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Autore: eddiefrancesco    14/01/2022    1 recensioni
Odyle Chagny aspirante artista, è costretta a lasciare la Francia per accontentarsi di fare l'istitutrice delle due figlie di Lord Moran.
Dalla sua posizione ai margini del bel mondo, la giovane si rende conto ben presto che in quell' ambiente dove tutto sembra perfetto, in realtà molti nascondono oscuri segreti.
Per esempio, Lord Tristan Brisbane, l'attraente e un po' impacciato gentiluomo la cui timida insicurezza mal si accorda con le voci inquietanti che circolano sul suo conto.
O dell'avvenenente Lady Moran, che pur circondata dal lusso conduce un esistenza triste e solitaria. Scoprendo a proprie spese che nell'Inghilterra puritana di fine Ottocento può bastare un sussurro per distruggere una vita.
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: Non-con
Capitoli:
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Quell'immagine di donna che si arrampicava sulle rocce e si toglieva i vestiti, incurante degli sguardi altrui, gli riportò alla mente un altro ricordo... Guardò i capelli di Odyle, che fluttuavano mossi dal vento dopo che si era tolta il cappellino. Poi la giovane istitutrice tese le braccia e spicco' il salto. Non era possibile ma... Sì! Era proprio la ragazza della finestra! L'acqua gelida le tolse il fiato. La sottoveste e i mutandoni le si appiccicarono addosso, zuppi d'acqua, rendendole più difficile nuotare, ma si sforzo' di allungare le braccia e muovere i piedi nella direzione in cui l'aveva visto. Il bambino era là, poco distante da lei, ormai. Non cercava nemmeno più di mantenersi a galla. Probabilmente aveva perso i sensi. Fa' che non sia morto, mio Dio, fa' che non sia morto!, continuo' a ripetersi a ogni bracciata. Aveva appena raggiunto la panchina sulla quale aveva dimenticato il blocco da disegno quando aveva sentito le grida. Si era guardata attorno e aveva intravisto la piccola figura che annaspava disperata nell'acqua. Allora, la sua mente aveva smesso di pensare ed era corsa verso il lago. Sulla riva c'erano due donne che gesticolavano come forsennate senza sapere cosa fare, così si era arrampicata su alcune rocce, sperando di riuscire a sporgersi abbastanza per afferrare il bambino, ma lui era lontano dalla riva e non le era rimasto altro da fare che togliersi tutto quello che poteva per raggiungerlo con maggiore agilità. Ora sentiva l'acqua ghiacciata stringerle il cuore e opprimerle i polmoni, e quei pochi metri le sembravano una distanza infinita. Finalmente, con le dita sfiorò il ciuffo di capelli chiari del piccolo e, subito dopo, riuscì ad afferrargli un braccio e a tirarlo verso di sé, sollevandogli la testa fuori dall'acqua. Solo allora, voltandosi verso la riva, notò Tristan Brisbane e le bambine che la fissavano a bocca aperta. Il suo modo d'agire l'aveva in parte tradita e di certo non si aspettava che Brisbane apprezzasse la sua presenza di spirito. Piuttosto, ne sarebbe rimasto scandalizzato. Forse avrebbe dovuto attendere l'arrivo di un poliziotto, come tutti gli altri, ma non era da lei rimanere a guardare mentre un essere umano si trovava in difficoltà. Con la mano libera, si aggrappo' a un arbusto e si sollevò fuori dal lago, grondante d'acqua. Poi, fatto qualche passo, adagio' il bambino per terra e crollò al suo fianco. Subito la piccola folla di curiosi li circondo', vociando. «Richard! Richard!» La donna anziana che poco prima si stava sbracciando sulla riva si fece largo tra le persone e cadde in ginocchio vicino al piccolo. «Il mio Richard, oddio! Il mio piccolo Richard!» Quando Odyle aprì gli occhi, vide Tristan accanto al corpo del bambino, intento a muovergli su e giù le braccia e a massaggiargli il torace. Al suo fianco c'erano la donna dall'aria sconvolta e due ragazze più giovani dall'espressione cupa. Tutti scoppiarono in un'esclamazione di sollevata sorpresa quando il bimbo diede qualche colpo di tosse e aprì gli occhi. «Vi sentite bene, signorina?» le domandò il poliziotto che, nel frattempo, era giunto sulla scena dell'incidente. «Io... sì, abbastanza, sono solo un po' infreddolita.» Odyle si guardò attorno. Malauguratamente, anche l'abito che aveva avuto cura di togliersi era scivolato nell'acqua, infradiciandosi. Venite, vi riaccompagno a casa.» Tristan le rivolse un sorriso luminoso e le tese la mano. «Agnese... Ernestine?» «Siamo qui, Miss Odyle.» Le due bambine erano sedute sull'erba appena dietro di lei. Ernestine stringeva al petto il suo blocco da disegno, mentre Agnese, a capo chino, sembrava molto impegnata a strappare i ciuffi d'erba. «Andiamo, allora.» Fece per alzarsi, ma barcollo' sotto il peso degli indumenti fradici. «Vi aiuto.» Tristan le passò una mano intorno alla vita l'aiuto ad alzarsi. «Appoggiatevi pure a me, Miss Odyle.» Lei lo guardò, incantata. «Vi bagnero'...» «Non fa niente. È il minimo che possa fare per una donna coraggiosa come voi.» Odyle abbassò gli occhi senza sapere cosa dire, limitandosi a crogiolarsi nella sensazione che provava appoggiandosi al petto caldo e rassicurante di Lord Brisbane. Si stavano già allontanando quando la donna anziana corse verso di loro.«Aspettate! Aspettate!» «Si?» «Oh, cara signorina! Oh, santo cielo! Oh, mamma mia. Oh, come posso ringraziarvi?» esclamò la donna, concitata, afferrandole entrambe le mani. «Sono Lady Montgomery. Oh, non potrò mai ripagarvi a sufficienza per quello che avete fatto! Mio nipote sarebbe morto se non foste stata tanto coraggiosa!» Odyle rabbrividi' visibilmente, ma scosse il capo. «Non mi dovete nulla, credetemi.» «Ma voi state tremando di freddo! Aspettate. La nostra carrozza non è lontano da qui, lasciate che vi accompagni a casa.» Odyle non sapeva proprio come avrebbe fatto a presentarsi in quello stato ai Moran e già prevedeva lo sguardo di riprovazione con cui Westley l'avrebbe accolta. «Come sono ridotta...» borbotto' tra sé guardandosi la sottogonna inzaccherata di fango. «Chissà cosa diranno mamma e papà!» esclamò Agnese scuotendo il capo e imitando lo sguardo di rimprovero che le era spesso stato rivolto dal padre quando si sporcava. «Miss Chagny è la nostra istitutrice» riferì Ernestine. «Siete un'istitutrice?» domandò Lady Montgomery. «Oh, cielo! Allora non potete assolutamente presentarvi a casa in questo stato. Venite da me, vi farò preparare un bagno caldo e offriro' una bella merenda a queste due signorine.» Tristan rivolse a Odyle uno sguardo interrogativo. Forse quella era la soluzione migliore, dopo tutto. «Va bene... Vi ringrazio molto, Lady Montgomery» accettò Odyle. «Zia!» Una delle fanciulle che Odyle aveva notato al fianco di Lady Montgomery poco prima, quella vestita in maniera più elegante, li aveva raggiunti. «Non mi sembra davvero una buona idea e poi dobbiamo pensare a cosa fare di Bessie!» Si voltò verso l'altra giovane, evidentemente una cameriera, che teneva in braccio il piccolo Richard, avvolto nella sua mantella. «Perdonatemi, Miss Cecilia!» piagnucolo' la poverina. «Che perdono vuoi meritarti, stupida? Mio fratello è quasi morto per colpa tua. Sarà già tanto se il nonno non ti farà arrestare!» «Ma... ero andata a prendervi lo scialle che avevate scordato sulla panchina e...» «Sta' zitta! Hai anche il coraggio di replicare? Che sfacciata!» «Avanti, tesoro mio, andiamo a casa. Ci penseremo dopo...» Lady Montgomery fece un gesto con la mano, troppo sollevata per voler tornare con il pensiero al terribile momento che aveva appena passato. In carrozza, Lady Montgomery, cui lo spavento non aveva fatto venir meno la parlantina, si affretto' a informarli che Cecilia e il piccolo Richard erano i suoi pronipoti. John Montgomery, figlio del suo compianto fratello, era morto, e ora toccava a lei e a suo padre prendersi cura dei ragazzi. Lady Montgomery era una donna piuttosto frivola e con un'evidente passione per la tavola; non si era mai sposata e, nel profondo della sua anima, era rimasta una ragazzina all'alba del suo debutto in società. Suo padre, l'arzillo Lord Montgomery, aveva deciso di radunare ciò che rimaneva della famiglia sotto un unico tetto, tuttavia la convivenza, come lei stessa ammetteva, talvolta non era molto semplice. Stando a ciò che affermava la figlia, oltre a essere diventato un po' duro di orecchio, con l'avanzare degli anni Lord Montgomery aveva sviluppato delle curiose eccentricità, come un'anormale fissazione per l'alimentazione (aveva praticamente abolito la carne dalla sua dieta) e sull'esercizio fisico (si svegliava all'alba per fare lunghe passeggiate all'aria aperta). Insomma, gli mancava di sicuro qualche rotella! Cecilia non sembrava molto contenta dell'intrusione di Odyle e del resto della combriccola nella routine della sua giornata e la osservava con malcelato astio visto che la coraggiosa nuova arrivata le aveva rubato la scena. Richard, invece, si era addormentato tra le braccia di Bessie, la cameriera che era stata additata come responsabile dell'incidente. «Devo chiamarvi Miss o Mademoiselle?» le domandò Lady Montgomery. Odyle le sorrise da dietro un ricciolo bagnato. «Non ho preferenze, davvero.» «E voi, Lord Brisbane, come mai conoscete Mademoiselle?» intervenne Cecilia con aria intrigante. «Sono un amico della famiglia Moran.» «Davvero?» esclamò Ernestine, seduta sulle sue ginocchia. «Conosco abbastanza bene Lord Moran, anche se queste due fanciulle non mi avevano mai visto prima d'oggi.» «Capisco... tuttavia conoscevate anche l'istitutrice» replicò Miss Cecilia, accennando a Odyle come se non fosse neppure presente. «Lord Brisbane e io ci siamo incontrati al cinematografo, dove avevo accompagnato Lady Cartwridge, la madre di Lord Moran» si affretto' a concludere Odyle prima che quella ficcanaso cercasse di fare altre insinuazioni. Era quasi pentita di aver accettato l'invito di Lady Montgomery. Forse avrebbe dovuto gettarsi addosso il mantello cercando di coprire la sottoveste bagnata per passare l'ispezione di Westley, pensò. «Lady Cartwridge? Quella eccentrica signora che viaggia per il mondo? Devo averla incontrata, qualche volta...» Lady Montgomery scosse il capo. Non riusciva a ricordare né dove né quando fosse accaduto. Stava diventando vecchia, riflette' con un pizzico di rammarico, dopodiché il suo pensiero volò altrove. Lord e Lady Montgomery, rispettivamente padre e figlia, abitavano a Mayfair, in una bella ed elegante palazzina di marmo rosato. «Jarvis, fate chiamare mio padre!» disse Lady Montgomery con urgenza al maggiordomo prima ancora di entrare in casa. L'uomo, tutto impettito, mosse un passo per allontanarsi, ma lei lo richiamò. «Jarvis, che cosa state facendo? Prendete i nostri mantelli prima!» «Si, milady.» «Jarvis! Dite alla cuoca di preparare il tè e... Aspettate un attimo! Ordinate a Maggie di preparare una tinozza con l'acqua calda...» Finalmente, il maggiordomo riuscì ad allontanarsi dalla sua padrona, ripetendosi mentalmente tutto quello che doveva fare. «Oh, santo cielo, accomodatevi!» Lady Montgomery si guardò intorno, spaesata. «I domestici al giorno d'oggi sono davvero impossibili... dove si sarà cacciato Jarvis, adesso?» «Milady» intervenne Odyle, «L'avete appena mandato in cucina...» «Ah, già! Ma prima avrebbe almeno potuto mandare uno dei lacchè ad aiutarci... devo proprio dirgli tutto?» «Cara zia» intervenne Cecilia avvicinandosi all'anziana signora e dandole un bacio sulla guancia, «Soltanto io vi capisco, non è vero?» «Oh, tu sei tanto dolce, mia piccola, cara Cecilia» replicò la donna, con l'aria affranta di chi non riesce a trovare conforto. «Milady...» suggerì a quel punto Tristan. «È meglio che facciate portare vostro nipote al piano di sopra per torgliergli i vestiti bagnati e farlo riposare un po'.» «Avete ragione, Lord Brisbane.» La gentildonna tirò la corda della campanella e un lacchè si affretto' a raggiungerla dopo pochi secondi. «George, portate mio nipote al piano superiore e accompagnate Mademoiselle Chagny da Sarah, che si occuperà di lei.» «Ma zia, Sarah è la mia cameriera personale...» protesto' Cecilia. «E allora, cara? Non vedi che Miss Chagny è tutta bagnata? Sarah la aiuterà a levarsi quegli abiti e a indossare uno dei tuoi. Se non sbaglio, dovreste avere più o meno la stessa taglia di mia nipote, signorina.» Cecilia fremeva dalla rabbia, ma di fronte alla zia cercò di trattenersi. Evidentemente non trovava giusto che una persona di rango inferiore, malgrado le circostanze eccezionali, si permettesse di indossare un suo vestito. «Accompagnero' io Miss Chagny al piano superiore, zia. Così dirò a Sarah quale abito darle. Quella sciocca potrebbe farle mettere il mio vestito da sera nuovo!» Odyle abbassò lo sguardo, costernata per quella dichiarazione, e lesse un chiaro disappunto anche sul volto di Tristan Brisbane. Lady Montgomery, invece, non parve farci caso. «Fa' come vuoi, Cecilia, intanto io accompagno i nostri ospiti dal tuo bisnonno...» Fece cenno a Tristan e alle bambine di seguirla in salotto. «Speriamo che non mi faccia fare brutte figure» bofonchio' come parlando a sé stessa, ma a voce abbastanza alta da essere sentita. «Questo vi starebbe proprio bene, signorina!» esclamò Sarah, una ragazzina ben piazzata e dai capelli rossi, portandole un abito di un morbido velluto blu. «Quel vestito mi serve per domani, Sarah!» sbotto' Miss Cecilia. «Ma dove hai la testa?» «Allora quello verde?» «No, quello è l'abito da passeggio che preferisco.» A ogni suggerimento di Sarah, Cecilia opponeva un'obiezione. Un vestito era troppo elegante, l'altro era troppo scollato; l'uno era quello che preferiva e l'altro non era indicato...«Miss Cecilia, se preferite possa anche fare senza... Oppure, una delle vostre domeniche potrebbe avere la mia taglia e prestarmi una divisa» intervenne Odyle, a disagio per tutta quella pantomima. «Oh, no, no, no! Mia zia vuole che vi dia un abito e io ve lo devo dare. Cosa penserebbe di me?» Sbuffo' infastidita. «Troveremo qualcosa che possa fare al caso vostro. Sarah!» «Sì, signorina?» «Mi è venuto in mente... perché non guardi dentro il baule dove ho riposto il vecchio guardaroba?» «L'abito era di un colore rosso cupo, con una scollatura piuttosto generosa che lasciava intravedere le spalle. Sebbene appartenesse al corredo che Cecilia aveva indossato l'anno precedente, la differenza della linea si notava pochissimo. Odyle era appena un po' più piccola e minuta di Miss Cecilia e Sarah si ingegno' per stringerle l'abito in vita con alcuni spilli. «Ci avete proprio un bel figurino, Miss Chagny. Ci avete un vitino talmente sottile che pure l'abito di Miss Cecilia vi sta largo!» si complimento' con lei la gioviale cameriera. Attraverso lo specchio, Odyle vide Cecilia mordersi il labbro inferiore per trattenere la rabbia. Sarah le aveva frizionato i capelli con un asciugamano e i suoi riccioli erano quasi asciutti. «Ora li pettiniamo in modo più morbido» le disse la cameriera. «Avete dei bellissimi capelli, ma con tutti questi ricci non credo sia facile tenerli sotto controllo in uno chignon.» Con l'aiuto di alcune forcine, le risistemo' l'acconciatura lasciando che i boccoli le ricadessero in parte sulla schiena. «Perfetto!» esclamò Cecilia aprendo la porta. «Andiamo, Miss Chagny, i vostri amici e mia zia ci attendono.» Odyle la raggiunse, ringraziando la cameriera.
   
 
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