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Autore: ArielSixx    27/12/2021    1 recensioni
In una società post-moderna in cui guerre e carestie dilagano una società segreta porta avanti dei misteriosi esperimenti utilizzando dei ragazzi come cavie. Selena è una di loro e si ritroverà per necessità ad avere a che fare con un esperimento che cambierà per sempre le sorti della sua vita.
Genere: Fantasy, Guerra, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La fossa è l'area più a sud dell'ultima divisione, dove anche i prefabbricati sono rari e quasi inesistenti. In questa zona della periferia nessuno si avvicina ben volentieri, a tal punto che l'unico mezzo disponibile è un vecchio bus pieno di senzatetto e malviventi. D'altronde, chi va in quelle zone non si spaventa per così poco.

"Che puzza", esclama Wynona. Si sposta verso di me per evitare il barbone con i pantaloni zuppi che le è appena passato accanto, così finiamo entrambe spiaccicate contro il finestrino dell'autobus.

"Questo è l'ultimo dei nostri problemi", le dico. Sono costretta anche io a trattenere il respiro, il fetore mi mozza il fiato ma non vi sono altre opzioni.

Dall'altra parte del bus sento lo sguardo fisso di un uomo sulla quarantina, porta la barba incolta e un grosso coltello alla cintura. Normalmente non passerebbe i controlli delle guardie ma all'autista interessa solo arrivare a destinazione, non importa come o con chi. Essere armati è un privilegio per pochi, i controlli sono severi ma anche l'arma più piccola potrebbe salvarti la vita in qualsiasi occasione. La tentazione di possederne una mi è stata vicina in più occasioni ma il buon senso ha sempre avuto la meglio.

Il bus arriva a destinazione ed è ancora presto per riuscire a respirare di nuovo, al contrario di quanto si possa pensare la gente non si accalca per uscire da quella ferraglia. Con un impeto di coraggio Wynona mi afferrare il polso e si fa strada lungo il corridoio che ci porta all'uscita, le uniche porte aperte sono quelle accanto al conducente. Mentre stiamo già pregustando l'imminente boccata d'aria fresca noto per l'ennesima volta lo sguardo di quell'uomo su di noi, col suo corpo intralcia l'uscita e ci tocca tuffarci dentro uno spazio ristretto; sento la sua mano su una delle mie natiche e in men che non si dica siamo entrambe coi piedi sull'asfalto, con un odore terribile addosso e un coltello stretto nella mia tasca.

Arrivate a questo punto ci separa un solo chilometro dalla fossa, la strada va percorsa a piedi e tornare indietro è ormai impensabile significherebbe perdere un'intera giornata e restare a mani vuote. Percorriamo l'ultimo tratto in rigoroso silenzio, nessuna di noi due sa esattamente cosa dire. Non è la prima volta che ci ritroviamo in una situazione pericolosa eppure prima d'ora non eravamo mai arrivate a questo punto, le piccole risorse della città ci hanno sempre garantito il minimo indispensabile e anche l'intervento doveva servire a evitare questa situazione. 

Un anziano dall'aspetto deperito è seduto su di una seggiola davanti l'entrata, un cancello in ferro battuto che potrebbe essere scavalcato facilmente da chiunque, ma poco importa dato che non vi è nulla di prezioso lì dentro. Solo morte. 

"Ci sono posti?", chiedo. Attendendo una risposta che sembra non arrivare. 

Dopo due minuti buoni sembra accorgersi finalmente della nostra presenza, ci squadra dalla testa ai piedi e sospira: "Non è un lavoro per dei mocciosi questo".

"La prego, ne abbiamo bisogno. Non se ne pentirà", ribatte Wynona. Ha sulla faccia un'espressione decisa, di quelle che dicono che non cambierà di certo idea finché non ci faranno entrare. 

Sembra accorgersene anche lui, si fa da parte facendoci segno di passare. "Seguite il sentiero e non toccate nulla". 

Ci inoltriamo oltre il cancello quasi immediatamente, come se fosse qualcosa che non vedevamo davvero l'ora di fare. Che stupidaggine. Il tanfo è sempre più persistente, nulla a che vedere con l'odore sgradevole del bus, è puzza di cadaveri in decomposizione. Quello alla fossa è un lavoro ben retribuito ma talmente disgustoso che a volte i cadaveri restano accatastati per settimane in attesa di volontari. 

Alla fine del sentiero la visione che ci ritroviamo davanti è talmente stomachevole che devo riuscire a trattenermi per sedare i conati di vomito. Enormi montagne di cadaveri sono ammucchiate in un'immensa area, non ho mai visto così tanti corpi in città durante i giorni di pasto gratuiti. Da dove provengono? Solo da questo distretto o anche da altre parti? In fondo si intravede un grande inceneritore che sbuffa una nube di fumo nero, pronto a spazzare via ogni traccia di questa esistenza. 

"Volontari?", ci chiede una donna che si sta avvicinando verso di noi con quella che è palesemente una domanda retorica. In men che non si dica ci ha già spinto contro un mazzo di targhette a testa con sopra una serie di numeri. "Andate all'inceneritore, li troverete Mike", ci dice in via definitiva. 

Arrivare all'inceneritore è molto più facile del previsto, le ''montagne umane'' sono disposte in modo tale da lasciare liberi dei piccoli sentieri. Mike è un ragazzo sulla trentina dagli occhi trasparenti come il ghiaccio e un cappellino azzurro con su una sigla che non ho mai visto prima: C.I.I.D.  "Finalmente degli aiutanti! Vedo che avete già le targhette, disfate le pile partendo dall'alto e attaccatele sulla destra", esordisce. Ha un'aria talmente allegra che mi destabilizza. 

"Le pile?", chiediamo in coro io e Wynona. Per un momento vi è un silenzio stranamente imbarazzante, poi i nostri occhi seguono meccanicamente il suo sguardo che si posa sulle montagne di cadaveri intorno a noi. Beh, giusto...quelle pile. 

"Finite le targhette e ritornate", ci dice come se fosse la cosa più semplice del mondo. 

Ci dividiamo il lavoro cercando di concentrarci sulla parte pratica della vicenda, Wynona si è offerta di salire in cima e gettare giù i corpi sui quali io attacco su le etichette in modo assolutamente casuale. Una parte di lei si sente in colpa per avermi convinta ad arrivare fin qui, un'altra parte sa che prima finiamo e prima riusciremo ad andare il più lontano possibile da questo posto.  Anche solo guardarli mi dà il voltastomaco. 

"La prossima volta che hai un'idea del genere ricordati ti tenertela per te", dico. In parte per smorzare la situazione e attutire quel silenzio che mi sta dando i brividi. 

"Larry si offenderebbe a non fare la tua conoscenza", mi risponde con una delle sue solite risate che mettono di buon umore.

"Larry?", chiedo interdetta. 

"Larry!", risponde scaraventando giù l'ennesimo corpo. È palesemente un ragazzo, indosso ha una maglietta rossa con su scritto "Larry's Pizza". Scoppio improvvisamente a ridere e vorrei poter davvero essere così spensierata perché è l'unico modo di esorcizzare la presenza della morte intorno a noi. O così, o come loro. 

   
 
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