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Autore: eddiefrancesco    31/12/2021    0 recensioni
Odyle Chagny aspirante artista, è costretta a lasciare la Francia per accontentarsi di fare l'istitutrice delle due figlie di Lord Moran.
Dalla sua posizione ai margini del bel mondo, la giovane si rende conto ben presto che in quell' ambiente dove tutto sembra perfetto, in realtà molti nascondono oscuri segreti.
Per esempio, Lord Tristan Brisbane, l'attraente e un po' impacciato gentiluomo la cui timida insicurezza mal si accorda con le voci inquietanti che circolano sul suo conto.
O dell'avvenenente Lady Moran, che pur circondata dal lusso conduce un esistenza triste e solitaria. Scoprendo a proprie spese che nell'Inghilterra puritana di fine Ottocento può bastare un sussurro per distruggere una vita.
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: Non-con
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Londra, autunno 1896 La donna che si presentò al 42 di Old Gloucester Street in quel freddo pomeriggio d'inizio autunno, era minuta e dall'aspetto severo. Westley, il maggiordomo di casa Moran, storse il naso e cercò di mascherare la disapprovazione, notando che pur essendo abbigliata come un'istitutrice, con una mantella scura che le arrivava fino alle ginocchia dissimulando le forme e un cappellino senza fronzoli, alcuni bottoni del mantello erano slacciati e teneva i guanti in mano anziché indosso, quasi volesse farsi beffe del freddo che era calato su Londra a fine settembre. Era accaldata, come se avesse corso o fosse in preda a una forte emozione, perché la sua carnagione chiara era ravvivata da un intenso colore rosato. Ovviamente Westley era stato informato di quell'arrivo da Lord Moran e, con la consueta efficienza per cui era rinomato, aveva già provveduto ad avvisare l'intera servitù. Al piano di sopra, a pochi passi dalla stanza dei bambini, era stato preparato l'appartamento che l'avrebbe ospitata e, proprio in quel momento, una delle domeniche stava finendo di preparare la camera da letto. Dall'altra parte della casa, invece, Lady Moran stava fissando con sguardo assente il giardino sul retro, con la fronte appoggiata al vetro appannato di una finestra. Mentre Westley faceva strada alla nuova arrivata, Lord Michael Moran, cogliendo un movimento della mano della moglie, alzò gli occhi dal quotidiano a cui fingeva di essere molto interessato per poi tornare immediatamente alle pagine del giornale come se nulla fosse. Non che fosse stata chiesta la sua opinione a riguardo, ma Westley pensava che fosse un azzardo o, peggio, uno sbaglio, da parte del suo padrone mettersi in casa un'istitutrice straniera. Certo, era di moda nei circoli dell'alta società londinese, ma per lui che aveva alle spalle quasi cinquant'anni di onorato servizio si trattava di una cosa inconcepibile. I francesi, era risaputo, erano individui subdoli e lascivi, e Westley non si capacitava che Lord Moran avesse ceduto alle insistenze della madre affinché affidasse l'educazione delle sue figlie a una donna di quella razza. La francese, che era alta poco più di una ragazzina, non poteva certo incutere timore ai più, ma lui sapeva per esperienza, perché di domestici gliene erano passati davanti davvero tanti, che se a prima vista poteva sembrare mite e indifesa, quegli occhi scuri e profondi come due pozzi e quelle labbra rosate ma dal tratto risoluto nascondevano in realtà un'indole ribelle. «È arrivata Miss Chagny, milord» annunciò entrando nel salottino cinese, la stanza preferita della famiglia. «Bene, Westley, falla accomodare.» Odyle si era avvicinata con timore quasi reverenziale a quella grande casa di arenaria grigia, resa ancor più cupa dai fumi del carbone che annerivano le statue e le colonnine della facciata. Anche il batacchio sul portone le aveva dato un'idea di trascuratezza, come se non fosse usato molto spesso. Seguendo le istruzioni che aveva scritto su un pezzo di carta, aveva attraversato St. James Park, vicino alla stanza in cui aveva preso alloggio per prendere l'omnibus che da Charing Cross fermava in Russel Square, a poca distanza dalla casa dei Moran, eppure si sentiva come se avesse corso trafelata per le vie di quella città sconosciuta, tanto le batteva forte il cuore. Possibile che avesse tanta paura? Il maggiordomo dall'aspetto impeccabile e severo l'aveva squadrata da capo a piedi come se fosse stata un fagotto di cenci abbandonati davanti alla porta. Odyle aveva notato che gli occhi dell'anziano domestico si erano posati con disappunto sul mantello slacciato e sulle mani senza guanti. Errore imperdonabile da parte sua aver ceduto al caldo che l'agitazione le aveva fatto provare, si rese conto. Sospirò abbandonando mantella e cappellino nelle mani dell'uomo e si lasciò condurre attraverso una teoria di stanze, più o meno grandi e scarsamente illuminate. Dovette fare attenzione a non inciampare fino a quando i suoi occhi non si furono abituati alla penombra, perché pesanti tendaggi di broccato scuro impedivano alla luce di penetrare nella casa. Poi il maggiordomo le tagliò bruscamente la strada fermandosi dinanzi una porta. Erano arrivati. Odyle degluti', consapevole che quello era l'inizio della sua avventura. Sarebbe riuscita a sostenere quella parte? Pensò al suo amico Claude e alla fiducia che aveva cercato di istillarle fino a quando non si erano salutati alla Gare du Nord. Poi raddrizzo' le spalle ed entrò nel salottino a testa alta. Aveva la sensazione di essere un'imbrogliona e di essersi appropriata di una vita che non era la sua, ma non aveva alternative, a meno che non decidesse di optare per un'esistenza fatta di stenti. «Miss Chagny, suppongo?» le chiese l'uomo di bell'aspetto che probabilmente fino a quel momento era rimasto seduto in poltrona a leggere il giornale per ingannare l'attesa. «Sono Michael Moran.» Era alto e bruno e non doveva avere neppure quarant'anni, ma i cerchi scuri intorno agli occhi le suggerivano che poteva aver sofferto e che, forse, soffriva ancora. «Odyle Chagny, molto lieta» si presentò afferrando la mano che le porgeva, stringendola con fermezza. Lord Moran le fece cenno di accomodarsi sulla poltrona di fronte alla sua ma, voltandosi, Odyle si accorse che non erano soli e scocco' all'uomo un'occhiata interrogativa. Una figura tremante e pallida si era rifugiata accanto a una finestra, come se volesse nascondersi, per la timidezza, dietro una delle grandi tende scure. Era decisamente ossuta e la carnagione era così pallida e trasparente che in alcuni punti si vedevano le vene. Indossava un vestito accollato color castagna, e visto che anche quella camera era poco illuminata, tutto il suo corpo si confondeva con la penombra, dando l'impressione che le mani e il viso fluttuassero nell'aria. «Ah... si, le presento mia moglie, Miss Chagny, Lady Emma Moran» le spiegò secco, quasi fosse infastidito da quella presenza. «Ti prego, Emma, siediti» disse rivolto alla moglie in tono spazientito. Odyle avvertì un'istintiva simpatia per quel viso scarno e triste, e sorrise alla donna come avrebbe fatto a un bimbo spaurito, accennando una riverenza. «Lady Emma.» Osservò la padrona di casa prendere posto sulla poltrona più distante e sedersi sul bordo, come per essere pronta a scappare via. Teneva le mani giunte in grembo e le torceva giocherellando nervosamente con le dita e le unghie. Non portava belletto, e Odyle pensò che quel pallore quasi spettrale potesse derivare da una lunga malattia che l'aveva costretta in casa per molto tempo. L'abito, severo e con i bottoni rigorosamente allacciati, ingabbiava la parte superiore del suo corpo mentre la gonna ampia faceva scomparire del tutto le gambe, confondendo ogni forma. Accorgendosi di aver fissato la donna con un'intensità che rasentava la maleducazione, Odyle abbassò gli occhi con pudore, ma poi tornò a sbirciare quello che aveva attorno. La pendola di fianco al camino segnava le cinque passate, notò, augurandosi che le offrissero una tazza di tè.
   
 
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