Storie originali > Fantasy
Segui la storia  |       
Autore: Enchalott    21/06/2022    4 recensioni
Una bozza della storia è depositata presso lo Studio Legale che mi tutela. Sconsiglio "libere ispirazioni" e citazioni troppo lunghe, soprattutto se prive del mio consenso. Grazie e buona lettura a tutti! :)
***********************************************************************************************
Dopo una guerra ventennale il popolo dei Salki viene sottomesso dai Khai, una misteriosa stirpe che presenta numerose analogie con i demoni delle leggende. Tra gli accordi di pace è presente una clausola matrimoniale, secondo la quale la primogenita del re sconfitto andrà in sposa a uno dei principi vincitori. La prescelta è tanto terrorizzata da pregare gli dei di morire, ma sua sorella minore non è dello stesso avviso. Pertanto propone un patto insolito a Rhenn, erede al trono del regno nemico, lanciandosi in un azzardo del quale non potrà che pentirsi.
"Nessuno stava pensando alle persone. Yozora non sapeva nulla di diplomazia o di trattative militari, le immaginava alla stregua di righe colorate e numeri tracciati su una mappa. Era invece sicura che nessun segno posto sulla carta avrebbe arginato i sentimenti e le speranze di chi ne veniva coinvolto. Ignorarle o frustrarle non avrebbe garantito nessun tipo di equilibrio. Yozora aveva un'unica certezza: voleva bene a sua sorella e non avrebbe consentito ad alcuno di farla soffrire."
Genere: Avventura, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Ciao a tutti! Un ringraziamento particolare a chi ha iniziato a seguirmi e ai fedelissimi, soprattutto a chi mi lascia un pensiero. Per me è il carburante che mi spinge a proseguire. Ho caricato come avatar il ritratto di Mahati, ma la risoluzione non è il massimo. Appena capisco come fare, lo allego a un capitolo! Un bacio!

Il volere di Belker
 
Belker percepì nell’etere un’anomalia inattesa. Aggrottò la fronte, incerto.
L’apparizione dell’epharat all’interno della piramide fu accompagnata da una violenta dispersione energetica, come se ne avesse perso l’usuale padronanza. Si accasciò ai piedi della divinità, rotolandosi in preda alle convulsioni, il petto squarciato da una profonda fenditura simile a una ferita. L’ergon carminio si riversò a fiotti rossastri, inondando il pavimento.
Il dio della Battaglia si abbassò accanto a lei indifferente, posandole due dita sulla fronte e leggendone i ricordi senza bisogno di domandare.
Mahati.
Il tuffo in picchiata a lama sguainata, pressoché inattuabile per un mortale, la proiezione di ombre che avrebbero dovuto risultare impalpabili, l’inseguimento attraverso le fiamme e il taglio netto nell’entità messaggera, come se fosse riuscito a distinguere con chiarezza il bersaglio.
«Come ha fatto a colpirti?»
Floga rantolò incomprensibile, premendosi il torace in preda agli spasmi: ne aveva ancora per poco, ma Belker ignorò la sua agonia e si raddrizzò irritato, convocando all'istante le altre servitrici.
Llamea e Kaena si materializzarono al suo cospetto, emanando una sottile aura di panico.
«Esigo una spiegazione!»
«Sommo imperatore, non sappiamo fornirla» rabbrividì la prima.
«Nessuna creatura umana è mai stata in grado di danneggiarci» avanzò l’altra.
«State attribuendo a Mahati poteri celesti per coprire il vostro fallimento? Impudenti!»
L’ambiente cristallino tremò in eco alla collera divina.
«No, mio signore, il principe giace in fin di vita. È mortale come tutti i Khai.»
«Dunque?»
«Ecco… forse è dovuto al suo retaggio daama
«Sciocchezze! Nessuno dei suoi antenati ha mai percepito la vostra presenza! Tanto che sono stato costretto ad assumere concretezza per trattare con quel cane rognoso di suo padre! È un vostro inammissibile errore!»
Le epharat si guardarono, poi fissarono orripilate il corpo accartocciato della sorella.
«Floga è la migliore tra noi. Non ha commesso imprudenze, ha inibito il ladi secondo i vostri ordini…»
Belker rovesciò il braciere con impeto, sfogando l’ulteriore sdegno. In cuor suo sapeva che le messaggere non stavano accampando delle scuse, ma non trovare il bandolo della matassa lo pungolava sul vivo. Quell’assurda situazione lo costringeva a rivalutare la minaccia della stirpe di Kushan e a contemplare la possibilità che il giovane demone fosse il famigerato signore dei Khai.
Ogni ostacolo verrà rimosso. Nulla impedirà la mia ascesa!
«Minkar è ancora in piedi, la missione non è compromessa» considerò «Siete certe che Mahati stia esalando l’ultimo respiro?»
«Sì, imperatore.»
«Assicuratevi che muoia.»
Le essenze chinarono il capo in segno d’obbedienza. Belker mosse alcuni passi attraverso l’ambiente sottomarino, rimuginando sulla necessità di quella decisione. Avrebbe perso un alleato fedele, la migliore spada tra i demoni, una mente priva di labirinti. Ma anche un possibile avversario.
Non posso correre rischi. Se il signore dei Khai non fosse soltanto una leggenda, i miei progetti andrebbero a rotoli a un passo dalla loro realizzazione. La ferita di Floga potrebbe essere frutto del caso, ma sarebbe stupido ignorare tale singolarità.
«Dov’è Yotha?» domandò aspro.
«A Mardan. Sta seguendo Rhenn.»
«Ottimo. Rapporti in merito allo Shikin
«Non ancora, mio signore.»
«Ci penserò più tardi. Se il primogenito lo intrepretasse appieno, sarebbe un’altra complicanza, sebbene sfruttabile a mio vantaggio.»
Riportò le iridi bronzee, prive di qualunque empatia, sulla donna riversa al suolo.
«Che spreco» ringhiò tra i denti.
Levò la mano, assorbendo quanto restava dell’energia vitale dell’epharat, che si dissolse in fumo rossastro.
 
 
Kalemi ascoltò il dettagliato resoconto di Elkira ed effuse un sospiro stanco.
«Sarebbe semplicistico pensare di restituire acqua, quiete e amore ai Khai, vero?»
«Sarebbe perfetto, sommo celeste. Ma prima dovremmo scoprire come.»
«Valarde non ha suggerito alcunché? Tra noi è l’unica ad aver colto la verità.»
«No, maestà. Ma ha giurato di impiegare ogni risorsa. È rimasta presso i Khai per difendere Mardan dalla minaccia incombente.»
«Le sono grato, nessuno è meglio di lei là dove i sentimenti sono banditi. Purtroppo il tempo non gioca a nostro vantaggio, sebbene io sia l’Immortale che lo presiede. L’allineamento dei Tre Soli è quasi in atto, dobbiamo sbrigarci.»
«È necessario considerare gli elementi destabilizzanti di quel mondo, mio signore. Quelli che Belker ritiene degli impedimenti. Seguirlo per passargli avanti.»
Kalemi espresse il proprio accordo con amarezza.
Anche se governo il pantheon, non mi sono mai sentito tanto inutile. Belker mi sfida nel mio principio e sto per essere sconfitto. Provo un’immensa vergogna.
«Chiamate mia sorella.»
 
Azalee scese la scalinata di lucido marmo al braccio di Eenilal. Tasmi li seguiva a rispettosa distanza, le loro espressioni erano molto gravi.
Il re degli dei allungò le mani con affetto e ricevette quelle diafane della dea della Pioggia, che gli sorrise triste, sollevando gli occhi arrossati dal dispiacere.
«Non so come ha fatto» mormorò anticipando le richieste «L’acqua è il mio elemento, ma Bel non mi ha mai chiesto nulla e il mio potere è intatto se escludo Mardan.»
«Forse dovremmo concentrarci sul perché» suggerì il dio del Buio.
«O sul quando» aggiunse Eenilal.
Kalemi annuì serio e indicò i seggi in modo che i convenuti si accomodassero.
«Manawydan sta provando a rallentare il completamento della piramide» sintetizzò «Reshkigal non può assentarsi, dacché gli spiriti in stasi possiedono un’energia cui dio della Battaglia non deve attingere.»
Gli altri convennero e il giovane sovrano proseguì.
«Azalee, so che hai ripercorso mille volte i fatti con nostro fratello, ma qualcosa deve esserci sfuggito. Dobbiamo riprovare tutti insieme o sarà la fine.»
«Se avessi trascurato un particolare all’apparenza insignificante? Non sono sicura di ricordare tutto in dettaglio. Potresti riavvolgere la mia memoria con le tue facoltà?»
«Se non si trattasse di secoli, tenterei senza remore. Il Tempo ha una sola direzione, invertirla comporta un rischio e possiede un limite. Posso ritirarlo o elargirlo, ma gli eventi che hai vissuto sono troppo distanti e finché Belker si trincera nell’apeiron non posso intervenire su di lui. Mi resti tu sola, forte dei tuoi ricordi.»
«Capisco.»
Kalemi non avrebbe voluto scendere nell’intimo del rapporto tra la sorella e il suo antico innamorato, ma non aveva opzioni se non quella di insistere su ogni singolo frammento del loro comune passato.
«Parlami dell’ultima volta in cui vi siete detti addio.»
Azalee inspirò prima di condividere il suo ricordo più caro e penoso, ma ogni singolo Superiore stava fornendo il suo contributo alla causa e lei, che incarnava il principio vitale dell’acqua, non si sarebbe risparmiata. Qualcuno le aveva garantito che il tempo delle lacrime sarebbe finito. Era forse quello il momento?
La sua mente volò indietro alla perduta felicità.
 
Le braccia di Belker erano robuste, la sua pelle possedeva la sfumatura luminosa del rame, i loro corpi avvinti nell’amplesso erano un armonioso contrasto.
Labbra su labbra, il respiro che diveniva uno al vibrare di due anime congiunte e beneficiava del privilegio dell’eternità.
«Chi ti ha insegnato a incantare così un Immortale?»
«Sei stato tu.»
Lui aveva sorriso e gli occhi bruni si erano accesi di una luce che non era furia. Il dio della Battaglia che faceva l’amore con lei, respinta ogni difesa intrinseca, era un miracolo più volte sperimentato. La sua delicatezza interiore un prezioso segreto, l’Arco letale abbandonato in un angolo un unicum in tutta la creazione.
«Mh… sono un dio guerriero, non un volgare stregone.»
Ridendo si era issato sui gomiti e la chioma scarlatta gli era scesa su una spalla. Sensuale e fiero nella sua nudità, come se averla fosse la sua più agognata vittoria. Azalee aveva liberato il fiato per l’intenso piacere provocato dal movimento. Si era allacciata al suo collo e gli aveva accostato la bocca all’orecchio.
«Ti amo.»
Lo sguardo passionale di Belker si era addolcito. Impossibile pensare che recasse la discordia nei mondi creati, che si dissetasse con la sofferenza e si cibasse di odio.
«Lo so» aveva risposto ironico, simulando la presunzione che gli era propria.
Lei lo aveva stretto a sé in un palpito, l’unione si era approfondita e le loro essenze divine si erano sfiorate, risuonando all’unisono.
«Ah…»
Il gemito di beatitudine sfuggito al dio della Battaglia aveva accalorato entrambi, alcolico sparso su una fiamma.
«Bel?» aveva preteso lei, con il suo volto tra le mani.
Lui aveva sorriso senza impertinenza, oscurando con quell’atto il chiarore primigenio, mettendo fine al gioco con fervente urgenza.
«Va bene, va bene… ti amo anch’io.»
«Allora non andare.»
«Resterò.»
Le loro dita intrecciate si erano serrate per sugellare la promessa, pur nella consapevolezza che nessun Superiore avrebbe potuto sottrarsi per sempre al richiamo della sua natura. All’adorazione che lo rendeva forte. Le rivalità umane, i soprusi, i desideri più bassi e prevaricanti dei mortali lo avrebbero attratto, avrebbe disertato il suo abbraccio e la quiete del pantheon per rituffarsi nelle ostilità, nella brama di gloria. Si sarebbero separati forse per non ricongiungersi mai o solo per strappare al continuum sfuggenti istanti di condivisione.
A quel pensiero il cuore aveva preso a dolerle come quello di un essere vivente e lo spasmo aveva investito l’aura sensibile di colui che aveva a lungo dimorato nei mondi creati. Belker si era fermato, accarezzandole una guancia con l’indice, i tratti affascinanti percorsi da una lieve afflizione.
«Dubiti di me?»
«Mai.»
Nondimeno lui aveva intuito le ragioni della sua repentina tristezza. Aveva osservato la faretra zeppa di dardi, gli abiti da guerra sparsi sul pavimento, il manto arancio con le piume di fenice e anche il suo animo era stato percorso da un’ondata di disperazione. L’aveva fissata con intensità.
«Se conosci un sistema, giuro sulla genesi che lo accoglierò.»
Azalee aveva ascoltato quella strana dichiarazione d’amore, sentendosi sospesa su un baratro: porre la parola sull’origine del cosmo era un atto solenne, spezzare tale promessa avrebbe comportato l’implacabile punizione del sovrano degli dei o l’intervento del Distruttore in persona. Non lo avrebbe permesso.
«Sposami, Bel!»
Quelle due parole erano schizzate fuori da lei nel momento stesso in cui l’aveva rasentata il timore che gli potesse accadere il peggio. Lui aveva spalancato gli occhi, colto alla sprovvista, poi aveva emesso il fiato con immensa prostrazione.
«Sono una divinità senza status, il modo in cui manifesto i miei poteri è… arcinoto. Almaktti non approverebbe affatto.»
«Non necessitiamo del suo consenso, inoltre a mio padre non importa!»
«Ma a me sì! Gli Immortali direbbero che la principessa reale ha scelto come marito un mostro e la mia condizione infangherebbe te! Non potrei tollerarlo!»
«Tu non sei così! Per me il rango non conta nulla! Parlerò con mio fratello, chiunque osasse mettere in dubbio la tua integrità…»
«Il principe Kalemi è molto giovane, non ha l’autorità per imporsi. Cerca di capirmi, Azalee… per quanto la tua proposta mi onori, è l’unica che non posso accettare.»
«Perché? Ci sposerà Valarde! È mia amica, organizzerà delle nozze segrete e nel frattempo prepareremo il terreno per dare l’annuncio! Non pensare a me, Bel!»
Lui l’aveva stretta al petto, accarezzandole i capelli.
«No?» aveva sussurrato mesto «Tu sei tutto ciò che ho, che amo, che desidero. Come posso condannarti a un’eternità al mio fianco?»
«La vera condanna sarebbe la stessa eternità lontana da te! Perché esiste un dio della Battaglia, se è destinato al disprezzo dei suoi pari?»
Belker le aveva asciugato le lacrime e aveva osservato la pioggia, che aveva il loro stesso odore, cadere sui mondi con infinita malinconia.
«Neppure i Superiori sono equanimi. Non sono degno di te. Io sono diverso, prima o poi soffriresti a causa mia. Esisto perché gli uomini auspicano che sia così, come per noi tutti. Sai bene che a decidere è il loro libero arbitrio, cui neppure gli dei osano opporsi.»
«Noi ci amiamo, questo non è sufficiente? Oppure mi hai mentito e…!»
«No!» l’aveva fermata lui adombrato «È per amore che rifiuto! Quanto sta accadendo tra Amathira e Irkalla è un monito, non voglio che si ripeta!»
Azalee era stata percorsa da un brivido al nome del dio maledetto.
«Noi non siamo loro. Non ci tradiremo, non ci perderemo qualunque cosa saremo costretti ad affrontare. Promettilo, Bel! Giuralo!»
Per un attimo, immersa nel suo sguardo, aveva pensato che avrebbe ceduto.
Il dio della Battaglia non aveva risposto: l’aveva rovesciata sul talamo ed era tornato a baciarla con ardore, l’aveva presa con forza, a lungo, l’aveva cinta nel suo abbraccio virile finché il sonno non aveva preso il sopravvento.
Quando si era destata, lui era scomparso.
 
Azalee ultimò il racconto nascondendo il volto tra le mani, sovrastata dal rimorso.
«Non avrei dovuto insistere, forse si è sentito prigioniero…»
«No.»
Kalemi si avvicinò e le circondò le spalle con gentilezza. La dea scosse la testa, sfogando il proprio dolore.
«L’ho supplicato di fermare la guerra, di non favorire i sogni di rivalsa dei mortali, ma il mio appello è stato vano. Ha respinto ogni mia supplica, ha detto che avrei capito, ma io non comprendo le ragioni che conducono all’odio reciproco. Tra noi è sorto un gelido silenzio, come se l’amore non fosse mai esistito, la nostra promessa una chimera frutto di un’illusione. In seguito alla ribellione di Kushan, quando è tornato al pantheon dopo aver affiancato il Distruttore, Bel era irriconoscibile. Ho avuto orrore di lui, tutte le caratteristiche peggiori che gli vengono attribuite si sono concretizzate in quell’istante, non era rimasto nulla del dio che aveva conquistato il mio cuore.»
«Convocarlo è stato un male necessario» asserì il sovrano celeste «Nessuno ha sospettato che avesse intenzione arrivare a te.»
Azalee strinse le mani l’una nell’altra e riferì dell’incontro privato.
 
«Sono qui per rinnovare il mio giuramento» aveva mormorato il dio della Battaglia «Ti chiedo di pazientare ancora per poco.»
Gli abiti da guerra odoravano di ferocia e sangue, la faretra semivuota ondeggiava terribile sulla sua schiena, la piuma arancio spiccava netta tra le sue sopracciglia aggrottate. Sotto di lui, i Khai impugnavano le spade e mietevano vite, al suo fianco le epharat, generate dal suo potere, divoravano ogni singola goccia di esistenza.
«Che stai facendo, Bel?! Non ho mai desiderato tutto questo!»
«Combatto. Ciò per cui esisto, per cui sono temuto.»
«I daama sono ormai vinti, ferma la violenza! Torna da me!»
«Quando mi ripresenterò, onorerò la promessa e diverremo marito e moglie.»
«Sposami adesso! Abbandona l’Arco!»
«È escluso. Quello che vedi è per noi.»
«Cosa!? Le morte è il tuo dono di nozze?»
Negli occhi bruni di lui si era accesa una scintilla di dolore.
«No. È la via, l’unica.»
Azalee era rimasta priva di parole, il suo cuore si era spezzato davanti alla durezza dell’affermazione.
«Non posso unirmi a te ed essere felice in un universo sconvolto per volontà tua.»
«Significa che ti rimangi la proposta di nozze?»
«No, Bel! Io ti amo, ma preferisco rinunciare se è l’unico mezzo per farti desistere! Non ti capisco! Non so più chi sei!»
«Lo sai da sempre, invece. Io porto l’inimicizia e la faida, deporre per un istante l’Arco non comporta dimenticare la mia indole. Non ti ho mai mentito e mi presento a te con l’amore del primo giorno. Nulla è cambiato, tranne la mia potenza.»
«Tutto è cambiato! Dov’è il tuo sorriso, Bel? Esso è ciò che desidero!  Non tornare laggiù! Ritira le tue messaggere!»
Le dita di lui si erano artigliate sull’arma, come se la risposta gli stesse costando, come se le lacrime che aveva le causato lo stessero parimenti annebbiando.
«Ti chiedo un atto di fiducia, Azalee.»
«Come crederti, se rifiuti di ascoltare la mia supplica?»
«Stanotte farò l’amore con te. Non accade da troppo tempo, forse tra le mie braccia rammenterai e muterai prospettiva.»
«No. Non voglio darmi a chi versa il sangue degli esseri umani!»
«Mi stai rifiutando?»
«Rifiuto le tue azioni!»
Lui l’aveva fissata in silenzio, il respiro accelerato, il volto velato dalle lunghe chiome intrecciate.
«Siamo quanto compiamo, non quanto speriamo. Dunque respingi me in toto.»
«Allora parlami di te, Bel! Lascia che ti comprenda! Oppure vattene! Non riesco a guardarti!»
Il dio della Battaglia aveva sollevato il capo, orgoglioso e carico di collera. C’era nel suo sguardo un’ombra di tormento, perduta nel fuoco dell’intemperanza.
«Ho posto un giuramento sulla genesi. Sebbene ai tuoi occhi io non sia che un’infame mostruosità, priva di divino intelletto, non lo infrangerò. Piangi per me, Azalee, se ti è di conforto. Saprò che non mi hai dimenticato e un giorno verrò a prenderti.»
 
«Non l’ho più rivisto, se non quella volta alla cascata.»
Kalemi prese a tormentarsi la treccia corvina, riflettendo per l’ennesima volta sul resoconto alla luce delle nuove scoperte.
Tasmi, ultimo ad aver presenziato al ragguaglio, parve ravvivarsi. Si rimboccò la manica sinistra dell’abito color ghiaccio e mostrò il fregio argenteo che gli percorreva il braccio in tutta la lunghezza.
«Azalee, hai notato qualcosa di simile sul corpo di Belker?»
«Oh, porta l’emblema della fenice sul petto e i segni di guerra sulle braccia, ma li ha sempre avuti.»
«Si sono modificati?»
Lei ripensò a quando si era aperto la tunica in un gesto di tragica sincerità.
«No… mi sono sembrati più marcati, ma forse era l’effetto della luce esterna.»
«Niente affatto!» ribatté esultante il dio del Vento «Lui vanta un potere fluttuante che presenta alcune similitudini con il mio. Quando concentro le mie energie per inviare le correnti d’aria, i miei contrassegni si intensificano. La differenza è che io posso richiamare il potere a mio piacimento, mentre Belker deve trarlo dalla guerra, altrimenti ne è privo.»
«Non è una novità» borbottò Elkira in un drastico calo d’entusiasmo.
«Lo è il “perché”» intervenne Eenilal pacato «Vado per deduzione, ma ritengo di non sbagliare se affermo che Belker sta davvero facendo questo per amor tuo, Azalee.»
«Ma… ma è assurdo!»
«Sì, lo è. Tuttavia lui ragiona in modo antitetico al nostro: non disporre di facoltà illimitate è motivo di bruciante vergogna. Se riuscisse a completare la perissologia e a sfruttare l’eclissi, come sappiamo il pantheon diverrebbe suo, ne sarebbe l’indiscusso dominatore e nessuno potrebbe opporglisi, tantomeno denigrarlo. Tu, sorella, saresti la sua amata regina. Ti prenderebbe in moglie presentandosi come uno sposo dignitoso, il più potente in assoluto, portandoti in dono l’intero creato. Ha detto a chiare lettere che non si sentiva degno di te. Sta provvedendo.»
«C-come? Vuole acquisire merito? Eppure io ho garantito che avrei rinunciato a lui! Così mi ha persa e basta!»
«Sei davvero il dio della Luce, fratello» sorrise Kalemi «Rischiarante per tutti noi. Quanto al resto… imporre a un innamorato di non amare, ha mai funzionato? No, Azalee, Belker è disposto a rischiare il cosmo per te e pensa di chiedere la tua mano una seconda volta, di riconquistarti quando l’eternità poserà tra le sue mani. Sarete voi due soli e l’infinito universo.»
«Gli dirò di no! Lo troverò e troncherò le sue speranze!»
«Non servirebbe» osservò saggiamente Elkira «Ora è anche una questione di coerenza e orgoglio personale, sono coinvolti troppi fattori. La priorità è capire in che modo ha operato. Il “come” che ci consentirebbe di arginarlo.»
Il sovrano celeste si alzò.
«Esatto. Me ne occuperò io. Ciascuno di voi entrerà nel divenire umano e impiegherà ogni sua risorsa per disintegrare la piramide prima che Minkar venga distrutta.»
 
 
Il Distruttore sollevò il cappuccio scuro a celare il volto, un gesto che non compiva da tempo. Nella quiete protettiva della notte gli occhi terribili baluginarono di consapevolezza: la sua essenza divina percepiva una minaccia incombente, l’innalzarsi di una marea infida, ma il pantheon aveva deliberato di non coinvolgerlo. Il motivo gli era familiare.
Obbedire non è mai stato il mio forte.
«Irkalla… ti stanno chiamando?»
Lui arrestò il movimento che lo avrebbe velato agli occhi dei mortali, accogliendolo nello spaziotempo trascendente. Con indifferenza strinse il sigillo nel pugno.
«No. Non temere. Riposa.»
Si voltò allo scalpiccio lieve dei passi che lo raggiunsero. Una mano gli strinse il braccio con gentilezza.
«Tu non temere.»
Il dio della Distruzione scosse la testa e sospirò.
 
 
«Elefter!»
Kamatar interruppe l’estatica contemplazione del tramonto sull’Haiflamur e si girò corrugando la fronte. Aveva imparato a riconoscere i guai ancor prima che venissero annunciati e non si trattava solo dell’atteggiamento del latore. Li fiutava come un segugio e in tante occasioni si era cavato dagli impicci grazie al suo sesto senso.
Per esempio l’ultima volta, al tempio di Belker, quando aveva affrontato Ishwin ed era stato colto sul fatto dalla graziosa nisenshi che lo aveva quasi preso.
Sarà la discendenza daama… o la lama su cui ballo ogni giorno.
«Elefter! Notizie spaventose da Minkar!»
«Prendi fiato, Irhden, sta per scoppiarti una vena.»
«Il principe Mahati è ferito! I nostri al campo comunicano che è grave!»
Il capo degli hanran accusò l’annuncio, ma si sforzò di mantenere la calma.
«Siamo sicuri? Chi ha fatto rapporto?»
Il messo riferì il nome della spia e Kamatar cambiò subito atteggiamento. Se era lui a passare l’informazione, era come avervi assistito di persona.
Maledizione!
«Grave quanto?»
«Si vocifera di un’arma invisibile…»
«Grave quanto!?» sbottò Elefter, battendo il pugno sulla roccia.
«È… è al suo ultimo respiro. Sheratan ha cercato di contenere la notizia, ma ci sono troppi testimoni. Hanno già avvisato Mardan.»
Kamatar ringhiò un’imprecazione e rientrò nella grotta, scendendo a passi svelti nei cunicoli interni del nascondiglio. Né Amshula né Danyal avevano mai parlato di eliminare il Kharnot o di un dannato marchingegno in grado di mettere fuorigioco un guerriero Khai.
Una pecca che analizzerò quanto prima. Se mi hanno preso in giro…
«Sellate i cavalli, partiremo immediatamente per l’Irravin!»
Gli uomini intorno al fuoco spalancarono gli occhi: non era abitudine della loro guida impartire comandi tanto perentori, senza consultare i suoi collaboratori stretti.
«Ma i Soli non sono calati, potrebbero avvistarci» obiettò uno di essi.
«Resta qui se hai paura!» ribatté il reikan sfilandosi rapido la veste.
Indossò l’uniforme scarlatta e scrutò ciascuno dei presenti negli occhi, adamantino.
«La nostra alleanza con i Minkari è a rischio. Ma per quanto sia una congiuntura spiacevole, diventa del tutto secondaria alla luce del fatto che il nostro principe sta morendo.»
I guerrieri ribelli congelarono, la disperazione si diffuse sui loro volti illuminati dal fuoco. Nessuno osò fiatare.
«Preferisco essere catturato, torturato e messo a morte con disonore piuttosto che restare fermo ad aspettare che Mahati si spenga! Se esiste una minuscola possibilità di salvarlo, la tenterò a costo di rinnegare il mio giuramento di non commettere atrocità. Se Danyal ci ha ingannati, pagherà con il sangue e le lacrime! Se davvero dispone di un’arma misteriosa, strapperò il segreto alle sue labbra languenti!»
Gli uomini si alzarono all’unisono, agguantando le divise piegate sulle mensole di roccia. Molti di loro erano guaritori e il desiderio di assistere il Šarkumaar superò la cautela dovuta alla missione che li coinvolgeva come speranza degli oppressi. Senza il sovrano che desideravano, la loro lotta sarebbe stata vana.
«Siamo con te, Elefter.»
Kamatar assentì e scelse una decina di uomini. Ne spedì due a palazzo e affidò il comando a chi di sua fiducia. Rispose alle domande solo dopo essere montato in arcione, le lunghe ombre dei cavalli al galoppo proiettate sull’argilla rossa del deserto.
«Come convincerai il generale minkari a scucirsi? È un osso duro!»
«Non voglio accusarlo a priori. Spesso i regnanti non informano i loro sottoposti e Danyal potrebbe ignorare i fatti. Ma ne dubito, ho visto che la regina pende dalle sue labbra. Se risultasse coinvolto, saprei come farlo sciogliere.»
«Ma…» balbettò uno dei compagni «Non intenderai usare Shaeta?»
Elefter gli riservò un’occhiata di fuoco e non rispose.
   
 
Leggi le 4 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Fantasy / Vai alla pagina dell'autore: Enchalott