Crossover
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Autore: fenris    26/12/2021    2 recensioni
[Moon Infinity][Kamen Rider] Dalla penna di Xephil e Fenris, tutta per voi la nuova grande cronaca di un incredibile viaggio e della battaglia che ne seguì: Il Male universale ha generato un nuovo figlio, un essere formidabile e spietato tramite il quale minaccia di far sprofondare il mondo nelle tenebre. Due gruppi di guerrieri (uno famosissimo, l'altro un pò meno) si uniscono per fronteggiare questa nuova terribile minaccia. Le due squadre, divise, dovranno però imparare prima a fidarsi l'una dell'altra e combattere insieme per poter vincere. Ma il loro avversario è il vero pericolo? Oppure l'oscurità nasconde molti più segreti di quanti se ne possa immaginare? Venite a scoprirlo, KAMEN RIDER ABOMINATION!
Genere: Avventura, Commedia, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Film, Libri, Telefilm
Note: Cross-over, Movieverse, OOC | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo 10: Moon White e il guerriero più forte dell’epoca Sengoku, Gaim

Shizu venne svegliata dal rumore di una grandissima folla. Mettendosi a sedere, ancora molto confusa per via della recente battaglia contro Diablo, notò che era sdraiata su una panchina in una larga piazza con vari edifici ai lati e almeno mezzo migliaio di persone al suo interno, che sembravano essere lì per qualche evento.

'Oh, dove sono? Che fine hanno fatto le altre?', pensò preoccupata mentre si alzava. Provò a teletrasportarsi al Moonlein Hotel con un gesto delle dita, ma senza successo. Un secondo tentativo ebbe lo stesso risultato. I suoi poteri sembravano bloccati.

'Dai, Anastasis, non farti bloccare proprio ora', s’incoraggiò la bionda per poi provare ancora, ma senza risultato. Imprecò sottovoce e si controllò le tasche, scoprendo di non avere soldi e nemmeno il telefono. Quella piazza, inoltre, non sembrava neanche di Tokyo. A giudicare dal palco ben decorato che si trovava al centro della piazza e dall’incredibile numero di persone apparentemente in attesa di qualcosa, Shizu dedusse che doveva essere in corso un qualche evento speciale. Il fatto poi che buona parte dei presenti avesse la stessa felpa azzurra e bianca non faceva che rafforzare la sua ipotesi; sembravano i fan di un gruppo musicale.

‘Meglio capire almeno dove mi trovo’, si disse la ragazza alzandosi dalla panchina e dirigendosi verso una donna lì vicino.

“Mi scusi, signora, che cosa stanno organizzando qui?” chiese con voce cortese.

“Come sarebbe a dire che cosa stanno organizzando?! È la live del Gaim Team!”, le rispose la donna guardandola come se fosse stata un’aliena.

“Del…cosa?”, non poté non domandare Shizu, suscitando un’espressione ancor più scioccata da parte della donna.

“Il Gaim Team! Il più famoso gruppo di Beat Riders di tutta Zawame City!”

“Il gruppo di cosa? Zawa- che?”

“I Beat Riders! I ballerini di Zawame City, la città in cui ci troviamo! Oh santo cielo, ma sei forse appena scesa dalle nuvole, signorina?” La Warrior faticò a soffocare una risatina a quella domanda palesemente ironica. Se solo quella donna avesse saputo quant’era, in un certo senso, vicina alla realtà… “Aspetta, possibile che tu sia nuova di qui? Per caso vieni da fuori città?” Seppur confusa, Shizu decise di cogliere la palla al balzo per saperne di più: “Ehm…sì, esattamente. È proprio così, sono appena arrivata qui e, per questo sono un po’ spaesata, eheheh! Potrebbe gentilmente illuminarmi sull’attuale situazione e su questo evento, per favore?”

“Beh, c’è ancora un po’ da attendere prima che inizi lo spettacolo, quindi certo, nessun problema”, rispose la sconosciuta allontanandosi leggermente dalla folla per farsi sentire meglio. “Anche se è piuttosto strano che tu non conosca nulla, nemmeno il nome, della città in cui sei arrivata. E i Beat Riders sono professionisti conosciuti a livello mondiale ormai…”

“Si fidi, se ascoltasse la mia storia, non ci crederebbe assolutamente”, commentò Shizu, ben sapendo che non poteva certo raccontare a una comune umana della propria vera identità e delle battaglie combattute senza che quest’ultima la prendesse per una spostata o una pazza da manicomio. L’altra donna, per quanto perplessa, decise apparentemente di non indagare oltre e le spiegò con calma tutta la situazione. Così Shizu scoprì di essere arrivata in una città a lei completamente sconosciuta del Giappone, chiamata appunto Zawame e situata a circa mezza giornata di viaggio in macchina da Tokyo, un luogo famoso per l’ottima frutta che veniva lì prodotta, al punto da esportata anche nelle altre città giapponesi, e per lo spettacolo offerto dal gruppo di ballerini di strada conosciuti come Beat Riders. La donna le accennò anche il fatto che, in passato, l’attuale Team Gaim non era che uno solo dei numerosi gruppi di Beat Riders che si sfidavano tra loro per il controllo di varie aree della città, come delle bande di gangster, e che tali gruppi erano stati anche al centro di una serie di avvenimenti e tragedie per via dell’uso e del contatto con delle creature misteriose chiamate Inves, che avevano quasi portato Zawame sull’orlo della distruzione totale. Chi aveva riportato la pace erano stati dei guerrieri provenienti dagli stessi gruppi di Beat Riders e capaci di trasformarsi, nominati Armored Riders.

‘Un momento! Armored Riders? Cioè tipo Kamen Riders? Possibile che siano legati a questi ultimi?’, pensò la Warrior sentendo un lampo di speranza riscaldarla. “Mi scusi, questi cosiddetti Armored Riders…per caso hanno qualcosa in comune con un altro gruppo di tipi che si trasformano? Kamen Rider, si chiamano, se non sbaglio.”

“Kamen Rider?” La donna sembrava perplessa, ma non stupita. Forse conosceva davvero quel nome. “Ora che mi ci fai pensare, in effetti-” L’improvviso urlo della folla la interruppe e richiamò l’attenzione di entrambe sul palco, dove ora si erano accese una serie di fontane di fuochi d’artificio e stavano salendo diversi ragazzi e ragazze vestiti con un’incredibile varietà di abiti e colori. “Oh, stanno per iniziare! Perdonami, signorina, ma non posso assolutamente perdermi lo spettacolo!”

“Ehm, non c’è problema, non si preoccupi”, rispose Shizu, seppur interiormente delusa dal fatto di non essere in grado di ricevere ulteriori risposte nell’immediato futuro.

“Puoi assistere anche tu, se vuoi. Sono sicura che ti piaceranno moltissimo!”, propose la donna per poi, senza neanche attendere risposta, afferrare la mano della ragazza e tirarla verso il resto del pubblico radunato sotto il palco. “Ehi! Aspetti, ehi! Non c’è bisogno di…!” Le sue parole vennero però perse al vento quando una piacevole e travolgente musica invase la piazza e il gruppo di ragazzi sul palco iniziò a danzare a suo ritmo. Erano senza ombra di dubbio molto abili e molto affiatati. Un membro del gruppo, con corti capelli neri e un sorriso gentile, prese un microfono alla fine del primo ballo per dire qualche parola: “Salve a tutti, grazie di essere venuti. Sono passati circa quattro anni dalla crisi che la nostra città ha affrontato, e sono veramente onorato che ora voi siate qui a rivedere lo spettacolo per concludere i lavori di ristrutturazione. Non posso certo nascondere di non essere esente da colpe per quanto successo e questo rende ancora più grande la gioia di essere qui e di essere stato perdonato dai miei amici e dalla città. Detto questo, grazie per avermi ascoltato, speriamo tutti vi godrete il resto dello spettacolo!”

'Colpa? Di cosa parla?”, si domandò incuriosita la principessa.

“FORZA, TEAM GAIM!”, esultò la folla, venendo seguita dalla musica. I vari ballerini dunque si fecero avanti e alzarono contemporaneamente un braccio in aria, prima di cominciare una serie di giravolte che la biondina ammirò stupita per tale coordinazione. Improvvisamente partì un applauso senza che lo spettacolo fosse concluso.

“Che roba è, una claque in anticipo?”, chiese stupita la principessa della luna. Il responsabile dell'applauso si alzò, rivelandosi una massiccia figura incappucciata.

“Scusate l'interruzione, ma mi è stato ordinato di mandarvi tutti al creatore”, disse empio l'essere, illuminandosi di un'inquietante luce viola e lanciando poi una serie di potenti sfere d'energia sul palco che, pur non uccidendo i Beat Riders, ne scaraventarono diversi giù dal palco con varie ferite.

“Ragazzi, portate le persone al sicuro!”, ordinò il ragazzo che aveva parlato prima a chi stava ancora in piedi. I suoi compagni fecero quanto detto, portando via le persone da quella creatura, che non fece comunque nulla per fermarli, lanciando solo uno sguardo di sfida alla Warrior, non troppo lontana da lui. Shizu ovviamente non mancò di accettare, e alzando fiera il capo venne avvolta dalla sua aura argentea.

“Eternam virtus luna, venio at me. Sono Moon White e sarai sconfitto in nome della regina Eternity!”, annunciò trasformandosi nella sua forma di Warrior Planet. Senza perdere tempo, saltò addosso alla creatura con Gabriel in mano ed eseguì una serie ben mirata di fendenti, che l’altro parò con degli speroni ossei sulle sue braccia, per poi far spuntare delle piante dal cemento che si avvolsero attorno alla principessa, la quale fu costretta a creare un'ondata d'energia per liberarsi. Chiunque fosse quel tipo, era molto forte.

“““HENSHIN!!!”””, gridarono alcune voci davanti e dietro la principessa lunare, che, voltandosi, vide lo stesso ballerino di prima vestito con un'armatura verde e altri tre membri del pubblico con costumi simili. Uno aveva una corazza bianca con una visiera arancione simile a una mezzaluna. L'altro un'armatura marrone simile a una ghianda con un martello. L'altro era una specie di gladiatore verde con la cresta, armato con due spade ricoperte di punte.

“Scusa il ritardo, chiunque tu sia. Non entriamo in azione da un po' e il tuo...ehm, costume, ci ha stupiti un po'”, disse l'ultimo del quartetto sparando contro la figura incappucciata una raffica di proiettili violacei, schivati facilmente prima di rispondere con altri rampicanti provenienti dal terreno.

“Eh, immagino. A proposito, Shizukesa Howaito, in arte Moon White.”, si presentò la guerriera prima di puntare la spada contro il nuovo avversario.

“Kureshima Mitsuzane, altrimenti detto Kamen Rider Ryugen”, rispose il pistolero. I due si gettarono quindi sull'avversario. Quest’ultimo buttò via il proprio mantello per combattere senza ostacoli e si rivelò così come un alto demone dalle ali emaciate simili a foglie, il corpo percorso da diverse vene gonfie che lasciavano intravedere il suo sangue pompare e delle corna simili a rami storti. Nonostante l'aspetto malconcio, l’essere si rivelò presto molto potente, in quanto riusciva comunque a tenere testa facilmente agli altri tre Kamen Rider, muovendosi con estrema precisione per schivarne i colpi e rispondere con incredibile foga.

“Quant'è vero che il mio nome è Griemhild, al tramonto di oggi sarete tutti morti!”, sentenziò con voce grave e minacciosa, per poi compiere un movimento ampio col braccio destro e gettare intorno agli avversari un mucchio di quelli che sembravano semi di uno strano verde-grigio luminescente. Invece di danneggiarli direttamente, i semi penetrarono nel terreno e fecero crescere una serie di enormi piante dai lunghi steli e i bulbi enormi, ma questi ultimi, nell’aprirsi, non rivelarono dei petali, bensì delle terrificanti chiostre di denti aguzzi con cui cercarono subito di azzannare i Rider e la Warrior, muovendosi con scatti rapidi e repentini come quelli di un serpente.

“Solitamente non ho niente contro le piante… Ma queste sono peggio delle erbacce!”, sbottò Shizu concentrando il suo potere in Gabriel e sferrando un fendente orizzontale mentre girava su sé stessa. La mossa generò un’onda di energia bianco-argentea simile a una lama che tagliò di netto le tre piante mutanti che la circondavano, le quali si dissolsero in una polvere simile a polline subito dopo essere crollate a terra. Con un balzo fulmineo, Moon White fu poi addosso a Griemhild e sferrò una serie di affondi, ma il demone evitò ogni colpo con incredibile prontezza e velocità e generò dal suo braccio destro una lunga spina che usò in seguito come una spada per parare gli attacchi successivi e controbattere con un poderoso fendente, che prese Shizu in pieno petto e la scagliò indietro mandandola a rotolare per terra. Mitsuzane e gli altri Rider, che proprio in quel momento avevano finito di eliminare le ultime piante carnivore, la raggiunsero e il primo le porse una mano per aiutarla a rialzarsi.

“Tutto bene?”, chiese il ragazzo puntando la pistola verso Griemhild e sparando una serie di proiettili per tenerlo lontano, ma quest’ultimo incassò ogni colpo senza nemmeno provare a pararli o schivarli, senza subire alcun danno apparente.

“Ho preso sberle peggiori, non preoccuparti”, replicò la Warrior in tono spavaldo, tuttavia dentro di sé era sinceramente sorpresa e preoccupata. Quell’essere, qualunque cosa fosse esattamente, era davvero potente e la sua aura a dir poco inquietante. Era la stessa degli Heartdemon, ma al tempo stesso non lo era: sembrava un connubio di tante aure differenti e mal amalgamate insieme, come un mucchio di liquidi non miscibili tra loro. “Tu…sei uno scagnozzo di Astaroth, non è vero?”

“Di chi?”, domandò Mitsuzane, confuso, ma la risata del nemico riportò subito l’attenzione su quest’ultimo.

“Hai buoni sensi, Moon White, ma suppongo non ci volesse poi molto a capirlo”, disse Griemhild in tono palesemente provocatorio. “Puoi definirmi una creazione di Lord Astaroth, sì. Un prodigio e un fallimento al tempo stesso, per essere precisi.”

“Che vorresti dire?”

“Una lunga storia, che però non sono intenzionato a raccontare al momento. Non ho tempo da perdere e non sei il mio unico obiettivo, perciò…” Il resto delle parole dell’Heartdemon venne implicitamente suggerito dal raggio verde veleno che lasciò il palmo della sua mano e puntò verso il gruppo. Shizu e i Rider si separarono per schivarlo, dopodiché lei e Mitsuzane spararono una serie di sfere di luce bianca e proiettili di energia viola contro Griemhild, ma di nuovo questi si limitò ad avanzare verso di loro e a usare le lunghe spine sulle braccia per respingere ogni colpo.

“Interrompere lo spettacolo e minacciare con tanta arroganza le persone sono sintomo di vera ripugnanza interiore! E nessuno può compiere simili atti e rimanere impunito nella nostra città! Châtiment!”, pronunciò il Rider simile a un gladiatore brandendo le sue spade e sferrando una serie di feroci e rapidi attacchi contro il demone, ma quest’ultimo li bloccò tutti e rispose a sua volta con potenti colpi che sprigionarono scintille sulla corazza del guerriero e lo fecero retrocedere rapidamente.

“Oren-san!”, urlò il Rider armato di martello e corazza marrone correndo per supportare il compagno, tuttavia Griemhild concentrò un’incredibile quantità di energia nelle sue lame e scagliò con un doppio movimento una duplice onda energetica nero-verde, che scagliò lontano entrambi i Rider e costrinse persino Shizu e Mitsuzane a coprirsi con le braccia per proteggersi dall’onda d’urto. Quando la principessa tornò a vedere, il loro avversario si era ricoperto con la stessa energia usata per l’attacco appena eseguito e ne emerse chiuso in un'armatura da samurai verdastra e armato di due spade simili a spicchi d'arancia avvolti da un'aura putrescente. I Kamen Rider presenti, nell'osservare quella forma, sembrarono avere un forte sussulto e, anche se nascosti dietro le enormi lenti dei loro caschi, Shizu poté intuire che i loro volti avevano assunto delle espressioni molto preoccupate.

“Chi diavolo sei tu?”, chiese evocando pure il Moon Infinity per prepararsi allo scontro. Il demone vegetale non rispose e creò altri semi che piantò nel terreno; da questi, invece delle piante di prima, spuntarono bizzarre creature grigie, estremamente robuste, col volto vagamente simile a quello di un teschio, grossi artigli e avvolti su tutto il corpo da degli strani rampicanti verde marcio, come se fossero stati preda di un’infestazione vegetale. Ringhiando sommessamente, gli esseri rivolsero le vuote orbite verso i vari Rider.

“Occupatevi in fretta di loro. Io penso alla principessa”, ordinò secco Griemhild buttandosi in volo contro Shizu, la quale bloccò il primo attacco col suo scettro per poi eseguire diverse complesse capovolte per levarsi dalla traiettoria di quelle spade tossiche, lanciando nel contempo alcuni raggi di luce per contrattaccare. Nonostante la loro apparenza quasi malconcia, però, le lame nemiche si dimostrarono in grado di bloccare o deviare i suoi raggi di luce, mentre Mitsuzane e gli altri Rider cercavano di aprirsi uno spazio per aiutarla. Il guerriero in bianco fu il primo che riuscì a liberarsi dai suoi avversari con un’abile combo di colpi di spada e scudo e, raggiunti il demone e la principessa con un balzo fulmineo, usò il secondo per bloccare un fendente che era quasi arrivato al collo di Moon White.

“Hai detto di chiamarti Shizu, giusto? Sono Kureshima Takatora, il fratello di Mitsuzane. O, se preferisci, puoi chiamarmi Kamen Rider Zangetsu. Molto piacere”, disse cordiale lo spadaccino mentre spingeva via l’avversario.

“Piacere mio, Takatora-san”, disse la guerriera riprendendo le armi per incrociarle ancora una volta contro quelle di Griemhild, sempre aiutata dall'agile compagno, il quale mostrò tutta la sua destrezza impegnando il demone da un lato e colpendolo più volte col proprio scudo. Greimhild comunque aveva già dato prova di non essere tipo da arrendersi. Prendendo un bizzarro frutto, sostituì le sue spade con una lunga lancia e la usò per tenere lontani i due contendenti creando forti onde di energia venefica con una serie di rotazioni, approfittandone per creare in seguito altre di quelle creature. Queste si scagliarono subito sulla Warrior e il Rider, impegnandoli in un feroce scontro che li costrinse a separarsi.

“Come fai ad avere a evocare tanti Inves? Non usi neanche dei Lockseed!”, esclamò Takatora sparando ai nuovi nemici con una pistola posta sull'elsa della sua spada per allontanarli, dopodiché ingaggiò un altro duello di spade con Griemhild, ma questi schivò facilmente i primi colpi per poi afferrare la katana del Rider e infettarla con la sua aura venefica, che trasformò l’arma in fanghiglia nel giro di pochi secondi. Scioccato e disarmato, Takatora non seppe reagire al violento pugno che il demone gli sferrò un attimo dopo, sbattendolo lontano.

“Ti basti sapere che il nuovo pianeta del tuo amico Gaim ospita tanti segreti per chi sa come cercare. Ho seguito le tue orme nel giocare coi poteri di Hellheim”, disse tronfio l'Heartdemon caricando di energia la sua lancia. Tuttavia, invece di attaccare ancora Zangetsu, si voltò verso Shizu, occupata a combattere i vari Inves, e approfittò della sua distrazione per aggredirla di sorpresa, scagliandole contro l’arma satura di potere. Takatora fu sul punto di saltarle davanti per bloccare il colpo con lo scudo, ma qualcuno lo precedette: il Rider armato di martello si era fatto strada con la propria arma per cercare di colpire nuovamente Greimhild, però, nel vedere il colpo diretto alla Warrior Planet, non aveva esitato a lanciarsi su di lei, beccandosi la lancia dritta nel torace.

“HIDEYASU-SAN!”, esclamò Mitsuzane nel vedere il compagno cadere. L’armatura di quest’ultimo sparì in una nebbia di particelle di luce, rivelando un ragazzo castano con gli occhiali e una profonda ferita allo stomaco, su cui portò subito le mani per cercare di rallentare l’emorragia. L'arma che l'aveva ferito era intanto riapparsa nelle mani del nemico, che la fece ruotare un paio di volte prima di tirare fuori un altro di quegli strani frutti e trasformarla in un paio di grossi dischi metallici affilati come rasoi. Oren, infuriato nel vedere l'amato allievo ridotto così, si buttò contro Griemhild in preda a una furia inaudita, incrociando più volte le lame con le armi dell’altro e continuando a resistere nonostante fosse chiaramente surclassato. Mitsuzane gli offrì fuoco di copertura, mentre Shizu si gettava sul ragazzo ferito e Takatora respingeva alcuni Inves diretti verso di lei.

“Posso aiutarlo, ma devo allontanarlo da qui!”, disse la ragazza prendendo Hideyasu tra le braccia e facendogli riprendere improvvisamente un po' di colore, oltre a illuminare la ferita che cominciò a rimarginarsi lentamente. Uno dei suoi numerosi poteri era infatti trattenere l'anima in un corpo morente attraverso il tocco, dando il tempo disponibile per le cure necessarie. Ma non poteva guarirlo e combattere al tempo stesso.

“Va bene, ti daremo tutto il tempo che ti serve per guarirlo”, disse Takatora, stupito da quel piccolo miracolo.

“Tu tieni questa, intanto. Ti sarà utile”, disse la principessa lunare passandogli la propria spada e intensificando la luce argentea che stava curando la ferita putrescente di Hideyasu. Il Rider bianco prese onorato l'arma e con sua immensa sorpresa ne sentì il potere fluire in lui; per un istante gli sembrò di essere tutt'uno con l'universo e vide interi sistemi stellari passargli davanti agli occhi, oltre al fugace sorriso di una bellissima donna simile a Moon White.

'È così che Kouta si è sentito quando ha mangiato il frutto dorato?', si chiese mentalmente prima di tornare a combattere, approfittando di qualsiasi vantaggio Gabriel gli concedesse contro il potere di Griemhild. Nel frattempo Shizu, la mano stretta a una di quelle del ferito, corse fino a una panchina dove lo posò per continuare il proprio lavoro.

“Ti prego, ti prego, resisti! Tra poco starai bene”, pregò la ragazza cercando di aumentare l'energia sulla ferita tumefatta e creando così una forte luce bianca che accelerò la guarigione del dolorante Hideyasu.

“N-Non pensare a me, gli altri hanno bisogno di aiuto. Io sono troppo debole, sarei solo d'impiccio…”, cercò di convincerla il giovane Armored Rider nel tentativo di rimandarla dai suoi compagni, ma la principessa restò china a guarire il buco nel suo stomaco. Nel frattempo, lo scontro continuava più feroce che mai, però, se da una parte l’uso della spada Gabriel permetteva a Takatora di rivaleggiare efficacemente coi poteri demoniaci di Griemhild, dall’altra Oren e Mitsuzane erano invece chiaramente in difficoltà e l’aura venefica e marcescente che l’Heartdemon emanava di continuo li stava chiaramente indebolendo sempre di più. Era come combattere dentro una nebbia corrosiva e velenosa e solo i poteri purificativi di Gabriel impedivano danni ben più seri di quelli che stavano subendo. Tuttavia, dopo diversi scambi feroci, Griemhild ne ebbe infine abbastanza e, allontanatosi dai tre avversari con un balzo, evocò due nuovi frutti di colore scuro e, una volta assorbiti, generò nelle proprie mani una sorta di enorme fucile a pompa con una curiosa decorazione a disco sui lati.

La sua aura, inoltre, crebbe enormemente, la sua armatura divenne più intricata e complessa, con tanto di placche corazzate e spuntoni sulle estremità e le spuntarono persino due sbarre con attaccate delle bandiere nere strappate. Quella stessa energia parve condensarsi dietro di lui e originò dopo pochi secondi una nuova creatura simile agli Inves, ma grande come un elefante e dall’aspetto simile a un sauro umanoide rivestito di una corazza metallica. Anch’esso era avvolto su tutto il corpo da rampicanti, tuttavia, date le sue enormi dimensioni, i Rider poterono notare che essi non erano semplicemente comparsi intorno a lui, ma erano spuntati da una sorta di bulbo che presentava in mezzo alla schiena, vagamente analogo a un seme rigonfio.

“Ma che diavolo sta succedendo?!”, domandò scioccato Oren. “Per quanto lo combattiamo, non solo non s’indebolisce, ma anzi diventa sempre più forte! E cosa sono quelle creature che crea? Non sono certo semplici Inves!”

“Sembra quasi nel pieno di un’evoluzione”, osservò pensieroso Mitsuzane. “E quei frutti che continua ad assorbire… Sono frutti di Helheim, vero? E quelle armi sono indubbiamente delle versioni alterate di quelle che usiamo noi coi Lockseed! Anche ora stai continuando a rubare i poteri di quel mondo per potenziarti e, mentre lo fai, potenzi anche quelle creature, giusto?”

“Molto vicino, Ryugen”, replicò Griemhild senza la minima preoccupazione nella voce, semmai pareva quasi serafico. “Diciamo che sono nato con una combinazione di poteri di Gaim e del sommo Astaroth e ho utilizzato i frutti di Helheim per evolverli ulteriormente. Quindi non ho davvero rubato niente, semplicemente ho recuperato qualcosa che mi spetta per diritto di nascita. Così come questi Inves mutati: ho usato i miei poteri demoniaci per alterarli, di conseguenza non sono quelli che conoscete voi, sono qualcosa di nuovo, di completamente mio e nessun altro. I miei servi!”

“Sei solo un verme ipocrita e ingannevole”, lo rimbeccò Takatora. “Non hai niente di davvero tuo!” E ripartì all’attacco insieme ai compagni, ma la risposta dell’Heartdemon fu un ghigno maligno. “Stolti!”, esclamò strisciando le dita sul disco a lato della sua nuova arma, che produsse un rumore tra il roboante e lo strisciante, proprio come quello di un disco da dj, per poi ripuntarla verso di loro e sparare una raffica di colpi inaspettata per un fucile così grosso. Takatora riuscì a ripararsi per tempo con lo scudo e, seppur con una notevole fatica, riuscì a resistere, ma Mitsuzane e Oren subirono il colpo in pieno e vennero scagliati indietro. A quel punto, Griemhild schioccò le dita e l’enorme Inves demoniaco balzò in avanti verso i due atterrati, muovendosi a velocità sorprendente per la sua stazza e producendo un piccolo terremoto a ogni passo.

Takatora cercò di fermarlo, ma l’Heartdemon non glielo permise e, convertito il fucile in una sorta di gigantesca mannaia, sferrò una serie di colpi che l’altro parò con lo scudo, venendo però costretto a indietreggiare e riportando seri danni alla sua difesa a ogni impatto. Stringendo i denti, Takatora oppose Gabriel all’arma del demone, ma nonostante la chiara repulsione che questi provava per la spada, Griemhild non arretrava o rallentava minimamente, anzi attaccava con sempre maggiore aggressività e ogni suo fendente pesava come un macigno e minacciava di sbalzare via l’arma dalle mani del Rider bianco. Mitsuzane e Oren si rimisero in piedi e cercarono di respingere l’Inves gigante rispettivamente sparando e scagliando le proprie lame, ma l’essere ignorò tutti i colpi senza essere minimamente danneggiato e li afferrò entrambi tra i suoi artigli per poi sollevarli in aria e iniziare a stritolarli. Dopo pochi secondi di strenua resistenza e tentativi di divincolarsi, i due Rider s’indebolirono così tanto da non riuscire più a mantenere le loro trasformazioni, che si dispersero in due nuvole di particelle luminose e li lasciarono ad annaspare e gemere nella presa del mostro, chiaramente intenzionato a ridurli in poltiglia.

“Mitsuzane!”, urlò Takatora voltandosi verso il fratello minore, purtroppo quella distrazione gli fu fatale: Griemhild infatti ne approfittò per afferrare la sua mannaia con due mani e calò un fendente tanto violento da tagliare in due il suo scudo già gravemente danneggiato e sbatterlo a terra. A quel punto, il demone aprì la bocca e vomitò sul Rider bianco una disgustosa massa semiliquida di veleno verde-nero che lo ricoprì del tutto e lo fece urlare e dimenare per il dolore. Numerose scariche elettriche lo ricoprirono e anche la sua trasformazione svanì, lasciando dietro di sé un uomo dai lunghi capelli neri e vestito con un completo elegante, la cui pelle era divenuta di un malsano colore grigiastro e le vene erano in evidenza e di colore verde marcio, chiari sintomi del terribile avvelenamento.

“Peccato, Zangetsu. Davvero un peccato”, commentò Griemhild togliendogli di mano Gabriel e allontanandola con un calcio carico di sprezzo. “Speravo in un duello più eccitante, ma invece non è stato così. Pazienza, ho pur sempre un lavoro da portare a termine.” Voltandosi nella direzione in cui si trovava Shizu, la vide ancora china su Hideyasu per guarirlo e, ghignando, si portò in un istante alle sue spalle, abbassandosi finché non fu all’altezza del suo orecchio. “Troppo tardi per salvare questi morti viventi, principessa.” Shizu trasalì nel sentire il fetido alito dell’Heartdemon soffiarle addosso, ma non fece in tempo a reagire che Griemhild l’afferrò per i capelli e, con un violento strattone, l’allontanò dal ferito per poi gettarla a terra e puntarle contro la propria arma, di nuovo riconvertita in un fucile.

“Addio, Moon White”, sibilò tronfio il demone, ma prima che potesse premere il grilletto, un’improvvisa onda d’energia arancione lo investì in pieno scagliandolo lontano e mandandolo a rotolare per terra. Subito dopo, diversi spari di quella stessa energia colpirono le mani dell’Inves gigante costringendolo a mollare Oren e Mitsuzane, i quali vennero afferrati al volo da alcune enormi liane emerse da quelle che sembravano delle fenditure nello spazio. Altri di quei portali si aprirono intorno all’immensa creatura e altre liane fuoriuscirono da essi, avvolgendo e immobilizzando il mostro, che prese subito a ruggire rabbioso e a dimenarsi per cercare di liberarsi.

“Mi dispiace non essere arrivato prima. Ora però non preoccuparti: non gli permetterò di farvi altro male.” Nel sentire quella nuova voce, Shizu si voltò e sgranò gli occhi per la sorpresa nel vedere un nuovo Rider apparire da una sorta di portale di luce dorata. A differenza degli altri, però, questo portava un’armatura argentea dall’aspetto snello e regale sul cui pettorale vi erano le raffigurazioni di numerosi tipi di frutti, la sua testa era chiusa in un elmo con una decorazione a mezzaluna, come quello dei copricapi degli shogun del Giappone antico, e una visiera multicolore e, alle sue spalle, un lungo mantello nero e rosso sventolava al vento. Se le trasformazioni di Takatora e gli altri erano simili a quelle di soldati e samurai dell’epoca Sengoku, questo nuovo individuo pareva indubbiamente un signore o shogun della stessa epoca.

“Chi... Sei?”, disse a fatica la giovane principessa della Luna, rialzandosi mentre il nuovo arrivato puntava un dito su Hideyasu, chiudendo la sua ferita con la stessa energia da cui era avvolto.

“Sono colui che anni fa salvò questa città assieme ai ragazzi con cui hai combattuto. Grazie per averli aiutati, principessa Anastasis, ora tocca a me continuare”, affermò con voce autoritaria il guerriero argentato camminando verso Griemhild, il suo mantello nero che gli sventolava dietro le spalle con la dignità del più grande dei condottieri. Griemhild, però, non ne sembrò particolarmente impressionato, tutt'altro. I suoi occhietti color fango guardavano con disgusto quella magnificenza e mosse da quel sentimento, le sue dita si strinsero attorno alla coppia di spade usate in precedenza.

“Gaim, aspettavo quest'istante sin da quando presi coscienza di me”, disse il demone vegetale con un sibilo, tentando un primo fendente a una velocità che la stessa Shizu ebbe problemi a seguire, ma il Kamen Rider argentato, o Gaim come l'aveva chiamato Griemhild, afferrò la lama con la nuda mano destra senza soffrire il minimo danno.

“Non sei in condizioni di combattermi al momento. Vattene”, intimò piatto il guerriero prima di spezzare la spada con un gesto secco. Griemhild si ritrovò spinto all'indietro, completamente confuso, ma si riprese in fretta e rievocò il suo enorme fucile dubstep, caricandolo con un potentissimo fiotto di energia marcescente che scaricò sul suo avversario in un'enorme e puzzolente colonna di luce verde scuro. Quando però il colpo finì, a rispondere fu un fortissimo pugno sul setto nasale di Griemhild, che venne scagliato indietro mentre Gaim si rivelava illeso ai suoi alleati.

“Non te lo chiederò un'altra volta: vattene! Hai già fatto abbastanza male per quest'oggi!” Stavolta Griemhild non trovò il coraggio di replicare e, ringhiando furioso, sparì con uno schiocco di dita, scoppiando in una bolla di gas tossico.

"Kouta-san!", gridò Mitzusane in quel momento, correndo felice ad abbracciare il suo vecchio amico, il quale annullò la trasformazione. Sotto di essa, per pochi istanti, apparve come un ragazzo biondo e sorridente sulla tarda ventina, avvolto da un'armatura argentea molto simile a quella usata nello scontro, ma con un mantello bianco. Subito dopo, però, i suoi capelli divennero neri e la corazza venne sostituita da jeans e una felpa bianco azzurra che sulla schiena presentava il disegno di un samurai.

“Principessa Anastasis, seguiteci. Abbiamo molte cose di cui parlare”, disse il soprannominato Kouta rivolgendole uno sguardo serio. Shizu non poté fare altro che annuire e seguire quei nuovi quanto insoliti alleati.

                                          ***

Shizu stava ammirando quello che era probabilmente il più grande e curato ammasso di zucchero che avesse mai visto, un gelato alla panna ricoperto da una salsina bluastro/ azzurra alla menta e puntini di panna, con in cima due pezzi di meloni come a replicare sia il simbolo del suo regno che il suo costume. Creatore di quella bellissima composizione era Kyojiro Brando, proprietario di un negozio d'ortocultura nonché gelateria dove il gruppo era andato a riprendersi da quel letale scontro. Per un singolo istante Shizu era stata tentata di rifiutare, non avendo soldi e temendo lo stato in cui si sarebbero ritrovati i suoi fianchi a fine pasto, ma aveva cambiato idea siccome: 1) Rifiutare sarebbe potuto essere scortese; 2) Non mangiava niente dalla sera precedente; 3) Essere ricca, immortale ed eternamente giovane non aveva senso se non ci si godeva la vita di tanto in tanto. Seduti allo stesso tavolo, intorno a lei stavano i suoi nuovi compagni Rider, Mitsuzane, Takatora, Oren e Hideyasu più l’ultimo arrivato, Kouta se non aveva sentito male, il quale stava seduto proprio davanti a lei e si gustava con chiara soddisfazione una coppa di gelato e frutta molto simile alla sua.

“Ah! Quanto mi mancava questo sapore!”, commentò proprio Kouta dopo l’ennesimo boccone.

“Ancora non hai creato niente del genere, Kouta-san? Eppure la frutta non dovrebbe mancare sul tuo pianeta!”, disse ironico Mitsuzane.

“Infatti quella non manca, è il gelato e il resto che sono ben più complicati da creare!”, replicò l’altro in tono scontento. “Non è mica facile come credi realizzare cose così splendide e buone, Micchi!”

“E meno male che dovresti essere un dio! Nemmeno il cibo riesci a produrre…”, lo schernì bonariamente Mitsuzane, suscitando un lamento indignato da parte dell’amico. Tuttavia la loro conversazione ebbe un effetto ben diverso sulla loro ospite, che li fissò con un certo stupore.

‘Pianeta? Dio? Cioè… Lui sarebbe il dio di un altro pianeta?!’ In altre circostanze avrebbe ritenuto simili affermazioni delle montature, ora però che lo guardava bene e non era oppressa dalla fatica e dalla tensione della battaglia, Shizu percepiva chiaramente il potere posseduto da quel giovane uomo e la sua mera quantità e intensità bastava a intimorirla e farle dubitare che potesse essere davvero un umano. Nessun umano, a quanto ne sapeva, poteva anche solo pensare di gestire e sopportare un potere simile e questo rafforzava il suo essere un ipotetico dio. Tuttavia, al contempo, percepiva il suo animo nobile e gentile e questo riduceva il suo timore e le faceva pensare che forse poteva fidarsi di lui; dopotutto, non poteva nemmeno dimenticare che, se ora lei e i suoi nuovi compagni erano vivi, era proprio grazie a lui. Decise perciò di iniziare con un approccio cordiale ma prudente: “Dunque… Kouta, giusto?

” “Eh? Oh sì, proprio così!”, rispose l’altro, distraendosi finalmente dalla discussione con Mitsuzane. “Kazuraba Kouta, Kamen Rider Gaim! Per servirvi, principessa Anastasis!”

“Allora non avevo sentito male prima: conosci davvero la mia vera identità. Come?”

“Diciamo che sono stato informato di voi, del vostro mondo e dell’emergenza tuttora in corso da una persona che conosce sia noi che voi e non intende lasciare che esseri come Griemhild, Astaroth e Diablo agiscano indisturbati. E nemmeno io, ovviamente!” Shizu spalancò gli occhi, sorpresa e un po’ nervosa nel sapere che qualcuno gli avesse parlato di lei, ma prima che potesse approfondire, fu Mitsuzane a riprendere la parola: “Ehm, mi dispiace interrompere il discorso… Ma perché continui a chiamarla principessa, Kouta-san? E poi… Anastasis? Pensavo che il tuo nome fosse Shizukesa.".

“E quei tuoi poteri? Non ho mai visto niente del genere e di certo non sei una Kamen Rider, mia cara!”, si aggiunse Oren, che senza armatura  sembrava un uomo sui quaranta vestito in maniera molto appariscente e dall'aria un pò effemminata, coniuagato a un forte accento francese. 

“Infine quelle creature e questo nuovo nemico, Griemhild. Per non parlare degli altri nomi che hai menzionato, Kouta-san”, concluse Takatora incrociando le braccia. “Potreste farci luce sulla situazione attuale?”

“…Mi sembra giusto, soprattutto dopo che avete rischiato la vostra vita per me”, rispose Shizu, mettendo temporaneamente da parte la sua curiosità nei confronti di Kouta, seppur con un certo sforzo. Dopodiché procedette a raccontare la storia del suo mondo, dei suoi nemici Heartdemon e Heartdevil, della sua identità come Moon White, delle sue compagne e del loro ruolo nel loro universo, per poi parlare loro anche del suo scontro con Diablo e di come si fosse ritrovata infine a Zawame City. Come si aspettava, tutti i presenti rimasero basiti nel sentire una simile storia, meno Kouta, a riprova che quest’ultimo fosse già stato informato riguardo la Warrior.

“Confermo che tutto questo è ciò che è già stato detto anche a me”, intervenne in quel momento proprio Kouta, le cui parole fecero sparire il poco scetticismo presente sui volti dei suoi compagni, ma aumentarono ancora di più il loro stupore. “E colgo l’occasione per confermare che non vi trovate nel vostro mondo, principessa, o per meglio dire nella vostra dimensione. Ricordate il portale attraverso cui è fuggito Diablo? Quando l’avete colpito col vostro scettro, lui era già in parte al suo interno e lo scontro tra il vostro potere e il suo ha destabilizzato il portale creando così una sorta di buco nero che vi ha portata in quest’altra dimensione. Per questo non avete riconosciuto niente una volta arrivata.”

“Come temevo… Ma tu come fai a sapere tutto questo? Chi te l’ha detto?”

“Credo di poter rispondere io a questa domanda”, disse all’improvviso una nuova voce maschile, alta e allegra. Voltandosi, il gruppo scoprì che all’estremità del loro tavolo si era seduto un uomo di mezz’età vestito con gli abiti colorati e vistosi di un dj, di cui portava addirittura un berretto in testa e un paio di enormi cuffie appese al collo, che li fissava tutti con un ampio sorriso.

“Sagara?!”, esclamò Takatora, sorpreso e anche piuttosto teso per la nuova presenza, sentimenti presto condivisi anche dagli altri Rider, visto che tutti si fecero leggermente indietro quando videro il nuovo arrivato, tranne Kouta, si limitò a mantenere un’espressione seria. Tuttavia la reazione peggiore fu proprio quella di Shizu, la quale quasi saltò letteralmente indietro e si mise a fissare il soprannominato Sagara con occhi sbarrati e scioccati.

“Chi o COSA sei tu?!”, domandò faticando a mantenere un tono di voce controllato. Normalmente non era da lei reagire in quel modo davanti agli sconosciuti, ma nello stesso momento in cui il suo sguardo si era posato su quel Sagara, il suo istinto di Warrior l’aveva istantaneamente informata che quell’uomo poteva essere davvero pericoloso, soprattutto per via dell’incredibile quanto spaventoso potere che sentiva pulsare nel profondo della sua anima. Ma si poteva anche solo chiamare ‘anima’ il connubio di esistenze e pura energia che si celava dietro gli abiti variopinti di quel presunto dj?

‘No’ pensò infine Shizu. ‘Di una sola cosa sono sicura: quest’uomo non ha un’anima come le nostre, né è un essere come noi. Non ho mai visto una creatura come lui, con un potere simile… Che razza di potere è poi?! Per certi versi assomiglia molto a quello di Kouta, ma al contempo è anche diverso, come se fosse più un ricettacolo di tanti poteri piuttosto che uno solo… Ma com’è possibile?!’

“Percepisco il vostro nervosismo, principessa Anastasis. Per cui permettetemi di informarvi da subito che non è mia intenzione farvi alcun male, al contrario sono qui per aiutarvi”, le parlò in quel momento Sagara, scuotendola dai suoi pensieri. “So che un’esistenza come la mia deve sembrarvi qualcosa di anomalo e pericoloso, ma posso assicurarvi che non voglio affatto il vostro male. Dopotutto, se l’avessi voluto, perché allora avrei informato e chiesto l’aiuto di Kazuraba Kouta?” Shizu sembrò rilassarsi leggermente, rimanendo tuttavia piuttosto in guardia.

“Credo di dover sapere di più su di voi, prima di giudicare se è davvero così o meno.”

“Comprensibile. In tal caso, vuoi fare tu gli onori, Kazuraba Kouta?” Il giovane Rider prese un largo respiro e posò le mani sulle gambe, lo sguardo perso in ricordi dolceamari che non volevano lasciarlo.

“Da dove partire? Ah sì, dai Beat Riders, ovviamente. Circa quattro anni fa i nostri gruppi si esibivano in dimostrazioni di ballo per tutta Zawame City, contendendoci gli stand attraverso sfide in cui utilizzavamo i nostri Lockseed- alzà uno dei lucchetti che i suoi amici avevano utilizzato in precedenza per trasformarsi, raffigurante un'arancia- per evocare le creature che hai visto, gli Inves. Un giorno apparve un misterioso venditore, che offriva sè Lockseed molto strani e delle cinture con cui usarli alle varie bande di Beat Riders. Io e l'allora leader del gruppo nonchè mio carissimo amico, Yuya Sumii, comprammo la sua merce, ritrovandoci poi in una fittissima frutta ricca di frutti viola. Fummo separati e poco dopo venni attaccato da un mostro, trasformandomi per la prima volta in Kamen Rider Gaim. Ma dopo aver vinto non trovai traccia di Yuya, e per del tempo mi limitai a usare le mie abilità per far vincere il team Gaim e sconfiggere Inves ribelli quando apparivano.”

“In breve diventammo sempre di più- continuò Hydeiasu- all'inizio eravamo solo leader di Beat Riders che prendevano la cosa come un gioco, ma poi apparvero anche Armored Rider che lavoravano per Yggdrasil, la multinazionale che possedevano la maggior parte della città.”

“La multinazionale della mia famiglia”, disse Takatora. “Avevamo scoperto quella giungla, la foresta di Helheim, già da tempo, e avevamo cominciato a studiarla. Scoprimmo che si sarebbe presto diffusa anche sulla Terra e creammo i Sengoku Driver per permettere a quante più persone possibili di sopravvivere al suo interno. Ovviamente non tutti i nostri lavoratori erano animati da spirito di solidarietà per il prossimo, e la situazione peggiorò enormemente quando scoprimmo l'esistenza del Frutto Dorato, un artefatto che avrebbe permesso a chi l'avrebbe ottenuto di controllare l'intera foresta.”

“Frutto Dorato?”, non poté non chiedere Shizu, tanto sorpresa quanto confusa. “Intendete dire qualcosa simile alla mela della storia di Adamo ed Eva?”

“Non qualcosa di simile. Proprio quella, principessa”, intervenne in quel momento Sagara. L’uomo schioccò le dita e l’aria intorno a loro parve distorcersi per un secondo. “Ecco, così nessuno potrà vedere ciò che sto per mostrarvi…” Un attimo dopo, sopra il palmo aperto dell’uomo si materializzò un frutto effettivamente simile nella forma a una mela, ma completamente d’oro ed emanante una luce quasi abbagliante. Shizu percepì subito un’incredibile energia proveniente da quell’oggetto, la stessa che sentiva nel misterioso individuo. In seguito, inoltre, si accorse che gli indumenti di Sagara erano cambiati: l’uomo ora indossava un abito simile a una tunica bianca e nera, una spessa sciarpa di apparente fattura arabica e una bandana bruna. “Il Frutto Dorato. Il Frutto della Conoscenza. È stato chiamato in molti modi nelle varie leggende, ma esso in realtà è molto di più. Quando la foresta di Helheim ha invaso completamente un mondo, produce questo frutto che diverrà di proprietà con tutto il suo potere di due abitanti di quel mondo, coloro che poi diverranno l’Uomo e la Donna dell’Inizio.”

“…Inizio…di cosa?”, domandò Shizu, sempre più scioccata e sorpresa da quella storia incredibile.

“Di un nuovo mondo. Un mondo evoluto. Il Frutto Dorato fornisce un potere praticamente divino a coloro che riescono a conquistarlo: il potere di poter attivare l’evoluzione del loro stesso mondo, farlo rinascere e diventare i primi della nuova razza che lo dominerà. I nuovi Adamo ed Eva, se vogliamo parlare in termini religiosi. Lo scopo ultimo del Frutto e di conseguenza di Helheim stessa è innescare l’evoluzione stessa dei mondi e dei loro popoli. È lei che fin dai tempi più remoti ha permesso alle varie civiltà di nascere, avanzare e prosperare.” Sagara chiuse il pugno e il frutto svanì, tuttavia il suo vestiario rimase inalterato. “E all’epoca decisi che la Terra era il mondo ideale in cui suscitare un’evoluzione, così portai Helheim lì e rimasi ad osservare il conflitto che presto sorse per impadronirsi del Frutto Dorato, così come le azioni di coloro che più di tutti volevano averlo. Anche se, ovviamente, l’intera vicenda non è stata priva d’imprevisti.”

“Imprevisti?”

“Noi di Yggdrasil fummo i primi a scoprire l’esistenza di Helheim”, riprese la parola Takatora. “Tuttavia, all’epoca, ci sembrò solo un’entità parassita che necessitava di consumare i mondi per vivere. Così mettemmo in atto varie strategie per cercare di garantire la sopravvivenza dell’umanità, in primis i Sengoku Driver che ti ho citato prima.” Poggiò sul tavolo il proprio Driver per rafforzare la sua spiegazione. “Essi, se indossati, proteggono dall’influenza di Helheim e permettono di assorbire il nutrimento dei suoi frutti senza effetti collaterali. Infatti, se qualunque frutto di Helheim, all’infuori del Frutto Dorato, viene mangiato da qualcuno senza un Driver, questi viene sopraffatto dall’influenza della foresta e…trasformato per sempre in un Inves senza controllo e volontà, che può solo essere soppresso prima che faccia del male ad altre persone.”

“…la sorte che toccò a molti di noi. Compresi Yuya e uno dei leader dei Beat Riders, Ryoji Hase”, disse in quel momento Kouta con un’espressione triste. Dall’altra parte del tavolo, Hideyasu vacillò nel sentire il secondo nome e il suo sguardo divenne colpevole.

“Oh cielo…”, mormorò Shizu, inorridita.

“Fu solo colpa di noi di Yggdrasil. Avevamo bisogno di persone che testassero i Driver in gran numero per garantirne funzionamento ed efficacia e decidemmo che i Beat Riders erano le cavie perfette per questo scopo”, disse Takatora stringendo i pugni. Il suo tono era chiaramente pentito e afflitto. “Sacrificando la mia umanità e accettando il crimine che stavo per compiere, accettai insieme agli altri capi del progetto di mandare il venditore di Lockseed, Sid, a distribuire essi e i Sengoku Driver tra i Beat Riders per poterne studiare gli effetti e le potenzialità. Le stesse battaglie con gli Inves che continuavano a emergere nel mondo reale erano a loro volta ottimi test per verificare l’efficacia del progetto. Quando ci rendemmo conto, però, che non saremmo mai stati in grado di produrre abbastanza Driver per tutto il mondo, ero pronto a sacrificare ciò che restava dell’umanità per far sopravvivere quella poca che sarebbe stata scelta per andare avanti… Fu proprio allora che Koutasan intervenne e ci… No, MI spinse a cambiare. Lui non accettò mai la dura realtà che io gli avevo presentato più volte. Lui continuò a combattere e a diventare più forte per proteggere tutti quanti e gli ideali in cui credeva. E più diventava forte e ostacolava i nostri piani, più mi rendevo conto che la mia soluzione non era quella giusta. È stato per merito suo che ho ritrovato davvero la speranza.”

“Oh, andiamo, Takatora-san!”, fece Kouta grattandosi la nuca con un sorriso impacciato. “Io ho fatto solo ciò in cui credevo e pensavo fosse giusto.”

“E sei andato contro il mondo per questo”, parlò a quel punto Sagara con un ampio ghigno. “Solo coloro capaci di mettersi contro tutto e tutti per quello in cui credono possono diventare davvero forti e creare un nuovo mondo. Io mi accorsi con le varie battaglie che alcuni individui particolari di Zawame City avevano il vero potenziale per conquistare il Frutto Dorato e Katsuraba Kouta in particolare era colui su cui io decisi di scommettere. Così gli fornii gli aiuti giusti ogni volta che lui raggiungeva o superava le mie aspettative, tutto per permettergli il confronto con gli altri aspiranti al potere del Frutto e gli ultimi Femushinmu, la razza che aveva conquistato il Frutto nel conflitto per la sua conquista.”

“E da lì in poi le cose precipitarono sempre di più”, proseguì Kouta. “I Femushinmu, o Overlord, come decidemmo di chiamarli noi, erano gli esseri che abitavano Helheim, ma la loro civiltà era andata incontro alla rovina e alla quasi estinzione molto tempo prima, sopraffatti dalle loro ambizioni e avidità. I pochi rimasti volevano mettere le mani su un nuovo Frutto Dorato, quello della Terra, per soddisfare i loro desideri personali e così entrammo in conflitto con loro per conquistarlo. Fu durante questo momento che tutto cambiò…soprattutto per me, Micchi e Kaito.”

“Fui un'idiota... Non ci sono altre parole per quanto feci. Manipolai i miei amici e chiunque mi stesse accanto, sordo a qualsiasi opinione che non fosse la mia. Quando scoprì la verità su Hellheim ero come impazzito. Non dissi a Kouta quanto avevo scoperto su Yggdrasil e arrivai quasi a uccidere sia lui che mio fratello. E nel frattempo Hellheim cominciò a diffondersi sul nostro pianeta assieme a Inves e Overlord. Era una vera e propria guerra, e tutti noi ci eravamo dentro fino al midollo”, confessò il pistolero, portandosi una mano sul volto, sul quale non si leggeva che pura vergogna.

“Soprattutto Kaito. Era probabilmente il più forte e tenace di noi tutti. Era il leader del team Baron, nome che usava anche come Armored Rider, e covava un forte desiderio di vendetta verso Yggdrasil, che aveva causato la morte dei suoi genitori. Decise di entrare nell'organizzazione per rivoltarla contro sé stessa, ma durante una battaglia venne infettato dal veleno di Helheim, cominciando a trasformarsi lentamente in un Inves. Ryoma, il nostro principale scienziato, lo mise poi alle strette finché non fu costretto a mangiare un frutto senza il proprio Driver, diventando un potentissimo Overlord”, aggiunse Hideyasu.

“Gli altri Sengoku Rider vennero distrutti mentre cercavamo di evacuare la città e così restammo solo io e Kaito a contenderci il frutto. Organizzammo le nostre truppe di Inves e ci demmo battaglia senza esclusione di colpi, finché non riuscii a spezzare la sua arma e colpirlo fatalmente. In questo modo ottenni il Frutto e ne usai il potere per trasportare Helheim su un altro pianeta privo di vita, che ho rigenerato e che tutt'ora governo assieme alla nostra amica Mai. Non è stato facile...ma il fatto che siamo di nuovo tutti qui oggi mi dà speranza.”, disse Kouta, guardando felice i suoi amici. Un sentimento che la loro ospite comprendeva benissimo.

“Io... non so che dire. Siete stati tutti molto coraggiosi e percepisco che avete detto da fare. L'unico modo che ho per mostrarvi la mia ammirazione è aiutarvi ancora.”, disse Shizu, sinceramente onorata di essere al fianco di persone che avevano fatto così tanto. “Posso solo sperare di essere al vostro livello quando dovremmo di nuovo combattere insieme.”

“Su questo non ci sono dubbi, Shizu-san. È stata molto più coraggiosa di me”, le rispose Hideyasu, che si rivolse poi a Sagara. “Voi siete mai stato nella sua dimensione, Sagara-san?.

“Sapete, una volta ho conosciuto la vostra bis-bisnonna, la prima regina dell'Eden- disse l'entità con un sorriso allegro Una persona deliziosa, mi aiutò molto a stabilire i parametri con cui scelgo il prossimo pianeta. A differenza di Astaroth, che invece non voleva far altro che usarmi. Mi ripugna l'essere confuso con lui in certe culture”, concluse, ripensando all'incontro col male universale, che aveva sperato di trarlo dalla sua parte.

“Shizu, noi ci occuperemo di Griemhild una volta per tutte, tu che farai?”, le domandò Takatora. Shizu sbuffò, affondando nella sua sedia.

“Non sono ancora riuscita ad attivare i miei poteri psichici. Non so se non funzionano in questa dimensione o è solo questione di tempo, ma per il momento pianifico ancora di tornare a Tokyo e cercare lì le mie compagne. Considerando quanto aveva detto Decade sulla spiaggia, credo che anche loro abbiano trovato dei Rider.”

“Bene, allora ti porteremo il prima possibile da loro. Conoscendoli anche loro avranno qualche notizia utile”, affermò Kouta prima che Alfonso Oren, uscito a prendere un pò d'aria, rientrasse di botto nel locale.

“Kouta-san, ragazzi, venite a vedere!”, disse sfinito il pasticciere. I suoi compagni, a parte Shizu che venne trattenuta qualche altro secondo da Sagara, uscirono per scoprire cosa l'aveva tanto spaventato e rimasero a bocca spalancata. Sembrava che Zawame City fosse tornata nella preistoria: tutti gli edifici erano coperti o attraversati da piante e ovunque era possibile vedere Inves che si arrampicavano. Ai Rider sembrò di essere tornati ai tempi della loro guerra.

“Dev'essere opera di Griemhild. Come ha fatto a diventare così forte?”, si domandò Kouta, guardandosi in giro preoccupato.

“Lo scopriremo presto... sta venendo qui”, disse Shizu, guardando una macchia viola nel cielo farsi sempre più vicina. Il gruppo si preparò alla battaglia.

*

Un'ora prima…

Così come i Kamen Rider e la loro nuova alleata, anche Griemhild si stava preparando al prossimo scontro contro i suoi nemici giurati, sebbene in maniera alquanto inconsulta: il guerriero venefico si trovava su uno dei numerosi tetti in costruzione di Zawame City, circondato da mucchi di bizzarri frutti dalla buccia viola, che ingoiava a gruppi.

“Graah, perché non funzionate?!”, ringhiò il demone tentando di divorare un altro frutto. Venne circondato da scariche elettriche e le sue ferite in effetti guarirono, ma subito dopo vomitò una violenta scarica di liquido nerastro. Si sedette a terra, pulendosi la bocca e cercando di riflettere.

“Perché sei solo”, rispose secca una voce, il cui tono vago irritò ulteriormente l'Heartdemon.

“Chiunque tu sia, se vuoi infierire vieni a dirmi le cose in faccia. Chi sei?”, disse irritato Griemhild alzandosi e voltandosi per affrontare lo sconosciuto, solo per trasalire quando vide di chi si trattava.

“Io”, disse un ragazzo circa sulla ventina, con scombinati capelli castani e il lungo cappotto marrone bordò del team Baron, arrivandogli di fronte. Griemhild assottigliò i suoi occhi verdastri, muovendosi guardingo.

“Kumon Kaito... Mio fratello Hyōirei mi aveva avvertito che il tuo spirito aleggia ancora su questa città, ma non mi aspettavo che ti saresti palesato proprio a me.”

“Io sono attratto dalla forza, qualunque sia la sua fonte. E tu sei molto forte… Il problema è che non riesci a canalizzare i tuoi poteri.”

“Io...voglio solo dare una bella lezione a quegli ipocriti di Kamen Rider e Warrior Planet. Detesto come si ergono al di sopra delle persone che dicono di proteggere e voglio dare loro una dose della loro stessa medicina, ma il mio corpo non riesce a sostenere il potere che cerco di ottenere. L'energia che assorbo si disperde troppo velocemente per poterla usare.", spiegò Griehmild, stringendo le dita artigliate,  lo sguardo perso in chissà quale progetto noto solo a lui.

“Per tua fortuna ho qualcosa che potrebbe risolvere il tuo problema”, disse il fantasma prendendo una cintura identica a quella utilizzata dai suoi vecchi compagni.

“Che dovrei farci col tuo Driver? Ho già i miei metodi per assumere nuove forme, per instabili che siano”, domandò confuso l'Heartdemon, non capendo il perché di tale dono. Kaito sbuffò.

“Non sono uno scienziato di Yggdrasil, quindi non aspettarti chissà quali paroloni per spiegarlo, ma so che i Lockseed sono molto più stabili dei semplici frutti e con questo dovresti poterli utilizzarli senza effetti collaterali... Esclusi quelli che già conosci riguardo la durata della tua vita, ovviamente. È già sistemato per funzionare con te”, spiegò dunque Kaito, ricevendo un sorriso maligno in risposta da Griemhild. “Ne farò buon uso... Baron-san.”, disse contento l'Heartdemon indossando la cintura e venendo investito da una potente aura putrescente accompagnata da una fragorosa risata. Il suo entusiasmo non gli permise però di notare il sorrisetto sul volto di Kaito.

-Sarà da vedere se sarai in grado di usare davvero quel potere e di vincere. Del resto, mi chiedo la stessa cosa di te, Katsuraba Kouta: sei ancora forte come quando mi hai sconfitto o la pace ti ha indebolito? Non puoi permetterti di essere debole con quello che ti aspetta, perciò vedi di non deludermi.-

                                                                       *

Il gruppo di Rider più Shizu corse subito per strada, dove gli Inves impazziti stavano attaccando chiunque fosse a tiro.

“Dobbiamo aiutarli!”, esclamò Hideyasu, ma prima che lui o uno dei suoi compagni potesse trasformarsi, Kouta alzò un braccio in un chiaro gesto di attesa.

“Risparmiate le energie. A questi ci penso io”, disse con voce forte e sicura, la voce - pensò Shizu- di un sovrano. In un istante, un’aura dorata lo avvolse e il giovane riassunse la sua forma divina di Uomo dell’Inizio, dopodiché portò avanti lo stesso braccio con cui aveva fermato l’amico e fece un gesto secco verso l’alto. Subito le piante che avvolgevano gli edifici più vicini si animarono e catturarono gli Inves, allontanandoli dalle loro vittime e neutralizzandoli.

“Incredibile…”, si trovò a mormorare Shizu, impressionata. Ora capiva appieno perché chi possedeva il potere del Frutto Dorato era considerato in tutto e per tutto un dio.

“Questo è il potere di Helheim. Il potere mio e di Mai! Credi davvero di poterti permettere di sfidarmi con esso, Griemhild?”, urlò Kouta contro la massa di denso fumo violaceo che ormai volteggiava sopra di loro. Quasi in risposta, la massa si condensò e scese rapidamente a terra, prendendo presto la forma del sopracitato Heartdemon. Tuttavia, quando fu visibile, l’intero gruppo di Rider e Shizu non poterono non trasalire: Griemhild non era solo completamente guarito dalle ferite precedenti, ma anche apparentemente rinvigorito e potenziato, come testimoniava la sua forma evoluta. Ora i suoi arti erano avvolti da rovi spinosi che parevano fusi con la carne del suo corpo, la sua pelle era ricoperta da una strana cuticola simile a cellulosa, nera e deteriorata ma comunque chiaramente dura e ruvida, e dalla schiena gli spuntavano fuori delle strane e lunghe protuberanze arcuate che sembravano una versione contorta e marcia delle spine dei cactus. Il volto dell’Heartdemon era anch’esso circondato da rampicanti e rovi fusi con la carne di gote e collo e presentava ora un paio di palchi di corna, come quelli dei cervi ma neri, quasi fossero stati fatti d’ossidiana.

“Oh, non preoccuparti, Gaim”, disse il mostro ghignante mentre la sua aura traboccava fuori dal suo corpo, formando un’inquietante colonna oscura. L’energia maligna si condensò poi in numerose figure fisiche e diede così vita a degli Inves infestati dalle stesse piante che facevano parte del corpo di Griemhild. Rispetto a quelli del precedente scontro, però, questi erano chiaramente evoluti, con forme analoghe a quelle di creature animali o mitologiche e aure molto più potenti. “Per quando questa storia sarà finita, quello sarà il MIO potere, non il tuo.”

“Non sperarci”, replicò Kouta facendo comparire il Sengoku Driver intorno alla propria vita in un lampo di luce. “Shizu-san, io e te ci occuperemo di Griemhild. Ragazzi, potete pensare a quegli Inves, vero?”

“Non devi neanche chiedercelo, Kouta-san!”, rispose con decisione Mitsuzane indossando il proprio Driver, subito affiancato e imitato dai compagni.

“Non gli permetteremo di minacciare o fare del male a nessun’altro!”

“Andiamo!”, lo appoggiò Takatora e lui, il fratello minore, Oren e Hideyasu inserirono nelle cinture i propri Lockseed, ciascuno dalla forma di un frutto diverso: un melone per Takatora, uva per Mitsuzane, un durian per Oren e una noce per Hideyasu. A quel punto, i quattro urlarono in coro l’ormai celeberrimo grido di battaglia di tutti i Rider: “HENSHIN!!!!”

“Soiya! Melon Arms! Tenka gomen!” “Hai! Budou Arms! Ryu! Hou! Ha-Ha-Ha!” “Durian Arms! Mr. Dangerous!” “Come on! Donguri Arms! Never give up!”

Tutti e quattro vestirono le loro armature per poi scagliarsi contro gli Inves evoluti, i quali accolsero la sfida caricandoli a loro volta e impegnandoli in uno scontro feroce intorno alle figure ancora ferme ai propri posti di Kouta, Shizu e Griemhild, sempre intenti a fissarsi in cagnesco.

“Pronta, Shizu-san?”

“Prontissima, Kouta-san!” Ed entrambi innescarono le proprie trasformazioni e, mentre Shizu impugnava la sua fidata Gabriel, Kouta evocò con un giro del Lockseed nel Driver una spada la cui lama era arancione e aveva una curiosa forma che ricordava uno spicchio d’arancia. Griemhild evocò invece un paio di katana nere che parevano fatte di corteccia nera e ruvida per poi scagliarsi contro i suoi avversari, impattando le sue armi contro le loro e impegnandoli in un feroce e intenso scambio di colpi. Dopo alcuni secondi di parità, però, l’Heartdemon si trovò costretto a retrocedere per resistere alla feroce offensiva di Shizu e Kouta, i quali non gli lasciavano un attimo di respiro e contrastavano ogni sua mossa senza troppe difficoltà. Ringhiando furioso, Griemhild sprigionò un impulso energetico in forma di onda d’urto dal suo corpo per allontanare i due nemici, ma solo Shizu venne atterrata e ruzzolò via. Kouta invece non solo resistette all’attacco puntando i piedi a terra, ma contrattaccò anche attivando un’altra volta il suo Lockseed e generando con un fendente una potente mezzaluna energetica sempre a forma di spicchio d’arancia, che investì in pieno il demone e lo scaraventò lontano.

“Tutto bene, Shizu-san?”, chiese allora il Rider, porgendo una mano alla ragazza per aiutarla a rialzarsi.

“Sì, non preoccuparti”, rispose la Warrior, rimettendosi in piedi.

“Quel maledetto mi ha colta di sorpresa… Ma ora sono pronta a restituirgli il favore!” E si lanciò di nuovo contro il demone, approfittando della sua momentanea debolezza per mettere a segno diversi fendenti sul suo corpo. Griemhild, ancora stordito dal colpo di Kouta, retrocedette con dei gemiti di dolore, ma riuscì infine a riprendersi e a opporre le sue spade a quella di Shizu, scatenando un nuovo feroce confronto. Stavolta, però, forte della precedente esperienza, Moon White individuò un’apertura nell’offensiva dell’Heartdemon e riuscì a far passare una stoccata che lo colpì in pieno al petto, incrinando la sua corazza epidermica e ferendolo visibilmente. Griemhild indietreggiò ancora nel tentativo di salvarsi, tuttavia così si trovò davanti a Kouta, il quale usò stavolta una sorta di lunga alabarda per colpire a sua volta con delle violente stoccate l’avversario, concludendo con un colpo combinato con la Gabriel di Shizu. Il duplice attacco spedì l’Heartdemon contro un muro con tale violenza da farglielo sfondare e crollare addosso.

“Wow! Sei davvero eccezionale, Shizu-san!”, si complimentò Kouta, suscitando un sorriso da parte della Warrior.

“Sei incredibile anche tu! Collaborando insieme, ho come l’impressione di poter battere chiunque!”

“…Ho come l’impressione che mi stiate parecchio sottovalutando. Non dovreste farlo, sapete?” La voce di Griemhild li richiamò all’attenzione, in tempo per vederlo emergere dalle macerie e marciare verso di loro, ferito ma per nulla sconfitto. “Dopotutto…sappiate che non ho nemmeno iniziato a fare sul serio.” A quel punto, estrasse qualcosa da dietro il proprio torso e lo alzò con orgoglio davanti a sé, rivelando un accessorio fin troppo familiare alla maggior parte dei presenti.

“Un... Sengoku Driver?”, esclamò intimorito Mitsuzane, fermandosi un attimo dal proprio scontro con gli Inves, riconoscendo nelle mani del demone una cintura identica a quella che aveva cambiato per sempre le vite di tutti loro.

“Come l'hai avuto?!”, domandò Kouta, furioso oltre che scioccato.

“Potrei essere tentato di dirvelo se mi sconfiggerete”, disse l'Heartdemon per poi agganciarsi il Driver alla vita e inserirvi un Lockseed mai visto e dal chiaro aspetto marcio e malevolo. “Henshin.” Un’aura putrescente e corrotta lo avvolse completamente, vestendolo in una nuova armatura. Sembrava una versione corrotta e ingigantita della corazza da shogun di Kouta, fatta di uno strano tipo di legno e inciso con inquietanti ideogrammi insanguinati. La maschera che gli copriva il volto consisteva in un feroce viso demoniaco con sei corna e una chiostra di zanne venefiche, rispecchiando così un’orrida versione distorta dei volti delle creature del folklore giapponese, i suoi artigli erano diventati rasoi simili a katana e la coda terminava con una lama lunga e affilata analoga a quella di una naginata.

“Gah!”, urlò in quello stesso istante Kouta, accasciandosi a terra e contorcendosi in apparente agonia. “Kouta-san?! Che ti succede?! Cosa c’è?!”, domandò subito Shizu accucciandosi accanto a lui nel tentativo di aiutarlo. All’improvviso, l’aura dorata di Kouta prese a fuoriuscire dal suo corpo e fluttuò attraverso l’aria fino a entrare nel corpo di Griemhild, finché la forma di shogun argenteo del Rider svanì e anche il suo aspetto divino.

“Kouta…san?”

“Che-Che succede…? Il potere del Frutto Dorato…sta venendo risucchiato…?!”, mormorò il Rider, per poi spostare lo sguardo su Griemhild.

“Questa…è opera tua, vero?”

“Oh sì, mio caro Gaim”, rispose beffardo il demone. “Vi avevo detto che sono nato da esperimenti sui vostri poteri e quelli di Helheim, giusto? Dunque anch’io possiedo un certo legame col Frutto Dorato. Certo, normalmente non sarei in grado di influenzarlo così, ma con l’aiuto di questo straordinario Sengoku Driver è tutt’altra storia. Ora è come se esistessero due col potere di usare il Frutto Dorato, ma siccome io sono fondamentalmente un’esistenza opposta alla tua, la mia sola presenza ravvicinata è sufficiente per rubare il tuo potere!” Mentre parlava, l’aura dorata di Kouta lo circondò e si convertì in breve nella sua aura contorta e marcescente, rendendola ancora più potente e facendolo ridere sguaiatamente. “Quale potere… Meraviglioso! È davvero fantastico, Gaim! Mi sento come se potessi affrontare persino gli dei adesso!” I suoi occhi di tenebra caddero su Kouta, famelici. “Ma ne voglio ancora… Me lo prenderò tutto fino all’ultima goccia!”

“Te l’ho già detto… Quel potere è mio”, replicò Kouta rialzandosi e sfoderando un Lockseed dalla forma di arancia che inserì nel Driver. “E uno come te non merita di usarlo! Henshin!” “Soiya! Orange Arms! Hanamichi on stage!” Una volta attivato il Driver, un portale si aprì sopra la sua testa e ne emerse una sorta di enorme arancia luminescente che si fuse con lui e lo vestì di una forma Rider più semplice della pre
cedente, con una tuta blu rinforzata su arti e petto, una corazza arancione su torso e spalle e un elmo con una visiera sempre arancione e sormontato da una decorazione con la forma del simbolo del suo team. Al fianco portava una katana e in mano reggeva la stessa spada a forma di spicchio d’arancia usata in precedenza.

“Sarà più difficile del previsto… Ma posso contare sempre su di te, Shizu-san?”, chiese Kouta passando la spada nella mano sinistra ed estraendo la katana dal fianco con la destra.

“Non temere, Kouta-san! Sono con te!” Stringendo forte Gabriel, la Warrior partì all’attacco insieme al Rider, ma Griemhild usò i suoi artigli per bloccare facilmente le loro armi.

“Tsk! Siete solo dei poveri illusi! Ora che non devo più temere il Frutto Dorato, voi due non siete niente per me!” Con quel ruggito, l’Heartdemon li spinse via entrambi e sferrò diverse artigliate che sfregiarono e ferirono corazze e carne di Rider e Warrior senza difficoltà. Kouta e Shizu barcollarono per il dolore e la violenza dei colpi, ma riuscirono comunque a rimanere in piedi e scambiarsi altri colpi con il demone. Questi, però, si rivelò presto troppo potente e, dopo averli allontanati con due potenti calci, mosse le braccia generando delle fruste di rovi con cui fustigò ripetutamente i due, fino a mandarli a rotolare per terra. Griemhild creò allora un’enorme sfera di energia oscura nero-verde sopra il suo palmo, pronto a finirli.

“Non provarci!” Quel grido venne accompagnato da una raffica di proiettili di colori diversi che sorpresero il demone e gli fecero perdere il controllo sulla sfera, che si disperse nell’aria. Nel contempo, Mitsuzane e Takatora si affiancarono a Shizu e Kouta, mentre Oren e Hideyasu stavano eliminando gli ultimi Inves di Griemhild. “Ora vi daremo una mano anche noi!”

“Grazie, Micchi!”, disse contento il Rider rialzandosi e preparandosi a un nuovo assalto con le sue due spade.

“Due o cento in più non fa alcuna differenza”, commentò sprezzante l’Heartdemon. “Siete già morti, eroi della giustizia!” Lo scontro riprese più feroce di prima, ma il risultato effettivamente non cambiò: forte della sua trasformazione e del potere rubato a Kouta, Griemhild manteneva un chiaro vantaggio sui suoi avversari, i quali, anche in chiara superiorità numerica, non riuscivano a infliggergli nessun danno consistente, mentre l’avversario al contrario li martoriava con colpi sempre più feroci e violenti. Diverse artigliate spedirono Kouta e Mitsuzane a terra, al contempo Takatora cercò di attaccare alle spalle il demone, ma la coda di quest’ultimo scattò e usò la lama sull’estremità per bloccare la sua spada e colpirlo poi con una forte sferzata, atterrando anche lui. Shizu usò Gabriel per respingere gli arti di Griemhild per poi generare e scagliargli contro diverse sfere di luce argentata, tuttavia l’altro creò una barriera oscura che annullò ogni colpo.

“Davvero è tutto qui il potere della leggendaria Moon White? Davvero deludente!”, la derise Griemhild per poi lanciare dalla sua mano un raggio di energia negativa a cui Shizu rispose con un altro raggio dalla sua spada, solo di energia positiva. I due raggi impattarono a metà strada tra i duellanti, tuttavia, dopo solo pochi secondi di stallo, quello del demone vinse e respinse la tecnica della Warrior, colpendola in pieno e scagliandola lontano.

“Shizu-san!”, urlò Kouta rimettendosi in piedi e assaltando di nuovo Griemhild per allontanarlo dalla ragazza, presto aiutato anche da Mitsuzane e Takatora. A fatica, Shizu si rimise in ginocchio e sputò una boccata di sangue.

“Dannazione… Possibile che non sia in grado di fare di meglio?”, disse amareggiata battendo un pugno per terra dalla frustrazione. Fu proprio in quel momento che qualcosa le cadde di dosso, rotolando vicino alla sua mano: un Lockseed raffigurante un’anguria di un argento puro. Quella vista le suscitò un improvviso flashback: Sagara che le porgeva quel Lockseed prima di lasciarli andare verso il nemico e diceva: ' Ho modificato questo Lockseed perché funzioni in combinazione coi vostri poteri, principessa. Se come temo l’avversario si rivelerà più pericoloso del previsto, vi sarà molto utile'.

' Direi che se c'è un momento per provarlo è questo.', pensò inserendo l'elsa di Gabriel nel Lockseed. Sopra di lei apparve una cerniera che si aprì per far uscire una sfera verde simile a un'anguria, grande almeno sei volte la ragazza, a cui lei rivolse un'espressione di puro terrore.

“Vedo che Sagara-san non ha perso il suo senso dell'umorismo”, commentò Mitsuzane, continuando a supportare i compagni da dietro la prima linea e guardando la sfera chiudersi attorno alla spaventata Shizu, per poi alzarsi in aria e far uscire quattro arti abbozzati. Un'aura bianca lo avvolse quindi, cambiandone il colore da verde ad argento, mentre nella mano destra appariva una spada di luce simile a Gabriel.

“MA STARETE SCHERZANDO, SPERO!”, gridò inferocito Griemhild, liberandosi degli avversari più vicini con una potente onda d'urto e lanciandosi contro il tondo mecha con un pugno avvolto da un costrutto energetico simile a una noce. Shizu puntò i piedi a terra, ricevendo un urto devastante che la fece indietreggiare senza però arrecarle visibili danni, irritando ulteriormente l'avversario. Questi venne subito dopo afferrato dalla mano libera del robot anguria prima di poter reagire e sbattuto più volte sul terreno con una forza terribile.

“Oh, spero di poterlo tenere quando torno a casa, voglio farlo vedere a mio fratello!”, scherzò Shizu, lanciando in aria il guerriero infernale e tentando di infilzarlo con la sua arma energetica. Appena prima che la punta dello spadone potesse la corazza di Griemhild. Questi, però, aprì un portale per Helheim in cui sparì.

“È scappato di nuovo?”, domandò Alfonso, guardandosi intorno e stringendo con cautela le sue spade gemelle…senza riuscire tuttavia a notare una nuova cerniera apparsa alle sue spalle.

“SENSEI!”, gridò Hideyasu vedendo uscire dal portale il braccio di Griemhild col chiaro intento di uccidere il suo tanto bizzarro quanto amato mentore. Il Rider marrone attivò più veloce che poté il suo Driver, avvolgendo il martello con un'aura dello stesso colore e usandolo per colpire Griemhild appena mise piede fuori dal portale. Il colpo, accompagnato da una potente onda d'urto, calò sulla testa del demone riuscendo a fermarlo, ma senza infliggere alcun vero danno. Il principale risultato ottenuto da Hideyasu fu un'occhiataccia penetrante che sembrò bucargli l'elmo.

“Sai, Gridon? Per essere il più patetico dei tuoi amici, ti stai rivelando piuttosto seccante. Ti schiaccerò come una zanzara!”, sibilò l'infernale shogun, schioccando le nocche. Nonostante il tono fosse stato tanto gelido da congelare il sangue di Gridon, questi non demorse.

“Lo prendo per un complimento...non permetterò alla mia debolezza di mettere ancora una volta in pericolo i miei amici, dannato mostro!”, affermò il guerriero, attivando nuovamente il Driver, disposto a farlo tutto il giorno se necessario. Griemhild, tuttavia, si limitò a generare un rampicante dalla sua mano con cui lo avvolse e scagliò poi contro un vicino grattacielo, annullando la trasformazione all'impatto. Oren, furibondo a quella vista, tentò di vendicare il ragazzo gettandosi in un brutale assalto con entrambe le spade, ma venne anche lui afferrato per la testa e sbattuto al terreno con forza tale da propagare crepe per l'intera piazza. La distrazione data dai due aveva comunque permesso a Takatora e Kouta di attivare a tempo di record delle nuove trasformazioni al suono di: “Soda! Melon Energy Arms!” “Soiya! Kachidoki Arms! Iza shutsujin! Ei! Ei! Oh!” .

Takatora aveva indossato un nuovo Driver, la cui fibbia assomigliava a un frullatore pieno di una bevanda luminosa. La corazza era più pesante e decorata, mentre il suo scudo era stato sostituito da un arco meccanizzato da cui partivano frecce di luce. Kouta aveva invece un'armatura ben più pesante, simile a quella dei samurai più corazzati del periodo Sengoku, a partire dall'elmo che aveva corna ben più massicce. Sotto la cintura portava un gonnellino metallico e il petto era coperto da un cerchio dello stesso materiale, con al centro il simbolo del team Gaim. Sulle spalle portava due bandiere arancioni e come arma utilizzava un grosso fucile con un aspetto analogo a una console dubstep, da cui partivano potenti scariche di energia. Con le loro armi, i due Rider iniziarono subito a tempestare di colpi il mostruoso shogun demoniaco, costringendolo in breve a retrocedere.

A quel punto, rinfoderato il fucile e prese le due bandiere in mano, Kouta si buttò di peso su Griemhild, colpendolo ripetutamente con le due armi ora avvolte da una fiammeggiante aura arancione, mentre Takatora utilizzò le lame sul corpo dell’arco per attaccare alle spalle il nemico. Infuriato per i danni subiti, lo shogun demoniaco evocò un'enorme mazza ricoperta di pustole velenose e, dopo un violento e feroce scambio di colpi, spinse via gli avversari con due potenti colpi, per poi alzarsi in volo.

“Kouta-san, salta su!”, lo invitò Shizu volando sopra di lui col proprio mecha. Il Rider annuì e saltò dietro la testa del veicolo, ricominciando nel contempo a sparare contro Griemhild col suo fucile.

“Possiamo aiutarli, Niisan?”, chiese Mitsuzane al fratello, che scosse la testa.

“No, ormai la battaglia è fuori dalla nostra portata”, commentò amareggiato Takatora. Per quanto odiasse ammetterlo, non solo nessuno di loro poteva seguirli in cielo coi loro mezzi attuali, ma il livello dello scontro era anche divenuto talmente alto che ormai solo Kouta e Anastasis potevano sfidare direttamente Griemhild. I tre contendenti salirono sempre più in alto, scambiandosi colpi senza la minima pietà. Semi esplosivi, spore venefiche e foglie taglienti come rasoi si confondevano in devastanti raffiche e vortici cui Shizu e Kouta rispondevano con continui laser, nuvole di polvere lunare e terribili fendenti. La ferocia e l’intensità dello scontro divennero tali che i combattenti arrivarono praticamente all’esterno della stratosfera terrestre senza accorgersene. Quando infine se ne resero conto, il Rider e la Warrior furono quasi meravigliati dalla vista: erano abituati a guardare il loro pianeta dallo spazio, ma volare nella sua atmosfera a una simile velocità era qualcosa di unico.

“NON HO ANCORA FINITO!”, esclamò Griemhild, aprendo portali tutto attorno alla zona dello scontro. In quel momento, l’Heartdemon avvertii il suo corpo stridere e numerose ferite riaprirsi su tutta la sua pelle.

'Tsk! Dannazione, il potere combinato del Sengoku Driver di Kumon Kaito e del Frutto Dorato di Katsuraba Kouta è tanto grande? Anche se sono il più potente tra i miei fratelli…persino io non sarò in grado di sopravvivere per più di qualche altra ora se continuo a usare questa forza. Beh, non importa! Che viva o muoia non m’interessa assolutamente! L’unica cosa che voglio…'

“…È SCONFIGGERVI, GAIM E MOON WHITE!” Il suo ruggito di guerra venne seguito dal rilascio di raffiche di energia e proiettili da ogni portale aperto, che piovvero sui due avversari come una tempesta di meteoriti.

“Diventa sempre più forte… Se non lo sconfiggiamo subito, finirà per distruggere la Terra!”, affermò Kouta, trovando poi il suo equilibrio a serio rischio quando Shizu dovette volare a tutta velocità per schivare gli apparentemente infiniti proiettili evocati dal loro avversario, intento a chiuderli in una ragnatela di metallo ed energia da cui presto non ci sarebbe stato scampo. La mente della Warrior si divise in due, una intenta a calcolare la traiettoria dei colpi nemici e l'altra che cercava un modo per fermare Griemhild.

“Forse...forse ho un'idea, Kouta. Cerca di farmi arrivare fino a lui!”, disse infine Shizu, uscendo dal proprio mecha e stando in piedi su di esso accanto al Rider. I due compagni continuarono a schivare con difficoltà quell'infinito reticolo di armi e raggi d'energia, cercando di arrivare a Griemhild. L'Heartdemon, vedendo i suoi avversari in rapido avvicinamento, formò allora un’enorme sfera di oscurità tra le mani per poi lanciarla contro di loro. A quel punto, Kouta e Shizu saltarono via dal mecha, che svanì in una nuvola di scintille argentee, per evitare l’attacco; subito dopo, Gaim prese quindi per un braccio Moon White e roteò assieme a lei in una sorta di complessa piroetta prima di lanciarla contro Griemhild, che si ritrovò così afferrato da una presa d'acciaio cui seguì una frenetica lotta con la principessa lunare, la quale prese a sferrare pugni a ripetizione contro il volto del nemico con la mano libera.

“LEVATI!”, le gridò contro il demone, colpendola a sua volta con violenza, al punto da farle anche perdere sangue da bocca e naso e causarle diversi lividi al volto. Ma Anastasis sembrò insensibile a ogni dolore e chiuse invece le mani intorno al Lockseed dell’Heartdemon, stringendolo saldamente.

“Non prima di aver levato questo!”, gli rise in faccia la principessa, staccandolo finalmente dalla cintura di Griemhild e sostituendolo fulminea col suo Lockseed argenteo prima di riattivarlo. Il demone si illuminò con una potentissima luce dello stesso colore, gridando dal dolore mentre attorno a lui si formava nuovamente il mecha anguria. Ma invece di farsi pilotare, il robot si strinse attorno al demone come una grossa prigione volta a schiacciarlo.

“Una mossa geniale! Ben fatto, Shizu-san!”, si complimentò Kouta, visibilmente ammirato dall'inventiva dell'amica. Quest’ultima gli si affiancò e strinse una mano a quelle di lui chiuse sul suo fucile, mentre in quella libera evocava il Moon Infinity.

“Eh, ringrazia che abbia funzionato, non ne ero certa neanch'io. Ora diamogli il colpo finale!”, disse la ragazza con un determinato sorriso, canalizzando energia nell'arma del Rider da sé stessa e dallo scettro, da cui partì una forte luce arcobaleno. Resosi conto delle intenzioni della sua nuova compagna, Kouta seguì subito il suo esempio e inserì il proprio Lockseed nel fucile, aumentando ancora di più l’energia che andava accumulandosi al suo interno e facendolo brillare della stessa luce arcobaleno dello scettro, solo ancora più accecante.

“Grrr! Non ho ancora finito di combattere!”, ringhiò Griemhild, liberandosi dell'armatura con uno scoppio di energia velenosa e avvolgendosi con un enorme vortice di foglie. “Però almeno stavolta sono d’accordo con voi: chiudiamo la partita!” Concentrata tutta l’energia che gli rimaneva, la scagliò insieme al vortice di foglie generando una gigantesca ondata di energia negativa circondata da fluidi e vapori venefici e dalle stesse foglie, ora diventate rigide e affilate come lame.

“SILVER FRUIT BARRAGE!”, esclamarono in opposizione i due eroi della giustizia, sparandogli contro un raggio arcobaleno altrettanto enorme, all'interno del quale era possibile vedere tanti tipi di frutta color argento. Il colpo si scontrò a metà strada contro il vortice di energia, foglie e tossine dell'avversario, il quale gridò disperato mentre immetteva più energia per contrastarli. Da terra gli amici di Kouta videro la luce dello scontro di poteri farsi sempre più grande, al punto che cominciarono a temere che potesse arrivare fino alla città e distruggerla. Nell’atmosfera, il Rider e la sua partner Warrior gridarono con quanto fiato rimaneva loro in corpo mentre potenziavano a loro volta il loro attacco, al punto che Griemhild arrivò a sentire la sua carne bruciare per la forza liberata.

' Mi stai guardando ora, padre?- pensò mentre stringeva le mani scorticate, usando poi tutto il potere rubato del Frutto Dorato per potenziare ancora di più la sua tecnica. –E tu, Diablo, mi stai guardando? Questa è la mia determinazione!' Dall’altra parte, invece, Kouta e Shizu cominciavano ora a cedere. Il primo poteva avvertire il suo fucile surriscaldarsi come un piccolo sole e la presa della seconda si faceva più debole. Ma anche così nessuno dei due, per quanto fossero stanchi, intendeva arrendersi.

'Non possiamo cedere ora, Kouta! Non possiamo!' gli comunicò telepaticamente Shizu.

'E non cederemo infatti! Noi vinceremo!' replicò subito l’altro, tuttavia al tempo stesso avvertì chiaramente le loro forze farsi sempre più deboli e il loro attacco venire spinto indietro da quello di Griemhild.

"Non arrendetevi. " disse inaspettatamente una nuova voce. Una luce dorata prese a brillare alle loro spalle e, girato lo sguardo, i due videro quello che pareva lo spettro luminoso di una giovane donna con capelli biondo scuri e vestita di abiti bianchi.

" Mai?" mormorò Kouta, stupito. La ragazza rispose con un sorriso gentile e posò le proprie mani sulle spalle di Rider e Warrior, i quali sentirono subito una nuova scarica di energia pervaderli e ridargli forze e speranza.

"Potete farcela. Voi due insieme potete vincere.".

Con quelle ultime parole, svanì in una nuvola di particelle dorate. Seppur sorpresi da quell’intervento imprevisto ma di certo non sgradito, i due combattenti si ritrovarono a sorridere, sentendosi pervasi da una volontà e una forza senza pari.

" Un ultimo, sforzo, Kouta-san..." gli disse Moon White attingendo più che mai dal potere del Moon Infinity.

" Per la Terra...- rispose Gaim, rinsaldando la presa e immettendo a sua volta nuova energia nel loro attacco. ““E per chi amiamo!!”, conclusero insieme a gran voce, dando l'ultima spinta necessaria a battere definitivamente la tecnica di Griemhild: il loro raggio arcobaleno crebbe a dismisura e, respinto quello del demone, lo travolse in pieno con l'unione delle loro energie, che venne percepita dalla Terra come un unico gigantesco fuoco d'artificio. Tra le urla dei loro compagni rimasti a Zawame City, gli sfiniti Rider e Warrior cominciarono a precipitare insieme al corpo fumante dell'ormai sconfitto Griemhild. Per fortuna, nel mentre, il Frutto Dorato si separò da quest’ultimo per poi tornare al suo legittimo proprietario, il quale, pervaso nuovamente dal proprio potere divino, poté aprire un portale per sé e l'amica, che li teletrasportò in sicurezza proprio nel mezzo della piazza.

“Ce l'avete fatta!”, gridò entusiasta Mitsuzane affiancandosi a loro insieme al fratello e ai ripresi Oren e Hideyasu.

“Già”, sorrise Shizu, tornando normale e grattandosi la nuca, visibilmente esausta. “Escluso Diablo, questo è stato probabilmente lo scontro più terribile che abbia mai affrontato. Fortunatamente è…”

“È FINITA SOLO QUANDO LO DICO IO!”, ruggì roboante la voce di Griemhild. Voltandosi, i suoi avversari lo videro più emaciato, malridotto e furioso che mai: granelli di polvere nera si levavano dal suo corpo bruciato, ora privo di un occhio e un braccio, solo per contare le ferite più gravi, tuttavia la sua faccia, ormai praticamente annerita, rimaneva una maschera di puro disprezzo.

“Sei davvero un bastardo ostinato!”, esclamò Shizu rimettendosi in posizione di combattimento, in realtà più stupita che rabbiosa nel vedere il loro nemico ancora in piedi nonostante le tremende condizioni in cui versava. Prima che potesse agire, però, Kouta le mise una mano sulla spalla, fermandola.

“Kouta-san?” Il Rider, ora di nuovo con l’aspetto divino dell’Uomo dell’Inizio, non disse nulla limitandosi ad avanzare con totale calma verso l’Heartdemon. Dopo alcuni passi, la sua figura venne avvolta da una luce dorata e la corazza argentea del Kiwami Arms, simbolo della sua reale natura e del potere sconfinato che ne derivava, lo vestì nuovamente. Griemhild ruggì ancora di puro furore e caricò Kouta, cercando di colpirlo con gli artigli dell’arto rimanente, ma il Rider, sempre con movimenti minimi e pacati, si limitò ad alzare la mano destra e afferrare il braccio del nemico, bloccandolo saldamente a pochi centimetri dalla visiera del proprio elmo. Il demone mise di rimando più forza nel suo attacco…e anche il suo braccio restante si incenerì e disperse nell’aria, insieme ad altri pezzi del suo corpo.

“Basta adesso, Griemhild. Non puoi fare più niente”, disse semplicemente Kouta con voce calma ma inflessibile, mentre riapriva la mano per liberare la cenere stretta nel suo pugno e annullava la propria trasformazione. “Ormai è finita.” L’Heartdemon lo fissò con uno sguardo di puro odio, ma si limitò a sospirare dopo un paio di secondi. “Per me sarà anche finita…ma questa storia è ben lungi dall’esserlo”, sentenziò riacquistando in fretta il suo ghigno maligno.

“Sconfiggere me non farà che ritardare leggermente il piano del mio signore. Presto Lord Astaroth e Diablo troveranno la Croce di Fuoco e allora l’arma suprema delle Tenebre prenderà finalmente vita! A quel punto, né voi Kamen Rider e Warrior Planet potrete fare più nulla! NULLA!”

“Cosa, la Croce di Fuoco? Che cosa sarebbe? Cosa progettano di fare Astaroth e Diablo?”, domandò Shizu, sentendo una terribile morsa stringersi intorno al suo cuore. Tuttavia, per sommo stupore suo e di Griemhild, Kouta si limitò a sorridere e rivolgere uno sguardo risoluto verso l’Heartdemon.

“SO cosa vuole fare il tuo signore e posso assicurartelo: non lo permetterò mai. Né io né nessun altro di noi”, disse il Kamen Rider fissando dritto negli occhi il demone e parlando con totale sicurezza, al punto che fu l’altro a vacillare sotto quello sguardo per un breve istante.

“…Hm. A quanto pare abbiamo sottovalutato le tue capacità non solo combattive, ma anche investigative. Del resto tu sei un essere unico persino tra i tuoi simili, Gaim”, commentò infine Griemhild, riacquistato in fretta il suo contegno serio e arcigno. Nel mentre, il suo corpo continuava a disintegrarsi sempre più rapidamente. “E sia allora. Sfortunatamente io non potrò vedere come questo conflitto proseguirà e si concluderà, ma non ho dubbi che sarà la più grande guerra tra le due fazioni di Bene e Male che si sia mai vista. La sola domanda che pongo è…” Un ghigno beffardo e malvagio riaffiorò sulle sue labbra deformi e i suoi occhi si spostarono da Kouta a Shizu e poi di nuovo su Gaim. “…voi Rider e Warrior sarete davvero pronti per ciò che vi aspetta?”

“Lo saremo”, rispose subito Kouta, sempre con assoluta sicurezza e risolutezza. “Faremo di tutto per fermare la loro follia.”

“Oh me lo auguro davvero, Gaim… No, Katsuraba Kouta. E ovviamente anche tu, Shizukesa Howaito, o principessa Anastasis. Per il vostro bene, me lo auguro davvero… Che peccato non poter vedere lo spettacolo che sta per cominciare…” Con quelle parole e un’ultima risatina beffarda e sadica, Griemhild svanì completamente in una nuvola di cenere. L’eco della sua risata riecheggiò nell’aria per diversi secondi, mandando brividi gelidi lungo la spina dorsale di tutti i presenti.

‘Che nemico spaventoso. E Diablo è persino peggio… Saremo davvero in grado di sconfiggerlo?’, si chiese Shizu, fortemente preoccupata. Quel pensiero le fece ricordare la sua precedente domanda mai risposta.

“Kouta-san, di che parlava Griemhild? Cos’è la Croce di Fuoco?” L’interpellato sospirò pesantemente e, riassunto il suo aspetto di normale umano, si voltò a guardarla.

“Me l’ha riferito Sagara prima di mandarmi qui ad aiutarti. Qual è il vero piano di Astaroth e il ruolo di Diablo in esso…ma ti dico fin da subito che non ti piacerà, Shizu-san.”

                                  *****

“Oddio…”, mormorò Shizu fissando il bicchiere di succo con occhi sbarrati e pieni di orrore. Il vetro tremava vistosamente da quanto forte lo stringevano le sue mani e sembrava rimanere intero solo per miracolo. “Il sangue di Serenitatis…scorre in Diablo… E Astaroth mira a fargli avere un SIMILE potere?!”

“Purtroppo sì”, confermò Kouta in tono mesto, fissando poi il resto dei suoi compagni. Tutti loro erano tornati al locale di Kojiro dopo la tremenda lotta e qui il Rider divino li aveva messi al corrente della verità dietro le origini e i poteri di Diablo e sul vero piano di Astaroth. E non era sorpreso di vedere che tutti avevano reagito con lo stesso shock e orrore che avevano sentito anche lui e Mai quando gli era stato riferito per primi da Sagara. “La Croce di Fuoco è un’esistenza che, per ciò che rappresenta, supera persino i confini delle divinità. Se Diablo la assorbisse…” “Non si può nemmeno immaginare cosa diventerebbe”, concluse Takatora con una mano a coprirsi la bocca, nel tentativo di controllare il proprio sconvolgimento interiore.

“Potrebbe minacciare l’intero Universo…”

“Ed è per questo che noi non glielo permetteremo”, disse subito Kouta, deciso. “Te lo prometto, Shizu-san, non lascerò che Astaroth e Diablo facciano i loro comodi e mettano in pericolo tutti! A costo di affrontarli da solo!” La Warrior lo fissò, momentaneamente scioccata dalla sua risolutezza e dal suo altruismo, ma presto un sorriso tornò a riaffiorare anche sulle sue labbra.

“Ma non sarai da solo, Kouta-san. Per le mie amiche, il mio popolo, i mondi che ho giurato di proteggere e anche per Serenitatis, non gliela farò passare liscia nemmeno io! Giuro che li fermerò a qualunque costo!”

“E noi ovviamente vi daremo una mano!”, s’intromise Mitsuzane. “Anche noi in quanto Rider faremo la nostra parte! Nessuno può minacciare la nostra città e il nostro mondo e passarla liscia!” Si voltò verso il fratello maggiore e gli altri e, per sua somma gioia, anche loro di dichiararono subito d’accordo.

“Ragazzi…”, mormorò Shizu, visibilmente commossa. “Grazie. Grazie infinite a tutti, davvero! Sono onorata di poter combattere al vostro fianco!”

“L’onore è nostro, principessa Anastasis!”, rispose Kouta con un gran sorriso.

“Ti prego, va bene solo Shizu. Vale per tutti!” “A quanto vedo state facendo di nuovo discorsi su faccende importanti”, li interruppe in quel momento la voce di Kojiro.

“Tuttavia, direi che, per il momento, è meglio che vi rilassiate. Io non sarò in grado di combattere, ma so che non si può andare in battaglia a stomaco vuoto. Per questo, direi che possiamo festeggiare la recente vittoria e anticipare la vostra futura impresa con una bella festa carica di cibo e bevande per caricarvi! Mio regalo, naturalmente!”

La proposta venne naturalmente accettata con grande entusiasmo e presto il nuovo gruppo si ritrovò a celebrare la nuova salvezza di Zawame City con una festa piccola ma carica di cibo e allegria. Kojiro aveva tirato fuori il meglio della sua merce e aveva indetto una serata di sconti per tutti. Così, aiutato anche dalle abilità di pasticciere di Oren, si era dunque messo a sfornare gelati e dolci per mezza città. Anastasis e i Rider, dal canto loro, avevano preferito festeggiare sistemati allo stesso tavolo di quella mattina. Tutti loro erano un po' bendati per la dura battaglia vinta, ma incredibilmente allegri e vitali come poteva esserlo solo qualcuno che aveva appena sfidato la morte. Ovviamente Kouta non perse tempo per alzare un bicchiere di succo e dire a gran voce: “Beh, direi che questa è un’occasione per cui un brindisi è d’obbligo, no? Alla nostra nuova amica e a noi, naturalmente!” Il gruppo accolse di buon grado la sua proposta e tutti, Shizu compresa, sollevarono i bicchieri per brindare. Subito dopo, però, una nuova voce carica di irritazione si fece sentire.

“Kouta, com'è che vengo a sapere solo ora che sei qui?”. Kouta si paralizzò come se la Morte stessa fosse apparsa dietro di lui. A terrorizzarlo era stata una ragazza sui venticinque anni, abbastanza simile a lui nei lineamenti, con un'espressione molto severa.

“C-Ciao, sorellona. Scusa se ci vediamo solo adesso...ma sono stato impegnato e quindi...”, disse spaventato il giovane Rider.

“Troppo impegnato anche per me?”, domandò minacciosa la ragazza, facendo sudare il fratello minore per poi afferrarlo per il cappuccio della felpa e trascinarlo fuori dal locale.

“C'è da preoccuparsi?”, chiese Shizu, un po' inquieta, a Takatora. Quella ragazza le ricordava Itsuki in “quel” periodo del mese.

“È Akira, la sorella maggiore di Kouta”, le spiegò Takatora. “Probabilmente la donna più autoritaria che abbia mai incontrato, però è anche un’ottima persona”, affermò bevendo la sua limonata mentre l'amico si beccava un'immensa sgridata. “Puoi stare tranquilla, se la caverà con una tirata d’orecchi e un bel terzo grado… Almeno credo”, aggiunse in tono palesemente poco convinto, che fece deglutire Shizu .

“Posso sapere cosa mi sono perso?”, domandò un ragazzo coi corti capelli neri e la divisa del team Baron che entrò subito dopo. A giudicare dalla cintura sulla sua vita, anche lui era un Kamen Rider.

“Abbiamo appena sconfitto un demone di un'altra dimensione che aveva anche rubato il frutto dorato, grazie all'aiuto di una principessa dalla suddetta dimensione”, spiegò in poche parole Mitsuzane facendo ridere tutti. Il giovane uomo indicò poi Shizu. “A proposito, la principessa è lei.”

“Bene, ora potete spiegarmi come la mia vita è arrivata al punto che questa spiegazione mi sembra abbastanza logica?”, domandò con una grossa risata il nuovo arrivato, rivolgendo un inchino amichevole a Shizu. “Comunque, se hai aiutato i miei amici, allora sei anche mia amica! Molto piacere, io sono Zack, alias Kamen Rider Knuckle e leader dell’ex-team Baron!”

“Piacere mio, Zack-san! Shizukesa Howaito, ma chiamami solo Shizu”, rispose la ragazza con un ampio sorriso per poi tornare a godersi la serata insieme a tutti i suoi nuovi compagni. Dopo un po’ di tempo, però, Shizu sentì qualcosa che sembrava chiamarla e, voltandosi, vide la stessa ragazza dai capelli biondo scuro e gli abiti bianchi che aveva aiutato lei e Kouta durante i momenti finali dello scontro con Griemhild in un angolo isolato, vicino all’entrata del locale. Questa le sorrideva e le faceva cenno di venire verso di lei e, come la stessa Shizu si accorse presto, nessun altro a parte lei sembrava vederla. Seppur perplessa, la Warrior aveva già capito che era una loro alleata e così le si avvicinò senza paura.

“Non mi aspettavo di rivederti”, le disse sincera e l’altra le sorrise in modo amichevole.

“Volevo ringraziarti di persona per aver aiutato Kouta. Te ne sono davvero grata, Shizu-san”, le disse con voce melodiosa e carica di bontà, al punto che Shizu ebbe l’impressione che la stesse accarezzando. Ora che la vedeva da così vicino e senza la frenesia di una battaglia di mezzo, era ancora più bella di quanto le fosse sembrata la prima volta e la sua presenza era incredibilmente rassicurante e gentile, come quella di una madre. “Sono Takatsukasa Mai, piacere di conoscerti.”

“Mai-san, eh? Tu sei la Donna dell’Inizio, vero? La compagna di Kouta-san”, disse la Warrior ricambiando il saluto. La domanda le era venuta spontanea, tuttavia sentiva anche che non le serviva una vera risposta; dopotutto l’aspetto ultraterreno e l’aura che quella ragazza emanava erano gli stessi che vedeva e percepiva in Kouta quando assumeva la sua forma divina di Uomo dell’Inizio.

“Sì, sono io”, rispose Mai con un lieve rossore sulle gote. Il suo volto divenne poi più serio. “Ho visto il vostro scontro e sono al corrente di ciò che vi aspetta adesso. Mi dispiace vedere Kouta coinvolto di nuovo in qualcosa di così pericoloso, ma so che non c’è scelta. Per questo, avevo bisogno di chiederti un favore, Shizu-san. Perdona il mio egoismo, ma potresti aiutarlo il più possibile? Lui tende sempre a esagerare quando si tratta della cosa giusta da fare e così finisce sempre per strafare…”

“Sì, me ne sono accorta” rispose la principessa, divertita. “Non preoccuparti, Mai- san. Hai la mia parola di Moon White che lo aiuterò con tutte le mie forze.” Poi aggiunse anche: “Allora tu non ti unirai a noi per la prossima battaglia.”

“Purtroppo no”, rispose Mai, chiaramente addolorata. “Ho potuto aiutarvi nell’ultimo scontro solo perché potevo aiutare Kouta a recuperare parte delle sue energie, ma non posso lasciare il nostro pianeta privo di difese mentre lui è assente. Il nostro mondo è ricco di vita ed energia, quindi è spesso mira di varie creature dell’oscurità o del caos. Non possiamo mai lasciarlo completamente sguarnito, almeno uno di noi due deve restare a proteggerlo e supportarlo. In più, purtroppo io, nonostante i miei poteri, non sono una combattente e dunque non posso lottare in prima linea come te e Kouta. Finché resto qui posso difendermi in più modi, ma non sono in grado di combattere Diablo e i suoi complici come tutti voi. Mi spiace.”

“Non preoccuparti, Mai-san. Capisco bene cosa vuoi dire”, rispose Shizu appoggiando una mano sulla spalla dell’altra ragazza con un sorriso incoraggiante. “Tu fai ciò che devi, noi faremo la nostra parte.”

“Grazie ancora, Shizu-san”, rispose Mai stringendole la mano con la propria. “Dovete anche trovare gli altri Rider e Warrior, prima della battaglia finale. È già da un po’ di tempo che osservo la situazione e non intendo mentire: sta precipitando più in fretta di quanto sembri e non potrete vincere da soli. Avete bisogno dei vostri compagni e alleati, ora più che mai.”

“Sì, me ne sono resa conto. L’ultimo avversario ci ha fatto penare ed era notevolmente più debole di quelli che ci aspettano. Non possiamo combattere da soli…” L’espressione di Shizu divenne più mesta. “Se solo sapessi come poter trovare le mie compagne, sarebbe tutto più semplice…” Incredibilmente, Mai le rispose con una risatina.

“A riguardo…credo che avrai una soluzione a tale problema molto presto, Shizu-san.” Prima che la Warrior potesse chiederle spiegazioni, Mai indicò dietro di lei e, voltandosi, la ragazza vide Kouta tornare al tavolo affiancato dalla sorella con un aspetto decisamente più strapazzato di prima…e, proprio in quel momento, dal suo Driver uscì una voce fin troppo familiare: “Mi ricevete? Sono il capitano Martina Florence, chiamo dall'Amanogawa High School. C'è qualcuno in ascolto?”.

Shizu si voltò verso Mai con occhi sgranati e la Donna dell’Inizio le rispose con un semplice cenno del capo per poi svanire in un’altra nuvola di particelle dorate. La Warrior scattò allora subito al tavolo per rispondere e ascoltò la successiva conversazione con le sue compagne con una gioia immensa nel cuore, al punto da avere le lacrime agli occhi. Non era più sola. Presto le avrebbe ritrovate tutte!

“Grazie al cielo. Grazie al cielo” ripeté come un mantra dopo che la conversazione si era conclusa e le coordinate per il loro ritrovo erano state fornite.

“Va tutto bene, Shizu-san”, disse Kouta appoggiandole rassicurante una mano sulla spalla, proprio come aveva fatto Mai poco prima. “Non saremo da soli per questa battaglia e proprio per questo vinceremo!” La giovane principessa non rispose a voce, ma il sorriso che gli rivolse fu più significativo di qualunque parola.

                                                                                         ****

“Niente… NIENTE! Com’è possibile CIÒ?!”, ruggì Diablo agitando una mano e scagliando nel processo una potente onda di energia che polverizzò una grande roccia vicina. Il Rider demoniaco si trovava in uno dei precedenti luoghi in cui si era scontrato con Tsukasa, una landa desolata su cui crescevano solo sparute piante grasse e punteggiata di rocce di grandezza variabile. I suoi ultimi calcoli gli avevano anticipato che Decade sarebbe ripassato in quel posto nella sua continua fuga, solo per rivelarsi totalmente errati. Come anche le 5 volte precedenti. “Non capisco… Per quanto le rilevazioni siano forti e precise, si rivelano ogni volta sbagliate! Com’è possibile?! Dove sei, Decade-senpai?! DOVE SEI?!”

“Non riesci più a localizzarlo, eh?”, disse una voce dietro di lui. Voltandosi, Diablo vide Narutaki camminare verso di lui con un’espressione grave in volto.

“Oh guarda un po’ chi si è deciso a rifarsi vivo”, sbottò stizzito il demone torreggiando sull’umano. “Mi avevi assicurato che questo modo di tracciare Decade era sicuro e preciso, invece indovina: non funziona più! Cosa significa? Mi stavi forse prendendo in giro?”

“Direi che hai avuto più di una prova che ti abbia detto la verità”, replicò Narutaki sopprimendo a fatica un brivido. Per quanto fosse abituato a creature potenti e pericolose, Diablo rimaneva un’entità che sfidava qualunque sua conoscenza e ora era pure furioso. Sapeva bene che non gli conveniva irritarlo ulteriormente o avrebbe rischiato seriamente la vita. “Ti avevo anche detto che in questo modo avresti potuto tracciarlo per un po’ di tempo, ma non ero sicuro di quanto esattamente. Per questo ti avevo detto di cercare di sopraffarlo quanto prima possibile, perché temevo che potesse preparare delle contromisure a riguardo. E, a quanto pare, l’ha fatto.”

“Beh, allora dammi qualcos’altro! L’hai braccato per decenni, di sicuro saprai ritrovarlo in qualche altro modo!”

“Se lo sapessi, te l’avrei già detto, ma purtroppo non ci riesco più nemmeno io. Non so di preciso cos’abbia fatto, forse sta ricevendo aiuto da qualcuno anche lui… Fatto sta che la sua presenza è come svanita e nemmeno io riesco più a percepirla, perciò non ho idea di come ritrovarlo. Te l’assicuro, sto dicendo la verità.” Narutaki sostenne lo sguardo di Diablo con quanta più fermezza possibile e, dopo alcuni secondi, il Rider demoniaco fece schioccare le mascelle, ma si allontanò da lui.

“Sì, ti credo.” Narutaki trattenne un sospiro di sollievo a quelle parole… Sospiro che divenne strozzato quando una grande quantità di energia negativa prese a concentrarsi nella mano destra dell’Heartdemon. “Tuttavia questo vuol dire anche che mi sei del tutto inutile ormai. E uno come te è una presenza troppo scomoda da lasciare in vita!” Giratosi di scatto, Diablo rilasciò una potente onda energetica contro il viaggiatore dimensionale, il quale, colto di sorpresa, non poté fare altro che aprire la bocca in un muto urlo prima che una devastante esplosione lo inghiottisse e riducesse apparentemente in cenere. Osservando il polverone che andava diradandosi, il Rider demoniaco sbuffò.

“Mi hai dato una mano non indifferente, Narutaki… Ma non mi mancherai affatto”, commentò sarcastico per poi tornare cupo e seccato. “Il problema rimane comunque: non sono più in grado di trovare Decade-senpai e il tempo stringe. Sento chiaramente il legame tra le Warrior Planet e i Kamen Rider potenziarsi e questo rende il nostro imminente scontro sempre più difficile. Devo prendere al più presto il potere di Decade-senpai se voglio poterli affrontare e sconfiggere tutti. Ma come posso trovarlo se qualunque modo od oggetto non-” Si fermò di scatto con gli occhi sbarrati dietro le lenti insettoidi, come se qualcosa si fosse di colpo palesata davanti a lui e, dopo alcuni secondi, una risata malvagia proruppe dalla sua gola.

“Che sciocco… Certo che c’è un modo per trovarlo, un modo infallibile! Come ho potuto non pensarci subito? Le Warrior Planet sono la chiave… O meglio, la loro amata nave. L’Arcadia! Il suo supercomputer può forzare o bypassare qualunque difesa, come anche localizzare qualsiasi energia conosciuta nell’Universo. E quella dei Kamen Rider non fa eccezione, non importa quanto bene è nascosta!” A un suo gesto, un portale oscuro si aprì dietro di lui. “Avrei preferito sistemare prima i miei senpai e le Warrior e poi sbarazzarmi dei loro alleati, ma andrà bene anche così. Preparati, Decade-senpai, perché la caccia sta per arrivare alle sue battute finali e scopriremo presto chi è davvero la preda…e chi il predatore!” E con un’ultima risata, svanì tra le tenebre del portale. 

Pochi secondi dopo la sua sparizione, un altro portale dimensionale si aprì a breve distanza dal cratere causato dal suo attacco e ne emerse la figura ansimante di Narutaki. L’uomo aveva gli abiti bruciacchiati e le mani leggermente ustionate, ma era vivo.

“Maledizione… Non credevo potesse diventare tanto folle e pericoloso”, mormorò, chiaramente scosso. “Per di più…attaccare l’Arcadia?! No… No, no, no! Questo non va bene!”

“Cosa ti aspettavi, Narutaki?”, fece una morbida seppur severa voce femminile dietro di lui. Con passo leggero, Angelica si affiancò all’uomo, fissandolo con un misto di rimprovero e delusione che la guardiana dello spazio tempo non aveva riservato neanche agli abitanti della Luna che più l'avevano osteggiata nella sua epoca.

“La tua ossessione per Decade è forse arrivata al punto di farti perdere di vista la realtà? Diablo non è mai stato un normale demone e ora è sempre più vicino a diventare la più grande minaccia dell’Universo. Anche grazie a te.”

“…Io volevo solo eliminare quella minaccia. Cercavo di-” La mano alzata di Angelica lo fermò.

“So benissimo che volevi fare. Contavi sul fatto che Tsukasa e Diablo si eliminassero a vicenda, così da togliere di mezzo in un colpo ben due presunte minacce all’equilibrio dei mondi. Almeno dal tuo punto di vista… Ma sei stato davvero ingenuo, a quanto pare.” Lo sguardo severo che gli rivolse la ragazza colpì Narutaki più nel profondo di quanto l’uomo si aspettasse e per questo non riuscì a replicare, limitandosi a fissare il terreno con un’espressione colpevole. Angelica portò invece lo sguardo verso il punto dov’era sparito Diablo e i suoi lineamenti si fecero più tesi e preoccupati.

' Il tempo rimasto è davvero poco ormai. Mi fido con tutto il cuore di te, Tsukasa… Ma ti prego: stai attento.'.


                                                                                                                                 *****
Kazuraba Kouta: protagonista della serie Kamen Rider Gaim ( 2013- 14) e quindicesimo Heisei Rider, a inizio storia Kouta è l'ex leader della squadra di ballo da cui avrebbe preso il nome per la sua identità segreta, in cerca di lavoro.  Mentre cerca di aiutare l'amico Yuia Sumii a trovare un metodo affinchè il team Gaim riottenga i palcoscenici persi nelle sfide contro il team Baron, si ritroverà sempre invischiato  nelle trame di Yggdrasil riguardanti la misteriosa foresta di Hellheim e negli attacchi di Inves a Zawame City. Fin da subito ottiene l'attenzione di Sarada, il misterioso commentatore delle sfide tra Beat Riders, e di Takatora Kureshima, capo di Yggdrasil, che riesce a convincere a cercare una possibilità di coesistenza con gli abitanti di Hellheim. Questo lo porta però in conflitto anche con l'amico Mitzusane, cadendo in un baratro di disperazione che culminerà con la scoperta che il primo mostro da lui ucciso era lo stesso Yuia e che egli stesso sta diventando un Inves. Alla fine, dopo aver sconfitto il rivale Kumon Kaito, diventa il  legittimo possessore del Frutto Dorato e Uomo dell'inizio. Coi nuovi poteri ottenuti, assieme all'amata Mai trasporta tutti gli Inves rimasti a Zawame City su un pianeta deserto, che sotto la sua guida diventa un lussureggiante mondo. 
Kouta è un ragazzo estremamente gentile e determinato, disposto a tutto pur di difendere gli amici, cercando anche a volte vie cui nessuno aveva pensato. Dopo essere diventato l'Uomo dell'inizio diventa incredibilmente potente, forse più di qualsiasi altro Kamen Rider, capace di manipolare sia la vita che lo spazio tempo. Anche senza queste abilità resta però un micidiale combattente, capace di usare con eguale abilità armi da mischia o da fuoco, ottenute attraverso i vari Lockseed.

Kumon Kaito, alias Kamen Rider Baron: coprotagonista di Kamen Rider Gaim e rivale di Kouta, i suoi genitori si suicidarono dopo aver venduto la loro azienda  a Yggdrasil ed essere stati derubati di tutti i soldi guadagnati dall'affare. Questo fatto scatenò in Kaito un desiderio di vendetta contro la multinazionale e il costante desiderio di diventare più forte. Entrando a far parte del team Baron, ne divenne in fretta il leader e attraverso duelli a colpi di Inves, privò le altre squadre di Beat Riders delle loro postazioni di ballo. Dopo essere diventato egli stesso un Kamen Rider( o Armored Rider), entrò a far parte di una squadra di combattenti di Yggdrasil, sempre intento a diventare più forte, pur aiutando Kouta in più occasioni.  Durante un combattimento con gli Overlord, venne infettato dal veleno della foresta aliena, cominciando lentamente a diventare un Inves, trasformazione che completò quando, in una disperata lotta contro il perfido scienziato Ryoma Sengoku, mangiò un frutto di Hellheim. Trasformato in un potentissimo Overlord, decise di ottenere per sè stesso il Frutto dorato e affrontò Kouta in un ultimo duello dove perse la vita. Kaito era uno dei combattenti più violenti e ostinati della serie, utilizzando con grande abilità le armi ottenute dai Lockseed prima e poi le sue abilità di Overlord. Nonostante la sua ossessione per il potere e il disprezzo per i deboli, teneva molto alla sua città e i compagni, fuori e dentro il team Baron. Tutt'oggi il suo fantasma veglia su Zawame City.

Mitsuzane Kureshima, detto Mitchi, alias Kamen Rider Ryugen: Grande amico di Kouta nonchè figlio minore della famiglia Kureshima, proprietaria di Yggdrasil, Mitzusane passava le sue giornate tra gli studi università e gli spettacoli col team Gaim. Quando gli Inves cominciarono ad arrivare in numeri sempre maggiori sulla Terra, Mitchi usò la propria influenza per ottenere un Sengoku Driver e combattere al fianco di Kouta. Continuò a spalleggiare il suo leader finchè non scoprì alcune verità di Hellheim, e credendo( venendo anche manipolato da alcuni degli altri Rider di Yggdrasil) che l'approccio di Kouta e di suo fratello non sarebbe bastato, decise di prendere le cose nelle sue mani in preda a una sorta di sindrome del messia. Dopo un combattimento lasciò Takatora per morto e poi cominciò a osteggiare apertamente Kouta in battaglie sempre più cruente, fino alla fine della guerra. Pur avendo ottenuto il perdono di Kouta e degli altri Rider, Mitchi continuò a incolparsi per  quanto successo finchè non imbracciò nuovamente le armi insieme a Kouta.  Ragazzo gentile, sebbene facilmente messo sotto pressione, è un abilissimo combattente dalla lunga distanza.

Takatora Kureshima, alias Kamen Rider Zangetsu: Fratello maggiore di Mitsuzane, dopo la morte dei genitori cercò di crescere il fratello ed essere per lui il migliore esempio possibile. Fu tra i primi Kamen Rider della compagnia, e saputo di Hellheim, spinse affinchè vennero creati quanti più Sengoku Driver possibile per salvare altrettante persone. Pensando che inizialmente la guerra con gli Overlord fosse inevitabile, venne convinto da Kouta a cercare un dialogo, venendo però fermato dal fratello minore e restando in coma fino alla fine del conflitto. Ripresosi, cerca di trasformare Yggdrasil in un'azienda più utile alle persone. Quando si trasforma, usa con estrema abilità spada e scudo, risultando forse il miglior combattente del gruppo dopo Kouta e Kumon.

                                                                                                                                 *****

Ah, un altro anno è passato tra impegni e altre fic, e torniamo ora con questo capitolo che conclude la presentazione dei protagonisti. Io e Xephil ci scusiamo per il ritardo e speriamo con tutto il cuore che questa battaglia sia stata di vostro gusto, oltre a presentare a dovere la lore di Gaim per chi non la conoscesse. Tanto più che quest'anno c'è stato il cinquantesimo anniversario di Kamen Rider, che ormai si può considerare un bel pezzo della storia giapponese. Auguriamoci che continuerà a esserlo.

Oltre a questo, speriamo voi tutti stiate bene e che il 2022 sarà un anno più gentile con voi tutti di quanto gli ultimi due lo siano stati. A presto.

Prossimo capitolo: Diablo e la Guerriera della pace, Moon Space.
  
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