Crossover
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Autore: evil 65    06/02/2022    5 recensioni
Il Multiverso, così come lo conosciamo… non esiste più. In seguito ad un fenomeno distruttivo noto come Lo Scisma, un uomo misterioso che si fa chiamare il Maestro è riuscito creare una realtà completamente separata dalle altre, dov’è adorato come un dio onnipotente.
Apparentemente inarrestabile, il Maestro comanda col pugno di ferro questa nuova terra, chiamata "Battleground", nella quale vivono numerosi personaggi provenienti dai vari universi, tutti immemori delle loro vite precedenti.
Ogni storia ha il suo principio. E questa è la loro epopea...
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yuri | Personaggi: Anime/Manga, Film, Fumetti, Telefilm, Videogiochi
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Eccovi un nuovissimo capitolo!
Preparatevi per una bella dose di dramma emotivo e MAZZATE!



Capitolo 33 – L’ingannatore, il tonante e la dea
 

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L’immensa sagoma dello Star Destroyer “Esecutore” orbitava attorno alla Terra, un’enorme struttura cuneiforme che intimava silenziosamente a tutte le altre navi presenti di tenersi rispettosamente alla larga.
Dopo che i sensori posti attorno alla magione Royston avevano cominciato ad inviare numerosi segnali d’allarme, Darth Vader si era subito recato alla villa per confermare o meno la presenza del figlio… solo per scoprire che il ragazzo aveva già lasciato la zona, assieme al resto dei suoi compagni ribelli. Tuttavia, la successiva perlustrazione della magione non si era rivelata priva di scoperte interessanti.
Al centro del suo ponte di comando, Vader attivò il comunicatore olografico della nave. Pochi secondi dopo, l’immagine di una donna si frappose tra lui e i computer di bordo.
Era piuttosto alta, quasi quanto lo stesso Sith, e indossava un’uniforme da grand’ammiraglio personalizzata. Il suo volto, dai lineamenti piacevoli e affilati, era incorniciato da lunghi capelli azzurri che le arrivano fino alle caviglie. E azzurri erano anche i suoi occhi, un paio di zaffiri che sembravano risplendere nella tenue luce dell’ologramma.
Nel momento in cui lo vide, le labbra della donna si contrassero in un sorriso amichevole.
<< Vader… che piacevole sorpresa >> disse con voce suadente << è da molto tempo che non ci vediamo. >>
<< Grand’Ammiraglia Esdeath >> salutò il Sith, offrendole un rispettoso cenno del capo << Sono contento di vederti. Qual è la situazione su Otapa? >>
La donna scrollò le spalle in maniera disinvolta. << Il pianeta è stato pacificato giusto due giorni fa. Ci siamo concessi qualche ciclo per festeggiare la vittoria. >>
“Come previsto da uno dei membri più forti dell’Impero” pensò Vader, internamente compiaciuto.
Dopo la dipartita di Lada, era stata proprio Esdeath a prenderne il posto. La donna – gli aveva spiegato il Maestro – proveniva da un mondo in cui un uomo era riuscito ad utilizzare i resti di bestie mitiche per realizzare delle armi chiamate “teigu”, attraverso cui un essere umano normale poteva ottenere incredibili poteri.
Esdeath era stata proprio una di quelle fortunate persone a guadagnarne una, e nel corso degli anni aveva abilmente sfruttato le capacità offerte dal suo teigu per scalare rapidamente le fila imperiali, diventando la militare più potente dell’esercito dopo lo stesso Vader. Tra coloro che servivano l’Impero, forse solo Grougaloragran e la Regina Salem sarebbero stati capace di sconfiggerla. Questo la rendeva non solo una risorsa estremamente utile, ma anche un degno alleato con cui condividere il campo di battaglia.
Mentre rimuginava su questo, Esdeath gli lanciò un’occhiata timida.
<< Ci… farebbe molto piacere se tu potessi unirti a noi. Un elogio da parte del Comandante Supremo di Battleground farebbe miracoli per il morale. >>
<< Non ricordavo che tenessi tanto ai tuoi uomini >> commentò l’altro, inclinando leggermente la testa.
Esdeath gli offrì un sorriso mesto. << Forse ho solo avuto una buona influenza >> ribatté giocosamente.
Il Signore dei Sith si limitò ad alzare gli occhi sotto la maschera. Tra tutti i suoi sottoposti, la Grand’Ammiraglia era uno dei pochi abbastanza coraggioso da comportarsi con lui in un modo così informale… proprio come Lada.
<< Per quanto mi piacerebbe partecipare, temo che la mia non sia una visita di cortesia >> continuò imperturbato.
A quelle parole, l’espressione sul volto della donna passò da delusa a professionale in pochi secondi.
<< Ovviamente >> disse mentre assumeva una postura sull’attenti << In cosa posso servirti, mio signore? >>
<< Voglio che organizzi un assalto terrestre per il Regno di Dreamland >> fu la pronta risposta dell’uomo.
E per la prima volta dall’inizio di quell’incontro, gli occhi di Esdeath si spalancarono sorpresi.
<< Sei… sicuro, mio signore? >> domandò incerta << Il Regno di Dreamland è uno dei centri spaziali più importanti di tutta Battleground. Un attacco potrebbe essere dannoso per l’economia dell’intera Galassia. >>
<< Allora i suoi regnanti avrebbero dovuto pensarci meglio, prima di allearsi con la Ribellione >> ribatté freddamente il Sith.
Lo sguardo di Esdeath si fece improvvisamente analitico. Al contempo, Vader estrasse il suo com-linck da sotto il mantello.
Subito, l’ologramma della nave mercantile nota come “Falcon” prese posto tra la donna e il Signore dei Sith.
<< Questa nave è stata trovata in possesso di famigerati membri della Ribellione, tra cui lo stesso Dottore >> spiegò con la sua voce tonante << Abbiamo risalito le sue tracce bancarie fino alla fonte… e abbiamo scoperto che, fino a pochi giorni prima, era stata sotto la proprietà dello stesso King Dedede, nella sua collezione di navi private. >>
<< Potrebbe essere stata rubata >> osservò Esdeath, massaggiandosi il mento.
Vader ridacchiò attraverso il respiratore. << È la stessa scusa che quel mezzo pinguino ha usato quando l’ho contattato per discuterne. A quanto pare, il suo furto era stato denunciato pochi giorni fa. Tuttavia… >>
Spostò l’ologramma della nave e ne allargò un altro.
<< Abbiamo estratto la scatola nera del vascello, sottoponendola ad un’attenta ispezione. Le informazioni al suo interno sarebbero state cancellate da un virus programmato per distruggerle in caso di attivazione forzata… ma così non è stato, poiché il computer di bordo era stato danneggiato durante una battaglia aerea solo poche ora prima. Questo è quello che abbiamo trovato. >>
Un video cominciò a scorrere davanti agli occhi della Grand’Ammiraglia. La risoluzione non era delle migliori… ma la donna non ebbe problemi ad identificare i protagonisti della ripresa. Avrebbe potuto riconoscerli ovunque, come qualsiasi altro membro di alto rango dell’Impero. Quelli erano sicuramente Dedede, il sovrano di Dreamland… e il Dottore, l’uomo più ricercato di tutta Battleground. E da quello che poteva vedere, sembravano entrambi impegnati in una conversazione piuttosto amichevole.
Esdeath rimase in silenzio per quasi un minuto buono. Poi, le sue labbra si arricciarono in un sorriso feroce.
<< Quindi abbiamo finalmente trovato la base della Ribellione >> sussurrò, incapace di nascondere la propria eccitazione.
Vader annuì in conferma. << Io e il Maestro abbiamo sospettato a lungo che si trovasse su Remnant, ma non abbiamo mai avuto le prove per organizzare un’offensiva senza rischiare contraccolpi politici ed economici troppo pesanti. >>
Le sue lenti rosse sembrarono dardeggiare nell’oscurità.
<< Ma i privilegi di cui Dreamland poteva vantare… finiscono ORA >> sibilò freddamente.
L’ologramma di Esdeath tremò appena, e subito la donna si piegò in ginocchio.
<< Guiderò l’attacco di persona, mio Signore >> disse senza mai perdere quel suo sorriso predatorio.
Vader annuì. << Bene >> borbottò soddisfatto << Io ti raggiungerò al più presto. Lunga vita all’Impero! >>
<< Lunga vita all’Impero!>> lo imitò rapidamente l'altra, prima che il suo ologramma lasciasse il ponte di comando.
Il Signore dei Sith sorrise in modo altrettanto feroce. Sapeva di potersi fidare di Esdeath con l’attacco, ma era da molto tempo che non metteva piede a Dreamland. Non da quando… aveva ucciso una certa guerriera.
Con quel pensiero in mente, attivò il comunicatore della tuta.
<< Ammiraglio Piett, ordini alla flotta Imperiale di convergere sull’orbita di Renmant. Abbiamo trovato la base della Ribellione! >>

                                                                                                          * * *

Altrove...
 
Era un mattino di primavera e il Sole illuminava una verde collina, sulla quale si ergeva una casa piuttosto grande: era fatta interamente di legno, e il tetto, che si protendeva fino quasi al suolo, era fatto di travetti ricoperti di paglia. L'abitazione rispecchiava il tipico stile vichingo. 
L'interno era, per lo più, illuminato dai raggi del Sole e la mobilia era decisamente modesta. C'era solo il giusto per vivere, ma nonostante tutto risultava confortevole. Era abitata da tre persone, una donna e due bambini. La figura femminile, bionda e bellissima, avvolta da un candido abito bianco, era intenta a preparare il pranzo, mentre i due bambini, uno dai capelli corvini e l'altro rossiccio, stavano giocando nel piccolo salotto. 
<< Bambini, è quasi pronto, andate a lavarvi le mani >> disse lei dalla piccola cucina.
<< Di già? >> chiese il piccolo dai capelli neri << E papà? Lui non si unisce a noi? Avrà fame. >>
<< Vostro padre è andato a tagliare la legna per il fuoco, sarà qui a momenti. Su, fate i bravi, andate a lavarvi le mani, cosicché possiamo dargli un caloroso bentornato a tavola. >>
I due pargoli non fecero in tempo ad alzarsi che sentirono la maniglia della porta scricchiolare. << È papà! È già tornato! >> esclamarono all'unisono.
La donna abbozzò un dolce sorriso e si allontanò dalla cucina per andare a salutare il marito appena rincasato. Camminò delicatamente lungo il corridoio e andò alla porta insieme ai suoi figli.
<< Bentornato, amore mi-... >> si bloccò di colpo, gli occhi ridotti a due fessure << Chi sei tu? Che cosa vuoi da noi? >>

 
<< Mio signore! >>
La voce di un einherjar fece destare Loki Laufeyson, signore di Asgard, dal suo sonno. A causa dei molti impegni al quale era stato sottoposto di recente, il sovrano si era addormentato sul dorato scranno, pur mantenendo salda la presa su Gungnir nella sua mano.
Si stropicciò gli occhi con la mano libera e poi li posò sul soldato.
<< Chi ti ha dato l'autorizzazione per svegliarmi, uomo d'arme? Spero tu abbia una valida spiegazione. >>
<< Mio signore... >> rispose l'uomo, visibilmente spaventato poiché ben conscio delle punizioni del re << È da questa mattina che vostro fratello Thor e il suo giovane complice sono giunti ad Asgard in catene, come dono del Maestro, ma voi ancora non vi siete occupatO di loro. Per il momento li abbiamo solo messi nelle prigioni, ma volevamo attendere vostre istruzioni, ben sapendo quanto il destino del dio del tuono sia un vostro diritto inalienabile. >>
Loki lo guardò arcuando un sopracciglio. << Non hai tutti i torti, avete agito bene. Per il momento ti perdonerò e così farò: andrò a trovare Thor di persona. Ora congedati e torna alle tue mansioni. >>
<< Signorsì, signore! >>
Si alzò e, avvolgendosi nel suo mantello rosso, si diresse verso le prigioni di Asgard. Ogni passo era scandito da un rimbombo che si propagava per i corridoi vuoti del palazzo, come se non ci fossero altro che lui e i suoi pensieri, o per meglio dire… i fantasmi del suo passato. La presenza di Thor come prigioniero nel suo dominio riaccendeva in Loki le scintille di quei ricordi che per trent’anni aveva soppresso:
 
<< Ammira colui che sarà il signore di tutto! Non sei impressionata dalla sua grandezza, Sif? >>
<< Certo, mio amato, sto tremando tutta. >>
<< Burlati pure di me finché puoi, fratello, ma verrà il giorno… >> diceva Loki stretto nella morsa d’acciaio del tonante.
 
Per molto tempo aveva subito gli scherni del suo fratellastro e dei suoi amici, vittima di quei mormorii e di quegli insulti. Aveva sempre saputo che Asgard non era il luogo a cui apparteneva, poiché egli era uno jotun e gli Aesir non vedevano di buon occhio quelli come lui. Ma allora perché desiderare ardentemente il trono di una terra a cui sentiva di non appartenere?
<< Allora perché? >> si chiese tra sé e sé << Perché bramare ciò che ho sempre detestato? Che cos’è Loki senza Thor? >>
 
<< Non c’è nulla in tutto il Creato che possa esistere senza il suo opposto >> aveva detto l’istruttore della gioventù dei due principi di Asgard << È l’oscurità che definisce la luce. Il dolore che dà senso al piacere. L’assenza a renderci consapevoli della presenza. >>
<< Ma allora deve essere anche vero il contrario, maestro >> aveva detto Thor << Se l’oscurità definisce la luce, allora anche la luce definisce l’oscurità. >>
E Loki rimaneva là ad ascoltare il dibattito filosofico tra il maestro e il suo allievo. Sembrava disinteressato, ma non lo era. Ascoltava ogni parola… e dentro covava rabbia.
 
<< Sono legato a colui che odio… >> disse ritornando con la mente alla realtà << E solo la sua morte spezzerà il cerchio. Perché nonostante tutto io non ho dimenticato il crimine più grande che lui e suo padre compirono nei miei confronti. >>
Arrivò, infine, nei sotterranei e percorse quelle buie scale illuminate soltanto dalle torce e si fermò davanti a una grande porta in legno rinforzato, protetta da molte catene e lucchetti incantati. Era come se dietro quelle protezioni si nascondesse una bestia selvaggia. Loki aprì lo spiraglietto in metallo per poter guardare l’interno: era uno spazio buio, piccolo, filtrava solo un raggio di luce proveniente dall’alto che illuminava la figura del dio del tuono crocifisso a una piccola croce di legno. I polsi gli erano stati legati stretti al legno della croce con corde fabbricate dai nani.
Il re di Asgard aprì la porta poiché solo lui deteneva la chiave di quella cella, e si avvicinò a passo lento e sicuro.  Si posò dinnanzi al suo prigioniero, risaltando il contrasto tra la figura eretta e dallo sguardo dritto di Loki, con quella incurvata e dallo sguardo basso di Thor.
<< Svegliati, fratello >> disse, e in risposta il biondo mosse la testa ancora scosso dal torpore e dalle ferite.
Mugugnò, aprì piano gli occhi e alzò il proprio sguardo. << Loki… >>
<< Io >> rispose << Rammenti come sei arrivato qui? >>
<< C’è stata… una battaglia… Grugaloragran e poi… Megatron? Lui… >>
La testa gli faceva molto male e le numerose ferite sul suo corpo non aiutavano a ricordare con esattezza gli eventi.
<< Ti ha sconfitto e ti ha condotto qui da me. Tu insieme al tuo amico… non ricordo come si chiama quella scimmia, e poco mi importa di lui. Si tratta dell’esper, quello che Vader avrebbe dovuto eliminare insieme a tutti gli altri della sua specie, ma a quanto pare è vivo. Poco importa, dopotutto sarebbe ipocrita da parte mia criticarlo visto e considerato quanto ho dovuto penare per averti qui, davanti a me, ridotto a poco più che un verme. >>
Thor aveva capito che si stava parlando di Accelerator, e si preoccupò non poco. Perché avrebbero dovuto trattenerlo? Certo, era logico che il Tonante si trovasse lì visto e considerato quanto Loki bramasse la vendetta, ma il ragazzo? Nulla aveva compiuto ai danni del dio, quindi perché mai tenerlo come gladiatore?
<< Perché il ragazzo, Loki? Sono io l’oggetto delle tue ossessioni! >>
<< Dici il vero, lo sei. Il perché lui si trovi qui non ti riguarda. Presumo che il Maestro voglia aggiungere più pepe al suo spettacolo televisivo preferito del sabato sera, chi può saperlo? Ciò che conta è che siamo io e te, come è sempre stato. Quanto ho sognato questo momento… >> disse con un ghigno << Quanto abbia desiderato poterti avere davanti a me in catene, piegato e umiliato! Tu, Thor, sei stata la mia ossessione per innumerevoli secoli ma mai ho bramato la tua umiliazione come negli ultimi trent’anni! >>
<< Perché, fratello? Perché? Hai ottenuto il trono, era ciò che volevi! >>
Loki ringhiò e, senza pensarci due volte, lo colpì in viso con un forte schiaffo. << Non osare chiamarmi “fratello” con la tua lingua! Quella stessa lingua che ha saputo essere più perfida e ingannevole perfino della mia! E osi addirittura chiedermi perché? Hai davvero una tale impudenza? Rammenta, Thor! >>
Il possente sapeva che in passato aveva causato molti problemi al fratello. Da bambini erano molto uniti, giocavano spesso insieme e lo proteggeva, ma crescendo qualcosa cambiò e si spezzò. Loki crebbe alla sua ombra, poiché sembrava che Odino preferisse di gran lunga il suo primogenito, che Loki non fosse nient’altro che un rivale per il trono, o addirittura il trofeo di guerra del Padre di Tutti.
<< Sembra che tu faccia il finto tonto, forse perché speri che io ti risparmi o che rilasci il tuo amico mortale, ebbene lascia che ti rinfreschi la memoria. Odino uccise mio padre in battaglia e poi mi strappò dalla culla, poiché ero un mezzo per un fine. Il motivo? È molto semplice: qual è il modo migliore per forgiare un eroe? Dargli qualcosa contro cui possa lottare, un campo nero su cui il bianco possa emergere. Odino ha modellato te secondo i suoi voleri, così perché non modellare con lui anche una controparte malvagia? È bastato solamente prendere con lui un bimbo piccolo e indifeso, circondarlo di tentazioni, coprirlo di ridicolo e aspettarsi da lui solo il peggio, rifiutando di vedere in lui alcunché di buono, e così vederlo crescere. Guardami negli occhi, Thor, e dimmi che non è così. Ti sfido! Dimmi che non sono stato portato ad Asgard col solo scopo di far risaltare la tua bontà. >>
Gli scopi del Padre di Tutti erano imperscrutabili, questo Thor lo sapeva bene. Il quesito che assillava Loki se lo era posto perfino lui. Perché, Odino, avrebbe portato Loki ad Asgard se tanto il trono gli sarebbe stato negato? C’erano molte possibili risposte, e il tonante aveva provato a comprenderle, ma molte di esse risultavano senza senso alcuno.
D’altra parte, lo sapeva bene anche lui che perfino suo padre sapeva essere ingannatore, sapeva bene come ordire trame oscure pur di ottenere ciò che voleva. Un esempio? La storia di Suttungr e l’idromele della poesia. Era una storia vecchia, ma ben nota, all’epoca sia lui che Loki erano adulti e la ricordava molto bene: i giganti possedevano un idromele eccezionale capace non solo di rendere poeta chi lo beveva, ma anche di donare conoscenza; Odino, interessato, assunse l’identità di un viandante di nome Bölverk e si diresse a Jötunheim.
Arrivò al cospetto di Suttungr e si finse suo amico e per molti giorni trasse in inganno perfino Gunlod, la figlia del gigante, la quale era a guardia dell’idromele. La corteggiò, la sedusse e una notte giacque con lei, e la mattina rubò tutto l’idromele per portarlo ad Asgard. Ovviamente la storia era ben più lunga di così, si sarebbe dovuto parlare di Kvasir, dei Nani e delle bacinelle che Odino fece costruire per raccogliere l’idromele, ma non è questo il tempo per parlarne. Il succo del discorso è bensì mostrare come, nei ricordi di Thor, anche il padre sapeva essere scaltro e subdolo come Loki.
Non potendo trovare risposte, un giorno Thor chiese di persona al genitore il motivo dell’adozione di Loki, e la risposta fu sconcertante: serviva a creare il regno perfetto. Loki Laufeyson non fu preso per dare a Thor un rivale, o per renderlo il dio del male e dell’inganno. Loki Laufeyson era stato preso per essere re, ma insieme a Thor. Thor e Loki avrebbero regnato insieme su Asgard. Un Ase e uno Jötun, la forza e l’astuzia, l’onestà e la disonestà, la verità e la bugia. Loro due erano l’antitesi l’uno dell’altro, e insieme avrebbero raggiunto la perfezione. E quando i due posti si uniscono insieme, nasce l’equilibrio. Avrebbero regnato perfino più saggiamente di Odino stesso, colui che deteneva la saggezza suprema.
Probabilmente, perfino Loki aveva ottenuto questa risposta, ma l’aveva rifiutata.
<< Sono sicuro che nostro padre te lo avrà già spiegato, quindi te lo dirò io: siamo nati per regnare insieme, solo tu ed io possiamo portare ordine. Per secoli ci siamo combattuti senza mai chiederci che cosa avremmo potuto fare insieme. Un tempo eravamo uniti, giocavamo insieme, ridevamo insieme e abbiamo combattuto battaglie. Perché non rammenti? Perché non vuoi capire? >>
<< Perché non rammento? >> chiese con un ringhio << Io ricordo eccome, Thor, ricordo come eravamo uniti e ricordo altrettanto bene come mi hai sputato in faccia! Non cercare di ammorbidirmi con la storia del regnare insieme! Il vecchio cercò di fare la stessa cosa con quella ridicola favoletta. Tu eri il suo preferito, e non osare negarlo! Ero deriso, umiliato da tutti gli altri bambini come noi… mi chiamavano “lacchè”, mi tiravano i sassi e deridevano la mia propensione alla magia seidr definendomi “invertito”. Quando poi tu crescesti nella gloria, in quel preciso momento, ti dimenticasti di avere un fratello. Mi proteggevi, è vero, fintanto che ti faceva comodo il mio aiuto! Tu sei niente senza di me, Thor! Ma gli elogi degli altri Aesir venivano prima del tuo fratello minore, e anche tu ti unisti a quegli scherni! Tu hai smesso di amarmi, “fratello”, e mi hai lasciato da solo! >>
Thor resistette all’impulso di abbassare il capo poiché sapeva che Loki aveva ragione. Aveva ragione su di lui, di come la sua arroganza gli fece anteporre la gloria al suo fratello minore. Non poteva capire come egli si fosse sentito, ma poteva immaginarlo: solo, spaventato, un piccolo bambino che voleva l’affetto dell’unica persona che glielo aveva dimostrato apertamente… suo fratello maggiore. Era anche vero che senza di lui, Thor avrebbe fatto ben poco. Come dimenticare quando Loki aveva permesso che venissero erette le mura di Asgard mentre lui era a Jotunheim a cacciare i giganti? Come scordare quando lo aiutò a recuperare il suo fidato martello, rubato dal re gigante Thrymr? O anche quando aiutò lui e Odino a difendere Asgard da Surtr, prima della nascita di Battleground. Loki lo aveva aiutato molte volte in gioventù, e l’unica cosa che Thor fece per ringraziarlo fu calpestare la sua fiducia.
Tuttavia, ora era diverso. Thor aveva sperimentato la mortalità, aveva imparato molto dagli umani e si era migliorato, aveva acquisito saggezza e aveva fatto ammenda. Se perfino lui poteva cambiare, allora anche Loki avrebbe potuto. Il biondo era sicuro di questo, ne era assolutamente certo.
<< Ciò che dici corrisponde in parte alla verità. Non ti mento quando ti dico che Odino aveva progetti per noi due, ma sarei ipocrita nel negare il dolore che ti ho causato nei secoli. Fratello, tu devi ascoltarmi! Sono consapevole di quello che ero, ma ormai l’arrogante giovane senza rispetto per la vita altrui non c’è più. Sono diventato un Thor migliore, e posso essere un fratello migliore. Posso rimediare, noi due insieme possiamo! Non deve finire sempre così, con me e te che ci combattiamo all’ultimo sangue. Possiamo tornare ad essere una famiglia, e io posso essere il fratello che hai sempre voluto. Non è troppo tardi… >>
<< Non è troppo tardi, dici? L’idromele ti ha forse dato alla testa? Dopo tutto quello che ho fatto, dopo che ho aiutato il Maestro a conquistare Asgard. Dopo tutte le morti che ho causato, tu dici che non è troppo tardi? Sei veramente incredibile, sai? Sempre pronto ad essere altruista, a fare il santo! Vuoi forse farmi credere che non mi consegnerai al Dottore una volta che mi sarò “arreso”? Non mi inganni, Thor, non puoi imbrogliare l’imbroglione per antonomasia! Dici di essere cambiato, eppure menti a te stesso e menti a me. Vuoi farmi credere che non ricordi il più grande peccato che tu e Odino avete commesso nei miei riguardi? >>
<< Di cosa parli, fratello? >>
<< Non osare prendermi in giro! >> tuonò con ferocia << Tu… e Odino... avete ucciso senza pietà mia moglie e i miei figli! >>
<< Tua… i tuoi…>>
Thor era sconvolto, non sapeva di cosa stesse parlando. Non sapeva nemmeno che Loki fosse sposato! 
<< Parlo di Sigyn! Vuoi farmi credere che non ricordi questo nome? E anche i miei bambini, Narfi e Vali. Non fingere di non ricordare! >>
A quel punto, nella mente del dio del tuono si accese la scintilla di un ricordo lontano: quando Asgard era ancora sotto il dominio del Padre di Tutti, vi era una valchiria nelle sale dorate, una alquanto singolare. Una guerriera bellissima, dai lunghi capelli biondi, riservata e di poche parole come pochi altri dèi. Thor aveva interagito di rado con lei: non immaginava minimamente che Loki e Sigyn condividessero un sentimento di amore.
Nonostante ciò, Thor non avrebbe mai fatto alcun male ad una famiglia, anzi, se avesse saputo di essere diventato zio, avrebbe sicuramente fatto visita al fratello con doni per lui e Sigyn e avrebbe giocato con i suoi piccoli nipoti.
<< Loki, ascolta, io non so niente! Non so niente! Te lo giuro sul Mjölnir, sul mio stesso onore! Io non ho fatto niente! >>
Il re di Asgard si massaggiò il mento e strinse gli occhi verdi in due fessure. << È possibile che il Dottore possa averti cancellato la memoria di alcuni eventi. D’altra parte i Signori del Tempo ne sono capaci. E va bene, Thor, rinfrescherò la tua memoria! Ti mostrerò personalmente quanto tu e Odino siete crudeli e spietati. >>
E fu allora che il dio degli inganni utilizzò tutta la sua abilità nel seidr per manipolare la realtà intorno a loro e teletrasportarli indietro nel tempo. L’ambiente mutò, non stavano più in una cella, ma davanti ad una ridente collina verde e una casa in legno.
<< Questa… era la dimora mia e di Sigyn. Qui abitavo dopo l’ennesimo esilio impostomi da tuo padre >> spiegò Loki << Era una collina pacifica, una casa immersa nella natura e lontano dalla civiltà. Questa era un’oasi di pace, la MIA pace. Ma quel giorno… il mio mondo crollò come un castello di carte. >>
Proprio lì videro la figura del dio degli inganni fuoriuscire dal bosco con in mano un’accetta e della legna da ardere sulla schiena. Era chiaramente il passato, e per Thor fu qualcosa di indescrivibile poter vedere suo fratello svolgere una mansione tanto umile come quella del padre di famiglia intento a provvedere alla legna.
Loki costrinse il proprio fratello a seguire quei passi, quegli stessi passi di un uomo ignaro di ciò che lo avrebbe aspettato. Quando aprì la porta di casa… fu l’orrore. I mobili erano completamente ribaltati, vi erano graffi lungo le pareti e segni di lotta sul pavimento e il colore rosso del sangue rivestiva ogni cosa.
Il Loki del passato guardava impotente quel tetro spettacolo e immediatamente urlò il nome di Sigyn e dei suoi figli, corse per la casa, andò al piano di sopra e lì li vide: suo figlio Vali giaceva morto ai piedi del letto matrimoniale, così come Narfi al quale furono strappate le budella e usate per legare Sigyn al letto, coperta di sangue e priva di vita.
Thor, nonostante avesse visto innumerevoli stragi, non riusciva a reggere quella visione e chiese di far cessare tutto ciò, ma Loki voleva che lui guardasse. Voleva che vedesse coi suoi occhi l’orrore che aveva commesso e di come l’uomo che un tempo fu marito della valchiria urlò di dolore. Un urlo così forte da causare un terremoto.
<< E fu allora… >> disse Loki mentre ritornavano nella fredda cella dell’arena << E fu allora che il Maestro mi trovò. Lui mi fece vedere cosa successe a mia moglie e ai miei figli. Mi mostrò come Odino uccise i bambini, così come tu uccidesti Sigyn senza pietà. Dopodiché, tuo padre strappò le interiora di Narfi e le usò per legare mia moglie come un trofeo! >>
In quel momento ringhiò di pura collera mentre cercava di trattenere le lacrime.
<< E adesso, osa dirmi che non ricordi niente! Prova anche solo a guardami in faccia e dirmi che non sapevi niente! Ti sfido a guardarmi negli occhi e dirmi che non sei stato tu! >>
Thor boccheggiava, era visibilmente confuso e anche spaventato. Lui non sapeva davvero niente e in cuor suo era consapevole di non aver mai potuto perpetrare un atto così orribile, né lui e nemmeno Odino.
Alzò il viso e guardò suo fratello dritto negli occhi. << Loki, ascoltami, per favore! Loki… >>
<< Non osare chiedere pietà! >> urlò lui interrompendolo << Anche Sigyn avrà chiesto pietà. Presi il suo corpo tra le mie braccia e vidi chiaramente che cosa le facesti! Non ti è bastato ucciderla, hai addirittura sfogato le tue perversioni sul suo corpo! Sei una sporca bestia, Thor, tu non sei cambiato per niente! Sei un mostro, un macellaio, un animale che non merita alcuna compassione! Quale crimine ha commesso Sigyn per meritare tutto ciò? L’avermi amato? È per questo che avete condannato lei e i bambini? Tutto finalizzato al farmi del male. Ma ora, loro avranno la giusta vendetta… >>
<< Loki! Ti prego, ascoltami! >> urlò Thor in preda alla disperazione << Quello non ero io, era un artificio! Sei stato ingannato! Loki, ti prego! Ti prego, ti prego! >>
<< Ti prego? >> ringhiò il dio in preda alla rabbia. Afferrò il viso di Thor come un falco con la sua preda e avvicinò lo sguardo << Quante volte Sigyn avrà urlato queste parole? QUANTE VOLTE!? >> Mollò la presa e lo colpì con un forte schiaffo. << Io… non ho mai bramato così tanto la tua morte come in questo momento. Ma desidero che tu soffra, Thor. Voglio che tu patisca il dolore che hai inflitto a Sigyn. Come prima cosa, io ti spezzerò, e poi… poi ti ucciderò davanti a tutta Asgard. Questa è la vendetta della mia famiglia. Soffri, dio del tuono, soffri e muori! >>
E, detto questo, se ne andò, sbattendo la porta della cella e lasciò il Tonante da solo al buio.
L’Ase prigioniero abbassò il capo non appena suo fratello uscì da quella stanza. Ora era al buio, con la schiena premuta contro il freddo legno della croce alla quale era legato e l’umidità della prigione permeava le sue narici. Lì con lui a fargli compagnia c’erano solo l’oscurità e i suoi stessi pensieri… o almeno così pensava.
<< Cazzo, che sfuriata. >>
Thor riconobbe subito quella voce: era Accelerator. Si guardò intorno chiedendosi come fosse possibile che il ragazzo si trovasse lì con lui, ma analizzando attentamente la fonte del suono, capì che la voce proveniva dal muro dietro di lui. La cella dell’esper era praticamente adiacente alla sua e ciò permetteva loro di comunicare. I muri erano in pietra, ma erano vecchi, probabilmente i suoni riuscivano a filtrare attraverso dei buchi.
<< Hai ascoltato tutto, vero? >> chiese il dio, retoricamente.
<< Ogni singola parola >> rispose l’albino << Ti odia davvero. Certo, questo era risaputo, ma non immaginavo così tanto. Non offenderti, ma… quanto di vero c’è nelle robe di cui ti accusa? >>
Thor si prese un momento per sospirare, nel mentre i suoi pensieri vagavano ancora in quel passato lontano, quando lui e gli altri suoi compagni dèi erano bambini, quando tutto era più semplice. Un tempo in cui lui e suo fratello giocavano insieme, quando erano felici e spensierati, prima del crollo definitivo, e la colpa era solamente sua. Da quando aveva ottenuto i suoi successi di guerriero, da quando la folla lo aveva acclamato come eroe, da quando Sif aveva iniziato a leccargli i piedi e a gettarsi tra le sue braccia… quello fu il momento in cui si dimenticò di avere un fratello, e lo schernì insieme agli altri Aesir.
<< C’è di vero solo la parte in cui l’ho abbandonato. In nome della gloria, ho abbandonato mio fratello minore. In un mondo di solitudine, io ero la sua unica luce, e quando quella luce ha smesso di irradiarlo, allora ha scelto di camminare da solo nelle tenebre. E la colpa è solo di un grande stolto che ha capito ciò che aveva solo quando l’ha persa. >>
<< Wow… beh, amico, fattelo dire, sei stato proprio un pezzo di merda, ma comunque non ti sembra di esagerare? Nessuno ha chiesto a Loki di fare questo casino. Voglio dire, ha ucciso delle persone solamente perché queste lo maltrattavano da piccolo. >>
<< La questione è più complessa di così. Loki era uno jotun, e nostro padre Odino uccise il suo, Laufey. Dopodiché, prese il bambino e lo crebbe come mio fratello. Loki incolpa ancora nostro padre di quell’omicidio, e ci sono molti altri dettagli. >>
<< E io che pensavo che la mia famiglia fosse incasinata. Ma in fondo… posso quasi comprendere cosa si prova ad addentrarsi nell’oscurità. È una storia che ho già sentito, quando qualcuno ti dice che sei unico, che sei speciale. È solo un modo gentile, ma meschino, di dire che resterai solo per il resto della tua vita. >>
<< Ma tu non sei solo, mio giovane amico. L’hai affermato tu di avere una famiglia. Hai quelle due brave donne ad accudirti, e la bambina ti ammira molto. Hai l'appoggio e il sostegno dei Time Warriors. Hai molte spalle a cui aggrapparti, non sei davvero solo in questa guerra. >>
Accelerator rimase qualche secondo in silenzio a riflettere su quanto Thor aveva detto. Da quando Battleground venne creata, aveva vissuto la falsa vita di un ragazzo di periferia che abitava con sua madre e che si guadagnava da vivere facendo risse per strada. In sella alla sua moto si scontrava con numerose bande senza mai riportare un graffio, guadagnandosi il soprannome di “Demone Bianco”. Era padrone della sua vita. Poi, un giorno, conobbe la piccola Last Order e qualcosa in lui cambiò, e poi ancora subentrò la donna di nome Yomikawa. Sembrava andare tutto per il meglio finché l’impero non uccise i civili del villaggio e lui fu costretto a fuggire. Arrivato al covo della Ribellione, gli venne spiegato che la sua vita era falsa e gli furono ridati i ricordi. Accelerator ricordò di essere stato un assassino.
Per un esperimento atto a renderlo più forte, aveva ucciso diecimila persone. Il tutto per ottenere la forza necessaria a vivere in pace. Se Accelerator fosse stato il più forte del mondo, nessuno avrebbe avuto più il coraggio di sfidarlo, e a quel punto sarebbe vissuto da solo, in santa pace, senza più dover ferire anima viva.
Tutto questo apparteneva a un lontano passato, ma era come se lo stesso rivivendo ogni giorno. Quelle vite gravavano sulle sue spalle, il loro sangue macchiava ancora le sue mani, ed era per questo che non poteva guardare negli occhi Last Order senza provare vergogna. Lui aveva ucciso le sue sorelle, e avrebbe ucciso anche lei se fosse andato avanti con l’esperimento. Questo non poteva sopportarlo, e anche se la sua vita era ricominciata con Battleground, nessuno avrebbe mai potuto perdonarlo di quelle atrocità. Non era degno di essere il padre di Last Order, non lo sarebbe mai stato. Lei non doveva stare con lui, non doveva farsi contagiare dal mostro.
<< Io non posso farlo >> rispose alla dichiarazione di Thor << Io non ho spalle a cui aggrapparmi, poiché le mie mani scivolerebbero via a causa del sangue che le sporca. Tu non hai idea di ciò che ho fatto, Thor, di quante persone ho ucciso. >>
<< E pensi forse che un dio guerriero come me non sappia cosa significhi uccidere, ragazzo? >>
<< Tu non hai ucciso persone che non lo meritavano! >> gridò il ragazzo, scoppiando in un impeto d’ira << Tu non eri forse il dio protettore dell’umanità, stando alle leggende? Tu proteggevi le persone, le tenevi al sicuro, mentre io cosa ho fatto al confronto? Ho ucciso diecimila ragazze per uno stupido esperimento! Dicevano che l’omicidio mi avrebbe reso più forte, ma era solo una scusa per soddisfare il sadismo di quegli stessi scienziati che mi avevano creato. Io sono nato per essere una macchina di morte, non sono come te! Io sono un mostro, e Last Order non dovrà mai e poi mai diventare come me. Non deve. >>
Il Tonante lasciò che il ragazzo sfogasse, e tutte le sue frustrazioni, e poi si accinse a parlare.
<< Tu vedi con gli occhi di un ragazzo. In guerra, l’unica cosa bella è il sangue del nemico, il resto di noi è perduto, a volte per sempre. Ci sono due tipi di guerre: per sopravvivere o per prevalere. Le battaglie vengono vinte dal migliore, le guerre vengono vinte da chi è disposto a sacrificare tutto per la vittoria. Ero il dio protettore dell’umanità, è vero, ciò non vuol dire che io non mi sia mai sporcato le mani. Uccidere, a volte, è necessario ma sarebbe meglio non dover mai ricorrere a simili espedienti. Uccisi molti giganti, ragazzo, e molti di questi nemmeno lo meritavano. All’epoca ero convinto di agire nel nome di Asgard e di Midgard, ma l’omicidio, ragazzo, porta soltanto il nome dell’assassino. Non importa il motivo che ci spinge a combattere, uccidere non è sempre la risposta, ma dobbiamo essere pronti a farcene carico nel momento del bisogno. Mio padre mi ripeteva sempre: “un re saggio non cerca mai la guerra, ma deve essere pronto ad affrontarla”. Fui esiliato e bandito, e per molto tempo vissi da solo, ma conobbi delle persone che aprirono i miei occhi. Conobbi una nuova famiglia e riuscii a trarre la forza di redimermi. Io non sarei qui senza di loro, così come non lo saresti tu. Ciò che intendo, è che devi riuscire a trovare la forza di vivere. >>
<< La forza di vivere? >> chiese l'esper in tono confuso.
<< Se ti sacrifichi per proteggere le persone a te care, loro piangeranno per te. Saranno pervasi dalla tristezza. A dispetto di quanto credi, la tua vita vale quanto quella di chiunque altro. Solo quando capirai la serietà di quanto ti sto dicendo, allora sarai davvero completo. La tua vita, ragazzo, non appartiene solo a te. Ciò che vuoi fare, l’esilio, o il suicidio, non ti porterà alcuna felicità, così come non ne porterà alcuna per la bambina. Non puoi decidere tutto da solo senza ascoltare il parere di chi ti sta accanto. Te lo ripeto ancora una volta, Accelerator: la tua vita non appartiene solo a te. Quando lo capirai, allora otterrai la redenzione. >>
Accelerator ascoltò le parole dell’Ase fino alla fine, ma non rispose, non ne aveva la forza. Ciò che aveva appena detto lo aveva davvero toccato, e rimase in silenzio a pensare. Pensò e pensò tutta la notte, e Thor lo lasciò in pace, poiché sapeva che l’adolescente, infondo, avrebbe davvero capito.
Prima o poi.
 
                                                                                                      * * *
 
Loki stava ancora camminando per i corridoi delle prigioni, e rimembrava ancora il discorso fatto a Thor. Era come se tutta quella conversazione rimbombasse ancora nella sua testa e, nonostante gli occhi del fratello, non riusciva davvero a perdonarlo per la morte di Sigyn e dei suoi figli.
Il capo gli doleva, si appoggiò con la schiena al freddo muro della prigione, mentre con la mano libera andò a toccarsi le tempie. Un ricordo balenò nella sua mente, un ricordo molto lontano, quando fu allontanato da Asgard per la prima volta in tutta la sua millenaria vita. Durante il suo esilio, il dio si era recato in una radura verde, la stessa dove poi sarebbe sorta la sua casa.
Trovò Sigyn seduta sotto un albero, in totale solitudine. Lei lo salutò cordialmente, come se non sapesse chi fosse. Ricordò che parlarono a lungo, lei gli spiegò che, nonostante fosse una valchiria, a volte preferiva ritirarsi nella natura, tra la pace e la quiete. Motivo per il quale si trovava lì da sola. Discussero anche dell’esilio del dio, e lei spesso lo canzonava e questo, ovviamente, lo faceva solo infuriare:
 
<< Guarda che fare la voce grossa non ti rende più minaccioso, ti fa solo apparire maleducato... >>  aveva detto lei con un sopracciglio alzato.
<< Forse perché, magari, voglio così! Tu che dici, donna? >>
<< Dico che è molto triste >> rispose abbozzando il viso in un’espressione triste << farsi annegare nel veleno per paura di essere feriti, dando per scontato che tutte le persone vogliano farlo...>>
<< Benvenuta nel mio mondo, donna. Ronzami ancora intorno e tutti gli altri asgardiani sputeranno veleno su di te. >>
<< Mi chiamo Sigyn, principe, e non ho grande considerazione per ciò che gli altri dicono di me. >>
<< Dovresti averne, visto che sei una valchiria. >>
<< Dici bene, principe. Sono una valchiria, dunque il mio compito è la battaglia e condurre le anime dei morenti. Dovessi occuparmi delle chiacchiere e dei pettegolezzi, sarei fra le cortigiane e le concubine. >>
<< E non temi di perdere il tuo compito, visto che sei in compagnia di un esiliato? Sebbene, io inizi a trovare la tua fastidiosa. >>
<< Sciocchezze. Solo Odino è responsabile del mio compito. Egli dovrebbe negarmi di svolgere la mia mansione poiché ho rivolto la parola a uno dei suoi figli? È curioso che per quanto io ti infastidisca, sei sempre così curioso… >>
<< Odino NON è mio padre >> sbottò Loki << Lui ha assassinato il mio vero genitore! Ma che ne parlo a fare… ti conviene tornare ai tuoi doveri, cosicché io riprenda i miei. >>
<< Dimmi una cosa, Loki, tu amavi il tuo vero padre? >> chiese Sigyn, incrociando le braccia al petto.
<< No… come posso amare qualcuno che nemmeno ho conosciuti? >>
<< Allora perché tanto odio? Odino ti maltratta? Ti tiene prigioniero? Ti tortura? >>
<< Ha ucciso mio padre. Mi ha preso con sé come trofeo. Mi ha trattato come un rifiuto e mi ha esiliato, coprendomi di umiliazione! Servono altre ragioni? >>
<< Ho saputo il motivo. Hai rubato le mele di Idunn, privandone a tutti gli altri asgardiani. È un crimine molto grave, e di certo non è la prima delle tue tante malefatte. È naturale ti abbia punito duramente. Ma ti ha forse esiliato a vita? No, solamente il tempo necessario per meditare sul tuo errore. Quindi come ti avrebbe umiliato? Riconoscendoti ufficialmente come principe di Asgard? Dormi in un letto dorato, hai mille servitori, mangi cibo prelibato, sei libero di viaggiare ovunque nei Nove Regni, e ti concede di studiare ciò che più ti piace. Cos’ha fatto Laufey al confronto? Odino avrà pure commesso il peccato di aver distrutto una famiglia, ma quale trofeo ne avrebbe ricavato adottandoti? I trofei sono un’ostentazione di ciò che si è fatto. Voleva ostentare magnanimità, tu pensi? Forse. Ma è una magnanimità piuttosto dura da mantenere, perché un figlio è una grossa responsabilità, e non un corno di idromele che può riporre in vetrina. >>
Loki digrignò i denti e alzò il tono della voce. << Mi ha strappato alle braccia di mia madre solamente per rendermi il rivale di suo figlio! Lui ha pianificato ogni cosa. Mi ha sempre mentito, riempito di bugie e inganni sulle mie origini. Diceva anche che avrei regnato con Thor, e invece ha dato ogni cosa a lui! Tu non puoi capire, sei una valchiria, per cui sei estremamente devota a Odino! Ma io ho visto la sua vera faccia, e ti assicuro che pagherà. E non appena salirò al trono, tutti lo vedranno. >>
<< E perché mai avrebbe dovuto renderti il rivale di suo figlio? >> chiese lei di rimando, per nulla intimorita dalla rabbia del suo interlocutore << Per dargli una lezione? Odino non ha bisogno degli altri per impartire lezioni. Punisce quando deve e come deve. Se io sono devota al Padre di Tutti, tu ti ostini a cercare delle scuse per giustificare il tuo male interiore, per non vedere il quadro completo. >>
<< Tu non sai di cosa è capace >> Loki sputò per terra. << Me ne vado, ritorno alla mia solitudine e ai miei pensieri. Mi sono stancato di parlare e ascoltare. >>
Davanti a ciò lei non disse nulla, all’inizio, semplicemente posò la propria mano su quella di Loki e gli mise in essa un piccolo ciondolo alato.
<< Per il futuro, principe. Qualora desiderassi alleviare la stanchezza e iniziassi a trovare opprimente la solitudine. Ti basterà stringerlo nella mano per chiamarmi. Mi congedo io, tu resta pure qui seduto a riflettere. Quest’albero è stato il mio ascoltatore per molto tempo, forse lo farà anche con te. >>

E, detto questo, si allontanò con portamento elegante, lasciandolo da solo con i suoi pensieri.
 
La mente di Loki ritornò al presente. Mise una mano dentro la sua casacca ed estrasse il ciondolo alato che, da quel giorno, teneva sempre al collo. Ricordò molto bene come, dopo quella conversazione, egli sfruttasse la collana per chiamare Sigyn e parlare. Si trovavano sempre sotto quell’albero e conversavano di ogni cosa. Loki non lo aveva mai fatto con nessuno, e questo sorprendeva perfino lui. Ricordava bene come fosse piacevole stare in compagnia della donna, lei sapeva ascoltarlo come nessun altro, e fu proprio sotto quell’albero che i due si innamorarono. Il momento in cui si baciarono per la prima volta e fecero l’amore, era ancora nitido nella testa del dio degli inganni, come se fosse accaduto solo qualche giorno prima.
Nascose di nuovo il ciondolo tra i suoi vestiti e si diresse verso un’altra cella, dentro la quale si trovava la dea Sif.
<< I miei ossequi, valchiria >> disse Loki entrando nella cella.
Sif alzò lo sguardo verso di lui, era più magra, i capelli castani erano sporchi e le mancava un braccio, perso durante l’invasione dei Decepticons. Nonostante l’handicap, non aveva mai perso il suo spirito guerriero.
<< Loki… quale disgrazia porta qui, davanti a me, il servile orrore della tua compagnia? >>
<< Nulla di grave, mia signora, volevo solo farti sapere che il tuo ex amante è ora mio prigioniero. Sarà divertente vedervi lottare nell’arena. >>
In tutta risposta, lei strabuzzò gli occhi: << Thor? Thor è qui? È impossibile, lui era… >>
<< Morto? No, ma lo sarà presto. Sarò io a farlo giustiziare di persona, dopo che mi sarò divertito a torturarlo nell’arena. >>
<< Giustiziarlo? >> chiese Sif con un sorriso di scherno << Non sei riuscito ad ucciderlo quando quelle macchine ci hanno invaso, e non ci riuscirai nemmeno ora. >>
<< Bada a come parli al re di Asgard, sgualdrina. L’unico motivo per il quale sei in vita, è per merito della mia magnanimità. >>
<< E tu questa la chiami magnanimità? Avrei preferito mille volte la morte. Dimmi, per quale motivo desideri così tanto che Thor soffra? Se sei tanto potente come millanti, potresti ucciderlo quando desideri. O forse c’è dell’altro? Forse non sei abbastanza uomo. In effetti, quando mai lo sei stato, utilizzatore di seidr? >>
<< Tipico tuo schernirmi in questo modo. Come se tu potessi davvero comprendere le ragioni che mi spingono a esigere vendetta. Mai potresti capirle, a causa del tuo cuore secco e arido. Il nome Sigyn ti dice niente? Una delle tue amiche e compagne. È morta molto tempo fa a causa di Thor. Ti basta come spiegazione? >>
<< Posso credere alla morte di Sigyn, lacchè, ma non potrò mai credere che a ucciderla sia stato Thor! Sono quasi certa che si sia tolta la vita, rendendosi conto chi aveva sposato. >>
<< Attenta a te… cagna maledetta… >> sibilò Loki mentre la mano con cui reggeva la Gungnir tremava << Nessuno ha mai costretto Sigyn a sposarmi, è stato l’amore a farla scegliere. Mai le feci mancare niente. Tu, piuttosto, hai sempre gettato fango su di me, cercando di dissuaderla dal prendermi in matrimonio. >>
<< Quale amica non lo avrebbe fatto? La moglie di Loki? Io volevo bene a Sigyn, e proprio per questo ho cercato di allontanarla dalla tua perfidia. Tu, che con i tuoi raggiri hai portato molte volte Asgard sull’orlo del baratro. >>
<< Non spettava a te decidere per lei! >> tuonò il dio degli inganni << Non avevi diritto di imporle il tuo pensiero. Lei mi sposò perché mi amava, e tu cosa facesti una volta che le nozze furono celebrate? Ti allontanasti da lei, la abbandonasti. Tu eri la peggiore amica che Sigyn avesse mai avuto. Dopo che divenne ufficialmente mia moglie, tu gettasti male lingue su di lei con Brunilde, la regina delle valchirie. Tu convincesti Brunilde a destituire Sigyn dal suo incarico! La ricopristi di disonore! Prova solo a negarlo! >> urlò mentre le puntò la lancia contro come un monito.
Per tutta risposta, Sif ghignò. << Sì, è vero, convinsi Brunilde a disonorare Sigyn. Che cosa avrei dovuto fare? Eravamo valchirie, Loki. La valchiria è un incarico che prevede obblighi e onori. Cosa ne sarebbe stato dell’onore delle valchirie, se una di noi si fosse unita a uno come te? Ci avrebbero riso tutti in faccia. Era necessario, ma tu cosa vuoi saperne di onore? Non sei mai stato come noi, invertito, sei sempre stato diverso. Il lacchè di Odino. >> Scoppiò a ridere. << Mi fai pena, Loki. Tu tieni in vita me soltanto per i torti che recai a te e alla tua sposa. Tieni in vita Thor per lo stesso motivo. L’unico esente da tutto ciò è Baldur, ma lui non si può uccidere, dico bene? Niente può farlo, e se morisse inizierebbe Ragnarok. Sì, sei davvero patetico. Fai tutto questo per vendicare Sigyn? Non prendermi in giro, lei non c’entra niente. Fai tutto questo solo per il tuo stupido ego, stai usando Sigyn come pretesto. Sai cosa? Io non credo che Thor l’abbia davvero uccisa, ma se anche fosse… ha fatto bene. Ha fatto bene a ucciderla. Meglio morta, che succube di te! >>
Davanti a quella dichiarazione, Loki non ci vide più dalla rabbia e iniziò a colpire Sif con pugni e calci. Nonostante fosse principalmente un mago, Loki non era un guerriero scadente e possedeva un’eccellente forza fisica. I suoi colpi erano pesanti, per la prima volta perse il controllo. I suoi pugni non erano mai stati così forti e nonostante Sif fosse una grande valchiria… ora giaceva in una pozza di sangue. Era viva, ansimava, ma nonostante tutto continuava a ridere.
Il dio degli inganni desiderava ardentemente ucciderla, ma gli serviva viva. Doveva andarsene da lì, avrebbe dovuto. Doveva mantenere il controllo. Mentre usciva, Sif lo scherniva ancora, definendolo un debole e un codardo.
Loki diede ordini al carceriere di controllare sempre le celle e ritornò nella sala del trono. Si sedette, e per ore intere pensò a tutte le conversazioni avute. Non si mosse mai da quel trono, né per le udienze e nemmeno per mangiare. Rifletteva su tutto ciò che era stato detto. Thor e Odino erano davvero responsabili della morte di Sigyn? Lui stava facendo davvero tutto questo per lei? Avrebbe approvato?
Non importava più niente. Ormai era in ballo da almeno trent’anni e avrebbe continuato a ballare. Era dentro fino al collo, poiché un patto col Maestro lo vincolava. L’odio non poteva essere cancellato, e sebbene Loki sapesse che, in fondo al cuore, aveva bisogno di Thor… egli doveva morire. Non poteva esserci Loki senza Thor, ma quello era sempre stato il circolo vizioso del fato.
Il destino sarebbe stato spezzato, Thor sarebbe morto, e Loki avrebbe trionfato. Il suo destino era questo! L’alba era vicina… era ora di annunciare i nuovi giochi nell’arena.
 
                                                                                               * * *
 
Quella stessa mattina, Accelerator non era più nella sua cella, bensì nell’armeria dell’arena insieme a tutti gli altri gladiatori. Era piuttosto grande e rifornita di ogni genere di arma: spade, asce, scudi, armi a due mani, martelli, mazze chiodate e armature di vario genere.
Il ragazzo conosceva le armi, certo, ma non aveva mai combattuto con esse. Sapeva che una lancia era molto più efficace contro una spada, ma non era in grado di usarla come si doveva. Oltretutto, quegli equipaggiamenti erano piuttosto pesanti per lui che, avendo sempre fatto affidamento sul suo potere, non era dotato di una massa muscolare particolarmente sviluppata.
Schioccò la lingua e fece passare le armi una per una, ma era davvero difficile riuscire a scegliere con tutti quegli uomini che si frapponevano davanti a lui, come se fosse una specie di formica; di questo passo avrebbe combattuto disarmato.
<< Posso aiutarti io, mio giovane compagno. >>
L’albino si girò di colpo e vide Thor, che lo sovrastava con tutta la sua imponenza. Lo sguardo dell’Ase era piuttosto calmo e pacifico, e sul viso aveva dipinto un piccolo sorriso.
<< Non mi serve il tuo aiuto, stavo solo prendendo una spada >> disse l’esper con fare scocciato.
<< Hm hm, e quale spada se posso chiedere? >>
<< Be'… quella >> indicò la prima che vide, uno spadone a due mani in ferro.
Thor trattenne le risate. << Come se tu riuscissi davvero a brandirla! Anche ammettendo che tu riesca a sollevarla, cadresti al primo fendente. Probabilmente faresti morire dal ridere il tuo avversario, il che sarebbe positivo. >>
Accelerator ringhiò e sbottò spazientito: << Allora se sei tanto in gamba, dimmi tu cosa posso o non posso prendere! Che nervi! >>
<< Il tuo problema, giovane, è che sei un genio. Di per sé è un’eccezionale virtù, ma è proprio la tua intelligenza ad essere la tua spalla di Sigurd. Pensi sempre di sapere più cose degli altri, e quindi di potertela cavare da solo, anche quando è evidente che ci sono molte cose che ignori. Io voglio davvero aiutarti, giovane, quindi perché non ti calmi un attimo e mi ascolti? >>
L’esper sbuffò. Thor aveva ragione, ma non lo avrebbe ammesso direttamente, così rimase in silenzio e ascoltò ciò che aveva da dire. Il Tonante gli disse solo di seguirlo e lo portò in un’altra zona dell’armeria, più piccola e spoglia; c’era solo una cassa in legno davanti a loro.
<< Originariamente, l’arena non fu pensata per divertire il popolo con bagni di sangue tra schiavi >> spiegò il dio << Era stata ideata da Odino per mettere alla prova i guerrieri che volevano guadagnarsi un posto accanto a lui al tavolo dei banchetti. Era una prova d’onore! E quando ero piccolo, anche io solevo partecipare per mettere alla prova i frutti dei miei addestramenti, e così mio padre fece preparare quest’ala solo per me, e fece costruire un equipaggiamento che potessi usare. Sono ancora felice di vedere questa zona intatta, probabilmente a Loki non interessava, o forse ne ignorava l’esistenza. Forza, vieni. >>
Si avvicinarono insieme al baule, e quando Thor lo aprì, rivelò il suo contenuto: un’armatura e delle armi.
<< Sono tue, giovane ragazzo >> continuò solennemente << Ti aiuteranno a cavartela nell’arena. Mettiti comodo, ti aiuto a vestirti. Non hai mai indossato una corazza, no? Ti faccio vedere come si fa. >>
Estrasse dal baule una lunga veste di lana e un paio di braghe viola dello stesso materiale. Era chiaro che il ragazzo dovesse sostituire i suoi attuali abiti con quelli, quindi si spogliò e indossò le nuove vesti. Dopodiché, Thor gli avvolse le caviglie con delle fasce di lana verde.
Erano piuttosto spesse e fornivano una piccola protezione; si assicurò di legarle ben strette e con cura, in modo tale che non le perdesse durante i movimenti. I piedi furono chiusi in un paio di scarpe di cuoio robuste e comode. Gli fece poi indossare una lunga sopravveste verde imbottita, studiata per la protezione dai colpi contundenti, e una cuffia di cuoio per difendere il cranio e rendere più facile l’utilizzo dell’elmo.
<< Non abbiamo ancora finito >> borbottò il Tonante << Dopotutto, questa non è ancora un’armatura degna di rispetto! >>
Prese una cotta di maglia composta da robusti e compatti anelli di ferro e gliela mise con delicatezza sopra la veste. Il metallo era di ottima qualità e avrebbe assorbito i tagli delle spade in maniera pratica ed efficiente. Nonostante indossasse una veste imbottita e una cotta di maglia, Accelerator la trovò sorprendentemente leggera.
La situazione era alquanto surreale dal suo punto di vista. Thor sembrava un padre che aiutava il proprio figlio a vestirsi, e lo faceva con una cura e un affetto quasi naturali. Sotto sotto… all’esper faceva davvero piacere.
<< Thor, posso farti una domanda personale? >> chiese.
<< Chiedimi quello che vuoi. >>
<< Per caso… hai mai avuto figli? >>
Il Tonante rimase basito da quella domanda. Rimase in silenzio per quasi un minuto buono, poi disse: << Sì… molto tempo fa. Si chiamavano Magni e Modi. Erano dei bravi guerrieri. >>
<< Erano? >>
<< Lo Scisma. Sono cambiate tante cose, mio giovane compagno. Sai… porto sempre loro due nel mio cuore, ma cerco spesso di non pensarci. >>
<< Non ho potuto fare a meno di pensarci, visto il tuo modo di fare. Voglio dire… prima con Fire, e adesso con me. Non credo che tu abbia mai davvero vestito qualcuno con così tanta cura all’infuori dei tuoi figli. >>
Lui abbozzò un sorriso malinconico. << Si vede che mi sono fatto prendere un po’ la mano, ma ti giuro che sto agendo con le migliori intenzioni. Per gli dèi, sei un mio compagno di scudo, è giusto aiutarsi a vicenda. >>
<< Thor? >> sospirò, assottigliando lo sguardo << Fire ed io non siamo Magni e Modi e non lo saremo mai. Tienilo a mente. >>
<< Lo so benissimo! >> sbottò l’asgardiano, stringendo i pugni.
Stavolta, era stato Accelerator a metterlo con le spalle al muro. Aveva preso il giovane Fire sotto la sua tutela, lo aveva confortato, lo aveva protetto da Vader, e ora stava aiutando l’albino: questo perché erano i suoi compagni d’armi… o c’era effettivamente dell’altro? Che Accelerator avesse ragione? Solo l’anima di Thor poteva saperlo.
L’Ase non proferì più parola e continuò a vestirlo. Gli legò una cintura di cuoio alla vita con attaccato quello che i norreni chiamavano scramasax, un’arma che veniva utilizzata per molteplici usi. Nonostante fosse un coltello, era grande come una daga romana; infatti la dimensione degli scramasax variavano in base alla ricchezza del guerriero e considerato che quell’equipaggiamento apparteneva a Thor, era logico che l’arma possedesse delle discrete dimensioni.
Una spada d’acciaio di eccelsa fattura, conservata in un fodero di cuoio, gli venne legata intorno alla vita e insieme ad essa un’ascia, arma distintiva di ogni vichingo.
Per completare il tutto mise sulla sua testa un elmo di ferro, la cui maglia arrivava fino al petto. proteggendo anche la bocca, il mento e il collo. Intorno alle fessure per gli occhi erano state dipinte delle rune: ᛘ  ᛏ  ᚦ  ᚹ 
In ordine significavano: “Divino”, come se l’elmo fosse benedetto dagli dèi. “Valore”, per ottenere valore in battaglia, e non a caso la ᛏ era rappresentata da Tyr, il dio della guerra e della giustizia. Al centro vi era la ᚦ, ovvero la potenza, che era la runa caratteristica di Thor stesso. “Speranza” e infine “Saggezza”.
Tutte virtù e benedizioni che avrebbero dovuto portare alla vittoria il guerriero che le indossava.
<< Ora manca solo il tocco finale >> disse Thor, porgendogli uno scudo in legno con dipinta la ᚦ al centro. << È fatto col legno di Yggdrasil, resisterà a qualunque urto. Sembri proprio un vero vichingo, sai? >>
In effetti, guardandosi dentro una piccola cisterna d’acqua, Accelerator notò che era identico ai vichinghi rappresentati nei libri e nelle serie tv.
<< Grazie, Thor. Mi sarà davvero molto utile. >>
<< Combatti bene, giovane guerriero, e torna vittorioso. Il Valhalla non è pronto ad accoglierti, oggi >> rispose congedandosi da lui con i migliori auguri.
 
                                                                                                    * * *
 
<< Popolo di Asgard! >> esclamò Bragi, il dio della musica e della poesia dall'alto della tribuna, alla destra di un Loki seduto sul suo dorato scranno. Era a tutti gli effetti l’annunciatore degli incontri. << È con sommo onore che quest'oggi dichiaro aperti i giochi nell'arena! >>
Il popolo esultò, impaziente di poter assistere all’imminente carneficina.
<< Come ben sapete, si tratta di una tradizione secolare rinnovata dal nostro magnanimo signore Loki per il suo stesso popolo. Tutti quelli che si affrontano su queste sabbie sono schiavi o traditori, ma non per questo meritano il disonore! Raccomandiamo le loro anime al Valhalla, che gli sconfitti possano banchettare nella Grande Sala, e ai vincitori siano destinate canzoni e corni di idromele! >>
A quel punto, prese la sua lira e, come di consueto, intonò una canzone per onorare tutti i guerrieri. Era la tradizione, serviva per benedire la violenza che si sarebbe scatenata da lì a poco. La voce di Bragi era assai particolare, dura e soave al tempo stesso, e riecheggiò per tutta l’arena:
<< We will march into the night
Let the fear sink in their eyes
We will roar our battle cries
The oath we shall carry strong.
Rally up the swords and shields
Fight until the blood is spilt
For the honor I decree
The Heavens is on our side. >>
Quando finì di cantare, riprese ad annunciare: << Per lo scontro iniziale, abbiamo in serbo una grande sorpresa! >> disse utilizzando un tono capace di mettere suspense << Possiede vili arti nate dalla scienza mortale. È uno sterminatore. Signore, e signori, è nemico dell'Impero del Maestro! Lui è il Demone Bianco di Kyoto! L'unico esper sfuggito all'epurazione! Il più forte dei Level 5! Accelerator! >>
Una volta annunciato, l'albino uscì dal cancello e mise il proprio piede su quella sabbia macchiata di sangue. Coperto con l'armatura che gli aveva donato Thor, si sistemò l'elmo, estrasse l'ascia e lo scudo in attesa.
<< Dall'altra parte, invece, la sua sfidante! Una creatura della notte! Da molti secoli la sua specie terrorizza il mondo dei mortali, rendendoli loro schiavi e nutrendosi di sangue! Ecco a voi, una dei pochi vampiri rimasti! Si fa semplicemente chiamare… Marie! >>
Marie fissava il vuoto nell'anticamera dell'arena. Il suo corpo era protetto da piastre scarlatte, dalla gorgiera metallica a coprirle la gola, fino agli stivali d'arme. Brandiva una spada lunga, una di quelle previste, fatte per colpire di taglio e di punta, e il suo scudo era bordato di ferro, costruito con assi di guercia. Teneva le mani sul pomo della spada, i capelli corvini le circondavano il volto sottile e pallido. Respirava piano, picchiettando con l'indice destro contro l'elsa della lama; quando poi sentì il suo nome, distese il corpo e si tirò su.
Auth la fissò in silenzio. Erano entrambe passate per il sangue e il clamore della battaglia molte volte nella loro esistenza, le parole in certi frangenti erano inutili. La vampira si calò sul capo l'elmo a visiera e passò oltre la compagna, attraversando il budello di pietra che conduceva allo spiazzo dei combattimenti. Quando mise piede nella sabbia rossastra, tinta col sangue dei gladiatori caduti, la folla sugli spalti esplose in grida d'estasi e con la bava alla bocca. Poteva sentire distintamente la sete di sangue di quei dementi e sorrise quasi rassegnata, calando la visiera sull'elmo con uno scatto metallico
<< Si dia inizio... al massacro! >>
Accelerator teneva alto lo scudo in legno magico. Avendo sempre vissuto in mezzo a scienziati, l’esper non credeva in cose come la fede o la religione, ma sperava che le rune dipinte sull’elmo gli fornissero qualche benedizione. Se qualcuno lo avesse sentito... probabilmente si sarebbe scavato la fossa da solo.
<< Tu... tu sei una schiava, vero? >> chiese. << Sei prigioniera come me. >> Voleva provare a ragionare, non era fatto per il combattimento fisico.
<< Ascolta, non ho niente contro di te e di certo non sono un gladiatore. Potremmo escogitare un piano per scappare, anziché cercare di ucciderci a vicenda. >>
E secondo te, Loki non se ne accorgerebbe?"
Le parole colpirono la mente del ragazzo, entrando nel suo cervello. Era dotata di telepatia.
La vampira sollevò lo scudo, tenendolo così da coprire il busto, e si abbassò sulle gambe, la spada alta a coprire il fianco destro.
"Dobbiamo almeno divertirli. Non mi va di ucciderti, ragazzo... ma per ora, intratteniamoli!"
E, senza aggiungere altre parole, partì alla carica, colpendogli lo scudo con una violenta spallata. Poi, con un fendente in diagonale, colpì il giustacuore in cuoio, facendolo indietreggiare.
Ti proietterò nella mente le mie azioni, reagisci di conseguenza” sussurrò nella sua testa, riprendendo le distanze.
<< Cazzo! >> esclamò Accelerato, non appena sentì l’impatto contro il suo scudo. Era una nosferatu, dopotutto, e stando ai racconti possedevano la forza di dieci umani.
L’esper aveva imparato nel peggiore dei modi che il suo potere era bloccato. Non poteva cambiare i vettori… non poteva proteggersi!
“Ma forse, questi maledetti collari non sono in grado di sopprimere completamente i nostri poteri” pensò. O forse erano stati progettati proprio in questo modo. Doveva solo capire quanto delle sue abilità era ancora in grado di usare. Senza tergiversare, menò un fendente verticale con l’ascia.
Marie vide quei movimenti in anticipo. Il ragazzo era visibilmente impreparato nel combattimento corpo a corpo, mentre lei aveva calcato decine campi di battaglia.
Defletté il corpo con lo scudo, sbilanciandolo, e gli passò alle spalle, scartando sulla sinistra, e rigandogli la schiena con un altro fendente.
"Loki non sarà contento finché uno di noi due non stramazzerà al suolo.. .posso farti vedere come rompere un osso senza uccidere, se vuoi”.
Accelerator ansimò. Arrivati a questo punto, c’era poca scelta.
“No. Stando ai racconti di Thor, Loki non è stupido. Non puoi imbrogliarlo come se fosse un pollo qualunque. Tuttavia, lui segue la volontà del popolo, perciò... dobbiamo far divertire il popolo” rispose telepaticamente grazie alla connessione instaurata dalla donna. Si rialzò in piedi e si mise in guardia.
“La tua idea dell’osso rotto non è male, ma sembrerà forzata e il pubblico si sta annoiando. Ho un piano, ma devo agire adesso. Ti farà un po’ male, ma cerca di starmi dietro”.
Detto questo, scagliò la sua ascia contro la sua avversaria e lei ne deviò la traiettoria con lo scudo. Bastò quel secondo di distrazione per permettere ad Accelerator di agire: il suo piano comportava alcuni rischi, e non era sicuro di riuscirci, ma se quella vampira poteva sfruttare una flebile telepatia, allora anche lui avrebbe potuto eseguire dei basilari calcoli vettoriali.
L’arena era fatta di sabbia, granelli morbidi ma compatti che, se uniti insieme, diventavano duri come roccia. Era questo che l’esper voleva sfruttare: con la mano libera afferrò un po’ di sabbia e calcolò una traiettoria. Riuscì ad alterare i vettori della sabbia e scagliò quella piccola palla che teneva in mano con la stessa potenza di un proiettile. L’impatto fu tale da lasciare una lunga ferita sul braccio destro della vampira.
L’albino non perse tempo e la tempestò di proiettili sabbiosi. Il danno era incentivato anche dalla presenza di denti e ossa rotte presenti sul terreno, che conferivano ai suoi colpi maggiori danni.
Alla vista del sangue, il popolo iniziò ad esultare. Al contempo, un polverone cominciò a coprire la coppia… proprio come voleva Accelerator.
Marie osservò la semplice sabbia passare le piastre della sua armatura. Il sangue rosso schizzò dalle ferite, graffi sulla pelle, porzioni di carne strappata via dalla violenza dell'impatto. Sorrise fra sé e sé sotto la visiera, ascoltando il giubilo della folla… e poi agì.
Fece scattare la spada dal basso verso l'alto, causando uno spostamento d'aria tale da infierire sulla compostezza dei proiettili; i granelli si sfaldarono per la violenza del movimento, creando un autentico muro di pulviscolo. La Nosferatu agì in quel frangente.
Con la velocità superiore della quale disponeva, scattò contro il suo avversario, correndo rasente al suolo e scattò in alto, insinuando la punta della spada sotto l'elmo in ferro e disegnando una lunga scia rossa vicino all'occhio del ragazzo.
"Tranquillo, non voglio accecarti, ma ora ti darò un'apertura. Colpiscimi la spalla sinistra con la spada!"
Il ragazzo sentì il dolore provocato dalla sua arma, ma non se lo fece ripetere due volte. Anche se la polvere li nascondeva, Loki avrebbe potuto eseguire un incanto per poterli comunque vedere e dovevano recitare la parte al meglio. Così seguì il consiglio e menò un colpo di scramasax sulla sua spalla sinistra, trafiggendola.
Lo spallaccio evitò che la lama le staccasse il braccio dal corpo, ma l'acciaio si piegò, andando a rompere la cotta di maglia sottostante; gli anelli si aprirono e lacerarono la pelle. Il sangue iniziò a scorrere lungo il braccio, caldo e denso, e gocciolò a terra.
"Ora tocca al tuo braccio destro. Stringi i denti!"
E senza aggiungere altro, urlò, afferrandogli il polso per tenerlo alla sua portata, e calò la spada di piatto, facendo risuonare un vomitevole "CRACK".
Loki schioccò la lingua innervosito, e agitò una mano per allontanare quel pulviscolo di sabbia. Ben presto, la vista di due guerrieri ricoperti di sangue si palesò davanti a lui.
Aveva capito subito cosa stavano cercando di fare, essendo quella una delle strategie basilari dell’inganno; avrebbe voluto interrompere l’incontro… ma era anche curioso di sapere come quei cani se la sarebbero cavata. Un solo altro passo falso, e li avrebbe puniti severamente.
Con le ultime forze rimanenti, i due contendenti non avevano ancora finito di dare spettacolo e con le braccia sane afferrarono la loro arma. Tutti e due si lanciarono uno contro l’altro.
Stavolta l’intento era chiaro: uccidere. Il loro grido di battaglia si levò per tutta l’arena e quando furono a portata menarono i fendenti, tutti e due diretti alla testa. Sarebbero stati feriti molto gravemente... se non fosse stato per un muro invisibile generato dal sovrano di Asgard.
<< Basta così >> disse.
Aveva lo sguardo serio… non sembrava contento. L’occhiata che lanciò loro faceva trasparire molto bene il concetto: non se l’era affatto bevuta.
Avrebbe dovuto punirli? Certo, ma la folla ci era cascata con tutte le scarpe… e stava intonando cori per i gladiatori. Il volere del popolo era chiaro.
<< Vi faccio i miei complimenti, guerrieri, avete reso onore agli Dèi Antichi, pertanto... >>
Loki avanzò il pollice, tenendolo sospeso e alla fine... lo abbassò. Aveva deciso di risparmiare loro la vita, e il pubblico urlò di pura gioia. Dentro di sé covava rabbia, poiché anche un re aveva le mani legate quando si trattava del popolo.
Ritornò a sedere sul trono, meditando di castigarli a dovere più tardi, lontano da occhi indiscreti.
 << Dèi ed einherjar, ancora non è finita, poiché lo scontro migliore sta per cominciare... >> disse Bragi << Una divinità caduta in disgrazia! Colei che ha combattuto contro il Maestro in persona! La personificazione di una Creatrice. Si fa chiamare... Auth! >>
Un sorriso da serpe si disegnò sopra il volto di Laufeyson, mentre il suo annunciatore si preparava per presentare il prossimo sfidante, in attesa che Auth facesse la sua entrata.
<< Il suo avversario, invece, lo conoscete molto bene. È un dio proprio come noi... trent'anni fa tradì Asgard e tutto ciò che rappresenta! Ha ucciso giganti, demoni e mostri di ogni genere! Il Nemico della Serpe! Il flagello di Jötunheim! Signori... date il bentornato all'ex prediletto di Odino... il possente Thor! >>
L'Ase fece la sua entrata dal cancello e il pubblico era in visibilio nel rivederlo. Si guardò intorno, tenendo ben stretta Jarnbjorn, l’ascia che utilizzava ai tempi in cui ancora non aveva Mjölnir. Il suo sguardo si posò sul trono dorato e i suoi occhi azzurri incrociarono quelli verdi di Loki. Impossibile capire cosa stessero comunicando con quel gesto.
Il martello era custodito accanto a lui, protetto dalla magia, come una specie di trofeo; un modo per umiliarlo. Thor, senza farsi vedere, aprì il palmo della mano sinistra, ma il maglio non si muoveva di un millimetro. Era chiaramente un artificio molto potente quello imposto da suo fratello.
<< Non ho niente contro di te, forestiera >> disse concentrando il suo sguardo sulla sua avversaria << Non dobbiamo necessariamente combattere. Possiamo opporci al perverso gioco di mio fratello! Deponi le tue armi, e uniamo le nostre forze. >>
Interamente vestita con un’armatura di cuoio, Auth osservò Thor dalla sua estremità dell'arena, apatica, atona. Poi, unì i palmi delle mani, come se stesse per pregare. Una lama di energia si formò tra le dita, allungandosi man mano che la donna le allontanava, con gli occhi emananti una luce abbagliante.
Il collare agiva sui suoi poteri. Come, non riusciva a comprenderlo… ma non per questo non avrebbe cercato di comprendere quanto in là potesse spingersi!
<< Ho visto così tanti dèi andare e venire >> sussurrò, portandosi al centro dell'arena << e interi panteon anche per mano mia. Affrontami, tu che sei grande fra gli Aesir. Potrebbe essere divertente. >>


Track: https://www.youtube.com/watch?v=eNTMKWysvPc


Il Tonante constatò che non c’era modo di ragionare, quindi tanto valeva dare spettacolo. Si portò anche lui al centro dell’arena, osservando attentamente la magia della sua avversaria.
Aveva sicuramente a che fare con un’evocatrice, e senza Mjölnir affrontare una maga non sarebbe stato molto semplice. Per di più... non poteva fare appello ai fulmini e alle tempeste. Sentiva che il suo potere era terribilmente smorzato, ma la sua forza non era diminuita.
<< Ogni volta che provo a ragionare con qualcuno, ecco che succede questo... >> sospirò << Va bene, allora. Ti darò la battaglia, se tanto la desideri! >>
Si mise in guardia e sollevò la grande ascia sopra la testa. Appena fu l’occasione, vibrò subito un colpo fulmineo.
Auth alzò la sua spada, vibrante di energia. E nel momento in cui le due armi si incontrarono, l'aria sembrò piegarsi sotto la potenza dell’impatto. Approfittando del momento di stallo, la donna colpì Thor all'addome, affondando le nocche nella sua corazza. Con uno scoppio, generò un'esplosione fra il pugno e il corpo dell’avversario, facendolo indietreggiare.
Thor affondò i piedi nella sabbia per non cadere. Non si aspettava tanta potenza in quella donna, per questo ne rimase sorpreso e compiaciuto. Capendo che non avrebbe dovuto sottovalutarla, egli si lanciò di nuovo all'attacco con un fendente.
Auth ancora una volta intercettò l’assalto. Sentì il braccio cedere un momento sotto la forza del tonante e fece scattare la coda, cercando di colpirlo agli occhi. Grazie ai suoi riflessi fulminei, l’Ase vide la frusta che guizzava contro il suo viso. Agì d'istinto e la afferrò con la mano libera. Quella donna era davvero piena di assi nella manica, doveva aspettarsi di tutto.
Senza esitare, utilizzò la forza del suo braccio per tirarle la coda e lanciarla contro la parete di pietra degli spalti. La dea sbatté di schiena contro la parete e ruzzolò a terra, lasciando un’impronta profonda nelle rocce. Affilò lo sguardo e, ponendo il palmo destro a terra, scatenò fasci di energia cosmica contro di lui.
Thor fu lesto e riuscì a deviarne la maggior parte… ma altri lo colpirono con forza, facendolo arretrare di nuovo. Chiuse gli occhi, prese un respiro profondo… ma non accadde niente. Non poteva evocare il fulmine, né provocare temporali.
Tuttavia, si accorse che le sue dita avevano cominciato ad emettere delle lievi scariche elettriche. Forse aveva ancora qualche asso nella manica! Facendo appello a tutta l’energia che aveva in corpo, porse le braccia in avanti…e, con sua stessa sorpresa, scatenò un torrente di elettricità contro l’avversaria.
Auth si limitò a tendere una mano, pensando che avrebbe assorbito quei raggi senza problemi, come aveva già fatto molte altre volte contro avversari simili. Tuttavia – e con sua grande sorpresa – sentì quella scarica farsi strada nel suo braccio… e provò un forte dolore.
Strinse i denti e, con un rapido movimento della mano libera, evocò un’altra lama e si scagliò contro il suo avversario. E mentre la punta della spada intercettava l’ascia, ecco che la donna la trasformò in una lunga falce, eludendo Jarnbjorn e colpendo il dio alla spalla.
Thor sentì la lama conficcarsi nella sua carne e ringhiò di dolore. Ma ora le era vicina… era anche giunto il momento di contrattaccare. Afferrò l'estremità del manico di legno della falce e la colpì con una violenta testata.
A causa di quel tremendo colpo, Auth arretrò di qualche passo. Poi, afferrò l'asta della falce per non perdere l'equilibrio e serrò le dita della mano sinistra ad artiglio, generando un globo luminoso che schiantò dritto contro la faccia del dio.
Thor venne sbalzato all’indietro, mentre la dea ansimava stancamente. Per una come lei, manipolare l'energia e la materia a livello molecolare non era mai stato un problema, ma il collare appesantiva ogni suo sforzo, limitando considerevolmente il suo potere. Era davvero un'invenzione terrificante, degna dell’uomo che era riuscito a sconfiggerla: il Maestro. 
Con la faccia leggermente bruciata, Thor si pulì un rivolo di sangue.
<< La tua magia è davvero forte e imprevedibile! Ne sono lieto >> disse solennemente.
 Anche lui sentiva il peso del collare, ma la battaglia lo stava divertendo.
<< Combatti bene… ma la battaglia è tutt’altro che finita! Coraggio, non fermiamoci proprio sul più bello! >>
E, detto questo, si lanciò contro l’avversaria un’altra volta.
Auth sorrise in modo predatorio. << Vuoi una battaglia, dio del tuono? Allora sarò più che felice di accontentarti! >>
Piegò il busto - al limite delle capacità del suo corpo di carne e sangue -  e, da una posizione troppo bassa per qualsiasi umano, fece scattare una daga diretta al sottomento del suo avversario, con l'intenzione di trapassargli il cranio da parte a parte. Le due armi cozzarono l'una contro l’altra, generando un boato tanto forte da costringere molti degli spettatori a tapparsi le orecchie.
Loki non ne risentì affatto. Anzi, questa situazione era a dir poco esaltante! Anche se indebolita, quella donna era riuscita a far sanguinare suo fratello.
La potenza del colpo fu tale da far volare entrambe le armi alle estremità opposta dell’arena.
I due combattenti  si trovavano completamente disarmati. Thor ansimava e sorrideva al tempo stesso.
<< Bene… ora possiamo combattere come veri guerrieri: corpo a corpo! La base del combattimento. Solo un folle affida la sua vita a un'arma, dopotutto. >>
<< Potrei evocarne ancora... e ancora, e ancora >>  disse Auth con un sorriso sarcastico << ma ora come ora... voglio solo saggiare la tua forza. >>
E, detto questo, si liberò delle vesti stracciate e mise una guardia alta. Poi scattò contro di lui, usando l'energia cinetica sulla punta dei piedi per darsi velocità. Anche Thor si liberò della propria armatura di cuoio, logorata dai colpi della sua avversaria. Il dolore si poteva sopportare, ma un'armatura danneggiata no, diventava solo un impiccio! Se la strappò di dosso, rimanendo a petto nudo… e si scagliò verso Auth.
La su avversaria era ancora più veloce di prima e riuscì a colpirlo al viso con un potente calcio. Tuttavia, il dio del tuono incassò l’assalto senza vacillare, per poi contrattaccare con un poderoso montante alla mascella.
La testa di Auth scattò verso l'alto… ma ecco che la mano destra della donna serpeggiò verso di lui, afferrandolo per le tempie e sbattendolo violentemente al suolo. Il contraccolpo conseguente fu abbastanza forte da far tremare l’intera arena.
Con l’arto libero, la dea evocò un altro globo di energia e lo avvicinò pericolosamente al volto dell’avversario… ma prima che l’attacco potesse andare a segno, ecco che l’Ase la colpì con una forte gomitata al naso. Il sangue macchiò il volto altrimenti perfetto della donna, mentre Thor piegava la schiena all’indietro e le tirava una testata nello stesso punto, facendole mollare la presa.
Ora libero, il Tonante menò un pugno al volto dell’entità. Auth riuscì a schivarlo appena in tempo, inarcando il corpo. Poi, afferrò ancora una volta il capo del biondo e lo colpì con una ginocchiata tanto forte da provocare uno spostamento d’aria non da poco.
La testa del dio fu scagliata all'indietro e la donna, girando su se stessa come un fulmine, lo colpì alla mascella una, due, tre volte, come se ormai non potesse più fare altro. Thor incassò gli attacchi, ignorando il sangue zampillante. All’ennesimo calcio, afferrò la gamba dell’avversaria con entrambe le mani. I muscoli delle braccia si contrassero in maniera spaventosa, mentre stringeva la presa e la sbatteva violentemente al suolo, generando un altro cratere sulle sabbie dell’arena.
Poi le si portò dietro e le avvolse le braccia al collo in una possente presa di sottomissione. Aveva imparato questa mossa nel vecchio mondo, dal suo più caro amico e compagno d'armi, Eracle. Era stata proprio quella presa a sconfiggere il tonante durante il suo primo scontro con il principe della forza!
Auth si sentì mancare il respiro. Non poteva muoversi come voleva e sentiva la gamba che le dolevano. Ma mentre la sua vista cominciava ad appannarsi, la sua mente vagò fino ad un ricordo lontano, quando era un’entità molto più giovane.
All’epoca, le piaceva osservare le creature dei vari mondi con il fascino e l’innocenza di una bambina. E un giorno, mentre vagava sulla Terra... aveva visto un serpente che scivolava via dagli artigli affilati di un predatore... una carne molle che sgusciava come sabbia fra le dita.
Il suo corpo reagì di conseguenza. Quel poco di magia che le era rimasta cominciò ad alterare la struttura cellulare della sua pelle, rendendola quasi malleabile. Rilasciando un lungo respiro, la donna riuscì a piegarsi placidamente sotto la stretta, superando la forza con la calma di un fiume scrosciante. Fu allora che colpì l’avversario con un altro pugno, facendolo rotolare a qualche metro di distanza.
<< Avanti, Tonante! >> urlò, mentre si rimetteva in piedi << non sento ancora le trombe del regno dei cieli. Questa è la nostra battaglia... fammi divertire ancora un po’... avanti! >>
Thor incontrò quella sfida senza vacillare e si pulì il sangue dalla fronte. Doveva mettere fine a quello scontro! Basta trucchi, basta tecniche, basta magia e anche saette. Se voleva vincere, doveva colpire la sua avversaria con tutto quello che aveva.
Ancora una volta, Thor scattò in avanti e le menò una potente testata, portandola al centro dell'arena. Poi cominciò a tempestarla con una raffica di pugni, a cui la donna rispose con un ghigno macchiato di rosso. Era in estasi. Nonostante la schiavitù, nonostante la rabbia e l'abbandono… ora era lì, al centro dell'arena, con il miglior combattente con il quale si fosse mai scontrata!
Avanzò con la punta dei piedi, conficcandole nel suolo, piegandosi in avanti e colpendolo con un diretto al volto. E Thor non fu da meno, mentre restituiva l’assalto con altrettanta ferocia!
Ben presto, l’arena risuonò delle ossa che si spezzavano e dalla carne che veniva squarciata, mentre la terra sotto i due combattenti continuava a crepare.
<< Non fermarti, Thor! >> urlò Auth in quella tempesta di colpi, colpendolo alle costole, all'addome e al ventre, sempre nocche su carne, nocche su osso.
E nonostante la stanchezza, il dio non demorse! Proprio come con Grugaloragran, questa battaglia gli riportò alla mente i suoi giorni di gloria, quando aveva combattuto giganti, troll, draghi e creature celesti. Tutte battaglie che erano entrate nel mito… ormai dimenticate a causa del Maestro.
Non voleva ancora cedere. Voleva andare avanti! Quella era la frenesia della battaglia. Sentiva il Valhalla che lo chiamava, e così continuò a colpire l’avversaria con i suoi possenti pugni, senza mai fermarsi, senza mai sbagliare.
Ma più andavano avanti… più i movimenti di entrambi i guerrieri si facevano lenti a causa della stanchezza. Si colpirono all'unisono con tutta la forza che rimaneva nei loro corpi, generando un'ultima onda d'urto. Thor barcollò indietro. La testa gli girava, non sentiva più nulla, il corpo si faceva pesante. Gli sembrava solo di sentire il battito d'ali di una valchiria e poi... cadde esamine al suolo.
Auth arretrò nello stesso istante, il volto deformato come da un folle, estatico sorriso. Sentì in testa il clangore di battaglie fra eserciti bardati d'oro, il suono di astronavi in fiamme presso i bastioni di quarzo di mondi lontani. Udì il rombo dei cannoni e la furia degli dei.
In un solo, intimo istante di lucidità, la sua mente vagò lontana anni luce, fra tempo e spazio, esplorando tutte le battaglie alle quali aveva partecipato, i condottieri che aveva ucciso, gli amori che aveva consumato. Questa battaglia era stato un incredibile tuffo nel passato. Ricadde al suolo, incosciente, con le labbra distese in un sorriso dolce e soddisfatto.
Gli asgardiani sugli spalti, e anche i gladiatori che avevano assistito, rimasero in silenzio… e poi si levò un grido di gioia ed estasi. C’era chi tifava per Thor e chi per Auth.
Loki ghignò compiaciuto allo stato del fratello. Con un gesto sprezzante della mano, fece riportare entrambi i combattenti nelle gabbie, in preparazione al prossimo combattimento.
Quando Thor riaprì gli occhi, scoprì che Accelerator si era seduto accanto a lui.
<< Hai combattuto bene, giovane ragazzo >> disse semplicemente.
<< Tch… risparmiami i complimenti. Guarda come ti sei ridotto, razza di idiota. Io non capirò mai la mentalità di voi guerrieri. Saresti potuto morire, e invece ridevi come se stessi giocando! >>
L’asgardiano emise una risata strozzata. << Non so che dirti, ragazzo. Sono fatto così, proprio come tutti i guerrieri sono fatti della stessa pasta. Combattiamo, sanguiniamo, ci rompiamo le ossa e poi… brindiamo tutti insieme. È nella nostra natura, sancisce amicizia. Niente salda un rapporto meglio di un combattimento! Ricordatelo quando dovrai discutere animatamente col giovane Baelfire. >>
<< Ma sta' zitto >> sbottò << Pensa solo a recuperare le forze e basta. >>
E così rimase lì, in silenzio, a vegliare su di lui.
Tuttavia…etrambi erano sicuri di una cosa: Loki non aveva ancora finito con loro.
 
 
 
 
Eccome se non ha finito!
Pensavate davvero che ci fossimo dimenticati di Marie e Auth? Wrong! Noi non facciamo mai niente per caso, questa fan fiction è il risultato di due anni di pianificazione e tutto procede come stabilito quattro/cinque anni fa (ebbene sì, la portiamo avanti da un bel po’).
E infatti eccole entrambe qui, e da ora in avanti saranno perennemente presenti nella trama della fic.
Speriamo anche che gli scontri vi siano piaciuti!

 
 
NUOVI PERSONAGGI
Esdeath
Opera:
Akame Ga Kill
Razza: Umana
Video Tribute: https://www.youtube.com/watch?v=PmXj2CwycKE
Soundtrack: https://www.youtube.com/watch?v=6mwqispLENg
Autore: Evil 65
  
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