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Autore: _Misaki_    14/01/2022    0 recensioni
Come si diventa agenti segreti? E come si diventa invece criminali nella moderna metropoli di Seoul?
Forse è un percorso più ordinario di quanto uno potrebbe immaginare, eppure è l'inizio di un'entusiasmante avventura!
Le origini dei protagonisti della mia ultima long "Dangerous" raccontate in tre extra sul loro passato.
Genere: Azione, Commedia, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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DANGEROUS
- Extra 2 -

A Fresh New Start

 
 
 
 
Seoul. 7 anni prima della cattura di Ray.
 
«Coraggio, ragazze! Ancora dieci minuti e poi passiamo al defaticamento.» esclamò Jenny, notando le espressioni stravolte delle sue allieve. Era già diverso tempo che lavorava come insegnante per l’associazione di L e sapeva distinguere facilmente una recluta che aveva potenziale da una che non ne aveva. La classe femminile di quell’anno sembrava promettere bene e c’era una ragazza in particolare che stava superando ogni sua aspettativa. Si chiamava Iris, aveva diciannove anni e, insieme alle sue compagne di corso, aveva passato le selezioni tenutesi pochi mesi prima, classificandosi tredicesima. Già, né prima, né ultima, ma proprio in mezzo alla classifica. Un risultato apparentemente nella media considerando le imprese straordinarie di Minho l’anno precedente, ma incredibilmente buono per essere solo il primo tentativo. Da quando avevano iniziato gli allenamenti, Iris non aveva smesso di stupirla. Era l’unica che nonostante il carico volutamente eccessivo imposto loro da Jenny all’inizio non si era mai lamentata. Qualsiasi esercizio le assegnasse, lei lo portava a termine con precisione e in silenzio. I dolori muscolari sembrava non sentirli e ogni giorno era pronta e scattante come se non si fosse ammazzata di lavoro fino a una decina di ore prima. A un certo punto le era venuto persino il dubbio che non fosse umana, ma pian piano aveva capito che la stanchezza e il dolore li sentiva esattamente come le altre allieve, con la differenza che aveva una volontà e una resistenza davvero fuori dal comune.
«Ottimo! Per oggi abbiamo finito. Ci vediamo lunedì.» concluse la lezione Jenny, dopo aver torturato le sue allieve con l’ultima serie di squat e un defaticamento tutt’altro che semplice.
Le ragazze la salutarono a loro volta e corsero nei bagni a farsi la doccia. Finalmente era arrivato il fine settimana, due giorni di pausa a dir poco desiderati. Se durante la settimana tutti gli allievi dovevano sottostare alle regole del dormitorio e rientrare alle dieci in punto, prima che chiudessero i cancelli, nel weekend potevano persino tornare a casa dalle loro famiglie.
«Uff! Sono troppo stanca.» si lamentò Wendy, prendendo l’accappatoio dalla sacca che aveva lasciato negli armadietti dei bagni della palestra prima dell’allenamento. Anche lei come Iris si era classificata tra le reclute di quell’anno. Era arrivata terzultima, ma tutto sommato non le era andata tanto male visto che era solo la seconda volta che provava ad accedere. Fortunatamente i concorrenti super specializzati non erano molti quell’anno, perciò era stato un po’ più semplice degli esami precedenti, ma poi le era toccata proprio Jenny come istruttrice, la più severa di tutte. Ogni maledettissimo giorno arrivava a sera che non si sentiva più le gambe; ogni settimana c’era il controllo del peso e lei non dimagriva facilmente. Ok, sì, le piaceva anche mangiare forse. Però comunque era un ritmo frenetico che le faceva invidiare molto la vita delle sue compagne di superiori che frequentavano l’università e non perdevano occasione di partecipare a feste, sbronzarsi e organizzare cene di gruppo.
«Oggi è stato bello intenso.» le rispose Iris, asciugandosi un po’ di sudore dalla fronte con l’asciugamano della palestra. Al contrario di Wendy, Iris era un lupo solitario. Non amava il caos, le feste troppo affollate ed era più il tipo che preferiva avere pochi amici ma buoni anziché frequentare persone popolari. Per lei lavorare sodo e seguire la dieta non erano un problema, purché fosse convinta di ciò che stava facendo. In caso contrario, anche solo cinque minuti in una data situazione le sarebbero pesati quanto un macigno. Insomma, avrebbe potuto definirsi un’idealista.
«Senti, io la butto lì.» riprese Wendy. «Oggi c’è il compleanno di Jimin, mi ha invitata in discoteca e poi mi fermo a dormire da lei. Mi fai compagnia?»
«Mi dispiace, ho già un impegno stasera…» si giustificò Iris, forse in maniera un po’ troppo diretta. Se proprio doveva essere sincera, era sollevata dal fatto di non poter andare. Per come era fatta, se fosse stata libera si sarebbe sentita in dovere di accettare, ma se c’era una cosa che proprio non le piaceva era la discoteca. In più era abbastanza sicura di non andare molto a genio a Jimin e la cosa era reciproca. L’aveva già incontrata un paio di volte, era una cara amica di Wendy, ma trovava il suo atteggiamento a dir poco superficiale, sempre a parlar male dei non presenti e a sperperare ogni risparmio in capi e accessori all’ultima moda. Per quanto si sforzasse di sorridere, le sembrava impossibile inserirsi in modo sano nelle loro conversazioni e probabilmente Jimin aveva percepito che Iris la pensava molto diversamente da lei, forse per questo motivo le era entrata in antipatia. Questa teoria era solo una supposizione, ma Iris non era mai riuscita a ignorare quel sottile senso di ostilità nei suoi confronti e le frecciatine che Jimin le lanciava ogni volta che aveva provato a esprimere la propria opinione.
«Ecco, mi lasci sempre da sola! Si può sapere che hai da fare?»
«Ho appuntamento con un’amica.»
«E io non sono un’amica?»
«Che c’entra? Anche tu vai da Jimin, non sei sola.»
«Ma lo sai che con lei mi sento a disagio!»
«Perché?» Iris non riusciva a capacitarsi del fatto che ci si potesse sentire a disagio con una persona e tuttavia continuare a frequentarla assiduamente. Soprattutto perché Wendy le sembrava avere interessi molto più simili a quelli di Jimin che non ai propri, perciò non capiva a cosa servisse la sua presenza alla festa.
«Insomma, lo sai che lei sembra molto più… sì, ecco, insomma… adulta di noi. Di sicuro porta il fidanzato e così io rimango sola.»
«Ah…» e così era la presenza del nuovo fidanzato di Jimin il problema. «Ma non c’è qualcun altro che conosci?»
«Sì, ci sono altre amiche, ma se anche loro mi dicono che si sono fidanzate? Almeno se vieni anche tu siamo in due.»
Il senso di altruismo di Iris cercò di imporsi su di lei e la ragazza dovette usare tutte le proprie forze per respingerlo. Quella sera aveva appuntamento con la sua migliore amica dopo due settimane che non la vedeva, non avrebbe rinunciato per nulla al mondo a quel faticosamente guadagnato momento di tranquillità.
«Ma no, dai. Non è detto. E poi non credo ti giudicherebbero male solo perché sei single, no? Non tutte almeno.» Iris non aveva idea di chi fossero le altre amiche di Wendy, ma le sembrava assurdo che potessero prendersi gioco di lei per una cosa simile.
«Ecco, lo sapevo, non vieni perché odi Jimin!»
«Che c’entra Jimin adesso?»
«Guarda che non sono scema…» Wendy prese l’asciugamano e troncò il discorso, andandosene verso le docce. Iris si lasciò scappare un sospiro spazientito e la lasciò perdere. Perché doveva sempre essere così infantile? Se non altro quel fine settimana sarebbe tornata a casa e non l’avrebbe rincontrata fino a lunedì. E dire che c’erano momenti in cui si trovava così a suo agio con Wendy. Poi ogni tanto lei aveva questi sfoghi inspiegabili che duravano due o tre giorni, dopo i quali tornava tutto come prima, ma nel frattempo era un supplizio conviverci, soprattutto perché erano compagne di stanza.
 
 
***
 
 
Seoul, 19:30
 
Un’ora e mezza dopo, Iris stava correndo al ristorante giapponese vicino all’associazione dove aveva appuntamento con May. Era già in ritardo di almeno un quarto d’ora, aveva giusto fatto in tempo a passare a ritirare il proprio cellulare, che durante la settimana era confiscato, e a mandarle un messaggio per avvertirla. Voltato l’angolo, la vide in piedi accanto alla porta del ristorante e si sbracciò, affrettandosi nella sua direzione.
«May!» esclamò. «Scusa il ritardo.»
«Tranquilla, ho visto il messaggio. Ti ho scritto di fare con calma.»
Iris prese il cellulare dalla borsa e cercò il messaggio di May. Era rimasto sommerso tra le notifiche più o meno inutili che le erano arrivate durante la settimana e che non aveva fatto in tempo a eliminare.
«È vero, non l’avevo visto.»
«Fa niente. Vogliamo entrare?»
«Andiamo.»
Iris e May presero posto a un tavolo da due affacciato sulla vetrata del ristornate. Era un posto dall’atmosfera molto rilassante, dai fini interni in legno e con vista su una strada piuttosto frequentata, illuminata dalle insegne degli altri ristornati della zona. Le due ordinarono un piatto fumante di ramen per scaldarsi dal clima gelido di quella serata. Era dicembre inoltrato.
«Allora, come procedono gli allenamenti?» chiese May, per poi soffiare sugli spaghetti appena estratti dal brodo fumante.
«Sono duri, ma stanno andando bene.» rispose Iris. «A dire il vero non dovrei mangiare il ramen, ma spero Jenny non se ne accorga. Se domani e dopodomani continuo con la dieta dovrei arrivare pronta al controllo del peso.»
«Ma perché siete a dieta? Mi sembrate già magre.»
«Non è per dimagrire, ma dobbiamo seguire un certo regime alimentare, un po’ come gli atleti.»
«Ah, già. Me l’avevi detto.»
Iris addentò un bel boccone di cibo e lo masticò avidamente, gustandone il sapore leggermente speziato come se non mangiasse da una vita.
«Tu? Tutto bene a scuola?» Iris si era diplomata a febbraio di quell’anno, aveva seguito i corsi propedeutici dell’associazione e sostenuto l’esame di ammissione a settembre, mentre a May mancava poco più di un anno per terminare gli studi.
«Sì, tutto ok. Come al solito non facciamo nulla di interessante, ma le ore di studio sono folli. L’unica gioia sono le lezioni pomeridiane di Taekwondo
«Immagino! Volevo chiederti se eri ancora decisa a tentare il test alla fine delle superiori, ma mi sembra di capire che ti stai già dando da fare.» Iris sorrise all’amica.
«Già! Non vedo l’ora!»
«Pensa, per quando arriverai io probabilmente sarò già un’agente in servizio! E dopo i tuoi allenamenti magari diventeremo colleghe!»
«Sarebbe bellissimo!»
«Già! Immagina, tra qualche anno anzi che fare tutti i giorni la stessa identica vita, partiremo ogni volta per una meta diversa, incontreremo gente nuova e arresteremo i cattivi!»
«Mettiamocela tutta!»
 
Finito di cenare e di sognare a occhi aperti, le due amiche lasciarono il ristornate e andarono a prendere la metro per tornare a casa. In Corea, come in Europa, le loro famiglie avevano trovato alloggio nello stesso condominio; perciò stavano andando entrambe nella stessa direzione.
Era già buio pesto e l’aria era gelida. Come ogni venerdì sera, la stazione metro era abbastanza affollata. C’erano gli ultimi pendolari che tornavano dal lavoro e i primi gruppi di amici che uscivano per trascorrere la serata in qualche locale. Improvvisamente si sentì una donna urlare. Tutti si voltarono e videro un uomo vestito di nero fuggire con quella che sicuramente era la borsa della signora. La Corea del Sud aveva la fama di essere un paese piuttosto sicuro, la criminalità era contenuta, ma a quanto pareva qualche episodio sporadico poteva comunque verificarsi.
«È un ladro! Fermatelo!»
La povera signora, in completo da lavoro e scarpe col tacco, non poté che arrendersi e chiedere l’aiuto di chi le stava intorno, ma la folla aveva tutta l’aria di essere spaesata e si guardava intorno senza muovere un dito.
L’uomo in nero continuò la sua corsa spintonando a destra e a manca e sfrecciò a pochi passi da Iris e May. La polizia era lontana e il loro passaggio era rallentato dalla folla di persone in coda per entrare nella metro.
Le due ragazzine si scambiarono uno sguardo d’intesa e iniziarono a rincorrerlo; sarebbe stato un ottimo esercizio. Si divisero in modo da bloccarlo all’uscita, Iris era arrivata davanti a lui, mentre May sbarrava la strada alle sue spalle.
«Ehi, ragazzine, spostatevi se non volete farvi del male.»
«Male? Non credo proprio.» rispose Iris, avvicinandosi al ladro.
L’uomo estrasse dalla tasca un pugnale e lo puntò contro di lei, pensando che si sarebbe fatta da parte, ma la ragazzina, per nulla intimorita, lo disarmò con un calcio ben assestato, mentre May, avvicinandosi da dietro, gli diede un colpo secco alla nuca, facendogli perdere i sensi, il tutto sotto agli occhi attoniti e un po’ impauriti dei presenti.
Le due amiche recuperarono la borsa e poco dopo furono raggiunte dalla polizia.
«Che è successo qui?» chiese uno dei due poliziotti che si erano lanciati all’inseguimento, notando che l’umo in nero era steso a terra a pancia in giù.
«Ecco la borsa della signora. Il ladro è solo svenuto.» spiegò Iris.
«Come svenuto? Siete state voi?» il poliziotto non riusciva a credere che due ragazzine dalla corporatura così minuta e apparentemente indifese avessero stecchito un uomo molto più alto di loro con un solo colpo.
«Sì, ma non si preoccupi, sta bene. Siamo esperte di arti marziali!» disse May.
Il poliziotto la guardò con aria scettica e controllò le funzioni vitali dell’uomo steso a terra, appurando che fosse ancora vivo.
«Grazie per la collaborazione.» disse, prendendo dalle mani di Iris.
Le due ragazzine salutarono con un inchino e si allontanarono in direzione della banchina per poi saltare al volo sulla metro che stava per ripartire. Il poliziotto non poté che rimanere a fissarle con aria confusa. Ancora non poteva credere ai suoi occhi.
 
 
***
 
 
 Seoul, 3 anni prima della cattura di Ray
 
Era una soleggiata mattina di metà Aprile. May aveva concluso i suoi allenamenti ed era diventata agente a tutti gli effetti solo un paio di settimane prima. Era appena entrata nell’associazione e stava sorseggiando un latte macchiato davanti alle macchinette in attesa di scoprire il proprio destino. Di lì a poco L avrebbe dovuto convocarla insieme alle altre ragazze per comunicare le nuove formazioni. Chissà chi sarebbero stati i suoi primi compagni di avventura.
«May!» la chiamò un ragazzo, avvicinandosi.
«Ciao, Shion!»
«È arrivato il grande giorno?»
«Così pare, sono un po’ nervosa.»
«Immagino. È tutto normale, vedrai che andrà bene. Ho sentito che L vuole riformare da zero diverse squadre.»
«Davvero? Perché?»
«Alcune agenti hanno lasciato il servizio e le loro squadre sono rimaste sottodimensionate.»
«Oh, tu sai già se resterai coi tuoi primi compagni?»
«Sì, siamo tutti piuttosto giovani, quindi ci hanno riconfermato la nostra formazione. Però ormai è raro che ci mandino in missione tutti insieme, Kibeom sta continuando con la specialistica in fisioterapia.»
«Quel ragazzo è davvero una risorsa inesauribile!»
«Già, lui e Minho sono sorprendenti.»
«Ciao May!» esclamò Iris, andandole incontro dopo aver varcato la soglia dell’associazione. «Scusa il ritardo. Sono tornata ieri notte e stamattina non riuscivo ad alzarmi! Oh, Shion.» disse poi, notando il ragazzo «Che ci fai qui? Hanno convocato anche te?»
«Sì, la nostra riunione è appena terminata, hanno riconfermato la nostra formazione.»
«Ottimo! Giusto ieri ho sentito al telefono Kibeom, era un po’ preoccupato.»
«Ragazze, L vi attende nel suo ufficio.» disse SolHee. Era entrata all’associazione nello stesso anno di May e stava completando la sua formazione da insegnante.
«Andiamo subito.» rispose May.
 
Le due ragazze salirono ai piani alti e trovarono la porta dell’ufficio aperta. La segretaria di L fece cenno loro di entrare. Nella stanza erano state disposte quattro sedie, di cui solo una era già occupata da una ragazza binda dall’aspetto incantevole. Iris e May presero posto vicino a lei.
Passarono ancora una decina di minuti, ma dell’ultima ragazza nemmeno l’ombra.
«L’hai già chiamata?» chiese L alla segretaria.
«Sì, ma non risponde al telefono.»
«Oh, allora non ci resta che cominciare senza di lei.»
«Ci sono! Eccomi, scusate il ritardo!» esclamò Wendy, varcando la soglia e correndo a prendere posto sull’ultima sedia rimasta.
«Alla buon’ora… un attimo di più e ti avrei licenziata.» la rimproverò L. In realtà non l’avrebbe licenziata affatto, ma non poteva lasciar passare così la questione.
«Mi scusi, è che sa, ieri sera sono tornata a notte fonda dalla missione… e sono solo le dieci…»
«Basta chiacchiere, non sei l’unica.»
«Scusi.»
«Comunque, come ben sapete, quest’anno diverse agenti si sono ritirate e, in particolare, due squadre sono rimaste scoperte.» L fece una pausa drammatica «Perciò ho deciso che voi quattro formerete una nuova squadra. Wendy, Iris e May, so che vi conoscete già. Colgo l’occasione per presentarvi la ragazza alla vostra sinistra, Lizzy.»
«Piacere.» disse lei.
Le altre ricambiarono il saluto.
«È in servizio da un anno in più di voi, Iris e Wendy, e tutte e tre le sue colleghe si sono ritirate. È stata in missione con le punte della nostra agenzia; perciò, ho deciso di assegnarle il ruolo di leader di questa nuova squadra.»
«Grazie per la fiducia.» rispose Lizzy in modo molto professionale, attirando su di sé gli sguardi ammirati delle altre tre ragazze.
«Iris e Wendy. Anche la vostra squadra ha perso due componenti. Siete in servizio da un paio d’anni ormai, perciò siete autonome, ma ancora fresche e potete imparare molto. Spero collaborerete a dovere con Lizzy e che sappiate compeltarvi le une con le altre.»
Le due annuirono.
«Infine, May, so che hai una buona intesa con Iris, quindi ti ho scelta come quarto e ultimo elemento di questa squadra.»
May non riuscì a trattenere un sorriso. Era solo all’inizio e lei e la sua migliore amica erano già diventate colleghe.
«Ottimo! Possiamo andare a fare colazione?»
«Wendy!» la rimproverò L. «C’è dell’altro. Ho fatto preparare per voi un appartamento nei nuovi palazzi lungo il viale. Ho già in programma per voi molte missioni di gruppo, sarà più facile spostarsi se partirete tutte insieme.»
«Perfetto!» esclamò Lizzy, contenta di disfarsi del suo vecchio appartamento in affitto a circa un’ora di distanza dall’associazione.
«Per questa settimana occupatevi del trasferimento. Lunedì partirete per la vostra prima missione come squadra e per May anche prima missione come agente a tutti gli effetti. Vi farò avere i dettagli a tempo debito. Ora potete andare.»
Le quattro ragazze si alzarono dalle sedie, salutarono con un inchino e lasciarono l’ufficio di L. Era solo l’inizio di una nuova avventura.
La segretaria chiuse la porta e L attirò la sua attenzione con un paio di colpetti di tosse.
«Mi dica.»
«Hai già ordinato la pizza per pranzo?»
«Certamente. Doppio formaggio con bordi alti.»
«Ottimo, sei sempre la migliore!»
 
 
***
 
 
2 giorni dopo la riunione
 
«Com’è che non hanno ancora attivato l’ascensore?» protestò Lizzy, salendo faticosamente al ventesimo piano del palazzo in cui da quella settimana in poi avrebbe alloggiato con la sua nuova squadra.
«Il proprietario ha detto che dovrebbe entrare in funzione da domani.»
«Era così necessario farci venire oggi a vedere l’appartamento, allora?» chiese Wendy in tono stizzito. Non sopportava di far fatica per niente.
«Hanno iniziato a portare i mobili con le gru. Il trasloco costa, vogliono che gli diciamo dove metterli senza che siano costretti a tornare domani.» spiegò Iris.
«Sì, grazie, ma loro salgono con la gru, perché cavolo noi dobbiamo fare tutta questa fatica?»
«Dai, rispetto agli allenamenti di Jenny è nulla, pensa al panorama una volta che saremo arrivate in cima.»
Wendy assestò uno schiaffo sul sedere di Iris, che si trovava un paio di gradini sopra di lei.
«Ahi!» protestò la ragazza.
«Così impari a dire sciocchezze! E a metterti quei pantaloni attillati! Su chi devi fare colpo? Sono io che ho un appuntamento, non tu, e arriverò tutta pezzata di questo passo!»
«Devo aspettare di avere un appuntamento per mettere i miei pantaloni “attillati” che guarda caso sono anche i più comodi? Fatti una doccia prima di andare anziché schiaffeggiarmi!»
«Ragazze, non litigate, se cominciamo così chissà quando andiamo in missione.» le ammonì May.
«Infatti ogni missione è così!» risposero Iris e Wendy all’unisono.
«Andiamo bene… ma che futuro roseo ho davanti a me!» esclamò in tono sarcastico Lizzy.
 
Dopo una lunga scarpinata, le colleghe arrivarono finalmente in cima. L’appartamento era meraviglioso: dalla porta si accedeva a un piccolo atrio in cui riporre le scarpe e i cappotti. Da lì in poi, il pavimento in parquet era rialzato. Appena entrati c’era un ampio salotto in cui avevano già posizionato il divano, un tavolino basso e la televisione. Sulla sinistra c’erano tre porte, una della cucina, una camera con bagno privato e l’ultima di un piccolo ripostiglio. Sulla destra, invece, c’erano tre stanze un po’ più piccole, che sarebbero diventate le camere di ognuna delle ragazze, oltre a un altro bagno.
«Wow! Guarda che meraviglia da quassù!» Esclamò May, affacciandosi dalla finestra della cucina e guardando di sotto. Gli alberi del viale sembravano così piccoli e le macchine che sfrecciavano per strada erano solo dei puntini.
«Ho sempre sognato di vivere così in alto!» la raggiunse Iris.
«Ragazze, questo era l’ultimo.» disse uno degli uomini che si occupavano dei traslochi dopo aver sistemato l’armadio nella camera più grande. «Se non ci sono modifiche da fare, questo è tutto.»
«Fermi! Certo che ci sono modifiche!» esclamò Lizzy. «Tanto per cominciare, il mio letto lo voglio centrato, perpendicolare rispetto alla finestra. E l’armadio va davanti al letto.»
«Ok, provvediamo a spostare.»
«Ehi, un momento, chi l’ha detto che questa è camera tua?» obiettò Wendy.
«Sono o non sono la leader? Ovvio che la più grande è la mia.»
«Allora io voglio quella vicino al bagno! Visto che sono la seconda più grande mi spetta il ruolo di vice.»
Iris e May erano troppo impegnate a gironzolare per casa e ad ammirare tutto come fossero due bambine davanti a chissà quale meraviglia per interessarsi dei litigi delle colleghe, così Wendy ottenne facilmente la camera che desiderava. Nel giro di un’ora, l’appartamento era pronto. L’indomani avrebbero potuto cominciare a trasferire tutti i loro vestiti e i loro effetti personali, cosa che sarebbe stata decisamente più semplice grazie all’ascensore.
«Perfetto, le stanze ce le siamo divise, le chiavi ce le abbiamo, non ci resta che scendere.» osservò Lizzy.
«Un’altra scarpinata! Arriverò sfiancata all’appuntamento!» ribadì Wendy, giusto per rendere chiaro il concetto che quel giorno si sarebbe vista con un ragazzo. Finalmente almeno una delle tre abboccò all’amo e iniziò a farle domande.
«Sei fidanzata?» le chiese Lizzy.
«Non proprio, ho conosciuto un ragazzo che lavora allo Starbucks qui vicino e oggi è il nostro primo appuntamento.»
«Oh, buona fortuna!»
«E tu invece?»
«Io sono anni che non credo più nell’amore. Non mi interessa di cercarmi un fidanzato.»
«Quindi sei single?»
«Sì.»
«Anche Iris e May sono sigle.» puntualizzò Wendy in un moto di orgoglio, per una volta si sentiva la ragazza più desiderabile del gruppo.
«Davvero?» chiese Lizzy.
«Sì, non mi interessa l’amore, sono già abbastanza impegnata così.» affermò Iris.
«C’è qualche motivo in particolare?» le chiese Lizzy.
«No, non direi… semplicemente non ho mai incontrato nessuno che mi interessasse abbastanza.»
«Inutile parlare con lei.» disse Wendy «Avrà anche un bel culo ma ha le fette di salame sugli occhi.»
«La finisci con questa storia?»
Per qualche motivo a Wendy non andavano a genio né gli allenamenti extra a cui si sottoponeva Iris da fedele amante del fitness, né il fatto che non l’avesse mai vista esplicitamente innamorata o anche solo un minimo interessata a qualcuno da quando la conosceva, anche se sapeva che una cotta c’era stata in passato.
«E tu, May?» chiese Lizzy.
«Io semplicemente non ho ancora incontrato la persona giusta.»
«Ci sta, sei così giovane, hai ancora un sacco di tempo.»
«Bene ragazze, vi saluto che sono di corsa. Ci vediamo domani.» tagliò corto Wendy dopo che furono arrivate al piano terra. Il suo appuntamento la stava aspettando.


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Et voilà, il secondo extra! Sarebbe dovuta finire qui, ma le ragazze hanno prepotentemente insistito per raccontarsi un po' di più in un terzo extra! E tempo potrebbe emergere dell'altro XD
Spero di avervi tenuto compagnia e strappato qualche risata!
Alla prossima :)

Misa
  
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