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Autore: killian44peeta    28/06/2022    0 recensioni
Da Capitolo 28
- Ha provocato l'effetto farfalla. Un unica scelta che ha già scombussolato l'intero sistema-
-Scusami- faccio, abbastanza seccato, davanti allo stregone albino -Ma di cosa cavolo stai parlando? Effetto farfalla? E come mai anche tu sai e non hai mai fatto niente?-
-Non ho mai potuto. Ma ora tutto è cambiato.-
-Io non vedo nessun cambiamento, se devo dirlo- asserisco con stizza, facendo ruotare nella mia mano il coltello di riserva che avevo, fin dall'inizio, nascosto nella tasca.
"Avrò mandato al diavolo il fucile, la pistola e molto altro, ma almeno questo c'è ancora"
- Te le cedo-
-Cosa mi cedi? Potresti essere leggermente più chiaro invece di farmi scannare la testa con le tue frasi da... Visionario? No, cioè, seriamente! Non sono stupido, magari un po' giù di testa, ma non stupido... Però non ci capisco un fico secco di quello che stai dicendo, davvero. Perciò, vorresti farmi cortesemente il piacere di tradurre?-
Genere: Azione, Fantasy, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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Nicholas

Avevo finito con l'uscire dal bagno con espressione estremamente calma, guardando la ragazza dai capelli corvini e le orecchie da gatto, la quale aveva sbuffato, osservandomi con aria irritata.

-Certo che ce ne hai messo- brontolò ella, battendo frequentemente le palpebre, piegando il volto in un broncio seccato e mettendo le mani sui fianchi.

-Parla per te Paysha, sei tu quella che ci impiega di più- mi ritrovai a rispondere, falsificando un sorriso e cercando di non risultare troppo strano nell'espressione.

Il problema era che non ero molto bravo a mentire, anzi, mi ero sempre giudicato un pessimo bugiardo, soprattutto con il mio odio smisurato per esse... Però...

In questo caso era diverso.

In questo caso dovevo mentire, altrimenti avrebbero capito che ero lucido e soprattutto avrebbero inteso ciò che volevo fare, fermandomi anche prima che potessi svolgere un tentativo.

Andare a riprendermi Philip... non mi importava proprio nulla di tutto il resto che non c'entrasse con questa decisione e non volevo assolutamente essere bloccato.

Il problema era che di solito, quando mi riprendevo, qualcuno continuava a stordirmi  prima che ci riuscissi, forse perché notando in me un atteggiamento diverso dal solito, non ne avevo idea.

Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse e credevo di sapere anche perfettamente chi: Lysander, il ragazzo che io e Philip avevamo visto immobile, su un lettino, con una dottoressa che stava cucendogli le labbra per cacciarlo in questo gioco... E lo avevamo visto solo perché eravamo entrati nella fabbrica per il voler parlare con il creatore del gioco e ringraziarlo, non per altro.

Lui era l'unico non progettato, che sapeva difendersi al punto tale da sopravvivere nonostante lo dichiarassero come killer, mettendolo ricercato ovunque ed era l'unico che, in contemporanea, era difficile da trovare, così tanto che forse questo dettaglio mi avrebbe potuto portare una garanzia -sempre se io stesso lo avessi trovato e ci speravo vivamente- : non dimenticarmi più di ciò che sapevo, trovare il biondo e stare con lui senza che qualcuno ci dividesse.

In cambio avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto - qualsiasi cosa che non richiedesse l'argomento Philip, ovviamente - e sarei stato in debito con lui a vita.

Osservai Paysha con la coda dell'occhio mentre entrava nel bagno, tentando di non mostrarmi differente rispetto al solito e lasciandomi il via libera.

Raggiunsi la camera principale con una certa rapidità, cercando gli abiti da lavoro, come se tutto fosse il solito, trattenendo il nervosismo che mi si addossava senza tregua.

Dovevo rimuoverlo, essere calmo e tranquillo, rilassato come ogni mattina in cui mi svegliavo per andare a lavoro.

Una parte di me mi chiedeva di lasciar perdere tutte le buone impressioni, ma sapevo benissimo che se lo avessi fatto avrei mandato tutto daccapo e decisamente potevano passare settimane o anche anni prima che tornassi allo stato in cui ero adesso e decisamente non ci tenevo.

Finendo di prepararmi, schioccando le dita per allacciarmi la cravatta in maniera rapida e curata, sentii come una lieve scossa nel terreno che non seppi assolutamente definire.

Aggrottando la fronte, mi affrettai a procedere riuscendo in un modo o nell'altro a fingere di avere come destinazione il bar, anche perché conoscevo abbastanza bene il modo in cui potevo svoltare e sapevo anche che c'erano molti modi per nascondersi in questo posto, come per svoltare, arrivando nello stesso posto con più strade.

"Dove mai potrebbe andare?" Mi chiesi all'istante, portando le mani nelle tasche e chiudendole a pugno, guardando ovunque il mio sguardo riuscisse a giungere.

In parte avevo già lo stomaco che mi si legava per il nervosismo e per l'ansia, tanto che mascherare un simile insieme di emozioni diventava un vero e proprio dilemma, era alquanto complicato sembrare il solito me.

E di colpo realizzai di avere già fatto un passo falso quando realizzai di non aver minimamente preso un libro e di non starlo leggendo per strada, sentendo improvvisamente lo sguardo di qualche passante che mi si addossava come non era mai capitato prima.

Già così non ero il solito me.

Il solito me avrebbe preso a sollevare in aria un volume e a cercare di captare se andavo addosso a qualcuno, fregandomene di chiunque.

Mi paralizzai sul posto, sentendo il respiro mozzarmisi nei polmoni.

Guardai prima da un lato, poi da un altro, poi perfino dietro per essere sicuro che nessuno mi attaccasse alle spalle facendomi crollare a terra ancora una volta.

Ero stato talmente preso dalle mie idee, dai miei pensieri, da Philip che l'unico dettaglio che mai avrei dovuto lasciare, ovvero il libro, era ciò che mi ero dimenticato: tenerlo volante davanti al mio volto simboleggiava palesemente che lo avrei letto per tutta la giornata, perfino lavorando, era praticamente uno dei simboli che mi distingueva.

E invece non ce l'avevo più.

Mi ritrovai a gettare completamente la facciata calma, iniziando a correre distrattamente nel primo posto privo di persone che riuscissi a trovare, sapendo alla perfezione che meno gente avevo attorno e meglio era se volevo trovare il corvino per farmi aiutare.

Dovevo guardarmi attorno ovunque: non potevo permettere a nessuno di impedirmi di raggiungere Lysander per avere finalmente il mio ragazzo e nessuno che potesse mettersi in mezzo.

Proprio durante alla corsa, percepii qualcuno che mi correva a dietro e non potei fare altro che accelerare a più non posso, voltando in una serie di vicoli che non avevano né capo ne coda, tanto che a momenti temevo di potermi ritrovare al punto di partenza.

A tratti temevo perfino di beccare uno che mi avvicinasse all'inseguitore, inseguitore che vidi per un istante e distinsi senza troppi problemi per l'aspetto che risultò immediatamente familiare, troppo familiare, anche perché la conoscevo benissimo, quasi come il palmo della mia mano e non avevo assolutamente idea del modo in cui fosse arrivata a me.

La persona che mi inseguiva era messa a quattro zampe, correva come un animale ed era decisamente molto, troppo veloce, cosa che mi rassicurava sempre meno, al punto tale che percepivo già la paura scorrermi lungo la schiena.

Ad inseguirmi era proprio una delle persone che si fingeva parte della mia famiglia e che avevo in un certo senso sempre creduto come tale.

Il suo sguardo verde acceso luccicava in maniera assurda, tanto da risultare ancora più animalesca di prima.

Paysha.

La persona che mi inseguiva era proprio Paysha.

  
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