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Autore: BabaYagaIsBack    27/12/2021    0 recensioni
In un' Europa dalle atmosfere steampunk e in cui la Chiesa ha tutt'altre connotazioni, un ordine di esorcisti si dedica alla creazione di vânător, cacciatori del sovrannaturale. E' da loro che Katarina impara i rudimenti per affrontare tutti i mostri che popolano la notte più scura, prefiggendosi come obbiettivo ultimo quello di uccidere Dracul, il Re di tutti i Vampiri.
Districandosi tra personaggi bizzarri e situazioni estreme, Miss Bahun cerca di mettere fine alla linea di sangue creata dai fratelli Corvinus, ergendosi al di sopra di tutti gli altri suoi compagni. Eppure qualcosa non torna, una nuova minaccia sembra voler sovvertire tutto ciò che lei conosce e, improvvisamente, gli amici diventano nemici. Di chi fidarsi,quindi, quando il genere umano è in pericolo?
Genere: Avventura, Dark, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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XII (III)

Un passo dopo l'altro, mantenendo un rigoroso silenzio, Katarina aveva seguito i colleghi tra i banchi di nebbia sempre più fitti. Le suole dei suoi stivaletti avevano cadenzato la loro passeggiata insieme ai pensieri che non avevano smesso per un solo istante di riempirle la mente, aizzandola sempre più alla violenza. Sarebbe stato così facile, dal punto in cui si trovava, sfilare dalla tasca del cappotto l'orologio da taschino, tendere la catenella d'argento, arrotolarla intorno ad una delle mani e poi stringerla al collo di Suzu. Un movimento lesto, un omicidio veloce e quasi indolore - semplice, avrebbe osato dire. L'effetto sorpresa avrebbe giocato un ruolo perfetto nonostante la presenza di Lord Terry, ancora evidentemente assuefatto dall'alcol, permettendole così di dare un avvertimento tutt'altro che innocuo, proprio come piaceva a lei. Oh, e quanto l'avrebbe soddisfatta agire a quel modo! E più ci pensava, più le dita parevano formicolare di bramosia. Come la sua mente, anche loro sembravano anelare la durezza della lega metallica, la resistenza del corpo che, avvolto nel mantello scuro, ancora ciondolava lungo il marciapiede di fronte a lei. Certo, la battutina di Mister Whiteman ad ogni modo non era stata nulla di eccessivamente irrispettoso o pungente, lo sapeva bene, ad essere onesti in un contesto differente non le avrebbe suscitato un fastidio come quello provato poco prima, ma purtroppo, doveva ammetterlo, l'essere tanto sobria e limitata negli spostamenti la rendeva terribilmente suscettibile, un po' come se fosse un animale in gabbia; così eccola lì, intenta da chissà quanti minuti a immaginarsi un modo per punirlo di tanta irriverenza. Aveva pensato a un'infinità di ripicche, c'era da dirlo, e dalle più innocue, come ad esempio uno sgambetto a tradimento, era presto passata a quel piano assassino - dopotutto poco le importava se la sua lista di vittime si fosse allungata, ciò di cui si doveva preoccupare e che non poteva affatto ignorare era, piuttosto, la punizione che la Santa Sede, al cospetto di un crimine del genere, le avrebbe riservato. Era stata mandata lì per aiutare i cacciatori di Londinium, non per sterminarli del tutto; e dubitava fortemente che il Vescovo Wassily si sarebbe preso la briga di redimerla da un simile peccato, anzi, avrebbe forse colto l'occasione per liberarsi in definitiva di lei. A quel pensiero, quindi, prendendo un grosso respiro Katarina si limitò a stringere i pugni, in modo da impedirsi d'agire d'istinto. Con uno sbuffo poi, volse il capo sul lato opposto della strada, provando a scorgere tra gli strati di foschia qualsiasi cosa che non fosse uno dei due uomini di fronte a lei. Gli steli dei lampioni si ergevano, a distanza regolare l'uno dall'altro, scuri quanto alberi secchi e più lo sguardo si innalzava verso l'alto, più si andavano definendo grazie alla mera luce di quelle che, persino dal marciapiede opposto, Miss Bahun si accorse non essere candele, ma qualcosa di estremamente similare. Allo stesso modo, dietro ad essi, si potevano ancora intravedere i salotti borghesi di qualche cittadino intento a trastullarsi, a intrattenersi con familiari e amici, o a lavorare. Osservando quei rettangoli luminosi oltre cui faticava a distinguere con precisione le linee dei soprammobili, i soggetti ritratti nei quadri appesi qua e là e i motivi delle carte da parati, Katarina non riuscì a trattenere quella che si sarebbe potuta definire una flebile risata. Fortunati loro che non dovevano sorbirsi l'umidità della sera e la compagnia di due... nuovamente portò, seppur schifata, lo sguardo sulle schiene di Suzu e Julius, intenti a chiacchierare: dement, le suggerì subito la mente - e inesorabilmente un altro sbuffo le sfuggì dalle labbra.
Per quale ragione aveva accettato quell'incarico? In fin dei conti non era il solo che le era stato proposto da Padre Costantino, solo quello per cui quel vecchiaccio aveva insistito di più. Oh, e per cui l'avrebbero pagata maggiormente, giusto, per non parlare poi del fatto che il suo sesto senso, sin dal momento in cui il prete le aveva accennato della questione, aveva iniziato a gridare a gran voce il nome di quel farabutto di Vlad III di Valacchia. Era per lui che aveva accettato. I soldi erano solo stati un incentivo.

Mordendosi il labbro, la vânător decise quindi di mettere da parte l'orgoglio e accelerare il passo, affiancando i colleghi.
«Supponendo che voi siate abbastanza lucidi da intrattenere una conversazione, miei cari, posso porvi una domanda?»
«Supponendo che voi siate abbastanza cheta da intrattenere una conversazione senza celarvi dietro alla vostra tracotanza, Miss, saremmo lieti di rispondervi» alzando un angolo della bocca, Mister Whiteman parve accennare un sorriso fin troppo divertito nella sua direzione, ma stavolta, al posto di adirarsi come in precedenza, Katarina si ritrovò sorprendentemente compiaciuta: allora un midollo spinale quei due lo avevano ancora, pensò leccandosi via dalle labbra la smorfia.
«A quanto pare l'alcol vi rende davvero più...» agitando una mano all'altezza del viso, la donna provò a trovare nella memoria la parola che in quel momento pareva proprio sfuggirle: «solerti, credo sia il termine» concluse alla fine, sentendosi la lingua arrotolata e restando incerta sul significato di ciò che aveva detto - e Lord Terry, forse meno lucido del compare, si trovò a soffocare una risata a cui stranamente lei non diede attenzione.

«Come vi abbiamo detto, Katarina, un po' di alcol aiuta ad affrontare le insidie della notte. E non solo.»
«Quindi non vi spaventa l'impertinenza della domanda che potrei porvi?»
La testa di Suzu ciondolò da un lato, quasi soppesando il pericolo a cui sarebbe potuto andare incontro; in fin dei conti la loro ospite non si era mai risparmiata alcuna cattiveria o battutina tagliente da quando era arrivata.

«Mi spaventa qualsiasi cosa possa uscirvi di bocca, se devo essere onesto, ma voglio illudermi che non siate, e perdonatemi l'ardire, solamente una spocchiosa presuntuosa.» E a quel commento, Katarina corrugò le sopracciglia, confusa: modo assai elegante per dire che era una stronza!
D'improvviso, intrufolandosi nella conversazione, Lord Terry le si fece vicino e chinandosi un poco per riuscire a farsi sentire meglio, quasi il suo vocione baritonale potesse sfuggire all'udito di qualcuno, disse: «Vedete, voi siete come una matrioska, cara Miss Bahun, avete presente? Fuori siete una bambola ben intagliata, quasi graziosa, oserei dire, ma dentro, oh, dentro nascondete la vostra natura di basilisco! Mai visto tanto veleno uscire dalle labbra di una donna!» E a quel commento entrambi i colleghi rallentarono il passo fino a fermarsi, sbattendo le ciglia e fissandolo con più curiosità, incapaci, in egual modo, di comprendere la sfacciataggine di quella sua uscita.
«Julius, amico mio... non credo che-» ma prima che Suzu potesse realmente concludere la frase, Katarina scoppiò in una fragorosa risata, spezzando l'imbarazzo.
«Oh, Whiteman!» biascicò colpendolo amichevolmente a una spalla: «Potete dire quello che volete, ma il vostro compare qui presente è stato infinitamente più creativo di voi nel darmi della carogna!» e sulle gote dell'uomo, che per un attimo avevano dato l'idea di tornare al proprio colore naturale, una nuova sfumatura di rosso prese il sopravvento.

«N-no, Miss, i-io non intendevo...»
«E cosa intendevate con "spocchiosa presuntuosa"?»
«Io...» ma il tentativo di difesa del Maestro delle Polveri da Sparo si tramutò presto in un'ammissione di colpa. Nascondendo l'imbarazzo con una mano, Whiteman sospirò vigorosamente: «... non volevo essere tanto diretto né così volgare, Katarina, ve lo posso assicurare» ma alla vânător poco sembrò importare. Scuotendo la testa e bagnandosi le labbra, la donna riprese a camminare nella direzione in cui fino a poco prima stavano avanzando i colleghi, quasi sapesse dove stessero andando: «Vi ricordo che solo qualche ora fa mi avete definita voi stesso una "belva", o avete rimosso? Inoltre mi domando se pensiate davvero che me ne importi qualcosa della vostra opinione riguardo alla mia persona..» parve domandare mentre univa le mani dietro alla schiena, compiendo falcate lente e teatrali: «Almeno adesso se al posto di vedervi correre in mio soccorso vi dovessi veder scappare a gambe levate saprò come giustificare le vostre azioni. Chi vorrebbe accollarsi un animale che potrebbe mordere la mano che lo ha sfamato?» e interrompendo i propri passi, da sopra la spalla, lanciò in direzione di entrambi gli uomini uno sguardo loquace. Di certo lei, per loro, non sarebbe tornata indietro. Rischiare la propria vita per due soggetti tanto sbagliati nei ruoli che ricoprivano le suonava strano quanto agitare la fiaschetta che teneva nella tasca interna del cappotto e sentirla vuota. A dire il vero però, quel suono fastidioso lo avrebbe udito anche se al posto di Suzu e Julius ci fosse stato un qualsiasi altro cacciatore.

Mister Whiteman schiuse appena le labbra, forse cercando sulla punta della propria lingua qualcosa da dire, ma prima che potesse trovarla un rumore catturò l'attenzione di Katarina, facendola girare. Il suo respiro si fece tanto lieve da diventare quasi impercettibile persino per lei e l'udito, al pari di quello di un predatore, si assottigliò: «Avete sentito?» Non si sarebbe potuto definire un boato, troppo lontano per decretarne l'intensità, ma non era nemmeno così leggero da passare inosservato, o quantomeno per le sue orecchie.

Julius mosse un passo nella sua direzione, poi un altro ancora fino ad affiancarla e, abbassandosi all'altezza della spalla di lei, chiese: «Cosa, esattamente?»
«Un tonfo, credo.»
Rimettendosi dritto, l'uomo tese il collo verso l'alto, guardandosi intorno con una certa curiosità. Pareva cercare qualcosa, ma scrutandolo con la coda dell'occhio Miss Bahun dubitò che fosse la stessa che stava interessando lei. La testa di lui infatti si girò prima da una parte e poi, con estrema cauzione, dall'altra, ma mai si andò a soffermare nella medesima direzione in cui lei era certa aver udito provenire il suono. Tra i banchi di nebbia i suoi occhi davano l'idea di cercare altro - cosa, però, Katarina non avrebbe saputo dirlo; di certo nulla che potesse interessarle.
«Plausibile, mia cara» sposandosi dietro le spalle di Katarina, Julius allungò un braccio accanto alla sua guancia destra, indicandole un punto in cui la foschia si faceva più densa: «Proseguendo lungo quella strada si può raggiungere il Westminster Bridge. Suppongo che il rumore che avete sentito sia stato prodotto da qualche ciurma intenta a scaricare le proprie merci.»
Scansandosi a sufficienza da riuscire a volgere il capo, la vânător corrugò le sopracciglia in una smorfia di evidente dubbio: «Ne siete certo?» E ancora una volta il Lord si chinò alla sua altezza, invitandola con un cenno a osservare il punto in cui il suo indice si stava tendendo: «Guardate.» E seppur non meno scettica, Miss Bahun lo fece. Ci mise qualche secondo per riuscire a individuare ciò che lui le stava mostrando; i suoi occhi dovettero focalizzarsi su un unico punto per poter fendere la nebbia e la penombra della sera, ma a quel punto, appena sotto al cornicione del palazzo sull'altro lato della strada, la donna scorse un dettaglio assai inusuale. Una linea longitudinale, di un azzurro talmente smunto da passare inosservato, percorreva con lo spessore di una spanna tutto il perimetro dell'edificio - e per un attimo, mentre Lord Terry spostava la propria mano per seguire quella striscia di colore, invitandola a non distogliere l'attenzione, parve un padre intento a mostrare alla propria bambina qualcosa di stupefacente. All'inizio Katarina parve non capire, ma poi, quando il dito di lui passò al palazzo successivo e quello dopo ancora, continuando a percorrere quella linea, si rese conto di non essere semplicemente di fronte a un capriccio estetico di qualche architetto.

«Basta seguire il percorso» venne poi sussurrato alle sue spalle: «Tutta Londinium è mappata.»
Oh. Quella sì che era un'informazione allettante.
«Come avete potuto constatare stanotte, qui le condizioni atmosferiche sono spesso un problema,» Julius si ritrasse: «quindi serviva una soluzione pratica per evitare che i cittadini si potessero perdere. Ciò non significa che non accada, anzi, ma aiuta molti. La nebbia è pesante, quindi è più fitta verso il basso, per questo si è optato per i cornicioni.»
«E come... come fate a orientarvi? Come... funziona

Infilando le mani in tasca, Lord Terry scrollò le spalle: «Con i colori. Più ci si avvicina al Tamigi, più le tonalità virano verso l'azzurro. Più ci si allontana, più sfumano nel giallo, fino ad arrivare all'ocra. Potremmo quasi dire che la città è stata... stratificata.»
Il viso di Katarina si illuminò. Ingenios (geniale), si disse allargando il sorriso, perfect (perfetto), aggiunse dopo. Quella trovata era davvero la soluzione ai suoi problemi: adesso avrebbe potuto sgattaiolare fuori dall'Istituto e agire anche da sola, liberandosi finalmente di quei due guastafeste.

 

   
 
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