri…
Ma fu un pensiero rapido, dettato dalla nostalgia visto che erano passati solo pochi giorni da quando aveva rassegnato le dimissioni ed aperto la sua officina. Adesso era quello il suo futuro, e doveva abituarsi a vivere il suo sogno.
“… Ok. È ora di tornare al lavoro!!” dichiarò a quel punto infatti.
Dopodiché, girando rapidamente il martello che teneva con la mano sinistra, si avviò verso il fondo dell’officina a destra, per la precisione verso uno degli oggetti che si trovavano lì e che doveva riparare, un trenino giocattolo.
Gli piaceva quel lavoro, ed anche per questo continuava ad avere il sorriso sulle labbra mentre si avviava, ma il mondo era ormai cambiato sia per lui che per gli altri, e nonostante la sua convinzione non sarebbe stato semplice abituarsi a quella nuova vita.
Aveva abbandonato il passato alle spalle, facendo tesoro degli insegnamenti del Maestro Kenshiro e percorrendo la strada che desiderava intraprendere. Avrebbe ripagato alla fine? Solo il tempo avrebbe saputo dirlo, ma almeno non avrebbe avuto alcun rimpianto.
Il suo futuro aveva bussato alla porta, e lui aveva accolto l’invito!

Tuttavia, Franky e Rock Lee non erano gli unici due studenti ad aver abbandonato la Scuola di Hokuto.
C’era un altro ragazzo che aveva deciso di lasciare il dojo definitivamente, e questo alzava il numero degli abbandoni a tre, quattro contando anche Mikasa…
“Insomma, dove si sarà cacciata?!”
Di chi si trattava? Beh… del giovane Eren Jaeger!!
La sua non era stata affatto una scelta semplice, anzi aveva dovuto rifletterci su parecchio da quando avevano iniziato a migrare fino alla Superficie ed a navigare per cercare una nuova casa, ma alla fine aveva preso la sua decisione.
Aveva riflettuto molto su ciò che l’aveva condotto a diventare un allievo della Scuola di Hokuto, e del fatto che era stata soprattutto la raccomandazione di Mikasa a portarlo ad essere addestrato da Zoro… già, quella Mikasa…
Il solo pensiero che una traditrice come lei, a cui aveva donato il suo rispetto ed il suo cuore, gli avesse sputato addosso gli faceva raggelare il sangue, e se pensava che si fosse potuto allenare con Roronoa proprio grazie a lei la situazione peggiorava pure…
Ma non era l’unico motivo per cui aveva deciso di optare per quella scelta, c’era anche un altro elemento che era stato essenziale nella decisione… il modo in cui aveva trattato i Grim!
Per quanto fosse una persona spregevole, Ackermann aveva ragione su una cosa: criticava Lorenzo e Danilo unicamente per invidia, perché loro erano riusciti in poco là dove lui c’era arrivato solo con anni di allenamento ed una raccomandazione.
Anziché criticare sé stesso per essere arrivato a tanto, aveva finito per percorrere la via più semplice attaccando loro due, e solamente la nera gli aveva fatto capire l’enorme sbaglio che aveva commesso… ed anche per questo aveva capito che era ora di farla finita.
Anche lui come Franky, appena furono completati i lavori su Community Island, rassegnò le sue dimissioni come allievo della Scuola di Hokuto, e nonostante la perplessità di tutti per un gesto del genere proprio da parte sua le dimissioni furono accolte.
Aveva mostrato grande maturità ammettendo i suoi errori, visto che ammise pubblicamente davanti ai suoi ex compagni ed ex Maestri gli sbagli compiuti, e per questo ritenevano che se voleva percorrere un’altra strada loro non l’avrebbero fermato.
Non aveva però rassegnato le dimissioni da allievo della Scuola di Hokuto senza sapere che cosa fare: intendeva tornare a studiare!
Essendo la metropoli dell’isola identica a quella di Fantacity, era stata costruita una scuola non molto diversa dall’Abe Sapiens Institute, posizionata più vicino alla muraglia a sinistra dell’ingresso dal pontile lasciandosi quest’ultimo alle spalle.
L’unica cosa che avevano cambiato dell’istituto era il nome: l’avevano intitolato Issei Hyoudou Institute, in onore dell’unico studente caduto durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale. Un modo per omaggiarlo in pratica.
Avendo lui da poco compiuto quindici anni, poteva ancora iscriversi al liceo dell’istituto, ed era esattamente quello che aveva intenzione di fare, e tra tutti gli indirizzi scelse quello di economia e commercio, per provare a gettarsi nel mondo della finanza.
Sapeva che sarebbe stato un percorso lungo, in fondo la legge scolastica era rimasta uguale a quella della Comunità e di conseguenza gli aspettavano ancora ben cinque anni di studi, ma lui era pronto ad affrontarli con coraggio e determinazione.
Per troppo tempo era stato una testa calda, continuando a dare agli altri le colpe che aveva esclusivamente lui, ed era arrivato il momento che diventasse umile e si guadagnasse tutti i privilegi che avrebbe ottenuto in futuro.
Le raccomandazioni dovevano finire, gli scatti d’ira dovevano cessare, un nuovo Eren Jaeger doveva nascere, e lui era pronto a questo ulteriore passo!
Però, gli studi sarebbero iniziati solamente il giorno successivo, quella era l’ultima giornata che poteva trascorrere libera, e proprio per questo si era dato appuntamento con una certa persona.
Il castano in quel momento si trovava nella zona commerciale della città, che non era al centro dell’isola, essendo quella la zona industriale, e neppure vicino alla muraglia, che erano tutte le periferie, bensì era in mezzo a quelle due zone.
Anche essa ricordava molto la zona commerciale di una città della Comunità, ma in questo caso si trattava di Palecity. Quella era la città conosciuta per essere la meta del divertimento, ed avevano ritenuto idoneo abbellirla con le stesse decorazioni di quella città.
Pure per questo si respirava una buona aria nella zona commerciale della città. L’unica differenza rispetto alla Comunità, ed era una differenza che si poteva riscontrare in tutta l’isola, era l’assenza di una strada vera e propria!
L’intero tratto era pedonale, e gli unici mezzi di trasporto che erano presenti in città erano appunto i motorini, che non erano neanche tanto veloci e di conseguenza non rischiavano di investire nessuno o di far del male a qualcuno.
Si era optata per questa scelta in quanto l’isola, seppur grande quanto Fantacity, rimaneva facilmente agibile in tutte le sue zone, e l’ultima cosa che volevano era di muoversi freneticamente anche in quella loro nuova vita.
Tutti avevano approvato la scelta, e proprio per questo le strade della metropoli erano solamente un grosso marciapiede che si estendeva per tutta la città… e neppure di cemento, bensì di roccia, per dare ancora di più il senso di stare in mezzo alla natura insieme agli alberi che circondavano tutta Community Island.
Eren era proprio al centro del marciapiede che attraversava la zona commerciale, che si estendeva a cerchio attorno alla zona industriale posizionata al centro, ed il marciapiede era costituito da una sorta di viale degli alberi che seguivano l’intero marciapiede distanziandosi di circa venti metri l’uno.
Erano presenti anche diversi negozi e catene commerciali per tutta la suddetta zona, e tantissima gente stava camminando attorno a lui arrivando o andandosene, ma in quel momento al bruno poco interessava dato che desiderava unicamente che la persona con cui doveva incontrassi facesse in fretta.
Difatti, osservando l’orologio che teneva sul polso sinistro, il ragazzo, che era vestito come al solito, sbuffò quasi spazientito e, abbassando il braccio, osservò davanti a sé domandandosi “Ma si può sapere che diavolo di fine ha fatto?!”
Stava iniziando a perdere la pazienza, era da almeno venti minuti che stava aspettando… e l’appuntamento era stato fissato a quindici minuti prima!! Dove si era andata a cacciare? Per caso era successo qualcosa?!
Fortunatamente le sue domande trovarono presto risposta, dato che… “Eccomi!! Eccomi!! Scusami tantissimo per il ritardo!!”
Ecco che finalmente la diretta interessata si fece vedere, correndo a più non posso con un’aria visibilmente terrorizzata nella sua direzione mentre il giovane si voltava nella sua direzione, alla sua sinistra, con uno sguardo misto tra il soddisfatto ed il leggermente irritato.
Chi era questa diretta interessata? Si trattava di Rossana Smith!!
La ragazza, che stava indossando un abito lungo fino alle ginocchia di colore azzurro con una giacchetta di flanella a maniche lunghe bianca e degli stivali marroni, aveva corso a perdifiato con qualcosa che teneva con la mano sinistra, e finalmente arrivò al capezzale del giovane.
Fermandosi, la ragazza cercò di riprendere fiato piegando il petto in avanti e toccandosi entrambe le ginocchia con le rispettive mani, il tutto con gli occhi chiusi e la bocca spalancata mentre ansimava pesantemente.
Nonostante fosse finalmente arrivata, Jaeger non mancò di farle un po’ la paternale, accusandola di essere in ritardo “Finalmente! Era ora! Quanto cavolo ci hai messo?! Ci eravamo dati appuntamento un quarto d’ora fa!!”
Eren affermò tutto ciò voltandosi direttamente verso la ragazza, mentre quest’ultima continuava a riprendere fiato nella stessa posizione di prima, e sollevando entrambi i pugni fino all’altezza del volto. Non sembrava però crudele, solo un po’ polemico.
Dopo qualche secondo, appena Smith riuscì a riprendere fiato, quest’ultima risollevò il busto e, toccandosi dietro la testa con la mano destra, ammise il suo errore chiudendo gli occhi e cercando di fare un sorriso quasi forzato.
“Scusami tanto Eren, hai ragionissimo a lamentarti, ma non ho avuto proprio alternative!” fu quello che disse.
Ormai il giovane era abituato a quei suoi ritardi, non era la prima volta che capitava, e forse anche per questo finì per sospirare rassegnato, anche se non mancò di dirle “Spero almeno che hai tardato per un motivo urgente…”
“Effettivamente sì, è così…” ammise ancora una volta la castana.
A quel punto, senza perdere tempo, pose davanti a sé reggendolo con entrambe le mani quello che fino a quel momento stava tenendo solo con la mano sinistra… che era una copia di un libro che aveva scritto lei!!
Nella copertina nera si poteva vedere Winry in basso a sinistra di Jaeger che era come seduta, con entrambe le mani che poggiavano a “terra”, la gamba sinistra che andava da una parte all’altra della copertina, la destra con il ginocchio sollevato e la schiena poggiata al “bordo” della copertina.
Non era però da sola, dato che sopra di lei, spostato verso la destra di Eren e con i piedi coperti dalle gambe della ragazza, c’era Danilo che guardava davanti a sé nella sua classica posa da combattimento ed un volto arrabbiato.
Infine, sullo sfondo verso l’alto si poteva vedere quasi sfocato il volto di Freezer che sogghignava malignamente, anche se non era chiaro dato che aveva sfumature bianche, derivate dal colore della sua pelle, e sfumature nere, derivate dal colore della copertina.
Si intitolava “I Segreti di Winry”, la scritta era in caratteri dorati e si trovava là dove tecnicamente doveva esserci il naso di Freezer.
La bruna intanto spiegò “Ho incontrato per strada due mie fan che hanno chiesto un autografo sulla loro copia del mio libro, e non ho potuto dirle di no…” il tutto anche con gli occhi chiusi ed un sorriso a trentadue denti.
Jaeger a quel punto non poté dirle molto, in fondo sarebbe stato scortese rifiutare una richiesta così semplice e la capiva… ma al tempo stesso non poté fare a meno di toccarsi la fronte con la mano destra sconsolato e con gli occhi chiusi.
“Ma è mai possibile che ogni volta che cerchiamo di uscire dobbiamo incappare in qualche tuo fan?” domandò metaforicamente a quel punto.
Smith, facendo il segno della vittoria con la mano destra e mantenendo la stessa espressione di prima, gli rispose solamente “Che ci vuoi fare, è il prezzo del successo!!”
Ma com’era stato possibile che Rossana, conosciuta un tempo in tutta la Comunità come la rompiscatole per eccellenza, avesse adesso così tanti fan?
La spiegazione era molto semplice: tutto era merito dell’esclusiva che le aveva fornito Winry!!
Dopo che Rockbell aveva preso quella decisione, Rossana l’aveva interrogata durante il tragitto in nave su tutto quello che le era successo, partendo dalla tragica sera della morte dei suoi genitori per poi passare all’arresto di Bakura, il conseguente processo e l’incarcerazione dell’assassino.
Ma non solo, le raccontò anche i fatti più recenti, dall’evasione di Bakura fino alla loro discussione durante la festa di compleanno di Bulma, per poi passare alle indagini della bionda fino allo scontro al Palazzo Presidenziale e la battaglia contro Freezer.
Di quella parte non tralasciò neanche la più piccola informazione, le raccontò persino quanto Danilo le avesse detto sull’incontro con Guthahy nel suo cuore. Era una parte essenziale per comprendere come il biondo avesse sconfitto la creatura, per questo aveva ritenuto doveroso raccontarglielo.
Una volta raccolte tutte le informazioni necessarie, Smith si mise subito al lavoro. Durante il resto del tragitto scrisse il suo romanzo molto rapidamente, era talmente ispirata che stava addirittura dieci ore al giorno sulla macchina da scrivere.
Fortuna voleva che fosse uno dei beni che si fosse portata appresso, dato che era ciò che le aveva permesso di sopravvivere fino a quel momento, ed ultimò il racconto durante i lavori di costruzione di Community Island.
Non fu difficile a quel punto far stampare diverse copie del romanzo, ed il giorno in cui la metropoli fu ufficialmente inaugurata “I Segreti di Winry” fu messo in vendita in tutte le librerie della società ed anche nella nuova biblioteca.
Le vendite furono stellari, e tutti quelli che ebbero comprato il romanzo se lo divorarono letteralmente. Sapevano tutti cosa fosse successo, ma il racconto presentava il tutto da un’altra prospettiva, e per questo nessuno volle perderselo.
Il successo fu immediato. Adorarono la storia e Rossana divenne ben presto la scrittrice più famosa di Community Island, con decine e decine di fan che l’adoravano e le chiedevano l’autografo ogni volta che usciva di casa.
Per la castana non era un problema, anzi dopo aver passato una vita intera temuta per i suoi scoop, essere finalmente amati proprio per essi la faceva stare bene, la faceva sentire completa e realizzata. Il sogno di una vita si era realizzato.
Eren conosceva bene tutto ciò, e proprio per questo portando entrambi i pugni a poggiare sui rispettivi fianchi le disse guardandola in un misto tra il serio e il divertito “Segreto del successo? Devo per caso ricordarti che eri odiata da tutti un tempo?”
“Ma quello ormai fa parte del passato, lo sai bene. Ihihihihihihih!” dichiarò allora la bruna, sogghignando in maniera ironica dato che anche a lei ormai veniva da ridere ripensando a quel momento.
Era stato brutto essere temuta da tutti, praticamente poteva contare solo su Heric, o meglio Homing, all’epoca, e la consapevolezza che quel periodo della sua vita era stato finalmente lasciato alle spalle la rendeva estremamente contenta, più di quanto non fosse mai stata in vita sua…
Beh, a parte che in un’occasione ovviamente…
A quel punto, l’ex allievo della Scuola di Hokuto non poté fare a meno di tirare un sospiro di rassegnazione e, rilassando le braccia, si limitò a dire “Immagino che dovrò prenderti così come sei e con quello che sei diventata…” il tutto con un dolce sorriso sulle labbra.
Rossana però allora, con un po’ di malizia anche, avvolse il braccio destro attorno a quello sinistro del ragazzo e, aprendo gli occhi ed assumendo di nuovo un sorriso a trentadue denti, dichiarò “Suvvia, ammettilo che ti piaccio proprio per questo!!”
… Piacere? Ma che cosa…
Il castano, di tutta risposta, assunse un’aria abbastanza imbarazzato e, cercando di deviare lo sguardo verso l’alto, si limitò a replicare “F-Forse, da me di certo non lo saprai m-mai…”
“Oh suvvia, è inutile che continui a mentirmi!” affermò allora Smith, alzando lo sguardo per osservarlo negli occhi e facendogli l’occhiolino con il destro.
A quel punto, Jaeger non seppe più resistere e divenne paonazzo in volto, dato che era tornato ad osservarla proprio in quel momento, e finì per guardare davanti a sé nel tentativo di non incrociare lo sguardo di colei che gli piaceva…
Ma che cavolo stava succedendo? Eren e Rossana stavano insieme?!
Non proprio, ma effettivamente i due avevano iniziato a frequentarsi da almeno quattro mesi o giù di lì!!
Era cominciato tutto dopo il dialogo che avevano avuto nella Comunità poco prima che Lorenzo e tutti gli altri uscissero da Villa Brief. Dopo aver parlato in quell’occasione, essi compresero di avere in comune molto più di quello che pensavano.
Entrambi si erano arrogati il diritto di giudicare gli altri senza giudicare prima loro stessi, tutti e due si erano affezionati ad una persona che li aveva traditi, entrambi avevano iniziato a provare per quella persona qualcosa di più della semplice amicizia… e tutti e due avevano finito per essere salvati poco prima che quella persona potesse ucciderli.
Non era moltissimo, ma fu più che sufficiente per installare un dialogo tra di loro anche oltre quel giorno. Si erano depressi parecchio nello scoprire che Mikasa ed Heric li avevano usati per tutto il tempo, e stavano cercando di non pensarci parlando con qualcuno/a che aveva vissuto la loro stessa esperienza.
I due cominciarono durante il cammino verso il Mare Mediterraneo, ma fu durante la traversata nell’Oceano Atlantico che cominciarono ad andare d’accordo molto più di quanto avessero mai potuto pensare.
Praticamente quando l’ex giornalista, che aveva abbandonato quella carriera per concentrarsi solo sulla scrittura, non lavorava al romanzo di Winry era fuori insieme ad Eren, e dopo tanto tempo passato a conoscersi bene compresero… di piacersi a vicenda.
Forse era una semplice cotta come avvenuto con Mikasa ed Heric, non lo escludevano affatto, ma non volevano precludersi una seconda possibilità a causa dei pregiudizi che quei due avevano installato nella loro mente.
Non gli avrebbero mai impedito di vivere, ed il giorno in cui i due confessarono di piacersi e decisero di provare a frequentarsi per vedere se avrebbe funzionato o meno fu il giorno più bello della vita di entrambi!
Fino a quel momento nessuno dei due si poté lamentare, se la stavano cavando alla grande e si divertivano un mondo uscendo insieme. Tutti ormai sapevano della loro relazione, e sapendo che cosa avevano passato erano felici che avessero trovato qualcun altro/a con cui condividere un legame così forte.
Insomma, avevano trovato finalmente quella che si poteva quasi definire l’anima gemella, nel vero senso della parola, ed il loro rapporto non poteva andare meglio di così!
Quel giorno ovviamente avevano uno dei loro classici appuntamenti, ed ancora una volta la castana aveva tardato per via dei suoi fan, ma a Jaeger questo non importava alla fin fine: purché potesse stare insieme a lei, avrebbe sopportato qualsiasi cosa.
Nel frattempo, quasi nel tentativo di sviare l’argomento, il castano provò a dire ancora rosso in viso ma senza balbettare “Allora, dove vogliamo andare oggi?”
“Perché non al centro commerciale? Ieri ho visto un paio di vestiti che mi piacciono molto!” affermò allora Smith, attaccandosi al braccio sinistro del giovane anche con la mano sinistra.
Il suo libro lo stava tenendo con la mano destra stavolta, e se lo stava portando dietro soprattutto per regalarlo alla commessa da cui avrebbe comprato i vestiti con tanto di autografo allegato, come segno di riconoscenza per il servizio offerto.
Lo spadaccino però, osservandola quasi stranita mentre il rossore lentamente se ne andava, dichiarò “Eh? Ma se ne hai già presi due l’ultima volta?!”
“Dobbiamo rifarci il guardaroba da capo, te lo sei dimenticato?” rispose però la scrittrice, continuando a guardarlo sorridente.
Jaeger non poté ribattere, effettivamente non aveva tutti i torti e pure lui doveva comparsi qualche nuovo abito, chissà da quanto tempo indossava quello… magari sarebbe stata la volta buona che cambiava quell’abito, dato che nella Comunità aveva diverse copie identiche a quegli abiti e quindi risultava sempre vestito uguale.
Proprio per questo, continuando a sorridere dolcemente, il castano dichiarò con il rossore ormai sparito del tutto “Ed il centro commerciale sia allora!”
Dopodiché, mentre Rossana continuava a rimanere attaccata al suo braccio sinistro con entrambe le sue mani ed il braccio destro attorno ad esso, i due cominciarono ad avviarsi nella direzione opposta da quella da cui era appena arrivata la bruna.
I due sembravano davvero essere distanti nella Comunità, non si erano mai parlati praticamente e di carattere erano l’uno l’opposto dell’altra, eppure le tragedie che avevano vissuto entrambi avevano finito per avvicinarli e trasformarli in una coppia.
Erano inusuali e lo ammettevano tutti, ma al tempo stesso era da tempo che non si vedevano sia Eren che Rossana così felici. Sembravano davvero contenti della vita che avevano costruito, ed effettivamente era così.
Avevano trovato la gioia di avere accanto qualcuno che lo capisse e che sapesse cosa aveva provato in passato, una spalla su cui piangere e un amico/a su cui fare affidamento nei momenti di difficoltà. Tutto quello che avrebbero voluto fossero Mikasa ed Heric in pratica.
Ma loro ormai erano il passato, colui e colei con cui condividevano quel rapporto erano il futuro, e non intendevano farsi scappare questa nuova opportunità che avevano per essere felici e dopo la delusione amorosa che avevano ricevuto.
Erano rinati… ed era tutto merito del partner!

Infine, anche altri due individui avevano deciso di abbandonare la Scuola di Hokuto e di ritirarsi a vita privata, di andare in pensione in pratica…
E solamente due individui avevano l’esperienza necessaria per poter abbandonare il dojo a quell’età, ossia i due Maestri in persona!!
Sì, Zoro e Kenshiro avevano deciso che il loro tempo era scaduto ed avevano abbandonato il mondo delle arti marziali!!
Era stata una decisione molto sofferta la loro, ci avevano riflettuto per tutto il viaggio in nave, parlandone anche apertamente tra di loro, ed alla fine erano giunti alla conclusione che la battaglia al Palazzo Presidenziale era stato un campanello d’allarme.
Aveva dimostrato loro che ormai erano diventati superflui per i loro allievi e che potevano camminare con le loro gambe anche senza essere addestrati da loro, e questo nonostante nessuno di loro conoscesse le tecniche segrete dei due stili di combattimento.
Kenshiro si era accorto di come senza l’intervento di Gai, Rock Lee ed Armstrong alla fine sarebbe stato ucciso da Madara. Quest’ultimo aveva la vittoria in pugno, e solamente l’intervento dei suoi tre apprendisti gli aveva permesso di trionfare alla fine.
Per non parlare di Franky, che aveva difeso il treno tutto da solo la maggior parte del tempo e, subito dopo, era riuscito a sconfiggere Leela che, tramutata in Sonic, avrebbe potuto sconfiggere tutti i presenti in quel momento al treno e liberare i suoi Capi, condannandoli a sconfitta sicura.
Zoro invece, aveva potuto appurare che Teresa, la sua allieva migliore, aveva fatto una figura migliore di lui contro Xehanort stando a quanto raccontato da Nami, l’albino aveva finito addirittura per complimentarsi con lei alla fine.
Vero che la “fatica” del combattimento contro di lui aveva influenzato il suo ex Maestro, ma questo non cambiava il fatto che, senza ricorrere alla tecnica segreta, Teresa era stata eccezionale. Eren e Claire invece avevano imparato dai loro errori ed erano divenuti più maturi, mentre Mikasa…
Ecco, lei era una terribile macchia sul suo curriculum. Non aveva notato che era una traditrice, la nera l’aveva fregato completamente, e questa era stata un’umiliazione troppo grande per poter continuare ad allenare al dojo come se non fosse mai successo nulla.
Ed alla fine, c’erano loro… i due Grim, Lorenzo e Danilo…
Non avevano parole per descriverli. Avevano battuto degli avversari contro cui non avrebbero avuto mezza speranza ed avevano sbloccato il loro Genoma grazie all’aiuto dei Glascot, cosa che aveva donato loro un potere che andava oltre l’umana comprensione.
Erano stati i più inutili tra i combattenti della Scuola di Hokuto al Palazzo Presidenziale, e per questo entrambi avevano preso l’unanime decisione di ritirarsi a vita privata e di abbandonare per sempre il dojo di cui si erano presi cura per anni!
La struttura era stata ricostruita fortunatamente, ed avevano anche già selezionato i loro successori. Inoltre, Lorenzo e Danilo si erano offerti di concludere l’addestramento delle tecniche segrete con gli allievi rimasti alla Scuola di Hokuto, dato che avevano imparato a adoperarle durante la lotta al Palazzo Presidenziale.
Da quello che avevano saputo, erano stati dei Maestri eccezionali, e la capacità di prevedere le mosse avversarie di Danilo unita alla capacità di manipolazione dell’antimateria di Lorenzo avevano concesso ai due Grim di evitare che ciò che stava nelle vicinanze venisse distrutto mentre le imparavano.
Risultato? Ormai coloro che erano rimasti al dojo avevano imparato anche le mosse proibite, e quando queste furono apprese al termine dei lavori di costruzione, dato che si erano addestrati mentre gli altri costruivano, rassegnarono anche loro le dimissioni.
Fu una notizia terribile per loro, praticamente la fine di un’era era giunta senza che loro se ne fossero accorti, ma compresero anche la volontà dei loro Maestri di ritirarsi fino a quando erano ancora in tempo, e con rammarico accettarono le loro dimissioni ed i due successori nominati il loro incarico.
In quel momento i due uomini si trovavano seduti ad un tavolino del Bar Valkyrie, uno dei bar della zona commerciale di Community Island, ed erano uno di fronte all’altro che stavano bevendo una lattina di birra all’interno dei bicchieri.
Erano seduti all’esterno del bar, che si trovava in una via molto simile a quella dove nello stesso momento stavano passeggiando Eren e Rossana, ed erano ad uno dei dieci tavolini neri che erano posizionati all’esterno del bar con due sedie dello stesso colore per tavolo.
Il Bar Valkyrie era piccolo, aveva una sola faccia con l’ingresso posizionato a sinistra e la vetrata a destra, e da essa si poteva vedere all’interno un bancone dove i proprietari servivano i clienti a destra, mentre a sinistra c’erano giusto un paio di tavolini con due sedie ognuno dello stesso colore.
La maggior parte dei posti si trovava all’esterno, ed oltre a ciò l’insegna era posizionata sopra alla facciata, era di colore rosso e le scritte del nome del locale erano dorate. C’era anche una specie di tendone da bar rosso sotto all’insegna e sopra alla vetrata e l’ingresso che si estendeva per i due metri successivi all’ingresso.
I due uomini erano seduti sul tavolino davanti all’ingresso, poco più avanti rispetto a dove finiva il tendone da bar e la sua ombra, ed avevano un dolce sorriso sulle labbra nonostante la decisione presa.
Sembrava che nessuno dei due si fosse pentito anche solo un momento di essere andato in pensione, e lo dimostrarono praticamente subito.
“E così siamo al capolinea, amico mio…” disse difatti Zoro, con un sorriso sulle labbra e quindi senza pentimento.
Kenshiro, sorridendo a sua volta, sollevò il bicchiere pieno di birra con la mano destra e, osservandolo, ammise “Già… a dire il vero avrei dovuto pensarci molto prima di adesso a ritirarmi, ma non ritenevo ancora i miei allievi pronti a proseguire senza di me…”
“Ti comprendo!” confessò anche il verde, con entrambe le braccia poggiate sul tavolino “La stessa cosa vale anche per me. Non ero ancora sicuro che fossero pronti a camminare con le loro gambe, considerando che ci hanno messo un po’ prima di essere pronti per le tecniche segrete…”
“Ma ora non ho più questo timore!” dichiarò a quel punto il castano, sollevando il volto e mostrando un dolce sorriso, segno che credeva fermamente in quelle parole “Il Palazzo Presidenziale è stata la loro prova del nove, e l’hanno superata ampiamente!”
“Vero, hanno combattuto meglio di noi. Siamo vecchi e da rottamare, nonostante l’età…” affermò pure Roronoa, scoppiando a quel punto a ridere a crepapelle.
La stessa cosa però la fece anche l’ex allievo di Ichigo, ed i due proseguirono per almeno dieci secondi abbondanti. Sapevano che non avevano ancora l’età per la pensione, ma essendo stato quello il loro unico lavoro potevano ritirarsi e senza alcun rimpianto.
Appena ebbero finito di ridere, il bruno affermò abbassando il volto ma senza mai perdere il suo sorriso “Sì, siamo decisamente da rottamare, soprattutto se comparati ai nostri ultimi due allievi…”
Doveva ammetterlo Zoro, per un momento era convinto che si fosse dimenticato di loro dato che non aveva accennato ai due ragazzi, ma quelle parole l’avevano smentito e, a quel punto, non poté fare a meno di abbassare anche lui lo sguardo.
“Lorenzo e Danilo… se gli altri ormai hanno quasi raggiunto il nostro livello, loro l’hanno ampiamente superato…”
“È stata proprio la loro prestazione al Palazzo Presidenziale a farmi capire che il nostro tempo è finito. Noi siamo la vecchia generazione, quella nuova appartiene a loro!”
Il verde doveva concordare con le sue parole. Ogni gruppo di guerrieri ha bisogno di un cambio generazionale con il tempo, e se loro due erano subentrati ad Ichigo e Xehanort era tempo che i due Grim e i loro altri allievi subentrassero al loro posto.
Proprio per questo Zoro, quasi a voler celebrare questo cambio, prese il bicchiere pieno di birra con la mano destra e, sollevandolo, propose un brindisi “Allora, alla nuova generazione!”
Brindisi che fu accolto da Kenshiro, il quale sollevò a sua volta il bicchiere ed annunciò “Alla nuova generazione!” per poi batterlo contro quello del compagno.
Appena ebbero concluso, i due trangugiarono in un solo sorso tutto il contenuto della birra. Non avevano ancora del tutto svuotato la lattina, e di conseguenza non bevvero alla goccia ben sapendo che ne disponevano ancora di altra…
Ma quello non cambiava comunque il succo del discorso: il fatto che la loro era si era conclusa!
Avevano passato degli anni meravigliosi, allenando dei ragazzi e delle ragazze che si erano dimostrati all’altezza del compito, seppur alcuni fossero stati presi sotto consiglio di altri allievi, ed avevano appreso tutti gli insegnamenti nella maniera corretta.
Era dura ammettere che non avessero più bisogno di loro, ma i cuccioli prima o poi devono spiccare le ali ed abbandonare il nido, e durante la battaglia al Palazzo Presidenziale quello era successo, ed erano diventati degli uomini e delle donne migliori!
Sarebbe stata dura per loro abbandonare la routine, ma era giusto che la nuova generazione si prendesse le luci della ribalta da quel momento in poi, mentre loro sarebbero rimasti in disparte a guardare la loro luce continuare a brillare.
Avrebbero passato le loro giornate così, divertendosi ed incontrandosi ogni tanto, una “vita da vecchio” quasi, ma ne sarebbe valsa la pena se questo avrebbe permesso l’inizio di una nuova schiera di guerrieri allenati dai loro apprendisti.
Il loro tempo si era concluso, quello dei loro allievi era appena iniziato!

Ma come se la stavano cavando i loro allievi nella gestione della nuova Scuola di Hokuto?
Purtroppo non si poteva ancora dire dato che avevano appena cominciato, ma avevano di sicuro un piano in mente e lo stavano dimostrando in quel preciso istante!
Innanzitutto, il dojo era stato ricostruito anche a Community Island, dato che tutti erano dell’idea che un luogo dove imparare a combattere servisse comunque nella nuova società, anche se tutti loro avrebbero rinnegato la violenza in qualsiasi forma.
Era anche per questo che avevano cercato di evitare il più possibile il contatto con i Grim in Superficie almeno fino a quando non fosse stato sicuro stabilire un contatto pacifico con loro, ma questo non significava che non avrebbero ricorso al combattimento se istigati.
Esattamente come era avvenuto nella vecchia Comunità, venne deciso che l’unico luogo dove si sarebbero imparate le arti marziali sarebbe stata la Scuola di Hokuto, e per questo fu ricreata mantenendo lo stesso nome che aveva sottoterra.
A livello di struttura era identica a quella precedente. Il giardino era uguale, compreso il piccolo laghetto ed il ponte che l’attraversava, ed anche l’interno era identico con la palestra ed il piano superiore con le stanze di ogni allievo.
Anche gli allievi, così come i Maestri, erano molto tradizionalisti ed avevano voluto lasciare la Scuola così com’era. Sarebbe stata anche una forma di rispetto verso coloro che li avevano preceduti ed il suo fondatore Ichigo, seppur fosse un ex Capo del Concilio.
La struttura fu costruita nella zona periferica della città, quindi nell’anello più esterno della metropoli, e non molto distante dalla muraglia, anzi si poteva dire che era ad un solo chilometro dall’ingresso che dava al pontile presidiato da Envy e Rock Lee.
Avevano preso quella decisione di comune accordo perché, qualora si fosse presentato un nemico e fosse stato necessario combattere, almeno loro sarebbero stati già lì pronti per respingere ogni possibile invasore.
Lo stesso problema era presente anche dall’altra parte della metropoli, là dove si trovava la zona balneare, ma fortunatamente anche lì era stata istituita una struttura d’addestramento dove i guerrieri avrebbero potuto respingere la minaccia.
Una volta completata la creazione del nuovo dojo, si presentò subito il problema delle dimissioni di Lorenzo, Danilo, Franky ed Eren, l’abbandono forzato di Rock Lee per il suo nuovo incarico ed i ritiri a vita privata degli ex gestori Kenshiro e Zoro.
Quello fu un problema non da poco, perché se il ritiro dei Grim era già stato anticipato durante il viaggio, visto che nessuno dei due aveva più nulla da imparare lì e quel poco che dovevano insegnare l’avevano già trasmesso, tutti gli altri furono quasi inattesi per chi era rimasto.
Naturalmente era loro volontà rispettare le decisioni dei loro ex Maestri ed ex compagni di allenamento, e per questo accettarono le dimissioni loro malgrado, anche se prima di andarsene i due ex mentori nominarono subito i loro successori…
Kenshiro scelse Maito Gai, e Zoro scelse Teresa!!
I motivi? Erano i loro allievi migliori fin dall’inizio, escludendo i due Grim, e durante la battaglia al Palazzo Presidenziale erano riusciti a spiccare ed a sorprendere in positivo i due insegnanti, come avevano anche sottolineato al Bar Valkyrie.
La notizia lasciò parecchio sbigottiti i due interessati, che quando fu comunicato loro la decisione dei due uomini ci mancò poco che strabuzzassero gli occhi e spalancassero la bocca dallo stupore, venendo meno così alla compostezza che si addiceva loro, soprattutto a Teresa.
Alla fine, però, nonostante la perplessità del momento, ritennero un onore essere scelti per guidare la nuova generazione di guerrieri della Scuola di Hokuto, ed accettarono di buon grado l’incarico nella speranza di fare un buon lavoro.
Kenshiro e Zoro erano certi che sarebbero stati in gamba e che avevano lasciato il dojo in buone mani, e così il giorno d’inaugurazione di Community Island anche la nuova Scuola di Hokuto aprì finalmente i battenti!
Tutto tecnicamente era andato come da pronostico, la scuola era stata aperta e per ogni disciplina era presente sia un Maestro che un allievo… ma in realtà così non era, perché la situazione era leggermente più complicata di quanto sembrasse.
Gai e Teresa si erano subito resi conto che, con solamente un allievo per disciplina, e che per di più conosceva le loro stesse tecniche seppur fosse meno bravo, non potevano mandare avanti il dojo in quelle condizioni.
Per il momento non si era ancora presentato nessun allievo, e questo tecnicamente era un bene dato che in quel periodo dovevano organizzarsi ancora, ma una soluzione andava trovata dato che era una situazione nuova per tutti quanti.
Ed alla fine, dopo averci riflettuto almeno per diversi giorni abbondanti, entrambi arrivarono ad un’unica soluzione: la Scuola di Hokuto doveva essere rinnovata!
Erano attaccati alle tradizioni, e l’avevano dimostrato ricostruendo il dojo identico a com’era sottoterra, ma la sua struttura gerarchica andava per forza modificata da com’era stata per circa quarant’anni in modo da venire incontro alle nuove esigenze.
Sapevano anche già che cosa andasse fatto, motivo per cui avevano convocato gli altri due allievi rimasti, Claire ed Armstrong, alla Scuola di Hokuto quel giorno.
Dato che non c’era nessun allievo per il momento e che dovevano ancora riorganizzarsi, entrambi erano stati invitati a non presentarsi nel dojo almeno fino a quando non avrebbero risolto quel quesito, ed entrambi avevano acconsentito.
In fondo erano loro i nuovi Maestri della Scuola di Hokuto e, seppur non insegnassero loro direttamente, la loro autorità era sopra tutti in quella struttura. Inoltre, vedevano la difficoltà con cui stavano cercando di raccapezzarci, e per questo decisero di aiutarli non interferendo.
Ma ormai sembrava che avessero risolto quel rebus, e per questo quel giorno avevano chiesto ad entrambi di raggiungerli dato che dovevano fare loro un annuncio molto importante, ed i due si presentarono quasi immediatamente.
Nello stesso momento in cui Kenshiro e Zoro brindavano alla nuova generazione, la spadaccina bionda ed Alex si trovavano dentro il dojo, davanti a quelli che erano i nuovi gestori della scuola sull’attenti.
Tutti e quattro indossavano ancora gli stessi abiti che avevano sottoterra, e si trovavano al centro della palestra che si trovava all’ingresso dell’edificio, che come già sottolineato era identico a quello della vecchia struttura.
Claire si trovava sull’attenti a destra guardando dall’ingresso, mentre Armstrong era vicino a lei ma a sinistra guardando dall’ingresso, ed entrambi erano in piedi con le gambe unite e le braccia attaccate al corpo, oltre che un’espressione seria.
Faceva strano dover assumere quella posa davanti a quelli che fino a non molto tempo fa erano loro parigrado, ma i loro Maestri li avevano nominati loro successori, e secondo loro si meritavano quella carica, per questo lo fecero senza rimorso.
I due nuovi gestori erano davanti a loro, con un’aria abbastanza severa e in piedi senza però stare sull’attenti. Teresa era davanti alla spadaccina, mentre Maito era davanti all’uomo, e pure loro due erano vicini similmente agli altri due allievi.
Subito i due neoarrivati dissero all’unisono “Ci avete convocati qui, Maestri?”
“Sì, effettivamente è così…” si limitò a dichiarare Teresa, senza perdere l’espressione di prima.
Gai al contrario si sentiva abbastanza a disagio nel sentirsi chiamare “Maestro” proprio da loro, e per questo ponendo entrambe le mani avanti domandò “E non è necessario che ci chiamiate Maestri, in fondo non stiamo insegnando a voi direttamente…”
I due non si sorpresero troppo della sua uscita, in fondo conoscevano bene i due ex compagni d’allenamento e sapevano che erano molto umili, ma al tempo stesso c’era una tradizione da rispettare, e lo sapevano anche loro.
Proprio per questo, Alex esclamò “Con tutto il rispetto, però, voi siete i nuovi Maestri della Scuola di Hokuto, e per tanto è nostro preciso compito portarvi il rispetto che meritate!”
“Avete preso il posto dei Maestri Zoro e Kenshiro, di conseguenza siete indirettamente i nostri nuovi Maestri, anche se non ci addestrate personalmente…” aggiunse pure Claire.
Beh, sotto un certo punto di vista non avevano tutti i torti e lo sapevano entrambi… però era proprio per questo che avevano convocato entrambi. Erano in atto dei cambiamenti, e dovevano essere informati assolutamente.
“… È proprio per questi titoli che vi abbiamo chiesto di venire qui…”
“Ci scusiamo anche per il mancato preavviso, ma riteniamo che dobbiate essere informati il prima possibile…”
Ciò che dissero prima Maito e poi Teresa in successione fecero perdere per un momento la compostezza ai due allievi del dojo, i quali assunsero anche un’aria abbastanza perplessa. Di che cosa stavano parlando? Non ci capivano nulla…
Per non lasciarli troppo tempo nel dubbio, la bionda fu la prima a parlare spiegando “Come sapete, la Scuola di Hokuto sta attraversando un periodo non del tutto roseo ultimamente…”
“Abbiamo dovuto impedire a qualunque candidato di venire a proporsi perché gerarchicamente siamo messi piuttosto male: se ne sono andati quasi tutti e siamo rimasti solamente noi quattro a gestire tutto quanto…” andò avanti Maito.
I due diretti interessati rimasero piuttosto sorpresi dalle loro parole. Sapevano già che il dojo non se la stava passando bene ultimamente, ma non comprendevano bene cosa tutto questo c’entrasse con loro due…
Andarono avanti i due nuovi Maestri proprio per chiarire quel concetto, con Gai che proseguì il suo discorso “Proprio per questo, siamo arrivati alla conclusione che abbiamo bisogno di nuovi apprendisti che riempiano di nuovo questa scuola, ma al tempo stesso non possiamo insegnare nulla a voi due, che avete le nostre stesse conoscenze solo in formato minore…”
“Sarebbe solamente una perdita di tempo e di risorse del dojo, che non possiamo permetterci ora che tutto è nelle nostre mani…” dichiarò a quel punto Teresa.
Ahia, sembrava che sia Claire che Armstrong avessero compreso dove volessero andare a parare, ed anche se esternamente non lo stavano dimostrando dentro di loro avevano un po’ paura… paura di essere cacciati dalla Scuola di Hokuto!
Loro, a differenza di tutti gli altri, non avevano dato le loro dimissioni perché quella era la loro casa e non avevano altro posto dove andare, ma soprattutto non volevano stare da nessun’altra parte, e se li avessero davvero cacciati… beh, sarebbe stata una vera tragedia…
Il tutto venne anche alimentato dal nero, che affermò “Ed è proprio per questo che abbiamo deciso…”
Cavolo, sembrava che la mazzata finale fosse in arrivo, e proprio per questo tutti e due si tennero pronti a ricevere il benservito, al punto che mentre rimanevano sull’attenti chiusero gli occhi per quantomeno non vedere la scena…
Fu Teresa a servire loro la patata bollente… “… Di nominarvi Maestri della Scuola di Hokuto!!”
… COOOOOOSAAAAAAAA?!?!
Nominati… MAESTRI DELLA SCUOLA DI HOKUTO?!
Inutile dire che, appena udirono quanto la donna aveva appena detto loro, tutti e due ci rimasero a dir poco di stucco, al punto da spalancare la bocca e strabuzzare gli occhi che per poco non uscirono addirittura dalle orbite.
Ma che… che diavolo stavano dicendo? Parlavano seriamente?!
I due ex compagni di allenamento li stavano guardando con il sorriso sulle labbra, dopo che per tutto il tempo erano rimasti abbastanza seri, e questo finì per far sorgere ancora più domande nella testa della ragazza e di Alex.
Quest’ultimo, infatti, domandò “C-Cosa… state dicendo seriamente?!”
La risposta di Maito fu chiara e diretta “Mai stati più seri!” senza però mai perdere comunque il sorriso.
Al ché a Claire venne da domandare ulteriormente “Ma… perché? Siete voi i nostri nuovi Maestri, non ha alcun senso…”
Effettivamente, sentendo unicamente la nomina poteva sorgere parecchia confusione nella mente di chiunque, e proprio per questo i due nuovi mentori decisero di essere più chiari, per far comprendere loro il ragionamento con cui erano arrivati a quella decisione.
“La risposta è più semplice di quello che pensate… due Maestri non bastano più. Non ora, almeno!” affermò Teresa, incrociando entrambe le braccia.
I due con cui stavano parlando, che indossavano i loro classici abiti proprio come coloro con cui stavano parlando, rimasero ancora più confusi di prima dato che non avevano ben compreso che cosa volesse dire loro, e sperarono che si facesse più chiara…
Fortunatamente, ci pensò Gai ad essere più accondiscendente con loro “Il dojo ha bisogno di nuovi allievi che apprendano lo Stile di Hokuto e la Tecnica a Tre Spade, e siamo certi che gli ultimi eventi porteranno molti ad imparare a combattere per evitare che accada di nuovo quanto successo con il Concilio. Al tempo stesso, voi non avete più nulla da imparare e c’è tutta la parte finanziaria della Scuola di Hokuto da sostenere, essendo ormai divenuta a tutti gli effetti un’agenzia di lotta…”
Era una delle piccole modifiche che avevano fatto: non potendo più essere ingaggiati come guardie del corpo dato che nella nuova società non era più necessario, avevano bisogno di guadagnare soldi in altri modi, e per questo erano divenuti una specie di agenzia.
In questo modo avrebbero ottenuto dei piccoli compensi per insegnare le arti marziali, ma al tempo stesso avrebbero dovuto pagare gli alimenti per gli allievi e tutte le spese aggiuntive, altri motivi per cui erano arrivati a quella conclusione…
Quella che recitò Teresa in quel preciso istante “E per questo, abbiamo deciso che io e Gai d’ora in poi saremo i proprietari della Scuola di Hokuto, gestendo il lato finanziario del dojo, mentre voi avrete il compito di insegnare ai futuri allievi questi due stili di combattimenti che rappresentano la nostra tradizione e che vanno tramandati alle future generazioni!”
“Abbiamo piena fiducia in voi, e sappiamo che farete un ottimo lavoro!” aggiunse Maito, anche se poi sostenne anche “Certo, se vorrete rifiutare lo capiremo e troveremo un’altra soluzione, ma in caso contrario saremo ben felici di avervi come nuovi Maestri. Questo titolo ve lo siete assolutamente meritato!!”
… Se lo volevano? Se lo volevano?!
Entrambi erano… erano… emozionati!!
Con Gai e Teresa come nuovi mentori della scuola, erano convinti che sarebbero stati degli allievi per sempre, ed a loro andava bene perché entrambi gli ex compagni erano sempre stati più bravi di loro e si erano meritati quella nomina.
Ma quello… cambiava tutto quanto!!
Loro avrebbero dovuto insegnare ai nuovi allievi?! Ora che stavano ragionando a mente fredda, consapevoli di quello che li avrebbe attesi, non poterono fare a meno di scoppiare di gioia, e stavolta non si trattennero neppure!!
“Rinunciare? Ma spero stiate scherzando!!” dichiarò la bionda, spinta dall’emozione e mantenendo comunque il rispetto nei loro confronti.
“Non avremmo potuto sperare di meglio. Questa notizia mi gasa talmente tanto che non riesco a trattenere la mia essenza da uomo!!” affermò invece Armstrong, mettendosi in una delle sue classiche pose esagerate.
Per entrambi quella era un’opportunità a dir poco unica che rara.
Claire avrebbe avuto l’occasione di riscattarsi dalla testa calda che era sempre stata. Aveva capito i suoi errori nel giudicare gli altri quando avrebbe dovuto giudicare lei stessa, e fare da Maestra sarebbe stata la prova del nove per dimostrarlo a tutti.
Alex invece doveva ammettere che l’abbandono del mentore Kenshiro, di Eren e di Rock Lee l’avevano fatto soffrire parecchio, dato che nascondeva molta emotività nella sua eccentricità, e fare da insegnante sarebbe stata l’occasione perfetta per allievare quel dolore che provava.
Dall’altra parte, sia Teresa che Gai erano convinti che non potessero lasciare l’insegnamento in mani migliori: tutti e due sapevano quello che stavano provando ultimamente, ed anche per questo avevano deciso di affidargli quell’incarico molto importante.
Proprio per questo, Maito affermò “Allora possiamo contare su di voi per l’addestramento della futura generazione di guerrieri!”
“Mi raccomando, abbiamo fiducia in voi!” concluse invece Teresa.
I due nuovi Maestri della Scuola di Hokuto, senza perdere tempo, si misero sull’attenti e gridarono in coro “CERTO! CONTATE SU DI NOI, MAESTRI!!”
Li avevano chiamati forse per la prima volta da quando erano stati nominati tali Maestri. Forse era l’eccitazione del momento, ma sapevano che si meritavano quel titolo, e che volevano essere assolutamente all’altezza del compito.
I loro due interlocutori lo compresero, e proprio per questo mantenendo il sorriso l’uomo affermò “Così mi piacete, ragazzi!”
A chiudere tutto il discorso fu la donna, che esclamò senza remore “Insieme cambieremo la Scuola di Hokuto e la renderemo più grande di quanto non sia mai stata!”
Come risposta, i due ex allievi ora divenuti Maestri si misero ancora di più sull’attenti, a confermare sia che potevano contare su di loro che il fatto che quello espresso dalla bionda era anche il loro obiettivo finale arrivati a quel punto.
Essendo rimasti da soli, Gai e Teresa si sarebbero dovuti arrangiare con quello che avevano, ma i due nuovi gestori della scuola erano sicuri di aver preso la decisione migliore, e che gli altri due sarebbero stati all’altezza del compito.
Dovevano fare in modo che i vecchi Maestri Kenshiro e Zoro e coloro che avevano abbandonato il dojo fossero fieri di loro, fossero contenti di come avevano trasformato la Scuola di Hokuto ed erano riusciti a mandarla avanti nonostante le avversità.
Sarebbe stato un duro compito quello dei quattro, ma tutti loro erano assolutamente convinti e decisi a portarlo avanti nel migliore dei modi. Qualunque problema avessero avuto, loro l’avrebbero risolto ed avrebbero fatto rinascere la scuola di arti marziali più prestigiosa mai esistita.
Una nuova avventura li attendeva, e mentre Teresa e Gai osservavano con espressione contenta Claire e Armstrong, ancora sull’attenti come quando avevano quasi risposto all’ordine, tutti e quattro non poterono fare a meno di tenere a mente ciò che dovevano fare.
La Scuola di Hokuto sarebbe rinata, e loro ne sarebbero stati gli artefici!!

Se però c’era chi era riuscito a trovare il suo posto nella nuova Comunità che era stata fondata, c’era chi non era ancora riuscito a trovarlo…
Fortunatamente sembrava che fosse l’unico ad avere difficoltà ad ambientarsi in quella nuova realtà, ma c’era e si trattava del più famoso cacciatore di taglie sottoterra, che ora in Superficie era un comune cittadino e basta…
Era Yugi Muto, colui che aveva catturato per primo Bakura!!
In quel momento il ragazzo si trovava in cima alla grande muraglia che circondava l’isola, dato che la sommità era composta da un enorme passerella dello stesso materiale che percorreva l’intero muro seguendolo costantemente.
Si trovava esattamente come cima della grande muraglia, era solamente una specie di cima liscia e larga 50 metri quadri e non possedeva nessuna balaustra o muretto per impedire a chi si trovava in cima di cadere di sotto, e questo perché di solito nessuno doveva trovarsi lassù.
Non avevano costituito neppure delle scale interne alla muraglia per poter raggiungere la cima, in quanto per poter uscire da Community Island c’erano i due portoni che conducevano al pontile ed alla spiaggia balneare e basta.
Eppure, nonostante ciò, Muto era riuscito ad arrivare in cima, complice anche le sue carte che, lanciate sulla sommità, si erano incastrate in cima fungendo da corda che il rosso sfruttò per arrivare lassù in alto.
Come mai aveva preso questa decisione? Perché aveva bisogno di stare da solo per riflettere bene.
Difatti in quel momento il ragazzo si trovava sdraiato sulla cima, perpendicolarmente ad Envy e Rock Lee che si trovavano di sotto e di conseguenza al grande portone che conduceva al pontile, anche se loro di sotto ovviamente non lo sapevano.
Il cacciatore di taglie aveva la pancia rivolta verso l’alto, teneva entrambe le mani dietro la testa e la gamba destra sopra quella sinistra, che era piegata con il ginocchio rivolto verso l’alto. Inoltre, faceva ballare un po’ il piede destro forse per smorzare un po’ la tensione.
Aveva un’espressione severa mentre guardava verso l’alto, come se stesse giudicando quel cielo e quel posto dopo aver passato mesi ad aiutare a costruire la nuova casa per gli abitanti della Comunità, ed anche se non era vero non era molto lontano dalla realtà…
Perché effettivamente Muto non si trovava bene lì!
Proprio come temeva, una volta che Community Island fu completata ed inaugurata il giovane si rese conto che non aveva più nulla da dire in mezzo a tutti loro e non aveva più uno scopo, proprio come aveva anticipato ad Anna diversi mesi prima.
Aveva passato la sua intera vita cercando di diventare un cacciatore di taglie, e quando finalmente c’era riuscito aveva coronato il suo sogno, divenendo ben presto il migliore nella sua categoria e consegnando tutti i criminali che catturava alla giustizia.
I furfanti da prendere non mancavano mai, perché nonostante i suoi sforzi rimaneva sempre Doflamingo e la sua gang da catturare, motivo per cui le loro taglie erano quelle più alte nella vecchia Comunità per via della loro grande capacità di sfuggire sempre da chiunque, anche dai più esperti come lui.
Tuttavia, ora che tutti i criminali della Comunità erano stati catturati oppure erano deceduti al Palazzo Presidenziale in quanto tutti ex agenti del Concilio dei Sette, almeno quelli rimasti in circolazione in quell’epoca, tutto era cambiato.
In quella società non c’era più nessun furfante, tutti riuscivano a vivere bene e i cacciatori di taglie erano diventati inutili… lui era diventato inutile!
Mentre rimaneva fermo nella stessa posizione di prima con indosso gli stessi abiti di sempre, il rosso non poté fare a meno di pensare che, a differenza sua, tutti gli altri cacciatori di taglie erano riusciti a rifarsi una vita al di fuori di quel mestiere…
Compresi Favaro e Nina, i più pasticcioni tra tutti i cacciatori di taglie!
Loro erano riusciti ad andare avanti, mentre lui era ancora ancorato al passato. Sembrava assurdo anche solo pensarlo, ma questo a lui bastava e avanzava per poter decretare che quei due, nonostante tutto, fossero superiori a lui.
Tutti i cacciatori di taglie della vecchia Comunità lo erano. Tutti erano andati avanti, lui non riusciva a fare quel passo e rimaneva ancorato ad un mondo che non esisteva più… almeno non a Community Island.
Anche per questo, aveva pensato per tutti quei giorni da quando avevano inaugurato la nuova società ad una soluzione a tempo indeterminato. Era rischiosa, un grande azzardo, e soprattutto era una strada ad un’unica direzione…
*Se vado fino in fondo, non potrò mai più tornare indietro…* lui di questo ne era consapevole, e proprio per questo era salito lì in cima quel giorno.
Voleva riflettere e capire se fosse la decisione giusta da prendere. Aveva già informato chi doveva informare, e si era pure messo d’accordo con altri due che volevano adottare la sua stessa soluzione… mancava solamente renderla definitiva per sé stesso.
Non voleva avere ripensamenti, in nessun momento della sua vita, e per questo quel giorno ed in quel momento si trovava in cima alla grande muraglia, a riflettere per molti minuti, se non forse un’ora intera, per capire se andare fino in fondo o meno…
Ed alla fine, dopo tutto quel tempo passato unicamente a pensare e riflettere sull’eventualità, prese finalmente la sua decisione finale!
Così, sollevando il busto e mettendosi ad osservare l’oceano che si stagliava davanti a lui con la gamba sinistra distesa del tutto davanti a lui, il ginocchio destro sollevato con il braccio destro poggiato su di esso e la mano sinistra poggiata sul suolo, annunciò mentalmente la sua decisione.
*Facciamolo!!* aveva deciso, lo avrebbe fatto.
Gli sarebbe costato tanto, anzi tantissimo, ma aveva compreso che non c’era più posto per lui in quella Comunità, e non aveva altra scelta se non di compiere quella decisione, anche se sapeva che avrebbe spezzato il cuore a molti.
Aveva anche capito a chi, ma doveva pensare soprattutto al suo benessere, ed era inutile negare che non si trovasse bene a Community Island. Senza più criminali da catturare aveva perso il suo scopo, e non riusciva a trovarne uno nuovo.
La sua unica possibilità per continuare a vivere decentemente era di provare a continuare a fare il cacciatore di taglie in modi del tutto nuovi. Significava reinventarsi e, soprattutto, esplorare terreni sconosciuti ai più, ma ormai aveva deciso e sarebbe andato fino in fondo.
Era arrivato il suo momento di voltare pagina, di dare una svolta alla sua vita diversa da quella di tutti gli altri, ed anche se poteva essere una scelta vigliacca, e ne era perfettamente consapevole, era pronto a correre tutti i rischi necessari.
La sua nuova vita lo aspettava… ma non lì!!

“Oh cavolo!!”
Nella zona periferica di Community Island si trovavano anche dei piccoli parchi costituiti per lo più da un’immensa distesa di erba e di alberi, dovuta anche alla natura dell’isola prima che ci andassero a vivere tutti lì.
Erano state sistemate soprattutto lì perché nella zona commerciale e nella zona industriale sarebbe stato difficile trovare posti per dei parchi, e così avevano approfittato di quella periferica per sistemarli tutti lì.
Non erano tantissimi, circa una decina e sparsi per lo più vicino alla muraglia, ma erano comunque abbastanza larghi, si parlava di 500 metri quadri ognuno, ed alcuni erano disposti anche per essere un parco giochi per i bambini.
In uno di questi parchi, per la precisione uno di quelli dove c’erano solamente l’erba e gli alberi e che era posizionato ad almeno 100 metri dall’uscita dalla muraglia che portava alla spiaggia balneare, stava succedendo qualcosa…
“Non avrei pensato che anche dopo mesi non riuscissi ad imparare ad usare un Beyblade!!” si lamentò lo stesso individuo che aveva parlato prima.
Ben nascosti tra gli alberi del parco, dato che metà di esso, per la precisione la zona centrale, era costituito da erba e basta, e l’altra metà era costituita dalle piante che circondavano il perimetro del parco dall’interno, era in corso un allenamento.
Era una squadra di Beyblade che, dopo aver perso due elementi durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, stava proseguendo l’allenamento dei due nuovi membri iniziato qualche mese prima, quando avevano iniziato la migrazione…
Si trattava della nuova formazione dei Bladebreakers!!
Tutti e quattro erano vestiti come loro solito, e Takao e Rei stavano cercando di insegnare ad Hillary ed al Professor Kappa come diventare degli ottimi Blader, in vista dei prossimi Campionati che si sarebbero tenuti tra un bel pezzo.
Sfortunatamente il Campionato era stato annullato a causa di tutto quello che era successo, di conseguenza bisognava obbligatoriamente attendere quello che si sarebbe svolto quell’anno e che, ovviamente, si sarebbe tenuto diversi mesi più tardi.
Era stato deciso anche per dare alle varie squadre modo di prepararsi adeguatamente vista la nuova locazione, ed i due Blader professionisti avevano deciso di approfittarne per addestrare le loro nuove “reclute” e renderle abbastanza competitive…
Il problema era che non era per nulla facile, per questo Kappa se ne era uscito con quella frase.
In quel momento il bruno e Tachibana erano l’uno di fronte all’altra, a circa venti metri di distanza, e reggevano con la mano destra il dispositivo con cui avevano lanciato i loro Beyblade che, in quel momento, si trovavano a terra al centro del punto di distanza tra i due che si stavano scontrando, seppur non a grande velocità e con molta forza.
Kinomiya era alla sinistra della ragazza, mentre Kon si trovava a destra del professore e, con entrambe le braccia incrociate ed un’aria seria ma non spazientita, rispose all’uscita dell’amico dicendo “Non ti devi abbattere, è sempre difficile le prime volte, soprattutto perché il dispositivo di controllo vi è stato impiantato da poco. Col tempo imparerete a controllarli…”
“Però a quest’ora voi due avevate già imparato a manovrare i vostri Beyblade…” dichiarò Hillary con un’aria quasi abbattuta, come se si stesse convincendo di non essere all’altezza del compito…
Ma Takao, vicino a lei, le rispose parlando però anche a Kappa “Ognuno è fatto a modo suo, il fatto che ci state mettendo più di noi non significa che non sarete altrettanto bravi quando avrete raggiunto il nostro livello di controllo!”
“Non sto dicendo questo, è solo che… forse era meglio se sceglievate altri elementi della squadra. Non so se saremo in grado di tenere testa ai nostri avversari quando il Campionato arriverà…” continuò Kappa, sempre più triste anche d’espressione.
Rei però, mantenendo la posa di prima, gli disse “C’è ancora tempo prima del Campionato, avete tutto il tempo per migliorare. Forza, ora attirare a voi i Beyblade!”
Glielo aveva chiesto perché finora avevano sempre aspettato che si fermassero le trottole e poi le recuperavano a mano, invece adesso voleva che sfruttassero il dispositivo sul braccio sinistro sotto la pelle per attirare a sé il Bey come facevano loro.
Entrambi i novellini erano consapevoli che era un’operazione abbastanza difficile, e proprio per questo inizialmente assunsero un’aria quasi spaventata, come se non fossero per nulla sicuri di riuscirci come invece sembrava volere il loro compagno…
Ma va beh, in fondo non gli costava nulla, tanto erano sicuri che se qualcosa fosse andato storto i loro amici li avrebbero aiutati, e per questo nonostante tutto provarono a comandare mentalmente alla loro trottola di tornare da loro.
Fu molto difficile, dato che per i primi cinque secondi sembrò che il Beyblade non rispondesse al loro richiamo mentale, ma poi al sesto secondo ecco che cominciò a roteare in maniera anomala, su sé stesso, come se il contatto mentale si stesse facendo sentire…
Ed ecco che a quel punto volarono dritti verso di loro, anche se entrambi puntarono al volto di Kappa e di Hillary a grande velocità, forse anche più di quella prevista per via del fatto che non avevano ancora del tutto il controllo su quegli oggetti.
Takao e Rei la videro piuttosto male, e per questo si tennero pronti ad intervenire… ma si bloccarono quando videro che il professore e la ragazza, in preda al panico, mossero la mano sinistra proprio come facevano loro, posizionandola davanti al volto e puntando il palmo verso l’esterno.
Quella era la posa tipica di raccolta del Beyblade, e se tutto fosse andato bene il loro intervento non sarebbe stato necessario…
Meno male che la scommessa si rivelò vincente, dato che la trottola arrivò dritta nella loro mano e, appena sentirono il contatto corporeo, i due castani chiusero la mano sinistra, riuscendo in questo modo a bloccare sulla mano il loro strumento da battaglia!!
Inutile dire che i due “maestri” furono molto contenti, dato che anche quello era un progresso alla fin fine, e sorrisero felicemente dimostrandosi fieri di loro “Ecco, bravi. Proprio così dovete fare!!” affermò infatti il blu.
Il nero aggiunse anche “Visto che non era poi così difficile? Avete già fatto un passo in avanti. Non dovete sottovalutarvi, siete più bravi di quello che pensate, dovete solamente continuare a fare pratica. Molta pratica!”
Sia Hillary che Kappa, a quel punto, volsero il palmo della mano sinistra verso l’alto per osservare il Beyblade che era stato assegnato loro e che sarebbe divenuto il loro compagno, il tutto con un’aria sia spaesata che meravigliata.
Quello era il loro primo tentativo, dato che il dispositivo era stato impiantato loro solo di recente, e non pensavano di riuscirci al primo colpo, ad esclusione dello spavento che si erano presi ovviamente.
Forse mentalmente erano davvero più forti di quanto non pensassero di essere, ed era esattamente ciò che stavano cercando di dire loro da mesi. Probabilmente avevano ragione anche sulla pratica, esercitandosi sarebbero riusciti a rivaleggiare con i Campioni della società…
Anche se il Professor Kappa non poté fare a meno di notare “Sarà come dite voi… ma ancora non capisco perché mi avete dato il Bey di Max. Mi sento… strano, ad adoperarlo…”
In fondo si stava parlando di un traditore, li aveva usati per anni quando erano convinti che fosse un loro amico. Quella trottola avrebbero dovuto buttarla via, non riciclarla e continuare ad usarla come per portare avanti la sua eredità…
Ma fu Rei a chiarire subito il perché di quella scelta “Invece non c’è persona migliore di te per usarlo, Professore!” andò avanti solo due secondi dopo, quando il diretto interessato si fu voltato ad osservarlo perplesso “Con le tue conoscenze scientifiche, potrai modificarlo come preferisci e cancellare in questo modo i residui del Bey di Max. Anziché onorare la sua eredità, disprezzeremo ciò che era e modificheremo quello che ci ha lasciato, affinché la sua memoria sia ricordata solo per il Blader che era, e non per la persona orribile che si è rivelata…”
Davanti a quello che aveva detto, il castano ammise di essere rimasto perplesso sia dentro che fuori, ma il suo discorso tutto sommato filava.
Lui era un ingegnere del Beyblade e poteva modificarli o potenziarli a suo piacimento. Nessuno era meglio di lui per cambiare drasticamente una di quelle trottole, ed in questo modo avrebbero potuto sfruttare l’oggetto di Max senza però fare in modo che lo ricordasse.
Proprio per questo, voltandosi poi ad osservare il Bey che teneva ancora tra le mani, Kappa si limitò a dire “Capisco…” il tutto con un’espressione severa in volto.
A quel punto però Hillary, con un’espressione perplessa, abbassò lo sguardo per osservare il Beyblade che reggeva tra le mani e disse “Ma allora, se quello del Professore ha senso, perché io ho ereditato il Beyblade di Kai? Mi sembra inappropriato che ce l’abbia io…”
“Fidati…” non ebbe però neppure il tempo di finire di parlare che Takao, mettendole la mano destra sulla spalla sinistra le parlò subito.
La diretta interessata a quel punto, mantenendo l’espressione perplessa, si voltò ad osservarlo… ed in questo modo incrociò il suo sguardo ed il suo dolce sorriso, finendo per arrossire alle guance mantenendo la faccia di prima.
“Non c’è nessuno meglio di te per ereditare il suo Beyblade. Anche Kai l’avrebbe voluto se avesse potuto dirtelo…” concluse allora Kinomiya.
Era certo che la volontà di Hiwatari era proprio quella che Tachibana ereditasse la sua trottola. Lei era la ragazza di cui era innamorato, era certo che avrebbe voluto che si iniziasse al mondo del Beyblade proprio con il suo strumento.
Era un ottimo modo per rendere onore ad un vero amico che si era sacrificato per loro e per onorare la sua memoria, ricordando ciò per cui ha lottato e facendo sì che il suo compagno di mille avventure continuasse a combattere in suo onore.
Hillary aveva sentito bene quello che aveva detto, e non si pose più il dubbio dopo averlo sentito… anche perché a quel punto non poté fare a meno di perdersi nello sguardo del ragazzo.
Ultimamente, da quando avevano iniziato gli allenamenti, i due si erano avvicinati parecchio, e per lei che era segretamente innamorata di lui sembrava un sogno che si avverava, qualcosa che non avrebbe mai potuto credere sarebbe stato possibile.
Non sapeva se ricambiasse i suoi sentimenti, ma si era mostrato più gentile rispetto a prima della battaglia al Palazzo Presidenziale, e nonostante ormai fossero mesi che stavano vicino non riusciva ancora a smettere di imbarazzarsi quando la toccava in quella maniera.
Probabilmente tutto sarebbe stato diverso se fosse riuscita a confessarsi a lui, ma temeva di rovinare tutto quanto. Se Takao non l’avesse ricambiata, il loro rapporto sarebbe rimasto danneggiato per sempre, e lei non lo voleva affatto.
Non sapeva bene cosa fosse accaduto a Palazzo Presidenziale, ma da allora Kinomiya sembrava una persona totalmente diversa, ed a lei andava bene così. Purché potesse stargli vicino, a lei sarebbe andata bene qualsiasi cosa.
Se poi un giorno l’avesse davvero ricambiata, sarebbe stato anche meglio…
Dall’altra parte però, il blu non sapeva ancora che cosa pensare di ciò che provava per lei. Le voleva molto bene ed aveva giurato che si sarebbe preso cura di lei per onorare la memoria di Kai, però… ecco, non sapeva bene se ricambiasse i suoi sentimenti o meno.
Di sicuro si era creato un ottimo rapporto tra i due, ed ormai la considerava ben più di un’amica considerando tutto il tempo che avevano passato insieme, ma non era ancora sicuro che il suo potesse essere considerato amore o meno.
Era ancora molto confuso nel suo cuore, ed anche se Hillary aveva un posto speciale nel suo cuore, doveva prima capire bene ciò che provava per lei. Non voleva illuderla di un amore che poi si sarebbe rivelato fasullo, Kai non glielo avrebbe mai perdonato…
I loro pensieri però vennero interrotti da Rei, che annunciò “Forza, ora riprovate. Vediamo se riuscite ad immettere più velocità nel vostro Beyblade!”
I due si destarono dai loro pensieri e, quasi con un piccolo sobbalzo ed anche un’espressione quasi scioccata, superarono il tutto nel giro di un secondo al massimo e si tennero pronti a ricominciare in questo modo l’allenamento.
“D’accordo, sono pronto!” dichiarò allora Kappa, mettendosi in posizione di lancio.
Dopo aver visto che stava facendo effettivamente progressi e l’aver saputo che il Bey di Max gli era stato affidato per modificarlo a suo piacimento, sembrava che il Professore avesse riacquistato più fiducia in sé stesso, e questo era sicuramente positivo.
Anche Tachibana, dimenticatasi quasi completamente del dubbio di prima, a quel punto si mise in posizione di lancio, assumendo uno sguardo serio in contrasto con quello entusiasta del castano. Tuttavia, non sembrava essersi messa nella giusta posa, come le fece notare Kinomiya.
“Aspetta, il braccio sinistro e la gamba sinistra non sono posizionati bene…” disse difatti il blu. Dopodiché, avvicinandosi a lei per poterle sistemare la posizione, prese il suo polso sinistro con la sua mano sinistra e glielo spostò leggermente verso destra, il tutto mentre con il piede destro allargò leggermente la gamba sinistra della ragazza, in modo da sistemare bene la sua posizione.
Il giovane aveva fatto il tutto sempre con un dolce sorriso sulle labbra, al contrario Hillary arrossì ancora più di prima a causa di quel contatto forse troppo ravvicinato con colui che le piaceva, assunse addirittura un’aria perplessa mentre la sistemava…
Ma cercò comunque di non badarci, non era tempo di pensare a lui. Doveva concentrarsi solo sul Beyblade, in modo da rendere fiero di lei Takao e dimostrargli che poteva essere all’altezza della situazione e che la sua fiducia era ben riposta.
Così, appena Takao fu tornato nella posizione di prima sempre alla sua sinistra, anche lei si tenne pronta a lanciare ora che era a posto… ma prima che i due bruni potessero lanciare…
“Potreste insegnarmi come si gioca?”
Una voce proveniente dal mezzo della vegetazione di alberi attirò la loro attenzione!!
Tutti furono attirati immediatamente verso in quella direzione, che si trovava a destra di Takao ed Hillary e a sinistra di Rei e Kappa, rimanendo pure in allerta dato che aveva parlato talmente velocemente che non erano riusciti a capire chi fosse.
In mezzo agli alberi poterono effettivamente scorgere una figura abbastanza alta che si stava avvicinando a loro, ed il primo pensiero che ebbero fu che si trattasse di un rivale che era venuto a carpire i loro segreti…
Quando però finalmente l’individuo uscì dalla boscaglia e si stagliò davanti a loro a circa venti metri di distanza, poterono finalmente riconoscerlo e… strabuzzarono gli occhi e spalancarono la bocca dalla perplessità!
Quello era… era… Son Goku!!
Sì, si trattava proprio dell’uomo, che li aveva raggiunti in quel punto del parco e che li stava osservando con un dolce sorriso sulle labbra e la classica aria quasi ingenua che lo contraddistingueva quando non era serio.
Indossava gli stessi abiti che aveva di solito, ma con un’aggiunta piuttosto importante… portava anche un lungo giaccone di colore bordeaux che arrivava fino addirittura alle ginocchia e che era costituito da una zip grigia centrale e quattro tasche, una sopra ed una sotto per lato.
Portava anche dei guanti di pelle marrone scuro, ed oltre a questo portava un cappello dorian in testa di colore bordeaux ad eccezione della striscia centrale al cappello che invece era di colore marrone chiaro.
Dopo essersi fatto vedere, il nero si tolse immediatamente il cappello con la mano sinistra e, continuando a sorridere dolcemente, proseguì sostenendo “Sarei interessato a conoscere le regole di questo sport affascinante!”
In teoria la sua era una richiesta più che legittima… il problema era che nessuno dei quattro ragazzi si aspettava di trovarsi davanti proprio Goku in persona, e per questo erano ancora a dir poco perplessi dal suo arrivo improvviso.
Al punto tale che il Professore, mantenendo la stessa espressione a dir poco scioccata di tutti gli altri, asserì “S-Signor Presidente, è lei?!”
“Ti prego, non chiamarmi più Signor Presidente!” incalzò tuttavia il diretto interessato “Ormai quel titolo non mi spetta più!! Ho rinunciato a quell’incarico quando abbiamo raggiunto Community Island, non dimenticatevelo!!”
Ebbene sì, qualche mese prima Goku aveva ufficialmente dato le sue dimissioni da Presidente della Comunità!!
L’aveva fatto per due motivi specifici: non c’era più una società dove necessitasse un Presidente, dato che Lorenzo era un buon leader di transizione in attesa che la metropoli fosse completa ed il nuovo Presidente venisse eletto, e perché non era riuscito a prevenire l’attacco del Concilio dei Sette.
Sosteneva di essere stato cieco a non accorgersi che Xehanort ed i suoi loschi tirapiedi complottassero alle spalle sue e dell’intera Comunità, e non credeva di essere più degno di ricoprire quell’incarico avendo disonorato la memoria di Ansem, il suo Maestro.
Era opinione pubblica che lui non avesse alcuna colpa ed avrebbero desiderato che mantenesse la carica anche nella nuova società, ma Son aveva ormai deciso e scelse di rinunciare comunque al suo incarico quando fu il momento.
Era sicuro che il suo successore avrebbe fatto un lavoro decisamente migliore del suo…
“S-Sì, ha ragione. Ci scusi, la forza dell’abitudine!” provò a giustificarsi allora Kon per l’amico, portando anche la mano destra dietro la schiena.
Chiudendo gli occhi e continuando a sorridere dolcemente, Son rispose solamente “Ma figuratevi, in fondo non è un grosso problema…”
Hillary però, tornando composta ed assumendo solo uno sguardo curioso come quello di tutti gli altri presenti, intervenne dicendo “È che è stata una sorpresa vederla qui, non credevamo di vederla qui a chiederci del Beyblade…”
Gli dava del “lei” per rispetto nei suoi confronti e della carica che un tempo ricopriva, ed inoltre aveva espresso i dubbi che avevano avuto tutti quanti. Già era difficile vederlo in giro dopo il suo ritiro, figurarsi addirittura andare da loro per chiedergli delle “trottole”…
Il suo era un dubbio più che giustificabile secondo il nero, e proprio per questo egli, continuando a sorridere, spiegò sia a lei che a tutti gli altri “Mi sono perso molte cose nei trent’anni che ho passato come Presidente. Non sono riuscito a godermi la vita quando ero un adolescente perché troppo sobbarcato dagli impegni istituzionali, ma ora che ho rinunciato a quell’incarico per inefficienza sono pronto a recuperare il tempo perduto. Voglio godermi tutto ciò che mi sono perso in questi trent’anni, e sono certo che anche voi comprendete il mio desiderio…”
Beh, effettivamente era così: lo comprendevano bene.
Tutti loro erano adolescenti e si stavano godendo la vita tramite la disciplina che tanto amavano, e capivano come chi rimanesse sempre dietro una scrivania avesse un forte desiderio di libertà e di non avere responsabilità così enormi come quelle che aveva lui fino a poco tempo prima.
Non era difficile intuire a quel punto che stava via per settimane, o anche mesi, dal suo posto di lavoro perché approfittava di ogni scusa per evadere dagli incarichi istituzionali. Aveva perso il desiderio di governare quando era stato nominato Presidente da giovane, e probabilmente anche loro avrebbero fatto la sua fine se fosse capitato loro…
Quei pensieri però vennero interrotti quando Goku, avvicinandosi arrivando a circa cinque metri dal punto dove le due trottole si stavano scontrando precedentemente ed inginocchiandosi mantenendo comunque entrambe le ginocchia alte, rifece la domanda di prima.
“I Beyblade mi hanno sempre affascinato, ma non ho mai avuto occasione di approfondirli o di imparare ad usarli. Se ora mi insegnaste come si gioca, ve ne sarei eternamente riconoscente!” il tutto condito dal dolce sorriso di prima.
Beh, alla fin fine non c’era nulla di male nel mostrargli come si giocava. Certo, faceva strano che LORO insegnassero qualcosa al vecchio Presidente, ma comprendevano il suo desiderio di conoscenza e per questo non ebbero nulla da ridire.
Proprio per questo, sorridendo così come tutti i suoi compagni, Takao rispose “Ma certo, Signor Goku!” correggendosi rispetto all’uscita di Kappa di prima.
Son allora li ringraziò, rimanendo sempre in ginocchio in quella maniera e mostrando il dolce sorriso sulle labbra di prima “Vi ringrazio, siete molto gentili!”
A quel punto il Professore, sistemandosi gli occhiali con la mano destra mentre con la sinistra reggeva il dispositivo di lancio, cominciò a spiegare “Innanzitutto, c’è da dire che il Beyblade non è un semplice gioco di trottole, ma consiste in…”
Essendo lui un ingegnere esperto di quegli oggetti, lasciarono che fosse lui a spiegare la parte teorica, che comunque sarebbe durata al massimo cinque minuti e non di più, prima di passare alla parte pratica.
Sembrava assurdo a dirlo, ma raccontare come funzionava il Beyblade ad un neofita poteva essere d’aiuto sia ai due esperti Takao e Rei, che così avrebbero potuto ripassare i fondamenti in vista dei prossimi Campionati, che ai due novellini Hillary e Kappa, che magari avrebbero potuto trarre qualche nuovo insegnamento.
Oltre ai loro piccoli problemi individuali, loro come squadra erano cresciuti, passando sulla propria pelle la morte di due membri della squadra, seppur uno fosse un fedifrago, e riuscendo a rinsaldare il loro rapporto dopo la frattura subita.
Si erano rialzati più forti di prima, ed anche se avevano perso due elementi essenziali della squadra erano certi che i due novellini si sarebbero dimostrati all’altezza della situazione. Avevano fiducia in loro e nelle loro capacità, e non li avrebbero mai delusi.
Entrambi avevano potenzialità di superare Kai e Max, Hillary e Kappa avevano un forte desiderio di imparare dopo i miglioramenti di poco prima e Takao e Rei si stavano divertendo ad insegnare a quelli che fino a poco tempo prima erano i manager come si giocava bene.
I Bladebreakers erano rinati più forti di prima, ed avrebbero conquistato i futuri Campionati!!
Dall’altra parte però, anche Goku si poteva dire come rinato.
Mentre il castano con gli occhiali continuava a spiegare e gli altri tre ascoltavano con il sorriso sulle labbra, Son rimaneva in ginocchio nella stessa posizione di prima e continuava anche a sorridere, ascoltando con molto interesse le regole.
Sembrava incredibile che un uomo della sua età potesse interessarsi ad un gioco del genere, ma come aveva detto ai ragazzi stessi voleva recuperare il tempo perduto dietro la scrivania del Presidente della Comunità e fare ciò che non era mai riuscito a fare.
Era convinto di star facendo un buon lavoro, era sicuro che nonostante le sue assenze per staccare la spina alla prima scusa che si presentava riuscisse a gestire bene la Comunità e che stesse rendendo Ansem orgoglioso di lui…
Ma il tradimento di Xehanort e di buona parte dei suoi cittadini l’aveva colto in fragrante, dimostrando che non era affatto competente in materia e non avesse le doti per governare. Se così fosse stato, si sarebbe accorto del complotto molto prima della sua cattura.
Aveva disonorato il suo Maestro, ed anche per questo Goku aveva dato le sue dimissioni da Presidente, scegliendo di passare il resto della sua vita a fare quello che aveva sempre desiderato ma che i doveri istituzionali l’avevano sempre frenato.
Non si preoccupava minimamente della gestione di Community Island, il nuovo Presidente si stava dimostrando all’altezza della situazione ed avrebbe svolto un ottimo lavoro, ne era sicurissimo. In fondo fino a quel momento nessuno si era lamentato della nuova gestione…
E questo era un vantaggio anche per lui, perché dimostrava che aveva preso la decisione migliore ritirandosi e che non avrebbe avuto motivo per pentirsene. Poteva godersi la vita senza la paura di aver commesso uno sbaglio, e questo era un enorme sollievo.
Anche Son Goku era rinato come comune cittadino… e si sarebbe goduto il resto della sua vita fino all’ultimo secondo!!

Non tutti i luoghi della Comunità però erano felici.
In fondo essendo un posto popolato prima o poi la gente moriva, ed aveva bisogno di un posto dove essere seppellita… per questo avevano deciso di creare anche un cimitero, un luogo dove poter far riposare per sempre i proprio cari ed amici.
L’avevano costruito nella zona industriale di Community Island, al limite della zona commerciale che si trovava dal lato che dava alla spiaggia balneare e quindi non verso l’uscita dove c’era il portico, ed era stata presa questa decisione per comodità.
Il modo migliore affinché tutti potessero andare alle tombe era metterlo il più possibile centrale all’isola, in modo che chiunque e da qualunque luogo della metropoli provenisse potesse raggiungerlo facilmente.
Era stato scelto di non dare un nome al cimitero stavolta, veniva giusto chiamato Cimitero Centrale e basta, per rispetto nei confronti dei deceduti nella vecchia Comunità i cui cadaveri per ovvi motivi erano dovuti rimanere sottoterra. Una decisione che aveva spezzato il cuore a tutti.
Avrebbero voluto portare le bare con loro, ma sarebbe stato eccessivo ed anche la Grande Sacerdotessa aveva cercato di dire loro che non era necessario portare i corpi: fino a quando i morti fossero rimasti nel cuore dei loro cari ed amici, nessuno li avrebbe mai dimenticati.
In loro onore però, fu comunque creata un enorme pietra tombale al centro del cimitero che racchiudesse l’elenco di tutti i morti che avevano dovuto lasciare nella Comunità. L’elenco era bello lungo, ma dato che la pietra tombale era larga 50 metri ed alta 200 metri, erano riusciti a farci stare tutti i nomi in un modo o nell’altro.
Da lì poi, si estendeva tutto il cimitero attorno ad esso per almeno tre chilometri quadri in una specie di radura d’erba dove poi avrebbero seppellito i primi morti e creato la loro tomba, anche se per fortuna nessuno era ancora deceduto da quando erano partiti.
Sapevano tutti quanti che non sarebbe stato sufficiente quello sprazzo di terra per farci stare tutti i morti che si sarebbero susseguiti nel corso degli anni, e per questo era stato concordato che, quando sarebbe stato il momento, avrebbero cremato i corpi dei deceduti.
In questo modo, avrebbero potuto fare un unico grande mausoleo dove riporre le anfore con le ceneri, per risparmiare spazio e consentire di farci stare più morti possibili all’interno del cimitero, e quando poi avrebbero esaurito tutto lo spazio se ne sarebbe riparlato.
Per il momento non essendoci stato ancora nessun morto, quel cimitero era solamente un luogo dove poter onorare i morti della vecchia Comunità, visto che la pietra tombale grande e centrale era l’unica cosa presente lì, tutto il resto era erba e basta.
Per il momento però, a tutti era più che sufficiente una trovata del genere, dato che in questo modo poterono andare ad onorare i loro parenti ed amici morti nei centocinquant’anni precedenti e, soprattutto, durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale.
Su quella lapide c’erano riportati i nomi di tutti coloro che erano morti nella Comunità, che si trovavano ancora nei suoi cimiteri e che non avevano mai tradito la società, e naturalmente tra quei nomi c’erano anche quelli di Bulma, Vegeta, Obito, Kushina, Ansem, Kai, Issei, Elfman, Gildarst, L e pure quelli dei bambini originali che avevano creato Alien e Predator, dato che non avevano colpe per ciò che gli era successo.
C’erano persino i nomi di Boyce Lee, che seppur non fosse un abitante della Comunità la sua tomba si trovava lì, e di Capitan America, riportato soprattutto per omaggiarlo dato che non sapevano che fine avesse fatto ma erano certissimi che non fosse ancora morto.
Molti avevano fatto una sorta di “pellegrinaggio” in quel luogo, lasciando dei fiori che variavano dalle rose ai girasoli, ai tulipani ed alle piante grasse, insomma c’erano tutti i tipi di fiori possibili alla base della pietra tombale.
Erano tutti loro grati per aver salvato le loro vite e quelle dei Grim dalla completa distruzione, e non potendo onorare le loro reali tombe il massimo che potevano fare era salutarli in quel luogo comune creato per omaggiarli.
Nel corso dei mesi di lavorazione di Community Island in tanti erano passati di lì… ma una ragazza non ci era mai passata neanche per un momento, almeno fino a quel giorno…
Proprio davanti alla pietra tombale enorme, in quell’istante si trovava una ragazza dai lunghi capelli blu che, inginocchiata davanti ad essa ed ai fiori che si trovavano al suo capezzale, reggeva in mano un paio di rose rosse.
Chi era? Si trattava di Medaka Kurokami!!
L’ex Presidentessa del Consiglio Studentesco aveva perso questa nomea nel momento in cui avevano abbandonato la Comunità, e lei stessa aveva scelto di NON ricoprire più quella carica quando finalmente la nuova scuola fu creata.
Prese questa decisione perché era suo desiderio non assumere quel titolo in un istituto che portava il nome del suo migliore amico, morto durante la battaglia al Palazzo Presidenziale e che le mancava perdutamente.
Il suo posto nel Consiglio Studentesco, che aveva deciso di scegliere la sostituta prima del ritorno a scuola, l’aveva preso una sua cara amica, ed era tranquilla sul suo operato perché sapeva che avrebbe fatto un ottimo lavoro. Si fidava ciecamente di lei ed era consapevole che la scuola era in ottime mani.
Lei naturalmente stava continuando gli studi, aveva scelto di completarli e solo allora di cercare un lavoro. Qualunque fosse stato sarebbe andato bene, non voleva strafare chiedendo subito un incarico prestigioso, la ragazza che si comportava così ormai non c’era più.
Per anni si era vantata continuamente con tutti per essere un prodigio nella lotta, ma al Palazzo Presidenziale aveva capito che aveva ancora tanta strada da fare per poter affinare le sue capacità, e se questo valeva per la lotta dove era un talento naturale figurarsi negli altri ambiti.
Aveva compreso che non aveva alcun senso pavoneggiarsi se poi alla prima difficoltà si veniva smentiti subito, per questo aveva deciso di diventare più umile e di mettersi al servizio degli altri, aiutandoli il più possibile e nel limite delle sue capacità.
Non avrebbe più commesso quell’errore… anche per il povero Issei…
Quel giorno, Kurokami si era recata al Cimitero Centrale per rendere onore al suo migliore amico. Non era ancora riuscita a farlo perché si era impegnata fortemente nei lavori di costruzione fino all’ultimo senza mai prendersi una pausa.
Riteneva che il dovere venisse prima di tutto, e solo quando Community Island fu inaugurata e la sua situazione scolastica fu stabilizzata trovò finalmente il tempo per andare a trovare il compagno con cui aveva passato tanti momenti piacevoli.
La blu in quel momento si trovava davanti alla pietra tombale in ginocchio, ed aveva un dolce sorriso sulle labbra mentre continuava a tenere tra le mani le due rose rosse.
Sia a lei che a tutti gli altri abitanti dell’isola era sparita la nuvoletta in testa: i loro occhi ed il loro corpo si erano ormai abituati completamente alla luce solare, e difatti essa rifletté gli occhi piuttosto lucidi che la giovane aveva in quel momento.
“… Ciao, Issei…” fu quello che disse l’ex Presidentessa del Consiglio Studentesco.
Fece passare circa tre secondi di pausa, in cui attorno a lei non si mosse neanche una foglia, lasciando che un silenzio tombale la facesse da padrona, e considerando il luogo non c’era neanche da sorprendersi alla fin fine…
Dopodiché, Medaka continuò dicendo “… Alla fine ce l’abbiamo fatta. Abbiamo salvato la Comunità, abbiamo trovato una nuova casa e tutti stanno bene… e questo anche per merito tuo…”
Doveva ammettere che, anche se si era ormai rassegnata alla sua morte come spiegato sottoterra, ogni volta che lo nominava o che pensava a lui le veniva quasi da piangere, ma fortunatamente in quel caso riuscì a trattenersi, limitandosi ad avere gli occhi lucidi.
“… Se tu non ci avessi salvati nella palestra, probabilmente quella creatura avrebbe ucciso sia noi che molti dei nostri amici e familiari. Senza di te questo non sarebbe stato possibile…”
A quel punto però non riuscì a trattenersi più di tanto ed un po’ di magone cominciò ad averlo, al punto che per poco non le venne da singhiozzare… ma cercò di trattenersi il più possibile. Voleva essere forte, per sé stessa e per lui…
Proprio per questo, mentre depositava le due rose insieme agli altri fiori chinando in avanti il petto, dichiarò “Spero che tu ora abbia trovato la pace, e che il tuo spirito abbia raggiunto quello di tante belle ragazze carine!”
Mentre diceva queste ultime parole, la ragazza risollevava il busto per tornare composta sempre inginocchiata ed abbozzò anche un sorriso divertito. Sapeva bene quanto fosse pervertito il bruno, e sperava davvero in quel momento più che mai che lo Spiritismo fosse reale.
In questo modo, il suo amico non era veramente morto ed avrebbe continuato a vivere insieme a tante giovani attraenti come piacevano a lui. Avrebbe dovuto arrabbiarsi per il fatto che le aveva toccato il seno prima di morire, ma aveva compreso il suo significato e per questo aveva deciso di passarci sopra.
Anche se Hyoudou amava molto il gentil sesso, non era uno di quei maniaci che si avventavano sulle ragazze appena le vedevano, aveva molto rispetto per loro, ed anche per questo comprese di più il significato di quel gesto, seppur sconsiderato e pervertito.
Appena ebbe terminato di sorridere, la giovane tornò seria e, chiudendo gli occhi, unì entrambe le mani davanti al volto a mo’ di preghiera, riservando in questo modo un piccolo elogio per il suo migliore amico, onorandolo come meritava.
“… Addio amico mio, e grazie… per tutto…”
Non era riuscita a dirgli davvero addio fino a quel momento, aveva sempre avuto paura di doverlo salutare per sempre che aveva finito per scappare da ciò, anche se aveva accettato la sua morte non sembrava aver accettato il non poterlo rivedere più…
Ma ormai le cose erano cambiate, lei era maturata ed aveva compreso che tutti prima o poi dovevano morire. Ad Issei era capitato prima degli altri, ma questo non significava che doveva deprimersi per questo, non era ciò che avrebbe voluto.
Come aveva specificato nella Comunità, doveva andare avanti sia per sé stessa che per lui, ed ora aveva finalmente la forza per farlo. Per questo si trovava lì, salutandolo definitivamente avrebbe chiuso un capitolo della sua vita e ne avrebbe aperto un altro.
Era pronta a lasciare andare Issei, e ad iniziare un nuovo percorso…
Mentre era assorta nei suoi pensieri però… “Ecco dove eri andata!!”
Una voce proveniente dalle sue spalle attirò la sua attenzione, facendo sì che Medaka aprisse gli occhi, sciogliesse le mani unite in preghiera e si voltasse alla sua destra per poter vedere chi era appena arrivato…
Vedendo così che si trattava di Natsu!!
Il ragazzo era lì, a circa cinque metri di distanza da lei, che aveva entrambe le braccia unite e stava sorridendo a trentadue denti, oltre che indossare i suoi classici abiti di sempre… tuttavia, non era venuto fin lì da solo.
C’era anche una certa bionda chiamata Lucy che, indossando i suoi classici abiti, aveva entrambe le mani unite dietro la schiena e stava sorridendo dolcemente in direzione dell’amica, il tutto rimanendo alla destra del rosa.
Kurokami non si sorprese più di tanto nel vederli, ed anzi sorridendo dolcemente affermò “Ragazzi, siete arrivati finalmente…”
“Eravamo qui da almeno cinque minuti!” ammise tuttavia Dragnell, affermando pur mantenendo sempre il sorriso “Ci eravamo dati appuntamento al Cimitero Centrale, ma pensavo saremmo stati davanti all’ingresso, e non proprio dentro…”
“Abbiamo aspettato qualche minuto, poi non vedendoti abbiamo capito che potevi essere solamente qui…” aggiunse pure Heartfilia, continuando a sorridere dolcemente.
A quel punto la blu, continuando pure lei a mantenere quel dolce sorriso, chiuse gli occhi ed affermò “Si vede che mi conoscete molto bene…”
Ormai si frequentavano da talmente tanto tempo che, non vedendola arrivare, avevano subito capito dove potesse essere. Il legame che c’era tra loro tre era qualcosa di speciale, e si era mantenuto così vivo anche dopo la tragedia di aver perso un membro storico del gruppo.
Non avrebbe mai trovato amici più sinceri e leali di loro, ne era sicurissima…
A quel punto però, la blu decise di approfittare del momento per provare a domandare al rosa “Tu piuttosto, com’è andata l’iscrizione al corso per poliziotti?”
“Alla grande!!” dichiarò a quel punto Natsu, sollevando l’avambraccio sinistro quasi a voler mostrare i muscoli e posizionando la mano destra sopra il muscolo “Mi hanno accettato al corso senza pensarci due volte!!”
“Ma è meraviglioso!!” affermò subito Kurokami, continuando a sorridere dolcemente.
Per tutti e due i suoi amici era stranissimo vederla essere così amichevole e, soprattutto, non scaldarsi quasi mai. Era davvero una nuova Medaka e lo stava mostrando in più occasioni, ma loro sinceramente la preferivano a quella vecchia e di conseguenza gli andava bene.
Lucy, intanto, quasi in risposta a quanto detto dall’ex Presidentessa, affermò con toni scherzosi piegando leggermente il busto in avanti “Non dargli troppa confidenza, altrimenti poi si darà troppe arie. Ihihihihihih!”
Dragneel comprese subito che stava scherzando, ma ciononostante si voltò verso di lei e, quasi con un’aria arrabbiata anche se in verità non era così alterato, le rispose “Senti un po’ chi parla. Sbaglio o anche tu sei in una posizione di potere adesso?!”
“Certo, ma non me ne sono mai vantata come invece hai fatto tu adesso!” replicò Heartfilia, unendo entrambe le mani a mo’ di preghiera vicino alla guancia destra e voltandosi del tutto verso di lui.
Il ragazzo allora, incrociando di nuovo le braccia ed imbronciandosi, si limitò ad affermare “Uff, sei veramente cattiva Lucy…”
“Oh suvvia, ammettilo che è proprio per questo che ti piaccio!” incalzò però la bionda, guardandolo anche con uno sguardo molto malizioso.
Quegli occhi finirono per far arrossire il diretto interessato, che però cercò di non darlo a vedere e, tornando a voltarsi in direzione di Medaka, che era sempre nella stessa posizione di prima, fece quasi lo gnorri.
“No, non è vero!!” disse allora, cercando di convincere più sé stesso che lei.
Difatti quest’ultima non ci cascò e, tornando ad avere uno sguardo divertito, puntò l’indice destro verso la bocca, facendolo arrivare anche molto vicino ad essa, ed esclamò “Ahahahahahah, quanto mi piace farti arrossire così!”
“Certo che sei veramente perfida, Lucy!” solo allora Kuromaki era intervenuta, mostrando come una delle sue migliori amiche trattasse in maniera quasi crudele il ragazzo.
Lei però, tornando ad avere entrambe le mani dietro la schiena, si limitò a replicare “Ma dai, sono certa che a Natsu piace quando mi comporto così!”
“Ma anche no!!” specificò però Dragneel, rimanendo nella stessa posizione di prima.
Al ché la blu se ne uscì quasi istintivamente con un “Bugiardo…”
E, alla dichiarazione della blu, le due giovani lì presenti finirono per scoppiare in una sonora e fragorosa risata, senza riuscire a trattenersi e finendo in questo modo per attirarsi lo sguardo perplesso dell’unico ragazzo lì presente.
Come avevano specificato, il rosa aveva fatto domanda per potersi iscrivere ad un corso per poliziotti in quanto, dopo l’inaugurazione di Community Island, aveva deciso di diventare un Poliziotto a tutti gli effetti.
Aveva maturato quell’idea durante il viaggio, perché si era reso conto che se fosse stato adeguatamente addestrato, Agatha magari l’avrebbe comunque sconfitto, ma almeno avrebbe venduto cara la pelle e non si sarebbe fatto umiliare in quella maniera.
Non voleva più essere impotente in quella maniera, e proprio per questo aveva fatto la domanda d’iscrizione… che era stata accettata praticamente subito. Tutti conoscevano la sua buona volontà e quello che aveva fatto a Villa Brief, e non ci pensarono due volte ad ammetterlo al corso.
Dragneel aveva intenzione di continuare gli studi fino a quando il corso non sarebbe finito, e solo allora, quando sarebbe diventato un Poliziotto, avrebbe messo la sua vita al servizio della società al 100% e senza nessun’altra distrazione!
Lucy invece, al contrario del giovane, aveva scelto di proseguire gli studi perché voleva diplomarsi e, a quel punto, trovare un buon lavoro che non fosse quello della guardia del padre e della badante della nonna.
Entrambe erano coperture e lo sapeva bene, ma la bionda aspirava a diventare qualcosa di più grande, voleva un lavoro prestigioso per farsi perdonare del tradimento a Villa Brief, anche se poi aveva deciso di voltare le spalle al Concilio.
C’era da dire però che tutti gli abitanti di Community Island non ce l’avevano più con lei. Si era schierata con loro quando Agatha le aveva chiesto di sparare a Natsu, e questo bastava e avanzava secondo loro.
Per dimostrarle che ci avevano messo una pietra sopra, gli studenti dell’Issei Hyoudou Institute decisero di nominare lei come nuova Presidentessa del Consiglio Studentesco!!
Ritenevano fosse la scelta migliore sia perché stretta amica di Medaka, l’ex Presidentessa del Consiglio Studentesco, e sia perché era molto brava a scuola sottoterra, e quindi era la candidata migliore a ricoprire tale carica.
La bionda si sentì parecchio spiazzata davanti a quanto fatto dagli altri studenti, ma alla fine si commosse e decise di accettare l’incarico, ringraziando tutti quanti per l’enorme fiducia che stavano riponendo in lei.
Anche se tutti l’avevano perdonata, lei si sentiva ancora in enorme debito con loro, specie dopo quella promozione all’istituto, e voleva impegnarsi il più possibile affinché fossero tutti fieri di lei, compresi i suoi amici.
Inoltre, c’era da dire che dopo quel giorno a Villa Brief il rapporto tra Natsu e Lucy era migliorato notevolmente… al punto tale che entrambi si erano resi conto di provare attrazione l’uno verso l’altra!!
Dragneel aveva apprezzato molto il gesto compiuto a casa di Bulma, al punto che si era avvicinato a lei più di quanto non avesse fatto prima, anche per poter conoscere la vera Lucy, quella che aveva celato e mostrato solo a sprazzi nella Comunità.
Grazie a questo, il ragazzo poté conoscere meglio la ragazza, e rendersi lentamente conto che tutto sommato le piaceva non solo come amica, ma anche come qualcos’altro. Il suo carattere, la sua timidezza, la sua risolutezza, le piaceva tutto di lei, e non l’avrebbe mai detto prima dell’incidente a Villa Brief…
Dall’altra parte, Heartfilia non sapeva ancora spiegarsi perché avesse esitato a sparare al rosa quando erano in quell’edificio, aveva pensato che fosse in quanto lei non era un’assassina ed aveva finito per affezionarsi ai suoi amici a differenza di quanto raccomandatole da Hughes ed Agatha…
Ma lentamente, approfittando del fatto che lo studente si era avvicinato ancora di più a lei dopo quella vicenda, si era resa conto che lui le piaceva!! Ed anche tanto!!
Era il suo amico più fidato, aveva un carattere così libero e sbarazzino e non si vergognava a mostrarsi per ciò che era. Tutte caratteristiche che la bionda apprezzava molto viste le condizioni in cui aveva vissuto fino a quel momento.
Fortunatamente, Natsu non fu molto timido al riguardo e, durante i lavori di costruzione di Community Island, si confessò alla bionda senza pensarci due volte. Sperava che lo ricambiasse, ma nel caso o l’andava o la spaccava.
Ovviamente, la bionda ricambiava i sentimenti del giovane, e proprio per questo fu immensamente felice di vedere che anche lui provava la sua stessa attrazione, e così quando l’isola fu inaugurata i due decisero di fidanzarsi ufficialmente!!
Avevano iniziato a fare coppia fissa, e fino a quel momento sembrava aver funzionato. Certo qualche volta si punzecchiavano a vicenda come in quell’occasione, ma lo facevano perché si volevano bene e tutti e due lo sapevano.
Medaka era felice di quel loro rapporto, almeno loro erano riusciti a trovare qualcuno che lo amasse profondamente e stavano vivendo una buona relazione. Lei dal suo canto non era interessata all’amore per il momento, e di conseguenza si accontentava di stare insieme a loro e basta…
Proprio in quell’istante, circa dieci secondi dopo che le due furono scoppiate a ridere a crepapelle, Natsu affermò mantenendo il broncio di prima “Siete perfide, tutte e due…”
“Oh dai. Ci divertiamo a prenderci in giro a vicenda, ormai dovresti esserci abituato!” affermò allora Lucy, poggiandogli la mano sinistra sulla spalla destra.
Lui allora, voltandosi a guardarla ancora con il broncio, disse “Sarà, però ormai il vostro bersaglio preferito sono io, soprattutto dopo che Issei è m…”
Si bloccò all’istante assumendo un’aria terrorizzata, la stessa che assunse anche Heartfilia!!
Avevano nominato Hyoudou proprio davanti alla pietra tombale dove era riportato il suo nome, e mentre Medaka era venuta a trovarlo. Sapevano che stava andando avanti nonostante la sua morte, visto anche quanto dichiarato da lei sottoterra, ma non sembrava il caso a nessuno dei due di nominarlo proprio in quel momento…
Quasi spaventati, i due si voltarono verso la blu e Dragneel pose entrambe le mani in avanti cercando di giustificarsi dicendo “S-Scusami, non era mia intenzione…”
Lei però mantenne il suo dolce sorriso e, rimanendo nella stessa posizione di prima, disse “Non vi preoccupate, mica è un tabù il suo nome!”
Tutti e due i fidanzati poterono tirare un sospiro di sollievo, temevano che potesse deprimersi profondamente visto quanto accaduto a Palazzo Presidenziale che gli era stato raccontato. Sembrava però che davvero avesse superato la sua morte e questo era un bene…
Tuttavia, assumendo un’aria quasi malinconica pur mantenendo il sorriso, la blu si voltò ad osservare di nuovo la pietra tombale, rimanendo nella stessa posizione di prima, e cominciò a parlare mentre Natsu e Lucy la osservavano sorpresi.
“… Sapete, Issei a scuola era una capra. Prendeva sempre voti bassissimi, importunava le ragazze ed io avevo il mio bel daffare per tenerlo buono e farlo rigare dritto. Ma nonostante tutti i suoi difetti, era diventato mio fratello minore, e gli volevo molto bene…”
I due ragazzi dietro di lei inizialmente furono sorpresi di sentirle dire quelle parole, anche considerando che era la prima volta che parlava così di Hyoudou, ma alla fine, comprendendo dove volesse andare a parare, tutti e due finirono per sorridere dolcemente.
Difatti, la blu concluse il discorso in quel momento, rimettendosi finalmente in piedi e dicendo “… Ma come accade a tutti, prima o poi le famiglie si rompono, e gli altri membri devono andare avanti per continuare a vivere per sé stessi e per loro…”
Anche se poi, girandosi verso la sua destra e volgendo lo sguardo in direzione dei due amici, aggiunse pure “Ma questo ve lo avevo già detto in fondo…”
Si vedeva che era di buon’umore nonostante tutto, e per questo l’aspirante poliziotto incalzò per prendersi una bella rivincita “Ripetere le stesse cose più volte. Non è da te questo comportamento, ti stai rammollendo?!”
“Ma come ti permetti?! Sono più forte adesso di prima!!” rispose però Kuromaki, mantenendo l’aria ironica e mostrando anche lei il muscolo dell’avambraccio sinistro.
“È il minimo dopo quello che mi hai detto, sopporta in silenzio!!” disse Dragneel, quasi a voler sottolineare il modo in cui l’avevano trattato prima, anche se continuando ad essere scherzoso.
“Se la metti così, allora sarò ancora più cattiva con te da adesso in poi…” mentre diceva quelle parole, la blu aveva assunto uno sguardo terrificante, come quella di una strega che si preparava a mangiare il bambino che aveva appena catturato.
Inutile dire che quello sguardo faceva raggelare la pelle, e proprio per questo venne la pelle d’oca al rosa che assunse uno sguardo spaventato. Ecco, quella era la vecchia Medaka che ricordava, e che sinceramente non rimpiangeva…
Ma ecco che l’ex Presidentessa tornò ad avere l’atteggiamento gentile di prima e, portando la mano destra davanti alla bocca, asserì “Vederti terrorizzato in quella maniera è troppo forte!! Ahahahahahahahahahah!!”
Anche Lucy scoppiò a ridere per il fatto che l’amica aveva fregato il suo fidanzato, mentre quest’ultimo assunse di nuovo il broncio di prima: ci aveva provato, ma l’avevano fregato di nuovo, evidentemente non era destino che riuscisse a prenderle in giro per davvero…
Le due andarono avanti per altri dieci secondi, e quando finalmente si stopparono Medaka si rese conto che forse avevano speso un po’ troppo tempo lì e che era ora di andare, dato che si erano dati appuntamento quel giorno per divertirsi prima che le lezioni riprendessero il giorno dopo.
“Direi che ora possiamo andare. Quello che dovevo fare l’ho fatto!” dichiarò la ragazza.
Natsu, perdendo il broncio e tornando serio dato che il momento per scherzare sembrava essere finito, le domandò “Sei sicura? Non vuoi rimanere ancora qualche minuto?...”
Lei però, ponendo la mano destra in avanti, rispose sorridente “Sono stata anche più del dovuto, e voi siete stati fin troppo gentili ad aspettarmi!”
“Caspita, ogni volta che vedo la nuova te quasi mi spavento!” asserì allora Lucy, sorridendo dolcemente e continuando a tenere entrambe le mani dietro la schiena.
L’ex Presidentessa del Consiglio Studentesco allora, facendo spallucce con entrambe le spalle, si limitò a dire mentre si avvicinava ai due “Tutti cambiano alla fin fine. Non è forse una cosa positiva questa?”
“Oh beh, se possiamo evitare di rivedere la tua vecchia te questo è poco ma sicuro!” fu la risposta di Dragneel, che portò entrambe le mani dietro la testa quasi a rilassarsi mentre si voltava dando le spalle all’amica.
La stessa cosa la fece Heartfilia, anche se replicò alla dichiarazione del suo fidanzato asserendo quasi con un’aria furente seppur scherzosa “Ma Natsu!! Ti pare il modo di porti?!”
“Ma dai, Medaka sa che scherzo!” fu la pronta risposta del rosa mentre cominciava ad avviarsi insieme alla bionda con un sorriso a trentadue denti sulle labbra.
La bionda allora, sospirando rassegnata e ponendosi la mano destra sulla fronte, disse “Sei proprio incorreggibile, Natsu…” il tutto mentre si avviava insieme al suo fidanzato.
Kurokami era subito dietro di loro, a circa due metri di distanza, e li stava seguendo con il sorriso sulle labbra, continuando ad essere felice di vedere che i due andassero così tanto d’accordo nonostante tutto…
Prima di allontanarsi con loro però, la blu si fermò un momento e, assumendo un’aria seria, si voltò alla sua sinistra, per poter dare un’ultima occhiata alla pietra tombale dove era riportato il nome di Issei insieme a quello di tutti gli altri caduti.
Non si comprendeva bene il motivo per cui si era fermata, ma sembrava che volesse dare davvero un’ultima occhiata al nome di quello che ormai considerava come suo fratello minore, per dirgli addio adeguatamente anche con lo sguardo.
Rimase lì ferma per circa cinque secondi, in cui i due amici neanche si accorsero che si era fermata tanto erano intenti a parlare, ed appena ebbe terminato l’occhiata si voltò di nuovo in direzione dei due compagni e ricominciò a camminare per raggiungerli.
Tutti e tre avevano dovuto affrontare un grande lutto a causa della morte di un membro del loro quartetto. Erano sempre stati uniti, anche nelle avversità e nei tradimenti, ma ciò che aveva minato davvero la loro amicizia era stato il lutto per il decesso di Issei.
Temevano che questo potesse mettere la parola fine alla loro compagine, ma come avevano dimostrato in quel frangente in verità l’aveva addirittura aumentata. Ora erano addirittura più amici di prima, e questo grazie anche a Hyoudou.
Quanto accadutogli aveva permesso a Natsu ed a Lucy di avvicinarsi ancora di più, complice anche il tradimento della bionda ai danni della nonna, ed a Medaka di diventare una persona migliore che non si vantava più dei suoi vantaggi.
Il bruno non c’era più, ma la sua influenza avrebbe permesso ai tre di diventare persone migliori e di trovare il loro posto nella nuova società, avrebbe concesso loro di rinascere a nuova vita e di trovare la loro vera vocazione.
Natsu sarebbe divenuto un bravo Poliziotto, Lucy avrebbe trovato un impegno prestigioso per riscattarsi e Medaka avrebbe vissuto la sua vita umilmente, ed il tutto portando avanti il buon nome di chi si era sacrificato per consentire loro di vivere.
Anche se Issei non c’era più, il suo spirito sarebbe rimasto insieme a loro… per sempre!!

“FATEMI USCIRE DI QUI!!”
C’era da dire però che non tutti se la passavano bene nella nuova società.
Così come era accaduto nella vecchia Comunità, anche a Community Island era stata costruita una basilica, che aveva preso il nome di Basilica di San Alman, praticamente lo stesso che aveva quando era sottoterra.
Era stata una scelta di Saori stessa, in quanto voleva che almeno quella tradizione venisse mantenuta pure in Superficie. Riteneva che almeno lo Spiritismo così come era stato fondato dalla prima Grande Sacerdotessa dovesse mantenere tutte le tradizioni antiche e che venissero tramandate ai posteri di generazione in generazione.
Proprio per questo scopo, anche la struttura era stata costruita seguendo la stessa architettura della vecchia. Ogni centimetro della basilica, ogni metro del parchetto che aveva davanti, tutto era stato costruito identico spiaccicato all’originale.
La basilica sorgeva nella zona industriale, e di conseguenza al centro di Community Island, in modo che la Grande Sacerdotessa potesse osservare tutti in egual misura e i cittadini potessero recarsi nel loro luogo di preghiera senza dover fare i chilometri come avveniva in passato.
Solamente una cosa era stata cambiata rispetto all’originale… era stato costruito un sotterraneo proprio sotto alla Basilica di San Alman!!
Ma non un sotterraneo qualsiasi, si trattava solamente di un corridoio lungo tanto quanto l’edificio stesso che si estendeva sotto di esso, che aveva le pareti, i soffitti ed il pavimento fatti di pietre grigie e che… conteneva delle celle.
Una volta sceso nel sotterraneo, le cui scale si trovavano al centro del muro a sinistra della basilica rispetto all’ingresso, c’era un lungo corridoio che presentava in tutto dodici celle, sei al lato destro e sei al lato sinistro.
Erano piuttosto vicine, anche se a separarle c’era il muro di pietra grigia, e le sbarre erano di colore nero pece. Non sarebbe filtrata neppure un po’ di luce se non fosse per alcune lanterne che erano state posizionate sul soffitto di ogni cella e che le illuminava abbastanza bene.
Le celle erano molto povere. Al loro interno vi era a destra guardando dall’esterno un letto con lenzuola e cuscino bianchi lungo 3/4 della cella, a sinistra c’era un lavandino con sopra uno specchio ed al centro il water dove fare i propri bisogni.
Chi si trovavano all’interno? Beh…
“PER FAVORE!! FATEMI USCIRE!!!”
Si trovavano i membri del Concilio dei Sette sopravvissuti alla grande battaglia di diversi mesi prima!!
Nessuno aveva voluto lasciarli sottoterra, sarebbe stato disumano lasciarli marcire lì fino alla morte come avrebbero voluto fare loro, e in un gesto d’umanità decisero di portarseli dietro fino alla nuova società dove avrebbero vissuto…
Ma nessuno era comunque stato perdonato, tutti quanti erano ancora convinti che dovessero pagare per i loro crimini, e per questo era stato deciso all’unanimità che si sarebbero beccati l’ergastolo e sarebbero rimasti in prigione fino alla fine dei loro giorni!!
L’unico problema era dove posizionare le celle, dato che essendo assenti dei criminali almeno momentaneamente una prigione non aveva senso di esistere, ed al tempo stesso non potevano permettersi di lasciarli in un luogo che non fosse ben sorvegliato…
E, proprio per questo, Saori e i suoi Cavalieri dello Zodiaco decisero di imprigionarli nei sotterranei della Basilica di San Alman!!
Era il luogo perfetto per tenerli rinchiusi, dato che la Grande Sacerdotessa possedeva grandi poteri ed avrebbe potuto tenerli a bada, ed in più c’erano anche i suoi cavalieri, grandi guerrieri perfettamente addestrati, a tenerli d’occhio.
Nessuno ebbe nulla da ridire, anche perché era già stato deciso che sarebbe stata la viola a decidere del loro destino, ed in questo modo vennero tutti ed undici rinchiusi nei sotterrai della basilica, dove tutti indossavano la classica divisa carceraria comprendente di maglietta a maniche corte e di pantaloni a strisce orizzontali bianche e nere e delle orrende scarpe grigie.
Insomma, la faccenda legata agli ultimi residui del vecchio Concilio dei Sette di Xehanort era stato risolto definitivamente, anche se… “Per favore, non potete tenermi qui!!”
C’era chi si stava lamentando e, attaccato alle sbarre della sua cella, stava gridando come un forsennato nella speranza che qualcuno di sopra potesse sentirlo e potesse liberarlo in un atto di magnanimità.
Si trattava di Giovanni, che aveva la prima cella a sinistra dopo essere sceso nel sotterraneo. Nella stessa direzione ed andando in lungo c’erano Doflamingo, Heric, Madara, Agatha ed Isabella, mentre dall’altro lato partendo dalla prima cella a destra ed andando per il lungo c’erano Telespalla Bob, Xigbar, Hans, Mikasa ed Alice.
Il figlio di Madame Boss, con entrambe le mani poggiate alle sbarre della cella, proseguì con la sua supplica chiedendo “Qualcuno lassù mi liberi da qui! Sono disposto a fare qualunque cosa, qualunque, ma tiratemi fuori da questa cella!! Possiamo patteggiare, possiamo patteggiare!!!”
Un comportamento non molto gradito dai suoi compagni di cella, dato che Bob, che si trovava nella cella davanti alla sua ed era seduto sul letto a leggere la Divina Commedia di Dante Alighieri visto che stavano esplorando tutti la letteratura della Superficie, se ne lamentò.
“Ma la vuoi fare finita? Sei patetico!” fu quello che disse, mentre si toglieva gli occhiali da lettura a metà lenti che aveva indosso con la mano destra “Sei veramente patetico. Mantieni almeno un briciolo di dignità, come ex Capo del Concilio dei Sette dovresti averla ancora…”
Nonostante fosse un criminale, Telespalla era un uomo molto acculturato ed era interessato a conoscere la letteratura della Superficie, ma non poteva se quel codardo di Giovanni continuava a sbraitare per poter essere liberato.
Xigbar però, che era sdraiato sul suo letto a pancia in su con entrambe le mani dietro la testa, aveva sentito tutto e replicò sostenendo “Lascia perdere, lui la dignità non l’ha mai avuta e lo sai meglio di me…”
Tutti erano stati curati adeguatamente prima di essere sbattuti in cella, per questo stavano tutti piuttosto bene fisicamente… ma la stessa cosa non la si poteva dire per il cecchino, il quale a causa del combattimento contro Takao aveva perso anche l’altro occhio!!
A causa del potente calcio del ragazzino, era rimasto cecato pure all’occhio destro, ed a causa di ciò aveva dovuto indossare una benda simile a quella che gli copriva l’occhio sinistro… con il risultato di avere entrambi gli occhi coperti da un tessuto circolare nero e retto da due elastici neri che formavano una X proprio al centro tra naso e fronte.
Nonostante questo, però, sembrava che al Nessuno la cosa importasse relativamente. Aveva imparato a adattarsi piuttosto in fretta a quella nuova situazione, e considerando che sarebbe stato in cella per il resto della sua vita non poteva neppure ritenerlo un grosso handicap alla fine…
Bob aveva udito quello che aveva pronunciato, e proprio per questo con il suo classico tono esclamò “Non hai tutti i torti in fondo…” stavano sfottendo il figlio di Madame Boss ma quest’ultimo sembrava più intento a supplicare per la sua libertà che a badare a loro…
C’era chi però non stava considerando ciò che stava strillando Giovanni, e questi era Heric, il quale era poggiato al muro sotto al lavandino con entrambe le ginocchia alzate, le braccia attorno ad esse e le lacrime agli occhi.
Stava visibilmente piangendo, e pareva che il padre ne fosse consapevole dato che era poggiato al muro sopra al suo letto, ma parallelamente a dove si trovava il figlio, con anche lui entrambe le ginocchia alzate, inoltre aveva un’aria abbastanza seria e diversa da quella che aveva di solito.
“P-Papà, mi dispiace tanto… ho fallito, e siamo in questa situazione a causa mia…” pareva che Homing si stesse addossando tutte le colpe del fallimento degli Illuminati.
Anche se era l’ex vice Capo della banda di Donquijote, rimaneva comunque un adolescente ancora in fase di crescita, e questo provocava in lui un’emotività maggiore rispetto al normale, cosa che l’aveva portato a piangere per aver fallito la sua missione.
Doflamingo, consapevole di come si sentisse il figlio in quell’istante, provò a tirarlo un po’ su di morale dicendogli “… Tutti quanti abbiamo fallito, non solo tu. Abbiamo contribuito tutti alla disfatta degli Illuminati, tutti i presenti qui non sono esenti da responsabilità…”
Anche se fosse rimasto in cella fino alla fine della sua vita, l’ultima cosa che voleva era vedere il figlio struggersi per colpe che dovevano condividere tutti quanti. Se proprio dovevano rimanere tappati per sempre lì, almeno avrebbe cercato di essere un genitore quantomeno decente…
Tuttavia, le sue parole erano vere ed Heric non era l’unico che stava ripensando al suo fallimento che aveva finito per farlo condannare all’ergastolo sotto l’edificio di una delle pochissime persone che poteva tenerli tutti quanti a bada.
Difatti, nelle loro celle, anche Hans, Isabella e Mikasa sembravano davvero arrabbiati neri per la sconfitta subita a Palazzo Presidenziale, al punto tale che dopo mesi interi non facevano altro che pensarci assiduamente.
L’uomo si trovava seduto sul bordo del letto, con entrambe le braccia poggiate sulle ginocchia e la schiena portata in avanti, oltre che un’aria a dir poco imbufalita mentre diceva a bassa voce “Quella maledetta… come ha potuto stendermi con un unico pugno?! Un’umiliazione del genere a me, il Capitano dei Soldati Presidenziali…”
Anche se Kallen era riuscita a sconfiggerlo facilmente ed Erza l’avrebbe catturato subito se non fosse stato per l’Alien, sembrava che lui si fosse legato al dito unicamente il cazzotto che gli aveva rifilato Anna e che l’aveva steso.
Almeno le altre due erano guerriere, lei era solo una dannata Nobile e l’aveva buttato a terra con un unico colpo. Come aveva potuto ridicolizzarlo in quella maniera?! Non glielo avrebbe mai perdonato, per nessun motivo al mondo…
Isabella era seduta sul bordo del letto nella sua stessa posizione, con l’unica differenza che lei aveva uno sguardo allucinato ed entrambi i palmi delle mani rivolti verso l’alto, quasi se li avesse appena scoperti magnifici e li stesse osservando per la prima volta in assoluto.
Era in quelle condizioni perché non poteva ancora credere che Emma, Norman e Ray alla fine fossero passati al nemico. Credeva di averli trattati bene, credeva di averli cresciuti devoti al Concilio dei Sette, ed invece alla prima occasione li avevano abbandonati…
“… Dove?…” si stava domandando da sola “… Dove ho sbagliato?...”
Non riusciva a comprenderlo, si era comportata come una madre nei loro confronti, non avrebbe mai pensato che avrebbero voltato le spalle a lei ed a tutti gli altri. Perché era successo? Non li aveva forse trattati bene? Perché? Perché?!
Infine, Mikasa era proprio sdraiata nel suo letto, con le gambe rannicchiate ed il petto rivolto alla sua sinistra, verso il muro di pietre grigie con il suo classico sguardo freddo… anche se dentro di sé era tutto fuorché fredda.
Non faceva altro che ripensare al modo in cui Nami l’aveva sconfitta facilmente. Credeva di essere nettamente superiore a lei, ed invece con l’intelligenza e tre sole mosse l’aveva messa fuori causa… a lei, una combattente esperta nella Tecnica a Tre Spade.
*Quella ragazza… mi ha sconfitta anche senza avere esperienze di lotta… forse, i precetti della Scuola di Hokuto non sono così perfetti come sembrava…*
Arrivò a quella conclusione mentale perché era l’unico modo con cui riusciva a giustificare quanto accaduto. Seppur si fosse allenata tantissimo e fosse la miglior allieva di Zoro dopo Teresa, era stata battuta come una semplice novellina.
Era bastato avere un punto debole per essere sconfitta, per di più ad un passo dall’uccidere Eren ed ottenere così la grazia definitiva del Gran Maestro che ormai non c’era più. Era… era davvero snervante pensare questo…
Oltre a quelli che si stavano struggendo per il loro fallimento però, c’era anche chi evidentemente non accettava la sua prigionia come Giovanni, ma che al contrario suo non intendeva supplicare e stava cercando di evadere da sola…
“AAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!” gridava con tutta la ferocia che aveva in corpo mentre con le sue preziose armi cercava di creare un buco nella parete di pietre grigie oppure di sfondare le sbarre della cella.
Si trattava di Alice, la quale ormai scongelatasi completamente era finita in prigione insieme a tutti gli altri, ma non sembrava voler accettare il suo nuovo status e, volendo tornare alle carneficine che tanto amava, cercava un modo per evadere.
Il problema era che la nera era fin troppo istintiva ed irrazionale, ed anziché pensare ad un piano stava cercando di usare le sue fedeli catene, che spuntavano fuori dalla schiena come al solito, per cercare di bucare la parete o sfondare le sbarre.
In quel momento ne aveva evocate sei di catene: con tre di loro stava cercando di distruggere la parete davanti al lei, quella dove si trovava il water, e con le altre tre cercava di sfondare le sbarre che si trovavano dietro di lei.
“AAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!!!” mentre gridava come un’ossessa, la ragazza aveva le gambe divaricate e i gomiti portati all’indietro, con anche i palmi delle mani rivolti verso l’alto.
Sembrava che si stesse impegnando con tutta sé stessa per distruggere tutto, ricorrendo a tutte le sue energie, tuttavia le punte delle sue catene si avventavano continuamente contro la parete e le sbarre ma niente, non riuscivano neppure a scalfirlo.
“SFONDATI!!! MALEDETTO MURO DI MERDA!!! SFONDATI!!!” arrivò a gridare addirittura Alice, imprecando in preda alla collera per essere in prigione e non avere nessuna possibilità di salvezza.
Naturalmente il baccano che stava provocando non passò inosservato, al punto che anche colei che si trovava nella cella di fronte alla sua dovette avvisarla che non serviva a nulla quello che stava facendo “Puoi sforzarti quanto vuoi, non servirà a nulla…”
Si trattava di Agatha, la quale era seduta sul letto con la schiena poggiata alla parete, il ginocchio destro sollevato, mentre la gamba sinistra era distesa per il lungo, e il pugno sinistro poggiato alla suddetta guancia.
Era in quella posizione perché stava leggendo il romanzo scritto da Rossana sulle vicende di Winry. Anche se avevano fallito la missione, era comunque interessata a sapere cosa avesse passato Rockbell mentre era sotto la sua supervisione, il problema era che il casino che stava facendo l’ex amica di Jack Frost non la aiutava.
Proprio per questo, seppur non la stesse neanche considerando, provò ad avvertirla che era tutto inutile battendo rapidamente un paio di colpi con il pugno sinistro contro il muro su cui era poggiato, per rimarcare ancora di più quello che voleva dire.
“Le pareti e le sbarre sono state potenziate dai poteri della Grande Sacerdotessa. La sua onniscienza va ben oltre le capacità di tutti noi, quindi puoi provarci tutto il tempo che vuoi, ma non sfonderai mai queste celle. Rassegnati: siamo bloccati qui per sempre…”
“FAI SILENZIO!!!!” sembrava che Alice non volesse badare a lei, al punto da continuare il suo attacco con ancora più ferocia e nella stessa posizione di prima.
Erano bastate quelle due semplici parole all’anziana per comprendere che qualsiasi altra parola sarebbe stata inutile, motivo per cui si limitò a dire “… Come ti pare!” prima di tornare alla sua lettura con nonchalance.
Come ultimo prigioniero c’era Madara, il quale a differenza di tutti i suoi compagni di cella non stava supplicando per la sua libertà, non stava cercando di evadere, non stava leggendo, non si stava struggendo di rabbia e non si stava neppure riposando.
Stava semplicemente… pensando.
Uchiha era dentro la sua cella, seduto sul suo cuscino e poggiato sul muro dietro al letto, con il ginocchio sinistro sollevato e il suddetto braccio poggiato su di esso, mentre la gamba destra era distesa per il lungo e la mano destra era poggiata sul letto.
Sembrava quasi isolato nel suo mondo, come se stesse riflettendo a tutto ciò che aveva condotto alla caduta degli Illuminati. Sapevano cos’era successo grazie ai racconti dei Cavalieri dello Zodiaco, e quindi erano a conoscenza della morte del Gran Maestro.
Riteneva incredibile che un Grim fosse entrato in contatto con un Antico e fosse riuscito ad uccidere Xehanort. Senza parlare poi di Freezer, quel maledetto che era in grado di impensierirlo e di sconfiggerlo, era stato sconfitto da un allievo di Kenshiro…
Uno degli apprendisti del suo acerrimo nemico aveva ucciso un avversario che per lui era difficile battere, imparando il controllo della Rinascita dal Nulla ed apprendendo un altro paio di poteri sempre grazie all’aiuto di un Antico…
A causa di tutte queste casualità, aveva ben compreso a differenza di tutti gli altri che la loro sconfitta non era stata causata da loro, benché meno dai Grim e dal loro gruppo. Avevano perso perché i Glascot volevano così.
Potevano impegnarsi quanto volevano, potevano ripetere la battaglia altre cento volte, alla fine sarebbero comunque stati sconfitti, perché gli Antichi avrebbero sempre fatto di tutto per fermarli, e per loro sarebbe stata la fine.
Come se non bastasse, il suo Stile di Hokuto ed il suo Rinnegan non gli avrebbero mai permesso di fuggire, perché il potere di Saori era nettamente superiore al suo e non sarebbe mai riuscito a scalfire quella prigione, inutile illudersi come stava facendo invece Alice…
Proprio per questo Madara, rimanendo nella stessa posizione di prima ma chiudendo comunque gli occhi, finì per dire a gran voce “… Non avrei mai pensato di dirlo in quanto membro degli Illuminati… ma noi eravamo destinati alla sconfitta. Dobbiamo rassegnarci a passare qui il resto delle nostre vite, perché è così che vogliono loro…”
“Ben detto, Madara!!”
Quella voce non proveniva da nessuno degli undici prigionieri presenti lì, bensì da qualcuno che, sentendo il trambusto nei sotterranei, aveva sceso le scale e li aveva raggiunti, posizionandosi di fronte alle celle di Giovanni e di Bob…
Si trattava di Shun, uno dei tre Cavalieri dello Zodiaco al servizio della Grande Sacerdotessa!!
Naturalmente il fatto che una delle guardie del corpo di Saori fosse scesa così presto da loro, visto che si presentavano solo nei momenti dei pasti e per spegnere e riaccendere la luce prima e dopo la notte, fu un evento abbastanza sorprendente.
Il verde riuscì in questo modo ad attirare tutta l’attenzione su di sé, solo che mentre alcuni come Madara, Doflamingo, Bob, Agatha e Mikasa si voltarono verso di lui con un’aria quasi indifferente, non si poté dire la stessa cosa per gli altri.
Hans ed Alice erano ancora imbufaliti per gli stessi motivi di prima, e quando si voltarono a guardarlo avevano ancora l’espressione a dir poco inferocita. Isabella era ancora sconvolta ed assunse un’aria mista tra l’indifferente ed il scioccato invece.
Homing, dato che stava piangendo fino a poco prima, fu solamente curioso anche se le lacrime continuavano a scendere dagli occhi pur avendo smesso di piangere. Xigbar neanche si mosse dato che era cieco e poteva solamente sentire quello che diceva.
Giovanni infine… beh…
“Shun!! Meno male che sei!!” appena ebbe visto il Cavaliere di Andromeda, che era a pochi metri da lui essendo davanti alla sua cella, cambiò immediatamente tono.
Ne assunse uno fin troppo accondiscendente, come se stesse facendo il lecchino, e con quelle parole sperava di riuscire ad attirare la sua attenzione… missione riuscita, dato che il verde si voltò a guardarlo con un’espressione severa, la stessa che aveva da quando era lì sotto.
A quel punto, il figlio di Madame Boss provò a dirgli con le mani attaccate alle sbarre “Ascolta Shun, io sono un uomo d’affari e possiamo giungere ad un accordo. Se mi tirerai fuori di qui, prometto che diventerò un uomo migliore, partirò dall’anello più basso della catena e scalerò i ranghi lentamente man mano che acquisto la vostra fiducia. Non farò più il bastardo, e potrete sempre contare su d…”
Neanche il tempo di finire la frase che l’uomo, avendo con sé le sue fedelissime catene, batté violentemente quella che reggeva con il braccio sinistro contro le sbarre della cella dell’ex uomo d’affari, facendolo spaventare parecchio.
Giovanni arrivò addirittura a staccare le mani dalle sbarre mentre osservava il verde facendo anche un paio di passi all’indietro. C’era mancato poco che non lo prendesse sulle nocche, aveva fatto apposta a mancarle perché quello era solo un avvertimento.
Per la maggior parte dei presenti, anzi tutti quanti, il Cavaliere aveva fatto bene ad interromperlo. Era stata una scena veramente patetica, e comportandosi in quella maniera aveva gettato fango su di loro e sulla loro organizzazione.
“Taci, Giovanni. Nessuna parola che pronuncerai potrà mai cambiare il verdetto che è stato deciso per tutti voi!” affermò allora il verde, continuando a mantenere un tono molto severo.
Non aveva però ancora finito, dato che iniziò a guardare davanti a sé per rivolgersi a tutti i presenti in quelle celle ed iniziò a dire “Voi tutti avete cospirato contro la vecchia Comunità, minacciato i cittadini di entrambi mondi e cercato di sterminare l’intera razza umana ad eccezione della vostra gente. Se foste davvero pentiti di quello che stavate facendo, vi sareste ribellati allora e non adesso!!”
“Parole non troppo sbagliate, suppongo…” si limitò a dire Telespalla, che aveva indossato di nuovo i suoi occhiali da lettura.
Però c’era chi lì sotto non era propriamente calmo, dato che Alice, continuando ad avere le sue sei catene fuori dal corpo seppur collegate alla schiena, si avvicinò alle sbarre prendendole con entrambe le mani e rivolgendo uno sguardo colmo d’ira verso il verde.
“STAI ZITTO, LURIDO EFFEMMINATO DEL CAZZO!!” gridò a quel punto, insultandolo anche pesantemente “NON ESISTE PRIGIONE CHE POSSA CONTENERMI. UN GIORNO EVADERÒ DA QUESTA LURIDA CELLA, E TU E JACK FROST SARETE I PRIMI DELLA LISTA, STANNE PURE CERTO!!!”
La ragazzina sembrava ancora fermamente convinta di trovare un modo per scappare da quel luogo, era vero che non aveva udito le parole precedenti di Agatha, e pure l’anziana finì per guardare verso l’alto come a dire che non cambiava mai.
Naturalmente Andromeda aveva sentito ciò che aveva detto la nera, e per questo mantenendo lo stesso sguardo di prima dichiarò “Potete provare pure quanto volete, ma queste celle sono impossibili da distruggere, anche per gente come voi!”
Quello era il motivo principale per cui era sceso in quel momento: il trambusto della ragazzina si udiva fino alla basilica e, seppur non disturbasse nessuno dato che erano abituati a rumori ben peggiori, Shun ci tenne lo stesso a volerci dare un taglio, o almeno a provarci.
“Se non l’hai ancora capito, queste celle sono protette da un incantesimo della Grande Sacerdotessa, ed in quanto ex membri del Concilio dei Sette tutti voi dovreste conoscere le sue abilità, anche meglio di noi…”
“Sì, le conosciamo…” si limitò a rispondere Doflamingo, che nella stessa posizione di prima lo stava osservando continuando ad avere un volto molto serio.
“Bene!” proseguì allora Andromeda “Quindi saprete anche che è inutile che tentiate anche solo di scalfire la parete o le sbarre. L’aura divina della Grande Sacerdotessa è troppo per chiunque a questo mondo, persino per Lorenzo che ha sconfitto il vostro Capo nonché il vostro miglior lottatore, quindi quante speranze pensate di avere voi?”
“Per favore, non paragonarci a quell’isterica!” intervenne però Mikasa, che si mise seduta sul letto sempre però nella stessa posizione di prima, con la gamba sinistra distesa per il lungo ed il ginocchio destro sollevato, mantenendo pure uno sguardo abbastanza freddo “Noi non siamo come lei e come il Signor Giovanni. Sappiamo che non c’è via di scampo da qua, non c’era bisogno che venissi a rimarcarlo…”
“Eppure, nonostante tutto, sembra che debba rimarcarlo ancora una volta!” asserì tuttavia Shun, che sembrava contrario alla puntualizzazione della ragazza.
In fondo, se avessero capito, Hans ed Isabella non sarebbero ancora lì a struggersi per la missione fallita. Non erano ancora nella fase dell’accettazione, a differenza di molti altri, e per questo ci tenne a sottolinearlo un’ultima volta.
“Voi tutti qui siete stati condannati all’ergastolo. Avreste potuto venire uccisi una volta fatti prigionieri, oppure potevate rimanere a marcire sottoterra come volevate fare voi con noi, ma noi siamo diversi. Non lasciamo che la rabbia prenda il sopravvento su di noi, la vendetta non sappiamo che cosa sia. Quindi ritenetevi fortunati che nella nostra magnanimità vi stiamo lasciando vivere i vostri ultimi giorni quantomeno dignitosamente. Non arrabbiatevi per quello che non avete, esultate per ciò che avete ancora!”
Appena ebbe pronunciato queste parole, che conclusero il suo discorso nei sotterranei della Basilica di San Alman, Andromeda si voltò dando la schiena a tutti quanti. Sembrava pronto a tornare in Superficie, ma in verità non si stava ancora muovendo…
“AAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHH!!!! STAI ZITTO!!! NON SEI TU A DARMI ORDINI!!!” pareva però che Alice non fosse per nulla intenzionata a seguire il suo suggerimento.
Lei era intenzionata ad uscire di lì, voleva tornare in libertà per assaporare il dolore che provocava alle sue vittime, quella sensazione che la faceva godere come nient’altro in circolazione, e per cui non sarebbe mai rimasta lì!!
Sarebbe evasa a qualsiasi costo, e per questo gli urlò contro che non intendeva dargli ascolto. Non importava se la Grande Sacerdotessa aveva potenziato le sbarre, fino a quando avrebbe avuto un briciolo di forza, avrebbe provato a fuggire!!
Giovanni invece, al contrario suo, sembrava quasi essersi rassegnato alla sua vita in quella cella, al punto tale che si lasciò cadere a terra in ginocchio e, mentre teneva le braccia distese per il lungo, sollevò la faccia verso l’alto mostrando un’espressione sconvolta.
“No… non può essere questa la mia fine… non può essere…” biascicò molto debolmente.
Le aveva provate tutte pur di convincerli a liberarlo, letteralmente tutte, ma ogni tentativo era andato a vuoto e come se non bastasse ci si metteva anche il Cavaliere dello Zodiaco a portare negatività in quella prigione.
Dopo svariate settimane in cui le aveva provate tutte, sembrava che stavolta più che mai fosse davvero rassegnato a marcire in quella cella per il resto della sua vita. I suoi giorni da uomo d’affari sembravano davvero finiti, e non riusciva ad accettarlo nonostante la rassegnazione…
Hans ed Isabella, che non avevano detto nulla per tutto l’intervento del verde, continuarono ad osservarlo per un momento con i loro sguardi identici a quelli che avevano prima del suo arrivo, e rimasero fissi su di lui anche per almeno cinque secondi da quando Andromeda si silenziò…
Ma poi, entrambi tornarono a guardare davanti a loro, abbassando il volto e mantenendo lui un’aria arrabbiata e lei uno sguardo sconvolto.
Hans si considerava ancora il Capitano dei Soldati Presidenziali nonostante quanto accaduto, e nella sua testardaggine avrebbe tanto voluto fuggire per farla pagare innanzitutto ad Anna e successivamente a Kallen e ad Erza…
Ma dentro di sé sapeva che il loro carceriere aveva ragione. Potevano sforzarsi quanto volevano, non sarebbero mai usciti di lì, di conseguenza potevano solamente rassegnarsi a trascorrere il resto della loro vita lì, forse era la cosa migliore…
Isabella invece non riusciva a smettere di pensare ad Emma, Ray e Norman. Non aveva alcuna intenzione di fuggire, voleva solo avere l’occasione di poterli vedere un’ultima volta, per sapere perché avevano deciso di tradirla.
Era a conoscenza che le visite erano vietate per i prigionieri, ma se ne avesse avuto l’opportunità avrebbe voluto vederli ancora, anche solo per ammirare quei visi che, nonostante tutto, aveva imparato ad apprezzare per la loro lealtà… una lealtà che ormai non c’era più…
Xigbar, sempre sdraiato nella stessa posizione di prima, finì per abbozzare un sorrisetto quasi divertito. Anche se avesse voluto scappare, cecato com’era non avrebbe fatto molta strada, quindi lui era stato uno dei primi a mollare.
Pensava che potesse andargli peggio, che i Bladebreakers potevano ucciderlo per aver seccato il loro amico, e quindi si riteneva fortunato ad essere ancora vivo e cercava di godersi quell’opportunità che aveva… nei limiti del possibile di una cella, naturalmente…
Telespalla sembrava proprio disinteressato alla faccenda, al punto tale che, appena il Cavaliere ebbe terminato il suo discorso, tornò alla sua lettura mantenendo la stessa espressione indifferente che aveva avuto fino a quel momento.
Lui era abituato a rimanere in carcere, aveva passato anni ad Azkaban dove era convinto di marcire per il resto della sua vita, di conseguenza era già abituato a situazioni del genere, anzi si poteva dire che andava anche meglio che in quel carcere, il cibo almeno era più buono.
Quindi non serviva a nulla lamentarsi oppure arrabbiarsi, era già tanto che avesse avuto occasione di andarsene una volta. L’aveva sprecata? Sì, e allora era meglio se ritornava a stare in una cella, forse quello era davvero il suo posto…
Mikasa dal canto suo non aveva un qualche motivo per evadere. La sua vita era legata direttamente alla Scuola di Hokuto, e dato che non aveva più nessun sentimento, né positivo né negativo, verso quel luogo ed i suoi lottatori non c’era più posto per lei là fuori.
Aveva svolto egregiamente il suo compito di spia, ma aveva fallito. Se fosse riuscita ad uccidere Eren e poi fosse finita in prigione forse le cose sarebbero andate diversamente, ma nelle condizioni in cui era non valeva la pena di tentare di fuggire.
Anche se fosse stato possibile, anche se ci fosse stato il 100% di possibilità di evadere, lei sarebbe rimasta lì dov’era. Il mondo là fuori senza il Concilio dei Sette e la sua missione non aveva più senso, e senza uno scopo preferiva rimanere lì… a marcire per sempre…
Agatha, seppur fosse nella stessa posizione di prima ed avesse ancora il libro di Rossana in mano, stava continuando ad osservare Shun con uno sguardo indifferente. Con suo figlio morto, che senso aveva che lei pensasse anche solamente di andarsene?
Hughes era morto, e Lucy le aveva voltato le spalle per trascorrere la sua vita con i suoi “amici”. Non aveva più una famiglia, non aveva più un lavoro e non aveva più una casa… non aveva più una vita in poche parole.
La prima cosa che avrebbe fatto una volta fuori probabilmente sarebbe stato di uccidere Bra e Lucy, ma se l’avesse fatto sarebbe stata catturata subito da guerrieri troppo forti per lei, e stavolta dubitava che l’avrebbero tenuta in prigione e basta...
Quindi, anche per la salvaguardia della sua pellaccia, preferiva stare tranquilla lì, piuttosto che fuggire e rischiare di molto peggio…
In tutto quello Homing, appena il Cavaliere dello Zodiaco ebbe terminato di parlare, sembrò quasi sul punto di scoppiare di nuovo a piangere mentre assumeva un’aria a dir poco triste… ma provò a resistere più che poteva.
C’era suo padre nella cella vicina, ed era sembrato già abbastanza patetico piangendo fino a quel momento, voleva cercare di sembrare il più forte possibile ai suoi occhi, voleva provare a scontare la pena con lo stesso orgoglio che aveva lui.
Non si sarebbe mai dato pace per non essere riuscito ad uccidere Smith, ma almeno c’era la consolazione che avrebbe trascorso il resto della sua vita accanto al padre. Non era niente di ché, ma nelle sue condizioni era sempre meglio di nulla…
Un padre, tra l’altro, che continuava ad avere la stessa postura e lo stesso sguardo di prima, come se stesse fulminando Shun con lo sguardo anche se in verità stava riflettendo più su sé stesso piuttosto che sull’uomo che aveva da poco finito di parlare.
Era riuscito a scalare i ranghi della criminalità sfruttando gli altri, nella guerra tra Stan e Fontaine lui era stato l’unico vincitore ed aveva sottomesso ogni banda criminale al suo volere oppure l’aveva eliminata… eppure i suoi sforzi erano stati nulli.
Aveva finito per soccombere sotto i colpi del Kung Fu Stellare, del cacciatore di taglie e della spogliarellista. Un affronto davvero enorme, anche se non aveva mai incolpato loro tre per quanto accadutogli, aveva incolpato solo sé stesso.
Non si era mai dedicato attivamente al combattimento, riteneva che l’aver allenato il figlio fosse più che sufficiente, ed alla fine aveva pagato lo scotto dei suoi errori. Quella era solo la diretta conseguenza dei suoi sbagli, e li avrebbe accettati, com’era giusto che fosse…
La stessa cosa che stava pensando anche Madara, tra l’altro.
Pure lui non aveva detto nulla per tutto il tempo, rimanendo seduto nella stessa posizione di prima e con la stessa espressione di prima… e questo perché non erano nulla di nuovo le sue parole, essendo stato il primo ad accettare la sua nuova condizione.
Ichigo aveva cresciuto lui e Kenshiro con il disonore della sconfitta, cosa che Ken invece non aveva trasmesso ai suoi apprendisti perché riteneva che non ci fosse disonore a perdere dignitosamente, e quindi sapeva che era già stato umiliato abbastanza.
Era stato sconfitto, e non importava se gli avversari erano quattro e lui era da solo. Se fosse stato forte come avrebbe voluto non sarebbe stato un handicap, ed invece aveva finito per soccombere sotto i colpi di colui che voleva assolutamente uccidere.
Aveva perso la sua dignità ed il suo onore. Quella cella era il luogo perfetto per lui, rappresentava la scatola in cui era rifugiato per la vergogna subita, e per questo aveva accettato quasi subito di rimanere incarcerato per sempre.
Questo era quello che si meritava…
Nonostante gli sbraiti di Alice ed i suoi continui tentativi di rompere parete e sbarre, tutto il resto si era come ammutolito, e proprio per questo Shun si ritenne lo stesso soddisfatto, anche se era sceso soprattutto per calmare la ragazzina.
Aveva capito che probabilmente era inutile ragionare con lei, di conseguenza tanto valeva lasciarla sfogarsi più che poteva: avrebbe capito da sola quando sarebbe stato il momento che non aveva alcuna possibilità di scappare.
Lui era stato scelto come carceriere degli undici sopravvissuti del Concilio dei Sette perché era un esperto del Kung Fu Stellare e, a differenza dei suoi due compagni, disponeva anche di due armi che gli permettevano di avere una lunga gittata.
Non correva rischi che qualcuno di loro evadesse, la Grande Sacerdotessa se lo era assicurato personalmente, ma avrebbe comunque vegliato su di loro per garantire ai prigionieri quantomeno un trattamento umano.
Il perdono era qualcosa che non poteva assolutamente concedergli, ne avevano combinate troppe per sperare di essere perdonati, ma lui era convinto comunque che non si dovesse ricorrere alla violenza a meno che non fosse strettamente necessario.
Era divenuto un Cavaliere dello Zodiaco proprio a tale scopo, proteggere anziché attaccare, e quindi fare la guardia a dei detenuti era il lavoro migliore per lui. Lo teneva lontano dall’azione ed al tempo stesso lo rendeva utile alla società.
Forse era stato un bene che il giorno della grande battaglia non fosse partito e fosse rimasto a badare a Villa Brief, sia perché così aveva impedito ad Agatha di uccidere Bra e sia perché così aveva combattuto lo stretto indispensabile.
Certo, questo non significava che se ci fosse stata una battaglia si sarebbe tirato indietro, anzi sarebbe stato il primo a mettersi in prima fila pur di difendere Saori ed impedire che degli innocenti rimanessero feriti o peggio uccisi.
Fino a quando era lì, si sarebbe assicurato che niente e nessuno disturbasse quegli undici prigionieri di guerra, e che tutti loro scontassero la loro pena fino all’inevitabile fine, come emissario di pace e loro guardiano.
Nessuno di loro avrebbe più fatto del male a qualcuno, fino a quando ci sarebbe stato lui lì!!

Fortunatamente, sembrava che di sopra nessuno avesse udito nulla.
Avendo Alice stoppato la sua tentata evasione quando era arrivato Shun, le acque si erano calmate e, anche se poi sembrava aver ripreso la ragazzina, fortunatamente al piano superiore i rumori non arrivavano più, forse perché ci stava mettendo meno forza di prima.
La Basilica di San Alman, all’interno, era identica a quella originale che si trovava sottoterra, esattamente come per l’esterno, e di conseguenza c’era il trono in fondo all’edificio posizionato davanti all’enorme navata.
La navata comprendeva le panchine dove i fedeli si potevano sedere in attesa di essere ricevuti dalla Grande Sacerdotessa, che aveva mantenuto attiva l’iniziativa di rivolgersi a lei per qualsiasi problema… sì, era stata Saori stessa a volerlo.
Tutti e tre i Cavalieri dello Zodiaco se ne erano accorti, ma da quando aveva percepito che il Prescelto si era manifestato nella Comunità sembrava quasi… cambiata, in meglio però.
Prima sentiva tutto il peso che quella responsabilità faceva gravare su di lei, e sembrava quasi che da un momento all’altro rinunciasse all’incarico, oppure si suicidasse dato che la Grande Sacerdotessa doveva rimanere in carica fino alla morte…
Ma da quando la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale si era consumata, la viola era rinata ed il sorriso nato in lei quando aveva sentito che Lorenzo era diventato colui che stavano aspettando non l’aveva mai abbandonata.
Anche se si presentava qualche difficoltà, anche se si trovavano con le spalle al muro, lei continuava a sorridere dolcemente, non perdeva mai il suo sangue freddo e sembrava essersi evoluta in un’altra persona.
Dato che tutto il popolo aveva deciso di mantenere attiva la loro religione, lo Spiritismo, in quanto ultimo lascito che gli Antichi avevano donato loro attraverso la prima Grande Sacerdotessa, lei aveva deciso di rimanere in carica con grande piacere.
Aveva ritrovato la gioia di vivere quell’incarico ed aiutare il prossimo. Essere stata il leader spirituale della Comunità il giorno in cui la Profezia si era realizzata l’aveva resa molto più forte e molto più serena.
Seiya, Shiryu e Shun avevano notato quel cambiamento in lei, e naturalmente erano davvero felici che fosse riuscita a superare i suoi timori di una vita rovinata per abbracciare del tutto la persona che era veramente.
Anche in quell’istante, mentre Andromeda era nei sotterranei a rimproverare gli undici ex membri del Concilio dei Sette prigionieri, Pegasus ed il Dragone stavano notando che la donna, seduta sul suo trono e con il suo scettro in mano, stava sorridendo.
I due erano davanti a lei, il castano alla sua destra ed il nero alla sua sinistra, a circa quindici metri da lei che la stavano osservando sorridenti. Non c’era nessuno in quel momento nella basilica, e di conseguenza Saori non doveva ricevere nessuno.
Sembrava che la viola in quel momento stesse pensando, anche se nessuno dei due sembrava aver ben compreso a che cosa, visto che aveva rivolto il suo sguardo verso l’alto mentre manteneva il dolce sorriso sulle labbra.
Ed effettivamente proprio allora la donna, continuando a guardare verso l’alto, dichiarò “… Vedo un lungo periodo di pace e prosperità per la nostra nuova Comunità, miei Cavalieri…”
Un’uscita davvero strana la sua, che fu più che sufficiente a lasciare abbastanza attonite le sue due guardie del corpo, non perché ciò che avesse detto non fosse effettivamente di buon auspicio, ma perché… aveva parlato come se lo sapesse con precisione.
Da quanto era stato detto loro, Saori possedeva il potere di vedere nei cuori altrui e quell’aura dorata che le donava capacità enormi, quasi divine, ma non ha mai ammesso di poter vedere il futuro… che avesse mentito loro?
Al ché Pegasus, spinto soprattutto dalla curiosità per le sue parole, provò a domandarle “Ma… Grande Sacerdotessa, l’ha visto con assoluta certezza?”
La diretta interessata, continuando a sorridere dolcemente, rispose al ragazzo dicendo “Niente è certo a questo mondo, neppure per me…”
Stavolta fu il turno del Dragone che, tenendo entrambe le mani dietro la schiena proprio come il compagno vicino a lui, le domandò “Ed allora come fa a dire che ci aspetta un lungo periodo di pace e prosperità?”
“Avete parlato con uno degli Antichi di nuovo?!” se ne uscì allora il castano, che provò a fare una supposizione a quel punto.
La viola però, abbassando il volto per poter osservare bene entrambi continuando a sorridere, disse rimanendo seduta sul suo trono “Non essere sciocco. Gli Antichi non mi hanno più parlato da quando sono entrata in contatto con loro al momento della cerimonia, l’ho anche detto…”
… Wow, aveva appena… fatto una battuta?
Sì, sapevano tutti e due che non era propriamente una battuta, ma Saori aveva fatto la spiritosa con quel “sciocco”, cosa che fino a pochi mesi prima era assolutamente impensabile. Era davvero cambiata tantissimo…
Tutti e due i Cavalieri avevano notato questo particolare, e proprio per questo finirono per rimanere ancora più sorpresi di prima. Anche se aveva risposto negativamente alla domanda, era più solare ed allegra di come se la ricordavano…
Dopodiché la Grande Sacerdotessa, senza aspettare la loro ulteriore domanda, tornò a sollevare il volto per guardare verso l’alto davanti a sé ed esclamò “La Profezia recitava che il Prescelto ci avrebbe riportato in mondo di luce, ed alla fine ha mantenuto la sua parola. Le tenebre erano il Concilio, che ci hanno avvolto per oltre cent’anni impedendoci di progredire, ed il mondo di luce era la Superficie, il luogo dove siamo nati e dove saremmo dovuti tornare quando le acque si fossero calmate…”
“Però le acque non si sono del tutto calmate!” specificò tuttavia Shiryu, tornando serio insieme a Seiya “La guerra sta ancora imperversando tra i Grim, e potrebbe ancora essere molto lontana dalla fine…”
“Effettivamente… potrebbe anche essere un lungo periodo di pace e prosperità per noi, ma non per loro…” aggiunse Pegasus, sottolineando quasi la simbiosi tra loro ed i Grim e che avevano notato solo dopo il racconto sugli Antichi…
Saori sapeva bene che non stavano andando del tutto fuori strada. Su una cosa avevano ragione: non potevano essere del tutto in pace fino a quando i Grim sarebbero stati in guerra tra di loro, tuttavia c’era un dettaglio che entrambi ignoravano.
Difatti, tornando ad abbassare lo sguardo per osservare le sue due guardie del corpo, la Grande Sacerdotessa spiegò “La loro guerra era una diretta conseguenza delle ambizioni di Xehanort. Ora che lui è fuori dai giochi definitivamente è solo questione di tempo prima che la guerra cessi, e quando finalmente terminerà, il nostro lungo periodo di pace e prosperità potrà finalmente iniziare…”
Sembrava che finalmente i due uomini stessero comprendendo che cosa volesse dire. Con quella frase di prima intendeva dire che, ora che il nemico numero uno del mondo non c’era più, sia loro che i Grim sarebbero potuti stare tranquilli appena la guerra sarebbe finita.
Ora che avevano il quadro completo, sia Seiya che Shiryu assunsero un’aria quasi sbalordita, come se avessero compreso solamente in quel momento ciò che la viola stesse cercando di dire loro, come se fossero stati degli sciocchi…
Lei però non aveva ancora terminato, dato che, sollevando ancora una volta il volto guardando verso il tetto della basilica, dichiarò “Il futuro non è mai scritto, anche per me, possiamo solo vivere sperando che quello più radioso possibile possa realizzarsi. Ma fino a quando in questa nuova Comunità vivranno solamente persone per bene, fino a quando il crimine non tornerà ad essere quello che c’era sottoterra, e fino a quando i valori andranno oltre la vendetta… allora la pace e la prosperità saranno l’unica cosa che avremo, per molto tempo…”
Sentendo quelle sue parole, i due ragazzi finirono per tornare a sorridere dolcemente. Era davvero degna di essere il capo spirituale della loro società.
Se prima potevano dubitare di lei per via della sua mancanza di voglia ma non potessero fare nulla perché era comunque stata scelta per avere quel ruolo, adesso aveva invece mostrato la maturità sufficiente per poter essere definitiva davvero la Grande Sacerdotessa.
Era maturata grazie all’esperienza sottoterra, ed entrambi erano veramente fieri di lei. Quella era la donna che stavano proteggendo, e che erano fieri di servire con tutto loro stessi…
Anche se, arrivati a quel punto, c’era un enorme dubbio che si attanagliava nella mente di entrambi.
Non c’era Shun che condivideva le loro sensazioni ed era vero, ma dato che era stata la Grande Sacerdotessa stessa la prima a tirare fuori un argomento che si collegava a ciò, tutti e due decisero separatamente ma nello stesso momento senza saperlo di porre una domanda.
Prima di abbandonare la vecchia Comunità, Saori aveva compiuto un gesto che li aveva lasciati abbastanza perplessi, soprattutto dopo quello che avevano saputo sugli Antichi e sui poteri della Primeval Rock.
Qualcosa che avrebbe addirittura precluso l’esistenza stessa di quella figura spirituale che rappresentava!!
Nonostante i dubbi, avevano deciso di non porre nessun quesito al riguardo perché era il loro dovere servire la Grande Sacerdotessa in qualunque caso, ma arrivati a quel punto e volendo cavalcare l’onda del momento decisero di approfittarne.
Difatti, Seiya fu il primo a chiedere divenendo improvvisamente serio “… Però Grande Sacerdotessa, anche se quello che dice è vero… come potremo avere un lungo periodo di pace e prosperità senza la Grande Sacerdotessa?!”
Un quesito abbastanza strano secondo la viola, la quale abbassò il volto per osservare entrambi i suoi Cavalieri con un’aria quasi perplessa, notando in questo modo che anche Shiryu aveva assunto un atteggiamento serio, anche se non minaccioso.
Proprio quest’ultimo proseguì domandando “Ha ragione. Prima di partire dalla Comunità, lei ha deciso autonomamente di distruggere la Primeval Rock che le Grandi Sacerdotesse adoperavano per passare il testimone alla loro erede, facendo acquisire loro i poteri necessari!!”
Sì, Saori aveva compiuto proprio quel gesto!!
Dopo che Lorenzo aveva comunicato tutti che si sarebbero trasferiti in Superficie, erano stati tutti trasportati a Palecity per andare in Superficie, ma prima di partire insieme agli altri la viola aveva preferito concludere un’ultima “faccenda”.
E così, senza avere nessun tipo di ripensamento, aveva distrutto la Primeval Rock con cui le sacerdotesse risvegliavano il Genoma delle loro eredi, mettendole in contatto con Gnu e con tutta la storia dell’umanità.
Sapeva bene che, soprattutto dopo il racconto, c’era chi non avrebbe compreso il gesto, e comprendeva anche come mai i suoi Cavalieri fossero stati in silenzio fino a quel momento, e per questo una risposta se la meritavano.
Lei, mantenendo il sorriso e senza mai perderlo neppure in quel momento, spiegò loro “… So che può sembrarvi un gesto assurdo, ma era necessario. Le Primeval Rock non dovranno più cadere in mano nemica, ed ora che quella trovata dal Presidente è distrutta insieme al Palazzo Presidenziale insieme a quelle in possesso del Concilio non potevo permettere che ci fosse ancora una Primeval Rock in circolazione, anche se ce l’avevamo noi…”
Tutti e due gli uomini sapevano che non aveva tutti i torti: con Fontaine e con l’esercito del Concilio dei Sette avevano visto cosa poteva fare la Primeval Rock nelle mani sbagliate, ed era necessario che nessuna di quelle estratte da sottoterra rimanesse integra…
Ma questo poneva comunque un problema assai grave, perché se da un lato quelle rocce fossero state sfruttate per scopi malvagi e di sterminio, dall’altra avrebbero consentito alla figura della Grande Sacerdotessa di continuare ad esistere.
“… Capisco, però… così non esisterà più una Grande Sacerdotessa dopo di lei!” spiegò difatti Shiryu, che anziché serio sembrava diventato dubbioso.
“La Grande Sacerdotessa è una figura importante sia per noi che per il resto del mondo, perché funge da tramite tra noi umani e gli Antichi. Senza più quella Primeval Rock non avremo più la Grande Sacerdotessa, e di conseguenza… perderemo il nostro tramite…” andò avanti Seiya, esternando i suoi dubbi.
Era naturale che avessero anche quel dubbio, anzi sarebbe sembrato strano il contrario secondo Saori visto che aveva raccontato loro che solo così si sbloccava il Genoma della Grande Sacerdotessa…
Ma quella non era del tutto la verità, e loro non lo sapevano!
Proprio per questo, Saori decise di essere più chiara con loro e svelò continuando a sorridere “Non avete del tutto torto, miei Cavalieri, ma non dovete preoccuparti sulla linea di successione della Grande Sacerdotessa…”
Prima di andare avanti con la sua frase però, la viola portò in avanti il suo bastone che continuava a reggere con la mano destra “I miei poteri non includono solamente l’onniscienza e la capacità di vedere i cuori altrui… ma posso anche sbloccare il Genoma, se la situazione lo richiedesse!!”
… CHE COSA? IL GENOMA?!
Inutile dire che entrambi i ragazzi ci rimasero di stucco davanti alla sua affermazione, al punto tale da strabuzzare gli occhi e spalancare la bocca a dir poco scioccati, perdendo pure l’atteggiamento composto che avevano avuto fino a quel momento.
Stava… dicendo sul serio?! Poteva davvero… sbloccare il Genoma?!
Vedendo le espressioni scioccate delle sue due guardie del corpo, Saori si spiegò meglio continuando a sorridere dolcemente “C’è un motivo se gli Antichi hanno sempre parlato solo con le Grandi Sacerdotesse prima della Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale. Questo Genoma trasmesso dalla prima Grande Sacerdotessa di generazione in generazione è più potente di quanto si possa anche solo immaginare, e ci è stato fortemente raccomandato di non adoperarlo per sbloccare i Genoma altrui, sarebbe stato troppo pericoloso se avessimo inavvertitamente sbloccato quello sbagliato…”
Comprendevano quel punto e tutti e due erano concordi su ciò, ma al tempo stesso c’era comunque qualcosa che non andava, dato che adesso che tutti sapevano la verità qualcuno, anche le brave persone, potevano chiederle di sbloccargli il suo.
“M-Ma… allora come farà con chi verrà a farle richiesta adesso?” domandò difatti il Dragone, sempre perplesso come il suo compagno.
La viola rispose immediatamente e con atteggiamento serio, seppur senza mai perdere il suo sorriso “Anche adesso manterrò questa politica. Non ci sono più criminali in città e questo è vero, ma non bisogna comunque abusare del potere che gli Antichi ci hanno lasciato in eredità. L’unica persona di cui sbloccherò il Genoma sarà la prossima Grande Sacerdotessa prima del mio ritiro definitivo, e poi lei lo farà con la prossima Grande Sacerdotessa, e così via per le future generazioni…”
Prima di andare avanti con il suo discorso, la donna tornò composta con il braccio destro e ritirò di conseguenza il suo scettro “Le Grandi Sacerdotesse saranno le uniche d’ora in poi ad avere dei poteri, in modo da assicurare che la pace e la prosperità che ho già decantato possano essere garantite. E questa è una mia decisione, non degli Antichi, se poi colei che mi succederà volesse cambiare questa regola, sarà libera di farlo, ma io che ho vissuto il momento più buio della Comunità ho fatto questa scelta, che spero sarà condivisa da coloro che verranno dopo di me…”
Già, sia Seiya che Shiryu comprendevano il timore della loro protetta. Bastava immaginare cosa avrebbe potuto fare Raoul con il Genoma risvegliato, e lui agli occhi di tutti era un Comandante della Polizia onesto e leale.
Saori sarebbe comunque riuscita a fermarlo, ma il Dragone sarebbe sicuramente morto contro di lui, quindi comprendevano che cosa poteva fare il Genoma risvegliato di un uomo che si rivelava crudele solo dopo il risveglio.
Anche per questo, i due Cavalieri cominciarono a tornare composti, comprendendo appieno le decisioni della viola e che non lasciava nulla al caso. Ancora una volta, aveva dimostrato di essere maturata parecchio grazie alle esperienze sottoterra.
Ed infine, Saori chiuse il discorso facendo il sorriso più dolce che avesse mai fatto in vita sua e dicendo rivolgendosi alle due guardie del corpo “Ed anche se la prossima Grande Sacerdotessa dovesse decidere diversamente, sono certa che voi Cavalieri dello Zodiaco sarete sempre pronti a battervi per lei così come vi battete per me!”
“Certo! Ci può contare, Grande Sacerdotessa!!” risposero subito i due uomini mettendosi sull’attenti senza neanche avere un momento di esitazione.
Cosa che fu molto gradita dalla donna, che continuando a sorridere dolcemente asserì chiudendo anche gli occhi “Grazie… sapevo di poter contare su di voi!”
Si sentiva davvero fortunata come donna e leader spirituale di quella Comunità.
Un tempo non era affatto contenta di quel ruolo, poteva dire di ripudiarlo essendo stata obbligata ad assumere quella carica anche per via di quanto spiegatole da Gnu, ma l’essere stata la Grande Sacerdotessa del giorno in cui la Profezia si era realizzata aveva cambiato la sua percezione di tutto.
Aveva compreso quanto fosse importante quell’incarico, quanto quell’immenso potere di cui disponesse fosse essenziale per mantenere la pace forse in tutto il mondo addirittura, e non andava affatto abusato.
Quella prospettiva le aveva fatto finalmente comprendere quanto dovesse essere grata di stare su quel trono e di ascoltare ogni singola voce dei cittadini della società, era un compito che spettava solamente a pochi, e lei era stata scelta.
Doveva continuare a camminare a testa alta, per rendere onore alla prima Grande Sacerdotessa ed a tutte coloro che erano venute prima di lei, perché era questo che significava essere un leader e una figura di riferimento per tante persone.
Quel ruolo comportava un’enorme responsabilità, ed ora era pronta ad accoglierla!
E la stessa cosa valeva anche per le sue due guardie del corpo, che avrebbero riferito tutto quanto a Shun appena sarebbe tornato dai sotterranei in cui erano prigionieri gli ex membri del Concilio dei Sette incarcerati.
Anche se la Grande Sacerdotessa non aveva bisogno di protezione per via del suo potere, sapevano che l’istituzione stessa dei Cavalieri dello Zodiaco fu voluta dalla prima Grande Sacerdotessa stessa, e sapevano anche il perché.
All’epoca pochi dovevano essere a conoscenza dei suoi poteri, se non nessuno, e se qualcuno avesse attentato alla sua vita per la sua posizione avrebbe avuto bisogno di protezione. Anche se ora quei Cavalieri erano divenuti inutili, loro non volevano comunque tirarsi indietro.
Shiryu sentiva una grande responsabilità in quanto Capo delle guardie del corpo al servizio della donna, e dopo averla brillantemente protetta contro Raoul era pronto a ripetere la stessa cosa se fosse stato necessario.
Seiya invece era forse il più devoto a Saori tra i tre Cavalieri dello Zodiaco. Si era pentito di non esserle stata accanto quando era stata attaccata, ma dato che tutto era finito per il meglio era pronto a non commettere più lo stesso errore di prima.
Tutti e due avrebbero dato la loro vita per il bene delle Grandi Sacerdotesse, in modo che usassero i loro poteri il meno possibile e giusto per aiutare chi aveva bisogno, ridando loro la speranza di un futuro migliore per sé e per i suoi cari.
Sia Pegasus che il Dragone erano pronti al massimo sacrificio per assicurarsi che Saori rimanesse ben protetta ed al sicuro, ed anche se ormai era divenuto un lavoro infruttuoso a loro non importava assolutamente nulla.
Loro erano i Cavalieri dello Zodiaco, e lo sarebbero stati per sempre!!

“AAAAAAAAAAAAAAAAH non ci credo!!”
In tutto quello, c’era anche chi ci aveva guadagnato forse più degli altri da quanto accaduto nella Comunità, trovando finalmente quella pace e quella famiglia che stava cercando con così tanta assiduità…
Anzi no, bisognava usare il plurale, dato che in questo caso erano più di uno… per la precisione tre giovani ragazzi dell’ex Orfanotrofio Yuei!!
Erano Emma, Ray e Norman, gli unici rimasti degli orfani di quell’istituto, dato che gli altri o erano stati adottati a loro tempo o erano finiti tra le fila del Concilio all’ultimo ed erano stati sconfitti nella grande battaglia sottoterra.
Loro però, durante la guerra, avevano deciso di passare dalla parte del gruppo capitanato dai Grim, desiderosi di una vita al di fuori della criminalità e, soprattutto, di una famiglia, cosa che Isabella e gli Illuminati non avevano mai dato loro.
Cana aveva mantenuto la sua promessa sotto questo punto di vista. Aveva detto loro che avrebbe fatto di tutto per adottarli, ed alla fine c’era riuscita, anche perché tutti sapevano che era una ragazza che meritava fiducia.
Inoltre, il nuovo lavoro che aveva le permetteva di guadagnare molto di più rispetto a quello da spogliarellista, e quindi aveva anche una sicurezza economica che le consentiva di prendersi cura dei tre ragazzi.
Con questo denaro che guadagnava, era riuscita a comprarsi una casa decente per sé e per i suoi fratellini e la sua sorellina, dato che avevano un rapporto fraterno anziché materno, che era posizionata nella zona periferica.
Aveva preferito così la castana perché voleva stare il più lontana possibile dalla frenesia della zona commerciale e, soprattutto, quella industriale, e stare in quella periferica, che era anche la più tranquilla, faceva al caso suo.
La casa si trovava in un appartamento al terzo piano di uno degli edifici ai confini di Community Island, un edificio di cinque piani per la precisione. Un edificio che era largo 700 metri quadri ed alto altrettanti metri quadri.
Ma nonostante questo, la loro casa sembrava più lussuosa rispetto alle altre dello stesso condominio, probabilmente perché Alberona aveva acquisito il miglior appartamento disponibile di quel palazzo, e di conseguenza c’era spazio per tutto.
L’atrio difatti, una volta entrati dalla porta di legno marrone, era largo almeno 70 metri quadri e presentava una tappezzeria azzurra alle pareti, oltre che un lungo tappeto di cashemere rosso con motivi gialli, verdi e blu a terra che era largo 50 metri, e di conseguenza ricopriva tutta la parte centrale dell’atrio.
Una volta entrati, a sinistra c’erano due stipiti senza porte, uno non molto distante dal muro dov’era posizionato la porta e che conduceva in una specie di stanzino dove tenevano tutti gli oggetti per pulire la casa oppure le cianfrusaglie che non servivano, e la seconda era invece vicino al muro parallelo e conduceva in cucina.
Davanti alla porta, posizionato sul muro in parallelo e che dava all’esterno, c’era una finestra larga 30 metri con tanto di tende bianche, mentre al centro della stanza c’era un divano rosso scuro posizionato davanti ad un mobiletto marrone, attaccato al muro quasi al centro delle due porte che portavano allo stanzino ed alla cucina, con sopra un televisore a tubo.
A sinistra del televisore dalla sua prospettiva c’era una lampada alta, il doppio rispetto al mobile ed al televisore uno sopra l’altro, dal manico bianco, e dietro al divano, attaccato al muro, c’erano delle scale di metallo grigie che conducevano al piano superiore.
Era uno dei pochissimi appartamenti ad avere un doppio piano, ed al piano superiore si trovavano sia il bagno, che era uno solo in due piani, che le varie camere da letto, che erano quattro per ogni residente con letto singolo.
Sotto le scale c’erano degli scatoloni marroni che rappresentavano tutti i loro beni che stavano cercando di distribuire bene per tutta la casa. Una volta svuotati tutti, lì sotto ci avrebbero messo qualcosa per abbellire il tutto come dei pupazzi di pelouche oppure degli armadi piccoli per contenere la roba in eccesso.
A parlare prima era stata Emma, la quale si era spaparanzata sul divano a pancia in giù, con testa rivolta verso la porta d’uscita, e con il sorriso sulle labbra, e questo perché per la prima volta in assoluto vivevano finalmente in un appartamento.
“Una casa! Finalmente viviamo in una casa vera!!” continuò l’arancione, agitando braccia e gambe a sottolineare ancora una volta la sua gioia.
Norman però, passando di fianco a lei con uno scatolone in mano rivolto verso la finestra, voltò la sua faccia verso sinistra e quasi la rimproverò dichiarando “Se magari ci dessi una mano a sistemare tutto sarebbe anche meglio…”
“Suvvia, non fare così!” replicò Ray, che invece stava andando dall’altra parte rispetto al bianco e si trovava alla sua sinistra “Finora abbiamo sempre vissuto o a Tipcity o per strada, questo per noi è un cambiamento epocale. Concedile un po’ di svago!”
Dato che dovevano svolgere diverse commissioni per conto di Isabella e del Concilio e che non dovevano farsi scoprire, i tre ragazzi insieme alla donna erano sempre in costante movimento, mai rimanendo per troppo tempo in uno stesso luogo.
Non finivano mai in belli appartamenti però, certe volte stavano nei magazzini di Tipcity ed altre volte addirittura nei vicoli delle varie metropoli della Comunità. Quella era la prima volta che abitavano in una vera dimora, e da questo veniva l’eccitazione di due di loro.
Norman però, che indossava i suoi classici abiti così come i suoi due compagni, rispose dicendo “Uff, te la giustifichi sempre…”
Anche lui era contento, ma sapeva che dovevano prima finire di sistemare l’appartamento, anche perché era l’ultimo giorno in cui avrebbero potuto dedicarci tutta la giornata visto cosa sarebbe accaduto il giorno dopo o comunque entro pochi giorni.
“Devo per caso ricordarti che tra non molto ricominciano le lezioni? Ti ci voglio vedere a sistemare l’appartamento mentre sei intento a studiare ed a fare i compiti!!” continuò il bianco.
“Ma vai tranquillo!” proseguì però il nero, continuando ad essere ottimista “Non sarà mica la fine del mondo, nel caso ci alterneremo. In fondo non sarà nulla paragonato a quello che abbiamo dovuto fare in questi anni…”
Sotto quel punto di vista non aveva del tutto torto, e lo stesso Norman sembrava averlo capito dato che si limitò ad osservarlo in un modo abbastanza normale, un misto tra l’irritato ed il rassegnato, forse perché sapeva che effettivamente non sarebbe stato nulla di ché comparato a quello…
“Ah, non ci credo anche su questo!!” affermò intanto Emma, la quale si voltò a pancia in su mentre continuava a stare sdraiata sul divano, il tutto con un dolce sorriso sulle labbra “Finalmente andremo a scuola!!”
Quelle sue parole naturalmente attirarono l’attenzione dei suoi due nuovi fratelli acquisiti, che si voltarono ad osservarla con uno sguardo sorpreso, anche perché non pensava nessuno dei due che potesse essere felice anche per quello.
Il motivo però fu presto rivelato “Avremo un’istruzione, saremo come tutti i ragazzi normali che abbiamo visto all’Orfanotrofio Yuei. Da quanto ho aspettato questo momento…”
Ecco, ora che si era spiegata meglio sia Norman che Ray compresero meglio quello che voleva dire, ed anche per questo finirono per abbozzare un dolce sorriso tutti e due… perché sapevano che aveva ragione quando diceva quello.
Era stata la castana ad obbligarli quasi ad andare a scuola, sostenendo che se avessero voluto avere un futuro avrebbero dovuto avere un'adeguata istruzione, in modo da fare anche curriculum considerando che i loro precedenti erano tutti criminali a causa del Concilio.
Loro non si erano opposti più di tanto perché sapevano che aveva ragione, ma non avevano mai pensato all’ottica che andare a scuola li avrebbe resi più “normali” di quanto fossero mai stati, l’arancione ci aveva azzeccato su questo.
Era una prospettiva diversa, e… allettante, dovevano ammetterlo…
A quel punto però, un dubbio assalì la testa di Emma, che fino a quel momento era euforica per il futuro che li aspettava e si era totalmente dimenticata di una cosa. Arrivò addirittura a sollevare il busto dal divano con un’aria confusa mentre ci pensava.
“Ragazzi…” domandò a quel punto l’arancione “… Ma che fine ha fatto la Sorellona? Lei lavora di notte ormai, come mai non è a casa a darci una mano?”
Lei non sapeva neppure che la castana non ci fosse fino a quel momento, tanto era entusiasta della sua nuova vita, e solo sentendo che la ragazza non fiatava da nessun lato della casa si era resa conto che fosse assente.
Anche perché ormai la bruna faceva un lavoro che si svolgeva solo di notte, di conseguenza il giorno era a casa a riposare, mentre stavolta non sembrava essere da nessuna parte, al punto che la giovane iniziò a guardarsi attorno confusa.
Fu Ray a svelarle dove si trovasse “In questo momento è fuori, ma mi ha dato disposizione di continuare senza di lei e, quando tornerà a casa prima del lavoro, ci darà una mano per quel poco che potrà fare oggi!”
Emma allora comprese tutto e, dopo aver mantenuto lo sguardo confuso per un breve momento, assunse un sorriso quasi determinato ed annuì convinta. Sapevano tutti lì quanto era stata dura la vita di Alberona fino a quel punto, di conseguenza se aveva l’opportunità di rifarsi una vita pure lei ne era assolutamente contenta…
Anche se c’era chi evidentemente non era proprio al settimo cielo… “Già, e posso già immaginare con chi è fuori…” dichiarò difatti Norman, assumendo un’aria molto contrariata mentre voltava lo sguardo verso la sua sinistra.
Pareva davvero imbronciato per il fatto che la sua “madre adottiva”, se così si poteva definire, fosse fuori insieme a qualcun altro, forse anche per via della piccola cotta che aveva per lei quando era ancora molto piccolo…
Solamente che il nero, accorgendosi dell’espressione che aveva fatto, assunse subito un’aria sbarazzina e, avvicinandosi a lui, esclamò “Guarda guarda… non è che per caso sei ancora innamorato della Sorellona, Norman?”
La chiamavano tutti e tre Sorellona ormai. Loro avrebbero preferito chiamarla “madre”, dato che li aveva adottati, ma era stata lei ad insistere affinché la chiamassero “sorella”, forse per il fatto che non c’era troppa disparità di età tra di loro e un soprannome del genere le avrebbe fatto molto strano…
Colto sul fatto, il bianco assunse inizialmente un’aria quasi terrorizzata mentre le guance diventavano improvvisamente rosse, ma poi tornò subito composto e, chiudendo gli occhi e tornando ad avere l’aria imbronciata, girò ancora di più il volto verso sinistra.
“Ma figurati! Non sono mai stato innamorato di lei, quante volte devo ripetervelo?!” affermò allora provando a convincere più sé stesso che l’amico.
Lui però, continuando ad avere un sorrisino sbarazzino, replicò sostenendo “Certo, come no…”
Lo punzecchiavano su quella questione da quando erano all’Orfanotrofio Yuei e Cana veniva a trovarli spesso, si poteva dire che si divertivano un mondo a provocarlo su ciò, anche adesso che ormai erano abbastanza cresciuti.
Arrivarono entrambi addirittura a ridere per quanto esternato dall’albino, finendo ovviamente per imbarazzarlo con tanto di guance ancora più rosse di quanto non fossero prima. Avrebbe voluto sotterrarsi se ne avesse avuto l’opportunità…
A quel punto, fu Emma ad intervenire, spiegandogli mentre si metteva seduta composta sul divano “Ti consiglio di lasciare perdere. Cana ormai è come se fosse nostra madre, diciamo che essere innamorati della propria madre, seppur matrigna, è… alquanto strano…”
Non aveva mancato però di fare un risolino mentre lo diceva, ed era stata seguita a ruota da Ray. Evidentemente anche nella crescita non smettevano di prenderlo in giro su quella faccenda, anche se non c’era mai malvagità in merito…
Considerando che lo stavano quasi accusando di incesto fra un po’, l’albino divenne paonazzo a dire poco in volto e gridò addirittura “MA COSA DIAVOLO STATE DICENDO? IN CHE LINGUA VE LO DEVO DIRE CHE NON PROVO NULLA PER LEI?!”
La reazione dei suoi due interlocutori fu di risate: entrambi scoppiarono a ridere a crepapelle per la reazione che aveva avuto, anche perché era più esagerata del solito e per questo anche più divertente dal loro punto di vista.
Andarono avanti per trenta secondi abbondanti, in cui il bianco si sentì ancora più in vergogna di prima: non stava mentendo quando diceva che ormai non aveva più la cotta per Cana, da quando erano entrati nel Concilio in pratica.
Anche se dentro erano rimasti i ragazzini di una volta, il suo cuore si era indurito un po’ ed aveva lasciato da parte i suoi vecchi sentimenti. Ora vedeva Alberona unicamente come una sorella maggiore e null’altro, per questo gli faceva strano che uscisse con qualcuno, ma sentire ancora quelle affermazioni lo imbarazzava…
Terminati quei trenta secondi, Ray notò che l’amico era a disagio e, per questo, cercò di rincuorarlo avvertendolo “Stai tranquillo, stavamo scherzando. Sappiamo bene che non provi più nulla per lei, anche per via di quanto abbiamo passato in questi anni…”
Ecco, ora che la situazione sembrava decisamente più tranquilla rispetto a prima, Norman si tranquillizzò mentre il rossore del volto quasi spariva completamente, ed assunse anche un’aria abbastanza seria.
In fondo si stava riferendo ai loro anni di esperienza nel Concilio dei Sette, in cui si erano comportati da veri criminali. Difficilmente avrebbero dimenticato quegli anni, in cui volevano solo essere accettati e far parte di una famiglia.
“Già… ma ormai quello è il passato!” specificò allora, a voler sottolineare che tutti quei discorsi ormai erano dei capitoli chiusi.
Ed Emma sembrò concordare con lui, dato che continuando a sorridere disse “Ben detto!” attirando anche l’attenzione dei suoi due compagni in questa maniera “Abbiamo affrontato diverse sfide in questi anni, e ne siamo sicuramente usciti rafforzati. Ma ora dobbiamo lasciare il passato alle spalle, quel periodo terribile è finito e ci aspetta un grande futuro all’orizzonte!!”
Mentre pronunciava le ultime parole, l’arancione aveva disteso le gambe davanti a sé, mentre rimaneva seduta composta sul divano, ed anche le braccia sopra la sua testa con le mani chiuse a pugno, quasi a voler enfatizzare quanto appena dichiarato.
Sia Norman che Ray a quel punto sorrisero divertiti, era sempre stata molto energica e lo stava ulteriormente dimostrando *Non cambierai mai, Emma…* pensarono difatti all’unisono. Però lei aveva ragione, e lo sapevano tutti e tre.
Da quando avevano accettato la proposta di Isabella di unirsi agli Illuminati avevano dovuto agire come agenti del Concilio per anni, compiendo diversi crimini come furti e rapine, e non era di certo stato un bel periodo per loro.
Si sentivano in colpa per tutto ciò che avevano fatto, ma al tempo stesso non avevano il coraggio di abbandonare l’organizzazione perché rappresentava l’unica famiglia che avevano mai avuto, e non volevano perderla.
Anche per questo, avevano finito per accettare il piano di genocidio di Xehanort senza controbattere, quasi come se l’unica cosa importante fosse di stare insieme a loro… ma quando avevano sentito Cana al Palazzo Presidenziale tutto era cambiato.
Avevano capito che lei era l’unica che poteva aiutarli a ricominciare una nuova vita al di fuori del Concilio ed al tempo stesso dargli la famiglia che tanto desideravano, ed alla fine era stata di parola e li aveva resi suoi figli, o fratelli e sorella come preferiva dire lei.
L’avevano sempre ammirata perché veniva a trovarli sempre all’Orfanotrofio Yuei, ed ora che grazie a lei avevano l’occasione di ricominciare da capo le erano ancora più grati. Non riuscivano neanche a contenere la gioia tanto fosse immensa.
Tutti quei crimini, tutti quei furti, tutte quelle rapine, finalmente appartenevano al passato e potevano lasciarle da parte. Stava iniziando un nuovo capitolo della loro storia, e non intendevano assolutamente farne a meno o peggio sprecarlo.
La loro nuova vita era cominciata, e dovevano tutto a Cana!!

Proprio quest’ultima, intanto, esattamente come dichiarato dai tre ragazzini, si era già recata nel luogo dove si sarebbe dovuta incontrare con colui con cui aveva fissato l’appuntamento.
Ma non aveva scelto un luogo casuale oppure consigliato da altri, no, la giovane aveva scelto di organizzare l’incontro davanti al luogo dove ormai aveva iniziato la sua nuova vita… il night club dell’isola!!
Sì, Alberona aveva fondato un locale come quello che c’era nella vecchia Comunità anche nella nuova società, ben sapendo che i cittadini avevano bisogno di un luogo di svago come quello dove poter passare la notte.
Aveva deciso lei stessa di farlo costruire, e proprio per lo stesso motivo era stata nominata come Direttrice del night club!!
Il suo intento era di crearlo soprattutto perché sapeva che, in tempi di pace come quelli, avere un edificio del genere poteva essere una comodità, ma si ritrovò spiazzata quando le fu proposto di divenire lei la gestrice.
Fu scelta lei perché sapevano tutti di ciò che aveva fatto al Palazzo Presidenziale, ed anche perché con Erza che aveva rinunciato per sempre alle lotte nella gabbia lei era l’unica rimasta che era stata coinvolta in quella grande battaglia.
Cana non sapeva che cosa dire, e dovette ammettere di essere rimasta anche abbastanza spiazzata, ma alla fine accettò l’incarico con somma gioia, perché era da tempo che cercava una svolta e finalmente l’aveva ricevuta!!
Già dall’inizio non intendeva tornare a fare la spogliarellista lì, quel capitolo della sua vita era morto insieme a Mirajane ed il suo scopo era unicamente di trovare un lavoro che le permettesse di pagare gli studi suoi e quelli futuri dei suoi “figli acquisiti”…
Ma quella nomina cambiava letteralmente tutto quanto!!
Non aveva più bisogno di cercare un lavoro, e neppure di studiare dato che era divenuta Direttrice di un locale che guadagnava parecchio. Le sarebbe bastato dirigere quel posto e sarebbe stata a posto per il resto della sua vita.
Era vero che non aveva dei bei ricordi legati al vecchio Crown Brothel, soprattutto per suo padre Gildarst e Mirajane, ma non voleva lasciare che quei ricordi la bloccassero, e soprattutto non voleva lasciarsi scappare quell’occasione.
Come nuova gestrice del night club, lo fece ricostruire identico e spiaccicato a quello vecchio, senza cambiare nulla, e questo perché non voleva che il passato fosse dimenticato. Ciò avrebbe significato fare finta che non fosse mai avvenuto nulla, ma lei non voleva questo.
Voleva che lei e tutti gli altri si ricordassero che cosa fosse stato quel posto, in modo da non commettere più certi errori e dare vita ad una nuova gestione che mantenesse tutto inalterato ed al tempo stesso cambiasse le cose.
D’ora in poi tutti quelli assunti, che fossero spogliarellisti o spogliarelliste o addetti del bar, avrebbero dovuto essere approvati da lei personalmente, e li avrebbe controllati bene per assicurarsi di non assumere dei poco di buono.
Quel processo fortunatamente era filato liscio, e la stessa cosa valeva per i lottatori della gabbia, che era stata mantenuta così come in Profondità. Il nuovo Presidente riteneva che potesse essere un buon metodo di allenamento, visto che tutti coloro che erano usciti da lì se la cavavano molto bene nel combattimento.
L’ultimo problema che si era presentato era il nome del locale, che la castana aveva deciso di cambiare per dedicarlo a qualcuno di speciale…
Alberona aveva deciso di rinominare il night club come Strauss Brothel, in onore della sua migliore amica caduta in battaglia, e che ormai aveva perdonato dopo la tragica fine fatta per mano di Doflamingo ed aver scoperto che si era trattenuta per non farle troppo male.
Sapeva però che la decisione avrebbe potuto scatenare polemiche, giustamente c’era chi non aveva perdonato Mirajane per essersi schierata con Xehanort, e proprio per questo era riuscita a far passare la decisione dicendo che era un tributo ad Elfman.
Era l’unico uomo caduto sul ring della gabbia, e dedicargli il nome del locale sarebbe stato un buon modo per omaggiarlo. In questo modo riuscì ad ottenere l’approvazione di tutti, anche se segretamente quel nome era stato dato in onore dell’albina.
Una volta concluse tutte quelle pratiche, il locale poté finalmente aprire, e come la bruna si aspettava gli affari andavano alla grandissima!!
I clienti abbondavano ogni sera, i lavoratori erano contenti e le lotte nella gabbia si svolgevano senza che nessuno rischiasse seriamente la vita. Meglio di così non poteva andare!!
In quel momento, la ragazza si trovava davanti al suo locale, che era piazzato nella zona commerciale della città per ovvi motivi, in una strada identica a quella dove si trovavano Eren e Rossana da un’altra parte.
Ma in fondo tutte le strade della zona commerciale si assomigliavano tra loro, solamente i negozi o gli edifici davano un’idea di dove ci si potesse trovare, oltre che il nome delle vie naturalmente, quindi non c’era da sorprendersi.
Ella era in mezzo al marciapiede, mentre la folla camminava sia davanti che dietro a lei, che osservava il night club che gestiva con indosso i suoi classici abiti ad eccezione di un paio di occhiali da sole.
Aveva entrambi i pugni poggiati ai fianchi e stava sorridendo felicemente: non aveva mai pensato di avere fiuto per gli affari, ma evidentemente quei primi dati sul successo dello Strauss Brothel la stavano smentendo pienamente.
“Gli affari stanno andando a gonfie vele, meglio di così non potrebbe andare…” se ne uscì allora l’ex spogliarellista, senza nascondere anche un po’ di malizia.
In fondo aveva passato la sua intera vita a soffrire, a cercare di campare con quello che aveva, e tutto per delle false accuse mosse da quella maledetta di Leela, che fortunatamente al Palazzo Presidenziale aveva ricevuto quello che si meritava.
Riteneva di essersi meritata un po’ di vanto dopo quello che aveva passato. In fondo aveva da poco ricominciato la sua vita, e l’aveva fatto nel migliore dei modi, dato che aveva un lavoro che la lasciava soddisfatta… ed aveva accanto il ragazzo dei suoi sogni!!
Neanche a farlo apposta… “Immaginavo di trovarti con quell’atteggiamento!”
Una voce proveniente alla sua destra attirò immediatamente l’attenzione della castana, che a quel punto con uno sguardo semi incuriosito si girò in quella direzione per capire chi avesse parlato, anche se dal tono aveva già capito chi era…
Ed il suo intuito si rivelò esatto, dato che vide Itachi avvicinarsi a lei!!
Il ragazzo indossava i suoi classici abiti, e soprattutto aveva lo sguardo freddo che lo contraddistingueva, ma considerando che manteneva sempre le sue promesse erano dettagli irrilevanti ai suoi occhi.
Inutile dire che, appena lo vide, a Cana brillarono quasi gli occhi mentre spalancava la bocca per mostrare la sua gioia, e subito dopo si tolse gli occhiali da sole con la mano sinistra dicendo “Finalmente sei arrivato, Itachi!! Ti stavo aspettando!!”
Anche se aveva dato la sua parola, non era del tutto certa che l’avrebbe mantenuta dato che il lavoro che aveva non gli consentiva di avere troppo tempo libero, ma a quanto pareva aveva appena dimostrato che poteva fidarsi di lui!!
Il nero, una volta arrivato al suo capezzale, dichiarò “Scusa se forse ci ho messo un po’ troppo…” mantenendo però la sua classica aria fredda.
Lei però, agitando la mano destra quasi a voler fare segno di no, rispose “Ma figurati. Sei arrivato proprio in anticipo, e dire che temevo saresti arrivato più tardi a causa del tuo nuovo lavoro!”
“Meglio così…” affermò allora Uchiha, anche se subito dopo aggiunse mantenendo i toni di prima “Se però dovesse succedere qualcosa in futuro che mi impedisse di presentarmi all’appuntamento, stai pure certa che troverò un modo di avvisarti. Non ti lascerei qui da sola ad attendere inutilmente…”
“Oh, ma come siamo premurosi qui!” rispose Alberona, quasi volendolo prendere in giro ma in realtà facendogli un complimento.
Sapeva che non era il tipo che se la prendeva per così poco, anzi è probabile che dopo essere stato accanto a Giovanni per così tanto tempo fosse pure felice di un rapporto così amichevole… e sembrò dimostrarlo proprio in quel momento.
Difatti, quasi a volerle dimostrare che aveva apprezzato la sua uscita, il nipote di Madara fece un lieve sorriso sul volto, forse uno dei pochissimi che avesse mai fatto da quando lo conosceva… cosa che fu più che sufficiente alla ragazza.
*HA SORRISO!!!* gridò interiormente la ragazza, quasi a voler festeggiare un evento più unico che raro.
Ma in fondo non aveva mai nascosto la sua cotta per Itachi, aveva sempre detto che era il modello di ragazzo che le piaceva, e non poteva neanche essere accusata di volersi approfittare di lui per via della sua posizione dato che solo recentemente aveva assunto il suo nuovo incarico…
Come guardia del corpo del nuovo Presidente!!
Sì, alla fine Uchiha aveva fatto carriera e, da guardia del corpo del Direttore di una grande società della vecchia Comunità come le Rocket Foundation, era passato a divenire il protettore dell’attuale nuovo Capo dell’isola!!
In verità lui non aveva mai pensato a questa eventualità, una volta costruita la nuova società in cui avrebbero vissuto era sì suo interesse tornare a fare la guardia del corpo, ma credeva di dover ricominciare un gradino alla volta a scalare le gerarchie.
Non che la cosa gli dispiacesse, dato che se aveva protetto Giovanni per tutto quel tempo era solo per raccomandazione e basta, e farsi un po’ le ossa ai piani inferiori della scala gerarchica l’avrebbe aiutato non poco a tornare alla ribalta per meriti suoi.
Alla fine, però, dopo l’elezione del nuovo Presidente, quest’ultimo aveva richiesto esplicitamente Itachi come nuova guardia del corpo. Era stata una scelta dettata da quanto accaduto a Goku a Palazzo Presidenziale, seppur tutti sapessero che il nuovo Presidente sapeva cavarsela benissimo da solo.
Per evitare che succedesse come a Son, era stato richiesto che il Presidente avesse qualcuno che lo proteggesse, e dato che Uchiha era disponibile e sapeva aver fatto un buon lavoro nella palestra aveva deciso di assumere lui.
Il nero era stato parecchio colto alla sprovvista da quella richiesta, dato che non pensava che un ex agente come lui avrebbe potuto essere stato chiamato per un compito tanto delicato, dato che aveva una reputazione da ricostruire…
Ma a quanto pareva tutti avevano approvato quella decisione del Presidente, e dato che proteggere il Capo della loro società era ciò a cui aspirava da quando aveva scelto di divenire una guardia del corpo non se lo fece ripetere due volte.
Certo, i turni erano abbastanza massacranti dato che era un lavoro quasi a tempo pieno, ma fortunatamente doveva fare il meno possibile dato che sull’isola non c’era nessun rischio di pericolo né per lui né per nessun altro.
L’importante però era che la sua reputazione ne stesse giovando. Tutti lo tacciavano come un ragazzo freddo e distaccato, ed in parte era anche vero, ma da quando proteggeva il Presidente tutti avevano iniziato a guardarlo diversamente.
Sembravano ora riconoscere il suo valore, forse perché tutti sapevano che il Presidente era pulito e Giovanni invece aveva le voci che circolavano sulla sua prima presunta e poi accertata colpevolezza, fatto stette che ora sembrava essersi guadagnato il rispetto di tutti.
E questo naturalmente gli faceva piacere. Voleva ricominciare e c’era riuscito, e non voleva sprecare quest’occasione…
Anche se c’era da dire che Cana si comportava in maniera piuttosto strana con lui, difatti vedendola agitarsi in quella maniera solo per un sorriso tornò ad avere la sua classica espressione fredda e le domandò “… Tutto a posto? È successo qualcosa?”
Sembrava quasi temere che potesse esserle accaduto qualcosa o roba del genere per agitarla in quel modo, ma la castana agitò subito la mano destra davanti a sé quasi a volerlo rasserenare, ed assunse anche un sorriso forzato mentre si toccava dietro la testa con la mano sinistra.
“No no, è tutto a posto. Tranquillo!” rispose a quel punto…
Anche se allora, la bruna non poté fare a meno di girarsi alla sua sinistra, piegare in avanti il busto mentre poggiava la mano sinistra sul suo suddetto ginocchio e, portando la mano destra davanti alla bocca, assumere un sorriso ed uno sguardo sbarazzino.
*Ihihihihihih. Non riesco ancora a credere di aver iniziato a frequentare il grande Itachi Uchiha! Molte ragazze al Crown Brothel volevano uscire con lui, ed alla fine questo onore è toccato a me! Ihihihihihihih!!*
Sembrava quasi aver fatto emergere il suo lato bambinesco, come se il peso dei pensieri che aveva avuto fino a quel momento si fosse affievolito grazie alla nuova situazione economica e stesse recuperando il tempo perduto anche a livello comportamentale…
Questo però non cambiava il fatto che avesse detto il vero… quando sosteneva che lei ed Uchiha avevano seriamente iniziato a frequentarsi!!
Tutto era partito dalla battaglia al Palazzo Presidenziale, quando i due insieme erano riusciti a convincere Emma, Norman e Ray a passare dalla loro parte. Già in quell’occasione poterono notare che c’era del feeling tra loro, seppur molto velato.
Quando poi lo scontro era finito, durante i cinque giorni in cui Lorenzo era stato in coma avevano avuto l’opportunità di parlare tra di loro, accorgendosi in questa maniera che avevano più cose in comune di quante potessero anche solo pensare.
Entrambi avevano avuto un parente morto all’improvviso che li aveva gettati nello sconforto, tutti e due erano stati manipolati da un agente del Concilio e sempre entrambi avevano dovuto affrontare i loro demoni al Palazzo Presidenziale, uscendone più forti di prima.
Se però da un lato ad Alberona piaceva da sempre il nero, la stessa cosa non la si poteva dire per Itachi che sembrava quasi disinteressato alle ragazze e ad avere relazioni amorose, come se fosse l’ultimo dei suoi problemi.
La prima ad avanzare l’opportunità di iniziare ad uscire insieme era stata la castana stessa, durante il viaggio in nave. Sapeva che se non faceva lei la prima mossa Uchiha non ci avrebbe mai pensato, l’aveva capito durante i dialoghi avuti con lui, e per questo si era fatta coraggio.
Itachi fu onesto ed ammise di non comprendere appieno il sentimento che provava per lui, dato che sembrava essere solo attrazione fisica, o comunque la maggior parte pareva esserlo, e lui non aveva mai avuto nessun interesse verso quell’ambito…
Ma alla fine scelse lo stesso di darle una possibilità e di tentare quell’approccio tanto desiderato dalla ragazza!!
Anche se esternamente sembrava rimasto il giovane che era prima, dentro aveva deciso di provare a migliorare sé stesso e smettere di essere disinteressato dalle persone che lo circondavano, anche per via del fatto che non voleva assolutamente finire come Giovanni.
Inutile dire che l’ex spogliarellista fu al settimo cielo appena le disse questo, ed i tre ragazzini che finì per adottare non ci videro nulla di male, anzi finalmente la bruna sarebbe stata felice ed avrebbe realizzato i suoi sogni ed era solamente questo l’importante.
Proprio per questo, quando arrivarono a Community Island ed essa fu inaugurata, i due iniziarono ad avere diversi appuntamenti. Purtroppo, non era semplice conciliare le ore a causa del lavoro di Uchiha, ma fortunatamente fino a quel momento non sembrava essere un problema.
Anche in quell’occasione i due erano riusciti ad incontrarsi regolarmente, anche se evidentemente Cana non si era ancora del tutto ripresa dal fatto che avesse iniziato ad uscire con Uchiha come sperava da una vita, e lo stava manifestando in maniera fin troppo palese.
Difatti il ragazzo, continuando a guardarla in maniera fredda, le domandò di nuovo “… Sei sicura? A me sembra che tu stia delirando…” non aveva avuto peli sulla lingua, ma effettivamente non ne aveva mai avuti in vita sua.
A quel punto, Cana sembrò rendersi conto di aver un po’ esagerato, e proprio per questo, dopo aver assunto un’aria quasi scioccata, tornò immediatamente composta e pose entrambe le mani avanti quasi come se fosse andata nel panico.
“No No! Sto bene sto bene! Mi sono solo fatta prendere dalla gioia di uscire, tutto qui!!” sembrava veramente impaurita, ma soprattutto sembrava un’altra persona rispetto a quella che i Grim avevano conosciuto nella Comunità.
Il nero sembrò rimanere freddo di atteggiamento davanti alla sua risposta, non facendo trasparire nessuna emozione come al suo solito… ma alla fine, girandosi e dando la schiena alla ragazza, si limitò a dire “… Come ti pare!”
Questo fece tirare un sospiro di sollievo all’ex spogliarellista, che si pose anche la mano destra all’altezza del cuore. L’aveva scampata bella dato che sarebbe potuta sembrare una pazza ai suoi occhi, ma fortunatamente così non era stato.
Poi però, cominciando ad avviarsi nella direzione in cui aveva puntato, la guardia del corpo le disse “Allora? Vogliamo andare o no?”
Cosa che fece quasi destare Alberona che, dopo aver assunto per un paio di secondi un’aria quasi stranita, rispose “Eh? Oh, sì sì, arrivo subito!!” per poi raggiungerlo immediatamente con una piccola corsetta.
Appena l’ebbe raggiunto alla sua sinistra, i due cominciarono a camminare l’uno di fianco all’altra. Lui con le braccia distese per il lungo e la sua classica espressione fredda, lei con un dolce sorriso sulle labbra ed entrambe le braccia dietro la schiena.
Avevano due atteggiamenti diversi, erano due persone totalmente diverse, e nessuno avrebbe potuto pensare che tra loro avrebbe funzionato. Erano troppo opposti… eppure, come recita un detto, gli opposti si attraggono alla fine.
Erano già usciti più volte, e sembrava che la loro relazione, seppur non fossero ancora fidanzati ufficialmente, stesse effettivamente funzionando, perché i due non avevano problemi e sembravano addirittura felici di stare insieme.
Per Alberona era un sogno che si realizzava poter stare con il ragazzo che le piaceva, era dovuta passare sulla morte della sua migliore amica ed era vero, e la cosa ancora la faceva stare male a dire poco, ma uno dei suoi sogni si era compiuto, e non poteva chiedere di meglio.
Per Uchiha la giovane era un buon modo per ricominciare una vita al di fuori del Concilio dei Sette, cercando di piacere agli altri per quello che era e non per quello che sembrava apparentemente. Lei sapeva tutto di lui, eppure aveva scelto di rimanere con lui, e tanto gli bastava.
Non sapevano se col tempo la relazione avrebbe funzionato, ma se non ci avessero provato non l’avrebbero mai saputo, e chissà magari col tempo avrebbero scoperto di essere fatti davvero l’uno per l’altra e si sarebbero fidanzati.
Provarci non costava nulla, e fino a quando il loro rapporto andava a gonfie vele non avevano nulla da rimproverare alla loro nuova vita, che stava dando loro delle soddisfazioni che non avrebbero mai potuto pensare di avere o di meritarsi.
Erano felici, davvero felici, e stavano condividendo quella felicità con qualcuno!!

In tutto questo però c’era una domanda: se Erza non lavorava più allo Strauss Brothel… che cosa faceva adesso?
Fu presto detto, dato che aveva trovato un ruolo di prestigio all’interno di una “caserma” dove si addestravano coloro che proteggevano i piani alti della nuova società, che combattevano per il Presidente ed erano pronti a morire per lui…
No, non la Polizia, bensì i Soldati Presidenziali!!
O per meglio dire, i Soldati Comunitari. Avevano cambiato nome dopo la fondazione della nuova società, in quanto prima prendevano il nome dal Palazzo Presidenziale, ed ora che non c’era più avevano deciso di prendere il nome di tutta la società.
Avevano subìto una bella rivoluzione da dopo la grande battaglia che si era combattuta sottoterra, specie dopo che si era scoperto che il Capitano Hans ed alcuni dei soldati che facevano parte del gruppo erano in realtà agenti del Concilio dei Sette.
Fu uno smacco enorme per l’organizzazione, che aveva scoperto in questo modo di aver addestrato dei futuri assassini che avrebbero sterminato sia la Comunità che la Superficie, motivo per cui il gruppo fu smantellato al termine della battaglia.
Avevano tutti bisogno di comprendere che cosa fosse la cosa migliore da fare per loro, un’impresa tutt’altro che semplice dato che il Vice Capitano che doveva ereditare il comando, Kallen, era stata ferita gravemente durante la lotta.
Il loro destino rimase in sospeso durante tutto il tragitto fino a Community Island, e durante la costruzione si iniziò a pensare ad un modo per ristabilirli facendo comunque attenzione a non commettere gli stessi errori del passato.
Alla fine, a prendere la decisione fu il nuovo Presidente, che senza un minimo di esitazione ricreò da capo l’organizzazione, chiamandola in questo caso Soldati Comunitari!!
Anche se non aveva alcun bisogno di protezione, sapeva che quell’istituzione avrebbe aiutato psicologicamente i cittadini, che dopo la Scuola di Hokuto e le istituzioni della Polizia avrebbero potuto contare su un altro gruppo capace di lottare e di difenderli.
Erano essenziali per il mantenimento della pace qualora fosse stata minacciata, e per questo il nuovo Presidente ricreò da zero il gruppo, scegliendo addirittura personalmente ogni singolo nuovo componente della squadra!
Non ci mise molto tempo, al massimo una giornata ed aveva già scelto i primi venti individui che erano divenuti dei semplici soldati nell’organizzazione. Li aveva voluti valutare lui perché si trattavano comunque di guerrieri che rispondevano a lui, e gli parve corretto, di conseguenza, analizzarli uno ad uno.
Decise di partire con solo venti soldati perché per il momento non necessitavano di più combattenti, ed anche perché avere un numero troppo elevato rischiava di rendere solo più confusionario un gruppo che aveva bisogno di riacquistare la sua stabilità.
Tutti gli uomini e le donne che erano stati scelti personalmente dal Presidente si ritennero onorati della carica ottenuta, e giurarono che avrebbero fatto tutto il possibile in modo da soddisfarlo e rendere tutti i cittadini fieri di loro.
Mancava solo la nomina del Capitano, colui che avrebbe dovuto comandare i Soldati Comunali per i prossimi anni.
Il nuovo Presidente avrebbe voluto puntare su Kallen, sia per meriti di guerra che per diretta successione di Hans, ma purtroppo fu Kozuki stessa a declinare la responsabilità ed a rinunciare a quella carica!!
Il Capo di Stato non seppe mai i motivi, ma rispettò comunque la sua decisione e, su suggerimento della rossa stessa, scelse il suo diretto successore… anzi, la sua diretta succeditrice, dato che si trattava di una ragazza!
Per la precisione, di Erza Scarlet stessa!!
Lei stessa fu colta di sorpresa da quella richiesta del nuovo Presidente. Era ancora alla ricerca di un nuovo lavoro, dato che aveva sentito della creazione di un nuovo night club ma stavolta voleva abbandonare il mondo delle lotte.
Riteneva di aver guadagnato abbastanza dagli incontri nella gabbia e che aveva detto tutto ciò che poteva dire, ed anche se il titolo di Campionessa era vacante e da quanto sapeva si stava ancora lottando per trovare il nuovo Campione, non era più interessata a quel mondo.
Voleva cambiare mestiere, trovare un nuovo scopo nella sua vita che non la vedesse chiusa in una gabbia di pochi metri quadri. Non intendeva fare domanda di nuovo alla Scuola di Hokuto, no, stavolta voleva fare qualcosa di più importante…
Ed anche per questo ci rimase di stucco quando le fu offerto questo incarico!!
Non aveva nessuna esperienza come Capitano, anzi non aveva mai dovuto comandare nulla, proprio per questo ritenne di non essere la persona adatta per questo genere di incarico. Ma quando seppe che era stata Kallen a raccomandarla…
Beh, a quel punto la sua prospettiva cambiò totalmente.
Le venne un groppo alla gola ben sapendo che quello era l’incarico a cui lei era destinata, e che invece stava offrendo a lei. Era certa che se l’aveva raccomandata significava che doveva aver inizialmente rifiutato l’incarico, e proprio per questo non se la sentì di dire di no.
Avrebbe voluto lottare affinché lei divenisse il Capitano, com’era giusto che fosse, ma sentiva che così avrebbe solo mancato di rispetto alla ragazza, mostrando che non si fidava di lei e delle sue decisioni, e questo non l’avrebbe mai permesso.
Proprio per questo, seppur con grande riluttanza, decise di accettare l’incarico e di divenire in questo modo il nuovo Capitano dei Soldati Comunali!!
Era stata nominata tale il giorno prima, e di conseguenza quella era la sua prima vera giornata di “lavoro”, cosa che la faceva stare piuttosto nervosa, ma provò comunque a non mostrare la sua fragilità emotiva, non si addiceva al nuovo incarico.
In quel momento, la rossa si trovava al centro dello spazio aperto che si trovava all’esterno della sede dei Soldati Comunali e che era ben recintato. Lo spazio era largo almeno 300 metri quadri, ed a circondarlo c’era un muro grigio con un piccolo tetto blu bordato di rosso che correva per tutto il muro.
Esso però copriva solo tre dei quattro lati, dato che al quarto vi era presente un edificio costruito come quelli giapponesi del periodo Edo, di colore grigio anche quello ma con il tetto blu bordato di rosso, e da cui partiva dai due lati il muro che circondava lo spiazzo che aveva davanti.
Da cos’era costituito lo spiazzo? Terra, semplice terra.
Non c’erano linee bianche a terra, non c’erano strumenti, non c’erano campi e neppure armamenti. Solamente terra che ricopriva tutto lo spiazzo dai muri e dall’edificio fino al centro, dove si trovavano in quel momento tutti i 22 componenti del gruppo.
Le divise dei soldati semplici erano le stesse che avevano in Comunità, e tutti e venti in quel momento si trovavano al centro allineati dieci davanti e dieci dietro, con tutti che davano la schiena all’edificio che era il loro quartier generale.
Davanti a loro, a circa trenta metri di distanza, c’era Erza, il loro Capitano, la quale era vestita diversamente rispetto al solito.
Non portava più i capelli raccolti, che scendevano giù per tutta la schiena, ed indossava come pettorale una specie di armatura grigia che lasciava però scoperte le braccia, mostrando che sotto doveva avere una maglietta bianca e senza maniche.
Portava poi una minigonna blu che arrivava fino a poco sopra le ginocchia e degli stivali neri. Aveva cambiato completamente look perché quella era la sua divisa da Capitano dei Soldati Comunali, non voleva sfigurare e voleva fare le cose in grande.
Infine, dietro a Scarlet, però alla sua destra, c’era Kallen, che era stata comunque reintegrata come Vice Capitano su insistenza di Erza stessa. Indossava la sua classica divisa da Soldato Presidenziale, solamente che aveva ancora il lato destro del volto coperto da bende.
Purtroppo, non si era ancora del tutto ripresa in quanto l’acido con cui l’Alien l’aveva colpita era molto potente, e per il momento Raichi non sembrava comunque aver fatto enormi passi in avanti per curarla, seppur ci stesse ancora lavorando.
Forse anche per questo sembrava avere un’espressione sconsolata, ma purtroppo era dietro al nuovo Capitano, che di conseguenza non la vedeva, e il resto dei soldati erano tutti concentrati sulla loro superiore, che li stava guardando con fierezza.
Stava rivolgendo loro un breve discorso incisivo per presentarsi in maniera ufficiale. Sapeva che non aveva esperienza al comando, ma non voleva comunque sfigurare e sembrava che tutti avessero comunque gli occhi puntati su di lei mentre stavano sull’attenti.
La ragazza, che reggeva con la mano destra una spada dal manico nero, dichiarò “… Quindi, riassumendo tutto in poche parole, da adesso in poi sarò io il Capitano dei Soldati Comunali!!”
Non aveva però ancora finito, ed andò avanti mentre tutti la guardavano con un’aria molto rispettosa “So bene che non ero la prima scelta per questo incarico, ed anche che non ho alcuna esperienza in termini di comando, ma da quello che so nessuno di voi qui ha esperienza di lotta, di conseguenza siamo tutti alle prime armi…”
Puntando la sua spada dritta verso di loro, Scarlet andò avanti dicendo “Mi aspetto il massimo da ognuno di voi. Ora che abbiamo una nuova gestione dovremo impegnarci al massimo se vorremo essere all’altezza delle aspettative che tutti hanno su di noi. Per oggi potrete allenarvi individualmente, ma da domani si comincerà a fare sul serio. Avete capito?”
“ABBIAMO CAPITO, SIGNORA!!!” gridarono a quel punto in coro tutti i venti nuovi Soldati Comunali.
Nessuno di loro aveva mostrato il minimo dubbio sulle capacità della rossa, e lei lo aveva visto dai loro sguardi. Anche se non aveva esperienza a comandare, e forse l’aveva dimostrato con quel discorso, parevano avere comunque fiducia in lei.
Sapevano tutti ciò che aveva fatto al Palazzo Presidenziale, combattendo sia una creatura feroce che una sadica con poteri a testa alta pur possedendo solo buone doti da lottatrice, e per questo nutrivano rispetto nei suoi confronti anche se scarseggiava in fatti.
Proprio per ciò, Erza finì per sorridere dolcemente dopo essere stata seria tutto il tempo e disse loro “… Ora potete andare, rompete le righe!!”
Come da ordine, tutti i venti soldati fecero prima un saluto militare, dopodiché sciolsero la posa sull’attenti e si dispersero, probabilmente per trovare il punto migliore di quello spiazzo dove potersi allenare individualmente come richiesto da Scarlet.
Quest’ultima, abbassando il braccio destro con cui reggeva la spada, continuò a sorridere mentre li osservava felicemente allontanarsi. Era stato il suo primo giorno, e non era ancora finito, però doveva ammettere di essersela cavata piuttosto bene.
Doveva confessare che la sola idea di dover tenere un breve discorso ai suoi nuovi sottoposti la metteva molto in agitazione, non essendo abituata a cose del genere, ma alla fine tutto era andato per il meglio e non poteva che essere soddisfatta per questo.
Proprio per ciò, la spadaccina cominciò a voltarsi alla sua sinistra ed a dire “Non è andata poi così male, vero?” rivolgendosi a Kallen mentre girava anche lo sguardo verso la sua sinistra…
Solamente per notare finalmente lo stato della giovane!!
Kozuki aveva ancora il volto basso, come se non avesse udito una sola parola di quello che era stato detto quando in realtà aveva udito ogni cosa, ed uno sguardo che definire depresso era voler essere riduttivo.
Uno stato davvero strano, che finì per preoccupare la stessa rossa che assunse un’aria quasi spaventata mentre si voltava del tutto verso di lei: fino a quel momento aveva sorriso, che cosa era successo negli ultimi minuti?
“… K-Kallen, tutto bene?...” domandò allora la guerriera, mollando la presa dalla spada con la mano destra che cadde così al suolo e cercando di andarci più piano possibile.
Dall’altra parte non arrivò nessuna risposta, come se fosse nel mondo dei sogni nonostante in realtà fosse ben cosciente ed avesse udito la domanda della spadaccina, semplicemente non aveva il coraggio di parlare.
Se aveva tenuto un sorriso fino a quel momento era soprattutto perché stava cercando di essere forte, ma vedere Erza che parlava ai loro sottoposti non poté fare a meno di farle tornare alla mente Hans e quanto accaduto al Palazzo Presidenziale, nonché il fatto che se Scarlet era in quella posizione era perché lei non era guarita dalle sue ferite…
Quella responsabilità enorme toccava a lei, ed invece aveva finito per scaricarla su colei che amava senza alcun remore. Per questo stava facendo scena muta: vedere la ragazza all’opera aveva finito per sottolineare ancora di più come, seppur sembrasse veramente adatta al ruolo, lei si fosse comportata come una scaricabile…
Poi però, nonostante avrebbe voluto fare scena muta, comprese che non poteva stare in silenzio per sempre, la rossa non se lo meritava, e proprio per questo mantenendo il volto basso si limitò a dire “… Non è giusto…”
“Come?” l’interlocutrice aveva udito, ma non comprendeva bene che cosa stesse dicendo.
Allora Kozuki, dopo circa due secondi di silenzio, si fece più chiara, pur mantenendo il volto basso e l’aria depressa “… Non è giusto nei tuoi confronti… che io ti abbia messo in questa posizione contro la tua volontà…”
Erza era sempre più confusa dalle sue parole, e proprio per questo guardandola quasi stranita le chiese “Cosa vorresti dire?”
Mentre succedeva tutto questo, attorno a loro due i soldati si addestravano individualmente, dispersi per tutto lo spiazzo e senza badare loro, anche forse per non impicciarsi in faccende che non li riguardavano.
Kallen, intanto, stavolta senza aspettare alcuni secondi prima di parlare, rispose subito mantenendo l’aria di prima ed il volto basso “Che probabilmente non volevi questo lavoro, ed hai accettato unicamente perché ti ho raccomandata…”
… MA CHE DIAVOLO STAVA DICENDO?!
Scarlet era veramente perplessa dalla sua uscita, al punto tale che la osservò con uno sguardo quasi allucinato. Sapeva che la depressione poteva essere una gran brutta bestia, ma non pensava che potesse far farneticare fino a quel punto.
Se veramente non voleva quell’incarico si sarebbe rifiutata e basta, non avrebbe di certo provato a fare un mestiere che non le piaceva rischiando così di peggiorare le cose, visto anche il ruolo molto delicato che aveva…
Kozuki però sembrava fermamente convinta di ciò che stava dicendo, e difatti andò avanti svelando “Credi davvero che non lo sappia? Che hai accettato questo incarico perché provavi pena per me e per il fatto che non potrò mai essere il Capitano dei Soldati Comunali?...”
“Non dire queste cose!!!” a quel punto, la perplessità della rossa si trasformò in quasi rabbia, e difatti quasi urlò quelle parole, anche se riuscì fortunatamente a trattenersi.
Subito dopo, abbassando il tono della voce, andò avanti dichiarando “Ti stai abbattendo troppo per la tua condizione, credevo che ormai l’avessi superato. Non ti devi rassegnare in questa maniera: un giorno tu sarai guarita e io sarò pronta a cederti il ruolo che ti spetta di diritto!!”
“La fai facile tu…” proseguì tuttavia Kallen, continuando ad essere parecchio depressa “Sei davvero fin troppo buona con me. Non hai idea di quanto sia in debito con te…”
“Semmai sono io ad essere in debito con te!” specificò tuttavia Scarlet, tornando composta ed assumendo un’aria molto seria, come se fosse riuscita finalmente a calmarsi “Tu sei venuta a darmi una mano contro quella creatura, tu hai impedito che il suo acido mi uccidesse, e tu mi hai raccomandato per questo incarico. Se non fosse stato per te, io sarei morta al Palazzo Presidenziale, quindi quella in debito con te sono io…”
“Ma sono stata anche io a metterti in una posizione che non ti piace!” proseguì il Vice Capitano, continuando a tenere anche il volto basso “Anche se si vede che sei nata per questo incarico, che sei eccezionale nel comandare gli altri, non posso negare di averti costretta io a divenire il nuovo Capitanio dei Soldati Comunali. Scommetto che nel più profondo del tuo cuore, tu mi odi per questo…”
“…” dall’altra parte la rossa non parlò, assumendo un silenzio quasi glaciale.
Non si capiva bene come mai stesse in silenzio, ma per Kallen quella era solamente la prova definitiva che aveva c’entrato il bersaglio: poteva dire tutto quello che voleva davanti a lei, ma la verità è che la detestava profondamente…
Eppure, nonostante quello su cui stesse riflettendo in quel momento, l’ex combattente della gabbia, mantenendo un’aria molto seria, se ne uscì circa cinque secondi dopo “… In verità… ti adoro ancora più di prima adesso!!”
Che? La… adorava più di prima?!
Sentendo quelle sue parole, Kozuki assunse un’aria a dir poco scioccata e sollevò finalmente il suo sguardo, per vedere bene colei che aveva davanti. In questo modo poté constatare… che la rossa stava sorridendo dolcemente mentre la osservava con uno sguardo gentile!!
“Già prima di arrivare su quest’isola avevo deciso di smettere di lottare nella gabbia…” confessò allora, continuando a sorriderle “… Ma naturalmente iniziai ad avere tutti i problemi di un disoccupato senza nessuna vera esperienza lavorativa. Nessun incarico era davvero adatto a me, sapevo solo combattere, e non volevo neppure tornare alla Scuola di Hokuto perché avevo capito che quello non era il mio posto. Ero davvero perduta… ma poi…”
Prima di concludere il suo intervento, la spadaccina pose la mano sinistra davanti a sé, volgendo il palmo verso l’alto mentre continuava a sorridere dolcemente “Tu mi hai raccomandata per questo incarico, dove le uniche richieste sono di saper combattere ed avere doti di comando. È una sfida che ho deciso di cogliere perché era l’unica cosa che potessi fare, e devo tutto a te. Quindi non pensare che possa odiarti per aver posto fine alla mia ricerca di un lavoro, perché non è affatto così…”
Ed era vero quello che stava dicendo. Dopo aver fatto il suo primo discorso ai soldati ed aver visto Kallen così depressa, aveva finalmente compreso che quello era il lavoro adatto a lei, e che non aveva per nulla sbagliato ad accettare l’incarico.
Era insicura all’inizio ed aveva acconsentito perché Kozuki l’aveva raccomandata, questo non poteva negarlo, ma non poteva ricambiare la sua gentilezza mostrando dubbi, non nelle condizioni psicologiche in cui si trovava, sarebbe stato crudele.
Parlarle in quella maniera era l’unico modo per farle comprendere che lei non era inutile. Lei era speciale e doveva sentirsi protetta. Doveva sentirsi… amata…
Davanti a quelle parole, l’ex Vice di Hans ci rimase ancora più scioccata di quanto non lo fosse già prima, non aveva preventivato che potesse dirle quelle parole… e soprattutto che non stesse mentendo, perché glielo leggeva negli occhi che stava dicendo la verità.
Aveva compreso che credeva ad ogni singola parola che era uscita dalle sue parole, ed a quel punto il Vice Capitano rimase ancora più scioccato, al punto tale che… le venne quasi da piangere dall’emozione.
Cercò di resistere, di mordersi il labbro inferiore in un quasi disperato tentativo di non scoppiare a piangere, ma alla fine non ce la fece, troppa depressione accumulata dietro un falso sorriso che doveva uscire fuori, e finì per scoppiare a piangere.
Arrivò a coprirsi la bocca con la mano destra nel tentativo di non mostrare ad Erza, che le stava ancora sorridendo, che si stava mordendo il labbro inferiore, ed anche se in quel momento era felice non poté negare di sentirsi… troppo fragile.
In quell’istante era un turbinio di emozioni dentro di sé, al punto tale che mantenendo la stessa posa di prima arrivò a dire “E-Erza, s-sei davvero una persona speciale… s-sei sprecata con me…” … È sprecata… per lei?!
Ma che diavolo stava dicendo?!
La rossa cominciò a guardarla quasi perplessa mentre si domandava che volesse dirle, era convinta di averla tirata su di morale visto che stava palesemente piangendo di gioia, quindi perché si stava di nuovo sottovalutando?
Fu presto detto, dato che con la mano destra Kozuki andò a coprirsi il suddetto lato del volto coperto di bende mentre diceva “Con la tua gentilezza avresti potuto rendere contenta chiunque altra, ed invece hai finito per rimanere incastrata con me lavorativamente parlando, un mostro senza mezza faccia che piange continuamente in maniera patetica!!”
Oh, quindi era solo quello? Il suo aspetto fisico?
Scarlet non ne era certa, era convinta che credesse davvero a tutto quello che aveva detto prima, e che semplicemente avesse buttato fuori in quell’istante anche ciò che si teneva dentro da quando era stata colpita dall’acido di Alien.
La rossa allora assunse un’aria abbastanza severa. Davvero era così superficiale da essere convinta che le apparenze fossero l’unica cosa che contavano? Sapeva che non era così e che era la depressione a parlare, e per questo si convinse che c’era solo un modo per farle cambiare idea…
Mentre il Vice Capitano continuava a parlare, insultandosi per il suo aspetto fisico e per il suo carattere troppo emotivo che la spingeva a comportarsi in quella maniera che lei definiva patetica, il Capitano cominciò ad avvicinarsi a lei…
Intanto, la ragazza andava avanti sia a piangere che a lamentarsi “… Raichi non sa neppure se potrà riparare il mio occhio, si è sciolto totalmente a causa dell’acido e potrei rimanere cieca da un occhio per il resto della mia vita. Tu meriti più di un’infortunata forse a vita come me, tu sei troppo speciale pe…”
La rossa però non ebbe mai il tempo di concludere la sua frase… in quanto la sua interlocutrice, arrivata al suo capezzale, le prese dolcemente il mento con la mano destra e le stampò un piccolo bacio sulle labbra!!
Non fu molto veloce, durò giusto tre secondi e basta ed era più un gesto simbolico quello della giovane, ma voleva dimostrarle che le sue erano solo falsità, e ben sapendo cosa provava per lei volle ricambiare il suo affetto in quella maniera.
Kozuki ci rimase totalmente scioccata, al punto che stoppando immediatamente le lacrime strabuzzò gli occhi per tutto il tempo in cui il bacio andò avanti. Stava… stava per caso sognando? Stava succedendo davvero?!
Il Capitano l’aveva baciata con gli occhi chiusi, e quando si fu staccata da lei li riaprì, mostrando di nuovo quel dolce sorriso che aveva condiviso con lei poco prima, ma senza mai togliere la mano destra dal suo mento.
“Per quanto mi riguarda non sei mai stata più bella di adesso in vita tua…” affermò a quel punto la ragazza, davanti ad una Kozuki che era ancora senza parole e, sempre con gli occhi stralunati, teneva anche la bocca leggermente spalancata.
Non aveva però ancora finito, dato che l’ex combattente della gabbia concluse il suo discorso solamente allora, dichiarando “Non importa quante sfide dovrai affrontare, tu le supererai tutte e guarirai, ed io ti seguirò passo per passo per aiutarti nella tua impresa. E qualora alla fine non ci fosse più nulla da fare… beh, potrai sempre contare su di me. Io ci sarò sempre per te e rimarrò al tuo fianco fino alla fine dei nostri giorni, puoi starne certa!!”
… Oddio, aveva… aveva sentito bene?
La sua… suonava… come una sorta di confessione?!
Kallen non sapeva se le aveva appena detto che ricambiava i suoi sentimenti o meno, ma in cuor suo volle credere che così fosse perché sembrava abbastanza lampante il messaggio che le aveva lanciato: avrebbero condiviso gioie e dolori, per tutto il resto delle loro vite!
Stava… stava mostrando ancora una volta il suo altruismo, e per di più sembrava addirittura aver confessato che anche lei provava dei sentimenti che andavano ben oltre l’amicizia per lei, e questo… questo… era magnifico!!
Il Vice Capitano faticava molto a credere alle sue orecchie, ed il suo primo istinto era quello di festeggiare saltando sul posto come fosse stata una scolaretta delle elementari, ma provò a resistere più che poteva.
Non voleva rovinare quel contatto diretto che aveva con lei tramite la sua mano sul suo mento, e proprio per questo finì per digrignare i denti nel tentativo di trattenere la sua felicità, anche se così finì per scoppiare di nuovo a piangere, stavolta per la gioia.
Nonostante i venti soldati si fossero chiamati fuori da quella discussione fin dall’inizio per questioni private, finirono comunque per essere attirati dal bacio improvviso di Scarlet e, sentendo le sue ultime parole, sorrisero tutti e venti.
Da quando avevano saputo cos’era successo al Palazzo Presidenziale ritenevano che loro due fossero una bella coppia, ed ora che le vedevano in un momento così intimo finirono per confermare le loro sensazioni.
Ci avevano veramente visto giusto, erano fatte l’una per l’altra… e sembrava che anche Kallen l’avesse compreso, mentre Erza continuava ad osservarla con quel suo dolce sorriso.
Le aspettavano dei mesi molto duri, forse addirittura degli anni, a causa delle terapie a cui Kozuki doveva sottoporsi per la ferita sul volto, e temeva che non ce l’avrebbe mai fatta a superarli, che avrebbe finito per desiderare solo la morte…
Ma sentire quelle parole della rossa, sentire che avrebbe potuto sempre contare su di lei, le avevano dato una carica che mai avrebbe potuto pensare. Ciò che aveva pensato al Palazzo Presidenziale ed a Villa Brief era verissimo: doveva ringraziare l’esistenza di Erza Scarlet!
Anche il Capitano era certo di quello che aveva appena detto. Non poteva negare i sentimenti che l’ex Vice di Hans provava per lei, e sarebbe stato crudele ignorarli in quella maniera, anche considerato che pure per lei era più di un’amica.
Sarebbe rimasta al suo fianco fino alla fine, l’avrebbe supportata psicologicamente e l’avrebbe aiutata a superare quel suo periodo nero. Non si abbandonava un’amica o anche più in uno stato del genere, era la sua prerogativa, e non intendeva venirne meno.
Da quel giorno, tutte e due sarebbero andate avanti con una certezza in più: qualunque cosa sarebbe successa, qualunque avversità avrebbero dovuto affrontare, avrebbero sempre potuto contare ognuna sull’altra.
Avrebbero avuto una mano che le aiutasse, avrebbero avuto una spalla su cui piangere, avrebbero avuto un cuore che batteva all’unisono con il loro, ed avrebbero avuto una persona con cui condividere il resto della loro esistenza.
Una nuova vita le attendeva… una nuova vita insieme!!

A questo punto però sorgeva spontanea una domanda… chi era il nuovo Presidente?
Dopo che Goku aveva deciso di rinunciare al suo incarico, si era creata una situazione piuttosto confusa sul modo migliore con cui eleggere il nuovo Capo di Stato, anche considerando che tradizione voleva che dovesse essere il suo predecessore a nominarlo.
Tuttavia, Son aveva deciso di abdicare senza scegliere il suo successore, ed anche quando gli fu chiesto di nominarlo si rifiutò. Sostenne che quel genere di successione aveva portato all’ascesa di Xehanort, ed ormai non andasse più bene.
Sotto quel punto di vista molti dovettero concordare con lui, e per questo andava trovata una soluzione alternativa… soluzione che, tecnicamente parlando, fu scelta molto più in fretta di quanto avrebbero potuto immaginare…
Per la prima volta nella storia della loro Comunità, il Presidente sarebbe stato scelto tramite elezioni democratiche!!
Molti già da tempo notavano l’ipocrisia di una società dove tutti erano uguali ma solamente un uomo poteva decidere chi governava su tutti, ritenevano che fosse un punto a sfavore della loro democrazia tanto decantata, e proprio per questo quella situazione faceva al caso loro.
Era l’occasione per diventare una democrazia a tutti gli effetti, dove il Capo di Stato sarebbe stato scelto dal popolo e non da colui che era venuto prima di lui, e tutti decisero di cogliere quella palla al balzo ora che finalmente ne avevano l’opportunità.
La data delle elezioni fu stabilita al giorno prima che la nuova società fosse inaugurata, dato che volevano avere un nuovo leader prima di dare il proprio debutto a Community Island.
Non ci fu nessuna campagna elettorale, e solamente pochi si autocandidarono per divenire il nuovo Presidente della Comunità. In totale erano solamente cinque, ma alla fine il giorno delle elezioni fu scelto il nuovo leader.
Vinse di solamente tre punti di distacco dal secondo, che invece aveva distanziato di abbastanza il terzo, molto vicino comunque sia al quarto che al quinto. Si poteva dire che, anche se c’era stata molta indecisione, il processo democratico avesse dato i suoi frutti.
Grazie alle elezioni, il nuovo Presidente era finalmente stato deciso!!
Il giorno dell’inaugurazione partì subito al lavoro con tutte le procedure già elencate prima, e la sede dove operava si trovava esattamente al centro di Community Island, in un palazzo che era identico spiaccicato al Palazzo Presidenziale della Comunità.
Era stato costruito così simile al vecchio edificio apposta, perché tutti i cittadini volevano sia un monumento che ricordasse la grande battaglia combattuta, e sia che il passato, quello che era la loro democrazia un tempo, non fosse cancellata.
Costruire una struttura simile a quell’edificio fu ritenuta da tutti la soluzione migliore, e così fu. Anche gli interni erano identici al vecchio Palazzo Presidenziale, tra palestra, sala di lavorazione del metallo, il reparto scientifico e persino l’ufficio del Presidente.
Tutto era identico alla vecchia struttura, compresa la reception al piano terra dove lavorava la segretaria del Presidente… che non era cambiata ed era rimasta la stessa della legislatura di Son Goku!!
Sì, Nami aveva scelto, nonostante le difficoltà che quel lavoro comportava, di proseguire la sua carriera al fianco della posizione più alta della loro società, soprattutto ora che il Presidente era cambiato e non era più quello sfaticato.
Sapeva bene che quella era una posizione che desideravano tutti, e sarebbe stata una sciocca a buttare via un’opportunità come quella, proprio per questo non volle sprecare l’immensa opportunità che aveva avuto un anno prima e si candidò per essere di nuovo la segretaria del Capo di Stato.
Quest’ultimo naturalmente non ebbe nulla da ridire, visto che tutti sapevano gli sforzi che la ragazza aveva dovuto compiere per sopperire alla mancanza di Goku, e ritenne che sarebbe stata un’ottima assistente nei momenti di maggiore difficoltà.
L’arancione aveva deciso sul posto di lavoro di mantenere gli stessi abiti che indossava quando era alle dipendenze di Goku, comprendente quindi della stessa giacca, la stessa camicia, la stessa minigonna, le stesse scarpe con tacco, i capelli raccolti alla stessa maniera e gli occhiali da vista anziché le lenti a contatto.
In quel momento, colei che era ancora la fidanzata di Lorenzo si trovava all’interno dell’ufficio del Presidente, organizzato come quello vecchio demolito da Ezio e Marluxia prima della distruzione del Palazzo Presidenziale.
La ragazza era a circa dieci metri dalla scrivania del Presidente, il quale aveva la sedia rivolta verso la parete a vetri che si trovava alle spalle della scrivania dalla prospettiva di Nami, dato che anche quel dettaglio dell’ufficio non era stato modificato.
Sembrava quasi che il nuovo Capo di Stato stesse osservando il panorama fuori dall’edificio, dato che da lì si poteva vedere Community Island e l’oceano che si distendeva una volta fuori dalle mura, ma all’arancione questo non importava.
Sapeva che anche se guardava fuori il nuovo superiore ascoltava ogni sua singola parola, a differenza di un certo Goku a cui doveva gridare per poter catturare anche solo un minimo la sua attenzione, e per questo cominciò a parlare senza badare a quel dettaglio.
“Le chiedo scusa se sono venuta fin qui a disturbarla, ma ci sono un paio di pratiche riguardo gli appalti della lavorazione del metallo che svogliamo qui a Palazzo Comunale!”
Avevano deciso di cambiare il nome sia dell’edifico che dei soldati che lavoravano per il Capo di Stato perché “Presidenziali” richiamava troppo la singola figura del Presidente, mentre “Comunali” indicava più il concetto stesso di Comunità su cui era fondata sia la vecchia che la nuova società.
Era stata una decisione comune, e l’attuale leader aveva deciso di rispettare la volontà del popolo e di mantenere quei nomi, che erano più adatti al concetto di democrazia che prima era un'utopia sotto terra e che ora stavano cercando di trasformare in realtà.
Intanto, dopo aver parlato, Nami poggiò un paio di cartelle dal fodero rosso che reggeva con entrambe le mani sulla scrivania, che era già abbastanza piena di fogli che andavano o firmati o controllati attentamente.
Dopodiché, tornando composta ed unendo entrambe le mani all’altezza della vita, la segretaria dichiarò “So che è già abbastanza impegnata, ma è necessario che controlli queste pratiche entro le prossime due ore… Signora Presidente!!”
Signora Presidente?!
Appena ebbe udito quello che l’arancione aveva detto, ecco che la sedia girevole si girò verso la sua destra per tornare composta davanti alla scrivania… rivelando in questo modo l’identità del nuovo Presidente di Community Island…
O per meglio dire dellA nuovA, dato che era una ragazza, per la precisione… la Nobile Elsa!!!
Sì, a quanto pareva la nuova Presidente della Comunità altri non era che la bionda che sapeva controllare il ghiaccio grazie al suo Genoma sbloccato!!!
In quel momento però non sembrava particolarmente contenta di quanto le avesse appena detto l’arancione, al punto tale che aveva un’aria quasi assonnata, mentre indossava gli stessi abiti che aveva durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale.
“Altre pratiche? Mamma mia, non finiscono mai…” dichiarò allora la giovane, sbuffando anche pesantemente.
Ma com’era diventata Presidente della Comunità?
Naturalmente era una delle cinque che si erano candidate per la Presidenza della società, l’aveva voluto perché lo riteneva il modo perfetto per correggere gli errori che aveva commesso con tutti quando era fredda ed asociale.
Schifando quasi tutti li aveva allontanati da sé, ed accortasi di averlo fatto inutilmente vista la vera fine che aveva fatto Schmidt si era resa conto di aver trattato male il prossimo senza alcuna ragione, e se avesse avuto la fortuna di venire eletta avrebbe potuto correggere i suoi sbagli.
Lei però era convinta che non ce l’avrebbe mai fatta vista anche l’identità di uno degli altri quattro che si erano candidati, e questo nonostante nessuno dei due Grim, i favoriti secondo tutti, si fosse candidato e fosse di conseguenza in lizza per il ruolo.
Eppure, nonostante questo, alla fine dalle urne uscì fuori proprio il suo nome!!!
Elsa ci rimase di stucco, perché era convinta che non sarebbe mai potuto succedere che l’avrebbero votata visto tutto il male psicologico che aveva fatto loro, ed invece sembravano aver voluto riporre la loro fiducia nella bionda.
Questo perché sapevano che al Palazzo Presidenziale era una di quelle che si era data più da fare. Aveva congelato Schmidt, aveva salvato la vita a Capitan America, aveva consentito a chi si trovava nella Sala del Generatore di raggiungere il treno e, insieme a Jack Frost, aveva impedito che l’esplosione uccidesse tutti quanti.
Quelli erano meriti che non potevano ignorare, e proprio per questo avevano deciso di ricompensarla dandole credito come loro nuova guida, anche se ciò lasciò inizialmente la Nobile nello shock più totale.
Non avrebbe mai pensato che potessero perdonarla così facilmente solo per qualcosa fatto che loro non avevano neppure visto… ma ritenne che quella fosse davvero la sua occasione per riscattarsi, e non voleva affatto sprecarla!!
Desiderava ricompensare la loro fiducia svolgendo il lavoro al meglio delle sue capacità!!
Anche se non avrebbe mai potuto sospettare che il lavoro del Presidente fosse più difficile di quanto avesse pensato. La maggior parte del tempo doveva occuparsi soprattutto di pratiche e burocrazia, un lavoro che poteva annoiare se non si è appassionati.
La giovane non poteva dire di essere stufa di quel lavoro, anche perché aveva appena iniziato ed occuparsi ad esempio della selezione dei Soldati Comunali era stato stimolante, ma di sicuro era meno rilassante di quanto si potesse immaginare.
Forse forse cominciava a comprendere come mai Goku scappasse continuamente dai suoi impegni…
Sentendo le sue lamentele di prima però, Nami specificò mentre rimaneva nella stessa posizione di prima e si sistemava gli occhiali con la mano destra “Sono pratiche standard, ero abituata a trattarle già nella vecchia Comunità. Questo però non cambia che siano urgenti…”
“Sì sì, ho capito…” disse Elsa, portandosi con la sedia più vicino alla scrivania e prendendo con la mano sinistra una delle pratiche, mentre poggiava il gomito destro sul tavolo ed il suddetto pugno sulla suddetta guancia.
Sapeva che non doveva lamentarsi, era stata lei a volere quell’incarico ed ora se lo portava fino alla fine del suo mandato, che anche in questo caso equivaleva alla morte o alle dimissioni proprio come per i precedenti Presidenti della vecchia Comunità.
Avrebbe potuto abdicare, questo era vero, ma era stata lei a candidarsi, non era stata scelta contro la sua volontà, di conseguenza ora doveva arrivare fino alla fine, o avrebbe deluso tutti coloro che l’avevano votata mostrando fiducia in lei…
Certo che però era davvero faticoso il lavoro del Presidente. La maggior parte del tempo stava seduta alla scrivania a leggere documenti che sembravano non finire mai e per quasi tutto il giorno, una grande rottura senza alcun dubbio…
Alla segretaria bastò un’occhiata per vedere come fosse abbastanza giù di morale, seppur sapesse che i suoi cittadini contavano su di lei, e proprio per questo, cercando di sorridere dolcemente, provò a tirarla un po’ su di morale.
“Non si abbatta, Signora Presidente. In fondo lei è la prima donna a Capo della nostra società, la prima Presidente a possedere dei superpoteri e, cosa più importante, la prima scelta dal popolo. Se è arrivata fin qui è perché tutti credono in lei, non può di certo scoraggiarsi in questa maniera…”
Avrebbe voluto aggiungere che l’aveva votata alle elezioni, ma preferiva omettere quel dettaglio per evitare che le troppe aspettative prendessero il sopravvento su di lei. Voleva tirarla su di morale, non gettarla ulteriormente nel panico.
Elsa, che era stata tutto il tempo con un’espressione quasi abbattuta, ascoltò quello che aveva da dire la ragazza sollevando il volto per osservarla incuriosita, e quando ebbe finito di parlare… comprese che tutto sommato aveva ragione.
Lei a capo di Community Island aveva aperto una marea di porte a chi fino a quel momento era stato ai margini della società, una responsabilità più grande di lei a cui non poteva mancare. Che figura avrebbe fatto che si fosse rivelata un fallimento?
No, non poteva permettere che accadesse. Doveva fare tutto ciò che era in suo corpo per riuscire a svolgere quel lavoro meglio che poteva, ne andava della fiducia che avevano riposto in lei ed anche per la stabilità stessa della società!
Proprio per questo, abbozzando un sorriso determinato, Elsa tolse il pugno dalla guancia e, tornando composta sulla sedia, dichiarò “Hai ragione, in fondo sono stati loro a volermi qui, ed il minimo che possa fare è dimostrare che hanno avuto ragione ad eleggermi!!”
Dopodiché, quasi con strafottenza anche se lo faceva con tono scherzoso, domandò “Ci sono per caso altre pratiche? Sono pronta!!”
Effettivamente l’arancione era felice che avesse tirato in ballo per prima l’argomento, dato che continuando a sorridere affermò “Altre cinque che vanno concluse entro oggi. Le può trovare in uno dei cassetti della sua scrivania!”
… Che? C’erano veramente?!
La Nobile dovette ammettere di esserci rimasta un po’ di stucco, al punto da assumere un’aria quasi perplessa. Stava scherzando nel pieno dell’entusiasmo in cui si trovava, non credeva che ci fossero davvero nuove pratiche da finire entro quella giornata…
Ma non cambiava nulla, perché le avrebbe comunque concluse. Quello era il suo compito, e l’avrebbe portato a termine!!
Proprio per questo, cambiando subito l’espressione perplessa in un sorriso determinato, esclamò “Molto bene, allora le finirò entro oggi!” per poi iniziare ad osservare la pratica che aveva già sottomano poco prima.
Vedendo la reazione che aveva avuto, la segretaria non poté fare a meno di essere soddisfatta, sia internamente che esternamente. Evidentemente la sua voglia di dimostrare che era degna di fiducia aveva preso il sopravvento sulla vecchia Elsa scorbutica e irascibile.
Quel lato del suo carattere l’aveva ormai abbandonata da tempo, ma da quando era diventata la nuova Presidente sembrava che un lato più maturo fosse emerso in lei, che aveva iniziato ad accompagnare il lato più “infantile” emerso dopo la battaglia al Palazzo Presidenziale.
Aveva davanti un’Elsa nuova, un’Elsa che voleva fare la differenza e dirigere Community Island al meglio delle sue possibilità, e per questo tutti i cittadini lei compresa non potevano fare a meno di augurarle buona fortuna.
Nessuno pretendeva che superasse in popolarità Ansem o Goku, ma solo che facesse il suo lavoro nel miglior modo possibile!!
Proprio in quel momento però… “E brava, Sorellona!! Questo è lo spirito giusto!!”
Una voce proveniente da nessuna delle due lì presenti riecheggiò nella stanza, finendo quasi per far venire un colpo sia ad Elsa che a Nami… ma solo per un istante, dato che tutte e due avevano subito capito di chi si trattasse.
Immediatamente si girarono in direzione della voce, che era alle spalle della segretaria che di conseguenza si girò alla sua destra mentre la Presidente si limitò a spostare la faccia leggermente verso sinistra, per scoprire che…
Si trattava di Anna, la sorella minore della bionda!!
La castana indossava i suoi classici abiti nobiliari, gli stessi che aveva durante la festa di compleanno di Bulma, ed aveva entrambe le mani dietro la schiena mentre sorrideva dolcemente. La porta dietro di lei era aperta naturalmente…
“Vedo che ti sei calata bene nella parte della Presidente!” affermò subito dopo la giovane, chiudendo gli occhi e continuando a sorridere.
Naturalmente la sua presenza lì finì per lasciare attonite entrambe le dirette interessate, che assunsero pure un’aria quasi perplessa mentre la osservavano, dato che nessuna delle due si aspettava la sua presenza lì.
“Signorina Anna? Ma che cosa ci fa qua?” domandò a quel punto la fidanzata di Lorenzo, che usava il “lei” in quanto si trovava sul posto di lavoro.
Portandosi avanti con sempre entrambe le mani dietro la schiena, la bruna chiarì subito “Mi sembra ovvio, sono venuta a trovare la mia Sorellona sul posto di lavoro, per vedere come se la cava!” il tutto mantenendo il suo dolce sorriso.
Ormai a parlare liberamente con la sorella si sentiva bene, non provava più quel leggero timore che l’aveva invasa per anni a causa dell’atteggiamento scontroso della bionda, da quando si era liberata di quel peso enorme era diventata più solare, e di conseguenza anche l’umore della bruna ne aveva tratto giovamento.
Lei, a livello lavorativo, non aveva cambiato nulla con il trasferimento a Community Island. Essendo ancora molto giovane aveva gli studi da finire, e difatti avrebbe ripreso le lezioni il giorno dopo come molti altri ragazzi dell’isola.
A livello economico come al solito non aveva problemi, grazie al fatto che la sua famiglia era Nobile e sua sorella era la Presidente della società, e per cui poteva permettersi di concentrarsi unicamente sugli studi fino a quando avrebbe compiuto vent’anni.
Dato che però le lezioni stavano per riprendere, aveva voluto approfittare di quell’ultimo giorno libero o quasi per andare a trovare la parente, nonostante in teoria sapesse già che era carica di lavoro grazie alle discussioni casalinghe.
Difatti, poggiando i documenti sulla scrivania ed alzandosi in piedi, l’amica di Jack Frost le disse mantenendo un tono il più gentile possibile “Mi fa piacere che tu abbia avuto questo pensiero, ma sono abbastanza indaffarata e purtroppo non posso perdere troppo tempo con te oggi…”
Era brutto da dire che del tempo passato con la sorella era perso, però almeno in quella giornata non poteva permettersi momenti di relax, forse anche a causa del fatto che il giorno dopo avrebbero ripreso la scuola gli studenti e quindi doveva obbligatoriamente terminare diverse pratiche.
Anna però sembrò quasi fregarsene di quello che aveva appena detto e, unendo entrambe le mani vicino alla guancia sempre con il dolce sorriso sulle labbra e gli occhi chiusi, affermò “Oh lo so molto bene, e per questo sono venuta a trovarti!”
Per Elsa e Nami fu leggermente complicato capire che diavolo stesse dicendo, ma si fece subito più chiara quando puntò l’indice destro verso di lei ed asserì “Volevo assicurarmi che andasse tutto bene nonostante il periodaccio che stai attraversando, ed evidentemente non hai bisogno di stimoli dato che Nami sa caricarti più di quanto saprei fare io!”
La segretaria dovette ammettere di essere un po’ imbarazzata davanti alla sua affermazione, soprattutto perché aveva appena riservato dei complimenti alla sua persona ed al suo lavoro, e proprio per questo, pur mantenendo un’aria sorpresa, un po’ le vennero le guance rosse.
La Presidente invece, continuando ad avere un’espressione gentile, cominciò a muoversi per superare la scrivania ed avvicinarsi in questo modo alla parente, il tutto mentre diceva “Ti ringrazio per preoccuparti per me, sul serio, ma forse è meglio che tu vada a prepararti, visto che da domani ricomincerai le lezioni!”
“Uff, ma devi proprio ricordarmelo?” si lamentò tuttavia la castana, assumendo pure un’aria imbronciata “Le lezioni sono una grande rottura di scatole…”
“Però sono importanti se vuoi avere un futuro, quindi lamentati di meno e studia di più!” affermò allora Elsa, sollevando anche l’indice sinistro portandolo davanti al volto.
L’arancione dovette confessare di essere rimasta perplessa davanti alla sua uscita. Wow, si stava comportando davvero come una sorella maggiore in quel caso, a differenza di tutte le altre volte in cui trattava Anna quasi a pesci in faccia.
Era sempre più evidente agli occhi di tutti che essersi liberata del peso di Schmidt ed aver assunto un incarico tanto importante quanto delicato avessero giovato alla sua mentalità, che seppur fosse rimasta un po’ infantile per l’infanzia perduta era anche molto matura.
Dall’altra parte però, la bruna non poté fare a meno di mantenere il broncio e dire “Ma non è vero. Tu non hai quasi mai studiato se non lezioni private in cui gli insegnanti fuggivano a gambe levate, e guarda fin dove sei arrivata…”
“Non è la stessa cosa!” asserì allora Elsa, unendo entrambe le mani davanti alla vita ed assumendo pure un’espressione seria, seppur sempre gentile “Io sono qui perché il popolo ha voluto così, ed anche perché hanno riconosciuto i miei meriti di guerra. Da adesso in poi questo genere di meriti non esisterà più se tutto va bene, di conseguenza se vorrai ambire a posti di alto rango dovrai studiare sodo e con costanza!”
… Cavolo, stava facendo davvero la responsabile di casa, non poteva negarlo.
Anna dentro di sé ammise di essere rimasta piacevolmente sorpresa dall’uscita della parente, così carica di responsabilità ed al tempo stesso preoccupazione nei suoi confronti. Per la prima volta in vita sua si stava davvero preoccupando del suo futuro…
Anche se non poteva comunque negare che studiare era una gran rottura. Pure lei, così come la sorella maggiore, aveva studiato solo tramite privati perché i loro genitori all’epoca avevano voluto così, ma ora che la società era stata rifondata Elsa aveva deciso per lei la scuola pubblica quasi senza neppure interpellarla.
Per lei non c’erano comunque problemi, dato che tutti gli insegnanti privati erano divenuti insegnanti pubblici presso il nuovo istituto di Community Island, essendo l’unica scuola dell’isola per tutti i suoi residenti, e quindi aveva ben poca scelta…
Ma non poteva neppure negare che, se fosse stato per lei, avrebbe preferito dare una mano alla sorella nel suo incarico che sembrava essere fin troppo stressante. Da buona sorella minore era suo compito supportare la parente quando ne aveva bisogno…
Evidentemente però non aveva bisogno del suo aiuto. Con Nami aveva trovato una buona partner con cui dividersi i compiti, ed anche il Vice Presidente scelto da Elsa da quello che aveva capito stava facendo un buon lavoro, di conseguenza era in ottime mani.
La castana si tenne pronta a replicare alla Nobile che aveva capito e che, nonostante la ritenesse una gran rottura, si sarebbe impegnata negli studi affinché potesse essere fiera di lei… e chissà, magari un giorno aspirare al ruolo di Presidente…
Ma venne interrotta da qualcun altro, che fece capolino proprio in quel momento nella stanza!! “Tua sorella ha ragione. È importante studiare!!”
Ancora una volta era una voce che non apparteneva a nessuno dei presenti, motivo per cui tutte e tre si voltarono in direzione della porta d’ingresso, mentre Anna si girò totalmente verso la sua sinistra, ed in questo modo poterono vedere…
Che si trattava di Trunks, il figlio maggiore di Bulma!!
Il ragazzo indossava i suoi classici abiti, portava entrambe le mani dentro la tasca e stava sorridendo felicemente mentre si trovava poco avanti rispetto allo stipite della porta. Aveva approfittato della porta aperta per entrare subito nell’ufficio.
Fu inutile dire che la sua presenza lì lasciò a dir poco attonite le tre presenti, ma la sola Anna strabuzzò gli occhi e spalancò la bocca per la perplessità, come se fosse l’unica che per davvero non si aspettava il suo arrivo in quella stanza.
“Trunks?! Ma che cosa ci fai tu qui?!” finì addirittura per domandare la castana sempre più scioccata.
Invece Nami, dopo un iniziale momento in cui rimase sorpresa perché aveva fatto capolino lì senza preannunciarsi, assunse un sorriso sincero e disse “Ben arrivato Signorino Trunks. La stavamo aspettando!!”
Anche Elsa sapeva bene che sarebbe arrivato quel ragazzo… ma ciononostante, appena lo vide lì a pochi metri da lei, non poté fare a meno, comunque, di aprire leggermente la bocca mentre le guance le divenivano improvvisamente rosse.
Non aveva mai dimenticato quello che si erano detti al Palazzo Presidenziale, e neppure come il loro rapporto fosse cambiato totalmente dopo quel giorno. Si erano aperti di più, avevano iniziato a ridere e scherzare con gioia, e… si divertivano un mondo insieme…
Però da quando avevano inaugurato Community Island tutto era parzialmente cambiato a causa delle loro posizioni di prestigio nella nuova società, e quindi finivano per vedersi soprattutto in ambito lavorativo.
Nonostante questo, la bionda non mancava mai di arrossire un pochino quando lo vedeva davanti a sé, e si domandava anche perché. Era da quando avevano parlato al Palazzo Presidenziale che si sentiva “strana” in sua presenza, che cosa poteva voler significare?!
Anna però, sentendo le parole della segretaria, finì per osservarla perplessa e domandare “Come? Lo aspettavate?!”
“Beh, è naturale!” specificò allora Trunks, mentre camminando iniziava ad avanzare verso le due sorelle nobili “In qualità di nuovo Direttore delle Rocket Foundation, devo gestire l’appalto che la società ha con il Palazzo Comunale, e quindi coordinarmi direttamente con la Presidente in persona!!”
Ebbene sì, sembrava assurdo anche il solo pensiero, ma Trunks aveva fatto carriera ed aveva preso il posto di Giovanni alla guida della società!!
Era stata una decisione unanime che, nonostante il passato davvero poco glorioso dell’azienda, le Rocket Foundation non morissero insieme al suo Direttore. Tralasciando i traffici illegali e l’affiliazione al Concilio dei Sette, offrivano un servizio molto utile alla Comunità, di cui non potevano fare a meno.
Proprio per questo, fu deciso ad unanimità che l’azienda sarebbe sopravvissuta, ma che avrebbe avuto bisogno di una bella riorganizzata interna, anche se per attuare quella rivoluzione di cui aveva bisogno necessitava di un nuovo Direttore.
Purtroppo, tutti i dirigenti della società erano agenti del Concilio, e quindi erano rimasti solamente i dipendenti comuni, di cui nessuno però aveva il coraggio di prendersi carico della guida delle Rocket Foundation vista la sua importanza.
Fu allora che il figlio di Bulma si fece avanti e, con un enorme coraggio, raccolse l’eredità di Giovanni e di Kushina e si propose come nuovo Direttore delle Rocket Foundation!!
Molti erano parecchio dubbiosi su di lui, dato che non aveva esperienze lavorative, tuttavia non potevano neppure negare due dettagli da non trascurare: era il figlio di Bulma, e quindi sapeva cavarsela da solo, e per di più… era l’unico che si era candidato per il ruolo!
Proprio per questo non ebbero molta scelta, se non costringere qualcuno con la forza a prendere la direzione dell’azienda, cosa che non volevano assolutamente fare, e dettero l’incarico al fucsia, sperando che svolgesse un ottimo lavoro…
Beh, per il momento nessuno aveva avuto nulla da ridire sul suo lavoro, neppure Elsa che doveva lavorare a stretto contatto con lui per via dell’appalto. Stava svolgendo un buon lavoro, e di conseguenza tutti si ritennero soddisfatti di avergli dato fiducia alla fin fine…
Comprendendo comunque come mai il ragazzo si trovasse lì, la bruna assunse un’aria più tranquilla… anche se non si aspettava che sua sorella dovesse lavorare molto da vicino proprio con Trunks, quello che le aveva salvato la vita al Palazzo Presidenziale.
Sì, non si era dimenticata cos’era successo in quel luogo, e come se non bastasse non poté fare a meno di notare che, mentre il ragazzo si avvicinava ed aveva un’aria sorridente che osservava tutte e tre, la sorella maggiore sembrava imbambolata ad osservarlo.
Oh oh oh, ma tu guarda che incredibile svolta degli eventi…
Anna interiormente finì per sogghignare quasi malignamente al pensiero di cosa stesse frullando per la testa di Elsa. Si ricordava bene le parole che pronunciava quando le chiedeva se c’era del tenero tra lei ed il fucsia, e la cosa era… diciamo divertente a quel punto.
Sapeva anche che, arrivati lì, la sua presenza era diciamo “scomoda”, in fondo i due dovevano lavorare, e probabilmente anche Nami se ne sarebbe andata dopo, quindi non aveva senso continuare a rimanere lì…
Però decise di non mancare l’occasione per provare a punzecchiarli entrambi, per dimostrare che potevano raccontargliela quanto volevano, soprattutto la bionda, ma lei sapeva la verità e non le avrebbero mai fatto cambiare idea.
“Ehi, guarda Elsa!” iniziò a dire difatti la castana mentre ormai il fratello maggiore di Bra era arrivato al loro capezzale “È quel ragazzo che NON ti piace…”
Appena però ebbe terminato di pronunciare quelle parole, Anna poggiò la mano sinistra sulla schiena del ragazzo e lo spinse dritto contro la sorella maggiore, finendo per farlo leggermente urtare contro di lei e spostarla di un passo all’indietro!!
“MA CHI CI CREDE!!! AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!” gridò a quel punto la bruna, mentre cominciava ad avviarsi verso l’uscita dell’ufficio continuando a ridere a crepapelle come se avesse appena sentito la barzelletta più divertente del mondo.
Inutile dire che quell’urto causò non poco imbarazzo nei due giovani, che divennero subito paonazzi mentre si osservavano con gli occhi quasi fuori dalle orbite e i denti ben in mostra, in fondo nessuno dei due si aspettava qualcosa del genere…
Solo che, appena Anna ebbe pronunciato le ultime parole, entrambi finirono per girarsi verso di lei ad osservarla con denti aguzzi e gli occhi quasi totalmente bianchi dalla rabbia che stavano provando a causa dell’imbarazzo che gli aveva procurato.
Nami invece, che aveva assistito a tutto quanto, non poté fare a meno di osservare il tutto perplessa mentre si sistemava gli occhiali con la mano destra ed osservava la castana uscire dall’ufficio ed andarsene osservata a dir poco malamente dai due.
Se avesse voluto creare tensione, ci sarebbe sicuramente riuscita…
Ma fortunatamente durò giusto il tempo che se ne andasse dall’ufficio. Difatti appena ebbe varcato la soglia e fu sparita dallo sguardo dei presenti nell’ufficio ritornò la calma, anche se un po’ di imbarazzo rimaneva ugualmente…
Rimasero addirittura per almeno tre secondi tutti in totale silenzio, come se stessero ancora cercando di metabolizzare quanto appena accaduto, e soprattutto l’eccessivo gesto che aveva compiuto Anna prima di andarsene.
Si poteva vedere che erano ancora imbarazzati dopo quel momento, anche se le guance erano quasi tornate al colore normale un po’ di rossore ce lo avevano ancora, ed in tutto ciò Nami continuava ad osservarli quasi basita.
Alla fine però, considerando che avevano un lavoro da sbrigare, Trunks cercò di ritornare composto e, con il colorito del volto quasi normale, diede un paio di colpi di tosse ponendo il pugno destro davanti alla bocca in modo da attirare l’attenzione su di sé.
“Comunque sia… ero venuto qui per discutere di una pratica, o sbaglio?” domandò quasi il fucsia, in un tentativo di riportare tutto alla normalità… per il momento almeno.
A quel punto, Elsa si ridestò dallo stato di semi catalessi in cui sembrava essere caduta e, assumendo un’aria perplessa, si voltò ad osservare il giovane “Eh?!”
Poi però metabolizzò piuttosto bene quello che stava dicendo, ed anche per questo si dette una scrollata al volto per ritornare seria e, assumendo una postura composta, portò entrambe le mani unite all’altezza della vita mentre assumeva un’aria seria.
“Giusto, hai ragione. Dobbiamo discutere dell’appalto tra le Rocket Foundation ed il Palazzo Comunale, dato che ci sono un paio di numeri che non mi sembrano quadrare bene…”
“Confermo!” aggiunse Nami, sistemandosi come al solito gli occhiali con la mano destra. Anche se non le stavano benissimo, non accennava comunque a cambiarli.
Sapeva già dei numeri che non quadravano il figlio di Bulma, proprio per questo era venuto fino a lì per discutere della questione. Da quello che sapeva la sua contabile aveva fatto un ottimo lavoro, e voleva comprendere bene che cosa ci fosse che non andava…
Al tempo stesso però, se aveva accettato di recarsi al Palazzo Comunale era anche per un altro motivo…
In fondo entrambi lavoravano parecchio ultimamente a causa delle cariche fin troppo importanti che avevano, e difficilmente riuscivano o a fare una pausa oppure a trovare del tempo per potersi incontrare, quindi quella era un’occasione più unica che rara.
Sapeva che non aveva nulla a che fare con il lavoro quello che voleva chiederle, ma al tempo stesso era a conoscenza che non poteva più tardare, o rischiava di perdere il treno e di pentirsene poi per il resto della sua vita.
La segretaria però non sembrava star badando a lui, dato che cominciò a dire “Ho controllato quei documenti tre volte oggi, e tutte le volte risultava un err…”
“Prima però di discutere della pratica…”
L’arancione però non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che Trunks, senza esitazione, attirò su di sé l’attenzione di entrambe, che iniziarono in questo modo ad osservarlo con uno sguardo misto tra il perplesso ed il curioso.
Lui, mantenendo entrambe le mani in tasca, aggrottò le spalle quasi come se si stesse imbarazzando nel voler anche solo pensare una cosa del genere, ma come aveva già pensato era forse la sua unica occasione e non voleva sprecarla.
Non importava se c’era anche Nami, gli andava bene comunque, e stava persino resistendo dal diventare paonazzo in volto perché non voleva dare segni di cedimento o un piccolo indizio prima di iniziare a parlare…
Cosa che fece proprio in quel momento, mantenendo comunque il volto basso “… C’è una cosa che volevo chiederti, Elsa…”
Quest’ultima rimase abbastanza sorpresa dalla sua uscita, mostrandolo anche visivamente, ma dentro di sé cominciò quasi subito a balenarle un pensiero su quello che voleva chiederle, ed il panico iniziò a prendere il sopravvento su di lei…
Cercò comunque di non darlo a vedere, non voleva sembrare una ragazzina delle medie, e proprio per questo, mantenendo lo sguardo perplesso mentre lo osservava, gli disse “… C-Certo, dimmi pure…”
La segretaria inizialmente non comprese che cosa stesse succedendo… ma poi un dubbio cominciò a palesarsi nella sua mente, e la sorpresa divenne improvvisamente shock, al punto tale che lo mostrò anche con l’espressione del volto.
Senza badare a lei, il fratello maggiore di Trunks si fece coraggio e domandò alla bionda “… Senti, dato che ultimamente stiamo lavorando tanto e probabilmente siamo stressati, stavo pensando che avremmo bisogno di un po’ di svago almeno una serata. E proprio per questo volevo… volevo…”
“Sì?...” la sorella maggiore di Anna sembrò incalzarlo.
Aveva capito che cosa volesse chiederle, e proprio per questo aveva iniziato a sorridere dolcemente mantenendo comunque la stessa posa di prima, ma voleva che quelle parole uscissero fuori dalla bocca del suo interlocutore, e non dalla sua.
Il ragazzo rimase un paio di secondi in silenzio, era più difficile di quanto avrebbe potuto anche solo immaginare… ma in fondo qualche mese fa non avrebbe MAI creduto a chi gli avesse detto che si sarebbe presentato davanti a lei a chiederle una cosa del genere.
La vita era davvero imprevedibile, i rapporti erano in costante mutamento e se non si sfruttavano certi momenti e non si coglieva l’attimo nessuno avrebbe mai saputo come si sarebbe evoluta la vita.
Proprio per questo, Trunks decise di buttarsi senza perdere più tempo e, sollevando il volto, sorrise dolcemente mentre le guance divennero leggermente rosse e chiese “… Volevo chiederti se ti andasse di uscire con me, una di queste sere!!”
Ecco, l’aveva detto! C’era riuscito!
Ora non doveva fare altro che aspettare la risposta della bionda, sperando in bene ovviamente… La reazione da parte della Presidente? Sorpresa mista a gioia!!
Aveva già capito che era proprio quello che voleva chiederle, stava solamente aspettando che fosse lui a domandarglielo a quel punto, e nonostante fosse comunque incredibile sentire quella domanda venire proprio dal fucsia, dentro di sé non poté negare di star scoppiando di felicità!!
Cavolo, era proprio quello che sperava le chiedesse da alcuni mesi a quella parte!! Ma allora non esisteva solamente la sfortuna nella sua vita!!
Avrebbe voluto saltare di gioia come una ragazzina delle medie che aveva appena scoperto che il ragazzo per cui spasimava era innamorato perso di lei, ma evitò di farlo anche per via della carica che ricopriva nella società.
Privatamente poteva scatenarsi quanto voleva, ma quell’ufficio rimaneva un luogo pubblico, e Nami era pure presente lì con loro, proprio per questo si contenne e rimase ferma nella posizione di prima… anche se non mancò comunque di abbassare il volto e, continuando a sorridere dolcemente, assumere un colorito rosso sulle guance.
“… Mi piacerebbe molto…” fu la pronta risposta della bionda, che disse debolmente ma comunque con un tono di voce abbastanza alto da farsi sentire.
Nessun’altra parola uscì dalle loro bocche, rimasero fermi nelle stesse posizioni di prima con i volti bassi, le guance rosse ed un dolce sorriso sulle labbra, come se fossero stati degli adolescenti in pieno momento ormonale per la propria cotta…
Anche se c’era da dire che entrambi ERANO degli adolescenti!!
Non solo, tutti e due erano dovuti crescere rapidamente nel corso delle loro vite. Trunks era dovuto diventare l’uomo di casa dopo la morte del padre, ed Elsa aveva subito quelle torture che l’avevano cambiata interiormente.
Entrambi non avevano vissuto appieno la loro adolescenza a causa delle loro esperienze di vita, anche se per motivi differenti.
Trunks era sempre stato forte per non far preoccupare la madre e la sorella dopo che Vegeta se n’era andato. I tempi dei giochi erano finiti dopo quel decesso, e doveva cercare di fare del suo meglio per essere un buon esempio per tutti quanti.
Elsa era stata torturata da Fontaine per sbloccare il Genoma, e dopo aveva sofferto per l’abbandono dell’unica persona a cui voleva bene all’epoca, qualcosa che l’aveva spinta a crescere ed a divenire titubante di tutto e scontrosa con tutti.
Però al Palazzo Presidenziale avevano affrontato tutti e due i loro demoni, riuscendo a sconfiggerli ed a comprendere che cosa fosse davvero importante nella vita, che il modo in cui avevano vissuto fino a quel momento era sbagliato.
Trunks aveva abbandonato la vendetta per la morte di Bulma ed aveva capito che se avesse voluto essere un buon esempio per Bra avrebbe dovuto solo essere sé stesso. Elsa aveva invece compreso di aver dedicato la sua vita a qualcuno che non le voleva più bene, e che ciò che aveva vissuto non le doveva impedire di vivere.
Nessuno dei due avrebbe mai però potuto pensare che avrebbero finito per sentirsi attratti l’uno dall’altra, proprio quando durante il funerale di Bulma avevano finito per schifarsi a vicenda. Quando si diceva il destino…
Forse anche per questo si stavano comportando come adolescenti. Quella era la prima vera volta in cui provavano attrazione fisica e sentimentale verso qualcuno, e il fatto che fossero “tornati” adolescenti di carattere solo da qualche mese li stava influenzando non poco…
Ma sinceramente ai due non importava nulla!!
Si piacevano? Sì. Questo bastava ad entrambi.
I loro nuovi impegni lavorativi non gli avrebbero impedito di vivere una relazione che desideravano con tutto loro stessi. Desideravano tutti e due frequentarsi, ed ora che l’amo era stato lanciato intendevano abboccare entrambi.
Forse caratterialmente non erano compatibili, e forse alla fine non avrebbe funzionato, ma se non ci avessero provato non l’avrebbero mai saputo. Meritavano entrambi la felicità dopo quello che avevano vissuto, e non intendevano perdere quell’occasione.
Trunks ed Elsa erano pronti al grande passo… al grande passo che gli avrebbe consentito di stare insieme!!
Naturalmente però il tutto si era svolto sotto gli occhi di Nami, che dopo essere rimasta scioccata per un po’ finì per sorridere dolcemente vedendo quei due comportarsi come dei ragazzini che si erano appena innamorati.
Si ricordava che aveva provato le stesse identiche sensazioni per Lorenzo prima che succedesse il fattaccio della morte di Bulma. Anche lei era imbarazzata come loro ed aveva faticato non poco a confessarsi… ma alla fine si era rivelata essere la scelta migliore della sua vita!!
Da allora lei ed il Grim avevano fatto coppia fissa, e si erano resi conto che la loro relazione funzionava alla grande, per questo avevano scelto di fare il grande passo pure loro!
Avevano affittato un appartamento a Community Island dove avrebbero vissuto insieme, ed il trasloco fu anche più semplice del previsto grazie alle capacità del Ferraro maggiore di controllare la materia e l’antimateria.
Ormai era divenuta una ragazza in carriera ma che aveva comunque una relazione stabile. La cosa migliore che avrebbe anche solo potuto immaginare, e che augurava anche a Trunks ed Elsa affinché fossero felici quanto lo era lei.
Fino a molti mesi fa avrebbe preso per pazzo chiunque le avesse detto che si sarebbe innamorata di un Grim. All’epoca li considerava degli spietati assassini e dei criminali, per questo aveva un terrore enorme per tutti loro…
Ma conoscendo bene Lorenzo e Danilo aveva compreso che i suoi erano solamente sciocchi pregiudizi nati dalla scarsa informazione che i cittadini “normali” della Comunità avevano della Superficie.
Era stata superficiale, ed aveva compreso questo suo errore solo quando aveva avuto modo di conoscere come persone i due fratelli Ferraro. Grazie a loro, era cambiata interiormente ed era riuscita a diventare una persona migliore.
Aveva ancora il lavoro dei suoi sogni, seppur molto faticoso, ma al tempo stesso viveva in un bellissimo appartamento, stava con il ragazzo che amava con tutta sé stessa ed aveva abbandonato per sempre ogni sorta di pregiudizio.
Era diventata una persona nuova, quella che avrebbe sempre voluto essere, ed aveva svoltato totalmente permettendo così a sé stessa di non farsi più influenzare da stupide dicerie o dalle chiacchiere da quattro soldi.
Nami era una ragazza rinata, che stava vivendo il suo sogno ad occhi aperti!!
E per farlo doveva ringraziare proprio loro, coloro di cui aveva avuto il terrore per tutta la sua vita… i Grim!!

Nello stesso momento, sempre nello stesso edificio, era in corso un piccolo colloquio per decretare se due ragazze erano salvabili o meno…
Dato che il Palazzo Comunale era stato ricostruito su modello del vecchio Palazzo Presidenziale, anche il Reparto Scientifico della struttura era rimasto tale, ed al suo interno si portavano avanti tutti gli esperimenti principali della nuova società.
Lo studio del DNA? No, quello era stato abbandonato.
Dopo che era stata rivelata la vera natura di quelle ricerche, e che Freezer era stato creato proprio grazie al DNA animale che si studiava lì, la nuova Presidente, o per meglio dire Elsa, decise di rinunciare per sempre a quelle ricerche.
Erano troppo pericolose, ed era meglio non giocare più a fare Dio. Anche Goku, seppur avesse ormai abbandonato il suo ruolo, era d’accordo con la posizione della bionda, e si pentì pure di essere stato il primo all’epoca ad avviare quelle ricerche.
Adesso gli scienziati del Reparto Scientifico si occupavano soprattutto di sviluppare nuove tecnologie per migliorare la vita dei cittadini e, soprattutto, portavano avanti ricerche per curare mali incurabili.
Nel nuovo Ospedale di Community Island si limitavano a curare i pazienti, lì studiavano nuovi metodi di cura per evitare di intralciare troppo il lavoro del nuovo edificio sanitario, visto che tutti quanti lì avevano parecchio da fare ultimamente.
Proprio a tale scopo, il nuovo Capo del Reparto Scientifico si era messo al lavoro su una ricerca specifica, mentre tutti i suoi dipendenti si occupavano delle altre malattie o handicap lui si era concentrato solamente su uno…
Anzi, era meglio non dire nuovo, visto che era lo stesso del Palazzo Presidenziale!!
Sì, il Dr. Raichi, dopo la costruzione del Palazzo Comunale, era stato accolto da Elsa per tornare ad essere colui che dirigeva quel reparto, perché rimaneva ancora la mente scientifica migliore tra tutte le loro, ed il suo contributo sarebbe stato prezioso.
L’anziano, dal canto suo, avrebbe preferito rifiutare quell’incarico, perché riteneva di non meritarsi di nuovo quel lavoro dopo tutto quello che aveva fatto, ma alla fine accettò comunque perché sapeva che solamente lì avrebbe potuto fare le ricerche che voleva.
Mettendosi in proprio, avrebbe dovuto costruire tutte le sue macchine da capo, ed avrebbe perso una marea di tempo solo per quello, mentre tornare a lavorare nel Reparto Scientifico gli avrebbe garantito subito gli strumenti necessari per la sua ricerca.
Quale genere di ricerca? Beh, quella che si era prefissato da tempo e che aveva promesso prima di partire dalla Comunità… la ricerca di una cura per la cecità di due ragazze!!
Le dirette interessate, in quel momento, si trovavano proprio all’interno del Reparto Scientifico, che per struttura era uguale a quello vecchio solo che, anziché le capsule contenenti gli ibridi animali, c’erano dei marchingegni di ogni tipo.
Si trovavano tutte e due al centro della stanza, e mentre una era costretta su sedia a rotelle, che assomigliava ad un trono, l’altra era seduta su uno sgabello marrone preso da una delle scrivanie del Reparto Scientifico.
Chi erano? Le uniche due che avevano perso la vista o la stavano perdendo a causa dello sblocco del loro Genoma… Nunnally e Nina!!
La sorella minore di Lelouch era colei che si trovava seduta sulla sedia a rotelle che sembrava un trono identico a quello che aveva nella Comunità, indossava gli stessi abiti e, con il volto basso, aveva le mani unite all’altezza delle ginocchia.
Quella seduta sullo sgabello era invece la rosa, che teneva entrambe le gambe unite e le mani, chiuse a pugno, poggiate sulle rispettive ginocchia, il tutto con il volto basso ed uno sguardo preoccupato come la castana.
Non erano però da sole. Favaro aveva deciso di accompagnare la sua protetta fino a lì, dato che era stata chiamata il giorno prima da Raichi per un appuntamento a quell’ora ed aveva preferito che non andasse da sola.
Non perché non sapesse cavarsela da sola, anzi era decisamente più brava di lui e doveva ammetterlo, ma per darle un supporto psicologico qualora avesse ricevuto una pessima notizia da parte dell’anziano.
Tutte e due difatti avevano compreso di essere state convocate dall’uomo per i risultati sulla sua ricerca sulla loro cecità: probabilmente avrebbero scoperto se fosse curabile o meno nonostante il Genoma, e proprio per questo erano molto nervose.
Drango, che indossava i suoi classici abiti di sempre proprio come Leone, arrivò a dire “Ma quanto ci mette? Sono nervosissima…”
Anche la Lamperouge minore dovette concordare con lei, al punto che disse “Non lo so, ma sto iniziando a preoccuparmi…”
Sembrava che tutte e due avessero preso quel ritardo del vecchio con preoccupazione, al punto da iniziare a pensare che le ricerche non avessero dato i frutti sperati. Forse per questo tenevano il volto basso e sembravano quasi depresse…
Ma l’afro rosso, mentre gli scienziati camminavano attorno a loro per portare avanti le loro ricerche, cercò di tenerle su di morale dicendo loro con il pollice destro alzato “Cos’è questo pessimismo?! Avanti, vi siete forse dimenticate che qualche mese fa il Dr. Raichi stesso aveva detto che poteva essere possibile? Prima di deprimervi aspettate almeno che vi dia il responso…”
L’uomo si trovava alla destra della rosa, poco più indietro di lei, che a sua volta si trovava a destra della castana, e tutte e due finirono per voltare la faccia verso l’uomo assumendo pure un’aria abbastanza sorpresa.
Non perché non si aspettassero quelle parole da lui, anzi aveva deciso di seguirle proprio per questo, ma in quanto non credevano che fosse così di buon’umore nonostante il ritardo effettivo dell’ex Capo del Concilio dei Sette…
Però in fondo aveva ragione, stavano affrettando i tempi senza alcun motivo, e proprio per questo entrambe finirono per sorridere e Nunnally, il cui sorriso era dolce, disse pure “Hai ragione, non dobbiamo scoraggiarci adesso senza prima sapere il risultato!”
Nina invece, con un sorriso a trentadue denti e gli occhi chiusi, affermò “Vede che quando vuole sa essere utile, Maestro?”
Ovviamente aveva usato un tono ironico per punzecchiarlo un po’, e sembrava che l’uomo avesse recepito il messaggio dato che finì per sorridere, anche se puntualizzò comunque “Non c’è più bisogno che mi chiami Maestro, ormai dovresti saperlo bene…”
“Giusto, è la forza dell’abitudine!” dichiarò allora la rosa, dandosi quasi un pugnetto sulla testa con il destro a simboleggiare che era stata proprio sbadata.
Favaro non aveva detto a caso che non doveva più chiamarlo Maestro, difatti i due, per la scarsità di criminali presenti sull’isola se non proprio nulla, avevano rinunciato per sempre al loro ruolo di cacciatori di taglie!!
Era stata una decisione sofferta, dato che si divertivano a dare la caccia ai criminali anche se erano troppo pasticcioni per prendere quelli più importanti e con le Taglie maggiori, ma fortunatamente i soldi della Taglia di Homing avrebbero comunque permesso loro di vivere bene per diversi mesi.
Avevano rinunciato a quel titolo ben sapendo di avere finalmente un bel gruzzoletto dietro, ma erano anche consapevoli che prima o poi sarebbe finito… e proprio per questo fecero ciò che Yugi precedentemente aveva già dichiarato: si reinventarono!!
Dovendo trovare una nuova occupazione, i due aprirono un negozio di frutta e verdura nella zona commerciale di Community Island, che rinominarono “Fruttivendoli Toriko”, sfruttando alcuni dei soldi che avevano da parte per la Taglia di Heric.
Le scorte di frutta e verdura non furono un problema, dato che si erano portati dietro i beni primari, secondari e terziari dalla Comunità, oltre che gli animali da allevamento, e, una volta avviata Community Island, avevano costruito fabbriche per produrre mobili, vestiti e così via e piantagioni per coltivare frutta e verdura ed allevare gli animali.
Mentre producevano, coltivavano ed allevavano in attesa che le scorte fossero sufficienti per metterle sul mercato, tutti i commercianti misero in vendita o sfruttarono ciò che si erano portati dietro dalla vecchia società, e la stessa cosa la fecero anche i due.
Comprarono uno stock di frutta e verdura con i soldi, e li misero in vendita nel loro negozio. Sapevano che era stato un rischio enorme aprire il negozio, soprattutto considerando che avevano una pessima reputazione tra i cittadini e forse nessuno avrebbe comprato da loro…
Ed invece si ritrovarono piacevolmente sorpresi!!
Anche se erano stati dei pasticcioni per quasi tutta la loro carriera da cacciatori di taglie, alla fine avevano consegnato alla giustizia Homing, il figlio di Doflamingo nonché suo braccio destro, e per questo la loro buona reputazione era cresciuta più di quello che pensavano.
La gente andò a comprare la frutta e la verdura nel loro negozio, e la loro attività commerciale divenne subito un successo, più di quanto avrebbero anche solo potuto immaginare!!
Mai avrebbero pensato ad un successo così clamoroso, ed inizialmente rimasero perplessi da ciò, ma alla fine esplosero letteralmente di gioia perché, nonostante tutte le loro difficoltà, avevano trovato qualcosa in cui erano bravi.
Si erano potuti anche permettere un vero appartamento in una vera casa, abbandonando così la vita di miseria che avevano nella vecchia Comunità, e naturalmente anche qui andarono a vivere insieme, essendo ormai abituati a condividere tutto quanto.
Nel negozio erano soci alla pari, per questo il “Maestro” che Nina riservava a Favaro era diventato superfluo, e tutti e due erano felici della loro nuova vita, che stava dando loro soddisfazioni più grandi del previsto…
Anche se rimaneva comunque un problema: la futura cecità di Nina!
Non avevano dimenticato che, entro i prossimi anni, sarebbe divenuta cieca perenne, e questo sarebbe dovuto essere sufficiente per gettarla nello sconforto e farle vivere al meglio quegli ultimi anni in cui poteva ancora vedere…
Ma nel profondo del loro cuore tutti e due volevano credere che Raichi avesse la soluzione, anche se Drango un po’ sconfortata lo rimaneva lo stesso, e per questo si trovavano lì quel giorno, a sperare che lo scienziato potesse davvero curarla…
Nunnally invece, avendo mantenuto la sua nomea di Nobile così come Lelouch ed Anna per meriti di guerra, aveva ripreso la sua vecchia vita. Quella che aveva nella Comunità prima che la grande battaglia si combattesse, con l’unica differenza che stavolta non era più un agente del Concilio.
Sembrava poco, ma in realtà per la giovane era una grande liberazione. Essere consapevole di tutto, sapere di tutto il male che avevano provocato e non poter comunque fare nulla per ottenere la propria vendetta solo nel momento opportuno, era stato sfiancante.
Fin troppe volte si era sentita impotente ed avrebbe voluto fare qualcosa, ma suo fratello continuava a dire che per il bene della loro famiglia dovevano rimanere ad attendere, e quando l’occasione si sarebbe presentata avrebbero restituito loro tutto con gli interessi.
Si fidava moltissimo di Lelouch, proprio per questo si fidò delle sue parole e rimase in attesa… e finalmente, ora che vendetta era stata compiuta, si era come liberata di un peso enorme dal cuore che le stava permettendo di vivere!!
Grazie a ciò, adesso si sentiva più tranquilla e sicura a Community Island, anche se c’era ancora quella questione degli occhi e della mobilità in ballo che la teneva un po’ preoccupata. Avrebbe voluto che suo fratello la accompagnasse, ma era impegnato con una faccenda rimasta in sospeso per mesi purtroppo…
Fortunatamente Favaro si era rivelato essere un buon accompagnatore per lei e per Nina, ed adesso non dovevano fare altro che rimanere in attesa del Dr. Raichi, sperando che l’ottimismo dell’afro rosso si rivelasse poi fondato…
Proprio in quel momento… “Siete arrivate, ottimo…”
Qualcuno parlò davanti a loro, attirando in questo modo l’attenzione dei tre che alzarono lo sguardo per osservare avanti… e vedere in questo modo che a parlare era stato proprio colui che li aveva chiamati lì quel giorno, Raichi!!
Lo scienziato, mentre reggeva con la mano destra dei documenti che stava osservando sfogliandoli con la mano sinistra, si avvicinò a loro mentre lo osservavano con sguardo sorpreso… seduto sulla sua sedia a rotelle!!
Nella vecchia Comunità, lo scienziato aveva sempre dovuto muoversi sopra quella sfera che sarebbe esplosa nel momento in cui avesse provato ad alzarsi in piedi, quel poco che ci riusciva ovviamente, e senza più quella aveva bisogno di un altro mezzo per spostarsi essendo ancora invalido.
Optò per la classica sedia a rotelle automatica di cui disponevano nella Comunità, anche se a differenza di quella di Nunnally la sua non ricordava un trono ed era in tutto e per tutto una sedia a rotelle normale d’aspetto.
“Oh, Dr. Raichi!!” disse subito Nina, vedendolo.
Mentre si avvicinava a loro, lo scienziato aggiunse pure continuando a tenere gli occhi sui documenti “Vi chiedo scusa se vi ho fatto attendere nel caso. Dovevo concludere un paio di verifiche prima di presentarmi a voi…”
“Ma si figuri!” replicò però Favaro con il sorriso sulle labbra “Sappiamo che è molto indaffarato in questo periodo, perciò la capiamo bene!”
“Esatto, non si preoccupi!” rimarcò Nunnally con il dolce sorriso di prima sulle labbra, anche se non poteva comunque nascondere un po’ di malinconia, seppur la rosa condivideva le sue sensazioni.
In fondo stavano aspettando proprio che l’anziano si presentasse davanti a loro per sapere l’esito dei suoi esami, ed ora che era lì erano timorosi e non sapevano neppure se domandarglielo direttamente oppure farlo tergiversare.
Tuttavia, non servì chiedergli nulla dato che fu lo stesso anziano, sollevando il volto per osservarli tutti e tre finalmente, a parlare “Vi ho chiesto di venire qui oggi perché in questi ultimi mesi, sia durante la traversata che durante la costruzione della città, ho analizzato il vostro caso…”
Ecco, proprio come immaginavano.
Aveva chiesto loro di venire lì per dar loro forse la sua risposta definitiva alla possibile cura per la loro cecità e l’immobilità della bruna.
Tutte e due, appena ebbe cominciato a parlare, cominciarono a tremare un pochino, soprattutto alle braccia e Nina pure alle gambe, forse per paura delle parole che sarebbero uscite dalla sua bocca. Una parte di loro ancora desiderava non sapere nulla piuttosto che rimanere delusa…
Però Leone, ben consapevole che era necessario avere la risposta subito, assunse un’aria abbastanza seria, che non era proprio da lui, e domandò “Allora dottore… com’è andata?”
Sotto un certo punto di vista le due ragazze dovettero ringraziare l’uomo per avere avuto il coraggio di domandare ciò che loro non avevano la forza di chiedere. Sapevano che era necessario saperlo, ma continuavano ad essere parecchio timorose in merito.
A quel punto però, facendo un enorme sospiro interno, provarono ad assumere un’aria molto determinata mentre puntavano i loro sguardi verso il dottore, sperando che le sue prossime parole fossero state buone notizie…
Dall’altra parte però, arrivò un silenzio quasi tombale, l’anziano passò i successivi tre secondi a passare lo sguardo da loro ai documenti e viceversa, senza dire una parola e mantenendo un atteggiamento abbastanza serio.
Nessuno dei tre presenti seppe come interpretare quel suo comportamento, dato che poteva significare tutto e niente. Aveva trovato la soluzione? Aveva capito che non c’erano possibilità? A questo punto, davanti al suo silenzio, volevano saperlo…
Finalmente, dopo altri due secondi in cui ebbe lo stesso comportamento, l’anziano cominciò a parlare mentre teneva gli occhi sui documenti che reggeva con la mano destra “… Confesso che fare delle ricerche non è stato facile. Anche se disponevo della tecnologia di questo palazzo, lavorare sul Genoma senza la Primeval Rock andata perduta per sempre non era un’impresa da poco…”
Successivamente, puntandosi il lato destro della testa con il suddetto indice dopo essersi passato i documenti sulla mano sinistra, Raichi fece un sorrisino quasi furbetto ed affermò “Fortuna vuole che ho una memoria di ferro, e che questo dispositivo impiantatomi da Xehanort può essere utile alla fin fine…”
Essendo un macchinario applicato al suo cervello, immagazzinava dati mnemonici del vecchio in modo che anche il più piccolo dettaglio gli rimanesse in mente. Era una funzionalità che aveva scoperto solo recentemente, quando finalmente il dolore che gli provocava era finito per sempre…
Non era stato semplice, aveva dovuto richiedere l’aiuto dei suoi colleghi scienziati e, soprattutto, aveva dovuto mettere la sua vita nelle loro mani. Ma alla fine, con grande fatica, avevano spento il dispositivo che provocava mal di testa ogni volta che pensava di tradire il Concilio o di suicidarsi e la telecamera ad essa applicata.
Fortuna voleva che gli agenti del Concilio che gli avevano applicato quel macchinario in testa fossero meno dotati dei suoi attuali colleghi, e quindi, seppur con molto sforzo, erano riusciti nell’impresa, pur non spegnendo il macchinario.
Essendo anche un deposito di informazioni, l’aveva tenuto acceso per sfruttarlo qualora ne avesse la possibilità, ed in quella ricerca effettivamente gli era stato utile, dato che diverse informazioni sulla Primeval Rock ed il Genoma che aveva dimenticato e non poteva più recuperare erano immagazzinate lì.
Grazie a ciò, aveva potuto svolgere le sue sperimentazioni come se avesse avuto la roccia proprio lì sotto al suo naso, ed alla fine era giunto ad una conclusione grazie a qualche piccolo esperimento. Le avrebbe fatto piacere? Poteva trovare una risposta alla domanda solamente adesso…
Abbassando l’indice destro, l’anziano continuò ad osservare i tre che aveva davanti con il sorriso sulle labbra, ed andò avanti spiegando “Grazie a ciò, ho potuto sperimentare sul mio stesso DNA, per comprendere se le menomazioni dovute allo sblocco del Genoma fossero reversibili o meno. Naturalmente ho sfruttato il mio sangue, dato che non sapevo ancora i possibili effetti negativi…”
“… E? A quale conclusione è giunto?” domandò Nunnally, che a quel punto riponeva solo le sue speranze in una buona notizia.
Favaro e, soprattutto, Nina invece non dissero nulla. Mantennero lo sguardo serio e rivolto verso lo scienziato, in attesa che desse il suo verdetto. Speravano ovviamente in una risposta affermativa, ma la tensione la sentivano ed era anche palpabile nell’aria…
Raichi, comprendendo che erano abbastanza su di giri per avere la risposta, scelse di non tergiversare troppo, anche per via del fatto che avrebbe potuto farli stare male inutilmente e più del dovuto, e parlò immediatamente.
Così, con un dolce sorriso sulle labbra, l’albino dichiarò “… Per quanto le sperimentazioni siano tutte fallite finora, c’è stato un margine di miglioramento della percentuale di successo dovuta ad un processo inverso rispetto a quello delle capsule criogeniche che adoperava il Concilio in passato. Se migliorassimo la tecnologia delle capsule e raddoppiassimo la potenza sfruttando il DNA di chi ha già sbloccato il suo Genoma, forse col tempo potrebbe divenire abbastanza forte da invertire quantomeno le menomazioni, e forse anche rigenerare occhi sciolti come quello di Kallen…”
Sembrava evidente quello che stesse dicendo, ma ci aveva ancora girato abbastanza intorno senza mai arrivare al sodo, e proprio per questo tutti e tre si limitarono ad assumere un’aria perplessa, quasi a voler cercare la risposta in mezzo alle tante parole che aveva pronunciato…
Drango sembrò arrivare alla soluzione, e sembrava al tempo stesso un sogno vicino e lontano, proprio per questo non voleva illudersi troppo prima del tempo e provò a chiedere “D-Dottore, sta dicendo che…”
Finalmente il dottore, dopo aver voluto spiegare come era arrivato a quella soluzione, fece cenno di sì mentre continuava a sorridere felicemente ed affermò “Esatto. Col tempo e con sforzo, sarò in grado di guarire la vostra cecità e la nostra immobilità!! Ci vorrà tempo, forse qualche anno, ma ci riuscirò!!!”
… C-Cosa? Stava… dicendo sul serio?!
N-Non… non stava mentendo, vero?
Sembrava che non stesse dicendo una frottola, il suo atteggiamento solare non faceva trasparire segno di bugia, e per di più Raichi non era il tipo che si perdeva in sciocchezze del genere, quindi questo significava che… significava che…
Tutti e tre rimasero ancora con le espressioni scioccate di prima, come se avessero appunto udito la rivelazione più sconvolgente della storia… ma poi, alla fine, il loro entusiasmo non si trattenne e lo tirarono fuori in un colpo solo!
“SSSSSSSSSSÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ!!!! POSSIAMO GUARIRE!!!” gridarono in coro sia Nina che Nunnally.
La rosa finì addirittura per saltare sul posto alzandosi così dalla sedia, con entrambi i pugni rivolti verso l’alto, mentre la castana, non potendolo fare per ovvi motivi, si limitò ad unire entrambe le mani poco sotto al mento.
Anche Leone non fu da meno e saltò sul posto, sollevando però lui solamente il pugno destro al cielo. In fondo era quello che sperava anche lui che il processo fosse reversibile, soprattutto per la sua allieva, e quindi non poté non essere contento della cosa.
“Hai sentito Nunnally?!” tornata a terra, Drango finì per girarsi verso la sorella minore di Lelouch e prenderle entrambe le mani con le sue, mentre proseguiva “Possiamo guarire!! Torneremo alla nostra vecchia vita!!”
“S-Sì, ho sentito… ed è magnifico…” la ragazza sembrava veramente commossa da quella bella notizia, al punto tale che un paio di lacrime cominciarono ad uscire dai suoi occhi per depositarsi dolcemente sulle sue guance.
Per entrambe quella era la fine di un incubo, ed anche per questo mossero le braccia su e giù mentre le tenevano unite come se fossero delle scolarette che avevano appena ricevuto una buona notizia che le aveva fatte felici entrambe.
Il rosso non poté fare a meno di vederle dopo essere riatterrato anche lui, e non poté negare che per poco non si commosse nel vedere quel loro comportamento gioioso dopo che per ore intere erano state in tensione per l’esito di quegli esami.
Assunse pure un’aria commossa mentre si passava il braccio destro sugli occhi per evitare di piangere, ma era davvero contento per loro, finalmente sarebbero guarite, il loro calvario sarebbe durato ancora solo qualche altro anno e basta.
L’ex Capo del Concilio dei Sette osservò tutta la scena, e non poté fare a meno di continuare a sorridere dolcemente. Quello era esattamente ciò che voleva ottenere grazie alle sue ricerche attuali: riparare ai suoi sbagli.
Lui aveva sbloccato il Genoma di Nunnally riducendola in quelle condizioni, e sempre lui non era riuscito ad impedire che Xehanort si sbarazzasse di Nina gettandola in mezzo alla strada, condannandola così ad una vita di stenti.
Si era sentito in colpa per entrambe per anni ed anni, ed ora finalmente aveva l’occasione di riparare agli sbagli che aveva commesso. Non voleva nessuna ricompensa, la loro felicità era più che sufficiente per lui…
A quel punto, dopo aver festeggiato insieme per un breve momento, Drango e la Lamperouge minore non poterono fare a meno di tornare a voltarsi in direzione dell’anziano, con entrambe le mani unite all’altezza la rosa della vita e la castana delle ginocchia.
Dopodiché tutte e due, sorridendo felicemente, fecero un leggero inchino in avanti con solamente il petto, il sufficiente per esternare la loro gratitudine allo scienziato pur sapendo che ci sarebbero voluti alcuni anni prima che la soluzione fosse pronta.
“La ringraziamo davvero per tutto quello che sta facendo per noi, Dottore!” fu quello che disse l’ex cacciatrice di taglie.
La Nobile aggiunse anche “Non è obbligato, ma sta facendo comunque di tutto per aiutarci, e non possiamo che esserle grate per questo, Dottore!”
“Già, sei veramente in gamba, vecchio!” concluse il tutto Favaro, con un sorriso a trentadue denti, il pollice destro sollevato ed un’affermazione abbastanza sopra le righe.
L’azzurro però non badò a quel particolare, ed anzi continuò a sorridere dolcemente ed affermò pure “Figuratevi, è il minimo che possa fare ora che mi avete tutti dato una seconda possibilità… e non la sprecherò, su questo potete starne certi!!”
Appena ebbe terminato di parlare, le due ragazze sollevarono il petto, pur continuando a sorridere felicemente, mentre l’uomo abbassò il pollice destro ed il suddetto braccio tornando a sorridere normalmente come tutti gli altri.
Tutti e quattro in quel momento erano al settimo cielo, anche se per motivi diversi.
Nina era contenta della vita che aveva vissuto con Favaro, ed anche se fosse diventata cieca alla fine se ne sarebbe fregata ed avrebbe continuato a vivere così come aveva fatto fino a quel momento… ma l’essere a conoscenza che la sua futura cecità poteva essere convertita e poteva mantenere la vista non aveva lo stesso prezzo.
Mantenendo la sua vista, avrebbe potuto continuare a fare ciò che più le piaceva in assoluto, e soprattutto avrebbe potuto continuare a rimanere al fianco di Favaro senza risultare un peso per lui, neppure sul posto di lavoro.
Gli doveva tutto, l’aveva accolta quando nessuno la voleva con sé perché barbona e smemorata dopo quanto accaduto con gli ADAM ed il Concilio, ed il minimo che potesse fare era cercare di essergli utile più che poteva.
La sua vita sarebbe continuata come prima, e per lei non c’era notizia migliore… così come per il giovane afro rosso!
Pure lui sperava con tutto il suo cuore che l’apprendista potesse evitare di diventare cieca, soprattutto dopo che aveva espresso eterna fedeltà a lui durante lo scontro con Homing e gli avesse mostrato tutto il suo apprezzamento.
Riteneva che fosse stata una pessima idea accoglierla inizialmente perché faceva fatica a vivere lui, figurarsi se avesse avuto un’altra bocca da sfamare, ma con il tempo aveva finito per affezionarsi a lei, e non poteva negare che si divertiva un mondo a stare con la giovane.
Sapere che non sarebbe divenuta cieca, che c’era un modo per permetterle di rimanere la ragazza solare ed allegra che era sempre stata… lo riempiva di orgoglio, soddisfazione di un maestro che vedeva la sua allieva spiccare il volo.
Ci sarebbe voluto del tempo, ma quella soluzione avrebbe consentito loro di svoltare e dedicarsi totalmente al loro negozio, insieme e sani… e tutti e due non potevano chiedere nient’altro dalla vita!!
Anche Nunnally non poté negare di essere al settimo cielo. Era sempre stata convinta che gli effetti collaterali dello sblocco del Genoma fossero irreversibili, che lei fosse obbligata a rimanere in quello stato per il resto della sua vita…
Ed invece ora era emerso che non tutto era perduto, che poteva crescere come un'adolescente normale, camminando con le sue gambe e vedendo con i suoi occhi, qualcosa che aveva desiderato per anni da quel tragico incidente.
Forse senza quegli impedimenti avrebbe pure potuto coronare il suo sogno di diventare una stilista di moda. Amava i vestiti, li amava tantissimo, ma a causa delle sue condizioni si limitava a chiedere cosa gli altri indossassero per pura passione e basta.
Ora invece, appena l’anziano avrebbe completato la sua soluzione, avrebbe finalmente potuto essere una ragazza come tutte le altre, e non osava pensare quanto suo fratello Lelouch sarebbe stato felice di apprendere quella notizia.
Si stava per avvicinare la fine di un incubo… e lei non avrebbe potuto sperare di meglio!!
La stessa cosa la si poteva dire anche per Raichi però. Aveva passato anni interi a cercare un modo per detronizzare Xehanort ed impedirgli di fare una carneficina, e più passavano gli anni e più si rendeva conto di aver agito troppo tardi.
Se si fosse attivato all’epoca, se avesse aiutato il suo migliore amico Ansem quando ne aveva l’occasione, forse suo figlio non sarebbe mai diventato quel carnefice che aveva servito fino a quel momento, e quel che era peggio era che si era reso suo complice.
L’aveva aiutato per oltre trent’anni, sia da cosciente che perché sotto tortura come uno schiavo, ed ogni singola persona che lui aveva ucciso o fatto uccidere ce l’aveva lui sulla coscienza. Un fardello troppo grande da reggere e che gli avevano fatto credere che non meritasse il perdono…
Ma tutti erano stati capaci di sorprenderlo in quella nuova Comunità!!
Tutti avevano compreso il dolore che aveva provato per tutti quegli anni, come fosse stato solamente una delle tante vittime di quel pazzo che era il Gran Maestro del Concilio, e gli avevano concesso una seconda possibilità per ricominciare da capo.
Lui era perplesso, perché pensava di non meritarselo anche a causa di Lelouch, che pur essendo suo alleato in quegli anni gli aveva fatto capire che le sue azioni non erano tanto diverse da quelle di Xehanort, motivo per cui forse non si era opposto quando l’anziano aveva deciso di farsi saltare in aria con il Palazzo Presidenziale.
Le sue credenze erano state totalmente smentite, ed ora che aveva una posizione che gli permetteva di rimediare almeno ad alcuni dei suoi errori non voleva sprecarla. Voleva sfruttarla fino alla fine, insieme ai pochi anni di vita che gli rimanevano, per fare del bene.
Non poteva cambiare il passato, quello non poteva farlo nessuno, ma poteva quantomeno correggere gli sbagli che aveva commesso, e cercare di rendere un posto migliore il luogo che aveva fatto soffrire e felici le persone a cui aveva rovinato la vita.
Era certo che anche Ansem avrebbe voluto così…

“Ecco a te, piccola!”
Raichi non era però l’unico che doveva convivere con diversi sensi di colpa, o quantomeno con un passato travagliato che ne aveva forse compromesso la salute mentale.
Anche un certo ragazzo, prigioniero prima degli ADAM e poi del Concilio, quest’ultimo a sua insaputa, per quasi tutta la sua vita e finalmente libero e capace di scegliere da solo della propria vita solamente adesso, era come lui…
Un certo ragazzo in grado di controllare il ghiaccio, Jack Frost!!
Per lui era stato molto difficile potersi reinserire in una società che non conosceva più. A causa delle pillole cancella-memoria, tutti si erano dimenticati del suo passato e quasi non lo conoscevano neppure, seppur sapevano che era uno dei bambini scomparsi e che si diceva fosse stato rapito da Fontaine e dai suoi uomini.
Eppure, nonostante fosse uno sconosciuto ai loro occhi ed avesse mostrato di possedere un grande potere del ghiaccio, l’avevano comunque accettato tra di loro, consapevoli che aveva fatto di tutto per aiutarli al Palazzo Presidenziale.
Sembrava che si fossero dimenticati che per un momento aveva combattuto dalla parte del Concilio, forse perché con le sue azioni aveva salvato la vita a Mustang, Hawkeye ed Erza e per tutti era più che sufficiente per dimostrare la sua buona volontà.
Doveva ammettere che, seppur fosse quello che sperava da sempre, si sentiva un po’ a disagio nel vedere che tutti lo avevano accettato tra di loro come se non fosse successo nulla, anche se l’avevano fatto anche con gli altri ex componenti degli Illuminati.
Grazie a ciò, il suo reinserimento della società doveva essere più semplice del previsto… ma per lui invece fu tutt’altro!!
Durante tutto il viaggio, Jack Frost ebbe modo di riflettere della sua vita, di ciò che gli era capitato e di come avrebbe voluto trascorrere il resto della sua vita, ed alla fine giunse alla conclusione che non avrebbe avuto una vita facile.
Poteva anche essere stato perdonato, ma questo non significava che lui stesso non avrebbe avuto problemi. Come poteva riprendersi facilmente dopo aver subito per una vita intera abusi e torture da parte dei suoi nemici?
Era vero che quelli del Concilio non erano proprio abusi, e neppure torture, ma lo tenevano ibernato per il 90% del suo tempo, e quelle poche volte che lo lasciavano libero era per allenarsi a controllare meglio il proprio potere.
Non conosceva nessun mestiere, non sapeva com’era il mondo esterno, diavolo non sapeva neppure come vivevano le persone. Come poteva sperare con quelle poche conoscenze di cui disponeva di vivere senza troppi problemi?
C’era anche il fattore psicologico da considerare poi… non era facile il reinserimento nella società di un soggetto come lui, costretto solamente a combattere e che a conti fatti non sapeva fare nulla, senza contare i possibili incubi che poteva avere per il suo passato…
Era stato fortunato sotto quel punto di vista, non aveva mai avuto incubi davvero perenni, giusto un paio di volte aveva sognato quando Fontaine lo torturava, ma per il resto stava molto meglio di quello che avrebbe potuto pensare…
Ciononostante, niente poteva negare che con il passare degli anni la situazione sarebbe invece peggiorata, e proprio per questo, quando si stabilirono finalmente sulla nuova isola, l’albino prese una decisione sofferta ma necessaria…
Decise di farsi seguire psicologicamente!!
Riteneva che fosse il modo migliore per superare tutti i traumi che aveva subito nel corso della sua vita, e non gli importava se ci sarebbero voluti anni di sedute psichiatriche, lui le avrebbe seguite fino alla fine e sarebbe guarito!
Fortunatamente per lui, a decidere di seguirlo fu Winry, che prese questa decisione senza essere forzata da nessuno. Grazie alla capacità ottenuta dal Genoma, sapeva di poter essere molto utile a soggetti particolarmente emotivi come lui.
Jack Frost non la conosceva molto bene, ne aveva solo sentito parlare, ma vista la sua abilità decise di acconsentire che lei fosse la sua psicologa… e doveva ammettere che almeno fino a quel momento stava andando tutto bene!!
Le sedute psichiatriche lo stavano aiutando ad aprirsi, e con la consulenza di Rockbell aveva incominciato a preoccuparsi di meno del suo trauma e di più a vivere alla giornata, consapevole di dover recuperare il tempo perduto.
Però, se psicologicamente avesse avuto il sostegno di cui aveva bisogno, al tempo stesso avrebbe dovuto cercare un lavoro che gli permettesse di sbancare il lunario… il problema era che non sapeva fare nulla e non aveva studiato nessun mestiere…
E fu allora che gli venne un’idea a dir poco geniale: sfruttare la sua capacità per trovarsi un lavoro da solo!!
Lui era in grado di controllare il ghiaccio grazie al suo bastone, e scelse di adoperare questa sua capacità a suo vantaggio, essendo l’unica cosa che sapeva fare, e di aprire in questo modo una gelateria a conduzione singola!!
Purtroppo, non aveva i soldi per permettersi un locale intero, ma a lui questo non importava, contava unicamente che si rimettesse in carreggiata, e per quanto gli riguardava una bancarella era più che sufficiente.
Utilizzò i suoi pochi risparmi, o quantomeno i soldi di cui disponeva grazie al piccolo supporto di Raichi, per comprarsi un carrettino piccolo di colore bordeaux, e piazzatosi nell’area commerciale di Community Island iniziò a vendere gelati.
Erano a fabbricazione personale, con il suo ghiaccio fu uno scherzo crearli, ed essendo questo diverso da tutti gli altri sfruttati nel resto del mondo i suoi gelati venivano molto più buoni del normali… cosa che gli permise una grande pubblicità.
La voce che i suoi gelati fossero i migliori dell’isola fece subito il giro, ed ogni qualvolta qualcuno voleva un gelato e si trovava nelle vicinanze andava subito da lui, anche per questo non erano state aperte gelaterie su tutta Community Island.
Gli affari andavano a gonfie vele, ed il ragazzo era sicuro che con i soldi ricavati molto presto avrebbe potuto affittare un vero locale, e magari anche pagare del personale per farsi dare una mano, visto che il carico sarebbero aumentato sicuramente…
Ma per il momento riusciva a gestire tutto da solo, e tanto gli bastava.
Proprio in quel momento, Jack Frost consegnò un cono gelato panna e cioccolato ad una bambina che gliene aveva fatto richiesta insieme al padre, ed il tutto mentre pronunciava quella frase e le sorrideva molto dolcemente.
Il carrettino, costituito sulla superficie da diversi contenitori che tenevano sia coni che coppette e, al suo interno, dei piccoli freezer alimentati dal ghiaccio del giovane e contenenti tutti i vari gusti, si trovava in una delle strade della zona commerciale.
Era uguale a quelle dove si trovavano altri abitanti dell’isola già visti precedentemente, e nonostante l’ora la piccola ed il genitore erano gli unici clienti. Tutti gli altri o avevano altro da fare oppure non avevano voglia di gelato, ma per Jack non era un problema dato che le ore di punta erano sempre alla sera.
La bambina prese il cono con entrambe le mani e, con un dolce sorriso sulle labbra, ringraziò il ragazzo “Grazie mille, signore!!” iniziando subito dopo a leccarlo.
Il padre ringraziò a sua volta l’albino “La ringrazio molto. Buona giornata!” per poi alzare la mano destra in segno di saluto ed allontanarsi insieme alla figlia.
Prima che si allontanasse, anche l’ex arma del Concilio dei Sette ricambiò il saluto, sollevando la mano destra e dicendo “Di nulla, si figuri!” aveva già pagato mentre preparava il gelato, per cui non era un problema per lui.
Appena i due si furono allontanati del tutto, Jack Frost rimase da solo, metaforicamente dato che essendo una via commerciale la gente circolava in tutte le direzioni continuamente, e per questo ne approfittò per osservare la sua bancarella mobile.
Si trovava in quel momento dietro di essa spostata verso destra, e non poté fare a meno di sorridere mentre la guardava. Essa rappresentava l’inizio del suo percorso di redenzione, o quantomeno per iniziare una nuova vita lontana dalla guerra e dai suoi poteri.
Era molto umile e al momento era l’unica cosa che si poteva permettere, ma il solo fatto che gli avesse permesso di guadagnare abbastanza per poter in futuro ampliare la sua attività era un motivo più che sufficiente per essergli eternamente grato.
Stava faticando e doveva dividersi in quattro per servire i clienti nell’ora di punta, quello era vero, ma la soddisfazione che aveva non poteva essere descritta, ed il supporto psicologico di Winry durante le loro sedute lo aiutava non poco.
Il ragazzo finì addirittura, continuando a sorridere dolcemente, per accarezzare il suo carrettino e pensare *Fino a qualche mese fa non avrei mai pensato di poter vivere al di fuori del Concilio dei Sette… e se ora posso farlo, lo devo anche a te…*
Aveva capito che poteva staccarsi dall’organizzazione quando aveva sentito che Elsa era riuscita a rifarsi una vita dopo essere scappata dagli ADAM, ed anche se non era riuscito a convincere Alice, il suo più grande rammarico ancora, lui era riuscito a liberarsi da quelle catene.
Non essere riuscito a portarsi dietro la nera e vederla in prigione sarebbe stato sicuramente il suo rimpianto più enorme, ma tutto era compensato dalla nuova vita che si stava costruendo pezzo per pezzo, e di quello non poteva proprio lamentarsi!
In quel momento però… “Ciao, Jack!!”
Una voce proveniente da davanti a lui finì per attirare la sua attenzione, e l’albino, con un’aria sorpresa, sollevò il volto, vedendo in questo modo… una bambina che aveva entrambe le braccia in aria e stava sorridendo con la bocca aperta!
Chi era? La piccola Bra, la figlia di Bulma!!
L’azzurra stava agitando le sue manine in alto in segno di saluto ed indossava gli stessi abiti di sempre, così come Jack Frost. Non era però da sola la sorella minore di Trunks, un uomo la accompagnava e si trovava subito dietro di lei…
Si trattava di Sebastian Michaelis, l’ex maggiordomo di Ansem e Xehanort!!
Anche quest’ultimo indossava i suoi classici abiti di sempre, e mentre rimaneva fermo e composto quasi come se fosse sull’attenti finì per sorridere anche lui mentre vedeva Bra salutare felicemente il gelataio.
Quest’ultimo inizialmente rimase sorpreso sia di essere stato chiamato e sia di vedere proprio loro due lì, davanti alla sua bancarella a quell’ora… ma alla fine la gioia di vederli tutti e due prese il sopravvento, ed anche lui sorrise dolcemente!
“Ma guarda un po’ chi c’è, una delle mie clienti preferite!” arrivò a dire il ragazzo sorridente.
Non era andato troppo lontano dalla verità, dato che a Bra piacevano particolarmente i gelati che preparava lui, e di conseguenza si presentava quasi ogni tre giorni davanti alla sua bancarella, probabilmente per suo volere stesso.
Sentendo quel complimento, l’azzurra portò entrambe le mani dietro la schiena e sorrise mostrando tutti i denti, tenendo però gli occhi chiusi. Era contenta quando la definiva così, e non riusciva a nascondere un pizzico di imbarazzo.
A quel punto Sebastian, che era dietro di lei, fece segno di due con la mano destra e chiese “Due coni gelato, per cortesia!”
“I soliti?” chiese immediatamente Jack Frost, iniziando a mettersi al lavoro senza perdere tempo. La risposta di Michaelis fu rapida e diretta “Il solito!” il tutto con un sorriso sulle labbra e gli occhi chiusi.
Ogni volta che venivano insieme, i due ordinavano sempre gli stessi gusti: per l’ex maggiordomo di Xehanort si andava di cono gelato con stracciatella e fragola, mentre invece la piccola Bra prendeva cioccolato e limone.
Ma come mai i due erano insieme? Fu presto detto.
A seguito della morte di Bulma, nessuno ebbe alcun dubbio sul fatto che toccasse a Trunks ereditare il suo intero patrimonio, in quanto primogenito ne aveva il diritto e la secondogenita, Bra, era troppo piccola per diventare proprietaria di tutti quei beni.
In questo modo, il viola ottenne tutti i soldi dell’azzurra, nonché le sue licenze. Avrebbe ereditato anche i beni, se la maggior parte di essi non fosse rimasta nella vecchia Comunità e quindi impossibile per chiunque da recuperare…
Ma quello non era di certo un problema, anzi con i soldi ottenuti dalla madre l’adolescente poté riacquistare ogni singola cosa che aveva dovuto abbandonare, e finanziò anche la costruzione di una villa quasi identica a quella che avevano nella vecchia società.
Da quando poi era divenuto il nuovo Direttore delle Rocket Foundation, Trunks aveva aumentato il suo intero patrimonio rendendolo di fatto uno degli uomini più ricchi di Community Island. Insomma, sembrava che se la passasse alla grande…
Ed invece aveva un problema, un enorme problema.
Essendo rimasto da solo con Bra, non riusciva a trovare il tempo materiale per occuparsi di lei. Era riuscito ad ottenere la custodia legale della sorellina in quanto suo unico parente rimasto in vita e con uno stipendio fisso, ma gli mancavano le ore da poter passare con lei.
Andando la piccola alle elementari, la mattina fortunatamente non era un problema, ed anche la sera, quando Trunks era presente, non c’erano grossi impedimenti… che invece si presentavano nel pomeriggio, lì sì che non era tranquillo!!
Lui era ancora al lavoro, mentre la bambina era fuori dalle elementari e quindi aveva bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lei mentre era assente, e voleva organizzarsi prima che la scuola riprendesse in modo da essere pronto.
Per i primi giorni non trovò soluzioni e non seppe neppure che cosa fare… fino a quando qualcuno, un ex maggiordomo rimasto senza lavoro, si offrì volontario per badare alla bambina mentre suo fratello maggiore era fuori casa…
Si trattava proprio di lui, Sebastian Michaelis!!
Essendo stato licenziato ed essendo il suo ex datore di lavoro morto, il nero era rimasto senza uno scopo nella sua vita e senza un posto dove andare, e vedendo la difficoltà del fucsia nel trovare un sostituto di Agatha decise di prendere la palla al balzo.
Quella era la sua occasione per provare a staccarsi dal Concilio che aveva servito per quaranta lunghi anni, ed al tempo stesso per espiare alle sue colpe di non aver impedito la morte di Bulma prendendosi cura della sua progenie.
Trunks ritenne la sua offerta come una manna dal cielo, e non esitò neanche un solo istante ad accettarla e ad assegnargli il lavoro, rendendolo in questo modo il maggiordomo della nuova Villa Brief e la tata di Bra!!
Con queste nuove referenze, Sebastian si era stabilito a vivere da loro, e almeno fino a quel momento aveva svolto un ottimo lavoro, dato che la piccola era felice con lui e il Direttore delle Rocket Foundation lo considerava un ottimo elemento.
Ogni tanto i due, nel pomeriggio, uscivano per andare a fare una passeggiata, e proprio in questo modo finivano per incontrare Jack Frost e prendere un gelato da lui… proprio come accaduto in quell’occasione!
In quell’istante l’albino concluse di fare i due gelati, e li porse con entrambe le mani ai due clienti dicendo loro “Ecco a voi!”
“Grazie mille, Jack!!” festeggiò la bambina con il sorriso sulle labbra, chiamandolo anche per nome viste tutte le volte che andavano da lui.
Michaelis, dopo aver preso il suo cono, porse il suo compenso, una banconota, con la mano destra, affermando “Ecco a te, e grazie ancora!”
“Ma figuratevi!” rispose il ragazzo, mettendo a posto la banconota e senza dover prendere il resto dato che aveva pagato il prezzo giusto.
Anche se si erano dovuti trasferire, avevano deciso di mantenere la stessa moneta che avevano in Comunità, i Benny, in quanto ormai erano troppo abituati a adoperarli e non volevano cambiare le loro abitudini a causa di una nuova valuta.
Bra si gettò subito sul gelato senza esitazione, iniziando a leccarlo con grande gioia e reggendolo con due mani, partendo dal lato cioccolato naturalmente. Sebastian invece rimase ad osservare il suo continuando ad avere il sorriso sulle labbra…
Jack notò questo particolare, sembrava quasi in sovrappensiero, e proprio per questo, dopo aver sistemato i soldi che gli erano stati consegnati, gli si rivolse chiedendo “È tutto a posto? Ho sbagliato per caso qualcosa?”
Naturalmente la prima cosa a cui pensò fu che aveva sbagliato le porzioni del gelato oppure i suoi gusti, ed era già pronto a fargliene uno nuovo offrendogli il secondo, perché se era stato commesso un errore la colpa era sicuramente sua…
Ma Michaelis, che effettivamente stava pensando in quel momento, si destò solo allora, sentendo le parole dell’albino, e, dopo aver assunto per un momento un aria quasi spaventata forse perché non si aspettava che gli avrebbe rivolto la parola, tornò tranquillo e con il sorriso sulle labbra.
“Sì sì, tutto a posto tranquillo…” fu quello che provò a dire subito…
Anche se poi, abbassando il volto ad osservare il gelato che reggeva con la mano sinistra, non poté fare a meno di confessare “… È solamente che… diciamo che non ero più abituato a questi momenti di tranquillità…”
Parole abbastanza strane le sue, che finirono per attirare la curiosità dell’albino che iniziò ad osservarlo quasi stranito. Non conoscendo benissimo la sua storia, se non che era stato il maggiordomo del Gran Maestro, non sapeva che cosa intendesse dire…
Fortunatamente Bra sembrava fin troppo impegnata a mangiare il suo gelato, e proprio per questo il maggiordomo poté andare avanti svelando “… Quando lavoravo per il Signorino Xehanort, non ho mai avuto un momento di pace come questo. Il Concilio dei Sette rendeva la mia vita quasi impossibile, ma io la accettavo perché avevo volutamente scelto di servire la famiglia del Signor Ansem fino alla fine dei miei giorni… ma ora che la loro dinastia è quasi finita ed ho cambiato lavoro mi sento… libero…”
Era una strana sensazione, non sapeva neanche lui come descriverla. Aveva cercato di aiutare prima Ansem e poi Xehanort come meglio poteva, cercando di fare in modo che fossero fieri di lui, ed ora si ritrovava a lavorare per qualcuno totalmente diverso da entrambi…
Non aveva però ancora finito, dato che dichiarò “Durante la grande battaglia di qualche mese fa ho cercato di fermare il Signorino Xehanort come meglio potevo, perché volevo proteggerlo e salvarlo da sé stesso. Ed ora che ci sono riuscito ed ho trovato una nuova famiglia di cui prendermi cura… mi sento come se mi fossi liberato di un peso enorme dalla schiena, qualcosa che mi distruggeva dentro ma che nascondevo sempre dietro ad un sorriso…”
Sembrava strano da dire, ma per Jack Frost, che aveva ascoltato tutto quanto mantenendo un’aria molto seria, quelle parole non erano senza significato, perché capiva perfettamente che cosa stesse cercando di dirgli!!
Proprio per questo, mantenendo un’aria molto seria anche lui e rimanendo dall’altra parte del carrettino, l’albino svelò “… Capisco quello che dici, perché è la stessa cosa che ho provato anche io negli ultimi mesi…”
Mentre Sebastian assumeva anche lui un’aria seria sollevando il suo sguardo per osservarlo meglio, il giovane abbassò il suo volto e proseguì “Sono stato prigioniero per quasi tutta la mia vita, prima degli ADAM e poi del Concilio dei Sette. Mi sono portato dietro un peso enorme sulla schiena più grande di quanto molti possano anche solo immaginare, e credevo che l’avrei dovuto tenere per il resto della mia vita… che non sarei mai stato libero…”
Appena ebbe terminato di dire quelle parole però, ecco che il Potenziato sollevò di nuovo la faccia e, chiudendo gli occhi e mostrando un dolce sorriso, svelò “Ma ora guardarmi. Ho un’attività mia, ho un sostegno economico e sono padrone di me stesso, qualcosa che fino a qualche mese fa ritenevo impossibile. Ho sofferto quasi tutta la mia vita, ma ho avuto pazienza ed alla fine sono stato ricompensato, proprio come accaduto a te!”
Dopodiché, dopo un paio di secondi di silenzio, concluse il suo discorso dicendo “È inutile continuare a pensare al passato. Anche se la tua lealtà era verso il Gran Maestro, adesso hai una nuova vita davanti a te, proprio come me, ed il mio consiglio è di godertela finché puoi… perché te la sei meritata!!”
Credeva fermamente in ciò che aveva appena detto. Aveva sperimentato su sé stesso che si poteva dimenticare il passato, per quanto crudele o sofferente sia esso stato, e ricominciare quasi come se non fosse successo nulla, pur non dimenticandolo.
Il nero se ne era reso conto, proprio per questo nel sentire le sue ultime parole non poté fare a meno di strabuzzare gli occhi, aprire leggermente la bocca e guardarlo quasi con occhi stralunati, dopo aver avuto anche un leggero sussulto.
Non riusciva a credere ai suoi occhi. Non aveva assistito personalmente agli esperimenti che il Dr. Raichi conduceva su di lui, su Alice e su Nina, ma non pensava che sarebbe riuscito a superarli così rapidamente e, soprattutto, a continuare a vivere nonostante tutto.
Questo l’aveva sorpreso non poco, e proprio per questo alla fine sorrise felicemente. Jack Frost era il chiaro esempio di come il suo ex superiore si sbagliasse, la convivenza era possibile, bisognava solamente che tutti lo volessero.
“… Sì, hai ragione…” arrivò addirittura a dire Sebastian, chiudendo gli occhi ed abbassando leggermente il volto, seppur continuando a sorridere.
E già che c’era, il maggiordomo decise di togliersi un sassolino dalla scarpa e di chiedergli scusa per un fatto preciso. Se lo teneva dentro da tempo, da quando l’aveva visto nei pressi di Villa Brief ma non aveva avuto il coraggio di avvicinarlo.
Per tutto quel tempo gli aveva parlato come se nulla fosse, ma al tempo stesso si era tenuto dentro un peso che lo riguardava e di cui non riusciva a liberarsi… ma ora che aveva visto l’albino liberarsi a sua volta del suo peso, aveva trovato il coraggio di farlo.
Così, mantenendo il volto basso ed il sorriso sulle labbra, Michaelis disse “… E già che ci sono, volevo scusarmi con te, con tutto me stesso…”
Naturalmente il ragazzo rimase incuriosito dalle sue parole, e proprio per questo cominciò a guardarlo in un misto tra lo stranito ed il confuso. Anche Bra, che aveva ignorato i loro discorsi fino a quel momento per mangiare il gelato, cominciò ad osservare la sua nuova tata con occhi curiosi e la bocca spalancata.
Sebastian allora rivelò “… Mentre eri prigioniero del Concilio dei Sette mi sono del tutto disinteressato a te, occupandomi solo di eseguire gli ordini del Gran Maestro ed ignorando che tu e tutti gli altri stavate soffrendo. Forse, se mi fossi interessato a voi, se avessi deciso di provare a fare qualcosa… ora Alice non sarebbe irrecuperabile, e tu e Nina avreste iniziato la vostra nuova vita molto prima…”
Il nero aveva ben compreso che Frost non riusciva a superare il fatto che non avesse convinto la sua compagna a seguirlo, ma che anzi fosse stato obbligato a congelarla, e poteva capirlo perché provava le sue stesse sensazioni…
Vederlo lì, con il suo carretto dei gelati felice, gli aveva fatto capire che avrebbe potuto donargli quella nuova vita molto tempo prima, ed invece per devozione alla famiglia di Ansem aveva finito per obbedire a Xehanort e basta, ritardando il tutto…
Jack comprese solo allora che cosa stesse cercando di dirgli, e… non provò alcun rimorso nei suoi confronti! Anzi, finì per tornare a sorridere addirittura!
“Tu non hai nulla di cui scusarti…” specificò difatti il giovane “Anche se avessi provato a fare qualcosa, il Gran Maestro l’avrebbe saputo e sarebbe intervenuto. Lo sai anche meglio di me questo…”
Già, il maggiordomo lo sapeva bene. Era stato lui stesso a dirlo a coloro che si trovavano a Villa Brief durante la grande battaglia di qualche mese prima, di conseguenza non poteva di certo dimenticarselo…
L’albino però, posizionando la mano destra sopra alla sua bancarella mobile, aggiunse “Non sarebbe cambiato nulla, alla fine sarei comunque riuscito a costruirmi una nuova vita solamente adesso… ed a me sta bene comunque così!”
Per poi sollevare il volto e concludere il tutto sorridendo “Non importa quando, importa solo il come. Io ora sono felice, ed anche Nina lo è, e per Alice credo che fosse irrecuperabile già da molto tempo, forse anche prima che il Concilio ci prendesse con sé, di conseguenza tutto è bene quel che finisce bene!!”
Non sapeva se fosse vero, se Alice per davvero non poteva più essere salvata da molto tempo, ma di certo era convinto che il suo carattere sadico prima o poi sarebbe comunque emerso come conseguenza delle esperienze passate, di conseguenza poco sarebbe cambiato alla fine…
Sebastian allora, alzando la faccia per poter osservare il suo interlocutore, finì per annuire mentre continuava a sorridere. Anche se si sentiva sempre in colpa per non aver fatto nulla, non poteva negare che i risultati erano comunque arrivati in conclusione.
Forse le condizioni della Potenziata che adoperava le catene per combattere sarebbero sempre rimasti il loro tallone d’Achille, ma per il resto era andata anche meglio di quello che avrebbero anche solo potuto immaginare, di conseguenza potevano passarci sopra alla fin fine…
Bra, che era stata una spettatrice esterna per tutto il tempo, osservò i due uomini e, dopo essere stata sorpresa per tutto il tempo, finì per sorridere dolcemente. Dopo quanto accaduto mesi prima, vedere la gente andare d’accordo le faceva sempre piacere.
“Ecco bravi, bisogna sempre sorridere!” disse allora l’azzurra, attirando in questo modo l’attenzione di entrambi su di sé.
Anche se poi, finì per pronunciare una frase che lasciò abbastanza attoniti entrambi “In fondo era quello che voleva la mamma, giusto?”
… Cosa? Aveva… citato Bulma da sola?!
Jack Frost rimase perplesso dalla cosa. Non si aspettava che una bambina come lei, che aveva subito un trauma enorme dopo il modo in cui Agatha le aveva rivelato cos’era successo, potesse parlare così liberamente del genitore assassinato.
Da quello che sapeva, Winry ci aveva messo parecchio a riprendersi, anche se lei aveva assistito direttamente all’omicidio ed era un caso diverso. Non c’era che dire, Bra psicologicamente parlando sembrava più forte di quanto non desse a vedere…
Sebastian invece sapeva bene questo dettaglio di lei, e proprio per questo finì per sorridere dolcemente ancora più di prima. Non era la prima volta che lo faceva, la nominava spesso mentre erano in casa, e lo faceva sempre tranquillamente.
Proprio per questo, il maggiordomo finì per dire “Hai ragione, Bulma l’avrebbe voluto!” per poi cominciare anche lui a mangiare il suo gelato, che non aveva ancora toccato fino a quel momento.
Vedendo che la sua nuova tata gli avesse dato ragione, la bambina finì per sorridere a denti scoperti chiudendo gli occhi, mentre teneva in mano il suo cono gelato che aveva quasi finito, era arrivata circa a metà cono.
Non era stato facile per lei superare un trauma come quello di qualche mese fa, ne era uscita a dir poco distrutta a livello psicologico, rimanendo chiusa in sé stessa e cercando di mostrarsi felice all’esterno nonostante stesse morendo dentro.
Anche se era una bambina, non voleva far preoccupare gli altri ed il modo migliore che aveva trovato per riuscirci era di sembrare contenta, in modo che nessuno la trattasse con riguardo… nonostante questo però, per mesi interi aveva vissuto con la madre in testa.
Non riusciva ad accettare che, dopo Vegeta, anche Bulma se ne fosse andata e che fosse rimasta solo con il fratello come unico parente in vita. Quest’ultimo aveva cercato di tirarla su di morale come poteva, ma era molto impegnato e non aveva il tempo per curarla il tempo necessario.
Sembrava che fosse costretta a chiudersi in sé stessa come aveva fatto Winry per sei lunghi anni… ed invece, la soluzione si presentò alla sua porta quando Sebastian fu assunto!!
La gentilezza del maggiordomo e il tempo passato con lui erano stati un vero toccasana, e grazie ad essi Bra era riuscita a trovare in sé la forza per superare il trauma della morte di entrambi i genitori e tornare per davvero la bambina soave ed allegra di un tempo.
Vero, sarebbe cresciuta con la consapevolezza di doversela cavare da sola molto prima degli altri, ed a causa delle sue esperienze sarebbe maturata prima dei suoi compagni della stessa età, ma almeno si sarebbe goduta gli ultimi anni dell’infanzia senza vivere nella paura.
Fino a quanto sarebbe durato, sarebbe rimasta la piccola Bra Brief di un tempo!!
Se però la compagnia di Michaelis aveva giovato a lei, si poteva dire la stessa cosa anche per l’ex sottoposto di Xehanort, che da quando era stato assunto dall’attuale Direttore delle Rocket Foundation aveva trovato un nuovo scopo nella sua vita.
Badare a quella piccola lo divertiva, lo faceva sentire come a casa e gli regalava quelle emozioni che solamente servire Ansem e sua moglie gli avevano donato. Aveva riscoperto la gioia di aiutare il prossimo non per obbligo ma perché era ciò che voleva.
Come maggiordomo riteneva che quella fosse una caratteristica essenziale, che sentiva di aver perso dopo essere divenuto il servitore del Gran Maestro, che lo obbligava ad azioni deplorevoli che lui era costretto ad eseguire per l’enorme debito di vita che aveva con la sua famiglia.
Ora aveva estinto quel debito, e si sentiva libero di vivere la vita così come voleva e di servire solamente chi lo meritava e chi voleva lui e non solo coloro con cui si sentiva in obbligo, e la famiglia di Bulma rientrava tra i primi.
Era nato un nuovo Sebastian Michaelis… un Sebastian Michaelis libero dalle catene della famiglia di Xehanort!!
Infine, pure Jack Frost non poté fare a meno di sorridere nel vedere la bambina ed il maggiordomo che si gustavano il loro gelato mentre parlavano tranquillamente di un trauma come se non fosse mai successo o l’avessero già superato.
Lui non l’aveva ancora del tutto superato, stava bene grazie alle sedute di Winry ma ci sarebbe voluto del tempo, invece Bra ce l’aveva fatta senza l’aiuto di nessuno ad eccezione di Sebastian, era veramente più forte di lui, non poteva negarlo.
C’era però da dire che lui, a differenza della piccola, aveva subìto delle botte psicologiche non da poco per quasi tutta la sua vita, era un caso totalmente diverso. E ciononostante anche lui era sulla buona strada per rimettersi totalmente.
Forse un giorno sarebbe tornato a sorridere più spesso come la bambina, sinceramente, dato che ultimamente sorrideva soprattutto per mostrare che stesse davvero bene, ma fino ad allora avrebbe cercato di andare avanti.
Lo doveva a tutti coloro che avevano cercato di salvarlo negli scorsi anni e per chi si sentiva in colpa per non esserci riuscito. Per loro doveva andare avanti e provare a costruirsi un futuro al meglio delle sue possibilità.
Jack Frost era un uomo libero, e libero sarebbe rimasto… per sempre!!

I due detective invece che fine avevano fatto?
Shinichi ed Heiji, a differenza della maggior parte degli abitanti di Community Island, non si erano visti la vita totalmente stravolta dal trasferimento e dal cambio di abitudini che aveva colpito tutti quanti.
I due ragazzi già mentre si stavano trasferendo sulla nave viaggiando nell’Oceano avevano iniziato a riflettere sul modo in cui la loro vita sarebbe cambiata a seguito degli ultimi eventi… ed erano giunti alla conclusione che non dovevano temere il cambiamento.
Entrambi avevano un lavoro che poteva andare bene anche nella nuova società che avrebbero creato una volta trovato il luogo giusto, e proprio per questo decisero di continuare la loro carriera da detective, così come desideravano da sempre.
L’unico problema era trovare un nuovo locale da affittare ed usare come ufficio, considerando che tutto andava ricostruito da zero non sarebbe stato facile, anche tenendo conto che non sapevano dove sarebbero capitati…
Ma a livello economico non c’era nessun problema, perché fortuna voleva che Bulma li avesse pagati per l’indagine sul misterioso simbolo che si trovava sul coltello di Bakura, e grazie a questo avevano i soldi necessari per l’acquisto!!
Una volta giunti a Community Island e costruiti i vari edifici, entrambi avevano cercato l’appartamento che facesse al caso loro, e dopo tre giorni di ricerche riuscirono finalmente a trovarlo nella zona industriale dell’isola, quella al centro.
Si trattava di un appartamento non molto grande, si poteva dire che lo era quanto l’ufficio che avevano nella vecchia Comunità, e tutti e due rimasero catturati da esso perché aveva la stessa struttura della loro vecchia sede.
Sembrava veramente identico, almeno a livello di costruzione dato che mancavano i mobili, e proprio per questo scelsero di comprarlo. Non affittarlo, non vollero commettere lo stesso errore della Comunità, stavolta lo comprarono.
Una volta acquistato, lo sistemarono in modo che assomigliasse il tutto e per tutto all’ufficio che avevano sottoterra, quasi a voler richiamare il passato ed al tempo stesso il nuovo inizio che li avrebbe attraversati e che, stando ad entrambi, non sarebbe stato poi così diverso dalla precedente vita che avevano.
I lavori vennero conclusi solamente quella mattina e, quando gli operai se ne andarono via, tutto era stato sistemato. La stessa scrivania, gli stessi divani, la stessa parete a finestra, c’era tutto quello che avevano nella vecchia Comunità.
Era… come essere a casa, di nuovo.
In quel momento, i due ragazzi erano all’interno del loro ufficio e, mentre Shinichi si trovava alla finestra e stava osservando il panorama davanti a sé, costituito per lo più da enormi edifici essendo la zona industriale, Heiji era dall’altra parte della scrivania.
Aveva la mano destra in tasca, la mano sinistra poggiata sul tavolo, essendo girato verso il muro a sinistra della scrivania, ed aveva un dolce sorriso sulle labbra, oltre che lo sguardo alto mentre stava osservando tutto quanto.
Entrambi sembravano soddisfatti dei lavori compiuti, anche Kudo visto che seppur stesse guardando fuori dalla finestra aveva anche lui il sorriso sulle labbra, il tutto mentre teneva anche le mani in tasca.
“E con questo abbiamo finito!!” esordì a quel punto Hattori, continuando ad essere soddisfatto del loro nuovo ufficio.
“C’è voluto più tempo del previsto, dato che i lavori non sono stati facili dovendo essere tutto impeccabile, ma direi che non possiamo lamentarci…” asserì allora Shinichi, continuando a guardare fuori dalla finestra.
Il castano, girando la faccia verso il collega, dato che i due avevano deciso di continuare a lavorare insieme e di condividere i casi e l’agenzia, affermò sempre con il sorriso sulle labbra “Già, sembra strano che un’idea del genere sia uscita fuori da due detective come noi, ma se vogliamo avere un buon futuro il passato non va mai dimenticato…”
“La nostra vita cambierà da adesso in poi, ma almeno il nostro lavoro cercheremo di mantenerlo così com’era un tempo… sperando di riuscirci, ovviamente…” quella di Kudo era più una speranza che altro.
Sapeva molto bene che non sarebbe stato facile gestire quell’agenzia ora che erano in una società che aveva esigenze diverse, ma volevano continuare ad onorare Sherlock Holmes e ciò che aveva rappresentato per loro.
Proprio per questo, avevano deciso di chiamare di nuovo il loro ufficio “Agenzia Sherlock Holmes”, quasi lo stesso nome che aveva nella Comunità, se non identico. E questo perché il messaggio voleva essere chiaro per tutti quanti.
Loro erano sempre gli stessi, ed anche il loro lavoro lo sarebbe stato.
Anche Heiji sembrava concordare con lui, dato che si voltò del tutto nella sua direzione, guardandogli così le spalle, e, con gli occhi chiusi ed un sorriso a trentadue denti, unì l’indice ed il pollice sinistro a formare un cerchio quasi a volergli dire che sarebbe stato tutto OK.
“Non c’è bisogno di preoccuparsi. Andrà tutto alla grande, ne sono sicuro!” sembrava veramente convinto di quello che diceva e nulla sarebbe riuscito a fargli cambiare idea…
O quasi.
“NON ESSERE COSÌ OTTIMISTA, SUPERFICIALONE!!!”
Un grido enorme arrivò dalle sue spalle, proveniente da una ragazza che il castano conosceva molto bene ma che fino a quel momento lui ed il collega avevano ignorato perché troppo impegnati ad ammirare il loro nuovo “vecchio” ufficio.
Hattori arrivò addirittura a spaventarsi nel sentire quell’urlo, assumendo un’aria semi terrorizzata e quasi saltando sul posto, e si girò del tutto verso le sue spalle così come Kudo, che a differenza dell’amico assunse un’aria quasi seria.
In questo modo, poterono vedere che a parlare era stata Kazuha, la quale li stava osservando entrambi con uno sguardo molto severo. Non era però da sola, dato che alla sua destra c’era anche la sua migliore amica Ran.
Le due, così come i loro fidanzati, indossavano gli stessi abiti che avevano un tempo, ed a differenza dei due detective sembravano tenere dei fogli tra le mani, che tenevano schiacciati al petto quasi a voler evitare che cadessero e si perdessero.
“Ma sei impazzita? Era necessario urlare in quella maniera?!” si lamentò subito Heiji, che non aveva molto gradito l’uscita della sua fidanzata.
Lei però, mantenendo un atteggiamento quasi aggressivo, spiegò meglio la sua affermazione di prima dichiarando “Direi proprio di sì, visto che tutti e due siete fin troppo ottimisti per i miei gusti!!”
“Stavolta Kazuha non ha del tutto torto…” dovette confermare Mouri, che di solito cercava di tranquillizzare la compagna ma stavolta dovette darle corda.
Dopo aver pronunciato queste parole, Ran iniziò anche a guardare i fogli che reggeva tra le mani mentre diceva “Dato che ci avete assunte come assistenti, sappiamo per certo che non c’è molto per cui rallegrarsi…”
Ebbene sì, i due detective avevano assunto le loro fidanzate come loro assistenti!!
In realtà si poteva dire che erano stati quasi obbligati a prendere questa scelta. Le due avevano terminato gli studi e non c’era ragione affinché li riprendessero quando la scuola sarebbe stata riaperta, di conseguenza dovevano trovare un lavoro.
La prima cosa a cui i due ragazzi pensarono fu che sarebbe stato meglio per tutti se si trovassero un lavoro per conto loro, in modo che ognuno si occupasse delle proprie faccende e si rincontrassero solamente alla sera, quando sarebbero tornati nell’appartamento che condividevano proprio come nella vecchia Comunità.
Ma le due ebbero un’idea migliore e, dato che condividevano il fatto che erano stufe di vedere i loro fidanzati troppo poco nella vecchia Comunità a causa del loro lavoro, decisero di andare a lavorare come assistenti dei due detective!!
In questo modo avrebbero avuto un lavoro ed al tempo stesso sarebbero state con i loro ragazzi tutto il giorno, anziché vederli solamente la sera. L’idea la ebbero insieme e la ritennero pure geniale… ma la stessa cosa non la si poté dire per i due giovani.
Nessuno dei due amava l’idea di essere assillato tutto il giorno da loro dato che le conoscevano bene, soprattutto Kazuha, ma alla fine le due li convinsero con le maniere cattive, quasi minacciando di lasciarli se non le avessero assunte.
Costretti in questo modo a prenderle come loro assistenti, non ebbero altra scelta.
Fino a quel momento Shinichi ed Heiji non potevano lamentarsi del loro operato, le tenevano soprattutto a gestire i conti e stavano facendo un buon lavoro, non sfuggiva loro niente ed i calcoli erano sempre quasi perfetti, tutto sommato non sembravano aver preso una pessima scelta a volerle assumere entrambe, seppur sotto minaccia…
Però se in quell’istante si stavano lamentando, quasi sicuramente avrebbe avuto a che fare con la loro contabilità o roba del genere, forse anche per questo dopo che Mouri ebbe pronunciato quelle parole nessuno dei due fiatò, aspettando di sentire cosa avessero da dire…
Fu Toyama la prima a parlare, rivelando “Abbiamo fatto un paio di calcoli e, a causa della vostra fissa di volere l’ufficio esattamente com’era nella vecchia Comunità, abbiamo finito per spendere un patrimonio!!”
“Avevamo un po’ di risparmi grazie ai soldi versati da Bulma nell’ultimo incarico che vi ha assegnato, ma tra l’acquisto dell’ufficio e dei mobili sono andati via la maggior parte. Ora rimangono solamente le briciole…” continuò Ran.
A concludere tutto fu Kazuha, che disse sempre con il suo tono di voce parecchio arrabbiato “Se continuiamo così, finiremo sul lastrico nel giro di un paio di mesi!! Quindi che cosa state lì ad ammirare il vostro ufficio se qui rischiamo la bancarotta?!”
Tutte e due sembravano convinte di ciò che dicevano, solo che mentre la fidanzata di Shinichi manteneva la calma la sua compagna era più nevrotica, anche a causa del fatto che era appena stata assunta e non voleva doversi cercare un altro lavoro.
La reazione dei due giovani? Rimasero fermi nella stessa posizione ed espressione di prima, non si comprese bene come avessero preso quello che avevano appena detto le loro ragazze… almeno per i primi tre secondi.
“Quindi è tutto qui?” esordì addirittura Heiji, che dopo un altro secondo affermò pure “Temevo molto peggio da come avevate parlato…”
“E che cosa ci sarebbe di peggio della bancarotta?!” domandò però Toyama, che sembrava star mantenendo un atteggiamento aggressivo.
“Non rischieremo la bancarotta, state tranquille!” dichiarò allora Shinichi, mantenendo entrambe le mani in tasca ed un’espressione abbastanza seria.
Ran, seppur volesse fidarsi del suo ragazzo, non era del tutto convinta delle sue parole, al punto tale che gli chiese con un’aria leggermente preoccupata “Ma… ne sei sicuro?...”
“Certamente!” a rispondere però fu Hattori, che tirando su il pollice destro mostrò un sorriso a trentadue denti, chiudendo anche l’occhio destro, ed affermò ulteriormente “Ce la caveremo, non abbiate timore in merito!!”
“Vola basso per il momento!” cercò però di riportarlo con i piedi per terra Kazuha, anche se stavolta rispetto ai minuti precedenti abbassò il tono, tornando ad avere un atteggiamento meno aggressivo.
Il tutto poi mentre aggiunse anche “Al momento non avete ancora avuto nessuna richiesta di lavoro o uno straccio di indagine. Se non ne arriverà nessuna entro le prossime settimane, ci sarà ben poco per cui festeggiare…”
“Dubito avremo problemi di ingaggio nel prossimo futuro!” specificò tuttavia Shinichi, sempre con le mani in tasca e sicuro di quello che stava dicendo.
Le due giovani, sempre con i fogli in mano, cominciarono a guardarlo confuse, più che altro per capire che cosa stesse cercando di dire. Che loro non avessero al momento ingaggi era obiettivo, bastava vedere che non aveva nessun lavoro, quindi con quale sicurezza poteva affermare una cosa del genere?
Fu presto chiaro il castano, dato che continuando a rimanere serio spiegò “La nostra reputazione agli occhi di tutti i cittadini è aumentata dopo il caso Bulma. Ora sanno tutti che siamo stati noi a decifrare il messaggio dietro quel simbolo che si trovava sul coltello di Bakura, e la nostra perspicacia di quella volta ci aiuterà per il prossimo futuro…”
“Esattamente!” sottolineò anche Heiji, confermando le parole del collega “È solo questione di tempo, forse addirittura giorni, e verranno ad assumerci per qualche lavoro. Ormai la nostra fama ci precede, oppure vi siete dimenticate che anche la Polizia ed alcuni ragazzi all’epoca ci diedero una mano e possono confermare la nostra bravura?”
… Effettivamente, ora che le due giovani ci pensavano, non avevano neppure tutti i torti.
Si ricordavano che Hawkeye, Natsu e Medaka avevano dato loro una mano ad ottenere le informazioni necessarie per risolvere il caso del simbolo che si era poi rivelato essere uno di quelli che rappresentava gli Illuminati in Superficie.
Loro tre potevano garantire la bravura dei due ragazzi, e questo unito al fatto che tutti erano a conoscenza dell’ottimo lavoro che avevano svolto per conto di Bulma poteva effettivamente aiutarli a mantenere la baracca per i prossimi mesi, se non anni.
Rischiavano la bancarotta a causa dei soldi spesi per la ristrutturazione di quel locale, ma se tutti coloro che avevano bisogno di una mano per un’indagine si fossero rivolti a loro, avrebbero potuto risolvere il problema più velocemente del previsto…
“Sì, anche questo è vero…” sottolineò allora Ran, iniziando ad osservare i fogli che reggeva tra le mani quasi a voler controllare che i conti quadrassero.
“… Premesso che questo sia vero, non aspettatevi comunque degli incarichi troppo importanti!” specificò tuttavia Kazuha, tornando a guardarli abbastanza malamente a causa di quanto detto precedentemente.
I due detective cominciarono ad osservarla con aria incuriosita, forse per capire a che cosa si stesse riferendo considerando che aveva parlato di “incarichi troppo importanti” e poteva significare tutto e niente al tempo stesso.
La castana si fece immediatamente chiara, sottolineando “Ormai i criminali e gli assassini sono quasi del tutto assenti da Community Island. La maggior parte di loro sono stati uccisi dagli Assassini nella vecchia Comunità, gli altri invece erano tutti agenti del Concilio che o sono morti o sono stati arrestati, quindi al momento siamo tutte brave persone su quest’isola…”
Sembrava abbastanza lampante dove volesse andare a parare, e proprio per questo Kudo ed Hattori persero il loro sguardo curioso e cominciarono ad osservarla quasi severamente, anche se nessuno dei due era davvero infuriato con lei.
La giovane concluse il suo discorso solo allora, sollevando l’indice destro e specificando “Non escludo che in futuro qualcuno dei nostri concittadini si trasformi in un criminale, ma fino ad allora non ci saranno veri pericoli in questa nuova società, ed il massimo a cui potrete aspirare sarà di cercare qualche scomparso, non di più!”
In pratica, stava dicendo loro che non dovevano aspettarsi indagini per stanare criminale o catturare assassini, perché quelli almeno momentaneamente non esistevano più nella loro società, e per i prossimi anni sarebbe stato molto difficile per loro realizzare questo sogno.
Aveva parlato perché sapeva molto bene che i due ragazzi desideravano dei casi seri fin da quando erano nella Comunità, e che quello di Bulma era il primissimo vero caso che gli fosse mai capitato, quindi parlava più per il loro bene che per altro.
Ran comprese bene le parole dell’amica, e proprio per questo assunse un’aria quasi triste mentre osservava prima lei e poi i due giovani, che stavano mantenendo un’aria seria. Era dura doverglielo dire, ma andava fatto.
Dall’altra parte, nessuno dei due aprì bocca per i minuti successivi, forse perché avevano compreso che Toyama aveva ragione e non riuscivano ad accettarlo, oppure perché erano proprio arrabbiati con lei. Nessuna delle due comprese cosa stessero pensando…
Fino a quando tutti e due, circa tre secondi dopo che la bruna ebbe terminato di parlare, non sorrisero felicemente!!
“Tutto qui? Guarda che questo lo sapevamo già!!” affermò difatti Heiji.
Inutile dire che quella reazione e quelle parole, specialmente dette con il sorriso sulle labbra, lasciarono attonite le due assistenti, al punto tale che a Mouri scappò un “Che?...”
Shinichi allora, spostando la sedia della scrivania all’indietro quasi a volercisi sedere, spiegò meglio le parole del collega sottolineando “Siamo consapevoli che qui a Community Island sarà impossibile avere i casi seri che tanto desideravamo un tempo, ma ci sta bene così ed abbiamo già accettato l’idea…”
“Anche perché ormai quei casi non li vogliamo più!” sottolineò pure Hattori, assumendo un’aria contrariata quasi a voler respingere tutte le indagini troppo pericolose come quelle.
Sentendogli dire quello, sia Kazuha che Ran divennero ancora più perplesse di prima, e Toyama domandò pure “Eh? Dici sul serio?!”
Il mulatto stesso rispose alla sua domanda, mantenendo la stessa espressione di prima “L’unica volta che ci siamo occupati di un caso serio, il mondo ha rischiato di finire distrutto per sempre. Grazie, ma preferiamo non ripetere la stessa esperienza!!”
… Oddio, messa così non avevano tutti i torti, e forse anche per questo le due ragazze abbandonarono l’aria perplessa di prima per assumerne una incuriosita, seppur avessero già avuto le risposte che volevano.
Kudo allora, sedendosi del tutto sulla sedia davanti alla scrivania, poggiò entrambi i gomiti sul tavolo e, unendo le mani davanti al volto, affermò “Abbiamo rischiato tanto solamente perché abbiamo accettato il primo caso che ci sembrava all’altezza delle nostre capacità. Abbiamo peccato di presunzione, e tutti noi abbiamo rischiato di pagarne le conseguenze…”
“Siamo consapevoli che non avremo veri casi qui, ma ci va bene comunque. Ci adatteremo con ciò che ci arriverà, in fondo noi desideravamo fare i detective, non per forza occuparci dei casi più importanti come Sherlock…”
Si era riferito ad L, il loro idolo, perché comunque lui era stato assegnato ad uno dei casi più importanti della vecchia Comunità, quello riguardante gli ADAM, e sapevano già che sarebbe stato difficile uguagliare le sue imprese…
Ma a nessuno dei due importava alla fin fine!!
Proprio per questo Shinichi, sorridendo felicemente come il suo collega, concluse il loro discorso spiegando “Ci basterà aiutare la gente anche nel nostro piccolo, non pretendiamo di partecipare ad indagini importanti. Se anche il più umile degli incarichi ci permetterà di mantenerci e di restituire il sorriso anche ad un solo cittadini, ne sarà valsa la pena!!”
Tutti e due credevano fermamente in ciò che avevano appena detto.
Era vero, originariamente erano abbastanza arroganti, al punto da snobbare i casi meno importanti, svolgendoli comunque per pagare l’affitto del vecchio ufficio, ma l’esperienza con Bulma li aveva fatti maturare e gli avevano fatto capire che si sbagliavano.
Anche il caso più insignificante era importante per qualcuno, e loro non erano nessuno per snobbarlo solo perché non dovevano metterci troppo impegno. Ora l’avevano capito, ed avevano anche compreso quanto le indagini di cui si sarebbero tanto voluti occupare erano pericolose.
Nella prima ed unica a cui avevano partecipato molti conoscenti erano morti, compresa Brief che li aveva aiutati con i soldi per il loro primo ufficio, ed ora che vivevano in una società dove almeno per i prossimi anni non c’erano rischi di casi del genere forse era meglio così.
Si sarebbero accontentati, non avrebbero strafatto ed avrebbero preso ciò che avevano senza vergognarsi dei casi più umili. Avevano accettato questa cosa ed erano pronti a vivere la stessa vita di sempre ma come persone diverse…
Perché ora erano dei veri detective a tutti gli effetti!!
Le loro due fidanzate ascoltarono bene le loro parole e, se inizialmente rimasero parecchio perplesse assumendo pure un’aria scioccata… bastarono solamente cinque secondi affinché esso si tramutasse in un dolce sorriso.
“… Ran… siamo davvero molto fortunate ad averli accanto a noi!” arrivò addirittura a sussurrare debolmente Kazuha alla sua migliore amica.
Quest’ultima, continuando a sorridere dolcemente come la compagna, si limitò a rispondere “Già, hai ragione… e noi faremo tutto il possibile per aiutarli!!”
La sua affermazione portò Toyama ad annuire soddisfatta, il tutto mentre entrambe stringevano al loro petto con entrambe le mani i fogli che reggevano, quasi a voler simboleggiare un senso di appartenenza a quell’agenzia investigativa.
Prima erano scioccate perché non avrebbero mai pensato che parole del genere potessero uscire dalla loro bocca, invece era stato possibile e questo, l’aver compreso che potevano essere d’aiuto a tutti e non solo ai più gravi, le aveva rese contente.
Erano abbastanza immaturi prima della grande battaglia di qualche mese prima, dovevano ammetterlo. Erano più maturi di molti loro coetanei, ma comunque abbastanza superficiali nelle loro scelte di vita, al punto da ammirare un tipo eccentrico come L…
Ma ora erano finalmente cresciuti ed avevano capito qual era il loro posto nel mondo, senza dover per forza ignorare i casi superflui per assecondare solo quelli più importanti, che mai ci sarebbero stati a Community Island per i prossimi anni.
Avevano preso la decisione giusta, e per questo tutte e due le ragazze erano fiere dei loro fidanzati. Basta comportamenti da bambini viziati, era ora di diventare uomini ed aiutare chiunque fosse in difficoltà senza distinzione.
Finalmente erano cresciuti… e loro sarebbero rimaste al loro fianco, per aiutarli quando ne avrebbero avuto bisogno!!

E dato che erano stati citati proprio i poliziotti, che fine avevano fatto loro?
Nonostante la criminalità fosse drasticamente ridotta, se non proprio annullata dato che come giustamente sottolineato dai due detective e dalle loro fidanzate non c’erano più criminali a Community Island, loro non erano morti.
Coloro che erano poliziotti prima nella vecchia Comunità erano rimasti tali anche nella nuova società, dove avevano fatto costruire la loro sede nella zona periferica, in modo da non intasare quella commerciale e quella industriale già abbastanza piene.
Era stata presa quella decisione perché tutti ritenevano che, anche se avrebbero vissuto in pace per molto tempo, servivano comunque le forze dell’ordine, anche solo qualora si fosse verificato qualche problema o qualche imprevisto.
Fu una scelta atta a far sentire ancora più sicuri i civili di quanto non si sentissero già. Sapere che comunque degli agenti vegliavano su di loro e si assicuravano che stessero bene li tranquillizzavano, anche se erano consapevoli che non correvano rischi.
Ovviamente la Polizia non si occupava di chissà quali casi, controllavano che il traffico delle motociclette scorresse liberamente, presidiavano i luoghi commerciali per essere certi che non succedesse nulla e giravano per l’isola, per controllare che fosse tutto a posto.
Il carico di lavoro si era drasticamente ridotto rispetto a quello che avevano un tempo, ma a loro andava bene comunque perché potevano ancora essere utili ai cittadini… e perché così avrebbero avuto di nuovo il loro posto di lavoro senza il problema di reinventarsi per sbancare il lunario.
Quei primi tempi a Community Island la Polizia la passò in assoluta tranquillità, e probabilmente anche gli anni successivi sarebbero stati tranquilli, ma ciononostante il nuovo Comandante aveva radunato alcuni dei poliziotti di punta nel suo ufficio.
Come già detto, la nuova Centrale di Polizia si trovava nella zona periferica, non molto distante dal cancello che conduceva al pontile presidiato da Envy e Rock Lee per lo stesso motivo per cui anche la Scuola di Hokuto non era molto distante da lì: in caso di invasione, si sarebbero fatti trovare già pronti a combattere.
L’interno della centrale era leggermente diverso rispetto alla stazione che possedevano nella vecchia Comunità, ma nelle fondamenta si poteva dire che non era cambiata poi così tanto rispetto a quella che c’era sottoterra.
Anche l’ufficio del Comandante alla fin fine non era molto diverso rispetto al passato, e difatti era abbastanza grande da permettere a dieci agenti di essere al suo interno contemporaneamente… o meglio, nove agenti ed il loro superiore!
Proprio in quel momento, nove poliziotti si trovavano all’interno dell’ufficio, la cui unica differenza rispetto alla vecchia Comunità era che non possedeva la stanza nascosta da cui Raoul teneva sotto controllo diverse aree della società Vecchia Villa compresa.
Si trovavano tutti e nove allineati, quattro davanti e cinque dietro, di fronte alla scrivania dietro cui sedeva colui che aveva preso il posto dell’albino come nuovo Comandante della Polizia di Community Island…
Di chi si trattava? Beh… di Roy Mustang!!!
L’ex Tenente, dopo essersi ripreso completamente dalle ferite provocatesi durante la battaglia al Palazzo Presidenziale, aveva assistito ogni singolo cittadino che avesse bisogno di aiuto insieme al Sottotenente Hawkeye.
Riteneva che potessero aver perso fiducia nelle istituzioni a causa del fatto che il loro superiore si era rivelato essere un traditore ed aveva cercato di uccidere la Grande Sacerdotessa, di conseguenza aveva cercato di impegnarsi come poteva per mostrare che la Polizia c’era ancora, ed avrebbe fatto di tutto pur di far sentire i civili al sicuro.
Una volta poi completata Community Island, rimase solamente da decidere chi avrebbe preso il posto di Raoul come nuovo Comandante, considerando che quasi tutti erano tornati alle posizioni che avevano già sottoterra.
La scelta fu più veloce di quanto avessero potuto pensare, perché tutti i poliziotti votarono all’unisono di eleggere Mustang come loro nuovo leader!!
I motivi per cui presero quella decisione, nonostante la sua giovane età, erano semplici ma determinanti: si era sempre immolato per il prossimo anche a costo della vita, aveva combattuto attivamente durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, ed aveva tenuto viva la speranza dei cittadini quando ancora erano convinti che non ci fosse più a seguito della distruzione del Generatore.
Quelle erano tutte caratteristiche da non sottovalutare secondo tutti, proprio per questo gli agenti e gli ufficiali della Polizia votarono in maniera unanime di promuoverlo a loro nuovo Comandante, sicuri che avrebbe svolto un buon lavoro.
Dall’altra parte, Roy non aspirava a diventare effettivamente il nuovo Comandante e voleva solamente il bene di tutti i cittadini della Comunità prima e di Community Island dopo, per questo aveva fatto di tutto per aiutarli al meglio delle sue capacità…
Davanti però alla possibilità di diventare il nuovo leader della Polizia, il nero scelse di non tirarsi indietro e di accettare la carica senza esitazione!!
Era ancora convinto che i poliziotti dovessero ricostruire la fiducia che i cittadini avevano perduto in loro a causa di Raoul, e per questo desiderava accollarsi ogni responsabilità se uno dei suoi agenti avesse commesso qualche atroce errore.
Credeva che non ci fosse quel rischio, ma se si fosse effettivamente presentato lui se ne sarebbe preso la colpa com’era giusto che fosse. Non avrebbe mai fatto come Raoul, sarebbe stato migliore di lui… e gli avrebbe dimostrato il suo valore!
Purtroppo non aveva avuto modo di confrontarsi direttamente con lui, e questo sarebbe rimasto un grosso rimpianto nel suo cuore, ma poteva comunque vendicarsi moralmente mostrandosi un Capo migliore di lui in tutto e per tutto…
E quella era la sua grande occasione!!!
“Ascoltatemi bene!” disse intanto Mustang ai nove agenti che si trovavano davanti a lui nel suo ufficio.
Tra i nove però, era presente anche una certa donna che era rimasta al fianco del nuovo Comandante per tutta la sua carriera e che, in quel momento, sembrava avere il sorriso sulle labbra mentre lo osservava…
Si trattava di Riza Hawkeye, la sua ex guardia del corpo!!
Anche lei avrebbe potuto essere un’ottima candidata al ruolo di Comandante della Polizia, ma non aveva neanche preso in considerazione l’ipotesi ed aveva deciso di votare anche lei per Mustang con tutta sé stessa.
Lei non riteneva di avere le doti da leader, sapeva combattere, anche meglio dell’attuale Comandante secondo lei, ma non sapeva comandare e non aveva il carisma necessario, per questo non si riteneva degna di guidare i poliziotti.
Al contrario, riteneva che Roy avesse quelle doti che a lei mancavano, e per questo votò anche lei per la sua nomina. Aveva sperato da sempre di rimanere al suo fianco per aiutarlo a scalare le gerarchie, e finalmente c’era riuscita.
Si poté dire però che Mustang non fece l’ingrato, ma anzi mostrò gratitudine verso tutti coloro che avevano riposto in lui la sua fiducia, e come primo atto da nuovo Comandante della Polizia aveva promosso tutti quanti!!
Rimasero dei normali agenti solamente coloro che erano entrati nel corpo dopo la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, tutti gli altri scalarono di un rango e, in questo modo, Riza fu promossa a Tenente, il grado appartenuto prima a Mustang!!
Per Hawkeye, quello era un ruolo che più le si addiceva: le dava sì il comando verso alcuni dei poliziotti che le stavano sotto, ma al tempo stesso rimaneva in prima linea per aiutare il prossimo e non avrebbe dovuto comandare come invece avrebbe dovuto fare il Comandante.
Era la carica perfetta per lei, e per questo la accettò al volo!
Mentre i nove agenti, la bionda compresa, rimanevano in piedi sull’attenti davanti alla scrivania, Roy iniziò il breve discorso per cui aveva chiesto loro di venire fino a lì “Ho riunito voi, i miei agenti più fidati, qui oggi solamente per dirvi che non dovete abbassare la guardia…”
In teoria bastarono quelle semplici parole per far capire a tutti che cosa stesse per dire loro, ma rimasero comunque in silenzio per ascoltare il loro superiore “Anche se ci siamo lasciati alle spalle sia la Comunità che la criminalità, questo non significa che i nostri incarichi saranno meno impegnativi. Avremo un compito molto più importante da oggi in poi: far sentire al sicuro i cittadini!”
Era esattamente come tutti avevano immaginato, ma ciononostante continuarono ad ascoltare Mustang mentre parlava con un’espressione molto seria “Questi primi tempi saranno difficili, perché dovremo tutti adattarci ad un nuovo mondo che non ci appartiene e che potrebbe mettere in pericolo chiunque. Proprio per questo mi aspetto che voi, i più alti di grado qui nonché coloro di cui mi fido di più, facciate il possibile per fare in modo che la macchia che ci ha lasciato Raoul venga smacchiata il più velocemente possibile!”
Il Comandante concluse solo allora il suo discorso, alzandosi rapidamente in piedi, battendo la mano sinistra contro la scrivania ed urlando non troppo ad alta voce “Noi qui rappresentiamo lo scudo di Community Island, e non possiamo permettere che le precedenti crepe lo rendano più debole. Dovremo fare di tutto affinché le crepe si riparino ed i cittadini tornino a fidarsi completamente di noi, e per questo mi aspetto la massima disponibilità da ognuno di voi. Avete capito?!”
“Abbiamo capito, Signore!!!” gridarono all’unisono tutti i nove agenti rimanendo sempre sull’attenti.
Una risposta più che sufficiente per il nuovo leader della Polizia, al punto che arrivò anche a sorridere: aveva letto nei loro occhi che erano determinati almeno quanto lui a mostrare che la Polizia fosse degna di fiducia, proprio quello che cercava da loro.
Per quanto gli riguardava, quella risposta e quello sguardo erano più che sufficienti per dimostrare che avevano recepito il messaggio. Alla fine, aveva fatto bene a chiamarli nel suo ufficio, li aveva responsabilizzati a dovere sui loro compiti, e questo bastava e avanzava.
Proprio per questo, Roy dopo un paio di secondi dalla loro risposta tornò seduto e disse loro “… Molto bene. Potete andare, allora…”
Anche se non l’aveva ordinato, avevano ben compreso tutti quanti che il suo fosse un ordine a tutti gli effetti, e per questo otto dei nove agenti presenti lì davanti al Comandante si girarono e si allontanarono, per non far perdere ulteriore tempo al loro superiore.
Uscirono abbastanza rapidamente, e nel giro di sette secondi al massimo erano già fuori dall’ufficio, chiudendo pure la porta dietro di sé e lasciando in questo modo il nero nella stanza che, abbassato il volto, sembrava star scrutando dei fogli che si trovavano sul tavolo…
Solamente che non era da solo, visto che una donna era rimasta lì e lo stava scrutando con un sorriso sulle labbra mentre teneva entrambe le braccia dietro la schiena e rimaneva sull’attenti, posa che non aveva mai abbandonato.
Mustang, nonostante tenesse lo sguardo basso rivolto verso i fogli, se ne accorse comunque, al punto che dichiarò “Può andare Tenente, ho finito…”
Sì, era Hawkeye colei che era rimasta, ed appena il suo superiore le parlò rispose subito dicendo “Certo Comandante. È solo che… ecco, diciamo che sto ancora elaborando il fatto che d’ora in poi sarà il mio superiore a tutti gli effetti…”
Sembrava quasi aver voluto dire che era rimasta per contemplare colui che aveva “servito” fino a quel momento nella posizione che aveva sempre desiderato per lui, una soddisfazione personale che poche cose potevano eguagliare nella sua mente…
Roy però, continuando a non guardarla, replicò sostenendo “Lo eravamo anche prima, quando ero Tenente e lei era Sottotenente…”
“Ma non era la stessa cosa prima. Eravamo ufficiali, ma nessuno dei due era al comando… ora invece è diverso…” continuò allora la bionda sorridente.
Seppur sembrasse che avesse esitato per un momento, in verità non c’era nessuna punta di invidia e neppure di tristezza nella sua voce. Quegli incarichi erano quelli che lei aveva sperato per entrambi, non poteva essere più felice di così sul posto di lavoro.
Dato che però era stata lei la prima a tirare in ballo l’argomento, Mustang decise di approfittare della sua presenza lì per provarle a porle una domanda. C’era una cosa che voleva sapere da lei, anche urgentemente in verità…
“Dato che ha parlato di comando, Tenente…” iniziò infatti a dire il nero sollevando gli occhi dai fogli per osservare la sua sottoposta.
Quest’ultima, rimanendo sull’attenti, iniziò ad osservarlo incuriosita. Non sapeva che cosa potesse domandarle, ma al tempo stesso voleva saperlo dato che era raro che ponesse domande direttamente a lei anziché esporre le soluzioni.
Così, dopo un paio di secondi che Roy adoperò per poggiare i documenti che aveva tra le mani sulla scrivania, l’uomo cominciò a dire con gli occhi rivolti verso la bionda “… Ho ottenuto questa carica perché bene o male mi hanno votato tutti quanti come nuovo Comandante della Polizia. Non ho chiesto io di stare qui, ma ho accettato la carica perché ritengo che la Polizia debba riottenere la fiducia perduta, e se qualcuno deve prendersi le responsabilità di tutto, anche le cose negative, quello sono io…”
Non stava dicendo nulla di nuovo secondo Riza, sapeva già che la pensava così e difatti assunse solamente un’aria abbastanza seria mentre continuava a guardarlo. Dove voleva andare a parare? Non riusciva ancora a capirlo…
Fortunatamente, l’ex Tenente si fece più chiaro, unendo entrambe le mani davanti al volto dopo aver poggiato i gomiti sul tavolo e domandando mentre osservava la subordinata “Però mi stavo domandando… perché avete votato me, quando potevano eleggere lei?”
… Cosa? Stava dicendo sul serio?!
Sentendo quello che aveva appena chiesto, la poliziotta finì per assumere un’aria parecchio confusa, perdendo addirittura la posizione sull’attenti che aveva avuto fino a quel momento. Che cosa stava cercando di dirle?!
Anche in questo caso fu presto detto, visto che Mustang proseguì sostenendo “Lei è sempre stata la più diligente tra i due, ha fiutato il marcio in Raoul e negli altri poliziotti corrotti molto prima di me, e durante la battaglia al Palazzo Presidenziale ne è uscita quasi senza nessun graffio, mentre io mi sono ritrovato il fianco squarciato in una maniera indecorosa…”
Dopo un paio di secondi di silenzio, Roy concluse il suo discorso spiegandole “Seduta su questa poltrona doveva esserci lei, non me. Quindi perché mi avete votato? Devo saperlo…”
… Wow, sembrava davvero desideroso di apprendere questa verità.
Al tempo stesso però, Hawkeye non poté fare a meno di sentirsi elogiata nell’udire tutti i complimenti che le aveva riservato. Non era la prima volta, quello era vero, però in maniera così esplicita sì, non aveva precedenti.
Sotto quel punto di vista non aveva tutti i torti, effettivamente lei si era comportata meglio in battaglia ed aveva avuto più spirito d’osservazione di lui… ma non erano queste le caratteristiche che stavano cercando in un leader.
Evidentemente non l’aveva ancora capito, ma per quanto fossero grandi i suoi meriti di guerra essi non contavano nulla se comparati con le doti che stavano cercando per il nuovo Capo della Polizia, doti che invece lui possedeva tranquillamente.
Proprio per questo Riza, anziché arrabbiarsi per il fatto che si stesse sottovalutando, sorrise dolcemente, quasi a volergli fare capire che comunque apprezzava che avrebbe voluto addirittura lei al comando di quell’organizzazione.
Tuttavia, sciogliendo l’attenti e ponendo entrambe le mani in avanti con i palmi rivolti verso l’alto, la donna disse “È molto semplice: l’abbiamo scelta perché era l’unico che potesse ricoprire davvero quella carica!”
Il nero finì per sollevare il sopracciglio destro leggermente confuso, mentre non perdeva comunque la posizione che aveva assunto poco prima. Non gli aveva detto nulla che non avesse già intuito, ma voleva comunque sapere il perché…
Presto detto, visto che la bionda proseguì spiegando “Anche se combattivamente parlando me la sono cavata meglio di lei al Palazzo Presidenziale, tutti qui sappiamo che né io né nessun altro a parte lei avrebbe potuto prendersi la responsabilità di questo distretto. Non ha sbagliato quando ha detto che la Polizia deve riconquistarsi la fiducia dei cittadini, ed è proprio qui che entra in gioco lei…”
Prima di andare avanti, Hawkeye portò in avanti il braccio destro per distendere il suddetto indice ed indicare in questo modo il suo superiore “Lei è l’unico poliziotto che è riuscito ad entrare nel cuore di tutti i cittadini della vecchia Comunità trasmettendo loro fiducia e speranza nei momenti più bui, ed è anche l’unico con abbastanza carisma da riuscire nell’impresa e che si è assunto la responsabilità di attribuirsi tutte le colpe di possibili fallimenti della Polizia…”
Mustang udì ogni singola parola che uscì dalla sua subordinata, e man mano che andava avanti e pronunciava sempre più parole finiva per… assumere un’aria abbastanza sorpresa.
Quindi era quello che pensavano di lui i suoi subordinati ed addirittura i cittadini di Community Island? Ritenevano che fosse abbastanza carismatico da assumersi tutte quelle responsabilità a dispetto di chi si era guadagnato quei meriti sul campo?!
Non avrebbe mai immaginato che avessero tutta quella considerazione di lui, si riteneva solo un buon soldato che faceva il suo lavoro, niente di più e niente di meno. Era davvero così speciale tutto quello che aveva fatto?
A quel punto, Riza concluse il suo discorso tornando nella posa di prima, con entrambe le mani distese ed i palmi rivolti verso l’alto, dicendo “Considerando tutto questo, abbiamo ritenuto che lei fosse l’unico che potesse assumere questa carica ed onorarla come merita, specialmente dopo che l’ex Comandante Raoul l’ha disonorata!!”
La bionda non stava mentendo, pensava davvero tutto ciò che aveva appena detto. Riteneva che Roy fosse un grande leader, molto al di sopra di tutti quanti lei compresa, e che anche se combattivamente parlando non era eccellente le sue doti al comando erano insuperabili almeno tra i poliziotti.
Doveva smettere di sottovalutarsi, perché era l’unico che lo faceva. Tutti avevano un grande riguardo nei suoi confronti e si aspettavano molto dal suo operato, quindi le chiacchiere stavano a zero e contavano solo i fatti… fatti che lui aveva già mostrato tra l’altro!
Dall’altra parte, il Comandante ascoltò ogni singola parola finale della sua subordinata senza mai distoglierle lo sguardo e, quando ebbe finito, l’espressione stupita che aveva assunto sul suo volto si allargò ancora di più.
Sapeva che era stimato nel vecchio distretto, ogni volta che si rivolgevano a lui erano sempre gentili e cordiali, e per di più quando dovevano parlare della sua persona con gli altri avevano solo parole d’elogio nei suoi confronti…
Ma era convinto che fosse solamente perché rispettavano la sua carica, non certo perché lo ritenevano un buon leader. E questo l’avevano dimostrato quando avevano scelto lui in una situazione in cui erano TUTTI sullo stesso livello.
Dovendo rifondare da zero la Centrale, era come se fossero tutti dei semplici agenti di polizia, e chiunque poteva andare bene, fosse stato per lui avrebbe nominato Hawkeye come aveva già detto, aveva pure votato per lei in quel frangente…
Eppure avevano alla fine eletto lui come Comandante della Polizia, mostrando che avevano fiducia nelle sue doti e che riponevano in lui le speranze delle forze dell’ordine di Community Island e della loro reputazione.
Tutto ciò era… era… incredibile.
Arrivati a quel punto, Mustang non poté fare a meno di sorridere felicemente, non avrebbe mai creduto che avessero una tale alta opinione su di lui, l’avevano genuinamente sorpreso, ed il minimo che poteva fare per loro era mettercela tutta.
Dimostrare che avevano fatto la scelta giusta e che avrebbe potuto guidare quel distretto verso una nuova alba, facendo tramutare per sempre la vecchia gestione del Comandante Raoul che aveva distrutto tutto quello per cui avevano così tanto faticosamente lottato.
Proprio per questo, continuando a sorridere, il nero abbassò leggermente il volto ed esclamò “… Capisco, ora è tutto più chiaro. Non posso fare altro che ringraziarla per l’informazione, Tenente…”
Hawkeye sapeva bene che probabilmente non sarebbe riuscita a tirargli fuori nessun altro ringraziamento, ma per quanto le riguardava era più che sufficiente, motivo per cui affermò quasi subito “… Dovere, Signore…”
Dopodiché, l’uomo poggiò la schiena sulla sedia e disse alla sua sottoposta “… Ed allora vorrà dire che cercherò di fare di tutto per non tradire la vostra fiducia. E mi aspetterò anche la massima disponibilità da ognuno di voi, ci siamo capiti?”
“Certo, Signore!!!” rispose all’istante Riza rimettendosi subito sull’attenti.
Però non l’aveva fatto con la stessa espressione seria che aveva avuto fino a quel momento, stavolta aveva mantenuto il dolce sorriso che aveva assunto prima… e questo perché l’uomo aveva dato proprio la risposta che sperava desse!
Non si era più lasciato prendere dai dubbi, una volta saputo il motivo si era preso carico di tutti i problemi che stava attraversando la Polizia ed aveva deciso di tornare al lavoro, senza più lasciare posto ad un singolo quesito irrisolto.
Aveva deciso di rimanere al suo fianco affinché scalasse le gerarchie e assumesse sempre più una posizione di potere. Sembrava assurdo pensarci considerando che poteva aspirare lei stessa a quei ruoli, ma non li aveva mai voluti.
Aveva visto del potenziale in Roy, e Riza aveva sempre cercato di portarlo là dove meritasse, di proteggerlo al meglio delle sue capacità e di eseguire ogni suo singolo ordine, anche quando andava contro i suoi principi morali, anche se fortunatamente era capitato pochissime volte…
Ed ora che finalmente aveva raggiunto quella posizione e che tutti si fossero accorti dell’enorme potenziale che il nero possedeva, sembrava starsi dimostrando davvero meritevole di quella carica, e lei non poteva sperare di meglio.
Mustang sarebbe stato il Comandante giusto per Community Island, e lei sarebbe rimasta al suo fianco fino alla fine!!
Per quanto riguardava invece il nuovo leader della Polizia, ora che aveva tutto più chiaro poteva affermare con certezza che i dubbi che lo attanagliavano fino a quel momento erano spariti se non completamente quasi.
Ora aveva la certezza che tutti si fidavano di lui, che riponevano le loro speranze in lui e che avevano visto qualcosa in più rispetto ad un uomo onesto che faceva il suo lavoro. Questo significava molto per lui, più di quanto si potesse immaginare.
Oltre a voler riportare la fiducia nelle autorità nei cuori dei cittadini, voleva anche dimostrarsi all’altezza del compito a cui era stato assegnato, era il minimo che poteva fare per evitare che tutti i suoi colleghi avessero preso un abbaglio.
Avrebbe fatto tutto il possibile per essere il miglior Comandante di cui quel distretto aveva bisogno e di far dimenticare il ricordo della centrale corrotta di Raoul, lo doveva a tutti coloro che volevano ricominciare da capo.
Non sarebbe stato un compito facile, lui era il primo a saperlo, ma era pronto a mettersi in gioco con tutto sé stesso nella speranza di fare un buon lavoro, perché era consapevole che quella era l’unica via percorribile arrivati a quel punto.
Si sarebbe impegnato più che poteva, e sarebbe stato un Comandante della Polizia degno di tale nome!!

“E così, alla fine ce l’hai fatta…”
Mentre tutto questo stava succedendo, all’interno del Luna Park dell’isola stava per iniziare una sfida molto importante, una sfida quasi attesa da molti cittadini…
Proprio come nella vecchia Palecity, anche a Community Island era stato retto un parco di divertimenti per tutti. Era stato ritenuto necessario perché avrebbe aiutato i cittadini a rilassarsi nei giorni di vacanza o di depressione.
In fondo aveva funzionato anche nella vecchia Comunità, non c’era motivo per evitare di costruirne uno anche nella nuova società, e così fu creato nella zona commerciale dell’isola, per la precisione non molto distante dalle mura dove non si trovava nessun ingresso.
Esso era collocato a sinistra dell’ingresso del pontile ed a destra rispetto a quello della spiaggia, a metà strada tra le due, ed era grande esattamente come quello vecchio, e pure la sua struttura era identica.
Era stata fatta questa scelta perché le vecchie attrazioni piacevano a tutti, e di conseguenza avevano ritenuto opportuno lasciare tutto così com’era in passato, visto che i gusti dei cittadini non erano cambiati più di tanto in quei mesi.
In quel periodo dall’inaugurazione, complice anche il fatto che la scuola non era ancora ripartita, il Luna Park aveva fatto il tutto esaurito ed i bambini ed i ragazzi venivano quasi tutti i giorni per spassarsela e divertirsi tutti insieme.
Anche in questo caso l’ingresso era a pagamento, ma per mandare avanti l’economia e farla ripartire avevano dimezzato il costo, in modo da attirare sempre più gente e rimetterlo al prezzo originale solamente quando il sistema economico sarebbe tornato a scorrere regolarmente.
Serviva ancora qualche mese e lo sapevano tutti, ma per nessuno dei dipendenti del parco era un problema: i guadagni erano comunque sufficienti per campare fino a fine mese con uno stipendio mensile, e questo era più che sufficiente per loro.
Quel giorno però, il Luna Park aveva registrato il tutto esaurito molto prima del previsto, al punto che avevano dovuto far entrare clienti paganti anche oltre la capacità massima del parco… e questo per ben due motivi specifici.
Innanzitutto, il giorno dopo sarebbe ricominciata la scuola, e questo avrebbe significato che i bambini ed i ragazzi sarebbero tornati ad essere impegnati cinque giorni su sette. Desideravano passare quell’ultimo giorno di vacanza lunga al meglio delle loro possibilità, in modo da non avere rimpianti e ricominciare la scuola con la consapevolezza di essersi goduti quegli ultimi momenti di libertà.
Ed il secondo motivo fu… che quel giorno si sarebbe tenuta una sfida molto speciale al suo interno, come già detto!!
Nella zona del parco giochi, quella adibita soprattutto per i bambini, erano state allestite le postazioni anche per i giochi da tavola proprio com’era nella vecchia Comunità, e tutti o quasi si erano concentrati lì.
Sembrava assurdo che non ci fosse nessuno sulle varie attrazioni, ma quella “battaglia” era più unica che rara e nessuno voleva perdersi un solo momento, visto che era stata tanto sentita ed attesa da tutti o quasi lì in mezzo…
In una delle postazioni dei giochi da tavolo, per la precisione uno degli scacchi, i due contendenti erano seduti l’uno di fronte all’altro.
Il primo aveva le braccia poggiate sul tavolo e le mani unite poco davanti al suo lato della scacchiera, che era per la precisione quello nero, mentre l’avversario aveva il braccio destro poggiato sullo schienale della sedia dietro di lui.
Entrambi avevano uno sguardo determinato e stavano quasi sogghignando, come se entrambi non stessero aspettando altro che quel momento… ed in fondo era così, dato che la sfida risaliva addirittura alla festa di compleanno di Bulma!!
Di chi si trattavano? Il primo era Lelouch Lamperouge… mentre il secondo era Lorenzo Ferraro!!
I due ragazzi, che erano ritenuti tra i più intelligenti dell’intera Community Island, stavano per sfidarsi ad una partita a scacchi!!
La sfida però non era stata fatta casualmente. Già durante il party di Brief il fratello maggiore di Nunnally gli aveva detto che avrebbe accettato la sua sfida solo se avesse compreso chi era veramente, adempiendo in questo modo alla Profezia…
Durante lo scontro con Xehanort, il castano era riuscito nell’impresa, e per questo il Lamperouge maggiore mantenne la promessa fatta e diede carta bianca al suo avversario per il giorno e l’ora della tanto attesa sfida!!
Il Ferraro maggiore scelse quel giorno e quell’ora per motivi sconosciuti a tutti meno che a lui, a Danilo ed altre sei persone dell’intera Comunità, e dato che a Lelouch poco importava di quando e dove accettò senza problemi.
Inutile dire che la voce della sfida circolò rapidamente nella società, e chi ne ebbe l’opportunità si catapultò in questo modo al Luna Park per potervi assistere. Bene o male avevano sentito le parole di Lelouch davanti a Villa Brief prima della partenza, e per questo già sapevano tutto.
Ma che cosa facevano nella Comunità quei due ragazzi? Oltre a quella partita a scacchi, che cosa erano diventati nella nuova società?
In verità, la vita del Nobile non era cambiata poi così tanto all’interno di Community Island. Faceva esattamente tutto quello che faceva nella vecchia Comunità, completando gli studi con l’ultimo anno che gli mancava da finire.
Mentre Nunnally stava via per la maggior parte della giornata perché lentamente stava diventando indipendente, lui continuava con la sua classica vita, felice che la sorella minore avesse ritrovato la felicità tanto bramata.
Sapeva che in quel momento aveva una visita con il Dr. Raichi per sapere se avrebbe potuto riacquistare la vista o meno, ma sapeva che era in buone mani con Favaro e Nina, nonostante la loro reputazione passata, e per cui decise di accettare lo stesso quel giorno e quell’ora.
Difatti, oltre a completare gli studi, si recava al Luna Park per le sue classiche sfide a scacchi, passione che non era scemata in lui. Si divertiva a lasciare a chiunque l’opportunità di affrontarlo e sconfiggerlo, ma ancora una volta nessuno si era rivelato alla sua altezza.
Erano state tutte sfide rapide anche le ultime lotte che non gli davano il gusto del brivido e della soddisfazione, ma che lo lasciavano con un vuoto dentro che solo un avversario degno di tale nome avrebbe potuto colmare…
E quella forse era la sua possibilità!!
Aveva davanti un avversario che era ritenuto intelligente almeno quanto lui, e la cui sfida era la più stimolante tra tutte quelle che aveva mai avuto. Non intendeva farsi scappare questa occasione per metterlo alla prova, e non era mai stato più felice in vita sua di accettare una battaglia di scacchi.
Poteva solo sperare che l’avversario fosse davvero all’altezza della partita come supponevano sia lui che tutti gli altri…
Invece Lorenzo… beh, lui al momento non faceva nulla.
E non nel senso figurato, letteralmente nulla.
Non aveva cercato un lavoro. Non aveva provato a ricominciare gli studi persi in Superficie nonostante la sua età. Non usciva con gli amici. Non faceva niente di niente.
Dopo essersi trasferito in un appartamento con Nami grazie al grande passo che i due avevano deciso di fare, la ragazza aveva ripreso il suo lavoro di segretaria del nuovo Presidente e con il suo stipendio riusciva a provvedere al sostentamento di entrambi.
Questo tecnicamente non dovrebbe essere sufficiente per tenere fermo uno come Lorenzo, che anche solo per rendersi utile alle spese familiari si sarebbe catapultato alla ricerca del lavoro anche più umile pur di racimolare qualcosa.
In fondo né lui né suo fratello avevano delle esperienze lavorative, prima di riuscire a completare gli studi si erano trovati nel bel mezzo di una guerra ed avevano dovuto scappare per anni ed anni, come pretendevano di essere esperti di qualcosa?
Ciononostante, il Lorenzo che tutti conoscevano si sarebbe lo stesso messo alla prova, dando il meglio di sé per contribuire alla società che l’aveva accolto in casa sua nonostante l’avesse schifato fino a qualche mese prima…
Ed invece niente.
Per quanto Nami e gli altri ne sapessero, stava tutto il giorno in casa a non fare nulla. Solamente quel giorno era uscito per andare all’appuntamento che aveva fissato con Lelouch al Luna Park per la partita a scacchi.
Un comportamento davvero anomalo, anche considerando il potere derivato dal suo Genoma, e tutti quanti Nami compresa lo ritenevano abbastanza sospetto… ma alla fine decisero di lasciare correre, almeno per i primi mesi.
Si era sforzato tantissimo sia per sconfiggere Xehanort che per creare le fondamenta di Community Island, avevano tutti un enorme debito nei riguardi suoi e di suo fratello Danilo, e decisero di ripagarlo cercando di non fargli pressioni per i primi mesi…
Ma solamente per i primi mesi. Ad un certo punto anche lui avrebbe dovuto cercare un lavoro e lo sapevano tutti, e l’arancione era già pronta ad obbligarlo se entro Maggio fosse stato ancora in panciolle sul divano, però per il momento ci sarebbero passati sopra.
Era il loro modo per pagare il debito che avevano nei suoi confronti…
A Lelouch però la situazione del bruno poco interessava, poteva fare quello che voleva a parere personale, seppur a differenza della maggior parte degli abitanti della Comunità avesse capito che se Lorenzo stava fermo era perché qualcosa in ballo c’era di sicuro…
Ma come già detto a lui non fregava niente. Voleva solo quella sfida a scacchi e finalmente l’aveva ottenuta, anche se sapeva che non sarebbe stato possibile se il Ferraro maggiore non avesse adempiuto al compito che la Profezia aveva riservato per lui…
Proprio per questo, mentre una folla immensa ed eccitata, larga almeno 70 metri quadri, circondava il tavolo dove i due erano seduti pronti ad iniziare la sfida e stava parlando in sottofondo per scambiarsi opinioni su come sarebbe finita quella lotta, il Lamperouge maggiore pronunciò quelle parole…
Di tutta risposta, il fratello maggiore di Danilo dichiarò “Eh già. Confesso di essere stato in difficoltà per parecchio tempo, non comprendevo che cosa la Profezia stesse cercando di dire… ma quando Xehanort ha pronunciato la parola “prigione”, finalmente ho capito…”
“Le mie congratulazioni!” affermò il nero, rimanendo nella stessa posizione di prima e con il sorrisetto beffardo sul volto “Non era da tutti arrivare al fatto che la Comunità andava distrutta e non salvata per realizzare la Profezia e restituire la Superficie a tutti noi…”
“Eppure, scommetto che tu c’eri già arrivato!” esordì tuttavia il suo avversario, rimanendo nella stessa posizione di prima.
Quell’uscita fece sollevare un sopracciglio a Lelouch, che cambiò aria assumendo un’espressione seria quasi a chiedersi che cosa stesse cercando di dirgli… ma l’interlocutore, prendendo uno dei pedoni bianchi che aveva davanti con la mano sinistra e giochicchiandoci, si fece più chiaro.
“Sei un ex agente del Concilio dei Sette, avevi informazioni di cui metà dei cittadini era completamente all’oscuro e sei abbastanza intelligente da comprendere i giochi di parole. Sono certo che avessi compreso fin dall’inizio il significato della Profezia, e per questo non aspettavi altro che dei Grim arrivassero nella Comunità per fermare il Gran Maestro e riportarvi tutti qui…”
Con la parte dei “giochi di parole” si riferiva al codice che Winry aveva comunicato per far capire ai più intelligenti al party di Bulma che stava andando ad incontrare Bakura, e tutti e due erano stati abbastanza veloci da risolverlo nello stesso momento.
Lelouch rimase fermo con la stessa espressione a non dire nulla, ed alla fine Lorenzo, staccando braccio destro e schiena dallo schienale per portarsi in avanti e poggiare entrambi gli arti sul tavolo mentre continuava a giochicchiare con il pedone con la mano sinistra, concluse il tutto.
“Tu eri consapevole che il piano ideato da te, Nunnally ed il Dr. Raichi avrebbe fallito, ma avevi già il piano di riserva in me e mio fratello, e se sei venuto nella Sala del Generatore quel giorno era perché volevi essere certo che facessi la “cosa giusta” eliminando Xehanort finché potevo… ho ragione, vero?”
Il tutto il castano l’aveva detto con un sorrisino sulle labbra, e mentre la folla attorno rumoreggiava su quanto appena detto dal ragazzo il Lamperouge maggiore non sembrò rispondere a niente, mantenendo la sua espressione seria di prima…
Questo almeno per i primi quattro secondi, dato che poi assunse un sorrisino quasi furbetto e, poggiando entrambi i gomiti sul tavolo portando entrambe le mani, sempre unite, davanti al volto, non vuotò il sacco.
“Ma che bravo, sei molto perspicace. Ma in fondo non mi sarei dovuto aspettare nulla di meno da uno come te…”
Doveva ammettere che quella sua uscita l’aveva elettrizzato ancora di più. Si stava dimostrando davvero intelligente come sperava, quella partita a scacchi sarebbe stata anche più interessante del previsto…
“Hai ragione. Avevo compreso il vero significato della Profezia da tempo, anche dopo essermi alleato con il Dr. Raichi per vendicare mia sorella, e sapevo che prima o poi dei Grim sarebbero arrivati nella Comunità, anche se ignoravo chi fosse davvero la prima Grande Sacerdotessa…”
Tuttavia, all’improvviso il ragazzo assunse un’aria molto severa e disse “… Ma ciò che più desideravo era vedere il Prescelto della Profezia distruggere il Gran Maestro per ciò che aveva fatto a mia sorella!!”
Non finì lì, dato che dopo un paio di secondi di silenzio spiegò “Certo, desideravo che il Prescelto lo sconfiggesse per adempiere alla Profezia, ma quel giorno mentre ti guardavo non vedevo colui che la Comunità stava aspettando, ma solo colui che stavo aspettando io, per puro egoismo ho anteposto la salute di mia sorella a quella dell’intera Comunità…”
Nonostante le sue fossero parole quasi orribili, nessuno si sorprese, né Lorenzo né la folla attorno a loro. Sapevano tutti che il Lamperouge maggiore era molto attaccato alla parente, e ritenevano umano che in un momento del genere pensasse più a sé stesso che agli altri…
A concludere il tutto, il nero sollevò la mano destra, spostò leggermente la faccia verso destra e, con gli occhi chiusi, affermò “Quindi, in parole povere, mi sono servito di te per ottenere la mia vendetta…” anche se la parte finale la disse tornando nella posizione di prima ed assumendo un’aria abbastanza maligna nonostante tutta “Ti ho usato per i miei scopi, e devo dire che è stato davvero provvidenziale che quel Gnu abbia attivato il tuo Genoma proprio in quel momento…”
Il Ferraro maggiore assunse un’aria seria. Provvidenziale non era il termine che avrebbe adoperato, dato che tutti sapevano come mai si era fatto vedere solo in quel momento, ma sapeva che lo stava quasi punzecchiando per scherzo, e per questo lasciò correre…
Anche se ci tenne comunque a sottolineare qualcosa il ragazzo. Qualcosa che avrebbe influenzato non poco i suoi comportamenti da quel momento in poi e che, almeno secondo lui, non tutti avrebbero potuto capire…
Difatti, abbassando il volto mantenendo un’aria severa e mischiandola ad una abbastanza triste, iniziò ad osservare il pedone che teneva ancora con la mano sinistra, seppur senza giochicchiarci stavolta, e fece la confessione.
“… Beh, spero che tu ti sia goduto quello spettacolo, perché non si ripeterà mai più!!”
Un’uscita davvero molto strana la sua, che naturalmente catturò l’interesse sia del suo avversario che di tutti coloro che si trovavano attorno a lui. Assunsero tutti un’espressione incuriosita, domandandosi a che cosa si riferisse…
Fu presto detto, visto che Lorenzo, rimanendo nella stessa posizione di prima ma assumendo stavolta uno sguardo determinato, rivelò senza mezzi termini “… Questo è un potere di cui non bisogna abusare, adoperato nel modo sbagliato rischia di compromettere l’esistenza stessa di questo pianeta. Per questo ho deciso che da oggi… non userò mai più il mio potere!!”
… COME? NON AVREBBE MAI PIÙ USATO LE SUE ABILITÀ?!
La folla attorno, che naturalmente aveva sentito tutto quanto, ci rimase di stucco, assumendo un’aria a dir poco scioccata mentre continuava ad osservare il ragazzo come se avessero visto un fantasma ed al tempo stesso avessero ascoltato un racconto dell’orrore…
L’unico che rimase impassibile fu Lelouch, che mantenne l’espressione severa in volto mentre osservava il suo interlocutore. Non poteva dire che non se l’aspettava, conoscendo il suo carattere era solo questione di tempo prima che prendesse quella decisione… ma sentirlo direttamente da lui faceva comunque effetto, doveva ammetterlo…
Ben consapevole di aver scatenato non poco coloro che gli stavano intorno emotivamente parlando, il Ferraro maggiore si fece più chiaro e, assumendo stavolta un’aria tranquilla, dichiarò “Avete visto cosa sono capace di fare. Materializzo oggetti dal nulla, scompongono i materiali a mio piacimento, rendo immateriale qualunque cosa, anche i corpi altrui, e come se non bastasse posso agire sulla terra stessa, rischiando così di compromettere l’integrità di questo pianeta. Questo è un potere troppo grande per chiunque, anche per uno come me, e non posso permettermi di perderne il controllo per averne abusato e rischiare così di uccidere tutti quanti…”
Stavano capendo che cosa stesse cercando di dire loro: dopo aver creato le fondamenta di Community Island, Lorenzo aveva dovuto fare una pausa e riposarsi perché era troppo stanco, ed i lavori li avevano finiti loro.
Se avesse continuato a costruire lui sfruttando la sua manipolazione della materia e dell’antimateria, avrebbe rischiato di perderne il controllo a causa della stanchezza, e nessuno poteva sapere come sarebbe andata a finire in quel caso…
Sfruttare quei poteri così ampi gli comporta grande fatica ogni volta, ed anche se si allenasse nell’utilizzarli al meglio delle sue capacità erano troppo imprevedibili per essere certi al 100% che non ne avesse perso il controllo un giorno…
Iniziarono a comprendere come mai avesse preso quella scelta, e proprio per questo tutti coloro che stavano attorno a loro persero l’aria perplessa e ne assunsero una più tranquilla e forse triste: non doveva essere stato semplice per lui decidere così, un immenso potere che poteva cambiare le vite di tutti e che non poteva essere usato proprio per il loro bene…
Lelouch invece era rimasto con la stessa espressione di prima, stava ascoltando il suo interlocutore senza proferire parola e, soprattutto, senza pensare nulla. Come se avesse compreso lui stesso che non aveva ancora finito di parlare…
Ed effettivamente solo allora Lorenzo, rimettendo al suo posto il pedone che aveva preso con la mano sinistra, chiuse il suo discorso asserendo “Certe volte, per prendere la decisione più giusta, bisogna fare dei sacrifici, e questo sarà il mio. Terrò sopita questa abilità in me fino a quando rimarrò in vita, così non potrà più fare né del bene e né del male. La vita scorrerà senza che io intervenga, così come dovrebbe essere…”
Mentre tutti gli altri attorno rimasero con la stessa espressione di prima, appena lui ebbe finito di parlare il Lamperouge maggiore rimase per i primi tre secondi impassibile come prima, senza far trasparire ciò che stesse pensando in quel momento…
Però poi, assumendo un sorrisino quasi furbetto, finì per esclamare “Ma che bravo, e così hai finalmente compreso che cosa comporta avere il potere tra le mani e non abusarne…”
“Immagino che anche tu abbia provato le stesse cose con il tuo Geass…” incalzò il castano, unendo entrambe le mani poggiandole sul tavolo davanti a sé.
Sollevando la mano destra e rivolgendo il palmo verso l’alto, il Nobile confermò quanto appena detto dal ragazzo “Effettivamente sì. Avrei potuto sfruttare la mia abilità per fare ciò che volevo con tutti quanti, ma sono consapevole del pericolo che comporta e per questo ho deciso di sfruttarla solo per estrema necessità… come la battaglia di qualche mese fa, ovviamente…”
“Già, ovviamente…” si limitò a replicare il fratello maggiore di Danilo.
Sembrava che entrambi avessero esaurito quello che volevano dire. Nessuno dei due aprì più bocca per i cinque secondi successivi, limitandosi ad osservarsi come se non avessero effettivamente più nulla da dire, né su quell’argomento né su altro.
Fu una situazione abbastanza strana, al punto tale che tutta la folla attorno a loro iniziò ad osservarli stranita, sembravano quasi statue di cera perfettamente scolpite tanto erano immobili, e dopo il dialogo di prima era parecchio strana la cosa…
Ed effettivamente era così. Nessuno dei due ormai aveva altro da dire al suo interlocutore, quanto volevano sapere era emerso e non avevano altro da dirgli, quindi non aveva senso sprecare parole per una discussione che non avrebbe più portato da nessuna parte.
Proprio per questo, rimaneva solamente una cosa da fare…
“… Beh, che ne dici di iniziare, a questo punto?” lo incoraggiò allora il castano.
Avevano perso abbastanza tempo con quella discussione, si erano chiariti e c’era anche la gente che fremeva al solo pensiero di vederli faccia a faccia in quella partita di scacchi, di conseguenza perché continuare a ritardare in quella maniera?
Lelouch sembrava essere d’accordo, ed anzi lo invitò agitando leggermente la mano destra davanti a sé a cominciare “Prego, i bianchi muovono per primi…”
Sembrava che il momento delle chiacchiere fosse finito e che fosse arrivato il momento di passare ai fatti. Proprio per questo, entrambi gli avversari fecero un sorrisino beffardo, quasi come se si stessero già pregustando la sfida che sarebbe cominciata.
Inutile dire che tutti attorno furono parecchio felici di sentirgli dire quelle parole, ed attesero solo il momento in cui la prima pedina fosse mossa per poter così dare inizio alla sfida. Nessun cronometro c’era, avrebbero avuto tutto il tempo per fare la loro mossa… ma tanto sapevano che non ce ne sarebbe stato bisogno.
Tutti e due erano abbastanza rapidi a calcolare la loro prossima mossa, difatti il Lamperouge maggiore ci aveva sempre messo massimo dieci secondi per muovere la sua pedina successiva, ed era certo che non sarebbe stato da meno anche in quell’occasione.
Entrambi in quel momento erano davvero eccitati internamente, anche se per motivi differenti.
Lelouch era da tempo che aspettava una sfida degna di tale nome, e probabilmente era riuscito finalmente ad ottenerla. Non era ancora iniziata e lo sapeva, ma non c’era bisogno che cominciasse per capire che finalmente aveva un avversario all’altezza.
Di solito giocava a scacchi al Luna Park soprattutto per inerzia. In un periodo della sua vita in cui complottava contro il Concilio insieme a Nunnally ed al Dr. Raichi, quello era un modo soprattutto per distrarsi e mettere alla prova le sue immense capacità celebrali.
Ora però che l’obiettivo era stato raggiunto ed era tornato alla sua vita da Nobile, che comprendeva il completamente degli studi e tutte le altre faccende noiose che comportavano il suo titolo nobiliare, poteva dire che la sua vita era tornata noiosa.
Lui, a differenza degli altri, non aveva un obiettivo nella vita, gli bastava che sua sorella fosse felice e basta, per questo non aveva modificato il suo stile di vita rispetto a quando viveva nella Comunità, era contento di quello che era e basta…
Tuttavia, anche alla luce di questo, quel gioco poteva assumere un significato diverso.
Poteva essere la sua nuova valvola di sfogo in una vita assai noiosa, ed anche se ormai non si divertiva più a giocare ma soltanto a mostrare ai suoi avversari che lui era più bravo di loro quella sfida poteva riaccendere l’entusiasmo in lui.
Se c’era qualcuno che poteva farlo, quello era proprio Lorenzo…
Quest’ultimo invece, aveva deciso di sfidarlo quel giorno solo perché quella notte doveva succedere qualcosa… e quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe avuto l’occasione di giocare a scacchi contro di lui!
Non voleva negarlo, desiderava sfidarlo da tempo, dalla festa di compleanno di Bulma per la precisione, e non voleva perdere quell’occasione unica che aveva, e se avesse fatto divertire anche gli altri, nel frattempo, meglio così.
Avevano sofferto tutti quanti a causa del Concilio dei Sette, ed ora che aveva restituito loro la libertà poteva vederli come erano tutti più sereni ed allegri, anche grazie al fatto che finalmente erano in Superficie, là dove tutti nel più profondo del loro cuore speravano di andarci un giorno…
Poteva prendere quella partita come una specie di “premio personale” in vista di quanto sarebbe accaduto quella sera, e sperava di poter essere all’altezza della fama di Lelouch, in fondo era stato lui a sfidarlo e non voleva quantomeno sfigurare.
Se però non ce l’avesse fatta alla fine, almeno sarebbe stato consapevole di aver perso contro il migliore… ed avrebbe potuto affermare di non avere rimpianti, dato che sarebbe stata l’unica macchia nera su una tela totalmente bianca.
Aveva protetto i suoi cari, aveva adempiuto alla Profezia ed aveva liberato due mondi, oltre che aver trovato una persona da amare. Meglio di così non poteva andare e non poteva davvero chiedere null’altro dalla vita che FINALMENTE dopo anni ed anni di sofferenze era diventata perfetta…
Beh, in verità c’era una cosa che poteva chiedere, ma se ne sarebbe riparlato quella sera…
Così, senza perdere ulteriormente tempo, i due si guardarono con uno sguardo molto determinato e, subito dopo, il Ferraro maggiore mosse uno dei due pedoni centrali spostandolo di due caselle davanti a sé.
La sfida era appena cominciata…

Nello stesso momento però, dove si trovava il fratello Danilo?
Bisognava partire subito da una premessa: a differenza di Lorenzo che era andato a convivere insieme a Nami, il biondo non c’era ancora andato perché, a differenza del parente, sentiva che non era ancora arrivato il momento.
Il Ferraro maggiore era fidanzato con Nami, la quale lavorando per la Presidente guadagnava il necessario per permettersi un appartamento per sé e per il castano, anche se questo non aveva inficiato nella decisione del giovane di non trovarsi un lavoro temporaneamente…
Danilo invece, nonostante anche lui economicamente parlando fosse messo bene, aveva scelto di non fare ancora quel passo e di continuare a vivere là dove i due giovani vivevano nella vecchia Comunità prima che succedesse tutto quanto…
Ossia a Villa Brief!!
Come era stato già spiegato, Trunks grazie all’eredità di Bulma ed al suo nuovo incarico come Direttore delle Rocket Foundation era divenuto uno degli uomini più ricchi di Community Island, e per questo aveva potuto finanziare la costruzione di una nuova villa che sembrasse quasi identica a quella dove abitavano un tempo.
Aveva deciso così in onore di entrambi i genitori che non c’erano più, per la loro memoria, e l’unica cosa che la differenziava dalla precedente villa era che non presentava una sala da ballo come la vecchia, e per questo era decisamente più piccola.
Per il resto, dalle stanze ai piani per arrivare alla cucina ed alle camere, era uguale a com’era sottoterra, compresa la composizione dei mobili e la loro posizione. Per chi abitava lì sembrava quasi che non si fosse mai dovuto muovere dalla precedente abitazione.
Anche il numero delle camere da letto era rimasto invariato, questo perché il fucsia era pronto ad ospitare chi avesse bisogno di una sistemazione temporanea seguendo la volontà un tempo appartenuta alla madre di aiutare il prossimo.
Fortunatamente, per il momento non c’era chi aveva bisogno di un luogo per riposare, dato che tutti bene o male erano riusciti a rifarsi una vita, e nella nuova Villa Brief abitavano solamente in cinque in totale.
C’erano ovviamente i due figli di Vegeta e Bulma, Trunks e Bra, ed il nuovo maggiordomo della casa nonché baby-sitter, ossia Sebastian. Era andato a vivere da loro in modo da potersi dedicare attivamente al suo nuovo lavoro… ed anche perché non aveva un posto dove stare avendo perso tutto nella Grande Battaglia del Palazzo Presidenziale.
E gli altri due abitanti invece chi erano? Molto semplice… si trattavano di Danilo e di Winry Rockbell!!
Anche loro, proprio come accadeva nella vecchia Comunità, si erano stabiliti a vivere in quell’edificio, e questo per questione di comodità e, soprattutto, di età, dato che il problema degli stipendi non sussisteva per loro.
La bionda, da quando era stato fondato il nuovo ospedale, era divenuta la Direttrice del reparto psicologia della struttura, e dirigeva tutto ciò che aveva a che fare con i problemi mentali dei pazienti, qualunque essi fossero.
Era stata promossa a quella carica perché tutti conoscevano il grande lavoro che svolgeva nel vecchio Evangelion Hospital, ed erano sicuri che Bulma l’avrebbe promossa seduta stante nella loro stessa situazione.
La sua capacità di capire chi le mentisse poi era molto utile per quello specifico ramo, e di conseguenza non c’era ragazza migliore di lei per occuparsi di un lavoro tanto importante e delicato, seppur molto stressante per qualcuno della sua età…
Fortunatamente, la bionda non aveva avuto nessun tentennamento quando le fu fatta la proposta, anzi la accettò senza pensarci due volte, ed anche con enorme entusiasmo, al punto che lasciò perplessi tutti quanti quando ciò avvenne.
Da quando aveva affrontato e sconfitto i suoi fantasmi del passato al Palazzo Presidenziale, la bionda sembrava diventata un’altra persona e si era fatta carico di quello che ormai considerava un dono e non più una maledizione, arrivando al punto da aver dichiarato apertamente di voler superare i suoi genitori!!
Erano dei medici in gamba nella loro copertura, e non poteva accettare di essere considerata in campo medico l’ombra di due psicopatici imbroglioni come loro, e quindi ritenne quel lavoro una sorta di sfida personale.
Per fortuna, nessuno dei pazienti di cui si era occupata fino a quel momento si era mai lamentato di lei, Jack Frost compreso, e persino i suoi dipendenti la ritenevano un buon capo che sapeva fare bene il proprio lavoro.
Notavano la sua determinazione e la sua voglia di essere il miglior medico che potesse diventare, e questo unito alle sue competenze ed alla sua abilità sbloccata dal Genoma la stavano trasformando lentamente in uno dei medici migliori di Community Island.
Arrivarono addirittura a pensare che, quando avrebbe avuto l’età giusta, sarebbe divenuta lei la Direttrice del nuovo ospedale, era quello che avrebbe voluto Bulma sicuramente… ma adesso era ancora troppo giovane, e per questo si accontentarono di avere tra le mani una ragazza diligente e motivata come lei.
La sua età era anche uno dei motivi per cui la bionda aveva deciso di non abbandonare ancora Villa Brief. Per quanto stesse diventando sempre più indipendente, non si sentiva ancora pronta a quell’enorme passo, e solo quando avrebbe avuto la consapevolezza di essere pronta avrebbe iniziato a cercare un appartamento per sé…
Beh, per sé ed il suo fidanzato, ovviamente!!
Perché sì, durante il periodo che avevano trascorso in viaggio alla ricerca di Community Island, Winry aveva deciso che un certo ragazzo avesse dimostrato di tenere a lei più del necessario, con delle prove che non avrebbe mai neanche potuto immaginare.
Riteneva fosse crudele non dargli una possibilità, e per questo aveva deciso di accettare la sua proposta di fidanzamento quando finalmente trovò il coraggio di fargliela avendo notato che la ragazza si era avvicinata molto di più a lui rispetto a prima della Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale.
E proprio grazie a questo, Winry e Danilo si fidanzarono ufficialmente!!
Tutto ciò avvenne poco prima dello sbarco sull’isola tra l’altro, ed il biondo fu al settimo cielo quando finalmente la giovane che amava aveva dimostrato di ricambiarlo, ad eccezione di quel bacio dopo la sconfitta di Freezer che aveva bollato pure lui come “azione istintiva dovuta dall’adrenalina”.
Da allora, le cose per entrambi andavano alla grande… o quantomeno per una di loro, dato che l’altro si comportava in maniera parecchio pigra!!
Esattamente come il fratello maggiore, pure Danilo stava in casa tutto il giorno a non fare nulla, non cercava lavoro e non era neppure tornato a scuola, dato che avendo 16 anni poteva ancora completare gli studi.
Se ne stava tutta la giornata in panciolle, con snack e patatine a guardare che cosa facevano in televisione, dato che i programmi erano ripartiti e c’era una nuova emittente televisiva che si occupava del palinsesto.
Tuttavia, se da un lato Lorenzo si fosse dedicato comunque a qualche attività, il biondo sarebbe stato ben più svogliato del parente e, tranne le volte che usciva per un appuntamento insieme a Rockbell, non faceva un bel nulla.
Anche in quell’occasione, con indosso gli abiti che aveva nella Comunità proprio come Lorenzo e Lelouch, si trovava nella sala svago, che proprio come nella vecchia Villa si trovava a destra dell’ingresso, seduto stravaccato sul divano.
Teneva un bouquet di pop-corn con la mano destra e se li stava sgranocchiando mentre guardava una serie televisiva alla televisione, e sembrava anche abbastanza coinvolto considerando l’espressione soddisfatta che teneva.
Insomma, si poteva quasi dire che stesse facendo la bella vita mantenuto dalla sua fidanzata e dal padrone di casa, che portavano i soldi mentre lui neanche cercava un lavoro o studiava e si limitava ad oziare in casa tutto il santo giorno…
Peccato solamente che in quell’occasione non era da solo in casa, visto che qualcuno si era preso un giorno di riposo per sbrigare alcune pratiche burocratiche dell’ospedale e, di conseguenza, fosse nella villa giusto proprio per sgridarlo del suo comportamento.
Il diretto interessato, o per meglio dire la diretta interessata, si avvicinò da dietro al divano dove era stravaccato il biondo, il quale sembrava troppo intento ad osservare la serie televisiva per accorgersi della presenza alle sue spalle.
“Ma tu guarda che lurido scansafatiche che sei!!”
Appena poi fu arrivata al suo capezzale da dietro il divano, gli assestò un bel cazzotto dritto sulla testa destandolo dalla sua trance!!
Naturalmente Danilo sentì eccome il suo pugno, al punto tale che piegò in avanti il busto assumendo un’espressione di dolore e, un paio di secondi dopo, iniziò a massaggiarsi molto rapidamente la testa con entrambe le mani.
“Ahi ahi ahi, che male!!” si lamentò allora il Ferraro minore continuando ad avere un’espressione di dolore in volto.
Di tutta risposta, la ragazza portandosi a destra del divano e quindi anche a destra del ragazzo, tenne ancora in alto il pugno sinistro con cui aveva tirato il pugno e proseguì ad osservarlo malamente, quasi con uno sguardo di furia pura.
“E questo è niente rispetto a quello che meriteresti, pigrone che non sei altro!!” proseguì allora la giovane, che seppur sembrasse davvero arrabbiata stava tenendo un tono misto tra l’arrabbiata e lo spiritoso, come se non fosse totalmente imbufalita con lui.
A quel punto, il Grim si voltò alla sua destra ancora con il volto deturpato dalle rughe del dolore, per accorgersi in questo modo che, come aveva supposto dalla voce, a tirargli quel pugno era stata proprio Rockbell!!
La sua fidanzata continuava ad osservarlo con la stessa aria di prima, ma ciononostante Danilo non si fece intimorire e, assumendo l’aria di un cane bastonato, provò a dire “Ma sei impazzita, Winry? Mi hai fatto male…”
“Era l’unico modo sia per catturare la tua attenzione che per assicurarmi che capissi il messaggio. Non ho dimenticato che sei una testa dura…” affermò allora la bionda, che seppur avesse assunto un tono di voce più tranquillo continuava ad avere l’espressione arrabbiata di prima.
Stavolta Danilo sembrò divenire offeso, e mentre continuava a tenersi la testa con entrambe le mani disse “Ma quello ero io nel passato, adesso sono cambiato e dovresti saperlo…” il tutto mentre era tornato ad osservare davanti a sé.
La psicologa però aveva già la risposta pronta, dato che asserì “A giudicare dal tuo comportamento non si direbbe proprio…” anche se poi con l’indice destro iniziò ad indicare i pop-corn che erano caduti per terra quando il giovane aveva fatto volare il bouquet a terra per il pugno subito. “Guarda: stai in casa tutto il giorno a mangiare schifezze ed a guardare la televisione. Neanche ti alleni più ormai tanto sei abituato ad una vita sedentaria…”
“Ma io non ho bisogno di allenarmi, in fondo grazie al Genoma sono il più forte della Comunità!!” rispose immediatamente il fratello minore di Lorenzo, alzandosi in piedi e mettendosi addirittura in posa per vantarsi di ciò che aveva appena detto…
Anche se Winry lo fece tornare con i piedi per terra abbassando entrambe le braccia ed assumendo un’espressione di rabbia perplessa “Semmai uno dei più forti, oppure ti sei dimenticato di tuo fratello…”
Un’affermazione che sembrò buttare giù abbastanza il Grim, al punto che portò in avanti il busto lasciando che le braccia dondolassero dalla tristezza e, assumendo un’espressione triste, affermò “Dovevi proprio dirlo? Sei cattiva…”
“Fino a quando ti comporti in una maniera tanto pigra e non cerchi un lavoro, ti rimarcherò tutto ciò che di sbagliato hai fatto!!!” sottolineò allora la ragazza, divenendo anche abbastanza aggressiva nel tono seppur non avesse alzato la voce.
Dall’altra parte il ragazzo, rimettendosi in piedi totalmente ma rimanendo comunque voltato in direzione del televisore, volse leggermente il suo corpo verso destra ed iniziò a grattarsi dietro la testa, come se fosse confuso.
Dopodiché, assumendo un’aria quasi rassegnata, il ragazzo decise di vuotare il sacco e di rivelarle come mai non stesse cercando un lavoro in quel periodo “Credi che sia così semplice cercare un lavoro con le mie referenze?”
Mentre Rockbell poggiava entrambi i pugni sui rispettivi fianchi mantenendo un’aria abbastanza severa, il Ferraro minore proseguì sostenendo “Sono dovuto fuggire dalla guerra per tutta la mia vita, non ho nessuna esperienza lavorativa e non ho quasi mai studiato nulla per le condizioni in cui versavo. So solo combattere praticamente, con quale coraggio posso presentarmi da qualcuno dicendo “Salve, non so fare nulla di nulla ma vorrei che mi assumesse”?!”
Nonostante avesse scherzato, e lo si capiva anche dal modo con cui si era approcciato alla bionda, aveva detto qualcosa di vero e lui lo sapeva bene: proprio come il parente, anche lui non aveva nessuna esperienza lavorativa in nessun campo.
Tra la Seconda Guerra Mondiale in Superficie e la segretezza della Comunità, non aveva potuto sviluppare nessun talento per nessun mestiere, e questo l’aveva portato ad essere incapace di fare qualsiasi cosa o quasi.
Lui lo riteneva un grosso handicap quello… ma non si poteva dire la stessa cosa per la sua fidanzata!!
Difatti lei, piegando leggermente il busto in avanti, continuò a rimproverarlo asserendo “Ed allora datti da fare!! L’esperienza non la si accumula stando seduti sul divano a non fare nulla, ma rimboccandosi le maniche e dandosi da fare!!”
“La fai facile tu!” sottolineò però il Ferraro minore, voltandosi del tutto verso di lei “Già fanno fatica tutti a ricominciare la loro nuova vita qui a Community Island, l’ultima cosa di cui hanno bisogno è di una palla al piede come me!”
Mamma mia, quanto era disfattista e scansafatiche!!
Sembrava quasi un ragazzo totalmente diverso sia da quello appena giunto nella Comunità che da quello che aveva affrontato Freezer al Palazzo Presidenziale, al punto tale che la bionda dovette toccarsi la testa con entrambe le mani.
Chiuse anche gli occhi mentre mostrava i denti che erano ben chiusi, sembrava quasi che avesse mal di testa mentre manteneva il busto in avanti, ma semplicemente non riusciva a capacitarsi di quello che stesse dicendo il fidanzato.
“Ma allora perché cavolo hai abbandonato la Scuola di Hokuto?! Saresti potuto diventare uno dei suoi Maestri dato che hai appreso tutti i segreti dello Stile di Hokuto, e tu stesso hai detto che è l’unica cosa che sai fare!!”
… Non aveva tutti i torti la psicologa, e lo stesso Danilo ne era consapevole.
Tuttavia, il ragazzo mantenne comunque la mano destra dietro la testa e, chiudendo gli occhi, mostrò un sorriso a trentadue denti mentre provava a giustificarsi anche per quello spiegandole come mai aveva preso quella decisione…
“Non sarebbe stato corretto nei confronti degli allievi anziani!” affermò allora il biondo “Dopo che ho insegnato loro la Rinascita dal Nulla hanno raggiunto il nostro stesso livello di preparazione nello Stile di Hokuto, ed essendo loro da più tempo nel dojo non era corretto che andassi lì a reclamare un posto che non è e non sarà mai mio…”
Il giovane concluse il suo discorso dopo un paio di secondi di silenzio, in cui aprì gli occhi, mostrò un sorriso molto determinato e portò l’indice destro verso l’alto, staccando di conseguenza la suddetta mano da dietro la testa.
“Ognuno ha il suo posto nel mondo, e la Scuola di Hokuto non era il mio!!”
… Che dire, come aveva reagito Winry a quella sua uscita?
Quando aveva iniziato a parlare temeva già una delle sue classiche giustificazioni per cui avrebbe tanto voluto prenderlo a pugni, ma man mano che andava avanti a parlare la bionda si accorse che in verità c’era un motivo profondo per cui aveva dato le sue dimissioni.
Arrivò al punto da strabuzzare gli occhi, aprire leggermente la bocca e risollevare il busto mentre guardava il ragazzo parlare, e quando poi ebbe finito di parlare tirò fuori una piccola perla di saggezza che dimostrò la maturità che aveva acquisito negli scorsi mesi.
Ecco, quello era il Danilo che si ricordava, ora sì che lo riconosceva e non poté fare a meno di essere contenta di come si stesse comportando…
Anche se al tempo stesso rimaneva un problema il fatto che non stesse cercando un lavoro. Mica poteva provvedere solo lei al mantenimento di entrambi, quando sarebbero andati a vivere da soli anche i suoi contributi sarebbero stati necessari.
Proprio per questo la psicologa, nonostante l’opinione positiva rinata in lei grazie all’ultimo discorso del fidanzato sulla Scuola di Hokuto, non poté fare a meno di spostare leggermente il volto alla sua destra e poggiare la suddetta mano sulla fronte sconsolata.
“Ma perché discorsi del genere non li fai nelle sedi opportune? Magari ti darebbero una possibilità se solo ti comportassi così con gli altri anziché essere il classico scansafatiche…” parlava quasi come se avesse perso le speranze…
Il fratello minore di Lorenzo però, vedendola in quello stato, le si avvicinò abbastanza rapidamente e, dandole il fianco destro, assunse un’aria quasi sbarazzina ed affermò “Oh suvvia, sappiamo entrambi che è anche per questo lato che mi ami…”
“Ma non dire fesserie!” dichiarò però la bionda, assumendo anche un tono abbastanza severo ed un’aria delusa ed arrabbiata al tempo stesso “Il ragazzo che amo dovrebbe per prima cosa contribuire alle spese o quantomeno studiare, se non facesse nessuna delle due cose, è altamente probabile che lo mollerei senza pensarci due volte…”
… Ecco, sembrava aver ottenuto l’effetto che voleva con quell’uscita!!
Sembrò che Danilo si terrorizzasse all’istante al solo pensiero che se non avesse trovato un lavoro o non si fosse messo a studiare l’avrebbe piantato all’istante, e proprio per questo iniziò ad andare nel panico sia internamente che esternamente.
“Eh?! Ma no, ma che cosa hai capito?” iniziò a dire, ponendo entrambe le mani avanti verso di lei ed agitandole spaventato “Era tutta una recita, stavo scherzando. Ci sei cascata, vero? Sono stato divertente, vero? Vero?!”
Cavolo, sembrava davvero essersi spaventato tantissimo. Evidentemente ci teneva parecchio al suo rapporto con lei, al punto tale da rinnegare all’istante quanto avesse appena detto pur di non perderla… senza fiutare in questo modo lo scherzo che gli aveva fatto!
Winry non parlava sul serio, semplicemente sapeva che avrebbe reagito in quel modo e gli aveva tirato l’amo, nella speranza che effettivamente ci cascasse… poteva dire che la missione fosse stata completata perfettamente.
Un sorrisino beffardo si stampò sulle sue labbra mentre il ragazzo parlava, e quando ebbe posto la domanda finale decise di non lasciarlo per troppo tempo sulle spine e fargli capire subito che era uno scherzo, prima che facesse chissà cosa…
“Ah-ha, ci sei cascato testa vuota!!” affermò immediatamente la psicologa.
Come se non bastasse, mentre parlava Rockbell avvolse il braccio sinistro attorno al collo del fidanzato e gli portò pure giù il volto, costringendolo in questo modo a piegare il busto in avanti, il tutto all’improvviso.
“Sei fin troppo prevedibile quando si tratta di me, idiota!!” continuò allora la ragazza, continuando a sorridere e quasi dandogli le pacche con la mano destra sulla testa per dimostrare che l’aveva fregato.
Solo allora, dopo un momento di smarrimento, il Ferraro minore comprese di essere stato buggerato e, dopo aver assunto per un solo secondo un’aria perplessa, sorrise di rimando alla sua fidanzata ammettendo di esserci cascato.
“Lo confesso, mi hai fregato!” dichiarò, chiudendo anche gli occhi ed assumendo un sorriso a trentadue denti.
Anche Winry a quel punto fece la stessa cosa, chiudendo gli occhi e mostrando un sorriso a trentadue denti, ma aggiunse anche “Non potrei mai abbandonarti dopo tutto quello che hai fatto per me. Io ti amo e tu ami me, il nostro rapporto funziona molto bene e non ci sono motivi per volerlo distruggere in questa maniera!”
… Wow, quindi era questo che pensava.
Cavolo, sembrava solo la seconda volta che si aprisse in quella maniera con lui da quando aveva accettato di diventare la sua fidanzata. Adesso anche nei momenti di intimità come quelli era così aperta anziché girare sempre attorno alla questione, e questo era un enorme passo in avanti secondo il giovane.
Quest’ultimo naturalmente fu molto felice di sentirglielo dire, al punto che assunse un dolce sorriso contento che colei che amava lo ricambiasse… ma al tempo stesso non poté fare a meno di domandarle “E per quanto riguarda il lavoro?...”
Mentre i due rimanevano nella stessa posizione di prima, Rockbell specificò sorridendo dolcemente anche lei “Nami ha concesso qualche mese di relax a Lorenzo per ricambiarlo dell’aiuto al Palazzo Presidenziale, ed io farò altrettanto…”
Davvero? Gli concedeva diverse settimane per sgranchirsi le ossa in attesa di impegnarsi a cercare un mestiere?!
Cavolo, non se l’aspettava da parte sua, doveva ammettere che l’aveva parecchio sorpreso. Doveva aver capito che forse chiunque gli avrebbe concesso un lavoro a Community Island se l’avesse chiesto, ed anche per questo era stata così elastica in quel frangente…
Poi però, assumendo un’aria severa ma sbarazzina e puntandogli contro l’indice destro, Winry ci tenne a sottolineare “… Ma tra qualche mese dovrai cercare un lavoro, non ammetto obiezioni al riguardo. Intesi?”
Ah, ecco che ritornava la giovane che conosceva. Ma al fratello minore di Lorenzo questo non dispiaceva, anzi facendo l’ok con il pollice sinistro concluse anche lui il discorso asserendo “Promesso. Cercherò un lavoro tra qualche mese, hai la mia parola!”
“Molto bene. Così mi piaci!” concluse allora la psicologa, continuando a sorridere dolcemente e a mantenere il braccio sinistro attorno al collo del ragazzo con la sua testa giù ed il suo busto piegato in avanti.
Il loro rapporto stava andando alla grande, e quei piccoli momento in cui i due scherzavano e si divertivano assieme ne era una chiara dimostrazione.
Da quando si erano fidanzati andavano alla grande, e la loro convivenza dimostrava che avevano un feeling davvero speciale. Persino Trunks, Bra e Sebastian erano perplessi ed al tempo stesso felici che, come coppia, funzionassero così bene.
Certo, esso era il frutto di quanto accaduto nei mesi in cui erano stati nella Comunità, compreso il party per il compleanno di Bulma e la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, ma queste esperienze avevano permesso loro di far crescere il sentimento che provavano per l’altro.
Per Winry quel rapporto era più speciale che di quello con gli altri e non poteva dirgli proprio niente: le aveva salvato la vita.
Aveva vissuto sei anni nella spirale del terrore di un serial killer che poteva evadere da un momento all’altro ed ucciderla, ed aveva finito per chiudersi in sé stessa mostrando una scorza esterna da dura che la facevano sembrare antipatica.
Era stato un suo modo per difendersi dal suo stesso terrore che la attanagliava, e quella condizione che l’aveva resa schiava per sei lunghi anni era finalmente cessata per sempre… e tutto grazie a Danilo!!
Lui le aveva permesso di andare avanti, lui aveva fatto in modo che la verità sull’omicidio dei suoi genitori venisse alla luce, lui aveva sconfitto il loro assassino e le aveva fatto capire che doveva smettere di vivere alla loro ombra.
Le aveva cambiato la vita. Senza di lui probabilmente avrebbe voluto smettere di vivere dopo aver saputo che i suoi genitori erano degli psicopatici assassini, ma il giovane era riuscito a ridarle la gioia di vivere, facendole capire che ne valeva la pena.
Se la nuova lei era nata lo doveva solamente a lui, ed anche per questo il sentimento dell’amore era nato in lei, e nonostante lui fosse un idiota patentato e lo fosse sempre rimasto rimaneva il SUO idiota patentato, e non l’avrebbe mai scambiato per nessun altro al mondo.
La nuova Winry Rockbell era nata, e tutto grazie a Danilo Ferraro!!
Anche quest’ultimo stava vivendo quel rapporto con grande gioia e appagamento, soprattutto considerando che prima di giungere nella Comunità lui era un pervertito che apprezzava il gentil sesso in qualunque situazione.
Non si era mai legato direttamente ad una ragazza nello specifico, preferendo amarle tutte in maniera uguale, ed inizialmente non sopportava neppure Winry, ritenendola un arrogante viziata e nevrotica…
Ma aveva dovuto cambiare opinione da quando aveva saputo del suo passato. Da quel momento aveva provato ad aiutarla in tutti i modi, ed anche al Palazzo Presidenziale, durante lo scontro con Freezer, aveva solo detto ciò che gli veniva istintivo.
Non si era trattenuto perché era esattamente ciò che stava pensando in quel momento, e fortuna voleva che fossero proprio le parole di cui Rockbell avesse bisogno per comprendere davvero che rimanere ancorata al terrore del passato non l’avrebbe aiutata.
Per la prima volta in vita sua aveva aiutato qualcuno per altruismo e non per sopravvivenza, aveva pensato a qualcun altro che non fosse suo fratello e si era battuto per lei fino alla fine, rischiando anche la vita in questo modo.
Dopo quella lotta, si sentiva realizzato sia come guerriero che come persona, ed era pronto a dare una svolta alla sua vita nel modo che già aveva programmato di fare da diverso tempo a questa parte, lasciando comunque qualcosa che non sarebbe mai mutata…
La felicità della bionda, di cui lui era l’artefice. Gli piaceva stare con lei, e come ragazza era più dolce e sensibile di quanto desse a vedere, si divertiva un mondo a scherzare ed a ridere con lei, e sapeva che anche per lei era lo stesso.
Finalmente aveva lasciato da parte il Danilo rude e cinico che era stato presente in lui durante tutto il corso della sua vita, e l’aveva fatto nel migliore dei modi e con quanto di più nobile avrebbe mai potuto fare: aiutare chi era in difficoltà.
Il nuovo Danilo Ferraro era nato, e tutto grazie a Winry Rockbell!!

Ormai tutti coloro che avevano partecipato alla Grande Battaglia del Palazzo Presidenziale e che ne erano sopravvissuti erano stati mostrati nella loro nuova vita… tranne uno.
Mancava solamente un ragazzo che, nonostante non sapesse combattere e fosse quasi un estraneo in tutta quella vicenda, rappresentava l’ultimo sopravvissuto dell’unione tra l’Umanità ed i Glascot, l’unico ad avere metà del loro DNA in corpo…
Il giovane Naruto Uzumaki!!
Quel ragazzo, quando i due Grim erano giunti nella Comunità per malasorte, era rimasto al loro fianco per tutto il tempo, accompagnandoli durante la loro visita nelle metropoli sotterranee ed insegnandogli i loro usi e costumi.
Aveva finito anche per diventare un loro grande amico, al punto tale che Lorenzo lo considerava il suo nuovo migliore amico dopo la tragica morte di Boyce molti mesi prima. E si poteva dire che da quanto accaduto nella vecchia Comunità lui fosse quello che ne aveva più beneficiato di tutti.
Egli aveva appreso le sue vere origini, scoprendo in questo modo di essere il figlio di Xehanort, avuto da un’unica notte passata con Kushina, e che era discendente diretto della prima Grande Sacerdotessa, l’ultimo Glascot rimasto sulla Terra dopo la grande emigrazione.
Aveva saputo che Lorenzo gli aveva riferito che Gnu l’aveva definito un tesoro inestimabile da proteggere, perché rappresentava la prova vivente che la convivenza tra le due specie era possibile, anche se i Grim della Superficie non erano ancora pronti a quella convivenza.
Inoltre, grazie a quanto fatto nella palestra del Palazzo Presidenziale risparmiando Giovanni quando ce l’aveva sottomano e poteva eliminarlo quando voleva, aveva aumentato la sua popolarità tra tutti i cittadini di Community Island.
Lo ritenevano un ragazzo esemplare, che aveva saputo superare la morte di entrambi i genitori ed accettare chi era con molta facilità, dato che per loro non era semplice dover convivere con la consapevolezza di essere per metà alieno.
Uzumaki, una volta giunto sull’isola ed inaugurata la nuova casa degli ex abitanti della Comunità, aveva notato questo particolare e, proprio per questo, aveva deciso di provare a cogliere la palla al balzo e di sfruttare questa opportunità per candidarsi a Presidente della nuova società!!
Mentre era sottoterra riceveva mensilmente dei fondi che gli permettevano di studiare e di arrivare alla fine del mese, ma dopo che avevano abbandonato la vecchia Comunità i fondi avevano cessato di arrivargli naturalmente, e per questo doveva arrangiarsi con quello che poteva.
Riteneva che, grazie alla buona opinione che tutti avevano di lui, avesse ottime chance di essere eletto, e grazie allo stipendio del Presidente non avrebbe mai più avuto problemi di soldi e, soprattutto, avrebbe guadagnato tutto con le sue sole forze.
Era convinto di avere la vittoria in pugno… ma aveva fatto i conti senza la terza incomoda, una certa Elsa che aveva deciso di candidarsi esattamente come lui!!
Nonostante tutto, il fatto che la Nobile fosse cambiata così tanto durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale e che avesse dato un grande contributo alla fuga dall’edificio in distruzione risultarono le carte vincenti che le permisero di vincere le elezioni.
Naruto rimase abbastanza stranito da quella sconfitta, ma al tempo stesso comprese i cittadini sul perché avevano scelto lei alla fine: si fidavano di entrambi, ma Elsa sapeva anche combattere e questo poteva essere un plus in caso di battaglia o guerra.
Proprio per questo accettò la sconfitta senza controbattere, ma quando ormai si era rassegnato nel dover cercare un lavoro per mantenersi gli studi… ecco che la bionda si presentò da lui con una proposta che lo lasciò attonito!!
Gli chiese di divenire il nuovo Vice Presidente di Community Island, senza tanti giri di parole!! Sosteneva che fosse il migliore a poter ricoprire quella carica, e che avere i due candidati massimi alle ultime elezioni come i due Capi dell’isola avrebbe aiutato l’umore dei cittadini e li avrebbe fatti sentire più al sicuro e protetti.
Era una questione psicologica, e nonostante non fosse l’incarico per cui si era candidato Naruto non ebbe alcun dubbio nell’accettare la sua offerta!!
Diavolo, quando gli si sarebbe presentata di nuovo l’opportunità di essere il Vice Presidente?! Non voleva farsela scappare assolutamente!!
Nel caso avrebbe potuto candidarsi di nuovo a Presidente alle prossime elezioni, nel frattempo però avrebbe fatto il necessario come secondo in comando di Community Island, e per l’età non era un problema dato che lui e la Presidente avevano gli stessi anni alla fin fine.
In questo modo, Uzumaki divenne il Vice Presidente dell’isola, ed almeno per quel primo periodo nessuno dei cittadini ebbe nulla di cui lamentarsi neppure di lui, ritenendo che stesse svolgendo il suo lavoro molto egregiamente…
Dal canto suo, il biondo non poté negare che la carica era più impegnativa di quello che pensasse e, nonostante fosse convinto anche lui di star lavorando bene nonostante la poca esperienza in materia, doveva ammettere che un po’ di stress c’era comunque.
Proprio per questo, ogni tanto usciva per sgranchirsi un po’ le gambe e divertirsi, prima di tornare ai suoi impegni nel nuovo Palazzo Comunitario… come stava facendo in quel momento, dato che si trovava nella zona commerciale dell’isola!
Sapeva che in sede Elsa si stava incontrando con Trunks per definire la questione dell’appalto delle Rocket Foundation, ma riteneva che la bionda potesse farcela da sola e che non avesse bisogno del suo aiuto, motivo per cui si trovava lì in quel momento…
Anche se non era da solo, c’era qualcuno con lui… o meglio, qualcuna…
“Oh, guarda Naruto!” disse la diretta interessata, indicando con l’indice destro un gioiello che si trovava dietro una vetrina della zona commerciale.
Il ragazzo, che si trovava insieme a lei in una delle strade della zona che era identica a quelle già viste precedentemente, si voltò nella direzione indicata dalla giovane e, osservando il gioiello, strabuzzò gli occhi e spalancò la bocca.
“Wow, certo che è veramente bello…” disse allora meravigliato… anche se poi aggiunse con un’aria quasi preoccupata e grattandosi la guancia sinistra con l’indice sinistro “… Però è anche parecchio costoso, vedo…”
“Uff, mica te l’ho indicato perché volevo che me lo comprassi!” replicò allora la ragazza che era con lui, la quale assunse anche un’aria quasi offesa mentre gonfiava le guance.
Non era davvero arrabbiata, stava solo scherzando ben sapendo che il ragazzo si sarebbe preoccupato nel vederla “imbufalirsi” così… ed in effetti, appena ebbe udito la giovane, il Vice Presidente si voltò a guardarla preoccupata.
“Ma cosa hai capito? Mica intendevo questo!! Hai frainteso!!” il tutto agitando entrambe le mani davanti a sé molto preoccupato, come se temesse una rappresaglia da parte della ragazza…
La quale però, vedendo la sua reazione, finì per sorridere dolcemente e, unendo entrambe le mani dietro la schiena, dire “Lo so, stavo scherzando sciocchino!!”
Chiuse anche gli occhi mentre sorrideva con dolcezza la giovane, e sentire le sue parole fece tirare un sospiro di sollievo al diretto interessato, il quale sospirò felicemente e si mise anche la mano sinistra sul petto.
“Meno male, anche perché seppur guadagni grazie al mio nuovo lavoro le spese mi servono per studiare…” sottolineò allora Uzumaki, rimettendosi a schiena dritta dopo il sospiro di poco prima.
Colei che lo stava accompagnando, riaprendo gli occhi, disse sorridente “Lo so bene, per questo non voglio nessun regalo da te e non ti chiederò mai nulla. L’ultima cosa che voglio è di essere un peso per te, soprattutto ora che hai accettato di… hai accettato di…”
Sembrò non riuscire a finire la frase la ragazza. Iniziò visibilmente a tremare con le gambe e le braccia, come se l’emozione avesse iniziato a prendere il sopravvento su di lei e non le stesse consentendo di concludere quello che voleva dire.
Il migliore amico di Lorenzo notò questo suo momento di blocco e, cercando di non darlo a vedere esteriormente, le sorrise dolcemente ricambiando il gesto della ragazza ed esclamò “Non devi assolutamente preoccuparti. Tu non sarai mai un peso per me… Hinata!!”
Hinata?!
Sì, proprio quella Hinata Hyuga!!
La giovane cantante della vecchia Comunità che, finalmente, sembrava aver coronato il suo sogno d’amore con il figlio di Kushina!!!
Come si era ripromessa, aveva confessato il suo amore al biondo durante il viaggio per raggiungere l’isola, aspettando il momento migliore in cui era da solo per prenderlo in disparte e dirgli tutto, sperando che ricambiasse i suoi sentimenti…
Mentre però si confessava, doveva ammettere di essere parecchio imbarazzata, al punto da essere rossa come un peperone, tenere il volto basso ed unire forzatamente i due indici davanti al petto, mostrando di conseguenza che fosse parecchio nervosa.
Davanti alla confessione della giovane, Naruto rimase parecchio sbalordito, perché non si era accorto di quello che davvero provava per lui… nonostante per gli altri fosse abbastanza evidente e solo lui non l’avesse notato.
Il momento di shock iniziale però, fece ben presto spazio nel cuore del ragazzo alla gioia, al punto tale che finì per sorriderle dolcemente di ricambio e ringraziarla per avergli detto tutto e per provare quel sentimento sincero proprio per lui.
Nessuno l’aveva mai amato precedentemente, lei era la prima sia che provava amore nei suoi confronti che glielo confessasse direttamente, e per questo si sentiva lusingato… ma al tempo stesso spaventato per via delle sue origini.
Tutti sapevano che era per metà Glascot a causa della sua antenata, e temeva che quello potesse risultare un blocco per Hyuga, senza parlare poi del fatto che discendeva direttamente da quel bastardo di Xehanort…
Ma così non fu, anzi lei fu parecchio chiara nel sottolineare che non le importava nulla delle sue origini. Lei lo amava per quello che era, e niente avrebbe mai potuto cambiare quel sentimento!!!
Hinata balbettava parecchio quando era in presenza di Naruto prima della Grande Battaglia del Palazzo Presidenziale, ma quel momento, quando gli disse che non le importava nulla della sua metà Glascot che comprendeva anche metà del Gran Maestro del Concilio dei Sette, qualcosa cambiò in lei.
L’essere stata così decisa proprio davanti a lui fu come una sorta di sblocco del suo carattere, che le permise di cancellare quasi del tutto l’imbarazzo che provava in sua presenza ed essere in questo modo la ragazza che avrebbe voluto essere se non fosse stata tanto timida.
Il biondo non poté fare a meno di rimanere ancora sbalordito da quella sua decisione e dal fatto che il suo sentimento era talmente puro da andare oltre le origini del suo amato, qualunque esse fossero…
Qualcosa di talmente puro e raro che Uzumaki non poté ignorare, si sarebbe sentito uno sporco egoista a mettere da parte quella ragazza che aveva tirato fuori il suo lato forte solo per fargli sapere quello che provava veramente.
Proprio per questo, alla fine, decise che era arrivato il momento che il suo sentimento così sincero venisse ricambiato, e da quel momento i due divennero una coppia a tutti gli effetti!!!
Fu inutile descrivere quanto provato da Hinata in quel momento, il sogno di una vita si stava realizzando davanti ai suoi occhi. C’era mancato poco addirittura che svenisse dall’emozione… ma seppe resistere come meglio poté.
La vecchia Hyuga sarebbe svenuta, lei invece voleva essere una nuova persona, una più decisa e forte caratterialmente rispetto a prima per poter essere all’altezza del figlio di Kushina, per dimostrarsi degna del suo amore…
Ed i due non poterono di certo lamentarsi del loro rapporto, dato che il loro fidanzamento stava funzionando alla grande, e la nomina di Naruto a Vice Presidente non aveva cambiato nulla, anzi aveva fortificato il loro rapporto…
Anche se qualche volta, al solo pensiero che stesse effettivamente insieme al ragazzo che amava, la nera si bloccava come all’improvviso, iniziando a tremare dall’emozione perché a quanto pareva una parte di lei continuava a non crederci…
Il biondo aveva notato questa cosa, e proprio per questo ci tenne a rasserenarla facendole sapere che non sarebbe mai stata un peso per lui e che non doveva preoccuparsi per nessun motivo. Era certo che era proprio ciò che voleva sentirsi dire…
Ed effettivamente sembrava esserci riuscito, dato che la ragazza si stoppò all’improvviso, smettendo così di tremare come aveva fatto fino a quel momento, e sollevò lo sguardo per osservare incredula un Naruto che le stava sorridendo dolcemente.
In teoria non si sarebbe dovuta sorprendere di quelle parole, visto che da quando stavano insieme lui era sempre stato molto carino e dolce con lei… però sentirlo parlarle in quella maniera, sentire che la facesse sentire amata, le riscaldava il cuore come mai le era successo prima.
Proprio per questo, sorridendo dolcemente, Hinata unì entrambe le mani dietro la schiena ed esclamò “Quella è l’ultima cosa che voglio. Rinuncerei anche alla mia carriera da cantante se questo mi evitasse di essere un peso per t…”
“Non pensarci neanche lontanamente!!”
Quell’uscita improvvisamente del biondo, che quasi le aveva urlato contro quelle parole anche se in verità si era limitato a rimproverarla debolmente, fecero sobbalzare un pochino la giovane sul posto, anche se solo interiormente.
Era la prima volta che le urlava in quella maniera, e la stessa Hyuga doveva ammettere di essere abbastanza spaventata. Che cosa gli era successo? Era cambiato d’atteggiamento così all’improvviso, cosa…
Fu presto detto fortunatamente, dato che posizionando entrambe le mani sulle spalle della ragazza il figlio di Kushina disse “Non dovrai MAI rinunciare alla tua carriera. Sei una grandissima cantante, ed un giorno diventerai la migliore di tutta l’isola semmai non lo fossi già. Non ti chiederei mai di rinunciare al tuo sogno solo per compiacere me, il giorno che dovessi farlo ti autorizzo a lasciarmi su due piedi… ed a darmi anche un paio di sberle in faccia, che non guastano mai!!”
Nonostante quanto detto fosse incredibilmente serio, le ultime due parole il giovane le aveva comunque pronunciate con un tono ironico, al punto da mollare la “presa” dalla sua ragazza e sorridere a trentadue denti, a simboleggiare che stesse scherzando.
Hinata poté dire di aver tirato un sospiro di sollievo nel vedere che alla fine era “solo” quello e non c’era nulla di grave dietro la sua sfuriata… ma al tempo stesso non poté fare a meno di rimanere parecchio sorpresa da quella sua uscita.
Lei era disposta anche a rinunciare al suo grande sogno pur di stare con lui… ed il giovane dal canto suo l’aveva avvertita che non doveva neppure provarci e che anzi sarebbe stato lui il primo a volere che lo lasciasse se avesse fatto una cosa del genere.
La nera era già lanciata nel mondo della musica fin dalla Comunità, dato che il suo primo canto solista fatto diversi giorni prima della festa di compleanno di Bulma aveva riscosso un notevole successo, alcuni dicevano anche che fosse stata l’esibizione migliore della nottata.
Grazie a quel singolo spettacolo, le richieste d’ingaggio per la ragazza erano schizzate alle stelle, e seppur non avesse mai avuto l’opportunità di partecipare ad un altro spettacolo prima della Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale le sue quotazioni salivano sempre di più.
Dopo il trasferimento a Community Island, molti teatranti iniziarono a “corteggiarla” nella speranza che, quando tutto sarebbe stato riaperto, avrebbe cantato di nuovo nel nuovo teatro che era stato aperto sull’isola.
Non volevano che una voce così perfetta come la sua venisse sprecata, ed anche la ragazza stessa non voleva sprecarla, proprio per questo accettò senza pensarci due volte e venne resa addirittura l’unica cantante ad esibirsi da solista.
Ritenevano che se lo meritasse per quanto fosse brava, ed effettivamente nell’unica esibizione che aveva fatto da quando Community Island era stata inaugurata nessuno si era lamentato di lei, anzi l’avevano tutti elogiata per essere riuscita a ripetersi.
Il suo ingaggio comprendeva un salario piuttosto alto, le sue future serate erano tutte esaurite e lei stava coronando il sogno di una vita: essere una cantante professionista.
Eppure, nonostante questo, per lei il rapporto con Naruto era più importante di qualsiasi altra cosa, per questo era pronta a buttare via tutto solo per poter stare con lui, e sentire quelle parole dal biondo… diciamo che fecero il loro effetto.
Dopo aver assunto per un momento un’aria scioccata, circa tre secondi dopo il messaggio che il ragazzo le stava recapitando arrivò a destinazione, e mantenendo la stessa posizione di prima continuò a sorridere dolcemente.
“… Ho capito, non ci penserò mai più, lo prometto…” disse a quel punto.
Naruto fu molto contento di sentirglielo dire, al punto tale che facendo l’ok con il pollice sinistro affermò “Ecco, brava. Questa è l’Hinata che mi piace, così si parla!!”
In pratica aveva approvato la sua risposta, e di questo Hinata ne fu parecchio compiaciuta. Si riteneva fortunata ad avere proprio lui al suo fianco, il suo cuore aveva saputo guidarla egregiamente verso la persona giusta per lei…
A quel punto però, come se fosse stato un discorso del tutto inutile e che non doveva portare a nulla, Naruto tornò a parlare della questione “denaro” e, portando entrambi i pugni sui rispettivi fianchi, disse subito “Tra l’altro, ora che ci penso, non hai neanche bisogno del mio aiuto dato che il tuo stipendio da cantante è parecchio alto!”
“Oh sì!” confermò allora Hyuga “Come cantante guadagno parecchio…” tuttavia, prima di proseguire, abbassò leggermente il volto assumendo un’aria quasi triste e sottolineò “… Ma non lo faccio per i soldi, quella è la mia passione…”
“Per questo non voglio che tu ci rinunci!” specificò Uzumaki, che vedendo che si era tornati su quell’argomento era inutile provare a cambiarlo di nuovo “Tu sei nata per questo, e devi perseguire il tuo sogno fino alla fine… come io sto facendo con il mio!!”
… Eh? Davvero?!
Ecco, quella era una cosa di cui non aveva mai parlato con lei, proprio per questo la ragazza sollevò il volto sorpresa e, osservando il fidanzato abbastanza scioccata, gli chiese “Fare il Vice Presidente era il tuo sogno?!”
Perché era effettivamente quello il suo lavoro, e considerando le sue parole non sembravano esserci alternative… ma in verità non era propriamente così, ed il biondo ci tenne a sottolinearlo mentre si grattava la guancia destra con il suddetto indice.
“Ehm, non proprio. Il mio desiderio era aiutare il prossimo come facevano mia madre e Bulma…” poi però la seconda parte della frase la disse tornando ad avere un sorriso sincero ed abbassando il braccio destro “Anche per questo volevo diventare il Presidente: da quella posizione di potere posso dare una mano agli altri e rendere le loro vite migliori. Certo, non sono stato eletto e questo è vero, ma è una fortuna che la Presidente mi abbia comunque scelto come suo Vice…”
Concluse il tutto solo allora, puntandosi il pollice destro sul mento mentre sorrideva a trentadue denti e con gli occhi chiusi “… Così potrò realizzare il mio sogno anche se non ho raggiunto la meta. Un bel traguardo, vero?”
…. Wow, era davvero… genuino.
Il suo altruismo era sincero, non sentiva nessuna punta di avidità o di ipocrisia nelle sue parole. Amava davvero aiutare il prossimo, e questo gli rendeva onore e lo faceva essere una persona ancora più speciale di quanto già non fosse.
Proprio per questo Hinata, unendo le mani stavolta sotto alla vita, sorrise dolcemente mentre osservava il suo fidanzato: man mano che lo conosceva meglio scopriva sempre più quanto fosse straordinario, la sorprendeva sempre più in positivo.
Non avrebbe mai pensato che potesse essere così, e ci tenne anche a dirglielo proprio a dimostrare quanto fosse grata di averlo conosciuto e di star condividendo con lui attimi della sua vita che rimarranno per sempre custoditi nel suo cuore.
Così, continuando ad osservarlo dolcemente, Hyuga affermò senza mezzi termini “… Naruto… grazie di esistere!!”
Inizialmente, sentendo il suo nome, Uzumaki abbassò lo sguardo per osservare negli occhi la fidanzata abbastanza confuso… ma quando ebbe terminato di parlare, non poté fare a meno di sorridere dolcemente anche lui.
“… Dovere…” fu l’unica cosa che rispose allora.
Entrambi sembravano star vivendo un sogno, e ne erano perfettamente consapevoli.
Naruto non aveva mai compreso il sentimento che la cantante provava per lui, era davvero troppo ingenuo per accorgersene e doveva ammetterlo lui stesso, e quando finalmente gli confessò tutto ci rimase persino di stucco…
Ma dopo essersi fidanzato con lei ed aver accettato di condividere insieme attimi della loro vita, aveva capito quanto Hinata fosse una ragazza dolce e sensibile, e quanto lui fosse stato sciocco a non accorgersi di nulla per tutto quel tempo.
Gli aveva fatto capire che cosa significava amare, e gli aveva permesso di ricominciare dopo aver saputo la vera morte di sua madre ed essere stato ripudiato dal padre in quella maniera, senza parlare poi del suo DNA per metà alieno…
Tutte botte psicologiche per nulla superabili facilmente, anche per uno come lui, ma grazie alla vicinanza di Hyuga aveva saputo accantonare tutte quelle preoccupazioni per lasciare che la vita facesse il suo compito.
Ora aveva un nuovo lavoro che lo gratificava ed una ragazza che lo amava con tutta sé stessa, e non voleva buttare via quell’opportunità solo perché era preoccupato del suo retaggio, non era da lui e non avrebbe mai permesso al padre di vincerlo psicologicamente.
Quella era la sua nuova vita, ed intendeva viverla al meglio delle sue possibilità, accontentando la nera il più possibile ed impedendole di sacrificarsi per lui, qualcosa che non avrebbe mai voluto da chi le sarebbe stato accanto.
Finalmente aveva scoperto l’amore di Hinata… ed era pronto a ricambiarlo con tutto sé stesso!!
E che dire di Hyuga… lei era quella più felice dei due in quel momento!!
Quel sentimento d’amore che provava per il figlio di Kushina l’aveva coltivato per anni, da quando era piccola in pratica, senza mai confessarsi a lui a causa della sua timidezza, perché temeva un rifiuto e non voleva soffrire.
Si era accorta solo dopo la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale che aveva sbagliato atteggiamento, ed anche quando aveva pedinato lui e Winry con la complicità di Danilo aveva commesso un errore madornale.
Anziché ricorrere a quei sotterfugi avrebbe dovuto essere diretta e sincera fin dall’inizio, avrebbe dovuto lasciare alle spalle la sua timidezza e diventare una ragazza forte e decisa molto prima. Questo era stato il suo grande sbaglio…
Ma fortunatamente non tutto era andato perduto, e quando finalmente aveva trovato il coraggio di confessarsi al giovane, l’attesa aveva ripagato!!
Ora stava vivendo il suo sogno d’amore con colui che amava con tutta sé stessa, e che non le avrebbe mai permesso di rinunciare al suo sogno per lui. Non sapeva se molti avrebbero agito come lui, ma si riteneva comunque fortunata che fosse così.
Uzumaki era molto speciale, un ragazzo eccezionale che avrebbe potuto stare con chiunque… ed invece il destino aveva fatto in modo che loro due si fidanzassero, ed ora non voleva perdersi neanche un solo momento di quegli attimi meravigliosi.
Il suo sogno d’amore s’era coronato… ed era la ragazza più felice del mondo!!

Insomma, tutti gli abitanti della Comunità hanno finalmente trovato la loro vocazione.
Chi nel bene e chi nel male, è riuscito a trovare il suo posto a Community Island, riprendendo il lavoro o lo studio che già svolgeva nella vecchia Comunità oppure trovando una nuova mansione più consona alle sue capacità.
L’unica cosa che avevano tutti in comune era… la felicità.
Tutti erano felici. Nessuno sembrava scontento della nuova vita che stava vivendo.
Nel bene e nel male, tutti erano riusciti a lasciarsi il passato alle spalle, o quantomeno ad accantonarlo, per poter vivere un’esistenza migliore di quella passata su quell’isola, che sarebbe stata la loro nuova casa da quel momento in poi.
Avevano vissuto momenti bui durante la Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, ma adesso erano in Superficie, il luogo che tutti avevano sognato ma che nessuno aveva il coraggio di dire, e la vecchia Comunità poteva essere lasciata alle spalle.
Essa rappresentava il passato, una vita che non c’era più e che era soggetta a loro insaputa da regole imposte dai piani alti. Adesso invece erano davvero liberi, avevano un sistema più democratico ed ognuno riusciva a fare il lavoro che più si adattava alle sue abilità.
Tutto aveva trovato il suo senso… tranne un’unica cosa.
Quella sera, all’insaputa di quasi tutti gli abitanti di Community Island, sarebbe dovuta succedere una cosa. Una cosa molto importante.
Qualcosa che aveva a che fare con due abitanti dell’isola che non lavoravano.
Qualcosa che doveva essere fatto in grande segreto.
Qualcosa per cui si erano messi d’accordo da diverse settimane.
Qualcosa… che avrebbe cambiato le vite di tutti…
Per sempre…

Community Island, Oceano Pacifico, 14 Febbraio 1944:
Era ormai mezzanotte superata, da circa mezz’ora praticamente.
Tutto taceva a Community Island. Le luci erano spente, i cittadini si erano ritirati e tutti stavano dormendo beatamente.
Nella vecchia Comunità c’era sempre qualcuno in giro per locali a divertirsi, ma con un’intera società da ricostruire e il lavoro che ne conseguiva nessuno almeno per quei primi tempi sembrava interessato a tornare a quella vecchia vita…
O per meglio dire, solamente quella sera.
Di solito qualcuno in giro c’era sempre anche sull’isola, ma stranamente quella notte NESSUNO era rimasto fuori, al punto tale che il night club di Cana aveva chiuso molto prima del solito e tutti i suoi impiegati erano già tornati a casa.
Insomma, la pace sembrava regnare incontrastata in quel piccolo angolo dell’Oceano Pacifico… e questo indirettamente aiutava chi doveva urgentemente fare una certa cosa quella stessa sera senza essere visto da nessuno!
Qualcosa di clandestino, che nessuno doveva conoscere e che andava portato a compimento quella sera stessa. Sembrava incredibile che proprio quella notte ci fosse quel silenzio tombale, ma questo li avvantaggiava non poco.
Era forse la loro unica occasione, e non intendevano affatto sprecarla…

Nell’appartamento che Lorenzo e Nami avevano comprato insieme, i due stavano dormendo nel loro letto matrimoniale.
Stando insieme in via ufficiale, avevano optato per condividere lo stesso letto dato che era quasi assurdo essere fidanzati ed avere due letti separati, così sembrava solo che i due fossero in pessimi rapporti quando non era affatto così.
La loro camera da letto era molto semplice.
C’era un letto matrimoniale poggiato al muro parallelo alla porta bianca e che arrivava fino al centro della stanza, presentava poi un armadio marrone a tre ante posizionato a sinistra dell’ingresso ed un comodino piccolo dello stesso colore a sinistra del letto matrimoniale.
C’era anche una porta sempre bianca sul muro a destra dell’ingresso ed a sinistra del letto matrimoniale che conduceva al bagno, dato che ne avevano due nell’appartamento, mentre a destra del letto ed a sinistra della porta c’era una finestra.
Non era molto grande, però era posizionata al centro del muro, era chiusa in quel momento ed aveva delle tende bordeaux legate da due corde marrone chiare per tenerle ferme, anche se il vento non poteva soffiare in quanto la finestra era chiusa.
Il muro era rosso ed aveva dei motivi gialli e verdi, mentre il soffitto era bianco proprio come la porta d’ingresso e quella del bagno. Infine, il pavimento era un parquet di colore marrone scuro, mentre le lenzuola del letto erano azzurre.
I due abitanti dell’appartamento, come già detto, stavano dormendo in quel momento sotto le coperte del loro letto matrimoniale.
Nami dormiva sul lato sinistro, quello che aveva di fianco il comodino, ed era interamente sotto le coperte e poggiata sul lato sinistro, solo la testa e la mano destra erano fuori dalle coperte. Lorenzo invece teneva il petto rivolto verso l’altro ed entrambe le mani dietro la testa, anche lui come la compagna sembrava avere solo testa e braccia fuori dalle coperte.
Sembrava che i due fossero ormai nel mondo dei sogni da un pezzo… ed invece non era affatto così, perché uno dei due non si era mai addormentato!!
Proprio in quel momento, Lorenzo aprì leggermente gli occhi, mentre manteneva un’aria parecchio seria ed osservava il soffitto sopra di lui rimanendo per almeno dieci secondi fermo lì dov’era. Non aveva mai preso sonno.
Aveva chiuso solamente gli occhi ed aspettato che si facesse l’ora esatta, e per essere certo che fosse il momento volse la sua testa verso sinistra, il lato di Nami, dove sul comodino poteva vedere la sua sveglia che segnava l’ora…
Mezzanotte e mezza. Era il momento.
Immediatamente, il castano socchiuse leggermente gli occhi, non perché era stanco ma perché sembrava quasi… triste. Non si capiva bene perché, ma pareva quasi dispiaciuto di quanto stesse per accadere… anche se purtroppo doveva succedere…
Rimase per circa venti secondi con la testa rivolta verso il lato sinistro ad osservare la sua fidanzata. Anche se gli stava dando le spalle con la testa, sembrava che si fosse imbambolato ad osservarla per un breve momento, perché era ciò che voleva.
Gli si spezzava il cuore per quello che stava per fare, non avrebbe mai voluto distruggerla come stava per fare… ma purtroppo era necessario, e non aveva altra scelta… doveva agire così, o meglio dovevano agire così…
Dopo aver terminato di osservare la ragazza, Lorenzo sollevò il busto mettendosi seduto sul letto e lasciando che le lenzuola scivolassero sul suo petto, nudo essendo senza maglietta, dopodiché si voltò alla sua destra e scese del tutto dal letto matrimoniale.
Indossava unicamente i pantaloni ed era senza calzini, dato che lui odiava dormire in mutande, e senza perdere tempo si girò verso il letto matrimoniale e si inginocchiò con il sinistro rivolto verso l’alto, tirando fuori da sotto il mobile con la mano destra qualcosa…
Per la precisione i vestiti che aveva indossato quella giornata stessa ed un cellulare!!
Lasciò i vestiti a terra per un momento e, rimettendosi poi in piedi, iniziò a digitare dei numeri per comporre un numero telefonico, ed appena ebbe terminato portò l’apparecchio vicino all’orecchio destro, mentre si girava verso la finestra che era ora davanti a lui.
Attese per poco, circa cinque secondi, e subito dopo qualcuno rispose dall’altra parte… la conversazione che avvenne fu molto corta, e il Ferraro maggiore parlò con frasi molto corte quasi come se non volesse far capire di cosa stessero parlando…
Ed effettivamente era proprio così. Per quanto fosse sicuro che Nami stesse dormendo in quell’occasione, niente vietava di pensare che potesse svegliarsi da un momento all’altro, quindi meno parlava e a bassa voce e meglio era.
“Pronto? Sei sveglio?... Ottimo, ti ha notato?... Bene, ci vediamo al molo allora… Sì, credo che gli altri siano già lì… D’accordo, a dopo!”
Terminata quella chiamata strana, che non aveva fatto capire nulla se non che ci fosse qualcosa in ballo e che non coinvolgeva unicamente lui ed il suo interlocutore, Lorenzo chiuse la chiamata dopo aver portato il cellulare davanti a sé.
Appena ebbe cliccato sul bottone di chiusura, il giovane abbassò il braccio destro ed iniziò a guardare davanti a sé, come se si stesse perdendo nel panorama che poteva vedere attraverso le tende e fuori dalla finestra.
Pareva quasi sul punto di rinunciare, di abbandonare tutto e di rimettersi a dormire. Sapeva che quando sarebbe stato il momento avrebbe avuto quell’attimo di esitazione… ma non poteva permetterselo, per il bene di tutti quanti.
Gli dispiaceva dover agire così, ma non c’erano alternative e se ne era accorto mentre viaggiava insieme agli altri per cercare un luogo dove poter stabilire gli ex abitanti della Comunità. Se non l’avessero fatto, chissà che cosa sarebbe successo…
Scacciati i dubbi che aveva iniziato ad avere per un momento, il bruno chiuse la mano sinistra a pugno ed iniziò a stringerla, quasi come se stesse cercando di darsi la carica necessaria per arrivare fino in fondo. Era convinto di ciò che faceva, ma una spinta in più non faceva mai male…
Passati circa trenta secondi in cui rimase fermo a guardare fuori dalla finestra assorto nei suoi pensieri, il Grim comprese che era arrivato il momento e doveva sbrigarsi, così si girò verso il letto matrimoniale e poggiò sul materasso il cellulare.
Dopodiché, si vestì rapidamente indossando gli stessi abiti che era ormai solito portare comprendenti di maglietta, calze, scarpe e giacca, poi raccolse il cellulare con la mano destra e se lo mise in tasca.
Appena ebbe concluso, il ragazzo si voltò verso la porta d’ingresso ed iniziò ad avviarsi in quella direzione, prendendo la maniglia dorata ed aprendola appena la ebbe a portata della mano sinistra, senza più avere alcuna esitazione…
O per meglio dire quasi, dato che appena la ebbe aperta si bloccò per un momento, circa tre secondi, prima di girarsi alla sua sinistra ed osservare con uno sguardo malinconico Nami che continuava a dormire beatamente sotto le lenzuola con un sorriso sulle labbra.
Si sentiva un verme a farle una cosa del genere. Avrebbe potuto avvertirla anzitempo, o addirittura svegliarla in quel frangente e spiegarle quello che stava per fare… ma non poteva farlo, perché era certo che non avrebbe capito.
Non poteva sapere quello che lui ed altri stavano provando in quel momento, e per di più l’avrebbe anche fatta soffrire pesantemente. Ma non l’avrebbe lasciata senza una spiegazione, le avrebbe lasciato una lettera sul tavolo della sala prima di uscire.
Con questa consapevolezza, il castano rimase altri trenta secondi abbondanti ad osservare la sua fidanzata con quell’aria malinconica, prima di voltarsi, uscire e chiudere la porta dietro di sé, mantenendo comunque la sua preoccupazione in volto.
Una volta uscito dalla camera, in essa cadde un silenzio ancora più tombale di quanto non ce ne fosse prima. Le uniche cose che si potevano sentire erano i rumori provenienti dal resto dell’appartamento, che sembravano abbastanza evidenti.
Si sentì il rumore di un foglio poggiato da qualche parte, poi di un armadio prontamente aperto e di qualcosa di pesante al suo interno, per poi chiudere prima con la chiusura dell’armadio, e successivamente l’apertura e la chiusura della porta d’ingresso all’appartamento con tanto di chiavi inserite e girate nella serratura…
Fu qui che accadde qualcosa di strano, perché nell’esatto momento in cui le chiavi furono girate nella serratura dall’esterno ed il rumore si interruppe… l’espressione di Nami dormiente cambiò da felice a serio…
E la ragazza aprì di scatto gli occhi!!
L’arancione, senza muoversi dalla posizione in cui era, volse il suo sguardo verso l’ingresso alla camera, quasi come se fosse consapevole sia che Lorenzo se n’era andato e sia che cosa aveva intenzione di fare…
Che cosa significava tutto quello?

Pochi minuti prima che Lorenzo uscisse dall’appartamento che condivideva con Nami, un episodio molto simile al suo si stava verificando da un’altra parte…
La nuova Villa Brief.
All’interno dell’edificio era calato un silenzio tombale, quasi spaventoso sotto un certo punto di vista, e tutti gli ospiti della struttura si erano già ritirati nelle loro stanze per dormire beatamente in attesa del giorno successivo.
Trunks, Bra e Sebastian avevano una camera singola e di conseguenza dormivano da soli, ma non si poteva dire la stessa cosa per Danilo e Winry che, proprio come il castano e Nami, avevano deciso di condividere la stessa camera!!
Era un passo molto importante ed entrambi inizialmente erano convinti che fosse ancora troppo presto, ma visto che il loro rapporto funzionava così bene decisero di fare quell’ulteriore passo e di iniziare a dormire insieme.
In fondo ormai facevano coppia fissa, e si era pure creata una bella alchimia tra i due. Dopo un iniziale tentennamento ritennero che nulla potesse andare storto visto quanto andassero d’accordo, e per questo entrambi accolsero l’idea.
La camera che i due condividevano, strutturalmente parlando, si trovava esattamente dov’era la vecchia camera di Winry, quella dove viveva prima della festa di compleanno di Bulma, ed anche a livello di tappezzeria ed addobbi era identica.
L’unica cosa che cambiava rispetto alla camera che aveva nella Comunità era che il letto era matrimoniale, seppur rimanesse con il lato destro poggiato al muro sotto alla finestra proprio come nella vecchia Villa Brief.
Anche in quella stanza i due stavano dormendo beatamente, con Rockbell che era poggiata sul fianco destro ed era rivolta verso il muro che sfiorava per pochi centimetri, dato che dormiva dal lato del muro. Come Nami, aveva solo la mano sinistra ed il volto fuori dalle coperte, oltre che un dolce sorriso sulle labbra.
Il Ferraro minore si poté dire che dormiva proprio come la sua fidanzata, seppur poggiato sull’altro lato rispetto a lei e di conseguenza rivolto verso l’esterno, solamente che lui a differenza della ragazza aveva un’aria abbastanza seria.
I due rimasero fermi lì per diversi minuti abbondanti… fino a quando non si fece mezzanotte e mezza e, come se avesse avuto una sveglia incorporata, il biondo aprì di scatto gli occhi nel cuore della notte!!
Da come l’aveva fatto sembrava che anche lui, come il fratello maggiore, non si fosse mai addormentato ed avesse solamente aspettato quel momento, difatti lui non esitò un momento e si riportò dritto con il petto rivolto verso l’alto.
Dopodiché, sollevò il busto per mettersi seduto sul materasso, mostrando che anche lui come il parente dormiva a petto nudo e con solo i pantaloni addosso, ed iniziò a guardare verso il basso con uno sguardo quasi malinconico.
Non si comprendeva bene a che cosa stesse pensando, ma sembrava veramente giù di morale e, dopo circa dieci secondi fermo in quella posizione, volse la sua attenzione verso la sua destra, osservando in questo modo la sua ragazza.
Non si era accorta di nulla, stava continuando a dormire teneramente, e forse era meglio così. Se si fosse accorta di tutto una spiegazione sarebbe stata d’obbligo, e l’ultima cosa che voleva in quel momento era soffermarsi troppo a parlare con lei.
Anche in quel caso, rimase per circa venti secondi fisso ed immobile, ad osservare la bionda che riposava dandogli la schiena, come se fosse imbambolato e si fosse come paralizzato, anche se in verità era ben vigile e sapeva cosa stesse facendo.
Mentre continuava a fissarla però, ecco che si sentì una debole vibrazione provenire da sotto il letto. Era parecchio flebile, al punto che Winry non sobbalzò di colpo e neanche si svegliò, ma era abbastanza affinché il giovane la sentisse.
Non si fece domande perché sapeva perfettamente di che cosa si trattasse… ed in fondo non se ne sorprendeva affatto. Era sempre puntuale quando si trattava di certe cose, era ovvio che l’avrebbe chiamato a quell’orario preciso.
Senza perdere tempo, anche perché il rumore continuo avrebbe potuto rischiare di svegliare la psicologa, Danilo si girò alla sua destra e scese dal letto, per poi voltarsi di nuovo verso il materasso ed inginocchiarsi al suolo con il sinistro rivolto verso l’alto.
Allungò la mano sotto al letto, per tirare fuori quello che sembrava essere un cellulare, non molto dissimile da quello che già possedeva Lorenzo. Senza farsi domande e continuando a mantenere quell’aria seria, il biondo cliccò il pulsante e rispose al telefono.
Appena si fu portato il cellulare all’orecchio destro, si voltò alle sue spalle, dando di conseguenza la schiena alla sua fidanzata, ed iniziò a parlare, anche se per la precisione fu quello che si trovava dall’altro capo a rispondere per primo.
“Pronto? Sì, sono sveglio… no, non si è accorta di nulla… Bene, credi che siano già tutti al molo?... Perfetto, allora non perdiamo tempo… A dopo!” e poi riattaccò subito dopo.
Era stato molto corto, aveva parlato adoperando frasi molto corte, ma questo perché non voleva che Rockbell si accorgesse di qualcosa, e fortunatamente sembrava fosse così dato che normalmente avrebbe sbraitato se l’avesse beccato a parlare al cellulare con qualcuno in piena notte.
Non si sapeva chi ci fosse dall’altro capo del telefono, tuttavia pareva che i due si fossero messi d’accordo circa qualcosa e che ciò dovesse avvenire al molo, proprio lo stesso luogo dove sembrava si fosse diretto Lorenzo.
Danilo, a differenza del fratello, era qualcuno che non badava troppo ai convenevoli e, ben sapendo l’importanza di quello che stavano per fare, non voleva perdere ulteriore tempo e recarsi subito sul luogo designato.
Se era vero che gli altri erano lì, l’ultima cosa da fare era farli aspettare troppo…
Proprio per questo, senza perdere tempo, Danilo si rivoltò in direzione del letto e, inginocchiandosi come aveva fatto prima, tirò fuori da sotto al letto anche i suoi classici vestiti, che aveva posizionato lì proprio come il fratello.
Piuttosto rapidamente, il ragazzo si vestì cercando di fare meno rumore possibile, anche se fortunatamente Winry continuava a dargli le spalle e non si muoveva, segno che evidentemente non aveva sentito nulla.
Meglio così, c’era stato un momento in cui aveva seriamente avuto paura di svegliarla, ed era anche convinto che non sarebbe mai riuscito a tenerla addormentata per tutto il tempo… beh, felice di aver sbagliato a questo punto.
Appena ebbe terminato di vestirsi, si posizionò il cellulare in tasca e, voltandosi alla sua sinistra, iniziò a dirigersi fuori dalla camera: tra tutti era quello che abitava più lontano dal molo, perciò doveva sbrigarsi se non voleva far aspettare troppo gli altri.
Quando arrivò davanti alla porta d’uscita, adoperò la mano sinistra per spalancarla, vedendo in questo modo il corridoio davanti a sé e che aveva una porta davanti sul muro parallelo, proprio come era nella vecchia Villa Brief.
Prima però di uscire del tutto, proprio come aveva fatto il castano prima di lui, si girò alla sua destra e dette un’ultima occhiata a Winry, che per l’ennesima volta non si era mossa e stava dormendo sul fianco destro rivolta verso il muro.
Assunse subito un’aria molto triste, come se fosse stato un cane bastonato per essersi comportato male… ed effettivamente non poteva negare di starlo facendo. Chissà come avrebbe reagito la mattina dopo, non ci voleva neanche pensare…
Ma ne avevano discusso ed avevano concordato che era la cosa migliore da fare… anche se questo significava farla soffrire. Sapeva che se gliene avesse parlato avrebbe sofferto anche di più, forse per questo avevano deciso di tenere la bocca cucita.
Non sapeva se ritenere giusto quel comportamento o meno. Il vecchio Danilo sicuramente sarebbe stato più cinico e glielo avrebbe detto, cercando anche di farle capire, con le buone o con le cattive, che era l’unica soluzione possibile…
Però lui ormai era cambiato, non era più l’egoista di un tempo ed era diventato più sensibile, ed anche per questo continuava ad essere estremamente combattuto senza sapere se stesse facendo la cosa giusta o meno…
Tuttavia, seppur con un grande sforzo, si stava convincendo sempre più che quella era l’unica soluzione, e più se lo ripeteva in testa più se ne convinceva, anche per questo non aveva avuto alcuna esitazione fino a quel momento…
Seppur non mancasse di essere triste per la psicologa, naturalmente. In fondo come poteva non esserlo?...
Cercò però di scrollarsi quei pensieri di dosso, non voleva che quell’occhiata fosse così… malinconica. Proprio per questo, si fissò ad osservarla per trenta secondi abbondanti senza pensare a nulla, seppur mantenendo l’aria triste.
Quando ebbe terminato poi, il ragazzo si rivoltò davanti a sé ed uscì dalla stanza, chiudendo la porta dietro di sé ed allontanandosi in questo modo per il corridoio della villa, diretto al piano inferiore dove avrebbe lasciato anche lui una lettera sul tavolo della sala da pranzo.
Con la sua assenza, la stanza di Winry era diventata ancora più silenziosa di quanto non lo fosse prima, con Winry che rimaneva ferma dov’era e continuava a dormire beatamente… o almeno, così aveva fatto credere!!!
Circa tre secondi dopo che ebbe chiuso la porta, ecco che la ragazza si girò sul letto portando il petto verso l’alto… mostrando, oltre che indossava il suo classico pigiama, che in realtà era sveglia e vigile!!
Era sempre stata sveglia e vigile, ed appena il ragazzo se ne fu andato la giovane, distendendo entrambe le mani sul cuscino con i palmi rivolti verso l’alto, sollevò leggermente il volto per osservare l’uscita.
Aveva anche lei un’aria malinconica, ma non si sapeva se perché sapeva che cosa stesse succedendo oppure ne fosse all’oscuro e temeva il peggio. A differenza di quanto avesse pensato Danilo, pure lei non si era mai addormentata e stava solo aspettando quel momento…
Ma perché? Che cosa stava accadendo?!

Circa un’ora dopo, all’una e mezza di notte, al molo erano giunti tutti coloro che ci dovevano arrivare… anche se non sembrava essere una semplice visita di cortesia.
Ormeggiata sul lato sinistro del molo rispetto all’ingresso, a circa metà, c’era una barca a motore di colore bianco, non molto grande e che comprendeva sia un flybridge, dove si poteva guidare tramite il pannello degli strumenti, che un ponte sotto alla barca a motore.
Se non era un motoscafo poco ci mancava, ed a bordo sembrava esserci qualcuno che, sul ponte scoperto al livello del molo, stava sistemando delle valigie che erano appena state caricate sul mezzo di trasporto.
Sembrava pronto a portarle sottocoperta, il tutto mentre due ragazzi erano sulla banchina, proprio davanti alla barca, che stavano osservando il tutto con uno sguardo molto serio e determinato sul volto… non erano però gli unici lì presenti.
C’erano anche tre individui che, a circa cinque metri alla loro sinistra, li stavano osservando mentre loro guardavano il tipo sulla barca caricare le valigie, ed infine in fondo al molo, di fronte al cancello, c’erano le due guardie di confine.
Di chi si trattava? I due che stavano guardando dal molo erano due ragazzi che avevano appena preso la decisione più difficile della loro vita, consapevoli che era l’unica cosa che potevano fare per salvaguardare tutti quanti…
Si trattava dei due giovani Grim, Lorenzo e Danilo Ferraro!!
Colui che stava caricando le valigie e che era appena sceso sul ponte coperto era Yugi Muto, l’ex cacciatore di taglie che stava svolgendo tutto senza pronunciare neanche una parola e mantenendo uno sguardo severo, senza far capire che cosa gli stesse balenando nella mente.
I tre che invece si trovavano lì e stavano osservando i due parenti erano da destra verso sinistra rispetto alla visuale dei due ragazzi Seiya, Cana ed Anna. Non si comprendeva bene perché c’erano proprio loro lì, ma erano coloro che si trovavano lì in quel momento…
Infine, le due guardie di confine che erano davanti al cancello, e quindi ben lontani dal punto del molo dove si trovavano gli altri sei, erano Envy, visibilmente annoiato visto che era seduto sul bordo proprio nella stessa posizione di quel pomeriggio, e Rock Lee, che invece sembrava quasi avere le lacrime agli occhi.
Dal ponte coperto della barca a motore, si levò subito la voce di Yugi, che urlando leggermente annunciò “Ho sistemato gli ultimi bagagli, qui è tutto pronto!!”
“Perfetto!” dichiarò semplicemente Lorenzo, mentre teneva entrambe le mani in tasca e continuava ad avere un’aria abbastanza seria.
Danilo invece, con le braccia incrociate e lo stesso sguardo del fratello, asserì “Sarà meglio muoverci. Non so per quanto tempo la città sarà vuota, quindi prima ce ne andiamo e meglio è…”
… COSA? SE NE STAVANO ANDANDO?!
Ma… ma… che significava tutto quello?!
Si erano appena ricostruiti una vita a Community Island, avevano trovato l’amore, una famiglia, degli amici che gli volevano bene ed una vita che adoravano. Certo mancava il lavoro, ma quello potevano trovarlo quando volevano a dispetto di ciò che pensavano.
Quindi perché stavano abbandonando l’isola?! Non aveva alcun senso!!!
Sembrava però che non fossero gli unici a pensarlo, dato che proprio Pegasus stesso, che sembrava composto come sull’attenti, provò a domandargli “Scusate se sono forse un po’ troppo impiccione, ma potreste spiegarci come mai avete deciso di andarvene dall’isola?”
“Non fraintendete: ce l’avete detto anzitempo ed ormai abbiamo digerito la cosa. Ma almeno sapere il motivo…” dichiarò invece Cana, che teneva la mano destra poggiata sul rispetto fianco e sembrava avere un’aria molto severa.
Se da un lato il Cavaliere sembrava più confuso che altro, la ragazza sembrava proprio irritata. In fondo Lorenzo l’aveva aiutata a credere di più in sé stessa insieme a Mirajane, e vedere quanto stesse facendo… diciamo che la deludeva un pochino.
I due Grim si aspettavano una richiesta del genere, anzi si sarebbero sorpresi se non avessero posto nessuna domanda, e proprio per questo si accinsero a rispondere, proprio come avevano fatto nella lettera lasciata sul tavolo di casa loro prima di andarsene.
Senza perdere tempo, il castano infilò la mano sinistra dentro la giacca, in modo da tirare fuori dalla tasca interna quello che sembrava essere un foglio, ma che in realtà era un poster piegato per potercelo fare stare nella tasca.
Lo aprì immediatamente e, subito dopo, mostrò il suo contenuto ai tre lì presenti reggendolo unicamente con la mano sinistra, il tutto mentre continuava a tenere un’aria piuttosto seria esattamente come il parente.
La reazione dei tre lì presenti? Fu di shock totale!!
Tutti e tre, appena videro il suo contenuto, ci rimasero di stucco, al punto tale da spalancare gli occhi ed aprire totalmente la bocca. C’era mancato poco che la mascella si spezzasse e gli occhi uscissero fuori dalle orbite tanto erano perplessi.
Però qual era il contenuto di questo poster?
Beh… si trattava di un avviso da ricercato per Lorenzo Ferraro, Danilo Ferraro e Boyce Lee!!!
Non era però un poster tedesco, la dicitura recitava “Solo Vivi” e la ricompensa era addirittura di 500.000 dollari, segno che dovevano essere stati gli statunitensi a diramare quell’avviso di taglia, se così si poteva chiamare ovviamente…
“Ma cosa…” biascicò immediatamente Anna, domandandosi come fosse possibile che quei due fossero ricercati da qualcuno.
Vedendo la confusione di tutti i presenti, Danilo si voltò del tutto verso di loro e, sempre con le braccia incrociate, iniziò a spiegare “L’abbiamo trovato mentre eravamo in Francia, prima di raggiungere il Mar Mediterraneo. Evidentemente si è sparsa la voce della nostra fuga in Francia, e gli americani hanno messo una taglia sulla nostra testa…”
“Siamo diventati dei ricercati, ma non perché criminali!” continuò a spiegare allora il Ferraro maggiore “Sicuramente sono tutti preoccupati per noi, e visto che i nostri corpi non sono stati trovati in Superficie molti sono convinti che siamo ancora vivi…”
In teoria all’epoca la Francia era ancora sotto il controllo dei Nazisti, solamente il 25 Agosto del 1944 quel Paese sarebbe stato liberato completamente dall’influenza di Hitler dagli Stati Uniti, ma il fatto che un poster americano si trovasse lì nonostante questo sottolineava comunque la gravità della situazione.
Loro erano i primi prigionieri dei Nazisti ad essere sfuggiti mentre erano su un treno diretto ai campi di concentramento, ed era ovvio che la loro fama prima o poi si diffondesse, a questo andava aggiunto che Capitan America era sparito nello stesso modo e facendo due più due era chiaro che tutti si sarebbero domandati che fine avessero fatto.
In teoria questa doveva essere una cosa positiva, perché sottolineava che nonostante tutto non si erano dimenticati di loro e li stessero ancora cercando, e forse in questo modo i loro genitori avrebbero potuto sapere che erano ancora vivi se quel poster fosse arrivato pure in Africa…
Ma al tempo stesso rappresentava una disgrazia per Community Island e tutti i suoi abitanti!!
Complice anche la scomparsa di Steve Rogers, non escludevano che una volta sconfitto Hitler avrebbero cominciato a pattugliare mare e terra alla loro ricerca, e se così fosse stato… beh, loro sarebbero stati in grave pericolo.
“Questo è il motivo per cui non possiamo rimanere qui…” proseguì intanto Lorenzo, mantenendo sempre un’aria seria “C’è una taglia sulla nostra testa, e quindi questo significa che faranno di tutto pur di trovarci dopo aver battuto i Nazisti, e se pattugliassero l’Oceano Pacifico da cima a fondo scoprirebbero questo l’isola, e… non credo ci sia bisogno di dire altro…”
Appena ebbero udito quelle ultime parole, i tre lì presenti persero del tutto la loro espressione scioccata e ne assunsero una più triste, abbassando il volto sconsolati comprendendo bene quello che stavano cercando di dire loro.
Per pura precauzione, il biondo decise comunque di essere più diretto, sottolineando “Il mondo non è ancora pronto per sapere della vostra esistenza e di tutto ciò che ne consegue. Quando giungerà quel giorno saremo i primi a mettere in contatto i due mondi, ma fino ad allora meno pattugliano l’Oceano Pacifico e meglio è, e se c’è una sola possibilità che se torneremo nella nostra vecchia casa voi tutti sarete al sicuro almeno per qualche anno…”
Non c’era bisogno che proseguisse, lo sapeva lui tanto quanto lo sapevano loro. Per questo calò un silenzio abbastanza depressivo sul molo, e questo perché anche i tre abitanti di Community Island avevano compreso bene la gravità della situazione.
I due giovani non volevano che i governi di tutto il mondo scoprissero anzitempo la loro esistenza, e per farlo erano costretti a separarsi da loro, perché entrambi i fratelli erano ormai diventati “famosi” in tutto il mondo per il loro caso, e tutti li stavano cercando.
Non potevano neanche escludere che pure i Nazisti, vista la “scomparsa” di Schmidt, si fossero messi sulle loro tracce per vendicarsi. Anche se stavano perdendo la guerra li avevano umiliati fuggendo e facendo perdere le loro tracce, e questo non potevano accettarlo.
Era una situazione fin troppo complicata, e di conseguenza capivano bene che avevano dovuto prendere quella decisione. Sicuramente non era stata facile, avevano dovuto pensarci bene per giorni interi, ed erano i primi a morire dentro…
Anche se tutti e due sembravano indifferenti alla cosa, potevano comprendere sia dalle parole usate che dal tono con cui si erano rivolti a loro che erano i primi a soffrire pesantemente, non escludevano addirittura che avevano pianto alla sola idea una delle sere precedenti…
Quella separazione costava a loro tanto quanto costava ai due ragazzi, e non potevano che essergli grati per l’enorme sacrificio che stavano compiendo. Pur di tenerli al sicuro, erano pronti a rinunciare alla loro felicità…
Proprio in quel momento, ad interrompere il tutto arrivò Yugi, che salendo sul ponte mentre si batteva le mani quasi a volersele pulire, dichiarò “Ok, è tutto pronto. Possiamo partire quando vogliamo…”
Parole che non sembravano lasciare dubbi su quello che avesse intenzione di fare l’ex cacciatore di taglie. Aveva detto “possiamo”, e questo implicava solamente una cosa… Muto sembrava intenzionato ad accompagnare i due Grim!!
Lo stesso Lorenzo sembrò confermarlo, dato che voltandosi verso di lui gli disse sorridendo debolmente “A proposito, grazie di cuore per aver deciso di accompagnarci a terra. Sei stato molto gentile…”
Yugi, fermandosi per un momento davanti alla scaletta che conduceva al ponte scoperto, si voltò verso di lui e, con un’aria molto seria, chiarì immediatamente “In verità avevo già deciso di andarmene, la vostra richiesta è stata davvero previdente e quindi mi sto solo limitando a seguirvi…”
Anche se non poté comunque ammettere che, con il volto basso ed un leggero sorriso sulle labbra anche lui, c’era un altro motivo per cui aveva scelto di dargli quel passaggio, e che esulava dal fatto che casualmente doveva andare insieme a loro volenti o nolenti.
“… E poi, sono stato io il primo a screditarvi davanti a tutti alla festa di compleanno di Bulma, mentre voi ci avete salvato la vita. Era mio dovere ricambiare il favore per mostrarvi quanto fossi dispiaciuto, e voi me ne avete dato l’opportunità…”
Concluse il tutto con un leggero inchino, ponendo la mano destra all’altezza del cuore, chiudendo gli occhi e continuando a sorridere, dicendo “Vi ringrazio davvero per questa opportunità. Sul serio…”
Si comprendeva dalle parole che aveva adoperato che era seriamente dispiaciuto di quanto accaduto, e proprio per questo i due Grim non ce l’avevano con lui ed anzi sorrisero di rimando annuendo convinti.
Comprendevano le sue preoccupazioni di allora, probabilmente anche loro al suo posto avrebbero dubitato, e di conseguenza non gliene facevano una colpa. Aveva solo cercato di difendere la sua Comunità e null’altro…
Tuttavia, nonostante questo, Muto ci tenne a sottolineare dopo aver sciolto l’inchino “Ma badate bene che vi accompagnerò solo fino a quando saremo giunti a terra. Dopo il mio compito sarà finito ed io andrò per la mia strada… e forse non ci vedremo mai più…”
Sì, erano consapevoli di questa possibilità ed anche di quelle condizioni, visto che erano quelle dettate dal rosso fin dall’inizio. E per loro andava bene, se quello era il suo desiderio loro non erano nessuno per opporsi.
“D’accordo, per noi non ci sono problemi…” specificò infatti Danilo, confermando in questo modo le condizioni della loro “alleanza temporanea” per quel viaggio in mare…
I tre che erano lì presenti sapevano già che anche il ragazzo intendeva andarsene, e per questo appena lo sentirono parlare volsero il loro sguardo nella sua direzione, pur mantenendola abbastanza triste per quanto appena detto dai giovani.
Mentre il rosso, intanto, saliva sul ponte scoperto quasi a volersi mettere ai comandi, Pegasus decise di approfittarne per provare a chiedere anche lui come mai aveva preso quella decisione, del tutto inaspettata tra l’altro.
“E tu invece Yugi? Come mai vuoi abbandonare Community Island?” domandò allora il castano.
Un quesito molto semplice, che l’ex cacciatore si aspettava bene dato che, se Lorenzo e Danilo avevano una motivazione, lui non sembrava avercela, e proprio per questo decise di essere trasparente con loro, visto che probabilmente sarebbe stata l’ultima volta che li avrebbe visti.
Una volta arrivato sul ponte scoperto, l’ex cacciatore di taglie si voltò nella loro direzione e, assumendo la sua classica aria seria, iniziò a spiegare “Questa è l’unica soluzione che ho per ritrovare me stesso…”
Nessuno comprese bene che cosa stesse cercando di dire, persino i due Grim apparvero abbastanza confusi di espressione proprio come tutti gli altri, e così Muto si fece più chiaro, sperando che in quel modo avrebbero capito.
Allargando entrambe le mani e puntando i palmi verso l’alto, disse “Voi tutti siete riusciti a ricostruirmi una vita, ma io non ci sono riuscito. Essere un cacciatore di taglie è ciò che volevo fare fin da bambino, e quando poi ho realizzato il mio sogno quello è diventato l’unico mestiere che ero in grado di fare. Ora però che non ci sono più criminali… non riesco a reinventarmi!”
Dopo un paio di secondi di pausa, in cui tutti e cinque iniziarono a comprendere che cosa volesse dire loro, proseguì spiegando “Tutti gli altri cacciatori di taglie ce l’hanno fatta, dimostrando in questo modo di essere migliori di me. Sì, anche quei pasticcioni di Favaro e Nina. Loro sono riusciti là dove io ho fallito, e per questo sono meglio di me… se voglio trovare un nuovo senso alla mia vita, non posso rimanere qui sentendomi come bloccato in una morsa da cui non riesco a liberarmi...”
Concluse solo allora il suo discorso, specificando con solo la mano destra con il palmo rivolto verso l’alto mentre il braccio sinistro era disteso per il lungo “Non ho niente contro di voi, siete tutte brave persone… ma se voglio essere me stesso, devo andarmene di qui…”
Calò un leggero silenzio appena ebbe terminato di parlare, e questo nonostante tutti e cinque avessero ben compreso i motivi per cui stava abbandonando l’isola. Non si sentiva felice lì, e voleva cambiare aria sperando di trovare un nuovo senso alla sua vita.
Mentre i Grim lo comprendevano piuttosto bene, gli altri tre non potevano dire di capirlo a fondo dato che tutti erano riusciti a rifarsi una vita a differenza sua… ma due di loro ritenevano comunque legittimo che ci provasse, se questo significava cercare la felicità.
Si sarebbero sentiti crudeli a spingerlo a rimanere contro la sua volontà, obbligandolo così ad una vita colma di infelicità. Se sentiva che il suo posto non era lì era giusto che provasse a cambiare aria, per quanto a loro dispiacesse…
Ma solamente due di loro lo pensavano, perché la terza sembrava davvero disperata per la scelta del ragazzo!!
Se Seiya e Cana erano venuti lì soprattutto per i due ragazzi… beh, Anna aveva deciso di venire lì esclusivamente per Yugi. Non sapeva bene perché l’ex cacciatore di taglie avesse deciso di avvertire proprio loro tre, ma se l’aveva fatto un motivo c’era.
Loro sapevano di quella partenza perché era stato Muto ad informarli, e da quel fatidico giorno la castana non era mai stata tranquilla. Aveva cercato di non mostrarlo stemperando il suo classico buon’umore, come a Palazzo Comunale quel pomeriggio, ma dentro di sé si sentiva morire dentro.
Se non fosse stato per Yugi non sarebbe mai uscita viva dal Palazzo Presidenziale. L’aveva aiutata come poteva, supportandola in ogni modo e donandole anche un’arma dimostrando che aveva fiducia in lei…
E grazie a questo, doveva ammettere di aver sviluppato qualcosa per lui.
Non sapeva bene che cosa, ma sentiva che andava oltre la semplice amicizia… ed era proprio per questo che dentro di sé sentiva di non riuscire ad accettare la sua partenza, nonostante la sua mente le stesse dicendo che doveva lasciarlo andare.
Proprio per questo, quasi in un disperato tentativo di convincerlo a non partire, Anna fece una leggera corsa superando i due Grim e posizionandosi in questo modo davanti alla barca, parallelamente al punto dove si trovava l’ex cacciatore di taglie sul ponte scoperto, attirando in questo modo l’attenzione di tutti.
“Ma devi proprio partire?!” esordì all’istante la ragazza “È davvero necessario che tu te ne vada? Se hai delle difficoltà posso sempre aiutarti io. Mi metterò a tua disposizione, cercherò di darti una mano tutte le volte che ne avrai bisogno. Non sarà così obbligatorio che tu te ne vada. Non dovrai andartene… non puoi…”
Mentre pronunciava le ultime parole, i toni della sorella minore di Elsa si facevano sempre più bassi, al punto tale che quando pronunciò le ultime due abbassò leggermente il volto ed unì entrambe le mani all’altezza della vita.
Quella giovane era visibilmente scossa dalla sua partenza, sembrava come se le stessero strappando via la cosa più importante della sua vita. Lorenzo, Danilo, Seiya e Cana sembravano essersene accorti, e proprio per questo si sentirono male per lei sia esternamente che internamente…
Muto dal canto suo sembrava essere impassibile, dato che la sua espressione non pareva essere cambiata e, voltatosi del tutto in direzione della bruna, iniziò ad osservarla con il suo classico sguardo serio che sembrava penetrarti nell’anima.
“… Ci ho provato ad integrarmi, ma non ci sono riuscito. Partire è l’unica soluzione, perché anche se mi aiutaste non servirebbe a nulla…”
“Ed allora perché ci hai detto che sareste partiti?!” domandò allora Anna, alzando di nuovo i toni come aveva fatto originariamente.
Non aveva però ancora finito, dato che, puntandosi la mano destra all’altezza del cuore ed indicando Pegasus ed Alberona con l’indice sinistro, proseguì “Ti sei sentito obbligato ad avvertire noi tre del viaggio che stavate per fare. Non eri costretto a farlo, ma alla fine ce l’hai detto. Quindi come dovremmo interpretare questo gesto se non un modo per provare a fermarti questo giorno?!”
Effettivamente i suoi dubbi potevano essere legittimi, dato che quel gesto non aveva senso. Anche gli altri quattro non erano ben a conoscenza del motivo per cui l’ex cacciatore di taglie li avesse avvertiti, e proprio per questo volsero lo sguardo verso Yugi.
Anche quest’ultimo era consapevole che una minima spiegazione gliela doveva, e così iniziò a dire “Ve l’ho detto unicamente per ricambiare il favore!” un’uscita abbastanza strana che stranì tutti, ma dovettero aspettare solo un secondo per capire a che cosa si stesse riferendo “Tu, Seiya e Cana siete coloro con cui ho interagito maggiormente al Palazzo Presidenziale, quelli che mi hanno aiutato davvero durante quella battaglia. Avevo un enorme debito nei vostri confronti, e lasciare Community Island senza avervi detto le mie intenzioni sarebbe stato crudele…”
Per sottolineare ancora di più le sue intenzioni, aggiunse pure “Non ho mai voluto che mi fermaste, volevo solamente che foste a conoscenza di quello che avevo intenzione di fare. Ve lo dovevo, per tutto quello che avete fatto per me…”
“… Ma… Ma…” Anna non sapeva più che cosa dire.
La sua espressione mentre Muto pronunciava tutte quelle parole era stata di pura disperazione, e quando ebbe finito di parlare essa non cambiò, al punto che pur abbassando il braccio sinistro mantenne la mano destra poggiata al petto all’altezza del cuore.
Anche se aveva smentito totalmente la sua teoria, la sorella maggiore di Elsa voleva continuare a credere che fosse così, non perché aveva delle basi solide su cui poggiare, ma perché la faceva sentire bene e non voleva credere che l’ex cacciatore di taglie stesse per uscire dalla sua vita.
Era il primo vero ragazzo che aveva significato qualcosa per la sua vita, e perderlo in quella maniera la faceva stare male. Non sapeva neppure come reagire, sapeva solo che stava morendo dentro e che desiderava che qualcuno ponesse fine a quel dolore…
Dal canto suo, nonostante sembrasse parecchio insensibile in quel momento, Yugi comprendeva quello che stava provando perché glielo leggeva in faccia. Anche se non aveva mai tenuto a qualcuno in quel modo, poteva riconoscerlo negli occhi altrui.
Sapeva di essere in una situazione di difficoltà, dato che sarebbe bastata la parola sbagliata per scatenare la bestia che era in lei, o peggio ancora chiuderla in stanza per settimane intere a piangere, e quella era l’ultima cosa che voleva fare…
Al tempo stesso però non poteva mollarla lì senza dirle una parola. Sarebbe stato egoista e crudele da parte sua, e non voleva che la loro ultima conversazione fosse così triste e deprimente, non se lo sarebbe mai perdonato…
Proprio per questo, dopo aver fatto un lungo sospiro quasi a volersi dare la carica necessaria per provare a parlarle, ricominciò ad osservarla seriamente come prima e disse “Ascolta, Anna. Ti ringrazio dal più profondo del mio cuore per aver cercato di avvicinarti a me, dico davvero. Sei la prima persona che ci abbia mai provato senza prima scappare a causa della mia aura intimidatoria, e questo significa molto per me… ma quest’isola non è il mio posto, e non sarò mai felice qui…”
La castana non poté fare a meno di sentirsi lusingata per il modo in cui il rosso l’aveva apostrofata. Non sembrava sentire nessuna punta di bugia nelle sue parole, quindi pareva star dicendo la verità nell’affermare tutto ciò…
Ma al tempo stesso si sentiva comunque abbattuta. Le aveva fatto capire che anche con lei lì non sarebbe mai stato contento, ed aveva bisogno di partire per scoprire sé stesso ed il suo nuovo posto nel mondo, che evidentemente non era lì…
Quelle parole dell’ex cacciatore di taglie sembravano averle fatto tenere il morale basso, e proprio per questo Muto provò a concludere il suo discorso provando a sorridere dolcemente, forse per la prima volta da molto tempo a quella parte.
“Ma non devi assolutamente temere!” fu quello che disse “Anche se me ne andrò via, potrai sempre trovarmi dentro di te. Io non abbandonerò mai né te né tutti gli altri, è una promessa…”
Delle parole davvero sorprendenti da parte sua, che fecero sì che la sorella minore di Elsa sollevasse lo sguardo per osservare meglio l’ex cacciatore di taglie… notando in questo modo il dolce sorriso che aveva appena assunto.
Era la prima volta che glielo vedeva fare, in pubblico non sorrideva da chissà quanto tempo, e non poté negare di essere un pochino imbarazzata per questo, al punto tale da arrossire leggermente nel vederlo così…
Tuttavia, quel suo sorriso sembrava quasi contagioso, dato che dopo circa tre secondi anche lei finì per sorridere a sua volta dolcemente, chiudendo anche gli occhi e portando entrambe le braccia dietro la schiena come un’adolescente con una cotta.
Rimaneva parecchio triste per il suo addio, quello non sarebbe mai cambiato, ma vederlo così sicuro di sé e felice, quasi come se avesse voluto farle quel sorriso come regalo d’addio, la portò in un attimo di buon’umore, nel giro di poco tempo.
“… D’accordo allora, lo capisco…” arrivò addirittura a dire, augurandogli poi “Ti auguro buona fortuna là fuori allora… Yugi!”
“Grazie, ed altrettanto!” rispose allora Muto, riaprendo gli occhi ma mantenendo il sorriso, stessa cosa che fece anche la castana.
I due si guardarono per almeno cinque secondi negli occhi, come se si stessero perdendo l’uno nello sguardo dell’altra e stessero cercando di isolare tutto ciò che era attorno a loro, anche se entrambi sapevano che era impossibile.
Entro pochi minuti al massimo si sarebbero dovuti separare per sempre, quello era inevitabile ed Anna avrebbe sofferto per quella separazione per chissà quanto tempo… ma la consapevolezza che l’amico non l’avrebbe mai dimenticata, che avrebbe vissuto sempre nei suoi ricordi le ridette il sorriso, nonostante tutto quanto.
Anche Yugi sembrava contento. Non poteva dire di ricambiare quelli che sembravano essere i veri sentimenti della ragazza, ma poté comprendere il suo stato d’animo ed anche per questo ci aveva tenuto a pronunciare quelle parole.
Quello era un addio, ma nei loro cuori sarebbe sempre stato un arrivederci, e lo sapevano entrambi…
Coloro che si trovavano lì avevano osservato tutta la loro discussione, ed appena ebbero concluso non poterono fare a meno di sorridere soddisfatti. Sembravano aver risolto il problema, e quella era l’unica cosa importante…
E dato che avevano citato la partenza i due ragazzi, Seiya decise di approfittarne per pronunciare un paio di parole ai due Grim, anche se prima preferì attirare la loro attenzione tossendo debolmente dopo aver portato il pugno destro davanti alla bocca.
“Cough Cough!” fece debolmente, anche se in questo modo riuscì a catturare l’attenzione di tutti i cinque presenti, anche Yugi ed Anna.
Appena lo ebbe fatto, il Cavaliere dello Zodiaco si mise subito sull’attenti e dichiarò “Comunque vadano le cose… Grim, come rappresentante della Grande Sacerdotessa ed in sua vece, vi ringrazio ancora per tutto quello che avete fatto per noi, e vi auguro buon viaggio!!”
Sembrava quasi un saluto formale, di chi dopo aver capito le loro motivazioni non voleva fargli perdere ulteriore tempo, e questo i due ragazzi lo apprezzarono molto, al punto da sorridere soddisfatti…
“Grazie, sei molto gentile…” arrivò anche a dire Danilo nel tentativo di ringraziarlo…
Anche se tutti e due non poterono fare a meno di sentire che aveva parlato come rappresentante della Grande Sacerdotessa, quando lei tecnicamente non doveva sapere nulla… ma va beh, scartarono subito la cosa bollandola come lapsus del castano.
C’era però chi, nonostante ora avesse ben compreso come mai stessero per partire, non sembrava farsene comunque pace, al punto tale che, stringendo fortemente entrambi i pugni, sembrava star cercando di resistere dallo scoppiare a piangere…
Si trattava di Cana, la quale si era affezionata molto ai due fratelli, specialmente a Lorenzo, ed anche se ora capiva come mai volevano andarsene non riusciva ancora ad accettare totalmente la cosa, sembrava più forte di lei.
Il bruno l’aveva aiutata, le aveva fatto capire che doveva rimboccarsi le maniche se voleva migliorare la propria vita, e sapere che doveva separarsi da lui per sempre la faceva stare male, seppur comprendesse le sue motivazioni.
“… Non è giusto…” arrivò addirittura a biascicare mentre abbassava il volto sconsolata.
Naturalmente quella sua uscita aveva catturato l’attenzione di tutti, i due Grim compresi che si voltarono ad osservarla leggermente straniti, forse perché si stavano chiedendo che cosa stesse succedendo e se ci fosse qualche problema…
Ma appena Alberona ebbe parlato, compresero che cosa c’era che non andava “Dopo tutto quello che avete fatto per noi, dovete partire così… non è giusto, meritavate di meglio…”
Quelle erano le uniche parole che le erano uscite, forse perché non voleva ammettere davanti a loro che non voleva separarsi da loro dopo che avevano cambiato la sua vita. Non voleva sembrare troppo patetica davanti ai loro occhi…
Ma non servì affatto che parlasse, dato che avevano capito cosa ci fosse che non andava semplicemente ascoltando quelle parole. Proprio per questo Lorenzo sorrise dolcemente, e la stessa cosa la fece anche il fratello minore…
“Voi non c’entrate nulla. Siamo noi che abbiamo deciso di andarcene così, non avete influenzato la nostra scelta. Ed anche se così fosse, non avete nulla da temere…”
Mentre il castano pronunciava quelle parole, Cana sollevò leggermente il volto per poter osservare il suo amico, mantenendo comunque uno sguardo sconsolato… notando in questo modo che le stava sorridendo felicemente e…
Le stava porgendo il braccio destro con il pugno chiuso sollevato verso l’alto!!
“Ma questo non cambierà mai il fatto che noi siamo una squadra. E lo saremo… per sempre!!” fu il modo con cui concluse il suo discorso il ragazzo.
Parole semplici ma ben specifiche, che finirono addirittura per sorprendere non poco Alberona, forse per il modo genuino con cui le aveva pronunciate, o forse perché aveva definito il loro gruppo una squadra sostenendo che questo non sarebbe mai cambiato…
Fatto stette che, proprio come accaduto con Anna, quel sorriso parve essere contagioso visto che riportò il buon’umore nell’ex spogliarellista, che sorrise dolcemente a sua volta ricambiando in questo modo il gesto del compagno.
“Giusto, la nostra squadra non cambierà mai, qualunque cosa succeda…”
La ragazza arrivò addirittura, dopo aver pronunciato queste parole, a sollevare lei stessa il braccio destro con il pugno chiuso e rivolto verso l’alto impattandolo in questo modo contro quello del Grim, quasi come se fosse un saluto!!
“Cercate però di non combinare pasticci una volta a terra, d’accordo?” affermò allora Alberona, facendo un sorriso di complicità rivolta al Ferraro maggiore.
Quest’ultimo naturalmente ricambiò il suo gesto, e dichiarò subito dopo “Faremo attenzione, lo promettiamo!”
In fondo non c’era molto altro che poteva dire… l’ultima cosa che voleva era che l’amica soffrisse, e se quelle poche e semplici parole erano state sufficienti a risollevarla di morale, allora era stato ben felice di pronunciarle.
Dal canto suo, l’ex spogliarellista non si poteva dire ripresa totalmente dalla tristezza per la loro partenza, ma aver ricevuto comunque quel complimento da parte dell’amico e l’essere stata definita una “squadra” da lui era stato più che sufficiente.
Già prima sapeva che non li doveva fermare e nella sua mente aveva accettato la cosa, era il suo cuore che doveva ancora essere convinto, e fortunatamente quello scambio di gesti d’intesa tra i due sembrava aver messo in pace anche quel muscolo.
Adesso poteva farli partire più serenamente… anche se sapeva che ne sarebbe stata distrutta per chissà quanto tempo…
Approfittando del momento, anche Anna decise di salutare entrambi i ragazzi, avvicinandosi loro dopo essersi voltata alla sua sinistra e dicendo loro “Allora a questo punto vi saluto anche io. Fate buon viaggio e cercate di non farvi troppo male…”
Continuava a sorridere ed a tenere entrambe le braccia dietro la schiena, evidentemente le parole di Yugi l’avevano messa davvero di buon’umore se aveva finito per continuare ad essere felice anche dopo aver concluso di parlare con lui.
Di tutta risposta, il biondo si voltò verso di lei e, con un sorriso a trentadue denti e gli occhi chiusi, le fece il segno dell’OK con il pollice destro ed asserì “Non ti preoccupare, stai parlando con i salvatori della Comunità in fondo!”
Ecco che iniziava a vantarsi come suo solito, anche se aveva parlato in maniera ironica e lo sapevano tutti quanti, al punto tale che Lorenzo, continuando a sorridere, si voltò alla sua destra per osservarlo in maniera quasi ammonitiva.
“Ehi, sbaglio o quell’affermazione fa parte del vecchio te?” disse difatti in maniera scherzosa rivolto al parente.
Quest’ultimo, girando la testa verso sinistra, si puntò il pollice destro verso il petto ed affermò “Ehi, qui c’è solo un me e c’è sempre stato un solo me!!” il tutto però continuando a sorridere a trentadue denti e mantenendo gli occhi chiusi.
“Certo, credici…” affermò allora Cana, a cui quasi stava venendo da ridere a vedere quella scena. Riuscivano comunque a scherzare nonostante il momento delicato e l’addio che si stava consumando. Erano davvero speciali, riuscivano a portare il buon’umore anche quando era il momento di fare tutto fuorché ridere…
Seiya allora, dato che non l’aveva ancora salutato, allungò il collo verso destra per poter osservare meglio colui che si trovava sul ponte scoperto della barca a motore e gli disse “Saluto anche te Yugi, spero che troverai ciò che stai cercando…”
Seppur non l’avesse salutato, Alberona si voltò ad osservare con il sorriso sulle labbra l’ex cacciatore di taglie, quasi a voler dire che anche lei stava salutando il rosso nonostante non avesse pronunciato nessuna parola.
Di tutta risposta, Muto fece un leggero inchino ponendo il petto in avanti e disse “Ti ringrazio infinitamente…”
In fondo non c’era molto altro da dire. Quanto avrebbe voluto dire l’aveva già pronunciato ad Anna poco prima, e dato che l’avevano sentito anche loro era certo che avessero compreso che quelle parole valevano anche per loro…
Volendo approfittare dei saluti però Lorenzo, tornando serio dopo il momento di ironia di prima, si rivolse a Cana nello specifico ed iniziò a domandarle “E per favore, se puoi…”
Non fece però neanche in tempo a terminare la domanda che la ragazza, tempestivamente, pose la sua mano destra davanti a sé e, continuando a sorridere dolcemente, rispose “Non dovete avere paura. Ci occuperemo noi di Nami e Winry, avete la nostra parola…”
“Sanno cavarsela anche da sole, ma in caso di problemi le terremo al sicuro meglio che possiamo!” aggiunse anche Seiya, che aveva ben compreso cosa stesse per chiedere loro.
Pure Danilo era in procinto di farlo prima di essere anticipato dal fratello, ma dato che tutti e due furono a loro volta interrotti dai due castani che avevano già capito cosa stesse per domandare loro, non poterono fare a meno di rimanere abbastanza sorpresi.
Non avevano mai anticipato quel concetto con loro, neanche una volta, eppure erano stati capaci di comprendere immediatamente la natura della loro richiesta. Era proprio vero che si era creato un feeling speciale tra loro e gli abitanti di Community Island…
Visto che avevano già risposto senza che avessero dovuto porre la domanda, i due Grim finirono per sorridere felicemente mentre osservavano i due, ed anche se Anna non aveva parlato dell’argomento era pronta a confermare quanto già detto dall’ex spogliarellista e dal Cavaliere dello Zodiaco.
“Vi ringrazio anche per questo, dal più profondo del mio cuore…” affermò il Ferraro minore, tirando fuori una sensibilità che non sembrava neppure da lui.
Ma in fondo tutti erano ormai abituati a quel nuovo Danilo, più emotivo e meno cinico rispetto al passato, e per questo non si sorpresero ma si limitarono ad annuire con la testa continuando a sorridere felicemente.
Tutti a Community Island sapevano quanto i due ci tenessero alle due ragazze, sarebbero stati pronti a dare la vita per loro, bastava pensare cosa erano pronti a fare pur di tenerle al sicuro ed evitare che i Grim li raggiungessero prima del dovuto…
Anche per questo erano pronti ad aiutarle a qualsiasi costo: rappresentavano l’eredità dei due Ferraro, ciò che lasciavano loro in custodia prima di partire, e per questo avrebbero fatto di tutto pur di fare in modo che non fossero infelici.
Avrebbero mantenuto il sorriso vivo nei loro visi, cercando di non far loro pesare troppo la mancanza dei due ragazzi e tenendole di buon’umore come meglio potevano. Era il minimo che potessero garantire ai salvatori della loro patria…
Lorenzo allora, archiviata anche quella pratica, non poté fare a meno di osservare coloro che aveva davanti, puntando anche il suo sguardo verso la muraglia in fondo al pontile ed alle due guardie di confine che erano lì…
E proprio in quel momento, un pizzico di malinconia prese subito il sopravvento su di lui.
Non sarebbe mai voluto partire, quel luogo era ormai casa sua. Aveva conosciuto gente fantastica, letto racconti a cui non avrebbe mai solo anche potuto pensare, scoperto segreti, leggende e credi che avevano ampliato la sua cultura.
Era cresciuto grazie a loro, e di questo sarebbe stato loro perennemente grato… ma doveva anche guardare in faccia la realtà: quello non era il loro posto.
Quel luogo non gli apparteneva, ne aveva goduto finché poteva ed ora era il momento di farsi da parte e di allontanarsi. Aveva esaurito il suo compito lì, era giusto che abbandonasse quel posto favoloso per ritornare alla cruda e dura realtà.
Aveva anche un motivo specifico per prendere quella decisione, ma dentro il suo cuore sapeva che, anche se non fosse stato ricercato, avrebbe dovuto prendere quella decisione perché non aveva più senso rimanere lì.
Si era creato grandi amicizie, stretto legami importanti e speciali che non avrebbe mai dimenticato… ma tutto quello sarebbe dovuto rimanere nel passato. Doveva concentrarsi sul suo futuro, che purtroppo non era lì con loro…
Ed anche Danilo la pensava come lui, proprio per questo anche lui assunse un’aria molto distrutta sul volto, mentre Cana, Seiya ed Anna li osservavano sorridenti e, vicino al portone molto più lontano, Rock Lee continuava a piangere ed Envy sembrava sempre annoiato.
A quel punto, a Lorenzo scappò un “… Mi mancherete, ragazzi…”
Nessuna sorpresa, tutti lì se lo aspettavano, visto che provavano la sua stessa sensazione. Si vedeva dalla sua espressione che gli si spezzava il cuore a dover compiere quell’azione, ma non aveva altra scelta ed era obbligato a farlo…
Poi però, distendendo il suo corpo verso destra, disse a tono più alto rivolto a tutti i presenti “Mi mancheranno tutti quanti…” riferendosi ad ogni singolo abitante di Community Island, nessuno escluso…
Sì, anche lui era compreso, e il Ferraro maggiore ci tenne a riferirglielo di persona con un sorrisino quasi ironico ed indicandolo leggermente con il dito sinistro “… Anche tu, Envy!”
Naturalmente il messaggio era arrivato al diretto destinatario, dato che il Grim aveva usato un tono di voce abbastanza alto affinché potesse sentirlo, ma ciononostante la guardia rimase ferma nella stessa posizione di prima, senza neanche cambiare espressione.
“Mi rifiuto di piangere…” fu l’uscita del verde.
Sembrava abbastanza duro, al punto da far sembrare che non stesse provando nulla per la loro partenza… ma in verità non era così, e lo sapevano tutti. D’altronde, come poteva essere indifferente nel dover dire addio a chi aveva salvato?
Era stato lui a trarli in salvo quel giorno insieme ad Hughes, non sarebbero lì se non fosse stato per lui, e vederli andarsene via per sempre gli faceva venire un certo magone, seppur cercasse di non darlo a vedere e si stesse rifiutando di piangere come aveva riferito…
A differenza di Rock Lee, il quale urlando dichiarò “AAAAAAAAAAHHHHHHH!!! NON SONO TAGLIATO PER GLI ADDII!!! FINISCO SEMPRE PER PIANGERE!!!”
Quello era il suo modo particolare per salutarli. I Grim sapevano di non doversi aspettare nulla di diverso da parte sua, in fondo il nero era sempre stato “particolare” così come Gai… ma ad entrambi era più che sufficiente, e per questo finirono per sorridere tutti e due.
In quel momento però Yugi, consapevole che ormai i due giovani avessero salutato tutti quanti e che anche lui l’aveva fatto, intervenne per sottolineare che ormai il momento degli addii era finito e che dovevano assolutamente partire.
“Direi che è ora di andare…” sottolineò difatti l’ex cacciatore di taglie “Se ci sbrighiamo, dovremmo riuscire a sfruttare il bel tempo per attraversare l’oceano prima che inizino le tempeste…”
Quella era la sua preoccupazione maggiore, condivisa poi dagli altri due passeggeri: stando alle previsioni li aspettavano diversi giorni di bel tempo, e volevano approfittarne per attraversare la distesa d’acqua in quel periodo, dato che con una barca a motore non sapevano se avrebbero resistito davanti a tempeste troppo violente, anche considerando che Lorenzo non intendeva più usare i suoi poteri…
“D’accordo, allora arriviamo…” fu quello che disse a quel punto Danilo, voltandosi leggermente verso di lui.
Era arrivato il momento di partire, non potevano più rimanere lì e lo sapevano entrambi… e quindi questo significava che era davvero il momento degli addii…
I due giovani, prima di salire sulla barca come era stato richiesto da Yugi, che nel frattempo si era già posizionato davanti ai comandi del ponte scoperto pronto a partire, tornarono ad osservare un’ultima volta coloro che avevano davanti.
Anche Anna si era allineata a loro, dopo essere stata per un momento dietro ai due Grim, e per questo poterono vederli tutti in un colpo solo… mentre un blocco al cuore si fece ben presto largo, imponendo una stretta che sembrava starli uccidendo.
Non avrebbero mai voluto che quel momento arrivasse, avrebbero preferito che tardasse il più possibile ed avrebbero voluto godersi ancora qualche momento in quel magico mondo… ma come potevano?
Il loro momento era arrivato, e non potevano più rimanere lì. Certo, avrebbero preferito che ci fossero stati tutti i cittadini lì a salutarli, ma sapevano che era troppo rischioso, era già tanto che avevano l’opportunità di salutare loro tre più le due guardie…
“… Noi…” provò ad esordire Lorenzo.
Sembrava pronto a dire qualcosa, ma le parole si strozzarono in gola, ed anche Danilo non fu da meno dato che non seppe neppure lui che cosa dire. Si sentivano come dei pesci fuor d’acqua, dato che non erano abituati ad addii così emotivi.
Durante la guerra avevano dovuto abbandonare così tante case e persone che non si erano mai affezionati a nessuno… ed ora che invece doveva salutare coloro a cui si erano particolarmente affezionati erano in difficoltà.
Avevano mille cose da dire, ma nessuna riusciva davvero ad uscire dalle loro bocche “… Noi…” aggiunse difatti il fratello minore, quasi a voler aiutare il parente senza però riuscirci…
Sapevano di aver già salutato tutti quanti nel modo migliore, volevano aggiungere qualcosa… ma proprio non ci riuscivano, l’emotività bloccava tutto prima ancora che nascesse, era una sensazione orribile da cui non sapevano come uscirne…
Fortunatamente, compresa la situazione di difficoltà dei due, fu Cana a dire, mentre sorrideva dolcemente e teneva entrambe le mani dietro la schiena “Non c’è bisogno che diciate null’altro… le vostre azioni parlano per voi…”
Un’uscita molto strana, che portò entrambi a sorprendersi non poco. Non che quanto era stato detto precedentemente loro non fosse da meno, ma ancora una volta sembravano aver compreso quello che intendevano dire loro… era incredibile…
“Andate, non perdete altro tempo!” aggiunse pure la sorella minore di Elsa, indicando la barca con la testa quasi a voler dire loro di sbrigarsi.
“Questo non sarà un addio. Ci rivedremo…” chiuse il tutto Seiya, anche se prima di dire l’ultima parte della frase indicò il cielo con l’indice destro “Tra le stelle…”
Meno male che c’erano delle luci sul molo che consentivano loro di vedere bene chi avevano davanti e che cosa succedeva, altrimenti la notte stellata non avrebbe permesso loro di vedere neppure ad un palmo dal naso…
Ma comunque fosse, quelle ultime parole da parte di tutti e tre lasciarono parecchio sorpresi tutti e due… e questo perché sembravano essere molto più comprensivi di quanto avessero potuto immaginare.
Fino ad un attimo prima sembravano quasi rassegnati, mascherando il tutto dietro un sorriso, ora invece sembravano davvero contenti per loro, un cambio repentino che li aveva lasciati a dir poco scioccati.
In fondo non erano abituati a tutti ciò, e questo li faceva stare ancora più male di prima… ma purtroppo loro e Yugi avevano ragione: dovevano partire, e dovevano farlo in quel momento…
Però, prima di salire sulla barca a motore che li avrebbe portati via per sempre da Community Island, i due Ferraro sorrisero dolcemente un’ultima volta ed annuirono convinti. Era un gesto per far comprendere loro che avevano recepito il messaggio.
Non volevano rovinare il momento dicendo parole che non servivano o che erano inopportune, per questo, dopo essere rimasti fermi per circa tre secondi ad osservarli un’ultima volta, si girarono e salirono sulla barca a motore.
Fu un movimento rapido, non volevano perdere troppo tempo perché sapevano che più sarebbero rimasti lì e più avrebbero avuto l’istinto di rimanere sull’isola e non andarsene, e questo non potevano assolutamente permetterselo.
Salirono sul ponte rapidamente, ed appena entrambi i piedi dei due ragazzi furono sul mezzo di trasporto Muto, che aveva tenuto d’occhio la situazione fino a quel momento, si girò verso i comandi ed attivò subito il motore.
Aveva detto bene quando diceva che dovevano sbrigarsi, neanche il tempo di salire che già aveva deciso di partire. Evidentemente anche lui, nel più profondo del suo cuore, doveva pensarla come i Ferraro, ed i due lo capivano bene.
Lo dimostrò il fatto che, dopo aver acceso il motore, l’ex cacciatore di taglie non si voltò mai in direzione del molo o di Community Island, cercando di guardare solo l’oceano davanti a sé illuminato dai fari della barca, che erano posti in tutti i lati per avere una visione completa di ciò che li circondava.
La stessa cosa però non la si poté dire dei due giovani, che appena il mezzo cominciò a muoversi si voltarono immediatamente in direzione del molo, guardando in questo modo i tre che erano ancora lì a guardarli e persino le due guardie da lontano.
La barca cominciò subito ad abbandonare il molo, avviandosi lentamente verso l’Oceano che si stagliava davanti a loro, e mentre essa si distanziava sempre di più dal molo Lorenzo e Danilo rimasero fermi ad osservare i loro amici.
Non volevano che l’ultima visione di loro fosse di due ragazzi depressi e malinconici, e proprio per questo mentre si allontanavano sempre di più cercarono di sorridere meglio che potevano e salutarono a loro modo i compagni.
Il maggiore, mentre teneva la mano destra in tasca, sollevò al cielo quella sinistra in segno di saluto, mentre il minore tenne il braccio sinistro disteso per il lungo e batté il pugno destro contro il cuore, quasi a voler dire che sarebbero sempre rimasti lì.
Anche Seiya, Cana ed Anna salutarono a modo loro, sollevando la mano destra ed agitandola in segno di saluto. Forse un saluto un po’ troppo “tranquillo” ed i due lo riconoscevano, ma le formalità erano state sbrigate prima e lo capivano…
Giusto Rock Lee sembrava esagitato, visto che da lontano potevano vederlo agitare entrambe le braccia al cielo in segno di saluto, a differenza di Envy che ancora una volta si limitò ad agitare la mano destra senza però alzarla al cielo… sempre meglio di niente in fondo…
La barca si fece sempre più lontana, allontanandosi in questo modo dal molo mentre le tre figure su di essa erano ancora abbastanza visibili e per questo ben distinguibili… ma nessuno dei due poté negare che man mano si facevano sempre più lontani i loro amici e più provavano un magone enorme.
Ormai dentro di loro stavano cercando di accettare quella situazione, ma sapevano che per molto tempo avrebbero avuto i sensi di colpa ad abbandonarli in quella maniera… avrebbero dovuto convivere con quell’addio, e ne erano consapevoli…
Arrivati a circa trenta secondi dalla partenza, la barca a motore superò il molo avviandosi quindi sempre di più verso l’Oceano, e per questo da quella distanza le tre figure sul pontile sembravano ormai dei puntini lontani…
L’ultima occhiata era stata data, ed erano ormai fuori dalla loro visuale, proprio per questo i due Grim abbassarono le braccia mentre il sorriso quasi forzato che avevano cercato di assumere scomparve per lasciare posto ad uno molto triste.
Adesso non avevano più bisogno di fingere di essere felici, ancora pochi minuti ed anche Community Island sarebbe sembrato solo un miraggio ai loro occhi, prima di sparire completamente dalla loro visuale.
Non vollero perdersi quegli ultimi momenti che avevano per ammirare la società che li aveva cambiati per sempre, e proprio per questo non distolsero lo sguardo dalle mura mentre Yugi continuava a guidare tenendo il volto fisso davanti a sé.
Avevano bisogno di quell’ultima occhiata, almeno si sarebbero sempre potuti portare dentro ciò che rimaneva di quello che avevano costruito insieme a quelle persone meravigliose. Fino a quando avrebbero potuto, non avrebbero distolto lo sguardo…
Ma mentre loro facevano questo, cosa stavano facendo coloro che si trovavano sul molo?
Anche per loro ormai la barca sembrava solamente un puntino in mezzo all’Oceano, distinguibile solo grazie alle luci dei fari che erano posizionati ai suoi lati, e proprio per questo tutti e tre abbassarono subito la mano destra…
E compresero che era arrivato il momento di agire!! O in quel momento o mai più!!
Senza perdere tempo, Cana tirò fuori dalla tasca destra quello che sembrava un walkie talkie e, mentre Seiya ed Anna continuavano a sorridere guardando l’orizzonte e Rock Lee cercava di calmarsi mentre Envy rimaneva con il suo classico atteggiamento, lo accese.
“Ragazzi… sono andati. Potete partire…” fu quello che disse Alberona parlando all’interno della radiolina dopo averla portata vicino alla bocca ed averla accesa.
Appena ebbe terminato di pronunciare quelle parole, la castana spense subito il walkie talkie e se lo rimise in tasca, per poi tornare ad osservare la barca a motore da distanza con il sorriso sulle labbra, proprio come i due che erano vicino a lei…
Poche e semplici parole, ma che furono più che sufficienti per dare inizio a quello che tutti loro ritenevano il VERO saluto che potevano riservare ai due Grim che avevano salvato la loro vita da un destino che sembrava già scritto…
Ma di che cosa si trattava di preciso?

Circa un minuto dopo che Cana aveva parlato al walkie talkie, la barca era a circa sette chilometri dal molo.
Abbastanza lontana da essere visibile solo come puntino dalla banchina, ma non abbastanza da sparire dalla vista di coloro che si trovavano lì, e la stessa cosa era anche per coloro che erano sul mezzo di trasporto.
In quel momento, Yugi era sul ponte scoperto che stava guidando la barca a motore, tenendo gli occhi davanti a sé e senza mai voltarli, mentre Lorenzo e Danilo si erano seduti sulle panchine che erano sul ponte.
Si trovavano attaccate al bordo di essa, e di conseguenza i due ragazzi, di cui il bruno era sulla panchina centrale mentre il biondo alla sua destra, con i gomiti poterono rimanere poggiati sulla balaustra mentre guardavano in basso mantenendo un’aria abbastanza triste.
Avevano appena abbandonato tutto quello che avevano, senza voltarsi indietro, consapevoli che quel mondo non gli apparteneva più e che, per proteggerlo ad ogni costo fino a quando non sarebbe stato il momento, quella era l’unica soluzione.
Avrebbero voluto salutare tutti quanti adeguatamente, ma erano consapevoli che così avrebbero potuto peggiorare la situazione, e forse addirittura convincersi a non partire e rimanere a vivere lì, mettendoli così tutti in pericolo.
No, non potevano correre quel rischio, non potevano assolutamente.
Per il bene di tutti, loro dovevano partire… anche se si sentivano dei meschini e dei vigliacchi ad essersene andati senza avvertire nessuno se non cinque individui, lasciando unicamente una stupida lettera alle loro fidanzate.
Loro erano le prime a cui non potevano dire nulla, avrebbero cercato di fermarli ad ogni costo e ne erano consapevoli. Sembrava incredibile, finalmente avevano trovato qualcuno da amare… e la perdevano in quella maniera…
La vita era davvero ingiusta, e proprio per tutti questi motivi erano così giù di morale. Chissà se avrebbero avuto l’opportunità di essere di nuovo felici dopo tutto quello che avevano passato insieme agli ex abitanti della Comunità…
A loro insaputa però, mentre loro erano seduti a pensare a tutto ciò, delle strane ombre si stavano stagliando sopra le mura della città!!
Non erano poche, erano decine, se non centinaia o addirittura migliaia, e si stavano posizionando proprio sulla passerella che si trovava sopra la grande muraglia e che si estendeva per tutta essa, circumnavigando le mura.
Purtroppo, là sopra non c’era la luce e di conseguenza non si riusciva a distinguere di chi si trattasse, ma erano parecchie figure e si concentravano principalmente sul lato della muraglia che dava proprio alla zona dell’Oceano dove si trovava la barca.
Non era difficile individuarla, dato che aveva i fari su tutti i lati del bordo e quindi sembrava da quella distanza una macchia lucente in mezzo all’acqua, e proprio per questo si erano potuti posizionare con la consapevolezza di averli sott’occhio.
Appena si furono tutti posizionati, colui che si trovava al centro del gruppo portò con la mano destra quello che sembrava essere un altoparlante megafono di colore bianco bordato di rosso all’altezza della bocca e, dopo aver inspirato forse per darsi la carica, vi gridò all’interno.
“FERRARROOOOOOOOOOOOO!!!!” gridò con tutta la forza che aveva in corpo il cognome dei due ragazzi.
Inutile dire che, grazie anche al megafono, tutti coloro che si trovavano sulla barca si allertarono, al punto tale che Muto istintivamente rallentò la corsa della barca a motore, seppur senza mai fermarlo e di conseguenza facendolo andare molto più lentamente di prima.
Tutti e tre erano quasi saltati sul posto, dato che era arrivato all’improvviso quell’urlo, e mentre l’ex cacciatore di taglie agì così, i due ragazzi saltarono letteralmente sul posto finendo anche per alzarsi dalla panchina su cui erano seduti.
“Ma che cavolo?!” gridò all’istante Danilo con le gambe e le braccia divaricate dallo spavento, oltre che un’aria quasi terrorizzata.
Pure Yugi finì per girarsi verso di loro con un’espressione confusa e spaventata e domandare “Che cos’era quell’urlo? Da dove è saltato fuori?!”
Tutti e due sembravano parecchio perplessi. Non erano riusciti a distinguere la tonalità di voce e di conseguenza non sapevano chi potesse aver urlato loro, e proprio per questo iniziarono a guardarsi attorno nel tentativo di cercare colui che li aveva chiamati…
Anzi colei, dato che la voce era femminile ed il Ferraro maggiore sembrava averla sentita… anzi no, sembrava addirittura aver compreso a chi appartenesse quella tonalità di voce!!!
Arrivò addirittura a strabuzzare gli occhi e spalancare leggermente la bocca mentre pensava *Cos… non può essere…*
Il suo istinto allora fu quello di girarsi all’istante dietro di sé, per poter vedere in questo modo verso l’isola che si erano lasciati alle spalle, intuendo che colei che aveva attirato la loro attenzione era stata qualcuna che conosceva molto bene…
Ed ecco che, quasi per coincidenza, appena il castano si fu girato in quella direzione le luci delle mura si accesero, illuminando in questo modo la loro cima e mostrando… che l’intera cittadina si era radunata proprio là sopra!!
Naturalmente anche il Ferraro minore e l’ex cacciatore di taglie furono catturati da quei fari che provenivano da lontano, ed in questo modo come l’altro Grim poterono constatare la sua stessa e identica cosa.
Erano lontani, anche se avevano rallentato stavano ancora continuando a muoversi, ma riuscivano a distinguere delle figure che si trovavano sulla cima della muraglia, tutte nella loro direzione e rivolte verso la loro barca.
Fu allora che, cercando di sgranare gli occhi per quel poco che potevano, notarono che colei che aveva il megafono e che aveva appena urlato loro… era Nami, la segretaria della Presidente!!
L’arancione era esattamente al centro, parallelamente sotto di lei al cancello che conduceva dal pontile all’interno di Community Island, ed indossava i suoi classici vestiti proprio come tutti gli altri, mentre sorrideva felicemente con il megafono in mano.
Come già detto non era da sola, dato che alla sua destra si poteva vedere Winry, con in mano un megafono uguale a quello della ragazza, mentre alla sua sinistra c’era Naruto, anche lui che reggeva un oggetto simile al loro.
Ma non erano da soli come già detto, c’erano tutti gli abitanti dell’isola che, schiacciandosi piuttosto bene, si erano radunati sopra la muraglia e stavano sorridendo in loro direzione. Non sembrava mancare nessuno, ad eccezione dei prigionieri sotto alla Basilica di San Alman.
Si potevano vedere Zoro, Kenshiro, Teresa, Claire, Gai, Rock Lee, Franky, Armstrong, Itachi, Mustang, Hawkeye, Shinichi, Heiji, Ran, Kazuha, Medaka, Natsu, Lucy, Kallen, Erza, Jack Frost, Favaro, Nina, Emma, Norman, Ray e tutti gli altri cittadini.
Anche Goku era presente insieme ai Bladebreakers, il Professor Kappa, Rei, Takao e Hillary, che si stavano tenendo per mano con lui a destra e lei a sinistra, esattamente come stavano facendo Elsa e Trunks, anche loro sopra la muraglia insieme a tutti gli altri.
Pure Eren e Rossana si stavano tenendo per mano come loro, e Sebastian teneva con la mano sinistra la manina destra di Bra, mentre Hinata, pur non tenendo la mano di Uzumaki, si trovava alla sua sinistra.
Persino Saori, Shiryu, Shun, Lelouch e Nunnally ed il Dr. Raichi, entrambi questi ultimi sulla loro sedia a rotelle classica, erano presenti insieme a tutti gli altri. Non mancava letteralmente nessuno, c’erano tutti quanti…
“Ma che cosa…” biascicò debolmente Yugi, non comprendendo che cosa stesse succedendo.
“Ehi, che diavolo ci fanno tutti lì, adesso?!” si domandò invece il Ferraro minore, finendo per indicarli tutti con l’indice destro mentre si chiedeva il significato di tutto quello.
Anche Lorenzo inizialmente non sembrava comprendere che cosa stesse accadendo, e per almeno cinque secondi abbondanti fu lì a spremersi le meningi cercando di capire che cosa stessero facendo tutti lassù…
Ma poi, come un’intuizione giunta dal nulla, sembrò capire, ed assunse un’aria scioccata!!
“N-Non può essere… loro… s-sapevano tutto?!” arrivò addirittura a dirlo ad alta voce, seppur balbettando un pochino a causa della sua enorme sorpresa.
Naturalmente la sua uscita lasciò parecchio attoniti i suoi due compagni di viaggio, che a quel punto si voltarono a guardarlo come se avessero appena visto un fantasma, forse perché neanche loro riuscivano a capacitarsene ancora.
“Eh? Ma dici sul serio?!” provò pure a chiedere il biondo sempre perplesso.
L’ex cacciatore di taglie invece, preferì mettere subito le mani avanti onde evitare fraintendimenti “Vi assicuro che io ho parlato solo con Anna, Seiya e Cana. Non ho mai detto nulla a nessun altro…”
Potevano anche pensare che avesse finito per spifferare tutto a tutti gli abitanti e che quella dei tre individui al pontile era solamente una scusa per poter avvertire tutti della loro partenza, per questo aveva preferito specificarlo subito…
Ma nessuno dei due pensò anche solo lontanamente a quella possibilità. Erano tutti e due consapevoli che Muto non aveva un buon rapporto con praticamente nessuno a parte forse la sorella minore di Elsa, quindi non aveva motivo per dirlo anche agli altri…
“Lo sappiamo, tranquillo!” specificò difatti Danilo, voltandosi a guardarlo seriamente anche per quanto stava accadendo in quel momento.
Dopodiché, tornando ad osservare le mura, avanzò comunque la domanda “Ma allora come fanno a sapere tutto? Non capisco…”
Nessuno tra lui e Yugi sembrava darsi una risposta, sembravano quasi starsi scervellando per comprendere come mai fossero tutti lì. Pensarono subito che i tre avessero poi avvertito gli altri, ma non se la sentivano di darlo per sicuro…
Lorenzo invece quella domanda non se la stava neppure ponendo, perché aveva compreso che cosa era successo!!!
Loro avevano cercato in tutti i modi di operare di nascosto in modo che nessuno intuisse nulla… ma non c’erano riusciti, loro avevano scoperto tutto prima ancora che potessero completare i preparativi!!
Non c’erano alternative. Per essersi posizionati lì sopra tutti dovevano esserci voluti minuti interi, e durante quel periodo nessuno dei cinque che era insieme a loro al pontile aveva potuto radunarli, quindi sapevano tutto con largo anticipo.
Ecco perché la città sembrava deserta, erano tutti lassù… e lui da bravo sciocco non si era reso conto di cosa stesse accadendo sopra la sua testa!!
Difatti il castano, mantenendo ancora l’espressione perplessa di prima, arrivò a dire “… Loro… sapevano tutto fin dall’inizio…” biascicando debolmente, ma usando un tono di voce abbastanza alto per poter essere sentito.
In questo modo catturò l’attenzione dei due ragazzi che erano insieme a lui, che inizialmente furono perplessi per la sua uscita, più che altro perché se aveva ragione, e dubitavano avesse avuto l’intuizione sbagliata, significava che neppure loro si erano accorti di nulla…
Ma poi, la sorpresa fece ben presto spazio alla consapevolezza, e tutti e due assunsero un’aria seria, quasi triste sotto un certo punto di vista. Quindi erano a conoscenza del loro piano, e non avevano fatto nulla per fermarli…
Non sapevano se fosse perché appoggiavano la loro idea e non volevano opporsi, oppure in quanto erano consapevoli che qualsiasi discussione non avrebbe portato da nessuna parte… fatto stette che loro erano lì, e questo non cambiava nulla…
L’ex cacciatore di taglie arrivò addirittura a domandare ai due Grim con tono serio “… Volete che fermi la barca?”
Era una richiesta legittima, in fondo non sapeva se i due, alla luce di quell’ultima scoperta, avrebbero voluto tornare indietro per parlare direttamente con le loro fidanzate ed i loro amici. Lui non aveva nulla da dire loro, ma magari i due Grim…
I due ragazzi si voltarono subito ad osservare il muro alla domanda del rosso, anche se in verità Lorenzo non aveva mai staccato gli occhi di dosso da esso, mantenendo un’aria parecchio seria, come se stessero effettivamente pensando alla richiesta del ragazzo.
Tutti e due avrebbero voluto fermare la barca e tornare indietro in quel momento, il loro istinto reclamava di farlo… ma tutti e due sapevano che se ne sarebbero pentiti, e non sarebbero mai più riusciti ad andarsene dall’isola.
Avevano preso una strada e dovevano proseguire a qualunque costo, anche se questo avrebbe significato rinunciare ad un ultimo saluto con i loro compagni anche ora che ne avevano l’opportunità… no, non potevano permetterselo, non potevano…
“… No, vai avanti…” affermò difatti Lorenzo, senza mai voltarsi a guardarlo, mentre Danilo rimaneva in silenzio a simboleggiare che era d’accordo con lui.
Yugi non comprendeva appieno le loro motivazioni, ma rispettava la loro scelta e li comprendeva, per questo appena il bruno ebbe risposto annuì semplicemente e, girandosi, tornò davanti alla cabina di comando che si trovava sul ponte scoperto.
Mise anche mano al timone, che avrebbe continuato a guidare senza mai voltarsi indietro proprio come richiesto dai due ragazzi, i quali invece non tolsero gli occhi dalla cima del muro dove si trovavano tutti gli abitanti di Community Island.
Non sapevano bene che cosa stesse succedendo, ma se avevano un megafono significava che forse avevano altro da dirgli oltre che attirare la loro attenzione, ed anche per questo rimasero in silenzio continuando a guardare là verso l’isola.
Sperando ovviamente che qualcuno prendesse finalmente parola, visto che dopo il richiamo iniziale nessuno lì sembrava ancora aver parlato…
Almeno fino a quel momento, dato che mentre tutti guardavano verso l’oceano la barca allontanarsi sempre di più, anche se lentamente rispetto a quanto veloce era andata fino a quel momento, Nami portò il megafono davanti alla bocca.
Lo fece abbastanza lentamente, ci impiegò circa tre secondi, e questo perché sembrava che il suo sguardo fosse come catturato dal mare davanti a lei, nonostante non potesse vedere benissimo Lorenzo, Danilo e Yugi a quella distanza.
Passarono altri tre secondi da quando ebbe portato il megafono davanti alla bocca, e solo allora cominciò a parlare… con dei leggeri occhi lucidi, come se fosse commossa o per quello che stava pensando o per quello che stava per dire…
“Lorenzo… Danilo… sappiate che non dovete giustificarvi per quello che state facendo. Vi capiamo fin troppo bene…” esordì la segretaria, senza però urlare come prima dato che l’altoparlante parlava già abbastanza alto per lei.
Appena ebbe terminato di parlare lei però, anche Naruto portò il suo megafono davanti alla bocca e cominciò a dire “Sapevamo da settimane quello che avevate intenzione di fare. Lo sapevamo tutti quanti. Ma non vi abbiamo fermato, abbiamo lasciato che completaste i vostri preparativi e partiste, senza voltarvi indietro…”
“Non volevamo che cambiaste idea solamente perché noi sapevamo tutto…” intervenne pure Winry, l’ultima con un megafono in mano che aveva finalmente preso la parola dopo aver compiuto lo stesso movimento degli altri due.
Dalla barca, i due fratelli poggiarono entrambe le mani sul bordo della poppa, con il biondo a sinistra del bruno, portando in avanti il petto ed assumendo un’aria confusa e scioccata. Che cosa stavano dicendo loro? Sapevano tutto… e non li avevano fermati?!
Mentre tutti gli altri erano allineati come prima e continuavano a sorridere senza però pronunciare nessuna parola, Nami riprese la parola “Vi capiamo bene, forse anche troppo. Anche se avete vissuto con noi, anche se avete condiviso gioie e dolori insieme a tutti noi… voi non appartenete al nostro mondo, e mai vi apparterrete!”
“Anche se siamo tutti dei Grim, non possiamo negare che le nostre culture sono diverse, le nostre storie sono diverse… e come avete detto anche voi, non è ancora giunto il momento che noi e voi conviviamo uniti e consapevoli!” proseguì Naruto.
“Siete la nostra famiglia, ed abbiamo fatto di tutto affinché vi sentiste a casa qui con noi… ma siamo consapevoli che il vuoto nel vostro cuore non potrà mai essere colmato da noi, per quanti sforzi tenteremo di fare…” andò avanti Winry.
“Ci abbiamo provato, ma non ci siamo riusciti, ecco perché è giusto che voi andiate per la vostra strada…” sostenne Nami, riprendendo in questo modo la parola mentre, a differenza dei due amici, sembrava non star riuscendo a resistere e qualche lacrima iniziava già a scapparle dagli occhi.
Lorenzo e Danilo non potevano negare di avere paura che ci fosse qualche nave nelle vicinanze, o anche lontana chilometri non importava, che potesse sentire quel volume alto e localizzasse in questo modo l’isola… ma in quel momento era un problema molto minore.
Stavano udendo tutto ciò che stavano dicendo… e non riuscivano a credere ai loro occhi ed alle loro orecchie. Era bastato che sapessero le loro intenzioni affinché capissero subito come si sentivano, loro se ne erano andati nel cuore della notte senza avvertirli… e li avevano comunque perdonati e capiti?!
Mentre i tre parlavano, tutti gli abitanti dell’isola che si trovavano sulla cima delle mura continuavano a sorridere mentre guardavano davanti a loro, come se non volessero perdersi quell’ultima occhiata che potevano lanciare ai Grim, consapevoli che non li avrebbero mai più rivisti…
“Noi vi saremo sempre grati per quello che avete fatto per noi. Avete salvato la nostra vita e quella del mondo intero, e questo non potremo mai dimenticarlo…” affermò allora Naruto, mentre gli occhi iniziavano a diventare lucidi e sembrava star digrignando i denti nel tentativo di resistere dal piangere.
Anche Rockbell aveva gli occhi lucidi, ma a differenza del biondo continuava a sorridere e cercava di resistere interiormente mentre parlava “… Ma questa è la vostra decisione, e noi la rispettiamo perché vi capiamo. I nostri mondi al momento non sono compatibili, un giorno lo saranno, ma non oggi…”
“E se siamo riuniti tutti qui, è per dirvi addio…” affermò allora la segretaria.
“Non potevamo lasciarvi andare senza dedicarvi almeno un ultimo saluto… non potevamo…” a quel punto la bionda non riuscì più a resistere e, seppur senza cambiare espressione facciale, delle lacrime iniziarono a rigarle il viso in entrambe le guance.
La stessa cosa la fece anche Uzumaki, che crollò proprio come la psicologa “Abbiamo convinto l’intera isola a venire qui per salutarvi… per dimostrarvi che quello che avete fatto per noi non potrà mai essere ripagato, neanche tra un milione di anni…”
“Questo è tutto per voi, solamente per voi. Vi saluteremo… alla nostra maniera…” dichiarò l’arancione, che ormai stava piangendo da diversi secondi.
Appena lei ebbe terminato di parlare, ci furono almeno cinque secondi di silenzio, in cui i due ragazzi sulla barca, che si faceva sempre più lontano, continuavano a guardare verso la cima delle mura confusi.
Non comprendevano che cosa intendessero dire con “alla nostra maniera”, e questo li rendeva sempre più confusi… ma il messaggio che stavano cercando di mandare loro era abbastanza ovvio, e l’avevano capito bene.
Non avrebbero mai fermato la loro fuga, ed anzi li avrebbero favoriti come potevano, accettando in questo modo il loro addio e la consapevolezza della separazione. Una scelta che forse avevano maturato nel corso delle settimane, e di cui non si erano accorti di nulla…
Erano stati bravi a mascherare che sapessero tutto, almeno quanto loro, e soprattutto a non cercare di fermarli neanche una volta. Dovevano aver avuto più forza di volontà di quanto potessero anche solo immaginare, e questo era encomiabile…
Non ebbero però modo di pensare ad altro in quanto, una volta terminati quei cinque secondi, Nami, Winry e Naruto portarono tutti i loro megafoni all’altezza della bocca… e pronunciarono la stessa frase nello stesso momento.
Le ultime che avrebbero mai pronunciato in loro presenza. Le ultime che avrebbero mai sentito da un’abitante di Community Island. Poche e semplici parole… che racchiudevano tutti i sentimenti che gli isolani provavano per i loro salvatori…
“Addio ragazzi, e grazie… da parte di tutto il mondo!!!”
Ed ecco che, appena ebbero terminato di parlare, partirono dei fuochi d’artificio dal centro dell’isola!!!
Furono letteralmente improvvisi, come se fosse stato programmato che partissero proprio dopo che i tre ebbero concluso quella frase, fatto stette che da più o meno dove si trovava il Palazzo Comunale partirono questi fuochi d’artificio.
Andarono molto in alto, superando le mura di almeno tre chilometri verso il cielo, prima di esplodere in un boato di scintille e colori, illuminando in questo modo una notte stellata illuminata unicamente dalle luci della barca, del molo e delle mura.
Non erano singoli fuochi d’artificio, erano una sequenza che era stata programmata, probabilmente grazie ad un dispositivo creato dal Dr. Raichi, per partire ad un determinato orario, e che aveva lo scopo di proseguire per cinque minuti abbondanti.
Sapevano che correvano rischi se a distanza di miglia ci fosse stata una nave… ma non gliene importava nulla, a nessuno di loro!!
Quello era l’addio a coloro che avevano rischiato la vita per salvarli, a coloro che non ci avevano pensato due volte a gettarsi in mezzo al pericolo per aiutarli e che, alla fine, avevano salvato sia la Comunità che la Superficie.
Andava festeggiato a dovere, non potevano risparmiarsi, e se fossero stati avvistati quella notte non gliene sarebbe importato nulla. Quello era il momento dedicato all’unione tra Community Island ed i Grim, e niente e nessuno avrebbe potuto romperlo…
Tutto ciò lasciò a bocca aperta i due Grim che si trovavano sulla barca a motore, che non aveva mai smesso la sua traversata. Arrivarono addirittura a spalancare la bocca ed a strabuzzare gli occhi mentre osservavano tutto quanto a dir poco attoniti.
Stavano facendo davvero tutto quello… per loro?!
Grazie alla luce aggiuntiva generata dai fuochi d’artificio, il castano ed il biondo poterono vedere meglio gli abitanti dell’isola che si trovavano sulle mura, che non avevano mai smesso di sorridere mentre i fuochi proseguivano alle loro spalle, seppur più in alto rispetto alle mura.
Erano come catturati da quella visione e non riuscivano a credere ai loro occhi. Avevano dedicato loro uno spettacolo d’addio, quindi avevano preparato tutto adeguatamente in modo da farli sentire accettati ed amati prima di separarsi per sempre…
Ma non era ancora finita lì, perché tutti gli abitanti della società dedicarono loro un ultimo saluto. Quello che erano certi sarebbe stato più significativo per loro e che sarebbe valso ben più sia delle parole di prima che dei fuochi d’artificio…
Sollevarono il pugno destro o sinistro al cielo, senza esitazione e con forte convinzione di causa e risolutezza!!
I primi ad alzare il pugno al cielo furono Nami, Winry e Naruto, i quali sollevarono il sinistro, dato che con il destro tenevano il megafono.
A seguire ci furono quelli che stavano vicino a loro, tra cui furono compresi Hinata, che sollevò il destro, Sebastian, che adoperò anche lui il destro, e la piccola Bra, che invece usò la sinistra in quanto con la manina destra si stava tenendo alla mano sinistra del maggiordomo.
Tutti e sei avevano un dolce sorriso sulle labbra, ma le tre ragazze ed Uzumaki non riuscivano comunque a smettere di piangere… sì, anche Hyuga aveva finito per scoppiare a lacrimare a causa delle parole pronunciate dalle sue amiche e dal suo fidanzato.
Dopodiché iniziarono a sollevare il pugno anche tutti gli altri cittadini di Community Island, il tutto mentre i fuochi d’artificio continuavano ad esplodere alle loro spalle illuminando di tutti i colori una nottata amara per tutti quanti.
Tra i primi dei cittadini a sollevare il pugno ci furono Trunks ed Elsa, che tenendosi per mano sollevarono quella libera, ossia la sinistra per lui e la destra per lei, mentre continuavano a sorridere il fucsia anche con un po’ di occhi lucidi.
Son Goku, l’ex Presidente che era vicino ai Bladebreakers ed indossava lo stesso cappotto e lo stesso cappello che aveva quel pomeriggio, sollevò il pugno sinistro al cielo mentre sorrideva felicemente, e la stessa cosa la fece la squadra di Beyblade.
Mentre Rei, che aveva sollevato il destro, si limitò a sorridere felicemente, il Professor Kappa, che aveva sollevato il suo stesso braccio, non sembrò trattenersi ed iniziò a scoppiare in un pianto liberatorio a bocca aperta.
Takao ed Hillary sollevarono rispettivamente il sinistro ed il destro, e dopo che lo ebbero fatto voltarono lo sguardo, e solamente quello, in direzione del partner, finendo per sorridersi dolcemente l’uno verso l’altra e prendersi per mano con quella libera, che “casualmente” era proprio quella vicino all’altro/a.
Mentre Natsu si passava il pugno destro sugli occhi quasi a voler smettere di piangere, visto che era scoppiato in lacrime pure lui, tenne sollevato il pugno sinistro verso l’alto, mentre la sua fidanzata si limitò a sorridere dolcemente mentre teneva alto il destro.
Medaka, che era in mezzo ad entrambi, assunse uno sguardo parecchio determinato mentre sollevava il pugno destro al cielo. Né lei né Heartfilia erano scoppiate a piangere, ma si poteva notare che avevano comunque un po’ gli occhi lucidi.
Mentre Erza teneva la mano destra poggiata sulla rispettiva spalla di Kallen, con il braccio quindi passato dietro al suo collo, sollevò il braccio sinistro alto nel cielo, e la stessa cosa la fece Kozuki con il destro. Entrambe sembravano molto felici mentre guardavano davanti a loro.
Shinichi ed Heiji, nonostante apparentemente sembravano indifferenti e stavano mostrando un leggero sorriso e basta, finirono per sollevare tutti e due il pugno sinistro al cielo, forse nel tentativo di mascherare la tristezza che era in loro…
Cosa che invece non riuscirono a fare le loro fidanzate Ran e Kazuha, le quali, mentre sollevavano il pugno sinistro al cielo quasi a voler seguire i loro ragazzi, avevano delle lacrime che scendevano dalle guance, seppur non eccessive.
Nunnally che si trovava a destra del Dr. Raichi ed a sinistra del fratello maggiore, si limitò a sollevare il pugno sinistro al cielo mentre sorrideva dolcemente, non potendo vedere davanti a sé ma solamente potendo sentire.
Lo scienziato, su una sedia a rotelle come ormai faceva di solito, sorrise in maniera determinata mentre sollevava il pugno destro al cielo, mentre Lelouch, seppur con la mano sinistra in tasca, sollevò leggermente il destro in aria, fermandosi forse un pochino più in basso di tutti gli altri…
Stessa cosa però non si poté dire di Emma, Ray e Norman, che al contrario sorridevano felicemente, tenendo addirittura le bocche spalancate, ed agitavano entrambe le braccia al cielo, forse perché contenti di poter salutare qualcuno finalmente come volevano…
Favaro provò a resistere dal piangere, arrivò pure a mordersi il labbro inferiore, ma alla fine non ce la fece e, mentre sollevava il pugno sinistro al cielo, le lacrime iniziarono a scendere dagli occhi, il tutto però mentre continuava a mordersi il labbro.
Nina, che era alla sua sinistra, notò questo e finì per sorridere quasi rassegnata, ma alla fine anche lei partecipò sollevando il pugno destro al cielo, il tutto mentre sorrideva e le venivano gli occhi lucidi pure a lei.
Itachi, pur rimanendo con il suo classico atteggiamento freddo, sollevò il pugno destro al cielo e provò ad abbozzare un lieve sorriso, quantomeno per non sfigurare davanti agli altri dato che comunque i Grim l’avevano aiutato a liberarsi del Concilio…
E la stessa cosa la fece Jack Frost. Non poteva dire di essere affezionato a loro come tutti gli altri, ma partecipò comunque al saluto sollevando il pugno sinistro al cielo mentre con la mano destra teneva in mano il suo bastone…
Mustang, tenendo la mano destra in tasca, sollevò il pugno sinistro al cielo sorridendo felicemente, mentre Hawkeye, che era poco dietro di lui alla sua destra, sollevò il pugno destro, assumendo la stessa espressione sorridente del Comandante.
Saori, che era presente lì proprio come tutti quanti, alzò il pugno sinistro al cielo, dato che con la mano destra continuava a reggere il suo classico bastone, e sorrise dolcemente con gli occhi lucidi mentre guardava in direzione della barca.
Shiryu e Shun, predisposti in questa maniera dalla prospettiva di Lorenzo e Danilo, erano dietro di lei e, con la mano sinistra dietro la schiena ed un’espressione quasi da militare seppur sorridessero anche loro, sollevarono il pugno destro al cielo.
Anche Kenshiro e Zoro non poterono stare solo a guardare mentre i loro allievi se ne andavano, e proprio per questo, sorridendo dolcemente e con gli occhi lucidi, sollevarono rispettivamente il pugno sinistro e quello destro al cielo, quasi a unirli dato che entrambi gli arti erano molto vicini…
I loro allievi non furono da meno, e difatti Teresa sollevò al cielo il pugno destro mentre Claire, che era alla sua destra, sollevò il suo stesso pugno con qualche piccola lacrima che le scappava dagli occhi nonostante quanto aveva detto di loro per tre mesi…
Gai, Franky ed Armstrong, che erano l’uno di fianco all’altro in quest’ordine da sinistra dalla prospettiva dei Grim, non seppero resistere e scoppiarono a piangere sonoramente, il tutto mentre sollevavano tutti e tre il pugno destro al cielo in segno di saluto.
Anche Eren, seppur senza pianto o occhi lucidi, sollevò il pugno destro al cielo mentre sorrideva felicemente, e Rossana, alla sua sinistra che gli teneva la mano sinistra con la sua destra e sorrideva come lui, sollevò il sinistro verso l’alto.
In fondo alle mura Rock Lee, che era sempre a guardia del cancello d’ingresso a Community Island, non aveva smesso di piangere neanche una volta mantenendo la bocca spalancata e, senza esitazione, sollevò il pugno destro al cielo senza ripensamento…
Al contrario, sembrava che inizialmente Envy non fosse propenso a partecipare a quell’iniziativa, dato che rimaneva fermo ed immobile lì dov’era nella stessa posizione di prima, e passarono almeno tre secondi in cui non si mosse…
Fino a quando, sospirando, pensò *Oh, al diavolo!!* e, rimettendosi in piedi, si convinse anche lui e sollevò il pugno destro al cielo iniziando a sorridere in direzione dei Grim!!
Infine, anche i tre che si trovavano sul molo e che non si erano mai mossi, ossia Seiya, Cana ed Anna, sollevarono il pugno destro al cielo mentre avevano tutti e tre gli occhi lucidi e ad Alberona scappò pure qualche lacrima che scese sulle guance.
Tutti quanti parteciparono a quell’iniziativa, nessuno fu escluso perché tutti erano consapevoli di quanto li avessero aiutati nella vecchia Comunità, e che quello era il minimo che potevano riservare loro anche solamente per ringraziarli.
Mentre i fuochi d’artificio non smettevano ancora di esplodere in aria uno dietro l’altro, i loro colori arcobaleno illuminarono dalla prospettiva dei Grim tutti gli abitanti dell’isola, che sembravano essere diventati una cosa sola con i pugni al cielo.
Nessuno spiccicò parola, nessuno fiatò e nessuno emise rumore. Tutti erano diventati un’unica cosa mentre rimanevano fermi in quelle posizioni a riservare quell’ultimo saluto verso i loro salvatori che non avrebbero mai più rivisto…
E come la presero loro tutta questa storia?
Beh… ci rimasero a dir poco di stucco!!!
Mentre Yugi, pur mantenendo il corpo rivolto verso l’Oceano per guidare la barca a motore, si era limitato a volgere la faccia verso sinistra per osservare giusto per un paio di secondi quel grande gesto sorridente per poi tornare a guardare davanti a sé, la stessa cosa non la si poteva dire per i due fratelli Ferraro.
Mentre assistevano a tutto quello, avevano la bocca spalancata e gli occhi fuori dalle orbite anche più di quando erano partiti i fuochi d’artificio… e questo perché non riuscivano a credere a quanto stessero vedendo!!
Gli abitanti di Community Island, che erano sempre stati contrastanti all’idea della loro presenza tra di loro almeno fino alla sconfitta di Xehanort, erano diventati un unico cuore ed una sola entità, e questo solamente per loro.
Sapevano che i due giovani non appartenevano più al loro mondo e che dovevano andare per la loro strada, ma nonostante questo avevano comunque organizzato qualcosa che rendesse loro omaggio tenendoli all’oscuro di tutto quanto.
Avevano messo da parte le loro divergenze, i loro affari o le loro rivalità solo per quel momento, quell’unico momento in cui potevano dare un ultimo sguardo a chi li aveva resi liberi e gli aveva permesso di essere ciò che avrebbero sempre voluto diventare.
Tutti loro sarebbero stati grati in eterno per averli salvati dall’annientamento ed aver realizzato i loro sogni indirettamente, ed anche se non potevano convincerli a rimanere potevano collaborare per lasciargli il miglior ricordo possibile del loro popolo…
E tutto ciò era davvero commuovente per entrambi!!
Avevano cercato di resistere dal piangere meglio che potevano mentre sentivano parlare Nami, Winry e Naruto, e dovevano ammettere di essere stati messi a dura prova quando erano iniziati i fuochi d’artificio…
Ma davanti a quel gesto, quel singolo gesto che mostrava senza parole tutto l’amore che provavano per loro, non seppero più resistere e, seppur digrignando i denti tentando inutilmente di resistere, scoppiarono a piangere sonoramente.
La loro faccia divenne un’unica cascata di lacrime, mentre singhiozzavano addirittura tanto si stessero sfogando in quel momento. Non avevano mai cambiato idea sul loro viaggio, neanche per un momento, e non avevano ancora intenzione di far fermare la barca…
Ma davanti a quel gesto non potevano rimanere indifferenti. Stavano mostrando tutto l’amore che provavano nei loro confronti, stavano mostrando loro che erano un pezzo importante della loro vita, come potevano ignorarli?
No, non potevano, nessuno dei due poteva farlo. Per questo, quasi istintivamente, i due finirono per esporsi forse un po’ troppo dalla poppa, anche se fortunatamente non finirono in acqua, iniziando ad agitare entrambe le mani al cielo continuando a piangere sonoramente.
Non solo. Anche se erano consapevoli che i rumori dei fuochi d’artificio non avrebbe permesso loro di udire bene le loro parole, vollero comunque riservare loro una frase, un’unica frase che riassumesse la loro situazione e quello che stavano provando…
Sapevano che non sarebbe stato sufficiente, loro avevano preparato tutto quello mentre invece i due non gli avevano riservato nulla… ma potevano quantomeno ringraziarli, nell’unico modo che venne loro istintivamente di fare in quel momento…
“ADDIO AMICI!!! E GRAZIE PER TUTTO QUANTO!!!”
Poche e semplici parole, forse anche elementari, che non erano molto diverse da quelle pronunciate da Nami, Winry e Naruto poco prima, e che furono gridate da tutti e due nello stesso momento... ma esse furono le uniche che uscirono dalla loro bocca, non potevano farci nulla.
Avevano cercato di gridare più che potevano, affinché giungesse alle loro orecchie, ed avevano provato ad esprimere a parole la loro gratitudine nei loro confronti. Sapevano che non era nulla di ché, ma speravano quantomeno che arrivassero a destinazione…
E fortunatamente così fu, perché nonostante i rumori dei fuochi d’artificio che continuavano ad esplodere in aria la frase gridata arrivò a destinazione, e tutti quanti ebbero così modo di udire il coro unanime dei due fratelli.
La reazione di tutti i cittadini di Community Island?
Chi stava piangendo finì per farlo più sonoramente di prima, chi aveva gli occhi lucidi si fece scappare alcune lacrime e chi stava sorridendo felicemente o determinato si limitò ad allargare ancora di più il suo sorriso, mentre chi cercava di essere indifferente finalmente fece un vero sorriso.
Nessuno rimase indifferente davanti alle parole dei due Grim. Non avevano mai pensato neanche per un momento di aver esagerato, ma le parole del castano e del biondo avevano solo confermato loro che avevano fatto la scelta giusta a salutarli in quel modo…
Quello era un momento davvero struggente, che stava quasi logorando tutti coloro che erano presenti lì a salutare i due ragazzi, che fossero emotivi o anche freddi e distaccati, nessuno si stava salvando dalla tormenta che si stava scatenando dentro di loro.
Avevano divertito e sollazzato i due Ferraro come meglio potevano, avevano vissuto momenti indimenticabili ed erano certi di aver donato loro gioie che non avrebbero mai potuto anche solo pensare di provare mai una volta in vita loro…
Ma la realtà era che ormai Lorenzo e Danilo non avevano più bisogno di loro. Per quanto potessero divertirsi con loro, la verità era che non appartenevano a quel mondo, e si sarebbero sentiti sempre fuori posto su un’isola dove si sentivano come estranei.
Avevano condiviso tutto con loro, ed erano certi che gli si spezzasse il cuore a prendere quella decisione… ma li capivano nel più profondo di loro, e per questo l’unica cosa che potevano fargli era regalare un ultimo momento di gioia.
Una quasi improvvisata che ricordasse loro che, anche se non fossero più stati lì con loro, avrebbero potuto sempre contare su di loro nei momenti più tristi. Avrebbero solamente dovuto chiudere gli occhi e ricordarsi che laggiù, da qualche parte, c’era chi vegliava su di loro e non li avrebbe mai abbandonati, nonostante la distanza che li separava.
Quello era tutto ciò che potevano fare, e speravano che fosse sufficiente mentre, fermi dov’erano con i pugni alzati, vedevano la barca a motore allontanarsi sempre più dai loro occhi e dalla loro vita, sotto un cielo illuminato dai fuochi d’artificio che non avevano ancora finito…
Ed i Grim tutto questo, anche se non avevano parlato gli abitanti di Community Island, l’avevano percepito, per questo erano scoppiati a piangere anche più sonoramente di prima!!
Lo stesso Yugi, seppur stesse continuando a guardare davanti a sé, non riuscì a trattenere un paio di lacrime che gli sfuggirono dagli occhi, ma ciononostante cercò di rimanere composto e di continuare a guidare il mezzo, sapendo bene che non poteva permettersi di guardare dietro di sé…
Non si poteva però dire la stessa cosa per Lorenzo e Danilo, i quali continuavano ad agitare entrambe le mani in alto in segno di saluto mentre tutto il volto era ormai bagnato dai fiumi di lacrime che non smettevano di scendere dagli occhi.
Cercarono addirittura di mordersi il labbro in un disperato tentativo di smettere per non sembrare patetici, ma fu più forte di loro e non ce la fecero. Apprezzavano troppo quell’ultimo gesto da parte degli ex cittadini della Comunità per riuscire a trattenersi.
Era stata un’esperienza magnifica stare con loro, gli sembrava addirittura che fossero passati quattordici anni o giù di lì anziché i pochi mesi che erano passati da quando insieme a Boyce erano precipitati in quel burrone.
Già, il burrone… tutto era cominciato da lì, dalla fuga dai Nazisti, il nascondiglio al Puy de Sancy e la caduta fino alla Comunità, e si ricordavano ogni singolo evento come se fosse accaduto il giorno precedente stesso.
Il risveglio in Ospedale, la scoperta che erano sottoterra, la visita al Palazzo Presidenziale ed a Palecity, il primo attacco degli Assassini, l’allenamento alla Scuola di Hokuto, la giornata all’Overlord Beach ed al concerto, la fuga di Bakura, il party di compleanno di Bulma, le indagini di Bulma, il colloquio con il Presidente, gli appuntamenti tra Lorenzo e Nami e la scoperta dell’amore che Danilo provava per Winry, la morte di Bulma, il suo funerale con smascheramento da parte di Goku, la semi partenza dalla Comunità, le rivelazioni di Altair, l’attacco al Palazzo Presidenziale, lo scontro con il Concilio dei Sette, la fuga dall’esplosione, la salita in Superficie, la ricerca di una nuova casa e la costruzione di Community Island…
In pochi mesi, erano successi tanti di quegli avvenimenti che non sarebbe bastata una vita intera per riviverli di nuovo, anche considerando che la Seconda Guerra Mondiale ancora non era finita era impossibile che potessero accadere eventi tanto importanti tutti in un colpo solo di nuovo…
E li avevano vissuti tutti insieme a loro, quelle persone tanto eccentriche quanto fantastiche che avevano saputo cambiare la loro vita. Era stata un’esperienza breve, forse anche troppo, ma parecchio gratificante ed encomiabile.
Avrebbero tanto voluto continuare a rimanere lì con loro, vivere la vita che avevano sempre desiderato, il sogno che si realizzava, e rimanere accanto alle persone a cui volevano più bene per tutta la loro vita…
Ma purtroppo questo non era possibile, e loro lo sapevano molto bene.
Lì erano fuori posto, non appartenevano a quel luogo e, per quanti sforzi per essere felici avrebbero mai potuto fare, avrebbero sempre sentito un vuoto dentro di loro che non sarebbe mai stato colmato abbastanza da nessuno di loro.
Dovevano tornare alla realtà, alla loro realtà, al luogo a cui avevano sempre appartenuto, perché per quanti sforzi avrebbero mai potuto fare quella era la loro vera casa, era il posto che spettava loro e questo non sarebbe mai cambiato.
Per questo l’unica cosa che potevano fare era andarsene. Fino a quando sarebbero rimasti lì con loro sarebbero sempre stati dei pesci fuor d’acqua, e per di più erano ricercati dagli americani, rischiavano di metterli in pericolo se fossero rimasti lì con loro…
Era stata una decisione che aveva spezzato loro il cuore, ed ancora in quel momento avrebbero preferito pugnalarsi cento volte piuttosto che doverli abbandonare, ma le scelte più difficili richiedono sempre la volontà più ferrea, e non potevano tirarsi indietro.
Dovevano andare avanti, perseguire nella loro decisione e non voltarsi mai più indietro… ma questo non significava che non potevano salutarli un’ultima volta. Non il miglior saluto possibile dopo quello che avevano fatto loro, ma il più sincero che potevano fare…
In questo modo, sotto i fari delle mura, del pontile e della barca e la luce dei fuochi d’artificio che andavano avanti ormai da tre minuti, sotto i pugni alzati degli abitanti della Comunità ed i saluti quasi disperati dei due Grim, calò il sipario su un’avventura fantastica vissuta dai due fratelli Ferraro in un magico mondo chiamato “Comunità”.
Quella storia era un capitolo chiuso per loro, un dolce ricordo di un’esperienza passata che aveva cambiato le loro vite per sempre, ma questo non avrebbe significato che non avrebbero fatto tesoro di tutto quello che era accaduto nell’ultimo anno.
Avrebbero conservato per sempre quei momenti dentro il loro cuore e la loro mente, dove sarebbero rimasti fino al giorno in cui sarebbero rimasti in vita, perché anche se loro non appartenevano a quel mondo, questo non significa che dovevano dimenticarselo.
Un giorno, quando le acque in Superficie si saranno calmate, l’ex Comunità entrerà in contatto con i Grim di tutto il mondo e la pace tanto voluta dai Glascot diventerà finalmente realtà… e fino a quel giorno, loro sarebbero rimasti in disparte.
Avrebbero atteso con trepidazione il giorno in cui avrebbero potuto riabbracciarli, se mai loro fossero stati in vita quando Community Island sarebbe finalmente entrata in contatto con i Grim di tutto il mondo.
Sapevano che ci sarebbero voluti anni prima che quell’evento si verificasse, forse anche più di quelli che pensavano e loro non avrebbero vissuto abbastanza per vederlo, ma avrebbero comunque atteso che quel momento arrivasse…
Fino ad allora, avrebbero vissuto la loro vita senza rimpianti, senza mai voltarsi indietro, senza mai rimpiangere la loro decisione e senza mai pensare anche solo per un momento di tornare in quel posto che li aveva resi così felici.
Non li avrebbero mai più rivisti, ma mettendo da parte la possibilità che quando i due mondi sarebbero entrati in contatto tutti loro sarebbero stati ancora vivi per potersi rivedere quello non sarebbe stato un addio, ma un arrivederci.
E così, mentre la barca a motore si faceva sempre più lontano ed i due gruppi si vedevano sempre più sfocati, tutti quanti sarebbero stati consapevoli che, anche se quel saluto era definitivo, nessuno di loro si sarebbe mai dimenticato l’uno dell’altro.
I ricordi che avevano vissuto sarebbero rimasti nei cuori e nella mente di tutti coloro che avevano lottato quel giorno per difendere la libertà del mondo, nei cuori e nella mente di tutti coloro che avevano lottato per ricostruire dalle fondamenta una società equa e giusta.
Con questi precetti, il passato sarebbe stato lasciato alle spalle per un nuovo futuro. Un futuro più roseo per tutta la civiltà umana, creata a suo tempo dai Glascot e che perseguiva la loro volontà di unione e di libertà per tutti quanti.
Per quanto la vecchia Comunità rappresentasse quel loro ideale, aveva bisogno di un radicale cambiamento, e da lì la volontà di ricostruire tutto da capo dopo la sconfitta del Concilio dei Sette, coloro che tenevano sotto scacco il mondo intero.
Un nuovo inizio per tutti.
Per coloro che erano intrappolati sottoterra, per gli alieni che avevano dato origine alla civiltà, per i Grim che avevano trovato il loro posto nel mondo, per gli abitanti della Superficie che aspettavano la sconfitta dei Nazisti.
Per tutti quanti.
E con questa consapevolezza, i due Grim poterono pensare solo un’ultima cosa…
A voi, luoghi e paesaggi d’incanto.
A voi, istituzioni di ogni genere.
A tutte voi, persone fantastiche che hanno cambiato la nostra vita.
Vi diciamo solamente una cosa…
Addio a tutti.
E grazie.
Per tutto.

T H E E N D ! ! ! !



E così si conclude la nostra storia.
È stato un viaggio molto lungo, forse prospettivamente più per voi che per me, ma alla fine siamo arrivati alla tanto agognata conclusione.
Narrare tutto quello che accadde da quell’infausto giorno fino al momento dell’addio non è stato semplice per me. Ammetto che in più di un’occasione mi si è fermato il cuore a ripensare a certi momenti vissuti là sotto insieme a loro…
Sì, sono consapevole che ho smesso di parlare in terza persona e che mi sto rivolgendo a voi direttamente, ma direi che ormai non ha più senso narrare le vicende come uno spettatore esterno, ora che è tutto finito…
Di conseguenza, lasciate che mi presenti ufficialmente a tutti voi.
Lorenzo Ferraro.
Felice di fare la vostra conoscenza.
Sì, lo so che forse la notizia vi sembrerà incredibile. Colui che ha raccontato tutta la storia era anche uno dei due protagonisti assoluti del romanzo!!
Incredibile!!
Beh, diciamo solamente che non era opportuno parlare in prima persona, avrei rischiato di anticipare qualcosa e svelarvi subito certi risvolti di “trama” che altrimenti non vi avrebbero sorpreso così come hanno fatto.
Dico bene?
E se vi state chiedendo com’è possibile che conosca certi dettagli di momenti in cui non ero presente in prima persona… beh, diciamo che ho avuto un aiuto esterno da un nostro vecchio amico che ho incontrato solamente una volta in vita mia…
Ma non è il momento di pensare a questo. Torniamo a noi.
Anche se non ho vissuto alcuni momenti, devo ammettere di aver avuto un groppo in gola mentre narravo certi avvenimenti. Anche se ormai sono vecchio, per mia fortuna ho mantenuto una buona memoria e tutto è ancora nitido nella mia mente.
Tutti quei momenti nella Comunità, tutta quella gioia vissuta e poi il terrore di essere spazzato via in un lampo… non ho dimenticato nulla. Niente di niente.
Anche per questo sono qui e sono riuscito a narrarvi in questo mio racconto i dettagli della mia storia, quella che ho vissuto prima di tornare alla civiltà, al mondo che loro chiamano “Superficie”.
Confesserò però un piccolo dettaglio che ho omesso finora. Sarà il nostro piccolo segreto.
Questa storia, questo libro, li ho scritti circa quindici anni fa, quando ancora le mie mani si muovevano come volevo e non avevo i problemi fisici di adesso. Solo questa lettera finale la sto improvvisando in questo momento.
Quando la leggerete naturalmente saranno passati giorni da quando l’ho scritta, se non mesi o addirittura anni, ma ci tenevo che sapeste che queste note finali, quelle che state leggendo in questo momento, sono frutto di improvvisazioni momentanee.
Non sto ragionando su queste parole. Le sto scrivendo unicamente perché sappiate come mai ho deciso di pubblicare questa storia solamente adesso nelle librerie di tutto il mondo… in fondo credo che sia doveroso, no?
Avete avuto il coraggio e l’ardire per arrivare fino alla fine di questo racconto. Diamine, è persino il primo ed unico romanzo che ho scritto e che pubblicherò mai in vita mia, chissà quanti errori ortografici saranno presenti.
E nonostante questo, siete comunque riusciti ad arrivare fino alla fine, e di questo ve ne sono eternamente grato.
Queste parole sono per voi… e servono anche per fare chiarezza su quello che accadde all’epoca naturalmente.
Non dovete temere.
Anche se la storia si conclude con l’addio di me, mio fratello e Yugi a Community Island, la nostra storia è comunque andata avanti oltre quel giorno. Ve la racconterò molto rapidamente, affinché sappiate anche voi che cosa ci è successo…
Il nostro viaggio nell’Oceano Pacifico durò un mese o poco più. Sì, non fu una traversata né corta né semplice, lo riconosco.
Dovemmo affrontare un paio di tempeste dovute al fatto che avevamo tardato l’arrivo sulla terraferma rispetto alla tabella di marcia iniziale, ma alla fine riuscimmo comunque a cavarcela, e fortunatamente avevamo scorte di cibo sufficienti per sopravvivere tutto quel tempo.
Dopo più di un mese, finalmente sbarcammo a terra.
Era il 14 Marzo 1944.
Finimmo sulle coste di Mackay, in Australia.
La nostra barca a motore, nonostante fosse più veloce di alcuni mezzi della Superficie dell’epoca, non era comunque rapida come speravamo, e per questo ci mettemmo parecchio per arrivare sulla terraferma.
Ma in fondo era sempre meglio di niente, no?
Appena avemmo attraccato la barca, Yugi si allontanò subito da noi.
Disse che l’accordo con noi prevedeva che ci avrebbe accompagnato fino alla prima terra trovata, e dopo le nostre strade si sarebbero separate.
Scomparve dai nostri occhi nel giro di dieci minuti al massimo.
Non lo vedemmo più da allora.
Non gliene feci una colpa, in fondo era quello che ci eravamo accordati, quindi aveva solo rispettato il patto che avevamo stabilito.
Chissà come starà. Probabilmente, visti gli anni passati, sarà già morto da anni, oppure sarà un vecchio decrepito come me, chi lo sa… qualunque sia la risposta, spero che sia riuscito comunque a trovare il suo posto nel nuovo mondo…
E la stessa cosa vale per gli Assassini.
Nessuno li vide più dalla Grande Battaglia al Palazzo Presidenziale, e nessuno sa che fine abbiano fatto. Se sono sopravvissuti all’esplosione, immagino che anche loro siano saliti in Superficie, anche se nessuno può saperlo con certezza…
Anche se qualche anno fa ricordo che non molto distante da noi fu trovato un criminale assassinato con una lama infilzata al collo. Bah, chi lo sa…
Comunque sia, dopo che ci fummo separati da Yugi, io e Danilo decidemmo di rimanere in Australia almeno fino a quando la Seconda Guerra Mondiale non fosse finita. Era troppo pericoloso esporsi con le battaglie che si combattevano in tutto il mondo…
Al tempo stesso però, non volevamo che gli americani e tutti gli altri continuassero a cercarci. Se non ci fossimo esposti, forse avrebbero finito per scandagliare l’Oceano Pacifico, ed allora era troppo presto affinché scoprissero tutto…
Andammo ad un accampamento americano situato in Australia, forse creato per la guerra che stavano combattendo con il Giappone, e avvertimmo loro che stavamo tutti e due bene e che Boyce Lee purtroppo era deceduto durante la fuga.
Fortunatamente, credettero alle nostre parole, e per pura precauzione decidemmo di non dire nulla né di Capitan America né di Teschio Rosso perduti per mare. Avevamo deciso che avrebbero dovuto trovarli da soli insieme agli amici di Community Island, e così sarebbe stato.
Certo, sono consapevole che all’epoca corremmo un grosso rischio, dato che non sapevamo se li avrebbero trovati o meno, ma se li avessero trovati e scongelati troppo presto avrebbero potuto sapere della Comunità troppo presto.
E questo non potevamo permetterlo.
Certo, se invece li avessero trovati e scongelati già allora, noi non ci avremmo potuto fare niente ed avremmo abbracciato il nostro destino qualunque esso fosse stato. Ma fino ad allora, noi avremmo tenuto la bocca chiusa, per proteggere coloro a cui volevamo bene…
A parte tutto questo, essendo ai loro occhi ancora dei ragazzi a loro dire “traumatizzati dal trasporto al campo di concentramento”, gli americani ci tennero nascosti fino al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Sì, alla fine quell’orrendo conflitto si concluse. Ma in fondo penso che lo sappiate già, altrimenti non stareste qui a leggere questo racconto, no?
Prima della conclusione del conflitto, Adolf Hitler si suicidò il 30 Aprile 1945, quando ormai le truppe sovietiche l’avevano messo all’angolo e stavano per catturarlo.
Da quello che avevo compreso, erano ormai due anni che Hitler non azzeccava una strategia. Tutto ciò l’aveva portato lentamente a perdere terreno e, alla fine, a venire sconfitto dai suoi nemici contro cui ad inizio guerra aveva dominato.
Non so perché, ma ho come la sensazione che la morte di Xehanort e la perdita di questo alleato prezioso abbiano influito negativamente sulla guerra dei Nazisti.
Il Gran Maestro era uno stratega, ed ero certo che tramite Schmidt aveva consigliato adeguatamente Adolf sulle misure da adottare in battaglia. Persi entrambi, Hitler era stato lasciato allo sbaraglio e la sconfitta era inevitabile…
La sua morte però non fu la fine della guerra.
Quella si concluse il 15 Agosto 1945, quando il Giappone si arrese incondizionatamente agli Alleati, anche se la firma sulla resa avvenne il 2 Settembre dello stesso anno.
Quello fu ciò che pose fine alla Seconda Guerra Mondiale.
Quell’orrendo conflitto che aveva cambiato le nostre vite, quelle della Superficie e quelle dell’ex Comunità per sempre, era finalmente concluso.
E noi avevamo vinto.
Una volta finita la guerra, io e mio fratello potemmo finalmente partire per l’Africa. Volevamo raggiungere i nostri genitori, desideravamo riabbracciarli e dire loro che stavamo bene. Avevamo tanta voglia di ritrovarli.
Durante tutto il viaggio, abbiamo sperato fino all’ultimo che Xehanort non ci avesse mentito. Le possibilità erano alte, seppur non avessi percepito il minimo sintomo di bugia nelle sue parole e nei suoi occhi, e non si sapeva mai…
Ma fortunatamente, non ci aveva mentito!
Loro erano lì.
Al sicuro.
Lontani dalla guerra.
E stavano bene.
Non credemmo ai nostri occhi. La nostra felicità scoppiò letteralmente nel momento in cui li rivedemmo, e corremmo subito ad abbracciarli, scoppiando tutti e quattro a piangere sonoramente come dei bambini.
Sì, forse abbiamo pianto un po’ troppo in quel periodo, ma che ci volete fare. Sono pronto a scommettere che anche voi nelle nostre condizioni vi sareste comportanti nello stesso modo, e non negatelo.
Mentireste solo a voi stessi…
Ammetto che non fu facile nascondere sia a loro che all’esercito americano che fine avessimo fatto dopo la nostra fuga vicino al Puy de Sancy. Non c’era nessun dettaglio che avremmo potuto citare senza che mettessimo in pericolo gli abitanti di Community Island…
Alla fine optammo tutti e due per la soluzione più semplice: siamo scappati come profughi dalla Francia e ci siamo rifugiati in Australia, il tutto mantenendo l’anonimato.
Non era proprio la soluzione migliore e lo sapevamo entrambi, ma era anche la più credibile e sperammo che ci cascassero tutti…
Fortunatamente così fu, e non avemmo più problemi legati alla nostra “scomparsa”.
Aggiungemmo anche che Boyce Lee era morto durante la traversata e l’avevamo seppellito nel deserto del Sahara. Era il luogo migliore, così non avrebbero cercato la sua tomba in mezzo ad un deserto dove la sabbia copre tutto costantemente…
Da quel giorno in cui ci riunimmo ai nostri genitori, comunque, la nostra vita tornò “regolare”.
Sia io che Danilo tornammo in Italia insieme ai nostri genitori a fine guerra. Il nostro Paese non stava attraversando uno dei suoi momenti migliori viste tutte le rinunce a cui dovette fare a causa della sconfitta in guerra, ma non volemmo comunque lasciarla.
Avevamo già abbandonato una patria, non voleva farlo una seconda volta…
Non starò qui a disturbarvi su quello che accadde nel periodo che abbiamo vissuto tutti quanti. Immagino che chi sta leggendo questo libro abbia già avuto modo di studiare la Guerra Fredda, la corsa allo spazio, la Guerra in Vietnam, la caduta del Muro di Berlino, l’Attentato dell’11 Settembre e tutto il resto.
Alcuni, anche i più vecchiotti come me, avranno pure vissuto quei momenti in prima persona, di conseguenza non c’è bisogno che aggiunga nulla di nuovo…
Anzi no, due cose le voglio dire.
Avete presente la grande voragine che dalla Seconda Guerra Mondiale si trova nella Russia asiatica? Ed avete presente la grande esplosione che investì il Palazzo Presidenziale quel giorno?
Ecco, credo che abbiate già intuito dove voglio arrivare…
Nessuno ha mai saputo come fosse stato possibile che, dopo un violento terremoto, in quella zona si fosse creata una voragine interamente coperta da rocce che arrivavano fino alla Superficie… beh, grazie a questo libro, ora avete la risposta.
Vi farà piacere sapere che quella zona si trova al centro di un bosco fitto e disabitato, e di conseguenza nessuno è rimasto coinvolto nella distruzione dell’edificio e la conseguente voragine, e fortunatamente nessuno è stato ucciso…
Qual è invece la seconda? Molto semplice: noi rimanemmo sempre estranei da tutti quei fatti che attraversarono i vari anni.
Anche se il mondo aveva vissuto per decenni con la costante paura di una guerra nucleare, la nostra famiglia era tranquilla perché sapeva che, in casi estremi, c’eravamo io e mio fratello con i nostri poteri per proteggere gli altri.
Pure Danilo aveva giurato di non usare più le sue abilità se non in caso di assoluta necessità come me, ed una guerra nucleare naturalmente rientrava nei casi di assoluta necessità…
E se ve lo state domandando sì, i nostri genitori sapevano tutto.
Gli raccontammo di aver acquisito alcuni poteri grazie a radiazioni nucleari, fu la scusa migliore che trovammo, e che non avremmo mai adoperato quelle abilità in vita nostra, per paura delle possibili conseguenze.
Furono molto restii a crederci, ma davanti ad una piccolissima dimostrazione pratica cambiarono immediatamente idea e ci credettero, ringraziandoci anche per aver condiviso con loro quel segreto che da allora tenemmo nascosto a tutti quanti…
Compresi alla nostra famiglia.
Sì. Avete letto bene.
Sia io che Danilo, nel corso degli anni, ci siamo fatti una nuova famiglia!!
Lo so, dopo aver letto questo libro mi griderete al fedifrago, al traditore, all’approfittatore, e chi più ne ha più ne metta, e la stessa cosa la farete sicuramente anche con mio fratello. Ma cercate anche di vederla dal nostro punto di vista.
Non potevamo stare fermi a vivere la nostra vita rimanendo ad attendere che l’ex Comunità si mostrasse al resto del mondo. Dovevamo andare avanti, come avevamo deciso.
Per questo alla fine entrambi ci fidanzammo, ci sposammo con due stupende donne ed avemmo dei figli. Io ebbi solo una femmina, mio fratello invece due gemelli maschi.
Il mio matrimonio avvenne circa dieci anni dopo l’abbandono di Community Island. Quello di Danilo invece quattordici anni dopo. Attendemmo di aver trovato la persona giusta prima di decidere di prendere quella strada.
Perché? Beh, in quanto volevamo essere sicuri che, se proprio dovevamo andare avanti e superare Nami e Winry, lo facessimo con la persona giusta.
Spero davvero con tutto il cuore che anche loro abbiano vissuto la loro vita fino in fondo e che abbiano trovato la persona giusta che stia al loro fianco. Se lo meritano di ricominciare una nuova vita, proprio come abbiamo fatto noi.
Se vi state chiedendo il lavoro che abbiamo fatto… beh, alla fine niente di ché.
Io divenni un semplice bibliotecario prima di essere promosso a Direttore della Biblioteca Reale di Torino, mentre mio fratello cominciò come cameriere in un ristorante e poi fece carriera divenendo il Direttore di un’intera catena di ristoranti.
Decidemmo di rimanere a vivere a Torino tutti e due, e potevamo dire che, grazie ai nostri stipendi ed a quelli delle nostre mogli, riuscivamo a garantire una buona vita a tutte e due le nostre famiglie. Non ci potevamo lamentare sotto questo punto di vista.
Vivevamo bene, ed era solo questo che contava…
Poi però, gli anni passarono ed arrivò il momento in cui la vita smette di donarti e comincia a riprendersi tutto.
Lentamente, persi quasi tutti coloro che mi stavano accanto.
Tutti quanti.
I primi furono i nostri genitori. Cominciò mio padre, stroncato da un infarto nel 1963, a cui seguì mia madre, morta di pancreatite nel 1967.
Anche i genitori delle nostre mogli ci lasciarono, seppur in periodi diversi rispetto ai nostri parenti, e tutti per cause naturali. Nessun incidente fortunatamente.
Furono tutte delle tragedie per entrambe le nostre famiglie, la mia e quella di mio fratello.
Noi altri invece, nonostante i vari problemi, riuscimmo comunque ad andare avanti ed a sopravvivere diversi anni… fino a quando entrambe le nostre mogli perirono tragicamente.
Un incidente d’auto nel 1988, quando mia moglie aveva sessant’anni e quella di mio fratello ne aveva cinquantasette.
Non fu intenzionale, il guidatore era una brava persona che si ritrovò malauguratamente coinvolto nell’incidente. Non ce la prendemmo con lui, seppur il nostro dolore fu immenso, ne rimanemmo devastati entrambi, sia io che mio fratello…
Meno male che avevamo i nostri figli, che seppur fossimo anziano e vedovi continuavano a sostenerci. La mia piccolina, seppur non fosse più piccola ormai, veniva a trovarmi spesso, ed anche ora continua a farmi visita, almeno tre volte a settimana.
La stessa cosa la facevano anche i miei due nipoti con mio fratello, bene o male loro ci andavano due volte alla settimana, ma si occupavano del loro papà come potevano, e di questo gliene sarò eternamente grato…
Forse avrete notato che ho parlato al passato quando mi sono riferito ai miei nipoti che andavano a trovare mio fratello, e prima che iniziate a pensare che sia una coincidenza vi fermo subito: no. Non è una coincidenza.
Ho parlato al passato perché purtroppo…
Tre anni fa…
Mio fratello, Danilo…
Mi ha lasciato.
Proprio così. È successo tutto molto rapidamente.
Un tumore maligno all’intestino l’ha portato via da me.
Per sempre.
Aveva settantacinque anni quando avvenne. Fu molto fulminante, Danilo quasi non si accorse di nulla quando lentamente il cancro lo allontanò da questa vita terrena…
Avvenne tutto talmente velocemente che persino i medici sospettano che lui si sia lasciato andare e non abbia neppure combattuto. E conoscendo mio fratello… forse non sono andati molto lontani dalla realtà.
Ha sperato fino all’ultimo che gli abitanti di Community Island si mettessero in contatto con noi, ma man mano che passavano gli anni aveva perso le speranze, e quando le nostre mogli morirono nel 1988 perse la voglia di lottare.
Andò avanti solamente per i suoi figli e per sua nipote. Affinché non soffrissero troppo a causa della sua morte. E solo quando il cancro arrivò in un momento in cui i gemelli ormai sapevano cavarsela da soli si lasciò andare e decise di tornare da sua moglie…
E forse anche da Winry. Dopo tutto questo tempo, dubito che lei sia ancora viva, così come Nami… Ma le mie sono solo supposizioni. Non so che cosa sia accaduto in questi anni a Community Island, e neppure il resto del mondo lo sa.
Nel corso degli anni furono lanciati diversi satelliti nello spazio che scandagliarono da cima a fondo tutto il pianeta. Ammetto che all’epoca rimasi spaventato, perché ebbi paura che localizzassero l’isola molto prima del necessario…
Ma fortuna volle che essa fosse schermata dai satelliti. Là dove doveva esserci quel pezzo di terra, dall’alto videro solamente una distesa d’acqua e basta.
Non so bene come fosse stato possibile, ma immagino che il Dr. Raichi ed i suoi scienziati avessero previsto un’eventualità del genere ed abbiano creato un dispositivo che isolasse quel pezzo di terra dalle immagini satellitari.
Quel geniaccio ne sapeva una più del Diavolo, davvero…
A parte tutto questo, come già detto forse Danilo si lasciò andare a causa delle sofferenze della vita, avendo ormai perso le speranze in un contatto tra le due civiltà, ed ammetto che pure io ormai avevo perso le speranze.
Ho ottantadue anni e siamo nel 2005.
Come potevo continuare a sperare?
Il mondo non è rimasto ad attendere, ha continuato ad evolversi tecnologicamente ed ora posso affermare quasi senza ombra di dubbio che ha raggiunto la tecnologia che la Comunità aveva durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tra l’altro, da quello che so, Capitan America e Teschio Rosso non furono mai ritrovati. Probabilmente sono dispersi da qualche parte nei ghiacciai del Polo Nord, chi lo sa…
Ma in qualunque caso, credo che siano ancora vivi ed ibernati da qualche parte. Me lo sento…
Nel frattempo, io ero rimasto con solo mia figlia ed i miei due nipoti, dato che tutti i miei amici sono mancanti nel corso degli anni. Vivo da solo a Torino, in un appartamento vuoto e tetro, e con una gamba acciaccata.
Passo le mie intere giornate a guardare la televisione, a giocare a carte ed a leggere riviste. Non ho più l’età per fare nulla e sono convinto che anche la mia ora stia per scoccare, è solo questione di pochi anni ormai…
Con tutte queste premesse, perché avrei dovuto aspettare?
Il mio destino era segnato, dovevo solamente attendere la fine e basta…
Eppure, nonostante questo, la mia attesa ha finalmente dato i suoi frutti, perché il grande giorno è finalmente arrivato!!!
Specifico subito una cosa: ho scritto questa lettera il 24 Novembre 2005.
Quando leggerete questo libro, quella data sarà passata da parecchio tempo e quindi vi sembrerà assurdo che ne parli come se si stesse ancora svolgendo in quel preciso momento quell’evento, ma appena ho visto la notizia al telegiornale mi sono subito fiondato a scrivere questa lettera.
Il motivo? È presto detto…
Community Island, dopo circa sessantadue anni dal giorno del nostro addio… si è finalmente messa in contatto con noi Grim!!
Io sono ancora qui perplesso. Non ci posso credere.
Il momento che io e Danilo avevamo tanto atteso… è finalmente arrivato!!
Se solo Danilo fosse qui per viverlo insieme a me…
È avvenuto tutto circa cinque giorni fa, molto più velocemente di quello che avrei pensato, anche se il vero primo contatto c’è stato solamente ieri…
Ad inizio settimana, i satelliti di tutto il mondo rivelarono un movimento anomalo. Una nave piuttosto grossa sbucata fuori dal nulla da un punto remoto dell’Oceano Pacifico e che si stava dirigendo verso la Costa Ovest degli Stati Uniti.
Rimasero tutti esterrefatti da ciò che stava accadendo. Sembrava quasi aver attraversato un muro invisibile nell’oceano per sbucare fuori nella “nostra dimensione”.
Naturalmente non potevano sapere che lì, celata ai loro occhi, c’era Community Island e che probabilmente erano partiti tutti da lì, ma tanto lo scopriranno tra non molto, ne sono sicuro…
Quanto accaduto ovviamente scosse l’opinione pubblica, e nessuno rivendicò la proprietà di quella nave, rendendola rapidamente un “oggetto non identificato”…
Proprio per questo, gli Stati Uniti mandarono una nave della Marina Militare ad intercettarli. Erano pronti a fare fuoco e ad abbatterla in caso di pericolo…
Il primo contatto avvenne quattro giorni dopo, che è ieri rispetto a quando ho scritto questa lettera finale per il mio romanzo. La nave puntò subito i suoi cannoni militari contro il mezzo misterioso, intimando a chiunque di uscire altrimenti avrebbero fatto fuoco…
Fu allora che si presentarono due ragazze.
Uscirono sul ponte e si posizionarono a prua, là dove potevano vedere la nave americana, e presero subito la parola.
Spiegarono di essere abitanti di un’isola remota dell’Oceano Pacifico che si erano nascosti dall’essere umano per tutto quel tempo, definendoli anche “Grim”. Evidentemente in tutti questi anni quella terminologia non è mai cambiata…
Aggiunsero anche che era arrivato il momento che il loro popolo si mettesse in contatto con tutti gli eserciti del mondo per presentare ufficialmente gli abitanti della Comunità al mondo intero. Era ora di stabilire una pace duratura tra tutti i popoli del mondo…
Non so bene come sia andata a finire, ma da quello che ho capito dai telegiornali locali pare che gli americani abbiano preso in custodia la nave e tutti i passeggeri a bordo, che dovrebbero essere un centinaio o giù di lì.
Sembra sia stata organizzata una riunione con tutti i membri dell’ONU per discutere il da farsi.
Le due ragazze sono riuscite a strappare la possibilità di partecipare a questa riunione. Sostengono che hanno delle verità celate che vogliono condividere con tutti i Paesi del mondo, e che vengono in pace e non c’è bisogno di tutta quella ostilità.
Purtroppo, l’essere umano è titubante di natura, quindi dovranno trovare il modo per dimostrare personalmente che non sono una minaccia… ma sono sicuro che ci riusciranno.
Conosco gli abitanti della Comunità e so che faranno un buon lavoro in merito… certo, viene un po’ di tristezza a pensare che probabilmente molti di coloro che conoscevo hanno fatto la stessa fine di Danilo…
Dubito che alcuni di loro siano ancora vivi, forse giusto Bra e gli altri bambini della loro età che saranno anziani, ma gli altri saranno già passati a miglior vita…
È triste se ci si pensa. Il mondo in cui ero cresciuto ormai non esisteva più, e le compagnie che mi ero creato si erano sciolte, come neve al Sole…
In tutto questo però, ammetto che una certa uscita delle due ragazze ha catturato la mia attenzione…
Una di loro, la più grande che aveva i capelli corti e bruni, sosteneva di essere la nipote del salvatore del mondo intero, colui che aveva permesso la caduta dei Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale...
La seconda invece, la più giovane con i capelli lunghi e biondi, diceva invece che lei era l’ultimo esponente della famiglia che più rappresentava l’unione di specie diverse…
Ma che… affermazioni molto strane da parte loro…
Che cosa potevano significare?
Beh, forse lo riveleranno loro durante la riunione, anzi magari l’hanno già fatto dato che state leggendo questa lettera dopo che si è svolta.
Un vero peccato che la mia intelligenza non sia più quella di un tempo. Forse sarei arrivato alla soluzione immediatamente dopo aver sentito quella loro uscita.
Curioso però… molto curioso…
Ma tutto ciò, per quanto mi riguarda, non ha più importanza, perché il momento che ho atteso da tutta la vita è finalmente arrivato!!!
So che voi tutti sarete rimasti confusi dalle rivelazioni fatte da questo “popolo misterioso”, lo comprendo bene, perché anche io come avete potuto leggere inizialmente ero a dir poco perplesso da tutte quelle scoperte.
Sapere che siamo esperimenti genetici, che si è combattuta una guerra sotto i nostri piedi che ha rischiato di distruggere tutto quello che conoscevamo… non sono informazioni facili da recepire.
Per nessuno.
Ma sotto questo punto di vista spero che il romanzo che avete appena terminato vi abbia aperto la mente. Se così non fosse, le prove che il “popolo misterioso” vi avrà presentato sono certo che saranno state più che sufficienti.
Spero davvero che ora, con la possibilità di interagire con queste persone fantastiche e scoprire così i segreti del nostro corpo e del mondo intero, proviate anche solo la metà di quello che sto provando io in questo momento.
Anni di attesa.
Anni di sacrifici.
Anni di sofferenza.
Finalmente tutto è stato ripagato, ed il giorno tanto atteso da Gnu è arrivato.
Non ho più niente da richiedere a questa vita.
Volevo solamente un’ultima cosa: assistere al giorno in cui la Comunità si fosse messa in contatto con il mondo intero.
Io e Danilo avevamo fatto un patto: almeno uno di noi due quel giorno doveva vederlo. E finalmente ce l’abbiamo fatta.
Danilo.
Questo è per te.
Ti voglio bene, fratellino.
Il nostro ultimo desiderio è stato realizzato, e sono certo che anche tu da lassù sei felice almeno quanto me nel sapere che i nostri sforzi hanno finalmente dato i loro frutti.
Adesso mi rimane solo un’ultima cosa da fare.
Un’ultima missione…
Raggiungerti lassù.
Nell’Aldilà.
Insieme ai nostri amici della Comunità…
Ormai non ho più nulla da chiedere alla mia vita. Sono soddisfatto così e non ho più motivo di restare in vita.
Ho la mia discendenza, ho cresciuto una figlia e dei nipoti che sanno cavarsela da soli, ed ho potuto assistere al momento in cui i due mondi diventeranno finalmente una cosa sola.
Non avrei potuto chiedere altro prima di spegnermi definitivamente.
Perché è questa l’ultima cosa che mi rimane da fare.
Ho la mia età. Non sono più consono per nulla, e non adoperando più i poteri del mio Genoma da quando ho abbandonato Community Island non so neanche se sono arrugginito o meno, ma non voglio correre rischi inutili.
Non devo fare altro che stare qui.
Nella mia casa.
Nella mia camera.
Nel mio letto.
Sdraiato sul materasso caldo, sotto le coperte, in attesa che la mietitrice venga a portarmi lassù, insieme a tutti i miei amici e parenti che mi hanno anticipato.
Questa è l’ultima cosa che chiedo.
Tirerò giù un piccolo testamento per le poche cose che possiedo, non sono mai stato qualcuno attaccato al denaro o agli oggetti materiali, e poi mi lascerò andare. Lascerò che la vita scorra via da questo mio corpo vecchio e debole…
Ed io lo so. So che succederà.
Quando arriverà il momento, quando finalmente starò per chiudere gli occhi… ripenserò a quel luogo.
A quel posto.
A quella società che mi ha cambiato la vita.
Alla Comunità.
Già adesso ci sto pensando. Chissà cosa le è successo nel corso di questi anni…
Quando l’abbiamo lasciata era un’immensa distesa di metropoli abbandonata a sé stessa, posso immaginare che la vegetazione abbia preso il sopravvento sulla tecnologia e, tornando sotto, ci troveremmo solamente un enorme distesa di alberi.
In fondo erano stati piantati dai Glascot, e solamente la presenza dell’uomo impediva che la vegetazione si riprendesse qualcosa che era suo. Immagino che adesso sia successo, vista anche l’assenza del Generatore…
Ma in fondo non cambia molto cosa gli sia successo, eppure non riesco a smettere di pensarci.
Quello è il luogo che mi ha cambiato la vita… e so bene che cosa state pensando.
Credete che sia stato un vigliacco a decidere di smettere, di chiudere tutto e di abbandonare un luogo dove ero felice e conoscevo persone che mi rispettavano e mi volevano bene.
Credetemi, non è stato semplice prendere questa decisione. Non lo è mai.
Molte volte, anche durante il corso di questi anni, sono stato sempre lì sul punto di voler tornare indietro, di tornare in quel luogo e dire “Ho sbagliato, rimarrò qui per sempre!”.
Era un istinto che ancora oggi in verità non sono ancora riuscito a sopprimere… ma l’istinto certe volte deve lasciare posto alla ragione, e sappiamo tutti che i cicli prima o poi finiscono.
Non tutto dura per sempre.
Ciò che ha un inizio deve avere anche una fine.
È importante comprendere quando si è ormai fuori luogo e bisogna farsi da parte, per il bene di tutti e per non rovinare qualcosa a cui tieni particolarmente.
Un giorno anche voi vi ritroverete a dover prendere questa decisione. Ed io non potrò parlare per voi, sia mai che lo faccia. Ognuno è libero e deve scegliere da solo il proprio avvenire…
Ma sappiate che, quando verrà quel giorno, anche voi avrete i miei stessi dilemmi. Magari prenderete una decisione diversa, chi lo sa, ma li avrete anche voi…
Sono consapevole di cosa ho abbandonato. Di cosa avrei potuto avere adesso se solo quel giorno avessi deciso diversamente, ed è inutile dire che qualche rimpianto ce l’ho tuttora…
Ma non appartenevo più a quel mondo, e leggendo questo romanzo forse ve ne siete accorti anche voi.
Era giusto che continuassero senza di me. E da adesso anche voi dovrete farlo.
Questa lettera è il mio ultimo lascito. Il mio ultimo regalo a tutti voi.
Dopo aver chiuso con loro, devo chiudere anche con voi.
Quando leggerete questa lettera, io me ne sarò già andato. Sarò molto lontano da qui, chissà dove…
Ma non piangete per me, siate felici per me. È quello che voglio, quello che ho sempre voluto, e non vi ringrazierò mai abbastanza per quello che avete fatto per me.
In questi anni mi avete accolto, salutato, avete riso, giocato, vi siete divertiti insieme a me, da quando ero un ragazzo a quando sono diventato questo vecchio che vi sta scrivendo.
Siamo sempre stati di nazionalità diverse, ma venivamo tutti dalla stessa terra. Dalla stessa patria. Dalla stessa casa. E questo ci ha accomunato in questi anni.
Forse vi mancherò, forse, ma lentamente quella sensazione sparirà, fino a quando vi ricorderete di me solo come un vecchio amico che ha condiviso con voi diverse ore della sua vita.
Ed anche se non ci sarò più, ci sarà sempre lo scritto che ho fatto per voi ad accompagnarvi nei momenti tristi. Quando sarete giù, quando sentirete il mondo crollarvi addosso, tornare qui a leggere questa lettera, questo romanzo, e vi accorgerete che non sarete soli…
Qualcuno veglierà su di voi, anche se non potrete più vederlo.
Ma ora si è fatto tardi.
L’ora è giunta.
Il tempo è arrivato.
Il passato verrà lasciato alle spalle.
Il presente rimarrà sempre qui.
Il futuro che ci aspetta sarà un grande mistero.
Ma una cosa non cambierà mai…
Voi, persone che mi avete accolto con le vostre storie che mi hanno fatto ridere e piangere per anni.
Voi, persone che non avete badato a chi fossi e mi avete accolto come uno di voi.
Voi, persone che state leggendo questa lettera con la consapevolezza che un ciclo è finito.
Dico solo una cosa…
Non disperatevi.
Una nuova era sta per giungere.
Un’era in cui finalmente l’umanità vivrà in pace tra di loro.
È un’utopia? Sicuramente, ma in fondo sperare non ci costa tanto, no?
È quello che abbiamo fatto in tutti questi anni… credere.
Credere nel potere delle storie e delle nostre esperienze.
Spero che questo mio scritto vi abbia suscitato almeno la metà delle emozioni che ha suscitato in me.
Significa tanto per me questa storia.
Rappresenta ciò che è venuto e che sto lasciando dietro di me.
Un Capitolo della mia vita chiuso per sempre. In favore di una nuova esistenza che spero possa regalarmi altrettante gioie come quelle che mi ha saputo regalare il passato.
Ora devo andare, ho un appuntamento con la vecchia signora…
Con queste semplici parole, mi congedo da tutti voi.
Persone strampalate che hanno saputo divertirmi.
Personaggi inquietanti che mi hanno spaventato.
Individui del mondo che hanno passato tutti questi anni con me.
A voi dedico i miei più umili e sinceri saluti.
Che la buona sorte sia sempre con tutti voi.
Questo è il mio congedo.
È la mia fine.
È il mio inizio.
Grazie per il tempo passato insieme.
Non lo dimenticherò mai.
Addio a tutti.
E grazie.
Per tutto.
   
 
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