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Autore: Missmilkie    09/07/2022    6 recensioni
Ok non ci stava ufficialmente capendo più niente. Peraltro lui disprezzava il baseball, era Akane quella brava in quello sport. Aveva trovato un’altra cosa in cui lei era migliore di lui nel giro di pochi minuti. Quanto adorava guardarla di nascosto durante l’ora di educazione fisica quando gli altri non lo vedevano. Ricordava ancora la prima pallina che lei gli aveva piantato in faccia. Che figuraccia che aveva fatto, i suoi super riflessi di artista marziale messi al tappeto da un bel visino in calzoncini corti.
Genere: Commedia, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Ranma Saotome
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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CAPITOLO 7 – Il nostro posto

 
Tetto di casa Tendo.
 
Una brezza leggera scompigliava dei capelli neri legati in un codino.
 
Akane se ne stava seduta su quello che, a quanto pareva, entrambi reputavano il “loro posto”.
 
Sorrise pensando che, quella volta, non le era servita neanche la scala per salirci. Forse un po’ le sarebbe mancato quel corpo, sempre che prima o poi fossero riusciti a tornare ognuno nel proprio.
 
La serata alla fiera era stata un turbinio di emozioni.
 
Lei e Ranma erano stati talmente concentrati sulla gara, che non si erano preoccupati troppo di aver gridato al mondo intero di essere innamorati l’uno dell’altra. Anche se per finta, s’intende. Cosa alquanto difficile da spiegare agli altri però.
 
Erano stati un po’ ingenui infatti a pensare che non vi avrebbero dato peso. Nel momento della proclamazione della vittoria non erano mancate le battutine degli amici ma, soprattutto, le pretese dei loro genitori per “cogliere l’attimo” e arrangiare subito un matrimonio. Un altro.
 
E in tutta quella confusione aveva perso Ranma.
 
Quello stupido era riemerso solo quando si erano calmate le acque, tutto sorridente e con in mano i due biglietti per la Cina. Che sciocca era stata a pensare che ci fosse stato qualcosa di vero tra loro quella sera. Pure quel bacio prima di iniziare era stato studiato a tavolino da Ranma con l’unico obiettivo di vincere il gioco. “Per augurare buona fortuna al mio fidanzato” aveva detto lui. Si certo, come no.
 
“Ma sei qui maschiaccio?” chiese l’oggetto dei suoi pensieri – e desideri – mentre cercava di arrampicarsi sul tetto senza scivolare di sotto.
 
Per quanto Ranma trovasse adorabile quel corpicino, non gli sarebbe mancato abitarlo. Anzi, non vedeva l’ora di vederlo di nuovo addosso alla sua legittima proprietaria.
 
“Beh dovresti saperlo che mi piace questo posto, no? Domanda numero sette” rispose Akane acida.
 
“Va tutto bene?” chiese Ranma inarcando un sopracciglio. Non gli era sfuggito il tono risentito della fidanzata.
 
“Benissimo, sono solo un po’ stanca” concluse lei con la classica risposta di chi non vuole rispondere.
 
“Ci credo, hai mangiato pochissimo stasera. Guarda che per mantenere tutti questi muscoli ti servono più calorie” tentò Ranma mentre le tastava i suoi adorati bicipiti “Oddio, non che tu di solito ti riguardi troppo ad abbuffarti eh”
 
“Hai finito di insultarmi? Ti ho detto che sono stanca” gli rispose secca Akane scansandosi dalla sua presa per voltarsi dall’altra parte.
 
Ranma, ancora accovacciato alla sua altezza, si avvicinò all’orecchio di lei.
 
“Allora dovresti proprio andare…nel nostro posto” le sussurrò con un sorriso malizioso marcando particolarmente l’aggettivo possessivo.
 
A quelle parole Akane si voltò di scatto verso di lui con la faccia scioccata.
 
“Sei il solito deficiente!! Ancora non capisco come abbiate fatto tutti a travisare la mia risposta!” replicò ferita alzando la voce.
 
Non voleva tornare con la mente a quel momento, era stato troppo imbarazzante. Anche se, almeno apparentemente, la figura del maniaco l’aveva fatta fare a Ranma.
 
Alla reazione della fidanzata Ranma scoppiò a ridere di gusto.
 
“Aspetta, ma tu avevi capito bene vero?” chiese ancora lei, questa volta con un tono preoccupato. Aveva dato per scontato che Ranma avesse compreso sin da subito la risposta esatta. In fondo erano stati seduti a meno di un metro l’una dall’altro durante il gioco.
 
Ranma decise di tenerla sulle spine per un po’. Adorava quando Akane arrossiva per lui, doveva solo provare a immaginare di avere davanti il suo solito faccino invece della propria faccia da schiaffi.
 
“A dire il vero anch’io, all’inizio, ho pensato che tu avessi detto letto, ma non mi sono stupito troppo considerati i discorsi da depravate che siete solite fare tu e le tue amiche…” commentò lui guardandola di sottecchi.
 
“Cosa vorresti dire scusa? Anzi, mi hai appena fatto ricordare della frecciatina di Yuka… non hai detto qualcosa di strano su di noi quando eri a fare shopping, vero?” chiese Akane sempre più allarmata.
 
“Potrei aver detto qualcosa sul baseball sì… uhm seconda base se non ricordo male” rispose Ranma pensieroso grattandosi il mento. Aveva già dimenticato lo scambio di battute avuto con le loro compagne di classe, ricordava solo che desiderava scappare da tutti quei vestiti e da quelle domande invadenti.
 
Akane però sembrava prendere quella storia molto seriamente. Lei infatti lo stava fissando con la faccia inorridita.
 
Con un sospiro Akane chiuse gli occhi portandosi l’indice e il pollice all’attaccatura del naso, come per riflettere bene su come spiegare una cosa molto difficile a un bambino.
 
“Ranma, tu sai almeno cosa significa?” gli chiese rassegnata.
 
“Che cosa?” domandò lui non seguendola.
 
“La storia della seconda base” rispose lei paziente sempre con gli occhi chiusi.
 
“Mmh in effetti no, ma mi è bastato per levarmi dai piedi le tue amiche. Ho forse detto qualcosa di male?” le chiese lui genuinamente interessato a capirci qualcosa.
 
Akane non poté fare a meno di pensare a quanto fosse ingenuo alle volte il suo fidanzato.
 
“Beh, dipende. In pratica hai detto loro che noi, ecco… che noi ogni tanto ci baciamo, appassionatamente diciamo pure e… magari ci tocchiamo anche, cioè accarezziamo, con le mani sai… mentre ci baciamo intendo” concluse Akane riuscendo miracolosamente a non strozzarsi.
 
Non era certa di aver partorito una frase di senso compiuto, ma dal calore che sentiva sulle sue guance era più che certa di essere arrossita.
 
“Cosa!?” esclamò Ranma assumendo all’istante la stessa tonalità della fidanzata.
 
“I-io non lo sapevo! Non lo avrei mai d-detto se solo lo avessi saputo. Voglio dire, non potrei mai fare niente di simile con…” lasciò la frase sospesa senza sapere bene come continuare.
 
Le tegole del tetto erano diventate improvvisamente molto interessanti per lui.
 
“Sì lo so. Non potresti mai fare niente di simile con un maschiaccio come me, tranquillo” concluse Akane per lui.
 
Era delusa, ma tanto se lo aspettava.
 
Ranma rimase in religioso silenzio. Desiderava correggere il tiro per non offenderla, ma non poteva ammettere di voler fare quelle cose con lei per quanto, in realtà, lo desiderasse eccome. Da quel punto di vista loro erano talmente indietro, che non osava sperare tanto. Gli sarebbe bastato potersi avvicinare a lei senza beccarsi un pugno in faccia o sentirsi dare del maniaco.
 
Restarono lì seduti a osservare le stelle per un po’, vicini ma allo stesso tempo lontani.
 
Fu Ranma il primo a spezzare quella tranquillità solo apparente.
 
“Comunque non mi hai colpito così forte stamani” se ne uscì lui dal nulla.
 
“Che vuoi dire?” chiese Akane voltandosi verso il fidanzato.
 
“Voglio dire che, quando mi hai tirato quel pugno in giardino, non intendevi davvero farmi male. E questo è un bene considerata la situazione. Se ci avessi messo tutta la mia forza in quel colpo, di certo ora non saremmo qui a chiacchierare come se niente fosse” constatò Ranma serio.
 
“Può darsi” Akane non capiva dove volesse andare a parare.
 
“Quindi…” continuò Ranma con un sorriso trionfante “tutte le volte che mi colpisci non lo fai mai con l’intenzione di farmi davvero male, anche quando sei molto arrabbiata!”
 
Beccata.
 
“Beh, non sono mica un mostro” rispose Akane distogliendo lo sguardo dalla faccia sorridente di Ranma. E come avrebbe potuto desiderare di fargli del male?
 
Un altro dei loro silenzi. Di quelli autoinflitti nonostante la voglia di chiedere, sapere, capire.
 
“Akane, senti…” cominciò lui.
 
“Ranma, io…” tentò lei nello stesso momento.
 
Si fermarono entrambi a studiarsi nel gioco dei convenevoli codardi.
 
“Prima tu” l’anticipò Ranma.
 
“No, avevi iniziato tu” replicò prontamente Akane. Per una volta che lui sembrava aver preso l’iniziativa, lei non lo avrebbe di certo scoraggiato.
 
Tra le dieci domande in cui si erano misurati quella sera ce n’era una in particolare che non riusciva ad abbandonare la mente dei due. E questo nonostante avessero dato entrambi la stessa risposta. Anzi, era proprio per via di quella stessa risposta che provavano emozioni forti e confuse.
 
Ranma decise nuovamente di farsi coraggio.
 
“Io mi stavo chiedendo come hai fatto prima a… ecco… indovinare la risposta alla domanda numero nove” riuscì a chiederle congratulandosi mentalmente con se stesso per aver trovato la forza di porle quella domanda così difficile.
 
Akane lo guardò stranita. Per un attimo aveva davvero pensato che lui volesse affrontare il suo stesso discorso.
 
Fece un sospiro sconsolato prima di parlare.
 
“Quella sul fatto che io amerei tutto di te? Facile, perché ti conosco e so che sei un pallone gonfiato pieno di sé” gli rispose lei col tono di chi spiega l’ovvio.
 
“No, non quella! Ho sbagliato numero, io mi riferivo a quella sul… sul momento in cui noi c-ci siamo… o meglio ci saremmo i-innamorati” rispose lui con un filo di voce.
 
Finalmente.
 
Akane si morse il labbro inferiore mentre cercava di rallentare i battiti del suo cuore. Nonostante desiderasse con tutta se stessa fare chiarezza tra loro una volta per tutte, non era sicura di essere davvero pronta ad affrontare quel discorso. E se Ranma stesse per confermarle che quello era stato solo un gioco?
 
“Non c’era questa nella lista: la domanda era sul momento in cui TU ti sei innamorato di ME” replicò lei spregiosa.
 
Non voleva fare l’antipatica in quel momento, ma nemmeno che lui si nascondesse dietro a un dito.
 
“Sì vabbè quello che era, figurati se mi ricordo le domande di quel rimbambito del concorso” rispose lui senza il coraggio di guardarla in faccia.
 
Il cuore di Akane non accennava a rallentare. Maledizione l’aveva messa con le spalle al muro.
 
La verità era che lei, al tempo di quella scena accaduta fuori dallo studio del dottor Tofu, era già cotta a puntino. Dopo la litigata fatta quel giorno, non ci avrebbe pensato due volte a tornarsene a casa lasciando che l’altro si arrangiasse. Sì, si sarebbe comportata così con chiunque, del resto anche la sua rinomata gentilezza aveva un limite. Con chiunque ma non con Ranma. Quando c’era di mezzo lui tutto il suo raziocinio andava a farsi benedire. E così si era chinata per caricarselo sulle spalle. E, per la prima volta, aveva percepito qualcosa fare breccia nella loro barriera invisibile. C’era stata una sorta di intimità tra loro in quel momento che, paragonata al ritrovarsi nudi nel bagno, non era niente. Quel giorno si era sentita vicina a Ranma come mai prima di allora e avrebbe giurato che anche per lui fosse stato lo stesso.
 
Mentre continuava a torturarsi il labbro si chiese come avrebbe reagito lui se lei gli avesse semplicemente rivelato quei pensieri. Si sarebbe messo a ridere? Si sarebbe vantato del fatto che tutte le ragazze prima o poi cadevano ai suoi piedi?
 
“Se proprio ci tieni a saperlo, io ho solo pensato a un momento a caso” mentì infine.
 
Era concesso anche a lei di scappare ogni tanto, no?
 
“E hai indovinato così come se nulla fosse? Un bel colpo di fortuna non c’è che dire” commentò Ranma girandosi verso di lei per guardarla negli occhi.
 
Non se l’era bevuta neanche un po’. Quella risposta non gli bastava, voleva capire come diavolo avesse fatto lei a leggergli dentro come nemmeno lui sapeva fare.
 
Tornò con la mente a poche ore prima, sul retro del palco con una lista di domande assurde in una mano e una penna nell’altra. Quella era stata la prima volta in cui era riuscito, non solo ad ammettere a se stesso di essersi innamorato di Akane, ma anche a determinare il momento in cui se ne era reso conto. Ed era stato maledettamente semplice a ripensarci.
 
“Bugiarda” la incalzò lui speranzoso “com’è che hai pensato proprio a quel momento?”
 
A quel punto Akane finalmente si voltò verso il fidanzato, piantandogli due occhi blu addosso.
 
“Ranma, che cosa mi stai chiedendo esattamente?”
 
E mentre gli porgeva quella domanda, pregò con tutta se stessa che lui trovasse la forza per entrambi senza scappare come aveva fatto lei poco prima.
 
La resa dei conti era arrivata.
 
Ranma deglutì mentre sosteneva lo sguardo di lei. Aveva capito benissimo che cosa intendesse Akane con quelle parole. Sarebbe bastato dirle la verità una volta per tutte.
 
E se lei avesse davvero pensato al primo momento pseudo-romantico tra loro che le era venuto in mente? Considerata la coppia inconsueta che formavano, occasioni come quella della fatidica risposta si contavano sulle dita di una mano. Era probabile che lei, a differenza sua, non avesse dato alcuna importanza a quel gesto. D’altronde Akane era sempre così gentile con tutti, probabilmente lo avrebbe fatto per chiunque.
 
“I-io non ci riesco così, è troppo assurdo tutto questo, mi sembra di parlare davanti a uno specchio!” Ranma si alzò in piedi frustrato maledicendo i propri limiti.
 
Akane sospirò spostando lo sguardo verso i tetti delle case in lontananza. Niente da fare, Ranma si stava dando alla fuga.
 
Prevedibile. Anche se lei fino all’ultimo aveva sperato in una reazione diversa.
 
“Io me ne vado a letto” disse alzandosi a sua volta e, prima che il fidanzato potesse replicare, “in camera mia sì tanto a quest’ora non mi vede nessuno. Buonanotte Ranma, sono felice che potrai finalmente tornare in Cina”.
 
Con un agile balzo lasciò il tetto per infilarsi nella sua camera.
 
 
Casa Tendo.
 
Ranma si strascicava verso la sua stanza col morale a terra. E questo nonostante la vittoria grazie alla quale aveva ottenuto quello che aveva sempre desiderato. Eppure si sentiva come svuotato e, in qualche modo, sconfitto. Improvvisamente l’idea di partire per la Cina non era più così allettante per lui.
 
Ma era davvero il passaporto per tornare un ragazzo al cento per cento la cosa che desiderava più di tutte? Era diventato così normale per lui abitare part-time un corpo femminile, che quasi quasi si stava già abituando anche a quello di Akane.
 
“Notte cognatino” lo salutò Nabiki incrociandolo nel corridoio.
 
“Notte” rispose lui sovrappensiero con la testa altrove.
 
“Cosa!? Aspetta come mi hai chiamata? Nabiki temo tu sia parecchio stanca stasera se non riconosci neanche tua sorella eheh” cercò di recuperare, troppo tardi, Ranma.
 
La mezzana finì di ripulirsi alcuni glitter rimasti tra i capelli con un sorriso soddisfatto sul volto.
 
Ranma osservò quei movimenti sgranando gli occhi a rallentatore. Come quando in un giallo capisci finalmente chi è il colpevole e realizzi che, nel corso della storia, avevi avuto un sacco di indizi.
 
No, non era possibile. E invece sì che lo era conoscendola.
 
Ranma ripercorse con orrore le ultime ore della giornata. Quand’è che aveva visto Nabiki l’ultima volta? Poco dopo essere arrivati alla fiera, lei non aveva nemmeno cenato con loro. E poi, un concorso con in palio un viaggio in Cina che se ne esce dal nulla… tra tutte le mete sul mappamondo perché proprio la Cina? E quel misero palco con solo un tavolo e due sedie di fortuna, era palese che fosse stato arrangiato all’ultimo. E perché, tra tutti gli iscritti, era toccato subito a loro? Anche le domande, ripensandoci, sembravano cucite addosso a lui e ad Akane. E ancora, ecco perché l’unica domanda in cui il presentatore non aveva fatto il buffone era stata quella sulla loro madre.
Beh, se non altro questo significava che anche Nabiki aveva un cuore.
 
Sotto lo strambo cappello si era nascosta la vipera per tutta la sera.
 
“Vedo che stai iniziando a capire, eh? Se è così, dovresti anche aver capito che l’ho fatto solo per voi. A proposito, scusa tanto per il premio fittizio ma, d’altronde, che ti aspettavi? Non avete sborsato uno straccio di yen per iscrivervi alla gara” con queste parole Nabiki si congedò lasciando nel corridoio una ragazza incapace di ribattere.
 
 
Mezz’ora più tardi Ranma giaceva disteso sul suo futon. Ovviamente non riusciva a prendere sonno e non per via del russare di suo padre stavolta.
 
Si alzò per andare in bagno a sciacquarsi la faccia, a quel punto tanto valeva cercare di stancarsi per bene allentando la tensione in palestra. Troppe emozioni quella giornata.
 
Girato l’angolo vide un’ombra, piccola ma velocissima, spostarsi nel corridoio. Che fosse un ladro?
 
Sì lo era, ma di biancheria intima femminile.
 
“Lurido vecchiaccio è tutta colpa tua!” gli urlò in faccia spalancando la porta della sua stanza.
 
“Shhhh abbassa la voce o sveglierai tutti! Se vuoi dormire con me Akanuccia cara non devi neanche chiedermelo” ripose il vecchietto fintamente innocuo gettandosi a braccia aperte sul suo petto.
 
Ranma lo bloccò a terra. Quando il maestro abbassava la guardia non era poi così invincibile.
 
“Che fai ti prendi gioco di me? Guarda che lo so che sai benissimo che non sono Akane! E so anche che questo disastro è opera tua! Adesso dimmi come facciamo a tornare nei nostri corpi!” lo incalzò Ranma schiacciandolo contro il pavimento.
 
“Mh non so se ne ho voglia…” sghignazzò il vecchietto di rimando.
 
A quella risposta Ranma fece per afferrarlo per la gola, ma Happosai non si fece prendere una seconda volta.
 
“Ok va bene, calmati te lo dirò. A una condizione però” rispose serissimo il maestro mimando il numero uno con la mano.
 
“Sentiamo” lo incitò Ranma serrando i pugni.
 
Happosai lanciò uno sguardo veloce all’orologio appeso in camera.
 
“Fammi prima vedere il reggiseno che sta indossando Akane” chiese il maniaco con le mani a mo’ di preghiera.
 
Ranma strabuzzò gli occhi. Questo era davvero troppo.
 
“Stai scherzando spero! Prova a dire un’altra bestialità del genere e giuro che io ti…” disse mentre si scagliava contro il vecchietto con tutta la forza di cui era capace con quel corpo.
 
Ma rimase letteralmente bloccato ad un passo da Happosai.
 
“Avanti Ranma, non dirmi che anche tu non ci hai fatto un pensierino?” gli domandò il maestro tenendolo a distanza con la sua pipa senza mostrare la benché minima fatica.
 
Certo che ci aveva fatto un pensierino, ma non lo avrebbe mai ammesso. Ma soprattutto non lo avrebbe mai fatto in modo così subdolo, approfittandosi della situazione e della sua fidanzata.
 
“Non ti permetto di mancarle di rispetto in questo modo!” urlò di nuovo Ranma fregandosene del fatto che fosse notte fonda.
 
“Oh e va bene, quante storie per una cosetta così da nulla. Se veramente vuoi il mio aiuto, devi promettermi che mi farai fare un bel bagnetto con…”
 
Troppo tardi. L’orologio scattò la mezzanotte.
 
Fu un attimo, proprio come era successo quella mattina: la stazza di Ranma aumentò di colpo, il seno scomparve e sulla spalla spuntò il suo amato codino.
 
“Sono… sono tornato normale!” disse Ranma toccandosi il volto con le mani e tastandosi soddisfatto il resto del corpo. Sì, era tutto al suo posto finalmente.
 
Fortuna che dopo essersi disfatto del kimono aveva rimesso i suoi soliti vestiti. E nessun reggiseno era incluso.
 
Girò lo sguardo truce in direzione del vecchio.
 
“Tu… tu non dovevi fare proprio nulla, eh? L’inversione si sarebbe comunque interrotta a mezzanotte?” gli domandò mentre gli andava incontro scrocchiandosi le nocche delle mani.
 
“Ranma non fare cose di cui potresti pentirti, io sono solo un povero…” indietreggiò il maestro cercando di placare la furia del suo allievo.
 
“E hai pure osato chiedermi quelle oscenità in cambio!?” con quest’ultima frase si scagliò contro di lui.
 
“Aspetta Ranma, non vuoi prima sapere perché l’ho fatto?” cercò di guadagnare tempo Happosai.
 
Ranma si fermò.
 
“Non mi dirai che il tuo obbiettivo era quello di scambiare il tuo di corpo con quello di Akane?” gli chiese con fare minaccioso afferrandolo per i vestiti.
 
“Veramente…” cercò di spiegarsi Happosai indeciso se confessare o meno.
 
“Cosa?”
 
“Veramente io volevo scambiarlo con te” rispose infine il vecchietto con un sorriso candido.
 
Ranma mollò la presa all’istante, inorridito e al tempo stesso sollevato per lo scampato pericolo.
 
Non avrebbe saputo dire se temeva di più ritrovarsi in quel corpo avvizzito o immaginare Happosai nel proprio corpo.
 
Ranma rabbrividì un’ultima volta prima di lasciare la stanza col suo ospite - momentaneamente - illeso. Oh lo avrebbe fatto a pezzi per quel tentativo infame, ma un altro giorno. In quel momento aveva una cosa più importate e decisamente più piacevole in programma.
 
Avrebbe cancellato presto quel broncio triste che aveva lasciato prima sulla faccia della fidanzata.
 
 
Camera di Akane Tendo.
 
Ranma non provò neanche a bussare, certo che lei stesse dormendo profondamente. Aprì e richiuse la porta facendo attenzione a non fare il minimo rumore.
 
Le tende della finestra non erano tirate del tutto e dei raggi di luna filtravano nella stanza illuminando il volto della sua fidanzata.
 
Ranma rimase a guardarla qualche secondo prima di avvicinarsi silenziosamente a lei.
 
Sì era proprio lei. Bella come sempre.
 
“Ehi Akane, svegliati sono io” le sussurrò all’orecchio.
 
Due occhi ambrati si aprirono all’istante, come se lo stessero aspettando da sempre.
 
Akane sbatté più volte le palpebre, giusto il tempo di mettere a fuoco la vista e con essa le idee.
 
Ranma se ne stava seduto sul bordo del letto. Non aveva aggiunto altro limitandosi a sorriderle, certo che lei avrebbe capito subito quello che era successo semplicemente guardandolo.
 
Ma si sbagliava di grosso.
 
Una mano con cinque dita ben aperte si stava dirigendo a tutta velocità verso la sua guancia.
 
“Brutto maniaco cosa stavi…” fece infatti per gridare Akane.
 
Ranma la bloccò prontamente con una mano sul polso e l’altra a tapparle delicatamente la bocca.
Ci mancava solo che tutta la famiglia facesse irruzione nella stanza.
 
“Akane ma non mi vedi sono io! Sono tornato normale, siamo tornati normali! Volevo dirtelo subito è per questo che sono venuto qui a quest’ora. Scusa se sono entrato così” spiegò lui cercando di calmarla.
 
Solo in quel momento Akane, immobilizzata e ancora un po’ frastornata dal sonno, realizzò che quella che stava osservando era, in effetti, proprio la sua faccia preferita.
 
Ranma la liberò dalla sua presa salda, nella speranza di essere ormai fuori pericolo.
 
Lei scostò le coperte di scatto per controllare che anche il proprio corpo fosse finalmente al suo posto. Ed eccoli lì i suoi adorati fianchi, le erano proprio mancati. Al diavolo il fisico da urlo di Ranko!
 
“Ma allora è vero!? È tutto risolto?” bisbigliò Akane confusa cercando un’ultima conferma negli occhi del fidanzato.
 
“Eh già” le rispose lui con uno dei suoi soliti sorrisi sghembi.
 
Senza pensarci due volte, Akane si gettò su di lui per abbracciarlo.
 
Ranma rimase un attimo interdetto dall’intraprendenza della sua fidanzata, prima di ricambiare goffamente quell’abbraccio.
 
Perché a lui non venivamo mai naturali quelle cose? Si sentiva sempre tremendamente impacciato.
 
Esaurito il tempo socialmente appropriato per esultare, entrambi sciolsero l’abbraccio ripristinando un minimo di distanza.
 
“Scusami io… ecco volevo solo festeggiare il nostro ritorno alla normalità” sussurrò Akane vergognosa raccogliendo le gambe al petto.
 
“Tranquilla… stasera è tutto un festeggiare, eh?” le fece eco Ranma tentando invano di smorzare la tensione.
 
“Già” Akane puntò di nuovo gli occhi su di lui.
 
Quegli occhi da cerbiatta sembravano in attesa di qualcosa e sembravano chiedere a Ranma di non deluderli stavolta.
 
E lui stavolta era pronto.
 
“Avevi ragione sai, c’era il vecchiaccio dietro tutto questo… in ogni caso a mezzanotte l’effetto sarebbe finito e infatti eccoci qui nei nostri corpi” disse Ranma mentre guardava altrove grattandosi la nuca.
 
Non così pronto dopotutto. Come in un telefono senza fili malfunzionante, la frase formulata nella sua testa si era storpiata in una banalità appena era arrivata alla bocca.
 
“Ok bene, allora è tutto risolto” sentenziò Akane con un sospiro.
 
Non era quella la spiegazione di cui era in attesa.
 
“Mh così pare sì” aggiunse Ranma percependo impotente la delusione di lei.
 
La conversazione era finita. Akane iniziò mentalmente il conto alla rovescia prima di veder uscire di scena il suo fidanzato.
 
Però il desiderio di riprendere il discorso miseramente interrotto sul tetto era troppo forte. E si dice che la fortuna aiuti gli audaci, giusto?
 
“Certo che hai corso un bel rischio con l’ultima domanda…” buttò lì lei con nonchalance e lo sguardo fisso sulle coperte.
 
“In che senso?” chiese Ranma colto di sorpresa.
 
“Nel senso che, prima di salire su quel palco, avrebbero potuto fermarti per davvero. In quel caso tu non avresti avuto modo di baciarmi e io non avrei risposto correttamente” continuò lei sempre con lo sguardo basso e le guance rosa.
 
“Oh beh, io ormai lo avevo scritto. Avrei fatto qualsiasi cosa per darti quel bacio” le sussurrò Ranma.
 
Akane alzò la testa di scatto ritrovandosi a pochi centimetri dal suo volto.
 
A quel gesto Ranma rispose abbassando meccanicamente lo sguardo sulle labbra di Akane.
 
Sentiva il sangue pulsargli rumorosamente nelle tempie. Altro che fisico allenato e frequenza cardiaca a riposo, ancora qualche secondo e gli sarebbe venuto un infarto.
 
Lei rimase a fissarlo. Immobile, benché desiderasse con tutta se stessa rubare qualche centimetro a quell’insopportabile distanza.
 
Ultima chiamata per Ranma Saotome.
 
“A-Akane, riguardo quello di cui stavamo parlando prima sul tetto…” riuscì ad articolare infine recuperando il controllo.
 
“Si?” chiese lei incitandolo con lo sguardo ad andare avanti.
 
Si era già allontanato un poco da lei, però non era scappato.
 
“Ecco io, prima della gara, avevo poco tempo per dare le risposte a quelle domande assurde e quindi… io ho semplicemente scritto la prima cosa che mi veniva in mente” le confessò sperando di suscitare una qualsiasi reazione nella fidanzata.
 
Lei lo fissava con uno sguardo neutro che non osava lasciar trapelare emozioni. Temeva che, alla minima reazione, lui sarebbe fuggito nuovamente. Come un paguro nel suo guscio.
 
“E quindi… beh, lo sanno tutti che il tuo colore preferito è il giallo. E che ti piacciono molto le arti marziali. E che adori quello stupido maiale” riprese Ranma.
 
La fissò per controllare se lei avesse colto la provocazione. Quel silenzio lo metteva tremendamente a disagio.
 
Ad Akane non era certo sfuggita l’offesa al suo adorato porcellino, ma P-chan in quel momento passava decisamente in secondo piano. Tutto, in quel momento, sarebbe passato in secondo piano.
 
“E, ti prego non mi picchiare, ma è chiaro che la cucina non sia proprio il tuo forte” aggiunse Ranma arrendevole provando a sorriderle.
 
Anche in quel caso Akane riuscì, saggiamente, a non reagire.
 
“Poi so che la tua mamma ti manca moltissimo…” proseguì Ranma, questa volta abbassando il tono della voce.
 
Akane deglutì.
 
“E beh, quanto all’amore della tua vita, chiaramente non potevo che scrivere il mio nome. Ma era solo per il gioco eh, non è che io stia insinuando che tu, ecco… Poi il tetto mi sembrava un buon posto, voglio dire da lì c’è una bella vista, è spazioso e comodo… e soprattutto lì possiamo stare un po’ in pace da s-soli senza che nessuno venga a darci fastidio” riuscì a concludere in palese difficoltà.
 
Non appena il gioco si faceva duro ecco che balbettava come un perfetto idiota. Ma doveva andare fino in fondo quella volta. Lo doveva ad Akane, lo doveva a loro.
 
“Poi su quella domanda, quella sul momento ecco…”
 
Eccoci per davvero.
 
“…io ho pensato che quel giorno tu fossi proprio c-carina. Cioè, mi avevi picchiato poco prima a dire il vero, però poi sei stata gentile ad offrirti di aiutarmi. E io ricordo di aver pensato a te, per la prima volta, come a una ragazza… cioè, no scusa, mi sono espresso male. Volevo dire la mia r-ragazza” continuò Ranma a fatica.
 
Salvato in corner. Stava per rovinare tutto.
 
“E ricordo anche di aver pensato che, in fondo, non era così male dover subire un fidanzamento impostomi da altri se quel fidanzamento era, ecco sì, con te” concluse miracolosamente il suo monologo.
 
Dall’altra parte regnava il silenzio.
 
“Ma t-tu come hai fatto a capirlo? Guarda che non ci credo che hai sparato a caso” chiese nuovamente Ranma cercando di non perdere lo slancio.
 
Akane non aveva ancora detto una parola.
 
Dentro di lei però la sua testa urlava. Le urlava che non era stata una pazza ad essersi immaginata certe cose, che quello che aveva colto in determinate situazioni era vero, che effettivamente Ranma provava qualcosa per lei e che non c’era bisogno di estorcere quell’informazione a nessun’altro. Finalmente stava ascoltando la verità dall’unica persona da cui desiderava sentirsela raccontare.
 
Mancava solo un ultimo passo.
 
E così, per la seconda volta da quando si conoscevano, Akane gli fece quella fatidica domanda.
 
“Tu mi ami, vero Ranma?”
 
Ranma smise di respirare per un attimo.
 
Di colpo si ritrovò a diversi mesi fa, in quella stessa camera. Quella volta però era giorno e c’era il sole. Akane indossava l’abito da sposa ed era la cosa più bella che lui avesse mai visto.
 
La richiesta della sua fidanzata era troppo però, lui si era già sbilanciato abbastanza senza ricevere alcun cenno di conferma dall’altra parte. Una cosa era essere coraggiosi, ma lui in quel momento stava precipitando senza paracadute.
 
Alzò lo sguardo su Akane, ma si pentì un attimo dopo averlo fatto.
 
Lei era così perfetta, così vicina, così raggiungibile finalmente.
 
Meno di un minuto all’urto contro il terreno.
 
Akane non aveva lasciato trasparire nessuna emozione, nemmeno mentre gli poneva la domanda più importante di tutte. Ma a quel punto Ranma sapeva che lei stava aspettando solo lui.
 
Di nuovo.
 
Lui che aveva passato una vita intera a lamentarsi delle scelte prese al suo posto da altri. Adesso la scelta era solo nelle sue mani. E forse, scegliendo bene, avrebbe fatto felici tutte le persone presenti in quella stanza.
 
Ranma deglutì mentre prendeva la sua decisione.
 
Pochi secondi all’impatto.
 
Scostò una ciocca di capelli dietro all’orecchio di Akane senza distogliere gli occhi da lei.
 
“Sì, maschiaccio”.
 
E la caduta libera finì.
 
Con grande sorpresa da parte di Ranma però non ci fu nessuno schianto. Era infatti bastata quell’unica vitale conferma perché Akane lo salvasse.
 
Quanto può essere distratto un grande artista marziale per lasciarsi superare la guardia con tanta facilità? Parecchio evidentemente, perché Akane lo stava già baciando mentre con le braccia andava a circondargli il collo.
 
Quanto si può essere scemi per essersi negati per anni un piacere simile che, per tutto quel tempo, era sempre stato a un passo da te? Immensamente, perché sentire le labbra di Akane sulle sue era la sensazione più incredibile del mondo. Meglio di vincere qualsiasi sfida.
 
Quando finalmente il cervello di Ranma smise di farsi domande, lui riuscì a rispondere a quel bacio con una naturalezza che non credeva potesse appartenergli.
 
E mentre abbracciava la sua fidanzata, non poté fare a meno di pensare a quanto fosse piccola e delicata la schiena di Akane tra le sue mani. Proprio come quella volta in cui, tanto tempo prima, realizzò che quella ragazza col caschetto lo aveva fregato per bene.
 
E quanto si era sbagliato a prenderla in giro per la sua “vita larga” pensò mentre continuava a tenerla stratta a sé. Quel corpicino era semplicemente perfetto e lui lo aveva sempre saputo.
 
Si staccarono entrambi per riprendere fiato e sondare reciprocamente il terreno.
 
Akane lo guardava in silenzio con gli occhi lucidi. Aveva ancora quell’espressione indecifrabile sul volto.
 
Ranma sarebbe impazzito se non avesse parlato chiaramente anche lei. Ma caspita, lo aveva appena baciato. Doveva pur voler dire qualcosa, no? Oddio, doveva davvero chiederglielo?
 
“Ma quindi questo s-significa che…?” indugiò Ranma.
 
“Ti amo anch’io, stupido” rispose Akane senza alcuna indecisione.
 
E finalmente lei gli sorrise.
 
La stanza per Ranma si illuminò a giorno.
 
Un attimo prima che i suoi soliti dubbi spuntassero puntuali a farlo tentennare.
 
“Sai però, ecco, se tu me lo stai dicendo adesso per via del viaggio… cioè quella era tutta una finta, io non tornerò in Cina, almeno non a breve… e quindi io resterò così ancora per un po’ temo” farfugliò Ranma preso dal panico.
 
Non le aveva ancora rivelato lo scherzo di Nabiki.
 
Né la sua ansia di non essere mai abbastanza per lei. Per lui era inconcepibile che Akane potesse accettarlo così com’era. Il solo pensare che non avrebbe mai potuto baciarla sotto la pioggia lo uccideva.
 
“Ranma…” fece per tranquillizzarlo Akane prendendogli una mano.
 
“Ma, gioco o non gioco, ti prometto che un giorno io…” continuò lui spostando nervosamente lo sguardo da una parte all’altra della stanza. E se lei si fosse trovata di nuovo nei guai e lui fosse stato a corto di acqua calda? Come avrebbe potuto proteggerla?
 
“Ranma…” tentò di nuovo lei.
 
“N-non è giusto che tu non possa avere al tuo fianco un vero...” era completamente in tilt.
 
“Ranma, vuoi stare un po’ zitto e baciarmi?” lo riprese Akane mentre lo tirava a sé sorpresa dalla sua stessa audacia.
 
E mentre lui abbassava la testa su di lei incredulo e felice, ripristinando quel contatto sublime, pensò che forse si sbagliava. Che forse, incredibilmente, lui le bastava.
 
 
Akane chiuse gli occhi sopraffatta dalle emozioni. Quando quella mattina si era accidentalmente ritrovata nel corpo del suo fidanzato, mai avrebbe immaginato un epilogo del genere.
 
Che sensazione divina starsene tra le braccia di Ranma. Non era la prima volta che succedeva tra un salvataggio eroico e l’altro, ma quella era decisamente tutta un’altra storia! E com’è che Ranma sapeva baciare così bene? Certo che quello se la cavava proprio in tutto.
 
Mentre cercava di aggiustare l’abbraccio come meglio poteva, incespicava con le mani insicure tra il collo e le spalle di lui. Con quella maledetta canottiera, nemmeno a farlo apposta, le capitava sotto mano la sua pelle nuda di continuo. Era così calda e tesa e – diamine – era proprio una ragazza fortunata.
 
Si ritrovò a domandarsi se anche Ranma stesse pensando a lei negli stessi termini, mentre sentiva le sue mani spostarsi dalla sua nuca alla schiena, muovendosi delicate sopra la stoffa di… dei suoi vestiti da uomo!
 
Akane si bloccò inorridita, maledicendosi mentalmente per non essersi cambiata. Indossava ancora la canottiera e i boxer di Ranma! Ma come avrebbe potuto prevedere che quella notte: uno, sarebbe tornata normale, due, che l’uomo della sua vita si sarebbe infilato in camera sua?
 
Sentendo la fidanzata irrigidirsi, Ranma si staccò da lei preoccupato. La scrutò per un attimo per sondare la situazione.
 
Akane, col respiro lievemente affannato e la faccia arrossata, si era portata le mani sul petto come a volersi proteggere.
 
Quella reazione di chiusura fu sufficiente a ripristinare in Ranma tutto l’imbarazzo che, fino a quel momento, era miracolosamente riuscito a mettere da parte. Iniziava a temere che si fossero spinti un po’ troppo in là per essere la prima volta in cui si baciavano. Forse lui avrebbe dovuto tenere le mani a posto. Chissà poi se era quella la famosa seconda base…
 
Tentò quindi di smorzare la situazione con una misera battuta sui suoi vestiti, che aveva notato solo in quel momento. Anche se era tremendamente difficile pensare a qualcosa di diverso da quanto fosse attraente la sua fidanzata in quella mise. Altro che sottovesti di pizzo.
 
“Sai i miei vestiti addosso a te sono proprio…” cominciò Ranma sorridendo impacciato.
 
“Orribili lo so!” concluse Akane prima di lui “Forse dovrei toglierli!” aggiunse velocemente.
 
Questo prima di ingoiarsi la lingua da sola, non appena si rese conto di come suonassero le proprie parole in quella precisa situazione.
 
Ranma sgranò gli occhi perplesso indietreggiando appena. Questa non se l’era aspettata proprio. E lui che temeva che stessero andando troppo veloce.
 
Akane, ancora pietrificata, non riusciva a richiudere la bocca rimasta semiaperta.
 
Proprio lei, così pudica e riservata, doveva uscirsene con una frase del genere in quel momento? Perché la terra non si apriva per inghiottirla?
 
“Cioè, io non intendevo dire… non volevo mica…  oddio non è proprio la mia serata!” piagnucolò avvolgendosi nelle sue coperte come una bambina.
 
Se la terra non l’aiutava, si sarebbe seppellita da sola. Possibile che ultimamente riuscisse solo a collezionare una gaffe dietro l’altra? Come aveva potuto rovinare in modo così stupido il momento che sognava da una vita? Ci avevano messo tre anni solo per darsi un bacio e lei, dopo neanche cinque minuti, gli proponeva di spogliarsi!?
 
Dal suo rifugio sentì qualcuno scostarle le lenzuola.
 
Ranma si abbassò su di lei avvicinando nuovamente il suo viso.
 
Akane spalancò gli occhi domandandosi cosa avesse in mente il suo fidanzato. Aveva capito vero che lei si era sbagliata e che il suo non era un invito a…?
 
“Se vuoi te li tolgo io” le disse Ranma con la voce roca a un centimetro dalle sue labbra.
 
Akane aprì la bocca ma non ne uscì nessun suono. Era talmente incredula, imbarazzata ed emozionata che non sapeva se picchiarlo o lasciarlo fare.
 
A quell’espressione da pesce lesso Ranma non seppe resistere e scoppiò letteralmente a riderle in faccia.
 
“Ahahaha guarda che io stavo scherzando, scema” le disse lui non riuscendo a tornare serio.
 
Il sollievo di Akane lasciò subito spazio all’offesa.
 
“Tu brutto…”
 
Ma non riuscì a portare a termine la sua minaccia che Ranma le stampò un bacio sul naso.
 
“Buonanotte maschiaccio” le sorrise mentre si alzava per raggiungere la porta “e comunque non stai affatto male conciata così, sai?”
 
Eh? Il suo fidanzato le aveva veramente fatto un complimento?
 
“G-grazie…” rispose lei dopo essersi schiarita la voce.
 
“Aspetta, c’è un’ultima cosa che volevo chiederti” le disse lui con una mano già sulla maniglia.
 
Cosa poteva esserci ormai di più imbarazzante?
 
“Ami davvero proprio tutto di me?” le chiese quindi con un sorriso sornione.
 
“Oh va' al diavolo Ranma!” rispose Akane lanciandogli dietro il cuscino.
 
Dalla porta che si richiudeva veloce riuscì a cogliere la risata soddisfatta di Ranma.
 
 
Una volta rimasta sola in camera, Akane si alzò dal letto per spalancare la finestra. Si era fatto decisamente troppo caldo in quella stanza.
 
Si interrogò mentalmente per valutare come la facesse sentire quello che era appena successo. Quindi, ricapitolando: era tornata nel suo corpo, il ragazzo di cui era perdutamente innamorata da anni le aveva appena confessato di amarla e poi le aveva dato il bacio più incredibile del mondo. Cioè, tecnicamente quello era stato il suo unico bacio, ma ciò non toglieva il fatto che fosse il migliore.
 
E mentre osservava la luna quasi piena, con un sorriso stampato sulle labbra, pensò che forse quella ridicola gara non era stata solo un gioco, che forse quel loro fidanzamento non era poi così sbagliato e che forse, un giorno non troppo lontano, avrebbero avuto davvero un nuovo posto preferito.
 
 
FINE
 
 

Ringrazio tutti coloro che sono giunti fin qui e soprattutto chi ha trovato il tempo per lasciare una recensione. Sono sempre molto apprezzate! Questa era la prima volta che mi cimentavo nella scrittura di una fanfiction e non potevo che farlo con uno dei miei manga preferiti di sempre. Nonostante questa passione, ho sempre “sofferto” il fatto che la divina autrice ci abbia lasciati a bocca asciutta sulla svolta tanto attesa tra i due protagonisti.
Spero tanto di avervi tenuto compagnia! 😊
 
P.S. mentre scrivevo quest’ultimo capitolo, ho rivisto i primi sei correggendo qualche refuso qua e là (che odiooo), se doveste trovarne altri non esitate a segnalarmeli!
   
 
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